Expood è un evento che non è una semplice fiera, ma un punto di contatto tra chi vende e chi costruisce il futuro degli ambienti di lavoro. Un ecosistema dove vendor, distributori e rivenditori si incontrano per capire dove sta andando il mercato office.
Io oggi ho provato a portare una tesi semplice, e anche un po’ scomoda.

L’AI non sostituisce il mondo office.
Sostituisce il modo in cui lo vendiamo.

Perché il problema non è il prodotto, bensì il processo. E qui l’intelligenza artificiale entra come una leva brutale: riduce tempi, aumenta marginalità, cambia il ruolo di chi vende.


Da venditore a “orchestratore di lavoro”

Nel mio intervento ho mostrato una cosa molto concreta; gli LLM sanno fare bene cinque cose: leggere, scrivere, sintetizzare, capire e rispondere. Tradotto per chi lavora nella distribuzione office:

  • meno tempo operativo
  • più tempo commerciale
  • più tempo consulenziale

Se non succede questo, l’AI è solo un giocattolo.


4 esempi pratici (da usare domani mattina)

1) Email: da risposta a leva commerciale

Il problema: rispondere a una mail cliente = tempo perso.

Con AI: la mail diventa un micro pitch.

Esempio:

  • input: richiesta preventivo stampanti
  • output AI: risposta + upsell + domanda di qualificazione

2) Preventivi: da documento a strumento di persuasione

Il preventivo oggi è: un PDF triste.

Il preventivo con AI diventa:

  • personalizzato per settore
  • scritto in linguaggio cliente
  • con storytelling del valore

E soprattutto: si genera in pochi minuti.


3) Compilazione moduli: la morte del lavoro inutile

Ordini, anagrafiche, CRM, ticket. Io, sul parco, ho mostrato come ChatGPT e Claude compilano i moduli DURC per me.

Tutto quello che oggi è:

  • copia-incolla
  • data entry
  • errori umani

È già automatizzabile.

E qui c’è un punto chiave: se continui a far compilare moduli alle persone, stai pagando qualcuno per fare una cosa che una macchina fa meglio.


4) Lead generation: da lista a intelligenza

La maggior parte dei rivenditori:

  • compra database
  • fa cold call
  • spera

Con AI puoi:

  • identificare aziende target
  • capire bisogni probabili
  • generare messaggi su misura

E soprattutto: arrivare prima. Nel B2B, chi arriva prima spesso vince.


L’AI non è solo automazione, bensì amplificazione. Puoi usarla per:

  • prepararti prima di una visita cliente
  • analizzare concorrenti
  • creare offerte bundle
  • simulare obiezioni

E questo cambia il ruolo del venditore. Non più esecutore, ma supervisore, stratega.


Il rischio che nessuno vuole dire

C’è una frase di Bill Gates che ho citato nelle slide:

“La velocità con cui il lavoro cambierà è spaventosa”

Il punto non è se cambierà. È se tu ti muovi prima. Perché nel mondo office il rischio non è l’AI. È il competitor che la usa meglio di te.


Il materiale che ho usato oggi

Se vuoi rivedere le slide del mio intervento, eccole qui:

Conferenza_AI_Bonanomi

Dentro trovi strumenti, riferimenti e piattaforme che ho citato (da ChatGPT a NotebookLM, passando per agenti e automazioni).


Se devo riassumere tutto in una frase:

L’AI non ti ruba il lavoro.
Ti costringe a farne uno più intelligente.

E questa, per chi vende soluzioni office, è una notizia enorme.

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Nel 2024 ho scritto la prima edizione di “L’intelligenza artificiale per gli amministratori di condominio”, insieme a VeryFastPeople, la società di Francesco Paini che da anni accompagna gli studi di amministrazione condominiale nel percorso di digitalizzazione. Era un esperimento: volevamo capire se aveva senso parlare di AI a una categoria che – per storia, abitudini e cultura professionale – sembrava lontana anni luce da ChatGPT. La risposta è arrivata in fretta: il libro ha girato, centinaia e poi migliaia di download. Gli amministratori lo hanno letto davvero, ci hanno scritto, ci hanno fatto domande, e poi ci hanno chiesto, durante gli eventi per Anaci: “E adesso? Cosa c’è di nuovo?” Ecco la risposta: la seconda edizione.

 

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Cosa trovi in “Nuovi scenari”

Questa nuova versione non è un semplice aggiornamento: è un libro diverso. Sono 180 pagine – sessanta in più rispetto alla prima edizione – che coprono metodi concreti per ottimizzare la comunicazione con i condòmini, la preparazione e la conduzione delle assemblee, e la prevenzione dei problemi attraverso un uso proattivo delle tecnologie AI. Non trovi solo ChatGPT, ma le principali piattaforme di intelligenza artificiale disponibili oggi, con esempi pratici e casi di studio reali.

Andiamo sul concreto. Cosa puoi fare con l’AI se sei un amministratore?

  • Redigere verbali di assemblea in un quarto del tempo, a partire da appunti o da una trascrizione audio
  • Rispondere alle email dei condòmini con toni calibrati, anche quando il condòmino non brilla per diplomazia
  • Preparare comunicazioni legali in bozza, da rivedere con il tuo avvocato
  • Fare marketing del tuo studio senza assumere un’agenzia o passare ore su Instagram
  • Analizzare documenti – preventivi, contratti, polizze – in pochi minuti

Ogni capitolo ha un’impostazione pratica. Non teoria. Non filosofia dell’AI. Cose da fare il lunedì mattina.


Perché lo distribuiamo gratis

Me lo chiedono spesso. “Ma se è un libro vero, perché non lo vendi?” Risposta semplice: il nostro obiettivo non è vendere copie, mica di campa in Italia vendendo libri. È cambiare un settore. Solo pochissimi amministratori si sono spinti a fare delle sperimentazioni. La gran parte si sta affacciando a questo mondo in modo esplorativo. L’ho detto io stesso quando abbiamo presentato la prima edizione. E la situazione non è cambiata abbastanza. Se un PDF gratuito abbassa la soglia di ingresso e porta qualche centinaio di professionisti a provare uno strumento nuovo – beh, questo vale molto di più di qualsiasi royalty.


Scaricalo adesso

Puoi scaricare gratuitamente la seconda edizione del libro dalla pagina di VeryFastPeople, direttamente a questo link:

Scarica “L’intelligenza artificiale per l’amministratore di condominio – Nuovi scenari”

Se invece preferisci la versione cartacea (o vuoi regalarlo a un collega che ancora non si fida dei PDF), la trovi su Amazon.

Buona lettura. (E poi dimmi com’è andata con la prima assemblea condominiale gestita con l’AI.)

Il 14 marzo 2026 sono stato invitato a salire sul palco del Festival del Giornalismo di Verona per un panel dal titolo “Cronache artificiali: il mestiere del giornalismo al tempo dell’intelligenza artificiale” insieme a Pier Luigi Pisa (autore del libro “Valeva la pena tentare”, di cui ho parlato su LinkedIn), con la moderazione del giornalista Daniele Chieffi.

Quando Daniele Chieffi ha aperto il panel al Festival del Giornalismo con quella frase – “il punto non è se l’AI sappia già scrivere un articolo” – ho capito che stavamo finalmente facendo la domanda giusta. Dopo anni in cui il dibattito ruotava intorno a “la macchina ci sostituirà?”, qualcuno stava spostando il baricentro.

Chieffi ha centrato il problema: il giornalismo rischia di perdere centralità molto prima che una macchina diventi davvero un giornalista. Basta che il pubblico si abitui a qualcosa di più rapido. Più comodo. Più economico cognitivamente.

Quando un lettore apre ChatGPT per farsi riassumere le notizie del giorno, non sta scegliendo qualcosa di migliore. Sta scegliendo qualcosa di abbastanza buono (un tempo si parlava di “good enough society”) con meno fatica.

Nessuno ha smesso di cucinare perché Deliveroo esiste. Ma milioni di persone cucinano meno. Non perché il cibo a domicilio sia superiore: perché è sufficientemente accettabile e costa meno energia. Il risultato? Meno competenza, più dipendenza da un intermediario. Ecco cosa rischia il giornalismo. Non l’estinzione: la marginalizzazione per abitudine.

Il punto di Pier Luigi Pisa: attenzione alla dipendenza

Sul palco con me c’era Pier Luigi Pisa, giornalista di Repubblica e Italian Tech, uno dei pochi in Italia che racconta l’AI dall’interno con competenza e rigore quotidiani. E il suo contributo al panel merita di essere riportato qui, perché non era in contraddizione con il mio – era il suo necessario complemento.

Pisa ha detto una cosa che vale come avvertimento: dietro la comodità si nasconde un ecosistema fragile. Se iniziamo a delegare all’AI non solo l’esecuzione rutinaria ma anche il ragionamento, l’analisi, il giudizio contestuale su temi complessi, rischiamo di compromettere non solo la qualità ma l’autenticità di quello che facciamo.

La sua formula è precisa e difficile da contestare: “L’IA processa dati, noi processiamo la realtà.” Ha ragione, e questa distinzione è tutto. La macchina vede pattern. Il giornalista vede persone. La macchina aggrega segnali. Il giornalista capisce che dietro un dettaglio apparentemente insignificante si nasconde una storia che vale la prima pagina. La macchina trascrive un’intervista in secondi. Ma l’empatia che serve per condurla – per far abbassare le difese a una fonte, per ascoltare il silenzio oltre le parole – quella non si addestra su nessun dataset.

Pisa ha anche messo il dito su un rischio concreto che troppo spesso viene minimizzato: un uso poco consapevole dell’AI può inquinare l’informazione con allucinazioni e pregiudizi, e può minare il patto di fiducia con i lettori. E quel patto, una volta rotto, non si ricuce facilmente.

Ammettiamolo: la macchina certi articoli li scrive meglio di noi

Eppure, dato per scontato che quanto ha detto Pisa è corretto, ho voluto essere scomodo (molto più scomodo di quanto ci si aspetti da un convegno di categoria). L’AI certi articoli non li scrive “abbastanza bene”, li scrive meglio. Più velocemente. A patto di essere ben addestrata e governata.

Facciamo esempi concreti. Un comunicato stampa aziendale da trasformare in notizia. Un verbale di consiglio comunale. I risultati di una partita di terza categoria. L’andamento settimanale del prezzo delle arance come nel film “Una poltrona per due”. I dati Istat sull’inflazione. Le nomine nei CdA delle società quotate.

Questi sono articoli di servizio: rutinari, strutturati, prevedibili (ma soprattutto mal pagati!). Il loro valore è nell’accuratezza e nella velocità, non nell’interpretazione. E su accuratezza e velocità, un modello linguistico ben istruito batte un giornalista stanco dopo sei ore di redazione. Punto.

Negarlo è sbagliato e, soprattutto, è controproducente: ci impedisce di vedere l’opportunità enorme che si nasconde dietro questo fatto.

Se la macchina fa i compiti rutinari, tu puoi fare l’inchiesta

Pensa a quante ore di una giornata redazionale vengono assorbite da lavoro automatizzabile: trascrizioni di conferenze stampa, sintesi di atti pubblici, rassegne stampa mattutine, monitoraggio di fonti istituzionali, traduzione di documenti, prime bozze di notizie da agenzia, aggiornamenti su sentenze, bilanci, gare d’appalto e così via. Tutto questo oggi si delega, non si elimina. E quel tempo torna. Torna all’inchiesta, all’intervista difficile, alla fonte che bisogna incontrare di persona, al documento che nessuno ha ancora letto, alla storia che nessun algoritmo è andato a cercare perché non sapeva che esistesse.

Questo è il cambio di paradigma che il dibattito “AI contro giornalismo” continua a perdere. Non è sostituzione: è redistribuzione del lavoro cognitivo. Le macchine prendono i compiti a basso valore. Gli umani si concentrano su quelli ad alto valore.

Gli strumenti concreti

Durante l’evento ho voluto parlare anche di strumenti pratici.

Google NotebookLM è forse lo strumento più sottovalutato nelle redazioni italiane: in platea, su decine di persone, solo una giornalista ha detto di usarlo. Carichi documenti – atti giudiziari, relazioni parlamentari, bilanci, perizie tecniche, contratti – e hai un interlocutore che li ha letti tutti, li tiene in testa contemporaneamente e risponde alle tue domande su di essi. Senza allucinazioni, perché ragiona solo su quello che gli hai dato, e mostrando dove ha preso l’informazione nel punto esatto del documento caricato. Per un giornalista che lavora su un’inchiesta lunga settimane, è un secondo cervello che non dimentica nulla.

Facciamo un esempio concreto: hai 1.200 pagine di atti di un processo per corruzione. Senza NotebookLM, impieghi giorni a orientarti. Con NotebookLM, in venti minuti hai una mappa delle relazioni tra persone, date, importi, e puoi cominciare a fare le domande giuste alle carte.

Google Pinpoint è progettato esplicitamente per il giornalismo investigativo. Analizza in automatico enormi archivi di documenti – migliaia di file, email, PDF, immagini con testo – e li rende ricercabili, collegati, interrogabili. È lo strumento che i grandi giornali d’inchiesta usano per i leak. Il team del Panama Papers non avrebbe potuto fare quello che ha fatto senza tecnologie di questo tipo. E che dire degli Epstein files (vedi questo esempio)?

Questi non sono strumenti per scrivere al posto tuo. Sono strumenti per vedere quello che da solo non vedresti mai, perché nessun essere umano può tenere in testa 50.000 documenti e trovarne le connessioni nascoste.

Ho illustrato questi due strumenti in un video sul mio canale Youtube:

Il secondo cervello che scrive come te

C’è poi un livello ulteriore, che mi riguarda direttamente e che trovo straordinariamente efficace. Un modello come Claude – con le istruzioni giuste, con quello che tecnicamente si chiama una “skill” costruita sul tuo stile – impara a scrivere come scrivi tu. Non in modo approssimativo: con le tue strutture sintattiche, il tuo registro, le tue abitudini retoriche, il tuo modo di aprire un pezzo e di chiuderlo.

Io ho costruito una skill del genere per me stesso. Il risultato è che posso produrre una prima bozza di un articolo di servizio – una news da agenzia, un pezzo informativo su una normativa, una scheda su un prodotto tecnologico – in pochi minuti. Quella bozza è già nel mio stile. La rivedo, la aggiusto, la firmo. Ci metto un quarto del tempo che ci mettevo prima. Per dire: come credi sia stato scritto, in gran parte, il testo che stai leggendo?

Quel tempo risparmiatomi non sparisce nel vuoto. Va su un capitolo del prossimo libro. Va su una lezione più approfondita per i miei studenti. Va su una consulenza più ragionata per un cliente.

Il secondo cervello non mi sostituisce: moltiplica quello che riesco a fare.

Lo specchio scomodo

L’AI non è il problema del giornalismo. Forse è lo specchio del problema del giornalismo. Se il pubblico si accontenta di una sintesi automatica, è perché in molti casi il giornalismo aveva già smesso di offrire qualcosa che valesse il costo cognitivo dell’attenzione. Ha inseguito il clic invece del significato. Ha ottimizzato per Google (ora per ChatGPT) invece che per il lettore. L’AI non ha distrutto nulla. Ha accelerato una deriva che era già in corso.

La risposta non è fermare l’AI. È usarla per liberare il tempo necessario a fare giornalismo che valga davvero la pena leggere. Quel giornalismo – quello umano, come dice Pisa – non è in pericolo per colpa delle macchine. È in pericolo quando smette di essere necessario. E smette di essere necessario solo se lo lasciamo smettere.

Ho voluto chiudere il mio intervento con un’altra provocazione, adattando un refrain che gira in Rete da tre anni: “Non è l’AI che ruberà il lavoro del giornalista, bensì un giornalista che sa usarla”.


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Ho partecipato come relatore al convegno “Dipendenza digitale: tutela della salute e dei diritti dei bambini e adolescenti”, organizzato dalla Camera Minorile di Milano. Una sala piena di genitori, giuristi, educatori. Persone che si occupano di tutela dell’infanzia sul serio.

Dipendenza-digitale-11.3.2026

Ho portato una prospettiva scomoda: non quella di chi demonizza la tecnologia, ma quella di chi la conosce da dentro e sa che il problema non è la macchina. Il problema siamo noi adulti: fatichiamo a fare le domande giuste.


1. Il problema cognitivo: l’AI come stampella permanente

L’intelligenza artificiale sa riassumere, scrivere, spiegare, risolvere esercizi di matematica in trenta secondi. Tutto utilissimo, non lo metto in dubbio. Ma c’è una differenza enorme tra usare l’AI come protesi della mente – uno strumento che amplifica le tue capacità – e usarla come stampella permanente. Se un ragazzo delega sistematicamente il pensiero alla macchina, smette di allenare le sue capacità cognitive. Il cervello, come i muscoli, si atrofizza se non lo usi.

Facciamo un esempio concreto: uno studente che chiede all’AI di scrivere il tema al posto suo non sta imparando a scrivere. Sta imparando a fare copia-incolla. E quando si troverà davanti a un problema che l’AI non può risolvere per lui – un colloquio di lavoro, una conversazione difficile, una scelta di vita – sarà impreparato.

La domanda non è “l’AI fa i compiti?”. La domanda è: cosa resta nella testa del ragazzo dopo? Gli insegnanti hanno capito che non devono dare più i temini e i test da fare a casa?


2. Il problema relazionale: quando la macchina è più comoda delle persone

Sempre più adolescenti conversano con chatbot, assistenti vocali e personaggi artificiali. (E non sto parlando di scenari fantascientifici: succede adesso, nelle camere da letto dei nostri figli.) Non è necessariamente negativo. Il problema emerge quando la relazione con la macchina diventa stabilmente più semplice e gratificante di quella con le persone.

Le relazioni umane sono complesse. Imperfette. A volte frustranti. Il tuo migliore amico non ti dà sempre ragione. I tuoi genitori ti deludono. Il tuo compagno di banco ti ignora. Queste frizioni – quelle che ti fanno incazzare – sono esattamente quelle che ti fanno crescere.

Un chatbot, invece, è sempre disponibile, sempre paziente, sempre dalla tua parte. È una palestra emotiva falsa. Allena ad aspettarsi qualcosa che le relazioni reali non possono offrire.


3. Il problema psicologico: la dipendenza dalla gratificazione algoritmica

Alcuni sistemi di AI sono progettati – deliberatamente, con grande cura ingegneristica – per essere coinvolgenti. Conversazioni infinite. Feedback immediato. Personalizzazione continua. Risposte che sembrano capire chi sei.

Per un adulto già strutturato, è uno strumento potente.

Per un adolescente il cui cervello è ancora in costruzione, può diventare un ambiente emotivamente schiacciante.

Il rischio non è solo il tempo passato online. È la dipendenza dalla gratificazione algoritmica: il bisogno fisico di quel feedback immediato, di quella risposta sempre pronta, di quella sensazione di essere capito senza fatica.

Ma attenzione: la dipendenza è il problema, o è un sintomo?

Spesso i ragazzi cercano nell’AI quello che non trovano altrove: ascolto, riconoscimento, spazio sicuro. Se è così, il vero problema non è lo schermo. È quello che c’è – o non c’è – quando lo schermo si spegne.


La domanda che nessuno vuole fare

Il punto non è demonizzare la tecnologia. Sarebbe la scorciatoia più comoda, e anche la più inutile.

L’intelligenza artificiale sarà parte integrante della vita dei nostri figli. Non è uno scenario ipotetico: è già adesso.

La vera domanda non è se usarla o no. Ma è: chi educa i ragazzi a usarla bene? Scuola? Famiglia? Piattaforme? Istituzioni? Ho la mia risposta. Ma mi interessa anche la tua.

 

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Nel 1998, mentre due studenti di Stanford lanciavano Google, io iniziavo a fare il giornalista. Pensavo di aver visto tutto: e-commerce, smartphone, social. Mi sbagliavo. Erano solo l’antipasto. Il piatto forte è l’intelligenza artificiale, il vero compimento della digitalizzazione.

Se sei un genitore, lo so: temi l’effetto “ebete” da compiti scopiazzati, i deepfake o i robot che rubano il futuro. Ma i numeri non aspettano i nostri timori: il 97% dei ragazzi tra i 16 e i 18 anni usa già l’AI generativa. Hanno in tasca uno sparring partner che non li giudica, ma che spesso fa lo “yes man”, confermando ogni loro errore.

Demonizzare lo strumento non serve. Un martello è un problema solo se lo usi per spaccare teste; tutto dipende da chi lo impugna. Nel mio ultimo intervento per STEP FuturAbility District ho messo da parte i massimi sistemi per consegnarvi una cassetta degli attrezzi: dieci idee concrete per usare l’AI in famiglia in modo positivo.

Ecco qualche esempio.

NotebookLM per lo studio: uno strumento di Google gratuito e pazzesco. Sfrutta la tecnologia RAG (retrieval-augmented generation): risponde basandosi solo sui documenti che carichi tu. Niente allucinazioni, niente invenzioni. Ti fornisce le note a piè di pagina e cita la fonte esatta. La miglior difesa contro le fake news.

L’assistente di casa: sedetevi a tavola, aprite Gemini e costruite insieme un chatbot personalizzato. Assegnategli un ruolo – sfruttando la regola del role prompting – e istruitelo per scovare i film del weekend o le mostre in città. È il modo più semplice per spiegare ai figli come ragiona la macchina.

Musica con Suno: l’AI non è intelligente, è solo statistica velocissima. Sa copiare e mescolare. Con Suno potete creare una traccia rock o blues su un tema scelto da voi in pochi secondi. Divertente, utile per smitizzare la “magia” dell’algoritmo.

La regola d’oro? Non sarà l’intelligenza artificiale a portarci via il lavoro, ma qualcuno che saprà usarla meglio di noi. Dobbiamo guidare i ragazzi, educarli e, soprattutto, giocarci insieme.

Nel video integrale qui sotto racconto il resto, tra tool gratuiti e qualche risata (citando Aranzulla e il trauma di aspettare una settimana per una puntata di Dallas).

Guarda l’intervento e fammi sapere nei commenti quale strumento proverai per primo.

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AI in famiglia: 10 strumenti concreti per educare, creare e imparare insieme ai figli

Quasi il 100% degli studenti tra i 16 e i 18 anni usa l’AI generativa. Il dato, riportato nella presentazione che ho utilizzato per questo incontro presso STEP, non è un dettaglio statistico: è un cambio di paradigma. La domanda non è più se i nostri figli useranno l’intelligenza artificiale. La domanda è: con chi la useranno? Da soli? O con noi?

 

Qui trovi le slide che ho usato all’evento:

step_ai_famiglie_bonanomi

In questo articolo entro nella parte più pratica: i tool di AI che possiamo usare in famiglia. Non per delegare l’educazione a un algoritmo, ma per trasformare l’AI in uno strumento di crescita condivisa.


10 tool di AI da usare in famiglia

Di seguito trovi una selezione ragionata di strumenti che ho inserito nella seconda parte della presentazione . Non sono “giocattoli digitali”, ma occasioni educative.


1. NotebookLM – L’app perfetta per studiare

https://notebooklm.google.com

Uno degli strumenti più interessanti per studenti delle medie e superiori.

Cosa fa:

  • permette di caricare documenti
  • crea riassunti
  • genera domande di verifica
  • collega concetti

Come usarlo in famiglia:

  • caricare un capitolo di storia e chiedere di costruire insieme una mappa concettuale
  • farsi spiegare un argomento difficile passo passo
  • verificare se il riassunto generato è corretto

Non sostituisce lo studio. Lo struttura.


2. Talkpal – Conversazioni in lingua con l’AI

https://talkpal.ai

Un’app per esercitarsi nelle lingue straniere con conversazioni simulate.

Uso educativo:

  • allenamento orale senza ansia da prestazione
  • esercizi personalizzati
  • simulazioni di viaggio

Qui la domanda da fare ai figli è: stai parlando davvero o stai leggendo?


3. AutoDraw – Disegnare con l’AI

https://www.autodraw.com

Trasforma scarabocchi in disegni riconoscibili.

Uso in famiglia:

  • laboratorio creativo genitore-figlio
  • gioco “indovina cosa volevo disegnare”
  • introduzione al concetto di riconoscimento delle immagini

È un ottimo modo per spiegare cos’è un algoritmo senza usare la parola algoritmo.


4. Google Arts & Culture – AI e arte

https://artsandculture.google.com

Musei, opere, esperimenti visivi.

Attività da fare insieme:

  • confrontare un’opera reale con una generata
  • parlare di deepfake artistici
  • discutere: cosa distingue creatività umana e generativa?

Educare all’AI significa educare al senso critico estetico.


5. Kahoot! – Quiz interattivi

https://kahoot.com

Non è nuovo, ma integrato con l’AI permette di creare quiz in pochi secondi.

Uso familiare:

  • quiz sulla lezione del giorno
  • sfida genitori vs figli
  • verifica immediata della comprensione

L’apprendimento diventa gioco, ma resta apprendimento.


6. WordMint – Puzzle personalizzati

https://wordmint.com

Genera cruciverba e giochi di parole.

Ottimo per:

  • ripasso di vocaboli
  • memorizzazione concetti
  • creare giochi a tema famiglia

Allenare la mente divertendosi.


7. AI Dungeon – Giochi di ruolo narrativi

https://aidungeon.com

Qui entriamo in un territorio più delicato.

Permette di creare storie interattive.

Uso consapevole:

  • scrivere insieme una storia
  • lavorare su struttura narrativa
  • sviluppare immaginazione

Serve supervisione. Non tutto è adatto a tutte le età.


8. Leonardo AI – Le “sintografie”

https://leonardo.ai

Creazione di immagini da testo.

Attività utile:

  • trasformare un racconto in immagini
  • confrontare prompt diversi
  • spiegare cosa significa “bias visivo”

Educare ai prompt significa educare al pensiero strutturato.


9. InVideo – Da testo a video

https://invideo.io

Perfetto per:

  • trasformare una ricerca in mini documentario
  • creare presentazioni animate
  • raccontare un progetto scolastico

Qui l’AI diventa strumento di espressione, non scorciatoia.


10. Suno – Da testo a musica

https://suno.com

Crea canzoni partendo da un testo. Ecco l’esempio usato durante l’evento:

Esercizio potentissimo:

  • scrivere insieme una canzone di famiglia
  • trasformare una poesia in brano
  • parlare di copyright e originalità

La tecnologia non sostituisce la creatività. La amplifica.


Attenzione: usare non significa delegare

Nella presentazione nella sede di Fastweb ho insistito su un punto chiave. C’è una differenza enorme tra:

  • usare l’AI
  • farsi sostituire dall’AI

Se tuo figlio chiede sempre a ChatGPT invece di ragionare, non sta usando uno strumento. Sta allenando la dipendenza cognitiva.

Le domande che dobbiamo fare sono:

  • Hai verificato la risposta?
  • Sei d’accordo con quello che ha scritto?
  • Come lo spiegheresti con parole tue?

I rischi da non ignorare

Tra i temi trattati:

  • chatbot come “compagni emotivi”
  • condivisione di dati personali
  • deepfake
  • bias
  • allucinazioni dell’AI
  • disinformazione
  • dipendenza da schermi

Non serve allarmismo. Serve competenza.


Il vero ruolo del genitore nell’era dell’AI

Non controllore.
Non censore.
Non spettatore.

Guida.

L’educazione digitale non si fa con il parental control.
Si fa con:

  • dialogo
  • esempi concreti
  • uso condiviso
  • momenti screen-free
  • pensiero critico

La tecnologia dovrebbe migliorare la vita. Non sostituirla.


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Ho voluto condividere con Gario e gli ascoltatori di «Yugen Podcast» un augurio speciale, a fine 2025, per questo inizio di 2026: invece di suggerire una Serie TV oppure l’ultimo libro di successo (come mi è capitato di fare in passato, vedi Fiori per Algernon), ho preferito puntare su uno strumento che sta letteralmente cambiando le regole del gioco digitale. Si chiama NotebookLM ed è, senza troppi giri di parole, l’assistente AI di Google che ha registrato la crescita più interessante negli ultimi mesi.

Perché dovresti provarlo subito

In un mercato saturo di chatbot che promettono miracoli, NotebookLM si distingue per un approccio pragmatico e, oserei dire, quasi umile. Ecco i tre punti di forza che ho sottolineato nel mio intervento:

  • accessibilità totale: è praticamente gratuito, con un limite di 50 interrogazioni giornaliere già incluse nel pacchetto Gmail o Google.

  • addio allucinazioni: a differenza di ChatGPT, NotebookLM non risponde se non trova riscontri nelle fonti che gli hai fornito. Se non sa, tace.

  • citazioni puntuali: ogni risposta è accompagnata dal riferimento esatto ai tuoi documenti. La trasparenza prima di tutto.

La metamorfosi dei contenuti

La vera svolta è arrivata con le ultime funzioni introdotte nelle scorse settimane. Partendo dai tuoi file, lo strumento è ora in grado di generare presentazioni multimediali, infografiche e, soprattutto, podcast automatici. Immagina di caricare i tuoi appunti e ascoltare due voci (un uomo e una donna) che discutono amabilmente dei tuoi contenuti: è la frontiera della fruizione passiva di informazioni complesse.

Qui puoi risentire il mio intervento:

Il mio intervento per CEM Ambiente

Avevo parlato dello stesso tema anche per una platea di studenti per CEM Ambiente:

 

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Un post condiviso da CEM Ambiente (@cem_ambiente)

Il 2 febbraio 2026 sono stato invitato dalla Fondazione Corriere della Sera a un evento per le scuole presso la sala Buzzati: collegati 12.000 studenti da tutta Italia, per sentirci parlare di #AI in classe. Con me l’amico Vincenzo Cosenza.

Ho caricato su YouTube alcuni passaggi dell’evento.

3 esempi d’uso dell’AI in classe

Hai presente quando gli studenti usano ChatGPT per farsi fare i compiti? Ecco, quello è il modo peggiore per approcciare l’intelligenza artificiale. In questo video esploriamo come trasformare l’IA da scorciatoia a vero e proprio alleato didattico. Parliamo di «role prompting»: far diventare il chatbot il tuo prof di italiano per simulare un’interrogazione su Dante, oppure un generale che ti racconta Waterloo. Non è magia, è collaborazione creativa. Nel video passo in rassegna alcuni casi reali: – Simulazione di interrogazioni: caricare testi e chiedere all’IA di metterci alla prova. – Dialogo con la storia: intervistare Napoleone per capire le sue scelte strategiche. – Role-play linguistico: gestire un cliente difficile in tedesco per allenare le soft skill. L’obiettivo non è delegare il pensiero, ma potenziarlo. Perché se l’IA imita l’intelligenza umana, noi dobbiamo imparare a usarla per non diventare “pigri” ma più brillanti.

Alla scoperta di NotebookLM

Dimentica ChatGPT per un attimo: se cerchi uno strumento che rivoluzioni davvero il modo di studiare e lavorare con i documenti, devi conoscere NotebookLM. È il “taccuino intelligente” di Google che non risponde pescando a caso dal web, ma si basa esclusivamente sulle fonti che carichi tu. Niente più allucinazioni: se gli chiedi la ricetta della pizza mentre stai studiando fisica quantistica, ti dirà chiaramente che nei tuoi testi non c’è traccia di margherite.

Ecco perché NotebookLM è una marcia in avanti:

  • Verifica immediata delle fonti: ogni risposta include citazioni cliccabili che ti portano esattamente al paragrafo del documento originale.

  • Multimedialità totale: legge PDF, appunti scritti a mano (anche in corsivo!) e persino schemi elettrici o immagini.

  • Creazione di contenuti: trasforma i tuoi materiali in infografiche, slide, podcast con voci umane che discutono i temi o video esplicativi con voice-over.

  • Ecosistema Google: se hai una Gmail, hai già NotebookLM; è gratuito, integrato e generoso (fino a 50 domande al giorno nella versione free).

È lo strumento perfetto per chi ha bisogno di rigore, precisione e una mano per trasformare la teoria in pratica multimediale.

Farsi intervistare dai chatbot

Perché dobbiamo essere sempre noi a spremere le meningi per interrogare ChatGPT o Gemini? In questo estratto del mio intervento a «Insieme per capire», ribalto completamente la prospettiva: il segreto per ottenere risultati davvero utili non è fare domande migliori, ma farsi intervistare dall’intelligenza artificiale.

Che tu debba scrivere una tesina, preparare una ricerca o un’interrogazione, prova a dire all’IA: «questo è il mio obiettivo, fammi tu tutte le domande che ritieni opportune per inquadrare il contesto». È qui che avviene il vero salto di qualità: lo scambio diventa profondo, l’IA capisce chi sei, cosa ti serve e in quale materia ti stai muovendo.

In questo video ti spiego come questo ribaltamento dei ruoli possa trasformare uno strumento passivo in un partner di lavoro incredibilmente efficace.

Siamo passati dai chatbot che rispondono a comando a veri e propri agenti intelligenti capaci di pianificare ed eseguire task complessi in autonomia. Ma cosa significa davvero per il nostro lavoro e la nostra quotidianità?

In questo estratto, esploriamo il salto evolutivo dell’intelligenza artificiale:

  • Chatbot vs Agenti: la differenza tra uno strumento reattivo e uno proattivo che «va avanti come un treno».

  • Esperimenti sul campo: dall’organizzazione di un viaggio in Giappone alla spesa online fatta partendo da una semplice foto di una pizza.

  • Il futuro delle aziende: lo scenario di società miliardarie gestite da una sola persona supportata da una flotta di agenti specializzati (marketing, R&S, logistica).

  • Integrazione fisica: l’arrivo dei robot umanoidi e l’impatto sulla gestione delle attività domestiche e industriali.

L’IA non è più solo uno strumento per studiare o scrivere meglio, ma un ecosistema che impara a collaborare con sé stesso e con noi. Quale sarà il peso del contributo umano in questo nuovo equilibrio?

I problemi dell’AI

L’intelligenza artificiale non è più una novità da laboratorio, ma un compagno silenzioso che sta riscrivendo le regole del gioco. In questo estratto dell’evento «Insieme per capire», analizzo i rischi che corriamo delegando le nostre scelte agli algoritmi.

Siamo pronti a gestire un “sistema zero” che decide per noi?

Cosa troverai in questo video:

  • Il paradosso del secondo cervello: quanto potere stiamo dando a strumenti come ChatGPT? Dalle scelte editoriali ai consigli medici, il confine tra supporto e condizionamento è sempre più sottile.

  • Pregiudizi e bias: se l’IA impara dagli umani, eredita anche i nostri errori. Come correggere una “scatola nera” che discrimina basandosi sulle statistiche?

  • Privacy e gestione dati: ogni nostra interazione alimenta i modelli. Sai come disattivare l’uso dei tuoi dati nelle impostazioni?

  • Proprietà intellettuale: il tema spinoso del copyright e di come i contenuti protetti finiscano nel calderone dell’addestramento senza alcuna remunerazione per gli autori.

La registrazione completa dell’evento

Ecco l’intera registrazione dell’evento:

Scrivimi per organizzare un evento o un corso sull’intelligenza artificiale generativa

Mandami un WhatsApp al 339.6325418 per organizzare un corso o una conferenza sull’A.I. generativa.

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Riceviamo troppe e-mail: è un dato di fatto. Passiamo ore a scrivere risposte, spesso ripetitive, rubando tempo prezioso al nostro vero lavoro. Ma se ti dicessi che l’intelligenza artificiale può trasformarsi nel tuo assistente virtuale personale?

Nel mio ultimo intervento a «L’Italia che produce» su Telelombardia (ho attivato un collaborazione con APA Confartigianato Monza e intervengo nel loro spazio in TV), ho mostrato come l’IA possa diventare un alleato strategico per artigiani e professionisti. Se hai un abbonamento a Google One (Gemini Advanced), l’integrazione è già lì, dentro Gmail. Puoi chiedere all’assistente quante richieste di preventivo sono arrivate nell’ultima settimana o fargli scrivere una bozza di risposta che ricalchi il tono del mittente, analizzando persino gli allegati. E se non usi Gmail? Nessun problema: puoi copiare il testo del messaggio in ChatGPT (anche nella versione gratuita), farti generare la risposta e incollarla in Outlook o nel tuo client preferito.

Sono piccoli aiuti che, sommati, fanno la differenza tra una giornata passata a rincorrere le scadenze e una gestione del tempo finalmente consapevole. Perché la tecnologia deve semplificarci la vita, non complicarla.

Guarda qui la videopillola:

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Guida pratica all’AI multimodale di Google

Google Gemini è la famiglia di modelli di intelligenza artificiale multimodale sviluppata da Mountain View. Alimenta l’ecosistema Google e rappresenta uno degli snodi centrali dell’AI generativa contemporanea.

Questo corso intensivo ti accompagna dalla comprensione dei modelli Gemini all’uso pratico nelle attività professionali quotidiane: generazione di testi, analisi di immagini e video, comprensione dell’audio, automazione di processi e progettazione di agenti AI.

Un percorso pensato per chi vuole capire come funziona Gemini, quando usarlo e come integrarlo davvero nel proprio lavoro.


A chi è rivolto il corso

  • Professionisti della comunicazione, del marketing e del digitale
  • Manager, consulenti e formatori
  • Studenti universitari e post-laurea
  • Aziende che utilizzano Google Workspace

Non è richiesta esperienza di programmazione. È consigliata una familiarità di base con gli strumenti Google.


Obiettivi del corso

Al termine del corso sarai in grado di:

  • Comprendere la famiglia di modelli Google Gemini e le differenze tra le versioni
  • Utilizzare Gemini come strumento multimodale: testo, immagini, video e audio
  • Integrare Gemini con Gmail, Docs e altri servizi Google
  • Sfruttare il contesto esteso di Gemini per analisi complesse
  • Capire come funziona Gemini 3 e la modalità Deep Think
  • Configurare e usare la funzione Personal Intelligence in modo consapevole
  • Utilizzare Gemini come agente per task complessi e flussi multi-step
  • Valutare limiti, rischi, bias e aspetti di privacy

Programma del corso

1. Introduzione a Google Gemini

  • Cos’è Google Gemini e come si differenzia dagli altri modelli
  • Uso in sicurezza e gestione della privacy
  • Personal Intelligence: collegare Gmail, Google Foto, YouTube e Search

2. Uso pratico e sintesi

  • Analisi di documenti lunghi e sintesi avanzate
  • Uso su grandi basi testuali e gestione del contesto

3. Uso avanzato e creatività

  • Ragionamento avanzato e multimodalità evoluta
  • Vibe coding e creazione di contenuti (immagini e video)

4. I Gem: i tuoi assistenti personali

  • Introduzione e panoramica dei Gem di Google
  • Creare, testare e personalizzare il proprio Gem

Metodo didattico e durata

  • Lezioni teoriche orientate alla comprensione
  • Dimostrazioni live ed esercitazioni pratiche su casi reali
  • Sessioni di Q&A e follow-up online

Durata: 10 ore (5 incontri da 2 ore ciascuno).
Materiali inclusi: slide ed eBook.

Il corso può essere personalizzato per aziende o gruppi di lavoro, sia nella durata sia nei contenuti.

Organizziamo un corso su Google Gemini?

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