ChatGPT sostituisce i grafici? Il mio test da 60 euro su Fiverr
Pagavo 60 euro su Fiverr per farmi realizzare delle varianti del mio avatar. A un certo punto ho provato ad affidare la stessa operazione a ChatGPT. Il risultato mi ha soddisfatto: per quella specifica esigenza ho ottenuto rapidamente ciò che cercavo, senza commissionare un’altra lavorazione.
Da qui nasce il mio video “ChatGPT sta già sostituendo i grafici?”. Vi mostro il test e parto da una domanda che sento continuamente durante i miei corsi: l’intelligenza artificiale ci ruberà il lavoro? Non sono convinto che lo ruberà a tutti. Ma liquidare il problema con “la creatività umana è insostituibile” mi sembra altrettanto sbrigativo.
Guarda il video: il mio test con ChatGPT al posto di Fiverr
Prima di ragionare su professioni e scenari, guardate che cosa è successo in questo caso concreto. Nel video mostro l’operazione sul mio avatar e spiego perché ho smesso di acquistare quella specifica prestazione su Fiverr.
Puoi anche guardare il video direttamente su YouTube. Tenete a mente una distinzione: ottenere una variante di un’immagine già definita e progettare un’identità visiva sono lavori con obiettivi e responsabilità diversi.
Da 60 euro a un abbonamento: il risparmio va capito
Nel mio caso, il confronto era tra una lavorazione da 60 euro e un abbonamento che, nel racconto del test, considero nell’ordine dei 20 euro al mese. È un confronto riferito alla mia esperienza, non un listino aggiornato di ChatGPT né una promessa di ottenere qualsiasi lavoro grafico a quel prezzo.
Se una singola prestazione evitata vale più del costo mensile dello strumento, il vantaggio economico può essere immediato. Per valutare davvero il risparmio, però, bisogna considerare anche il tempo per dare istruzioni, selezionare le proposte e correggere eventuali difetti. Un risultato che giudico adatto alle mie slide non è automaticamente un file pronto per ogni impiego professionale.
E la formula “perfetto in un secondo”? Rende bene lo stupore, ma non è un benchmark. La formulazione che preferisco è questa: un risultato rapidamente utilizzabile per la mia esigenza. Velocità e qualità vanno valutate sull’intero processo, non soltanto sul momento in cui compare l’immagine.
AI e lavoro: distinguere le mansioni dalle professioni
Un mestiere è composto da molte attività. Un grafico può discutere il brief, studiare il pubblico, progettare un sistema visivo, produrre varianti, verificare la coerenza e gestire revisioni. Automatizzare una di queste attività cambia il mestiere; non dimostra, da solo, che l’intera professione sia scomparsa.
Il rapporto 2025 dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), realizzato con NASK, stima che un lavoratore su quattro nel mondo sia in un’occupazione con qualche grado di esposizione all’AI generativa. Gli autori indicano la trasformazione del lavoro come esito più probabile, perché molte occupazioni comprendono attività che richiedono ancora un contributo umano. Esposizione non significa posti già persi.
Non sarebbe corretto, però, trasformare questa distinzione in una rassicurazione universale. Se una parte consistente dei ricavi di un professionista arriva da prestazioni che i clienti iniziano a svolgere da soli, la perdita di incarichi può essere reale anche se il nome della professione continua a esistere. Nel mio piccolo, ho smesso di acquistare un servizio: per chi lo vendeva, quella domanda è venuta meno.
Lo studio di Ole Teutloff e colleghi sulla domanda di freelance, pubblicato nel Journal of Economic Behavior & Organization, osserva su una piattaforma online un calo della domanda per alcune competenze sostituibili, come scrittura e traduzione, rispetto alla tendenza controfattuale. È un risultato circoscritto a quel mercato e a quelle attività: non misura tutti i grafici e non consente di generalizzare il mio test a un intero settore. Mostra però perché il problema degli incarichi va preso sul serio.
Il valore del grafico: decidere che cosa deve comunicare un’immagine
Continuo a vedere valore nel professionista che sa capire un problema di comunicazione, scegliere una direzione, motivarla e portarla fino alla consegna. Per esempio: a chi deve parlare quell’avatar? In quale contesto verrà usato? Deve trasmettere autorevolezza, ironia o vicinanza? Quali elementi devono restare riconoscibili nelle diverse versioni?
Sono le domande che propongo di mettere al centro del servizio. L’AI può aiutare anche a esplorare idee e soluzioni, ma qualcuno deve stabilire criteri, valutare il risultato e assumersi la responsabilità della scelta. Vendere questa capacità richiede di renderla visibile al cliente, non soltanto di dichiararsi creativi.
Il rischio riguarda anche attività meno ripetitive di quanto immaginiamo. Nello studio sperimentale di Fabrizio Dell’Acqua e colleghi, nella versione del 2023, i consulenti con GPT-4 miglioravano velocità e qualità su compiti compatibili con le capacità del sistema, ma su un compito esterno a quella frontiera producevano meno spesso una soluzione corretta. La ricerca riguarda quel modello e quei compiti: la lezione utile è imparare a valutare dove l’assistenza funziona e dove serve un controllo più attento.
La creatività umana non è una polizza contro l’automazione
Dire che la “vera creatività” resterà sempre esclusivamente umana può essere una posizione filosofica. Non la userei come garanzia economica. Un cliente può scegliere un risultato che considera utile e originale senza dover risolvere prima il dibattito sulla coscienza delle macchine.
La ricerca di Anil R. Doshi e Oliver P. Hauser, pubblicata su Science Advances nel 2024, aiuta a complicare il quadro: in un esperimento sulla scrittura di racconti, accedere a idee generate dall’AI migliorava le valutazioni di creatività, qualità e piacevolezza, soprattutto per gli autori inizialmente meno creativi. Al tempo stesso, i racconti assistiti risultavano più simili fra loro. Non è uno studio sul graphic design, ma suggerisce un’opportunità e un rischio: ottenere proposte migliori e finire tutti nella stessa zona delle idee.
Per questo consiglio di usare l’AI anche come interlocutore creativo, continuando a cercare riferimenti, esperienze e scelte riconoscibili. La capacità di selezionare e modificare le proposte diventa parte del lavoro. Ho affrontato un cambiamento simile nell’articolo su come l’AI sta rivoluzionando le presentazioni: produrre più facilmente i materiali rende ancora più utile progettare bene il messaggio.
Harari, il senso del lavoro e le scelte che restano nostre
Il riferimento a Yuval Noah Harari invita ad allargare lo sguardo. Nelle FAQ pubblicate sul suo sito ufficiale, lo storico descrive sia scenari di esclusione dal lavoro sia scenari nei quali la tecnologia libera le persone da attività faticose e consente di sviluppare il proprio potenziale. Sottolinea che l’esito dipende dalle scelte umane, non da un destino tecnologico già scritto.
La mia lettura è che il tempo risparmiato possa essere reinvestito nella progettazione, nella relazione con il cliente e nella qualità delle decisioni. Non attribuisco a Harari la formula “automatizzare l’esecuzione per concentrarsi sul senso” come se fosse una sua citazione: è il modo in cui io traduco questa riflessione nel lavoro quotidiano.
E non avviene automaticamente. Un’azienda può usare il tempo guadagnato per formare le persone, migliorare il servizio oppure chiedere più produzione a parità di risorse. L’AI apre possibilità; la scelta organizzativa decide come distribuirne i benefici.
Parti da una tua attività e guarda il test
L’esperimento che suggerisco è semplice: scegliete una prestazione circoscritta, definite prima che cosa rende il risultato accettabile e confrontate il processo abituale con quello assistito dall’AI. Misurate tempo complessivo, qualità, correzioni e costo. Poi chiedetevi quali parti richiedano ancora la vostra competenza e come valorizzarle.
Guardate il mio test nel video “ChatGPT sta già sostituendo i grafici?” e provate a riportarlo al vostro lavoro. Quale prestazione potrebbe smettere di essere acquistata? Quale competenza, invece, potreste offrire meglio grazie al tempo guadagnato?
Guarda il video su YouTube e valuta il risultato del test.
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Nei miei corsi per aziende, professionisti ed enti partiamo da attività concrete, definiamo criteri di qualità e proviamo a capire dove l’AI può aiutare. Se vuoi organizzare un laboratorio su questi temi, scrivimi indicando il pubblico e le attività sulle quali vorresti lavorare.










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