La genesi di Link&Lead: intervista a R3START di Business Press

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Il 7 aprile del 2021 sono stato invitato alla 34a puntata di R3START TV, trasmissione online di Business Press che, dalla pandamia del 2020, racconta la trasformazione digitale. Ho parlato della genesi di Link&Lead e di gamification. Qui la registrazione dell’intera puntata, della durata di mezz’ora (dal minuto 13′ di parla di L&L):

La Realtà Aumentata per l’e-commerce: intervista a Campagnoni di Octo_Net [Villaggio Tecnologico]

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Questa mia intervista è stata pubblicata su Villaggio Tecnologico il 7 aprile 2021.

La Realtà Aumentata per l’e-commerce: intervista a Campagnoni di Octo_Net

Si sente parlare, sempre più spesso, di Realtà Aumentata, anche applicata alla comunicazione d’impresa. Abbiamo chiesto a un esperto, Michele Campagnoni (CEO e direttore creativo di Octo_Net), di raccontarci questo nuovo trend della comunicazione: l’augmented reality applicata all’e-commerce.

Michele, prima di parlare di Realtà Aumentata, di Octo_Max e di inoltrarci quindi nel tecnico, raccontaci: cos’è Octo_Net?

Octo_Net è una startup innovativa che nasce dalla mia esperienza nel campo del web design e del digital marketing. Dopo aver collaborato per più di 15 anni con diverse agenzie pubblicitarie, tradizionali mi sono gradualmente spostato sempre più verso il digitale ed Octo_Net, in un certo senso, è la destinazione finale di questo spostamento. L’idea alla base della startup è quella di unire i servizi della web agency, dell’agenzia di comunicazione e della software house: offrire strumenti ad alto contenuto tecnologico, come ad esempio la Realtà Aumentata, insieme a quei servizi promozionali e comunicativi che permettono di massimizzarne il rendimento. In estrema sintesi, la nostra missione è quella di rendere l’innovazione il più “user friendly” possibile, offrendone tutti i vantaggi anche alle piccole e medie imprese.

Il modo migliore per iniziare a rispondere a questa domanda, che in Italia mi viene fatta spesso, è in negativo: ossia partendo da che cosa non è. La Realtà Aumentata non consiste nella creazione di un intero ecosistema digitale da zero – non è, insomma, da confondere con la Realtà Virtuale. Piuttosto, la Realtà Aumentata consiste nell’arricchimento della realtà fisica attraverso l’inserimento di contenuti digitali al suo interno, tipicamente attraverso la camera della smartphone.

È stata proprio la maggiore fruibilità di questa tecnologia rispetto alla Realtà Virtuale che le ha garantito la diffusione che ha oggi. Molti probabilmente si ricorderanno di quando Facebook acquistò Oculus nel 2014: di quando Zuckerberg entrò alla convention alle spalle di un pubblico incantato, incollato ai visori, per poi profetizzare di come la Realtà Virtuale avrebbe cambiato praticamente tutto. Bhe, a ormai sette anni di distanza, la profezia non si è ancora avverata: i suoi limiti a livello di hardware (penso soprattutto al costo dei visori) ne frenano tuttora la diffusione, mentre la Realtà Aumentata – molto più trascurata a livello mediatico, in questi anni – si sta diffondendo a vista d’occhio in diversi settori, anche grazie al fatto che è sufficiente possedere uno smartphone per utilizzarla.

Per esempio?

Penso ad esempio al settore industriale, dove diverse aziende utilizzano la Realtà Aumentata per facilitare i tecnici nella manutenzione di macchinari o impianti su cui mancano di preparazione specifica. O al settore del cosiddetto edutainment, dove viene utilizzata per fornire agli utenti – ad esempio, i visitatori di un museo o di un sito archeologico – informazioni circa i reperti che stanno osservando in modo originale e coinvolgente. La prima Realtà Aumentata che abbiamo realizzato in Octo_Net è stata proprio di questo tipo ed è da questa esperienza che siamo arrivati a pensare e realizzare Octo_Max, con cui abbiamo mettere l’AR al servizio del marketing.

Dicci di più: come nasce Octo_Max? E quali sono i vantaggi che offre ad aziende e consumatori?

Le due domande si intersecano, perché è proprio da una riflessione sui benefici commerciali della Realtà Aumentata che nasce Octo_Max.

La logica dietro al ragionamento è molto lineare e i risultati provenienti dagli Stati Uniti, dove diversi E-commerce hanno iniziato a servirsi dell’AR, ne confermano la bontà. Mi spiego: secondo Eurostat, per moltissimi consumatori il più grosso ostacolo all’acquisto online è l’impossibilità di visualizzare il prodotto, di testarlo – se così si può dire – prima dell’acquisto. Niente di sorprendente in questo: è la limitazione esistenziale dell’e-commerce che in quanto tale lavora, per definizione, a distanza.

Ma questa limitazione non è a buon mercato, né per il consumatore né per chi gestisce l’e-commerce.

Per il consumatore, questa può comportare un “costo opportunità”, ossia un costo derivante dal mancato sfruttamento ottimale di un’opportunità. Ad esempio, se l’utente rinuncia all’acquisto online di un articolo che sarebbe stato perfetto per lui o per lei, dovrà o fare a meno di esso o sobbarcarsi il costo di andarselo a comprare fisicamente. Se acquisterà lo stesso, nonostante i suoi dubbi, corre il rischio di pentirsi. E per chi gestisce l’e-commerce il problema è speculare, perché l’incertezza dal lato della domanda si traduce o in un basso numero di vendite o in un alto numero di resi a carico dell’offerta.

Una volta che introduciamo la Realtà Aumentata nell’equazione, però, quella che prima era una limitazione naturale del modello E-commerce non lo è più. Questa tecnologia permette infatti un grado di interazione col prodotto che nessuna photo gallery o scheda di descrizione, per quanto accurata, può sostituire. E questo fa una differenza reale in termini di vendite e di resi, soprattutto per alcuni settori merceologici.

Val la pena sottolineare, però, che il vantaggio non è limitato al mondo dell’E-commerce in senso stretto, ma si estende anche a quelle realtà che pur non offrendo la vendita direttamente online hanno un catalogo di prodotti.

Con Octo_Max abbiamo voluto offrire proprio questi vantaggi.

Che tipo di E-commerce ha più da guadagnare da uno strumento di questo tipo?

Questo dipende moltissimo dal tipo di articoli trattati.  I benefici più evidenti, in termini generali, sono per quegli E-commerce che commerciano in beni indossabili come i gioielli e accessori o in articoli per la casa. Nel settore dell’arredamento, ad esempio, i costi dei prodotti sono mediamente abbastanza alti da indurre molti utenti a ponderare bene i loro acquisti. Inoltre, il volume degli articoli porta spesso a costi di reso non trascurabili. E qui la Realtà Aumentata può fare una differenza reale.

Caratteristiche tecniche e modalità di funzionamento

A livello tecnico, ci sono due caratteristiche che contraddistinguono Octo_Max. La prima è che si tratta di un servizio che funziona perfettamente da browser e che non necessita di alcuna app. Ancora oggi molti associano la Realtà Aumentata alle App (forse a causa di esempi celebri come Ikea Place o Sephora). Ma i limiti di questa soluzione erano evidenti già anni fa. Chi naviga online per acquistare qualcosa è sempre meno disposto ad allungare il suo customer journey. Per questo, se si decide di puntare sulla Realtà Aumentata, è importante che questa sia fruibile dall’utente direttamente dal sito di E-commerce. Questo è fondamentale per convertire ed è quello che abbiamo deciso di offrire con Octo_Max.

La sua seconda caratteristica è che il focus della ricerca e sviluppo realizzata in Octo_Net si è concentrato su due elementi in particolare: massimo comfort e fluidità per la navigazione utente (quindi lato cliente finale), massimo grado di customizzazione e scalabilità della tecnologia nei confronti del committente. Per questo secondo aspetto infatti abbiamo investito nella realizzazione di un CMS che permette all’azienda di caricare i propri file 3d direttamente sulla propria piattaforma e ottenere immediatamente il contenuto in ambiente Realtà Aumentata.

 

 

La ricerca del lavoro online nel 2021: VIDEO + Intervista per D di Repubblica

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Come funziona LinkedIn Career Explorer (articolo per Agenda Digitale)

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Questo artico è stato pubblicato da Agenda Digitale il 29 marzo 2021.

LinkedIn Career Explorer: cos’è e come usarlo per scovare opportunità di lavoro

Career Explorer è uno strumento capace di abbinare le capacità di una persona per scoprire le competenze necessarie per arrivare a ricoprire un determinato ruolo nelle più importanti aziende. Vediamo come funziona

Per indirizzare i propri utenti verso le migliori opportunità di carriera, nell’ottobre del 2020 LinkedIn ha reso disponibile in tutto il mondo – in versione beta – Career Explorer, uno strumento che permette a ogni membro iscritto di trovare la posizione lavorativa ideale in base alle proprie competenze e capacità. Per ora l’aggiornamento è disponibile solo in inglese: probabilmente verrà localizzato nella nostra lingua nei prossimi mesi. Vediamo meglio di cosa si tratta e come sfruttarlo al meglio.

Career Explorer: più di un motore di ricerca

È importante specificare che Career Explorer non è un altro motore di ricerca di lavoro. È qualcosa di diverso, uno strumento capace di abbinare le capacità di una persona per scoprire “quelle” competenze necessarie per arrivare a ricoprire un determinato ruolo nelle più importanti aziende. Career Explorer, infatti, è in grado di “consigliare” all’utente un particolare corso di formazione da seguire o alcune persone che potrebbero essere d’aiuto per raggiungere determinate posizioni lavorative. La bontà degli algoritmi è garantita dall’incrocio dei dati di oltre 36 mila competenze professionali e ben sei mila titoli di studio.

Lo strumento Career Explorer sfrutta l’immenso database della piattaforma per aiutare gli utenti a sviluppare nuove competenze o migliorare quelle di cui sono in possesso. In che modo? Studiando il percorso carrieristico intrapreso dagli altri membri e combinandolo con i dati relativi alle competenze necessarie per svolgere i lavori più richiesti. Per valutare la possibile compatibilità, LinkedIn incrocia i profili degli utenti con quelli che svolgono da tempo le posizioni lavorative più richieste.

In questo modo Career Explorer può suggerire alle persone in che modo apprendere le competenze che non hanno e a migliorare così la propria situazione lavorativa.

Career Explorer, la semplicità è il segreto

Per usare Career Explorer basta andare sulla pagina di LinkedIn: una volta selezionato il tool dobbiamo inserire il nome della nostra precedente occupazione lavorativa e la città in cui viviamo. A questo punto Career Explorer ci proporrà un elenco di lavori che potrebbero fare al caso nostro. Cerchiamo, per esempio, una posizione di “marketing manager” a Milano. Lo strumento ci proporrà un elenco di offerte di lavoro nella nostra zona per cui possiamo candidarci. Basta cliccare su “Trova lavoro su LinkedIn” oppure sul pulsante “Trova connessioni su LinkedIn” per accedere ai dati di tutti quelli che hanno svolto il lavoro che ci interessa. Gli algoritmi di LinkedIn riescono ad aggregare tutte le informazioni relative agli ultimi 5 anni, ed è un bel vantaggio per le nostre ricerche.

I corsi online di LinkedIn

Attualmente su LinkedIn i corsi online disponibili sono oltre 15.000, con decine di nuove aggiunte ogni settimana: seguirli può essere una buona opportunità non solo per le aziende ma anche per i propri dipendenti per acquisire nuove competenze. Seguendo uno dei corsi presenti su LinkedIn, per esempio, possiamo capire come sfruttare la piattaforma di Microsoft per fare pubblicità, come nel caso degli Ads. Se vogliamo valorizzare il nostro brand, trovare nuovi clienti o fare un po’ di recruiting, ci sono una pletora di corsi che possono aiutarci a comprendere a fondo tutte le potenzialità offerte dalla piattaforma.

Gli strumenti per il recruiting a disposizione con LinkedIn

Oltre a Career Explorer, la piattaforma di Microsoft ha inserito alcuni accorgimenti per migliorare il servizio di recruiting: è stata aggiunta una cornice intorno all’immagine del profilo (la funzione OpenToWork) per capire se un utente sta cercando lavoro o per scoprire quando una azienda sta assumendo. Una piccola innovazione che ha permesso alle persone in cerca di lavoro di ottenere una maggiore visibilità in breve tempo: chi ha sfruttato la suddetta funzione ha beneficiato di un 40% in più di messaggi di posta elettronica per quanto riguarda il recruiting e di un 20% in più di messaggi dalla propria rete di contatti.

LinkedIn offre diversi tipi di account a pagamento (chiamati “Premium”) che possono soddisfare le esigenze di tutti, dal professionista che lavora in azienda fino al disoccupato alla ricerca di un nuovo lavoro. Per esempio, con Premium Career possiamo avere informazioni dettagliate su determinate aziende e sulle candidature per le posizioni aperte. Con Sales Navigator invece abbiamo a disposizione uno strumento che può aiutarci ad accrescere la nostra rete di contatti, indipendentemente dal fatto di essere un libero professionista o un’azienda. Con un abbonamento Recruiter Lite possiamo trovar i profili corrispondenti alla posizione lavorativa aperta nella nostra azienda e assumere i candidati migliori, mentre Premium Business otterremo informazioni dettagliate sui profili professionali di nostro interesse. Per affrontare la pandemia e la crisi economica derivante, LinkedIn ha offerto alle piccole e medie imprese la possibilità di creare offerte di lavoro gratuitamente.

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“LinkedIn per i bar”: live con Obiettivo Bar del 29 marzo 2021 [VIDEO]

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Changers, la community per allenare le soft skill: intervista ad Alessandro Rimassa

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Questo articolo è stato pubblicato su Startup News nel marzo 2021.

Ho conosciuto Alessandro Rimassa, imprenditore ed esperto di future of work ed education, alcuni anni fa, indirettamente. Lessi un suo libro che, all’epoca, fece molto parlare di sé: “Generazione mille euro”, un testo che parlava di “lavoratori fluttuanti e praticanti seriali”, che divenne anche un film.

Da allora Alessandro ha fatto mille cose, da Talent Garden a Kopernicana: tra queste, l’ultima in ordine di tempo, “Changers”. Gli abbiamo chiesto di che cosa si tratta.

“Praticamente Changers è una community (nata a settembre, ora conta 3600 iscritti su Facebook, ndr) ma, soprattutto, è una scuola di soft skill”.

Tema molto interessante, troppo dibattuto?

“Beh, c’è molta attenzione, da alcuni anni, sulle competenze trasversali. Secondo me le hard skill restano le competenze fondamentali, a patto che le si rinfreschi ogni due, tre anni. In un momento di grande cambiamento come quello che stiamo vivendo per colpa della pandemia, tempo di innovazione e trasformazione, le soft skill permettono di rimanere sul mercato”.

Eppure non tutti l’hanno compreso…

“In effetti molti dicono che non hanno tempo, non vogliono investire sulla propria crescita, evidentemente hanno altre priorità. È un grave errore. Anzi, se investi sulle soft skill è proprio per avere più tempo, per organizzarti meglio, per concentrarti sulla tua carriera, per sviluppare la capacità di collavorazione”.

Intendi collaborazione?

“No, collavorazione, con la V: un mix di collaborazione e lavoro. Termine coniato tempo fa da Nicola Palmarini (nel saggio per Egea “Lavorare o collaborare? Networking sociale e modelli organizzativi del futuro”, ndr), indica la capacità di lavorare insieme ma anche di delegare oppure di dichiarare la propria incapacità di fronte ad alcuni compiti e così via”.

Quale altra soft skill metteresti al centro?

“Dopo anni di innovazione e disruption, si è persa la centralità della creatività. Che non vuol dire avere il colpo di genio. La creatività si allena, si coltiva con metodo. Faremo anche dei corsi su questo”.

Altri corsi in cantiere?

“Per esempio quello per costruire abitudini positive. Faccio un esempio: secondo me ognuno di noi dovrebbe dedicare un’ora alla settimana per incontrare, di persona, qualcuno di stimolante. È un’abitudine straordinaria non solo per allenare il network, ma anche per accelerare la creatività”.

Passiamo dal mondo delle soft skill a quello delle startup. Ultimamente hai investito in diverse nuove imprese, per le quali hai fatto anche da mentore…

“Preferisco definirmi un “active investor”…”

In che senso?

“Entro nelle startup, al momento otto, mettendoci dei soldi e partecipando attivamente, a volte entrando nel Cda. Le aiuto concretamente, metto a loro disposizione la mia esperienza da imprenditore e le mie conoscenze.”

Puoi dare tre consigli a chi vuole costruire una startup?

“Primo: mi spiace dirlo, ma l’idea vale zero! Conta solo la messa a terra. Non portate in giro idee ma prototipi, del resto ora costruire prototipi costa pochissimo, a volte nulla.”

Secondo suggerimento?

“Il modello di business deve essere credibile. Recentemente ho visto una startup dove ai primi quattro anni di perdita come per magia arrivava un quinto anno d’oro. Meglio piuttosto partire in piccolo ma arrivare in fretta al break-even.”

E l’ultima dritta?

“Le startup non si costruiscono da soli: serve un team. Puntate sulle persone. Puntate sulla collavorazione.”

Come funziona la ricerca in LinkedIn

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LinkedIn è un social network nato per sviluppare relazioni e connessioni nel mondo del lavoro. Strutturato come un immenso database di contatti, LinkedIn permette non solo di scovare il profilo ideale per la propria azienda ma anche di trovare potenziali contatti e nuovi clienti. Il grosso problema è che spesso la comunicazione nelle società (all’esterno e all’interno) si rivela scarsamente efficace o totalmente deficitaria: con la piattaforma creata da Reid Hoffman e con gli strumenti messi a disposizione, è possibile superare brillantemente il problema e dare un nuovo slancio alla comunicazione della propria azienda. LinkedIn è un social network molto particolare e diverso da tutti gli altri presenti in Rete: “a ogni azione corrisponde una reazione” e, nel caso specifico, più lo si utilizza e più saranno attendibili i risultati che si potranno ottenere.

Come funziona il motore di ricerca di LinkedIn

Il motore di ricerca interno di LinkedIn è il cuore pulsante del social network: per le “query” viene utilizzato un algoritmo sviluppato ad hoc che ordina i risultati che si ottengono quando si cercano persone o aziende sulla piattaforma. A differenza dei normali search engine, l’ordine di un risultato di ricerca è determinato in parte dal profilo, dall’attività e dalle connessioni della persona stessa che esegue la ricerca. Prima di fornire i risultati, infatti, l’algoritmo di LinkedIn prende in considerazione l’attività del ricercatore sulla piattaforma, i profili trovati dalla query e tutti gli altri membri iscritti che hanno eseguito ricerche simili. La cronologia delle ricerche viene utilizzata per prevedere i risultati che potrebbero essere rilevanti per gli utenti: successivamente viene combinata con altri parametri (come il numero delle visualizzazioni ottenute dal proprio profilo) e dati per affinarne l’efficacia.

I risultati vengono presentati in base a ciò che l’algoritmo di LinkedIn pensa sia più rilevante per chi effettua la ricerca. Per esempio, è possibile che un profilo appaia sulla terza pagina per un membro e sulla quarta pagina per un altro, anche se hanno inserito le stesse parole chiave. Le variabili che determinano il risultato finale includono il profilo, le caratteristiche specifiche del ricercatore e i filtri applicati, per esempio la posizione ricoperta nell’azienda o le precedenti esperienze lavorative e così via.

L’importanza di avere un profilo completo

Pubblicando contenuti di qualità e interagendo costantemente con la propria rete di contatti è possibile affinare e migliorare le proprie ricerche trovando così, per esempio, i candidati ideali per una determinata posizione. Innanzitutto, per migliorare la qualità delle query è necessario lavorare sul proprio profilo. È fondamentale che quello che è a tutti gli effetti un “biglietto da visita” sia completo e che contenga tutte le informazioni necessarie su di noi e sulla nostra azienda.

È necessario che il nostro profilo possa essere trovato in base a parametri come il luogo dove si vive o lavora, le scuole e università che abbiamo frequentato e altro ancora. La completezza del profilo migliora anche il modo in cui si viene generalmente “abbinati” dagli algoritmi della piattaforma.

Per esempio, le query più comuni eseguite dagli “addetti alla ricerca e selezione del personale” riguardano al 99% le competenze: è importante prepararle e curarle in modo dettagliato. È fondamentale creare delle connessioni con tutte le persone con cui avevamo/abbiamo stabilito un rapporto professionale. Più connessioni creiamo, più possiamo entrare in contatto con il potenziale ricercatore. Una connessione di secondo grado rispetto a una di terzo grado, per esempio, migliora la probabilità che il proprio profilo venga visualizzato nelle ricerche. È consigliabile utilizzare titoli e qualifiche di lavoro ufficiali e non lasciarsi andare all’improvvisazione creando delle mansioni fantasiose.

Poche keyword: questo è il segreto per essere trovati in LinkedIn

È importante evitare di riempire il nostro profilo con una moltitudine di parole chiave: è meglio includere solo quelle che possano mettere in rilievo la nostra esperienza e competenza. Allegare un elenco di parole chiave nel proprio profilo può essere controproducente: gli algoritmi di LinkedIn potrebbero pensare che si tratti di spam, compromettendo così i risultati di ricerca. È bene ricordare che tutti i membri iscritti sulla piattaforma “non” sono potenziali clienti. Quindi, è fondamentale definire sin dall’inizio un target per trovare il cliente/azienda ideale per poter cercare contenuti, profili e così via.

La ricerca avanzata è la chiave del successo

La piattaforma mette a disposizione una serie di strumenti: la “Ricerca Avanzata” offre diverse opzioni per identificare potenziali utenti interessati ai nostri contenuti e per trovare informazioni preziose all’interno di specifiche nicchie di mercato, analizzando i gruppi e gli iscritti, i tipi di interessi e così via. Con questo tool possiamo fare tutto velocemente: si parte da una semplice keyword per poi affinare la ricerca grazie ai filtri.

Il problema è che dopo un tot di ricerche questa funzionalità viene bloccata perché LinkedIn richiede un profilo a pagamento per disporre di ricerche illimitate. Per farlo, dobbiamo andare sul menu presente nell’intestazione e fare clic sull’icona “Cerca persone” e selezionare l’opzione avanzata. È possibile continuare a filtrare, senza essere costretti a rielaborare la ricerca iniziale. I filtri di ricerca sono utili anche perché permettono di vedere immediatamente come possono cambiare i risultati da una semplice ricerca iniziale.

Se abbiamo bisogno di fare un certo numero di ricerche e non vogliamo usare un profilo a pagamento come LinkedIn Premium (sono disponibili tre tipologie di sottoscrizioni che partono dai 14,95 euro richiesti mensilmente per un abbonamento “Business” fino ai 53,95 euro di quello “Executive”), possiamo risolvere il problema pubblicando delle inserzioni di lavoro (sponsorizzandole).

Come funziona la ricerca avanzata di LinkedIn

La Ricerca Avanzata può essere sfruttata in due modi: per “Persona” o per “Offerte di Lavoro”. Per esempio, se vogliamo cercare tutti gli analisti finanziari presenti sulla piattaforma, per farlo dobbiamo inserire tra le virgolette il termine “Analista”. Per allargare il più possibile la ricerca e includere nei risultati tutti tutti gli analisti finanziari iscritti alla piattaforma, dobbiamo inserire anche i termini inglesi “Finance” e “Analyst” per trovare tutte le persone che hanno una di queste parole chiavi inserite nel proprio profilo.

Non tutti i risultati presentati dall’algoritmo di LinkedIn apparteranno ad analisti finanziari: occorre lavorare con i filtri (Tutti i filtri) per trovare il profilo ideale per la nostra ricerca. Selezionando delle keyword nelle “Esperienze lavorative” è possibile ancora scremare i risultati, sfruttando altri filtri come occupazione “Corrente”, “Passata” e altro ancora. Può essere interessante aggiungere alla ricerca anche persone legate a una determinata azienda. Come nel campo precedente, anche qui è possibile filtrare le voci per “Corrente”, “Presente ma non passata” e così via. La dimensione dell’azienda, le cariche ricoperte e gli anni di esperienza sono altri parametri da considerare nelle ricerche. Un altro filtro da attivare è quello dedicato alle università, agli istituti e alle scuole superiori frequentati, così come quello relativo alla posizione geografica: lo strumento di ricerca in Linkedin, pur non essendo preciso come quello di altri social, permette di filtrare i risultati per CAP specificando anche il raggio di ricerca. Possiamo scremare i risultati anche con le cosiddette “relazioni sociali”: dai legami di diverso grado fino alle iscrizioni a determinati gruppi e altro ancora. Possono essere utili anche i filtri dedicati alle attività di volontariato e alle organizzazioni no profit.

Come entrare in contatto con i candidati in LinkedIn

Una volta ottenuta una lista di possibili candidati, è possibile entrare direttamente in contatto con il prescelto oppure scegliere un approccio meno diretto inviando una e-mail o chiedendo a un collegamento comune di presentarci. Oltre a salvare i nuovi contatti, possiamo condividere le informazioni con gli altri iscritti presenti nella nostra Rete e salvare un certo numero di ricerche (fino a tre). Possiamo inserire anche una serie di avvisi (nello specifico “Creare un Alert”) nel caso vengano trovati profili ideali che corrispondono alla nostra ricerca avanzata per una certa posizione o per qualsiasi altra cosa attinente alla nostra attività/azienda.

Il vantaggio di avere un account premium

Chi dispone di un account premium può avere a disposizione degli strumenti aggiuntivi per avere una profilazione ancor più efficace: “pagando” è possibile accedere alle informazioni dei profili di secondo e terzo grado, per esempio. L’abbonamento, infatti, sblocca delle funzioni che non sono disponibili nella versione base. Per esempio, come la possibilità di inviare messaggi “InMail” a chiunque o visualizzare le informazioni di chi ha guardato il nostro profilo. Chi cerca lavoro, chi personale o nuovi clienti può sottoscrivere uno degli abbonamenti preparati da LinkedIn oppure usare dei tool specifici: per esempio, con lo strumento Sales Navigator Professional è possibile trovare e attrarre nuovi potenziali clienti (tra i profili delle persone e le pagine aziendali). Si stratta di uno strumento piuttosto utilizzato nel settore del Social Selling, che utilizza la propria rete di contatti sul social network per vendere. Per usarlo dobbiamo attivare la licenza gratuita direttamente su LinkedIn o acquistarlo separatamente. Con il Recruiter Lite possiamo individuare i profili migliori e gestire la selezione del personale in modo accurato.

Per migliorare la propria visibilità su LinkedIn è necessario creare un profilo completo, dettagliato e aggiornato. La prima impressione è quello che conta e avere una foto adatta, un sommario ben scritto e accompagnato da poche e significative keyword è fondamentale. Personalizzare l’URL fornito da LinkedIn è una buona idea, mentre è fondamentale arricchire la propria rete di contatti e. e pubblicare contenuti interessanti e frequentemente.

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Come leggere gli Analytics di LinkedIn [articolo per “Big data 4 innovation”]

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Questo articolo è stato pubblicato sul portale “Big data 4 innovation” del gruppo Digital 360 nel marzo 2021

Analisi dei dati: come leggere gli Analytics di LinkedIn

Nel più popolare social network “professionale”, farsi notare è il requisito essenziale per aumentare la propria visibilità: per verificare l’efficacia della strategia adottata si possono utilizzare diversi strumenti di “analytics”. Vediamo quali sono e come interpretare i dati messi a disposizione.

LinkedIn è molto di più di una semplice piattaforma per trovare lavoro o un social network per restare in contatto con i propri clienti. Ed è molto di più di un curriculum vitae online, anche se molti utenti hanno la tendenza a trattare il proprio profilo LinkedIn come un semplice elenco di competenze da mostrare a potenziali clienti o nuovi datori di lavoro. La piattaforma offre una versatilità unica e, se usata nel giusto modo, può trasformarsi in un potente strumento di digital marketing in grado di dare un boost alla propria carriera o azienda: i LinkedIn Analytics.

In LinkedIn, infatti, è importante avere una strategia ben definita e capire quali contenuti e strumenti possono fare la differenza. Avere un profilo aggiornato e ottimizzato permette di creare quelle relazioni tra contatti che hanno decretato il successo di questo speciale social network. Farsi notare è il requisito essenziale per aumentare la propria visibilità: per verificare l’efficacia della strategia adottata possiamo utilizzare diversi strumenti di analisi dei big data. Vediamo quali sono e come interpretare i dati che abbiamo a disposizione.

Come interpretare le informazioni fornite da LinkedIn Analytics

Uno degli strumenti più importanti da padroneggiare (anche uno dei più sottovalutati) in LinkedIn sono i cosiddetti “Analytics”, una serie di statistiche in tempo reale che permettono di capire se la strategia che abbiamo sviluppato funziona e se risultati che ci siamo prefissati sono stati raggiunti. Per misurare l’efficacia della nostra attività su Linkedin la prima cosa da fare è cambiare l’impostazione della lingua scelta e usare il nostro profilo in inglese. Cambiare lingua è un’operazione piuttosto semplice: è necessario cliccare sulla foto del proprio profilo per aprire un menu dove è possibile effettuare la modifica. Bisogna selezionare “English” e poi tornare alla pagina del proprio profilo. Cliccando sulla barra laterale a destra avremo finalmente accesso alle preziose statistiche. Nella pagina aziendale/istituzionale, infatti, troveremo un’apposita sezione Analytics con cui possiamo possibile filtrare i dati in base a tre macro-gruppi: Visitors, Updates, Followers. La piattaforma mostra di default le statistiche relative agli ultimi 30 giorni: è possibile avere dei grafici dettagliati fino a un periodo di un anno, se necessario. Dalle interazioni, alla percentuale di interesse fino all’engagement rate (il tasso di coinvolgimento generato da un contenuto o da un’attività) c’è tutto il necessario per monitorare l’efficacia della strategia social adottata da noi o dalla nostra azienda. Le statistiche disponibili sono relative a tutti i membri iscritti alla piattaforma, indipendentemente che abbiano effettuato l’accesso da un normale browser su PC o dall’app LinkedIn e iOS su un dispositivo mobile. È importante ricordare che il cosiddetto “traffico senza autentificazione” del profilo non viene conteggiato.

LinkedIn Analytics è strutturato in tre categorie principali

L’interfaccia proposta da LinkedIn è semplice e funzionale (non è al livello della più celebrata Google Analytics) e permette all’utente in poco tempo di scoprire se alcuni “insight” hanno avuto successo e, soprattutto, capire perché certi contenuti funzionano di più e così via. Per quanto riguarda il profilo, abbiamo a disposizione le statistiche di chi ha visto il nostro o quelle relative alla nostra azienda, oltre a uno speciale rank. Gli Analytics permettono all’utente di avere sotto controllo le statistiche relative ai post da un punto di vista quantitativo, di studiarne l’efficacia rispetto ai collegamenti e alla media dei contatti. Con il semplice rank, infatti, possiamo scoprire in quale percentuale un profilo personale/aziendale sia presente nel proprio network e la relativa posizione in un’ipotetica classifica virtuale, oltre a studiarne l’andamento in un periodo specifico o precedente. Per valutare la nostra attività è necessario analizzare le informazioni riguardanti il numero di visite al nostro profilo in una settimana specifica (con tanto di variazioni rispetto a quella precedente), il numero di condivisioni/post/aggiornamenti che abbiamo fatto, i nuovi collegamenti ottenuti, il numero dei commenti generati e così via. Incrociando questi preziosi dati possiamo correggere o migliorare la nostra strategia.

Visitatori

La piattaforma offre una serie di informazioni e statistiche sugli utenti che visitano la propria pagina aziendale presente in LinkedIn: basta cliccare nella sezione Visitatori (Visitors). I dati disponibili sono relativi alle visualizzazioni ottenute per pagina o al numero di utenti unici: in questo modo è possibile capire chi si è avvinato al nostro profilo e quale sezione è stata apprezzata maggiormente. Chiaramente, i grafici possono essere personalizzati a piacimento per avere una profilazione ancor più dettagliata. Molto apprezzati sono i dati demografici dei visitatori che permettono a noi di capire la località di provenienza, la mansione svolta, l’anzianità lavorativa, il settore e la dimensione dell’azienda per cui lavorano (la cosa strana è che non è disponibile il nome dei contatti che seguono la pagina!). In questo modo possiamo capire se il nostro profilo è arrivato alle persone giuste, a quale settore appartiene il nostro pubblico e in quale area geografica è più efficace e così via. Se abbiniamo queste informazioni a un altro strumento prezioso come LinkedIn Pulse possiamo scrivere contenuti originali e condividerli in modo ancor più efficace.

 Follower

Un’altra sezione importante degli Analytics riguarda i Follower che seguono la propria pagina aziendale. È possibile controllare i follower in un periodo specifico e capire quando sono stati guadagnati o persi. In questo modo possiamo capire se c’è una correlazione stretta tra l’aumento o la loro diminuzione in corrispondenza con la pubblicazione di post specifici e così via. Soprattutto, è possibile analizzare le variazioni nei follower organici e in quelli ottenuti tramite inserzioni sponsorizzate. Si tratta di una differenza importante perché, come in altri social network, è possibile “comprare” i follower anche in LinkedIn. Come nella sezione dei visitatori, anche in quella dei follower è possibile studiare la provenienza dei contatti, a quale categoria professionale appartengono e altro ancora. Interessante anche la sezione dedicata alle cosiddette “aziende da monitorare”: vengono mostrate pagine con profili simili alla nostra e gli algoritmi di LinkedIn le propongono sulla base dei follower e degli aggiornamenti che proponiamo.

Aggiornamenti

Un’altra categoria importante è quella relativa agli “Updates”, gli Aggiornamenti: qui è possibile trovare una serie di informazioni relative ai dati organici e a quelli sponsorizzati. Serve soprattutto per capire quanti utenti hanno visto, commentato o condiviso i post e quale livello di interesse e interazione hanno generato. Abbiamo a disposizione informazioni relative al numero complessivo e al tipo di visualizzazioni, ai commenti ricevuti, alle condivisioni e alle interazioni social e molto altro. I grafici, chiaramente, possono essere filtrati per affinare ulteriormente la nostra strategia social: è importante ricordare che esiste una precisa correlazione tra il numero di follower e il tasso di engagement.

Come interpretare i dati forniti da LinkedIn Analytics

In generale, uno strumento come Analytics può aiutarci a capire se la strategia che abbiamo adottato funziona, attraverso l’analisi dei big data. Grazie alle informazioni che abbiamo ricavato possiamo scoprire in quale momento della giornata è consigliabile pubblicare i post, in quale orari e giorni della settimana i nostri aggiornamenti riscuotono maggior successo così via. E soprattutto sono fondamentali se dobbiamo investire in qualche campagna di marketing a pagamento. Con Analytics, infatti, possiamo analizzare le prestazioni di tutti i contenuti e fare un confronto tra quelli sponsorizzati e organici. Studiando le reazioni dei follower e le loro tendenze e osservando l’andamento delle impression di ciascun aggiornamento, possiamo scoprire se i contenuti che proponiamo sono di qualità e se vengono apprezzati da LinkedIn. Per esempio, se notiamo un calo nel numero complessivo di impression la spiegazione è piuttosto semplice: gli algoritmi della piattaforma classificano i nostri contenuti non di qualità e limitano la loro condivisione. È importante confrontare i dati relativi ai propri follower con quelli dei visitatori: per esempio, se notiamo una certa discrepanza da un punto di vista demografico tra le due categorie è probabile che non ci sia la giusta correlazione tra quello che condividiamo e quello che appare nel nostro profilo. Per migliorare la situazione possiamo utilizzare dei tool specifici: Socialbakers e Talkwalker sono programmi che possono aiutare e non poco.

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Intervista sulle fake news per la Fastweb Digital Academy

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La Fastweb Digital Academy mi ha intervistato sul tema delle fake news:

Cosa si intende con fake news o bufale? Perché nascono? Come facciamo a riconoscere una notizia falsa da una vera? Cosa dobbiamo saper fare per smascherare una fake news? Ci sono siti che ci possono aiutare e la rete come può esserci di aiuto? Il video fornisce risposte a queste e a molte altre domande e curiosità sul tema.

Puoi rivedere qui l’intervista della durata di 22 minuti: