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In questo webinar, tenuto per ioformo.it il 2 settembre 2025, parlo di come l’intelligenza artificiale può trasformare la gestione di Instagram. Dal concetto di “inshitificazione” (enshittification) dei social, ai desideri latenti della domanda, fino all’uso pratico di ChatGPT, Gemini, Claude e Manus. Spiego perché serve personalizzare l’AI, come sfruttare il reasoning per analisi di #neuromarketing e quali opportunità offrono i nuovi #agenti intelligenti nel 2025.

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Settembre 2025, sono lieto di annunciare che ho contribuito al nuovo corso “AI per la Pubblica Amministrazione” su Primopiano Academy. È un percorso online, girato a due voci (con Lorenzo Zacchetti), pensato per chi lavora nella P.A. e vuole capire come usare l’intelligenza artificiale in modo pratico e sicuro.

Il corso dura circa 8 ore e include videolezioni, slide e materiali scaricabili. Si parte dagli strumenti operativi più utili (per scrivere documenti, analizzare dati, comunicare meglio) e si affrontano anche i temi critici: privacy, copyright, trasparenza, rischi di bias.

L’obiettivo è fornire competenze concrete e immediatamente applicabili nella gestione quotidiana delle attività amministrative. È pensato sia per funzionari e dipendenti pubblici sia per consulenti e comunicatori che lavorano con enti e istituzioni.

Tutto il corso è online, accessibile in qualsiasi momento e da qualsiasi dispositivo. Se vuoi saperne di più, trovi i dettagli qui:
👉 Scheda corso AI per la PA

Il 27 luglio 2025 sono stato intervistato da Lorenzo Zacchetti per Today.it. Nell’articolo dal titolo “Nuovi lavori in arrivo: vi spiego cos’è il prompt-engineering e tanti altri mestieri”, ho risposto ad alcune domande sul tema: intelligenza artificiale generativa e lavoro.

Qui cito alcuni dati del WEF:

Se le imprese private sono già da tempo attive su questo fronte, anche la Pubblica Amministrazione si sta mettendo in moto. Gianluigi Bonanomi, tra i più richiesti formatori specializzati in IA, lo spiega attraverso i dati: “Il World Economic Forum stima che, per rimanere rilevante sul mercato, il 50% della forza lavoro globale ha bisogno di migliorare le proprie competenze (upskilling) o acquisirne di nuove (reskilling). Nel contesto della PA, la mancanza di tali competenze è una delle principali preoccupazioni: il 53% dei dirigenti la cita come un ostacolo significativo per l’adozione dell’IA generativa. Sempre più spesso vengo contattato da comuni, ospedali e vari enti pubblici, perché la necessità di formazione non è più rimandabile”.

Qui invece parlo delle nuove professioni che nasceranno:

“La vera competenza non risiederà nella capacità di produrre contenuti velocemente, ma in quella di dirigere strategicamente l’IA verso risultati che risuonino autenticamente con le persone”, prosegue Bonanomi. “Nasceranno nuovi ruoli. Saranno cruciali figure esperte in prompt engineering (l’arte di formulare istruzioni efficaci per l’IA), nel controllo qualità e verifica etica dei contenuti generati, nella promozione dell’alfabetizzazione IA all’interno dei team e nell’orchestrazione sinergica dell’intelligenza umana e artificiale”.

Qui parlo di “AI fatigue”:

Bonanomi sottolinea la preoccupazione per la cosiddetta «Artificial Intelligence fatigue», lo stress derivante dai rapidi cambiamenti tecnologici che può causare demotivazione, se non situazioni di vero e proprio disagio professionale: “La formazione va integrata in modo fluido con la missione quotidiana, dimostrando benefici tangibili per i singoli dipendenti e costruendo strutture di supporto robuste e continue (mentorship, coaching). Ciò implica un investimento a lungo termine e sostenuto nello sviluppo del capitale umano, andando oltre le iniziative di formazione una tantum per incorporare un ecosistema di apprendimento dinamico”.

Per leggere l’intero ariticolo occorre abbonarsi a Today.it.

 

“Ex Libris! Intelligenza artificiale, editori, scrittori e lettori. Quale futuro?”

«Parlare del futuro del libro e parlare del futuro del pensiero in fondo è la stessa cosa…»

Così si apre Ex Libris! Intelligenza artificiale, editori, scrittori e lettori. Quale futuro?, una raccolta di riflessioni pubblicata dalla Fondazione Pensiero Solido. Non un saggio accademico, ma un mosaico di voci diverse che provano a capire come cambia il nostro rapporto con i libri nell’era dell’intelligenza artificiale.

Il progetto nasce da un incontro live – dibattito aperto e trasmesso su YouTube – in cui editori, autori, studiosi e professionisti del digitale si sono confrontati senza filtri. Quelle conversazioni, ora raccolte in forma scritta, conservano l’energia del dialogo e la pluralità dei punti di vista: il libro come spazio di ordine e riflessione, ma anche come bussola per orientarci in un tempo di grandi trasformazioni. In quell’occasione tenni uno speech dal titolo “ChatGPT non rimpiazza i libri, li esalta“, che puoi rivedere qui:

Insomma, ho avuto il piacere di dare il mio contributo a questo percorso collettivo. Ma più che soffermarmi su questo, vorrei invitarti a scaricare gratuitamente il volume: un piccolo dono che non pretende di chiudere la discussione, ma di aprirla.

👉 Scarica il libro qui

Venerdì 22 novembre ho avuto il piacere di partecipare alla seconda edizione del convegno “Poetiche Artificiali. Umanesimo Tecnologico, AI e altre forme di intelligenza” , organizzato da IO01 Umanesimo Tecnologico, Accademia SantaGiulia e Studium, e centrato sul rapporto fra umanesimo e intelligenza artificiale.

Il mio intervento ha rappresentato una naturale prosecuzione del mio impegno verso l’incontro di umanesimo e AI. Nella mia relazione, intitolata provocatoriamente “Perché l’IA fa paura e perché, invece, dovrebbe essere considerata una nuova competenza“,

Questo l’abstract del mio intervento:

Dalla fine del 2022, dal lancio di ChatGPT da parte di OpenAI, non si fa altro che parlare di intelligenza artificiale e di come “ruberà” posti di lavoro, soprattutto ai colletti bianchi. È davvero così? Questo corso vuole dimostrare come l’AI stia rapidamente diventando uno strumento indispensabile in molti settori, un “aiutante” che permette di rendere più efficienti ed efficaci molti compiti: leggere (riassumere), scrivere, tradurre, ideare, comunicare, ecc. Imparare a utilizzarla, grazie a nuove competenze ibride come il prompt engineering, può portare benefici immediati.

Il video del mio intervento

Grazie al Giornale di Brescia, è possibile rivedere tutti gli interventi della giornata. Compreso il mio:

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Lunedì 9 giugno al Cefriel di Milano (e in streaming su ANSA.it) la Fondazione Pensiero Solido ha organizzato un incontro a più voci per riflettere sul futuro del libro nell’era dell’intelligenza artificiale.

Personalmente ho concentrato il mio intervento su come cambia la lettura al tempo di ChatGPT. Sono partito con una domanda pungente: chi legge i libri oggi? Forse ChatGPT. Ma soprattutto: chi li scrive? L’AI non è più solo una lettrice virtuale, ma diventa autrice, bibliotecaria, editor. Ma non è tutto negativo. Ho voluto dare molti esempi di come ChatGPT può potenziare e integrare la lettura: dalle colonne sonore per leggere ai testi trasformati in fumetti, dai suggerimenti di lettura all’interpretazione dei testi.

Ecco la registrazione del mio speech:

Le slide del mio speech

Qui si possono vedere e scaricare le slide della mia presentazione:

Il 10 giugno 2025 sono stato ospite di una puntata di Yugen Podcast di Claudio Garioni. Abbiamo parlato di uno dei miei libri preferiti: “Fiori per Algernon” di Daniel Keyes.

La registrazione dell’intervista

Qui la registrazione dell’intervista:

La trascrizione (in sintesi) dell’intervista

Gario
Il libro di cui vuoi parlarci sembra arrivare dal futuro…

Gianluigi Bonanomi
Sì: I fiori per Algernon è uscito come racconto nel 1959 e poi come romanzo nel 1966. Ha vinto subito l’Hugo e, più tardi, il Nebula: due “certificazioni doc” per gli amanti della fantascienza classica.


Stile e struttura narrativa

Gianluigi Bonanomi
Daniel Keyes immagina un esperimento su Charlie Gordon, un uomo con un quoziente intellettivo di 80. Charlie tiene un diario quotidiano per documentare i progressi della terapia: all’inizio la scrittura è sgrammaticata e frammentaria, poi diventa via via più chiara e articolata, riflettendo la sua crescita cognitiva.

«Lo stile del libro è parte integrante del contenuto: la trasformazione del linguaggio rispecchia quella di Charlie»

Molti lettori inizialmente faticano a superare le prime pagine, ma chi si prende la briga di andare avanti viene ampiamente ripagato.


I tre motivi per leggerlo

  1. Stile innovativo
    Il diario di Charlie è un’idea semplice ma potentissima: la forma narrativa coincide con l’evoluzione del personaggio.

  2. Profondità sociologica
    Non è un’avventura di robot o astronavi, ma un’indagine sull’intelligenza, sui suoi limiti e sulle sue conseguenze sociali.

  3. Rilevanza attuale
    Scritto negli anni ’50, anticipa temi chiave dell’IA e della neurodiversità: l’equilibrio tra capacità cognitive e benessere emotivo.


Temi principali

  • Intelligenza vs consapevolezza
    Aumentare il QI non significa comprendere se stessi o gli altri: Charlie diventa “più brillante” ma resta disorientato nei rapporti umani.

  • Felicità e inadeguatezza
    Nell’ignoranza Charlie è quasi felice; una volta “troppo” intelligente, perde equilibrio e soffre di isolamento.

  • Reazioni degli altri
    I “vicini” e i ricercatori mostrano ammirazione, invidia, paura: il romanzo esplora come la comunità reagisca a chi eccede.


Parallelismi con l’intelligenza artificiale

Gianluigi Bonanomi
Oggi l’IA ci ricorda Charlie: Alexa non capisce, ChatGPT “allucina” e Perplexity aiuta ma non basta. Si parla di AGI (Artificial General Intelligence) entro pochi anni—anche Anthropic suggerisce il 2027—e crescono le paure di un «salto evolutivo» incontrollabile.

«Temiamo che, come Charlie, l’IA diventi troppo intelligente per noi e ci sfugga di mano»

Si cita l’Uncanny Valley: un robot quasi perfetto ci inquieta di più di uno palesemente artificiale.


Riflessioni finali

  • Relazioni umane
    I fiori per Algernon è soprattutto un romanzo sulle relazioni: famiglia, amici, colleghi, tutti condizionati dall’evolversi di Charlie.

  • Neurodiversità e disabilità
    La storia vira anche sul tema della disabilità: Keyes era insegnante di scrittura per ragazzi con difficoltà, e alcune scene del romanzo furono censurate in America per i contenuti “forti”.

  • Consigli di lettura

    • A chi ama la fantascienza densa e psicologica (Philip K. Dick, Ray Bradbury, Ted Chiang)

    • A chi cerca “formazione inversa”, ovvero un’esperienza di crescita emotiva e intellettuale allo stesso tempo

    • A chi studia IA, neurodivergenza e assetti sociali provocati da un’intelligenza “fuori scala”

In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale cambia ogni settimana (dannata FOMO!), c’è una sola costante: i meme sull’AI. Ironici, cinici, profetici, questi piccoli concentrati di verità pop raccontano meglio di mille slide lo stato d’animo collettivo di chi vive (o sopravvive) alla rivoluzione generativa. In questa pagina raccolgo i migliori meme su ChatGPT e AI (fai clic su ciascuno per ingrandirli).

I miei meme sull’AI

Qui invece raccolgo i meme che ho creato io.

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Nel turbinio dei segni che l’AI ci invia ogni santo giorno, sembriamo aruspici moderni, scrutando nel caos digitale le viscere di un futuro incerto. Come antichi mantici romani leggevano il destino negli organi degli animali, o la Pizia a Delfi interpretava i vapori sacri nel δ’άδυτον del tempio, così oggi tentiamo di decifrare il frammento nascosto dietro l’algoritmo, il lampo profetico di Bill Gates. A Delfi, il responso non era mai un semplice sì o no: era un invito all’azione. Allo stesso modo, Gates non profetizza un disastro, ma ci avverte che il responso è qui e ora: dobbiamo scegliere se restare immobili o diventare architetti consapevoli di questa trasformazione.

Ascoltiamo quindi il profeta del digitale. Ecco quindi cinque profezie fatte da zio Bill.

La velocità che ci spaventa (e ci guida verso il futuro)

«Trovo un po’ spaventosa la velocità con cui la società dovrà adattarsi e il mercato del lavoro cambierà» – parole pronunciate da Bill Gates in un’intervista recente, come documentato dal blog delle Biblioteche di Pavia in un articolo dedicato al futuro del lavoro secondo il co‑fondatore di Microsoft (biblioteche.comune.pavia.it).

Con queste parole, Gates tocca un punto nevralgico: non è tanto che cambierà, ma quanto velocemente dobbiamo cambiare. Viviamo in una dimensione temporale accelerata, dove strumenti come l’intelligenza artificiale stravolgono, in tempi stretti, non solo l’economia, ma la nostra stessa identità professionale.


1. Settimane lavorative da due a tre giorni

Nell’intervista al “Tonight Show” di Jimmy Fallon, Gates ipotizza una settimana lavorativa ridotta: due o tre giorni entro un decennio (m.economictimes.com).
Un futuro in cui l’IA non rimpiazza direttamente le persone, ma libera tempo (e forse società) da dedicare a creatività, formazione, tempo libero. Il rischio? Che la transizione avvenga troppo in fretta per molte persone, lasciando senza guide né strumenti concreti.


2. Professioni resistenti all’automazione

Gates individua settori in cui il lavoro umano resta indispensabile: programmazione, biologia, energia (torinocronaca.it).
Non perché l’IA non possa fare codice, ma perché c’è bisogno di esperti umani che comprendano contesti, etica e conseguenze del codice prodotto. Idem per professionisti che operano su vitale complessità biologica o energetica.


3. Robot tax e reddito di base

L’idea di una “robot tax”, in parte proposta da Gates, nasce dall’esigenza di sostenere la società quando l’automazione sostituirà lavoro umano (it.wikipedia.org).
Tasse su automazione e robot potrebbero servire a finanziare forme di supporto e ricollocamento professionale, prevenendo il dislivello tra innovazione tecnologica e tessuto sociale.


4. Il ruolo dell’adattamento

Torniamo dunque alla velocità spaventosa evocata da Gates. Non c’è una formula magica per gestirla, ma due principi:

  • Formazione continua: corsi, laboratori, apprendimento permanente.
  • Governance attiva: politiche pubbliche – come la robot tax – che bilancino il salto tecnologico.

Il cambiamento diventa un’opportunità solo se accompagnato da strategie collettive e individuali.


5. Esempi applicativi

  • ChatGPT nella diagnosi medica: se da un lato l’IA identifica sintomi e genera diagnosi, dall’altro la supervisione clinica resta vitale (reddit.com, it.wikipedia.org). Un esempio concreto di come innovazione e supervisione umana debbano evolvere assieme.
  • Amazon e le casse automatiche: malgrado l’esistenza dei self-checkout da decenni, molti supermercati mantengono personale per gestire casistiche e imprevisti . Anche qui, la tecnologia accelera, ma l’essere umano rimane necessario.

Conclusione: adattarsi è la nostra sfida

Bill Gates non profetizza un futuro distopico. Piuttosto, ci avverte che il cambiamento è velocissimo e l’alternativa è chiara: subire o governare il cambiamento.

  • Subire significa restare indietro, perdere lavoro, identità, stabilità.
  • Governarlo significa formarsi, esercitare consapevolezza, partecipare a progetti collettivi, quelli che servono a comporre le contraddizioni del progresso.

La nostra evoluzione professionale e personale passa da qui: dalla capacità di riconoscere che siamo già dentro questa accelerazione e da quanto siamo pronti ad agire. L’adattamento è la vera leva dell’evoluzione—anche nel lavoro, e soprattutto nel lavoro futuro.


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In un episodio sul canale YouTube “Crismer La Pignola“, Crismer mi ha ospitato per una chiacchieratra concreta e approfondita sull’intelligenza artificiale. L’obiettivo della conversazione era quello di esplorare quali strumenti pratici possono essere utilizzati per sfruttare l’IA in modo consapevole e… intelligente.

Ho condiviso il mio punto di vista sull’evoluzione tecnologica, avendo assistito a numerose rivoluzioni, dalla nascita del Web agli smartphone, social network e metaversi vari. Tuttavia, ho ammesso, non avevo compreso il vero scenario: tutte queste innovazioni sembrano essere state “prodromiche” all’intelligenza artificiale, che rappresenta un cambiamento epocale per la nostra specie, cultura e civiltà, superando persino in parte quando già immaginato della fantascienza (Black Mirror compreso).

Il focus principale del video è sugli strumenti concreti che professionisti e aziende possono utilizzare oggi. Ho raccontato che, dopo una prima fase di eventi a effetto wow sull’IA, le aziende sono ora nella fase due, in cui hanno capito che ChatGPT non è una promessa futuristica come il metaverso, ma un qualcosa di attuale con ripercussioni immediate sul lavoro. L’obiettivo è capire come utilizzarla per risparmiare tempo, anche dalla mezz’ora all’ora al giorno per i cosiddetti knowkledge worker. La formazione nelle aziende tipicamente include un’introduzione, la messa in sicurezza dello strumento (privacy, personalizzazione) e soprattutto esempi concreti di utilizzo per il loro lavoro specifico, che si tratti di suore che gestiscono una scuola, multinazionali, sindacati, commercialisti o amministratori di condominio.

Ho però avvertito: concentrarsi solo sugli strumenti potrebbe non essere l’approccio migliore. Gli imprenditori, in particolare, sono pragmatici e vogliono vedere i processi aziendali snelliti, indipendentemente dallo strumento utilizzato.

Nonostante l’entusiasmo, l’adozione dell’IA nelle aziende incontra tre diverse resistenze.

  1. Timore legato ai dati e alla privacy: grande paura di perdere il controllo sui dati sensibili e sui progetti aziendali, preoccupazione per lo spionaggio industriale. La soluzione più sicura per le grandi aziende è sviluppare o personalizzare un proprio modello di linguaggio locale, non connesso a internet, usando ad esempio modelli open source. Alcune aziende hanno già introdotto la figura del Chief Artificial Intelligence Officer (CAIO) per guidare l’adozione interna dell’IA.
  2. Senso di colpa dei dipendenti: molti impiegati più proattivi usano strumenti come ChatGPT di nascosto perché l’azienda non ha policy chiare. Temono ripercussioni, come l’accusa di non aver svolto personalmente il lavoro o la prospettiva di una riduzione dell’orario di lavoro se riescono a completare attività di 4 ore in 20 minuti.
  3. Remore etiche e filosofiche: preoccupazioni sull’origine dei dati utilizzati per l’addestramento dei modelli, inclusi contenuti protetti da copyright o persino piratati. Ci sono anche timori legati all’impatto sull’apprendimento e sulla creatività (ad esempio, studenti che usano l’IA per i compiti) e sui bias di genere o politici presenti nei modelli.

Nonostante le resistenze, vietare l’uso dell’IA è una delle cose più stupide che si possa fare. Così come in passato le aziende hanno dovuto affrontare la gestione dei dispositivi personali dei dipendenti (Bring Your Own Device), ora devono gestire il Bring Your Own AI. È fondamentale che le aziende regolamentino l’uso dell’IA e soprattutto forniscano formazione ai propri dipendenti, altrimenti questi si formeranno autonomamente da fonti inaffidabili.

Ho una cattiva e una buona notizia per le aziende. La cattiva è che se non si forma sull’IA, si rischia di rimanere fuori dal mercato. La buona notizia è che padroneggiare gli strumenti di IA richiede molto meno tempo rispetto a tecnologie complesse come Excel evoluto; spesso 3 giorni di corso sono sufficienti. L’IA stessa può assistere nell’uso di altri software; ad esempio, si può chiedere a ChatGPT o Gemini di fornire formule Excel complesse, richiedendo solo supervisione.

Ho elencato cinque strumenti specifici (oltre a ChatGPT Plus) che stanno riscuotendo successo e offrono funzionalità interessanti:

  1. Notebook LM (Google/Gemini): utile per l’analisi documentale avanzata, recuperando informazioni da documenti, appunti, link e video. Permette, ad esempio, di caricare bandi e progetti vecchi per generare bozze di nuovi progetti o di registrare riunioni per creare verbali automatici.
  2. Gamma App: strumento per creare presentazioni, utile per chi ha poco tempo per preparare slide partendo da informazioni sparse. Offre un “effetto wow” e genera presentazioni di buon livello con stili personalizzabili.
  3. Genspark: un agente cinese che lavora in autonomia per completare compiti. Ad esempio, può programmare una lezione, cercare informazioni online, scaricare immagini e creare slide, o cercare elenchi di potenziali clienti con i loro dati, generando fogli di calcolo completi.
  4. Eleven Labs: uno strumento per creare chatbot vocali.
  5. HeyGen: Permette di caricare un video, immagini e la propria voce per creare un clone digitale che parla al posto dell’utente.

Crismer mi ha chiesto: cosa suggerisci ai giovani? La risposta facile è rimanere nell’ambito tecnologico (statistica, informatica, programmazione AI). La richiesta di professionisti in questi campi è alta, anche se l’IA sta già cambiando il ruolo del programmatore tradizionale (ne servono meno, e più orientati alla supervisione e alla creazione di flussi). La risposta difficile solleva la questione di chi governerà quando le macchine faranno gran parte del lavoro tecnico. Sottolineo l’importanza crescente degli aspetti umanistici, come la filosofia, la capacità di fare le domande giuste, il framing dei problemi, il dialogo e le relazioni umane. Mestieri che implicano interazione umana, persuasione e comunicazione (avvocati, amministratori di condominio, badanti umani) sono meno a rischio di automazione secondo siti specializzati. Si parla di un possibile “revival” delle materie umanistiche e di un umanesimo tecnologico. La capacità di comunicare e relazionarsi con gli altri, specialmente “faccia a faccia”, acquista un grande valore aggiunto.

Il messaggio finale e il mantra che circola da tempo è chiaro: non è l’intelligenza artificiale a rubare il lavoro, ma piuttosto chi sa usarla, andando al triplo della velocità con la metà dello sforzo. Pertanto, invece di combattere l’IA, è fondamentale imparare a usarla nella maniera più opportuna, intelligente e consapevole possibile. “Se non puoi sconfiggerla, fattela amica”.

Ecco la registrazione dell’intervista:

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