“I social network come rappresentazione”: la mia prefezione a una tesina universitaria

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Nel maggio 2021 gli studenti Edoardo Daumiller e Deborah Trebbi dell’Università degli studi di Genova mi hanno chiesto una mano per la realizzazione della loro tesina di un corso in Scienze della comunicazione. Ho scritto la prefazione della loro tesina, eccola:

Goffman e le relazioni online (vent’anni dopo)

A cavallo dei due millenni scrissi la mia tesi per chiudere il mio viaggio a Scienze politiche, corso di laurea in sociologia della comunicazione. Avevo un pallino: esplorare il nuovo mondo del Web che usavo solo da tre o quattro anni, ma che vivevo come
fantascientifico. Partii da un’intuizione: applicare i concetti di Erving Goffman, dalla vita come rappresentazione al framing, al mondo del Web, esplorando così i concetti di identità digitale e relazioni online. Una sfida importante (mai affrontata prima), un
esercizio eccitante di pensiero laterale: del resto Goffman, morto nel 1982, non aveva mai sentito parlare di Internet come lo conosciamo (presso il CERN di Ginevra il ricercatore Tim Berners-Lee definì il protocollo HTTP solo nel 1991).
Il lavoro richiese tanto tempo, tanto studio ma mi diede molte soddisfazioni. La tesi, che battezzai in omaggio a Goffman “La vita nel ciberspazio come rappresentazione”, finì coerentemente online: le centinaia, migliaia di download che si sono susseguiti in questi vent’anni mi hanno ricordato costantemente una grande verità di Internet: la Rete dà molto, ogni tanto è bene restituire qualcosa se vogliamo davvero fare comunità. È esattamente questo il motivo che mi ha spinto a dare una mano a Edoardo e Deborah per questo bel lavoro, dove ritrovo lo stesso mio spirito di vent’anni fa. Questa tesi, che
ovviamente rispetto alla mia riprende autori successivi come Bauman e concetti impensabili allora come influencer e filter bubble, è la naturale prosecuzione del mio lavoro perché all’epoca si iniziavano a intravedere alcuni fenomeni, come per esempio il virtual self, che con l’avvento dei social e degli smartphone sarebbero poi esplosi. Alcune storture già si intravedevano, come le fake news e il digital divide, ma nessuno poteva prevedere la portata di questi fenomeni. Come noi non possiamo sapere che cosa ci riserverà il prossimo futuro. Ma una cosa la so: Edoardo e Deborah, tra vent’anni, aiuteranno dei ragazzi che faranno una tesi sull’identità digitale, magari a partire ancora da Goffman. Perché le tecnologie e gli strumenti cambieranno, ma non l’uomo che li
userà (robot e algoritmi permettendo).

Qui puoi leggere l’intera tesina “Dalla metafora di Goffman alla costruzione dell’Io digitale”:

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Che cos’è Twitch? (Ed è utile per il business?)

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Quante volte da bambino, adolescente o adulto hai visto qualcuno giocare a un videogioco? Quante volte hai osservato i tuoi amici sfidarsi in un’infuocata partita a Call of Duty (non vedo l’ora che arrivi per l’Oculus) o in un serratissimo match a FIFA? I videogiochi sono stati pensati essenzialmente per sfidare altri avversari umani o per battere l’Intelligenza Artificiale. Con il progresso tecnologico il mondo videoludico è mutato per l’ennesima volta: la nuova rivoluzione si chiama Twitch. A prima vista si potrebbe pensare a una specie di YouTube dedicato al mondo dei videogiochi, ma Twitch è molto di più: è una piattaforma di “live streaming” che permette agli utenti di trasmettere le proprie partite con i videogame preferiti (o con altre attività) in tempo reale e di interagire con il pubblico di tutto il mondo. Un servizio che permette di produrre e condividere contenuti video e, soprattutto, di intrattenere una platea di appassionati e non.

Una forma di intrattenimento che ha generato una vera e propria rivoluzione nel mondo dei vari Grand Theft Auto, Super Mario, Call of Duty, Street Fighter e compagnia bella, soprattutto nel modo di fruizione dei videogiochi stessi. Una rivoluzione che ha colpito tutti i media in modo indiscriminato: dai siti specializzati fino ai video su YouTube, Twitch ha cambiato il modo di “percepire” il videogioco grazie alla possibilità di comunicare istantaneamente e di osservare qualcuno che gioca al proprio titolo preferito in tempo reale. È molto più facile memorizzare il contenuto di un video che si guarda rispetto a quello che si legge sulle pagine di un libro: diversi studi e ricerche hanno stimato che ogni essere umano riesce a ricordare l’80% di quello che osserva. Con percentuali e numeri di questo tipo è facile capire perché Twitch sia diventato in poco meno di un decennio una piattaforma social di grandissimo successo e, soprattutto, perché un colosso come Amazon l’abbia acquistata nel 2014 soffiandola a un altro gigante del web come Google.

La nascita di Twitch

Chi può voler guardare uno sconosciuto giocare per ore? E come fa questo sconosciuto a guadagnare del denaro semplicemente giocando? La risposta a queste domande lecite è piuttosto semplice: fare lo streamer è diventato un vero e proprio lavoro (e ben pagato) per moltissimi ragazzi che trasmettono e propongono contenuti live per un pubblico di aficionados.

La creazione di Twitch ha una data ben precisa: il 6 giugno 2011. La piattaforma è nata come uno spin-off di Justin.tv, un innovativo servizio lanciato nel 2007 che permetteva agli utenti di diffondere in tempo reale i propri contenuti (tramite registrazione gratuita). Tra le diverse categorie presenti, il contenuto di live streaming che veniva maggiormente condiviso e apprezzato riguardava il mondo dei videogiochi. Nel giugno del 2011 la società decise di chiudere definitamente Justin.tv e di creare un nuovo portale dedicata al mondo dei videogiochi che prese il nome di Twitch.tv. In poco tempo la piattaforma riuscì a frantumare ogni record: nell’ottobre 2013 si registrarono ben 45 milioni di utenti attivi. Il successo ottenuto costrinse gli servizi di video concorrenti (YouTube e Dailymotion su tutti) a correre ai ripari, aumentando il numero dei contenuti dedicati ai videogiochi presenti e a incentivarne la pubblicazione. Il 25 agosto 2014 Amazon ha acquisito Twitch Interactive per la cifra record di 970 milioni di dollari, superando la concorrenza di Google. L’acquisizione è stata formalmente chiusa il 25 settembre 2014 e il colosso di Bezos non ha perso tempo e ha subito integrato questa piattaforma nel suo immenso ecosistema per sfruttarne le infinite potenzialità a livello economico tramite il lancio di un programma di affiliazione.

Numeri record per Twitch

Durante il periodo di lockdown moltissimi creator hanno iniziato a produrre nuove trasmissioni in streaming e, nel marzo 2021, Twitch ha frantumato l’ennesimo record raggiungendo il traguardo significativo di 2.06 miliardi di ore visualizzate nell’arco di un solo mese, con una crescita pari al 105% rispetto all’anno precedente e battendo nettamente un competitor blasonato come Facebook Gaming che si è fermato “solo” a 400 milioni di visualizzazioni.

Secondo la piattaforma di broadcasting Rainmaker GG, il merito di questa straordinaria performance è da ascrivere a Grand Theft Auto V, la gallina dalle uova d’oro di Rockstar Games/Take Two Interactive che ha raggiunto la stratosferica cifra di ben 140 milioni di copie vendute dal lontano 2013, l’anno della pubblicazione delle versioni PS3/Xbox 360 del gioco.

Non c’è solo GTA V a macinare record su Twitch con ben 181 milioni di visualizzazioni: sul podio ci sono anche League of Legends, con 143 milioni di ore e il solito Fortnite con 107 milioni. Non lontani dalla terza posizione si trovano anche Call of Duty Warzone con 85 milioni e l’educativo Minecraft con ben 82 milioni di visualizzazioni. Se il capolavoro di Rockstar Games riesce a tenere incollati agli schermi gli spettatori come nessun altro gioco (grazie alla sua brillante componente online), su Twitch stanno andando forte anche una nuova tipologia di contenuti definiti “statici” con gli streamer che non giocano ma che dormono! Infatti, sono state registrate oltre 2 milioni di ore visualizzate in questa speciale categoria dei cosiddetti “sleeping streamer”: c’è gente che ha pagato (sotto forma di donazioni) per vedere dormire il proprio beniamino durante una livestreaming!

Twitch è il canale giusto per le nuove generazioni

Insomma, le nuove generazioni sembrano preferire una chat o quattro chiacchiere con il proprio streamer preferito piuttosto che uscire e frequentare i propri amici. A proposito di streamer, nel 2019 aveva fatto scalpore il passaggio dello streamer Tyler “Ninja” Blevins  dalla piattaforma di Amazon a quella di Microsoft denominata Mixer.

Un cambio di casacca per una cifra record: si parlava di una cifra che si aggirava sui 50 milioni di dollari! Tyler Blevins, ovvero lo streamer più famoso del mondo, il ragazzo che aveva ospitato sul proprio canale il rapper Drake, che era stato ospite dei più importanti talk show a stelle e strisce (Ellen DeGeneres e Jimmy Fallon su tutti) e diventato persino “cantante” nella trasmissione televisiva “The Masked Singer”, con i suoi 14 milioni di follower era il testimonial perfetto per la nuova piattaforma di Microsoft che non aveva badato a spese per ingaggiare altri streamer di primissimo livello. Nonostante gli sforzi e pur avendo nella sua scuderia alcuni tra gli streamer più seguiti del web, la piattaforma di streaming di Microsoft non è mai riuscita a decollare. Nel 2020 è stata annunciata a sorpresa la partnership tra Mixer e Facebook Gaming, un’inaspettata alleanza per contrastare lo strapotere di Google (YouTube) e Amazon (Twitch). Dopo la chiusura di Mixer, il Ninja è ritornato all’antico amore – Twitch – per la gioia dei suoi quasi 17 milioni di follower.

Il profilo tipo dell’utente in Twitch

Qual è l’utente tipo della piattaforma di Amazon? Negli Stati Uniti più di metà dei follower ha un’età compresa tra i 18 e i 34 anni mentre solo il 14% ha meno di 18 anni. Chi utilizza Twitch ama interagire, dispone di buon potere d’acquisto e trascorre in media più di 90 minuti sul portale. Circa quattro utenti su cinque in tutto il mondo sono uomini anche se il pubblico di sesso femminile sta aumentando in modo significativo, soprattutto grazie alla crescente offerta di canali alternativi al mondo videoludico. Perché il live streaming non è limitato ai videogiochi o alla trasmissione di eventi Esports e come per YouTube chiunque può accedere senza necessità di registrarsi e guardare qualsiasi tipo di video. Durante il lockdown Twitch è cresciuto anche nel Bel Paese raggiungendo numeri importanti: le cifre parlano di 4 milioni di italiani che frequentano i canali della piattaforma di Amazon. Si tratta soprattutto di uomini (67%) e di studenti (24%). Per le aziende che vogliono vendere un prodotto o far conoscere il proprio brand, la piattaforma di Amazon sta diventando uno strumento fondamentale da utilizzare come gli altri social network.

Le aziende possono sfruttare Twitch?

La piattaforma di Amazon è orientata al mondo del gaming professionale e non, ma giorno dopo giorno si sta affermando anche come portale di socializzazione e come un vero e proprio social network. La piattaforma di streaming è in forte crescita un po’ ovunque e gli streamer più quotati possono raggiungere una platea composta da milioni di spettatori. È facile intuire come le potenzialità marketing di una piattaforma simile siano elevatissime, con la possibilità di raggiungere in modo diretto il proprio pubblico di riferimento e in modo più efficace rispetto ai media tradizionali.

L’offerta di Twitch non è limitata solo ai videogiochi: la piattaforma offre numerosi altri canali dedicati ad altre categorie/argomenti. L’acquisizione di Amazon ha trasformato la piattaforma in qualcosa di simile a YouTube e sono presenti quattro categorie ben distinte:

  • Giochi
  • IRL
  • Musica
  • e-Sport

Per esempio, nella sezione tematica “IRL” (“In-Real-Life”) gli spettatori possono seguire e vivere un po’ della quotidianità in compagnia dei loro streamer preferiti condividendo pensieri, opinioni ed emozioni (come in un vecchio “vlog”) e non solo giocando con un videogioco. In questa sezione è facile trovare appassionati dedicati al mondo della cucina, del fitness, del fai-da-te o di qualsiasi altra attività creativa, mentre il numero degli utenti che utilizzano la piattaforma non per i videogiochi/Esports sta aumentando in modo esponenziale. E che dire dei live streaming dei concerti trasmessi su Twitch (disponibili tramite l’app Amazon Music su iOS e Android) per consentire a fan e artisti di restare in contatto dopo la cancellazione dei concerti dal vivo imposta dalla pandemia? La piattaforma ha registrato lo scorso anno una forte crescita (del 387% rispetto all’annata precedente!) proprio nella categoria “Musica e arti dello spettacolo”. Grazie ad Amazon Music, infatti, i fan hanno potuto interagire con quegli artisti che hanno voluto utilizzare Twitch per fare musica dal vivo o per creare degli eventi ad hoc. Avere gruppi e categorie così eterogenee è la classica manna dal cielo per chi fa marketing, soprattutto per quelle aziende che devono raggiungere un pubblico piuttosto giovane e che hanno concentrato le loro campagne su altri canali.

L’importanza di avere un influencer

Anche in Twitch è fondamentale sfruttare – come nel caso sopracitato di Microsoft e del Ninja – i cosiddetti influencer. Per qualsiasi brand o azienda avere un testimonial di un certo livello è il classico valore aggiunto che può fare la differenza, soprattutto per il rapporto di fiducia che si viene a creare tra streamer e follower, un coinvolgimento/interazione così elevato che è difficile riscontrare in altre piattaforme. Per gli spettatori è importate sentirsi parte integrante dell’esperienza proposta dallo streamer e l’interazione è fondamentale (attraverso hashtag, tweet, votazioni, premi e altro ancora). Tutte le trasmissioni, infatti, sono accompagnate da una classica chat room che permette agli streamer di interagire direttamente con gli spettatori. Questa è la chiave per creare una community che assomigli a un gruppo di amici o a una famiglia che si dà appuntamento tutti i giorni a un determinato orario. La costanza è un altro elemento cruciale per il successo del proprio canale: come succede per una partita di campionato o per un show televisivo, il pubblico di Twitch deve conoscere gli orari delle trasmissioni in diretta. Quindi, gli orari vanno pubblicizzati per bene sfruttando anche gli altri canali social, perché come insegnano i migliori streamer gli spettatori sono “le vere e proprio star” del proprio canale.

Come funziona Twitch?

La piattaforma non altro è un servizio di streaming e per iniziare la tua carriera di streamer non devi fare altro che avere un PC e scaricare il client ufficiale del programma (disponibile per Windows e macOS). È disponibile anche in versione app per i dispositivi mobile iOS e Android e per le principali console da gioco: per conoscere l’elenco completo di tutte le piattaforme supportate clicca qui. Se invece vuoi solo vedere qualche diretta puoi semplicemente collegarti al sito ufficiale: non è necessario essere iscritti al servizio.

È importante specificare che Twitch permette a tutti di godere in modo gratuito dei contenuti proposti: l’unico limite è la pubblicità. Per avere una visualizzazione senza spot pubblicitari è necessario abbonarsi a un canale ottenendo al tempo stesso una serie di vantaggi e ricompense esclusive, oltre alla possibilità di supportare il lavoro del proprio streamer preferito e di chattare con lui e gli altri abbonati. Le sottoscrizioni ai canali (chiamate in gergo “sub”) sono disponibili nel formato di pacchetti che cambiano in base al livello (si va dai 4,99 euro al mese del Livello 1 fino ai 24,99 euro al mese del Livello 3). Ogni volta che un utente sottoscrive un abbonamento, partner e affiliati dello streamer lo ricompenseranno con dei gadget speciali: dall’emoticon personalizzata fino al prezioso stemma di abbonato e altro ancora. In molti casi sarà lo stesso streamer a offrire contenuti speciali ai propri abbonati in base al livello selezionato.

Interagire con il pubblico

La condivisione degli interessi è il primo passo: Twitch è una piattaforma dove la persone amano conversare (attraverso le chat). La forte connessione che si viene a creare tra chi fa stream e chi lo segue offre a chi fa marketing la possibilità di creare delle campagne pubblicitarie su misura e integrate direttamente nella piattaforma. Rispetto agli altri canali social, in Twitch il coinvolgimento degli spettatori è tale che è difficile riscontrare delle lamentale su prodotti sponsorizzati o servizi raccomandati. Le aziende tendono a proporre delle soluzioni simili a quelle adottate nei principali portali e soprattutto in YouTube: per sfruttare il potenziale di marketing di Twitch vengono utilizzati degli spot video che vengono integrati durante una live streaming oppure in eventi creati ad hoc. I modi per proporre brand e prodotti sono pressoché infiniti: di solito gli streamer più quotati includono i marchi delle aziende con cui hanno accordi commerciali durante una trasmissione, per esempio indossando un capo d’abbigliamento sponsorizzato. Gli accordi commerciali possono essere di vario tipo e uno dei più diffusi è quello di “affiliazione”: gli streamer fanno delle recensioni positive su un determinato prodotto ricevendo in cambio una percentuale sulle vendite. Insomma, basta avere qualche milione di fedeli “seguaci” – si fa per dire! – per diventare uno streamer potenzialmente interessante per un’azienda che vede in Twitch un territorio fertile e, soprattutto, un valore aggiunto per i propri prodotti e brand. Oltre ai colossi del divertimento videoludico si sono buttati a capofitto nel fenomeno Twitch anche altri giganti dell’entertainment come le case cinematografiche o aziende del calibro di Red Bull e Coca Cola che hanno puntato forte nella categoria Esports sponsorizzando giocatori, eventi e influencer.

Personalmente mi è capito di tenere diversi eventi live trasmessi anche su Twitch, per esempio per PA Social:

L’integrazione con Amazon Prime

Con l’abbonamento Prime Gaming puoi avere una sottoscrizione (sub) gratuita al mese e la possibilità di accedere a un catalogo di giochi e ad altri contenuti promozionali per PC. Il servizio è attualmente incluso nell’abbonamento Amazon Prime e ha un costo di circa 36 euro all’anno. Non ci sono solo le sottoscrizioni per guadagnare in Twitch: un altro aspetto piuttosto comune sono le “donazioni” fatte dai follower che non danno diritto ad alcun vantaggio. Le donazioni sono spontanee e non vengono gestite direttamente dalla piattaforma: solitamente sono sfruttate utilizzando dei servizi esterni (vedi PayPal). Oltre alle donazioni c’è un altro metodo per supportare il proprio streamer preferito: l’acquisto dei bit, ovvero attraverso quella che è considerata la valuta virtuale della piattaforma. In base al bit acquistato dall’utente (che otterrà uno speciale stemma) allo streamer arriverà una determinata cifra.

Streaming da PC o da console

Per gettarti nello streaming con Twitch non devi avere un computer della NASA per trasmettere: si parla di un processore Intel Core i5-4670 (o equivalente AMD), 8 Gb di RAM e Windows 7 o successivi (è possibile fare streaming anche da Mac). È importante avere una buona scheda grafica (compatibile con DirectX 10 o successivi) mentre velocità di connessione consigliata è di 3 megabit per secondo in upload. Giocare e fare streaming contemporaneamente può rivelarsi impegnativo se non disponi di un computer particolarmente performante o recente: per garantire dirette senza intoppi molti streamer sfruttano contemporaneamente due PC (uno per riprodurre il gioco e l’altro per la diretta). Per lo streaming puoi utilizzare un programma di terze parti: le due opzioni più gettonate sono Open Broadcasting Software, completamente gratuito, e XSplit che offre anche delle funzionalità aggiuntive a pagamento. Una volta scelto il programma va collegato al proprio account Twitch. Per finire ti servono una webcam e un microfono di buona qualità per rendere più professionale la trasmissione. Se invece vuoi utilizzare una console per effettuare dirette streaming, con Xbox e PlayStation non hai bisogno di un alcun dispositivo extra o software aggiuntivo. Sulle console Microsoft (compresa l’ultima Xbox Series S/X) basta scaricare gratuitamente l’applicazione Twitch, mentre su PS4/PS5 si può trasmettere in modo automatico (va semplicemente collegato il proprio account Twitch) grazie all’opzione streaming presente sulle console di Sony. Se vuoi usare Nintendo Switch o qualunque altra console devi acquistare una scheda di acquisizione video per poter registrare dalla console al PC.

Il futuro di Twitch

Twitch sta continuando a investire pesantemente nell’area degli eSports. È stata creata una directory ad hoc sul portale e sono stati organizzati una serie di tornei professionali dedicati a diversi titoli. Inoltre, è stata preparata anche una suite di strumenti software (“Versus by Twitch”) pensati per chi vuole organizzare tornei online. Amazon sta cercando di espandere le potenzialità di Twitch puntando a nuovi spazi, oltre a quelli garantiti dai videogiochi: non sarà facile e la competizione sta diventando sempre più combattuta. Nel frattempo, nel mercato del game streaming si stanno buttando a capofitto anche Google e Facebook: il colosso di Mountain View vuole difendere la sua egemonia rafforzando la sezione videogiochi con YouTube Gaming, quello di Menlo Park (in coppia con Microsoft) punta a nuove forme di intrattenimento per i suoi due miliardi e oltre di utenti.

La hot tub challenge: come gli streamer aggirano (legalmente) le regole della piattaforma

Come prevedibile, sono tanti gli utenti di twitch che hanno cercato di aggirare le regole per proporre contenuti non proprio in linea con la piattaforma. Anni fa fece scalpore il caso di una pornostar che durante una sessione di streaming smise di giocare per concentrarsi su alti passatempi “solitari”. Inizialmente sembrava un video come tanti, con una giovane giocatrice vestita in maniera discinta, che ha rapidamente perso l’interesse verso il gioco per concentrarsi su se stessa. Ovviamente il video è stato presto rimosso dalla piattaforma, ma naturalmente è possibile trovarlo su tanti altri siti di video dedicati agli adulti.

Più curioso invece il recente caso delle Hot Tub, le vasche a idromassaggio, una categoria che ha ben poco a che spartire coi videogiochi ma che tende ad avere un ottimo seguito: delle ragazze in stringati bikini che fanno il bagno non possono che attirare l’attenzione. Non ci sono nudità (altrimenti la piattaforma prende provvedimenti), ma hanno inizialmente generato un po’ di controversie, ma Twitch alla fine ha deciso di non demonetizzare questi video e mantenerli perché rispettano le regole del network. Ma di che regole si parla, in questo caso? Nello specifico, si fa riferimento alla regola che impone a uno streamer un abbigliamento consono al contesto. Se sei in spiaggia, puoi pubblicare uno stream in costume da bagno, in camera da letto no, e vieni cacciato o demonetizzato. E se sei dentro la vasca da bagno? Beh… è ovviamente consono, e Twitch alla fine, visto anche il successo di questi canali, ha introdotto una categoria apposita

Innovazione2020: intervista su “PA Brand Expert”

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Il 28 maggio 2021 Saverio Cuoghi ha intervistato Annalisa D’Errico e me sul libro “PA Brand Expert” (FrancoAngeli) per il suo podcast Innovazione2020. L’intervista è stata presentata così:

Saverio Cuoghi conversa con Annalisa D’Errico & Gianluigi Bonanomi, co-autori di #PA Brand Expert, Competenze e strumenti per i comunicatori della pubblica amministrazione, edito da Franco Angeli.
Un nuovo ruolo, ibrido e contaminato, sempre più importante e decisivo nelle strategie e attività di comunicazione pubbliche, in questa era di grandi trasformazioni Digitali.
Episodio in collaborazione con PA Social

Qui puoi riascoltare l’intervista:

Ascolta “#PA Brand Expert | Annalisa D’Errico & Gianluigi Bonanomi” su Spreaker.

LinkedIn per gli amministratori di condominio: 10 videopillole

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Nell’ambito della partnership con VeryFastPeople, società di consulenza specializzata nella fornitura di servizi per amministratori di condominio, è iniziato un piano di contenuti a tema “LinkedIn per gli amministratori di condominio”.

In particolare abbiamo realizzato l’eBook “LinkedIn per amministratori di condominio” (download gratis qui) e 10 videopillole sullo stesso tema, in distribuzione sui canali social dell’azienda dal maggio 2021.

La prima videopillola: perché LinkedIn per gli amministratori di condominio

Puoi rivedere il primo filmato sulla pagina LinkedIn di VeryFastPeople:

Segui la pagina LinkedIn di VeryFastPeople per i prossimi video.

“LinkedIn per amministratori di condominio”: il mio nuovo eBook gratis per VeryFastPeople

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Da mesi frequento il mondo degli amministratori di condominio, grazie a una serie di eventi che, insieme a VeryFastPeople, tengo per le sedi Anaci di tutta Italia. Il 21 maggio è stato annunciato, durante l’evento Anaci di Milano, una nuova iniziativa editoriale: l’eBook, in download gratuito, “LinkedIn per amministratori di condominio“.

Così l’eBook è stato presentato sul sito di VeryFastPeople:

Il social network professionale non è un semplice servizio per offrire e trovare lavoro. Nonostante il 90% degli utenti ancora lo confonda con un curriculum vitae online o un ufficio di collocazione 2.0, LinkedIn rappresenta oggi uno strumento strategico fondamentale per aziende di ogni dimensione – dalla microimpresa alla multinazionale con sedi in tutto il mondo – in grado di promuovere attività e creare nuove opportunità di business.

Ma come sfruttare al meglio il potenziale di questa piattaforma nell’ambito dell’amministrazione condominiale? Ce lo spiega Gianluigi Bonanomi, autore, giornalista ed esperto in comunicazione digitale, specializzato nell’uso strategico di LinkedIn.

La cover dell’eBook

Il download gratis dell’eBook

Per scaricare il libro occorre compilare un form sul sito di VeryFastPeople. Fai clic qui:

3 motivi per provare Oculus Quest 2: la mia intervista per Yugen Podcast

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Il 22 maggio 2021 Claudio Garioni mi ha intervistato per il suo Yugen Podcast. Abbiamo parlato di realtà virtuale e di Oculus Quest 2.

Ho raccontato i tre motivi (giocando con tre film di fantascienza) per i quali vale la pena provarlo, pur non essendo videogiocatori: ho fatto cenno a esperienze, viaggi virtuali, video a 360°, documentari, gol e altro ancora.

Puoi riascoltare l’intera intervista (13 minuti) qui:

Puoi riascoltare l’intera puntata del podcast, dove si parla anche di Stephen King, Evangelion, Electric State e altro… qui:

Qui invece potete riascoltare la mia intervista su Mad Men:

“PA Brand Expert: il nuovo profilo della comunicazione pubblica”: recensione di Datamagazine.it

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L’11 maggio 2021 il portale Datamagazine.it ha recensito “PA Brand Expert”, libro che ho scritto con Annalisa d’Errico per FrancoAngeli.

Ecco il testo:

“PA BRAND EXPERT” è una espressione che non esisteva prima di questo libro: indica il punto d’arrivo della evoluzione dei comunicatori pubblici: dalla legge 150 del 2000 (che prevedeva tre figure: il portavoce, l’ufficio stampa, l’Ufficio Relazioni col pubblico) ad oggi. Dopo 20 anni, la rivoluzione digitale ha reso quella tripartizione senza senso. In attesa della nuova legge 151 che certifichi questo cambiamento, ecco un libro che mostra chi è oggi il PA BRAND EXPERT e come può comunicare efficacemente al cittadino. Un libro a più mani che mescola un approccio pratico e tecnico alla professione; uno più riflessivo sulla sua natura profonda; testimonianze di addetti ai lavori e casi di studio.

Il mondo della comunicazione pubblica e quello del marketing sono agli antipodi? Non solo sono compatibili, ma possono generare una sintesi nella figura del PA Brand Expert: un nuovo ruolo multidisciplinare che unisce economia digitale e psicologia, copywriting e pubbliche relazioni, tecniche giornalistiche e analytics; una funzione in continua evoluzione, che sta cercando un proprio riconoscimento sia normativo sia materiale.

Il PA Brand Expert deve saper coniugare le competenze tecniche e quelle umane, il valore delle parole e l’approccio scelto dalla pubblica amministrazione per dialogare con il cittadino, nell’ambito di una comunicazione corretta e trasparente, attenta alla privacy e alla democrazia digitale. Questo testo, dal taglio accessibile e arricchito da casi e interviste, ne vuole delineare i contorni, proponendosi come utile strumento per social media manager, giornalisti e specialisti della comunicazione nell’ambito istituzionale.

PA Brand Expert

Gli Autori sono Annalisa D’Errico, giornalista e comunicatrice istituzionale. Responsabile dell’Ufficio Comunicazione, stampa e redazione web di Unioncamere Piemonte e Gianluigi Bonanomi, giornalista hi-tech, autore e formatore per la Business School del Sole24Ore e la Fastweb Digital Academy.

Dove comprare il libro?

Puoi acquistare il libro su Amazon:

P.A. Brand Expert: il comunicato stampa di FrancoAngeli

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Il 7 maggio 2021 la casa editrice FrancoAngeli ha divulgato il comunicato stampa di presentazione del libro “P.A. Brand Expert“, scritto con Annalisa D’Errico. Eccolo:

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Quattro strumenti per fare networking su LinkedIn

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Per sfruttare al meglio le possibilità offerte da LinkedIn possiamo utilizzare una serie di strumenti, alcuni integrati nel social, altri esterni. Si tratta di servizi utili sia a trovare le persone “giuste”, dove per giuste si intende quelle più affini al nostro settore e alle nostre esigenze professionali, sia a scoprire ulteriori informazioni su potenziali lead e prospect “incrociate” online.

Discover.ly – una preziosa estensione per il browser

Discover.ly è una potente estensione per il browser Chrome che tornerà utile a tutti quelli che vogliono seguire l’attività di una persona su più social network. LinkedIn è sicuramente il social più utile e adatto al mondo professionale, ma non tutti lo usano come strumento principale, preferendo altre piattaforme. Discover.ly ci aiuterà a scoprire se un nostro contatto ha profili anche su altri social, visualizzandone anche l’attività. Supporta Gmail, LinkedIn, Facebook e Twitter. Da Gmail consente di accedere alle informazioni sulla posizione lavorativa di un contatto, le connessioni in comune e i tweet più recenti. Quando ci si trova su LinkedIn, invece, indicherà gli amici su Facebook che si hanno in comune con quel particolare contatto, oltre agli ultimi cinguettii. Allo stesso modo, quando ci si troverà su Facebook indicherà i contatti comuni su LinkedIn (e i soliti tweet), mentre su Twitter ci darà indicazioni sui contatti comuni sia su Facebook sia su LinkedIn.

Sales Navigator

Sales Navigator è uno strumento che LinkedIn stesso offre a chi si abbona ai suoi profili premium, che rimuove i principali limite degli account gratuiti. Di conseguenza, permette di effettuare un numero illimitato di ricerche di profili oltre ad aggiungere una nutrita serie di filtri per la ricerca, ed è questa la parte che ci interessa maggiormente. Fra i filtri “sbloccati” da Sales Navigator ci sono quelli che permettono di specificare la seniority (il livello di anzianità lavorativa), la funzione all’interno dell’azienda, le dimensioni dell’azienda e il settore in cui opera. Sales Navigator offre anche suggerimenti sulle potenziali lead, suggerendole fra i profili che seguono la pagina dell’azienda per cui lavoriamo. Molto utile la funzione che permette di salvare le ricerche e di creare delle liste di lead e prospect, che si aggiorneranno automaticamente.
Chi deciderà di pagare per un abbonamento Sales, oltre al Sales Navigator avrà anche a disposizione 20 InMail, utilissime per un primo contatto con la lead.

IFTTT

IFTTT è un servizio online che permette di connettere dispositivi, piattaforme online e vari strumenti fra loro, automatizzando una serie di operazioni. Una volta connesso IFTTT con LinkedIn, si potranno utilizzare le “ricette” già pronte o crearsi le proprie. Uno degli utilizzi classici è quello di postare su più social network (per esempio Facebook e Twitter) gli stessi contenuti messi online sulla pagina aziendale di LinkedIn, ma sarà possibile esportare su un foglio Excel la lista di contatti che abbiamo su LinkedIn, o automatizzare una serie di operazioni: qualcuno ci ha mandato un direct message su Twitter? IFTTT potrà rispondere automaticamente, inviando insieme al messaggio anche un invito a connettersi sul social professionale. Abbiamo paura di perderci le notifiche che il social ci invia sul telefono Android? Nessun problema: esiste una ricetta che le salva tutte su uno foglio di calcolo in Google Drive.

Elink-pro

ELink Pro è uno strumento molto utile per incrementare rapidamente e senza sforzo le visite al proprio profilo ed espandere di conseguenza la propria rete di contatti. Il concetto su cui si basa è molto semplice: quando visitiamo il profilo di qualcuno su LinkedIn, questi verrà notificato e, molto probabilmente, sarà curioso di vedere chi lo ha controllato. Fare questo lavoro manualmente prenderebbe troppo tempo, mentre Elink Pro automatizza questo processo, visitando centinaia di profili al giorno al posto nostro. I profili che visiterà, naturalmente saranno selezionati da noi sulla base delle ricerche che effettueremo. Idealmente, per sfruttarlo al meglio è necessario attivare un abbonamento Premium a LinkedIn, rimuovendo così il limite di 1.000 risultati di ricerca della versione free del social. Rimarrà invece il limite di 1.000 profili al giorno che è possibile visitare: per questo motivo, gli sviluppatori di ELink Pro suggeriscono di impostarlo per effettuare un massimo di 800 visite quotidiane.

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