Questo video parte dalla canzone “Centro di gravità permanente” per parlare dei #listicle (list + article): gli articoli (e relativi #titoli) sotto forma di lista che esistono da tempo. Mostro il perché funzionano nel #webwriting, citando anche Umberto Eco, e ne analizzo un esempio.
https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2022/03/battiato-listicle.png480853Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2022-03-23 16:54:372022-03-23 16:54:37Battiato e i listicle: titoli e articoli online con le liste
Questo articolo è stato pubblicato su Agenda Digitale il 18 marzo 2022
Referenze su LinkedIn: come scriverne una perfetta (e come ottenerne di più)
Scrivere una referenza su LinkedIn per clienti o colleghi è un modo per attirare la loro attenzione e stimolare, in maniera poco invasiva, una reazione uguale da parte di questi. Ecco tutto quello che c’è da sapere per farlo in modo efficace
Le referenze su LinkedIn sono uno degli aspetti più sottovalutati da molti utenti e allo stesso tempo uno degli elementi distintivi più importanti.
Nel mondo anglosassone la lettera di raccomandazione – non proprio l’equivalente di una referenza su LinkedIn ma il concetto è quello – è uno dei migliori modi che ha un professionista di presentarsi al potenziale nuovo datore di lavoro.
Vengono redatte da professori universitari e dirigenti e sono un modo per confermare le qualità professionali di un individuo.
Referenze su LinkedIn: uno strumento importante per rendere un profilo più convincente
Da noi sono meno usate, ma su LinkedIn possono rivelarsi uno strumento importante per rendere un profilo più convincente. Alla fine, se sei alla ricerca di un professionista, diciamo un avvocato specializzato in un settore, vedere che i suoi clienti hanno lasciato un feedback positivo è un plus non da poco, un po’ come una sfilza di recensioni a 5 stelle sotto un prodotto venduto su Amazon. Solo che in questo caso il prodotto sei “tu”, e lo “shop” è il tuo profilo.
LinkedIn permette infatti di richiedere direttamente le referenze, ma andare a elemosinare feedback positivi da tutti i contatti presenti nella propria rete non è certo la strategia più efficace. Meglio che concentrarsi sulle persone con le quali si ha un rapporto di massima fiducia. E meglio ancora è non chiederle proprio.
OK, ma come si fa a ottenerle se non si chiedono? Con un piccolo nudge, una “spinta gentile”: scrivendo tu stesso una referenza per loro.
Il social network li avviserà tramite una notifica e, in molti casi, si sentiranno in dovere di restituire il favore.
Come si scrive una referenza su LinkedIn?
Scrivere una referenza su LinkedIn è estremamente semplice: basta andare sul profilo di un contatto di primo grado (non sarà possibile scriverle per quelli al di fuori di questa cerchia), cliccare su Altro e dal menu a tendina che si aprirà selezionare Scrivi una referenza.
Alla schermata successiva bisogna aggiungere la relazione (cliente, collega, sottoposto, manager…) e la posizione lavorativa di chi vogliamo “raccomandare”. Clicca su avanti potrà poi scrivere la referenza vera e propria. Non c’è bisogno di muri di testo infinito, anzi: meglio essere concisi ed estremamente diretti, come in questo caso
Come richiedere una referenza su LinkedIn
Scrivere raccomandazioni per clienti o colleghi è un modo per attirare la loro attenzione e stimolare, in maniera poco invasiva, una reazione uguale da parte di questi. Quando si pubblica una referenza, il contatto “raccomandato” riceverà una notifica, e sarà stimolato a fare lo stesso.
Ovviamente non si possono raccomandare tutti solo per ottenere qualcosa in cambio, senza contare che in molti casi, soprattutto nel caso di clienti, non è applicabile, e rischierebbero di essere solo parole al vento: adulare qualcuno per ottenere qualcosa in cambio non porterà vantaggi a nessuno dei due, e per questo motivo è consigliabile raccomandare solo persone di cui si può realmente certificare la competenza, in uno specifico ambito.
Una referenza, del resto, è più di un like, e deve far emergere l’unicità e la capacità di quella persona. Lo stesso vale nel senso opposto: chiediamo ai clienti e colleghi solo referenze dimostrabili. Inutile chiedere cose del tipo “Per favore, puoi scrivere che sono bravissimo a fare siti web?” se non ci si è occupati di questo aspetto. Può sembrare ovvio, ma ci sono anche personaggi che cercano di potenziare con questi trucchetti il proprio profilo. Ma i risultati, come facilmente intuibile, non solo i migliori.
Fatta questa premessa, veniamo al punto: come si chiede una referenza su LinkedIn? Esattamente come visto in precedenza per realizzarle: si va sul profilo della persona a cui si vuol fare la richiesta, si clicca su Altro e si seleziona Chiedi una referenza. La procedura è identica a quella vista in precedenza e bisognerà indicare la relazione e la posizione. Al passaggio successivo, invece, bisogna comporre un messaggio per richiedere al contatto di supportarti con una raccomandazione.
I più timidi potranno sentirsi invadenti, è comprensibile, ma non c’è nulla di cui vergognarsi: è una prassi normale e molto adottata. Soprattutto, non stiamo parlando di una sorta di marchetta, ma di un’opportunità di networking. Chiedila solo se hai la certezza di aver fatto un lavoro che è stato apprezzato: se durante la collaborazione sono emersi problemi insormontabili o pesanti divergenze, difficilmente (e comprensibilmente) la otterrai. Meglio insomma concentrare gli sforzi sui lavori, le collaborazioni e le consulenze che ti hanno portato i risultati migliori.
Come scrivere una referenza perfetta sui LinkedIn
Scrivere una referenza non è difficile, ma le prime volte si può cadere nella sindrome del foglio bianco: come inizio? Quali aspetti sottolineo? Come far emergere le caratteristiche positive di questa persona senza far sembrare la referenza una sfacciata sviolinata? Lo spiego nelle prossime righe.
L’incipit di una referenza è fondamentale
Indipendentemente dal tema che si deve affrontare, le prime righe sono per molti le più complicate. Effettivamente, è proprio sulle prime frasi che ci si giocano le carte: se sono interessanti, è probabile che i destinatari proseguano nella lettura, mentre se vengono annoiati, ci si gioca definitivamente la loro attenzione. Il mio consiglio è quello di partire subito con una frase d’effetto in grado di sintetizzare subito quanto andrai poi a spiegare dopo: “Luca è un professionista serio e motivato, con grandi doti di leadership e in grado di mantenere la lucidità anche in situazioni di grande stress”, può essere un esempio.
Non bisognerebbe perdere tempo con lunghi cappelli introduttivi, che rischiano solo di annoiare, ma andare direttamente al dunque, indicando le caratteristiche che rendono questa persona unica e meritevole di una referenza.
Spiegare come abbiamo conosciuto il professionista al quale si scrive la referenza
Una volta rotto il ghiaccio, si può spendere qualche parola in più sul contesto in cui si è lavorato insieme. Non è necessario dilungarsi in inutili dettagli di contorno: si spiega il motivo della vostra collaborazione professionale e come è nata. Per esempio, “Antonio ha iniziato a lavorare da me nel 2019, dimostrando già da subito la sua attenzione per il dettaglio e le sue capacità di problem solving”. Oppure “Ho conosciuto Maria in occasione del lancio di XXX, quando è stata chiamata a gestire la comunicazione del progetto sul quale abbiamo lavorato insieme per 2 anni”.
Come al punto precedente, non c’è bisogno di aggiungere troppi dettagli, ma solo quelli essenziali a far comprendere il contesto a chi la leggerà, oltre che a dimostrare che non si tratta di uno scambio di favori fra amici. Sicuramente più di uno sarà tentato del giocare allo “scambio” di referenze con gli amici più intimi, ma non è l’approccio migliore, dato che per quanto ben scritte, sarebbero poco credibili. Ricordare che non c’è bisogno di scrivere e chiedere referenze da tutti i contatti, e nemmeno dalla maggior parte: ne bastano una manciata, ma devono essere relative ai progetti più importanti e significativi della tua carriera.
Mettere in luce i punti di forza
Dopo aver brevemente descritto il contesto della collaborazione con la persona alla quale si sta scrivendo la referenza, è il momento di espandere un po’ il concetto introdotto all’inizio, nella prima frase. In parole semplici, spiegare perché si suggerisce ad altri di affidarsi a questo professionista, ovviamente evitando le banalità tipo “è bravo e competente”. Ci si concentra. semmai, su ciò che lo contraddistingue dai suoi colleghi: potrebbe essere l’empatia, la capacità di pensare fuori dagli schemi, le sue doti di multitasking. Per esempio, “Chiara ci ha aiutato a risolvere un problema che ci portavano avanti da anni: dovevamo mettere in piedi un CRM per gestire in maniera più snella ed efficace i nostri contatti ma i vari tentativi si erano rivelati insoddisfacenti. Grazie al suo supporto, abbiamo trovato una piattaforma adatta alle nostre necessità, e Chiara ci ha aiutato sia nella fase di setup, sia nella formazione dei nostri collaboratori. In poche settimane, tutti i nostri dipendenti avevano imparato a utilizzare il CRM, che si è rivelato uno strumento chiave per ottimizzare i nostri processi interni”.
Come concludere la referenza
Dopo l’incipit, uno degli aspetti più difficili per chi è alle prime armi è quello di concludere il testo. Si ha sempre l’impressione di lasciare un discorso a metà. Il modo migliore è quello di chiudere con una frase semplice ed essenziale, un po’ come si comincia la referenza. Qualcosa del tipo “Se hai bisogno di qualcuno con una forte competenza nello sviluppo di web app, Antonio è la persona giusta”.
Qualche suggerimento aggiuntivo per scrivere una referenza efficace
La sintesi è il migliore alleato. LinkedIn ti mette a disposizione 3.000 caratteri: se non bastano, vuol dire che siamo stati troppo prolissi. Taglia, e di molto. Non bisogna scrivere un romanzo. Gli utenti di LinkedIn tendono a essere molto diretti e amano arrivare subito al punto. Tutto quello che è di troppo, rischia di annoiare e distoglie dall’obiettivo. Cerchiamo di stare all’interno delle 200 parole, all’incirca 1.500 caratteri di testo.
Dal feedback deve trasparire entusiasmo ma non bisogna esagerare: non si deve adulare il destinatario, ma semplicemente mettere in luce le sue competenze professionali. Soprattutto, non scrivere decine di referenze in breve tempo.
Vuoi un aiuto per la revisione del tuo profilo LinkedIn?
https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2022/03/referenze_linkedin_bonanomi.png12602240Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2022-03-19 09:03:022022-03-19 09:03:02Come scrivere le referenze su LinkedIn [Articolo per Agenda Digitale]
Dal marzo 2022 tengo il corso di net marketing (titolo anni Novanta!) presso l’Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia. L’obiettivo del corso è far comprendere agli studenti i concetti chiave del digital marketing e della comunicazione digitale aziendale.
Nella prima lezione, tenuta il 10 marzo, il tema chiave era la differenza tra marketing e comunicazione, spesso poca chiara. In realtà la differenza è netta. Secondo una definizione classica, “il marketing, attraverso l’analisi della domanda, individua i bisogni del cliente e definisce le azioni e i processi atti a soddisfarli, creando il massimo profitto per l’organizzazione da diversi punti di vista: economici, reputazionali, di accrescimento della brand equity (valore della marca) e di opportunità di mercato”. Tra gli strumenti a disposizione di chi fa marketing c’è anche la comunicazione: sito Web, campagne social, brochure, volantini, eventi, spot e così via. Secondo Paolo Enrico, prima di essere comunicazione, il marketing è strategia, vision, coordinamento.
Per spiegare questa differenza ho citato il caso dell’acqua minerale in bottiglia, che puoi ascoltare in questo video:
Dopo la parte teorica, gli studenti si sono divisi in gruppi per fare degli approfondimenti, analizzare casi di studio e realizzare delle presentazioni sulle diverse tematiche. Riporto in questa pagina i loro contributi.
Un gruppo (composto da Monica Velaj – Marco Grandi – Marco Muzzin – Luca Perini) ha lavorato sulla differenza tra marketing e comunicazione a partire dall’esempio di Gilette, citando la campagna “Shave like a bomber” con Bobo Vieri:
Un altro gruppo (Martina Bellomi – Maria Boninsegna – Giulia Boselli-Botturi) ha analizzato il viaggio del cliente (con il modello delle 5A, che ho illustrato nel video sull’Oculus) prendendo a esempio il caso della GoPro:
Un terzo gruppo (Alberto Venturini – Elia Tabarelli – Elena Sandrini – Roberta Cannavò – Pietro Fausto Filareto) ha illustrato le differenze tra inbound marketing (o content marketing) e outbound marketing:
https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2022/03/differenza_marketing_comunicazione.png480853Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2022-03-13 10:36:462022-03-13 10:47:24Qual è la differenza tra marketing e comunicazione? [Lavori di gruppo del corso di Net Marketing dell’Accademia SantaGiulia]
“Il personal branding è quello che la gente dice di te quando sei uscito dalla stanza”
E se la stanza fosse virtuale? E se quello che esce non fossi tu ma il tuo avatar? Insomma, come si declinano i temi di reputazione digitale e personal branding nel metaverso?
Faccio un po’ d’ordine. In questo articolo occorre partire da zero, visto che stiamo parlando di un nuovo mondo. Ma di mondi ce ne sono parecchi: allora ne scelgo uno, tra l’altro uno dei più popolari. Sto parlando di The Sandbox, nelle ultime settimane al centro del dibattito per una serie di notizie che sono apparse ovunque:
Anche Gucci sceglie Sandbox: il progetto si chiama Gucci Vault ed è un concept store dove si troveranno numerosi oggetti d’archivio rimessi a nuovo e personalizzati, pronti per la vendita.
Per chiarire: che cos’è Sandbox? Viene definito un “metaverso a blocchi” che consente di creare oggetti 3D (tramite VoxEdit), di scambiarli con gli altri utenti e di creare giochi tridimensionali con Game Maker. Il token che governa le transazioni, ovvero la moneta virtuale, è SAND.
Una volta che hai deciso di entrare in Sandbox, devi curare il tuo personal branding, in particolare avendo cura di questi dettagli:
Nickname
Profilo
Avatar
La scelta del nickname
Dopo essersi collegati a www.sandbox.game occorre creare un account. Si possono usare gli account social già attivi, come Facebook, oppure l’account Google. Oppure, in perfetto spirito Web 3, si può usare Metamask (un wallet di criptovalute). Io ho scelto quest’ultima opzione, in caso di necessità di acquisti. A quel punto Sandbox ti chiede di inserire una mail e, soprattutto, un nome utente. Il nickname è fondamentale per il tuo personal branding: te lo porterai dietro tutta la vita (virtuale) e scegliere “topolone92” non è una grande idea. Personalmente ho deciso di scegliere nome e cognome (non si possono mettere punti o altri segni nel nick).
In coerenza con la logica Blockchain, occorre un firma virtuale:
Curare il profilo
Il consiglio è quello di sistemare subito il profilo. Personalmente la prima cosa che ho fatto, nella sezione Settings, è inserire:
Il mio sito Web
La mia short bio (in italiano, forse in futuro la inserirò in inglese)
La mia immagine (uso ovunque il mio avatar)
I miei canali social
La costruzione dell’avatar
Gli avatar non mi fanno impazzire, sanno molto di videogioco anni Novanta o di pupazzetti alla Minecraft. Ma ci si fa presto l’abitudine. Si può scegliere il tipo di umano, il colore della pelle, i capelli ma anche il vestiario. Consiglio abiti e abbinamenti che, tutto sommato, rispondano al proprio stile.
Un curiosità: per arricchire il proprio avatar si possono acquistare anche degli accessori a pagamento. Per curiosità sono andato a controllare quanto costassero delle scarpe nuove, e mi sono spaventato quando ho scoperto che costano come quelle vere (anche un centinaio di dollari, o più):
Guarda il mio seminario introduttivo sul metaverso
https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2022/03/personal-braniding-metaverso-bonanomi-1.png480853Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2022-03-08 20:07:292022-03-09 08:27:13Il personal branding nel metaverso
https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2022/02/arte-metaverso-decentraland-bonanomi.png480853Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2022-02-20 11:33:512025-12-12 17:51:13Ho visitato la mia prima mostra d’arte nel metaverso
https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2022/02/fake-news-blockchain-ai-ansacheck-gianluigi-bonanomi.png480853Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2022-02-17 08:46:082025-12-12 17:51:13[VIDEO] Come sconfiggere le fake news con blockchain e intelligenza artificiale
Sono anni che Facebook condiziona, nel bene e nel male, le nostre vite. Ho voluto quindi realizzare una serie di video per spiegare questo fenomeno da diversi punto di vista: quello numerico, i dati, la profilazione, l’algoritmo, i comportamenti sconvenienti, le fan page e altro ancora. Buona visione!
Cinque fatti incredibili su Facebook
Come fa Facebook a conoscere l’età dei tuoi figli?
https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2022/02/sette-video-mondo-facebook-bonanomi-Small.png480853Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2022-02-15 16:52:212025-12-12 17:51:13Fenomeno Facebook: 7 video per capire il mondo di Zuckerberg
Un po’ LinkedIn, un po’ TripAdvisor, Glassdoor è un’innovativa piattaforma che viene utilizzata da milioni di persone per trovare una nuova occupazione e, soprattutto, per fornire informazioni dettagliate su aziende e posizioni lavorative. In che modo? L’utente scrive una semplice recensione (che viene pubblicata in forma anonima) dell’azienda per cui ha lavorato/sta lavorando fornendo una serie di informazioni riguardanti:
il tipo di mansione
gli orari in ufficio
i rapporti con i colleghi
gli stipendi
i benefit
le domande che vengono fatte ai colloqui
… e altro ancora.
Come i più attenti avranno intuito, Glassdoor assomiglia (non poco) come struttura proprio a quel Tripadvisor che solitamente viene consultato prima di prenotare una cena al ristorante.
Questa piattaforma ha riscosso un enorme successo negli ultimi anni e i visitatori unici mensili sono diventati quasi 70 milioni, mentre sono state realizzate – finora – una ventina di versioni di Glassdoor per i principali mercati.
È qualcosa di diverso dal solito LinkedIn
Fondata nel 2007 da Robert Hohman, Rich Barton (l’uomo che ha creato Expedia) e Tim Besse, Glassdoor ha inziato a operare nel 2008 con una mission ben precisa:
Aiutare le persone a trovare il lavoro e l’azienda che desiderano, ovunque nel mondo.
E in meno di una quindicina d’anni, Glassdoor è diventato uno delle principali piattaforme di riferimento nel mondo del lavoro e del reclutamento per le aziende in tutto il mondo.
Nel Vecchio Continente è attivo già da una decina d’anni, mentre negli Stati Uniti viene ormai consultato da chiunque prima di sostenere un colloquio di lavoro. La versione italiana del portale è disponibile da poco tempo ma già ricca di recensioni e offerte.
Rispetto a una piattaforma come LinkedIn, che si preoccupa principalmente di mettere in contatto domanda e offerta, Glassdoor ti permette di capire se l’azienda per cui sogni di lavorare sia davvero quella giusta per te: c’è infatti una ricca community pronta a fornire tutte le risposte di cui hai bisogno. Non solo: avrai anche la possibilità di avere informazioni dettagliate su stipendi e bonus ma anche sull’ambiente di lavoro e su molto altro. Per la maggior parte delle persone, infatti, il posto di lavoro è come una seconda casa: spendendo gran parte della giornata in quel luogo, fattori come stress, ostilità, competitività, disfunzionalità, scarsa flessibilità possono avere effetti negativi non solo sulla propria salute (ansia, depressione, affaticamento, perdita del desiderio sono alcuni degli effetti collaterali) ma sulla propria vita privata (relazioni con gli amici, il partner e la famiglia).
Avere informazioni dettagliate sul posto di lavoro direttamente dall’interno
Come tu ben sai, lavorare in un posto di lavoro sereno e accogliente fa davvero la differenza e può incidere positivamente sulle tue performance e su quello dei tuoi colleghi. L’ambiente di lavoro è uno dei fattori chiave per il successo di un’azienda che desidera essere competitiva e mostrare un’immagine positiva ai clienti e concorrenti: per questo, chi meglio di una persona che lavora o ci ha lavorato può fornirti quelle informazioni che non troverai mai su LinkedIn o su un qualsiasi social network? Le recensioni delle aziende, infatti, vengono scritte chiaramente in formato anonimo e ti permetteranno di capire se l’immagine che l’azienda vuol trasmettere corrisponde a verità o se certe cose che ti hanno detto durante i colloqui di lavoro sono palesentemente false. Infatti, in base ad alcune ricerche di mercato condotte dalla stessa Glassdoor, molto spesso la realtà lavorativa differisce nettamente da quella descritta in fase di colloquio. Per questo motivo, avere a disposizione una piattaforma simile può essere fondamentale per trovare il lavoro giusto o per non fare un colloquio con una determinata azienda.
Come funziona Glassdoor
Si tratta di un servizio che è completamente gratuito: Glassdoor, infatti, non prevede alcun tipo di abbonamento né tariffe per l’uso dei dati. Per ottenere l’accesso a tutti i contenuti pubblicati dalla sua community, non devi fare altro che pubblicare anche tu delle informazioni. In questo modo Glassdoor permette di avere delle recensioni più attendibili e incoraggia gli utenti a dare delle valutazioni più oneste ed equilibrate. Per esempio, la valutazione media delle aziende presenti su Glassdoor è di 3,4 su 5. Uno dei punti di forza di Glassdoor è l’anonimato che viene garantito ai suoi utenti: questo significa che quando pubblichi una recensione, non sei obbligato a indicare la tua posizione o sede e non verranno mai mostrati i tuoi dati personali per quanto riguarda la tua retribuzione. L’unico dato personale che dovrai indicare riguarda il tuo indirizzo e-mail: in questo modo Glassdoor potrà verificare che tu sia una persona reale e non un bot creato ad hoc. Per arginare il fenomeno delle recensioni false che affliggono la maggior parte di piattaforme di questo tipo, l’intelligenza artificiale monitora costantemente gli utenti per bloccare quegli account considerati fake e quelli creati appositamente per ledere la reputazione di un’azienda concorrente.
La piattaforma, poi, mostrerà tutte le informazioni che hai inserito, compresa la fascia salariale corrispondente al tuo ruolo: non preoccuparti, l’importo esatto del tuo stipendio non verrà mai mostrato.
Più di 50 milioni di recensioni
In base ai dati ufficiali forniti dalla stessa azienda, attualmente il servizio è in grado di offrire più di 50 milioni fra recensioni, valutazioni, informazioni sugli stipendi e molti altri dettagli. Nessun’altra piattaforma di lavoro può garantire un’accuratezza simile su specifiche professioni e aziende. La piattaforma combinando le recensioni raccolte sull’ambiente di lavoro, sulle politiche retributive e su altri aspetti che riguardano una determinata posizione lavorativa con le offerte presenti sul mercato, è in grado di migliorare il processo di ricerca e assunzione delle stesse aziende. Questo servizio viene utilizzato sempre più utilizzato dai datori di lavoro (sono più di 16.000 quelli che lo hanno sperimentato finora), mentre sono circa 200.000 le aziende che dispongono di un account business gratuito sulla piattaforma che permette loro di poter rispondere alle recensioni, pubblicare aggiornamenti e persino controllare una serie di analytics. La piattaforma, poi, offre alle stesse aziende la possibilità di pubblicare annunci di lavoro.
La ricerca personalizza è uno dei punti di forza di Glassdoor
Se Linkedin ti dice se sei adatto più o meno adatto a occupare una determinata posizione lavorativa, Glassdoor ti permette di approfondire e personalizzare ancor di più le tue ricerche di lavoro in base a parametri come il titolo di studio, la posizione, il settore, le dimensioni, le recensioni ottenute e molto altro. I risultati che ti verranno proposti risponderanno ai criteri da te selezionati: puoi anche impostare degli avvisi qualora fossero disponibili delle posizioni lavorative compatibili con le tue aspirazioni di carriera. Per quanto riguarda la versione italiana di Glassdoor, la piattaforma mette a disposizione quattro macrocategorie: “Migliori aziende per settore”, “Migliori aziende per città”, “Lavori in remoto più popolari” e “Lavori part-time popolari”. Per esempio, cliccando su “Migliore aziende per città” potrai cercare le aziende migliori nella città o nella zona dove abiti: troverai informazioni come il valore medio dell’azienda (da 1 a 5) e le sue dimensioni e, soprattutto, recensioni dettagliatissime sui tipi di lavori/mansioni, stipendi, colloqui, benefit e persino foto. Un’altra funzione interessante di Glassdoor è quella che ti permetterà di cercare il “lavoro perfetto” utilizzando il motore di ricerca interno: sono disponibili 4 filtri (offerte di lavoro, aziende, stipendi e colloqui) e puoi caricare il tuo CV nel database della piattaforma. Glassdoor ti consente anche di confrontare gli stipendi/benefit offerti, mentre nell’esaustiva sezione dedicata ai colloqui puoi trovare tutte le domande che solitamente i reclutatori delle aziende tendono a fare. Glassdoor, infatti, ha scandagliato più di una decina di migliaia di recensioni dedicate alle interviste per identificare quali fossero le 50 domande più comuni poste ai candidati durante un colloquio. Si va da “quali sono i tuoi punti di forza?” fino a “raccontami di una volta in cui hai commesso un errore” o “qual è il tuo sito web preferito?” o “lavoreresti più di 40 ore a settimana?” e così via. Grazie al lavoro della community puoi arrivare preparato al tuo colloquio, virtuale o in presenza che sia.
Glassdoor è diventato qualcosa di più di una semplice piattaforma: è uno strumento prezioso per un candidato che vuole proporsi a una particolare azienda o da consultare prima di accettare una proposta di lavoro. È, soprattutto, un modo intelligente per farsi un’idea più precisa di come sia realmente lavorare presso una certa azienda o un particolare datore di lavoro.
Uno dei servizi più apprezzati del colosso di Mountain View è stato per molto tempo Google Reader, il lettore di feed RSS lanciato nel 2005 e che per 8 anni è stato il punto di riferimento degli internauti alla ricerca di preziose news e aggiornamenti in tempo reale.
A sorpresa, Big G chiuse inaspettatamente il servizio nel 2013 per poi riesumarlo in modo a dir poco “sorprendentemente” nel corso del 2021 all’interno dell’app Chrome per i dispositivi Android. Per ora Google Reader non è ancora disponibile per iOS (è in arrivo), mentre della versione desktop (PC e Mac) non si hanno ancora notizie certe.
Nel frattempo, il ruolo di Google Reader è stato ricoperto con successo da quel Google Discover che viene utilizzato da centinaia di milioni di persone per leggere le notizie al mattino o durante l’arco della giornata (funziona da mobile). Questo servizio di Google, infatti, crea un feed personalizzato in base agli interessi dell’utente, alla cronologia delle sue ricerche, alla posizione in cui si trova e altri parametri: insomma, Big G utilizza gli algoritmi alla stregua dei vari Facebook, Twitter e compagnia bella. La somiglianza con l’apprezzato Google Reader finisce qui: il vecchio servizio di Google, invece, permette di selezionare, organizzare e sfogliare le proprie fonti preferite e di averle sempre a disposizione, un po’ come fanno abitualmente gli altri aggregatori di notizie (Flipboard o Feedly, per esempio).
Feedly, l’aggregatore di notizie fai da te
La rassegna stampa, ormai, viene gestita e controllata dagli algorimi che sono sempre più presenti nelle vite delle persone: solo loro a suggerire all’utente le notizie più interessanti – o considerate tali – della giornata. Se sei alla ricerca di un aggregatore di notizie meno controllato o più semplicemente vuoi essere tu a selezionare le fonti invece di qualche algoritmo, ti consiglio di provare Feedly, un aggregatore di notizie gratuito e davvero semplice da usare.
Nel periodo compreso tra anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio, usare i feed RSS (Rich Site Summary) era il modo più semplice per essere informati sui contenuti proposti da un sito web senza essere costretti a visitarlo quotidianamente. L’esplosione delle piattaforme social ha relegato in un angolino questa tipologia di servizi che, però, viene ancora supportata dalla maggioranza dei siti web. Non solo: molte persone, infatti, amano ancora ricevere le notizie in questo modo e se sei anche tu una di queste, è arrivato il momento di usare un aggregatore di news come Feedly. Disponibile come web app per PC, tablet e smartphone, questo feed reader era inizialmente utilizzabile “solo” come app (iOS e Android) o come estensione per i browser più diffusi (Firefox e Chrome).
Il funzionamento di Feedly è qualcosa di estremamente semplice: ogni volta che un sito dei tuoi preferiti pubblica un nuovo contenuto, il programma te lo metterà a disposizione e tu potrai leggerlo. Tutti i tuoi contenuti/aggiornamenti vengono successivamente raggruppati in un’unica interfaccia e avrai la possibilità di consultarli sia quando utilizzi il tuo computer, sia quando ti trovi fuori di casa attraverso i dispositivi mobile. È importante ricordare che Feedly è disponibile in versione gratuita mentre quella a pagamento ti permette di selezionare ancor più fonti e di non aver contenuti sponsorizzati.
Come organizzare i propri feed
Per ricevere gli aggiornamenti via RSS, la prima cosa che devi fare è aggiungere gli URL che ti interessano al servizio. Il procedimento è semplice e immediato: dopo aver registrato il tuo account (personale o oppure aziendale) non devi fare altro che cliccare sulla voce “Add content” e incollare l’URL o il sito che vuoi aggiungere. A questo punto il programma ti proporrà una serie di risultati e, una volta trovato quello che ti interessa, non devi fare altro che cliccare su “Follow” per seguire la fonte. In questo modo, potrai avere gli aggiornamenti che ti interessano e nell’ordine che stabilirai: infatti, Feedly ti permette anche di sistemare le tue fonti. Per farlo, il programma non fa altro che usare i classici tag. Grazie a queste etichette puoi catalogare i tuoi siti di riferimento e, soprattutto, suddividere i contenuti anche per categorie: i tag sono visibili nella sezione “Feeds”. Per leggere le news più recenti non devi fare altro che andare nella sezione “Today”: li troverai gli ultimissimi aggiornamenti. Cliccando su “All” potrai invece raggruppare tutti i contenuti delle tue fonti che saranno proposti in ordine di pubblicazione: più fonti aggiungerai, più dettagliata sarà la tua rassegna stampa. Tra le diverse funzioni che offre Feedly c’è anche quella che ti permette di personalizzare la lettura: si possono cambiare le dimensioni dei caratteri e le impostazioni di visualizzazione (il titolo o un pezzo del testo o quello che vuoi) e anche l’ordine di fruizione dei contenuti e molto altro. Puoi configurare la tua lettura in base alle tue necessità e decidere di visualizzare solo gli articoli che non hai ancora letto o salvare quelli che sono troppo lunghi: Feedly ti dà carta bianca e ti permette di organizzarli come vuoi creando dei gruppi tematici o delle liste e così via. Il programma ti permette anche di utilizzare altri servizi come Evernote, Pocket e OneNote per condividere o salvare i tuoi contenuti.
Tre diverse versioni a pagamento di Feedly
Nella maggior parte dei casi, la versione base di Feedly dovrebbe essere più che sufficiente: vengono supportate un centinaio di fonti e l’unico prezzo da pagare è un po’ di pubblicità gratuita.
Feedly permette di avere un’esperienza estremamente personalizzata: se vuoi aggiungere più fonti alla tua rassegna stampa puoi ricorrere alle versioni a pagamento di Feedly che offrono anche degli strumenti che possono esserti utili. Questo servizio prevede diverte tipologie/piani di abbonamento: con la versione Pro (circa 6 dollari al mese) si possono avere fino a un migliaio di fonti e vengono eliminati tutti i contenuti sponsorizzati, oltre a una ricerca più dettagliata e veloce grazie a una serie di filtri non disponibili nella versione gratuita. Se usi Feedly per il tuo sito web/blog, la versione Pro di offre l’oppurtunità di integrarlo direttamente, di usare una piaffatorma IFTTT (per far interagire tra di loro centinaia di applicazioni e dispositivi automatizzando una serie di task), di collegarlo ad altri servizi come LinkedIn, Buffer, e Zapier. Con la versione Pro+ (circa 8 dollari al mese) invece puoi avere tutti i contenuti della Pro oltre ai feed di Google News, Twitter e persino quello delle newsletter. Le fonti che puoi aggiungere sono 2500 e la possibilità di avere a disposizione l’assistente virtuale Leo di Feedly è un plus da non sottovalutare: l’intelligenza artificiale, infatti, ti può essere utile per scoprire dei nuovi contenuti e, soprattutto, beccare tutti quelli che sono sponsorizzati. Se invece vuoi utilizzare questo servizio per la tua azienda, la versione Enterprise (i primi 30 giorni sono gratuiti, poi è necessario scegliere un piano di abbonamento personalizzato) ti permette di avere tutto quello compreso nei piani Pro e Pro+ e ben 7500 fonti da aggiungere, oltre all’integrazione con altre piattaforme come Slack e Microsoft Teams. Da segnalare, poi, la possibilità di creare newsletter personalizzate e una versione ancor più potenziata dell’intelligenza artificiale di Leo, pronto a fronteggiare anche minacce di cybersecurity e altro ancora.
Se non ti fidi degli algoritmi di Google…
In un mondo in cui le decisioni algoritmiche tendono a scandire ogni aspetto della quotidianità, avere la possibilità di selezionare le proprie fonti di informazioni è un plus da non sottovalutare.
Se come molti altri utenti non ti senti particolarmente soddisfatto del lavoro che svolgono ogni giorno gli algoritmi di Google Discover, hai davvero bisogno di cambiare. In attesa di comprendere le intenzioni di Big G con il “redivivo” Google Reader, la soluzione ai tuoi problemi può essere un servizio come Feedly: si tratta senza ombra di dubbio di uno dei migliori lettori RSS disponibili sul mercato, un aggregatore di news capace di non disperdere le informazioni che ti interessano e di fari scoprire anche nuovi contenuti. Feedly non è di certo l’unico lettore di questo tipo che puoi trovare online (tra i più apprezzati ti segnalo ancge Digg Reader, InoReader o Feedspot) ma è probabilmente il più popolare.
https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2022/02/news-magazine-personalizzato-feedly-bonanomi.png480853Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2022-02-14 17:23:072022-02-14 17:23:29Creare un news magazine personalizzato: cos’è Feedly e come usarlo al meglio