Avatar di Gianluigi Bonanomi guarda un TEDx sull’intelligenza artificiale su un grande schermo

Per capire il mondo dell’intelligenza artificiale propongo questi 10 TEDx: un percorso fra storia della tecnologia, apprendimento, lavoro, relazioni, sicurezza e scenari futuri. Ogni intervento ha il video incorporato, una spiegazione e una domanda da usare subito, anche in un corso o in una riunione.

Il rischio di una playlist sull’AI è uscire con due convinzioni incompatibili: domani risolverà tutti i problemi; dopodomani ci estinguerà. Nel frattempo, in ufficio, stiamo ancora discutendo chi debba controllare la mail scritta dal chatbot.

Ho scelto prospettive diverse proprio per evitare questo effetto. È una selezione ragionata, non una classifica assoluta. Consiglio di guardare gli interventi con una penna in mano: una buona idea, un dubbio, una cosa da provare.

Come guardare questi TEDx sull’intelligenza artificiale

Le spiegazioni qui sotto distinguono il tema dell’intervento dalla mia lettura pratica. Gli esempi operativi e le domande sono proposte per lavorarci, non citazioni dei relatori. I video rimandano al canale ufficiale TEDx Talks. I titoli possono comparire tradotti da YouTube; lingua, sottotitoli e doppiaggio disponibili vanno controllati nel singolo player.

Un consiglio: quando un relatore parla del futuro, annotate l’ipotesi. Quando racconta un’esperienza, annotate il contesto. Quando vi persuade, domandatevi quali prove vi hanno convinto. Il tappeto rosso aiuta la comunicazione, ma non sostituisce la verifica.

Se vi piace capire l’AI passando dalla cultura, trovate un percorso complementare nelle mie 10 canzoni rock per capire l’intelligenza artificiale. Qui abbassiamo le chitarre e accendiamo il grande schermo.

1. Michael Wooldridge: La rivoluzione non è arrivata in una notte

Evento: TEDxManchester. Video: The AI revolution didn’t happen overnight: here’s why.

Wooldridge invita a guardare dietro le quinte della presunta rivoluzione improvvisa dell’AI. Il punto di partenza è la sua lunga storia, con un richiamo alle origini dell’informatica a Manchester. È un buon antidoto alla sensazione che qualcuno abbia inventato tutto ieri pomeriggio, tra una call e un aperitivo.

Perché lo consiglio. Lo metterei all’inizio di un percorso formativo. Prima di discutere dell’ultimo chatbot, serve capire che dietro l’interfaccia c’è un campo di ricerca. Il mio invito è separare tre piani: la storia di una tecnologia, la maturazione delle sue applicazioni e il momento in cui diventa accessibile al grande pubblico. Possono essere tre momenti molto diversi.

La domanda da portare a casa: Che cosa considero davvero nuovo: il principio tecnologico, la qualità dei risultati oppure la facilità con cui posso usarlo?

2. Kristina Kallas: Se l’AI risponde, noi che cosa dobbiamo imparare?

Evento: TEDxUniversity of Tartu. Video: When AI Knows Everything, What Should Humans Learn?.

Kallas sposta la discussione dagli strumenti all’apprendimento. Nel suo intervento presenta l’approccio estone all’AI nella scuola e insiste su analisi, valutazione e creatività. L’idea è usare l’assistente per allenare il ragionamento, anche attraverso domande socratiche. Racconta inoltre un percorso in sperimentazione, con risultati da studiare: una distinzione da conservare.

Perché lo consiglio. Il titolo è volutamente provocatorio: l’AI non sa tutto. Ma la domanda educativa resta ottima. Consegnare una risposta corretta e saperla costruire sono due cose diverse. La mia proposta per un docente è semplice: chiedere allo studente di spiegare perché una soluzione funziona, trovare un’obiezione e difendere una scelta. Il compito può essere bellissimo; il cervello deve aver partecipato alla riunione.

La domanda da portare a casa: Come trasformerei un esercizio che premia il risultato in un esercizio che rende visibile il ragionamento?

3. Charlie Gedeon: L’AI ci rende più stupidi? Dipende da che cosa le lasciamo fare

Evento: TEDxSherbrooke Street West. Video: Is AI making us dumber? Maybe..

Gedeon affronta il rapporto fra AI, apprendimento e delega cognitiva. La presentazione del talk mette al centro anche gli incentivi della scuola: che cosa stanno imparando gli studenti quando un sistema può produrre ciò per cui vengono valutati? Il suo “forse” è più interessante di molti titoli che hanno già emesso la sentenza.

Perché lo consiglio. Lo consiglio in coppia con Kallas. Per me il punto pratico è distinguere la fatica inutile dalla fatica formativa. Impaginare un documento e costruire un’argomentazione non allenano la stessa cosa. Prima di delegare tutto, chiediamoci quale capacità vogliamo conservare. Anche la palestra diventa comodissima se mandiamo il chatbot a fare le flessioni. Dubito però dei risultati sui nostri bicipiti.

La domanda da portare a casa: Quale passaggio svolgerò prima da solo, per usare poi l’AI come confronto e non come sostituto?

4. Rainer Stropek: Che cosa insegnare quando l’AI scrive il codice

Evento: TEDxLinz. Video: What to Teach When AI Writes the Code.

Il TEDx di Stropek affronta un tema concreto: come ripensare l’insegnamento della programmazione quando gli strumenti di AI partecipano alla scrittura del codice. È una domanda che vale anche fuori dall’informatica. Se cambia il modo di produrre un risultato, dobbiamo rivedere ciò che insegniamo e ciò che valutiamo.

Perché lo consiglio. La riflessione che propongo a chi lo guarda riguarda la chiarezza delle richieste e la verifica. Prendiamo un piccolo gestionale: prima del codice vengono gli utenti, i dati necessari, i casi di errore e i criteri per stabilire se funziona. È lo stesso ragionamento che porto nei prompt: guidare lo strumento, definire l’obiettivo e mettere limiti. “Fammi un’app” è un desiderio. Per lavorarci serve un progetto.

La domanda da portare a casa: Saprei descrivere il risultato atteso e tre prove con cui controllarlo, senza nominare lo strumento che userò?

5. Joel Pearson: Il cambiamento va organizzato, non soltanto annunciato

Evento: TEDxSydney. Video: AI Is Disrupting Everything. Here’s the Human Change Plan..

Pearson presenta l’AI come una trasformazione che investe il lavoro cognitivo e richiede preparazione umana. La presentazione ufficiale insiste sul cambiamento strutturale, sull’incertezza e sulla necessità di pianificare. È il video che metterei davanti a chi pensa che adottare l’AI significhi distribuire licenze e aspettare il miracolo.

Perché lo consiglio. La mia lettura aziendale è questa: bisogna decidere chi sperimenta, su quali attività, con quali verifiche e con quale possibilità di correggere il percorso. Un piano utile contiene anche ciò che ancora non sappiamo. Per esempio: l’assistente riduce davvero il tempo totale, comprese le correzioni? Le previsioni sull’accelerazione restano previsioni; i piccoli esperimenti, invece, si possono misurare.

La domanda da portare a casa: Quale attività possiamo sperimentare per due settimane, confrontando tempo, qualità ed errori con il metodo precedente?

6. Maya Makarovsky: Che cosa succede alle relazioni umane?

Evento: TEDxMIT. Video: The Most Human Skill in the Age of AI.

Makarovsky porta nel discorso sull’AI il tema della connessione fra persone. La descrizione ufficiale accosta il rapido progresso tecnologico alla fragilità dei legami e propone un quadro di riflessione sulla dimensione umana. Lo inserisco perché una selezione composta soltanto da potenza di calcolo e produttività lascerebbe fuori un pezzo essenziale.

Perché lo consiglio. Il mio spunto riguarda la comunicazione. Possiamo farci aiutare a preparare una conversazione difficile, ma poi qualcuno deve ascoltare davvero la risposta. Scrivere una frase empatica e assumersi la responsabilità della relazione non coincidono. In azienda chiederei: dove ci serve un messaggio più chiaro, e dove ci serve invece esserci? Il pulsante “rigenera” funziona benissimo sul testo. Sulla fiducia, meno.

La domanda da portare a casa: Quale conversazione sto cercando di migliorare con l’AI, e quale sto cercando di evitare?

7. Mark T. Hofmann: Il lato oscuro: hacker e deepfake

Evento: TEDxAristide Demetriade Street. Video: Dark Side of AI: How Hackers use AI & Deepfakes.

Hofmann dedica il suo intervento al lato oscuro dell’AI, con un focus su hacker e deepfake. Il video offre un ingresso nel tema della manipolazione: quando cambiano gli strumenti per rendere credibile un messaggio, cambia anche il modo in cui dobbiamo valutarlo. È una prospettiva diversa da quella delle macchine fantascientifiche che decidono di ribellarsi.

Perché lo consiglio. Lo spunto operativo che ne ricavo è una simulazione: arriva una richiesta insolita, apparentemente da una persona conosciuta. Che cosa facciamo prima di eseguirla? Preparerei una procedura di verifica attraverso un canale già noto e indipendente dal messaggio ricevuto. La domanda utile non è soltanto “sembra vero?”. È “come posso verificarlo?”. Vale la pena allenarla prima dell’emergenza.

La domanda da portare a casa: Nel nostro team esiste una procedura chiara per verificare una richiesta anomala, anche quando sembra provenire dal capo?

8. Roman Yampolskiy: Sicurezza ed etica: il controllo non è un dettaglio

Evento: TEDxMiami. Video: AI Ethics and the Future of Safety.

Il talk di Yampolskiy affronta etica e sicurezza dell’AI, portando nella selezione la prospettiva dei rischi. Va guardato come il contributo di un relatore al dibattito. L’autorevolezza del palco non trasforma automaticamente una previsione sul futuro in un risultato scientificamente dimostrato.

Perché lo consiglio. Lo consiglio per mettere in discussione una scorciatoia mentale: se un sistema è molto capace, allora possiamo fidarci. Nella mia lettura pratica, la domanda diventa quanto potere gli stiamo affidando. Suggerire una bozza, inviarla e prendere un impegno sono tre livelli diversi. Per ogni livello vorrei sapere chi controlla e come si corregge un errore. Il pulsante “annulla” merita una slide tutta sua.

La domanda da portare a casa: Quali azioni richiedono sempre una verifica umana, anche quando la risposta dell’assistente sembra convincente?

9. Alexander Wissner-Gross: I prossimi dieci anni: imparare a ragionare per scenari

Evento: TEDxBoston. Video: The Next 10 Years of AI Will Change Everything.

Wissner-Gross propone uno sguardo sulle possibilità dei prossimi dieci anni. La presentazione del TEDx richiama dati, crescita delle capacità computazionali e potenziali applicazioni in ambiti come matematica, medicina ed esplorazione spaziale. È un intervento orientato al futuro: i suoi scenari non vanno scambiati per un calendario garantito.

Perché lo consiglio. Lo guarderei dopo il talk sulla sicurezza, proprio per cambiare prospettiva. Per un manager è utile chiedersi quali opportunità diventerebbero rilevanti se alcune capacità migliorassero molto. Poi farei il passaggio opposto: che cosa accadrebbe se il progresso fosse più lento del previsto? Una strategia robusta dovrebbe reggere a entrambe le ipotesi. Il futuro non ha ancora condiviso il suo file Excel.

La domanda da portare a casa: Quale decisione sarebbe sensata sia con un’AI molto più potente sia con miglioramenti più graduali?

10. Alvin Wang Graylin: Le promesse dell’AI vanno interrogate

Evento: TEDxBerlin. Video: The False Promises of AI and What Comes Next.

Graylin chiude il percorso con una discussione sulle promesse dell’AI e sulla corsa all’intelligenza artificiale generale. La presentazione del video mette al centro un possibile fraintendimento che alimenta quella corsa. Lo propongo per riaprire le domande dopo aver ascoltato prospettive diverse, comprese quelle più ottimistiche.

Perché lo consiglio. Per me è l’occasione di interrogare il linguaggio: che cosa significa “intelligenza” in questa frase? E “generale”? Quale risultato stiamo promettendo, a chi e con quali prove? Non serve sostituire l’entusiasmo con il cinismo. Serve fare domande migliori. Se dopo dieci video siamo soltanto più sicuri delle opinioni che avevamo prima, forse abbiamo guardato una playlist. Studiare è un’altra cosa.

La domanda da portare a casa: Quale affermazione ascoltata in questi video voglio verificare prima di ripeterla in una presentazione?

Da quale TEDx iniziare?

  • Per orientarsi: Wooldridge, poi Wissner-Gross. Prima il percorso che ci ha portati qui, poi gli scenari.
  • Per insegnanti e formatori: Kallas, Gedeon e Stropek. Tre modi per interrogare ciò che impariamo e come lo valutiamo.
  • Per aziende e professionisti: Pearson, Hofmann e Yampolskiy. Cambiamento, verifiche e responsabilità.
  • Per chi lavora nella comunicazione: Makarovsky e Graylin. Relazioni umane e domande sulle promesse.

Per passare dalla riflessione al lavoro quotidiano potete leggere anche la mia guida AI per solopreneur: usi pratici e prompt. Il passaggio che mi interessa è sempre quello: da “che cosa impressionante” a “che cosa ci faccio, e come controllo il risultato?”.

Un esercizio: dalla playlist a una decisione

Scegliete due video che vi sembrano in tensione fra loro. Per esempio uno sulle opportunità e uno sulla sicurezza. Scrivete la tesi centrale di ciascuno in una frase, poi indicate una prova da cercare e una conseguenza per il vostro lavoro. Infine progettate un piccolo esperimento reversibile.

Se volete coinvolgere un chatbot, dategli i vostri appunti e chiedetegli: “Confronta queste due tesi. Separa fatti, opinioni e previsioni. Segnala ciò che gli appunti non permettono di stabilire. Fammi tre domande prima di suggerire un’applicazione”. Poi controllate il confronto tornando alle fonti.

Il risultato che cercherei è una decisione più ragionata. Anche piccola. Dieci video salvati nei preferiti sono una collezione. Una domanda migliore, usata al momento giusto, può diventare formazione.

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Inviaci email

La domanda non è più se un modello linguistico possa produrre molte pagine di testo. Quello lo abbiamo già visto. La domanda più interessante, e più scomoda, è un’altra: che cosa succede quando chiediamo a un’AI di leggere i nostri lavori precedenti, capirne i filoni, proporre un nuovo libro e consegnarci un file Word quasi pronto?

Nel video ho fatto proprio questo esperimento con Claude Fable: ho caricato 21 miei libri, ho chiesto al modello di analizzarli e gli ho fatto progettare un nuovo volume. Il risultato è stato sorprendente, ma non nel senso banale del “l’AI scrive al posto tuo”. Il punto è più serio: scrivere un libro con Claude Fable è tecnicamente possibile, ma pubblicarlo senza una revisione umana profonda sarebbe un errore professionale, autoriale e forse anche legale.

La macchina può proporre struttura, capitoli, casi d’uso, appendici, biografia e perfino una copertina. L’autore, però, resta responsabile di intenzione, verifiche, tono, fonti, esempi, diritti e scelta finale. In pratica: l’AI può diventare una redazione assistita, non una delega cieca.

Guarda l’esperimento con Claude Fable

Nel video mostro il percorso completo: dalla cartella con i libri alla proposta editoriale, fino al documento Word di circa 40 pagine e alla copertina generata con avatar.

Che cos’è Claude Fable 5 e perché questo test conta

Claude Fable 5 è il modello avanzato di Anthropic presentato come una versione accessibile della famiglia Mythos, pensata per compiti lunghi, documenti complessi, analisi articolate e lavoro professionale. Nel lancio ufficiale di Claude Fable 5 e Mythos 5, Anthropic descrive Fable 5 come un modello adatto a workflow estesi e document-heavy; nella documentazione per sviluppatori su Fable 5 e Mythos 5 chiarisce anche che alcuni comportamenti e pattern di prompting sono specifici di questi modelli. Qui non basta generare una risposta brillante: bisogna tenere insieme molte informazioni, molte istruzioni e una struttura coerente.

Per questo l’esperimento del libro è interessante. Non si tratta di chiedere “scrivimi un saggio sull’intelligenza artificiale”, cosa che produrrebbe quasi certamente un testo generico. Il test era più duro: leggere un archivio personale, riconoscere ricorrenze editoriali e proporre un tema nuovo ma coerente con il posizionamento dell’autore.

Su questo blog ho già ragionato su skill per Claude e rischi di sicurezza e su che cosa stanno costruendo davvero le persone con Claude. Qui il caso è ancora più delicato, perché tocca identità, stile, competenza e responsabilità autoriale.

Il prompt: non “scrivi un libro”, ma “capisci che autore sono”

Il primo passaggio è stato caricare 21 libri già pubblicati o comunque legati ai miei temi: LinkedIn, comunicazione digitale, uso consapevole della tecnologia, intelligenza artificiale, formazione, lavoro. A Claude Fable ho chiesto di analizzarli, riconoscere i filoni principali e propormi un nuovo libro.

Il modello ha restituito alcune alternative. Una riguardava la ricerca del lavoro, un’altra l’intelligenza artificiale nella Pubblica Amministrazione, in particolare nei piccoli comuni. Ho scelto questa seconda strada perché intercetta un tema reale: enti locali con molte pratiche ripetitive, poco personale, cittadini che chiedono risposte chiare e una forte necessità di formazione.

Non è un caso che sul sito ci siano già risorse su corsi AI per Comuni e sull’intelligenza artificiale nella Pubblica Amministrazione. Fable ha individuato un territorio editoriale plausibile perché aveva materiale sufficiente per vedere continuità e spazio di sviluppo.

Che cosa ha prodotto davvero l’AI

Dopo la scelta del tema, ho alzato il livello della richiesta: volevo un libro con riferimenti, link, studi, casi d’uso, tono coerente, taglio pratico, biografia, copertina e un file Word completo. Il modello ha lavorato per qualche minuto e ha generato un documento strutturato di circa 40 pagine.

Dentro c’erano:

  • un indice coerente con il tema;
  • un’introduzione già leggibile;
  • capitoli dedicati ai casi d’uso;
  • una parte pratica in linea con il taglio formativo richiesto;
  • riferimenti e link da controllare;
  • una bozza di copertina;
  • una biografia autore;
  • una versione espansa con appendici e sezioni aggiuntive.

Il dettaglio più straniante è stato vedere un testo che, almeno in superficie, sembrava scritto “come me”, ma non da me. Questo è il passaggio che molti sottovalutano: l’AI non produce solo contenuto, produce anche una simulazione di familiarità. Ed è proprio lì che bisogna rallentare.

Il vero rischio: scambiare una bozza credibile per un libro finito

Il rischio non è che Claude Fable scriva male. Anzi, il problema è quasi opposto: può scrivere abbastanza bene da farci abbassare la guardia. Un documento ordinato, impaginato e lungo dà una sensazione di compiutezza. Ma un libro non è soltanto un contenitore di capitoli.

Un libro richiede almeno quattro livelli di revisione:

  • revisione sostanziale: la tesi regge? Il libro dice qualcosa di necessario?
  • verifica delle fonti: link, dati, studi e citazioni esistono e sono interpretati correttamente?
  • controllo autoriale: esempi, giudizi e posizioni sono davvero dell’autore?
  • revisione editoriale: ritmo, ripetizioni, tono, promesse e struttura sono all’altezza di una pubblicazione?

Questo vale anche per workflow più brevi. Negli agenti AI in azienda, la tentazione è simile: se un sistema esegue molti passaggi in autonomia, sembra più maturo di quanto sia. Ma automazione non significa assenza di controllo.

Amazon KDP e contenuti generati dall’AI: attenzione alla disclosure

Nel video cito la tentazione di caricare tutto su Amazon KDP. È proprio il gesto da evitare se non c’è stata una revisione seria. Le linee guida ufficiali di Amazon KDP sui contenuti AI richiedono di dichiarare i contenuti generati dall’intelligenza artificiale quando si pubblica o si ripubblica un libro. KDP distingue tra contenuti AI-generated e AI-assisted: la differenza non è cosmetica, perché cambia il tipo di responsabilità editoriale.

C’è anche il tema del diritto d’autore. Il U.S. Copyright Office ha dedicato più report al rapporto tra AI e copyright, sottolineando il ruolo della contribuzione umana nella proteggibilità delle opere. E l’Authors Guild raccomanda agli autori prudenza su originalità, contratti, trasparenza e uso di testo generato da AI.

Tradotto in modo pratico: se usi Claude Fable per scrivere un libro, non devi solo chiederti “è venuto bene?”. Devi chiederti anche:

  • quali parti sono mie e quali sono generate?
  • le fonti sono verificabili?
  • il testo contiene esempi inventati o generalizzazioni eccessive?
  • ho il diritto di usare immagini, copertina, avatar e materiali caricati?
  • sto rispettando le regole della piattaforma su cui pubblico?

Un metodo pratico per usare Fable nella scrittura di un libro

Il modo più sensato di usare un modello come Fable non è chiedergli di sostituire l’autore, ma di lavorare come assistente editoriale molto veloce. Un flusso ragionevole può essere questo.

1. Dai un archivio, non una richiesta generica

Carica testi, appunti, scalette, articoli, trascrizioni, slide e materiali realmente tuoi. Più il modello vede il tuo territorio, meno tende a produrre il solito libro generico sull’AI.

2. Chiedi prima una diagnosi editoriale

Prima della scrittura, fai analizzare i filoni: temi ricorrenti, pubblico, lacune, angoli già coperti, argomenti ancora scoperti. Questa fase è più importante della generazione dei capitoli.

3. Fatti proporre più tesi, non solo titoli

Un buon titolo non basta. Chiedi al modello di spiegare perché quel libro dovrebbe esistere, per chi è utile, quali domande risolve e che cosa aggiunge rispetto ai tuoi contenuti precedenti.

4. Pretendi casi d’uso verificabili

Gli esempi sono la parte più fragile dei testi AI. Possono sembrare concreti e invece essere assemblaggi verosimili. Chiedi casi realistici, ma poi verifica nomi, dati, procedure e riferimenti.

5. Trasforma la bozza in materia prima

Una bozza di 40 pagine non è un libro finito. È una base di lavoro. Va tagliata, riscritta, contraddetta, integrata con esperienza diretta e aggiornata con fonti primarie.

Dove Fable è davvero utile

In questo tipo di lavoro, Claude Fable può essere molto utile per:

  • mappare un archivio di contenuti personali;
  • riconoscere filoni editoriali ricorrenti;
  • generare ipotesi di indice;
  • trasformare trascrizioni e appunti in capitoli;
  • proporre casi d’uso da verificare;
  • preparare appendici, checklist e materiali operativi;
  • creare una prima bozza di quarta di copertina o scheda libro;
  • evidenziare incoerenze tra pubblico, promessa e contenuto.

È lo stesso principio del second brain personale con LLM e Obsidian: l’AI diventa più utile quando lavora su un patrimonio informativo organizzato, non quando deve indovinare tutto partendo da una frase.

Dove invece l’autore deve restare al comando

Ci sono parti che non delego. La tesi centrale, prima di tutto. Se un libro prende posizione su scuola, lavoro, Pubblica Amministrazione o responsabilità dell’AI, quella posizione deve essere scelta da una persona. Anche gli esempi professionali devono essere filtrati: non basta che siano plausibili, devono essere corretti, rispettosi e utili.

Infine c’è la voce. Un modello può imitare strutture, lessico, ritmo e ricorrenze. Ma la voce non è solo stile: è responsabilità. È decidere che cosa lasciare fuori, che cosa non promettere, quando dire “non lo so” e quando fermarsi.

In pratica: il libro si può fare, ma non con il pilota automatico

L’esperimento con Claude Fable mostra una cosa molto concreta: siamo entrati nella fase in cui un modello può produrre un pacchetto editoriale completo, non solo qualche paragrafo. Può leggere 21 libri, proporre una nicchia, scrivere capitoli, espandere sezioni, impaginare un file e generare una copertina.

Ma proprio perché può farlo, il ruolo umano diventa più importante. Non serve più essere veloci a riempire pagine. Serve essere severi nel decidere quali pagine meritano di esistere.

Per questo non pubblicherò quel saggio senza una revisione feroce. L’AI ha fatto un ottimo lavoro come acceleratore. Non le affido, però, il tasto “pubblica”.

FAQ su Claude Fable e scrittura di libri con AI

Claude Fable può scrivere un libro intero?

Sì, può generare una bozza molto estesa e strutturata, soprattutto se riceve materiali, istruzioni e contesto. Questo però non significa che il testo sia automaticamente pronto per la pubblicazione.

Un libro scritto con l’AI si può pubblicare su Amazon KDP?

È possibile pubblicare contenuti che includono testo generato dall’AI, ma Amazon KDP richiede la dichiarazione dei contenuti AI-generated. Inoltre restano a carico dell’autore controllo, diritti, qualità e responsabilità del materiale pubblicato.

Che differenza c’è tra AI-generated e AI-assisted?

In generale, AI-generated indica contenuto creato dall’intelligenza artificiale; AI-assisted indica un lavoro scritto dall’autore con supporto dell’AI per attività come brainstorming, revisione o miglioramento. La distinzione va valutata caso per caso e secondo le regole della piattaforma usata.

Il testo generato da Claude è coperto da copyright?

La questione dipende dalla giurisdizione e dal livello di contributo umano. Le indicazioni del U.S. Copyright Office insistono sul ruolo della creatività umana: un output totalmente generato da macchina è più problematico di un’opera in cui l’autore seleziona, organizza, riscrive e contribuisce in modo sostanziale.

Come usare Claude Fable senza perdere identità autoriale?

Conviene usarlo per analisi, scalette, bozze e revisione, mantenendo umana la tesi, la selezione degli esempi, la verifica delle fonti e la riscrittura finale. L’AI deve accelerare il lavoro, non firmarlo al posto dell’autore.

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Inviaci email

Il 19 aprile 2023 il Washington Post pubblica uno scoop: nell’articolo “Inside the secret list of websites that make AI like ChatGPT sound smart” rivela quali siano le fonti giornalistiche utilizzate per addestrare C6, il dataset usato per il training delle AI di Google e Meta. Si possono controllare anche le fonti giornalistiche italiane, come racconta La Repubblica: il Corriere della Sera e il sito del Governo, ma si notano anche noti portali di fake news. Inoltre nel video spiego perché ogni tanto questi chatbot hanno le allucinazioni.

Il corso su ChatGPT per Primopiano

Ho realizzato un videocorso on demand per Primopiano: puoi acquistarlo qui.

Dal boom di ChatGPT non si fa altro che parlare di intelligenza artificiale. Ci sono gli integrati (entusiasti, come me) e ci sono gli apocalittici, quelli che vogliono bloccare lo sviluppo dell’A.I. per questo (privacy) o quel motivo (sicurezza), temono la perdita di milioni di posti di lavoro se non, addirittura, l’estinzione della razza umana. Credo valga la pena saperne il più possibile, quindi bisogna mettersi a studiare (fino a quando non saranno delle AI maggiordomi a farlo per noi). In questo video suggerisco di leggere due libri del passato per capire implicazioni e rischi dell’intelligenza artificiale:

Buona visione (e buona lettura).

Qualche mese fa lessi questa notizia riguardo il Metaverso:

In pratica, in Roblox, una borsa di Gucci digitale è stata venduta per oltre 4.000 dollari, 800 dollari in più rispetto alla borsa reale. A questo indirizzo di Roblox trovi gli item Gucci in vendita.

Allora mi sono chiesto: perché un bene digitale, non tangibile, può costare più della controparte reale? Nel video racconto tre motivi. Buona visione:

Nel libro “Let my people go surfing“, il Ceo di Patagonia Yvon Chouinard racconta la storia dell’azienda ma soprattutto i suoi valori.
In questo video mostro come Patagonia non si limiti alle chiacchiere, ma dimostri il rispetto per l’ambiente e le persone con azioni concrete, campagne pubblicitarie, scelte radicali e (NON) investimenti su Facebook:

Nel 2002 Tommaso Labranca dà alle stampe “Neoproletariato. La sconfitta del popolo e il trionfo dell’eleghanzia” (editore Castelvecchi) dove spiega che i proletari vivono per le 3F: fitness, fiction e fashion. Dopo vent’anni, su TikTok, non è cambiato nulla…

Per altri video della serie “Cultura e digitale”:

Le serie TV sono la nuova letteratura, si dice: sicuramente pescano dai classici, dalle figure archetipiche come l’Odissea di Omero, l’Amleto shakespeariano o Sherlock Holmes.

Che cosa c’entra tutto questo con i titoli online?

Scoprilo nel video:

All’inizio della sua avventura Red Bull, con poco budget di marketing e comunicazione, è andata in ogni singolo cestino dell’immondizia a Londra, soprattutto nei pressi di locali ed eventi molto frequentati, e li ha riempiti con lattine vuote. Questo ha creato la percezione che ci fosse una domanda enorme per un prodotto sconosciuto. Hanno sfruttato la riprova sociale. Come la si usa nei titoli online?

Il mio libro sui titoli online

Ho scritto per Editrice Bibliografica il primo titolo in italia… sui titoli online. Si chiama Questo titolo spacca:

A partire dal libro “Resistenza Digitale”, uscito per Psicografici Editore nel corso del 2022, ho realizzato un video che contiene una selezione di strumenti, tool online e trucchi per risparmiare e difendere la propria privacy (contro lo strapotere degli algoritmi). Buona visione:

Ecco l’elenco dei tool e trucchi citati:

Keepa www.keepa.com
Co-guard www.co-guard.eu
Prezzi benzina www.prezzibenzina.it/applicazioni
Ads Library facebook.com/ads/library
Browser vari (per esempio per Chrome)
Weople https://weople.space
Disconnect https://disconnect.me
AdBlock https://getadblock.com/it
Newsfeed eradicator https://west.io/news-feed-eradicator/
Freedom https://freedom.to
Forest www.forestapp.cc
SocialBlade https://socialblade.com
Open Street Maps www.openstreetmap.org
Sinology www.synology.com
MeWe https://mewe.com

L’esempio di Keepa

Dieci anni fa la morte di Whitney Huston innescò immediatamente un meccanismo speculativo: tutti i suoi album ebbero un’impennata di prezzo. Parto da quella notizia per raccontare come funzionano i prezzi dinamici di Uber e come, su Amazon, possiamo “difenderci” grazie al price tracker Keepa.

Dove acquistare il libro “Resistenza digitale”?

Puoi ordinare il libro “Resistenza digitale” direttamente sul sito dell’editore Psicografici: