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Le referenze di LinkedIn: cosa sono, come chiederle e come usarle in maniera efficace

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Una delle sezioni più importanti di LinkedIn è quella delle referenze: un conto è vantare competenze, un altro è avere qualcuno che le conferma. Chi legge un profilo di uno sconosciuto non ha modo di verificare se quanto dice è vero o è frutto della fantasia (non sono pochi, del resto, quelli che si “vendono” certificando di possedere conoscenze inesistenti), e le referenze da parte di clienti e colleghi sono un ottimo modo di mostrare a un potenziale datore di lavoro che non si sta dando aria alla bocca: c’è qualcuno che ci ha messo la faccia, raccomandando un persona, “certificandone” in qualche maniera le capacità. Un conto è dire di aver lavorato a un progetto importante per una grande azienda, un altro è affiancare questa informazione a un commento di un capoprogetto o un dirigente che conferma non solo che abbiamo realmente svolto quella funzione, ma che lo abbiamo fatto bene. Questo vale ancora di più per i clienti. Poco conta che si vendano servizi, prodotti o consulenza: un commento di un cliente soddisfatto avrà un impatto importante sull’attività, molto più di un CV strepitoso.

Queste competenze, però, non arrivano in automatico: bisogna coinvolgere i clienti e i colleghi, richiederle attivamente, ovviamente usando il tatto necessario. In questo articolo, ti suggerirò alcune tattiche per sfruttare al meglio questa funzione di LinkedIn.

Cosa sono le referenze di LinkedIn?

Nel mondo anglosassone, e non solo, la lettera di raccomandazione è molto diffusa: viene stilata dai professori universitari (nel caso soprattutto di progetti di ricerca) o da precedenti datori di lavoro, che confermano le nostre capacità, raccomandandoci ad altri imprenditori. In Italia questo approccio è meno diffuso culturalmente, ma sta prendendo sempre più piede nel mondo digitale, spinto proprio dalle funzioni di LinkedIn. Possiamo considerare una referenza come l’equivalente di una recensione a 5 stelle di Amazon: è a tutti gli effetti la manifestazione di apprezzamento di un cliente per i prodotti o servizi che abbiamo offerto. Il social le definisce in questa maniera (anche se in questa pagina sostituisce il termine “referenza” con “raccomandazione”, forse a causa di una traduzione automatica):

Una raccomandazione è un encomio scritto da a utente LinkedIn per riconoscere il tuo lavoro.

È possibile richiedere consigli dalle connessioni di primo grado con cui si lavora o con cui si è lavorato.

Se una connessione scrive un suggerimento, si riceverà una notifica tramite un messaggio dal mittente in LinkedIn. È possibile accettare, respingere o chiedere la revisione della raccomandazione.

Una volta accettato un suggerimento dalla connessione, questa sarà visibile alla rete per impostazione predefinita. Puoi nascondere una raccomandazione che hai accettato.

È inoltre possibile riconoscere il lavoro delle connessioni scrivendo loro una raccomandazione. Se si riceve una richiesta di raccomandazione, è possibile rifiutare la richiesta e non è necessario rispondere. Tuttavia, se si scrive una raccomandazione e si cambia idea in un secondo momento, è possibile modificare una raccomandazione fornita o eliminare una raccomandazione. Non c’è limite al numero di raccomandazioni che puoi richiedere o dare.

La strategia migliore è quella di non limitarsi a chiedere, ma anche di essere attivi, raccomandando i propri clienti e colleghi: è più probabile che qualcuno confermi le nostre capacità se siamo i primi a fare questo gesto, confermando le sue.

Come scrivere una referenza su LinkedIn

Scrivere una referenza su LinkedIn è estremamente semplice: basta andare sul profilo di un contatto di primo grado (non sarà possibile scriverle per quelli al di fuori di questa cerchia), cliccare su Altro e dal menu a tendina che si aprirà selezionare Scrivi una referenza.

Alla schermata successiva bisogna aggiungere la relazione (cliente, collega, sottoposto, manager…) e la posizione lavorativa di chi vogliamo “raccomandare”. Cliccando su avanti si potrà poi scrivere la referenza vera e propria. Non c’è bisogno di muri di testo infinito, anzi: meglio essere concisi ed estremamente diretti, come in questo caso

Come chiedere una referenza

Scrivere raccomandazioni per clienti o colleghi è un modo per attirare la loro attenzione e stimolare, in maniera poco invasiva, una reazione uguale da parte di questi. Quando si pubblica una referenza, il contatto “raccomandato” riceverà una notifica, e sarà stimolato a fare lo stesso. Certo, non possiamo raccomandare tutti solo per ottenere qualcosa in cambio, senza contare che in molti casi, soprattutto nel caso di clienti, non è applicabile, e rischierebbero di essere solo parole al vento: adulare qualcuno per ottenere qualcosa in cambio non porterà vantaggi a nessuno dei due, e per questo motivo è consigliabile raccomandare solo persone di cui possiamo certificare la competenza, in uno specifico ambito. Una referenza, del resto, è più di un like, e deve far emergere l’unicità e la capacità di quella persona. Lo stesso vale nel senso opposto: chiediamo ai clienti e colleghi solo referenze dimostrabili. Inutile chiedere cose del tipo “Per favore, puoi scrivere che sono bravissimo a fare siti web?” se non gli abbiamo sviluppato il sito. Può sembrare ovvio, ma ci sono anche personaggi che cercando di potenziare con questi trucchetti il proprio profilo. Ma i risultati, come facilmente intuibile, non solo i migliori.

Fatta questa premessa, veniamo al punto: come si chiede una referenza su LinkedIn? Esattamente come visto in precedenza per realizzarle: si va sul profilo della persona cui vogliamo fare la richiesta, si clicca su Altro e si seleziona Chiedi una referenza. La procedura è identica a quella vista in precedenza e bisognerà indicare la relazione e la posizione. Al passaggio successivo, invece, si dovrà comporre un messaggio per richiedere al contatto di supportarci realizzando una referenza per noi.
I più timidi potranno sentirsi invadenti, è comprensibile, ma non c’è nulla di cui vergognarsi: è una prassi normale e molto adottata. Soprattutto, non stiamo parlando di una sorta di marchetta, ma di un’opportunità di networking. Ovviamente, chiediamolo solo se abbiamo la certezza di aver fatto un lavoro che è stato apprezzato: se durante la collaborazione sono emersi problemi insormontabili o pesanti divergenze, difficilmente (e comprensibilmente) otterremo una referenza. Meglio insomma concentrare gli sforzi sui lavori, le collaborazioni e le consulenze che hanno portato i risultati migliori.

Referenze su LinkedIn: a chi chiederle?

Idealmente, si dovrebbero richiedere referenze a tutti i clienti e le persone con cui si è lavorato: gli ex-capi sono le prime persone cui chiederle (soprattutto se l’obiettivo è trovare un nuovo lavoro…). Ci conoscono, hanno una conoscenza approfondita dei nostri pregi e difetti, e sono le persone più indicate per supportarci. Ma questo vale anche per i clienti (soprattutto se l’obiettivo è commerciale): vedere un profilo LinkedIn ricco di raccomandazioni effettuate dai clienti è un plus da non poco. Significa che chi ha avuto a che fare con noi, oltre ad averci pagato, è rimasto talmente soddisfatto da dichiararlo pubblicamente.

Quello da non fare assolutamente è scambiarsi referenze con colleghi e amici come se fossero figurine: fanno numero, ma non sono incisive, e non supportano nel raggiungimento degli obiettivi di business. Si rischierebbe solo di dare l’impressione di un gruppo di furbetti che ridono dandosi gran pacche sulla spalla.

Referenze su LinkedIn: qualche suggerimento

I più timidi probabilmente non si sentiranno a loro agio nel richiedere una referenza a ex datori di lavoro o attuali clienti, in parte anche perché come abbiamo detto questo approccio non è radicato nella cultura italiana, al contrario di quanto avviene all’estero, in particolare nel mondo anglosassone. Se chiedere una referenza può sembrare troppo sfacciato, si può sempre prendere l’iniziativa e scrivere una raccomandazione relativa alla persona in questione: un modo gentile per stimolare la controparte ad agire, senza chiederlo direttamente. Cialdini direbbe che si tratta di “reciprocità”.
Potrebbe capitare anche a noi di riceverne alcune non richieste: in tal caso, il consiglio è quello di non rispondere immediatamente, appena vediamo la notifica. Prendiamoci qualche giorno prima di replicare: non sembrerà uno scambio di favori, risultando più efficace.

Anatomia di una referenza perfetta

Non tutte le referenze sono uguali, e di sicuro cose del tipo “Ho lavorato benissimo con Gianluigi” non sono particolarmente efficaci: sono l’equivalente di una recensione su Amazon priva di commento, che riporta solo le stelle. Un discorso articolato funzionerà meglio, ma non è necessario scrivere muri di testo infiniti, anzi: la capacità di sintesi è importante e non è necessario usare tutti i 3.000 caratteri che si hanno a disposizione.

Una raccomandazione ben realizzata può essere composta così:

  • Una fase introduttiva, dove spieghi dove e come hai conosciuto la persona in questione
  • Spiegare perché il contatto in questione si è “meritato” una questione, sottolineando le competenze e la predisposizione
  • Quali obiettivi sono stati raggiunti? Questo è un tema fondamentale: che un professionista sia simpatico, eccentrico o empatico interessa relativamente. Quello che conta, è il valore aggiunto che ha portato: questo dovrebbe essere il focus della raccomandazione

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Come usare gli hashtag su LinkedIn

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Ormai abbiamo un hashtag per qualsiasi cosa. Il famoso “cancelletto” non è altro che un tag, un’etichetta, una parola chiave o un termine associato che viene utilizzato in Rete e nei social network come “aggregatore tematico” per rendere più facile agli utenti la fruizione e la ricerca dei contenuti. Il termine “hashtag” nasce dalla fusione delle parole “hash” (cancelletto) e “tag” (etichetta) e deve la sua popolarità principalmente a Twitter che l’ha utilizzato per contrassegnare le parole chiavi. Un’idea semplice e rivoluzionaria che permetteva all’utente di creare una propria rete di collegamenti semplicemente contrassegnando un messaggio con un “hashtag”. L’idea ebbe grande successo e fu riproposta anche dagli altri social network che stavano nascendo in quel periodo, Facebook e Instagram in primis.

La creazione degli hashtag

La nascita degli hashtag ha una data ben precisa: il 23 agosto 2007 il blogger e avvocato statunitense Chris Messina ha l’idea di usare il simbolo del cancelletto (“#”) per raggruppare i gruppi di conversazione nella piattaforma di microblogging creata da Jack Dorsey nel 2006 (il sopracitato Twitter), un modo efficace per inviare brevi SMS a specifici gruppi di persone. Il nome di Twitter deriva proprio da qui: i cinguettii da 140 caratteri (sono diventati 280 solo nel novembre 2017) ben si adattavano al progetto ideato da Dorsey. L’hashtag può essere creato da un utente inserendo il famoso cancelletto “#” davanti a una parola o a una (breve) frase nel messaggio che si sta scrivendo. La parola magica può essere composta da lettere, cifre e sottolineature: la ricerca di un hashtag restituisce tutti i messaggi che sono stati etichettati nello stesso modo.

Gli hashtag nei social network

Se Instagram e Twitter ne hanno fatto il proprio mantra (in Facebook hanno una valenza diversa), anche su una piattaforma professionale come LinkedIn gli hashtag sono diventati fondamentali per dare visibilità alla propria rete di contatti e alla pubblicazione di contenuti. Questa funzione è stata aggiunta solo recentemente (nel 2018 per la precisione, anche se ha preso davvero piede nel 2019) e viene utilizzata in modo diverso rispetto agli altri social network. Per esempio, usare gli hashtag più utilizzati dagli utenti per pubblicare i propri contenuti ha una valenza diversa in LinkedIn rispetto a quello che accade regolarmente in Instagram o Twitter. È importante conoscere gli hashtag, studiarne l’efficace e l’utilizzo e sapere quale e quando utilizzare quello giusto al momento giusto (e al post giusto). Ecco come.

Come usare gli hashtag su LinkedIn

I famosi aggiornamenti (sono definiti così gli hashtag nella piattaforma) possiamo usarli quando pubblichiamo un post o un articolo. Il loro inserimento è semplice e immediato, sulla falsariga di quello che accade solitamente negli altri social network. Possiamo aggiungerli, per esempio, agli articoli interni che troviamo in LinkedIn. Per farlo, andiamo sulla pagina iniziale e clicchiamo sulla voce “Scrivi un articolo”. Una volta scritto il nostro articolo non ci resta che metterlo a disposizione di tutti cliccando su “Pubblica”: si apre una finestra e alla voce “Comunica alla rete il contenuto del tuo articolo” possiamo inserire i nostri hashtag oltre a un breve testo introduttivo. È importante ricordare che una volta pubblicato il nostro pezzo non possiamo più modificare o eliminare gli hashtag inseriti. È possibile inserire un hashtag anche al “Titolo” o al “Riepilogo” del nostro profilo ma l’aggiunta non offre finora dei benefici particolari.

Una piccola guida per gli hashtag

Quando si pubblica qualcosa su LinkedIn le prime ore sono quelle più delicate: la piattaforma, infatti, tende a mostrare il contenuto prodotto solo a una piccola porzione di follower per analizzarne il tipo di reazione. Se il contenuto genera un certo interesse, l’algoritmo lo mostrerà successivamente ad altri contatti facendolo diventare virale. Quindi, la prima regola è controllare se il nostro profilo LinkedIn (anche se disponiamo di un account Business) sia pubblico. Sembra scontato ma spesso non lo è: per fugare ogni dubbio andiamo alla voce “Impostazioni del profilo pubblico” e mettiamo la spunta sulla voce “Rendi il mio profilo pubblico visibile a tutti”. In questo modo ogni hashtag che inseriremo potrà essere visualizzato da tutti i membri della piattaforma (oltre 700 milioni di utenti, 15 milioni di italiani) e non solo dalla rete dei propri contatti. Per quanto riguarda i singoli post, selezionando “Impostazioni post” e poi “Pubblico + Twitter” possiamo condividere i post hashtag anche su un’altra piattaforma social come Twitter.

Quando si usa un hashtag LinkedIn crea una sorta di landing page, grazie alla quale altri utenti possono seguire quel tema.

Un breve testo descrittivo è fondamentale

Per sfruttare al meglio gli hashtag è necessario scrivere un breve testo descrittivo. Sembra piuttosto scontato ma postare un semplice link con un’immagine o un video senza una breve descrizione può rivelarsi persino controproducente. Gli hashtag vanno inseriti direttamente all’interno oppure alla conclusione del testo e devono essere necessariamente parte integrante, non un corpo a sé stante. Gli hashtag devono comunicare in modo chiaro il nostro messaggio/obiettivo ed è importante capire se possiamo trasformare una parola chiave in un hashtag vincente. Alcuni termini, infatti, non si prestano a questo tipo di operazione ed è possibile che finiscano in un’altra categoria molto gettonata: lo spam.

Non trasformare ogni parola in un hashtag

Il mio consiglio è di non trasformare in hashtag ogni parola e di usare o crearne altri che siano funzionali al nostro obiettivo. Come negli altri social network, anche gli hashtag su LinkedIn possono includere lettere, numeri e le famose emoji. Per rendere più efficaci i nostri hashtag dobbiamo evitare l’inserimento di spazi e simboli vari all’interno del tag: niente apostrofi, virgole, punti esclamativi, interrogativi e punteggiatura varia. Le lettere maiuscole vanno utilizzate se stiamo usando un hashtag composto da più parole: in questo caso è importante raggrupparle insieme e in modo efficace. Un altro trucco è quello di usare la lingua anglosassone che si dimostra efficace soprattutto nel creare degli slogan o tormentoni vincenti (basta dare un’occhiata alle campagne presidenziali negli Stati Uniti). Se piazziamo il nostro hashtag all’interno di un testo o una frase, la punteggiatura può essere usata, mentre è raccomando usare un controllo ortografico per evitare qualsiasi errore di battitura o di ortografia che possono mettere a repentaglio l’efficacia. È importante trovare un titolo che riesca a dare una certa rilevanza agli hashtag inseriti e soprattutto evitiamo di sostituire una titolazione di un post di Linkedin con una serie di parole del tipo “#5 #motivi #per #ottimizzare #il #tuo #brand”: per gli algoritmi della piattaforma questo equivale a spam.

Quanti e quali hashtag scegliere

Un’altra buona regola è quella di circoscrivere il numero degli hashtag: anche se non c’è un vero e proprio limite da seguire, è importante limitare la voglia taggare qualsiasi cosa per aumentare la portata dei nostri post o articoli. Il limite da non superare è quello dei cinque per post: un numero superiore potrebbe essere interpretato dagli algoritmi che gestiscono la piattaforma come un possibile tentativo di spam. Vale la stessa regola che vige per Instagram o Facebook o nella maggior parte dei social network: è importante identificare il proprio pubblico in base all’argomento e al settore trattato.

I criteri per scegliere un hashtag sono tre:

  • pertinenza (al contrario di Instagram, dove spopolano il #picoftheday, su LinkedIn servono hashtag che abbiano a che fare con il contenuto del post o con il proprio lavoro)
  • rilevanza (devono essere hashtag che portano un risultato in termini di visibilità, anche se solo su una nicchia)
  • concorrenza (chi altro li usa?)

È importante chiedersi “Quali sono le parole chiave che caratterizzano la mia attività?” oppure “Quali keyword vengono effettivamente cercate dai miei potenziali clienti?”. Una volta identificato il proprio target è importante usare degli hashtag giusti per raggiungere la community, per far conoscere le proprie attività/capacità e i contenuti/prodotti della propria azienda e così via. Per trovare gli hashtag “vincenti” è consigliabile dare un’occhiata anche ai vari Twitter, Instagram e compagnia bella. Oltre a cercare gli hashtag su LinkedIn, ovviamente. È importante trovare un buon equilibrio tra gli hashtag più popolari e quelli più tecnici: non va bene essere troppo generici, né troppo specifici.

Un’altra strategia utilizzata per trovare l’hashtag giusto è quello di studiare quello che fanno gli altri. Possiamo aggiungere e seguire gli hashtag che sono per noi interessanti aggiungendoli tra i preferiti, sotto la voce “Le tue Community”. Possiamo creare un elenco personalizzato e monitorando ogni hashtag da noi aggiunto possiamo scoprire quelli che possono fare la differenza per il successo dei nostri post. Per farlo, clicchiamo su “Scopri di più” nella nostra lista di hashtag. È consigliabile concentrarsi su quei contenuti che sono assimilabili alla propria attività/nicchia/brand: in questo modo oltre a recuperare degli hashtag utili è importante partecipare a discussioni per ottenere una maggiore visibilità. Gli hashtag più gettonati negli ultimi anni sono (in ordine di popolarità): #innovation #management #humanresources #digitalmarketing #creativity #technology #future #futurism #markets #entrepreneurship #startups #careers #venturecapital #socialmedia #socialnetworkin #leanstartups #economy #marketing #economics #professionalwomen #branding #advertisingandmarketing.

Comprendere il significato del nostro hashtag

È importante comprendere il significato dei nostri hashtag per evitare qualsiasi tipo di problema e fraintendimento. Per scongiurare sgradite sorprese è consigliabile controllare il nostro hashtag direttamente sui motori di ricerca e analizzare i risultati che ci vengono proposti. Per non sbagliare hashtag è consigliabile utilizzare un foglio di calcolo e segnarsi quelli usati su LinkedIn o quelli più tendenza sulla piattaforma, ordinandoli per categoria e successo.

Conoscere il proprio pubblico

Quando si abbrevia qualcosa è importante conoscere perfettamente il significato degli hashtag che andremo a proporre. Se nessuno conoscesse o riconoscesse una certa sigla/acronimo potrebbe essere difficile raggiungere il nostro pubblico. È importante comprendere bene a chi dobbiamo indirizzare il nostro hashtag: gli oltre 700 milioni di membri di LinkedIn hanno un’età superiore a quella dei frequentatori di altri social network come Instagram o Snapchat, per esempio. Certi acronimi famosi e utilizzati dalla popolazione più giovane potrebbero non essere conosciuti o popolari tra quella più adulta e viceversa. È fondamentale identificare il proprio pubblico per trovare l’hashtag ideale.

In quale area geografica pubblichiamo il nostro hashtag?

Un altro aspetto che dobbiamo considerare nella pubblicazione di un hashtag è l’area geografica. Per esempio, un post o un articolo dedicato al nostro Paese merita un hashtag preciso, la stessa cosa se lo dobbiamo indirizzare in Europa o negli Stati Uniti. La stessa analisi dobbiamo farla per scegliere la lingua in cui scrivere il nostro post o articolo: il Nord America rappresenta circa il 30% di tutti gli utenti iscritti a LinkedIn, senza dimenticare il Regno Unito e tutte le ex-colonie britanniche appartenenti al Commonwealth. L’inglese in tutte le sue declinazioni è una delle lingue più parlate al mondo (i madrelingua sfiorano i 400.000 milioni) e rimane il linguaggio più importante a livello mondiale con più di 1 miliardo di persone che lo parlano come seconda o terza lingua in diverse circostanze, in particolare nel mondo degli affari, nell’ambito dei viaggi e soprattutto nel campo delle relazioni internazionali. Più di 50 paesi hanno l’inglese come lingua ufficiale ed è presente in almeno un paese di ciascun continente. Quindi, pubblicare un hashtag in inglese può essere un gran bel vantaggio. Se invece il nostro pubblico di riferimento è italiano possiamo puntare sulla creazione di hashtag nella nostra lingua: in questo caso è caldamente raccomandato evitare l’inglese.

Gli algoritmi di LinkedIn possono suggerire l’hashtag giusto

Se siamo in difficoltà nella scelta di hashtag possiamo sempre affidarci agli algoritmi di LinkedIn: la piattaforma suggerisce in modo automatico alcune parole chiavi che potrebbero essere attinenti all’argomento che stiamo trattando. Non è obbligatorio usarli: in qualche caso le soluzioni proposte possono essere estremamente utili, in altri è meglio usare la nostra testa invece dell’Intelligenza Artificiale per trovare quelli che possono mettere in risalto i nostri contenuti.

LinkedIn Analytics, uno strumento davvero prezioso

Un’altra tecnica che possiamo utilizzare e quella di analizzare i post e gli articoli più letti: per farlo possiamo usare uno strumento prezioso come LinkedIn Analytics che ci permette di ottimizzare i nostri contenuti e di ottenere dei risultati apprezzabili. Spesso, scegliere gli hashtag e i topic “giusti” per i nostri contenuti per “colpire” le persone “giuste” potrebbe però rivelarsi più difficile del previsto. Per usarli dobbiamo selezionare i LinkedIn profile analytics: avremo così accesso a moltissime informazioni riguardanti chi ha visitato il nostro profilo e quante visualizzazioni ricevono i nostri post. Facciamo clic su “Chi ha visitato il tuo profilo?” e avremo un bel grafico con l’andamento progressivo delle visite degli altri utenti al nostro profilo o alle nostre pagine negli ultimi 90 giorni e avremo accesso a numerose informazioni del tipo chi sono, dove lavorano, e altri dettagli (se le impostazioni di privacy degli utenti lo permettono). Se invece il nostro “visitatore” usa la modalità “privato” lo vedremo visualizzato solo come “membro di LinkedIn”.

Il secondo tool è quello più interessante perché ci permette di scoprire quante persone hanno interagito col nostro ultimo post. Cliccando su “Visualizzazioni del tuo post” possiamo accedere alla cronologia delle nostre attività e potremo controllare tutte le attività sui post: like (“consiglia”), commenti e condivisioni, ed alcune statistiche sulle visualizzazioni (zona geografica, categoria, qualifica e altro). Soprattutto possiamo scoprire da dove gli utenti hanno trovato i nostri contenuti (da LinkedIn, Facebook o da motori di ricerca come Google, Bing o Yahoo Search) e quali hashtag hanno funzionato bene. Analizzando i nostri post di maggiore successo troveremo determinati hashtag: il consiglio è di insistere con quelli per migliorare le nostre performance.

Valorizzare il brand creando degli eventi online

Gli eventi online spesso sono associati ad hashtag: le aziende li usano non solo per promuovere prodotti e valorizzare brand ma anche per costruire un network di contatti. Possiamo usare un hashtag di questo tipo per far conoscere noi, la nostra azienda oppure per lanciare un nuovo brand. È importante creare un hashtag specifico per ogni campagna pubblicitaria, evento o iniziativa particolare promosso dalla nostra azienda. Creare un hashtag pubblicitario che funziona richiede molta fantasia e originalità. I requisiti necessari sono sostanzialmente due: semplicità e brevità (al massimo tre o quattro parole). Da evitare categoricamente la punteggiatura, le abbreviazioni e l’ironia: LinkedIn è una piattaforma studiata per un uso professionale e si pone in modo diverso ai vari Twitter, Facebook e Instagram.

LinkedIn Elevate per sfruttare gli altri social network

È importante non abusare anche dei cosiddetti hashtag pubblicitari nel perseguire la filosofia aziendale: con lo strumento LinkedIn Elevate  che sta per essere integrato in modo gratuito in Pages (non esisterà più come app singola) possiamo creare hashtag aziendali e condividere contenuti sugli altri social network.

L’hashtag aziendale può essere aggiunto automaticamente ai post dei dipendenti che possono a loro volta taggare i contenuti a essa legati e condividerli sui rispettivi account creando così un effetto virale sui social media, aumentando così la visibilità del contenuto e raggiungendo potenzialmente milioni di altre persone.

Menzionare alle volte è meglio di usare l’hashtag

In qualche caso è più conveniente menzionare una persona o un’azienda piuttosto che utilizzare il solito hashtag. Questa funzione permette di aumentare le interazioni e le conversazioni tra i membri di LinkedIn e rende l’aggiornamento del proprio stato personale ancor più rilevante nell’ecosistema della piattaforma.

Per menzionare qualcuno in un post sulla nostra home page facciamo clic su “Avvia un post” o su “Commento” nella parte inferiore del post di qualcun altro. Inseriamo il simbolo “@” e iniziamo a digitare un nome: a questo punto apparirà un menu a tendina con un elenco di potenziali persone che è possibile menzionare. Facciamo clic sul nome della persona o delle persone che vogliamo menzionare nell’elenco e continuiamo a digitare il messaggio. La persona citata riceverà una e-mail e una notifica ogni volta che verrà menzionata. La funzione, come scritto precedentemente, è disponibile anche nei commenti: in questo caso è possibile menzionare anche un membro di LinkedIn con cui non si è collegati ma che ha commentato lo stesso aggiornamento. Per saperne di più vi consigliamo di consultare la guida ufficiale.

Strumenti per trovare gli hashtag

Con la barra di ricerca è possibile filtrare persone, gruppi o aziende che usano l’hashtag e scovare l’hashtag che può raggiungere il nostro pubblico o un segmento specifico che non abbiamo ancora esplorato.

Possiamo usare anche un servizio versatile come Hashtagify.me per scoprire quali sono gli hashtag più popolari e utilizzati: non in LinkedIn ma negli altri social network come Twitter e Istagram. Il programma mostrerà anche chi li sta usando in un determinato periodo e così via.

Se abbiamo dubbi sul significato di determinati hashtag possiamo usare un programma come Tagdef: in pochi istanti avremo la definizione di ciò che ci interessa. Oltre a scoprire il significato degli hashtag, Tagdef ci permette di analizzare le tendenze del momento a livello social network.

Servono davvero?

Non c’è dubbio che gli hashtag siano una bella aggiunta nell’ecosistema di LinkedIn: saperli sfruttare è un bel plus per promuovere le proprie attività e quella della propria azienda. Con un po’ di pratica e qualche accorgimento possiamo è possibile trovare l’hashtag vincente per far decollare la campagna pubblicitaria di un nuovo prodotto o per rilanciare un vecchio brand. Quindi, è tempo di usare il famoso cancelletto!

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Recruiting: come usare LinkedIn per trovare i migliori talenti

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Dal momento della sua nascita l’obiettivo principale di LinkedIn è quello di facilitare l’incontro fra la domanda e l’offerta di lavoro. Negli anni è cresciuto, espandendosi sino a diventare la piattaforma di riferimento per il networking in ambito business, ma che si tratti di trovare collaboratori, soci, partner, professionisti o dipendenti, il suo scopo alla fine è sempre quello: aiutare le aziende a trovare talenti, e viceversa.

Trovare la persona giusta fra gli oltre 700 milioni di iscritti non è banale, e non basta mettere un annuncio di lavoro per trovare il candidato ideale, soprattutto oggi, in un mondo dove le persone non si accontentano più: un contratto di assunzione e un buono stipendio non sono più leve sufficienti ad attrarre i migliori, che sono alla ricerca di aziende che sappiano garantire loro benefit non solo economici. Prospettive di carriera, orari flessibili, stimoli professionali contano molto più che in passato, così come l’immagine dell’azienda per cui lavorano, che dovrà esprimere valori etici. A partire dell’impegno verso l’ambiente, per arrivare ai prodotti stessi, o ai clienti. I dipendenti di Google negli hanno manifestato rumorosamente per convincere Big G a rinunciare ai contratti col Pentagono per progetti mirati a migliorare l’efficacia dei droni o altre tecnologie militare, così come hanno fatto sentire la propria voce i lavoratori di Facebook e Twitter, che chiedevano con insistenza alla dirigenza di bloccare in qualche maniera i tweet di Donald Trump nonostante fosse ancora il Presidente degli Stati Uniti, non un utente qualsiasi.

Non tutte le imprese godono della popolarità dei colossi del web o di altri settori. Proprio per questo motivo per un’azienda è importante curare non solo gli annunci di lavoro, ma anche la propria immagine: dalla pagina LinkedIn, così come dal sito e dagli altri canali usati per il business, deve emergere un’immagine chiara e coerente di cosa si fa, così come dei valori. La mission e la vision, insomma, non dovrebbero essere messe lì solo per riempire uno spazio, come spesso accade, ma riflettere effettivamente la visione e gli obiettivi a lungo termine del business.

Il primo passo: creare una pagina aziendale

Sono in tanti a postare offerte di lavoro tramite semplici post su LinkedIn ma questo, nella maggior parte dei casi, non è l’approccio più efficace. Attenzione, questo non significa che un’offerta non può essere veicolata anche in questa maniera, anche sfruttando le condivisioni dei colleghi, tutt’altro: questo è un approccio che può essere efficace e aiuta a diffondere rapidamente un’offerta, a patto che questa offerta sia codificata, presente sulla pagina LinkedIn aziendale e sul sito ufficiale dell’impresa: risulterà più credibile, ma soprattutto aiuterà i potenziali candidati a trovarla, specialmente se l’offerta è scritta tenendo a mente le basi della SEO.

Creare una pagina aziendale è semplice e gratuito, e non è tanto più complesso di aprire un profilo personale, e i concetti di base da tenere a mente sono gli stessi.

  • Immagine e copertina. La nostra azienda deve essere immediatamente riconoscibile, anche dal punto di vista visivo: quando pubblichiamo un post usando la pagina azienda, verrà accompagnato proprio da questa immagine e quindi deve essere immediatamente chiaro che si tratta di noi. L’unico modo di farlo è quello di usare il logo aziendale, fatto che semplificherà anche la vita di chi va a ricercarla: a meno di aver scelto un nome particolarmente bizzarro, ci saranno decine di aziende sparse per il mondo che ne avranno uno simile, e tutte queste verranno presentate nelle ricerche. Anche quando si vorrà taggare l’azienda digitando @ seguito dal suo nome appariranno vari suggerimenti: sarà il logo a distinguerci!

L’immagine di cover non è meno importante, e deve essere rappresentativa del settore in cui si lavora. Anche una foto della sede può funzionare, soprattutto se si tratta di un affascinante stabile immerso nel verde, o di un elegante palazzo nel centro di una metropoli: è il posto in cui i candidati dovranno spendere una buona parte del loro tempo e valorizzarlo è un plus non da poco.

  • Chi sei, cosa fai? Troppo spesso ci si imbatte in descrizioni oniriche, quasi poetiche, che però lasciano il tempo che trovano. Frasi fatte come “Azienda leader” non vogliono più dire nulla, ma sono ancora abusate, sia nei comunicati stampa da dare in pasto ai giornalisti, sia nella comunicazione sui canali digitali. Ma anche “giovane azienda dinamica” ha un po’ scocciato, diciamocelo (vedi l’articolo “Pagina Chi siamo: 7 frasi da non scrivere“). Se un’azienda è giovane è dinamica è la sua descrizione stessa a parlare, non c’è bisogno di sottolinearlo: per dimostrare di essere giovani e dinamici, bisogna come prima cosa essere diretti e schietti. Prendiamo l’esempio della pagina di FCA: “Fiat Chrysler Automobiles (FCA) progetta, sviluppa, produce e commercializza in tutto il mondo veicoli e relativi servizipost-vendita, ricambi e sistemi di produzione attraverso 102 stabilimenti produttivi, 46 centri di Ricerca e Sviluppo e concessionari e distributori in oltre 135 Paesi”. Chiaro, immediato, semplice. In 41 parole si sintetizza cosa fa FCA e si sottolinea sia la dimensione (102 stabilimenti produttivi) sia l’ambizione (46 centri di ricerca e sviluppo). Nulla vieta, dopo le prime righe, di aggiungere dettagli, raccontare storia, valori e ambizioni, né di andare nello specifico sui progetti e sulle attività, ma le prime poche righe non devono lasciare dubbi.
  • Coinvolgere i dipendenti. Il valore di un’azienda è rappresentato dalle persone che ci lavorano ed è importante che i dipendenti specifichino sul loro profilo LinkedIn di lavorare per noi. Se un’azienda vanta 15 dipendenti ma nessuno di questi ha indicato nel profilo LinkedIn di lavorarci i casi sono tendenzialmente due: o sia l’azienda sia la sua forza lavoro sono poco digitali, o la strategia aziendale di comunicazione social non funziona come dovrebbe. In entrambi i casi, è necessario intervenire, perché l’employer branding è una delle chiavi del successo (fidati: ho lanciato una startup su questo: Link&Lead): se i dipendenti sono fieri di lavorare per un’azienda, sarà più facile convincere un potenziale candidato che potrebbe essere il posto ideale anche per lui. Attenzione: molti confondono l’employer branding con un l’imporre ai lavoratori di condividere sui propri profili i contenuti aziendali. Un approccio coercitivo che non porterà ad alcun risultato, se non quello di spingere i migliori a cercarsi un datore di lavoro più intelligente e rispettoso. Non solo le condivisioni dei post aziendali, magari fatte tutte alla stessa ora dello stesso giorno (in quanto per l’appunto imposte) a decretare il successo sui social, ma l’attività individuale – e non filtrata – dei lavoratori. Vanno lasciati liberi di esprimersi, anche di non usare LinkedIn, se preferiscono. E a tal proposito, perché non offrire loro la possibilità di frequentare dei corsi su come usarlo al meglio per scopi professionali? Questa è una strategia di employer branding decisamente più efficace.

Pubblicare un annuncio di lavoro su LinkedIn

Creare un annuncio di lavoro è facile e gratuito privato: basta entrare nella sezione Lavoro del social network e cliccare su Pubblica Offerta Gratuita.

Al passaggio successivo bisogna inserire i dati di base: l’azienda che lo offre, la località (si può anche indicare lavoro a distanza) e il tipo di impiego: part time, tempo pieno, stage e via dicendo. La parte più importante è quella relativa alla qualifica, che deve essere estremamente chiara: “guru del marketing” non vuol dire nulla. Meglio usare titoli di più immediata comprensione, come “marketing manager” o “marketing specialist”. Iniziando a digitare, Linkedin offrirà dei suggerimenti sulle potenziali professioni: se quella che intendiamo usare non è indicata, forse non esiste, se non nel linguaggio un po’ settario di alcune cerchie.

Il passo successivo è quello di aggiungere una descrizione, e qui arriva la parte più complessa. Fortunatamente, il social viene in supporto offrendo un modello predefinito da cui partire a seconda del tipo di professione scelta, ma possiamo fare anche di testa nostra. L’importante è essere indicare con chiarezza le competenze necessarie, le responsabilità e le eventuali qualifiche richieste (lauree, corsi di specializzazione, anni di esperienza e via dicendo).
Chi cerca un programmatore, dovrebbe essere molto specifico sui linguaggi che il candidato deve padroneggiare, così come chi cerca un social media manager dovrebbe evitare di inserire compiti o competenze che non spettano a questa figura, come la gestione della strategia marketing dell’intera azienda, la conoscenza approfondita di SEO, di WordPress o di programmi di editing video o fotoritocco. Purtroppo, troppo spesso si vedono offerte di lavoro surreali e irrealistiche, soprattutto nell’ambito del digitale: spesso arrivano da parte di aziende che hanno intenzione di attivare strategie digitali ma, prive di esperienza, realizzano annunci che sembrano rivolti a interi team. Non di rado ci si imbatte in job description per uno assistente marketing al quale viene richiesto letteralmente TUTTO: creazione articoli per il blog, ottimizzazione SEO, gestione strategie e pubblicità, gestione community.  Diciamolo chiaramente: questo approccio forse potrà attirare qualcuno alle prime armi, ma una qualsiasi persona con un briciolo di competenza le snobberebbe senza pensarci un secondo, per il semplice fatto che è simili offerte di lavoro palesano una totale assenza di strategia digitale.

Oltre alle hard skill, è utile inserire anche una lista delle soft skill richieste, come attitudine al lavoro in gruppo o alla leadership, capacità di lavorare in maniera indipendente, attenzione al dettaglio, negoziazione, pensiero laterale, problem solving.

Importante, infine, specificare il salario, anche in maniera generica. Non è necessario indicare la RAL, che sarà probabilmente oggetto di contrattazione, ma indicare un range è una forma di rispetto verso i candidati. Se poi si offrono dei benefit (auto aziendale, ticket, smart working, dotazione di telefono e computer, possibilità di dedicare parte del tempo lavorativo a progetti personali), non ometterli dall’annuncio. Occorre inserire sempre la sede di lavoro.

Il SEO negli annunci di lavoro

Chi cerca lavoro su LinkedIn solitamente si crea alcuni avvisi relativi a una serie di ricerche, e per intercettarle è necessario ragionare bene sui termini da usare nell’annuncio. Non esiste una lista delle parole giuste, che naturalmente dipendono dal settore in cui si opera e della specificità della figura richiesta. L’importante, come anticipato qualche riga sopra, è non farsi prendere la mano inserendo senza criterio tutte quelle keyword che si pensano legate a una professione. Nel caso dei programmatori è importante specificare che tipo di linguaggi devono conoscere (Java, Javascript, Rybu on rails), ma anche gli ambiti di applicazione (automazione, intelligenza artificiale, e-commerce, programmazione robot e cobot); se si cercando agenti di vendita, non limitarsi a questo termine nella descrizione, ma aggiungere anche sales account, sales representative, key account (nel caso si sia alla ricerca di figure con più esperienza, destinate a ruoli da leader). Le parole chiave giuste sono fondamentali per intercettare le ricerche, e proprio per questo è meglio essere il più specifici possibile. Usare sinonimi, o termini inglesi ormai entrati nell’uso comune, può aiutare: developer al posto di programmatore, HR per riferirsi alle risorse umane, software engineer al poto di ingegnere del software.

A questo indirizzo è possibile trovare una serie di suggerimenti (in inglese) su come realizzare un’offerta di lavoro estremamente efficace.

Una ricerca approfondita delle parole chiave torna utile non solo per scrivere annunci efficaci, ma anche per andare a ricercare attivamente i profili. Intercettare le ricerche è sicuramente importante, ma non dovrebbe essere l’unica strategia, e andrebbe affiancata da una ricerca attiva. Alla fine, LinkedIn è uno sconfinato database di professionalità, strutturato per effettuare ricerche approfondite: perché quindi non usare i parametri definiti per l’annuncio anche per andare a cercare direttamente i profili? Alcuni di questi potrebbero non essere attivamente alla ricerca di lavoro, magari perché già occupati, ma nulla ci vieta di fare noi il primo passo e fare una proposta.
Questo ci permetterà anche di risparmiare qualche soldo sulle sponsorizzazioni dell’annuncio, che ora andremo ad analizzare.

Una volta individuato un profilo potenzialmente interessante, non resta che contattarlo, con un messaggio privato, inviando una richiesta di connessione o una InMail, che è uno dei modi più efficaci. Attenzione, però: si hanno a disposizione un numero molto limitato di InMail e usando un profilo gratuito questa modalità di contatto è utilizzabile solo con gli utenti ai quali si è già collegati. Per inviare un InMail a un profilo al di fuori della nostra cerchia, bisognerà passare a un account a pagamento.

Sponsorizzare gli annunci di lavoro su LinkedIn

Fino a ora abbiamo visto come creare un annuncio gratuito, che ovviamente non avrà la stessa diffusione e visibilità di uno a pagamento. Sponsorizzandolo, si aumenterà in maniera significativa la copertura, aumentando le possibilità di farlo arrivare alle persone “giuste”: secondo le statistiche di LinkedIn, una promozione può triplicare il numero di candidati per la posizione, rispetto a un annuncio gratis. Per attivare una sponsorizzazione, bisogna cliccare sull’icona Lavoro dell’homepage di LinkedIn e su Gestisci offerte di lavoro: selezionare poi le offerte che si desidera promuovere e cliccare sul pulsante Sponsorizza. Non rimane che stabilire il costo per clic che si desidera investire e un budget totale, esaurito il quale terminerà la campagna.

LinkedIn Recruiter: per chi fa sul serio

Quanto indicato fino a ora può essere effettuato con un profilo gratuito, ma passando ai profili premium, quelli a pagamento, si avranno a disposizione ulteriori strumenti per semplificare e rendere più efficaci le operazioni di recruiting. Da questo indirizzo è possibile iscriversi a LinkedIn Recruiter Lite.

Cliccando sul tasto Seleziona un Piano nella sezione assumere, Assumere, a destra, ci si potrà abbonare al piano Recruiter, che offre alcune funzionalità per potenziare le ricerche, fra cui:

  • 30 messaggi InMail, inviabili a chiunque (non solo ai contatti della propria rete, come nel piano lite)
  • Ricerca avanzata, con ulteriori filtri non disponibile nei piani di abbonamento free
  • Tracciamento automatico dei candidati
  • Informazioni su chi ha visitato il profilo negli ultimi 90 giorni (i dati disponibili nella versione gratuita sono più limitati)
  • Ricerca illimitata sui profili (nella versione gratuita, superata una certa soglia non sarà più possibile effettuare ricerche sino al mese successivo)
  • Suggerimenti intelligenti sul recruiting

Il servizio potrà essere testato gratuitamente per i primi 30 giorni, e poi sarà necessario pagare un abbonamento del costo di 90,73 euro mensili (se si paga in un’unica soluzione annuale: se si paga mensilmente, il prezzo è leggermente superiore).

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7 strumenti gratuiti per LinkedIn

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Negli ultimi anni LinkedIn si è trasformato da strumento per cercare il lavoro ideale in una piattaforma per trovare nuovi potenziali clienti e valorizzare il proprio brand. Con un bacino di utenza che sfiora i 700 milioni di utenti iscritti, la piattaforma creata da Reid Hoffman è diventata uno strumento B2B potente e versatile, soprattutto per svolgere le attività di marketing e vendita (social selling).

A differenza degli altri social network LinkedIn punta a un pubblico di alto profilo, costituito da aziende, influencer e naturalmente dalle agenzie di reclutamento. Stiamo parlando di una piattaforma che permette a figure come quella del “digital marketer” (un esperto di comunicazione a 360 gradi) o del “digital sales specialist” (uno specialista nel trovare nuove opportunità di business nella vendita digitale) di creare una relazione di contatti per dare slancio alle vendite e valorizzare il proprio brand connettendosi con i potenziali clienti interessati ai nostri prodotti.

Non c’è da meravigliarsi che LinkedIn sia diventata rapidamente la piattaforma di pubblicazione di contenuti B2B preferita dalle aziende e dalle multinazionali. Per sfruttare le immense potenzialità messe a disposizione da LinkedIn ho selezionato una serie di strumenti gratuiti che ci aiuteranno a ricercare talenti da inserire in azienda, trovare nuove opportunità per il nostro business e rendere ancora più appetibile il nostro profilo professionale.

La programmazione dei post con Buffer

Pubblicando contenuti su diversi social network può essere utile usare uno strumento come Buffer, un software che permette di programmare la pubblicazione di post, foto e video sui vari Twitter, Facebook, Instagram e compagnia bella. Questo tool permette di mandare contemporaneamente lo stesso messaggio su diversi social network: per creare un account è possibile usare le stesse credenziali che usiamo abitualmente per Facebook, Twitter e LinkedIn.

Si tratta di un’estensione da scaricare che si va ad aggiungere alla barra degli strumenti del browser e che permette con un semplice clic di condividere il contenuto che vogliamo pubblicare. Oltre a scaricare questo plugin, dobbiamo collegare gli account che vogliamo gestire in modo automatico. Chiaramente per ogni social network collegato, il programma chiederà i permessi per accedere alle informazioni e l’autorizzazione per poter pubblicare.

La versione gratuita di Buffer permette di creare un singolo account per ogni social network utilizzato: se vogliamo usarne di più (per esempio, 4 account di Facebook) è necessario sottoscrivere un abbonamento mensile (circa 10 euro al mese), mentre è possibile usarne contemporaneamente al massimo 12. La versione gratuita ha chiaramente dei limiti relativi al numero di canali utilizzabili e ai post pubblicabili: nello specifico si parla di 3 diversi account e 10 post al giorno gestiti da 1 singolo utente. Con la versione a pagamento (disponibile nelle versioni “small business” e “premium”) vengono aggiunte una serie di funzioni: aumentano il numero di account a disposizione e i post che si possono programmare per canale. Soprattutto si ha la possibilità di aggiungere più utenti e delegare i compiti ad altre persone.

Il vantaggio della pubblicazione automatica

Il punto di forza di Buffer è senza dubbio la pubblicazione automatica: possiamo programmare in quale orari mandare ogni giorno i nostri post attraverso la classica “Schedule”. È importante inserire la città/paese da cui parte l’input: il programma aggiornerà in modo autonomo il fuso orario corretto. Per ogni account possiamo preparare un numero diverso di post da pubblicare a orari diversi: possiamo anche condividere un contenuto di una pagina web o di un blog personalizzando il nostro post con testo, immagini e altro. Quando iniziamo ad archiviare messaggi su messaggi, il programma li gestisce in modo autonomo sulla base degli orari che gli abbiamo indicato. Un altro punto di forza di Buffer è la possibilità di analizzare i nostri post in un determinato lasso di tempo. Infatti, nella sezione “Analytics” troviamo una serie di strumenti per studiare l’andamento delle nostre condivisioni social e per sviluppare una strategia marketing adeguata. È importante ricordare che con la versione gratuita abbiamo a disposizione una parte limitata di dati e informazioni. Per avere analisi più dettagliate è necessario acquistare una delle versioni a pagamento.

Integriamo Buffer con Spidwit per creare contenuti di qualità

Per sfruttare al meglio Buffer possiamo integrare una piattaforma cloud come Spidwit che scandaglia la Rete alla ricerca di fonti web di qualità (selezionando le notizie, i video, le immagini e le citazioni più rilevanti per il nostro settore) e mettendo a disposizione decine di strumenti utili (suddivisi in tre macrocategorie) per gestire uno o più profili social. Una volta collegati i due account, quando Spidwit trova qualcosa di interessante per il nostro pubblico possiamo condividerlo senza problemi: Buffer si occupa della programmazione. In questo modo possiamo ottimizzare la ricerca delle notizie, limitando la perdita di tempo e ottimizzando l’organizzazione dei contenuti. Ad aiutarci c’è poi un assistente virtuale (un bot) che ci dare una mano a generare e pubblicare post in maniera automatica. Una volta condiviso il contenuto tramite Spidwit è possibile modificarlo dentro Buffer e così via. Questa integrazione può rivelarsi utile anche quando si desidera pubblicare da Spidwit verso Instagram.

Pubblichiamo contenuti contemporaneamente con PostPickr

Sviluppato nel nostro Paese, PostPickr è un programma sviluppato per chi deve pubblicare contenuti contemporaneamente su diversi social network e per chi necessita di una pianificazione editoriale per gestire diversi canali, rubriche e post. Il vantaggio di PostPickr è quello di poter lavorare a un contenuto senza necessariamente doverlo programmare in un preciso momento. PostPickr è strutturato in progetti, canali (Facebook, LinkedIn, Instagram, Twitter, Google my business, Youtube, Pinterest e Telegram) e rubriche.

Il tool permette di creare dei contenitori di post suddivisi per argomento che possiamo inserire nel calendario editoriale per programmare le uscite giornaliere di ogni canale. All’interno dei contenitori possiamo inserire categorie o singoli post così da avere sempre sotto controllo tutte le tue pubblicazioni. La creazione dei post è fondamentale e Postpickr offre una serie di funzioni interessanti come la ricerca delle immagini, l’editing grafico e la possibilità di utilizzare post predefiniti e altro ancora. Grazie a PostPickr possiamo migliorare l’interazione e la collaborazione tra i diversi membri del team che lavorano su un progetto comune: infatti, è possibile definire i permessi (compresa la responsabilità di pubblicazione sui vai canali) e le aree di competenze dei nostri collaboratori e altro ancora. In questo modo possiamo organizzare e ottimizzare i flussi di lavoro e snellire le varie procedure.

Aggreghiamo le nostre fonti con la funzione “smart feed”

Con la funzione “smart feed” implementata da PostPickr possiamo aggregare tutte le nostre fonti preferite (blog, feed rss, social network, applicazioni e altro) e condividerle esternamente. Grazie allo smart feed possiamo modificare e revisionare i testi delle fonti, aggiungere hashtag, menzioni e altro ancora. In questo modo possiamo aggiungere ai canali social anche rubriche tematiche. L’interfaccia utente di PostPickr è intuitiva e semplice ed è facile capire cosa funziona o non funziona. Il programma offre poi la possibilità di analizzare i dati raccolti fornendo preziose indicazioni sull’andamento dei nostri contenuti. PostPickr è semplice da usare ed è apprezzabile il fatto che nella versione gratuita si possono sfruttare gran parte delle funzionalità (si può lavorare su un singolo progetto fino a un massimo di 3 canali social). La funzione “Analytics” è disponibile sono sottoscrivendo un abbonamento: si parte dai 19 euro al mese richiesti della versione “Professional” fino ai 159 euro di quella “Agency”. Cambiano anche i numeri dei progetti disponibili, il numero dei canali social supportati (fino a un massimo di 150, compreso Instagram) e dei membri che possono collaborare tra loro (oltre i 18).

Automatizzare la pubblicazione dei contenuti con IFTTT

LinkedIn offre una serie di strumenti per velocizzare le nostre operazioni sulla piattaforma. Quando non bastano è possibile ricorrere a un servizio Web come “If This Then That” (abbreviato in “IFTTT”) che personalizza e automatizza alcune procedure. “Se si verifica questo, allora fai quello”: il servizio IFTTT attiva una una determinata funzione tramite l’app dedicata o il sito web come “reazione per un’azione”.

Nel caso di LinkedIn semplicemente connettendo i nostri account online (social network, blog e altro) sulla piattaforma IFTTT.  Per esempio, ogni volta che postiamo qualcosa sul nostro blog il contenuto verrà riproposto in modo automatico sulle altre piattaforme collegate. Per farlo è davvero semplice: dobbiamo semplicemente registrarci al sito di IFTTT mentre per chi non è sempre seduto davanti al monitor di un PC è possibile scaricare l’app per smartphone e tablet. Oltre a WordPress, il servizio IFTTT permette anche di connettere account come quelli di Gmail, Instagram, Twitter Facebook, Alexa o Google Assistant (e altri ancora), oltre a offrire la possibilità di collegare a Internet molteplici dispositivi di domotica. La piattaforma è strutturata in “Applet” (viene chiamata così la singola automazione creata per connettere due servizi o dispositivi cloud), “Trigger” (un evento che porta all’attivazione dell’Applet) e “Action” (la risposta all’evento quando si verifica il Trigger definito).

Per esempio, se pubblichiamo qualcosa dedicato a uno argomento particolare, tramite IFTTT potremo collegarlo a tutte le nostre piattaforme quando si verifica una determinata situazione. Il servizio è estremamente versatile e gli scenari di utilizzo sono molteplici: in LinkedIn possiamo usarlo per condividere un messaggio o una foto pubblicata su altri social network, per ricevere notifiche e, soprattutto, per mettere in comunicazione tra loro il nostro sito aziendale con tutte le nostre piattaforme. Il servizio è disponibile in formato gratuito (con un limite di 3 Applet) e a pagamento (3,99 dollari al mese con Applet illimitati) mentre è disponibile a una versione business per le aziende.

Selezioniamo con Snappr la foto del profilo di LinkedIn

In Rete il detto “un’immagine è meglio di mille parole” vale più di ogni altra cosa: la nostra mente, infatti, sembra essere attratta molto più dalle immagini che dai suoni o dalla scrittura. Avere un profilo LinkedIn con una foto professionale può fare la differenza. Per scattare una foto professionale è importante scegliere un abbigliamento che rispecchia il nostro lavoro e il nostro modo di essere. Per mettere in risalto il nostro volto è consigliabile scegliere degli sfondi chiari e possibilmente senza oggetti, prediligendo la luce naturale di una finestra a quella artificiale che illumina una stanza. Oltre a mantenere costantemente il contatto visivo con l’obiettivo della fotocamera, per scattare la foto perfetta è consigliabile accennare un sorriso.

Per scoprire se siamo riusciti a realizzare una foto professionale, che c’è di meglio di Snappr? Si tratta di un programma che si avvale di alcuni avanzati algoritmi di machine learning per determinare l’efficacia della nostra foto e capace di proporre una serie di alternative/suggerimenti. Se il nostro scatto non è adatto al nostro profilo LinkedIn, una volta registrati al sito possiamo selezionare la tipologia di foto che ci serve e quanto vogliamo spendere: Snappr ci mette in contatto un esperto del settore (solitamente un fotografo professionista) per aiutarci a realizzare lo scatto giusto.

Con StreamYard possiamo trasmettere contemporaneamente su più piattaforme

Durante la pandemia abbiamo scoperto quando è fondamentale restare in contatto con le persone e per farlo abbiamo utilizzato diversi strumenti e piattaforme. Restando in ambito professionale, usare un software per trasmettere in diretta contemporaneamente su più piattaforme (Facebook, YouTube, Twitch, Periscope e Linkedin) può essere estremamente utile: StreamYard è uno dei software che hanno riscosso più successo nell’ultimo periodo.

Si tratta di una piattaforma sviluppata per gestire le dirette streaming direttamente dal browser anche su altre piattaforme, con la possibilità di avere in video fino a 10 persone (non è richiesto un account registrato per gli ospiti). Il collegamento avviene attraverso un link (funziona sia dal browser del computer, sia da smartphone) e agli ospiti verrà semplicemente chiesto con quale nome apparire nella diretta oltre a consentire da parte di StreamYard l’utilizzo di microfono e webcam. Chi gestisce la diretta streaming ha a disposizione una serie di interessanti funzioni. Oltre a scegliere quale nome utilizzare, il “regista” potrà scegliere dove far partire la diretta, gestire l’ordine degli ospiti che appaiono in video e selezionare lo sfondo, i banner e le scritte e persino i commenti in arrivo dai social network collegati. Mentre si trasmette verso altre piattaforme con StreamYard è possibile interagire con i follower, mostrando i commenti in video e rispondendo. È disponibile anche una chat privata che permette agli ospiti e al regista di parlare tra loro. Durante il live streaming è possibile condividere una scheda del browser, una finestra di un’applicazione e altro ancora. StreamYard è davvero uno strumento interessante e il suo utilizzo è diventato imprescindibile anche in una piattaforma come LinkedIn.

PS: ricordatevi che dovete diventare dei broadcaster per trasmettere dei video live su LinkedIn (qui le istruzioni).

La versione gratuita di StreamYard è l’ideale per iniziare

Il servizio è disponibile in formato gratuito: le uniche limitazioni riguardano sfondi e loghi che non possono essere cambiati, il limite mensile delle ore di streaming a disposizione (20 ore) e la possibilità di effettuare lo streaming solo verso una piattaforma. Sottoscrivendo un abbonamento (per chi ha intenzione di fare dirette regolarmente) verranno tolte tutte le limitazioni sopra elencate.

Inoltre, è possibile trasmettere contemporaneamente verso tre piattaforme e registrare in alta qualità fino a un totale di 4 ore per ogni diretta, senza dimenticare la possibilità di caricarla successivamente. Infatti viene aggiunta la possibilità di avviare una “diretta offline” per fare delle prove o per registrare dei podcast video da caricare più avanti. Con il piano di abbonamento “Professional” (circa 49 dollari al mese) abbiamo a disposizione 8 ore di registrazione in streaming 8 e aumentato il numero delle possibili destinazioni (che diventa 8). Da notare che non è possibile far partire la diretta dallo smartphone perché l’interfaccia di regia è disponibile solo dal browser del computer. L’unica cosa da tenere a mente è che per controllare i commenti, le grafiche e gli ospiti è necessario far partire il programma da PC.

Curriculum online

Tenere sempre aggiornato il nostro profilo LinkedIn è importante: non è possibile sapere quando arriva l’occasione propizia per un cambio di lavoro o per qualche inaspettata opportunità di business. Può essere utile avere a disposizione un Curriculum Vitae aggiornato: per farlo possiamo usare uno strumento come Resumonk. Si tratta di un servizio web gratuito specializzato nella creazione di CV online.

Per farlo basta registrarsi sul sito e compilare i tutti i campi (il grado d’istruzione, le esperienze lavorative precedenti, il profilo professionale e le tue abilità particolari e così via). È possibile creare più curriculum attraverso lo stesso account (sono modificabili anche successivamente): i CV pubblicati online saranno accessibili a tutti semplicemente condividendo l’URL mentre sono scaricabili nel formato PDF. Una funzione piuttosto apprezzata di Resumonk è la possibilità di esportare in formato PDF o DOCX il CV direttamente dal nostro profilo Linkedin: il programma offre una ricca collezione di template per personalizzarlo in modo adeguato. La versione gratuita mette a disposizione cinque modelli (con il marchio Resumonk in bella vista) e la possibilità di importare il nostro profilo LinkedIn; sottoscrivendo un abbonamento premium (circa 29 dollari all’anno) avremo a disposizione una ventina di template (con font e altre opzioni grafiche, oltre all’inserimento di foto) oltre alla possibilità di scaricare il CV anche in altri formati diversi dal PDF. Quest’opzione è particolarmente utile per modificare il nostro curriculum anche offline direttamente dal PC.

Migliorare la grafica del nostro profilo LinkedIn

Per arricchire il nostro profilo LinkedIn con elementi grafici possiamo usare uno strumento online potente e versatile come Canva, disponibile anche in versione di prova per 30 giorni. Si tratta di uno strumento di progettazione grafica alternativo al solito Photoshop e che viene utilizzato regolarmente da designer e professionisti del settore. Oltre a usare un’interfaccia “drag and drop”, Canva permette di utilizzare modelli preimpostati e di modificarli a proprio piacimento, oltre a offrire un ricco database di fotografie, immagini vettoriali, grafiche e caratteri. Per usarlo dobbiamo semplicemente iscriverci al sito ufficiale.

Possiamo usare Canva per personalizzare la testata (banner) di LinkedIn, per migliorare la foto del nostro profilo o per inserire immagini, link e PDF che diano maggior risalto alle nostre esperienze professionali. Una delle funzioni più interessanti di LinkedIn è la possibilità di poter utilizzare delle slide in formato 16:9: con Canva possiamo crearle senza problemi. Con le slide possiamo realizzare contenuti di vario tipo: da lezioni a ricerche, fino ai classici report e altro ancora. Canva può essere utile anche per creare dei post grafici ricchi di contenuti tecnici che su una piattaforma come LinkedIn sono particolarmente apprezzati e raggiungono una migliore visibilità rispetto altri social network. Canva può essere utile anche realizzare le immagini di anteprima (chiamate “Pulse”) che vengono inserite negli articoli e per preparare delle dettagliate infografiche che riscuotono sempre molto successo. Il programma offre moltissimi strumenti e contenuti per poter arricchire il nostro profilo LinkedIn: la versione gratuita offre ben 250.000 modelli, un centinaio di progetti (post di social media, presentazioni, lettere e altro) e un centinaio di migliaia di foto e grafiche e ben 5 GB di spazio in cloud. Nella versione a pagamento (è richiesta la sottoscrizione di un abbonamento mensile) avremo a disposizione un numero strabiliante di contenuti: circa 420.000 modelli gratuiti, 75 milioni di foto, video, audio e grafiche e uno spazio di archiviazione di 100 GB, oltre alla possibilità di pubblicare i contenuti dei social media su 7 piattaforme. È previsto anche un abbonamento speciale per le imprese con uno spazio di archiviazione illimitato e altre funzionalità ad hoc.

Se vogliamo migliorare il nostro profilo LinkedIn e renderlo più professionale possiamo farlo con questi utili strumenti e senza spendere un euro!

Scrivimi per una consulenza su LinkedIn o per un corso aziendale

 

Le Storie su LinkedIn: sono davvero utili?

LinkedIn è in continua evoluzione. Dopo aver introdotto gli “hashtag” e le “reaction” (la possibilità di esprimere il proprio stato d’animo nei post) negli ultimi 2 anni, LinkedIn qualche mese fa ha lanciato un’altra funzionalità piuttosto attesa: le “Stories” che tanto spopolano negli altri social network.

Il precedente di Student Voices

Già nel 2018 LinkedIn aveva sperimentato una funzione simile permettendo agli studenti americani di pubblicare esclusivamente dei brevi video con la funzione “Student Voices”: una speciale playlist che rimaneva nella parte alta del feed per una settimana.

L’obiettivo era quello di creare uno spazio riservato agli studenti dove condividere le attività accademiche svolte, i progetti seguiti e la vita da campus. Nonostante il successo iniziale, la funzione è rimasta confinata agli Stati Uniti e al solo ambito scolastico. L’aggiunta era particolarmente interessante perché permetteva agli studenti di arricchire il proprio profilo Linkedin personale con tutte le esperienze accademiche svolte, i progetti seguiti durante il percorso di studi e così via: Student Voices introduceva un modo alternativo per proporre tutte quelle attività/voci che solitamente compongono un normale Curriculum Vitae. Il video restava sopra il feed di ogni utente per una settimana intera. Nonostante il successo e il feedback positivo raccolto dagli studenti americani, alla fine il team di LinkedIn decise di non pubblicare ufficialmente questa funzione, almeno fino all’introduzione delle attese Stories negli ultimi mesi.

LinkedIn come Instagram?

L’introduzione nel 2017 delle Storie in Instagram ha fatto registrare dei numeri clamorosi: in pochi mesi gli utenti attivi avevano superato quota 375 milioni, stimolando l’interazione e la conversazione tra gli utenti su argomenti/temi di comune interesse. Il 2020 ha visto l’introduzione delle tanto attese Stories, o Storie, anche su LinkedIn (qui le FAQ sulle Storie dal sito di LinkedIn): una funzione annunciata in pompa magna dai vertici della società. Dopo averle testate internamente per parecchio tempo, le attesissime Stories sono state aggiunte alla piattaforma. Vediamo come funzionano e cosa si può fare.

Stories orientate al business

Pur essendo molto simili alle celebri Instagram Stories, quelle di LinkedIn hanno tutte le potenzialità per rivelarsi uno strumento di marketing molto potente, oltre a essere un modo diretto per entrare in contatto con il proprio pubblico di riferimento. Le Stories sono viste dalla stessa LinkedIn come una naturale evoluzione della connettività tra colleghi di lavori, come uno strumento per creare nuove conversazioni e relazioni. Domanda: cosa possiamo condividere nelle Stories?

La risposta è “di tutto di più”: dagli annunci su nuovi prodotti o aggiornamenti aziendali in tempo reale fino alle sessioni AMA (Ask Me Anything, che puoi tradurre letteralmente come “Chiedimi qualsiasi cosa”) con il CEO dell’azienda, senza dimenticare sondaggi, suggerimenti e divulgazione su argomenti specifici forniti da esperti altro ancora.

Chi punta su LinkedIn ha un approccio orientato al business, ed è sempre alla ricerca di nuove opportunità di lavoro e di contenuti di qualità. Per questo motivo le LinkedIn Stories hanno più probabilità di ottenere una partecipazione/interazione maggiore rispetto a quelle pubblicate su Instagram.

Con questa funzione gli utenti possono finalmente condividere alcuni momenti della propria esperienza lavorativa in modo creativo e autentico, allo scopo di migliorare le relazioni e interazioni con gli altri membri. Una specie di racconto virtuale della propria giornata lavorativa, un modo intelligente per rendere ancora più appetibile il proprio profilo social e aumentare il tempo medio di permanenza dei membri sulla piattaforma. Stories ha anche un altro scopo, quello di attirare le nuove generazioni che comunicano e pensano in modo diverso rispetto alla maggior parte dei normali fruitori di LinkedIn.

20 secondi di magia

La formula magica è quella già vista su altri social network come Instagram e Snapchat: le Stories (sono disponibili “solo” nella versione mobile per ora) non sono altro che foto o video della durata massima di 20 secondi che scompaiono dal feed dopo una giornata (24 ore). Chiaramente è possibile aggiungere alla nostra creazione dei brevi testi o delle GIF, oltre agli immancabili tag con cui menzionare gli utenti (tramite la classica @) e agli adesivi, un modo semplice per interagire con gli altri in modo diretto e informale.

Inizialmente disponibile in Brasile, Australia, Emirati Arabi, Francia, Canada, India, USA, Brasile, Paesi Bassi e negli Emirati Arabi Uniti, da ottobre 2020 è approdata anche in Italia. Per ora non è ancora possibile sfruttare/integrare le funzionalità di advertising che potrebbero dare ulteriore impulso al successo delle Stories: gli annunci pubblicitari tra un contenuto e l’altro potrebbero cambiare il modo di fruizione di LinkedIn.

Adattare il proprio video al formato delle Stories

Il formato Stories è molto diffuso e ha buone potenzialità per funzionare anche nell’ecosistema di LinkedIn. Sarà sicuramente interessante vedere come questa funzione verrà usata dagli utenti per valorizzare il proprio lavoro e, soprattutto, come LinkedIn riuscirà a differenziarsi dagli altri concorrenti.

Le potenzialità di questa nuova feature sono tante, così come i pericoli: il timore che possa essere usata per ragioni non professionali esiste. Come sempre dipende dall’uso che se ne fa: lo spam su Stories potrebbe divenire realtà in breve tempo. La nuova funzione permette la creazione di contenuti sia per i profili individuali sia per gli amministratori di pagine su Linkedin. Le Stories per ora sono esclusiva della versione mobile di LinkedIn e si possono visualizzare anche quelle create dai profili con cui si è in contatto o dalle pagine che si seguono.

I creatori delle Storie (profili o pagine) appaiono con una cornice circolare nella parte superiore della home, un po’ come succede solitamente in Instagram. La lunghezza massima dei video che si possono caricare è attualmente limitata alla durata di 20 secondi, mentre le Storie sono visibili per 24 ore, anche se gli utenti possono salvare dei frame per vederle successivamente. La condivisione può avvenire attraverso messaggi privati: si possono inoltre inviare messaggi direttamente dal singolo frame, a patto che quest’ultimo sia un collegamento di primo grado, ossia una persona con cui siamo in contatto direttamente perché ha accettato il nostro invito o perché ha accettato il nostro (compare un’icona sopra il nome sul profilo).

Attualmente non è possibile inviare messaggi a una pagina LinkedIn attraverso Stories, però chi crea un video può vedere i profili che hanno visualizzato il contenuto, a patto che non abbiano cambiato le opzioni di visualizzazione nelle proprie impostazioni. È importante ricordare come una Stories non possa essere modificata una volta pubblicata: in tal caso sarà necessario cancellarla e ricominciare da zero.

Come creare Stories vincenti

Questa nuova aggiunta ha delle grandi potenzialità e se sfruttata a dovere può avere un impatto enorme nelle campagne di digital recruiting che si svolgono abitualmente su Linkedin. Per produrre delle Stories efficaci non dobbiamo essere degli influencer navigati o dei videomaker mancati: dobbiamo semplicemente seguire una serie di regole/accorgimenti. Innanzitutto, anche se siamo in una fase “sperimentale” può essere un bel vantaggio imparare a sfruttare le Stories, soprattutto se in futuro si potranno inserire gli annunci pubblicitari.

La prima cosa da fare è realizzare dei contenuti (video, immagini, testi) che siamo facilmente assimilabili da tutti, sia da un possibile candidato, sia dai follower della nostra azienda. In marketing si parla di “snackable content” per indicare quei contenuti “facili da digerire”: dobbiamo creare dei video che ben si adattino a questo formato. Sembra una cosa facile ma richiede molto studio e altrettanta preparazione: l’improvvisazione è apprezzata e caldeggiata negli altri social network, in LinkedIn assolutamente no.

Condividere la vita lavorativa

La condivisione di video di momenti particolari può rivelarsi un’idea vincente: 20 secondi dedicati a eventi speciali come premiazioni e riconoscimenti (evitando di essere troppo autoreferenziali) o a quello che succede in ufficio possono essere la strada vincente per valorizzare il proprio brand e la propria azienda e rendere partecipi i follower. È anche un buon modo per farsi conoscere e migliorare la propria posizione e visibilità all’interno e all’esterno della propria azienda.

Un utilizzo intelligente di Stories è quello di usarle per raccontare un’opportunità di lavoro: può essere una mossa intelligente integrare al video una job description con tutte le caratteristiche più importanti di una determinata posizione che si è resa disponibile. In questo modo si potrebbero attirare potenziali candidati e allo stesso tempo fornire preziose informazioni sulla cultura aziendale a chi visualizza i nostri contenuti. Per condividere i nostri contenuti in modo ottimale possiamo sfruttare anche la “Domanda del giorno”, ovvero l’opzione che permette di inserire una domanda a cui gli utenti che hanno visualizzato la storia possono rispondere.

È importante seguire i profili con più follower

Sembra scontato ma non lo è: per sfruttare in modo adeguato le Stories è importante dare un’occhiata ai profili più seguiti in LinkedIn. Chi ha più follower solitamente trasmette sensazioni quali autorevolezza e leadership: due requisiti che ben si sposano con la mentalità imprenditoriale. Quindi studiamo con attenzione quello che propongono i profili più seguiti e apprezzati e ispiriamoci a loro nel produrre i primi contenuti.

Un’altra idea interessante può essere quella di creare una FAQ, una sezione “Domande e Risposte” in formato interattivo. In questo modo è possibile dare informazioni ai candidati sul processo di selezione, sui percorsi di carriera, sulle figure ricercate, oltre che sull’azienda in generale. L’introduzione di un semplice countdown può aiutare non poco le nostre Stories: che sia per l’apertura di una nuova posizione in azienda, per il lancio di un contest o di una campagna social, il conto alla rovescia è uno strumento per condividere in modo divertente e vincente i nostri contenuti.

Trasformiamo LinkedIn in uno spettacolare videoblog

I brevi aggiornamenti sono perfetti per le Stories su LinkedIn: che siano eventi dal vivo o direttamente dal proprio ufficio, i racconti in tempo reale si adattano perfettamente a questa funzione. Un’altra opportunità è quella di trasformare il tradizionale blog di LinkedIn in un videoblog grazie a Stories. Per farlo basta trasformare il video e i post in una guida passo a passo.

Come funziona l’app di LinkedIn

Le LinkedIn Stories al momento possono essere condivise esclusivamente dall’app mobile di LinkedIn utilizzando la versione più aggiornata. Per attivare la feature basterà cliccare in alto sul simbolo “+” che si trova sulla foto del proprio profilo.

Come accade per gli altri social network, è possibile condividere le foto o i video realizzati al momento oppure selezionarne alcuni dalle gallerie del proprio smartphone. Una volta pubblicate le proprie storie su LinkedIn, queste non possono essere più modificate. Le Stories possono anche essere pubblicate sulle pagine aziendali: gli amministratori hanno a disposizione la stessa opzione che compare sul proprio profilo. Cliccando sui tre puntini presenti nella parte alta a destra possiamo effettuare il salvataggio della storia sul nostro smartphone, cancellarla o inviarla tramite messaggio privato ai nostri collegamenti di primo grado. Una volta pubblicata, in basso a sinistra comparirà la voce “Chiunque”: in questo modo i nostri collegamenti potranno – a loro volta – condividere le storie con i loro collegamenti e così via.

Una serie di consigli tecnici per creare video

Linkedin Stories presenta alcune caratteristiche interessanti, alcune conosciute altre un po’ meno. I video, come detto, possono durare al massimo 20 secondi. Il formato supportato è il classico MP4 (la risoluzione massima è limitata a 1920×1080 in 16:9), mentre per le immagini si parla di .jpg e .png. È stata aggiunta la possibilità di silenziare i video mentre al creatore delle storie si possono inviare anche delle reaction oltre ai soliti messaggi privati. Nelle impostazioni del nostro profilo cliccando su “Opzioni di visualizzazione della storia” possiamo scegliere di essere visibili oppure di rimanere in modalità privata. A meno che un utente non imposti la modalità privata, i creatori della storia potranno avere accesso a un certo numero di dati: nello specifico, al numero di visualizzazioni e all’identità dei profili che hanno visualizzato la storia.

Le Stories sono davvero utili?

Le attese Stories hanno una certa rilevanza anche in una piattaforma come LinkedIn, da sempre orientata verso il business e la mentalità imprenditoriale e che ha fatto della serietà il suo mantra. È difficile dare una risposta esaustiva a questa domanda in questo particolare momento storico: siamo curiosi di scoprire come gli utenti sfrutteranno questo prezioso strumento che avvicina LinkedIn sempre di più ai più spensierati Instagram, Snapchat e compagnia bella. Un avvicinamento che ha spaventato molti utenti che temono che la piattaforma si stia snaturando o perdendo di vista la sua mission iniziale. Le Stories sono uno strumento in più che gli utenti hanno a disposizione per far crescere l’engagement e la propria rete di contatti. Non resta che attendere con fiducia.

Il corso sull’uso strategico di LinkedIn

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Shield: la app per l’employee advocacy su LinkedIn [StartUp News]

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[Questo articolo è stato pubblicato su StartUp News il 18 dicembre 2020]

Lavorando con LinkedIn mi capita sovente di imbattermi in applicazioni o servizi di terze parti che promettono di ampliare le potenzialità del social professionale di Microsoft o di sfruttarne i dati. Una di queste mi ha particolarmente colpito: si chiama Shield. Per presentarla ho intervistato Filippo Piras, Growth Marketing Manager di Shield.

Da quale esigenza nasce Shield?

Shield nasce dall’esigenza di misurare e riportare le statistiche dei contenuti LinkedIn per uno o più profili personali aggregati. Alex ed Andreas, rispettivamente CEO and CTO, prima di fondare Shield lavoravano assieme per una azienda di consulenza locale chiamata Agile Squad. Essi lavoravano con brand scandinavi come BCG Nordics e Danske Bank. Andreas ed Alex notarono la mancanza di una soluzione in grado di aggregare statistiche di contenuti su illimitati profili personali su LinkedIn per programmi di Employer Branding e Employee advocacy. Dopo aver notato questo gap decisero di chiudere Agile Squad e sviluppare un prodotto per colmare questa mancanza. Dopo circa un anno di product development, Alex e Andreas fondarono Shield.

Come funziona, in pratica, e a chi potrebbe servire?

Shield propone sia un piano per B2C che per B2B. Singoli utenti LinkedIn, Agenzie PR, Agenzie di digital Marketing, PMI e grandi imprese utilizzano Shield per misurare l’impatto dei loro contenuti organici, massimizzare la loro reach e aggregare contenuti statistici su più profili personali attraverso una dashboard. Shield raccoglie questi dati attraverso il proprio API che comunica con l’API di LinkedIn durante il processo di onboarding.

Quanta intelligenza artificiale usate e quanta prevedete ce ne sarà in futuro?

Al momento Shield è una piattaforma puramente descrittiva e di monitoraggio di statistiche dei contenuti condivisi da profili personali. Shield ha più di 5000 utenti attivi. Attraverso i dati raccolti dai nostri user, Il piano per il 2021 e per i prossimi anni è di educare la piattaforma e aggiungere sempre più intelligenza artificiale. Tutto ciò al fine di fornire maggiori insight sull’engagement dell’audience di ciascun membro LinkedIn e ciascun brand.

Promuovere i libri con LinkedIn [intervista per il libro di Davide Giansoldati]

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Il 12 novembre 2020 è uscito il libro “Promuovere e raccontare i libri online“, testo di Editrice Bibliografica.

L’autore, Davide Giansoldati, mi aveva chiesto di dare un contributo. Ho scritto un paragrafo su come un autore può usare LinkedIn per promuovere il proprio testo. Eccolo:

LinkedIn è il social professionale per eccellenza: ormai ce ne siamo accorti anche in Italia, dove si registrano oltre 14 milioni di utenti. LinkedIn è sia un social network – una rete di collegamenti – ma anche un social media – uno strumento di comunicazione, di distribuzione (e scoperta) dei contenuti. Un luogo d’elezione anche per promuovere il proprio libro, a patto di farlo nel modo corretto.

Prima di tutto occorre sistemare il profilo personale per evidenziare il fatto che si è autori e il campo d’azione già a partire dalla headline, lo spazio vicino alla foto profilo (scrivere semplicemente “scrittrice” non ha alcun senso). Si può creare un banner con la foto della copertina del libro (magari un’istantanea di un firma-copie o di un’intervista a un festival). Occorre necessariamente inserire, nei Traguardi raggiunti, la nuova pubblicazione. Magari la pubblicazione è anche frutto di un progetto di ricerca, giornalistico, investigativo: vi è una sezione in LinkedIn anche per questo. Occorre poi disseminare il profilo di “parole chiave” inerenti il proprio lavoro. Il testo riguarda i fortini della prima guerra mondiale? Trova tutti i termini correlati (Grande guerra? Trincee?) e spargili qua e là.

Dopo la fase di posizionamento, viene quella più importante: la strategia legata ai contenuti. Ma c’è un problema: la stragrande maggioranza degli autori ha un ego importante! Lo so, sono autore anche io e il mio ego a volte risulta ipertrofico (questa frase l’ha scritto lui, non io). Questo è un limite nella fase di promozione del proprio testo. Una volta Dino Risi disse: “Quando vedo un lavoro di Nanni Moretti, mi viene sempre voglia di dirgli: spòstati e fammi vedere il film”. Ecco, caro autore, spostati perché non vedo la tua opera. Fai un passo indietro e dai valore: fammi vedere dei video (si possono caricare nativamente su LinkedIn dal 2019) dove non vendi il libro come in una televendita di materassi con in regalo una bici con cambio Shimano, ma dove parli del tema. Se è un saggio, parla del problema. Se è un romanzo, parla della storia e dei personaggi. Quando le biblioteche organizzano serate per la presentazione dei miei libri chiamandole “incontro con l’autore”, resisto e chiedo gentilmente di porre invece enfasi su un problema: per esempio, l’uso disfunzionale della tecnologia in famiglia. Ovviamente a meno che tu non sia Barbero o Baricco. Sempre a proposito di contenuti, non si parla solo di video: ideali anche link a interviste, infografiche, podcast e documenti: da qualche tempo si possono caricare anche PDF, perché non regalare un capitolo d’assaggio?

Butto lì una pillola di comunicazione persuasiva: non bisogna mai dire che il libro è interessante, sarebbe sgradevole e autoreferenziale. Non bisogna dirlo ma dimostrarlo! Per esempio se dicessi che il mio libro è stato piratato (si può scrivere “piratato” in questo testo?) allora nella testa di chi legge dovrebbe emergere l’idea, spontanea e quindi più forte, che se il libro meritava un’azione criminale a scopo di condivisione con altri online, allora è interessante davvero. Usare la “riprova sociale” di Cialdini è sempre una gran bella idea.

Chiudo con una considerazione: LinkedIn è anche un ruolo di relazione eccezionale. Un autore dovrebbe puntare forte anche su quello: non scriviamo per noi stessi.

Skill su LinkedIn: come trovare le proprie con il nuovo Career Explorer

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Da pochi giorni LinkedIn ha lanciato Career Explorer, un nuovo strumento online per cercare lavoro. Si tratta di un tool gratuito che mostra nuove opportunità di lavoro mappando le capacità di chi lo cerca. In pratica l’algoritmo di LinkedIn analizza le competenze di un utente e gli mostra le posizioni che potrebbe non aver considerato (la funzione si chiama Esplore Job Transition) anche di aziende di settori differenti. Inoltre segnala anche le competenze da acquisire con LinkedIn Learning (ex Lynda.com). Al momento funziona solo in inglese, ma può rivelarsi comunque un ottimo aiuto. Puoi provarlo a questo indirizzo: https://linkedin.github.io/career-explorer.

Come individuare le skill da inserire su LinkedIn

Nei miei corsi sull’uso strategico di LinkedIn, quando uso il metodo LinkedIn10C, spiego che la sesta C è quella delle competenze. Molte persone hanno difficoltà a individuare le proprie e lasciano quelle proposte dalla piattaforma, magari confermate a caso dai propri contatti, anche se non sono rappresentative: per esempio “trattative” (molto generica) o “Microsoft Word” o “mail” (irrilevanti).

Per questo uno strumento come Career Explorer, che esamina le skill relative a un mestiere, può risultare un valido aiuto per trovare le proprie. Sia quelle che già si possono vantare che quelle sulle quali investire. Nell’esempio sopra, in corrispondenza del mestiere “Sales Agent”, si può notare quali sono le competenze associate: dalla negoziazione alla leadership, dal management al marketing. Interessante notare come, se si vuole presentarsi sul mercato come “Business Devolopement Specialist” occorra puntare su CRM, social e market analysis.

Dritte sul social selling: la mia intervista per il libro “Acquisire nuovi clienti con LinkedIn”

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Nell’ottobre 2020 è uscito per FrancoAngeli il nuovo libro di Gambirasio e Castelletti “Acquisire nuovi clienti con LinkedIn”. Ho dato il mio contributo con una breve intervista sul social selling.

Descrivi qualitativamente e/o quantitativamente i risultati commerciali da te ottenuti grazie a LinkedIn®:
Uso LinkedIn® per tre motivi: personal branding, networking e social selling. Ogni settimana ricevo richieste di informazione per i miei corsi sulla comunicazione digitale.

Da 5 (minimo) a 10 (massimo) tips (consigli pratici-operativi) per utilizzare LinkedIn® per acquisire nuovi Clienti:
1. Completare il profilo
2. Posizionarsi con le parole chiave giuste (LinkedIn® SEO)
3. Non essere autoreferenziali: come aiuti gli altri?
4. Scegli immagini giuste: non solo quella del profilo, anche la cover
5. Allarga il network, ma in modo coerente e funzionale
6. Pubblica contenuti interessanti per il tuo pubblico
7. Inserisci progetti per far capire, in concreto, di che cosa ti occupi
8. Non trascurare i contatti, come la gente può raggiungerti fuori da LinkedIn®?
9. Scrivi un riepilogo coinvolgente, puntando soprattutto sull’incipit
10. Il profilo che emerge da LinkedIn® è coerente con la tua personalità?

Indica i principali errori da evitare nell’utilizzare LinkedIn® per acquisire nuovi Clienti:
1. Aggredire i Clienti con offerte, LinkedIn® non è uno strumento “outbound”
2. Non avere un piano editoriale e costanza nella pubblicazione
3. Trascurare le interazioni (commenti, condivisioni, messaggi)