I bombardamenti ai data center di Yandex hanno stroncato i bot che sostengono movimenti estremisti e sovranisti in Europa?

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Yandex e bot politici: avatar di Gianluigi Bonanomi verifica le informazioni davanti a server e profili digitali.

Di Gianluigi Bonanomi · Verifica aggiornata al 13 ottobre 2026

Un data center viene colpito, una curva precipita e qualcuno vede finalmente la prova: dietro il consenso online di certi movimenti politici europei ci sarebbero server russi. Spenti quelli, spariti i sostenitori. È una storia potente. Ha un evento concreto, un grafico e un colpevole. Le manca però il passaggio decisivo: dimostrare che il grafico misuri proprio ciò che gli stiamo facendo dire.

La domanda merita attenzione, perché mette insieme guerra, infrastrutture digitali, propaganda e intelligenza artificiale. Ma il punto interrogativo nel titolo va preso sul serio. Le fonti verificate non dimostrano che gli attacchi a Yandex abbiano stroncato i bot politici attivi in Europa. E una diminuzione del traffico automatizzato non basta a sostenere questa conclusione.

Gli attacchi a Yandex sono confermati

Reuters ha documentato gli attacchi dell’8 e 9 ottobre 2026 ai data center Yandex di Sasovo e della regione di Kaluga. Secondo le dichiarazioni riportate dall’agenzia, il primo è stato fermato e il secondo parzialmente messo fuori uso.

L’11 ottobre, Reuters ha riferito un terzo attacco nella regione di Vladimir: Yandex ha annunciato lo spegnimento completo del centro e l’indisponibilità di alcuni servizi.

Questi sono fatti documentati. Attribuire a quelle interruzioni la fine di una rete di propaganda europea è invece un’altra affermazione, che richiede altre prove. Un’infrastruttura danneggiata ci dice che qualcosa può aver smesso di funzionare. Non identifica automaticamente le attività coinvolte, i loro responsabili o i loro destinatari.

Yandex e bot politici: la parola che genera l’equivoco

Nel linguaggio comune, “bot russo” richiama un profilo finto che pubblica slogan e amplifica messaggi politici. In una dashboard tecnica, “bot” può indicare tutt’altro. La documentazione di Cloudflare distingue programmi automatizzati con funzioni diverse: ricerca e indicizzazione, raccolta di dati per addestrare modelli e attività di agenti che operano per conto di una persona.

In particolare, Cloudflare descrive YandexBot come il principale robot di indicizzazione del motore di ricerca Yandex. Il suo compito dichiarato è raccogliere pagine per la ricerca. La sua etichetta non identifica una rete di account politici.

Elemento osservato Che cosa indica Che cosa non dimostra da solo
Crawler di ricerca Un programma visita pagine per indicizzarle. La presenza di profili che fanno propaganda.
Traffico automatizzato Richieste attribuite a software. L’obiettivo politico di quelle richieste.
Account politico automatizzato Un profilo svolge attività attraverso software. Chi lo controlla e chi lo finanzia.
Interruzione di una rete Una parte dell’infrastruttura non comunica normalmente. La cessazione di tutte le operazioni di influenza.

È come vedere diminuire i furgoni in una strada e concludere che sia finito il contrabbando. Prima bisogna sapere quali furgoni, che cosa trasportavano e dove stavano andando.

Che cosa misurano davvero i grafici Cloudflare

La pagina Cloudflare Radar dedicata ad AS13238, la rete Yandex, riporta traffico e richieste HTTP, con una distinzione fra attività automatizzata e umana. Non è un contatore di post favorevoli all’AfD o ad altri partiti. Inoltre, traffico di una rete e attività di uno specifico crawler sono misure diverse: anche fra grafici tecnici non possiamo cambiare oggetto senza accorgercene.

Per sostenere una tesi politica servirebbero dati sulle piattaforme, sugli account e sui contenuti. Quanti profili sono diventati inattivi? Erano già stati identificati come parte di una campagna coordinata? Quali messaggi pubblicavano? Esiste un collegamento verificato con l’infrastruttura colpita?

Senza queste informazioni, una curva in discesa resta una curva in discesa. Il fatto che compaia il nome di un’azienda russa non le attribuisce un significato politico.

Il grafico sull’AfD non offre una prova affidabile

Il 12 ottobre, The Verge ha ricostruito la circolazione di un grafico associato all’AfD. La provenienza dei dati non risulta stabilita; vengono segnalate anomalie temporali e un sospetto di generazione con AI. Quel sospetto non è una verifica definitiva dell’origine dell’immagine.

La distinzione conta: non serve dimostrare come sia stata prodotta un’immagine per riconoscere che non può sostenere una conclusione se mancano dati verificabili e metodo. Un grafico dovrebbe permettere di risalire al dataset, alle definizioni, all’intervallo temporale e al procedimento di analisi. La veste professionale non sostituisce nessuno di questi elementi.

Le operazioni russe di influenza sono documentate, ma non provano questa storia

Contestare questo collegamento non significa negare il problema. Il terzo rapporto del Servizio europeo per l’azione esterna, pubblicato nel marzo 2025, mappa infrastrutture usate da attori stranieri, soprattutto Russia e anche Cina, per manipolare lo spazio informativo dell’Unione europea e dei Paesi partner.

Un caso concreto compare nel comunicato del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti del 9 luglio 2024: sequestro di due domini e mandati di perquisizione relativi a 968 account social. Secondo gli atti citati, la rete usava AI per creare false identità e diffondere messaggi favorevoli agli obiettivi del governo russo.

Qui troviamo account, infrastrutture e un’attribuzione motivata. È il tipo di documentazione da cercare. Non dimostra però che quella rete dipendesse dai data center Yandex colpiti nell’ottobre 2026.

Bisogna anche evitare un salto politico: “sovranista” ed “estremista” non sono sinonimi. Un’attività online favorevole a un partito non dimostra che il partito la controlli. E l’esistenza di manipolazioni non autorizza a considerare artificiale tutto il suo consenso. Ogni attribuzione richiede prove specifiche.

Che cosa servirebbe per collegare bombardamenti e bot politici

Per verificare l’ipotesi proporrei cinque controlli:

  1. Definire il campione: quali account, piattaforme, Paesi e movimenti politici?
  2. Motivare la classificazione: perché quei profili sarebbero automatizzati e parte di una rete coordinata?
  3. Documentare l’infrastruttura: quali elementi li collegano ai sistemi colpiti?
  4. Confrontare prima e dopo: con date, fusi orari e criteri di raccolta coerenti.
  5. Verificare spiegazioni alternative: sospensioni degli account, variazioni nella raccolta dei dati, altre interruzioni o cambiamenti nell’attività della campagna.

La contemporaneità renderebbe l’ipotesi interessante. Non basterebbe a dimostrarla. Anche un calo reale di messaggi politici andrebbe spiegato prima di attribuirlo a uno specifico attacco.

Un video per distinguere notizie, opinioni e prove

Per approfondire il metodo, propongo la lezione TED-Ed di Damon Brown How to choose your news. È una risorsa sull’alfabetizzazione ai media, non una prova sul caso Yandex.

Un ottimo esercizio di alfabetizzazione digitale

Porterei questo caso in un laboratorio: un titolo, un grafico e la domanda “quale passaggio non è dimostrato?”. È un esercizio utile anche quando usiamo l’AI per analizzare documenti. Chiederei al chatbot di separare osservazioni, interpretazioni e prove mancanti, poi controllerei ogni riferimento.

Un prompt da provare: “Analizza questa affermazione senza presupporre che sia vera. Identifica il fenomeno misurato, le fonti primarie e le prove necessarie per sostenere il nesso causale. Se un dato manca, segnalalo; non ricostruirlo per plausibilità.”

È un’attività che si può integrare nei miei corsi su AI e comunicazione digitale. L’obiettivo è imparare a formulare domande migliori e a riconoscere quando una risposta convincente ha superato le prove disponibili.

Al 13 ottobre 2026, possiamo parlare di attacchi confermati ai data center Yandex. Possiamo parlare di operazioni russe di influenza documentate. Non possiamo saldare le due cose e annunciare che siano stati stroncati i bot a sostegno dei movimenti estremisti e sovranisti europei.

La disinformazione va verificata anche quando la notizia che la riguarda ci piace. Altrimenti rischiamo di combatterla condividendo un’altra storia non dimostrata.

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