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Le Storie su LinkedIn: sono davvero utili?

[AGGIORNAMENTO DEL SETTEMBRE 2021: LinkedIn ha deciso di dismettere lo strumento Stories: vedi articolo “RIP LinkedIn Stories, 2020-2021” di Gizmodo]

LinkedIn è in continua evoluzione. Dopo aver introdotto gli “hashtag” e le “reaction” (la possibilità di esprimere il proprio stato d’animo nei post) negli ultimi 2 anni, LinkedIn qualche mese fa ha lanciato un’altra funzionalità piuttosto attesa: le “Stories” che tanto spopolano negli altri social network.

Il precedente di Student Voices

Già nel 2018 LinkedIn aveva sperimentato una funzione simile permettendo agli studenti americani di pubblicare esclusivamente dei brevi video con la funzione “Student Voices”: una speciale playlist che rimaneva nella parte alta del feed per una settimana.

L’obiettivo era quello di creare uno spazio riservato agli studenti dove condividere le attività accademiche svolte, i progetti seguiti e la vita da campus. Nonostante il successo iniziale, la funzione è rimasta confinata agli Stati Uniti e al solo ambito scolastico. L’aggiunta era particolarmente interessante perché permetteva agli studenti di arricchire il proprio profilo Linkedin personale con tutte le esperienze accademiche svolte, i progetti seguiti durante il percorso di studi e così via: Student Voices introduceva un modo alternativo per proporre tutte quelle attività/voci che solitamente compongono un normale Curriculum Vitae. Il video restava sopra il feed di ogni utente per una settimana intera. Nonostante il successo e il feedback positivo raccolto dagli studenti americani, alla fine il team di LinkedIn decise di non pubblicare ufficialmente questa funzione, almeno fino all’introduzione delle attese Stories negli ultimi mesi.

LinkedIn come Instagram?

L’introduzione nel 2017 delle Storie in Instagram ha fatto registrare dei numeri clamorosi: in pochi mesi gli utenti attivi avevano superato quota 375 milioni, stimolando l’interazione e la conversazione tra gli utenti su argomenti/temi di comune interesse. Il 2020 ha visto l’introduzione delle tanto attese Stories, o Storie, anche su LinkedIn (qui le FAQ sulle Storie dal sito di LinkedIn): una funzione annunciata in pompa magna dai vertici della società. Dopo averle testate internamente per parecchio tempo, le attesissime Stories sono state aggiunte alla piattaforma. Vediamo come funzionano e cosa si può fare.

Stories orientate al business

Pur essendo molto simili alle celebri Instagram Stories, quelle di LinkedIn hanno tutte le potenzialità per rivelarsi uno strumento di marketing molto potente, oltre a essere un modo diretto per entrare in contatto con il proprio pubblico di riferimento. Le Stories sono viste dalla stessa LinkedIn come una naturale evoluzione della connettività tra colleghi di lavori, come uno strumento per creare nuove conversazioni e relazioni. Domanda: cosa possiamo condividere nelle Stories?

La risposta è “di tutto di più”: dagli annunci su nuovi prodotti o aggiornamenti aziendali in tempo reale fino alle sessioni AMA (Ask Me Anything, che puoi tradurre letteralmente come “Chiedimi qualsiasi cosa”) con il CEO dell’azienda, senza dimenticare sondaggi, suggerimenti e divulgazione su argomenti specifici forniti da esperti altro ancora.

Chi punta su LinkedIn ha un approccio orientato al business, ed è sempre alla ricerca di nuove opportunità di lavoro e di contenuti di qualità. Per questo motivo le LinkedIn Stories hanno più probabilità di ottenere una partecipazione/interazione maggiore rispetto a quelle pubblicate su Instagram.

Con questa funzione gli utenti possono finalmente condividere alcuni momenti della propria esperienza lavorativa in modo creativo e autentico, allo scopo di migliorare le relazioni e interazioni con gli altri membri. Una specie di racconto virtuale della propria giornata lavorativa, un modo intelligente per rendere ancora più appetibile il proprio profilo social e aumentare il tempo medio di permanenza dei membri sulla piattaforma. Stories ha anche un altro scopo, quello di attirare le nuove generazioni che comunicano e pensano in modo diverso rispetto alla maggior parte dei normali fruitori di LinkedIn.

20 secondi di magia

La formula magica è quella già vista su altri social network come Instagram e Snapchat: le Stories (sono disponibili “solo” nella versione mobile per ora) non sono altro che foto o video della durata massima di 20 secondi che scompaiono dal feed dopo una giornata (24 ore). Chiaramente è possibile aggiungere alla nostra creazione dei brevi testi o delle GIF, oltre agli immancabili tag con cui menzionare gli utenti (tramite la classica @) e agli adesivi, un modo semplice per interagire con gli altri in modo diretto e informale.

Inizialmente disponibile in Brasile, Australia, Emirati Arabi, Francia, Canada, India, USA, Brasile, Paesi Bassi e negli Emirati Arabi Uniti, da ottobre 2020 è approdata anche in Italia. Per ora non è ancora possibile sfruttare/integrare le funzionalità di advertising che potrebbero dare ulteriore impulso al successo delle Stories: gli annunci pubblicitari tra un contenuto e l’altro potrebbero cambiare il modo di fruizione di LinkedIn.

Adattare il proprio video al formato delle Stories

Il formato Stories è molto diffuso e ha buone potenzialità per funzionare anche nell’ecosistema di LinkedIn. Sarà sicuramente interessante vedere come questa funzione verrà usata dagli utenti per valorizzare il proprio lavoro e, soprattutto, come LinkedIn riuscirà a differenziarsi dagli altri concorrenti.

Le potenzialità di questa nuova feature sono tante, così come i pericoli: il timore che possa essere usata per ragioni non professionali esiste. Come sempre dipende dall’uso che se ne fa: lo spam su Stories potrebbe divenire realtà in breve tempo. La nuova funzione permette la creazione di contenuti sia per i profili individuali sia per gli amministratori di pagine su Linkedin. Le Stories per ora sono esclusiva della versione mobile di LinkedIn e si possono visualizzare anche quelle create dai profili con cui si è in contatto o dalle pagine che si seguono.

I creatori delle Storie (profili o pagine) appaiono con una cornice circolare nella parte superiore della home, un po’ come succede solitamente in Instagram. La lunghezza massima dei video che si possono caricare è attualmente limitata alla durata di 20 secondi, mentre le Storie sono visibili per 24 ore, anche se gli utenti possono salvare dei frame per vederle successivamente. La condivisione può avvenire attraverso messaggi privati: si possono inoltre inviare messaggi direttamente dal singolo frame, a patto che quest’ultimo sia un collegamento di primo grado, ossia una persona con cui siamo in contatto direttamente perché ha accettato il nostro invito o perché ha accettato il nostro (compare un’icona sopra il nome sul profilo).

Attualmente non è possibile inviare messaggi a una pagina LinkedIn attraverso Stories, però chi crea un video può vedere i profili che hanno visualizzato il contenuto, a patto che non abbiano cambiato le opzioni di visualizzazione nelle proprie impostazioni. È importante ricordare come una Stories non possa essere modificata una volta pubblicata: in tal caso sarà necessario cancellarla e ricominciare da zero.

Come creare Stories vincenti

Questa nuova aggiunta ha delle grandi potenzialità e se sfruttata a dovere può avere un impatto enorme nelle campagne di digital recruiting che si svolgono abitualmente su Linkedin. Per produrre delle Stories efficaci non dobbiamo essere degli influencer navigati o dei videomaker mancati: dobbiamo semplicemente seguire una serie di regole/accorgimenti. Innanzitutto, anche se siamo in una fase “sperimentale” può essere un bel vantaggio imparare a sfruttare le Stories, soprattutto se in futuro si potranno inserire gli annunci pubblicitari.

La prima cosa da fare è realizzare dei contenuti (video, immagini, testi) che siamo facilmente assimilabili da tutti, sia da un possibile candidato, sia dai follower della nostra azienda. In marketing si parla di “snackable content” per indicare quei contenuti “facili da digerire”: dobbiamo creare dei video che ben si adattino a questo formato. Sembra una cosa facile ma richiede molto studio e altrettanta preparazione: l’improvvisazione è apprezzata e caldeggiata negli altri social network, in LinkedIn assolutamente no.

Condividere la vita lavorativa

La condivisione di video di momenti particolari può rivelarsi un’idea vincente: 20 secondi dedicati a eventi speciali come premiazioni e riconoscimenti (evitando di essere troppo autoreferenziali) o a quello che succede in ufficio possono essere la strada vincente per valorizzare il proprio brand e la propria azienda e rendere partecipi i follower. È anche un buon modo per farsi conoscere e migliorare la propria posizione e visibilità all’interno e all’esterno della propria azienda.

Un utilizzo intelligente di Stories è quello di usarle per raccontare un’opportunità di lavoro: può essere una mossa intelligente integrare al video una job description con tutte le caratteristiche più importanti di una determinata posizione che si è resa disponibile. In questo modo si potrebbero attirare potenziali candidati e allo stesso tempo fornire preziose informazioni sulla cultura aziendale a chi visualizza i nostri contenuti. Per condividere i nostri contenuti in modo ottimale possiamo sfruttare anche la “Domanda del giorno”, ovvero l’opzione che permette di inserire una domanda a cui gli utenti che hanno visualizzato la storia possono rispondere.

È importante seguire i profili con più follower

Sembra scontato ma non lo è: per sfruttare in modo adeguato le Stories è importante dare un’occhiata ai profili più seguiti in LinkedIn. Chi ha più follower solitamente trasmette sensazioni quali autorevolezza e leadership: due requisiti che ben si sposano con la mentalità imprenditoriale. Quindi studiamo con attenzione quello che propongono i profili più seguiti e apprezzati e ispiriamoci a loro nel produrre i primi contenuti.

Un’altra idea interessante può essere quella di creare una FAQ, una sezione “Domande e Risposte” in formato interattivo. In questo modo è possibile dare informazioni ai candidati sul processo di selezione, sui percorsi di carriera, sulle figure ricercate, oltre che sull’azienda in generale. L’introduzione di un semplice countdown può aiutare non poco le nostre Stories: che sia per l’apertura di una nuova posizione in azienda, per il lancio di un contest o di una campagna social, il conto alla rovescia è uno strumento per condividere in modo divertente e vincente i nostri contenuti.

Trasformiamo LinkedIn in uno spettacolare videoblog

I brevi aggiornamenti sono perfetti per le Stories su LinkedIn: che siano eventi dal vivo o direttamente dal proprio ufficio, i racconti in tempo reale si adattano perfettamente a questa funzione. Un’altra opportunità è quella di trasformare il tradizionale blog di LinkedIn in un videoblog grazie a Stories. Per farlo basta trasformare il video e i post in una guida passo a passo.

Come funziona l’app di LinkedIn

Le LinkedIn Stories al momento possono essere condivise esclusivamente dall’app mobile di LinkedIn utilizzando la versione più aggiornata. Per attivare la feature basterà cliccare in alto sul simbolo “+” che si trova sulla foto del proprio profilo.

Come accade per gli altri social network, è possibile condividere le foto o i video realizzati al momento oppure selezionarne alcuni dalle gallerie del proprio smartphone. Una volta pubblicate le proprie storie su LinkedIn, queste non possono essere più modificate. Le Stories possono anche essere pubblicate sulle pagine aziendali: gli amministratori hanno a disposizione la stessa opzione che compare sul proprio profilo. Cliccando sui tre puntini presenti nella parte alta a destra possiamo effettuare il salvataggio della storia sul nostro smartphone, cancellarla o inviarla tramite messaggio privato ai nostri collegamenti di primo grado. Una volta pubblicata, in basso a sinistra comparirà la voce “Chiunque”: in questo modo i nostri collegamenti potranno – a loro volta – condividere le storie con i loro collegamenti e così via.

Una serie di consigli tecnici per creare video

Linkedin Stories presenta alcune caratteristiche interessanti, alcune conosciute altre un po’ meno. I video, come detto, possono durare al massimo 20 secondi. Il formato supportato è il classico MP4 (la risoluzione massima è limitata a 1920×1080 in 16:9), mentre per le immagini si parla di .jpg e .png. È stata aggiunta la possibilità di silenziare i video mentre al creatore delle storie si possono inviare anche delle reaction oltre ai soliti messaggi privati. Nelle impostazioni del nostro profilo cliccando su “Opzioni di visualizzazione della storia” possiamo scegliere di essere visibili oppure di rimanere in modalità privata. A meno che un utente non imposti la modalità privata, i creatori della storia potranno avere accesso a un certo numero di dati: nello specifico, al numero di visualizzazioni e all’identità dei profili che hanno visualizzato la storia.

Le Stories sono davvero utili?

Le attese Stories hanno una certa rilevanza anche in una piattaforma come LinkedIn, da sempre orientata verso il business e la mentalità imprenditoriale e che ha fatto della serietà il suo mantra. È difficile dare una risposta esaustiva a questa domanda in questo particolare momento storico: siamo curiosi di scoprire come gli utenti sfrutteranno questo prezioso strumento che avvicina LinkedIn sempre di più ai più spensierati Instagram, Snapchat e compagnia bella. Un avvicinamento che ha spaventato molti utenti che temono che la piattaforma si stia snaturando o perdendo di vista la sua mission iniziale. Le Stories sono uno strumento in più che gli utenti hanno a disposizione per far crescere l’engagement e la propria rete di contatti. Non resta che attendere con fiducia.

Il corso sull’uso strategico di LinkedIn

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Shield: la app per l’employee advocacy su LinkedIn [StartUp News]

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[Questo articolo è stato pubblicato su StartUp News il 18 dicembre 2020]

Lavorando con LinkedIn mi capita sovente di imbattermi in applicazioni o servizi di terze parti che promettono di ampliare le potenzialità del social professionale di Microsoft o di sfruttarne i dati. Una di queste mi ha particolarmente colpito: si chiama Shield. Per presentarla ho intervistato Filippo Piras, Growth Marketing Manager di Shield.

Da quale esigenza nasce Shield?

Shield nasce dall’esigenza di misurare e riportare le statistiche dei contenuti LinkedIn per uno o più profili personali aggregati. Alex ed Andreas, rispettivamente CEO and CTO, prima di fondare Shield lavoravano assieme per una azienda di consulenza locale chiamata Agile Squad. Essi lavoravano con brand scandinavi come BCG Nordics e Danske Bank. Andreas ed Alex notarono la mancanza di una soluzione in grado di aggregare statistiche di contenuti su illimitati profili personali su LinkedIn per programmi di Employer Branding e Employee advocacy. Dopo aver notato questo gap decisero di chiudere Agile Squad e sviluppare un prodotto per colmare questa mancanza. Dopo circa un anno di product development, Alex e Andreas fondarono Shield.

Come funziona, in pratica, e a chi potrebbe servire?

Shield propone sia un piano per B2C che per B2B. Singoli utenti LinkedIn, Agenzie PR, Agenzie di digital Marketing, PMI e grandi imprese utilizzano Shield per misurare l’impatto dei loro contenuti organici, massimizzare la loro reach e aggregare contenuti statistici su più profili personali attraverso una dashboard. Shield raccoglie questi dati attraverso il proprio API che comunica con l’API di LinkedIn durante il processo di onboarding.

Quanta intelligenza artificiale usate e quanta prevedete ce ne sarà in futuro?

Al momento Shield è una piattaforma puramente descrittiva e di monitoraggio di statistiche dei contenuti condivisi da profili personali. Shield ha più di 5000 utenti attivi. Attraverso i dati raccolti dai nostri user, Il piano per il 2021 e per i prossimi anni è di educare la piattaforma e aggiungere sempre più intelligenza artificiale. Tutto ciò al fine di fornire maggiori insight sull’engagement dell’audience di ciascun membro LinkedIn e ciascun brand.

Promuovere i libri con LinkedIn [intervista per il libro di Davide Giansoldati]

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Il 12 novembre 2020 è uscito il libro “Promuovere e raccontare i libri online“, testo di Editrice Bibliografica.

L’autore, Davide Giansoldati, mi aveva chiesto di dare un contributo. Ho scritto un paragrafo su come un autore può usare LinkedIn per promuovere il proprio testo. Eccolo:

LinkedIn è il social professionale per eccellenza: ormai ce ne siamo accorti anche in Italia, dove si registrano oltre 14 milioni di utenti. LinkedIn è sia un social network – una rete di collegamenti – ma anche un social media – uno strumento di comunicazione, di distribuzione (e scoperta) dei contenuti. Un luogo d’elezione anche per promuovere il proprio libro, a patto di farlo nel modo corretto.

Prima di tutto occorre sistemare il profilo personale per evidenziare il fatto che si è autori e il campo d’azione già a partire dalla headline, lo spazio vicino alla foto profilo (scrivere semplicemente “scrittrice” non ha alcun senso). Si può creare un banner con la foto della copertina del libro (magari un’istantanea di un firma-copie o di un’intervista a un festival). Occorre necessariamente inserire, nei Traguardi raggiunti, la nuova pubblicazione. Magari la pubblicazione è anche frutto di un progetto di ricerca, giornalistico, investigativo: vi è una sezione in LinkedIn anche per questo. Occorre poi disseminare il profilo di “parole chiave” inerenti il proprio lavoro. Il testo riguarda i fortini della prima guerra mondiale? Trova tutti i termini correlati (Grande guerra? Trincee?) e spargili qua e là.

Dopo la fase di posizionamento, viene quella più importante: la strategia legata ai contenuti. Ma c’è un problema: la stragrande maggioranza degli autori ha un ego importante! Lo so, sono autore anche io e il mio ego a volte risulta ipertrofico (questa frase l’ha scritto lui, non io). Questo è un limite nella fase di promozione del proprio testo. Una volta Dino Risi disse: “Quando vedo un lavoro di Nanni Moretti, mi viene sempre voglia di dirgli: spòstati e fammi vedere il film”. Ecco, caro autore, spostati perché non vedo la tua opera. Fai un passo indietro e dai valore: fammi vedere dei video (si possono caricare nativamente su LinkedIn dal 2019) dove non vendi il libro come in una televendita di materassi con in regalo una bici con cambio Shimano, ma dove parli del tema. Se è un saggio, parla del problema. Se è un romanzo, parla della storia e dei personaggi. Quando le biblioteche organizzano serate per la presentazione dei miei libri chiamandole “incontro con l’autore”, resisto e chiedo gentilmente di porre invece enfasi su un problema: per esempio, l’uso disfunzionale della tecnologia in famiglia. Ovviamente a meno che tu non sia Barbero o Baricco. Sempre a proposito di contenuti, non si parla solo di video: ideali anche link a interviste, infografiche, podcast e documenti: da qualche tempo si possono caricare anche PDF, perché non regalare un capitolo d’assaggio?

Butto lì una pillola di comunicazione persuasiva: non bisogna mai dire che il libro è interessante, sarebbe sgradevole e autoreferenziale. Non bisogna dirlo ma dimostrarlo! Per esempio se dicessi che il mio libro è stato piratato (si può scrivere “piratato” in questo testo?) allora nella testa di chi legge dovrebbe emergere l’idea, spontanea e quindi più forte, che se il libro meritava un’azione criminale a scopo di condivisione con altri online, allora è interessante davvero. Usare la “riprova sociale” di Cialdini è sempre una gran bella idea.

Chiudo con una considerazione: LinkedIn è anche un ruolo di relazione eccezionale. Un autore dovrebbe puntare forte anche su quello: non scriviamo per noi stessi.

Skill su LinkedIn: come trovare le proprie con il nuovo Career Explorer

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Da pochi giorni LinkedIn ha lanciato Career Explorer, un nuovo strumento online per cercare lavoro. Si tratta di un tool gratuito che mostra nuove opportunità di lavoro mappando le capacità di chi lo cerca. In pratica l’algoritmo di LinkedIn analizza le competenze di un utente e gli mostra le posizioni che potrebbe non aver considerato (la funzione si chiama Esplore Job Transition) anche di aziende di settori differenti. Inoltre segnala anche le competenze da acquisire con LinkedIn Learning (ex Lynda.com). Al momento funziona solo in inglese, ma può rivelarsi comunque un ottimo aiuto. Puoi provarlo a questo indirizzo: https://linkedin.github.io/career-explorer.

Come individuare le skill da inserire su LinkedIn

Nei miei corsi sull’uso strategico di LinkedIn, quando uso il metodo LinkedIn10C, spiego che la sesta C è quella delle competenze. Molte persone hanno difficoltà a individuare le proprie e lasciano quelle proposte dalla piattaforma, magari confermate a caso dai propri contatti, anche se non sono rappresentative: per esempio “trattative” (molto generica) o “Microsoft Word” o “mail” (irrilevanti).

Per questo uno strumento come Career Explorer, che esamina le skill relative a un mestiere, può risultare un valido aiuto per trovare le proprie. Sia quelle che già si possono vantare che quelle sulle quali investire. Nell’esempio sopra, in corrispondenza del mestiere “Sales Agent”, si può notare quali sono le competenze associate: dalla negoziazione alla leadership, dal management al marketing. Interessante notare come, se si vuole presentarsi sul mercato come “Business Devolopement Specialist” occorra puntare su CRM, social e market analysis.

Dritte sul social selling: la mia intervista per il libro “Acquisire nuovi clienti con LinkedIn”

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Nell’ottobre 2020 è uscito per FrancoAngeli il nuovo libro di Gambirasio e Castelletti “Acquisire nuovi clienti con LinkedIn”. Ho dato il mio contributo con una breve intervista sul social selling.

Descrivi qualitativamente e/o quantitativamente i risultati commerciali da te ottenuti grazie a LinkedIn®:
Uso LinkedIn® per tre motivi: personal branding, networking e social selling. Ogni settimana ricevo richieste di informazione per i miei corsi sulla comunicazione digitale.

Da 5 (minimo) a 10 (massimo) tips (consigli pratici-operativi) per utilizzare LinkedIn® per acquisire nuovi Clienti:
1. Completare il profilo
2. Posizionarsi con le parole chiave giuste (LinkedIn® SEO)
3. Non essere autoreferenziali: come aiuti gli altri?
4. Scegli immagini giuste: non solo quella del profilo, anche la cover
5. Allarga il network, ma in modo coerente e funzionale
6. Pubblica contenuti interessanti per il tuo pubblico
7. Inserisci progetti per far capire, in concreto, di che cosa ti occupi
8. Non trascurare i contatti, come la gente può raggiungerti fuori da LinkedIn®?
9. Scrivi un riepilogo coinvolgente, puntando soprattutto sull’incipit
10. Il profilo che emerge da LinkedIn® è coerente con la tua personalità?

Indica i principali errori da evitare nell’utilizzare LinkedIn® per acquisire nuovi Clienti:
1. Aggredire i Clienti con offerte, LinkedIn® non è uno strumento “outbound”
2. Non avere un piano editoriale e costanza nella pubblicazione
3. Trascurare le interazioni (commenti, condivisioni, messaggi)

5 domande sbagliate su LinkedIn (con le risposte giuste) – articolo per Smart News 7/2020

Sul numero 07 del 2020 del magazine Smart News di Intellimech ho scritto questo articolo su LinkedIn:

Smart-News-articolo-LinkedIn-Gianluigi-Bonanomi

Qui trovi la trascrizione del pezzo:

5 domande sbagliate su LinkedIn (con le risposte giuste)

Dopo anni di corsi sull’uso strategico di LinkedIn in centinaia di aziende di ogni tipo, ho raccolto cinque domande sbagliate alle quali devo cercare, ogni volta, di dare una risposta sensata. Eccole.

  1. LinkedIn serve solo per i dirigenti?

Sebbene un tempo questo social network fosse frequentato prevalentemente da manager e colletti bianchi, negli ultimi anni le cose sono cambiate. Lo dimostrano i numeri: dei quasi 14 milioni di italiani iscritti, 250.000 sono operai, 88.000 infermieri e 68.000 magazzinieri, tra gli altri. Sono ormai abbondantemente rappresentate tutte le professioni. Quelle che sono più cresciute negli ultimi 15 anni: commerciale; assistente amministrativo; consulente; responsabile di progetto; supervisore; CEO; tecnico; responsabile vendite; ingegnere programmatore; ingegnere.

  1. Come faccio a vendere su LinkedIn?

Sui social non si vende, secondo me. A meno che si consideri vendita “Facebook marketplace” (non scherziamo). I social – LinkedIn in primis – servono per creare connessioni, relazioni. Servono per generare opportunità, preparando il terreno. In pratica, servono per fare il cosiddetto “social selling” (che non è il social commerce).

  1. LinkedIn serve solo per fare networking?

Eh, no. Per me il networking è un’altra cosa: incontrarsi faccia a faccia, davanti a un caffè, e ascoltare, discutere, proporre e così via. LinkedIn, da questo punto di vista, può essere un ottimo acceleratore.

Quando seguo i manager per potenziare il loro personal branding e il loro networking, suggerisco di trovare tanti contatti in target su LinkedIn, ma poi di incontrarne uno o due alla settimana. Di persona.

  1. I contenuti su LinkedIn non li legge nessuno, perché scriverli?

Un tempo LinkedIn veniva usato solo come social network, per collegarsi a colleghi e clienti, al limite per mandare e ricevere messaggi. Ora sempre più persone lo usano anche come social media (dovrei scrivere social medium), per pubblicare e leggere contenuti interessanti. La pubblicazione di contenuti è un’ottima tattica per attuare il cosiddetto “content marketing” e generare relazioni e opportunità.

  1. Dove lo trovo il tempo di gestire il profilo LinkedIn?

Molte persone pensano non solo che usare LinkedIn sia tempo perso, ma che il tempo necessario sia davvero tanto: ore e ore alla settimana. Ovviamente questo dipende dal tipo di ruolo (un sales manager dovrebbe passare molte ore su LinkedIn) ma in linea di massima per ottenere risultati significativi, a detta di LinkedIn, bastano solo nove minuti al giorno. Ripeto: nove! Per fare cosa? Gestire la rete di contatti (gli inviti in entrata e in uscita), i messaggi, pubblicare e interagire con contenuti altrui. Chi non ha nove minuti per gestire la propria comunicazione digitale?

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Visual + umorismo: la ricetta di Helder Monaco per lo “stop the scroll” su LinkedIn

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Ho conosciuto Helder Monaco su LinkedIn. Mi hanno colpito subito la sua sagacia e la sua competenza, e ho deciso di fargli tre domande sul social network professionale per eccellenza.

  1. Da ex grafico ed esperto di social, quali sono i tuoi “trucchi” per arrestare lo scroll dei lettori si LinkedIn?

Cercherò di rispondere ma premetto di avere un campione non statisticamente rilevante e molte cose sono intuizioni tutte da dimostrare.

Innanzitutto partiamo dal contesto: il nostro feed. Quello che vediamo ogni giorno varia, ovviamente da utente a utente, però possiamo individuare dei pattern di posting abbastanza comuni nella community da poter fare alcune ipotesi che regnino in maniera più o meno omnia nella Home di tutti.

Mi spiego meglio. Spostiamoci momentaneamente su Instagram: questo social ha decretato la massificazione dell’uso dell’immagine fotografica. Attenzione, ho detto “massificazione dell’uso dell’immagine fotografica” e non “fotografia” perché stiamo parlando di approcci drasticamente diversi. Non voglio mettermi a fare snobismi da “si stava meglio quando c’erano i rullini a 36 pose”; sto analizzando la differenza che c’è fra il concetto di street photography e instagram. Apparentemente fotografano circa le stesse cose ma il presupposto è drasticamente diverso: la street photography inquadra quello che succede all’esterno del fotografo, instagram è prevalentemente basato sul fotografo in sé. Dai selfie al ritrarre le cose che succedono al fotografante, è tutto incentrato sulla persona e l’obiettivo ultimo è il like e non il produrre una bella foto di per sé. Quindi tutto questo ha portato le persone comuni, ovvero persone che fotografano ma non sono appassionate di fotografia, a riprodurre “le foto che fanno gli altri”:  inquadrano le stesse situazioni, dallo stesso punto di vista, costruendo le immagini con gli stessi identici criteri  (anche perché esistono a loro volta guide che insegnano a fotografare in quel modo preciso).

Mi sono un po’ dilungato e ti starai chiedendo: OK, ma cosa c’entra tutto questo con LinkedIn? C’entra, perché anche LinkedIn ha i suoi pattern: su Instagram vediamo la colazione ripresa dall’alto con la tavola bella ordinata, LinkedIn ha le classiche foto da photostock con i manager che si stringono la mano. Anche LinkedIn ha un insieme di pattern che derivano in larga parte dall’immaginario delle brochure da terziario avanzato. Quindi il fluire di immagini di quel tipo è un contesto all’interno del quale ci dobbiamo porre il problema su come spiccare. Ergo, supponendo che la mia bacheca abbia la stessa estetica del mio potenziale cliente, devo arrovellarmi il cervello e pensare a cosa potrebbe differenziarmi dai miei concorrenti – concorrenti che tipicamente sono abbastanza “ingessati” (in questo caso parlo di “io” ma in realtà sto pensando a un me ipotetico che lavora in una normale azienda del terziario, non a un pazzo che ha “LoL” nel nome dell’attività).

Un aiuto può arrivare dalla empathy map e dal conflitto che potrebbe esserci fra il blocco “say & do”, ovvero quello che dico/faccio pubblicamente, e il “think & feel”, ovvero quello che penso effettivamente ma non dico in pubblico perché potrebbe andare in contrasto con l’ingessato del mio “say & do”. Faccio un esempio: i commerciali sono probabilmente il tipo di persone più ingessate nel bestiario del terziario, però la pagina Sales Humor che sforna meme per venditori ha un successo e un engagement strabordante (e da quel poco che posso intuire monetizza molto bene la sua audience).

Questo caso è interessantissimo perché fa leva sull’elemento empatia. Elemento che è praticamente bannato dalla comunicazione di molte aziende “leader di settore che offrono servizio a 360°”.
Quindi, pur non esistendo ricette applicabili in tutti i casi, mi soffermerei a ragionare su l’aspetto umanistico del nostro target per creare messaggi, visivi o testuali, che risultino accattivanti.

  1. Che immagini preferisci (foto, grafiche, disegni, infografiche, ecc.) su LinkedIn?

Quelle che preferisce il target. Dai miei modestissimi e circoscritti test ho notato che le immagini più accattivanti per il target generano maggiore “stop scroll”. Esempio: i link esterni alla piattaforma sappiamo che sono penalizzati, nonostante questo ho un post che una reach di quasi 5600 view. Considerando che ho una rete di contatti totale di 4400 persone, è evidente che quel post ha avuto le view perché risultava, secondo i parametri di LinkedIn, di interesse. Ora, il post in questione era relativo a un arguto ragazzone creativo che ha fatto un CV creando una minifigure lego. Notizia simpatica con una bella foto di anteprima: la confezione del cv in formato omino LEGO. I Lego interessano in modo particolare almeno a una 40ina di persone della mia rete di contatti, lo dico perché compare la parola nei loro profili ed essendo loro formatori Lego Serious Play. Quindi possiamo dire che se qualcuno di loro inciampa nel mio post, quasi sicuramente si sofferma; a meno che non abbia già visto l’articolo 20 volte. A questi aggiungiamo simpatizzanti e nostalgici di vario grado: Lego è praticamente un topos dell’infanzia della maggior parte delle persone, in senso assoluto quindi anche degli utenti LinkedIn. Inoltre, facendo ulteriori speculazioni sul nostro target, è anche probabile che li abbiano recentemente presi in mano con la prole.
Quindi in quel caso sono abbastanza sicuro che sia l’immagine per come è composta, ovvero un’immagine fotograficamente corretta, e per quello che significa *per il lettore*. In questo caso specifico entra in ballo anche il fatto dell’argomento “candidature”: è sempre un tema di per sé caldo su LinkedIn, su cui molti hanno da dire la loro – non a caso il mio status faceva una battuta sul CV europeo.
Quindi, suppongo, dal mio punto di vista analiticamente circoscritto, che ci siamo trovati di fronte a una tempesta perfetta di fattori.
Va anche detto che il mio post aveva una finalità più editoriale che commerciale, infatti era correlato, a latere, con il mio business, ma nel post non c’è una CTA “HEY SE TI INTERESSANO METODOLOGIE INNOVATIVE IN AZIENDA BASATI SU LEGO, CONTATTAMI!”, quindi possiamo supporre che le interazioni che si sono poste in essere sono state incentivate da questo dettaglio del copy.
In pratica: il mio era un post per invitare a un conviviale scambio di battute/opinioni, più che fare hard selling.

  1. Fino a dove sei disposto a spingerti per attirare l’attenzione?

Domanda bella succosa e divertente!

Partiamo cosa è considerato postabile/socialmente accettabile su LinkedIn: tendenzialmente c’è una soglia diversa rispetto a Facebook, spesso la media dei contenuti è più “sobria e abbottonata” rispetto a quello che potremmo trovare su Facebook. Personalmente cerco principalmente di creare contenuti che siano spunti interessanti e li condisco con un po’ di umorismo, magari non mi concedo il sarcasmo del Dr. House che potrebbe offendere qualcuno che non coglie appieno l’allegoria.

Ho visto spesso far leva sulle polarizzazioni delle persone, per una roba del genere non so se ho il fisico: serve essere allenati nella polemica a livelli “ironman” (la gara sportiva non il supereroe Marvel). Chissà magari un giorno scopro che basta postare “faccio questo servizio, clicca per prenotare!” e funziona.
Proverò e poi ti so dire.

LinkedIn nella P.A.: 7 suggerimenti [live per P. A. Social]

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Il 22 giugno 2020 sono stato invitato da PA Social, associazione italiana dedicata alla comunicazione e informazione digitale nella pubblica amministrazione, a tenere una live di mezz’ora sull’uso di LinkedIn.

Il mio intervento, inserito nel ciclo Web, social, chat: mezz’ora con gli esperti è andato in onda sulla pagina Facebook dell’associazione. Ecco il video integrale:

Qui invece potete vedere le slide che ho usato durante la diretta:

LinkedIn_pubblica_amministrazione_PA_social_Bonanomi

Settore ristorazione: 7 suggerimenti per ottimizzare LinkedIn [Horeca Digital Talks]

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