Il 19 novembre 2022 ho tenuto un workshop sull’arte della titolazione online, organizzato dalla mia casa editrice Editrice Bibliografica nell’ambito di BookCity Milano. Con me Davide Giansoldati.

La presentazione dell’evento

Come si crea un titolo efficace? Il titolo è la parte più importante di un testo, offline e online: questo vale per un articolo di giornale o di un post su un blog, ma risulta fondamentale anche per un video su YouTube. Il titolo è spesso l’unica cosa che alcuni lettori guarderanno prima di condividere il link sui social. Durante questo workshop, dedicato a tutti quelli che scrivono per lavoro o per diletto, soprattutto online, verranno illustrate alcune delle tecniche più utilizzate per la costruzione di titoli che funzionano, evitando il rischio del clickbait. A condurre il workshop Gianluigi Bonanomi, consulente e formatore online che da molti anni lavora nel settore dell’editoria informatica e autore di “Questo titolo spacca“. Ad affiancarlo Davide Giansoldati, autore di “Promuovere e raccontare i libri online” e docente dei Master Professione Editoria cartacea e digitale e BookTelling Comunicare e vendere contenuti editoriali dell’Università Cattolica.

Il video dell’evento

Qui trovi la registrazione completa dell’evento:

Le slide usate durante l’evento

Qui le slide che ho usato:

Il libro “Questo titolo spacca”

Questa è la presentazione del libro oggetto del workshop:

Acquista il libro su Amazon:

Sebbene faccia solo saltuariamente il giornalista, ricevo ancora molti comunicati stampa. Il 3 novembre ho ricevuto una mail che recitava:

VILLA BOGDANO 1880 TRA PASSATO E FUTURO: GRAZIE AL METAVERSO ARRIVA LA MAPPA INTERATTIVA DELLE SUE VIGNE STORICHE
L’azienda vinicola di Lison di Portogruaro attraverso la piattaforma Vinophila presenta la mappatura in 3D delle sue vigne storiche.

Appassionato di metaverso da una parte e vino dall’altra, decido di fare un giro su questo Vinophila (creato con Unity). Progetto interessante: nato in piena pandemia, la missione è quella di “permettere alle cantine, alle istituzioni, agli operatori commerciali ed agli appassionati di incontrarsi, dialogare e confrontarsi”. 

Vinophila – si legge sul sito- “è un’expo digitale permanente in realtà immersiva 3D dove tutti possono entrare e partecipare ad eventi, seminari, degustazioni, guardare video on-demand o semplicemente curiosare tra gli stand degli espositori”.

3 motivi per il quale il metaverso è ancora acerbo

Navigando in Vinophila mi sono reso conto che il metaverso – contenitore nel quale ormai si fanno rientrare tutti i progetti di realtà virtuale – è ancora acerbo. Per tre motivi.

  1. Grafica da Second Life

Considerando che Vinophila si è aggiudicata il “Most Innovative in New Event Technology” per gli Innovative & Excellence Awards 2022 della rivista specializzata Corporate LiveWire, mi aspettavo qualcosa di molto, molto innovativo. Ma se guardiamo alla grafica del nuovo mondo virtuale, viene in mente il… vecchio mondo: Second Life (battezzato nel lontano 2003!).

In effetti anche Zuckerberg è stato sbeffeggiato quando ha presentato il suo avatar:

Paul Tassi, su Forbes, scrive che non è accettabile un risultato del genere da parte di un’azienda che si propone di giocare un ruolo preponderante nel futuro del metaverso.

Perché il metaverso è ancora così brutto? Perché, con i mezzi attuali, una grafica scadente (come nel caso di Minecraft) garantisce prestazioni e fruibilità. In futuro non sarà certamente così.

  1. Tecnologie vecchie

In Vinophila vi è la possibilità di interagire con gli stand dei viticoltori: vedere i video e leggere i documenti. Provo ad aprire un documento: mi si apre un PDF! Fatemi capire: nel mondo immersivo e fantascientifico di Ready Player One devo davvero vedere i video in YouTube?

  1. Interazioni (ancora) nulle

Il metaverso sarà “reale” quando gli utenti vivranno delle esperienze virtuali “sociali”: gli avatar, realistici, incontreranno altri utenti, andranno a concerti e conferenze e altro. Ma soprattutto quando creeranno comunità virtuali: per questo occorre poter interagire con gli altri. In Vinophila non è ancora possibile.

Videocorso gratis: benvenuti nel metaverso

Per raccontare l’inizio di questa avventura nel metaverso, se così vogliamo chiamarlo, ho girato per la Fastweb Digital Academy un corso introduttivo, che trovi a questo indirizzo: Introduzione al Metaverso

Il 31 ottobre 2022 è stato pubblicato su Agenda Digitale questo mio approfondimento sulla libreria delle inserzioni di Facebook.

Facebook Ads Library: cos’è e come usarlo per campagne marketing efficaci (e non solo)

Facebook Ads Library è un tool che permette di ricavare preziose informazioni dalle campagne attive all’interno dell’ecosistema di Meta. Molto utile per i professionisti del marketing, può esserlo anche per quegli utenti Facebook e Instagram alla ricerca di maggiore trasparenza in ambito politico e sociale

facebook ads

Le aziende sono sempre alla ricerca di nuove opportunità di business e strategie di marketing che permettano loro di ottenere risultati migliori. Uno degli strumenti più utilizzati dagli esperti di marketing e dai data analyst è Facebook Ads Library, un tool che permette di ricavare preziose informazioni dalle campagne attive all’interno dell’ecosistema di Meta.

Un vero e proprio paradiso per gli amanti dei dati: è possibile trovare informazioni su qualsiasi annuncio di Facebook attualmente attivo, incluso chi lo ha creato, quando è stato pubblicato e altro ancora. Grazie a questo strumento le aziende possono fare ricerche sulla concorrenza, scoprire quale tipo di inserzione funzioni per davvero e utilizzare queste idee per creare annunci e campagne marketing di successo.

Facebook Ads Library garantisce assoluta trasparenza e permette a tutti gli utenti di accedere ai dati riguardanti gli annunci che si possono trovare ogni giorno sulla piattaforma di Meta. Per chi si occupa di marketing il tool è fondamentale per migliorare la qualità delle inserzioni pubblicitarie (un post, una pagina o un evento che l’utente può promuovere investendo del denaro).

Che cos’è Facebook Ads Library

Facebook Ads Library è sostanzialmente uno sconfinato database in cui è possibile eseguire ricerche dettagliate sulle inserzioni pubblicitarie attive su Facebook e sulle altre piattaforme di Meta (è possibile avere accesso anche a tutti gli annunci presenti negli ultimi 7 anni). È stato sviluppato dalla stessa Facebook/Meta qualche anno fa per garantire una maggiore trasparenza (in relazione a contenuti di natura politica e a temi d’interessa nazionale) e sicurezza dopo lo scandalo Cambridge Analytica che aveva travolto Mark Zuckerberg e soci. La prima versione di Facebook Ads Library è apparsa nel 2018 e permetteva di analizzare solo gli annunci relativi a temi politici o sociali: l’ultima release offre la possibilità di vivisezionare in un unico portale tutte le inserzioni attive al momento della ricerca. Oltre a essere uno strumento completamente gratuito, Facebook Ads Library offre la possibilità di raccogliere i dati non solo sugli annunci a pagamento pubblicati su Facebook ma anche quelli relativi alle altre piattaforme dell’ecosistema di Meta come Instagram. Viene utilizzato principalmente per monitorare la concorrenza e per valutare i progressi delle campagne pubblicitarie.

Che cosa offre Facebook Ads Library

La possibilità di vedere le inserzioni pubblicate in tutto mondo e di avere accesso agli annunci della concorrenza: questo è quello che mette sul piatto Facebook Ads Library. Il tool è stato sviluppato per essere facile ed è accessibile a chiunque, anche a chi non dispone di un account Facebook. Come funziona? Questa libreria di inserzioni pubblicitarie assomiglia a un normale motore di ricerca e il suo funzionamento è simile. Si digita il nome della pagina Facebook che si vuole analizzare, si filtrano i risultati per area geografica e si visualizzano i risultati ottenuti. Si può anche utilizzare una parola chiave: i risultati filtrati mostreranno gli annunci effettivamente attivi. Dopo aver cliccato sul risultato desiderato si avranno a disposizione una serie di informazioni riguardanti la data di creazione della pagina selezionata, le modifiche compiute, il numero di amministratori e il loro paese di residenza. Verranno mostrate le pagine più rilevanti ed è possibile controllare gli annunci di una specifica azienda (o pagina) oppure tutti quelli disponibili. Per avere dei risultati globali è necessario selezionare nell’apposito filtro l’opzione “tutti i paesi”, mentre per studiare un inserzionista specifico basta semplice cliccare sul nome della pagina per avere accesso a tutte le informazioni disponibili. Se si è alla ricerca di inserzioni pubblicate in una specifica zona geografica o città, è consigliabile digitare il nome al posto di una parola chiave. Anche i tag utilizzati negli annunci vanno monitorati e alcuni possono essere usati nella creazione dei propri.

È possibile visionare i risultati relativi a inserzioni attive e no, così come il budget utilizzato: si possono ricavare dati sulle modalità di finanziamento utilizzate, le impression ricevute, i dati demografici relativi al pubblico a cui sono state mostrate (età, sesso e posizione geografica) e capire quello che funziona e no. La maggior parte delle informazioni sono riportate anche nell’apposita sezione dedicata ai report.

Un tool gratuito per analizzare i competitor

Con Facebook Ads Library è possibile ottenere informazioni dettagliate sulle campagne attive dei propri competitor, studiare i loro punti di forza e utilizzarli per migliorare la propria strategia online. È uno strumento fondamentale per capire quale tipologia di contenuti utilizzare (immagini, video, stile grafico, testi e hashtag) e per comprendere il pubblico a cui indirizzare le campagne (comprese anche le tempistiche). I dati dei concorrenti, infatti, si rivelano una fonte preziosa di informazioni per elaborare una strategia vincente (compreso il budget da utilizzare o la sperimentazione di nuove inserzioni). Conoscendo gli orari in cui la concorrenza pubblica i propri contenuti, per esempio, è possibile adottare una strategia diversa e risparmiare anche del denaro. Facebook Ads Library permette di filtrare gli annunci per data, in modo da poter analizzare quello che stanno facendo i propri competitor: per esempio, se un’azienda sta organizzando un evento particolare è possibile studiarne uno simile e proporlo in un altro periodo/orario. L’analisi degli avversari permette anche di individuare anche i possibili vantaggi proposti alla loro clientela (per esempio, lo sconto applicato a un determinato prodotto o a una particolare promozione): copiare quello che fanno i competitor non sempre è una buona idea. Studiare il tono utilizzato nella creazione di un’inserzione pubblicitaria è utilissimo, così come analizzare il contenuto visuale proposto: si tratta di aspetti che possono fare la differenza in una campagna che funziona su Facebook. Non bisogna, però, limitarsi a copiare quello che fanno i propri competitor: è importante anche proporre qualcosa di nuovo.

Facebook Ads Library funziona anche sulle altre piattaforme di Meta

Questo strumento può essere utilizzato sulle principali piattaforme che fanno parte dell’ecosistema di Meta: Facebook, Instagram, Audience Network e Messenger. Permette di analizzare la concorrenza (dare un’occhiata alle landing page proposte è sempre una buona idea) per sviluppare nuove offerte o per individuare i trend del momento, soprattutto sui canali social. Facebook Ads Library può aiutare a capire se la piattaforma di Meta sia quella giusta per operare: Facebook, infatti, potrebbe non essere il canale giusto per sviluppare la propria attività (se non ci sono i propri competitor il dubbio è più che lecito…).

Questo strumento è stato sviluppato per migliorare la trasparenza delle piattaforme gestite da Meta e per recuperare la fiducia dei suoi utenti. Per gli esperti di marketing Facebook Ads Library è – senza dubbio – una miniera d’oro di informazioni e può essere utilizzato per studiare le inserzioni pubblicitarie della concorrenza (come gestiscono i budget e quali strategie funzionano meglio) e ottenere idee nuove idee e suggerimenti per le proprie. Ci sono diversi modi per spiare la concorrenza ma Facebook Ads Library lo fa in modo semplice e utile: gli inserzionisti, infatti, sanno quanto può essere serrata la concorrenza sulla piattaforma di Menlo Park e anche il più piccolo dettaglio può fare la differenza quando si tratta di Facebook Ads. Non è solo un tool indispensabile per i professionisti del marketing ma può essere estremamente utile anche per quegli utenti di Facebook e Instagram che sono alla ricerca di una maggiore trasparenza in ambito politico e sociale.

Se segui i miei articoli, saprai certamente che ho una grande passione per LinkedIn, la principale piattaforma per far incontrare domanda e offerta in ambito business. Lo usano le aziende le cercare talenti, le persone per trovare un lavoro (o un nuovo lavoro), ma è anche uno strumento chiave per spingere i propri servizi B2B e per trovare nuove opportunità di business.

Non puoi però affidarti solamente a LinkedIn, per più motivi. Il primo è che non è detto che tutti lo usino e sono ancora tante le realtà che si limitano alle ricerche su Google (o altri motori di ricerca). Ma non trascurare un altro aspetto: se anche qualcuno ti trova (o trova la tua azienda) sul LinkedIn, la prima cosa che vorrà fare è andare sul tuo sito, o quello della tua azienda. Un sito curato, con contenuti di qualità, fa la differenza, esattamente come il modo in cui ti presenti la prima volta a un interlocutore: puoi essere un genio nel tuo settore, ma un aspetto dimesso e trasandato di certo non contribuirà a fare una buona impressione, e lo stesso vale per il sito.

Alcuni suggerimenti di questo articolo ti permetteranno anche di migliorare la qualità del tuo sito anche se il focus è un altro: in queste righe voglio infatti spiegarti come spiccare nelle ricerche su Google facendo leva sulla SEO, la Search Engine Optimization. Non temere, non ti riempirò la testa di tecnicismi: il mio obiettivo non è quello di insegnarti a spremere quell’1% in più di conversioni nelle vendite. Voglio invece darti alcune indicazioni e suggerimenti alla portata di tutti per aiutarti a “scalare” la SERP di Google e posizionarti meglio nelle ricerche.

Passa subito ad HTTPS se non l’hai ancora fatto

Ci sono due protocolli per erogare pagine web: HTTP e HTTPS. Il primo è obsoleto, il secondo va abbandonato quanto prima. Il fatto è che ancora oggi, navigando online, trovo tantissimi siti, anche di aziende di grandi dimensioni o di seri professionisti, che si appoggiano ancora al protocollo non cifrato HTTP, quindi meno sicuro. Certo, se non vendi prodotti online e quindi non chiedi ai tuoi utenti di inviare dati di pagamento ti potrà sembrare un problema da poco, ma in realtà è un problema enorme. Non solo Google e gli altri motori di ricerca abbasseranno il tuo Ranking Score, fatto che influenzerà il tuo posizionamento nella SERP (pagina dei risultati della ricerca), ma scoccerai anche gli utenti. Sì, perché quando useranno Chrome, verrà visualizzato il messaggio “Questo sito non è sicuro. Vuoi procedere?”. Al di là dell’avviso, che potrebbe preoccupare qualcuno, per raggiungerti un utente dovrà fare almeno un clic in più. Credimi, molti non lo faranno e si fermeranno all’avviso. Insomma, passa di corsa ad HTTPS. Se non sai come fare, chiedilo a chi ti gestisce il sito: è un lavoro semplice e veloce.

La velocità è tutto

L'aforisma: "Il milanese imbruttito ordina un caffè... - Comunicaffè

Viviamo tutti di corsa, c’è poco da fare, e la pandemia non ha fatto che accelerare il tutto. Chi cerca una risposta, la vuole immediatamente, non ha tempo è voglia di aspettare. La figura del Milanese Imbruttito, che ha già aperto la bustina dello zucchero mentre il barista gli sta ancora facendo il caffè, è più diffusa di quanto credi, e non solo aMilano (tutto attaccato, come lo scriverebbe un Imbruttito DOC). E mentre si beve il caffè, il classico Imbruttito tiene in mano lo smartphone e prosegue il business. Naturalmente, pretende che il sito carichi velocemente e devi assicurarti che il tuo sito sia sufficientemente reattivo se non vuoi che la gente lo abbandoni ancora prima che l’homepage sia caricata.

Ma come si giudica se un sito è veloce? Basta usare il servizio PageSpeed Insight di Google: inserisci l’URL del tuo sito per avere un’analisi tecnica. Dopo pochi secondi, ti verrà restituita una pagina contenente uno score e una serie di suggerimenti su come poter migliorare, se necessario, la velocità di caricamento, sia su mobile sia su desktop. Non impazzire per guadagnare un millisecondo: concentrati sui problemi principali, se PageSpeed ne individua qualcuno. Il resto sono piccole ottimizzazioni che possono fare la differenza su siti di enormi dimensioni, tipo Amazon. Se il tuo Score è superiore al 90, significa che hai fatto un ottimo lavoro. Se è inferiore, segui i suggerimenti e cerca di ottimizzare ulteriormente, magari chiedendo supporto a un esperto.

Il mobile prima di tutto

Se ancora concentri la maggior parte della tua attenzione su come si vede il tuo sito da desktop, stai sbagliando tutto. Seriamente. Da quasi 10 anni, infatti, le ricerche su mobile hanno abbondantemente superato quelle da desktop. Non ci credi? Dai un’occhiata alle statistiche del tuo sito e scoprirai che, a meno di casi particolarissimi, più dell’80% del tuo traffico sarà generato da dispositivi mobili. Non puoi non tenerne conto. “Mi stai dicendo che tutte le grafiche e animazioni superbelle che si vedono solo da mobile sono uno spreco di tempo?”. Dipende da quando le hai fatte, ovviamente: un tempo, facevano la differenza. E anche oggi, quegli utenti (pochi in percentuale) che si collegano da un computer potrebbero apprezzarle. Rimane il fatto che la maggior parte delle persone vedrà il tuo sito da smartphone, e devi far sì che l’esperienza da mobile sia snella e piacevole. Poi, se ti avanzano tempo e budget, potrai anchoe ottimizzare ulteriormente la parte desktop. Considera una cosa: non si tratta solo di esperienza utente, ma anche risultati nella ricerca. Dal marzo 2021, infatti, tutti i siti sono indicizzati da Google solo sulla base del mobile. Le tue ottimizzazioni desktop, insomma, non avranno alcun impatto sul ranking. Se vuoi scalare la SERP, insomma, ti tocca puntare tutto sul mobile. Anche se non ti piace.

Per controllare come si vede il tuo sito su diversi device puoi usare, tra gli altri, Screenfly:

Non trascurare i backlink

I backlink sono i collegamenti che da altri siti portano al tuo. Più ne hai, più il tuo sito acquisirà autorevolezza e, quindi, sarà “visto meglio” da Google che tenderà a farlo salire nella SERP. Alla fine, l’algoritmo di Google si è sempre basato su questo concetto e già dalla nascita di Big G il fattore che faceva la differenza nella SERP era quante pagine citavano uno specifico sito in base alle parole chiave usate. Attivati insomma per ottenere backlink, possibilmente puntando su siti autorevoli, non su officine di clic. Non mancano siti di bassa qualità che “vendono” i baclkink al tuo, ma ti assicuro che sono soldi spesi male, proprio perché queste realtà non hanno alcuna autorevolezza. E ti sconsiglio anche di mandare mail agli amministratori dei siti di riferimento del tuo settore chiedendo loro di “regalarti” un link: nella migliore delle ipotesi ti ignoreranno, nella peggiore, rischi di venire mandato a quel paese.
Come ottenerli quindi? Facile scegli i siti giornalistici di riferimento del tuo settore ed esplora la possibilità di includere articoli sponsorizzati (e naturalmente indicati come tali) che riportano al tuo sito. A seconda della realtà editoriale, potrebbero accettare un contenuto scritto da te o potrebbero preoccuparsi loro della stesura del pezzo. Naturalmente questa operazione ha un costo, costo che cresce con la popolarità del sito che ti linkerà, ma i risultati si vedranno.

Per verificare chi linka il tuo sito, puoi usare un “backlink checker“.

Tag, metatag, metadescription, immagini: tutto contribuisce alla SEO

Qualsiasi contenuto deciderai di pubblicare sul tuo sito, dovrà essere ottimizzato in ottica SEO. Che significa? Individuare le parole chiave relative alla tua attività e inserirle in tutte quelle parti rilevanti. Nel titolo, nel sottotitolo (la metadescription dell’articolo, nei tag, nelle dida e nei nomi delle immagini allegate e anche nell’url del pezzo. Se usi Worpress, sarà molto semplice inserirli e plugin come YOAST – quello che uso io – ti aiuteranno a ottimizzare ulteriormente, indicandoti se hai dimenticato qualcosa o se puoi fare di meglio.

Yoast SEO ‑ SEO for everyone - Increase organic traffic, technical SEO & get rich results! | Shopify App Store

Non prenderli come se fossero la Bibbia, soprattutto in italiano, ma come indicazioni di massima: non cercare a tutti i costi di avere tutti gli indicatori di Yoast verdi, insomma. Perché va bene ottimizzare in ottica SEO, così da far “piacere” il tuo pezzo a Google, ma non dimenticare che chi andrà a leggere i tuoi contenuti sarà un essere umano, non un bot. L’articolo dovrà essere piacevole alla lettura, scorrevole, non infarcito di ripetizioni ogni due righe.

Contenuti sempre aggiornati e di elevata qualità

Se non aggiorni il tuo sito dal 2020, difficilmente scalerai la SERP, questo anche se il tuo sito è eccellente. Per scalare la pagina dei risultati di Google, infatti, è necessario avere contenuti aggiornati di frequente. Quanto? Dipende dalle tue risorse e dalle tue ambizioni. Un nuovo articolo al giorno sarebbe l’ideale, ma comprensibilmente non tutti hanno il tempo e il budget per un piano editoriale così elaborato. Inizia valutando un contenuto a settimana, ottimizzato in ottica SEO come ti ho spiegato prima. Se hai già un catalogo enorme di articoli, non ti far la tentazione di ripubblicarli cambiando solo la data. Google non è fesso, e se ne accorgerebbe. Se i contenuti sono validi, però, va benissimo riprenderli, aggiornarli cambiando titolo e sottotitolo, ma anche aggiungendo ulteriori dettagli ed eliminando o modificando le parti che col tempo non sono attuali come quando le hai pubblicate la prima volta.

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Questo articolo è stato pubblicato su Agenda Digitale l’11 ottobre 2022.

Email marketing, creare un legame col lettore con la Soap Opera Sequence: ecco come fare

L’email marketing è ancora vivo e vegeto e offre ancora un tasso di conversione dei prospect superiore a qualsiasi altra tecnica. Per sfruttarlo al massimo è necessario studiare una Soap Opera Sequence adeguata e automatizzare il processo con il software giusto. Vediamo in che modo

L’email marketing (qui il mio corso on demand per Primopiano) ha certamente vissuto tempi migliori ma resta una delle forme di promozione commerciale più utilizzate. Negli ultimi anni sono cambiate le abitudini dei consumatori e, se agli albori di Internet le persone tendevano a leggere da cima a fondo ogni email ricevuta, nel 2022 la percentuale di chi apre un messaggio di posta elettronica è diminuita sensibilmente. Percentuale che scende ancora di più quando si parla di newsletter o di email di natura commerciale: le piattaforme social, gli influencer e le campagne pubblicitarie sui siti più importanti hanno monopolizzato la comunicazione digitale.

 

A cambiare non sono solo i contenuti proposti ma il pubblico di riferimento. Nel contesto attuale l’email marketing ha davvero senso? Quali vantaggi è in grado di garantire rispetto ai canali social?

L’email marketing funziona ancora?

A detta di Sendinblue il tasso di apertura medio è attorno al 22%:

Nonostante i numeri, l’email marketing riesce ancora a garantire un tasso di conversione degli utenti superiore a quello delle altre piattaforme. Le direct email marketing (le famose “dem”) e le newsletter sono in grado ancora di fare la differenza e di fidelizzare il cliente attraverso la personalizzazione. Questi strumenti permettono di comunicare in modo diretto con il proprio pubblico di riferimento: quando viene inviata un’email a uno dei propri contatti si può essere più o meno sicuri che venga letta; la stessa cosa non si può dire quando si posta un contenuto su una piattaforma social. Purtroppo, non basta inviare una sola newsletter per raggiungere gli obiettivi prefissati: nella maggior parte dei casi è necessario studiare una serie di messaggi da inviare in sequenza per riuscire a raggiungere il cliente.

Soap Opera Sequence: usare la serialità per far leggere una newsletter

Quando si parla di email marketing, una delle tecniche più utilizzate è quella soprannominata “Soap Opera Sequence” che riprende lo storytelling e la serialità tipiche delle produzioni americane per far aprire e leggere una newsletter. Chi si occupa di marketing in ambito B2B sa benissimo quanto sia fondamentale catturare l’attenzione delle persone: una storia ben narrata può essere la soluzione ideale per raggiungere il proprio pubblico di riferimento.

Usare una Soap Opera Sequence è piuttosto facile: si tratta di immaginare/studiare una sequenza di email come se si trattasse una serie televisiva composta da più puntate. In parole semplici, è necessario creare una relazione tra il mittente e il destinatario, spingendo quest’ultimo a leggere tutte quante le email inviate. La SOS è strutturata solitamente in 5 o più email sequenziali e ogni messaggio ha una finalità ben precisa. Con la Soap Opera Sequence è possibile costruire sia la relazione con potenziale cliente, sia promuovere al tempo stesso il proprio prodotto/servizio. L’escamotage più utilizzato per agganciare un prospect (utente potenzialmente interessato ai prodotti dell’azienda) è quello di condividere un problema o una storia e la possibile soluzione. Si tratta di trovare la “giusta” sequenza di messaggi da inviare con informazioni che possano essere utili al destinatario: bisogna creare delle forti aspettative. Un po’ quello che succede in una soap opera in cui la storia si interrompe fino all’episodio successivo.

Le cinque fasi della Soap Opera Sequence

Sequenze di email marketing che convertono - Soap opera sequence

La Soap Opera Sequence si compone di diverse fasi.

  • La prima è quella che è stata ribattezzata “Setting the Stage”, che è possibile tradurre come “allestire la scena”. La prima email è il classico biglietto da visita ed è fondamentale per creare il contatto iniziale con il prospect. Oltre a studiare una buona presentazione è importante fornire una valida motivazione del perché il destinatario dovrebbe leggere l’email inviata. È importante di tenere sulle corde il prospect con qualcosa di sorprendente, misterioso: una forte aspettativa lo stuzzicherà a leggere l’email successiva. Per farlo bisogna saper affascinare il lettore con uno stile scorrevole e semplice: lo storytelling è fondamentale, ed è importante saper giocare con il fattore “emozioni”.
  • A questo punto è necessario introdurre uno degli elementi di forza delle soap opera: il “dramma”. Nel caso specifico si tratta di parlare delle difficoltà e vicissitudini incontrate finora senza svelare come sono state superare. Si tratta di creare il famoso “cliffhanger”, un momento di massa tensione e suspense per catturare l’attenzione dei prospect. Una volta catturata l’attenzione, empatia e immedesimazione spingeranno il lettore ad andare avanti.
  • È arrivato il momento di soddisfare la curiosità del prospect rivelando la soluzione trovata per risolvere il problema: questa fase è denominata “Hitting the wall” e coincide con l’invio della terza email.
  • Dopo il simbolico “abbattimento del muro”, arriva il momento di parlare dei cosiddetti benefici ottenuti con la soluzione trovata. In questa fase è possibile fornire maggiori dettagli sul proprio servizio/prodotto spiegando perché potrebbe essere utile e quali benefici può generare.
  • Con la quinta email, infine, si chiude il cerchio della Soap Opera Sequence: si deve spingere il prospect ad agire. Solitamente vengono utilizzate due tecniche precise: “urgency” o “scarsity”. È importante far capire che la soluzione può essere disponibile solo per un periodo di tempo limitato oppure in una quantità limitata. In questo caso è possibile inserire una call to action.

Consigli per creare una Soap Opera Sequence efficace

Creare un legame con il lettore/destinatario si rivela essere la chiave del successo di una buona Soap Opera Sequence: per questo motivo 4 email su 5 devono essere finalizzate per questo scopo. Si tratta di “trascorrere” del tempo con i propri lettori e per farlo è necessario avere in mente il proprio target di riferimento. Scrivere in modo semplice ed evitando allo stesso tempo frasi a effetto è consigliato, così come inserire il nome dell’utente nell’oggetto della email o nell’intestazione del messaggio. Per creare una certa hype è possibile ricorrere ad altri trucchi: il teaser solitamente funziona.

Come automatizzare la Soap Opera Sequence

Per gestire una SOS è necessario disporre dello strumento adatto per automatizzare queste sequenze (farlo in modo manuale è complicato). Sul mercato sono disponibili qualcosa come 400 tool tra cui scegliere che si differenziano per tipologia di utenza e funzionalità. Uno dei più apprezzati e utilizzati dalle piccole imprese e aziende è ActiveCampaign, una piattaforma che offre diversi strumenti per automatizzare l’esperienza del cliente. Il software dispone di un’interfaccia intuitiva che permette a chiunque di creare sequenze di automazione da zero oppure utilizzando i modelli presenti (sono 125 quelli disponibili). ActiveCampaign piace anche per i costi piuttosto contenuti: sono disponibili diverse tipologie di abbonamento e si parte da 9 dollari al mese per 500 contatti. Un altro tool piuttosto gettonato è HubSpot che mette a disposizione delle aziende una piattaforma di vendita e marketing che include email marketing, marketing automation e altro ancora. Può essere inserito come plugin direttamente in WordPress semplificando così l’invio di campagne email. Le piccole imprese potranno usarlo senza spendere troppo (sono disponibili diverse offerte gratuite), mentre le aziende più grandi (che dispongono di liste di contatti a dir poco sterminate) pagheranno in proporzione molto più. Per questo motivo HubSpot viene scelto principalmente dalle aziende di servizi B2B o dalle agenzie di marketing più importanti: si parte da 45 dollari al mese per 1.000 contatti (è possibile iniziare con un account gratuito, massimo 100 contatti). Se si punta al puro marketing automation, Ortto è probabilmente la soluzione migliore. Questo software è in grado di semplificare i workflow di automazione e allo stesso tempo offrire un’integrazione con i principali strumenti che solitamente vengono utilizzati dalle aziende. Si parte da 49 dollari al mese per 2.000 contatti

Ricapitolando, l’email marketing è ancora vivo e vegeto e offre ancora un tasso di conversione dei prospect superiore a qualsiasi altra tecnica. Per sfruttarlo al massimo è necessario studiare una Soap Opera Sequence adeguata e automatizzare il processo con il software giusto.

Vent’anni fa passavo le mie giornate online su it.arti.trash (con il nickname Moska). Appassionato del tema, studiai il testo fondamentale “Andy Warhol era un coatto” del mostro sacro Tommaso Labranca. Ne parlo in questa intervista per il podcast Yugen. Buon ascolto:

PS. Potete leggere il libro di Labranca in PDF qui:

Pandemia, innovazione tecnologica a velocità mai viste, nuove opportunità legate all’on-line, smart working: tutto tira in una sola direzione, quella dell’innovazione digitale delle nostre aziende. Per comprendere il fenomeno esistono molti libri, articoli online, convegni, workshop ma io preferisco buttarmi sui podcast. Ultimamente ne ho scoperti tre, molto diversi, che ti propongo.

1) L’innovazione digitale a 360 gradi

Sul blog degli Osservatori Digital Innovation si trovano diversi podcast sui più svariati temi legati all’innovazione e digitalizzazione delle aziende: dai big data all’IoT, dalla blockchain allo smart working, e molto altro. Fai clic qui per andare direttamente ai podcast:

2) Innovate Faster

Google Cloud Italia mi ha invitato ad ascoltare in anteprima questo podcast di 5 puntate per presentare altrettanti casi di successo di partner certificati (Huware, Ennova, BIP, Injenia e GoReply): si parla di cloud computing, big data, scalabilità e altro ancora.

Ascolta “Ep. 1 Huware” su Spreaker.

Il podcast si trova su tutte le maggiori piattaforme podcast, anche su Spotify, Apple Podcast e Google Podcast.

3) Imprese digitali

Il Sole 24 Ore ha deciso di dedicare un podcast alla trasformazione digitale del PMI italiane: Imprese Digitali. Si legge nella presentazione del podcast: “Una digitalizzazione che coinvolge ovviamente un indotto nativo , aziende che offrono servizi innovativi, software e applicazioni a chi si vuole avvicinare a questo mondo. Ma anche realtà manifatturiere, che inseriscono le nuove tecnologie all’interno dei propri processi o prodotti“.
In questa puntata si presenta il caso di studio di MyCookingBox:

Telegram è ormai una realtà consolidata: secondo il rapporto di Sensor Tower per il secondo trimestre del 2022, Telegram è salito dall’ottava al sesto posto in termini di download in tutto il mondo. In Europa, Telegram ha superato WhatsApp. Tra i motivi che lo fanno preferire al rivale di casa Meta, è la versatilità (oltre alla sicurezza e alla comodità per via dei bot): Telegram, infatti, consente non solo i messaggi tra amici, ma anche di seguire i canali. Per questo ho deciso di aprire il canale pubblico di LinkedIn Horror.

Che cos’è LinkedIn Horror?

Dopo dieci anni di lavoro su LinkedIn, nei panni del formatore e del consulente, ho raccolto una quantità imbarazzante di errori, strafalcioni, foto indecenti, contenuti imbarazzanti, competenze e post spaventosi. Così ho deciso di raccogliere questi contenuti, che pubblico quotidianamente sui social. Vuoi un assaggino? In questo video trovi

LinkedIn Horror su LinkedIn e TikTok

Tutto è iniziato, ovviamente, da LinkedIn. Ho lanciato l’hashatag uffiale: #linkedinhorror. Ora, quindi, si può seguire questo hashtag per vedere i nuovi aggiornamenti:

Per “abbonarsi” gratuitamente all’hashatag su LinkedIn fai clic qui: #linkedinhorror

La rubrica LinkedIn Horror, che distribuisco anche sui canali di Meta (per esempio come Stories di Facebook e Instagram) mi sta dando soddisfazioni, a giorni alterni (a seconda di come si sveglia l’algoritmo), su TikTok:

Come ricevere i nuovi video su Telegram (e vedere quelli vecchi)?

Per seguire LinkedIn Horror su Telegram occorre agganciarsi al canale. Basta aprire Telegram e cercare grazie al motore interno “LinkedIn horror”. In alternativa, più facilmente, puoi fare clic direttamente qui: https://t.me/linkedinhorror

Questa recensione è stata realizzata da nell’ambito del corso di Web, e-commerce e metadati per l’editoria.

Questo titolo spacca. L’arte della titolazione online a uso di giornalisti, blogger, marketer e copywriter di Gianluigi Bonanomi 

“Il titolo di un articolo online è spesso l’unica cosa che i lettori leggeranno; [..] è in grado di fare la fortuna o decretare la morte del pezzo.”

Questo titolo spacca. L’arte della titolazione online a uso di giornalisti, blogger, marketer e copywriter, pubblicato a ottobre 2021, è l’ultima uscita della collana “I mestieri della comunicazione” di Editrice Bibliografica. L’autore, Gianluigi Bonanomi, è un imprenditore, consulente e divulgatore esperto di comunicazione online e web writing, ma ha una solida formazione giornalistica, essendo stato giornalista per più di dieci anni, come lui stesso scrive, “in un’altra vita”.

Questo titolo spacca si presenta come una vera e propria guida alla titolazione online e a tutte le insidie del mezzo. L’autore si rapporta con cinismo e ironia all’infinità di ben noti problemi con cui chi scrive per il Web deve fare i conti: dal galoppante analfabetismo funzionale al vizio degli utenti di non andare oltre il titolo, fino alla necessità di utilizzare termini che conquistino gli algoritmi e sconfiggano l’ampia concorrenza di titoli acchiappa-like accattivanti ma poco sinceri.

Il testo è strutturato in tre parti, da subito ben presentate per permettere al lettore di avere un colpo d’occhio sul percorso che lo aspetta. La prima è dedicata ai titoli informativi e alla scelta delle parole chiave e dei tag nell’ottica della SEO. Nella seconda parte vengono presentati i titoli impressivi, con tanto di inaspettato ma decisamente utile prontuario di figure retoriche e come utilizzarle nella titolazione. Infine, il terzo capitolo è dedicato a una lista di strumenti di analisi per valutare scientificamente l’efficacia di un titolo. Ciascun capitolo, poi, è corredato di box di approfondimento, interviste a esperti del settore e commenti a titoli reali, tutti elementi che contribuiscono a fare di Questo titolo spacca un testo completo, un vero Titolazione for dummies, come direbbe la celebre collana pubblicata in tutto il mondo.

Con uno stile informale e ironico, rompendo a più riprese la metaforica quarta parete e rivolgendosi direttamente al lettore, Bonanomi ci accompagna in un viaggio multimediale e sfaccettato. Passando da screenshot di litigi su Facebook a citazioni di Eco, da articoli di Buzzfeed al “Dio è morto” di nietzschiana memoria, servendosi di anglicismi e neologismi decisamente in voga (dalle fake news ai “professoroni”, passando per l’“università della strada”), il testo introduce a temi anche specialistici con simpatia e leggerezza. E, strizzando l’occhio all’antropologia e alla neuroscienza, citando Maslow, Dunbar e Panksepp, si propone non solo di spiegare quali titoli spacchino e quali no, ma anche, a tratti, di indagarne il perché, le ragioni radicate nel nostro cervello e nella nostra socialità.

Partiamo da alcuni punti fermi:

  • il “metaverso” non esiste (esistono i metaversi, e non si parlano nemmeno tra loro, anche se si sta lavorando a una soluzione);
  • l’hype è forte ma di opportunità concrete ce ne sono ancora poche;
  • si parla di “metaverso” spesso a sproposito.

Fatte queste premesse, racconto perché sto scrivendo questo pezzo. Qualche giorno fa ho letto “Giornalisti nel metaverso”, titolo in self-publishing che mi ha deluso: quasi 100 pagine di premessa su cos’è Internet e Web 2.0 e l’esame di Stato dell’autore giornalista… e poi – cala grazia! – poche righe, confuse, sulle opportunità per i giornalisti nel “nuovo mondo”. Allora ho deciso di indagare ed elencare quali siano, al momento, le reali opportunità per i giornalisti. Si pare dal presupposto, come afferma Laura Lorek (fondatrice di Silicon Hills News) , che i giornalisti non sono (solo) le vittime della digitalizzazione, ma possono governarla e trarne beneficio:

“[Journalists] are really a part of the computing and AI convergence industry right now that is leading to a much more fast-paced development cycle than anything we’ve seen in the past. It’s not just virtual reality, it is reality. And we, as journalists and media, have to be players in this new world.”

A mio avviso i giornalisti potranno sfruttare i metaversi – si spera un domani convergenti – per queste attività.

Riunioni di redazione

Esistono già diversi ambienti virtuali, da frequentare grazie al proprio avatar, per organizzare delle riunioni. Nel caso delle riunioni di redazione, potrebbero prendervi parte anche i “lettori”, se così possiamo chiamarli. Un esempio di ambiente virtuale utile per questo tipo di riunioni è Somnium space.

Inchieste immersive

Le tecnologie immersive offrono ai lettori, tramite i loro avatar, un contesto informativo più ampio di quello attuale: sono loro i protagonisti. Si muovono, agiscono in prima persona, al fine di esplorare, scoprire, capire. Ed essere maggiormente coinvolti. Un bell’esempio è “Hunger in Los Angeles” (l’esperimento ricostruisce una giornata tipo nelle mense per poveri di Los Angeles):

Interviste

Nel 2021, in piena pandemia (si era nel boom della variante Omicron), il giornalista del The Financial Times Henry Mance tentava da settimane di incontrare l’ex primo ministro britannico Nick Clegg (all’epoca in Meta). Mance e Clegg hanno fissato l’appuntamento per l’intervista in un metaverso, e hanno fatto incontrare i loro avatar.

L’esperimento è stato replicato anche in Italia, dal Corriere della Sera. Tra i VIP intervistati anche Bebe Vio, che presenta l’esperimento così su Instagram:

 

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Vendere i “pezzi” come NFT

L’agenzia di stampa The Associated Press ha lanciato una raccolta di NFT (token non fungibili) sul marketplace di Binance. La raccolta, soprannominata “Unique Moments”, presenta versioni digitalizzate di foto e servizi giornalistici riguardanti alcuni momenti storici del secolo scorso. Qualche esempio: la resa del Giappone durante la seconda guerra mondiale, la scoperta di Plutone e così via. Il prezzo: 29 BUSD 29 (la stablecoin di Binance). Anche il New York Times e il New Yorker si sono buttati sugli NFT.

Blockchain e NFT sono utili anche per vendere delle membership ma anche per contrastare le fake news: ANSAcheck è “una soluzione che consente di certificare l’origine ANSA delle notizie grazie alla tecnologia Blockchain, che agisce come garante di trasparenza, sicurezza e apertura dell’informazione”. In questo caso, più che di metaverso si parla di Web 3.0.

Giornalisti virtuali

Il rischio per i giornalisti sarà un micidiale mix tra realtà virtuale e intelligenza artificiale: già si parla di giornalisti virtuali. Un esempio viene dalla Cina:

A tutto questo possiamo aggiungere, più lato editore, anche:

  • eventi (penso alle testate che organizzano i dibattiti politici durane le campagne elettorali)
  • feste per gli abbonati
  • servizi ai lettori (dal marketing a cimiteri virtuali al posto dei necrologi testuali?)
  • evoluzione dei podcast
  • contributi dei lettori (in una nuova ottica UGC, user generated content)

… e chissà cos’altro non riusciamo nemmeno a immaginare.

Per concludere possiamo dire che il mezzo, in questo caso, può davvero essere il messaggio. Ma quello che farà la differenza, come sempre, saranno i contenuti.

La conferenza di introduzione al metaverso

Ho tenuto un evento di presentazione del metaverso nel gennaio 2022: