Che cosa c’entrano Einstein, le soap opera e il content marketing (o le aziende come editori)? Lo racconto in questo video di otto minuti:

Cultura e digitale: come i classici e il pop aiutano a capire Web e social

Per vedere altri video su come classici e cultura pop possono spiegarci il mondo del digitale, fai clic qui.

Il sito di Dropbox, servizio di personal cloud molto popolare, è un concentrato di regole di buona comunicazione digitale. Dal tone of voice al puntare su bisogni e problemi, dalla targetizzazione alle FAQ, dai valori alle testimonianze. In questo video mostro i punti forti dei testi del loro sito:

 

In questo video parto da alcuni spot che infestavano la TV italiana negli anni Ottanta: quelli di Cesare Ragazzi, inventore di un metodo per combattere la calvizie e infoltire i capelli (non entro nel merito del metodo, per alcuni controverso).

Ho analizzato quegli spot, e le pubblicità cartacee, per parlare di uno schema di comunicazione molto diffuso in copywriting e in pubblicità: il P-A-S (problema-agitazione-soluzione). Nel filmato mostro come questo metodo sia molto diffuso anche in tutta la comunicazione digitale (newsletter, post social, comunicati stampa). Buona visione:

Cultura e digitale: come i classici e il pop aiutano a capire Web e social

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Potevo capire il ritorno del vinile: l’esperienza d’ascolto non è qualitativamente migliore, ma emotivamente più coinvolgente. Ma le musicassette? No, dai, le C90 che si smagnetizzavano, i nastri che si rompevano, i riavvolgimenti interminabili e così via… E invece le vendite musicassette sono raddoppiate nella prima metà del 2020!

Eppure da qualche tempo ci stanno propinando Polaroid, Holly e Benji e Nintendo 8 bit. Curiosità: avete visto che cosa propongono come arte per piazzare gli NFT? Un sacco di disegni pixellati! La gif del Nyan Cat, qui sotto riprodotta, è stata battuta all’asta per 590 mila dollari!

La definizione del “nostalgia marketing”

Se la nostalgia è il desiderio di rivivere momenti lontani (il passato è confortante e lo ricordiamo migliore di quello che era, Proust insegna), il cosiddetto “marketing della nostalgia” è la strategia di comunicazione basata sulla “riproposizione di un passato felice, capace di accendere i nostri ricordi e stabilire un legame emozionale con il brand“. Qualcuno parla anche di retro-marketing. Adidas, per esempio, ha una linea Vintage. Guarda questo gustoso video di Microsoft:

Alcuni esempi di nostalgia marketing

In questo video, con sigla anni Ottanta, mostro alcuni esempi di nostalgia marketing (dalle auto al cibo):

Cultura e digitale: come i classici e il pop aiutano a capire Web e social

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Il video parte da un verso de “La nuvola bianca” degli Afterhours:

C’è qualcosa dentro di te che è sbagliato e ci rende simili

Parto da qui per parlare di bias cognitivi (costrutti fondati su percezioni errate o deformate, su pregiudizi e ideologie) per capire come vengono sfruttati nei titoli online. I bias che prendo in considerazione sono cinque:

  • semplificazione
  • riprova sociale
  • avversione alla perdita
  • framing
  • negative bias

Buona visione:

Cultura e digitale: come i classici e il pop aiutano a capire Web e social

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Ho fatto una pazzia: ho comprato un appartamento (monolocale) in un Multiverso. Dopo le due case vere che ho comprato (una rivenduta per comprare la seconda) è la prima volta che compro una proprietà immobiliare virtuale. E per la prima volta non sono dovuto andare da un notaio (Deo… gratis!), zero rogiti, niente valutazione della classe energetica, no agenzie e tantomeno Imu e Tari. In questo articolo ti racconto la mia esperienza.

Che cos’è il Metaverso?

Il 28 ottobre 2021 Mark Zuckerberg ha annunciato il progetto “metaverse” e il rebranding dell’azienda, da Facebook a Meta. Ne ho parlato in nell’articolo “L’annuncio del metaverso: i 3 frame che svelano le reali intenzioni di Zuckerberg“.

Per entrare nel Metaverso serve un visore di realtà virtuale

Per prima cosa occorre parlare dell’attrezzatura che serve per accedere a un metaverso. Io ho usato Oculus Quest 2, ora ribattezzato Meta Quest 2. Ho raccontato come ho scoperto e comprato questo accessorio nell’articolo “Il mio viaggio del cliente per acquistare Oculus: il modello 5A spiegato semplice“.

Che cos’è Multiverse?

Quello di Meta, per ora solo annunciato e disponibile solo nell’America del nord, è solo uno dei metaversi o multiversi possibili. Ve ne sono altri, come Decentraland (dove si possono comprare terreni grazie ai token Mana e Land) a Sandbox. Qualcuno considera un multiverso persino Minecraft o Roblox, e c’è chi guarda con nostalgia all’acerbo Second Life (che esiste ancora!).
Io ho provato Multiverse. Di che cosa si tratta? Anzitutto è una app dell’Oculus Quest 2:
Si tratta, in pratica, di un browser per accedere a un ambiente virtuale dove, tra le altre cose, si possono visitare (gratuitamente) questi ambienti/contenuti:
  • Planetarium
  • The mind-bending Mazes
  • Galleries
Questo è un video dell’azienda sviluppatrice, Future Tech Labs, per presentare il progetto (che, ribadisco, non è il Metaverso annunciato da Zucherberg, tant’è che la app è disponibile da metà 2021):

Come si compra l’appartamento in Multiverse (e cos’è Infiniverse)?

All’interno del mondo Multiverse si trova Infiniverse, una sorta di città virtuale piena di abitazioni e grattacieli: è qui che si può comprare il proprio appartamento o lotto. In questo video si vede come esplorare questo mondo e comprare:
Premetto che esistono già delle agenzie immobiliari che offrono consulenza per l’acquisto di case e terreni nel metaverso: per esempio Metaverse Properties promette di dare consulenza per sbarcare su Decentraland, Sandbox, Somnium, Cryptovoxels e Upland. Io ho fatto da solo!
Come si paga un appartamento? Con i Metacoin (non è una criptovaluta), che si possono comprare direttamente all’interno dell’app di Oculus, con prelievo diretto in euro da carta di credito o PayPal collegati. Esattamente come per comprare qualsiasi app o gioco dell’Oculus. Quanto ho pagato l’appartamento? 20.000 Metacoin, circa 200 euro. Lo so, una follia… Ho solo investito i soldi che farò con le lenticchie il prossimo Capodanno…
[va detto che, dopo due settimane, l’appartamento valeva già 250 euro]
Dove si trova l’appartamento? Una volta immersi nel Multiverso, ci si trova in un ambiente virtuale di benvenuto, dove tra l’altro la prima volta occorre seguire un tutorial per capire come spostarsi e interagire. Poi si entra in una Central Station, dove si trovano le varie attività. Usciti invece nell’Infiniverse, si possono esplorare i palazzi. Il mio appartamento si trova all’indirizzo 66-2 Cryonic Circus. Per spostarmi direttamente nel mio appartamento posso usare il menù che appare sul polso.

Com’e l’appartamento e come personalizzarlo?

Lo dico subito, l’appartamento è standard: sono tutti uguali. È piccolo, abbastanza spartano: ha un salotto, con poltrone e schermi e libreria semivuota e una pianta (finta, non va annaffiata…), una bella vetrata e un bel balcone (con un barbecue) e una bella vista sullo skyline.
Come si personalizza l’appartamento? Occorre collegarsi all’indirizzo https://multiverseonline.io, loggarsi con le credenziali Oculus (quindi Facebook) e quindi iniziare a modificare video e immagini che appaiono alle pareri dell’appartamento.
Per personalizzare l’appartamento si può caricare un video per la TV e e delle immagini per i poster appesi alle pareti.

Si possono personalizzare anche altri ambienti, come la lobby o un business center per, un domani, ospitare i clienti. Per esempio, in questo caso, un’utente ha personalizzato i suoi ambienti lavorativi con i propri contenuti.

Ti invito a fare un giro nel mio appartamento

Ecco un video, girato direttamente con l’Oculus, per mostrarti l’appartamento. Non far caso all’home staging, non è opera mia (giuro):

Un investimento da fare?

Assolutamente NO (ecco il perché del “don’t try this at home“), per tre ottimi motivi.
  1. È troppo presto, Multiverse è troppo acerba (come attività e contenuti, ma anche come appartamenti…).
  2. Multiverse non è il multiverso di Zuckerberg e, come accennato, vi sono altri multiversi ben più evoluti. Ti consiglio di leggere questo articolo de Il Post sul mercato immobiliare virtuale: cita, in particolare, Decentraland.
  3. Infiniverse è una versione pre-Beta, nemmeno Beta… tanto che avvertono che potrei perdere casa: pur garantendomi un’altra soluzione, potrei essere il primo sfollato virtuale della storia.

PS: la battuta di mia moglie Laura a Radio Deejay

Mentre scrivevo il libro sui titoli (Questo titolo spacca) ho raccolto moltissimi esempi. Stiamo parlando del 2020, molti titoli riguardavano ovviamente la pandemia. Mi sono accorto dei tanti, troppi riferimenti al gergo militaresco: da guerra a difesa, da Caporetto a rifornimenti, dall’economia di guerra al coprifuoco, da nemico invisibile a rifornimenti. Non era un vezzo solo dei giornalisti; questo discorso di Macron, pieno zeppo di riferimenti guerrafondai, passerà alla storia:

I giornalisti hanno usato frasi piene di violenza per due motivi diversi:

  • Il linguaggio militare invita alla mobilitazione.
  • Bad news is a good news: le cattive notizie fanno vendere di più (vedi videocorso sulla notiziabilità).

In questo video quindi non denuncio l’uso di quelle metafore ma, come fece Susan Sontag parlando della lotta all’AIDS, ne segnalo l’abuso. Vi troverai anche riferimenti a Nanni Moretti, il concetto di infodemia e oltre 30 esempi presi dalla stampa online. Buona visione:

 

 

Alla fine del 2021 ho scoperto in alcuni gruppi di discussione dedicate alla comunicazione digitale delle conversazioni relative alla pagina Facebook di Trussardi. Il tenore delle opinioni riguardo i post, e in particolare le foto dei prodotti, era irrispettoso, come se si stesse discutendo di un lavoro di qualità infima, fatto dal classico cugino e senza budget. Mi pareva esagerato, allora sono andato a controllare. In effetti le foto erano un pugno nell’occhio:

Il tenore dei commenti era questo:

Lo stile comunicativo di Trussardi

Lo stile usato sui social da Trussardi contrasta con il posizionamento dell’azienda e con le dichiarazioni di Luna Carlotta Colferai nel 2018. L’ex Digital Marketing & Content Manager di Trussardi dichiarava:

Quindi c’è qualcosa che non va: quelle foto e quei post non trasmettono certo i valori della ricercatezza e della qualità.

La campagna social di Trussardi: 3 ipotesi campate per aria

Tra Natale 2021 e capodanno 2022 mi sono divertito a realizzare questo video dove analizzo la comunicazione di Trussardi e lancio tre ipotesi:

  1. Differenziazione
  2. Effetto nostalgia
  3. Provocazione

Nel video parlo, tra le altre cose, di vinili, shitposting, una vecchia campagna Diesel e altro ancora. Puoi guarda il video qui:

Il 28 ottobre 2021 Mark Zuckerberg ha annunciato il progetto “metaverse” e il rebranding (per qualcuno brand-washing…) dell’azienda, da Facebook a Meta: “Siamo all’inizio di un nuovo capitolo per Internet, ed è anche un nuovo capitolo per la nostra azienda”.

In quell’occasione Mark ha diffuso questo video per presentare il progetto:

In questo articolo voglio analizzare alcune frasi sotto la lente della teoria del framing.

Che cosa si intende per framing?

“Non pensare a un elefante” è un ottimo libro di Lakoff: il linguista statunitense spiega che i frame, concetto introdotto da Goffman (protagonista della mia tesi di laurea), sono “cornici mentali” che determinano la nostra visione del mondo. Perché quel titolo per il libro? Se chiedi a qualcuno di non pensare a un elefante, chiaramente lo visualizzerà nella sua testa. La negazione di un frame lo attiva.
Un esempio concreto proposto da Lakoff nel testo? Durante lo scandalo Watergate Nixon si presentò in TV così:
Nixon disse, letteralmente, “I’m not a crook”: non sono un truffatore. Ovviamente l’associazione Nixon-truffatore fu automatica. Queste associazioni sono pericolose.
Veniamo a un esempio più vicino a noi:
In questo titolo di un articolo di Internazionale vi è una deleteria associazione tra vaccini e paura. Anche se l’intento è positivo (e il pezzo ben documentato), l’esito è catastrofico. Come uno spasimante che dicesse a una ragazza: “Mettiti con me, non sono uno stupratore!”.

I 3 frame del dicrorso di Zuckerberg

“Non si tratta di passare più tempo sugli schermi; si tratta di rendere migliore il tempo che già trascorriamo.”
Messa giù così, il dubbio è proprio quello che l’obiettivo di Meta sia far passare più tempo sugli schermi: in pratica stanno costruendo l’ennesimo “walled garden“, un ecosistema chiuso che non faccia desiderare alle persone di andare altrove. Più le persone rimangono chiuse dentro al (loro) metaverso, più guadagnano raccogliendo dati.

 

“I dispositivi non saranno più al centro della vostra attenzione.”
Sicuri? Forse quello che ci sta dicendo è proprio che saranno come l’aria che respiriamo: non la vediamo ma non possiamo farne a meno.
Vediamo cos’altro ha detto Zuck:
“Il metaverso non sarà creato da una società. Sarà costruito da creatori e sviluppatori che creeranno nuove esperienze e oggetti digitali che sono interoperabili.”
Anche il questo caso il “non” tradisce le reali intenzioni di Meta. Ci sono già diversi metaversi (per esempio Decentraland, ma anche Minecraft), vogliono il loro, uno strumento proprietario. Firmato Meta, firmato Facebook.
Nella Founder’s Letter 2021, Zuck inoltre scrive:
“Non costruiamo servizi per fare soldi; facciamo soldi per costruire servizi migliori”.
Questa è bella. L’obiettivo non è il progresso dell’umanità, ma fare business ovviamente. Legittimo, per una società che non è una “no profit”. Ma il tentativo di framing è quello del mecenatismo. La stessa cosa si vede bene dal film “Il codice da un miliardo di dollari (The Billion Dollar Code)” di Netflix: Google presentò il progetto Google Earth come completamente free e senza scopo di lucro, per arricchire l’umanità, ma la realtà era ben diversa.

Il 14 dicembre 2021 Enrico Piacentini ed io siamo stati invitata da Best Business Academy a presentare, in diretta Web, il libro “Boomer a chi?“. Ecco il video dell’evento:

Questo il link per comprare il libro su Amazon: