
In un episodio sul canale YouTube “Crismer La Pignola“, Crismer mi ha ospitato per una chiacchieratra concreta e approfondita sull’intelligenza artificiale. L’obiettivo della conversazione era quello di esplorare quali strumenti pratici possono essere utilizzati per sfruttare l’IA in modo consapevole e… intelligente.
Ho condiviso il mio punto di vista sull’evoluzione tecnologica, avendo assistito a numerose rivoluzioni, dalla nascita del Web agli smartphone, social network e metaversi vari. Tuttavia, ho ammesso, non avevo compreso il vero scenario: tutte queste innovazioni sembrano essere state “prodromiche” all’intelligenza artificiale, che rappresenta un cambiamento epocale per la nostra specie, cultura e civiltà, superando persino in parte quando già immaginato della fantascienza (Black Mirror compreso).
Il focus principale del video è sugli strumenti concreti che professionisti e aziende possono utilizzare oggi. Ho raccontato che, dopo una prima fase di eventi a effetto wow sull’IA, le aziende sono ora nella fase due, in cui hanno capito che ChatGPT non è una promessa futuristica come il metaverso, ma un qualcosa di attuale con ripercussioni immediate sul lavoro. L’obiettivo è capire come utilizzarla per risparmiare tempo, anche dalla mezz’ora all’ora al giorno per i cosiddetti knowkledge worker. La formazione nelle aziende tipicamente include un’introduzione, la messa in sicurezza dello strumento (privacy, personalizzazione) e soprattutto esempi concreti di utilizzo per il loro lavoro specifico, che si tratti di suore che gestiscono una scuola, multinazionali, sindacati, commercialisti o amministratori di condominio.
Ho però avvertito: concentrarsi solo sugli strumenti potrebbe non essere l’approccio migliore. Gli imprenditori, in particolare, sono pragmatici e vogliono vedere i processi aziendali snelliti, indipendentemente dallo strumento utilizzato.
Nonostante l’entusiasmo, l’adozione dell’IA nelle aziende incontra tre diverse resistenze.
- Timore legato ai dati e alla privacy: grande paura di perdere il controllo sui dati sensibili e sui progetti aziendali, preoccupazione per lo spionaggio industriale. La soluzione più sicura per le grandi aziende è sviluppare o personalizzare un proprio modello di linguaggio locale, non connesso a internet, usando ad esempio modelli open source. Alcune aziende hanno già introdotto la figura del Chief Artificial Intelligence Officer (CAIO) per guidare l’adozione interna dell’IA.
- Senso di colpa dei dipendenti: molti impiegati più proattivi usano strumenti come ChatGPT di nascosto perché l’azienda non ha policy chiare. Temono ripercussioni, come l’accusa di non aver svolto personalmente il lavoro o la prospettiva di una riduzione dell’orario di lavoro se riescono a completare attività di 4 ore in 20 minuti.
- Remore etiche e filosofiche: preoccupazioni sull’origine dei dati utilizzati per l’addestramento dei modelli, inclusi contenuti protetti da copyright o persino piratati. Ci sono anche timori legati all’impatto sull’apprendimento e sulla creatività (ad esempio, studenti che usano l’IA per i compiti) e sui bias di genere o politici presenti nei modelli.
Nonostante le resistenze, vietare l’uso dell’IA è una delle cose più stupide che si possa fare. Così come in passato le aziende hanno dovuto affrontare la gestione dei dispositivi personali dei dipendenti (Bring Your Own Device), ora devono gestire il Bring Your Own AI. È fondamentale che le aziende regolamentino l’uso dell’IA e soprattutto forniscano formazione ai propri dipendenti, altrimenti questi si formeranno autonomamente da fonti inaffidabili.
Ho una cattiva e una buona notizia per le aziende. La cattiva è che se non si forma sull’IA, si rischia di rimanere fuori dal mercato. La buona notizia è che padroneggiare gli strumenti di IA richiede molto meno tempo rispetto a tecnologie complesse come Excel evoluto; spesso 3 giorni di corso sono sufficienti. L’IA stessa può assistere nell’uso di altri software; ad esempio, si può chiedere a ChatGPT o Gemini di fornire formule Excel complesse, richiedendo solo supervisione.
Ho elencato cinque strumenti specifici (oltre a ChatGPT Plus) che stanno riscuotendo successo e offrono funzionalità interessanti:
- Notebook LM (Google/Gemini): utile per l’analisi documentale avanzata, recuperando informazioni da documenti, appunti, link e video. Permette, ad esempio, di caricare bandi e progetti vecchi per generare bozze di nuovi progetti o di registrare riunioni per creare verbali automatici.
- Gamma App: strumento per creare presentazioni, utile per chi ha poco tempo per preparare slide partendo da informazioni sparse. Offre un “effetto wow” e genera presentazioni di buon livello con stili personalizzabili.
- Genspark: un agente cinese che lavora in autonomia per completare compiti. Ad esempio, può programmare una lezione, cercare informazioni online, scaricare immagini e creare slide, o cercare elenchi di potenziali clienti con i loro dati, generando fogli di calcolo completi.
- Eleven Labs: uno strumento per creare chatbot vocali.
- HeyGen: Permette di caricare un video, immagini e la propria voce per creare un clone digitale che parla al posto dell’utente.
Crismer mi ha chiesto: cosa suggerisci ai giovani? La risposta facile è rimanere nell’ambito tecnologico (statistica, informatica, programmazione AI). La richiesta di professionisti in questi campi è alta, anche se l’IA sta già cambiando il ruolo del programmatore tradizionale (ne servono meno, e più orientati alla supervisione e alla creazione di flussi). La risposta difficile solleva la questione di chi governerà quando le macchine faranno gran parte del lavoro tecnico. Sottolineo l’importanza crescente degli aspetti umanistici, come la filosofia, la capacità di fare le domande giuste, il framing dei problemi, il dialogo e le relazioni umane. Mestieri che implicano interazione umana, persuasione e comunicazione (avvocati, amministratori di condominio, badanti umani) sono meno a rischio di automazione secondo siti specializzati. Si parla di un possibile “revival” delle materie umanistiche e di un umanesimo tecnologico. La capacità di comunicare e relazionarsi con gli altri, specialmente “faccia a faccia”, acquista un grande valore aggiunto.
Il messaggio finale e il mantra che circola da tempo è chiaro: non è l’intelligenza artificiale a rubare il lavoro, ma piuttosto chi sa usarla, andando al triplo della velocità con la metà dello sforzo. Pertanto, invece di combattere l’IA, è fondamentale imparare a usarla nella maniera più opportuna, intelligente e consapevole possibile. “Se non puoi sconfiggerla, fattela amica”.
Ecco la registrazione dell’intervista:
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