Sostenere un colloquio di lavoro non è mai semplice, quale che sia la posizione per la quale si è candidati e allora la realtà virtuale può tornare utile in modi inaspettati. Benché abituati a parlare di sé, della propria formazione e del proprio bagaglio di esperienze professionali, fiduciosi e convincenti, è normale avvertire un po’ di tensione. Dipende certamente dal calibro dell’azienda o del datore di lavoro che dovrebbe assumere (se è dato conoscerne l’identità) ed entra in gioco il fatto stesso di trovarsi al centro dell’attenzione o sotto esame da parte di perfetti sconosciuti.

Questo discorso vale a maggiore ragione per chi, trovandosi senza impiego da diverso tempo, si sente oltremodo soggetto a un blocco psicologico. Oppure per coloro che si congedano dal servizio militare per tornare a immergersi in un contesto civile, dopo anni passati a indossare la divisa. Quello dell’esercito è appunto il contesto nel quale è stato sviluppato un progetto sperimentale che impiega la realtà virtuale con la finalità di risolvere i problemi di comunicazione e sciogliere i nodi mentali che affliggono i soldati quando tornano a vestire abiti civili. E faticano non poco a trovare un lavoro. Si tratta della medesima realtà virtuale che dalla maggior parte degli utenti è vista come un mezzo di intrattenimento, un gadget tecnologico per calarsi in simulazioni ludiche e rappresentazioni virtuali di mondi fantastici.
Tristan Carson, veterano del Corpo dei Marine statunitensi, è stato coinvolto nei test riguardanti un progetto pilota chiamato AIDE (acronimo di Artificial Intelligence Designed for Employment) escogitato da Onward to Opportunity, un programma di formazione professionale gratuita creato dall’Università di Syracuse per l’Institute for Veterans and Military Families (IVMF).

Il colloquio con l’Oculus

A veteran using VR

Adottando il dispositivo Oculus Rift, distribuito in 19 basi militari negli Stati Uniti, l’iniziativa mira ad agevolare la transizione dei soldati alla vita comune e prepararli ad affrontare colloqui di lavoro.
L’applicazione sviluppata per tale scopo implementa un sistema di “analisi del gergo” ed esamina i discorsi pronunciati dall’utilizzatore al fine di misurare il livello di nervosismo ed esitazione. Rileva per esempio il tasso percentuale di gergo e terminologia militare impiegato dai candidati, restituendo una trascrizione completa delle parole proferite e un feedback finale.

Hanno la necessità di sapere se si stanno esprimendo adeguatamente col responsabile delle risorse umane dell’azienda, per non dare luogo a fraintendimenti

Così spiega Bryan Radliff che, dopo 31 anni passati nell’esercito americano, ora dirige il percorso didattico CyberVets, pensato per allenare le competenze informatiche dei veterani.

Così i coordinatori del programma e gli specialisti del processo di transizione possono sedersi di fronte agli individui e discutere le loro esperienze, o lavorare sulla loro attitudine a sostenere un colloquio.

Il programma citato è solo uno in un panorama di iniziative volte a sfruttare la realtà virtuale nel campo del reclutamento o della formazione aziendale, dai colloqui di lavoro all’addestramento per lo svolgimento di processi meccanici complessi e persino attività per il benessere.

La realtà virtuale per selezione e formazione

Il mercato delle applicazioni per la realtà virtuale è ancora in larga parte dedicato alle esperienze videoludiche ma non mancano software per uso professionale. E si moltiplicano i programmi con finalità di selezione e formazione: una tendenza crescente che nel 2019 valeva una “misera” fetta (si fa per dire) di 3,1 miliardi di dollari (2,24 miliardi di sterline) e che si stima possa lievitare a 57,55 miliardi di dollari (40,19 miliardi di sterline) entro il 2027.

Tom Symonds, amministratore delegato della piattaforma di formazione online Immerse, afferma che l’uso della realtà virtuale porta innegabili vantaggi alle compagnie, come la possibilità di condurre sessioni didattiche o colloqui anche con molteplici interlocutori sparsi tutto intorno al globo, senza doversi scomodare a viaggiare o imporre al personale spostamenti fuori sede. Cosa che in effetti è già possibile ottenere con semplice ricorso ad applicazioni per organizzare teleconferenze, riunioni a distanza, webinar o appuntamenti virtuali come, tra le più note e popolari, Microsoft Teams, Google Meet, Zoom Meeting. La differenza, sempre secondo Tom Symonds, starebbe nel fatto che la realtà virtuale funziona meglio nel mantenere vivo l’interesse e un livello di attenzione elevato da parte di chi ne fruisce. Chiarisce Symonds:

In generale, le modalità più diffuse e accettate per sviluppare il talento all’interno di un’organizzazione è una sorta di formazione sulla falsa riga della didattica in classe, condita da qualche tipo di proiezione di slide in stile PowerPoint. E penso che stia emergendo la consapevolezza che questo vecchio modello possa essere arricchito per mezzo delle nuove tecnologie.

Così Brent Kedzierski, responsabile delle strategie di formazione e innovazione presso Shell:

Noi vediamo la realtà virtuale come un ulteriore metodo d’istruzione che fornisce ai team un luogo sicuro nel quale esercitare competenze tecniche come non potrebbero altrimenti fare in un ambiente fisico controllato e protetto. Quando i partecipanti non si trovano in una classe, possono continuare a fare pratica nelle simulazioni di realtà virtuale e rinforzare dunque le competenze intellettuali e le attitudini comportamentali.

Senza scordare che le simulazioni di esercizi di addestramento basati su scenari e situazioni sono progettati per essere ripetuti accrescendo il livello di difficoltà e complessità, senza richiedere alcuna supervisione da parte di un istruttore.

Engineer using VR for training

La spinta della pandemia

È altresì vero che l’impiego della realtà virtuale per le attività di selezione e formazione non è nuovo, giacché le prime applicazioni sono antecedenti al 2020, eppure, stando a quanto riportato da Kedzierski, le restrizioni agli spostamenti messe in atto dai governi per contrastare la diffusione della pandemia di coronavirus hanno messo in evidenza più che mai i vantaggi della realtà virtuale. Il che si è tradotto per aziende come la Shell nella capacità, nonostante i divieti imposti dalle misure vigenti, di svolgere le operazioni di accoglienza e inserimento rivolte ai neoassunti, comunque, ovunque e in qualunque istante.

Siamo in grado di consentire alle nuove leve di orientarsi dentro alle nostre strutture quando non hanno il lusso di visitare di persona la sala di controllo, la mensa o i dormitori.

Malgrado i benefici sin qui illustrati, non è tutto rose e fiori: la realtà virtuale è una tecnologia ancora limitata e limitante.

Il pubblico è pronto?

VirtualSpeech platform

Sophie Thompson, cofondatrice e direttrice operativa della piattaforma di apprendimento con realtà virtuale VirtualSpeech (che ha sede nel Regno Unito ed è specializzata nell’accrescimento di competenze relative alle tecniche di selezione, vendita e public speaking), sottolinea come, a fronte di una crescita del 300% nel 2019 e nel 2020, gli utenti non si siano ancora adeguati alla novità e non abbiano acquisito un’adeguata dimestichezza col mezzo.

C’è un abisso tra osservare il mondo digitale dallo schermo di un computer o di uno smartphone e infine divenire parte attiva in situazioni reali. La gente non è abituata a indossare un casco per la realtà virtuale e trovarsi immersa, come teletrasportata, in un altro luogo o esperienza; e alcuni sperimentano un senso di vulnerabilità. Ma le cose stanno già cambiando con l’evoluzione dei dispositivi che diventano sempre più sofisticati.

Kevin Cornish, amministratore delegato di Moth + Flame, una compagnia che ha collaborato con l’aeronautica statunitense per produrre soluzioni in realtà virtuale volte a contrastare fenomeni come la tendenza al suicidio o le violenze sessuali, afferma:

Una volta adottato questo metodo di apprendimento, per le persone è difficile tornare alla vecchia formazione di fronte allo schermo di un computer. È così immersivo e coinvolgente che le compagnie certamente lo inseriranno tra le soluzioni di formazione e addestramento.

È interessante notare che le maggiori difficoltà e reazioni di disagio provengano da individui attempati, mentre i giovani sono assai più propensi e a proprio agio nell’indossare un casco per la realtà virtuale.

Quando queste generazioni assumeranno ruoli dirigenziali e faranno parte dei vertici aziendali, il processo di adozioni di tale tecnologia subirà un’accelerazione. – prevede Cornish – Ma stiamo riscontrando un sacco di entusiasmo per questi prodotti anche da parte dei baby boomers e della generazione X.

Dal canto suo, Tom Symonds di Immerse ritiene che a spingere maggiormente verso la realtà virtuale sarà la volontà da parte delle aziende di implementare soluzioni tecnologiche a sostegno della salute e del benessere mentale dei propri dipendenti.
Immerse ha di fatto avviato una partnership con la app di meditazione Solas VR col fine di costruire una libreria di esperienze di realtà virtuale per conciliare la meditazione utili per aumentare il benessere mentale e la produttività del cervello. Il catalogo contempla già una selezione di video a 360° gradi che proiettano in scenari naturali idilliaci (catturati in Irlanda) nei quali rilassarsi, svolgere esercizi di respirazione e così via.

La tecnologia ha la capacità di trasportarti in un altro luogo, lontano dallo stress lavorativo quotidiano e collocarti in un ambiente che ti consente di ritrovare la calma. – chiosa Symonds – E questo è un utilizzo brillante dei dispositivi tecnologici.

 

Il 12 agosto 2022 sono stato intervistato da Affaritaliani.it, in piena campagna elettorale, per parlare dell’uso che fanno di LinkedIn i politici italiani (“La campagna elettorale corre sui social: LinkedIn trascurato, ma non da Tajani“).

Mi sono concentrato sul caso di Tajani, ecco il mio contributo.

Affaritaliani.it ha chiesto un parere sul tema al comunicatore digitale Gianluigi Bonanomi, che forma aziende, professionisti ed enti sull’uso strategico di LinkedIn: “L’utilizzo di questa piattaforma da parte dei politici italiani è particolarmente controverso. Sono pochi gli esempi virtuosi. Tra questi segnalo Antonio Tajani. Il suo profilo ha tre caratteristiche vincenti:

  • presenta buone immagini (la parte visuale sui social è sempre più importante);
  • è tutto sommato completo;
  • infine, è attivo, con un buon ritmo in termini di post”.

Gianluigi Bonanomi, che è anche autore del libro “Il candidato digitale: L’arte della campagna elettorale nell’epoca dell’algocrazia e del post-Covid” (con il vicedirettore di Affari Lorenzo Zacchetti), dà anche delle indicazioni pratiche: “Stando sul caso pratico di Tajani, il suo profilo per risultare perfetto avrebbe bisogno di queste altre tre cose:

1) Ulteriore completamento del profilo, segnalando competenze e progetti;

2) Uso strategico degli hashtag nei contenuti cosa spesso trascurata dai politici, che invece dovrebbero ‘cavalcare’ i temi del momento (per esempio la #flattax);

3) Puntare di più sui video, tipologia di contenuto che tutte le piattaforme social ora bramano.

Sono molti, viceversa, i politici che hanno aperto il profilo e non lo stanno sfruttando al meglio. Anzi, in alcuni casi i profili si rivelano boomerang comunicativi”.

Il corso sui social per la PA

Ho parlato abbondantemente di questi temi (LinkedIn per la pubblica amministrazione compreso) nel videocorso che ho registrato per Primopiano: “Web e social per la PA“.

Durante i corsi e le consulenze LinkedIn mi capita di aiutare professionisti e aziende di vari settori: dagli assicuratori alle acciaierie, dai farmacisti ai system integrator. Nel giugno del 2022, AFOL (Azienda speciale consortile per la Formazione l’Orientamento e il Lavoro del territorio metropolitano milanese) mi ha commissionato un corso per i suoi operatori: l’obiettivo era quello di aiutarli a trovare opportunità per l’inserimento lavorativi dei portatori d’handicap. In questo articolo racconto i suggerimenti che ho dato loro, mi sembra un buon case study per due motivi:

  • molti credono che LinkedIn non serva nel settore pubblico;
  • alcune indicazioni possono essere d’aiuto per tutti i disabili.

Come presentarsi su LinkedIn

Uno degli errori tipici che fa chi cerca lavoro su LinkedIn è nel presentarsi. Sotto alla foto e al nome c’è la sezione forse più importante di LinkedIn: il Sommario. Quello spazio, 220 caratteri, è spesso usato male. Per esempio con una frase come “In cerca di occupazione”. Per fare cosa? Perché dovrebbero assumerti?

Molti disabili fanno lo stesso errore:

Altro esempio negativo:

Sia chiaro: inserire nel profilo il riferimento alla disabilità è corretto. Ma non certo così. Ripeto: perché dovrei assumerti, cosa sai fare, con quali qualifiche? Quindi il modo giusto è, per esempio, questo:

Altro esempio virtuoso, anche se personalmente avrei aggiunto altri dettagli:

Quindi le parole chiave da inserire nel Sommario, dopo un job title che faccia capire ruolo attuale o desiderato, potrebbero essere:

  • Categorie protette
  • Legge 14
  • 68/99
  • Disabile TOT %
  • invalido civile
  • invalido del lavoro
  • invalido di servizio
  • invalido di guerra

Come completare il profilo

Il Sommario, per quanto importante, non basta. Anche il resto del profilo va ottimizzato:

Come si trovano le frasi e le keyword da inserire nel profilo? Ecco un trucco: basta analizzare le offerte di lavoro e completare le varie sezioni di LinkedIn di conseguenza.

Faccio un esempio concreto. Prendiamo un’offerta dai portali specializzati online (per esempio, a questo link se ne trovano a bizzeffe: https://www.randstad.it/offerte-lavoro/q-categoria-protetta/). Su Monster ho trovato questo annuncio:

Receptionist P/T categoria protetta L.68/99

Randstad Divisione Hopportunities è la divisione di Randstad Italia specializzata nella Ricerca & Selezione di figure appartenenti alle categorie protette trasversali a qualsiasi profilo e settore merceologico.

Per importante Azienda cliente settore Moda e Lusso stiamo ricercando una figura di Receptionist appartenente alle categorie protette art.1 L.68/99.

Si offre: inserimento diretto in azienda con contratto a tempo determinato scopo assunzione; part time 25h dal lunedì al venerdì nella fascia oraria 8-19

Luogo di lavoro: Milano Sud

La risorsa si occuperà delle seguenti attività:

  • attività di front-office,
  • accoglienza e registrazione dei clienti;
  • gestione della posta elettronica, delle chiamate e della gestione amministrativa.
  • supporto al facility team

Esperienza 1 anno

Competenze – Desideriamo entrare in contatto con un Receptionist in possesso dei seguenti requisiti:

  • Diploma e/o Laurea
  • appartenenza alle categorie protette art. 1 ai sensi della L.68/99;
  • Ottima conoscenza della Lingua Inglese;
  • esperienza almeno di un anno maturata nella mansione;
  • buona conoscenza del pacchetto Office
  • presenza adeguata al contesto
  • ottime doti relazionali e flessibilità

La ricerca è rivolta ai candidati ambosessi (L.903/77). Ti preghiamo di leggere l’informativa sulla privacy ai sensi dell’art. 13 del Regolamento (UE) 2016/679 sulla protezione dei dati (GDPR).

Bene, c’è un po’ di lavoro da fare. Prima di tutto si studia l’annuncio e si mappano le keyword che dovranno essere presenti nel profilo (ma anche nel CV, ovviamente). Tra le altre, per esempio:

  • legge 68/99
  • attività di front-office
  • accoglienza e registrazione dei clienti
  • gestione della posta elettronica, delle chiamate e della gestione amministrativa.
  • supporto al facility team
  • diploma
  • inglese
  • Office
  • capacità relazionali
  • flessibilità

Alcune di queste parole chiave andranno inserite nella propria storia professionale (Informazioni o Esperienze), altre nelle Competenze (capacità relazionali e flessibilità dovrebbero anche essere dimostrate, per esempio richiedendo referenze a precedenti datori di lavoro oppure raccontando progetti). Serviranno anche certificati (ECDL o PET, Preliminary English Test, per esempio) che si possono inserire nei corsi fatti, addirittura nella sezione “In primo piano”.

Se ti stessi chiedendo il perché della mia ossessione per le parole chiave, forse dovresti scoprire qui che cosa sono gli ATS:

Buon lavoro!

Il tema dei deep fake è letteralmente esploso, additato giustamente da molti come un’emergenza.

Faccio una premessa: nessuno aveva mai sentito questa espressione prima del 2018:

Ma cosa si intende per deep fake, letteralmente un “falso profondo”? Si tratta di una tecnica per la sintesi dell’immagine umana, basata sull’intelligenza artificiale, usata per manipolare e sovrapporre immagini e video originali con altre immagini e video fake, al fine di creare video falsi, contraffatti. Un esempio concreto? Qui fanno dire a Barak Obama cose che non ha mai detto, con la sua voce e con il volto che si muove naturalmente:

Esistono addirittura siti porno che usano i volti (si parla di face swap) e i corpi delle celebrità. In realtà questo lo può fare chiunque, per esempio con la app FaceMagic:

Come ho creato il deep fake di me stesso?

Per dimostrare quanto è facile creare dei deep fake, ho provato uno di questi strumenti su me stesso. Ho preso una mia immagine, un primo piano. E gli ho fatto cantare la Traviata. Ecco il risultato:

Impressionante, vero? Sai quanto tempo ci ho messo? Un paio di minuti. Ora ti racconto come.

Passo molto tempo in ascolto della rete (scusa per giustificare il mio cazzeggio sui social) e ultimamente sto trovando un sacco di spunti su TikTok, social che – a differenza di Instagram – non crea una tua bolla, ma ti mette sempre in contatto con account e contenuti nuovi. Casualmente, seguendo degli esperti tech, ho scoperto diversi tool di intelligenza artificiale interessanti. Insieme a strumenti quali, per esempio, Autodraw (tool che sfrutta l’A.I. per riconoscere automaticamente lo schizzo creato da una persona), mi sono imbattuto anche in Singing Portraits.

Come funziona Singing Portraits?

Il tool dei “ritratti cantanti”, in pratica, funziona così. Ti fai un selfie oppure scegli la foto (sotto i 10 Megapixel) che vuoi far cantare, quindi scegli la canzone tra quelle disponibili. Tra le altre, un bell’Happy birthday o un Feliz navidad, utilissime per mandare video di auguri originali…

A questo punto, il video viene elaborato automaticamente, ed è pronto in pochi secondi. Quindi puoi scaricarlo liberamente e farne quello che vuoi. Attenzione, però: con il piano gratuito si può creare una sola animazione. Eventualmente si possono anche comprare cinque animazioni per 5,99 dollari, oppure un abbonamento da 8 dollari al mese.

Buon deep fake!

Progetto punto di comunità virtuale

Il progetto DigEducati prevedeva fino al giugno 2022, oltre alla creazione di una piattaforma per la gestione della community, la realizzazione di spazi concreti dove bambini e ragazzi (e adulti di riferimento) possono trovare supporto all’accesso e all’utilizzo dei contenuti digitali. Un totale di 30 punti di comunità diffusi in tutta la bergamasca. Ho quindi proposto ai responsabili del progetto di creare un 31esimo punto di comunità, non fisicamente sul territorio, bensì online su Roblox. Ho presentato il progetto lunedì 13 giugno 2022.

Roblox: che cos’è e il perché della scelta

Roblox è una piattaforma di gioco di genere MMO: si intende “massively multiplayer online” game, giochi in Rete in grado di supportare centinaia o migliaia di giocatori contemporaneamente. La piattaforma, sviluppata da Roblox Corporation nel 2006, permette a chiunque di creare i propri mondi virtuali (si possono anche creare anche giochi), che gli iscritti possono esplorare con il proprio avatar. Si può socializzare con altri iscritti.

L’iscrizione alla piattaforma è molto semplice, grazie al sito https://www.roblox.com. L’accesso può avvenire da PC ma anche da mobile, grazie alle app per iOS e Android.

Roblox è da qualche tempo uno dei passatempo preferiti della generazione Alpha (nati dal 2010), perfettamente in target per il progetto DigEducati, ed è tra l’altro un ambiente ragionevolmente sicuro (si rilevano solo alcuni giochi dai toni horror).

Il progetto

Il team grafico di PlaySys, composto da personale esperto nella creazione di modelli, ambienti e animazioni tridimensionali, ha utilizzato Roblox per creare uno spazio virtuale basato sugli spazi fisici realmente esistenti e creati col supporto di Fondazione Bergamasca.

Il reale a sinistra, il virtuale a destra:

Lo spazio è caratterizzato da un forte stile colorato, fresco e adatto agli utilizzi in ambito digitale. L’ambiente ha un impatto emozionale per un pubblico molto giovane ed è, allo stesso tempo, coinvolgente per progetti interattivi condotti da educatori. L’ambiente virtuale risulta ideale per sviluppare le attività di supporto educativo atte ad aumentare le competenze digitali dei più giovani. I ragazzi possono interagire tra loro e con gli educatori, usando anche oggetti virtuali (per esempio altalene, campo da basket, labirinto e così via).

Il ponte tra virtuale e reale

Lo scopo del progetto è portare bambini e ragazzi nei punti di comunità. Fisici.

Il punto di comunità virtuale ha quindi 3 obiettivi:

  • Parlare lo stesso linguaggio dei ragazzi, frequentare gli stessi luoghi.
  • Far interagire i ragazzi nel metaverso, anche con gli educatori, per conoscere il progetto Digeducati.
  • Portare i ragazzi nei punti di comunità sul territorio. Come? Grazie a un quiz (sui temi dell’educazione digitale) i ragazzi possono acquisire un badge. Questo permette di ritirare un premio (uno zainetto) nei punti di comunità.

Il “gioco” è attivo dal 27 giugno 2022.

Digeducati su Roblox: il link per accedere

Dopo aver installato Roblox sul proprio computer, è sufficiente andare a questo link “Digeducati su Roblox“.

Buon divertimento!

L’intervista per Bergamonews

Il quotidiano online Bergamonews.it mi ha intervistato sul progetto il 14 giugno 2022. Ecco l’intervista dal titolo “DigEducati sbarca nel metaverso: al via un punto di comunità virtuale su Roblox“.

Per rimanere aggiornati sulle ultime novità del mondo digitale, Fondazione della Comunità Bergamasca ha proposto due giornate di formazione per oltre 60 operatori – educatori, bibliotecari, insegnanti – coinvolti nel progetto ‘DigEducati’. Il 13 e 14 giugno l’appuntamento è al polo culturale di Daste, a Bergamo.

L’approfondimento su Roblox è affidato a Gianluigi Bonanomi, giornalista professionista specializzato in hi-tech e formatore sulla comunicazione online, che ha curato un focus su “Punto di Comunità virtuale: Roblox e il metaverso”. Ecco cosa ci racconta.

Perché aprire un punto di comunità su Roblox?

Volevamo qualcosa che attirasse bambini e ragazzi per poi portarli a frequentare i punti di comunità fisici. A partire dai giochi, molto intrattenimento, per arrivare alla proposta educativa. All’interno della piattaforma Roblox, i giocatori – che si muovono attraverso un avatar che è l’omino della Lego, per intenderci – potranno fare delle esperienze (ad esempio, prendersi cura di un cagnolino) in un ambiente virtuale tranquillo e considerato sicuro da molti genitori, e potranno incontrare gli operatori di DigEducati. Dal 27 giugno potranno rispondere a dei quiz sull’educazione digitale attraverso il proprio avatar, fino al raggiungimento di un determinato punteggio, necessario per poter ricevere un premio, da ritirare al punto di comunità fisico più vicino. In questo modo potranno apprendere informazioni sicure e competenze per un corretto utilizzo del web, conoscere gli operatori di progetto e toccare con mano le possibili attività a loro dedicate.

Perché è così importante per i ragazzi questa integrazione tra il reale e il virtuale?

In realtà i bambini e i ragazzi non si pongono questo problema. Sono nativi digitali, non hanno coscienza di un mondo senza connessione, senza cellulare, senza internet. Loro non sono né online, né offline, sono onlife. Noi andavamo al parchetto dell’oratorio, loro si incontrano sulle piattaforme. Per loro è un dato di fatto: la socialità è questa. D’altronde, se vogliono ascoltare musica, usano Spotify o youtube. Se vogliono studiare, la scuola chiede di avere Classroom (piattaforma che semplifica la creazione e la distribuzione di materiale didattico, l’assegnazione e la valutazione di compiti online, ndr). La tecnologia è uno strumento e non è corretto demonizzarla. Possiamo usarla molto bene ed avvicinarci al gusto e al linguaggio dei nostri bambini e ragazzi.

Qual è l’obiettivo formativo di un punto d’incontro virtuale nell’ambito di un progetto come DigEducati?

Immagino che qualcuno potrebbe pensare: ‘DigEducati serve per mettere dei paletti e porre limiti all’uso della tecnologia e voi andate ad aprire un punto di comunità virtuale’. Io rispondo che la soluzione non è usare meno tecnologia, ma usare bene la tecnologia. A genitori ed educatori potrà sembrare qualcosa di molto lontano, ma vale la pena far capire che dobbiamo imparare a convivere con la tecnologia, che sarà sempre più presente nella nostra vita. Il 65% dei nostri figli, dei bambini che vanno all’asilo e alle elementari oggi, farà un lavoro che oggi non esiste. Nella stragrande maggior parte dei casi avrà a che fare con la tecnologia. Dobbiamo essere bravi a cogliere le opportunità di questo strumento e saperle vedere anche quando sembrano problemi.

 

A partire da una scena divertente della serie TV “The Office” (USA) parlo del meccanismo dell’urgenza usato nell’e-commerce e nel marketing digitale. Buona visione:

Per info sul libro “Resistenza digitale”:

Nell’ambito del corso di Net Marketing che ho tenuto presso l’Accademia SantaGiulia di Brescia, un gruppo di lavoro composto da Giulia – Boselli Botturi, Roberta Cannavò, Eleonora Manzo e Monica Velaj – ha creato un’infografica sull’uso degli hashtag su LinkedIn in 15 passaggi. Eccola qui:

Il lavoro è stato presentato così su LinkedIn da una delle autrici, Eleonora Manzo:

All’inizio della sua avventura Red Bull, con poco budget di marketing e comunicazione, è andata in ogni singolo cestino dell’immondizia a Londra, soprattutto nei pressi di locali ed eventi molto frequentati, e li ha riempiti con lattine vuote. Questo ha creato la percezione che ci fosse una domanda enorme per un prodotto sconosciuto. Hanno sfruttato la riprova sociale. Come la si usa nei titoli online?

Il mio libro sui titoli online

Ho scritto per Editrice Bibliografica il primo titolo in italia… sui titoli online. Si chiama Questo titolo spacca:

A partire dal libro “Resistenza Digitale”, uscito per Psicografici Editore nel corso del 2022, ho realizzato un video che contiene una selezione di strumenti, tool online e trucchi per risparmiare e difendere la propria privacy (contro lo strapotere degli algoritmi). Buona visione:

Ecco l’elenco dei tool e trucchi citati:

Keepa www.keepa.com
Co-guard www.co-guard.eu
Prezzi benzina www.prezzibenzina.it/applicazioni
Ads Library facebook.com/ads/library
Browser vari (per esempio per Chrome)
Weople https://weople.space
Disconnect https://disconnect.me
AdBlock https://getadblock.com/it
Newsfeed eradicator https://west.io/news-feed-eradicator/
Freedom https://freedom.to
Forest www.forestapp.cc
SocialBlade https://socialblade.com
Open Street Maps www.openstreetmap.org
Sinology www.synology.com
MeWe https://mewe.com

L’esempio di Keepa

Dieci anni fa la morte di Whitney Huston innescò immediatamente un meccanismo speculativo: tutti i suoi album ebbero un’impennata di prezzo. Parto da quella notizia per raccontare come funzionano i prezzi dinamici di Uber e come, su Amazon, possiamo “difenderci” grazie al price tracker Keepa.

Dove acquistare il libro “Resistenza digitale”?

Puoi ordinare il libro “Resistenza digitale” direttamente sul sito dell’editore Psicografici:

La scrittura online richiede creatività e tecnica, e può essere supportata da alcuni strumenti Web disponibili gratuitamente: dal generatore automatico di titoli al dizionario dei sinonimi, dallo strumento per verificare i plagi al test sulla leggibilità. E altro ancora: