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Ho voluto condividere con Gario e gli ascoltatori di «Yugen Podcast» un augurio speciale, a fine 2025, per questo inizio di 2026: invece di suggerire una Serie TV oppure l’ultimo libro di successo (come mi è capitato di fare in passato, vedi Fiori per Algernon), ho preferito puntare su uno strumento che sta letteralmente cambiando le regole del gioco digitale. Si chiama Gemini Notebook (ex NotebookLM) ed è, senza troppi giri di parole, l’assistente AI di Google che ha registrato la crescita più interessante negli ultimi mesi.

Perché dovresti provarlo subito

In un mercato saturo di chatbot che promettono miracoli, Gemini Notebook si distingue per un approccio pragmatico e, oserei dire, quasi umile. Ecco i tre punti di forza che ho sottolineato nel mio intervento:

  • accessibilità totale: è praticamente gratuito, con un limite di 50 interrogazioni giornaliere già incluse nel pacchetto Gmail o Google.

  • addio allucinazioni: a differenza di ChatGPT, Gemini Notebook non risponde se non trova riscontri nelle fonti che gli hai fornito. Se non sa, tace.

  • citazioni puntuali: ogni risposta è accompagnata dal riferimento esatto ai tuoi documenti. La trasparenza prima di tutto.

La metamorfosi dei contenuti

La vera svolta è arrivata con le ultime funzioni introdotte nelle scorse settimane. Partendo dai tuoi file, lo strumento è ora in grado di generare presentazioni multimediali, infografiche e, soprattutto, podcast automatici. Immagina di caricare i tuoi appunti e ascoltare due voci (un uomo e una donna) che discutono amabilmente dei tuoi contenuti: è la frontiera della fruizione passiva di informazioni complesse.

Qui puoi risentire il mio intervento:

Il mio intervento per CEM Ambiente

Avevo parlato dello stesso tema anche per una platea di studenti per CEM Ambiente:

 

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Un post condiviso da CEM Ambiente (@cem_ambiente)

Il 2 febbraio 2026 sono stato invitato dalla Fondazione Corriere della Sera a un evento per le scuole presso la sala Buzzati: collegati 12.000 studenti da tutta Italia, per sentirci parlare di #AI in classe. Con me l’amico Vincenzo Cosenza.

Ho caricato su YouTube alcuni passaggi dell’evento.

3 esempi d’uso dell’AI in classe

Hai presente quando gli studenti usano ChatGPT per farsi fare i compiti? Ecco, quello è il modo peggiore per approcciare l’intelligenza artificiale. In questo video esploriamo come trasformare l’IA da scorciatoia a vero e proprio alleato didattico. Parliamo di «role prompting»: far diventare il chatbot il tuo prof di italiano per simulare un’interrogazione su Dante, oppure un generale che ti racconta Waterloo. Non è magia, è collaborazione creativa. Nel video passo in rassegna alcuni casi reali: – Simulazione di interrogazioni: caricare testi e chiedere all’IA di metterci alla prova. – Dialogo con la storia: intervistare Napoleone per capire le sue scelte strategiche. – Role-play linguistico: gestire un cliente difficile in tedesco per allenare le soft skill. L’obiettivo non è delegare il pensiero, ma potenziarlo. Perché se l’IA imita l’intelligenza umana, noi dobbiamo imparare a usarla per non diventare “pigri” ma più brillanti.

Alla scoperta di Gemini Notebook (ex NotebookLM)

Dimentica ChatGPT per un attimo: se cerchi uno strumento che rivoluzioni davvero il modo di studiare e lavorare con i documenti, devi conoscere Gemini Notebook. È il “taccuino intelligente” di Google che non risponde pescando a caso dal web, ma si basa esclusivamente sulle fonti che carichi tu. Niente più allucinazioni: se gli chiedi la ricetta della pizza mentre stai studiando fisica quantistica, ti dirà chiaramente che nei tuoi testi non c’è traccia di margherite.

Ecco perché Gemini Notebook è una marcia in avanti:

  • Verifica immediata delle fonti: ogni risposta include citazioni cliccabili che ti portano esattamente al paragrafo del documento originale.

  • Multimedialità totale: legge PDF, appunti scritti a mano (anche in corsivo!) e persino schemi elettrici o immagini.

  • Creazione di contenuti: trasforma i tuoi materiali in infografiche, slide, podcast con voci umane che discutono i temi o video esplicativi con voice-over.

  • Ecosistema Google: se hai una Gmail, hai già Gemini Notebook; è gratuito, integrato e generoso (fino a 50 domande al giorno nella versione free).

È lo strumento perfetto per chi ha bisogno di rigore, precisione e una mano per trasformare la teoria in pratica multimediale.

Farsi intervistare dai chatbot

Perché dobbiamo essere sempre noi a spremere le meningi per interrogare ChatGPT o Gemini? In questo estratto del mio intervento a «Insieme per capire», ribalto completamente la prospettiva: il segreto per ottenere risultati davvero utili non è fare domande migliori, ma farsi intervistare dall’intelligenza artificiale.

Che tu debba scrivere una tesina, preparare una ricerca o un’interrogazione, prova a dire all’IA: «questo è il mio obiettivo, fammi tu tutte le domande che ritieni opportune per inquadrare il contesto». È qui che avviene il vero salto di qualità: lo scambio diventa profondo, l’IA capisce chi sei, cosa ti serve e in quale materia ti stai muovendo.

In questo video ti spiego come questo ribaltamento dei ruoli possa trasformare uno strumento passivo in un partner di lavoro incredibilmente efficace.

Siamo passati dai chatbot che rispondono a comando a veri e propri agenti intelligenti capaci di pianificare ed eseguire task complessi in autonomia. Ma cosa significa davvero per il nostro lavoro e la nostra quotidianità?

In questo estratto, esploriamo il salto evolutivo dell’intelligenza artificiale:

  • Chatbot vs Agenti: la differenza tra uno strumento reattivo e uno proattivo che «va avanti come un treno».

  • Esperimenti sul campo: dall’organizzazione di un viaggio in Giappone alla spesa online fatta partendo da una semplice foto di una pizza.

  • Il futuro delle aziende: lo scenario di società miliardarie gestite da una sola persona supportata da una flotta di agenti specializzati (marketing, R&S, logistica).

  • Integrazione fisica: l’arrivo dei robot umanoidi e l’impatto sulla gestione delle attività domestiche e industriali.

L’IA non è più solo uno strumento per studiare o scrivere meglio, ma un ecosistema che impara a collaborare con sé stesso e con noi. Quale sarà il peso del contributo umano in questo nuovo equilibrio?

I problemi dell’AI

L’intelligenza artificiale non è più una novità da laboratorio, ma un compagno silenzioso che sta riscrivendo le regole del gioco. In questo estratto dell’evento «Insieme per capire», analizzo i rischi che corriamo delegando le nostre scelte agli algoritmi.

Siamo pronti a gestire un “sistema zero” che decide per noi?

Cosa troverai in questo video:

  • Il paradosso del secondo cervello: quanto potere stiamo dando a strumenti come ChatGPT? Dalle scelte editoriali ai consigli medici, il confine tra supporto e condizionamento è sempre più sottile.

  • Pregiudizi e bias: se l’IA impara dagli umani, eredita anche i nostri errori. Come correggere una “scatola nera” che discrimina basandosi sulle statistiche?

  • Privacy e gestione dati: ogni nostra interazione alimenta i modelli. Sai come disattivare l’uso dei tuoi dati nelle impostazioni?

  • Proprietà intellettuale: il tema spinoso del copyright e di come i contenuti protetti finiscano nel calderone dell’addestramento senza alcuna remunerazione per gli autori.

La registrazione completa dell’evento

Ecco l’intera registrazione dell’evento:

Scrivimi per organizzare un evento o un corso sull’intelligenza artificiale generativa

Mandami un WhatsApp al 339.6325418 per organizzare un corso o una conferenza sull’A.I. generativa.

Inviaci email

Riceviamo troppe e-mail: è un dato di fatto. Passiamo ore a scrivere risposte, spesso ripetitive, rubando tempo prezioso al nostro vero lavoro. Ma se ti dicessi che l’intelligenza artificiale può trasformarsi nel tuo assistente virtuale personale?

Nel mio ultimo intervento a «L’Italia che produce» su Telelombardia (ho attivato un collaborazione con APA Confartigianato Monza e intervengo nel loro spazio in TV), ho mostrato come l’IA possa diventare un alleato strategico per artigiani e professionisti. Se hai un abbonamento a Google One (Gemini Advanced), l’integrazione è già lì, dentro Gmail. Puoi chiedere all’assistente quante richieste di preventivo sono arrivate nell’ultima settimana o fargli scrivere una bozza di risposta che ricalchi il tono del mittente, analizzando persino gli allegati. E se non usi Gmail? Nessun problema: puoi copiare il testo del messaggio in ChatGPT (anche nella versione gratuita), farti generare la risposta e incollarla in Outlook o nel tuo client preferito.

Sono piccoli aiuti che, sommati, fanno la differenza tra una giornata passata a rincorrere le scadenze e una gestione del tempo finalmente consapevole. Perché la tecnologia deve semplificarci la vita, non complicarla.

Guarda qui la videopillola:

Scrivimi per organizzare un evento o un corso sull’intelligenza artificiale generativa

Mandami un WhatsApp al 339.6325418 per organizzare un corso o una conferenza sull’A.I. generativa.

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L’intelligenza artificiale non è arrivata all’improvviso. Non è piovuta dal cielo con ChatGPT (il 30 novembre 2022), né è nata in un laboratorio segreto negli ultimi due anni (tipo Covid a Wuhan). È il risultato di un percorso lungo ottant’anni, fatto di passaggi graduali, di scelte tecnologiche e soprattutto di usi sociali. È da qui che parte l’intervista pubblicata su L’Eco di Bergamo il 14 dicembre 2025, nella sezione dedicata alla digitalizzazione, che percorre gli ultimi 25 anni di innovazione. Un dialogo tra il giornalista che prova a rimettere ordine in una narrazione spesso confusa, emotiva, polarizzata. Google, i social network, lo smartphone, l’economia dei dati. Poi l’IA. Non come “salto nel buio”, ma come evoluzione di un ecosistema che conosciamo da tempo, anche se spesso fingiamo il contrario.

Nell’intervista affronto alcuni nodi che tornano continuamente nel dibattito pubblico, soprattutto quando si parla di scuola, lavoro e società:

  • la differenza tra tecnologia e uso della tecnologia, che troppo spesso viene ignorata

  • l’idea che l’IA sia un problema in sé, quando in realtà amplifica problemi già esistenti

  • il ruolo educativo, culturale e organizzativo che serve oggi, più delle soluzioni tecniche

  • il rischio di semplificazioni, entusiasmi acritici e paure mal indirizzate

C’è anche una riflessione sul lavoro, sul cambiamento delle competenze e su ciò che l’IA non potrà sostituire facilmente: il pensiero critico, il contesto, la responsabilità. Parole abusate, forse. Ma mai così necessarie.

Questa intervista non è pensata per “convincere”, né per rassicurare. È un invito a distinguere, a rallentare il giudizio, a guardare la tecnologia per quello che è: uno strumento potente, ambiguo, politico. E quindi umano. Se ti occupi di educazione, comunicazione, impresa o semplicemente vivi immerso nel digitale, vale la dargli un’occhiata. Non per trovare risposte definitive, ma per farsi domande migliori.

L’intervista completa è su L’Eco di Bergamo, eccola:

L’ECO DI BERGAMO

L’intervista

Da Google ai social Così è arrivata l’IA

Gianluigi Bonanomi. «Nelle scuole vedo i problemi della tecnologia. Ma bisogna fare un distinguo: non sono legati alla tecnologia in sé, bensì all’uso che ne se ne fa»


Una costante del primo quarto del XXI secolo è stata la rapida cavalcata del digitale. Dallo scoppio della bolla delle dot-com di fine anni Novanta siamo passati alla rivoluzione dell’intelligenza artificiale – anch’essa, secondo alcuni analisti, destinata a «scoppiare» proprio come le dot-com. Il mondo della tecnologia si è mosso velocemente, forse fin troppo. A tracciare una panoramica di questa evoluzione è Gianluigi Bonanomi, giornalista, divulgatore esperto di digitale e docente dell’Accademia di Belle Arti «SantaGiulia» di Brescia.

Quali sono state, secondo lei, le «rivoluzioni» tecnologiche degli ultimi venticinque anni?

«La prima è la nascita di Google, che è stato aperto nel 1998, questo è vero, ma che da noi è arrivato tra il 1999 e il 2000. È stata una rivoluzione perché con Google chiunque poteva fare ricerche accedendo a una mole vastissima di conoscenze. Quella di Google è stata la seconda “rivoluzione” della tecnologia: prima c’era stato l’avvento di internet. Poi sono arrivati gli e-commerce, e con loro gli acquisti online. E poi ancora i social network, gli smartphone, per qualche anno persino il metaverso, e infine l’intelligenza artificiale. Ma attenzione: non si tratta di cambiamenti separati l’uno dall’altro».

Qual è il collegamento tra le grandi svolte del digitale?

«Nessuna, presa da sola, è davvero così rivoluzionaria. Penso che vadano considerate come dei passi successivi di una transizione che ci ha permesso di arrivare al grande mutamento contemporaneo, quello connesso all’intelligenza artificiale. Senza smartphone, social network, e-mail, internet ed e-commerce non ci sarebbe stata neppure l’IA. Non sto dicendo che fosse tutto finalizzato alla digitalizzazione completa della nostra vita, ovviamente. Semmai, si tratta di una serie di passaggi obbligati per raggiungere il punto a cui ci troviamo oggi. Se la comunicazione avvenisse ancora tramite lettere di carta, le macchine faticherebbero a leggerlo. Invece usiamo mail e messaggi, che l’IA può scandagliare, memorizzare, scrivere addirittura. Tutto ciò che è venuto negli scorsi anni è prodromico alla grande rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Anche il metaverso era un tentativo di accelerazione. È arrivato nel momento sbagliato, troppo in fretta. Ma piano piano tornerà».

L’intelligenza artificiale è un punto di arrivo, oppure è solo un altro tassello intermedio?

«Al momento, è l’invenzione più potente che l’uomo possa concepire. Abbiamo passato secoli a pensare a come superare i nostri limiti fisici: per andare più veloci abbiamo inventato le biciclette e le auto. Per vederci meglio, gli occhiali. Nella seconda metà del Novecento, alcuni ricercatori hanno avanzato l’idea che anche il cervello fosse un limite. L’IA serve a superare questo collo di bottiglia: oggi stiamo raccogliendo i frutti di un seme che è stato piantato quasi un secolo fa. Ma ci sarà qualcosa che userà l’intelligenza artificiale per raggiungere traguardi ancora più importanti».

Per esempio?

«I robot sono una possibilità: saranno loro a fare i lavori più pesanti. Pensiamo all’esplorazione di Marte: prima di andarci noi è bene che ci vada una macchina, no? Poi c’è il metaverso. Che non è quello che vediamo oggi: arriveremo a veri e propri mondi virtuali. Tra il pubblico fanno meno presa che in passato, ma nelle aziende se ne parla molto: tante fabbriche hanno già un “digital twin”, un gemello digitale, mentre alcuni organizzano eventi con gli avatar digitali. Il terzo sviluppo riguarda le interfacce uomo-macchina, che vanno dai robot collaborativi agli impianti neurali. Neuralink ci lavora da tempo: per ora se ne parla solo come un aiuto alle persone con gravi disabilità motorie, ma in futuro i suoi impianti potrebbero diventare dei prodotti commerciali».

Quali sono state le ricadute sociali dei grandi cambiamenti del primo quarto del XXI secolo?

«Tutte hanno ingegnerizzato le relazioni sociali. La gran parte delle innovazioni che hanno cambiato la nostra vita riguarda le relazioni umane. Negli ultimi anni abbiamo cercato di ottimizzarle, e per farlo abbiamo tentato di ingegnerizzarle. I social network sono l’esempio più emblematico di questo comportamento: li abbiamo usati per migliorare le nostre possibilità di relazione con gli altri. Quello era l’intento iniziale. Poi siamo finiti dall’altra parte e i social hanno aumentato la solitudine, ma all’origine il fine era opposto. I social network servivano per trovare amicizie, contatti professionali, partner, l’amore persino. Gli smartphone sono lo strumento relazionale per eccellenza, perché ci permettono di ampliare le nostre reti sociali. E lo stesso succederà con il metaverso».

L’impatto delle «rivoluzioni» tecnologiche è stato negativo o positivo?

«È una domanda difficile. Credo che, tutto sommato, ci siano stati risvolti positivi e negativi. Ma parlo da appassionato di tecnologia, da tecno-ottimista in un certo senso: le storture le vedo, ma i grandi salti in avanti garantiti dal digitale sono innegabili. Gli studi dimostrano che l’idea per cui le nuove tecnologie ci rendono più stupidi è un luogo comune: oggi viviamo di più, viviamo meglio e abbiamo più opportunità proprio grazie all’innovazione. Dal punto di vista relazionale, la questione è più complessa: c’è chi ha trovato l’anima gemella su “Tinder” e chi invece lo usa e si sente più solo. Io ho conosciuto associazioni che hanno sfruttato i social per raccogliere fondi per cause benefiche e aziende che hanno trovato lavoro digitalizzando le loro attività. Quando tengo gli incontri nelle scuole vedo i problemi della tecnologia. Ma bisogna fare un distinguo: non sono legati alla tecnologia in sé, bensì all’uso che ne facciamo. L’intelligenza artificiale, per esempio, è di enorme aiuto in campo medico, nello studio delle malattie e nello sviluppo dei vaccini. Le storture si verificano perché usiamo male gli strumenti, oppure perché non siamo formati per utilizzarli consapevolmente: molto dipende dalla scuola, perché lì spesso si insegna più ad avere paura della tecnologia che a usarla».

Quando si parla di intelligenza artificiale, alcuni dicono che «ci ruberà il lavoro». È davvero così?

«La mia generazione è cresciuta convinta che i robot avrebbero “rubato” i lavori più pesanti, quelli in cantiere o in azienda. Alla fine ci eravamo un po’ abituati a questa idea, e ci andava bene così, perché erano lavori ingrati. L’IA, invece, sta “rubando” i lavori intellettuali: i robot costano troppo, mentre le intelligenze artificiali possono sostituire le mansioni più semplici da automatizzare. Non credo che verremo soppiantati completamente. Semmai, cambierà il mercato del lavoro: le professioni che richiedono una forte componente relazionale saranno in salvo, le altre forse no. C’è un’inversione che nessuno aveva previsto: la probabilità di sostituzione dei programmatori – una professione che finora abbiamo considerato intoccabile – è intorno al 60-70%. Quella degli avvocati non arriva al 20%».

Brian Arnoldi


 

Tra i tanti che oggi parlano di intelligenza artificiale, Luciano Floridi resta uno dei pochi lucidi. Per questo mi sono fiondato subito sul suo nuovo libro, La differenza fondamentale.

Premessa: è un patchwork di testi già pubblicati, come lo stesso autore ammette. Ma è un patchwork intelligente. E soprattutto utile: Floridi non si perde nei soliti entusiasmi da fiera dell’AI né nelle paure apocalittiche da film di fantascienza.

Già nelle prime pagine si vola alto:

“In futuro useremo l’espressione intelligenza artificiale come oggi parliamo di cavalli vapore: senza cercare criniere o zoccoli per valutare la potenza di un motore.”

Un’immagine perfetta: la parola “intelligenza” resta, ma ormai è solo un’unità di misura, non una promessa di coscienza.

L’AI come bolla e come paura

Floridi riconosce che l’AI vive una fase di bolla: hype mediatico, investimenti speculativi, aziende che rincorrono l’etichetta “AI” come nel 2000 si rincorreva il “.com”, guerre di talenti, AI washing.

E poi la paura, la solita: Skynet, la singolarità, la superintelligenza cattiva. Floridi la liquida con eleganza: la singolarità è una fede, non una teoria. La superintelligenza cattiva è un errore logico. Novanta minuti di applausi, direbbe Salmo.

Il cuore del libro: l’agency

Dopo 80 pagine si entra nel vivo: la agency, cioè la capacità di agire.
È qui che Floridi fa davvero la differenza.

Siamo abituati a parlare delle macchine con un linguaggio antropocentrico: diciamo che pensano, imparano, vedono, perfino che hanno allucinazioni. Ma “intelligenza artificiale”, termine coniato da John McCarthy nel 1956, è un nome sbagliato fin dall’inizio.

Floridi propone di spostare lo sguardo: l’AI non è intelligente, è agente.
Non pensa: agisce.

Che cos’è la “agency”

Secondo il filosofo Kenneth Himma, agency significa “capacità di azione autonoma e decisione deliberata”. Se le macchine possono ormai svolgere compiti al posto nostro – e in certi casi meglio di noi – allora l’agency non è più esclusivamente umana.

Floridi individua tre criteri per riconoscerla:

  1. Interattività: la capacità di influenzare e venire influenzati dall’ambiente.

  2. Autonomia: la possibilità di modificare il proprio stato senza una causa esterna diretta.

  3. Adattabilità: la capacità di cambiare comportamento in base ai dati o alle esperienze.

Da qui si snoda una scala evolutiva di “agenti”:

  • naturali (un fiume che erode gli argini),

  • biologici (un cane che cerca cibo e riparo),

  • sociali animali (formiche che cooperano),

  • artefattuali (termostati smart),

  • umani individuali (coscienza, moralità, metacognizione),

  • e infine sociali (le aziende come persone giuridiche).

L’intelligenza artificiale, in questo quadro, è una forma inedita di agency artefattuale avanzata: priva di intenzionalità ma orientata a obiettivi umani, capace di adattarsi grazie all’apprendimento statistico.

Ha limiti evidenti – dipendenza dai dati, assenza di coscienza, incapacità di definire scopi originali – ma anche vantaggi unici: multitasking reale, scalabilità, indipendenza dai vincoli biologici.

L’agency collettiva delle macchine

Floridi introduce anche l’idea di agency artificiale sociale: una rete di sistemi autonomi e coordinati che collaborano con minima supervisione umana. In pratica, agenti AI che comunicano e cooperano per raggiungere obiettivi complessi.

Pensiamo a un assistente che organizza viaggi, gestendo prenotazioni, modificando itinerari, ottimizzando costi e tempi in tempo reale. Non ha coscienza, ma manifesta qualcosa che somiglia a un’intelligenza collettiva emergente.

L’orizzonte, per Floridi, è una intelligenza ibrida, dove umano e macchina co-evolvono.

Le ricadute sociali

La seconda parte del libro si concentra su temi noti ma trattati con rigore filosofico: auto a guida autonoma, fake news, impatto occupazionale, sostenibilità ambientale, welfare universale e tasse sui robot.

Tra le idee più stimolanti:

  • AI as a Service (AIaaS): l’intelligenza artificiale come infrastruttura.

  • Street bureaucracy: la burocrazia di strada potenziata dai dati, ma irrigidita dagli algoritmi.

  • Colletti verdi: nuovi professionisti che regolano e supervisionano l’AI in modo etico.

  • Machine unlearning: il diritto delle macchine a “disimparare” dati sensibili, versione algoritmica del diritto all’oblio.

  • La svolta hardware: dai bit ai chip, dai modelli ai cavi sottomarini.

  • L’eclissi dell’analogico: il rischio che i modelli digitali oscurino la realtà che dovrebbero rappresentare.

Il lato oscuro: l’ipersuasione

Floridi introduce un concetto cruciale: l’ipersuasione, cioè la capacità dell’AI di plasmare le decisioni umane influenzando pensieri, emozioni e comportamenti attraverso la personalizzazione estrema dei contenuti.

Siamo davanti a una persuasione sovrumana, resa possibile dalla profilazione algoritmica.

Qui entra in gioco la cultura del proxy: un mondo in cui deleghiamo a intermediari artificiali – chatbot, agenti, algoritmi – compiti e decisioni che un tempo richiedevano un intervento umano diretto.

Floridi distingue i proxy degenerati, che ci deresponsabilizzano e ci infantilizzano, dai proxy virtuosi, che amplificano le nostre capacità e ci permettono esperienze nuove.

Finalmente un messaggio positivo: una cultura dei proxy ben progettata può rendere la vita più ricca, non più povera.

L’ultima lezione

Floridi chiude con una stoccata memorabile:

“Dovremmo preoccuparci della stupidità umana vera, non dell’intelligenza artificiale immaginaria.”

Un promemoria per tutti quelli che oggi temono ChatGPT come se fosse il nuovo Leviatano.
L’AI non è un soggetto pensante, è un agente potente – e come tutti gli strumenti, va progettata, capita e usata con consapevolezza.

Da qualche anno collaboro con Confartigianato Imprese, per eventi, formazione e consulenze. Ultimamente mi è capitato spesso di aiutare aziende edili nell’integrazione dell’AI nei loro processi. Ovviamente ChatGPT e Gemini non possono aiutare concretamente le maestranze, ma l’AI generativa può rivelarsi una preziosa alleata nel lavoro d’ufficio. Del resto, nel mondo dell’edilizia, la burocrazia pesa quasi quanto il cemento armato. Tra POS, PSC, capitolati e certificazioni, il tempo speso a produrre documenti supera spesso quello dedicato a leggere i progetti. Vediamo quindi cinque applicazioni reali di applicazioni dell’AI che possono già fare la differenza.


1. Dalla sicurezza alla precisione: generare automaticamente il POS

Il Piano Operativo di Sicurezza (POS) è il cuore documentale di ogni cantiere. Oggi può essere redatto con l’aiuto dell’AI: per esempio ho creato per un’azienda edile un GPT (personalizzazione di ChatGPT) che permettono di generare bozze coerenti con il PSC (Piano di Sicurezza e Coordinamento) e con il D.Lgs. 81/2008, personalizzate per impresa e lavorazioni. Risultato: meno errori, più tempo per la sicurezza reale e meno per quella cartacea.


2. Gemini Notebook (ex NotebookLM) e la verifica dei progetti contro i capitolati

Uno degli usi più intelligenti è l’analisi automatica di aderenza ai capitolati d’appalto. Con Gemini Notebook di Google (powered by Gemini), si può caricare il testo del capitolato e confrontare un progetto preliminare, individuando subito mancanze o incoerenze. Un vero “revisore digitale” che lavora 24 ore su 24. In alcuni casi abbiamo lavorato anche sui punteggi, per migliorarli.


3. Analisi di conformità normativa e contrattuale

Gli appalti pubblici e privati impongono montagne di norme. L’AI può incrociare documenti tecnici, contratti e norme UNI o CEI, segnalando dove servono integrazioni o aggiornamenti. Tool utili: anche in questo caso Gemini Notebook ma anche Claude.ai.


4. Report e verbali di cantiere generati da voce o immagini

Basta dettare a voce o scattare una foto: l’AI trascrive, riassume e formatta verbali giornalieri, rapporti di sopralluogo o stati d’avanzamento lavori.
Si possono usare Whisper oppure Turboscribe (ma anche lo stesso Gemini Notebook) per crea un flusso documentale continuo, ordinato e tracciabile.


5. Ricerca intelligente nei documenti tecnici

Trovare “quel” certificato nel mare di PDF è un incubo. I motori semantici basati su embedding AI consentono ricerche per significato, non solo per parola chiave. Si può chiedere: “Mostrami il DURC del cantiere di Bergamo aggiornato al 2025” – e ottenerlo in pochi secondi. Un tool per farlo? LangChain.


L’edilizia non è più solo calce e mattoni: è anche gestione intelligente dell’informazione. E chi saprà usare l’AI come alleato diventerà il vero capocantiere del futuro digitale.

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Il 5 novembre 2025 sono stato invitato dalla Fondazione Corriere della Sera all’evento “Oltre il click – L’informazione ai tempi dell’IA“. Questo il tema dell’incontro:

L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui cerchiamo e consumiamo le notizie. Oggi sempre più utenti trovano risposte direttamente nei motori di ricerca, senza passare dai siti delle testate: un cambiamento che potrebbe mettere in discussione una parte del modello di business dei media e aprire scenari inediti per il futuro dell’informazione. Quali opportunità e quali rischi si aprono per editori, giornalisti e utenti? Come garantire qualità e sostenibilità in un ecosistema mediatico che sarà sempre più guidato dall’IA? Intervengono Gianluigi Bonanomi, docente di Digital Marketing e IA generativa presso l’Accademia Santa Giulia di Brescia e formatore per Fastweb Digital Academy; Carlo Castorina, Direttore di Mediatrends e Vicepresidente di Phrase; Ferruccio de Bortoli, Presidente della Fondazione Corriere della Sera; Riccardo Terzi, Head of News Partnerships, Southern Europe, di Google Coordina Michela Rovelli, giornalista del Corriere della Sera.

Il mio intervento (da remoto) era dedicato a due tool di AI per giornalisti, Gemini Notebook (ex NotebookLM) e PinPoint. È possibile rivederlo qui:

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Il secondo sé digitale dei manager

Costruire un Second Brain per manager: decisioni, scrittura e comunicazione aumentata con l’AI generativa

Durata

2 giornate da 6 ore (totale: 12 ore)

Destinatari

Manager, imprenditori e professionisti che vogliono esternalizzare parte dei propri processi cognitivi – decisioni, scrittura, organizzazione e comunicazione – a un sistema di intelligenza aumentata basato su ChatGPT, Gemini e strumenti di knowledge management.

Obiettivi formativi

  • Comprendere il concetto di Second Brain: come estendere la memoria e il pensiero con strumenti digitali.
  • Creare un gemello cognitivo in grado di pensare, scrivere e decidere in sintonia con il manager.
  • Configurare ChatGPT (GPTs) e Gemini (Gems) per personalizzare tono, priorità, linguaggio e stili decisionali.
  • Automatizzare attività cognitive ripetitive: risposte mail, sintesi riunioni, piani strategici, contenuti corporate.
  • Integrare il Second Brain con Notion, Gemini Notebook (ex NotebookLM) e altre piattaforme di memoria estesa.
  • Riconoscere limiti, bias e rischi etici (profilazione, dipendenza cognitiva, privacy, diritto all’oblio).

 Metodo

Workshop interattivo con esercitazioni pratiche, simulazioni, discussioni guidate e progettazione del proprio Second Brain personalizzato. Ogni partecipante costruirà il proprio “AI Twin” e lo testerà su casi reali di scrittura, decisione e comunicazione manageriale.

Programma dettagliato

Giornata 1 – Dalla mente biologica al cervello digitale

Modulo 1 – Il Second Brain: introduzione

  • Dalla mnemotecnica di Cicerone ai sistemi digitali di Tiago Forte
  • Il concetto di Second Brain e la nascita della mente estesa
  • Il “sistema zero”: pensiero predittivo e intelligenza aumentata
  • Opportunità e rischi: tra efficienza cognitiva e dipendenza algoritmica
  • L’etica del gemello cognitivo: delegare senza disumanizzarsi

Obiettivo: comprendere come e perché costruire un gemello mentale per potenziare memoria, decisione e creatività.

Modulo 2 – Architettura del gemello cognitivo

  • Dati, appunti e conoscenza: come organizzarli per “pensare fuori dal cervello”
  • Strumenti AI per il Second Brain
  • Costruire flussi informativi affidabili: integrazione tra email, riunioni, PDF e Google Calendar
  • Esercitazione: mappa del proprio ecosistema informativo

Obiettivo: imparare a costruire la base dati e la struttura del proprio cervello digitale.

Modulo 3 – L’uso in sicurezza e personalizzato di ChatGPT come Second Brain

  • Introduzione a ChatGPT Plus: differenze tra modelli e versioni
  • La privacy in ChatGPT: gestione della memoria, impostazioni, limiti e trasparenza
  • La funzione “Memoria”: come addestrare l’AI al proprio stile e ai propri contenuti
  • I GPTs: creare assistenti su misura per attività manageriali (report, briefing, piani, riassunti)
  • Dal “BrainOS” alla personalizzazione psicografica: come far pensare ChatGPT come te
  • Esercitazione: progettare e testare un GPT-assistente personale
  • Fine tuning e validazione: tono, linguaggio e controllo delle risposte

Obiettivo: costruire un Second Brain operativo con ChatGPT, sicuro, personalizzato e capace di “ragionare” con il manager.

Giornata 2 – Decisioni, contenuti e automazione aumentata

Modulo 1 – Decision making aumentato

  • L’AI come amplificatore cognitivo: dal gut feeling alla decisione data-driven
  • Bias cognitivi e feedback loop: come riconoscerli e mitigarli con l’AI
  • I sistemi RAG (Retrieval Augmented Generation) per interrogare i propri contenuti aziendali
  • Gemini Notebook e Gemini: creare modelli conversazionali su base documentale
  • Dashboard cognitive: costruire una “scrivania decisionale” con fonti e insight personalizzati
  • Esercitazione: simulazione di decisione complessa con supporto AI (caso aziendale)

Obiettivo: imparare a usare l’intelligenza artificiale come strumento per prendere decisioni migliori, più rapide e basate sui dati.

Modulo 2 – Scrivere, rispondere e comunicare con Gemini

  • Introduzione ai Gems di Gemini: come crearli, allenarli e integrarli nei flussi di lavoro
  • Dallo stile al tono: costruire un gemello scrivente coerente con la propria identità manageriale
  • Prompt avanzati per scrivere e rispondere: email, comunicazioni interne, post LinkedIn, report
  • Esercitazione: costruzione di un Gem Writer personalizzato per la comunicazione corporate

Obiettivo: automatizzare la scrittura e la comunicazione manageriale mantenendo autenticità, precisione e tono personale.

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Quando si parla di intelligenza artificiale, i genitori oscillano tra due estremi: chi la demonizza e chi la subisce. Eppure, i nostri figli la usano già — nei videogiochi, nei social, nelle app per studiare. Il problema non è “se” usarla, ma “come”.
Per questo sono orgoglioso di annunciare “AI e Bambini: guida pratica per i genitori”, il nuovo corso gratuito di Fastweb Digital Academy. È un progetto che ho avuto il piacere di curare e condurre in prima persona, insieme alla collega Claudia La Via, con un obiettivo semplice ma cruciale: trasformare i genitori in guide digitali consapevoli.

In un paio d’ore (5 moduli da 24 minuti) – zero tecnicismi, tanta pratica – accompagniamo mamme, papà ed educatori a capire cos’è davvero l’AI, come riconoscere un deepfake, come spiegare a un figlio cosa succede ai propri dati personali, come distinguere una fake news da un contenuto attendibile.
Non serve essere informatici: basta la voglia di capire e di proteggere, senza cadere nei luoghi comuni.

Il programma del corso

Modulo 1: Introduzione all’AI in famiglia

Comprensione dell’AI, uso quotidiano, ruolo educativo

Modulo 2: 20 idee pratiche di uso dell’AI in famiglia

Strategie pratiche, sicurezza e media education.

Modulo 3: L’AI per la creazione dei contenuti

Creazione di contenuti con l’AI (testi, audio, video, immagini), cos’è il fattore “hallucination”  e quali sono i principali strumenti a disposizione.

Modulo 4: I deepfake e come riconoscerli

Verifica dei contenuti, strumenti per scovare il “falso”, come riconoscere i contenuti manipolati con l’intelligenza artificiale.

Modulo 5: Protezione dei dati personali e uso etico dell’AI

Le tracce digitali, rischi e strumenti pratici per la famiglia, cosa si nasconde dietro le app e come proteggere i bambini.

Come vedere il corso

Ecco come accedere al corso gratuitamente. Fate clic qui oppure su questa immagine:

Il 25 settembre sono stato intervistato da Il Cittadino di Monza sul tema AI e lavoro. Ecco la trascrizione del pezzo:

«Volete sapere cosa accadrà con la AI? Si faranno lavori che oggi non esistono»

L’ESPERTO Il sulbiatese Gianluigi Bonanomi, formatore esperto, invitato a un incontro con i dipendenti di Apa Confartigianato

Tutto quello che avreste voluto sapere sull’intelligenza artificiale e non avete mai osato domandare, avreste potuto chiederlo a lui. L’idea è venuta a Apa Confartigianato Imprese, che ha appunto convocato Gianluigi Bonanomi, classe 1975, formatore esperto di comunicazione digitale, giornalista professionista, titolare della cattedra di Net Marketing all’Accademia Santa Giulia di Brescia, per un incontro in sede con i dipendenti sull’intelligenza artificiale generativa. Ma non finirà qui. Nel senso che la stessa associazione organizzerà altri incontri più specifici per gruppi ristretti di dipendenti. Il presidente Giovanni Mantegazza e il segretario Enrico Brambilla, intanto, hanno promosso quest’appuntamento su una «novità» che presenta «aspetti positivi, ma che innesca anche criticità e timori». Bonanomi, nato a Merate e residente a Sulbiate, ha subito specificato come sia praticamente impossibile sfuggire alla AI. «Si calcola – ha spiegato – che, a livello mondiale, l’80% dei lavoratori verrà impattato dall’intelligenza artificiale. Nel settore artigiano ciò sarà più difficile. In Giappone, comunque, hanno creato anche robot che tagliano i capelli. Ma si è trattato di una dimostrazione, di una sperimentazione».

A rischio, invece, saranno i lavori impiegatizi più ripetitivi. Chi compila fogli Excel avrà più possibilità di essere sostituito. Ora, paradossalmente, sono le figure junior ad essere maggiormente penalizzate. Le aziende preferiscono puntare sui lavoratori più esperti per gestire i macchinari. Il futuro, in ogni caso, oggi più che mai è imperscrutabile. Soprattutto nel campo lavorativo. I bambini, una volta, si immaginavano un mestiere che permettesse loro di guidare treni, pilotare aeroplani, spegnere incendi con l’idrante dei pompieri. Fantasticherie proibite ai pargoli attuali. «Due bambini su tre – ha precisato Bonanomi, autore di oltre 20 saggi e manuali sul digitale – faranno un lavoro che ora non esiste. Io faccio il formatore da 20 anni. Se quattro anni fa mi avessero detto che avrei fatto il formatore nel campo dell’AI, non ci avrei creduto».

Cercare vie di fuga o provare a mimetizzarci, dunque, non servirà. L’intelligenza artificiale ci scaverà in ogni luogo. «Ci sarà resistenza – ha concluso Bonanomi – perché non è mai facile cambiare le proprie abitudini. Ma è uno sforzo che vale la pena affrontare. Non siamo più esecutori, ma coordinatori. Le vite di tutti, volenti e nolenti, cambieranno. Adeguandosi, diventerà più facile».

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