Ho partecipato al Late Tech Show, il format ideato e condotto da Gigi Beltrame, con un intervento dedicato a un tema che oggi considero centrale: il rapporto tra OSINT, intelligenza artificiale e valore delle informazioni pubbliche.
Il titolo del mio contributo è “Il nuovo petrolio online”. Una metafora volutamente forte, perché racconta bene ciò che sta accadendo: i dati e le informazioni accessibili online sono diventati una risorsa strategica. Ma, proprio come il petrolio, non bastano “allo stato grezzo”. Vanno cercati, filtrati, verificati, interpretati e trasformati in conoscenza utile.
Ecco il video del mio intervento:
Perché le informazioni pubbliche valgono sempre di più
Quando si parla di OSINT — Open Source Intelligence — molti pensano a qualcosa di tecnico, vicino alla cybersecurity o alle indagini digitali. In realtà il concetto è molto più ampio.
L’OSINT riguarda la capacità di raccogliere e analizzare informazioni disponibili pubblicamente: siti web, social network, documenti, registri, immagini, articoli, database aperti, contenuti multimediali.
Il punto non è semplicemente “trovare dati”. Il punto è saperli leggere.
In un mondo in cui l’intelligenza artificiale generativa rende sempre più facile produrre testi, sintesi, analisi e risposte automatiche, diventa ancora più importante capire da dove arrivano le informazioni, quanto sono affidabili e come possono essere usate in modo corretto.
AI e OSINT: una coppia potente, ma da usare con metodo
L’intelligenza artificiale può accelerare enormemente il lavoro di ricerca e analisi: può aiutare a riassumere documenti, confrontare fonti, individuare collegamenti, generare ipotesi.
Ma l’AI non elimina il bisogno di metodo. Anzi, lo rende ancora più importante.
Senza spirito critico, senza verifica delle fonti e senza una cultura dell’informazione, il rischio è quello di confondere velocità con accuratezza. O, peggio, di prendere per buone risposte convincenti ma sbagliate.
È questo il cuore del mio intervento al Late Tech Show: oggi il vantaggio competitivo non è soltanto avere accesso agli strumenti digitali. È saperli usare con consapevolezza.
Dal dato alla conoscenza
La vera sfida, per aziende, professionisti, comunicatori e formatori, è trasformare il rumore informativo in conoscenza operativa.
Le informazioni online sono ovunque. Ma non tutte hanno lo stesso valore. Alcune sono aggiornate, altre obsolete. Alcune sono verificate, altre manipolate. Alcune sono rilevanti, altre solo apparentemente utili.
Per questo parlare di OSINT significa parlare anche di educazione digitale, pensiero critico e responsabilità nell’uso dell’intelligenza artificiale.
Ringrazio Gigi Beltrame e il Late Tech Show per lo spazio e per l’occasione di portare questo tema dentro una conversazione più ampia sulla tecnologia e sui suoi impatti.
https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2026/06/lateshowbeltrame_nuovo_petrolio_online.png9411672Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2026-06-06 17:18:542026-06-06 17:18:54Il nuovo petrolio online: il mio intervento al Late Tech Show su OSINT e AI
Il 14 marzo 2026 sono stato invitato a salire sul palco del Festival del Giornalismo di Verona per un panel dal titolo “Cronache artificiali: il mestiere del giornalismo al tempo dell’intelligenza artificiale” insieme a Pier Luigi Pisa (autore del libro “Valeva la pena tentare”, di cui ho parlato su LinkedIn), con la moderazione del giornalista Daniele Chieffi.
Quando Daniele Chieffi ha aperto il panel al Festival del Giornalismo con quella frase – “il punto non è se l’AI sappia già scrivere un articolo” – ho capito che stavamo finalmente facendo la domanda giusta. Dopo anni in cui il dibattito ruotava intorno a “la macchina ci sostituirà?”, qualcuno stava spostando il baricentro.
Chieffi ha centrato il problema: il giornalismo rischia di perdere centralità molto prima che una macchina diventi davvero un giornalista. Basta che il pubblico si abitui a qualcosa di più rapido. Più comodo. Più economico cognitivamente.
Quando un lettore apre ChatGPT per farsi riassumere le notizie del giorno, non sta scegliendo qualcosa di migliore. Sta scegliendo qualcosa di abbastanza buono (un tempo si parlava di “good enough society”) con meno fatica.
Nessuno ha smesso di cucinare perché Deliveroo esiste. Ma milioni di persone cucinano meno. Non perché il cibo a domicilio sia superiore: perché è sufficientemente accettabile e costa meno energia. Il risultato? Meno competenza, più dipendenza da un intermediario. Ecco cosa rischia il giornalismo. Non l’estinzione: la marginalizzazione per abitudine.
Il punto di Pier Luigi Pisa: attenzione alla dipendenza
Sul palco con me c’era Pier Luigi Pisa, giornalista di Repubblica e Italian Tech, uno dei pochi in Italia che racconta l’AI dall’interno con competenza e rigore quotidiani. E il suo contributo al panel merita di essere riportato qui, perché non era in contraddizione con il mio – era il suo necessario complemento.
Pisa ha detto una cosa che vale come avvertimento: dietro la comodità si nasconde un ecosistema fragile. Se iniziamo a delegare all’AI non solo l’esecuzione rutinaria ma anche il ragionamento, l’analisi, il giudizio contestuale su temi complessi, rischiamo di compromettere non solo la qualità ma l’autenticità di quello che facciamo.
La sua formula è precisa e difficile da contestare: “L’IA processa dati, noi processiamo la realtà.” Ha ragione, e questa distinzione è tutto. La macchina vede pattern. Il giornalista vede persone. La macchina aggrega segnali. Il giornalista capisce che dietro un dettaglio apparentemente insignificante si nasconde una storia che vale la prima pagina. La macchina trascrive un’intervista in secondi. Ma l’empatia che serve per condurla – per far abbassare le difese a una fonte, per ascoltare il silenzio oltre le parole – quella non si addestra su nessun dataset.
Pisa ha anche messo il dito su un rischio concreto che troppo spesso viene minimizzato: un uso poco consapevole dell’AI può inquinare l’informazione con allucinazioni e pregiudizi, e può minare il patto di fiducia con i lettori. E quel patto, una volta rotto, non si ricuce facilmente.
Ammettiamolo: la macchina certi articoli li scrive meglio di noi
Eppure, dato per scontato che quanto ha detto Pisa è corretto, ho voluto essere scomodo (molto più scomodo di quanto ci si aspetti da un convegno di categoria). L’AI certi articoli non li scrive “abbastanza bene”, li scrive meglio. Più velocemente. A patto di essere ben addestrata e governata.
Facciamo esempi concreti. Un comunicato stampa aziendale da trasformare in notizia. Un verbale di consiglio comunale. I risultati di una partita di terza categoria. L’andamento settimanale del prezzo delle arance come nel film “Una poltrona per due”. I dati Istat sull’inflazione. Le nomine nei CdA delle società quotate.
Questi sono articoli di servizio: rutinari, strutturati, prevedibili (ma soprattutto mal pagati!). Il loro valore è nell’accuratezza e nella velocità, non nell’interpretazione. E su accuratezza e velocità, un modello linguistico ben istruito batte un giornalista stanco dopo sei ore di redazione. Punto.
Negarlo è sbagliato e, soprattutto, è controproducente: ci impedisce di vedere l’opportunità enorme che si nasconde dietro questo fatto.
Se la macchina fa i compiti rutinari, tu puoi fare l’inchiesta
Pensa a quante ore di una giornata redazionale vengono assorbite da lavoro automatizzabile: trascrizioni di conferenze stampa, sintesi di atti pubblici, rassegne stampa mattutine, monitoraggio di fonti istituzionali, traduzione di documenti, prime bozze di notizie da agenzia, aggiornamenti su sentenze, bilanci, gare d’appalto e così via. Tutto questo oggi si delega, non si elimina. E quel tempo torna. Torna all’inchiesta, all’intervista difficile, alla fonte che bisogna incontrare di persona, al documento che nessuno ha ancora letto, alla storia che nessun algoritmo è andato a cercare perché non sapeva che esistesse.
Questo è il cambio di paradigma che il dibattito “AI contro giornalismo” continua a perdere. Non è sostituzione: è redistribuzione del lavoro cognitivo. Le macchine prendono i compiti a basso valore. Gli umani si concentrano su quelli ad alto valore.
Gli strumenti concreti
Durante l’evento ho voluto parlare anche di strumenti pratici.
Google NotebookLM è forse lo strumento più sottovalutato nelle redazioni italiane: in platea, su decine di persone, solo una giornalista ha detto di usarlo. Carichi documenti – atti giudiziari, relazioni parlamentari, bilanci, perizie tecniche, contratti – e hai un interlocutore che li ha letti tutti, li tiene in testa contemporaneamente e risponde alle tue domande su di essi. Senza allucinazioni, perché ragiona solo su quello che gli hai dato, e mostrando dove ha preso l’informazione nel punto esatto del documento caricato. Per un giornalista che lavora su un’inchiesta lunga settimane, è un secondo cervello che non dimentica nulla.
Facciamo un esempio concreto: hai 1.200 pagine di atti di un processo per corruzione. Senza NotebookLM, impieghi giorni a orientarti. Con NotebookLM, in venti minuti hai una mappa delle relazioni tra persone, date, importi, e puoi cominciare a fare le domande giuste alle carte.
Google Pinpoint è progettato esplicitamente per il giornalismo investigativo. Analizza in automatico enormi archivi di documenti – migliaia di file, email, PDF, immagini con testo – e li rende ricercabili, collegati, interrogabili. È lo strumento che i grandi giornali d’inchiesta usano per i leak. Il team del Panama Papers non avrebbe potuto fare quello che ha fatto senza tecnologie di questo tipo. E che dire degli Epstein files (vedi questo esempio)?
Questi non sono strumenti per scrivere al posto tuo. Sono strumenti per vedere quello che da solo non vedresti mai, perché nessun essere umano può tenere in testa 50.000 documenti e trovarne le connessioni nascoste.
Ho illustrato questi due strumenti in un video sul mio canale Youtube:
Il secondo cervello che scrive come te
C’è poi un livello ulteriore, che mi riguarda direttamente e che trovo straordinariamente efficace. Un modello come Claude – con le istruzioni giuste, con quello che tecnicamente si chiama una “skill” costruita sul tuo stile – impara a scrivere come scrivi tu. Non in modo approssimativo: con le tue strutture sintattiche, il tuo registro, le tue abitudini retoriche, il tuo modo di aprire un pezzo e di chiuderlo.
Io ho costruito una skill del genere per me stesso. Il risultato è che posso produrre una prima bozza di un articolo di servizio – una news da agenzia, un pezzo informativo su una normativa, una scheda su un prodotto tecnologico – in pochi minuti. Quella bozza è già nel mio stile. La rivedo, la aggiusto, la firmo. Ci metto un quarto del tempo che ci mettevo prima. Per dire: come credi sia stato scritto, in gran parte, il testo che stai leggendo?
Quel tempo risparmiatomi non sparisce nel vuoto. Va su un capitolo del prossimo libro. Va su una lezione più approfondita per i miei studenti. Va su una consulenza più ragionata per un cliente.
Il secondo cervello non mi sostituisce: moltiplica quello che riesco a fare.
Lo specchio scomodo
L’AI non è il problema del giornalismo. Forse è lo specchio del problema del giornalismo. Se il pubblico si accontenta di una sintesi automatica, è perché in molti casi il giornalismo aveva già smesso di offrire qualcosa che valesse il costo cognitivo dell’attenzione. Ha inseguito il clic invece del significato. Ha ottimizzato per Google (ora per ChatGPT) invece che per il lettore. L’AI non ha distrutto nulla. Ha accelerato una deriva che era già in corso.
La risposta non è fermare l’AI. È usarla per liberare il tempo necessario a fare giornalismo che valga davvero la pena leggere. Quel giornalismo – quello umano, come dice Pisa – non è in pericolo per colpa delle macchine. È in pericolo quando smette di essere necessario. E smette di essere necessario solo se lo lasciamo smettere.
Ho voluto chiudere il mio intervento con un’altra provocazione, adattando un refrain che gira in Rete da tre anni: “Non è l’AI che ruberà il lavoro del giornalista, bensì un giornalista che sa usarla”.
Scrivimi per organizzare un evento o un corso sull’intelligenza artificiale generativa
Mandami un WhatsApp al 339.6325418 per organizzare un corso o una conferenza sull’A.I. generativa.
https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2026/03/festival_giornalismo_verona_2026_chieffi_pisa_bonanomi.jpg10661600Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2026-03-15 10:10:332026-03-15 11:46:48Cronache artificiali: perché l’AI è la migliore notizia per il giornalismo degli ultimi vent’anni (Festival del giornalismo di Verona ’26)
Nel 1998, mentre due studenti di Stanford lanciavano Google, io iniziavo a fare il giornalista. Pensavo di aver visto tutto: e-commerce, smartphone, social. Mi sbagliavo. Erano solo l’antipasto. Il piatto forte è l’intelligenza artificiale, il vero compimento della digitalizzazione.
Se sei un genitore, lo so: temi l’effetto “ebete” da compiti scopiazzati, i deepfake o i robot che rubano il futuro. Ma i numeri non aspettano i nostri timori: il 97% dei ragazzi tra i 16 e i 18 anni usa già l’AI generativa. Hanno in tasca uno sparring partner che non li giudica, ma che spesso fa lo “yes man”, confermando ogni loro errore.
Demonizzare lo strumento non serve. Un martello è un problema solo se lo usi per spaccare teste; tutto dipende da chi lo impugna. Nel mio ultimo intervento per STEP FuturAbility District ho messo da parte i massimi sistemi per consegnarvi una cassetta degli attrezzi: dieci idee concrete per usare l’AI in famiglia in modo positivo.
Ecco qualche esempio.
NotebookLM per lo studio: uno strumento di Google gratuito e pazzesco. Sfrutta la tecnologia RAG (retrieval-augmented generation): risponde basandosi solo sui documenti che carichi tu. Niente allucinazioni, niente invenzioni. Ti fornisce le note a piè di pagina e cita la fonte esatta. La miglior difesa contro le fake news.
L’assistente di casa: sedetevi a tavola, aprite Gemini e costruite insieme un chatbot personalizzato. Assegnategli un ruolo – sfruttando la regola del role prompting – e istruitelo per scovare i film del weekend o le mostre in città. È il modo più semplice per spiegare ai figli come ragiona la macchina.
Musica con Suno: l’AI non è intelligente, è solo statistica velocissima. Sa copiare e mescolare. Con Suno potete creare una traccia rock o blues su un tema scelto da voi in pochi secondi. Divertente, utile per smitizzare la “magia” dell’algoritmo.
La regola d’oro? Non sarà l’intelligenza artificiale a portarci via il lavoro, ma qualcuno che saprà usarla meglio di noi. Dobbiamo guidare i ragazzi, educarli e, soprattutto, giocarci insieme.
Nel video integrale qui sotto racconto il resto, tra tool gratuiti e qualche risata (citando Aranzulla e il trauma di aspettare una settimana per una puntata di Dallas).
Guarda l’intervento e fammi sapere nei commenti quale strumento proverai per primo.
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https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2026/03/bonanomi-ai-famiglia-step-fastweb.jpg20481536Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2026-03-02 09:24:072026-03-02 09:30:44L’AI in famiglia: il video integrale del mio evento per STEP di Fastweb del 24 febbraio 2026
Il 2 febbraio 2026 sono stato invitato dalla Fondazione Corriere della Sera a un evento per le scuole presso la sala Buzzati: collegati 12.000 studenti da tutta Italia, per sentirci parlare di #AI in classe. Con me l’amico Vincenzo Cosenza.
Ho caricato su YouTube alcuni passaggi dell’evento.
3 esempi d’uso dell’AI in classe
Hai presente quando gli studenti usano ChatGPT per farsi fare i compiti? Ecco, quello è il modo peggiore per approcciare l’intelligenza artificiale. In questo video esploriamo come trasformare l’IA da scorciatoia a vero e proprio alleato didattico. Parliamo di «role prompting»: far diventare il chatbot il tuo prof di italiano per simulare un’interrogazione su Dante, oppure un generale che ti racconta Waterloo. Non è magia, è collaborazione creativa. Nel video passo in rassegna alcuni casi reali: – Simulazione di interrogazioni: caricare testi e chiedere all’IA di metterci alla prova. – Dialogo con la storia: intervistare Napoleone per capire le sue scelte strategiche. – Role-play linguistico: gestire un cliente difficile in tedesco per allenare le soft skill. L’obiettivo non è delegare il pensiero, ma potenziarlo. Perché se l’IA imita l’intelligenza umana, noi dobbiamo imparare a usarla per non diventare “pigri” ma più brillanti.
Alla scoperta di NotebookLM
Dimentica ChatGPT per un attimo: se cerchi uno strumento che rivoluzioni davvero il modo di studiare e lavorare con i documenti, devi conoscere NotebookLM. È il “taccuino intelligente” di Google che non risponde pescando a caso dal web, ma si basa esclusivamente sulle fonti che carichi tu. Niente più allucinazioni: se gli chiedi la ricetta della pizza mentre stai studiando fisica quantistica, ti dirà chiaramente che nei tuoi testi non c’è traccia di margherite.
Ecco perché NotebookLM è una marcia in avanti:
Verifica immediata delle fonti: ogni risposta include citazioni cliccabili che ti portano esattamente al paragrafo del documento originale.
Multimedialità totale: legge PDF, appunti scritti a mano (anche in corsivo!) e persino schemi elettrici o immagini.
Creazione di contenuti: trasforma i tuoi materiali in infografiche, slide, podcast con voci umane che discutono i temi o video esplicativi con voice-over.
Ecosistema Google: se hai una Gmail, hai già NotebookLM; è gratuito, integrato e generoso (fino a 50 domande al giorno nella versione free).
È lo strumento perfetto per chi ha bisogno di rigore, precisione e una mano per trasformare la teoria in pratica multimediale.
Farsi intervistare dai chatbot
Perché dobbiamo essere sempre noi a spremere le meningi per interrogare ChatGPT o Gemini? In questo estratto del mio intervento a «Insieme per capire», ribalto completamente la prospettiva: il segreto per ottenere risultati davvero utili non è fare domande migliori, ma farsi intervistare dall’intelligenza artificiale.
Che tu debba scrivere una tesina, preparare una ricerca o un’interrogazione, prova a dire all’IA: «questo è il mio obiettivo, fammi tu tutte le domande che ritieni opportune per inquadrare il contesto». È qui che avviene il vero salto di qualità: lo scambio diventa profondo, l’IA capisce chi sei, cosa ti serve e in quale materia ti stai muovendo.
In questo video ti spiego come questo ribaltamento dei ruoli possa trasformare uno strumento passivo in un partner di lavoro incredibilmente efficace.
Siamo passati dai chatbot che rispondono a comando a veri e propri agenti intelligenti capaci di pianificare ed eseguire task complessi in autonomia. Ma cosa significa davvero per il nostro lavoro e la nostra quotidianità?
In questo estratto, esploriamo il salto evolutivo dell’intelligenza artificiale:
Chatbot vs Agenti: la differenza tra uno strumento reattivo e uno proattivo che «va avanti come un treno».
Esperimenti sul campo: dall’organizzazione di un viaggio in Giappone alla spesa online fatta partendo da una semplice foto di una pizza.
Il futuro delle aziende: lo scenario di società miliardarie gestite da una sola persona supportata da una flotta di agenti specializzati (marketing, R&S, logistica).
Integrazione fisica: l’arrivo dei robot umanoidi e l’impatto sulla gestione delle attività domestiche e industriali.
L’IA non è più solo uno strumento per studiare o scrivere meglio, ma un ecosistema che impara a collaborare con sé stesso e con noi. Quale sarà il peso del contributo umano in questo nuovo equilibrio?
I problemi dell’AI
L’intelligenza artificiale non è più una novità da laboratorio, ma un compagno silenzioso che sta riscrivendo le regole del gioco. In questo estratto dell’evento «Insieme per capire», analizzo i rischi che corriamo delegando le nostre scelte agli algoritmi.
Siamo pronti a gestire un “sistema zero” che decide per noi?
Cosa troverai in questo video:
Il paradosso del secondo cervello: quanto potere stiamo dando a strumenti come ChatGPT? Dalle scelte editoriali ai consigli medici, il confine tra supporto e condizionamento è sempre più sottile.
Pregiudizi e bias: se l’IA impara dagli umani, eredita anche i nostri errori. Come correggere una “scatola nera” che discrimina basandosi sulle statistiche?
Privacy e gestione dati: ogni nostra interazione alimenta i modelli. Sai come disattivare l’uso dei tuoi dati nelle impostazioni?
Proprietà intellettuale: il tema spinoso del copyright e di come i contenuti protetti finiscano nel calderone dell’addestramento senza alcuna remunerazione per gli autori.
La registrazione completa dell’evento
Ecco l’intera registrazione dell’evento:
Scrivimi per organizzare un evento o un corso sull’intelligenza artificiale generativa
Mandami un WhatsApp al 339.6325418 per organizzare un corso o una conferenza sull’A.I. generativa.
https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2026/02/evento_ai_corriere_della_sera.png7201280Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2026-02-02 18:40:372026-02-18 19:05:49“L’AI tra i banchi”: l’evento del Corriere della Sera (2/2/26)
Il mio intervento ha rappresentato una naturale prosecuzione del mio impegno verso l’incontro di umanesimo e AI. Nella mia relazione, intitolata provocatoriamente “Perché l’IA fa paura e perché, invece, dovrebbe essere considerata una nuova competenza“,
Questo l’abstract del mio intervento:
Dalla fine del 2022, dal lancio di ChatGPT da parte di OpenAI, non si fa altro che parlare di intelligenza artificiale e di come “ruberà” posti di lavoro, soprattutto ai colletti bianchi. È davvero così? Questo corso vuole dimostrare come l’AI stia rapidamente diventando uno strumento indispensabile in molti settori, un “aiutante” che permette di rendere più efficienti ed efficaci molti compiti: leggere (riassumere), scrivere, tradurre, ideare, comunicare, ecc. Imparare a utilizzarla, grazie a nuove competenze ibride come il prompt engineering, può portare benefici immediati.
https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2025/06/poetiche-artificiali.png7201280Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2025-06-14 09:38:092025-12-12 17:51:04“Perché l’IA fa paura e perché, invece, dovrebbe essere considerata una nuova competenza” (speech al convegno Poetiche Artificiali)
Lunedì 9 giugno al Cefriel di Milano (e in streaming su ANSA.it) la Fondazione Pensiero Solido ha organizzato un incontro a più voci per riflettere sul futuro del libro nell’era dell’intelligenza artificiale.
Personalmente ho concentrato il mio intervento su come cambia la lettura al tempo di ChatGPT. Sono partito con una domanda pungente: chi legge i libri oggi? Forse ChatGPT. Ma soprattutto: chi li scrive? L’AI non è più solo una lettrice virtuale, ma diventa autrice, bibliotecaria, editor. Ma non è tutto negativo. Ho voluto dare molti esempi di come ChatGPT può potenziare e integrare la lettura: dalle colonne sonore per leggere ai testi trasformati in fumetti, dai suggerimenti di lettura all’interpretazione dei testi.
Ecco la registrazione del mio speech:
Le slide del mio speech
Qui si possono vedere e scaricare le slide della mia presentazione:
https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2025/06/bonanomi_cefriel_evento_pensiero_solido_futuro_libro_ai.jpg17061280Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2025-06-12 12:14:222025-12-12 17:51:04“La lettura aumentata, il libro al tempo di ChatGPT”: il mio speech per Pensiero Solido (9 giugno 2025)
Diciamolo subito: no, l’intelligenza artificiale non manderà in pensione i personal trainer. Al massimo li costringerà a una formazione accelerata. A RiminiWellness 2025, durante il mio intervento per Confartigianato Sport, ho cercato di rispondere alla domanda che tutti si pongono: “Ma l’AI ci ruba il lavoro?”.
Il video del mio intervento a Rimini Wellness 2025
Durante il mio intervento di oltre un’ora, ho dedicato un quarto d’ora a cinque idee concrete d’uso dell’AI per i personal trainer:
Assistenza: dal journaling al tracking del sonno. E sì, ChatGPT può anche creare playlist su misura o motivarti come un coach.
Studio: aggiornamenti professionali e trend di settore (es: Exploding Topics).
Ricerche: confronto preventivi, analisi dei competitor, strumenti di deep research.
Burocrazia: l’AI può aiutare anche con le scaroffie.
Comunicazione: un piano editoriale su misura grazie ai prompt personalizzati. E se proprio non sai da dove partire… chiedi a ChatGPT!
Un diario digitale per il benessere emotivo. Utile per aiutare i clienti a tracciare l’umore, la motivazione e i progressi mentali, in ottica di fitness olistico.
Un semplice ma impattante strumento per visualizzare il corpo sulla base dell’indice di massa corporea. Ideale per aiutare i clienti a percepire i propri obiettivi.
Il sonno è fondamentale per il recupero muscolare. Sleep Cycle analizza la qualità del sonno e consente al trainer di integrare consigli personalizzati nella programmazione.
Vuoi creare video motivazionali o tutorial personalizzati con il tuo avatar? HeyGen usa l’AI per generare contenuti video professionali, anche in più lingue.
Automatizza tutto: appuntamenti, email di follow-up, reminder pre-allenamento. Zapier collega le tue app e ti fa risparmiare ore ogni settimana. In particolare Motivational Coach AI Chatbot Template è un template AI pronto all’uso per creare chatbot motivazionali: risponde 24/7 ai dubbi dei clienti, offre frasi d’ispirazione e suggerimenti personalizzati.
Per chi vuole restare aggiornato con basi scientifiche: questa AI cerca nei paper accademici e fornisce risposte basate su evidenze. Perfetto per comunicare con autorevolezza.
https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2025/05/AI_personal_trainer_Bonanomi_rimini_wellness.jpg7201280Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2025-05-31 09:39:412025-12-12 17:51:05“Intelligenza artificiale per i personal trainer”: il mio intervento a Rimini Wellness 2025 [video + slide]
Il 20 maggio 2025 ho tenuto il corso online “Ottimizza il tuo profilo LinkedIn con l’aiuto di ChatGPT”, per Ioformo, una nuova piattaforma italiana che aggrega corsi di formazione professionale e personale, offrendo un marketplace dove studenti, formatori e aziende possono incontrarsi per apprendere, insegnare e gestire percorsi formativi su misura .
Il webinar che ho progettato e tenuto, dal titolo “Ottimizza il tuo profilo LinkedIn con l’aiuto di ChatGPT”, era pensato per aiutare professionisti, freelance e imprenditori a sfruttare le potenzialità di ChatGPT (e altri chatbot) per migliorare la propria presenza su LinkedIn.Attraverso una serie di spunti pratici (e tool che riporto sotto), ho guidato gli utenti nell’analisi e nell’ottimizzazione delle diverse sezioni del profilo, come la foto, l’headline e le competenze, tra le altre.
Uno degli aspetti che ho sottolineato nel corso è l’importanza di scaricare il profilo in PDF per ottenere suggerimenti personalizzati e pertinenti.Ad esempio, è possibile chiedere al modello di agire come un consulente di carriera esperto per analizzare il proprio profilo e fornire consigli su come renderlo più attraente per i recruiter o per il proprio pubblico di riferimento.
Inoltre, nel Webinar ha affrontato anche il tema dell’uso di ChatGPT per la creazione di contenuti da condividere su LinkedIn, come post o articoli, al fine di aumentare l’engagement e la visibilità del profilo, partendo dai 100 migliori post LinkedIn di sempre.
Questo su LinkedIn è AI è il mio secondo webinar con Ioformo. Il 17 aprile ho parlato, invece, di come l’intelligenza artificiale sia, da un paio d’anni (dal lancio di ChatGPT), al centro di dibattiti accesi, tra entusiasmi e timori. La paura nasce soprattutto dall’idea che le macchine possano sostituire gli esseri umani, controllare aspetti della nostra vita quotidiana o addirittura sfuggire al nostro controllo in stile Terminator. Queste preoccupazioni, alimentate da rappresentazioni cinematografiche e da una comprensione ancora limitata del funzionamento delle IA, possono portare a diffidenza e resistenza al cambiamento. Per questo ho voluto provocatoriamente intitolare il primo webinar “Perché l’intelligenza artificiale fa paura (e perché non dovrebbe)“.
Scrivimi per partecipare agli eventi in presenza di Ioformo.it
Scrivimi mandami un WhatsApp al 339.6325418 per partecipare ai miei corsi sull’A.I. generativa.
https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2025/05/webinar_ioformo_ai_linkedin_bonanomi.jpg10801080Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2025-05-21 09:20:542025-12-12 17:51:05“Ottimizza il tuo profilo LinkedIn con l’aiuto di ChatGPT”: webinar gratis di Ioformo.it [20 maggio 2025]
Il 15 luglio 2024 sono stato invitato dalla Fondazione PensieroSolido a contribuire all’evento “Intelligenza artificiale e lavoro – Come cambia, come dobbiamo cambiare noi” (vedi news Ansa), in programma al Cefriel. Il mio intervento, della durata di 15 minuti, si è concentrato sul prompt engineering con il titolo “Tutti dobbiamo imparare a usare i prompt”.
La registrazione dell’evento
Sul canale YouTube dell’associazione PensieroSolido si trova la registrazione del mio speech:
Vorrei fare una piccola digressione sulla mia presentazione raccontandovi un aneddoto. L’altro giorno ero in una classe, e a un certo punto uno studente dal fondo della classe mi dice: “Ma lei, alla fine, cosa fa?”. Io rispondo: “Mi occupo di divulgazione del digitale e, attualmente, di intelligenza artificiale”. Questo studente mi ferma e mi dice: “No, cosa fa di LAVORO?”. Spiegare questo mestiere non è facile, come non è stato facile intervenire dopo relatori di alto livello che hanno parlato di scenari internazionali ed etica.
Vorrei ora spiegare cos’è il prompt engineering. Partirei da una citazione di Milan Kundera: “La stupidità deriva dall’avere una risposta per ogni cosa; la saggezza dall’avere per ogni cosa una domanda”. La differenza nel prossimo futuro non sarà avere la conoscenza, perché le macchine studieranno sempre di più e avranno tutta la conoscenza umana e forse qualcosa in più. Quindi, non è necessario che siamo noi a dare le risposte; la differenza sarà fare le domande giuste.
Da quando si è diffuso ChatGPT, si dice che è un po’ “garbage in, garbage out”. In realtà, parliamo di una nuova competenza: il prompt engineering. Questa non è solo una competenza tecnica, ma anche comunicativa. Bisogna saper utilizzare lo strumento e saper comunicare con esso, convincerlo, correggerlo, motivarlo. Questo richiede parole giuste per ottenere l’obiettivo desiderato. Chi è favorito? Chi ha competenze comunicative e umanistiche. Negli Stati Uniti, nove aziende su dieci stanno cercando lavoratori con queste competenze.
La questione è che non stiamo parlando di un nuovo mestiere, ma di una nuova competenza che tutti devono avere. Non è possibile pensare che solo una persona si occupi di prompt engineering per tutti, come non sarebbe possibile non sapere usare Office oggi. Prima o poi, sarà ChatGPT a venire da noi, integrato negli strumenti come Office.
Adesso cerchiamo di capire che cos’è il prompt engineering. Il termine “prompt” viene dal latino e significa “pronto”. Si tratta di dare istruzioni precise per ottenere risultati desiderati. Se fai una brutta istruzione, otterrai pessimi risultati. Molte persone dicono che ChatGPT non funziona, ma è perché non gli fanno domande corrette. Ad esempio, un prompt come “Riscrivi in italiano come un articolo di giornale” non funzionerà mai.
Vi propongo il mio metodo per fare dei buoni prompt: metodo GOL, che sta per Guida, Obiettivo, Layout. Bisogna guidare la macchina, dettagliando ciò che vogliamo e specificando il formato del risultato. Ad esempio, potresti chiedere: “Agisci come un esperto di cinema d’autore e suggerisci cinque film da vedere per chi ha amato ‘Il settimo sigillo’ di Ingmar Bergman, ma senza includere altri film dello stesso regista, e crea una tabella con titolo, regista, motivo per vedere il film”.
Un altro esempio è chiedere a ChatGPT di agire come un esperto di web reputation nel settore alberghiero e analizzare le recensioni di un hotel, creando un elenco delle maggiori criticità riscontrate dagli utenti.
Vi invito a usare questo metodo in tre livelli: ruolo, obiettivo e output. I chatbot capiscono le emozioni e i prompt emotivi possono manipolare i meccanismi di probabilità del modello. Ad esempio, chiedendo un progetto importante per la tua carriera, puoi ottenere un risultato migliore. Ho anche sviluppato un altro framework, chiamato Socrate, che prevede che sia ChatGPT a fare le domande a noi, guidandoci nella costruzione del prompt ideale.
Un esempio potrebbe essere: “Devi aiutarmi a sostenere un colloquio di lavoro come social media manager. Trovi i dettagli dell’offerta a questo link. Fammi una domanda alla volta e aspetta la mia risposta prima di fare la prossima domanda”. Questo simula un colloquio di lavoro.
Un altro framework che ho inventato è SO.C.RA.T.E.
Concludo dicendo che non è l’intelligenza artificiale che ruberà il lavoro, ma chi sa usare l’intelligenza artificiale. Strumenti come NotebookLM di Google permettono di caricare i propri documenti, garantendo risposte basate sui propri dati, senza allucinazioni. Dobbiamo imparare a usare questi strumenti per essere più produttivi ed efficaci, liberando tempo per cose più importanti.
Grazie e buona intelligenza artificiale a tutti.
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https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2024/07/bonanomi_prompt_engineering_evento_pensierosolido.png12442360Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2024-07-17 08:21:312025-12-12 17:51:07“Tutti dobbiamo imparare a usare i prompt”: il video del mio speech per PensieroSolido (15 luglio 2024)
Il 14 maggio 2024 sono stato invitato da Confartigianato Imprese a Roma per la convention nazionale. Durante la mia esposizione, ho parlato dell’impatto dell’intelligenza artificiale generativa sui servizi associativi e di come può cambiare il modo di lavorare. Partendo dalla definizione di I.A., e distruggendo alcuni falsi miti, ho elencato alcuni esempi pratici di applicazioni quotidiane, come l’analisi documentale, la creazione di presentazioni e la trascrizione delle riunioni. Infine ho chiuso ricordando l’importante di una nuova competenza: il prompt engineering.
Qui si possono scorrere tutte le slide:
Ecco qui alcune foto dell’evento:
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