Customer experience e AI funzionano insieme quando l’intelligenza artificiale aiuta a capire i clienti, preparare decisioni e lavorare meglio sulle relazioni. Servono dati leggibili, un obiettivo preciso, contesto e persone capaci di valutare il risultato. È il filo conduttore del mio intervento al webinar Customer Experience e Business Development ai tempi dell’AI, che si è svolto il 21 settembre 2026.

L’incontro è stato organizzato da Surwiz, in collaborazione con Crono e con Merakyn come media partner. Ho partecipato alla tavola rotonda insieme ad Alessandro Di Maio, cofondatore di Surwiz, e Alex Roggero, cofondatore di Crono. A moderare il confronto c’era Lorenzo D’Amelio di Merakyn.

Il mio contributo era quello di un formatore che incontra ogni giorno aziende e professionisti alle prese con questi strumenti: portare esempi, mettere in discussione qualche abitudine e mostrare come passare dall’esperimento occasionale a un uso consapevole dell’AI.

La registrazione del webinar

Qui trovi la registrazione completa. Nell’articolo riprendo i miei interventi e aggiungo un esercizio applicativo per tradurli nel lavoro quotidiano.

Customer experience e AI: avere tanti dati non basta

Lorenzo mi ha chiesto perché continuiamo ad associare l’abbondanza di dati alla qualità delle decisioni. Ho risposto partendo da una situazione che incontro spesso nei corsi: qualcuno mi descrive un problema e mi chiede come risolverlo con l’intelligenza artificiale. Poi scopro che gli serve soprattutto mettere ordine in quattro file e costruire una dashboard.

In quel caso può bastare un buon lavoro di business intelligence. La scelta dello strumento deve seguire il problema. Prima occorre capire quali informazioni abbiamo, quanto sono aggiornate e quale decisione vogliamo prendere. Altrimenti aggiungiamo un’interfaccia brillante sopra dati disordinati.

Nel webinar ho raccontato anche la distanza tra le realtà strutturate e quelle più piccole che incontro nella formazione. Alcune lavorano con sistemi integrati; altre si reggono ancora su fogli Excel e informazioni sparse. Il punto di partenza cambia parecchio.

L’AI può aiutare a interpretare quei materiali e a individuare piste di lavoro, soprattutto se conosce il contesto dell’azienda. Ma collegare un archivio non significa averne automaticamente risolto incoerenze, duplicati e lacune. Una risposta plausibile va sempre confrontata con le fonti.

Il metodo Socrate: fai fare le domande all’AI

Uno dei suggerimenti più pratici che ho dato è molto semplice: fatti intervistare dall’intelligenza artificiale. Passiamo tanto tempo a cercare la domanda perfetta, mentre spesso non abbiamo ancora chiarito abbastanza il problema.

Io chiamo questo approccio “Socrate”, con un po’ di ironia. Dai all’assistente un obiettivo e chiedigli di raccogliere da te le informazioni mancanti. L’accorgimento decisivo è aggiungere: fammi una domanda alla volta e aspetta la mia risposta. Altrimenti arriva un questionario infinito, non un dialogo.

Ecco una traccia operativa, rielaborata per questo articolo a partire dall’esempio del webinar:

Voglio capire perché alcuni clienti non rinnovano il nostro servizio. Aiutami a definire un’analisi utile. Prima di proporre soluzioni, intervistami: fammi una domanda alla volta e aspetta la mia risposta. Chiarisci obiettivo, tipo di clienti, dati disponibili, periodo osservato e vincoli. Distingui ciò che sappiamo dalle ipotesi. Alla fine proponi un piccolo piano di verifica, indicando quali informazioni mancano.

È un esercizio utile anche senza caricare subito documenti. Posso spiegare il problema, farmi aiutare a delimitarlo e decidere solo dopo quali dati siano necessari e utilizzabili. Le domande dell’assistente possono già farmi vedere un limite della mia impostazione.

Dal prompt al contesto: costruire un secondo cervello

Durante il confronto è tornata più volte l’idea del second brain, il secondo cervello. Nel mio intervento l’ho collegata a un assistente configurato sul nostro lavoro: sa chi siamo, quali obiettivi abbiamo e quali materiali può consultare.

Una richiesta isolata costringe il modello a riempire molti vuoti. Un contesto pertinente gli permette di lavorare su informazioni più utili. Questo richiede selezione: documenti corretti, istruzioni chiare e accessi coerenti con il compito. Riempire la conversazione di materiale a caso non è una strategia.

La distinzione è approfondita anche da Anthropic nella guida al context engineering per gli agenti AI: oltre al testo del prompt, conta l’insieme delle informazioni disponibili al sistema, compresi strumenti, documenti e cronologia.

Ho raccontato anche alcune mie sperimentazioni, dalla creazione di un videogioco didattico sui prompt a un prototipo di CRM costruito con l’aiuto dell’AI. Il valore di questi esempi sta nella possibilità di esplorare un’idea e verificarne l’utilità. Un prototipo, prima di diventare un sistema aziendale, richiede controlli su dati, accessi, affidabilità e manutenzione.

L’AI rende impersonale il rapporto con i clienti?

La domanda di Lorenzo toccava un’obiezione frequente: se usiamo tutti gli stessi strumenti, finiremo per comunicare tutti allo stesso modo? Nel webinar sono stato piuttosto provocatorio su questo punto. Se produciamo email intercambiabili, dobbiamo interrogarci su come stiamo usando lo strumento.

Ho indicato due ingredienti che possono cambiare il risultato: il nostro stile di scrittura e la conoscenza della relazione con il cliente. Da una parte esempi selezionati di come comunichiamo; dall’altra lo storico pertinente, il problema aperto, le richieste già fatte e gli impegni presi.

La personalizzazione utile consiste, per esempio, nel ricordare che un cliente ha già segnalato un disservizio e sta aspettando una risposta concreta. Mettere il suo nome in apertura non basta. Né serve una mail elegante che ignori tutto quello che è successo prima.

Su un piano più generale, lo studio Generative AI at Work di Erik Brynjolfsson, Danielle Li e Lindsey Raymond, disponibile anche su Microsoft Research, ha osservato benefici dall’assistenza generativa nel customer support, con risultati diversi a seconda dell’esperienza degli operatori. È un caso di ricerca specifico, non una promessa di produttività valida per qualsiasi azienda.

Il mio criterio resta molto concreto: il cliente riceve una risposta corretta, pertinente e capace di aiutarlo? Se abbiamo risparmiato cinque minuti ma gli abbiamo fatto perdere mezz’ora, abbiamo ottimizzato la cosa sbagliata.

Persone e agenti AI: come dividersi il lavoro

Alex Roggero ha portato nel confronto il tema del lavoro commerciale e della collaborazione tra persone e agenti. Mi sono agganciato a questo ragionamento insistendo sulla configurazione degli strumenti e sulla qualità del contributo umano.

Per chiarire cosa intendo, ho raccontato un episodio familiare: mia moglie, insegnante, doveva preparare un progetto per un bando scolastico. Abbiamo impostato un assistente sui materiali del bando, ottenuto una proposta e poi rivisto il testo. Lei ha modificato anche un’attività che non la convinceva. Il progetto è stato finanziato e, quando sono arrivati i complimenti, si è sentita a disagio per l’aiuto ricevuto dall’AI.

Per me quell’episodio mostra bene il lavoro che rischiamo di rendere invisibile: riconoscere l’opportunità, scegliere lo strumento, fornirgli i materiali, dare istruzioni, valutare la proposta e correggerla. L’approvazione finale richiede competenza e responsabilità. Questo vale anche per una risposta a un cliente o una proposta commerciale.

La guida di Anthropic Building effective agents distingue i flussi predefiniti dai sistemi in cui il modello sceglie dinamicamente passaggi e strumenti. Raccomanda di partire da soluzioni semplici e aggiungere complessità quando serve. È un criterio utile anche in azienda: prima definiamo il compito e come valutarlo, poi decidiamo quanta autonomia concedere.

Dati aziendali e AI: regole chiare prima degli automatismi

Un altro mio intervento ha riguardato l’uso non governato dell’AI, spesso chiamato shadow AI: le persone adottano strumenti per lavorare, ma l’organizzazione non sa quali informazioni vi inseriscono e con quali garanzie.

Ho suggerito di partire da strumenti scelti consapevolmente, un vademecum operativo e formazione. Nel ragionamento ho distinto materiali già pubblici, come una brochure, da procedure interne, contratti, informazioni sui clienti e dati particolarmente delicati. Metterli tutti nello stesso contenitore è un errore.

Le indicazioni pratiche che ricavo da quel passaggio sono queste:

  1. Stabilire quali strumenti e account usare. Valutare condizioni del servizio, trattamento dei dati, accessi e configurazioni con chi ne ha la competenza in azienda. Un abbonamento a pagamento, da solo, non certifica la conformità di qualsiasi utilizzo.
  2. Caricare il minimo necessario. Se basta un campione depurato dei dati personali, partire da quello. Anche anonimizzazione e soluzioni locali richiedono verifiche: non sono scorciatoie che eliminano ogni rischio.
  3. Separare l’uso professionale da quello personale. Durante il webinar ho evocato la serie Severance proprio per rendere memorabile questa separazione. Materiali di lavoro e account personali non devono mescolarsi senza controllo.
  4. Formare le persone sui casi reali. Quali documenti posso usare? Quali output devo controllare? Quando devo chiedere aiuto? Un vademecum funziona se permette di rispondere a queste domande.

Per approfondire, le FAQ della Commissione europea sull’alfabetizzazione AI collegano le competenze al contesto d’uso e ai rischi. È un riferimento utile per impostare la formazione, da affiancare alla valutazione delle regole applicabili alla propria organizzazione.

Decidere più velocemente significa decidere meglio?

La domanda conclusiva di Lorenzo era volutamente scomoda: l’AI ci aiuta a capire meglio i clienti oppure accelera le decisioni sbagliate?

Ho risposto distinguendo velocità di esecuzione e qualità del lavoro. Un report pronto in mezz’ora invece che in dieci ore può essere un progresso enorme. Bisogna però verificare che mantenga profondità, accuratezza e comprensione del problema.

Nel caso dei clienti, l’AI può aiutare a sintetizzare recensioni, analizzare ticket, individuare ricorrenze e suggerire azioni. Se il campione è incompleto, vecchio o rappresenta soltanto una parte della clientela, rischiamo di accelerare un’analisi già distorta in partenza. A questo si aggiungono gli errori del modello e le informazioni inventate.

Il profilo sui rischi dell’AI generativa del National Institute of Standards and Technology (NIST) offre un quadro per affrontare, tra gli altri, i rischi legati a confabulazioni e privacy. Tradotto nel lavoro quotidiano: chiedere riscontri, verificare i risultati e definire responsabilità deve far parte del processo.

Ho chiuso con una battuta che sintetizza bene il mio intervento: prima dell’AI potevamo capire male il cliente lentamente; oggi possiamo capirlo male in tempo reale.

Un esercizio per portare questi spunti in azienda

Per applicare il rapporto tra customer experience e AI, propongo di iniziare da un problema circoscritto. Per esempio: capire perché un gruppo di clienti ha chiesto più volte assistenza sullo stesso passaggio. Questo esercizio è un’elaborazione pratica dei temi discussi, non un caso aziendale raccontato nel webinar.

  1. Definisci la decisione. Vuoi riscrivere una procedura, correggere una comunicazione o approfondire un problema del servizio?
  2. Seleziona i materiali utilizzabili. Scegli un periodo, chiarisci cosa manca e prepara i dati secondo le regole aziendali.
  3. Fatti intervistare. Usa il metodo Socrate per far emergere obiettivi, vincoli e ipotesi implicite.
  4. Chiedi un’analisi verificabile. Per ogni tema emerso, fatti indicare i riscontri nei materiali e le informazioni mancanti. Tieni separate evidenze e interpretazioni.
  5. Controlla e prova un’azione. Confronta l’analisi con chi gestisce quei clienti, scegli un intervento limitato e stabilisci come capire se ha funzionato.

È così che vedo il valore dell’intelligenza artificiale nella relazione con i clienti: un aiuto a fare domande più precise, comprendere meglio le informazioni e preparare azioni che qualcuno sappia valutare. Sono temi su cui lavoro anche nel mio corso ChatGPT per aziende e professionisti, adattando esempi ed esercizi ai processi reali dei partecipanti.

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L’intelligenza artificiale può già alleggerire il lavoro quotidiano degli autotrasportatori: leggere documenti, controllare scadenze, confrontare contratti, analizzare dati di viaggio e trasformare una riunione in un verbale operativo. Oggi, 19 settembre 2026, ne ho parlato a Roma all’Assemblea nazionale di Confartigianato Trasporti.

Il criterio che ho proposto è molto concreto: partire da un’attività frequente, ripetitiva e verificabile. L’AI non guida il camion e non sostituisce chi conosce il mestiere. Può però togliere dal tavolo parecchio lavoro amministrativo e aiutare a vedere prima errori, scadenze e anomalie.

Assemblea nazionale 2026 di Confartigianato Trasporti

L’evento si è svolto all’Auditorium Confartigianato di Roma con il titolo “Guidare il cambiamento. L’autotrasporto del futuro”. Il programma ha affrontato la transizione energetica, le tecnologie per il trasporto e le prospettive del settore. Alle 11.30 sono intervenuto nella sessione “L’AI a servizio dell’autotrasporto: strumenti e strategie di sviluppo” insieme a Dario Rusconi, partner di BECAP ed esperto di controllo di gestione.

Nel corso della mattinata sono intervenuti rappresentanti di Confartigianato Trasporti, istituzioni e imprese della filiera. Il tema comune era chiaro: innovare significa tradurre tecnologia e normativa in scelte pratiche per le aziende.

Nel resoconto ufficiale dell’Assemblea nazionale, Confartigianato sottolinea che gli interventi curati da me e Dario Rusconi hanno approfondito l’impatto dell’innovazione tecnologica, della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale nella gestione delle aziende di autotrasporto. È un passaggio importante: l’AI è entrata nel confronto nazionale di categoria come strumento operativo, non come semplice tema da convegno.

Gianluigi Bonanomi all'Assemblea nazionale 2026 di Confartigianato Trasporti a Roma
All’Assemblea nazionale 2026 di Confartigianato Trasporti, Roma, 19 settembre 2026.

Dove serve davvero l’AI per gli autotrasportatori

Documenti e normativa, contratti e preventivi, dati, riunioni e procedure: sono questi gli ambiti nei quali l’AI generativa può produrre un risultato utile già oggi. Ho mostrato due strumenti complementari: ChatGPT per creare, rielaborare, calcolare e cercare; Gemini Notebook per interrogare fonti caricate e ottenere risposte con citazioni.

La regola pratica è semplice: ChatGPT quando bisogna produrre o trasformare un contenuto; Gemini Notebook quando bisogna capire e incrociare documenti controllati. In entrambi i casi l’output va verificato.

AI per autotrasportatori: 10 esempi pratici

1. Trasformare ricevute e fatture in una nota spese

Si parte dalle fotografie di scontrini, pedaggi, taxi, alberghi e carburante. L’AI estrae data, fornitore, descrizione, metodo di pagamento e importo, segnala i dati illeggibili e prepara una tabella da esportare in Excel. Il controllo finale resta indispensabile, soprattutto quando una ricevuta copre parzialmente un’altra o manca un importo.

Prompt di esempio: “Leggi queste ricevute. Crea una tabella con data, esercente, categoria, importo, metodo di pagamento e nota. Non inventare i dati non leggibili: contrassegnali come da verificare.”

2. Studiare una circolare

Una circolare può diventare una checklist operativa o una FAQ. L’AI deve indicare che cosa cambia, da quando, per chi, quali scadenze introduce e quali azioni richiede. Per ridurre il rischio di interpretazioni creative bisogna pretendere pagina e passaggio della fonte.

Prompt di esempio: “Riassumi in 10 punti. Indica cambiamenti, destinatari, scadenze e rischi. Cita pagina e passaggio.”

3. Interrogare CCNL e accordi

Caricando più fonti controllate si possono confrontare orari, riposi, trasferte, regole ed eccezioni. La risposta utile non è un riassunto generico, ma una tabella che colleghi ogni affermazione alla fonte e alla pagina.

Prompt di esempio: “Usa solo le fonti caricate. Crea una tabella con regola, eccezioni, fonte, pagina e azione richiesta.”

4. Controllare le scadenze

CQC, ADR, patenti, visite e formazione possono confluire in uno scadenzario ordinato per urgenza. Prima di creare un promemoria, l’AI deve segnalare date mancanti o incongruenti. In questo modo l’azienda evita di trasformare un dato incompleto in una falsa certezza.

Prompt di esempio: “Crea uno scadenzario con conducente, documento, scadenza, anticipo consigliato e livello di urgenza. Evidenzia i dati mancanti.”

5. Leggere un contratto prima di firmarlo

L’AI può accendere una spia su responsabilità, penali, pagamenti, recesso, assicurazioni e foro competente. Non sostituisce l’avvocato. Prepara però un elenco di domande mirate e rende più veloce il controllo professionale.

Prompt di esempio: “Evidenzia clausola, significato semplice, rischio da 1 a 5, conseguenza pratica e domanda da fare all’avvocato.”

6. Confrontare due versioni di un documento

Un regolamento, un contratto o un capitolato può cambiare in poche righe dentro cento pagine. L’AI può ignorare le variazioni grafiche e isolare le differenze sostanziali, distinguendo l’impatto operativo da quello economico.

Prompt di esempio: “Confronta A e B. Mostra testo precedente, testo nuovo, impatto operativo, impatto economico e azione consigliata.”

7. Leggere i dati del tachigrafo

L’AI può segnalare anomalie nei tempi di guida e nelle pause, ma deve applicare soltanto le soglie presenti nelle fonti. La Commissione europea raccoglie le regole su tempi di guida e periodi di riposo e dedica una sezione specifica al tachigrafo nel trasporto stradale. Il controllo umano viene prima di qualsiasi decisione disciplinare o organizzativa.

Prompt di esempio: “Segnala anomalia, valore, soglia, scostamento e priorità. Non applicare regole assenti dalle fonti.”

8. Ridurre consumi e chilometri a vuoto

Lo storico dei viaggi può far emergere tempi di attesa, tratte vuote, consumi e margini anomali. L’AI aiuta a ordinare i casi per impatto economico. Non deve però confondere una correlazione con una causa: se mancano carico, percorso, meteo o stile di guida, la spiegazione resta un’ipotesi.

Prompt di esempio: “Ordina le anomalie per impatto economico. Distingui fatti e ipotesi e chiedi i dati mancanti.”

9. Preparare un preventivo più trasparente

Carburante, pedaggi, ore, attese e ritorno a vuoto possono essere esplicitati in un modello con tre scenari: prudente, realistico e favorevole. Ogni formula deve rimanere visibile, così l’imprenditore può correggere le ipotesi e difendere il margine.

Prompt di esempio: “Mostra ogni formula. Crea scenario prudente, realistico e favorevole. Non inventare i valori mancanti.”

10. Trasformare un audio in un verbale operativo

Una registrazione autorizzata di riunione può diventare un verbale con decisioni, attività, responsabili, scadenze e questioni aperte. Il vantaggio non è la trascrizione parola per parola, ma una lista di azioni che qualcuno possa davvero seguire.

Prompt di esempio: “Elimina le ripetizioni senza cambiare il significato. Chiudi con una tabella delle azioni e una sintesi in cinque righe.”

Per altri modelli riutilizzabili si può partire dalla mia raccolta di prompt per il prompt engineering, adattando sempre obiettivo, fonti, formato dell’output e limiti.

Quali controlli servono prima di usare l’AI in azienda

Una risposta ben scritta può essere sbagliata. Nei processi dell’autotrasporto conviene adottare almeno questi controlli:

  • usare documenti aggiornati e riconoscibili;
  • chiedere citazioni puntuali quando si lavora su norme, contratti e procedure;
  • separare fatti, calcoli, ipotesi e suggerimenti;
  • anonimizzare i dati personali e commerciali quando possibile;
  • far verificare il risultato al professionista competente;
  • conservare il file originale e la traccia del controllo svolto.

Il quadro europeo dell’AI Act richiama responsabilità, trasparenza e competenze nell’uso dei sistemi di intelligenza artificiale. Per un’impresa significa anche formare chi usa questi strumenti e stabilire quali dati non devono essere caricati.

Da dove partire domani mattina

Scegliere un solo processo, con documenti non critici e un risultato facile da controllare. Per esempio: trasformare dieci ricevute in una tabella oppure confrontare due versioni della stessa procedura. Si misura il tempo impiegato, si contano gli errori e si decide se il metodo merita di diventare una procedura.

La tecnologia diventa utile quando entra in un flusso di lavoro e lascia tracce verificabili. Nel trasporto, dove scadenze, margini e conformità hanno conseguenze molto concrete, questa prudenza non rallenta l’innovazione: la rende utilizzabile.

Domande frequenti sull’AI per autotrasportatori

L’AI può controllare automaticamente il rispetto dei tempi di guida?

Può analizzare dati e segnalare scostamenti rispetto alle soglie fornite, ma non dovrebbe decidere da sola. Occorre verificare qualità dei dati, normativa applicabile ed eventuali eccezioni.

Meglio ChatGPT o Gemini Notebook?

Dipende dal compito. ChatGPT è adatto a creare e rielaborare contenuti. Gemini Notebook è utile quando la risposta deve restare ancorata a un insieme di fonti caricate e citate.

Si possono caricare contratti e dati degli autisti?

Solo dopo aver verificato policy aziendale, base giuridica, condizioni del servizio e misure di protezione. Quando possibile conviene anonimizzare o pseudonimizzare i dati e usare account aziendali approvati.

Qual è il primo progetto AI per una piccola azienda di trasporto?

Un processo frequente, ripetitivo e a basso rischio: note spese, scadenzari o confronto tra versioni di documenti. Il test deve avere un responsabile, una metrica di tempo e una verifica degli errori.

Fonti e approfondimenti

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The AI Lounge Club è un progetto di formazione e confronto tra manager e professionisti delle PMI, con sede a Concorezzo. Il mio coinvolgimento riguarda la guida scientifica e formativa del club, con particolare attenzione all’uso dell’intelligenza artificiale per organizzare la conoscenza e lavorare meglio.

Ne ha parlato Concorezzo.org nell’articolo “A Concorezzo il club per sfruttare al meglio l’AI”, firmato MC e pubblicato il 10 settembre 2026. Ringrazio la testata per aver raccontato un’iniziativa che porta sul territorio un tema al quale tengo: imparare a usare l’AI partendo dalle esigenze delle persone.

The AI Lounge Club: qual è il mio ruolo

Il pezzo di Concorezzo.org mi presenta come partner scientifico e di formazione. Ricorda inoltre l’open day del 27 giugno, durante il quale ho tenuto l’intervento “Il Second Brain del manager e dell’azienda”, dedicato all’organizzazione delle informazioni e al supporto ai processi decisionali.

Il sito ufficiale di The AI Lounge Club descrive oggi il mio compito come guida della parte scientifica e formativa. Il progetto è di Gianluigi Bonanomi e Giovanni Cotta. Il principio dichiarato è Human First, AI Second: le persone vengono prima degli strumenti.

Per me questo significa partire da una domanda concreta: quale attività vogliamo migliorare? Solo dopo ha senso scegliere il chatbot, costruire il prompt e valutare il risultato. Collezionare abbonamenti, da solo, non è un piano di trasformazione digitale.

Perché un club per imparare l’AI a Concorezzo

The AI Lounge Club propone il peer learning, cioè l’apprendimento tra pari. Manager e professionisti lavorano su casi concreti e si confrontano sulle rispettive esigenze. La sede è l’Agriturismo La Camilla a Concorezzo, una struttura immersa nel verde che ospita anche eventi aziendali.

Mi interessa soprattutto la possibilità di far emergere domande diverse intorno allo stesso tavolo. Chi si occupa di marketing può ragionare sulla coerenza dei contenuti; chi gestisce un gruppo di lavoro sulle procedure; un libero professionista sul recupero delle informazioni. Sono possibili punti di partenza, da scegliere in base al lavoro reale dei partecipanti.

Il confronto, però, va guidato. Un esperimento riuscito in uno studio non diventa automaticamente una soluzione per qualsiasi impresa. Bisogna capire quali documenti sono disponibili, chi li aggiorna e come verificare che la risposta sia utile.

Il Second Brain del manager e dell’azienda

Il tema del mio intervento di giugno resta centrale: come rendere utilizzabile la conoscenza che abbiamo già? Appunti, documenti e procedure hanno valore quando riusciamo a ritrovarli e collegarli a una domanda di lavoro.

La pagina ufficiale dedicata a RAG e Second Brain distingue due prospettive: organizzare la conoscenza personale del professionista e usare documenti aziendali come base per le risposte dell’AI. La RAG è una tecnica che integra il recupero di informazioni da fonti selezionate nella generazione della risposta. Il secondo cervello è invece un metodo più ampio di organizzazione della conoscenza.

Il mio consiglio è partire da un insieme piccolo e curato di materiali. Prima si chiarisce che cosa deve contenere l’archivio, poi si costruisce il modo di interrogarlo. Se nessuno sa quale procedura sia aggiornata, chiedere all’AI di leggerle tutte non risolve il problema organizzativo.

È un filo conduttore che ritrovi anche nel mio racconto della formazione per Officina del Talento, su ChatGPT come assistente e secondo cervello: dare contesto, formulare richieste efficaci e controllare ciò che si ottiene.

Un esercizio da cui partire

Ecco una mia proposta per chi vuole avvicinarsi al tema, non il resoconto di un’attività svolta all’open day:

  1. Scegli una domanda ricorrente del tuo lavoro, per esempio come preparare un incontro con un cliente.
  2. Seleziona pochi documenti pertinenti, aggiornati e adatti allo strumento che utilizzi.
  3. Chiedi una risposta con riferimenti alle fonti, facendo segnalare ciò che manca.
  4. Confronta il risultato con i documenti e annota errori, omissioni e passaggi utili.
  5. Decidi se ripetere il processo, modificarlo o abbandonarlo.

Il risultato da cercare è una procedura che sappiamo valutare. Un testo elegante è piacevole; una risposta verificata serve al lavoro.

Il prossimo open day di The AI Lounge Club

Al momento della pubblicazione, il sito del club annuncia il prossimo open day per il 17 ottobre 2026 alle 11:00, a La Camilla, Concorezzo (MB). L’ingresso è gratuito su prenotazione. Sono previsti presentazione del club e dei percorsi, esempi di AI in azienda, un momento interattivo sul metodo e aperitivo con networking.

Chi cerca formazione sull’intelligenza artificiale per manager e professionisti in Brianza può usarlo per conoscere il progetto e fare domande. Per iscrizioni e aggiornamenti sul programma, il riferimento è la pagina ufficiale dell’evento.

Domande frequenti

A chi si rivolge The AI Lounge Club?

Il club si rivolge a manager e professionisti delle PMI interessati a portare l’intelligenza artificiale nel lavoro quotidiano attraverso applicazioni pratiche e confronto tra pari.

Servono competenze di programmazione?

Secondo le indicazioni del club, non è necessario saper programmare. Il percorso è pensato per un pubblico professionale che vuole capire come applicare gli strumenti al proprio contesto.

Che cosa fa l’AI Facilitator?

Nel modello del club, l’AI Facilitator accompagna le attività pratiche e facilita il confronto tra i partecipanti. Aiuta il gruppo a imparare lavorando insieme sui problemi.

Informazioni su ruolo, format e appuntamenti verificate il 12 settembre 2026. La copertina è un’illustrazione generata con AI.

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Alla festa di Natale aziendale si ritrovano colleghi che fanno lavori diversi, clienti, partner e persone che magari hanno già sentito parlare fin troppo di ChatGPT. Per coinvolgerli serve un intervento che parli la loro lingua: esempi riconoscibili, qualche sorpresa e un po’ di ironia.

Propongo speech AI per eventi natalizi aziendali, cene di Natale e convention di fine anno: un’occasione per chiudere l’anno con curiosità, sorrisi e idee da portare nel lavoro. Il contenuto e il ritmo si adattano al pubblico, al settore e al programma della serata.

Richiedi disponibilità e proposta per il tuo evento. Indicami data, luogo, numero di partecipanti e tipo di occasione.

Uno speech sull’AI per la festa di Natale aziendale

Posso accompagnare una platea senza competenze tecniche alla scoperta dell’intelligenza artificiale generativa, partendo da domande concrete: che cosa può fare per noi? Perché a volte inventa le risposte? Come riconosciamo un risultato utile? Quanto lavoro dobbiamo ancora metterci noi?

Per chi organizza una cena di Natale aziendale, propongo di collocare l’intervento in un momento dedicato, prima del servizio e con l’attenzione della sala. Per una convention, il taglio può diventare più manageriale, con esempi legati alle attività dell’azienda e alle sfide dell’anno successivo.

Tre formati per eventi natalizi e incontri di fine anno

Le durate sono indicative. Definiamo insieme il formato in base alla scaletta, al pubblico e agli obiettivi.

AI tra stupore e ironia: 15–20 minuti

Un intervento breve per l’apertura della festa o prima della cena: esempi curiosi, errori dei chatbot e situazioni in cui riconoscersi. L’obiettivo è accendere una conversazione sull’AI con un linguaggio accessibile e un tono brillante.

Il lavoro nell’era dei colleghi artificiali: 25–35 minuti

Uno speech per dipendenti, clienti e partner. Mostro come usare l’AI per scrivere, cercare idee e affrontare attività quotidiane, insieme ai limiti da conoscere. Il pubblico può partire da zero; gli esempi si scelgono sul settore e sulle persone presenti.

Dall’anno appena concluso alle prossime sfide: 40–50 minuti

Un keynote per la convention aziendale di fine anno, con spazio per domande e confronto. Si può parlare di comunicazione, competenze, produttività e cambiamento, collegando gli strumenti alle esigenze dell’organizzazione.

Idee per uno speech AI di Natale

Il titolo e i contenuti si costruiscono sul contesto. Alcune proposte:

  • Stupidità artificiale e intelligenza umana: gli errori dei chatbot come occasione per ragionare sul nostro senso critico.
  • Il collega artificiale è invitato alla festa? Un viaggio fra assistenti AI, attività quotidiane e nuove abitudini di lavoro.
  • Che cosa ci portiamo nel nuovo anno: idee pratiche sull’AI da sperimentare, insieme ai rischi da tenere presenti.

Posso inserire un quiz, una breve dimostrazione o domande dal pubblico, se il formato e le condizioni tecniche lo consentono. L’ironia nasce dalle situazioni e dalle tecnologie; eventuali riferimenti all’azienda si concordano nel briefing.

Personalizzazione per HR, marketing e organizzatori di eventi

Prima dell’evento definiamo il messaggio che vuoi lasciare alle persone, il livello di familiarità con l’AI e il tono della serata. Per HR e comunicazione interna il focus può essere sulle competenze e sulla collaborazione. Per una rete commerciale, su esempi di vendita e relazione con i clienti. Per una platea mista, su situazioni che tutti possano comprendere.

Per personalizzare il contenuto bastano una descrizione del settore, alcune attività tipiche e materiali condivisibili. Gli esempi possono essere preparati con dati fittizi o pubblici, senza esporre informazioni riservate durante una dimostrazione.

Gianluigi Bonanomi sul palco: video e interventi documentati

Sono formatore, autore e docente di comunicazione digitale e AI. Per valutare il mio stile, puoi guardare questo intervento sui prompt pubblicato dalla Fondazione Pensiero Solido.

Tra gli interventi documentati trovi il Digital Talk su ChatGPT per STEP FuturAbility District, lo speech sull’AI generativa alla Convention Confartigianato Imprese 2024 e la moderazione di Play Hybrid per Ergon nel 2021. Fotografie e altri materiali sono nell’archivio di conferenze, speech e moderazioni.

Sono esempi di contesti professionali diversi, utili per valutare esperienza e taglio degli interventi. Per conoscere l’offerta completa consulta temi e formati delle mie conferenze e degli speech.

Requisiti tecnici e organizzazione

Per un intervento in presenza concordiamo microfono, schermo o proiettore e collegamento del computer. Le dimostrazioni live richiedono una connessione adeguata; se manca, possiamo usare esempi preparati. Per eventi online o ibridi definiamo anche piattaforma, condivisione dello schermo e gestione delle domande.

Nel briefing chiariremo durata, posizione nella scaletta, pubblico, eventuale registrazione e utilizzo successivo dei materiali. Per incontri a Milano, in Brianza o in altre città italiane, indicami la sede: la logistica entra nella proposta.

Domande frequenti sugli speech per eventi natalizi aziendali

Lo speech è adatto anche a chi non usa ChatGPT?

Sì. Posso partire dalle basi, usando esempi comprensibili anche a chi non ha esperienza con l’AI. Il livello si concorda in base al pubblico.

Puoi intervenire durante una cena di Natale aziendale?

Sì, prevedendo un momento dedicato nella scaletta. Un intervento prima della cena permette di seguire esempi, ascoltare e partecipare con maggiore attenzione.

Quanto dura lo speech?

Per questa proposta i formati indicativi sono 15–20, 25–35 e 40–50 minuti. Possiamo adattare la durata e riservare uno spazio alle domande in base al programma.

Si può personalizzare per la nostra azienda?

Sì. Concordiamo argomenti, esempi, tono e messaggio finale. Possiamo partire da attività del settore, obiettivi dell’evento e situazioni quotidiane dei partecipanti.

Quanto costa uno speaker per l’evento natalizio?

Il preventivo dipende da durata, preparazione, personalizzazione, sede, trasferta e modalità. Per una proposta indicami data, luogo, pubblico e obiettivo dell’evento.

Puoi anche moderare un momento di confronto?

Sì. Possiamo prevedere domande dal pubblico, una conversazione con il management o la moderazione di un panel, definendo prima ruoli e tempi.

Come verifico la disponibilità per dicembre?

Scrivimi la data o le alternative possibili. La disponibilità viene verificata sulla richiesta; potremo poi concordare contenuti, tempi e condizioni.

Organizziamo il tuo evento natalizio aziendale

Raccontami che cosa stai preparando: una festa di Natale per i dipendenti, una cena con clienti e partner oppure una convention di fine anno. Indicami data, luogo, pubblico previsto, durata desiderata e obiettivo. Se qualcosa è ancora da definire, scrivilo.

Richiedi disponibilità e preventivo per uno speech AI. Nel modulo scegli la richiesta relativa agli eventi e aggiungi i dettagli della serata.

Ho partecipato al Late Tech Show, il format ideato e condotto da Gigi Beltrame, con un intervento dedicato a un tema che oggi considero centrale: il rapporto tra OSINT, intelligenza artificiale e valore delle informazioni pubbliche.

Il titolo del mio contributo è “Il nuovo petrolio online”. Una metafora volutamente forte, perché racconta bene ciò che sta accadendo: i dati e le informazioni accessibili online sono diventati una risorsa strategica. Ma, proprio come il petrolio, non bastano “allo stato grezzo”. Vanno cercati, filtrati, verificati, interpretati e trasformati in conoscenza utile.

Ecco il video del mio intervento:

Perché le informazioni pubbliche valgono sempre di più

Quando si parla di OSINT — Open Source Intelligence — molti pensano a qualcosa di tecnico, vicino alla cybersecurity o alle indagini digitali. In realtà il concetto è molto più ampio.

L’OSINT riguarda la capacità di raccogliere e analizzare informazioni disponibili pubblicamente: siti web, social network, documenti, registri, immagini, articoli, database aperti, contenuti multimediali.

Il punto non è semplicemente “trovare dati”. Il punto è saperli leggere.

In un mondo in cui l’intelligenza artificiale generativa rende sempre più facile produrre testi, sintesi, analisi e risposte automatiche, diventa ancora più importante capire da dove arrivano le informazioni, quanto sono affidabili e come possono essere usate in modo corretto.

AI e OSINT: una coppia potente, ma da usare con metodo

L’intelligenza artificiale può accelerare enormemente il lavoro di ricerca e analisi: può aiutare a riassumere documenti, confrontare fonti, individuare collegamenti, generare ipotesi.

Ma l’AI non elimina il bisogno di metodo. Anzi, lo rende ancora più importante.

Senza spirito critico, senza verifica delle fonti e senza una cultura dell’informazione, il rischio è quello di confondere velocità con accuratezza. O, peggio, di prendere per buone risposte convincenti ma sbagliate.

È questo il cuore del mio intervento al Late Tech Show: oggi il vantaggio competitivo non è soltanto avere accesso agli strumenti digitali. È saperli usare con consapevolezza.

Dal dato alla conoscenza

La vera sfida, per aziende, professionisti, comunicatori e formatori, è trasformare il rumore informativo in conoscenza operativa.

Le informazioni online sono ovunque. Ma non tutte hanno lo stesso valore. Alcune sono aggiornate, altre obsolete. Alcune sono verificate, altre manipolate. Alcune sono rilevanti, altre solo apparentemente utili.

Per questo parlare di OSINT significa parlare anche di educazione digitale, pensiero critico e responsabilità nell’uso dell’intelligenza artificiale.

Ringrazio Gigi Beltrame e il Late Tech Show per lo spazio e per l’occasione di portare questo tema dentro una conversazione più ampia sulla tecnologia e sui suoi impatti.

Il 14 marzo 2026 sono stato invitato a salire sul palco del Festival del Giornalismo di Verona per un panel dal titolo “Cronache artificiali: il mestiere del giornalismo al tempo dell’intelligenza artificiale” insieme a Pier Luigi Pisa (autore del libro “Valeva la pena tentare”, di cui ho parlato su LinkedIn), con la moderazione del giornalista Daniele Chieffi.

Quando Daniele Chieffi ha aperto il panel al Festival del Giornalismo con quella frase – “il punto non è se l’AI sappia già scrivere un articolo” – ho capito che stavamo finalmente facendo la domanda giusta. Dopo anni in cui il dibattito ruotava intorno a “la macchina ci sostituirà?”, qualcuno stava spostando il baricentro.

Chieffi ha centrato il problema: il giornalismo rischia di perdere centralità molto prima che una macchina diventi davvero un giornalista. Basta che il pubblico si abitui a qualcosa di più rapido. Più comodo. Più economico cognitivamente.

Quando un lettore apre ChatGPT per farsi riassumere le notizie del giorno, non sta scegliendo qualcosa di migliore. Sta scegliendo qualcosa di abbastanza buono (un tempo si parlava di “good enough society”) con meno fatica.

Nessuno ha smesso di cucinare perché Deliveroo esiste. Ma milioni di persone cucinano meno. Non perché il cibo a domicilio sia superiore: perché è sufficientemente accettabile e costa meno energia. Il risultato? Meno competenza, più dipendenza da un intermediario. Ecco cosa rischia il giornalismo. Non l’estinzione: la marginalizzazione per abitudine.

Il punto di Pier Luigi Pisa: attenzione alla dipendenza

Sul palco con me c’era Pier Luigi Pisa, giornalista di Repubblica e Italian Tech, uno dei pochi in Italia che racconta l’AI dall’interno con competenza e rigore quotidiani. E il suo contributo al panel merita di essere riportato qui, perché non era in contraddizione con il mio – era il suo necessario complemento.

Pisa ha detto una cosa che vale come avvertimento: dietro la comodità si nasconde un ecosistema fragile. Se iniziamo a delegare all’AI non solo l’esecuzione rutinaria ma anche il ragionamento, l’analisi, il giudizio contestuale su temi complessi, rischiamo di compromettere non solo la qualità ma l’autenticità di quello che facciamo.

La sua formula è precisa e difficile da contestare: “L’IA processa dati, noi processiamo la realtà.” Ha ragione, e questa distinzione è tutto. La macchina vede pattern. Il giornalista vede persone. La macchina aggrega segnali. Il giornalista capisce che dietro un dettaglio apparentemente insignificante si nasconde una storia che vale la prima pagina. La macchina trascrive un’intervista in secondi. Ma l’empatia che serve per condurla – per far abbassare le difese a una fonte, per ascoltare il silenzio oltre le parole – quella non si addestra su nessun dataset.

Pisa ha anche messo il dito su un rischio concreto che troppo spesso viene minimizzato: un uso poco consapevole dell’AI può inquinare l’informazione con allucinazioni e pregiudizi, e può minare il patto di fiducia con i lettori. E quel patto, una volta rotto, non si ricuce facilmente.

Ammettiamolo: la macchina certi articoli li scrive meglio di noi

Eppure, dato per scontato che quanto ha detto Pisa è corretto, ho voluto essere scomodo (molto più scomodo di quanto ci si aspetti da un convegno di categoria). L’AI certi articoli non li scrive “abbastanza bene”, li scrive meglio. Più velocemente. A patto di essere ben addestrata e governata.

Facciamo esempi concreti. Un comunicato stampa aziendale da trasformare in notizia. Un verbale di consiglio comunale. I risultati di una partita di terza categoria. L’andamento settimanale del prezzo delle arance come nel film “Una poltrona per due”. I dati Istat sull’inflazione. Le nomine nei CdA delle società quotate.

Questi sono articoli di servizio: rutinari, strutturati, prevedibili (ma soprattutto mal pagati!). Il loro valore è nell’accuratezza e nella velocità, non nell’interpretazione. E su accuratezza e velocità, un modello linguistico ben istruito batte un giornalista stanco dopo sei ore di redazione. Punto.

Negarlo è sbagliato e, soprattutto, è controproducente: ci impedisce di vedere l’opportunità enorme che si nasconde dietro questo fatto.

Se la macchina fa i compiti rutinari, tu puoi fare l’inchiesta

Pensa a quante ore di una giornata redazionale vengono assorbite da lavoro automatizzabile: trascrizioni di conferenze stampa, sintesi di atti pubblici, rassegne stampa mattutine, monitoraggio di fonti istituzionali, traduzione di documenti, prime bozze di notizie da agenzia, aggiornamenti su sentenze, bilanci, gare d’appalto e così via. Tutto questo oggi si delega, non si elimina. E quel tempo torna. Torna all’inchiesta, all’intervista difficile, alla fonte che bisogna incontrare di persona, al documento che nessuno ha ancora letto, alla storia che nessun algoritmo è andato a cercare perché non sapeva che esistesse.

Questo è il cambio di paradigma che il dibattito “AI contro giornalismo” continua a perdere. Non è sostituzione: è redistribuzione del lavoro cognitivo. Le macchine prendono i compiti a basso valore. Gli umani si concentrano su quelli ad alto valore.

Gli strumenti concreti

Durante l’evento ho voluto parlare anche di strumenti pratici.

Google Gemini Notebook (ex NotebookLM) è forse lo strumento più sottovalutato nelle redazioni italiane: in platea, su decine di persone, solo una giornalista ha detto di usarlo. Carichi documenti – atti giudiziari, relazioni parlamentari, bilanci, perizie tecniche, contratti – e hai un interlocutore che li ha letti tutti, li tiene in testa contemporaneamente e risponde alle tue domande su di essi. Senza allucinazioni, perché ragiona solo su quello che gli hai dato, e mostrando dove ha preso l’informazione nel punto esatto del documento caricato. Per un giornalista che lavora su un’inchiesta lunga settimane, è un secondo cervello che non dimentica nulla.

Facciamo un esempio concreto: hai 1.200 pagine di atti di un processo per corruzione. Senza Gemini Notebook, impieghi giorni a orientarti. Con Gemini Notebook, in venti minuti hai una mappa delle relazioni tra persone, date, importi, e puoi cominciare a fare le domande giuste alle carte.

Google Pinpoint è progettato esplicitamente per il giornalismo investigativo. Analizza in automatico enormi archivi di documenti – migliaia di file, email, PDF, immagini con testo – e li rende ricercabili, collegati, interrogabili. È lo strumento che i grandi giornali d’inchiesta usano per i leak. Il team del Panama Papers non avrebbe potuto fare quello che ha fatto senza tecnologie di questo tipo. E che dire degli Epstein files (vedi questo esempio)?

Questi non sono strumenti per scrivere al posto tuo. Sono strumenti per vedere quello che da solo non vedresti mai, perché nessun essere umano può tenere in testa 50.000 documenti e trovarne le connessioni nascoste.

Ho illustrato questi due strumenti in un video sul mio canale Youtube:

Il secondo cervello che scrive come te

C’è poi un livello ulteriore, che mi riguarda direttamente e che trovo straordinariamente efficace. Un modello come Claude – con le istruzioni giuste, con quello che tecnicamente si chiama una “skill” costruita sul tuo stile – impara a scrivere come scrivi tu. Non in modo approssimativo: con le tue strutture sintattiche, il tuo registro, le tue abitudini retoriche, il tuo modo di aprire un pezzo e di chiuderlo.

Io ho costruito una skill del genere per me stesso. Il risultato è che posso produrre una prima bozza di un articolo di servizio – una news da agenzia, un pezzo informativo su una normativa, una scheda su un prodotto tecnologico – in pochi minuti. Quella bozza è già nel mio stile. La rivedo, la aggiusto, la firmo. Ci metto un quarto del tempo che ci mettevo prima. Per dire: come credi sia stato scritto, in gran parte, il testo che stai leggendo?

Quel tempo risparmiatomi non sparisce nel vuoto. Va su un capitolo del prossimo libro. Va su una lezione più approfondita per i miei studenti. Va su una consulenza più ragionata per un cliente.

Il secondo cervello non mi sostituisce: moltiplica quello che riesco a fare.

Lo specchio scomodo

L’AI non è il problema del giornalismo. Forse è lo specchio del problema del giornalismo. Se il pubblico si accontenta di una sintesi automatica, è perché in molti casi il giornalismo aveva già smesso di offrire qualcosa che valesse il costo cognitivo dell’attenzione. Ha inseguito il clic invece del significato. Ha ottimizzato per Google (ora per ChatGPT) invece che per il lettore. L’AI non ha distrutto nulla. Ha accelerato una deriva che era già in corso.

La risposta non è fermare l’AI. È usarla per liberare il tempo necessario a fare giornalismo che valga davvero la pena leggere. Quel giornalismo – quello umano, come dice Pisa – non è in pericolo per colpa delle macchine. È in pericolo quando smette di essere necessario. E smette di essere necessario solo se lo lasciamo smettere.

Ho voluto chiudere il mio intervento con un’altra provocazione, adattando un refrain che gira in Rete da tre anni: “Non è l’AI che ruberà il lavoro del giornalista, bensì un giornalista che sa usarla”.


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Nel 1998, mentre due studenti di Stanford lanciavano Google, io iniziavo a fare il giornalista. Pensavo di aver visto tutto: e-commerce, smartphone, social. Mi sbagliavo. Erano solo l’antipasto. Il piatto forte è l’intelligenza artificiale, il vero compimento della digitalizzazione.

Se sei un genitore, lo so: temi l’effetto “ebete” da compiti scopiazzati, i deepfake o i robot che rubano il futuro. Ma i numeri non aspettano i nostri timori: il 97% dei ragazzi tra i 16 e i 18 anni usa già l’AI generativa. Hanno in tasca uno sparring partner che non li giudica, ma che spesso fa lo “yes man”, confermando ogni loro errore.

Demonizzare lo strumento non serve. Un martello è un problema solo se lo usi per spaccare teste; tutto dipende da chi lo impugna. Nel mio ultimo intervento per STEP FuturAbility District ho messo da parte i massimi sistemi per consegnarvi una cassetta degli attrezzi: dieci idee concrete per usare l’AI in famiglia in modo positivo.

Ecco qualche esempio.

Gemini Notebook (ex NotebookLM) per lo studio: uno strumento di Google gratuito e pazzesco. Sfrutta la tecnologia RAG (retrieval-augmented generation): risponde basandosi solo sui documenti che carichi tu. Niente allucinazioni, niente invenzioni. Ti fornisce le note a piè di pagina e cita la fonte esatta. La miglior difesa contro le fake news.

L’assistente di casa: sedetevi a tavola, aprite Gemini e costruite insieme un chatbot personalizzato. Assegnategli un ruolo – sfruttando la regola del role prompting – e istruitelo per scovare i film del weekend o le mostre in città. È il modo più semplice per spiegare ai figli come ragiona la macchina.

Musica con Suno: l’AI non è intelligente, è solo statistica velocissima. Sa copiare e mescolare. Con Suno potete creare una traccia rock o blues su un tema scelto da voi in pochi secondi. Divertente, utile per smitizzare la “magia” dell’algoritmo.

La regola d’oro? Non sarà l’intelligenza artificiale a portarci via il lavoro, ma qualcuno che saprà usarla meglio di noi. Dobbiamo guidare i ragazzi, educarli e, soprattutto, giocarci insieme.

Nel video integrale qui sotto racconto il resto, tra tool gratuiti e qualche risata (citando Aranzulla e il trauma di aspettare una settimana per una puntata di Dallas).

Guarda l’intervento e fammi sapere nei commenti quale strumento proverai per primo.

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Il 2 febbraio 2026 sono stato invitato dalla Fondazione Corriere della Sera a un evento per le scuole presso la sala Buzzati: collegati 12.000 studenti da tutta Italia, per sentirci parlare di #AI in classe. Con me l’amico Vincenzo Cosenza.

Ho caricato su YouTube alcuni passaggi dell’evento.

3 esempi d’uso dell’AI in classe

Hai presente quando gli studenti usano ChatGPT per farsi fare i compiti? Ecco, quello è il modo peggiore per approcciare l’intelligenza artificiale. In questo video esploriamo come trasformare l’IA da scorciatoia a vero e proprio alleato didattico. Parliamo di «role prompting»: far diventare il chatbot il tuo prof di italiano per simulare un’interrogazione su Dante, oppure un generale che ti racconta Waterloo. Non è magia, è collaborazione creativa. Nel video passo in rassegna alcuni casi reali: – Simulazione di interrogazioni: caricare testi e chiedere all’IA di metterci alla prova. – Dialogo con la storia: intervistare Napoleone per capire le sue scelte strategiche. – Role-play linguistico: gestire un cliente difficile in tedesco per allenare le soft skill. L’obiettivo non è delegare il pensiero, ma potenziarlo. Perché se l’IA imita l’intelligenza umana, noi dobbiamo imparare a usarla per non diventare “pigri” ma più brillanti.

Alla scoperta di Gemini Notebook (ex NotebookLM)

Dimentica ChatGPT per un attimo: se cerchi uno strumento che rivoluzioni davvero il modo di studiare e lavorare con i documenti, devi conoscere Gemini Notebook. È il “taccuino intelligente” di Google che non risponde pescando a caso dal web, ma si basa esclusivamente sulle fonti che carichi tu. Niente più allucinazioni: se gli chiedi la ricetta della pizza mentre stai studiando fisica quantistica, ti dirà chiaramente che nei tuoi testi non c’è traccia di margherite.

Ecco perché Gemini Notebook è una marcia in avanti:

  • Verifica immediata delle fonti: ogni risposta include citazioni cliccabili che ti portano esattamente al paragrafo del documento originale.

  • Multimedialità totale: legge PDF, appunti scritti a mano (anche in corsivo!) e persino schemi elettrici o immagini.

  • Creazione di contenuti: trasforma i tuoi materiali in infografiche, slide, podcast con voci umane che discutono i temi o video esplicativi con voice-over.

  • Ecosistema Google: se hai una Gmail, hai già Gemini Notebook; è gratuito, integrato e generoso (fino a 50 domande al giorno nella versione free).

È lo strumento perfetto per chi ha bisogno di rigore, precisione e una mano per trasformare la teoria in pratica multimediale.

Farsi intervistare dai chatbot

Perché dobbiamo essere sempre noi a spremere le meningi per interrogare ChatGPT o Gemini? In questo estratto del mio intervento a «Insieme per capire», ribalto completamente la prospettiva: il segreto per ottenere risultati davvero utili non è fare domande migliori, ma farsi intervistare dall’intelligenza artificiale.

Che tu debba scrivere una tesina, preparare una ricerca o un’interrogazione, prova a dire all’IA: «questo è il mio obiettivo, fammi tu tutte le domande che ritieni opportune per inquadrare il contesto». È qui che avviene il vero salto di qualità: lo scambio diventa profondo, l’IA capisce chi sei, cosa ti serve e in quale materia ti stai muovendo.

In questo video ti spiego come questo ribaltamento dei ruoli possa trasformare uno strumento passivo in un partner di lavoro incredibilmente efficace.

Siamo passati dai chatbot che rispondono a comando a veri e propri agenti intelligenti capaci di pianificare ed eseguire task complessi in autonomia. Ma cosa significa davvero per il nostro lavoro e la nostra quotidianità?

In questo estratto, esploriamo il salto evolutivo dell’intelligenza artificiale:

  • Chatbot vs Agenti: la differenza tra uno strumento reattivo e uno proattivo che «va avanti come un treno».

  • Esperimenti sul campo: dall’organizzazione di un viaggio in Giappone alla spesa online fatta partendo da una semplice foto di una pizza.

  • Il futuro delle aziende: lo scenario di società miliardarie gestite da una sola persona supportata da una flotta di agenti specializzati (marketing, R&S, logistica).

  • Integrazione fisica: l’arrivo dei robot umanoidi e l’impatto sulla gestione delle attività domestiche e industriali.

L’IA non è più solo uno strumento per studiare o scrivere meglio, ma un ecosistema che impara a collaborare con sé stesso e con noi. Quale sarà il peso del contributo umano in questo nuovo equilibrio?

I problemi dell’AI

L’intelligenza artificiale non è più una novità da laboratorio, ma un compagno silenzioso che sta riscrivendo le regole del gioco. In questo estratto dell’evento «Insieme per capire», analizzo i rischi che corriamo delegando le nostre scelte agli algoritmi.

Siamo pronti a gestire un “sistema zero” che decide per noi?

Cosa troverai in questo video:

  • Il paradosso del secondo cervello: quanto potere stiamo dando a strumenti come ChatGPT? Dalle scelte editoriali ai consigli medici, il confine tra supporto e condizionamento è sempre più sottile.

  • Pregiudizi e bias: se l’IA impara dagli umani, eredita anche i nostri errori. Come correggere una “scatola nera” che discrimina basandosi sulle statistiche?

  • Privacy e gestione dati: ogni nostra interazione alimenta i modelli. Sai come disattivare l’uso dei tuoi dati nelle impostazioni?

  • Proprietà intellettuale: il tema spinoso del copyright e di come i contenuti protetti finiscano nel calderone dell’addestramento senza alcuna remunerazione per gli autori.

La registrazione completa dell’evento

Ecco l’intera registrazione dell’evento:

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Venerdì 22 novembre ho avuto il piacere di partecipare alla seconda edizione del convegno “Poetiche Artificiali. Umanesimo Tecnologico, AI e altre forme di intelligenza” , organizzato da IO01 Umanesimo Tecnologico, Accademia SantaGiulia e Studium, e centrato sul rapporto fra umanesimo e intelligenza artificiale.

Il mio intervento ha rappresentato una naturale prosecuzione del mio impegno verso l’incontro di umanesimo e AI. Nella mia relazione, intitolata provocatoriamente “Perché l’IA fa paura e perché, invece, dovrebbe essere considerata una nuova competenza“,

Questo l’abstract del mio intervento:

Dalla fine del 2022, dal lancio di ChatGPT da parte di OpenAI, non si fa altro che parlare di intelligenza artificiale e di come “ruberà” posti di lavoro, soprattutto ai colletti bianchi. È davvero così? Questo corso vuole dimostrare come l’AI stia rapidamente diventando uno strumento indispensabile in molti settori, un “aiutante” che permette di rendere più efficienti ed efficaci molti compiti: leggere (riassumere), scrivere, tradurre, ideare, comunicare, ecc. Imparare a utilizzarla, grazie a nuove competenze ibride come il prompt engineering, può portare benefici immediati.

Il video del mio intervento

Grazie al Giornale di Brescia, è possibile rivedere tutti gli interventi della giornata. Compreso il mio:

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Lunedì 9 giugno al Cefriel di Milano (e in streaming su ANSA.it) la Fondazione Pensiero Solido ha organizzato un incontro a più voci per riflettere sul futuro del libro nell’era dell’intelligenza artificiale.

Personalmente ho concentrato il mio intervento su come cambia la lettura al tempo di ChatGPT. Sono partito con una domanda pungente: chi legge i libri oggi? Forse ChatGPT. Ma soprattutto: chi li scrive? L’AI non è più solo una lettrice virtuale, ma diventa autrice, bibliotecaria, editor. Ma non è tutto negativo. Ho voluto dare molti esempi di come ChatGPT può potenziare e integrare la lettura: dalle colonne sonore per leggere ai testi trasformati in fumetti, dai suggerimenti di lettura all’interpretazione dei testi.

Ecco la registrazione del mio speech:

Le slide del mio speech

Qui si possono vedere e scaricare le slide della mia presentazione: