Innovazione2020: intervista su “PA Brand Expert”

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Il 28 maggio 2021 Saverio Cuoghi ha intervistato Annalisa D’Errico e me sul libro “PA Brand Expert” (FrancoAngeli) per il suo podcast Innovazione2020. L’intervista è stata presentata così:

Saverio Cuoghi conversa con Annalisa D’Errico & Gianluigi Bonanomi, co-autori di #PA Brand Expert, Competenze e strumenti per i comunicatori della pubblica amministrazione, edito da Franco Angeli.
Un nuovo ruolo, ibrido e contaminato, sempre più importante e decisivo nelle strategie e attività di comunicazione pubbliche, in questa era di grandi trasformazioni Digitali.
Episodio in collaborazione con PA Social

Qui puoi riascoltare l’intervista:

Ascolta “#PA Brand Expert | Annalisa D’Errico & Gianluigi Bonanomi” su Spreaker.

3 motivi per provare Oculus Quest 2: la mia intervista per Yugen Podcast

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Il 22 maggio 2021 Claudio Garioni mi ha intervistato per il suo Yugen Podcast. Abbiamo parlato di realtà virtuale e di Oculus Quest 2.

Ho raccontato i tre motivi (giocando con tre film di fantascienza) per i quali vale la pena provarlo, pur non essendo videogiocatori: ho fatto cenno a esperienze, viaggi virtuali, video a 360°, documentari, gol e altro ancora.

Puoi riascoltare l’intera intervista (13 minuti) qui:

Puoi riascoltare l’intera puntata del podcast, dove si parla anche di Stephen King, Evangelion, Electric State e altro… qui:

Qui invece potete riascoltare la mia intervista su Mad Men:

Come coinvolgere i dipendenti su LinkedIn: Link&Lead li mette in gioco [intervista per Computer World]

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LinkedIn nella Pubblica Amministrazione: 7 esempi [live per PA Social]

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La genesi di Link&Lead: intervista a R3START di Business Press

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Il 7 aprile del 2021 sono stato invitato alla 34a puntata di R3START TV, trasmissione online di Business Press che, dalla pandamia del 2020, racconta la trasformazione digitale. Ho parlato della genesi di Link&Lead e di gamification. Qui la registrazione dell’intera puntata, della durata di mezz’ora (dal minuto 13′ di parla di L&L):

La Realtà Aumentata per l’e-commerce: intervista a Campagnoni di Octo_Net [Villaggio Tecnologico]

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Questa mia intervista è stata pubblicata su Villaggio Tecnologico il 7 aprile 2021.

La Realtà Aumentata per l’e-commerce: intervista a Campagnoni di Octo_Net

Si sente parlare, sempre più spesso, di Realtà Aumentata, anche applicata alla comunicazione d’impresa. Abbiamo chiesto a un esperto, Michele Campagnoni (CEO e direttore creativo di Octo_Net), di raccontarci questo nuovo trend della comunicazione: l’augmented reality applicata all’e-commerce.

Michele, prima di parlare di Realtà Aumentata, di Octo_Max e di inoltrarci quindi nel tecnico, raccontaci: cos’è Octo_Net?

Octo_Net è una startup innovativa che nasce dalla mia esperienza nel campo del web design e del digital marketing. Dopo aver collaborato per più di 15 anni con diverse agenzie pubblicitarie, tradizionali mi sono gradualmente spostato sempre più verso il digitale ed Octo_Net, in un certo senso, è la destinazione finale di questo spostamento. L’idea alla base della startup è quella di unire i servizi della web agency, dell’agenzia di comunicazione e della software house: offrire strumenti ad alto contenuto tecnologico, come ad esempio la Realtà Aumentata, insieme a quei servizi promozionali e comunicativi che permettono di massimizzarne il rendimento. In estrema sintesi, la nostra missione è quella di rendere l’innovazione il più “user friendly” possibile, offrendone tutti i vantaggi anche alle piccole e medie imprese.

Il modo migliore per iniziare a rispondere a questa domanda, che in Italia mi viene fatta spesso, è in negativo: ossia partendo da che cosa non è. La Realtà Aumentata non consiste nella creazione di un intero ecosistema digitale da zero – non è, insomma, da confondere con la Realtà Virtuale. Piuttosto, la Realtà Aumentata consiste nell’arricchimento della realtà fisica attraverso l’inserimento di contenuti digitali al suo interno, tipicamente attraverso la camera della smartphone.

È stata proprio la maggiore fruibilità di questa tecnologia rispetto alla Realtà Virtuale che le ha garantito la diffusione che ha oggi. Molti probabilmente si ricorderanno di quando Facebook acquistò Oculus nel 2014: di quando Zuckerberg entrò alla convention alle spalle di un pubblico incantato, incollato ai visori, per poi profetizzare di come la Realtà Virtuale avrebbe cambiato praticamente tutto. Bhe, a ormai sette anni di distanza, la profezia non si è ancora avverata: i suoi limiti a livello di hardware (penso soprattutto al costo dei visori) ne frenano tuttora la diffusione, mentre la Realtà Aumentata – molto più trascurata a livello mediatico, in questi anni – si sta diffondendo a vista d’occhio in diversi settori, anche grazie al fatto che è sufficiente possedere uno smartphone per utilizzarla.

Per esempio?

Penso ad esempio al settore industriale, dove diverse aziende utilizzano la Realtà Aumentata per facilitare i tecnici nella manutenzione di macchinari o impianti su cui mancano di preparazione specifica. O al settore del cosiddetto edutainment, dove viene utilizzata per fornire agli utenti – ad esempio, i visitatori di un museo o di un sito archeologico – informazioni circa i reperti che stanno osservando in modo originale e coinvolgente. La prima Realtà Aumentata che abbiamo realizzato in Octo_Net è stata proprio di questo tipo ed è da questa esperienza che siamo arrivati a pensare e realizzare Octo_Max, con cui abbiamo mettere l’AR al servizio del marketing.

Dicci di più: come nasce Octo_Max? E quali sono i vantaggi che offre ad aziende e consumatori?

Le due domande si intersecano, perché è proprio da una riflessione sui benefici commerciali della Realtà Aumentata che nasce Octo_Max.

La logica dietro al ragionamento è molto lineare e i risultati provenienti dagli Stati Uniti, dove diversi E-commerce hanno iniziato a servirsi dell’AR, ne confermano la bontà. Mi spiego: secondo Eurostat, per moltissimi consumatori il più grosso ostacolo all’acquisto online è l’impossibilità di visualizzare il prodotto, di testarlo – se così si può dire – prima dell’acquisto. Niente di sorprendente in questo: è la limitazione esistenziale dell’e-commerce che in quanto tale lavora, per definizione, a distanza.

Ma questa limitazione non è a buon mercato, né per il consumatore né per chi gestisce l’e-commerce.

Per il consumatore, questa può comportare un “costo opportunità”, ossia un costo derivante dal mancato sfruttamento ottimale di un’opportunità. Ad esempio, se l’utente rinuncia all’acquisto online di un articolo che sarebbe stato perfetto per lui o per lei, dovrà o fare a meno di esso o sobbarcarsi il costo di andarselo a comprare fisicamente. Se acquisterà lo stesso, nonostante i suoi dubbi, corre il rischio di pentirsi. E per chi gestisce l’e-commerce il problema è speculare, perché l’incertezza dal lato della domanda si traduce o in un basso numero di vendite o in un alto numero di resi a carico dell’offerta.

Una volta che introduciamo la Realtà Aumentata nell’equazione, però, quella che prima era una limitazione naturale del modello E-commerce non lo è più. Questa tecnologia permette infatti un grado di interazione col prodotto che nessuna photo gallery o scheda di descrizione, per quanto accurata, può sostituire. E questo fa una differenza reale in termini di vendite e di resi, soprattutto per alcuni settori merceologici.

Val la pena sottolineare, però, che il vantaggio non è limitato al mondo dell’E-commerce in senso stretto, ma si estende anche a quelle realtà che pur non offrendo la vendita direttamente online hanno un catalogo di prodotti.

Con Octo_Max abbiamo voluto offrire proprio questi vantaggi.

Che tipo di E-commerce ha più da guadagnare da uno strumento di questo tipo?

Questo dipende moltissimo dal tipo di articoli trattati.  I benefici più evidenti, in termini generali, sono per quegli E-commerce che commerciano in beni indossabili come i gioielli e accessori o in articoli per la casa. Nel settore dell’arredamento, ad esempio, i costi dei prodotti sono mediamente abbastanza alti da indurre molti utenti a ponderare bene i loro acquisti. Inoltre, il volume degli articoli porta spesso a costi di reso non trascurabili. E qui la Realtà Aumentata può fare una differenza reale.

Caratteristiche tecniche e modalità di funzionamento

A livello tecnico, ci sono due caratteristiche che contraddistinguono Octo_Max. La prima è che si tratta di un servizio che funziona perfettamente da browser e che non necessita di alcuna app. Ancora oggi molti associano la Realtà Aumentata alle App (forse a causa di esempi celebri come Ikea Place o Sephora). Ma i limiti di questa soluzione erano evidenti già anni fa. Chi naviga online per acquistare qualcosa è sempre meno disposto ad allungare il suo customer journey. Per questo, se si decide di puntare sulla Realtà Aumentata, è importante che questa sia fruibile dall’utente direttamente dal sito di E-commerce. Questo è fondamentale per convertire ed è quello che abbiamo deciso di offrire con Octo_Max.

La sua seconda caratteristica è che il focus della ricerca e sviluppo realizzata in Octo_Net si è concentrato su due elementi in particolare: massimo comfort e fluidità per la navigazione utente (quindi lato cliente finale), massimo grado di customizzazione e scalabilità della tecnologia nei confronti del committente. Per questo secondo aspetto infatti abbiamo investito nella realizzazione di un CMS che permette all’azienda di caricare i propri file 3d direttamente sulla propria piattaforma e ottenere immediatamente il contenuto in ambiente Realtà Aumentata.

 

 

La ricerca del lavoro online nel 2021: VIDEO + Intervista per D di Repubblica

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“LinkedIn per i bar”: live con Obiettivo Bar del 29 marzo 2021 [VIDEO]

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Changers, la community per allenare le soft skill: intervista ad Alessandro Rimassa

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Questo articolo è stato pubblicato su Startup News nel marzo 2021.

Ho conosciuto Alessandro Rimassa, imprenditore ed esperto di future of work ed education, alcuni anni fa, indirettamente. Lessi un suo libro che, all’epoca, fece molto parlare di sé: “Generazione mille euro”, un testo che parlava di “lavoratori fluttuanti e praticanti seriali”, che divenne anche un film.

Da allora Alessandro ha fatto mille cose, da Talent Garden a Kopernicana: tra queste, l’ultima in ordine di tempo, “Changers”. Gli abbiamo chiesto di che cosa si tratta.

“Praticamente Changers è una community (nata a settembre, ora conta 3600 iscritti su Facebook, ndr) ma, soprattutto, è una scuola di soft skill”.

Tema molto interessante, troppo dibattuto?

“Beh, c’è molta attenzione, da alcuni anni, sulle competenze trasversali. Secondo me le hard skill restano le competenze fondamentali, a patto che le si rinfreschi ogni due, tre anni. In un momento di grande cambiamento come quello che stiamo vivendo per colpa della pandemia, tempo di innovazione e trasformazione, le soft skill permettono di rimanere sul mercato”.

Eppure non tutti l’hanno compreso…

“In effetti molti dicono che non hanno tempo, non vogliono investire sulla propria crescita, evidentemente hanno altre priorità. È un grave errore. Anzi, se investi sulle soft skill è proprio per avere più tempo, per organizzarti meglio, per concentrarti sulla tua carriera, per sviluppare la capacità di collavorazione”.

Intendi collaborazione?

“No, collavorazione, con la V: un mix di collaborazione e lavoro. Termine coniato tempo fa da Nicola Palmarini (nel saggio per Egea “Lavorare o collaborare? Networking sociale e modelli organizzativi del futuro”, ndr), indica la capacità di lavorare insieme ma anche di delegare oppure di dichiarare la propria incapacità di fronte ad alcuni compiti e così via”.

Quale altra soft skill metteresti al centro?

“Dopo anni di innovazione e disruption, si è persa la centralità della creatività. Che non vuol dire avere il colpo di genio. La creatività si allena, si coltiva con metodo. Faremo anche dei corsi su questo”.

Altri corsi in cantiere?

“Per esempio quello per costruire abitudini positive. Faccio un esempio: secondo me ognuno di noi dovrebbe dedicare un’ora alla settimana per incontrare, di persona, qualcuno di stimolante. È un’abitudine straordinaria non solo per allenare il network, ma anche per accelerare la creatività”.

Passiamo dal mondo delle soft skill a quello delle startup. Ultimamente hai investito in diverse nuove imprese, per le quali hai fatto anche da mentore…

“Preferisco definirmi un “active investor”…”

In che senso?

“Entro nelle startup, al momento otto, mettendoci dei soldi e partecipando attivamente, a volte entrando nel Cda. Le aiuto concretamente, metto a loro disposizione la mia esperienza da imprenditore e le mie conoscenze.”

Puoi dare tre consigli a chi vuole costruire una startup?

“Primo: mi spiace dirlo, ma l’idea vale zero! Conta solo la messa a terra. Non portate in giro idee ma prototipi, del resto ora costruire prototipi costa pochissimo, a volte nulla.”

Secondo suggerimento?

“Il modello di business deve essere credibile. Recentemente ho visto una startup dove ai primi quattro anni di perdita come per magia arrivava un quinto anno d’oro. Meglio piuttosto partire in piccolo ma arrivare in fretta al break-even.”

E l’ultima dritta?

“Le startup non si costruiscono da soli: serve un team. Puntate sulle persone. Puntate sulla collavorazione.”

Intervista sulle fake news per la Fastweb Digital Academy

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La Fastweb Digital Academy mi ha intervistato sul tema delle fake news:

Cosa si intende con fake news o bufale? Perché nascono? Come facciamo a riconoscere una notizia falsa da una vera? Cosa dobbiamo saper fare per smascherare una fake news? Ci sono siti che ci possono aiutare e la rete come può esserci di aiuto? Il video fornisce risposte a queste e a molte altre domande e curiosità sul tema.

Puoi rivedere qui l’intervista della durata di 22 minuti: