Il tempo passa, cambiano le abitudini. Non c’è solo la pandemia a preoccupare: l’emergenza climatica, il riscaldamento globale, le discriminazioni sono alcuni dei problemi che affliggono la nostra società, composta più da consumatori che da esseri umani.

In un mondo in cui i media tendono a celebrare “solo” quei personaggi che ce l’hanno fatta o quei brand che sono diventati iconici, i più giovani sono diventati i principali promotori di un cambiamento per salvare non solo il pianeta ma l’intera società. Dopo aver richiesto a gran voce non solo a politici, banchieri, economisti e ad altre figure di primo piano del panorama mondiale di assumere una posizione netta per risolvere i problemi più sentiti, i ragazzi e le ragazze appartenenti alla generazione dei “Millennials” o a quella successiva della “Gen Z” hanno rivolto la loro attenzione ad aziende e imprese.

Il voto col portafoglio, per esempio, è un termine coniato da: Leonardo Becchetti (Ordinario di Economia Politica presso la Facoltà di Economia dell’Università di Roma “Tor Vergata”) per premiare o, viceversa, punire, aziende e nazioni responsabili (o irresponsabili) dal punto di vista sociale e ambientale. Perché la “dichiarazione del purpose” ai ragazzi e alle ragazze di questa generazione ormai non basta più: è necessario passare all’azione. Infatti, nel processo decisionale che porta all’acquisto, le nuove generazioni prestano attenzione ad altri fattori come i valori e la possibilità di riconoscersi in un brand piuttosto che la qualità del prodotto/servizio oppure il suo costo. Le aziende/brand che prendono posizione sono apprezzatissime dai Millenials o dai Gen Z.

È cambiata la percezione del brand

Se fino a qualche anno fa le aziende creavano valore semplicemente sfruttando le risorse interne, negli ultimi tempi c’è stato un cambio di paradigma: le stesse società (più specificatamente i brand) hanno stravolto completamente il loro approccio e hanno iniziato a utilizzare prodotti e servizi per trasmettere messaggi di carattere politico, sociale e culturale.

Il brand stesso è diventato qualcosa di più di una semplice marca: si è trasformato nell’espressione di quei valori che sintetizzano la visione aziendale e che sono parte integrante della strategia di comunicazione. Azienda e brand diventano così i promotori di un modello di business in cui il raggiungimento degli obiettivi economici è correlato o subordinato all’impegno stesso degli stessi soggetti in cause di rilevanza sociale, politica e ambientale: il famoso “brand activism”.

La nascita del brand activism

Contrariamente a quello che si può pensare, il brand activism è un fenomeno piuttosto recente: il libro “Dal purpose all’azione” scritto da Philip Kotler e Christian Sarkar è quello che è possibile considerare come il manifesto/testo di riferimento di questo modello di business. In base alla definizione data dai due autori, il brand activism non è altro che

La strategia (o le strategie) attraverso cui un’azienda si fa promotrice di una causa.

Oltre a stravolgere la visione stessa dell’azienda, questo modello punta a stravolgere anche il processo decisionale dei clienti nella fase di acquisto. Il brand activism può essere di due tipi, progressivo o regressivo.

Nel primo caso, le aziende/imprese si fanno carico del cosiddetto benessere collettivo impegnandosi in una serie di “cause” sociali: è una strategia che viene utilizzata soprattutto per migliorare la reputazione di un brand, soprattutto se operano in certi settori.

Nel secondo caso, invece, le aziende puntano a massificare il profitto e a minimizzare gli effetti negativi dei propri prodotti su temi come la salute o l’ambiente: l’industria del tabacco è il classico esempio (basta ripensare ad alcune celebri campagne pubblicitarie del passato).

Un altro aspetto che è importante considerare è l’ambito in cui viene svolto/proposto il brand activism. Il campo sociale, per esempio, viene utilizzato spesso dalle aziende, così come quello economico e politico. Negli ultimi anni, le tematiche ambientali hanno conquistato il cuore di molti prestigiosi marchi: il brand activism, però, può essere utilizzato anche per questione organizzative lavorative o per politiche interne. Se i più giovani  tendono ad apprezzare quelle aziende capaci di prendere una posizione netta su questioni di carattere politico/sociale, gli adulti paradossalmente sembrano credere meno nell’importanza del brand activism.

Il brand activism funziona davvero?

A questo punto ti starai sicuramente chiedendo se il brand activism sia davvero efficace. Quando il consumatore acquista un prodotto o un servizio cerca qualcosa che rispecchi e incarni i valori in cui crede: con l’acquisto chiede anche all’azienda di agire, di diventare parte attiva del cambiamento e di farsi carico dei problemi sociali. Durante la pandemia, infatti, il brand activism è letteralmente esploso: l’emergenza sanitaria ha spinto molte aziende e marchi prestigiosi a dare “quel” qualcosa in più per migliorare la società. Per farti capire come funziona il brand activism, eccoti una serie di esempi, alcuni più clamorosi (vedi Nike) altri molto più vicini a noi.

Nike contro le discriminazioni

Il colosso dell’abbigliamento sportivo di Beaverton non è nuovo a campagne di questo tipo. Per esempio, nel 2018 aveva firmato come testimonial nientepopodimeno che l’ex quarterback dei San Francisco 49ers Colin Kaepernick, messo letteralmente al bando dall’intera lega NFL per essersi inginocchiato durante la celebrazione dell’inno nazionale durante le partite. Con questo gesto il giocatore cercò di sensibilizzare l’opinione pubblica statunitense sull’oppressione degli afroamericani e delle minoranze etniche. Questo è un perfetto esempio di brand activism: Nike lo ha preso come testimonial della campagna “Believe in something, even if it means sacrificing everything” (credi in qualcosa, anche se significa sacrificare tutto il resto) con tanto di “Just Do It” piazzato nei cartelloni pubblicitari. E sempre in tema di discriminazione razziale, la multinazionale americana ha recentemente cambiato in una campagna pubblicitaria il suo iconico slogan “Just Do It” in “For Once, Don’t Do It” (per una volta, non farlo).

Diesel in favore della sostenibilità ambientale

Un altro esempio di bran activism può essere la campagna realizzata da Diesel in piena pandemia. Con “Diesel for Responsible Living” il messaggio dell’azienda di Renzo Rosso è stato chiaro e in linea con le aspettative delle nuove generazioni che richiedono una presa di posizione netta in favore della sostenibilità ambientale ed economica per avere un futuro migliore. Considerando che Diesel si è sempre distinta per l’innata capacità di rompere i soliti schemi, il brand activism in questo specifico contesto funziona ed è credibile.

Loop, l’economia circolare è una necessità

Ogni anno lo spreco alimentare riguarda oltre un terzo del cibo prodotto nel nostro pianeta. Sprecare cibo equivale a sprecare anche le risorse usate per produrlo (terra, energia e acqua), senza dimenticare un aumento nella produzione dei rifiuti alimentari e un incremento nelle emissioni di gas serra. Lo spreco non riguarda solo il consumatore finale ma l’intera filiera produttiva.

Per limitare questo spreco, Loop ha puntato sulla realizzazione di packaging riutilizzabili. Il nome dell’azienda/brand è una certezza: il termine “loop”, infatti, viene utilizzato per indicare un processo continuo e circolare. Il cliente utilizza il prodotto e Loop si occupa di riprenderlo e di predisporlo al riuso. Sono numerosi i brand che hanno aderito a questa iniziativa: si parla di colossi del calibro di Nestlé, Carrefour, Tesco, PepsiCo, Coca-Cola e altri ancora.

Refurbed, l’azienda che rigenera i device elettronici per salvare il pianeta

Il mercato dei dispositivi ricondizionati è in continua evoluzione e si sta ingrandendo velocemente. Il processo produttivo degli smartphone è dannoso per l’ambiente: quindi, quando si acquista un prodotto rigenerato si salvaguardia il pianeta.

Refurbed è una piattaforma che si occupa di rigenerare e rivendere dispositivi elettronici. Oltre a garantire un significativo risparmio, Refurbed per ogni prodotto venduto pianta un albero in un paese a scelta del cliente.

Oberalp, l’azienda che rispetta la montagna

Specializzata nella produzione di abbigliamento e attrezzature alpine, Oberalp è un’azienda altoatesina che punta forte sulla sostenibilità ambientale. Perché essere ambientalisti significa anche scegliere materiali sostenibili e limitare inquinamento e sprechi. Riciclando della lana Oberalp, per esempio, crea delle giacche, mentre i residui delle lavorazioni tessili diventano magliette, guanti e altri capi di abbigliamento. Oltre a trasformare i rifiuti in oggetti di design (grazie al supporto dell’Università di Bologna), l’azienda di Bolzano ha limitato nella produzione l’utilizzo dei perfluorocarburi (si parla di 65%). In questo video si parla anche di work-life balance dei dipendenti:

Contattami per uno speech sulla comunicazione digitale

Non tutti sono a conoscenza di cosa siano gli ATS e, soprattutto, di come funzionino: gli “Applicant Tracking Software” (conosciuti anche come “Candidate Management System”) non sono programmi particolarmente popolari presso il grande pubblico. Questo acronimo viene usato abitualmente per identificare quei software che sono utilizzati dalle agenzie di recruiting e dal personale delle risorse umane per raccogliere e organizzare i dati dei candidati durante le varie fasi che compongono il processo di reclutamento, candidatura e assunzione.

Negli ultimi anni la tecnologia ha rivoluzionato il modo di candidarsi delle persone per una posizione lavorativa e, allo stesso tempo, ha dato nuovi strumenti alle aziende per migliorare il processo di selezione. Gli ATS, per esempio, vengono utilizzati dal 75% delle aziende negli Stati Uniti, ed è un trend in continua crescita. Per gestire questo surplus di lavoro, i datori di lavoro sono ricorsi alla tecnologia, allo sviluppo di un sistema di screening automatizzato.

Gli ATS vengono usati per velocizzare l’intero processo di recruiting, per eliminare “quelle” figure che non sono in possesso dei cosiddetti requisiti facendo andare avanti allo stesso tempo quelli invece che li posseggono. Oltre a ottimizzare la gestione del tempo e a far risparmiare alle aziende un bel po’ di denaro, questi software offrono una serie di vantaggi. La pubblicazione su diverse piattaforme è uno di questi: il multiposting e il monitoraggio degli annunci sono due funzioni apprezzatissime dai recruiter, così come la possibilità di organizzare colloqui/interviste o ricevere feedback anche dagli altri membri del proprio team di recruiting. Sul mercato sono disponibili più di un centinaio di questi software e non tutti analizzano, classificano o filtrano i dati allo stesso modo.

Un esempio di ATS molto popolare è InRecruiting di Zucchetti:

Ecco come “ragionano” gli ATS

Sono moltissime le aziende che hanno deciso di adottare un sistema automatizzato di recruiting allo scopo di migliorare il processo di ricerca e selezione. La prima cosa che devi sapere è che la maggior parte dei CV che invii/hai inviato alle aziende vengono gestiti da un software di questo tipo. Solitamente se sei in possesso dei requisiti necessari potrai accedere alla fase successiva ed essere contattato da un recruiter in carne e ossa; se non li hai, purtroppo, riceverai la classica e-mail automatizzata con tanto di finti ringraziamenti e tanti “blablabla”.

Gli ATS non fanno altro che analizzare i database in possesso dell’azienda/agenzia di recruiting e in base alle keyword inserite nella cosiddetta “job description” proporranno una serie di differenti risultati. Questi software, poi, confrontano le keyword richieste per una determinata posizione lavorativa con quelle in possesso dei candidati presenti nel database: successivamente, il programma proporrà ai recruiter tutti i CV con le parole chiave richieste. Come ti ho detto in precedenza, sul mercato sono disponibili diversi software di questo tipo e, nonostante alcune differenze, sono piuttosto simili tra loro: in tutti i casi, la selezione dei candidati avviene attraverso l’uso di parametri/filtri/criteri piuttosto semplicistici.

Alcuni ATS utilizzano i social network per identificare i profili giusti: per questo motivo, ti consiglio di inserire nei vari Facebook, Instagram, Twitter e compagnia bella qualche parola chiave riguardante la tua professione lavorativa: in futuro, infatti, potresti essere contatto per qualche proposta piuttosto interessante. Se invece stai cercando una nuova occupazione, ricordati sempre di inserire nel tuo curriculum delle keyowrd specifiche. Per capire quali inserire, devi sempre studiare e analizzare l’offerta di lavoro che ti interessa, individuando le competenze richieste. In questo video spiego come:

Gli ATS sono in forte crescita

Il mercato dei software ATS è in forte crescita: le aziende di qualsiasi dimensione hanno sempre di più la necessità di organizzare le informazioni sui propri dipendenti o su quelli futuri. I sistemi di tracciamento di questo tipo cercano di snellire il più possibile il processo di selezione. I recruiter, infatti, possono cercare i CV memorizzati negli archivi di questi programmi in diversi modi: attraverso la visualizzazione, una serie di classifiche oppure le classiche parole chiave. Nel primo caso i reclutatori analizzeranno velocemente il curriculum di un candidato alla ricerca di alcune competenze o skill particolari. Nel secondo caso, invece, cercheranno di confrontare il CV con la “job description” e lo classificheranno in base a una serie di parametri. Nel terzo caso andranno semplicemente alla ricerca delle keyword che sono state utilizzate nell’offerta di lavoro: nella maggior parte dei casi si tratta dell’esperienza lavorativa maturata in precedenza, della posizione ricoperta o delle abilità dimostrate in determinate situazioni e via dicendo.

Gli ATS sono sempre più smart

L’intelligenza artificiale ha rivoluzionato anche questo settore: gli ATS sono diventati così “smart”. In che modo? La ricerca semantica e il “resume parsing” hanno stravolto il processo con cui vengono estratti/convertiti/organizzati i dati contenuti in un documento come il classico curriculum vitae. Per analizzare in modo dettagliato un CV, un recruiter impiega un po’ di tempo: con un normale ATS vengono ricercate le parole chiave, la loro frequenza e pianificati anche i possibili colloqui, oltre a feedback e valutazioni sugli stessi. Con un ATS di tipo “intelligente”, invece, un reclutatore può ottenere delle informazioni ancor più dettagliate (soprattutto per quanto riguarda il discorso delle competenze) che possono essere utilizzate per ricerche ancor più precise e circoscritte.

Ci sono ATS per tutte le esigenze e aziende

Sul mercato sono disponibili diverse tipologie di ATS che cercano di soddisfare le esigenze di tutte le aziende. Tra i più utilizzati puoi trovare Workday e Hire vengono utilizzati da società di medie dimensioni, mentre Oracle Taleo può contare su oltre 20 milioni di utenti. ICMS è un altro dei software più apprezzati sul mercato, così come Jobvite. Un discorso particolare lo merita senza dubbio Recruiter, uno strumento (è disponibile in due versioni) creato ad hoc dalla stessa LinkedIn che permette alle aziende di selezionare il profilo giusto attraverso una ventina di filtri e un database di oltre 700 milioni di utenti.

Anche gli ATS possono sbagliare!

Questi software che scansionano centinaia di migliaia di CV tendono a funzionare un po’ tutti allo stesso modo, soprattutto per quanto riguarda i criteri di selezione. Purtroppo, gli ATS non sempre funzionano in modo corretto e, in più di un’occasione, si sono resi protagonisti di topiche clamorose. Una gravidanza, un problema famigliare o la semplice difficoltà a trovare un’occupazione in un momento particolare possono diventare un problema per il curriculum di un candidato. Perché questi programmi hanno la tendenza a leggere questi periodi di inattività in un modo piuttosto semplicistico, rispendendo al mittente il CV del candidato. I fallimenti ottenuti da questi programmi sono numerosi e la loro “limitata” intelligenza nel processo di selezione è testimoniata da una serie di errori piuttosto famosi. È ancor più surreale sapere che le stesse aziende sono consapevoli di quanto possano essere poco attendibili questi software: molti recruiter hanno dichiarato di essere a conoscenza del fatto che questi strumenti rifiutino anche candidati validi. Purtroppo, non è facile sistemare questi programmi per ottimizzare il processo di selezione: in molti casi bisognerebbe completamente riprogrammare il tutto.

Questi software automatizzati, purtroppo, stanno diventando un grosso problema, soprattutto nei paesi tecnologicamente più avanzati. Se la tecnologia ha reso più semplice per le persone trovare un lavoro, al tempo stesso sembra essere il primo ostacolo da superare: ed è un peccato perché l’intelligenza artificiale potrebbe essere un valido aiuto anche in questo campo.

Next step: la selezione fatta da un’intelligenza artificiale

A metà 2022 tutti i giornali hanno rilanciato una notizia:

Il primo colloquio di lavoro adesso si fa con un’intelligenza artificiale

Di che cosa si tratta? Il candidato si collega in videoconferenza e scopre che l’addetto per la ricerca del personale sembra un personaggio dei videogiochi. Si chiama Algho, appare come un avatar 3d dalle fattezze umane, in realtà è l’elemento interattivo di una piattaforma di intelligenza artificiale sviluppata dalla senese Questit.

I responsabili dell’azienda toscana tengono però a sottolineare che:

“Questo strumento non sostituisce completamente i reclutatori ma li aiuta a ottenere una sorta di classifica dei migliori candidati. Una sorta di pre-selezione che può essere realizzata in pochissimo tempo.”

Vuoi un aiuto per la revisione del tuo profilo LinkedIn?

Contattami per chiedere una revisione del tuo profilo, compresa la mappatura delle keyword che devi inserire.

L’idea di questo video mi è venuta leggendo questa notizia: “De Bruyne ha rinnovato il contratto dopo aver assunto dei data analyst per capire se era una buona idea“. È stata l’occasione per parlare di #bigdata e #dataanalysis:

Cultura e digitale: come i classici e il pop aiutano a capire Web e social

Per vedere altri video su come classici e cultura pop possono spiegarci il mondo del digitale, fai clic qui.

In questo video parto da uno spezzone della leggendaria puntata del Costanzo Show dove Carmelo Bene era protagonista di un “uno contro tutti”. La sua frase “Non acquistate nulla, siete acquistati” mi ha ispirato una serie di riflessioni:

  • Perché su Netflix abbiamo personalizzazione e ampia scelta ma finiamo tutti a vedere le stesse cose?
  • Cosa c’entrano gli studi di Temple Grandin sul macello dei bovini con i funnel del digital marketing?
  • Perché il formaggio è gratis solo nella trappola per topi?

Buona visione:

Cultura e digitale: come i classici e il pop aiutano a capire Web e social

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Per me Harari, lo storico israeliano, è un genio.

L’ho scoperto grazie a Sapiens, ne ho avuto la certezza leggendo Homo Deus. In questo testo, e poi con accenni anche in 21 lezioni per il ventunesimo secolo, Harari parla del dataismo: una sorta di religione legata al fenomeno dei big data.

Per farla breve: inizialmente l’uomo aveva assegnato l’autorità sulla propria vita agli dei. Poi, per esempio durante l’Illuminismo, l’aveva ripresa. Ora deve fare un passo indietro, travolto da dati e algoritmi: la mole di informazioni da gestire è immensa e l’uomo non sa  più trasformarla in conoscenza (e saggezza).

Ne parlo in questo video, dove trovi alcune informazioni su animismo, big data, dataismo e altro. Buona visione!

L’intervista a Yugen Podcast

Ho parlato della mia passione per Harari anche in un’intervista al podcast Yugen:

Cultura e digitale: come i classici e il pop aiutano a capire Web e social

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Negli ultimi anni si fa un gran parlare di Roblox, una piattaforma di gioco che sta collezionando record su record. Pur non essendo un titolo mediatico come i celebrati Minecraft e Fortnite, il gioco di Roblox Corporation vanta la bellezza di quasi 200 milioni di giocatori mensili (record ottenuto all’inizio del 2021).

Negli ultimi due anni Roblox ha continuato la sua crescita favorita dai lockdown che hanno costretto a casa milioni di adolescenti e bambini. Nel 2021 il team di sviluppo ha centrato due importanti traguardi: 3 miliardi di account registrati e lo sbarco alla Borsa di New York con una valutazione record di oltre 45 miliardi di dollari (superiore a quella di colossi come Electronic Arts e Take-Two Interactive). Il fenomeno Roblox è entrato anche nella prestigiosa classifica del TIME: Roblox Corporation si è trovata proiettata nella Top 100 insieme a giganti come Microsoft, Sony ed Epic Games.

Nel complesso, i numeri di Roblox restano impressionanti: la community degli sviluppatori presente sulla piattaforma ha superato i 9 milioni, mentre sono disponibili sulla piattaforma quasi 25 milioni di giochi (sì, hai letto bene: è il videogioco più popolare al mondo!). Non solo: il 67% degli utenti ha meno di 16 anni, tanto che possiamo dire che è il gioco preferito dalla generazione Alpha, e circa un terzo dei giocatori proviene dal continente Nordamericano. E sempre durante la pandemia Roblox ha collezionato un altro record tenendo incollati allo schermo quasi 6 milioni di giocatori simultaneamente: lo spazio dedicato alle feste di compleanno virtuali (assomigliano più a dei rave party), per esempio, ha richiamato nuovi utenti.

Senza dimenticare i concerti, come quello di Lil Nas X che per la sua esibizione da 10 minuti ha collezionato circa 33 milioni di visualizzazioni in due giorni:

Rispetto ad altri giochi e piattaforme videoludiche, Roblox ha numeri impressionanti soprattutto tra i giocatori più piccoli: la componente social e la possibilità di provare gratuitamente le “esperienze” create da altri giocatori ne hanno decretato il successo a oltre 15 anni dalla sua pubblicazione.

Che cos’è Roblox?

Non ti è mai capitato di sentire qualche adulto o un amico un po’ grandicello parlare di Roblox come di un “gioco di costruzioni per bambini alla Lego/Minecraft” o di “un gioco social dove vendere cose”? Il titolo di Roblox Corporation è un po’ tutto questo ma resta un gioco difficile da catalogare. È possibile definire Roblox come una piattaforma che permette al giocatore di creare i propri giochi e di condividerli con i propri amici (la famosa community).

Detto così Roblox potrebbe sembrare uno store digitale di quelli che usi per scaricare le tue app preferite sullo smartphone o per comprare il nuovo Call of Duty o FIFA su console. Roblox è molto di più una vetrina/negozio virtuale: è una piattaforma che mette a disposizione tonnellate di contenuti e gli strumenti per crearli, esperienze interattive e ritrovi virtuali per pochi o per tutti e, soprattutto, è una community in cui tutti possono socializzare tra loro per sviluppare nuovi progetti/idee.

Sulla piattaforma sono disponibili, come detto, più di 25 milioni di giochi/esperienze e il loro numero è in costante aumento. Perché chiunque può creare qualcosa su Roblox, anche tu. Non devi essere un talentuoso programmatore per creare un gioco, né sei obbligato a spendere denaro per acquistare costosi e complicati software: la piattaforma mette a disposizione tutto il necessario per dar sfogo alla tua creatività, per trasformare le tue idee in qualcosa di virale.

Ricapitolando, puoi creare il tuo mondo, decidere le regole e stabilire chi può entrare a farne parte e chi no. Puoi decidere se creare dei contenuti extra a pagamento (oggetti speciali, per esempio) che gli utenti possono acquistare tramite i Robux, la moneta digitale del gioco che può essere convertita in denaro reale. Perché all’interno del tuo mondo puoi vendere quello che vuoi e puoi “monetizzare” quello che ha inventato. Una volta scaricato Roblox puoi passarci ore, mesi e anni senza spendere nulla, semplicemente provando i contenuti creati dagli altri giocatori: nessuno ti obbliga ad acquistare i cosiddetti extra.

Il merito del successo è da attribuire agli influencer

Il progetto è nato nel lontano 2004 per merito di David Baszucki (a sinistra nella foto) ed Erik Cassel: da quel momento la sua crescita è stata lenta e continua. I bambini di tutto il mondo ci giocano online grazie a un’applicazione per telefono, tablet o browser web. Roblox si scarica gratuitamente ed è disponibile per PC, MacOS, Xbox One/Series S/X, dispositivi Android e iOS: sta per arrivare anche su PlayStation 4/5 e Nintendo Switch, oltre che su Oculus Quest (la realtà virtuale).

Su App Store e Google Play è sempre ai primi posti delle classifiche con centinaia di milioni di download, anche se lo scorso dicembre il team di Roblox ha dovuto bloccare l’app per iOS e Android disponibile sul mercato cinese (chiamata LuoBuLeSi). Il successo di Roblox è da attribuire soprattutto a piattaforme social come Twitch e Youtube: gli influencer, infatti, hanno creato centinaia di migliaia di ore di contenuti dedicati interagendo con il pubblico e facendo intravedere un potenziale economico incredibile alle aziende che fanno la fila per proporre i loro prodotti all’interno di questi mondi virtuali (vedi il caso di Gucci).

Per giocare a Roblox ti serve un account

Puoi giocare a Roblox su PC/Mac, console e persino sui dispositivi mobile: su PC, per esempio, puoi scaricare l’applicazione ufficiale direttamente dal Microsoft Store. Per quanto riguarda le altre versioni, devi accedere al rispettivo store e scaricare l’app ufficiale di Roblox.

Per creare un account devi compilare il classico format di registrazione con tutti i tuoi dati (si tratta di inserire data di nascita, e-mail, username e password e il genere d’appartenenza). L’account può essere creato solo da un maggiorenne: un adulto può comunque fornire il consenso per far giocare un minorenne. Una volta completata l’installazione e la registrazione, puoi divertirti con l’editor implementato che offre una buona personalizzazione per il tuo avatar.

Per provare le meraviglie di Roblox hai due possibilità: puoi creare dei giochi utilizzando il pacchetto Roblox Studio, oppure divertirti a giocare con i milioni di contenuti disponibili sulla piattaforma (la libreria è in continua evoluzione). La pagina è suddivisa in molteplici categorie e sono disponibili diversi filtri: da quelli consigliati fino a quelli più popolari o con i voti più alti, c’è davvero di tutto e di più. I titoli disponibili, poi, spaziano dai platform fino ai classici giochi d’azione in terza persona (alla Grand Theft Auto per esempio), senza dimenticare le simulazioni di qualsiasi lavoro oltre a versione “casalinghe” di alcuni titoli popolari e altro ancora. È importante ricordare che si tratta pur sempre di giochi sviluppati in modo amatoriale e realizzati con un livello qualitativo piuttosto basso. Molti utenti, infatti, si divertono a costruire qualcosa di divertente senza avere la pretesa di inventare il nuovo Fortnite. Alcuni titoli diventano talmente popolari da far diventare ricchi i propri creatori attraverso le micro-transazioni (ne parliamo dopo), anche se nella maggior parte dei casi si riescono a ottenere dei guadagni risicati.

Per giocare non devi far altro che premere Play sul gioco che vuoi provare e connetterti ai server di Roblox sul tuo computer/console/dispostivo mobile (smartphone e tablet). Chiaramente puoi chattare con gli altri giocatori e cambiare le impostazioni di gioco in base alle tue esigenze (dai movimenti del tuo personaggio fino alla qualità grafica e altro ancora).

Il mondo virtuale di Roblox è sicuro?

Una “struttura di gioco aperta” in cui libertà d’azione e creatività sono gli elementi dominanti ha permesso a Roblox di ottenere un grande successo tra i più piccoli. La piattaforma, poi, non è altro che un enorme parco giochi in cui puoi provare tutti i giochi/sfide/scenari che sono disponibili, divertirti con gli altri utenti in gruppo e sperimentando con loro con nuove esperienze e altro ancora. Per esempio, in Roblox puoi aggiornare e cambiare le regole dei giochi che hai creato per accontentare i tuoi amici o per andare in contro ai desideri della community. Roblox si gioca online e come qualsiasi titolo del genere non bisogna sottovalutarne pericoli e rischi. I genitori possono davvero sentirsi al sicuro con Roblox? La risposta è “nì”.

Nonostante Roblox sia stato classificato come PEGI 7+, alcuni contenuti all’interno della piattaforma potrebbero risultare pericolosi per la presenza di violenza, sangue o per la richiesta di pagamento in denaro reale (alcuni bambini sono riusciti a spendere con la carta di credito dei genitori cifre a quattro zeri!).

Per questo motivo, la presenza dei genitori è sempre consigliata, soprattutto nel caso dei più piccoli. La piattaforma filtra e controlla tutti i contenuti che vengono creati ma lo fa in modo superficiale e non adeguato (viene richiesta solo l’età): in Roblox, infatti, non mancano giochi in cui i giocatori sono chiamati a combattere (con tanto di schizzi di sangue), uccidere usando armi e altro ancora.

Inoltre, per un bambino risulta piuttosto facile accedere anche i contenuti proibiti: comunque, considerando il numero infinito di contenuti presenti nella piattaforma è sempre possibile segnalare ogni tipo di abuso. Un altro problema che genitori e adulti debbono considerare riguarda le chat presenti in Roblox: è facilissimo per bambini e adolescenti parlare tra loro. Roblox, poi, permette agli utenti anche di giocare in totale anonimato: il rischio di comportamenti inappropriati è molto elevato (nello specifico, cyberbullismo e adescamento online). Un altro aspetto che bisogna sempre considerare riguarda la presenza delle micro-transazioni, che spesso sono mascherate o nascoste nei giochi.

Pe rassicurare i genitori la piattaforma mette a loro disposizione una serie di filtri che possono limitare le attività online svolte dai propri figli. Purtroppo, Roblox non offre un controllo completo: la piattaforma dovrebbe proteggere i dati sensibili degli utenti (nome, cognome, sesso ed età) ma tutti i filtri/blocchi sono facilmente aggirabili. Per quanto riguarda i genitori, per avere una panoramica dettagliata dei sistemi di sicurezza utilizzabili in Roblox basta andare nella sezione apposita “Per genitori” sul sito ufficiale del gioco.

Come creare un gioco su Roblox

Chiunque può creare un gioco o un’esperienza nel mondo di Roblox: per farlo devi semplicemente scaricare il software Roblox Studio. Una volta installato dovrai effettuare il login con il tuo account Roblox oppure crearne uno nuovo. Il software utilizza un linguaggio di programmazione ribattezzato “Lua Script” e mette a disposizione dell’utente una serie di strumenti, modelli di gioco e preziosi tutorial. Questo programma offre molteplici funzionalità che sono completamente accessibili a tutti i giocatori: la maggior parte dei mondi di gioco sono costituiti da una serie di oggetti, principalmente mattoni. Puoi sceglierne il colore, il materiale, le dimensioni e molto altro e a dare vita a stanze virtuali in cui puoi interagire con gli amici.

Una volta selezionato un template avrai a disposizione una serie di oggetti da utilizzare in questo scenario: ci sono tutorial realizzati direttamente dagli sviluppatori (sono in inglese) che ti aiuteranno in quest’operazione. Completata la tua creazione non devi fare altro che pubblicarla per permettere ai tuoi amici e a tutta la comunità di Roblox di giocarci. Una volta completato il format, la piattaforma effettuerà l’upload della tua creazione: per verificare che il tuo gioco sia effettivamente pubblico, dovrai andare sul sito ufficiale di Roblox e cercarlo grazie al nome che hai scelto. Ogni utente può potenzialmente creare dei mondi 3D e consentire a tutti di giocarci: ci sono giocatori che creano degli oggetti virtuali e riescono anche a venderli (serve un account Premium per farlo), mentre altri acquistano abiti, armi o altri oggetti per rendere i loro personaggi più belli ed originali.

I giochi più popolari su Roblox

Sulla piattaforma di Roblox puoi trovare di tutto di più: se non sai cosa scegliere, ecco qualche consiglio. Pubblicato nel 2017, Adopt Me! è un gioco multiplayer online in cui i giocatori si prendono cura degli animali domestici. Sviluppato da due ragazzi (il team di sviluppo è attualmente composto da 40 persone!), Adopt Me! è diventato in meno di cinque anni il gioco più famoso su Roblox con numeri pazzeschi: nel 2021 è stato provato da quasi 60 milioni di utenti unici mensilmente e giocato la bellezza di 22 miliardi di volte. Non male per un gioco in cui l’obiettivo è quello di adottare degli animali domestici e vivere insieme a loro sotto un tetto.

Se ti piacciono giochi di questo tipo ti segnalo anche Gacha Online, una versione aggiornata di Gacha Life che offre una tonnellata di animali domestici di cui prendersi cura.

Un altro gioco piuttosto popolare per tutto il 2021 è stato Squid Game, ispirato alla famosissima serie TV prodotta Netflix. La versione di Roblox (ci sono innumerevoli cloni sulla piattaforma) ti catapulta su un’isola misteriosa con un unico obiettivo: sopravvivere. Per i contenuti violenti proposti, non è un titolo adatto ai più piccoli. Se ami i “battle royale” in Roblox puoi trovare anche il famoso PlayerUnknown’s Battlegrounds (PUBG): anche qui c’è un’isola piena di armi e dozzine di altri giocatori con cui combattere che ti aspetta.

In Anime Fighters Simulator, invece, potrai vestire i panni di un personaggio di un anime giapponese: da Kenshiro a Goku, c’è di tutto di più!

Sulla falsariga di Anime Fighters Simulator c’è Shindo Life, una splendida avventura dedicata a Naruto con tante missioni da completare.

Uno dei giochi più apprezzati sulla piattaforma è Work at a Pizza Place, un simulatore di pizzeria. Il gioco ti mette nei panni di un pizzaiolo che si diverte a preparare le sue pizze e a gestire il locale con tanto di registratore di cassa.

Brookhaven, invece, è una sorta di gioco di ruolo che simula la vita di tutti i giorni. I giocatori possono personalizzare i propri personaggi come vogliono, comprare casa, scegliere un lavoro, chiacchierare con gli altri, visitare negozi, uscire per un appuntamento e altro ancora.

MeepCity è un altro gioco di ruolo simile a Brookhaven: infatti, è possibile girovagare, fare amicizia, personalizzare la propria casa e avere animali domestici (i Meeps). I giocatori possono spalare la neve, pescare o giocare a minigiochi per guadagnare monete e comprare vestiti, accessori e altro ancora.

Jailbreak, invece, permette di vivere una vita da criminale: per iniziare devi evadere dalla prigione in cui sei rinchiuso. Una volta fuggito, dovrai trovare un’auto (scommetto che ti ricorda GTA…) e organizzare delle rapine. Jailbreak resta uno dei giochi più complessi e interessanti presenti sulla piattaforma.

Se ti piacciono i giochi alla RollerCoaster Tycoon, Theme Park Tycoon 2 fa al caso tuo: si tratta di simulatore di parco giochi. Avrai la possibilità di costruire e gestire tutte le giostre e dovrai studiare a loro disposizione per accogliere il maggior numero di giocatori possibile.

Se cerchi qualcosa di sensazionale, World Zero è uno dei giochi più spettacolari che troverai su Roblox. Strutturato come un classico MMORPG, potrai creare il tuo personaggio scegliendo la classe e potenziando le sue abilità: completando le innumerevoli sfide potrai guadagnare punti esperienza. Insieme ad altri giocatori, poi, potrai divertirti a esplorare mondi e dungeon.

Se sei alla ricerca di un po’ di adrenalina, Arsenal è il titolo che può fare al caso tuo: è uno sparatutto old style ispirato ad alcune leggende videoludiche come Quake e Unreal.

Interessante anche Tower Defense Simulator che propone un classico “tower defense” in cui dovrai affrontare orde di terribili creature (anche zombie) cercando di sopravvivere il più possibile.

Speed Run 4 non è altro che un divertente platform con un sistema di controllo che funziona sorprendentemente bene e livelli ben progettati. In base alle tue prestazioni otterrai delle ricompense speciali oltre a oggetti esclusivi per personalizzare il tuo avatar.

Occhio ai clown, alle borse di Gucci e a Paris Hilton!

In Roblox le sorprese non mancano mai: mesi fa un misterioso clown aveva cominciato a terrorizzare tutti i giocatori. Digitando la frase “?Iloveyou” appariva come easter egg uno stranissimo video con un uomo vestito da clown che si schiaffeggiava.

Roblox, tralasciando i clown, continua ad attirare aziende che utilizzano la piattaforma per realizzare degli eventi speciali e collaborazioni. Uno dei marchi più iconici del Bel Paese come Gucci ha organizzato un evento virtuale: la celebre casa di moda ha creato la “Gucci Garden Experience”, aree digitali con una serie di accessori griffati.

Alcuni “fortunati” giocatori hanno potuto acquistare per un periodo limitato alcuni oggetti speciali prodotti da Gucci: una volta usciti dal negozio virtuale sono stati puntualmente rivenduti a cifre folli (alcuni hanno toccato anche 4.000 dollari!). Alcuni giocatori, infatti, pur di griffare il proprio avatar con gli accessori Gucci non hanno badato a spese.

L’ultima celebrità a conquistare la scena di Roblox è stata Paris Hilton, ex modella, attrice e cantante a stelle e strisce nonché nipote del fondatore dell’omonima catena alberghiera Hilton. Nelle vesti di imprenditrice, lo scorso 31 dicembre 2021 ha creato “Paris World”, un’isola virtuale che ha debuttato nel mondo di Roblox con tanto di party digitale e dj set condotto dalla stessa Paris. All’interno dell’isola è possibile accedere ad attività speciali, mini-giochi e merchandising esclusivo: tutto rigorosamente a pagamento (ho trovato cloni delle Ferrari a migliaia di euro…).

Robux, la valuta interna al gioco

Gli acquisti sulla piattaforma si materializzano attraverso la valuta virtuale chiamata Robux che può essere guadagnata oppure acquistata: attualmente 450 Robux equivalgono a 5 euro. Per ottenere dei Robux gratis è invece necessario attivare un abbonamento Roblox Premium, che consente di ricevere gratuitamente un pacchetto di Robux ogni mese e di averne un 10% in più in ogni pacchetto acquistato dallo store.

L’abbonamento è fondamentale se vuoi vendere le tue creazioni sulla piattaforma di gioco (l’azienda premia gli sviluppatori concedendo loro circa il 30% delle entrate dagli acquisti virtuali): è possibile sottoscriverne uno da 450 Robux (4,99 euro al mese), da 1.000 Robux (9,99 euro al mese), 2.200 Robux (20,99 euro/mese). Se non vuoi attivare un abbonamento può usare le classiche carte regalo, disponibili in tagli da 10 e 20 euro e acquistabili un po’ ovunque (Amazon, Gamestop, per esempio): in questo modo puoi aggiungere fondi al tuo account per pagare non solo un abbonamento Roblux Premium ma per acquistare dei pacchetti di Robux. È possibile anche ricaricare i Robux: sono disponibili tagli da 800 Robux (10 euro), 2.000 Robux (25 euro) e 4.500 Robux (50 euro).

Concludendo, Roblox è un qualcosa difficile da spiegare e catalogare: è una piattaforma in continua evoluzione dalle enormi potenzialità che ti permette di fare tutto quello che desideri e con chi vuoi. Il futuro si annuncia ancor più interessante: la piattaforma, infatti, si sta preparando per il Metaverso. Sei pronto a giocarci?

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Il 27 gennaio 2022 sono stato invitato dal Rotary di Merate a parlare di Metaverso. Nel webinar, della durata di 45 minuti circa, ho affrontato i seguenti temi:

  • Introduzione al Metaverso
  • Perché Facebook lancia Meta?
  • Le applicazioni pratiche in campo professionale (fiere, formazione, vendite, ecc.)
  • L’immobiliare immateriale (terreni virtuali, criptovalute)
  • Arte e NFT
  • Lati oscuri (digital divide, sicurezza, controllo, disumanizzazione, ecc.)

Puoi rivedere l’intero intervento qui:

Rivoluzione Metaverso: alcune fonti

Raccolgo qui le fonti usate per realizzare la mia presentazione.

Il corso sul metaverso

Contattami per uno speech sulla rivoluzione digitale

Grazie all'”asta tosta per tutti i gosti” del Drive In, Ezio Greggio ha reso celebre il quadro di Teomondo Scrofalo, che tra l’altro non si chiamava nemmeno così (il “Bevitore” era l’opera di Giuseppe de Curtis). Che cosa c’entra quella gag con Philip Koetler, il padre del marketing, e che c’azzecca quella “crosta” con il Marketing 4.0? Buona visione!

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