Tag Archivio per: Linkedin

La prima volta che ho proposto di tenere un corso LinkedIn per chi non è ancora entrato nel mondo del lavoro, studenti e laureandi, i responsabili della formazione di scuole e università mi hanno regalato uno sguardo perplesso: a che cosa serve un social network professionale per chi non ha ancora una professione?

Qui viene il bello. LinkedIn serve a uno studente per tre motivi diversi:

  1. La costruzione della propria carriera professionale inizia prima di entrare nel mondo del lavoro
  2. Chiunque, anche un under 20, ha una reputazione digitale da monitorare e, spesso, da costruire da zero
  3. Molto spesso i recruiter, in alcuni settori, cercano risorse talmente junior che non sono ancora laureate o diplomate (succede per esempio con informatici, programmatori, ingegneri, tecnici e così via)

Per questi motivi, insegnare le basi della comunicazione e reputazione digitale, declinati come corso sull’uso strategico di LinkedIn, è fondamentale.

Il corso sull’uso strategico di LinkedIn per laureandi da 3 ore

Il corso può avere durate diverse:

  • Un solo incontro di tre ore
  • Tre incontri di tre ore

Nel primo caso, un solo incontro, i temi sono i seguenti:

• Introduzione al tema della reputazione digitale
• Introduzione a LinkedIn
• Uso strategico di LinkedIn e posizionamento professionale degli specializzandi
• Ottimizzazione del profilo
• LinkedIn SEO: posizionamento dei profili con le keyword giuste
• Ampliare la rete di collegamenti
• Ricerca del lavoro online

Il corso sull’uso strategico di LinkedIn per laureandi da 3 incontri

Nel caso del corso che prevede tre incontri, eventualmente da organizzare anche online, i temi sono i seguenti:

1° INCONTRO: RICERCA DEL LAVORO ONLINE E REPUTAZIONE DIGITALE

La selezione del personale nel mondo del lavoro è completamente cambiata con la digitalizzazione e l’esplosione dei social: temi quali software di recruiting (ATS), social recruiting, digital reputation sono ormai imprescindibili. Il corso si concentra sul tema della reputazione online: saranno mostrati casi di studio, strumenti e indicazioni pratiche.

2° INCONTRO: L’USO STRATEGICO DI LINKEDIN

LinkedIn è ormai usato da 15 milioni di professionisti italiani. Come usarlo per posizionarsi correttamente e come usarlo per fare networking, pubblicare e risultare appetibili (e autorevoli) sul mercato del lavoro pur non avendo ancora iniziato la propria carriera? L’incontro si basa sul metodo LinkedIn10C.

3° incontro: CONTENUTI LINKEDIN + CHECK-UP DEI PROFILI + DOMANDE & RISPOSTE

Il terzo incontro, dopo aver affrontato il tema di come pubblicare su LinkedIn per rendersi interessanti, serve per raccogliere le domande degli studenti e per controllare il lavoro fatto sui profili LinkedIn.

L’esempio del corso per la facoltà di Scienza del Materiali dell’Università di Padova

Nel settembre 2021 la facoltà di Scienza del Materiali dell’Università di Padova mi ha coinvolgo nel percorso “Il Lavoro degli Scienziati dei Materiali: Orientamento e Networking Alunni-Alumni”:

Ecco il volantino dell’iniziativa:

 

LinkedIn per neolaureati: 10 dritte

I corsi possono essere molto utili anche per chi ha appena concluso gli studi. In questo articolo si trovano dieci dritte per l’ottimizzazione del profilo LinkedIn di un neolaureato:

Scrivimi per organizzare un corso LinkedIn nella tua scuola o università

Mandami una email

Come tutti i social network, anche LinkedIn ha i suoi analytics, le metriche relative alle pagine aperte sulla piattaforma. La maggior parte delle persone tende a soffermarsi solo sui dati più semplici, fondamentalmente il numero di follower e le visualizzazioni/like sui contenuti condivisi. Sono parametri importanti, naturalmente, che offrono velocemente uno spaccato dell’andamento della pagina, ma rappresentano solo una parte di tutti i dati raccolti dal social e messi a disposizione dei suoi utenti. Di seguito, ti spiegherò come sfruttare al meglio le informazioni raccolte dal social relative alla tua pagina per capire come migliorare l’efficacia della tua attività su LinkedIn.

Dove sono i dati relativi alla mia pagina?

Per visualizzare gli analytics della tua pagina aziendale su LinkedIn devi essere un amministratore o quantomeno un analista. Se sei il titolare dell’azienda, probabilmente sarai anche amministratore della pagina, che probabilmente avrai creato tu, ma non è raro che queste attività vengano delegate a professionisti o agenzie esterne (ma anche a figure interne), e non è detto che ti abbiano inserito fra gli amministratori. Se è così, devi sapere che il fatto che tu non sia amministratore non è un gesto di sgarbo o il desiderio di tenerti nascoste le informazioni: molto spesso i proprietari delle imprese non hanno interesse a seguire direttamente questi canali e quindi non si preoccupano di essere inseriti come admin. Allo stesso tempo, non è raro che gli esperti di social evitino – se non quando richiesto esplicitamente – di rendere amministratori i responsabili delle aziende stesse: se questi non sono competenti, infatti possono facilmente fare degli errori, spesso postando dal profilo aziendale invece che da quello personale o viceversa. Naturalmente, se chiederai di essere reso amministratore nessuno potrà negartelo: la pagina è tua, del resto.

Per gestire la tua pagina LinkedIn aziendale basta connetterti al tuo profilo personale: nella colonna di sinistra troverai la sezione Le mie Pagine, dove sono raccolte tutte le pagine LinkedIn che sei autorizzato a gestire. Cliccaci sopra per andare nella sezione di amministratore. Per avere accesso agli analytics, basta che clicchi sulla voce Analisi, dove saranno indicate quattro metriche: Visitatori, Aggiornamenti, Follower ed Employee Advocacy.

Visitatori

In questa sezione troverai tutte le informazioni relative a chi ha visitato la tua pagina LinkedIn, nello specifico:

  • il numero visualizzazioni della pagina: fondamentalmente, quanti clic sono stati fatti sulla pagina (non sui singoli post, attenzione);
  • il numero di visitatori unici: questo parametro è ovviamente differente dal numero di visualizzazioni, dato che una persona potrebbe aver guardato la tua pagina più volte nel periodo di tempo selezionato;
  • i clic sul pulsante personalizzato, che fondamentalmente può assumere 4 valori (Visita sito web, Iscriviti, Registrati, Contattaci, Scopri di più).

Più sotto troverai un grafico molto intuitivo che ti darà le statistiche sui visitatori nel periodo selezionato. Potrai ampliare il periodo di riferimento (quello predefinito è di 15 giorni) e avere ulteriori dettagli, per esempio vedere i dati delle singole sezioni della pagina stessa: la home, informazioni, informazioni dettagliate e persone.

Potrai modificare con un clic la visualizzazione fra visitatori totali e visitatori unici, e aggregare i dati. L’impostazione predefinita di LinkedIn, infatti, è quella di mostrare i dati separati fra mobile e desktop, ma basta la pressione di un tasto per aggregarli in un unico grafico.

Andando più sotto, poi, potrai avere accesso ai dati demografici del tuo pubblico, ovviamente ben differenti da quelli di altre piattaforme, dato che LinkedIn è destinata al business, non certo agli influncer. Ecco che il dato principale è dunque quello delle funzioni lavorative di chi ti ha visitato (vendite, marketing, HR, amministrazione, operations e via dicendo), un dato estremamente importante per capire velocemente che tipo di figure aziendali hanno mostrato interesse. Puoi comunque avere informazioni sulla località (inclusa la provincia, nel caso dei visitatori italiani), l’anzianità lavorativa dei tuoi visitatori (che non è detto corrisponda all’anzianità demografica, anzi), il settore in cui operano e le dimensioni dell’azienda per cui lavorano, intesa come numero di dipendenti.

Aggiornamenti

Se selezioni la metrica Aggiornamenti al posto di Visitatori, avrai accesso ai dati relativi alla visualizzazione dei post pubblicati sulla tua pagina aziendale. Ovviamente, cambiano le metriche: qui verranno indicate le reazioni (like ed equivalenti), il numero di commenti ai post e di condivisioni.

Potrai poi esplorare più nel dettaglio tutti questi dati nella sezione “Statistica”. I dati riportati sono relativi a tutti i post pubblicati nel periodo preso in esame, ma potrai avere informazioni dettagliate su ognuno scrollando più in basso, dove sarà proposta la lista con tutte le metriche relative a ogni singolo parametro. Anche in questo caso i dati verranno separati da due colori: in blu i dati organici e in rosso quelli relativi alle sponsorizzazioni. Volendo, potrai aggregarli.

Follower

Come suggerisce il nome, ti indica quanti nuovi follower ha acquisito la pagina e quanti ne ha persi. Scrollando in basso ti verranno proposti gli ultimi che si sono aggiunti, e ancora più sotto potrai avere informazioni praticamente equivalenti a quelle che abbiamo isto prima nella sezione Visitatori, quindi la funzione lavorativa, il settore di appartenenza, la seniority e via dicendo.

Molto interessante la sezione più in basso, dove LinkedIn ti suggerisce una serie di aziende affini alla tua da monitorare, così da avere un termine di paragone con realtà che operano nel tuo stesso ambito, sulla base dei follower.

Employee Advocacy

Questa sezione è estremamente utile se voi fare employee branding, cioè sfruttare l’attività dei tuoi dipendenti e collaboratori per potenziare l’impatto della tua attività di comunicazione su LinkedIn. Fondamentalmente, potrai misurare l’impatto delle condivisioni dei post aziendali fra i tuoi dipendenti.

A questo indirizzo, potrai trovare ulteriori informazioni proposte da LinkedIn.

Come esportare i dati?

I dati raccolti da LinkedIn sono utilissimi e presentati in maniera semplice e intuitiva, ma quando le dimensioni della pagina iniziano a crescere e, soprattutto, intendi visualizzare i dati di più di un anno, o confrontarli con quelli provenienti da altre fonti (altri social network, quelli del suo sito e via dicendo), è più comodo esportarli in un formato più comodo, così da poterli analizzare tramite altri software.

Esportarli è estremamente semplice:

  • seleziona la metrica che ti interessa (Visitatori, Aggiornamenti, Follower, Employee Advocacy)
  • Clicca sul blu tasto Esporta, sulla destra
  • Seleziona l’intervallo di tempo
  • Clicca su Esporta

In pochi istanti, verrà scaricato un file .XLS contenente tutte queste informazioni, che potrai aprire con Excel o equivalente, o importare nei software che usi per le analisi.

Cosa posso fare con i dati esportati?

Una volta esportati i dati in formato XLS potrai aprirli con un figlio di calcolo, così da poterli analizzare con strumenti più potenti: potrai fare semplicemente grafici di ogni tipo sulla base di quelle informazioni, e gestire con più semplicità la tua reportistica. Soprattutto, potrai analizzare i differenti valori tenendo tutto sullo stesso foglio, senza dover aprire differenti finestre di LinkedIn e affiancarle per avere una visione di insieme.

Contattami per un corso LinkedIn nella tua azienda

LinkedIn è il primo social network professionale al mondo, e con un bacino che supera abbondantemente i 700 milioni di iscritti è la scelta ideale per chi vuole migliorare la propria carriera o per chi è alla ricerca di nuove opportunità. LinkedIn è anche un ottimo strumento per i giovani che sono alla ricerca della prima occupazione: per un neolaureato o uno studente universitario, la piattaforma di proprietà di Microsoft può essere la soluzione ideale per costruirsi una propria rete di contatti ed entrare in contatto con alcune persone nel mondo del lavoro. Durante i corsi agli studenti lo ribadisco ogni volta: dovete preparare il terreno PRIMA che arrivi il momento del bisogno…

LinkedIn non è un CV online!

Piccola e doverosa precisazione: molte persone hanno l’errata percezione che LinkedIn sia una “specie” di curriculum vitae online da riempire con tutte le esperienze lavorative avute finora o il percorso di studi completato. Sbagliato: LinkedIn non è questo, è un social network che permette ai propri utenti di creare una rete di contatti e al tempo stesso un social media in cui pubblicare contenuti per aumentare la propria visibilità lavorativa.
Con LinkedIn si fa “personal branding grazie all’inbound marketing”. Traduzione: con la piattaforma di Microsoft si promuove se stessi (le proprie competenze ed esperienze) attirando i clienti/datori di lavoro, e creando contenuti di valore. Com’è facile intuire, un profilo LinkedIn è qualcosa di diverso da quelli che è possibile ammirare nei vari Monster o InfoJobs che non sono altro che un elenco infinito di competenze. Infatti, per attirare l’attenzione di un’azienda su LinkedIn non è necessario elencare quello che si è fatto in carriera: per suscitare interesse, bisogna pubblicare un paio di articoli (anche dei commenti a post) e inserire delle parole chiavi per essere trovati da un recruiter.

Un neolaureato non ha esperienza…

Partendo dal presupposto che un neolaureato non ha alcuna esperienza lavorativa da segnalare, è possibile completare un profilo LinkedIn con altre preziose informazioni. Per esempio, si possono evidenziare le esperienze maturate all’estero, gli stage e tirocini effettuati, il progetto della tesi e le attività extra-scolastici svolte e altro ancora (magari un blog che si tiene): insomma, tutto può essere usato per attirare l’attenzione di un’azienda.

È importante mostrare il proprio interesse per le aziende per cui si sogna di lavorare. In che modo? Pubblicando articoli dedicati, condividendo e commentando materiale utile o seguendo alcune figure di riferimento all’interno della stessa azienda. È importante, poi, valorizzare il proprio percorso accademico conseguito (è consigliabile inserire gli esami e i voti ottenuti in alcune materie utili per alcune aziende) e, soprattutto, aggiornare costantemente il proprio profilo.

L’importanza di avere un profilo LinkedIn sempre aggiornato

LinkedIn viene utilizzato dalle aziende in tutto il processo di selezione del personale. Per un recruiter o un head hunter il social network di Microsoft è molto di più un immenso database di CV online: LinkedIn può essere sfruttato per fugare qualche dubbio (come “fact checking” per controllare quello che il candidato ha detto) o per trovare determinati profili professionali in qualsiasi momento (basta inserire una keyword è il gioco è fatto!). Migliorare il profilo LinkedIn prima di mettersi alla ricerca di un nuovo lavoro è fondamentale, per un giovane alla ricerca della prima occupazione o un neolaureato ancor di più. Ecco come migliorare il proprio profilo in 10 passi.

1) Il riepilogo

Un profilo LinkedIn, per essere efficace, deve essere sempre aggiornato. È consigliabile apportare miglioramenti o aggiungere contenuti ogni settimana (se possibile anche ogni due o tre giorni). Non è solo importante scegliere con cura i contenuti da proporre, bisogna anche preparare e studiare con la dovuta attenzione ogni sezione del profilo (dalla semplice foto fino al riepilogo) perché è il proprio biglietto da visita. Una delle sezioni più importanti del profilo di questo social network professionale è quella chiamata “riepilogo”, o Informazioni, la descrizione che si trova immediatamente sotto al Sommario, o headline.

Che cos’è il riepilogo? Non è altro che il biglietto da visita di un utente, il riassunto del suo percorso professionale. È una delle prime cose che un recruiter va a controllare: non essendoci molto a spazio a disposizione questa presentazione dev’essere impostata in modo semplice e chiaro. Nel caso di un neolaureato, o studente, è importante mettere in risalto il percorso accademico, i docenti e i corsi frequentati, i progetti svolti o gli stage sostenuti, le attività extra-scolastiche svolte, i propri punti di forza e gli obiettivi che si vogliono conseguire. Possono bastare poche frasi ben costruite per attirare l’attenzione di un selezionatore del personale: nel caso si abbia molto da raccontare, è consigliabile sfruttare degli elenchi puntati per renderlo più facilmente leggibile.

2) Il sommario

Oltre a lavorare sul riepilogo è importante concentrarsi anche sul Sommario (chiamato anche headline) di un profilo LinkedIn. Qui lo spazio per scrivere è ridotto all’osso: solitamente si aggiungono qualche parola chiave, la propria qualifica professionale e l’azienda per cui si lavora. Non c’è molto altro da aggiungere in quei pochi caratteri a disposizione. Qui è importante selezionare con cura quello che si scrive: se si riesce ad attirare l’attenzione di un recruiter o di un visitatore successivamente andranno a controllare l’intero profilo LinkedIn. Nel caso di un neolaureato è importante segnalare l’università frequentata, mettere una keyword attinente alla posizione lavorativa che si sta cercando o all’azienda in cui si vorrebbe lavorare.

Facciamo degli esempi. Per intenderci, così non va:

Neolaureato in cosa?!?

Questo va già un po’ meglio, anche se l’appello al primo ingaggio non mi fa impazzire (senza parlare del banner ingiustificabile):

Ecco invece un esempio virtuoso:

Perché quest’ultimo caso è il migliore? Per una questione di LinkedIn SEO (ottimizzazione delle parole chiave per intercettare le ricerche): un’azienda sanitaria potrebbe cercare la keyword “riabilitazione neuropsicologica”.

3) Creare un network di contatti

Creare una buona rete di contatti: un profilo LinkedIn per avere successo ed essere apprezzato dai vari recruiter e selezionatori deve avere un buon network. Avere pochi contatti non è mai un buon segno agli occhi di un head hunter. Solitamente si aggiungono colleghi ed ex colleghi con cui si lavora/lavorava: in questo caso specifico, è importante inserire amici e altri studenti dell’università frequentata, oltre ai docenti che possono dare quel pizzico di credibilità in più al profilo. Se si è fatto qualche stage, anche in questo caso vanno aggiunte le persone con cui si è collaborato.

4) L’importanza delle segnalazioni/referenze

In ogni profilo LinkedIn c’è una sezione dedicata alle segnalazioni o referenze (leggi Le referenze di LinkedIn: cosa sono, come chiederle e come usarle in maniera efficace). Si tratta di una serie di commenti fatti da altri utenti che hanno avuto modo di lavorare o collaborare con il soggetto che le richiede. La segnalazione, solitamente, viene fatta da un ex collega, un cliente, un manager e via dicendo. Nel caso di un neolaureato si può chiedere una segnalazione ad altri ex studenti con cui si sono svolti dei progetti o persone con cui si è collaborato durante uno stage. Un buon modo per ottenere segnalazioni/raccomandazioni è quello di farle agli altri. È consigliabile iniziare con qualche amico e aspettare che ricambi il favore.

5) Il portfolio dei lavori

Arricchire il proprio profilo con una serie di presentazioni su un lavoro che si è fatto durante uno stage o una collaborazione (si può aggiungere anche la propria tesi) può essere una bella idea per suscitare l’interesse di un recruiter. Se si gestisce un blog o un sito può essere interessante aggiungere un’anteprima e così via. Altra idea: inserire, nella sezione Traguardi raggiunti, un progetto (per esempio la tesi di laurea).

6) Luogo dove si vive o ci si trova

Un’altra importante aggiunta da inserire nel profilo LinkedIn è il luogo in cui ci si trova o si vive. Può essere vantaggioso aggiungere questa informazione, soprattutto per i recruiter. Per un giovane appena laureato può essere importante specificare all’interno del profilo LinkedIn la disponibilità a trasferirsi altrove.

7) Una foto professionale

Scegliere la prima foto che si trova sul desktop o direttamente dalla propria bacheca di Facebook per aggiungerla al profilo LinkedIn è un errore da non fare. La foto è il proprio biglietto da visita e va selezionata con cura. Un buon profilo LinkedIn ha nel 99% dei casi una foto assolutamente perfetta. Un altro errore da non fare è quello di non inserire nessuna immagine. È consigliabile rivolgersi a qualche professionista del settore per avere una foto professionale: se si punta sul “fai da te” è necessario prestare attenzione a un paio di cose. Lo sfondo, per esempio, va scelto con attenzione, così come l’abbigliamento (è consigliabile scegliere quello che si indosserebbe in sede di colloquio, per esempio). Un sorriso, poi, vale più di cento parole (assolutamente da evitare la risata sguaiata!).

8) Personalizzare l’URL

Avere un URL personalizzato del proprio profilo LinkedIn è fondamentale soprattutto per apparire più in alto nelle ricerche dei recruiter. L’URL che viene proposto da LinkedIN è una stringa casuale di lettere e di numeri: va personalizzato assolutamente. Leggi LinkedIn: come sistemare il Vanity Url.

9) Creare contenuti utili

Anche se non si hanno ancora esperienze lavorative da aggiungere al proprio profilo, è sempre possibile dimostrare a un recruiter di essere la persona giusta per una determinata posizione lavorativa. Per questo motivo, è consigliabile creare e condividere contenuti utili che ti appassionino e che possano mettere in evidenza le tue competenze e potenzialità.

10) Sfruttare hashtag, tag e gruppi specifici

Sfruttare hashatag e tag (menzioni) per indicare le competenze e farsi trovare all’interno del motore di ricerca è la chiave del successo, così come partecipare a qualche gruppo di interesse. È consigliabile sceglierne qualcuno dedicato al settore o azienda per cui si è interessati a lavorare. In questo modo si possono conoscere altre persone da aggiungere alla propria rete di contatti.

 

Infine, è importante ricordarsi che LinkedIn è un social network professionale basato sulla fiducia: è consigliabile aggiungere “solo” persone che si conoscono veramente, soprattutto all’inizio, inserire informazioni e raccomandazioni veritiere. In questo modo è possibile iniziare con successo la propria carriera lavorativa.

Vuoi un aiuto per la revisione del tuo profilo LinkedIn?

Contattami per chiedere una revisione del tuo profilo, compresa la mappatura delle keyword che devi inserire.

Essere presente in LinkedIn per un’azienda è semplicemente obbligatorio: non esserci equivale a non esistere! Nata come piattaforma rivolta ai professionisti e alle aziende, nel corso dell’ultimo decennio la creatura di Reid Hoffman ha mutato pelle e si è trasformata in un vero e proprio social network (e social media). Purtroppo, molte aziende fanno ancora fatica a comprenderne le potenzialità e non tutti i membri iscritti sembrano sapere cosa fare con tutti gli strumenti messi a disposizione dalla piattaforma.
Il social network professionale di Microsoft continua a essere la soluzione ideale per incrementare la visibilità e la popolarità di un’azienda o di un brand. Con LinkedIn, gli utenti hanno la possibilità di trovare il contatto “giusto” per avviare una carriera lavorativa (o avere una seconda chance), mentre per le aziende e i professionisti è il canale ideale per entrare in contatto con potenziali risorse, futuri partner e collaboratori.

La crescita di LinkedIn è esponenziale

Fino a poco tempo fa la piattaforma veniva utilizzata prevalentemente dalle aziende che facevano B2B (business-to-business) per farsi conoscere da fornitori e clienti: da qualche anno hanno iniziato a sfruttare LinkedIn anche le società B2C (business to consumer), come strumento utile per incrementare l’engagement e la fidelizzazione nei confronti del proprio brand.
I numeri di LinkedIn sono in costante crescita: il numero degli iscritti si aggira attualmente sui 750 milioni di utenti, di cui 15 milioni solo nel Bel Paese. Per quanto riguarda le aziende, si parla 55 milioni di società iscritte, con un’ulteriore crescita nell’ultimo anno. Per avere statistiche aggiornate in tempo reale puoi andare su statistiche LinkedIn.

Che cos’è una LinkedIn Company Page (Pagina Aziendale)

LinkedIn è il canale ideale per trovare le giuste connessioni per il tuo network di contatti e dare una bella spinta alla tua reputazione online. La pagina aziendale in LinkedIn è la vetrina dell’azienda, uno spazio utile per raccontare la tua mission e soprattutto fare branding.
Ci sono un paio di aspetti che non tutti conoscono e che è necessario considerare quando si crea una pagina aziendale. La prima cosa da ricordare è che la pagina aziendale non è un profilo personale! Sembra una cosa scontata ma non è così. Da un punto di vista visivo, la pagina aziendale è diversa quella di un profilo personale: hanno dei layout diversi. La prima cosa che devi fare è definire l’obiettivo principale della tua pagina aziendale: deve garantire l’awareness del tuo brand, l’incremento delle tue vendite, la fidelizzazione o il recruitment?

Come creare la tua Pagina Aziendale in LinkedIn

Innanzitutto, devi sfruttare i 100 caratteri disponibili nel campo “Nome” per inserire il nome del brand. Devi prestare attenzione a quello che stai per inserire: il nome è una di quelle informazioni che non si potranno più modificare successivamente. Il nome è fondamentale anche per l’URL stessa della pagina, soprattutto per apparire nei motori di ricerca e per essere trovati dai potenziali clienti.
Successivamente devi passare al campo “Sito Web” e inserire il link della tua azienda. Per completare la pagina dovrai aggiungere altre informazioni riguardanti la tua azienda: dalle dimensioni fino al settore e così via. Dovrai semplicemente selezionare una delle voci disponibili e completarle. Un altro passaggio importante riguarda il logo della propria azienda: puoi inserirne uno ufficiale e hai 120 caratteri per descrivere la “mission” e quello che vuoi. Una volta creata la pagina aziendale dovrai concentrarti nella creazione/preparazioni di contenuti per far conoscere meglio la tua azienda.

Le funzionalità poco conosciute di una Pagina Aziendale

Per rendere più efficace la presenza della tua azienda su LinkedIn devi prestare attenzione a un po’ di cose. Per esempio, ci sono un paio di funzionalità, poco note, che devi conoscere per realizzare la pagina aziendale perfetta. Non devi limitarti a inserire alcune parole chiave o a scrivere una serie di contenuti: per aumentare la visibilità della tua pagina, per esempio, devi cominciare a sfruttare l’area “Specialities”. Gli iscritti spesso tendono a ignorare le specialità, le parole chiave che aiuteranno le persone che sono interessate a quello che fa la tua azienda a trovarti. È importante scegliere le parole giuste: prenditi tutto il tempo necessario per individuare quelle che possono davvero fare la differenza nel tuo settore di riferimento.
Ricapitolando, nelle specialità devi inserire almeno una ventina di keyword per aiutare l’algoritmo di LinkedIn a indicizzare al meglio i risultati. Il motore di ricerca della piattaforma, infatti, deve avere informazioni del tipo cosa fa la tua azienda, quali sono gli obiettivi che si prefissa il tuo brand e così via. È importante domandarsi quale tipologia di contenuti e informazioni il tuo potenziale cliente (prospect) potrà trovare su quella pagina o quali keyword un cliente o un potenziale partner utilizzerebbero e altro ancora. Se i tuoi prospect, per esempio, provengono da diverse nazioni è fondamentale aggiungere una descrizione della tua azienda in più lingue. È consigliabile preparare delle descrizioni ad hoc,  tradotte e adattate per il mercato di riferimento. Perché può verificarsi che in Italia siano disponibili determinati prodotti e servizi, in altri paesi altri ancora no e altro ancora. Per questo motivo le pagine aziendale nelle diverse lingue devono essere totalmente indipendenti.

Sfruttare il sito ufficiale aziendale

Per aumentare i follower della tua pagina aziendale puoi inserire sul sito istituzionale un collegamento diretto a LinkedIn: chi arriva lì, se interessato, ti seguirà anche su questa piattaforma aspettandosi contenuti di un certo tipo per conoscere meglio l’azienda, i suoi valori e la sua mission.

Chi amministra una pagina LinkedIn, poi, ha a disposizione una serie di inviti (nell’ordine delle centinaia di unità) che possono essere sfruttati per chiedere alle persone nella tua rete di contatti (di 1° livello) a seguire la pagina LinkedIn. È importante “invitare” solo chi può essere interessato alla tua azienda (prospect, fornitori, clienti attuali o collaboratori). Ai “fortunati” arriverà una notifica solo con il nome della pagina e la persona che l’ha inviata: è fondamentale essere “conosciuti” per far accettare l’invito.

Prima di lanciare l’invito a così tante persone, puoi saggiare l’umore dei tuoi follower preparando un post sul tuo profilo personale in cui parlerai dei contenuti che stai per pubblicare, degli obiettivi che vuoi raggiungere e così via. In questo modo non andrai a sprecare gli inviti a disposizione. Alternativamente puoi condividere la tua pagina aziendale anche in un messaggio privato, sempre alle tue connessioni di primo livello. Così facendo hai la possibilità di spiegare in modo dettagliato il perché dell’invito e vantaggi che la persona potrà avere dal seguire la tua pagina aziendale. Ricapitolando, cerca di selezionare attentamente le persone (devono essere in target con i tuoi obiettivi) a cui mandare gli inviti e limita lo spam compulsivo. Da evitare assolutamente una pagina aziendale autoreferenziale: inserire tutte le attività svolte, i successi ottenuti o i servizi proposti può trasformarsi in un boomerang. Meglio inserire i nomi delle persone che collaborano con te e il tuo team quotidianamente. Infatti, ogni collaboratore/dipendente che inserisce l’azienda all’interno del proprio profilo personale su LinkedIn crea un link diretto con la pagina aziendale. In questo modo sulla tua pagina aziendale potranno arrivare anche utenti che hanno visitato i profili dei tuoi dipendenti e viceversa.

Come aumentare i follower in una Pagina Aziendale

Un altro modo interessante per aumentare la visibilità della propria pagina è quello di utilizzare gli hashtag. Puoi inserirne tre (oltre è meglio non andare) e tra le parole chiavi devi inserire il brand della tua azienda o un prodotto/servizio: una delle keyword che vai a inserire deve riguardare il settore di riferimento, in modo che i tuoi potenziali clienti ti possano trovare. Inserire keyword a caso o in quantità industriale non è mai una buona strategia: devi centellinarne e usarle con intelligenza.

Un’altra strategia che puoi usare è quella di inviare delle note ai dipendenti/collaboratori della tua azienda in modo che siano loro stessi a dare visibilità al tuo contenuto spingendolo attraverso la loro rete di contatti. Questo sistema è piuttosto vantaggioso se viene sfruttato nelle prime ore – o meglio: nei primi minuti – dopo la pubblicazione di un contenuto: per LinkedIn quel commento assumerà maggiore importanza e l’algoritmo gli darà maggior visibilità. Con un lavoro di squadra è possibile migliorare la condivisione dei contenuti della tua pagina aziendale: devi solo creare un piano editoriale e rendere partecipi tutti i dipendenti/collaboratori che devono conoscere il funzionamento di LinkedIn (almeno le basi).

Filtri e menzioni sono fondamentali nella Pagina Aziendale

Un consiglio che devi seguire riguarda la pubblicazione dei contenuti per il tuo pubblico di riferimento. LinkedIn permette anche di pubblicare post “solo” per alcuni follower o utilizzando degli appositi filtri: infatti, è possibile far vedere un contenuto in una determinata lingua a uno specifico pubblico. Purtroppo, non è ancora possibile selezionare le persone a cui mostrare il contenuto.

Un’altra strategia che puoi utilizzare è quella di creare un gruppo con tutti i tuoi potenziali clienti e sottoporre a loro una serie di contenuti ad hoc: da un semplice piano editoriale fino a delle offerte speciali e così via. Un altro aspetto importante che devi considerare riguarda le menzioni: essere “menzionato” da un collaboratore o da un cliente ti offre l’opportunità di condividere nuovamente il post sulla tua pagina aziendale. Non è possibile commentare sul profilo dell’utente, ma è possibile comunque ringraziarlo tramite una citazione.

Come scoprire la provenienza dei tuoi follower

Una delle funzioni aggiunte in LinkedIn lo scorso anno riguarda la provenienza dei follower: ora puoi sapere chi sono ma non puoi fare nessuna azione sui loro profili.

Puoi, però, studiarli per capire se le tue iniziative funzionano oppure no: in questo modo puoi adattare e personalizzare il tuo piano editoriale.

Gli eventi live di LinkedIn

Per far crescere la tua LinkedIn page puoi sfruttare anche gli eventi in diretta. Nota importante: per creare degli eventi live è necessario chiedere l’autorizzazione a LinkedIn. Gli eventi possono essere pubblici (si possono trovare tramite una semplice ricerca) oppure privati (tramite invito): l’organizzatore può comunque invitare i propri collegamenti a partecipare (è possibile scegliere la località, l’azienda in cui lavorano o il settore industriale). Nel 2021 è stata aggiunta la possibilità di chattare durante gli eventi: i partecipanti possono unirsi e conversare con chi presenta l’evento. Per le aziende, inoltre, c’è la possibilità di inserire un form per i contatti (da compilare al momento dell’iscrizione dell’evento): in questo modo è possibile costruire un prezioso database.

L’importanza di essere presenti in gruppi tematici

LinkedIn offre la possibilità di iscriversi a dei gruppi tematici in cui è possibile commentare, condividere esperienze e informazioni e, soprattutto, proporre dei collegamenti a contenuti considerati potenzialmente rilevanti. I gruppi possono rappresentare un’occasione importante per individuare dei potenziali clienti e per aumentare la propria visibilità.
Da evitare in modo categorico lo “spam”: non devi assolutamente postare “solo” i tuoi contenuti o cercare di proporre le tue offerte e promozioni in modo indiretto. Devi semplicemente dimostrare di essere una persona competente, preparata e utile. Puoi cercare di coinvolgere anche i tuoi colleghi o il tuo staff per far aumentare la visibilità alla tua pagina aziendale con commenti, interazioni e condivisioni. Una pagina piuttosto “viva” e con molte interazioni è particolarmente apprezzata dagli algoritmi di LinkedIn: le aziende sono costruite da persone e LinkedIn si basa su questo.

Produrre contenuti originali con la Pagina Vetrina

LinkedIn è uno spazio in cui gli utenti cercano di costruire la propria identità professionale, creando contatti e restando sempre aggiornati. La maggior parte delle persone si iscrivono a LinkedIn per imparare qualcosa di nuovo (oltre che per fare networking, ovviamente). Una piattaforma come LinkedIn tende a privilegiare i contenuti di qualità e, soprattutto, l’originalità. Nella tua pagina aziendale devi cercare di proporre il giusto mix di contenuti: qualche news dedicato al tuo brand oltre ad articoli di approfondimento o sulle ultime tendenze del tuo settore. Il “tone of voice” è fondamentale per la comunicazione di un brand: scegline uno idoneo nella produzione dei contenuti e cerca di rispettare la mission aziendale.
Un altro modo utile per aumentare il successo della tua pagina aziendale è quello di usare una pagina vetrina che permette di pubblicizzare un nuovo prodotto, servizio, evento e altro ancora. Una pagina vetrina non è altro che un sotto dominio della pagina aziendale. LinkedIn mette a disposizione un massimo di 10 Pagine Vetrina da utilizzare per la tua azienda o business. Queste pagine sono uno strumento piuttosto utile, soprattutto se vuoi intercettare un pubblico specifico. Sono, soprattutto, pagine indipendenti che hanno i propri follower (che non vanno ad aggiungersi a quelli della pagina principale) e che richiedono dei contenuti specifici, un piano editoriale ad hoc e altro ancora.

Trova nuovi collaboratori con la pagina LinkedIn

LinkedIn viene usato soprattutto per trovare nuove opportunità di carriera. Per i recruiter, infatti, il database della piattaforma è l’Eldorado: ci sono milioni e milioni di profili disponibili e potenziali candidati a soddisfare le loro ricerche. LinkedIn è a tutti gli effetti il posto ideale per pubblicare un’offerta di lavoro, per esempio. Questo è un ottimo modo per aumentare la visibilità della tua pagina aziendale, anche se è importante ricordare che si tratta di un’opzione a pagamento. Per la pubblicazione di un’offerta devi semplicemente compilare un format e descrivere l’attività e le competenze richieste, specificando le modalità di candidatura. A questo punto LinkedIn cercherà delle possibili corrispondenze tra i profili presenti sulla piattaforma e le caratteristiche specificate nell’annuncio, suggerendoti una serie di possibili candidati.

Non sottovalutare le Pagine Carriera

LinkedIn offre anche la possibilità di usare le pagine carriera per valorizzare la tua pagina aziendale. Si tratta di uno strumento che puoi utilizzare per cercare nuovi talenti raccontando la tua mission e quella del tuo brand attraverso video e foto, storie, testimonianze e commenti dei tuoi collaboratori. Come nel caso della pubblicazione di un’offerta di lavoro, anche le pagine carriera sono un servizio a pagamento: in base alle tue necessità e al budget puoi scegliere tra diversi formati (Silver, Gold e Platinum).

Le relazioni tra le persone sono la chiave per avere successo in LinkedIn

LinkedIn è un social network e come tale si basa sulle relazioni tra le persone. Molti hanno la percezione che sia sufficiente presentare in qualche modo la propria azienda o brand per avere successo in LinkedIn. Non è affatto vero! Creare una pagina aziendale e non interagire è l’errore più grande che puoi fare.
Sfrutta ogni occasione che hai per valorizzare la pagina della tua azienda su LinkedIn. Ricordati di stilare un calendario editoriale e cerca di pubblicare con costanza post e contenuti interessanti. Cerca di non essere troppo autoreferenziale: devi riuscire a coinvolgere i tuoi collaboratori e dipendenti mettendo in evidenza i loro successi e i traguardi raggiunti dalla tua azienda. Condividere la vita quotidiana all’interno della tua azienda puoi essere una buon idea, soprattutto per stimolare un confronto o una condivisione. Una pagina aziendale ben costruita e aggiornata può aiutarti a fare il cosiddetto salto di qualità, oltre ad accrescere la notorietà del tuo brand e della tua azienda. LinkedIn offre tutti gli strumenti necessari per aumentare la visibilità dei tuoi prodotti o servizi e, soprattutto, per mettere in evidenza la cultura aziendale.

Scrivimi per informazioni sui miei corsi

Chi mi segue sa benissimo che LinkedIn non è un comune portale di annunci di lavoro, ma una complessa piattaforma che facilità le connessioni di business e viene usata da milioni di professionisti per costruire e potenziare il proprio personal brand. Non si tratta insomma di un mero portale di annunci, ma di un social network che serve a connettere le persone che condividono interessi professionali (e di un social media per la condivisione di contenuti). Può venire usata da aziende e professionisti per trovare nuove lead e prospect, o più genericamente per espandere la propria rete professionale.

LinkedIn mette a disposizione alcuni strumenti per semplificare l’incontro fra domanda e offerta di lavoro. Se tradizionalmente a un’azienda bastava pubblicare una generica offerta su un qualsiasi quotidiano per trovarsi subissata di offerte, su LinkedIn le cose funzionano in maniera molto differente: se l’annuncio non segue specifici criteri, il rischio è quello di non trovare nemmeno una candidatura. E se hai speso qualche centinaio di euro per sponsorizzare quell’annuncio, la cosa può essere decisamente fastidiosa. In questa guida ti spiegherò come realizzare un annuncio di lavoro efficace e come indirizzarlo alle persone più indicate.

Perché LinkedIn è lo strumento ideale per cercare professionisti

Anni fa, quando uno studente completava il suo percorso di studi (possibilmente dopo una meritata vacanza), arrivava il momento più complicato: la ricerca del lavoro. Più che una ricerca, però, preferisco definirla una sorta di gratta e vinci: tolte alcune figure con una formazione estremamente specifica in un particolare ambito (prevalentemente STEM, quindi ingegneri, informatici, medici, laureati in Economia e Commercio), nella maggior parte dei casi ci si limitava a mandare curriculum a centinaia di aziende, iniziando dai colossi del settore per poi scemare verso quelle misconosciute. E, quando questo approccio non portava risultati, quindi nel 90% dei casi, si iniziava a rispondere agli annunci. Chi cercava lavoro si accontentava di quello che trovava inizialmente, giusto per fare quel minimo di esperienza per poi proporsi a realtà più importanti una volta acquisite le competenze necessarie. Ancora oggi per le aziende è relativamente semplice trovare giovani volenterosi da inquadrare come apprendisti. Il problema grosso era, e rimane, quello di trovare professionisti già formati in un particolare ambito, e qui LinkedIn è un preziosissimo aiuto, grazie ai suoi potenti strumenti di ricerca e a quelli per inviare gli annunci ai profili in linea con le richieste. Non solo: questo social permette infatti di sponsorizzare gli annunci in maniera estremamente mirata, ma “conosce” anche quelle persone che sono attivamente alla ricerca di una nuova posizione o che, pur avendo già un lavoro, hanno espresso l’interesse a valutare nuove proposte, dando ovviamente priorità a questi profili quando diffonde il post.

Come creare un annuncio su LinkedIn

La creazione di un annuncio di lavoro su LinkedIn è molto semplice, sotto il profilo delle procedure. Prima di tutto: è necessario essere amministratori della pagina aziendale che li ricerca e, dagli strumenti di amministrazione, cliccare su Crea annuncio di lavoro gratuito. Oppure, da qualsiasi schermata, vai in Lavoro/Pubblica offerta di lavoro gratuita.

Si aprirà una nuova pagina dove bisognerà indicare la qualifica (iniziando a digitare il social suggerirà le figure), il luogo di lavoro (è possibile indicare anche lavoro da remoto) e il tipo di contratto (collaborazione, tempo pieno, part time, stage…).
Completato questo passaggio bisognerà poi aggiungere i dettagli sulla posizione, come orari, obiettivi, requisiti, e infine aggiungere le competenze richieste, aggiungendole dalla lista suggerita da LinkedIn stesso (fino a 10). Il passo finale consiste nel decidere se ricevere le candidature via e-mail oppure se appoggiarsi a un sito dedicato (come può essere quello aziendale) e, volendo, è possibile aggiungere delle domande per i candidati.
Sin qui, tutto semplice. Il difficile non è nella procedura, ma è nella capacità di scrivere un annuncio efficace. Non vale solo su LinkedIn, naturalmente: anche se lo posti su un gruppo di discussione dedicato a professionisti, su un classico quotidiano, ovunque tu proponga un annuncio, è fondamentale che sia scritto correttamente se vuoi scatenare l’interesse di un potenziale candidato. Online, poi, sarà fondamentale anche usare qualche accorgimento in ottica SEO, ma questo lo vedremo dopo. Prima concentrati su come stendere un annuncio che sia efficace.

Anatomia di un annuncio di lavoro: spiega bene chi cerchi

Spulciando gli annunci di lavoro postati online, in qualsiasi settore, si ha l’impressione di leggere un bestiario. E non parlo solo dei casi estremi, cioè di chi ricerca esperti con anni di esperienza alle spalle, capaci di fare tutto e lavorare 12 ore al giorno in cambio di uno stipendio da stagista. Anche di annunci apparentemente corretti ma che farebbero storcere il naso a un qualsiasi professionista, perché denotano scarsa competenza del settore. Un esempio? Le imprese che cercano che cercano un Social Media Manager, che faccia anche i copy, e si occupi della pubblicità online sui social, e pure su Google, e curi i contenuti del blog aziendale.  Un calderone di mansioni che indica solo una cosa: quel datore di lavoro non sa cosa vuole. E finirà per farti fare mille cose, male, senza risorse. Efficacia dell’annuncio? Praticamente nulla: anzi, tempo e risorse sprecate per analizzare i CV dei tanti aspiranti stagisti.

Sii specifico: se cerchi un Social Media Manager, aspettati che si concentri sulle funzioni richieste: realizzazione di piani editoriali, stesura di post, moderazione dei contenuti. Certo, anche un minimo di abilità con semplici fotoritocchi può essere un requisito da inserire, ma tagliare un’immagine non equivale a “Ottima conoscenza di Photoshop”.  Se ancora non hai idea di come sarà precisamente inquadrato, perché cerchi una figura junior da far crescere, non è un problema. Ma devi specificalo chiaramente, e non dare un nome preciso al suo ruolo, se nemmeno tu lo hai chiaro. Parla genericamente di una risorsa junior da inserire nel reparto marketing (o HR o sales). Tieni conto che se cerchi una risorsa junior, non devi cercare “esperti“. Questo è un errore che leggo spesso sugli annunci di lavoro. “Cercasi neolaureato per apprendistato che sia esperto in…”. Tutte le volte che mi capita, mi chiedo cosa si aspettino; delle due l’una: o è un neolaureato, e quindi non ha praticamente esperienza lavorativa, o è un esperto. Non ci sono vie di mezzo.

Se invece usi il termine esperto a proposito, è ovvio che stai parlando di una persona già formata, che ovviamente pretenderà uno stipendio adeguato alla sua posizione/esperienza. E quel prezzo lo fa il mercato, non tu. Detto più semplicemente, se paghi noccioline troverai scimmie. O persone inesperte sulle quali dovrai investire per formarle.

Sii chiaro anche con le mansioni, e specificale. Devi spiegare quali saranno le responsabilità della figura che cerchi e cosa ti aspetti: a chi dovrà rispondere? Avrà qualche collaboratore da gestire? Quali sono gli obiettivi a breve e lungo termine? Quali mansioni specifiche dovrà svolgere? Sulla base di cosa verranno valutate? Non devi fare un teorema, bastano pochissime righe.

Infine, le competenze che deve avere: Se stai cercando un grafico o un videomaker puoi chiedergli esperienza in fotoritocco o montaggio video. Puoi anche spingerti a chiedere di conoscere un particolare software, se questo è fondamentale nel tuo flusso di lavoro. Se è necessario, insomma, sii specifico, ma non ci infilare termini a caso solo perché li hai sentiti dire: usandoli a sproposito non rimedierai belle figure. Chiedi consulenza ai tuoi collaboratori, se non sei esperto in quello specifico settore. Questo vale soprattutto nell’ambito della programmazione. Mi sono capitati davanti annunci, probabilmente scritti da head hunter, che cercavano talenti della programmazione e fra i requisiti e le competenze ci infilavano tutti i termini del settore che trovavano, facendo un unico calderone fra stack, framework, linguaggi di programmazione, architetture. Dimostrando, insomma, di non avere un briciolo di competenza nel settore. Anche in questo caso, è comprensibilissimo che nessuno al di fuori del reparto IT conosca quei termini e li sappia usare correttamente, ma invece di cercare di usare termini correlati sperando magicamente di colpire l’attenzione di qualcuno, è meglio sedersi di fianco ai responsabili dell’It e scriverlo insieme a loro, che parlano lo stesso linguaggio di chi cercano.

Dopo aver completato il testo, LinkedIn di permetterà di inserire anche un massimo di 10 competenze fra quelle delle categorie incluse nel suo (enorme) database Usale saggiamente. E, se te ne bastano meno, fermati: non devi mettere tutte quelle possibili solo per far numero. Rischia anzi di essere controproducente, facendo escludere all’algoritmo di LinkedIn potenziali candidati,

10 errori da non fare

  • Essere troppo generico
  • Non specificare l’anzianità del ruolo: cerchi uno stagista, un junior o un senior?
  • Non specificare mansioni e obiettivi
  • Non specificare le condizioni: consenti di lavorare da remoto con una certa libertà? Ci sono orari di lavoro specifici? Gli straordinari sono pagati?
  • Chiedere cose impossibili, tipo programmatori che conoscono mille linguaggi o esperti venditori che ne capiscono pure di marketing
  • Non specificare le condizioni contrattuali (Assunto a tempo indeterminato, collaborazione, partita IVA etc)
  • Non indicare lo stipendio che si è disposti a offrire
  • Specificare l’età del candidato. È anche illegale. Certo, se cerchi una figura junior è probabile che intercetterai qualcuno appena uscito dall’università, così come se cerchi un senior con 10 anni di esperienza avrai a che fare con qualcuno che ha più di 35 anni. Ma l’età non ti deve interessare, e chiederla infastidirà molti potenziali candidati.
  • Specificare il sesso in un annuncio. Che oltre che a essere illegale è ben poco elegante.
  • Non valorizzare i benefit. Formazione gratuita, tempo libero, ambiente stimolante, possibilità di fare carriera, auto/device aziendale in uso gratuito… sono tutti quei piccoli dettagli che possono fare la differenza fra un’azienda e l’altra. MI raccomando, che siano concreti. E ti prego, non scrivere cose tipo “Azienda leader cerca…”. Oggi tutti si dichiarano leader. Pochi lo sono, e sono quelli che lavorano nelle aziende presenti nel Quadrante Magico di Gartner.

Pubblica la tua prima offerta

Ora che hai capito come scrivere un annuncio efficace puoi pubblicarlo. Non ti costerà nulla e potrai modificarlo in qualsiasi momento. Chi visita la tua pagina aziendale su LinkedIn lo troverà nella sezione Offerte di lavoro. Puoi condividerlo sul tuo profilo personale, su quello aziendale, farlo girare via mai: come preferisci, il tutto senza spendere un euro. Non ti aspettare che lo vedano in tanti, però, a meno che tu abbia un profilo, privato o aziendale, estremamente seguito. In caso contrario, i risultati in termini di persone raggiunte saranno molto modesti. Se però hai scritto bene l’annuncio, anche tenendo conto della SEO, la search engine optimization, e quindi usando e keyword più adatte al tuo scopo, avrai più possibilità di intercettare quelle persone che sono attivamente alla ricerca di lavoro. Gli utenti più smaliziati salvano anche queste ricerche, così da venire aggiornati con frequenza su tutte le nuove offerte relativa a specifiche cariche.

Se non arrivano abbastanza richieste o arrivano da profili non in linea (accade molto spesso), puoi anche decidere di sponsorizzare la tua offerta di lavoro, utilizzando tutti gli strumenti messi a disposizione da LinkedIn per poter restringere enormemente il campo: anni di esperienza, settore lavorativo, mansioni specifiche, interessi. Così facendo avrai il vantaggio di andare a mostrare il tuo annuncio anche chi non è alla ricerca attiva di lavoro, magari perché è già assunto da un’altra realtà, ma è comunque interessato a valutare nuove proposte. Tipicamente, questi non sono i ruoli junior, ma quelli di profilo più elevato. Considera che se li vorrai strappare alla concorrenza, dovrai offrire loro condizioni lavorative e, probabilmente una retribuzione, migliore. Non credere che il denaro sia la chiave di tutto, però: se uno stipendio più elevato sicuramente attira in molti, non è questo l’unico parametro di scelta. Soprattutto dopo la pandemia: non sono rari i casi dove una maggior flessibilità di orari, la disponibilità allo smart working, la possibilità di fare carriera e anche fare un lavoro più stimolante sono le motivazioni che spingono le persone a cercare fortuna altrove.

Per farti un esempio, ci sono tante imprese che faticano a trovare programmatori, pur disposte a pagarli più della media del settore: il motivo? Da un lato sicuramente la carenza di queste figure, non facilissime da trovare. Ma quelle poche che ci sono desiderano lavorare per aziende che abbiano una visione a lungo termine, su progetti stimolanti. Proprio perché sanno di essere risorse rare, le figure specializzate possono permettersi di ambire alla soddisfazione personale. Lo sa bene Apple, che da quando ha annunciato un ritorno in ufficio (pur non tutti i giorni) dopo la pandemia ha ricevuto molte critiche dai suoi dipendenti: molti sono disposti a mollare l’azienda se non avranno la stessa flessibilità alla quale si sono abituati nell’ultimo anno e mezzo.
Ti dico tutto questo non per spaventarti, ma per farti comprendere le dinamiche di chi sta dall’altra parte della barricata, così da agire di conseguenza. Spesso si dà per scontato che con la crisi sia strano che molti non accettino lavoro: se non lo fanno, i casi sono due. O stai sbagliando target o non stai offrendo le condizioni giuste per quel ruolo. Ecco perché prima di sponsorizzare un annuncio è meglio ragionare molto bene, farti una sorta di identikit di chi vuoi cercare e prepararti quindi un annuncio che sia il più efficace possibile. Anche perché ti assicuro che mettere un annuncio su LinkedIn non è economico e potresti trovarti a spendere centinaia di euro in pochi giorni per non ottenere nessuna risposta. Considera che LinkedIn ti addebita un costo quando l’annuncio viene visualizzato, non quando qualcuno si candida: capisci perché è importante strutturare bene l’offerta di lavoro da subito? Il tuo obiettivo è di avere il maggior numero di conversioni, non di farlo vedere al maggior numero di persone possibili, ma solo alle persone che potenzialmente sono interessate alla tua offerta.

Automatizza il flusso

Se hai realizzato un annuncio di successo, soprattutto se lavori come HR per una grande azienda (pensiamo a realtà del calibro di Coca Cola) potresti anche ricevere una quantità notevole di candidature. A tal proposito LinkedIn ti offre alcuni strumenti. Nelle impostazioni dell’offerta di lavoro puoi infatti attivare le ”Automazioni dei profili adeguati”. Facendolo, quando invierai un messaggio a uno dei candidati (tramite la piattaforma LinkedIn) questo profilo verrà automaticamente inserito fra quelli “papabili”, in una lista a parte. Puoi anche contrassegnare come automaticamente non adeguati i profili che arrivano dall’estero, così come i candidati che non rispondono ai criteri di selezione che hai impostato. Questo ti aiuterà a scremare i profili non in linea, ma rischieresti anche di perderti candidati potenzialmente interessanti. Puoi infine attivare l’opzione per inviare automaticamente una lettera di rifiuto ai candidati non adeguati. Non tenere quella suggerita da LinkedIn e personalizzala con un tuo messaggio. Se possibile, ti consiglio di rispondere personalmente, o farlo fare dai tuoi collaboratori, a ogni profilo non selezionato, ma mi rendo conto che in certi casi, data la mole, potrebbe non essere possibile.

La SEO negli annunci

Linkedin per certi versi è una piattaforma più “aperta” di altri social. Sia la descrizione del profilo sia le offerte di lavoro sono infatti accessibili anche da chi non è iscritto alla piattaforma, e ricercabili tramite Google e altri motori di ricerca. Usare con intelligenza la SEO ti permetterà di intercettare le ricerche di lavoro effettuate online. Come ti ho già sottolineato prima, però, non devi usare termini molto utilizzati solo per portare clic al tuo annuncio (anche se in questo caso è gratis, al contrario delle sponsorizzazioni), ma devi cercare di trovare quelli più adatti al ruolo che vai a ricercare. Non quelli che usano tutti genericamente e, spesso, erroneamente, ma quelli che utilizzano quelle specifiche figure. Ricordi l’esempio dell’annuncio per programmatori che devono sapere mille linguaggi? Ecco: non fare quell’errore solo perché speri di attirare qualcuno col SEO.
“Ma alla fine i ruoli non sono sempre quelli”, ti starai chiedendo. In realtà non è proprio così. O meglio, ci sono ambiti in cui la specializzazione è ormai talmente elevata che ci possono essere sfumature anche importanti. TI ho fatto prima l’esempio di quelli che confondono il marketing in generale con le sue declinazioni e appioppano al Social Media Manager compiti che magari sarebbero più adatta a un Online Advertising Manager. Non avere la tentazione di cercare un Growh Hacker solo perché ti sembra una definizione più figa di Marketing Manager: il rischio è quello di venire ignorato da persone che preferiscono un linguaggio più “tradizionale”. E di ottenere risposte da un sacco di persone con l’ego grande quanto un continente.

Un aspetto su cui la SEO può fare la differenza è quello delle certificazioni e specializzazioni. Se stai cercando un esperto che sia in grado di mettere ordine ai tuoi processi, è utile indicare come requisito (anche solo preferenziale, se è il caso) qualcuno che abbia fatto corsi di Lean/Six Sigma. Se la tua azienda utilizza un particolare framework (Kanban, Scrum), sottolinealo.

Scrivimi per organizzare un corso LinkedIn

È tutta una questione di fiducia. Guadagnare quella dei clienti è la “vera” sfida e, per farlo, è necessario dimostrare quello che tu e la tua azienda siete in grado di fare. Uno dei modi migliori per manifestare il tuo valore è quello di scrivere un case study (da non chiamare “case history”, meglio caso di successo o success story): un breve documento in cui spieghi come tu (o la tua azienda) hai risolto brillante un problema – o anche più di uno – a un cliente. Un case study è soprattutto uno strumento di marketing eccezionale per qualsiasi tipo di azienda che lavori nel campo del “business to business” e in quello del “business to consumer”, indipendentemente dall’importanza del brand o che si tratti di una piccola o una media impresa. Il case study è, soprattutto, un mezzo di comunicazione efficace che può essere sfruttato dalla divisione vendite.

Perché scrivere un case study?

Non è facile preparare un documento di questo tipo: un case study deve essere la prova di come certi prodotti o i servizi dell’azienda che rappresenti possono funzionare anche in altri contesti (concetto di replicabilità). Deve essere la perfetta sintesi del modus operandi che tu e la tua azienda avete adottato per raggiungere uno speciale obiettivo o per risolvere un particolare problema. Parlare di uno studio di un caso che si è risolto con un esito positivo è un modo efficace per guadagnare la fiducia di un potenziale cliente (azienda o semplice privato) e che può aprirti la strada verso altri successi.

Che cosa scrivere in un case study per renderlo efficace

Non è facile redigere un documento di questo tipo. Una volta creato un modello, potrai sfruttarlo tutte le volte che vorrai. Innanzitutto, devi porti una domanda: che cosa devo scrivere in questo fantomatico documento? Devi raccontre una storia con un video, un podcast, un’infografica oppure un semplice testo? Qual sarà l’obiettivo del tuo case study e che cosa sarà in grado di fare il tuo cliente dopo aver letto il tuo pezzo? Queste sono alcune delle domande che è necessario porsi prima di passare alla cosiddetta fase di stesura. È importante aver chiaro quello che vuoi scrivere e seguire qualche utile consiglio può davvero aiutarti a creare un documento vincente.

Nella maggior parte dei casi quando si legge di un case study si tratta di un problema da risolvere di un cliente, di una soluzione da trovare. Il tuo documento deve spiegare in modo chiaro e semplice come tu e la tua azienda avete risolto il problema, soffermandovi in modo dettagliato su tutti i passaggi effettuati per arrivare alla soluzione. È importante spiegare come il cliente abbia preso la decisione di affidarsi a te e alla tua azienda, ed elencare anche tutti i vantaggi/risultati che questa soluzione ha portato e che l’impatto che ha avuto nei rapporti futuri tra te e la tua azienda e il cliente. Mettere delle immagini a corredo del tuo case study è consigliabile: la scelta migliore sarebbe quella di averne direttamente dall’azienda/cliente a cui hai risolto il problema. Per rendere efficace il documento è fondamentale inserire anche i contatti aziendali che ti hanno aiutato o con chi ti sei interfacciato per risolvere il problema: un tuo potenziale cliente potrebbe essere interessato a contattare determinate figure lavorative.

La regola delle 5W per scrivere un case study di successo

Scrivere in modo semplice e comprensibile è fondamentale per essere compresi dai vecchi e i nuovi clienti. Un documento scritto con un linguaggio tecnico è sconsigliabile e rischia di non essere letto da chi non conosce certi tecnicismi o non ha una buona padronanza del settore di riferimento e così via. Assolutamente da evitare l’autocelebrazione personale e quella della propria azienda: nel case study bisogna usare un linguaggio concreto e sobrio ed è essere diretti e chiari.
Preparare una scaletta prima della stesura vera e propria è consigliabile, così come stabilire in anticipo gli argomenti di cui parlare. A questo proposito, trattandosi di un testo che va pubblicizzato e scritto in un certo modo, è possibile riproporre la “regola delle 5 W” che viene utilizzata con successo nel campo del marketing. Mutuata dallo stile giornalistico anglosassone, la regola delle 5 W (le iniziali stanno per “Who”, “What”, “Where”, “When”, “Why”) viene utilizzata anche nel “problem solving” e persino nella pianificazione dei processi. “Chi?” “Che cosa?” “Quando?” “Dove?” “Perché?” sono le domande a cui bisogna rispondere prima di redigere un articolo. Questo schema, infatti, funziona molto bene non solo nel case study ma anche per fare dello storytelling aziendale. In questo modo il lettore riceve tutte le informazioni più importanti nel paragrafo iniziale e se l’argomento gli interessa può decidere di proseguire nella lettura oppure lasciar perdere.

L’importanza di essere concreti

La prima cosa che devi fare è creare un titolo e un sottotitolo accattivante per il tuo case study: è importante trovare un modo per incuriosire e invogliare il tuo potenziale lettore. Sia nel titolo, sia nel sottotitolo devono risaltare i benefici ottenuti dal cliente: scrivi in modo chiaro e diretto e senza giri di parola. Come accennato precedentemente, un testo autocelebrativo o troppo autoreferenziale può rivelarsi controproducente. Non devi esaltare o lodare troppo il prodotto o il servizio che la tua azienda offre, né celebrare in modo eccessivo il cliente che ha risolto il problema: ci vuole davvero poco per diventare una fonte inattendibile. Il tuo case study deve essere equilibrato e preciso e non essere troppo fantasioso: a tal proposito devi inserire il maggior numero di dati possibili.
I numeri non mentono mai: grafici, statistiche possono aiutarti a rendere ancor più concreto il tuo case study e veicolare meglio le informazioni che stai fornendo. Per esempio, se grazie allo sviluppo di nuovo prodotto la tua azienda ha incrementato le vendite del 70% o ha risparmiato un 10% su altro, queste sono informazioni che vanno scritte in modo efficace nella tua descrizione.
Avere anche la testimonianza di qualche prestigiosa azienda che hai aiutato può essere un altro modo per conferire autorevolezza al tuo case study. Anche una foto di un cliente soddisfatto può essere una scelta vincente, come mettere in evidenza le dichiarazioni rilasciate da un personaggio famoso. Per rendere il tuo case study ancor più convincente puoi aggiungere anche il logo di un’azienda cliente.

In questo esempio, un video creato dall’azienda Regesta (azienda specializzata in soluzioni SAP), il loro cliente Metallurgica Brescia si presenta, poi racconta l’esigenza di implementare su sistema SAP, gli obiettivi e i risultati ottenuti.

In questo caso di successo che si trova sul sito di AWS (servizi cloud di Amazon) si trovano parecchi numeri a rappresentare i risultati raggiunti, alla a una video-testimonianza:

“Grazie ad AWS, Enel ha risparmiato il 21% sui costi di elaborazione e il 60% sui costi di storage, ha ridotto i tempi di provisioning da quattro settimane a due giorni e ha completamente ritrasformato la propria attività. Enel è un produttore e distributore internazionale di elettricità e gas con sede in Italia che rifornisce 61 milioni di clienti. Per la gestione di IoT ed energia, Enel si affida alla piattaforma AWS. Fabio Veronese, direttore dei servizi infrastrutturali e tecnologici, è intervenuto sul palco di re:Invent 2016.”

Molte aziende, in questo caso Oracle, predispongono sul proprio sito Web un’intera sezione dedicata ai case study:

Case study e comunicazione persuasiva: l’esempio di Link&Lead

Nel suo libro “La nobile arte della persuasione. La magia delle parole e dei gesti“, Giorgio Nardone, tra una citazione di Cicerone e Gorgia e un approfondimento su public speaking e importanza del linguaggio non verbale e paraverbale, enuncia le caratteristiche di un perfetto discorso pesuasivo:

  • enunciato suggestivo iniziale per catturare il pubblico
  • definire in modo chiaro e concreto il tema, il problema
  • citare fonti storiche e differenti punti di vista
  • riferire su dati di ricerca, fornendo numeri riguardo gli esiti degli studi relativi al tema
  • esplorare campi di applicazioni ed esperienza riguardo all’argomento
  • esporre esempi e storie
  • chiudere con enunciato di forte impatto evocativo, per ottenere l’effetto “eco finale”

Un caso di successo deve mostrare, ma soprattutto persuadere. Per questo possiamo prendere degli elementi del discorso persuasivo per costruire un case study efficace:

  • definire inizialmente il problema/esigenze del cliente
  • descrivere come si è risolto il problema, eventualmente facendo leva sulle difficoltà incontrate
  • descrivere i risultati concreti (numeri, percentuali, grafici, tabelle, ecc.)
  • rafforzare l’effetto persuasivo con testimonianze dei clienti
  • chiudere con delle conclusioni (con enfasi sulla replicabilità)

A partire da questi principi ho scritto il primo caso di successo della mia startup Link&Lead. Prima ancora di lanciare l’azienda (nel 2021) in piena pandemia abbiamo proposto all’azienda AGM SpA di Brescia di far partecipare i suoi dipendenti al progetto di gamification. Abbiamo via via raccolto tutto: situazione iniziale, risultati, testimonianze, per costruire una pagina del sito Web: “AGM Case Study“.

Controlla sempre prima di pubblicare

Per evitare qualsiasi problema legale è consigliabile chiedere sempre l’autorizzazione per  la pubblicazione di qualsiasi tipo di materiale/contenuto di proprietà di un’azienda esterna. Se l’azienda o il soggetto in questione non si dimostrano particolarmente entusiasti o favorevoli a un’operazione di questo tipo, puoi ricordare loro che il tuo case study può aiutarli ad aumentare la consapevolezza del marchio sia all’interno che all’esterno del proprio settore, in particolare al di fuori del proprio mercato. Un’esposizione di questo tipo può avere anche dei risvolti positivi nello sviluppo del network di contatti della stessa azienda in LinkedIn, per esempio, e anche nelle carriere dei dipendenti. Inoltre, se pubblichi il case study sul sito della tua azienda o sul profilo LinkedIn con l’aggiunta di un “backlink” può aumentare di molto la visibilità (e il traffico) dei tuoi clienti oltre a ottenere risultati ancor più rilevanti sui motori di ricerca. Un altro particolare a cui devi prestare attenzione sono le tempistiche: è importante aggiungere nel tuo case study “quando” certe azioni sono state compiute e in “quanto” tempo sono stati risolti certi problemi. È un modo per dare ancor più risalto alle tue capacità (e a quelle della tua azienda) nella risoluzione dei problemi di un cliente, ed è un biglietto da visita di grande valore.

LinkedIn è il canale ideale per diffondere un case study

Su una piattaforma come LinkedIn questa tipologia di contenuti può funzionare brillantemente: i case study ricoprono un ruolo sempre più strategico nella decisione finale di un cliente. Con un documento di questo tipo un’azienda può dimostrare il supporto che può garantire ai propri clienti nella risoluzione di problemi. E con un case study è possibile consolidare il legame di fiducia che si viene a creare con il cliente, ed è una delle attività che solitamente fanno parte di un piano sviluppato da un content strategist che può aiutare un’azienda a differenziarsi in modo efficace.

Vediamone un esempio. L’azienda Parametric Design prevede, nel suo piano editoriale per LinkedIn, tra un video di tips & tricks e una news di settore, anche diversi casi di successo. Qui il case study è stato impaginato in PDF e caricato direttamente nel post:

In quest’altro esempio il testo del post evidenzia subito quali erano le esigenze del cliente (correttamente taggato):

Come pubblicare un case study sul profilo LinkedIn personale

Nel profilo LinkedIn è possibile attivare una sezione, spesso sottovalutata, che si chiama “Traguardi raggiunti” e si può attivare grazie al pulsante “Aggiungi sezione”:

La sezione progetto è costituita da verse parti:

  • Titolo
  • Date
  • Creatori (altri professionisti che hanno contribuito)
  • Descrizione (2.000 caratteri)
  • Posizione lavorativa associata
  • Link

Riporto qui un esempio d’uso del progetto LinkedIn come caso di successo. Il consulente finanziario Massimo ha deciso di raccontare come ha aiutato un cliente con i suoi investimenti. Il link porta a un documento dove sciorina numeri e grafici.

Scrivimi per una consulenza sulla comunicazione digitale

LinkedIn è una piattaforma che offre molteplici opportunità sia per chi sta cercando di migliorare la propria carriera lavorativa, sia per i professionisti e le aziende che intendono promuovere il proprio business. Per sfruttarne al meglio le potenzialità è fondamentale conoscere i principi di funzionamento del suo algoritmo e i parametri che determinano il successo di un profilo o la maggiore visibilità di un post. LinkedIn nel corso degli ultimi anni si è via via trasformata da una piattaforma principalmente dedicata alla ricerca di lavoro in un vero e proprio social: social network prima, social media poi. Il suo obiettivo è comune ai vari Facebook, Instagram, Twitter e compagnia bella: tenere incollati gli utenti con contenuti interessanti e in grado di coinvolgerli al fine di interagire. Capire come l’algoritmo di LinkedIn determina il successo di un contenuto è fondamentale, così come conoscere quali post, commenti, condivisioni vengono apprezzati maggiormente dalla piattaforma.

Cosa piace a LinkedIn?

L’algoritmo della piattaforma di proprietà di Microsoft (dal 2016 per la precisione) è mutato nel corso degli anni: nel 2019 LinkedIn ha introdotto una nuova versione per migliorare le conversazioni e le interazioni tra gli utenti. Il team di sviluppo ha lavorato al nuovo algoritmo per oltre un anno collaborando con alcuni “profili autorevoli” presenti sulla piattaforma per affinare i nuovi parametri da adattare ai contenuti proposti dagli utenti iscritti. Le modifiche hanno seguito la strada intrapresa già da tempo dalla maggior parte dei social network (Facebook in primis): quella di puntare sui contenuti dal forte impatto emotivo e capaci di genere un elevato grado di coinvolgimento. Non solo il numero degli utenti attivi ma anche la possibilità di incoraggiare conversazioni importanti e significative sono alcuni dei parametri presi in considerazione dal nuovo algoritmo: LinkedIn cerca un modo per valorizzare quei contenuti che non hanno ricevuto la giusta attenzione. Ciò significa che i post che hanno guadagnato già un buon numero di visualizzazioni e condivisioni non saranno più spinti dalla piattaforma stessa (una scelta davvero controcorrente rispetto agli altri competitor), mentre saranno favoriti quelli che incoraggiano una risposta o che usano menzioni e hashtag, indipendentemente dalla lunghezza e dal formato (video, foto o testo) selezionato. Il nuovo mantra della piattaforma è quello di favorire conversazioni/interazioni di qualità per un pubblico specifico a scapito di quelle più generiche: perché avere una nicchia di riferimento è fondamentale per promuovere tutte le attività di marketing e per potenziare il proprio business.

Un cambio di strategia

La nuova strategia adottata da LinkedIn ha dato i suoi frutti e ha trasformato la piattaforma in qualcosa di più simile ai soliti Facebook e Twitter. Sono incentivate sempre più le conversazioni tra gli utenti, grazie all’introduzione di formati e strumenti innovativi, come i video live o la possibilità di sponsorizzare gli eventi. Molte aziende e famosi professionisti hanno salutato il social network di Zuckerberg per abbracciare quello di Microsoft che, pur avendo una platea numericamente più limitata (si parla di 2,60 miliardi di utenti mensili attivi contro 740 milioni!), garantisce una maggiore visibilità e copertura migliore. Ottenere commenti e condivisioni da parte di altri professionisti qualificati è significativamente rilevante, soprattutto per le aziende che sono disposte a pagare. Incoraggiare le conversazioni tra gli utenti è una delle chiavi del successo di ogni social network: in LinkedIn è importante scoprire quale tipologie di post/commenti possono fare realmente la differenza.

Quali tipi contenuti influenzano maggiormente l’algoritmo di LinkedIn?

Come nel caso della maggior parte dei social network, LinkedIn tende a premiare gli utenti che ottengono frequenti interazioni e un maggiore coinvolgimento. Quali sono i parametri che l’algoritmo della piattaforma creata da Reid Hoffman utilizza per decidere la visibilità da assegnare a ogni singolo post (aziendale o personale) dopo la sua pubblicazione?
Innanzitutto, LinkedIn sembrare dare la priorità alle persone con cui si interagisce di più, solitamente i colleghi di lavori (nuovi e vecchi) e chi potenzialmente condivide gli stessi interessi/esperienze, senza dimenticare gli utenti che potrebbero beneficiare dalla lettura del post (si parla in questo caso di “Creator Side Optimization”).
Per entrare nelle grazie dell’algoritmo di LinkedIn il contenuto proposto deve essere di buona qualità: tradotto in parole povere, significa che deve essere “autentico” (non la solita riproposizione trita e ritrita) e generare conversazioni interessanti. Un altro aspetto a cui prestare attenzione è quello di pubblicare notizie o approfondimenti che favoriscano una risposta immediata e che sfruttino diversi formati (non solo video o post). Per incoraggiare l’utente può essere utilizzare le menzioni (fino a un massimo di 5 utenti per post) così come imparare a sfruttare in modo efficace gli hashtag. È buona regola non infarcire il proprio contenuto di hashtag (consiglio di non andare oltre i 3) e usare argomenti e parole adatte al proprio contesto lavorativo. Assolutamente da evitare i cosiddetti hashtag generici.

Occhio al filtro antispam

LinkedIn è un social network basato essenzialmente sulle relazioni/esperienze lavorative e viene usato dalle aziende per trovare potenziali clienti/partner oppure per scovare nuovi talenti in cerca di lavoro. Per come è strutturata la piattaforma è vitale creare una rete di contatti e per creare delle relazioni di valore è necessario proporre dei contenuti studiati per il proprio pubblico di riferimento.
La struttura del proprio network (le persone con cui si è connessi, le pagine seguite, i gruppi a cui si è iscritti, gli hashtag utilizzati, i post commentati ecc) viene analizzata e vivisezionata dallo stesso algoritmo di LinkedIn che la sfrutta per segnalare notizie e post che possono essere rilevanti. Per questo motivo è importante controllare il filtro antispam di LinkedIn: l’algoritmo in certe situazioni può considerare un contenuto come spam e non condividerlo. Anche contenuti di scarsa qualità, per esempio mal scritti o con parolacce, sono penalizzati dalla piattaforma.

Gli utenti possono segnalare contenuti spam altrui:

Ottimizzare il profilo

Per non finire nello spam o più semplicemente per non essere boicottati dall’algoritmo di LinkedIn bisogna rispettare una serie di regole. LinkedIn è una piattaforma social che basa tutto sulla fiducia e quando si pubblica qualcosa dev’essere sempre fatto in modo strategico e attento. Se usato nel modo giusto il social network permette a qualsiasi utente di diventare una fonte affidabile, soprattutto quando ci si trova a far conoscere al proprio pubblico le ultime novità del settore.
La prima cosa da fare è ottimizzare il proprio profilo LinkedIn (vedi il mio metodo LinkedIn10C), una cosa abbastanza scontata ma che molti utenti si dimenticano di fare con regolarità. L’algoritmo infatti studia gli interessi e il profilo dell’utente per suggerire le connessioni adatte a lui e per farlo apparire nelle ricerche effettuate dai vari recruiter o head hunter. Il profilo dell’utente è da considerare come il suo biglietto da visita virtuale e l’algoritmo analizza anche altri aspetti al di fuori della sfera professionale come, per esempio, la capacità di aggregazione. È importante aggiungere nel profilo tutti quegli elementi considerati fondamentali (vedi le keyword o il sommario). È consigliabile poi evitare di seguire quei contatti che non hanno alcuna rilevanza con il proprio profilo professionale.

Come creare il post a prova di algoritmo di LinkedIn

Per proporre dei contenuti a prova di LinkedIn e conquistare l’agognata visibilità è necessario prestare attenzione a un paio di cosucce. Per esempio, la lunghezza del testo di un post ha una certa incidenza ed è meglio non esagerare (mai andare oltre le 190 parole, anche perché il testo verrebbe troncato e costringerebbe l’utente a un clic su “vedi altro”).
La lingua del profilo (e del browser dell’utente) viene tenuta in grande considerazione dall’algoritmo, così come la descrizione di quello che è contenuto nel testo o nelle immagini a corredo. L’algoritmo poi cerca correlazioni tra quello che viene scritto in un post e il profilo stesso dell’utente, soprattutto per il tipo di contenuti che pubblica e/o con cui interagisce.
Lo stesso discorso vale per gli hashtag pubblicati (l’algoritmo controlla se c’è una correlazione tra quelli pubblicati e quelli seguiti), mentre il testo continua a essere molto più rilevante rispetto a immagini, video e link. Per questo motivo è auspicabile proporre un’immagine più testo.
L’ora in cui si pubblica un contenuto può essere fondamentale per raggiungere un numero maggiore di contatti all’interno della propria rete di LinkedIn. Con un programma come Hootsuite è possibile avere delle statistiche dettagliate sulle fasce orarie/giorni in cui la pubblicazione si rivela più favorevole.  Oppure è possibile dare un’occhiata ai propri contatti e vedere quando sono presenti e attivi sulla piattaforma. La presenza di interazioni è positiva per aumentare la visibilità del post stesso, così come la presenza di commenti che abbiamo una certa attinenza con l’argomento trattato e che siano della lunghezza giusta. Se poi l’utente ha una connessione particolare con una particolare organizzazione, per esempio, i post avranno maggiori possibilità raggiungere gli appartenenti a quel gruppo e così via.

Per avere successo in LinkedIn è importante conoscere come funziona l’algoritmo e il suo motore di ricerca interno, in modo da massimizzare la visibilità dei propri contenuti. Con un po’ di attenzione e pratica i tuoi post avranno quella spinta in più per essere apprezzati, non solo dalla tua rete di contatti, ma anche dallo stesso algoritmo di LinkedIn.

Vuoi un aiuto per la revisione del tuo profilo LinkedIn?

Contattami per chiedere una revisione del tuo profilo, compresa la mappatura delle keyword che devi inserire.

La “mission” di una piattaforma come LinkedIn è quella di mettere in contatto domanda e offerta nel mondo del lavoro. Strutturato come un immenso database, la creatura di Reid Hoffman (ora di proprietà di Microsoft) permette non solo di scovare il candidato ideale per la propria azienda ma anche di trovare nuovi potenziali clienti.

LinkedIn è un social network molto particolare e, con un bacino d’utenza che supera abbondantemente i 700 milioni di iscritti sparsi per tutto il pianeta, rappresenta la soluzione ideale per dare una svolta alla propria carriera lavorativa o un nuovo impulso alla propria azienda. Nel nostro Paese i numeri di LinkedIn sono davvero interessanti: gli utenti attivi, infatti, sono più di 14 milioni (terzi in Europa dietro Gran Bretagna e Francia):

 

Per avere un profilo appetibile e sfruttare tutte le potenzialità messe a disposizione da questa piattaforma, la prima cosa da fare è iscriversi al social network. Una volta completata l’iscrizione, devi valorizzare il tuo profilo per attrarre i possibili recruiter o head hunter oppure per farti trovare da partner e potenziali clienti.  All’interno di LinkedIn, infatti, c’è un motore di ricerca che sfrutta le classiche keyword inserite nel profilo degli utenti per proporre i risultati. Per essere selezionati tra milioni di persone è necessario trovare le parole chiave giuste e creare un perfetto biglietto da visita: infatti, la pagina di un profilo LinkedIn lo è a tutti gli effetti. Tutto deve essere curato con grande attenzione perché chi legge il tuo profilo deve riuscire a comprendere velocemente che cosa puoi fare per lui.

Come ci si iscrive a LinkedIn?

Per iscriverti a LinkedIn vai alla pagina principale della piattaforma e compila il format proposto. Puoi completare l’operazione con un computer oppure con uno smartphone o tablet scaricando l’applicazione di LinkedIn disponibile gratuitamente per i dispositivi Android e iOS. A questo punto digita il tuo nome e cognome, l’indirizzo e-mail e la password (sceglila sicura, con almeno 8 caratteri a un mix di maiuscole, minuscole, numeri e caratteri speciali tipo @, #, €: una password su tre non è abbastanza sicura!) che intendi usare. Contrariamente a quello che succede negli altri social network, quando crei un profilo su LinkedIn devi usare il tuo vero nome. Infatti, non è possibile usare pseudonimi, né i nomi delle società, di associazioni, gruppi, indirizzi e-mail o altri caratteri speciali che non rispecchiano il nome reale. Una volta compilato il form, clicca su “Iscriviti ora”. Dovrai completare anche altri campi quali il “Paese/Area geografica” di appartenenza e il “CAP della tua città”: per proseguire clicca su Avanti.

Una volta completata la sezione dedicata ai dati personali, è arrivato il momento di compilare quella destinata a quelli professionali. Ci sono diverse voci tra cui scegliere: devi selezionare “Qualifica più recente” e “Azienda più recente”, mentre successivamente devi indicare il “Settore”. Una volta selezionato il settore della propria azienda tra quelli disponibili devi cliccare su Avanti. A questo punto LinkedIn ti chiederà il motivo che ti ha spinto a utilizzare questa piattaforma. “Che cosa ti interessa in particolare?”: qui dovrai scegliere una risposta che tra quelle disponibili: “Costruire la mia rete professionale”, “Trovare un lavoro”, “Tenermi al corrente sul mio settore”, “Restare in contatto con i miei collegamenti” e “Non so ancora. Accetto suggerimenti.”. Per gli studenti, invece, il format è leggermente diverso e contempla voci quali il nome della scuola/università frequentata e la data di inizio/fine degli studi e via dicendo.

LinkedIn verifica la tua identità

Dopo aver completato il format e inserito i dati richiesti, è arrivato il momento di controllare la tua casella di posta: LinkedIn ti ha inviato una e-mail con un codice di verifica per attivare il tuo account. Dopo aver inserito il codice dovrai semplicemente cliccare su Accetta e conferma. Dopo aver completato l’operazione potrai accedere alla piattaforma LinkedIn. Per chi utilizza uno smartphone o un tablet, la procedura è sostanzialmente la stessa: dopo aver scaricato l’app di LinkedIn dallo store del tuo dispositivo, dovrai registrarti utilizzando una tua e-mail oppure collegando il tuo account Google (molto più veloce). Ti verrà richiesta la verifica della tua identità tramite un codice SMS o una chiamata telefonica. Una volta inserito il codice di verifica puoi procedere alla creazione del tuo profilo inserendo i dati richiesti nei campi nella stessa modalità della sopracitata versione per computer.

Come creare un profilo LinkedIn di successo

È importante ricordare che gli algoritmi di LinkedIn studiano i tuoi interessi e il tuo profilo per suggerirti le connessioni adatte a te o per farti apparire nelle ricerche effettuate dai vari recruiter o head hunter. Non basta creare un profilo per trovare lavoro o per cercare un giovane talento da inserire nella tua azienda: per sfruttare le immense potenzialità della piattaforma devi ottimizzare il tuo biglietto da visita virtuale. La valutazione di un profilo professionale è cambiata nell’ultimo decennio e il cambiamento ha avuto un certo impatto anche nelle dinamiche di LinkedIn: la piattaforma ha iniziato così a considerare anche altri aspetti al di fuori della sfera professionale, come, per esempio, la capacità di aggregazione. Questo cambiamento ha portato LinkedIn a introdurre nuove sezioni per aggiungere informazioni su di te e sulla tua azienda.

Quali parole chiave inserire nel tuo profilo?

La chiave di tutto sono le informazioni: le persone devono sapere chi sei e quale qualifica stai attualmente ricoprendo in azienda. Per valorizzare il tuo profilo devi innanzitutto usare le keyword giuste: per farlo ti conviene dare un’occhiata alle posizioni lavorative aperte su LinkedIn a cui sei interessato. Che cosa devi cercare? Presta attenzione all’uso di termini particolari o alle competenze specifiche richieste, oltre ai titoli di studio e altro ancora. Se hai una certa esperienza in un particolare settore oppure una buona propensione a guidare gruppi o a relazionarti con gli altri, sono qualità che devi mettere in risalto. Per questo è importante usare lo spazio del titolo o headline o ancora Sommario (quello accanto, o sotto, al tuo nome e cognome) con keyword che si ricolleghino alla tua carriera lavorativa o a certe competenze che possano aiutarti a essere trovato quando viene ricercato nel search engine di LinkedIn un determinato argomento. Lo schema può essere riassunto così: qualifica/status professionale oltre a cosa fai e per chi, in concreto. Non “impiegato”, bensì “Impiegato addetto alla gestione dello stoccaggio” oppure “Impiegato back office commerciale estero e Italia”. Attenzione, però: inserire un elenco di troppe parole chiave nel tuo profilo può rivelarsi controproducente: gli algoritmi di LinkedIn, infatti, potrebbero pensare che si tratti di spam, compromettendo così i risultati di ricerca.

Per chi punta a ricevere offerte al di fuori dell’Italia ti segnalo che è stata aggiunta la possibilità di includere nel tuo profilo LinkedIn anche la registrazione della corretta pronuncia del tuo nome e cognome (io l’ho fatto!).

Per usare questa funzione non devi fare altro che aprire l’app di LinkedIn e cliccare sulla modifica della scheda introduttiva: qui potrai impostare la registrazione. Per ascoltare devi semplicemente fare clic sull’icona dell’altoparlante e poi salvare le modifiche che hai fatto. Si tratta di una funzione poco conosciuta ma che può essere d’aiuto in svariate situazioni.

L’importanza del sommario

Come ti ho detto precedentemente, le informazioni sono la chiave per avere successo in LinkedIn. Sulla parte superiore e centrale del tuo profilo hai a disposizione un’apposita sezione in cui condividere le informazioni per te rilavanti con gli altri iscritti alla piattaforma. Dall’URL del tuo sito Web e blog fino ai tuoi profili social o numero di telefono e così via.

Un altro aspetto importante che puoi sfruttare in LinkedIn è il sommario (di massimo 2.000 battute): usalo per fare un breve riepilogo della tua esperienza professionale e delle competenze che hai acquisito nella tua carriera. Devi scegliere con cura le parole da usare e prestare attenzione alle informazioni che dai o che vuoi mettere in risalto. Per quanto riguarda la breve descrizione che devi preparare, cerca di scrivere qualcosa che possa renderti attraente a un potenziale datore di lavoro, partner o cliente e spiegando in modo chiaro chi sei o cosa fai.

Aggiungi contenuti multimediali per incrementare la tua visibilità

Puoi anche aggiungere dei contenuti multimediali al tuo profilo LinkedIn per mettere in risalto i traguardi raggiunti nella tua carriera o per consolidare la tua autorità su determinati argomenti: per esempio, puoi inserire un video YouTube, una presentazione o altro ancora. La tua esperienza lavorativa passata e attuale viene sfruttata da LinkedIn per determinare quali parole chiave devono essere associate al tuo profilo. Le keyword servono alla piattaforma per suggerirti poi le connessioni adatte ai tuoi interessi, le aree di competenza ed esperienze lavorative. Anche in questo caso cerca di non abusarne: aggiungere contenuti multimediali per ogni esperienza e traguardo professionale può rivelarsi un boomerang.

Il fattore “competenze” in LinkedIn

Avere qualcuno che può confermare le tue competenze e i risultati ottenuti nella tua carriera lavorativa è un altro aspetto che devi curare attentamente. Puoi scrivere quello che vuoi ma non se nessuno conferma quello che hai scritto, non servirà a nulla. In LinkedIn le competenze sono apprezzatissime: le statistiche dimostrano che un profilo aggiornato con una lista di competenze viene visitato in media 10 volte in più di uno senza.

Un altro aspetto da considerare riguarda gli annunci di lavoro pubblicati su LinkedIn: spesso non sono altro che una serie di abilità/skill che il candidato ideale dovrebbe possedere. In LinkedIn si possono avere due tipologie di competenze: quelle preparate in modo autoreferenziale e quelle scritte da persone con cui si è lavorato/collaborato. Per avere valore qualsiasi tipo di competenza va confermata: più gli altri utenti lo faranno (basta un semplice clic), più il tuo profilo professionale guadagnerà in autorevolezza e credibilità.

Come aggiungere/scegliere le competenze in LinkedIn

Considerata l’importanza delle competenze, ti domanderai quali sono quelle che possono fare la differenza e vanno aggiunte assolutamente al profilo. Per avere una panoramica sulle competenze disponibili, vai nella “Directory” degli argomenti di LinkedIn. Cliccando su un argomento specifico/abilità ti verrà mostrata una pagina con le aziende di riferimento e gli argomenti correlati. Oppure all’interno del tuo profilo puoi cliccare sull’opzione “Aggiungi Competenza” e inizia a digitare le competenze facendo clic su quelle suggerite da LinkedIn in base alle informazioni già presenti nel tuo profilo. Le competenze si possono dividere in due categorie: soft skill e hard skill. Le prime riguardano il comportamento e l’attitudine di una persona, dalla comunicazione fino al lavoro in gruppo. Si tratta di abilità che si trovano/sono richieste in tutte le professioni e sono diffuse e conosciute.

Il secondo gruppo di abilità invece sono più specifiche e possono riguardare sia qualcosa di pratico, sia qualcosa di teorico. LinkedIn offre dei suggerimenti nelle scelte: se hai dei dubbi cerca tra i profili simili al tuo per capire quale inserire nella tua lista. C’è un però: il limite delle competenze che puoi inserire è fissato a 50. Quindi, ricordati di selezionare quelle che per te sono fondamentali e quelle che sono state maggiormente confermate dalla tua rete di contatti. Al momento dell’iscrizione non devi per forza inserire tutte le competenze: la sezione è stata creata anche per essere aggiornata nel corso del tempo, quindi puoi aggiungerle anche in un secondo momento. Una volta selezionate, le varie competenze verranno sistemate in un’apposita sezione e, soprattutto, saranno visibili a tutti. Ti consiglio di sceglierne tre tra quelle che hai selezionato: scegli soprattutto quelle che contengono una delle parole chiave per le quali desideri essere ricercato e trovato. Sempre nella lista delle migliori dovresti inserire la competenza per la quale hai ricevuto un maggior numero di conferme da parte degli altri iscritti. Le competenze più ricercate dalle aziende in LinkedIn negli ultimi anni riguardano cloud, data mining, analisi statistica e in generale tutte quelle che appartengono alla categoria “hard skill”. Per quanto riguarda le “soft skill”, i recruiter e gli head hunter cercano soprattutto leadership, comunicazione e collaborazione. Insomma, ogni settore poi ha le proprie caratteristiche/peculiarità e di conseguenza anche le proprie competenze.

Le competenze devono essere confermate/approvate per avere valore: dagli altri utenti, o meglio, dai collegamenti di 1° grado. Agli occhi di un selezionatore del personale o di un possibile cliente, una competenza con un buon numero di conferme assume una grande importanza. Ricevere una conferma riguardo una competenza è fondamentale per rendere il proprio profilo più appetibile. Purtroppo, molti iscritti a LinkedIn non hanno ancora capito quanto sia importante confermare le competenze e alcuni addirittura ne ignorano l’esistenza!

Come richiedere la conferma di una competenza

Ci sono diverse possibilità per ottenere la conferma delle tue competenze. La prima consiste nel fare una richiesta diretta ai contatti presenti nella tua rete. Nella sezione “Competenze e conferme” vai sul profilo di un tuo contatto e alla voce “Altro” puoi richiedere una “Segnalazione”: chi ha lavorato con te può dare l’agognata conferma. Chiaramente devi richiedere il feedback a figure professionali legate al tuo settore o a un tuo ex collega di lavoro. Un’altra tecnica che puoi utilizzare è quella ti confermare tu stesso le abilità su altri profili in qualche modo collegati per interessi o settore lavorativo al tuo: non appena riceveranno una notifica da parte di LinkedIn la maggior parte di loro si sentirà spesso in obbligo di ricambiare. Un altro modo che puoi usare è chiedere la conferma di una o più competenze con un messaggio privato: puoi sfruttare questo sistema con gli ex colleghi, colleghi attuali, datori di lavoro o ex compagni di università/scuola. Puoi anche contattare privatamente un utente che ha commentato, condiviso, consigliato un contenuto o un articolo da te prodotto per chiedergli di confermare alcune abilità, utili per cercare lavoro o farsi notare. Un’altra strada vincente è quella di chiedere la conferma alla fine dei contenuti che hai pubblicato su LinkedIn: se un qualsiasi utente ha apprezzato quello che hai scritto o condiviso potrebbe anche facilmente confermare una delle tue abilità. E spesso, il ricevere un buon numero di approvazioni sul tuo profilo innesca un meccanismo che incentiva anche gli sconosciuti a confermare le tue abilità. Infine, puoi chiedere aiuto a un gruppo specifico: c’è una sezione apposita per ricevere una “raccomandazione veloce” (“LinkedIn Endorsement” ). Chiaramente si riceveranno conferme da sconosciuti ma come si suol dire “a caval donato non si guarda in bocca”!

Come confermare una competenza

Per prima cosa vai sul profilo della persona a cui desideri confermare una competenza. La piattaforma ti chiederà “in base a cosa confermi” la suddetta competenza. Gli algoritmi cercano di capire se conosci la persona, se ci hai lavorato insieme e altre situazioni più o meno credibili. Questa operazione si può fare solo per i collegamenti di primo grado: devi semplicemente cliccare sul pulsante “+” a fianco della competenza che vuoi confermare. La foto del tuo profilo dovrebbe comparire a fianco della competenza segnalata: se c’è, vuol dire che tutto è andato a buon fine. È importante ricordare che puoi confermare tutte le competenze che vuoi e puoi cancellare quando vuoi! Le competenze che hanno ricevuto il maggior numero di conferme verranno spostate in cima alla sezione “Competenze e conferme”.

LinkedIn Skill Assessment valuta la veridicità delle tue competenze

Per controllare le competenze messe in rilievo dagli utenti nei propri profili, LinkedIn ha introdotto dei particolari test di valutazione che contemplano, per ora, solo una parte delle abilità disponibili. Si tratta di test composti da una serie di domande a scelta multipla (per ora in inglese) che vanno completati entro un tempo limite: se riuscirai a superarli otterrai un badge, se no potrai ripeterli dopo un periodo di tre mesi. Inoltre, LinkedIn ti suggerirà tre video da vedere/studiare per migliorare la tua preparazione. I test si trovano nella sezione dedicata alle competenze/skill del tuo profilo. Per provarne uno, clicca sul pulsante “Rispondi al quiz delle valutazioni delle competenze”: si aprirà una schermata con i quiz da provare. Non tutte le competenze, purtroppo, possono essere oggetto di test. Grazie a LinkedIn Skill Assessment è più facile per le aziende verificare la correttezza delle informazioni inserite, mentre per l’utente è l’occasione giusta per mettere alla prova le competenze finora acquisite. Per i recruiter e gli head hunter è lo strumento ideale per ottimizzare il processo di selezione del personale e quello di ricerca del lavoro.

Io, per esempio, ho certificato la mia conoscenza di PowerPoint e conquistato il badge:

Come scrivere una segnalazione su LinkedIn

Tra le opzioni presenti in LinkedIn c’è anche quella di segnalare un utente. Per farlo devi andare nella pagina principale del tuo profilo e cliccare sulla freccia a fianco del pulsante “Modifica Profilo”. Nel menu a tendina che si apre clicca su “Chiedi una segnalazione”: successivamente dovrai compilare alcune voci nella sezione “Per che cosa vuoi essere segnalato?”. Dovrai selezionare per quale esperienza lavorativa/formativa stai chiedendo la raccomandazione. Successivamente ti verrà chiesto “A chi vuoi chiedere?”. Nella lista dei tuoi contatti seleziona la persona a cui vuoi chiedere la segnalazione. LinkedIn permette di fare richieste multiple (fino a 200 alla volta): è meglio limitarsi a farne una alla volta. È fondamentale personalizzare il messaggio per chiedere la raccomandazione. La segnalazione acquista sarà di pubblico dominio e la potrà leggere chiunque acceda al tuo profilo. Un piccolo consiglio: è preferibile inviare una richiesta di raccomandazione al di fuori di LinkedIn, magari via e-mail o tramite in canali social, in particolare alle persone con cui non sei connesso ma con cui hai lavorato in passato. È anche possibile ottenere una raccomandazione scrivendone tu stesso una per qualcuno con cui hai lavorato in passato. La gente, spesso, tende a contraccambiare e se glielo chiederai te ne scriverai una per te in cambio.

Traguardi raggiunti da mostrare in LinkedIn

LinkedIn permette di inserire pubblicazioni, certificazioni e altro in un’unica sezione: si tratta di informazioni che possono migliorare il tuo profilo professionale e vale la pena aggiungerle. Oltre ai traguardi raggiunti, un’altra carta che puoi usare per creare dei nuovi collegamenti e dare maggiore visibilità al tuo profilo sono gli interessi comuni. Avere “qualcosa in comune” di cui parlare può essere un valido aiuto per instaurare un rapporto con un possibile contatto o un potenziale cliente.

Vuoi un aiuto per la revisione del tuo profilo LinkedIn?

Contattami per chiedere una revisione del tuo profilo, compresa la mappatura delle keyword che devi inserire.

Nell’ambito della partnership con VeryFastPeople, società di consulenza specializzata nella fornitura di servizi per amministratori di condominio, è iniziato un piano di contenuti a tema “LinkedIn per gli amministratori di condominio”.

In particolare abbiamo realizzato l’eBook “LinkedIn per amministratori di condominio” (download gratis qui) e 10 videopillole sullo stesso tema, in distribuzione sui canali social dell’azienda dal maggio 2021.

La prima videopillola: perché LinkedIn per gli amministratori di condominio

Puoi rivedere il primo filmato sulla pagina LinkedIn di VeryFastPeople:

Segui la pagina LinkedIn di VeryFastPeople per i prossimi video.

Da mesi frequento il mondo degli amministratori di condominio, grazie a una serie di eventi che, insieme a VeryFastPeople, tengo per le sedi Anaci di tutta Italia. Il 21 maggio è stato annunciato, durante l’evento Anaci di Milano, una nuova iniziativa editoriale: l’eBook, in download gratuito, “LinkedIn per amministratori di condominio“.

Così l’eBook è stato presentato sul sito di VeryFastPeople:

Il social network professionale non è un semplice servizio per offrire e trovare lavoro. Nonostante il 90% degli utenti ancora lo confonda con un curriculum vitae online o un ufficio di collocazione 2.0, LinkedIn rappresenta oggi uno strumento strategico fondamentale per aziende di ogni dimensione – dalla microimpresa alla multinazionale con sedi in tutto il mondo – in grado di promuovere attività e creare nuove opportunità di business.

Ma come sfruttare al meglio il potenziale di questa piattaforma nell’ambito dell’amministrazione condominiale? Ce lo spiega Gianluigi Bonanomi, autore, giornalista ed esperto in comunicazione digitale, specializzato nell’uso strategico di LinkedIn.

La cover dell’eBook

Il download gratis dell’eBook

Per scaricare il libro occorre compilare un form sul sito di VeryFastPeople. Fai clic qui: