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Dicembre 2021: tempo di previsioni per il prossimo anno. Ovviamente non parlo di oroscopi, vade-retro, ma di trend di comunicazione digitale. C’è chi parla del consolidamento di trend già noti come iper-targetizzazione, mobile, intelligenza artificiale e via dicendo. Ma su cosa si basano queste previsioni? Spesso su intuizioni personali, sentito dire, letto qua e là. Io preferisco fare previsioni basate sui dati.

Nel 1922 il danese Niels Bohr, premio Nobel per la Fisica, disse:

«È difficile fare previsionisoprattutto sul futuro»

Difficile fare previsioni, a meno che si abbiano a disposizione tantissimi dati e sistemi di analisi predittiva. Sto parlando, chiaramente, dei big data. Nel mio corso “Big data e comunicazione digitale: come costruire un piano editoriale data driven” illustro tanti strumenti per rivelare i trend di interesse del pubblico, ma anche qualcuno per prevedere i trend. Il mio proferito è Exploding Topics.

Che cos’è Exploding Topics?

Qualche tempo fa ho realizzato un breve video, di soli due minuti, dove illustro lo strumento e il suo funzionamento, davvero molto semplice:

Cinque trend di comunicazione digitale per il futuro

Grazie a Exoloding Topics, strumento freemium (parte free, parte a pagamento) che prevede anche una newsletter settimanale, da qualche tempo sto osservando i trend emergenti del mondo della comunicazione digitale. Segnalo i 5 a mio avviso più interessanti:

  1. L’intelligenza artificiale diventa… umanista
  2. Anche gli influencer diventano virtuali
  3. L’uomo, per difendersi, deve puntare sulla comunicazione emozionale
  4. La comunicazione emozionale è fatta soprattutto di immagini e pochissimo testo
  5. Bisogna fare marketing a ogni costo?

Eccoli uno a uno, con tanto di trend di crescita presi da Exploding Topics.

1) L’intelligenza artificiale umanista

Osservando gli ultime trend in termini di comunicazione digitale su Exploding Topics mi sono imbattuto in “Copysmith“. Scopro subito che si tratta di uno strumento di “AI copywriting“. Interessante: stiamo parlando di algoritmi che scrivono al posto nostro, ovvero di generazione automatica di testi. Non solo: questi algoritmi fanno questo lavoro con tutti i crismi, sistemando la SEO, le keyword, i tag, i titoli e tutto il resto. Possono scrivere schede prodotto (qui ovviamente sono più forti), annunci pubblicitari online (ads) ma ben presto alimenteranno bacheche social, blog, articoli di giornale e così via.

Alla base di strumenti come Copysmith (altri sono per esempio Nichesss, copyai e copyPro) c’è GPT-3: si  tratta proprio di intelligenza artificiale (intelligenza artificiale creata da OpenAI , un’azienda di ricerca co-fondata da Elon Musk) che partorisce contenuti con una struttura linguistica – linguaggio umano o linguaggio macchina – e con capacità di machine learning: impara!

Ecco un video che spiega come funziona uno di questi tool, copyai:

L’intelligenza artificiale scriverà i messaggi al posto nostro. Poi si prenderà la briga anche di conversare con i clienti. Manychat è un tool che ho visto crescere su Exploding Topics già dal 2020:

Anche se il trend è rosso (vuol dire che il picco di ricerche è passato), dobbiamo considerare che si tratta di trend americani che solitamente arrivano da noi con un certo ritardo. E infatti ancora adesso il tema dei chatbot personalizzati con Manychat è forte: questa guida, per esempio, è di metà del 2021.

Ecco un tutorial su Manychat, software che permette di creare e gestire dei chatbot professionali su Facebook Messenger e Instagram, automatizzando le interazioni con gli utenti:

2) Virtual influencer

L’intelligenza artificiale scrive e dialoga. Se l’uomo diventa così irrilevante, togliamolo di mezzo del tutto! Creiamo anche dei falsi idoli: gli influencer virtuali.

Faccio prima un passo indietro: la questione influencer è delicata, perché lo scenario è monopolizzato da subrette e cantanti. Esiste però un mondo di micro-influencer, rilevanti in ambiti ristretti, per nicchie di mercato. Esempio concreto: lavoro moltissimo con il mondo finance per progetti di formazione e consulenza; ho scoperto che in quell’ambiente vi è una sorta di venerazione per Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates, il più grande hedge fund del mondo. In quell’ambito lui è un influencer, al di fuori non lo conosce quasi nessuno. Ma pensa anche al giornalista del settore B2B di nicchia seguito da qualche centinaia di persone, punto di riferimento per quel pubblico business.

Ma veniamo all’influencer che non esiste. Su Exploding topics ho visto crescere il concetto di “virtual influecer”. Siamo ben oltre i bebé e animali influencer (veri famiglia Fennagnez), i follower sono veri ma la celebrità seguita no:

Un esempio di virtual influecer è Imma.gram: una celebrità da 300.000 follower completamente creata al computer da una società che, guarda caso, promuove film come Final Fantasy e il videogioco The Legend of Zelda.

Qui un video dedicato a Imma:

Sempre su Exploding Topics si sta notando la crescita dei Vtuber, gli youtuber virtuali:

Kizuna AI è considerata la prima Vtuber in assoluto.

3) La comunicazione emozionale è l’unica arma di difesa dell’uomo

Per contrastare tutta questa tecnologia e l’intelligenza artificiale, molto poco empatica, la comunicazione umana dovrà essere sempre più emozionale. Un altro trend che mi ha colpito nei mesi passati è “storybrand”:

Storybrand è un’azienda B2B che aiuta i clienti (con formazione e consulenza) a rafforzare il loro marketing e il loro posizionamento grazie allo storytelling. Passata l’era della fisicità e dell’intelligenza (prima creavano valore i forti, poi quelli intelligenti), ora che gli algoritmi sono più intelligenti di noi (passami la provocazione) vi è un ritorno all’umani e alle emozioni. E quindi anche alle storie.

4) La comunicazione emozionale è fatta di immagini e pochissimo testo (o audio)

Il trend della comunicazione digitale degli ultimi anni è chiarissimo: meno testo, più immagini. In perfetto stile Instagram. A volte addirittura zero testo e solo video brevi: vedi TikTok. Insomma: meno ragionamento, più emozioni. Meno messaggi per la neocorteccia, più cibo per i pensieri veloci (per dirla con Kahneman). Il testo, sui vari social, scompare? Non ancora, ma si accorcia ulteriormente. Prendiamo, per esempio, il fenomeno “one word caption”.

Che cosa si intende per “one word caption”? È una parola (a volte una brevissima frase, spesso aforismi sbagliati: povero Oscar Wilde!) che solitamente si usa su Instagram o nello status di WhatsApp. Comunica in modo immediato, come una trigger word, uno stato d’animo, un messaggio, una suggestione.

Qui trovi una lista di oltre 400 “one word caption” in lingua inglese. Qualche esempio:

  • “Homecoming”
  • “Legend”
  • “Speechless”
  • “Daydreaming”

A volte le caption sono associate anche alle emoji:

Non basta contrarre il testo, occorre puntare prevalentemente sulle immagini. Del resto gli esperimenti di eye-tracking ci dimostrano che per ottenere lo “stop the scroll” sui social occorre puntare forte sulle immagini, non sulle parole. In questo grafico, preso da Viralbeat, si può notare anche il tipico F-pattern:

Per puntare sulle immagini  un’azienda o un professionista hanno due alternative: rivolgersi a un professionista oppure arrangiarsi con il “fai da te2. Io, spesso, me la la cavo con Canva.

Da quando ho scoperto Canva, anni fa, mi è cambiata la vita. Ho poca dimestichezza con la grafica digitale, quindi uno strumento che mi consente di creare banner per il blog, miniature per Youtube, post per i social, infografiche, presentazioni accattivanti per me è oro.  L’interesse per lo strumento, che è nato 8 anni fa e che nel frattempo è diventato un unicorno, è ancora in crescita:

 

Sono tante le piattaforme che consentono di scaricare grafiche gratuitamente. UnDraw è un portale che mette a disposizione illustrazioni e immagini vettoriali di alta qualità, ma soprattutto open source:

Ecco un’esempio di un’immagine da scaricare:

E il trend dell’audio? Nonostante il mezzo flop di Clubhouse, l’audio pare essere un trend davvero interessante:

Perché l’audio è un trend destinato a durare? Per tre motivi:

  • L’audio è versatile (posso ascoltare un podcast anche quando corro al parco o sono in coda in tangenziale): basti vedere il trend di crescita degli audiolibri
  • La diffusione degli smart speaker (Alexa, Google Home, ecc.) sta spingendo i contenuti audio
  • L’audio permette di creare contenuti più coinvolgenti. Un ricerca ha rivelato che l’audio digitale lo è più di radio e TV.

5) Marketing a tutti i costi?

Conosci la legge di Sturgeon?

«Il novanta percento di tutto è spazzatura»

Perché la cito? Perché uno dei trend che ho intercettato è il shitposting, una parola poco elegante:

Per shitposting si intende un contenuto brutto, inutile o irrilevante che ha lo scopo di far deragliare una conversazione o provocare gli altri. Esempi? Meme brutti, battute squallide, spam. Ecco un assaggio trash:

Roba da troll, insomma. In realtà non si tratta di un nuovo trend: per qualcuno shitposting era la parola digitale del 2017!

Si può fare shitposting, oltre che per provocare, anche per promuovere? Tradotto: esiste il shitposting marketing?

Tema delicato. Vale tutto pur di attirare l’attenzione? In un mondo caotico e assordante, vince chi grida di più? Possiamo fare un contenuto scadente, sbagliato per, machiavellicamente, ottenere l’obiettivo della visibilità? Faccio un esempio concreto. Qualche tempo fa mi imbatto su Facebook in questo volantino:

Sulle prime mi sono messo a ridere: com’è possibile che un grafico sia così ingenuo da fare un errore così macroscopico? Poi ho capito: se quella comunicazione non fosse diventata virale, non avrei mai scoperto quell’evento… La shitstorm funziona!

Questo è stato definito il “marketing dell’errore” (a volte dell’orrore). Ecco un esempio:

Come racconta Insidemarketing:

Questo visual della campagna di Real Time per San Valentino fece il giro del web indignando i puristi della grammatica. Solo più tardi si scoprì che non si trattava né di un refuso di un copy distratto, né di un apostrofo di troppo, ma che era invece una voluta scelta di genere: il programma lanciato, infatti, raccontava storie d’amore e vicende di coppia, anche di coppie omosessuali.

Lo stesso vale per dei “tone of voice” particolari e provocatori. È il caso Taffo, per esempio. Quanti funerali e bare vende di più grazie al black humor? Pare pochi. “A dirlo sono i dati dello Sprout social index 2017: un atteggiamento irriverente sui social attira l’attenzione dei consumatori, ma non è detto che questo condizioni positivamente le vendite“.

Scrivimi

Scrivimi per un corso sulla comunicazione digitale

Il primo ottobre 2021 sono stato invitato come speaker al primo “Cyber Act Forum” organizzato dai Cyber Actors. Tra i tanti interventi dedicati alla sicurezza informatica, avevo il compito di parlare di come si comunica la cyber-sicurezza. Il titolo dell’intervento, provocatorio, era “Sbatti l’hacker in prima pagina“.

L’intervento era diviso in due parti:

  • Parte 1: come si comunica la cybersecurity sui giornali
  • Parte 2: come si dovrebbe comunicare la cyber-sicurezza in azienda

Il programma dell’evento:

Qui trovi le slide che ho usato:

cyberactfurorum_bonanomi

I punti chiave del mio intervento

  1. Bad news is a good news: spesso i giornali parlano di sicurezza sbattendo il mostro in prima pagina (concetto di notizialibità)
  2. Come in un riflesso condizionato pavloviano, quando c’è un problema di sicurezza si parla subito di hacker!
  3. Spesso l’anello debole della catena è l’utente
  4. Manca cultura della cyber-sicurezza: per esempio, quanti conoscono la differenza tra deep Web e dark Web?
  5. Le aziende dovrebbe praticare la glasnost (trasparenza in russo)
  6. Chi si occupa di sicurezza informatica è come un assicuratore, spesso contatta i clienti in due momenti nefasti: quando chiede i soldi e quando si registra un incidente
  7. La sicurezza informatica, al pari della social responsability, può essere veicolo di marketing (ma senza dire che si mette il cliente al centro, occorre dimostrarlo: “show, don’t tell”)

Come bisognerebbe comunicare la cyber-sicurezza?

La comunicazione relativa alla cyber-sicurezza dovrebbe avere queste caratteristiche per diventare (anche) veicolo di marketing:

  • Costanza
  • Inclusività
  • Semplicità
  • Concretezza
  • Tempestività

Il video dell’intervento “Sbatti l’hacker in prima pagina”

Il video integrale del mio intervento è stato messo a disposizione di tutto dai Cyber Actors su YouTube. Puoi rivederlo direttamente qui:

Le foto dell’evento

Nell’ottobre 2021 sono stato invitato a Roma all’evento “Campus Psichiatria” di Angelini. Il mio compito era quello di parlare agli specializzandi di comunicazione digitale. Dopo una fase preparatoria di un mese, con contenuti sul personal branding (eBook e videopillole su LinkedIn) e due speech (uno online e uno in presenza sulla comunicazione online), il 12 e 13 ottobre si sono svolti i workshop in presenza. In particolare abbiamo progettato e organizzato due workshop:

  • Divulgare contenuti scientifici su LinkedIn
  • La caccia alla fake news

Per rendere più coinvolgente i workshop abbiamo pensato di introdurre l’elemento ludico (gamification).

Il gioco della creazione di un post LinkedIn di divulgazione scientifica

Gli 80 partecipanti al workshop, dopo aver seguito due mie relazioni su “7 errori da non commettere su LinkedIn” e “LinkedIn come social media: l’uso strategico dei contenuti (e la lotta alle bufale online)”, sono stati divisi in gruppi. Nelle quattro sale, i partecipanti sono stati divisi ulteriormente in altri quattro gruppi. Quindi vi erano 16 gruppi in tutto.

Il primo esercizio che hanno affrontato era sulla creazione di un post LinkedIn. Il comitato scientifico, composto da professori e direttori delle scuole di specializzazione di psichiatria, hanno selezionato quattro articoli scientifici, uno per saletta, sui seguenti argomenti: depressione, schizofrenia e disturbo bipolare. Ecco un esempio di articolo:

I ragazzi dovevano leggere l’articolo e trasformarlo in un post per LinkedIn di massimo 1.000 battute (in italiano). I post, caricati su una piattaforma online creata ad hoc, sono poi stati valutati tecnicamente (efficacia del messaggio, tecnicismi LinkedIn come hashtag, menzioni e call to action, ecc.) per poter sceglierne uno solo per sala: questo sarebbe poi stato valutato nuovamente, in plenaria, da comitato tecnico e comitato scientifico, grazie a schede di valutazione con diversi criteri e punteggi. Tra i quattro post finalisti, dopo presentazione da parte dei ragazzi e commento degli addetti ai lavori, è stato poi scelto il migliore per premiare il gruppo vincitore.

Il gioco della caccia alle bufale

Sempre nelle salette, i diversi gruppi si sono poi cimentati nel gioco della caccia alle bufale. Il comitato scientifico aveva scelto quattro notizie, pescate in Rete, sui social, su riviste non specializzate. Per esempio questa:

Durante la plenaria ho spiegato il metodo Trinchero per l’individuazione e l’analisi delle fake news. Consiste in dieci criteri di valutazione:

  1. Accuratezza sito
  2. Aggiornamento, data
  3. Chiarezza. Si capisce a chi è rivolto?
  4. Coerenza interna. Cita le fonti? Sono attendibili o di parte?
  5. Coerenza esterna. I dati citati sono confermati anche da altre fonti siti giornali? Almeno 3
  6. Completezza. Le informazioni sono esaurienti complete o scarse?
  7. Controllabilità. I fatti sono separati da opinioni?
  8. L’autore. È conosciuto? È esperto dei temi trattati?
  9. Trasparenza. L’autore è rintracciabile? C’è un responsabile del sito
  10. Valore aggiunto. Le informazioni sono pertinenti col tema trattato utili per i lettori

I ragazzi dovevano compilare una scheda anzitutto dicendo se la notizia era vera o falsa, e soprattutto motivare il perché. Il comitato tecnico e quello scientifico hanno poi giudicato l’accuratezza dell’esposizione e soprattutto le fonti citate. Anche in questo caso, dopo la presentazione in plenaria, è stato premiato il gruppo che ha fatto il lavoro migliore sia dal punto di vista formale che sostanziale.

 

Contattami per un evento

La comunicazione, in ogni sua forma, è un aspetto fondamentale della vita di ogni essere umano. Grazie ad essa si condividono informazioni, si creano relazioni e non si smette mai di imparare. E poi, grazie alla comunicazione, si vende, si seduce, si prega e altro ancora. Qualche filosofo ha speculato sul fatto che, grazie alla comunicazione, alle parole, si crei la realtà.

Negli ultimi decenni è letteralmente esplosa la comunicazione digitale che permette ad aziende e professionisti del settore di raggiungere in modo più preciso e diretto il proprio pubblico di riferimento. Del resto siamo nell’era della disintermediazione: un tempo mi servivano rivista, editore, stampatore, distributore ed edicola per “parlare” al mio pubblico; ora mi basta questo sito Web. Non è la stessa cosa? Beh, numericamente sì: in media con Computer Idea vendevamo 150.000 copie. Questo sito registra gli stessi “accessi unici” su base annua.

La “comunicazione digitale” è un argomento piuttosto complesso e variegato e, soprattutto, un settore in evoluzione continua, figuriamoci dopo la pandemia: saperla sfruttare in modo adeguato permette alle aziende di “parlare” a un pubblico ancor più numeroso ed eterogeneo rimanendo in target con il proprio business. Lavorare nel mondo della comunicazione e del marketing richiede una buona formazione universitaria e una pianificazione accurata per scegliere il percorso migliore per sviluppare la propria carriera. Un professionista della comunicazione digitale si occupa non solo di informare ma anche di individuare il pubblico di riferimento e di trovare lo strumento più adeguato per coinvolgerlo attraverso una serie di strategie ad hoc.

Il mondo digitale ha cambiato il modo di fare comunicazione

Il mondo digitale ha letteralmente rivoluzionato i vecchi modelli di business e, soprattutto, il modo di comunicare delle aziende: migliorare l’immagine di un brand, sviluppare strategie di marketing vincenti per attrarre nuovi clienti e mantenere l’interesse di quelli più fedeli sono alcuni dei compiti richiesti ai cosiddetti professionisti della comunicazione digitale.
Attraverso web, blog e social media la comunicazione digitale assume un valore ancor più rilevante, perché è in grado di amplificare la diffusione di qualsiasi genere di contenuto. Proprio per questo motivo il marketing e la comunicazione digitale vanno pensati in modo diverso: vanno studiati e pianificati tenendo in considerazione il pubblico che si vuole attrarre e gli strumenti da usare. Per le aziende è indispensabile avere nel proprio organico dei professionisti che sappiano sfruttare al meglio tutte le opportunità di marketing che il web è in grado di offrire. Per questo motivo è utile per le aziende investire nella formazione del proprio personale attraverso dei corsi online dedicati alla comunicazione digitale; soprattutto per quei giovani che si affacciano sul mercato del lavoro e che vogliono far parte di un mondo complesso come quello della comunicazione.

Come diventare un professionista della comunicazione digitale

La necessità di produrre e gestire contenuti ha cambiato il modo di comunicare delle aziende con gli utenti e clienti. Per rispondere a questa esigenza occorrono figure specifiche in grado di gestire e coordinare l’intero processo comunicativo. La comunicazione digitale necessita non solo di competenze tecniche ma anche di capacità di relazionali nella gestione del lavoro. Quali sono le competenze necessarie richieste a un professionista della comunicazione digitale? Quali sono le figure professionali più richieste da aziende e agenzie del settore?

I profili più apprezzati e ricercati nel mondo della comunicazione digitale 2.0 sono molteplici e variegati: si va dal classico addetto stampa  2.0 fino all’innovativo digital strategist, senza dimenticare il responsabile comunicazione, il social media manager, il community manager o il web content writer. Ma potrei sciorinarne tantissimi altri: dal growth hacker al funnel specialist, per citare i due più “esotici”.

In particolare, a detta di LinkedIn, dopo la pandemia vi è stato un boom di richieste di esperti di digital marketing e social media manager. Quali competenze servono? Strategia di marketing, social media marketing, branding, pubbliche relazioni, gestione delle campagne, Google Analytics, blog, copywriting.

Ogni figura ha un ruolo ben definito in quel delicatissimo meccanismo che è la comunicazione digitale. Per esempio, l’addetto stampa deve selezionare e gestire il flusso di informazioni verso i media. Oltre alla classica preparazione dei comunicati stampa, si occupa delle relazioni con i giornalisti e con tutte le figure di riferimento del settore lavorando sui canali social/online della propria azienda.

L’addetto stampa solitamente lavora a stretto contatto con il “responsabile comunicazione” che si occupa di sviluppare e studiare le strategie di comunicazione di un’azienda. Questa figura professionale ha un ruolo fondamentale nella gestione della comunicazione interna ed esterna della propria organizzazione: è il riferimento per quanto riguarda le strategie, tecnologie e trend del settore da seguire.

Con l’esplosione delle piattaforme social la comunicazione è cambiata per l’ennesima volta: il social media manager si occupa di gestire la presenza dell’azienda sui vari Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram e compagnia bella. Questa figura prepara una strategia per sfruttare i canali social e, soprattutto, deve stabilire lo stile di comunicazione e il “tone of voice”, ossia il modo con cui l’azienda comunica la propria personalità. Si occupa in prima persona (o in collaborazione con il suo team) della realizzazione dei contenuti e della gestione operativa.

La gestione delle community è un altro aspetto importante nella comunicazione digitale: il community manager è la persona che si occupa di monitorare le conversazioni e i comportamenti della propria comunità sui canali social e sui siti istituzionali della propria azienda. Un buon community manager deve controllare anche la “web reputation” oltre a creare engagement sulle piattaforme social e favorire l’aggregazione tra i membri stessi della community.

Un’altra figura essenziale nella comunicazione digitale è il “web content writer” che si occupa di preparare tutti i contenuti testuali per il web e le piattaforme social. Dal semplice articolo di un blog fino alla descrizione di un prodotto, il web content writer deve essere in grado di preparare contenuti ad hoc per trasmettere il messaggio desiderato. Questa figura si occupa anche delle tecniche SEO per incrementare il traffico in entrata su un portale o un blog o per posizionare al meglio i contenuti creati e intercettare nuovi potenziali clienti.

Infine, in un’azienda attenta alla comunicazione non può mancare una figura importante come quella del “digital strategist”, il professionista che si occupa di studiare e pianificare la strategia unica per tutte le piattaforme/canali social dell’azienda. Il digital strategist deve anche definire i famosi KPI (“Key Performance Indicator”), quegli indicatori/parametri usati per misurare l’andamento della strategia utilizzata dall’azienda.

Come acquisire le competenze necessarie per la comunicazione digitale

Chiaramente, non tutte le competenze possono essere acquisite durante un classico percorso di studio: molte andranno “imparate” sul campo, sporcandosi le mani, lavorando direttamente con altri professionisti/esperti del settore in aziende e agenzie di comunicazione (io ho fatto – anche – così). Questi argomenti possono essere approfonditi in molti modi: per esempio, frequentando dei Master post-laurea, con manuali e testi ad hoc, tramite blog e siti tematici oppure seguendo dei corsi online.

Quest’ultima possibilità può essere la soluzione migliore e la più veloce per imparare tutti i trucchi (o quasi) del mestiere, per acquisire quelle competenze che possano fare veramente la differenza per la propria azienda e carriera. Un buon corso digitale deve offrire a chi lo segue un quadro completo di tutte le competenze necessarie e deve offrire dei contenuti di qualità. In Rete puoi trovare un’infinità di corsi e offerte tra cui scegliere: come fai a selezionare quella giusto per te e la tua azienda? Saper distinguere un corso digitale online valido da uno pressoché inutile non è facile. È importante studiare con attenzione il programma del corso che si vuole seguire ed è consigliabile diffidare di quelli che promettono di tutto e di più. Affidarsi a nomi o brand conosciuti non mette al riparo da qualche sgradita sorpresa: quando devi scegliere un corso, dai fiducia a chi ti garantisce il raggiungimento di obiettivi chiari e ben definiti, non cercare gente che promette miracoli o cose assurde. Dai un’occhiata anche ai commenti e alle opinioni soprattutto sui canali social di chi ha già svolto quel corso e fai qualche ricerca online sull’azienda o il docente che lo tiene. È consigliabile non fare molto affidamento sui siti istituzionali: oltre ai commenti fake, molte aziende fanno sparire abilmente le recensioni negative mettendo in evidenza solo quelle positive. Avere un docente “famoso o prestigioso” non garantisce il raggiungimento di obiettivi e competenze. Meglio puntare sulle esperienze e sulla capacità del docente (dare un’occhiata al programma è fondamentale) e ricordarsi che ci vuole tempo per avere una formazione efficace.

I 10 motivi per cui dovresti seguire un corso di comunicazione digitale

Un corso digitale online presente degli indubbi vantaggi: le lezioni, spesso, sono dal vivo (in diretta streaming) e si possono rivedere quando si vuole e nelle modalità che si desidera (vengono preparati dei video ma anche dei podcast per il cosiddetto “e-learning”). Insomma, puoi avere videolezioni, approfondimenti ed esercitazioni senza lo stress di andare in aula. È possibile anche interagire con il docente in apposite sessioni per approfondire particolari tematiche o per fugare dubbi su argomenti poco chiari. Ecco una serie di 10 buoni motivi per seguire un corso di comunicazione digitale online

1 Per restare sempre aggiornato

La trasformazione digitale ha stravolto completamente il mondo della comunicazione. Nel nuovo millennio si hanno a disposizione talmente tanti dispositivi e canali digitali che è praticamente impossibile non riuscire a comunicare. L’importante è trovare il modo giusto per farlo, perché esiste una sostanziale differenza tra una comunicazione fatta tramite un’email o un commento pubblicato su una piattaforma social. Per questo motivo le aziende cercano di essere presenti sui principali canali digitali: la presenza stessa, però, non equivale a un successo garantito. Il pieno sfruttamento delle potenzialità di queste piattaforme può aiutare la comunicazione digitale e social della tua azienda? La risposta è affermativa.

2 Per gestire al meglio le piattaforme social

Per un’azienda o un marchio che vuole farsi conoscere è necessario essere online e curare con attenzione i propri canali social. Per esempio, un corso di comunicazione digitale dedicato ai social media ti permette di acquisire quelle competenze necessarie per gestire in modo ottimale i diversi canali. Un post su Facebook richiede un approccio diverso rispetto a uno da pubblicare su Twitter o Instagram. Ogni social network funziona in modo diverso e ha un proprio linguaggio e pubblico di riferimento: per ottenere dei risultati non devi non lasciare nulla al caso e prepararti in modo adeguato. Per esempio, LinkedIn è una piattaforma professionale ed è stata sviluppata appositamente per permettere ai professionisti del settore di interagire tra di loro. Quando pubblichi un contenuto su questo canale devi utilizzare un linguaggio professionale e serio. Su Twitter, invece, devi sfruttare la potenza degli hashtag “#” e concentrare i tuoi messaggi in pochi caratteri per condividerli velocemente. Con Facebook devi invece usare un linguaggio semplice e decisamente “informale” mentre su Instagram è apprezzatissimo uno stile molto più personale e così via.

3) Per posizionarsi su mercato

Posizionarsi sul mercato è importante così come trovare il modo più efficace rendere il proprio brand distinguibile da quello dei più diretti competitor. Una delle strategie più utilizzate per aumentare la visibilità del proprio marchio è lo “storytelling”. Raccontare una storia è il miglior modo per trasferire conoscenza ed esperienza, persuadere, coinvolgere le persone. Per un’azienda lo storytelling significa creare identità e questo metodo di comunicazione può essere utilizzato per convincere i clienti a comprare i tuoi prodotti o a seguire i tuoi contenuti, ma anche per motivare, orientare o convincere il personale all’assunzione di determinati standard di comportamento. Lo  “storytelling” può avere diverse finalità/utilizzi: puoi usarlo per vendere i tuoi prodotti/servizi o convincere i clienti, catturare l’attenzione del proprio pubblico o stimolarne un bisogno, aumentare la visibilità del brand o dell’azienda e persino promuovere le proprie competenze, esperienze e abilità professionali (il famoso “personal branding”). Con un corso di comunicazione digitale online puoi imparare a sfruttare lo storytelling in Rete e nei canali social. Il “digital storytelling”, infatti, si basa sulla produzione di diverse tipologie di contenuti per il web (video, audio, immagini, testi, mappe, infografiche e altro). Le aziende e brand affidano ormai la propria comunicazione a brevi racconti con immagini e video (il “visual storytelling”) per coinvolgere ancor di più il proprio pubblico. I brand più prestigiosi e le più importanti multinazionali hanno scelto da tempo questo approccio per comunicare con i loro clienti: lo storytelling riesce a creare un coinvolgimento maggiore e una migliore fidelizzazione.

4) Per fare Digital Advertising

Per sfruttare le principali leve del marketing digitale e tutti gli strumenti portati in dote dalla comunicazione 2.0 un corso di comunicazione digitale è importante, soprattutto per capire quali strategie usare per promuovere l’azienda e come analizzare il traffico sul sito e così via. Saper analizzare il proprio target online e pianificare delle campagne digitali ad hoc attraverso storytelling e altre forme di coinvolgimento è un requisito essenziale e nessuna azienda può fare a meno. Il Digital Advertising, infatti, non è altro che la “pubblicità online” che è strutturata in diverse componenti: il SEM (Search Engine Marketing) come Google Adwords o i banner pubblicitari; il Social Advertising (Facebook Ads, LinkedIn Ads, Youtube Ads e altro); il DEM (Direct e-mail Marketing); il Native Advertising. Una campagna di Digital Advertising offre una serie di vantaggi tra cui la possibilità di realizzare comunicazioni personalizzate in base all’utente e di monitorarle costantemente, senza investire delle grosse cifre.

5) Per acquisire nuovi clienti con il social selling

I social media offrono nuove opportunità, soprattutto la creazione di una relazione senza precedenti tra clienti e venditori, un rapporto basato sulla fiducia e sulla reputazione/credibilità. Il social selling è qualcosa che riguarda le relazioni che si instaurano tra le persone, ed è soprattutto una nuova strategia di vendita che permette arrivare direttamente al potenziale cliente e di costruire con lui una relazione duratura nel tempo. In poche parole, con il social selling vengono eliminati tutti i passaggi intermedi che caratterizzavano il processo di vendita. Si tratta di un cambiamento profondo: trasformare un normale visitatore di un sito in un “lead” è una bella sfida. Il lead non è altro che un potenziale cliente, nello specifico una persona che ha già manifestato interesse per un marchio, un servizio o uno specifico argomento, fornendo alcuni dati personali per essere contattato. Imparare a sfruttare il social selling è un buon motivo per seguire un corso di comunicazione digitale.

6 Per comunicare con i clienti già acquisiti

La “Customer retention” è la capacità di un’azienda di trattenere i propri clienti in un determinato periodo di tempo. Esistono diverse attività e strategie che vengono adottate dalle aziende/brand per incentivare i consumatori a riacquistare gli stessi prodotti o servizi, per sperimentarne di nuovi o per farli spendere di più negli acquisti successivi.

7 Per gestire la reputazione digitale

La gestione della reputazione online (brand reputation) è un problema molto sentito dalle aziende. È importante che i tuoi clienti abbiano e mantengano un’opinione positiva sul tuo brand: è fondamentale non solo per la visibilità della tua azienda ma anche per le vendite e i tuoi fatturati. La reputazione online di un brand stabilisce la percezione che i clienti hanno di te e della tua attività. Devi decidere come vuoi essere “visto/percepito” all’esterno e ogni strategia adottata deve avere degli obiettivi ben chiari da raggiungere. Un corso di comunicazione digitale può aiutarti a costruire la strategia vincente per il “personal branding”, il processo con cui puoi trasmettere la essenza della tua azienda e far capire cosa la distingue dagli altri competitor.

8 Per sfruttare il “Monitoring e Social Customer Care”

Quando un utente/cliente ha un problema e lo comunica attraverso i canali sociali/piattaforme istituzionali, l’azienda è chiamata a rispondere. Saper ascoltare è fondamentale ed è importante trovare il modo migliore per creare un dialogo diretto con il cliente/utente che ha un problema o che non è soddisfatto di un servizio. Avere un servizio di social customer care è un’ormai una consuetudine per ogni azienda, ed è importante avere un team dedicato di collaboratori capaci di rispondere in modo tempestivo a ogni richiesta di assistenza durante le diverse fasi del processo d’acquisto. Seguire un corso digitale può aiutare te e il tuo team a trattare con i clienti, scegliendo i canali social giusti per favorire l’interazione e la risoluzione dei loro problemi.

9 Per coinvolgere i dipendenti

Alle persone “interessa” la vita delle persone, la loro storia: spesso i consumatori soddisfatti si riconoscono nel brand o nei valori espressi dai modelli scelti per ispirarli. La “brand advocacy” non è altro che un indicatore utilizzato nella comunicazione digitale per esprime il grado di fedeltà di un cliente a un brand. O più semplicemente nella disponibilità del cliente a consigliare un prodotto o una marca ad altre persone. Con la “digital transformation” sono stati aggiunti nuovi strumenti e canali attraverso con cui condividere le proprie esperienze di acquisto/consumo, nuovi modi per sostenere i brand e le aziende. Sfruttare il passaparola generato dai “brand advocate” (i consumatori soddisfatti che consigliano un prodotto/servizio) è una delle chiavi per costruire una comunicazione efficiente: trovare questi utenti e saperli coinvolgerli è fondamentale. Un corso di comunicazione digitale può spiegare i meccanismi per scovarli e quali tecniche usare per sfruttarli.

10 Per trovare nuovi talenti da inserire nella tua azienda o team

Nell’era digitale la reputazione di un’azienda è tutto (o quasi). Chiunque, infatti, usa i social media o i motori di ricerca per ottenere referenze e notizie su una determinata azienda. L’employer branding, per esempio, è il modo in cui un’azienda viene percepita all’esterno da chi è in cerca di un impiego.

I tuoi collaboratori/dipendenti rivestono un ruolo essenziale nella creazione o nel mantenimento dell’immagine della tua azienda: hanno il potere di fornire referenze di grande valore e/o di scrivere recensioni, positive o negative, sul management e sull’azienda stessa. Avere un’immagine positiva può rivelarsi fondamentale per i tuoi profitti e per aumentare in modo esponenziale il valore della reputazione aziendale. Può servire anche per differenziare l’azienda dai tuoi concorrenti e ad avere un miglior numero di candidature e qualitativamente superiori. Costruire un’adeguata strategia di “employer branding” ti garantisce una maggiore fidelizzazione dei tuoi talenti. Per sfruttare completamente il potenziale dell’employer branding è importante definire sin da subito una strategia: per ottenere il migliore risultato e quali tecnologie adottare che c’è di meglio di un buon corso di comunicazione digitale online?

Contattami per un mio corso online

Il 15 dicembre 2020 sono stato intervistato da Lorenzo Zacchetti di Radio Lombardia nella sua nuova trasmissione dedicata al Brand Journalism, che lui stesso ha presentato così a Spot & Web:

Un appuntamento – afferma Lorenzo Zacchetti – per curiosare e comprendere i ‘segreti’ dei più grandi comunicatori: dalla pubblicità, alla CSR al mondo della live communication e dei media. Proveremo inoltre con gli ospiti in studio di spiegare quali sono le caratteristiche e le qualità per diventarne protagonista e, per voce di chi è già un ‘guru’, capire come intraprendere i primi passi ed avere successo in un settore così affascinante ma anche molto complicato”.

Lorenzo mi ha rivolto diverse domande, per ognuna ho creato un video a parte.

Che cos’è il brand journalim?

In questa risposta ho parlato di brand journalism e soprattutto del corso sul tema che tengo da anni per Primopiano di Milano.

Il libro “Il candidato digitale”

Io e Lorenzo siamo autori del libro “Il candidato digitale” edito da Ledizioni.

La comunicazione digitale d’impresa

Qui ho parlato della mia esperienza di consulente per la comunicazione digitale d’impresa.

Fake news e pericoli della Rete

A partire dal testo “Manuale per difendersi dalla post-verità”, in questo spezzone parlo di fake news e pericoli della Rete, con una coda sulla comunicazione social al tempo di TikTok.

Le mie altre interviste radiofoniche

Fai clic qui per ascoltare le mie interviste a Radio Capital:

 

La parola archetipo indica un primo esemplare assoluto, un prototipo. È un’immagine originale, un punto di riferimento collettivo, un pensiero originario. Praticamente si può definire come un modello che si dà per scontato. Dobbiamo i primi studi sugli archetipi a Carl Gustav Jung: li definiva come “impostazioni psichiche innate trasmesse in modo ereditario”, parlando appunto di schemi collettivi ereditari, identici per tutti gli individui. Si parla sia di personaggi archetipici che di storie archetipiche.

I personaggi archetipici, che in qualche modo abbiamo già visto nel viaggio dell’eroe, sono qui rappresentati:

Ecco alcuni esempi presi dal mondo del cinema o della letteratura:

  • Eroe: Superman
  • Mentore: Obi-Wan Kenobi
  • Guardiano della soglia: Whoopi Goldberg in Ghost
  • Messaggero: Gandalf
  • Mutaforme: Gollum
  • Ombra: Dart Fener
  • Imbroglione: Gatto e la Volpe di Pinocchio

Vladimir Jakovlevič Propp, linguista e antropologo russo, studiando fiabe e favole popolari, propone un elenco di personaggi leggermente diverso (inserisco anche un esempio):

  • L’eroe o la vittima/il ricercatore: Peter Pan
  • L’antagonista: il lupo cattivo
  • Il mandante: la madre di Cappuccetto Rosso
  • L’aiutante: i 7 nani
  • La principessa o il premio: Fiona di Shrek
  • Il padre di lei: Maurice, il padre di Belle ne “La Bella e la Bestia”
  • Il donatore: la fatina di Cenerentola
  • Il falso eroe: le sorellastre di Cenerentola

Jung propose questi archetipi della personalità:

  • Eroe
  • Ribelle
  • Mago
  • Burlone
  • Uomo Comune
  • Amante
  • Creatore
  • Angelo custode
  • Sovrano
  • Innocente
  • Esploratore
  • Saggio

Questo di Jung è l’elenco che più si usa nel mondo della pubblicità. E che si possono ritrovare anche nel mondo della comunicazione social.

Qualche esempio? Ecco l’archetipo del ribelle:

Ed ecco l’angelo custode, anche se non umano:

Qui l’esploratore:

Ecco i sette modelli di racconto archetipico, con esempi presi dal mondo del cinema:

  1. vincere sul cattivo (Harry Potter)
  2. l’ascesa verso il successo (Forrest Gump)
  3. la missione/la ricerca (Il signore degli anelli)
  4. il viaggio (Into the wild)
  5. la rinascita (La bella e la bestia)
  6. la tragedia (Philadelphia)
  7. la commedia (Bridget Jones)

Uno degli schemi più potenti è il cosiddetto “Vincere sul cattivo”, che può essere declinato anche in “Bene Vs. Male”. Il giornalismo ne fa largo uso, del resto far schierare il pubblico è il modo migliore per coinvolgerlo: la Grecia contro la Troika europea, i gilet gialli contro Macron, i cittadini contro la Casta, Usa contro Cina (Trump contro Huawei), Rolando contro Messi e così via. Anche sui social è uno schema facilmente replicabile; in questo caso la contrapposizione è Contribuente-Fisco:

Anche l’ascesa verso il successo è uno schema assai utilizzato:

Qui, infine, la rinascita:

Archetipi junghiani e giornalismo: il caso Elon Musk

Uno dei personaggi più iconici della nostra era tecnologica, orfana di Steve Jobs, è certamente il sudafricano Elon Musk. Con gli esempi che seguono voglio dimostrare come siano stati usati tutti gli archetipi visti prima per descriverlo.

Iniziamo dall’uomo comune. Altro che miliardario, è come tutti noi poveracci!

È talmente come noi che ha subito anche bullismo, povero innocente.

Qui invece è nelle vesti del sovrano, del despota.

Ma un sovrano ha anche il ruolo dell’angelo custode, del buon padre di famiglia.

È chiaro che per innovare occorre essere fuori dagli schemi, quindi ribelli.

Ma Musk è soprattutto un visionario, addirittura un mago che fa profezie.

Vuoi che Musk non sia anche un giullare, divertente, con le sue mattane?

 

Qui è nei panni dell’esploratore che ci porterà a vivere su Marte.

Qui è l’eroe un po’ folle.

Ecco il creatore (con la c minuscola?)!

Il nostro angelo custode, quello che ci salverà!

Nel processo di beatificazione non poteva mancare il Musk privato, l’amante.

Il libro sul neuromarketing: “Stop the scroll”

Il brano che hai appena letto è (in parte) tratto dal testo “Stop the scroll” che si basa sul mio metodo O.P.E.R.A.

Il videocorso sul digital storytelling

Online, sul sito di Primopiano, trovi il mio videocorso sul digital corporate storytelling. Una miniera di idee e strumenti , con tantissime strategie subito applicabili alla tua realtà: 8 ore totali di formazione con 18 esercitazioni pratiche. Qui il link per iscriversi.

In collaborazione con l’associazione Impara Digitale di Dianora Bardi ho realizzato un corso di scrittura per il Web e per i social per insegnanti (di ogni ordine e grado). Il corso dà diritto alla certificazione per 20 ore.

 

Il corso è in offerta fino alla fine di agosto 2020:

Il corso mira a far acquisire le seguenti competenze:

  • Comprendere le differenze tra la  lettura e la scrittura su carta e  sul web
  • Comprendere i livelli di attenzione e cosa sottende alla lettura si un testo sul web
  • Acquisire strumenti per scrivere correttamente sul web (social, blog, siti etc..)
  • Comunicare con nuovi linguaggi
  • Imparare a interagire, organizzare, programmare
  • Imparare le regole che sottendono ad Internet
  • Sviluppare creatività

Argomenti:

  • La lettura e la scrittura sul cartaceo e sul web: un po’ di letteratura
  • Analisi delle positività e delle criticità della scrittura e lettura su carta e sul digitale
  • Caratteristiche del Web writing
  • Suggerimenti per una scrittura online efficace
  • Come si scrive un titolo che spacca
  • Come si scrive per i social
  • I ferri del mestiere

PROGRAMMA DEL CORSO

Contenuti del corso 

  • Leggere e scrivere sul digitale e sul cartaceo: idee e ricerche a confronto
  • Perchè questo corso potrà essere utile nella didattica
  • Come si legge online
  • Le caratteristiche della scrittura online
  • Le regole di Miller
  • Le altre regole della scrittura online
  • Spunti psicologici e di copywriting
  • I titoli
  • Le mail: 5 cose da sapere
  • Scrivere per i social
  • I ferri del mestiere per scrivere online
  • Bibliografia