“PA Brand Expert: il nuovo profilo della comunicazione pubblica”: recensione di Datamagazine.it

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L’11 maggio 2021 il portale Datamagazine.it ha recensito “PA Brand Expert”, libro che ho scritto con Annalisa d’Errico per FrancoAngeli.

Ecco il testo:

“PA BRAND EXPERT” è una espressione che non esisteva prima di questo libro: indica il punto d’arrivo della evoluzione dei comunicatori pubblici: dalla legge 150 del 2000 (che prevedeva tre figure: il portavoce, l’ufficio stampa, l’Ufficio Relazioni col pubblico) ad oggi. Dopo 20 anni, la rivoluzione digitale ha reso quella tripartizione senza senso. In attesa della nuova legge 151 che certifichi questo cambiamento, ecco un libro che mostra chi è oggi il PA BRAND EXPERT e come può comunicare efficacemente al cittadino. Un libro a più mani che mescola un approccio pratico e tecnico alla professione; uno più riflessivo sulla sua natura profonda; testimonianze di addetti ai lavori e casi di studio.

Il mondo della comunicazione pubblica e quello del marketing sono agli antipodi? Non solo sono compatibili, ma possono generare una sintesi nella figura del PA Brand Expert: un nuovo ruolo multidisciplinare che unisce economia digitale e psicologia, copywriting e pubbliche relazioni, tecniche giornalistiche e analytics; una funzione in continua evoluzione, che sta cercando un proprio riconoscimento sia normativo sia materiale.

Il PA Brand Expert deve saper coniugare le competenze tecniche e quelle umane, il valore delle parole e l’approccio scelto dalla pubblica amministrazione per dialogare con il cittadino, nell’ambito di una comunicazione corretta e trasparente, attenta alla privacy e alla democrazia digitale. Questo testo, dal taglio accessibile e arricchito da casi e interviste, ne vuole delineare i contorni, proponendosi come utile strumento per social media manager, giornalisti e specialisti della comunicazione nell’ambito istituzionale.

PA Brand Expert

Gli Autori sono Annalisa D’Errico, giornalista e comunicatrice istituzionale. Responsabile dell’Ufficio Comunicazione, stampa e redazione web di Unioncamere Piemonte e Gianluigi Bonanomi, giornalista hi-tech, autore e formatore per la Business School del Sole24Ore e la Fastweb Digital Academy.

Dove comprare il libro?

Puoi acquistare il libro su Amazon:

P.A. Brand Expert: il comunicato stampa di FrancoAngeli

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Il 7 maggio 2021 la casa editrice FrancoAngeli ha divulgato il comunicato stampa di presentazione del libro “P.A. Brand Expert“, scritto con Annalisa D’Errico. Eccolo:

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Quattro strumenti per fare networking su LinkedIn

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Per sfruttare al meglio le possibilità offerte da LinkedIn possiamo utilizzare una serie di strumenti, alcuni integrati nel social, altri esterni. Si tratta di servizi utili sia a trovare le persone “giuste”, dove per giuste si intende quelle più affini al nostro settore e alle nostre esigenze professionali, sia a scoprire ulteriori informazioni su potenziali lead e prospect “incrociate” online.

Discover.ly – una preziosa estensione per il browser

Discover.ly è una potente estensione per il browser Chrome che tornerà utile a tutti quelli che vogliono seguire l’attività di una persona su più social network. LinkedIn è sicuramente il social più utile e adatto al mondo professionale, ma non tutti lo usano come strumento principale, preferendo altre piattaforme. Discover.ly ci aiuterà a scoprire se un nostro contatto ha profili anche su altri social, visualizzandone anche l’attività. Supporta Gmail, LinkedIn, Facebook e Twitter. Da Gmail consente di accedere alle informazioni sulla posizione lavorativa di un contatto, le connessioni in comune e i tweet più recenti. Quando ci si trova su LinkedIn, invece, indicherà gli amici su Facebook che si hanno in comune con quel particolare contatto, oltre agli ultimi cinguettii. Allo stesso modo, quando ci si troverà su Facebook indicherà i contatti comuni su LinkedIn (e i soliti tweet), mentre su Twitter ci darà indicazioni sui contatti comuni sia su Facebook sia su LinkedIn.

Sales Navigator

Sales Navigator è uno strumento che LinkedIn stesso offre a chi si abbona ai suoi profili premium, che rimuove i principali limite degli account gratuiti. Di conseguenza, permette di effettuare un numero illimitato di ricerche di profili oltre ad aggiungere una nutrita serie di filtri per la ricerca, ed è questa la parte che ci interessa maggiormente. Fra i filtri “sbloccati” da Sales Navigator ci sono quelli che permettono di specificare la seniority (il livello di anzianità lavorativa), la funzione all’interno dell’azienda, le dimensioni dell’azienda e il settore in cui opera. Sales Navigator offre anche suggerimenti sulle potenziali lead, suggerendole fra i profili che seguono la pagina dell’azienda per cui lavoriamo. Molto utile la funzione che permette di salvare le ricerche e di creare delle liste di lead e prospect, che si aggiorneranno automaticamente.
Chi deciderà di pagare per un abbonamento Sales, oltre al Sales Navigator avrà anche a disposizione 20 InMail, utilissime per un primo contatto con la lead.

IFTTT

IFTTT è un servizio online che permette di connettere dispositivi, piattaforme online e vari strumenti fra loro, automatizzando una serie di operazioni. Una volta connesso IFTTT con LinkedIn, si potranno utilizzare le “ricette” già pronte o crearsi le proprie. Uno degli utilizzi classici è quello di postare su più social network (per esempio Facebook e Twitter) gli stessi contenuti messi online sulla pagina aziendale di LinkedIn, ma sarà possibile esportare su un foglio Excel la lista di contatti che abbiamo su LinkedIn, o automatizzare una serie di operazioni: qualcuno ci ha mandato un direct message su Twitter? IFTTT potrà rispondere automaticamente, inviando insieme al messaggio anche un invito a connettersi sul social professionale. Abbiamo paura di perderci le notifiche che il social ci invia sul telefono Android? Nessun problema: esiste una ricetta che le salva tutte su uno foglio di calcolo in Google Drive.

Elink-pro

ELink Pro è uno strumento molto utile per incrementare rapidamente e senza sforzo le visite al proprio profilo ed espandere di conseguenza la propria rete di contatti. Il concetto su cui si basa è molto semplice: quando visitiamo il profilo di qualcuno su LinkedIn, questi verrà notificato e, molto probabilmente, sarà curioso di vedere chi lo ha controllato. Fare questo lavoro manualmente prenderebbe troppo tempo, mentre Elink Pro automatizza questo processo, visitando centinaia di profili al giorno al posto nostro. I profili che visiterà, naturalmente saranno selezionati da noi sulla base delle ricerche che effettueremo. Idealmente, per sfruttarlo al meglio è necessario attivare un abbonamento Premium a LinkedIn, rimuovendo così il limite di 1.000 risultati di ricerca della versione free del social. Rimarrà invece il limite di 1.000 profili al giorno che è possibile visitare: per questo motivo, gli sviluppatori di ELink Pro suggeriscono di impostarlo per effettuare un massimo di 800 visite quotidiane.

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LinkedIn: come sistemare il Vanity Url

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LinkedIn è da quasi un ventennio il social network di riferimento per il mondo del lavoro e una piattaforma estremamente versatile. Un successo sancito da un numero crescente di iscritti (siamo ormai vicini a quota 700 milioni) e da una community italiana piuttosto attiva e sostanziosa (è la terza in Europa dietro Gran Bretagna e Francia).

Nata come piattaforma rivolta ai professionisti e alle aziende, nel corso dell’ultimo decennio la creatura di Reid Hoffman si è trasformata in un vero e proprio social network. Purtroppo, la maggior parte delle aziende stenta a comprenderne le immense potenzialità e non tutti i membri iscritti sembrano conoscere gli strumenti messi a disposizione.

Uno dei tool più sottovalutati e trascurati è senza dubbio la possibilità di avere un URL personalizzato per creare il proprio profilo: una modifica piuttosto semplice che può aumentare in modo significativo la visibilità complessiva del proprio account.

L’importanza di personalizzare il proprio URL in LinkedIn

La possibilità di personalizzare l’indirizzo del proprio profilo è il modo più semplice e veloce per far apparire nei risultati dei principali motori di ricerca il proprio nome e cognome, come un biglietto da visita che possiamo inserire ovunque. Aggiungendo una semplice parola chiave (relativa al nostro lavoro attuale o al tipo di formazione che abbiamo) possiamo dare un bel boost al nostro profilo. Vediamo come fare.

Se abbiamo un nome o un cognome comune è consigliabile farlo!

Quando ci iscriviamo a LinkedIn viene generato in automatico un indirizzo web (l’URL, appunto) che deriva dall’unione tra il nostro nome e cognome e che viene successivamente associato a una serie di numeri scelti in modo casuale dagli algoritmi della piattaforma (in gergo viene chiamato “profilo vanity”). Se non lo modifichiamo, il profilo generato da LinkedIn apparirà più o meno cosi:

http://www.linkedin.com/in/(marco-bianchi-12345678)

Copiare e incollare sul proprio curriculum vitae o sul proprio blog un indirizzo simile non è proprio il massimo, e non solo per una questione di estetica. Stampare un CV con un URL di quel tipo può essere controproducente e difficile da ricordare, così come un recruiter o un qualsiasi responsabile del personale potrebbe aver qualche problema a inserire manualmente quel tipo link rendendo così vani i nostri sforzi per essere visualizzati e notati. Il problema si pone soprattutto in caso di omonimia (come nel caso del sopracitato “Marco Bianchi”) o se abbiamo attivato qualche impostazione per salvaguardare la nostra privacy.

Qui di seguito si trovano diversi omonimi della leggenda del basket Michael Jordan:

Come modificare il proprio URL di LinkedIn

Non c’è una regola precisa per personalizzare il proprio indirizzo: possiamo modificarlo come meglio crediamo e le varianti (nome + cognome) che possiamo creare sono numerose. È un’operazione piuttosto semplice e bastano un paio di minuti per realizzare un indirizzo personalizzato. È importante ricordare che gli URL personalizzati di un profilo pubblico di LinkedIn vengono assegnati in base al diritto di precedenza. I membri possono avere soltanto un URL del profilo pubblico personalizzato alla volta.

Per modificarlo dobbiamo cliccare sull’icona con l’immagine del nostro profilo LinkedIn che si trova nella superiore della pagina profilo: dalla Home si può raggiungere dal menu principale, con un clic su “Visualizza profilo”. Dobbiamo andare su “Modifica il profilo pubblico” e concentrarci sull’URL che si trova sulla destra.

La piattaforma ci reindirizza alla pagina dedicata alle impostazioni del profilo pubblico. Dobbiamo spuntare la voce “Modifica il tuo URL personalizzato” sulla destra, e fare un altro clic sull’icona “Modifica accanto all’URL”. A questo punto apparirà un indirizzo di questo tipo:

www.linkedin.com/in/tuonome

Nella casella di testo potremo modificare l’ultima parte del nostro URL e poi cliccare “Salva” per rendere attiva la modifica.

Le regole per una personalizzazione perfetta del proprio URL

Innanzitutto, è importante notare che l’URL personalizzato può avere una lunghezza compresa tra 5 e 30 lettere o numeri.

È consigliabile non utilizzare spazi, simboli o caratteri speciali nella composizione del nuovo indirizzo, mentre non c’è distinzione tra maiuscole e minuscole. Se utilizziamo un URL con il nostro nome e cognome, LinkedIn non fa differenze che si tratti di “MarcoBianchi” o “Marcobianchi” o “marcobianchi” e così via: il social network caricherà sempre lo stesso profilo. Può succedere che l’URL che abbiamo personalizzato non sia sempre disponibile: in questo caso dobbiamo crearne una ad hoc. La piattaforma, infatti, non rende disponibili URL personalizzati ai membri su richiesta.

Ci sono delle regole a cui dobbiamo prestare attenzione

È importante ricordare è possibile cambiare il proprio URL fino a cinque volte in sei mesi!

Dopo la quinta volta, bisogna aspettare altri sei mesi per poterlo modificare di nuovo. Il problema è che cambiando l’indirizzo spesso i recruiter e le aziende potrebbero avere difficoltà a trovare il nostro profilo pubblico, per questo motivo è consigliabile modificarlo solo per motivazioni serie. In linea teorica è possibile ritornare al vecchio URL, anche dopo averlo modificato: nel caso non fosse possibile è necessario ricorrere all’assistenza tecnica di LinkedIn. Se un membro iscritto utilizza un URL e poi lo modifica, l’indirizzo originale non potrà essere utilizzato dagli altri membri per sei mesi. Se cerchiamo un URL precedentemente utilizzato, non sempre è possibile trovare la pagina del profilo precedente.

Ricordiamo che i profili in altre lingue hanno lo stesso URL: viene semplicemente aggiunto un campo relativo alla lingua alla fine. Per quanto riguarda il nostro Paese, alla fine dell’indirizzo viene aggiunto il suffisso “it”. Infine, quando un account LinkedIn viene chiuso, l’URL del profilo pubblico personalizzato sarà disponibile per 180 giorni dalla data della chiusura.

SEO e URL sono fondamentali per aumentare le visualizzazioni

Una volta personalizzato l’URL del nostro profilo LinkedIn, possiamo migliorare anche il posizionamento SEO sui motori di ricerca. Quando creiamo un profilo Google, infatti, possiamo aggiungere l’URL del profilo LinkedIn nella nostra firma e-mail o nel nostro curriculum o nelle lettere di presentazione quando ci candidiamo per lavoro o per una consulenza. Possiamo usare l’URL di LinkedIn su qualsiasi altro sito (blog, sito aziendale o altri social network).

Qui due esempi di persone che hanno deciso di aggiungere da una parte l’ambito (news), dall’altro il nome dell’azienda:

Come creare un profilo personalizzato in più lingue

Oltre a personalizzare l’URL del proprio profilo, per aumentare la visibilità possiamo scriverlo in un’altra lingua. Avere un profilo personalizzato in lingua inglese su LinkedIn si rivela estremamente vantaggioso, mentre crearne uno con tutte le nostre informazioni un po’ in italiano e un po’ in spagnolo può rivelarsi controproducente, soprattutto se stiamo cercando un nuovo lavoro in una prestigiosa multinazionale all’estero o siamo alla ricerca di nuovi potenziali clienti. Se dobbiamo scegliere in quale lingua scriverlo è necessario preparare un profilo sia nella nostra lingua madre, sia in un’altra per noi significativa (inglese o nell’area geografica in cui desideriamo lavorare). Quando prepariamo il profilo LinkedIn in un’altra lingua non dobbiamo limitarci a una semplice traduzione del nostro CV: dobbiamo aver ben chiaro a quale posizione aspiriamo ed è importante usare la stessa terminologia utilizzata dalla stessa azienda che ci interessa per essere notati.

Per cambiare il profilo da una lingua all’altra ci vuole davvero poco

Fino una decina di anni fa, la scelta della lingua incideva in modo pesante sulla nostra visibilità in LinkedIn: la piattaforma, infatti, escludeva automaticamente i contatti che non la parlavano, limitando così le nostre opportunità professionali. Per venire incontro alle esigenze dei propri membri, LinkedIn ha cambiato strategia e ha introdotto la possibilità di avere un profilo multilingue, tradotto in quasi una cinquantina di idiomi diversi. Per farlo dobbiamo cliccare su “Profilo” e poi su “Modifica profilo” e selezionare la voce “Crea profilo in un’altra lingua”. In questo modo possiamo configurare il nuovo profilo traducendo i contenuti e adattandoli al contesto geografico di destinazione. Una volta salvato il tutto chi visualizzerà il nostro profilo potrà selezionare la lingua in cui leggere le nostre informazioni. LinkedIn permette di avere più versioni del nostro profilo in base alla lingua: è consigliabile non limitarsi al solo “inglese” se puntiamo a qualche particolare multinazionale. Se cerchiamo clienti o lavoro nel nostro Paese, avere solo un profilo in inglese può rivelarsi controproducente: se non è richiesto un CV nella lingua d’Albione è sempre meglio mandare quello in italiano.

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Che cos’è il cloud ibrido? [moderazione evento live di Ergon]

Il 22 aprile 2021 la società Ergon, uno dei maggiori system integrator, mi ha chiesto di moderare l’evento online “Play hybrid“, che prevedeva anche la partecipazione dell’azienda NetApp. Il tema era quello del cloud ibrido.

L’evento è stato presentato così sulla pagina Web dell’azienda Ergon:

Cos’è esattamente l’hybrid cloud? Come può rendere più rapida ed efficiente la gestione dei dati aziendali?

Play hybrid è il nostro evento digitale ricorrente che nasce per approfondire proprio questa tematica e offrire nozioni e strumenti concreti. Questo secondo episodio riguarda la tecnologia di NetApp e racconta, in pochi minuti, tutti i vantaggi delle loro tecnologia per il cloud ibrido, perché sceglierla e come adottarla sul fronte pratico.

Lo racconta il protagonista del brand, Romeo Cesarato, Solution and Hybrid Cloud Architect di NetApp, affiancato dal nostro Massimiliano Vannucchi, responsabile prevendita di Ergon. Modera l’incontro Gianluigi Bonanomi, divulgatore digitale e protagonista di importanti podcast sulle nuove tecnologie.

L’evento, in live streaming il 22 aprile alle 11, è stato organizzato in collaborazione con NetApp ed è dedicato a CIO, IT manager, responsabili della digital transformation e della IT security in azienda, clienti e prospect, giornalisti e appassionati di IT che già conoscono il prodotto e vogliono approfondire la sua conoscenza.

La registrazione dell’evento

Qui puoi rivedere l’evento della durata di 40 minuti. Buona visione!

Come coinvolgere i dipendenti su LinkedIn: Link&Lead li mette in gioco [intervista per Computer World]

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LinkedIn nella Pubblica Amministrazione: 7 esempi [live per PA Social]

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La genesi di Link&Lead: intervista a R3START di Business Press

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Il 7 aprile del 2021 sono stato invitato alla 34a puntata di R3START TV, trasmissione online di Business Press che, dalla pandamia del 2020, racconta la trasformazione digitale. Ho parlato della genesi di Link&Lead e di gamification. Qui la registrazione dell’intera puntata, della durata di mezz’ora (dal minuto 13′ di parla di L&L):

La Realtà Aumentata per l’e-commerce: intervista a Campagnoni di Octo_Net [Villaggio Tecnologico]

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Questa mia intervista è stata pubblicata su Villaggio Tecnologico il 7 aprile 2021.

La Realtà Aumentata per l’e-commerce: intervista a Campagnoni di Octo_Net

Si sente parlare, sempre più spesso, di Realtà Aumentata, anche applicata alla comunicazione d’impresa. Abbiamo chiesto a un esperto, Michele Campagnoni (CEO e direttore creativo di Octo_Net), di raccontarci questo nuovo trend della comunicazione: l’augmented reality applicata all’e-commerce.

Michele, prima di parlare di Realtà Aumentata, di Octo_Max e di inoltrarci quindi nel tecnico, raccontaci: cos’è Octo_Net?

Octo_Net è una startup innovativa che nasce dalla mia esperienza nel campo del web design e del digital marketing. Dopo aver collaborato per più di 15 anni con diverse agenzie pubblicitarie, tradizionali mi sono gradualmente spostato sempre più verso il digitale ed Octo_Net, in un certo senso, è la destinazione finale di questo spostamento. L’idea alla base della startup è quella di unire i servizi della web agency, dell’agenzia di comunicazione e della software house: offrire strumenti ad alto contenuto tecnologico, come ad esempio la Realtà Aumentata, insieme a quei servizi promozionali e comunicativi che permettono di massimizzarne il rendimento. In estrema sintesi, la nostra missione è quella di rendere l’innovazione il più “user friendly” possibile, offrendone tutti i vantaggi anche alle piccole e medie imprese.

Il modo migliore per iniziare a rispondere a questa domanda, che in Italia mi viene fatta spesso, è in negativo: ossia partendo da che cosa non è. La Realtà Aumentata non consiste nella creazione di un intero ecosistema digitale da zero – non è, insomma, da confondere con la Realtà Virtuale. Piuttosto, la Realtà Aumentata consiste nell’arricchimento della realtà fisica attraverso l’inserimento di contenuti digitali al suo interno, tipicamente attraverso la camera della smartphone.

È stata proprio la maggiore fruibilità di questa tecnologia rispetto alla Realtà Virtuale che le ha garantito la diffusione che ha oggi. Molti probabilmente si ricorderanno di quando Facebook acquistò Oculus nel 2014: di quando Zuckerberg entrò alla convention alle spalle di un pubblico incantato, incollato ai visori, per poi profetizzare di come la Realtà Virtuale avrebbe cambiato praticamente tutto. Bhe, a ormai sette anni di distanza, la profezia non si è ancora avverata: i suoi limiti a livello di hardware (penso soprattutto al costo dei visori) ne frenano tuttora la diffusione, mentre la Realtà Aumentata – molto più trascurata a livello mediatico, in questi anni – si sta diffondendo a vista d’occhio in diversi settori, anche grazie al fatto che è sufficiente possedere uno smartphone per utilizzarla.

Per esempio?

Penso ad esempio al settore industriale, dove diverse aziende utilizzano la Realtà Aumentata per facilitare i tecnici nella manutenzione di macchinari o impianti su cui mancano di preparazione specifica. O al settore del cosiddetto edutainment, dove viene utilizzata per fornire agli utenti – ad esempio, i visitatori di un museo o di un sito archeologico – informazioni circa i reperti che stanno osservando in modo originale e coinvolgente. La prima Realtà Aumentata che abbiamo realizzato in Octo_Net è stata proprio di questo tipo ed è da questa esperienza che siamo arrivati a pensare e realizzare Octo_Max, con cui abbiamo mettere l’AR al servizio del marketing.

Dicci di più: come nasce Octo_Max? E quali sono i vantaggi che offre ad aziende e consumatori?

Le due domande si intersecano, perché è proprio da una riflessione sui benefici commerciali della Realtà Aumentata che nasce Octo_Max.

La logica dietro al ragionamento è molto lineare e i risultati provenienti dagli Stati Uniti, dove diversi E-commerce hanno iniziato a servirsi dell’AR, ne confermano la bontà. Mi spiego: secondo Eurostat, per moltissimi consumatori il più grosso ostacolo all’acquisto online è l’impossibilità di visualizzare il prodotto, di testarlo – se così si può dire – prima dell’acquisto. Niente di sorprendente in questo: è la limitazione esistenziale dell’e-commerce che in quanto tale lavora, per definizione, a distanza.

Ma questa limitazione non è a buon mercato, né per il consumatore né per chi gestisce l’e-commerce.

Per il consumatore, questa può comportare un “costo opportunità”, ossia un costo derivante dal mancato sfruttamento ottimale di un’opportunità. Ad esempio, se l’utente rinuncia all’acquisto online di un articolo che sarebbe stato perfetto per lui o per lei, dovrà o fare a meno di esso o sobbarcarsi il costo di andarselo a comprare fisicamente. Se acquisterà lo stesso, nonostante i suoi dubbi, corre il rischio di pentirsi. E per chi gestisce l’e-commerce il problema è speculare, perché l’incertezza dal lato della domanda si traduce o in un basso numero di vendite o in un alto numero di resi a carico dell’offerta.

Una volta che introduciamo la Realtà Aumentata nell’equazione, però, quella che prima era una limitazione naturale del modello E-commerce non lo è più. Questa tecnologia permette infatti un grado di interazione col prodotto che nessuna photo gallery o scheda di descrizione, per quanto accurata, può sostituire. E questo fa una differenza reale in termini di vendite e di resi, soprattutto per alcuni settori merceologici.

Val la pena sottolineare, però, che il vantaggio non è limitato al mondo dell’E-commerce in senso stretto, ma si estende anche a quelle realtà che pur non offrendo la vendita direttamente online hanno un catalogo di prodotti.

Con Octo_Max abbiamo voluto offrire proprio questi vantaggi.

Che tipo di E-commerce ha più da guadagnare da uno strumento di questo tipo?

Questo dipende moltissimo dal tipo di articoli trattati.  I benefici più evidenti, in termini generali, sono per quegli E-commerce che commerciano in beni indossabili come i gioielli e accessori o in articoli per la casa. Nel settore dell’arredamento, ad esempio, i costi dei prodotti sono mediamente abbastanza alti da indurre molti utenti a ponderare bene i loro acquisti. Inoltre, il volume degli articoli porta spesso a costi di reso non trascurabili. E qui la Realtà Aumentata può fare una differenza reale.

Caratteristiche tecniche e modalità di funzionamento

A livello tecnico, ci sono due caratteristiche che contraddistinguono Octo_Max. La prima è che si tratta di un servizio che funziona perfettamente da browser e che non necessita di alcuna app. Ancora oggi molti associano la Realtà Aumentata alle App (forse a causa di esempi celebri come Ikea Place o Sephora). Ma i limiti di questa soluzione erano evidenti già anni fa. Chi naviga online per acquistare qualcosa è sempre meno disposto ad allungare il suo customer journey. Per questo, se si decide di puntare sulla Realtà Aumentata, è importante che questa sia fruibile dall’utente direttamente dal sito di E-commerce. Questo è fondamentale per convertire ed è quello che abbiamo deciso di offrire con Octo_Max.

La sua seconda caratteristica è che il focus della ricerca e sviluppo realizzata in Octo_Net si è concentrato su due elementi in particolare: massimo comfort e fluidità per la navigazione utente (quindi lato cliente finale), massimo grado di customizzazione e scalabilità della tecnologia nei confronti del committente. Per questo secondo aspetto infatti abbiamo investito nella realizzazione di un CMS che permette all’azienda di caricare i propri file 3d direttamente sulla propria piattaforma e ottenere immediatamente il contenuto in ambiente Realtà Aumentata.