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Quando si parla di intelligenza artificiale, il dibattito gira spesso intorno alle solite parole: machine learning, prompt, chatbot, LLM, algoritmi.

Parole importanti, certo. Ma se usi ChatGPT, Copilot, Gemini, Claude o altri strumenti di AI generativa nel lavoro quotidiano, ci sono altri termini meno popolari che vale la pena conoscere.

Non per fare bella figura in riunione. Anche se, diciamolo, ogni tanto aiuta.

Conoscere questi concetti serve a capire perché un chatbot risponde in un certo modo, perché a volte sbaglia, perché alcuni strumenti sono più adatti di altri e perché caricare un documento non significa automaticamente “addestrare” un modello.

Ecco dieci termini dell’intelligenza artificiale che dovrebbero entrare nel vocabolario di chi usa i chatbot in azienda.

Risposta breve: quali termini AI servono davvero nel lavoro?

Per usare meglio i chatbot al lavoro conviene conoscere almeno dieci concetti: context window, grounding, temperature, tokenization, embedding, RAG, hallucination, fine-tuning, inference e AI Agent. Sono parole tecniche, ma hanno conseguenze molto pratiche: aiutano a scrivere prompt migliori, scegliere strumenti più adatti, ridurre errori e capire i limiti dell’intelligenza artificiale.

1. Context window: quanta memoria ha davvero il chatbot?

La context window, o finestra di contesto, è la quantità di informazioni che un modello riesce a prendere in considerazione in una conversazione.

Più è ampia, più il chatbot può lavorare su testi lunghi, documenti complessi, conversazioni estese e molti dati forniti dall’utente. Per chi lavora significa poter analizzare contratti, manuali, verbali, report o procedure senza doverli spezzettare in mille pezzi.

Attenzione però: finestra di contesto non significa memoria perfetta. Il modello può comunque perdere sfumature, dare più peso ad alcune parti o confondere elementi simili.

In pratica: quando chiedi a un chatbot di analizzare un documento lungo, non limitarti a caricarlo e dire “fammi un riassunto”. Spiega che cosa vuoi ottenere, quali sezioni sono più importanti e quale uso farai del risultato.

2. Grounding: collegare l’AI a fonti affidabili

Il grounding consiste nel collegare il modello a fonti di dati affidabili, invece di lasciarlo rispondere solo sulla base di ciò che ha appreso durante l’addestramento.

Quando un chatbot consulta documenti aziendali, un database interno, una knowledge base o un archivio di procedure prima di rispondere, sta usando una forma di grounding.

Questo approccio riduce il rischio di risposte inventate e rende l’AI molto più utile nel lavoro. Non perché diventa infallibile, ma perché lavora su materiale verificabile.

È lo stesso principio che ho raccontato parlando di second brain, metodo LLM Wiki e Obsidian: l’AI funziona meglio quando ha buone fonti su cui appoggiarsi.

3. Temperature: quanto deve essere creativa l’AI?

La temperature è un parametro che controlla il livello di variabilità delle risposte generate da un modello.

Con valori bassi, il modello tende a produrre risposte più prevedibili, coerenti e ripetibili. Con valori più alti aumenta la varietà delle formulazioni e delle idee.

Nella documentazione OpenAI sul prompt engineering, la temperature viene spiegata proprio come una leva che rende l’output più o meno casuale. Per attività fattuali, estrazioni di dati o documentazione tecnica è meglio tenerla bassa. Per brainstorming, naming o idee creative può avere senso alzarla.

In pratica: se devi scrivere una procedura HR, non vuoi troppa fantasia. Se devi trovare dieci titoli per una campagna interna, un po’ di varietà può aiutare.

4. Tokenization: perché il testo viene fatto a pezzetti

I modelli linguistici non leggono il testo esattamente come lo leggiamo noi. Lo suddividono in unità chiamate token.

Un token può essere una parola, una parte di parola, un numero, un simbolo o un segno di punteggiatura. Questo spiega perché esistono limiti di lunghezza nelle conversazioni e perché certi documenti molto estesi devono essere gestiti con metodo.

Quando un sistema dice che un modello può gestire un certo numero di token, non sta parlando semplicemente di parole. Sta parlando della quantità di testo codificato che può essere elaborata.

In pratica: se lavori con documenti lunghi, chiedi all’AI di analizzarli per sezioni, creare una mappa iniziale e poi approfondire i punti più rilevanti.

5. Embedding: il significato trasformato in numeri

Gli embedding sono rappresentazioni numeriche del significato di parole, frasi o documenti.

Detta così sembra una cosa da matematici con molto caffè a disposizione. In realtà il concetto è molto pratico: grazie agli embedding, un sistema può capire che due testi sono simili anche se usano parole diverse.

È il principio che permette la ricerca semantica nei documenti aziendali. Non devi conoscere la frase esatta presente in una procedura: puoi cercare per concetto e recuperare informazioni pertinenti.

La guida OpenAI sugli embedding li descrive come un modo per trasformare il testo in numeri e abilitare casi d’uso come ricerca, clustering e analisi di similarità.

In pratica: gli embedding sono una delle basi tecniche dietro chatbot aziendali, motori di ricerca interni, sistemi di knowledge management e assistenti documentali.

6. RAG: quando il chatbot cerca prima di rispondere

RAG significa Retrieval-Augmented Generation. In italiano potremmo tradurlo, con poca poesia ma molta precisione, come generazione aumentata dal recupero di informazioni.

Prima di generare una risposta, il sistema cerca dati rilevanti in una base documentale e li usa come riferimento. In questo modo il chatbot non si limita alla “memoria” del modello, ma lavora su fonti specifiche.

Secondo Google Cloud, il RAG combina modelli linguistici e basi di conoscenza esterne per migliorare gli output. È una delle tecniche più importanti per usare l’AI in azienda senza affidarsi solo a risposte generiche.

Strumenti come Gemini Notebook (ex NotebookLM) lavorano proprio in questa direzione: prima le fonti, poi le risposte. Per questo ho raccolto anche una pagina con i miei video YouTube su Gemini Notebook.

7. Hallucination: quando l’AI inventa con grande sicurezza

Le hallucination, o allucinazioni, sono risposte apparentemente corrette ma in realtà inventate.

Il chatbot può creare dati inesistenti, attribuire citazioni mai pronunciate, inventare fonti, sbagliare date o mescolare informazioni vere e false. Il problema è che spesso lo fa con un tono molto convincente.

Non è un piccolo bug occasionale: è un rischio legato al modo in cui funzionano i modelli linguistici, che generano testo probabile, non verità certificata.

In pratica: mai usare una risposta AI in un documento importante senza verifica. Soprattutto se contiene numeri, fonti, norme, citazioni, dati economici, informazioni legali o sanitarie.

Su questo punto torno spesso nei miei corsi su AI generativa per aziende e professionisti: l’AI aumenta la produttività, ma non elimina la responsabilità.

8. Fine-tuning: non è caricare un PDF

Il fine-tuning consiste nell’addestrare ulteriormente un modello già esistente su un insieme specifico di dati.

Un’azienda può, per esempio, adattare un modello al proprio linguaggio, ai propri prodotti, alle proprie procedure o a un certo stile di risposta. È una modifica più profonda rispetto al semplice caricamento di documenti in una chat.

Qui nasce una confusione frequente: “Ho caricato il manuale, quindi ho addestrato il modello”. No. In molti casi hai solo dato al chatbot un contesto o una fonte da consultare. Il fine-tuning è un’altra cosa.

In pratica: prima di pensare al fine-tuning, molte aziende dovrebbero sistemare documenti, FAQ, procedure, dati e knowledge base. Spesso il problema non è il modello. È il materiale di partenza.

9. Inference: il momento in cui l’AI risponde

L’inference è il momento in cui il modello produce concretamente una risposta.

L’addestramento può richiedere mesi, enormi quantità di dati e infrastrutture molto costose. L’inference è ciò che accade ogni volta che scrivi una domanda a un chatbot e aspetti la risposta.

Capire questa distinzione aiuta anche a leggere meglio il mercato: alcuni servizi costano di più perché usano modelli più potenti, gestiscono più contesto, rispondono più velocemente o includono strumenti aggiuntivi.

In pratica: quando usi ChatGPT o Copilot non stai “addestrando” il modello ogni volta. Stai chiedendo al modello di generare una risposta sulla base del contesto disponibile.

10. AI Agent: quando il chatbot inizia ad agire

Un AI Agent non si limita a rispondere alle domande. Può pianificare attività, usare strumenti esterni, consultare database, eseguire azioni e verificare risultati prima di proseguire.

Nel mondo del lavoro rappresenta un passaggio importante rispetto al chatbot tradizionale. Un agente può, per esempio, recuperare informazioni dal CRM, preparare una bozza di email, compilare un report, aggiornare un gestionale o coordinare più passaggi di un flusso operativo.

La documentazione OpenAI sugli Agents mostra proprio questa evoluzione: modelli collegati a istruzioni, strumenti e comportamenti eseguibili.

In pratica: gli agenti AI sono promettenti, ma richiedono governance. Più un sistema può agire, più bisogna definire limiti, autorizzazioni, controlli e responsabilità.

Il vero vantaggio: meno magia, più metodo

Conoscere questi termini non serve a trasformarsi in ingegneri del machine learning.

Serve a usare meglio gli strumenti che ormai entrano in molte attività quotidiane: scrivere, riassumere, cercare, analizzare, confrontare, classificare, generare idee, preparare documenti, supportare clienti e colleghi.

La differenza tra chi usa un chatbot “a caso” e chi lo usa con metodo spesso sta proprio qui: capire che cosa può fare, che cosa non può fare, quali dati gli servono e quali controlli sono necessari.

In un mercato del lavoro in cui l’AI diventa una competenza trasversale, il vantaggio competitivo non sarà solo “saper usare ChatGPT”. Sarà comprenderne abbastanza il funzionamento da ottenere risultati migliori, più affidabili e più utili.

Meno magia, quindi. Più metodo.

FAQ

Quali sono i termini AI più utili da conoscere al lavoro?

Tra i più utili ci sono context window, grounding, temperature, token, embedding, RAG, hallucination, fine-tuning, inference e AI Agent. Sono concetti tecnici, ma hanno conseguenze molto pratiche nell’uso dei chatbot.

Che cos’è il RAG nell’intelligenza artificiale?

Il RAG, Retrieval-Augmented Generation, è una tecnica che permette a un chatbot di recuperare informazioni da fonti esterne prima di generare una risposta. Serve a rendere l’output più pertinente e collegato a dati specifici.

Che differenza c’è tra grounding e fine-tuning?

Il grounding collega il modello a fonti affidabili da consultare. Il fine-tuning modifica più profondamente il comportamento del modello tramite un ulteriore addestramento su dati specifici.

Perché i chatbot inventano risposte?

Perché i modelli linguistici generano testo probabile, non verità garantite. Le risposte inventate ma plausibili vengono chiamate hallucination, o allucinazioni.

Un AI Agent è diverso da un chatbot?

Sì. Un chatbot risponde soprattutto a domande e istruzioni. Un AI Agent può anche usare strumenti, pianificare azioni, consultare sistemi esterni e completare attività più complesse.

 

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Cercare lavoro è un lavoro: ormai è un cliché. Devi individuare gli annunci giusti, capire quali aziende assumono, aggiornare il curriculum, prepararti ai colloqui e magari scoprire quali competenze mancano al tuo profilo.

Il problema è che tutte queste attività richiedono tempo. Molto tempo.

Perplexity può aiutarti a ridurlo. È uno strumento di intelligenza artificiale che combina le capacità di un chatbot con quelle di un motore di ricerca: cerca informazioni online, sintetizza i risultati e, soprattutto, mostra le fonti utilizzate.

In questa guida vedrai come usare Perplexity nella versione gratuita per la ricerca del lavoro, con 12 esempi concreti e altrettanti prompt pronti da copiare.

Che cos’è Perplexity?

Perplexity è un motore di ricerca basato sull’intelligenza artificiale. Invece di restituire soltanto una lista di link, prova a costruire una risposta ragionata usando informazioni reperite sul Web.

Su Google potresti cercare: “offerte di lavoro marketing Milano”. Su Perplexity puoi formulare una richiesta molto più articolata:

Cerca offerte pubblicate negli ultimi sette giorni per digital marketing specialist a Milano, con possibilità di lavoro ibrido e almeno due giorni di smart working. Crea una tabella con azienda, posizione, data di pubblicazione, requisiti e link all’annuncio.

La versione gratuita permette di effettuare ricerche, consultare le fonti e utilizzare alcune funzioni avanzate con limiti variabili. Questi limiti possono cambiare nel tempo: conviene quindi controllare la pagina ufficiale dei piani di Perplexity.

Perché usare Perplexity per cercare lavoro?

Perplexity non sostituisce LinkedIn, Indeed, InfoJobs, i portali aziendali o il contatto con i recruiter. Può però diventare il livello di ricerca che li collega. Se vuoi approfondire come usare l’AI nella ricerca del lavoro in generale, leggi anche la guida su cercare lavoro con l’intelligenza artificiale.

  • Individuare opportunità professionali e aziende interessanti.
  • Analizzare un settore e confrontare il CV con il mercato.
  • Scoprire competenze emergenti e costruire un piano di formazione.
  • Preparare colloqui e verificare informazioni sull’azienda.
  • Cercare eventi e occasioni di networking.

Attenzione: le offerte possono scadere, essere duplicate o cambiare. Prima di candidarti devi sempre aprire la fonte originale e verificare che la posizione sia ancora disponibile.

Prima di iniziare: prepara il tuo kit professionale

  • Curriculum aggiornato.
  • Ruolo desiderato e area geografica.
  • Disponibilità al lavoro remoto o ibrido.
  • Livello di esperienza e settori preferiti.
  • Competenze tecniche e conoscenza delle lingue.
  • Aspettative contrattuali ed eventuali vincoli sulla mobilità.

Se carichi il curriculum, elimina prima i dati non necessari: indirizzo completo, codice fiscale, firma, numero di documento e altre informazioni sensibili. Per lavorare sul posizionamento bastano esperienze, studi, competenze e risultati professionali.

1. Scoprire quali lavori puoi fare partendo dal curriculum

Non sempre il problema è trovare gli annunci. A volte non sappiamo nemmeno quali ruoli cercare. Puoi caricare il curriculum in PDF e chiedere a Perplexity di ricavare una lista di posizioni compatibili.

Prompt

Analizza il curriculum che ho caricato.

Individua:
1. le mie competenze tecniche;
2. le competenze trasversali dimostrate dalle esperienze;
3. i settori nei quali ho già lavorato;
4. dieci posizioni lavorative compatibili con il mio profilo;
5. cinque posizioni adiacenti che potrei valutare con una formazione limitata.

Per ogni posizione indica perché è coerente, competenze già possedute, competenze mancanti, parole chiave da usare e compatibilità da 1 a 10. Non inventare esperienze assenti dal curriculum.

2. Cercare offerte coerenti con il curriculum

Dopo aver identificato i ruoli compatibili, puoi chiedere a Perplexity di cercare offerte recenti e verificabili.

Prompt

In base al curriculum allegato, cerca offerte di lavoro attualmente disponibili in Italia e pubblicate o aggiornate negli ultimi 14 giorni.

Vincoli: località Milano e provincia; modalità ibrida o da remoto; esperienza richiesta massimo 5 anni; escludi stage non retribuiti; considera soltanto offerte con una pagina originale verificabile.

Crea una tabella con posizione, azienda, località, modalità, data, requisiti principali, compatibilità con il CV da 1 a 10, gap e link diretto. Ordina dalla maggiore compatibilità. Se non riesci a verificare un dato, scrivi “non disponibile”.

3. Trovare aziende per un’autocandidatura

Molte opportunità non arrivano sui portali di recruiting. Può quindi essere utile individuare aziende coerenti con il proprio profilo e inviare un’autocandidatura mirata.

Prompt

Agisci come un consulente di carriera specializzato nel mercato italiano. Partendo dal mio curriculum, individua 20 aziende con sede in Lombardia che potrebbero essere interessate al mio profilo, anche se non hanno pubblicato un annuncio.

Per ogni azienda indica settore, sede, dimensioni indicative, prodotti o servizi, motivo della compatibilità, segnali recenti di crescita, pagina Lavora con noi e fonti. Dividile in compatibilità alta, media e aziende più sfidanti. Usa informazioni recenti e non inventare indirizzi email.

4. Scoprire le aziende che stanno crescendo

Un’azienda che apre sedi, raccoglie investimenti, acquisisce concorrenti o lancia prodotti potrebbe avere bisogno di nuove persone.

Prompt

Cerca aziende italiane del settore cybersecurity che negli ultimi 12 mesi abbiano mostrato segnali concreti di crescita: nuovi finanziamenti, acquisizioni, apertura di sedi, ingresso in nuovi mercati, crescita dell’organico, nuovi prodotti o partnership rilevanti.

Crea una tabella con azienda, segnale di crescita, data, fonte, sede, pagina carriere ed eventuali posizioni aperte. Usa preferibilmente fonti aziendali, comunicati stampa e testate economiche affidabili. Segnala le informazioni non confermate.

5. Analizzare i trend occupazionali del settore

Quali professioni stanno crescendo? Quali competenze compaiono più spesso negli annunci? Perplexity può realizzare una prima analisi del mercato.

Prompt

Analizza il mercato del lavoro italiano per i professionisti del marketing digitale usando dati pubblicati negli ultimi 18 mesi. Indica ruoli più richiesti, competenze tecniche, strumenti più citati, competenze AI emergenti, ruoli in crescita, attività esposte all’automazione e settori che assumono di più.

Distingui chiaramente dati documentati, interpretazioni e previsioni. Cita le fonti e la data di ciascun dato.

6. Analizzare una singola offerta di lavoro

Gli annunci sono spesso pieni di formule standard. Devi capire quali requisiti contano davvero e quali elementi richiedono chiarimenti.

Prompt

Analizza questa offerta di lavoro: [INCOLLA IL TESTO O IL LINK].

Estrai attività principali, requisiti obbligatori e preferenziali, competenze tecniche, soft skill, seniority, parole chiave per il CV, possibili domande di colloquio ed elementi poco chiari. Individua eventuali segnali critici: responsabilità eccessive, descrizione generica, requisiti contraddittori, informazioni essenziali assenti o annuncio non aggiornato. Non dedurre stipendio o condizioni non dichiarate.

7. Misurare la compatibilità tra CV e annuncio

Ottimizzare il CV per gli ATS non significa riempirlo di parole chiave. Significa usare il linguaggio dell’annuncio quando descrive competenze che possiedi davvero.

Prompt

Confronta il curriculum allegato con questa offerta: [INCOLLA ANNUNCIO].

Crea una tabella con requisito, evidenza nel CV, corrispondenza, informazione mancante e possibile miglioramento. Poi assegna un punteggio indicativo 0-100, elenca parole chiave pertinenti assenti, suggerisci riformulazioni senza inventare competenze, indica i requisiti mancanti e proponi cinque domande al recruiter. Se il CV non contiene una prova, non considerare la competenza acquisita.

8. Studiare un’azienda prima del colloquio

Presentarsi a un colloquio senza conoscere l’azienda è uno degli errori più frequenti. Perplexity può preparare un briefing aggiornato.

Prompt

Devo sostenere un colloquio con [AZIENDA] per [POSIZIONE]. Prepara un briefing con storia, attività, prodotti, mercati, concorrenti, notizie degli ultimi 12 mesi, investimenti o cambiamenti, valori dichiarati, sfide del settore, competenze cercate e dieci domande intelligenti.

Dai priorità al sito aziendale, comunicati ufficiali, bilanci e fonti giornalistiche autorevoli. Inserisci data e link per ogni notizia.

9. Confrontare due offerte di lavoro

Se hai ricevuto due proposte, Perplexity può aiutarti a costruire una matrice decisionale senza scegliere al posto tuo.

Prompt

Confronta queste due offerte:
OFFERTA A: [INCOLLA]
OFFERTA B: [INCOLLA]

Usa: coerenza con il CV, crescita, stabilità, formazione, flessibilità, responsabilità, spendibilità futura, distanza, retribuzione e benefit solo se dichiarati, rischi e dati mancanti. Assegna un punteggio 1-5 e spiega. Indica quale appare migliore per crescita professionale, stabilità ed equilibrio vita-lavoro.

10. Scoprire quali corsi seguire

Prima di acquistare un corso, verifica se la competenza è davvero richiesta dal mercato.

Prompt

Voglio candidarmi come data analyst junior in Italia. Analizza un campione recente di offerte e individua dieci competenze tecniche più richieste, strumenti frequenti, conoscenze statistiche, certificazioni e competenze indispensabili o preferenziali.

Confronta i risultati con il CV allegato e costruisci un piano di 12 settimane. Per ogni settimana indica obiettivo, argomento, esercizio, risorsa gratuita, tempo e risultato da inserire nel portfolio. Privilegia fonti ufficiali e verifica i link.

11. Cercare corsi, certificazioni e finanziamenti gratuiti

Oltre ai corsi online esistono programmi regionali, fondi, academy aziendali e iniziative finanziate.

Prompt

Cerca opportunità formative gratuite o finanziate attualmente disponibili per una persona disoccupata residente in Lombardia che vuole lavorare nella cybersecurity. Includi corsi regionali, programmi nazionali, academy, corsi universitari aperti, certificazioni gratuite o con voucher.

Per ogni opportunità indica ente, requisiti, programma, modalità, durata, scadenza, certificazione e pagina ufficiale. Escludi pagine non aggiornate e distingui i corsi gratuiti dalle sole prove gratuite.

12. Creare un piano settimanale per la ricerca del lavoro

La ricerca del lavoro rischia di diventare caotica. Puoi trasformarla in un piano misurabile.

Prompt

Agisci come un career coach pragmatico. Voglio trovare lavoro come [RUOLO] entro [PERIODO] e posso dedicare [NUMERO] ore alla settimana.

Costruisci un piano con ricerca offerte, selezione, personalizzazione del CV, autocandidature, networking LinkedIn, studio aziende, formazione, colloqui e verifica dei risultati. Definisci indicatori misurabili e prepara il modello di un foglio di monitoraggio con colonne, stati e prossima azione.

Il trucco più importante: chiedere sempre le fonti

Perplexity mostra normalmente le fonti, ma questo non significa che siano tutte ugualmente attendibili. Per migliorare una ricerca puoi aggiungere questa istruzione:

Per ogni affermazione importante indica una fonte direttamente verificabile. Privilegia fonti primarie e aggiornate. Specifica la data della fonte. Se due fonti sono in contrasto, segnalalo. Se non trovi conferme sufficienti, scrivi chiaramente che l’informazione non è verificata.

Per le offerte di lavoro, l’ordine di affidabilità consigliato è:

  1. Pagina Lavora con noi dell’azienda.
  2. Portale ufficiale usato dall’azienda.
  3. Profilo LinkedIn verificabile.
  4. Portale di recruiting.
  5. Aggregatore di annunci.

Come scrivere prompt migliori per Perplexity

Un buon prompt per la ricerca del lavoro dovrebbe contenere almeno cinque elementi:

  • Contesto: chi sei e cosa stai cercando.
  • Obiettivo: quale risultato vuoi ottenere.
  • Vincoli: luogo, periodo, contratto ed esperienza.
  • Formato: tabella, elenco, piano o confronto.
  • Fonti: quali siti privilegiare e quanto devono essere recenti.

Un prompt debole potrebbe essere: “Cercami un lavoro nel marketing”. Un prompt più efficace è:

Cerca posizioni junior nel digital marketing pubblicate negli ultimi sette giorni a Bergamo, Brescia o Milano. Considera ruoli ibridi e contratti a tempo determinato o indeterminato. Escludi stage e offerte prive del nome dell’azienda. Crea una tabella con requisiti, località, data, modalità di lavoro e link diretto alla fonte originale.

Tre errori da evitare

1. Fidarsi senza aprire le fonti

Perplexity può sbagliare, associare un dato alla fonte sbagliata o presentare come attuale un annuncio scaduto.

2. Inviare il primo testo generato

Una candidatura scritta interamente dall’AI può risultare generica. Usa la risposta come bozza, poi aggiungi esperienze, numeri, motivazioni e dettagli personali.

3. Caricare troppi dati personali

Per analizzare un curriculum non servono codice fiscale, indirizzo completo o documenti. Prima di caricare un file consulta condizioni e informativa sulla privacy.

Perplexity può davvero aiutarti a trovare lavoro?

Sì, ma non nel modo miracoloso spesso promesso dall’intelligenza artificiale.

Perplexity non sostiene il colloquio al posto tuo, non costruisce relazioni professionali e non può garantire che le informazioni trovate siano corrette. Può però fare molto bene tre cose: allargare la ricerca, organizzare le informazioni e aiutarti a formulare domande migliori.

Usalo come un assistente di ricerca, non come un pilota automatico. Nel mercato del lavoro la tecnologia può velocizzare il processo; la credibilità, le competenze e le relazioni restano ancora affare tuo. Per un approccio diverso all’uso dell’AI nel lavoro, puoi anche leggere la guida su come usare Gemini Notebook (ex NotebookLM) nella ricerca del lavoro.

Domande frequenti

Perplexity è gratuito?

Perplexity offre un piano gratuito con ricerche standard e accesso limitato ad alcune funzioni avanzate. Limiti e caratteristiche possono cambiare.

Posso caricare il curriculum?

Perplexity permette di allegare documenti in alcune modalità. Prima di caricare il CV è consigliabile rimuovere dati personali non necessari e consultare l’informativa sulla privacy di Perplexity.

Può trovare offerte di lavoro?

Può cercare e organizzare annunci pubblicati sul Web, ma non garantisce che siano ancora aperti. La disponibilità va verificata sulla fonte originale.

Può riscrivere il curriculum?

Può analizzarlo, confrontarlo con un annuncio e suggerire modifiche. Non deve aggiungere esperienze o competenze inesistenti.

È meglio Perplexity o ChatGPT?

Perplexity è particolarmente utile per ricerche online aggiornate e fonti; un chatbot generalista può essere più adatto a riscrittura e simulazioni. Sono complementari. Scopri come usarli insieme nella guida su trovare lavoro con ChatGPT e Gemini.

Può sostituire un career coach?

No. Può fornire informazioni e ipotesi, ma non conosce completamente la persona e il contesto. Le decisioni importanti richiedono valutazione umana.

 

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Un titolo come quello di TGcom24 fa venire i brividi: “Intelligenza artificiale: già quasi mezzo milione di licenziati, un lavoratore su 4 a rischio sostituzione”. L’ho letto, come probabilmente l’hai letto tu. Mi puzzava e sono andato a controllare le fonti. Quello che ho trovato è una storia più sfumata, più onesta e, in alcuni punti, decisamente diversa da quello che i titoli vogliono farci credere.

Spoiler: l’AI sta davvero cambiando il lavoro. Ma “cambiare” non è uguale a “distruggere”. E questa differenza (piccola in apparenza, enorme nella sostanza) è quella che i media italiani continuano sistematicamente a trascurare.


Il dato dell’ILO: vero, ma amputato

Il numero-chiave citato dall’articolo di TGcom24 (e rimbalzato su Sky TG24, ANSA, RaiNews e mezza Italia) è questo: il 25% dell’occupazione globale rientra in professioni potenzialmente esposte all’intelligenza artificiale, con percentuali ancora più alte nei paesi ad alto reddito (34%). Il dato è reale. Viene dal report Generative AI and Jobs: A Refined Global Index of Occupational Exposure, pubblicato il 20 maggio 2026 dall’ILO (International Labour Organization) in collaborazione con NASK, l’istituto di ricerca polacco.

Il problema è quello che arriva subito dopo nel pezzo di TGcom24, dove il dato viene tradotto così:

“In sostanza, secondo questi dati, un lavoratore su quattro potrebbe essere sostituito da una macchina nei prossimi anni.”

Questo è sbagliato. Non per mia opinione: perché il report ILO dice esattamente il contrario. Nella nota stampa ufficiale, gli autori scrivono in modo inequivocabile:

“transformation, not replacement, is the most likely outcome” — ILO, maggio 2026

E ancora:

“Full job automation, however, remains limited, since many tasks, though done more efficiently, continue to require human involvement.”

Traduzione: l’automazione completa dei lavori rimane limitata. Perché la maggior parte dei lavori non è fatta di un solo compito, ma di decine di mansioni diverse, molte delle quali l’AI può supportare ma non eseguire in autonomia. L’ILO distingue esplicitamente tra lavori ad alto rischio di automazione completa (appena il 2,3-3,3% del totale, secondo lo stesso report) e lavori esposti alla trasformazione, ovvero quelli dove alcune mansioni cambieranno forma. Quel 25% appartiene alla seconda categoria, non alla prima.

“Esposto” non vuol dire “destinato a sparire”. Significa che il lavoro cambierà. E questa è una notizia diversa — meno catastrofica, ma che richiede comunque una risposta seria in termini di formazione e politiche del lavoro.


I 425.000 licenziati: una cifra vera o un’illusione statistica?

L’altra grande affermazione dell’articolo è quella sui quasi mezzo milione di posti di lavoro persi. Il numero (425.000 nel mondo, di cui 142.000 in Europa negli ultimi tre anni) viene attribuito al sito ailayoffs.live, definito genericamente come un “tracker globale”. Questa fonte viene poi ripresa acriticamente da TGcom24, Sky TG24, ANSA, RaiNews e altri.

Il problema è che ailayoffs.live è un sito privato, non peer-reviewed, non istituzionale, che aggrega dati con metodologie non trasparenti e include i licenziamenti “direttamente o indirettamente riconducibili all’AI” — una categoria talmente vaga da poter includere praticamente qualsiasi taglio in un’azienda tech.

Confrontiamo con Challenger, Gray & Christmas, la società di outplacement americana che dal 1993 pubblica ogni mese il rapporto più autorevole sui licenziamenti negli USA, quello citato anche dalla Federal Reserve:

“In 2025, companies referenced AI for 54,836 announced layoff plans, 5% of total cuts during the year. Since 2023, when this reason was first tracked, AI has now been cited in 99,470 job cut announcements, 3.5% of all layoff plans.” — Challenger, Gray & Christmas, marzo 2026

Circa 100.000 licenziamenti negli USA negli ultimi tre anni in cui l’azienda ha esplicitamente citato l’AI come causa. Non 425.000. Non nel mondo intero, ma negli USA, che rappresentano il mercato del lavoro più colpito dal fenomeno. Il dato di ailayoffs.live è probabilmente gonfiato da categorizzazioni approssimative e non verificabili.

Attenzione: il trend c’è ed è in crescita. Nello stesso report di Challenger, nel solo mese di marzo 2026, l’AI è stata citata come causa del 25% di tutti i licenziamenti annunciati negli USA. Questo fa capire che il fenomeno sta accelerando. Ma un conto è dire “il problema è reale e crescente”, un conto è pubblicare cifre da un tracker non validato come se fossero dati ufficiali.


Il caso InvestCloud di Marghera: l’AI come alibi, alias “AI washing”?

L’articolo cita anche il caso più famoso degli ultimi mesi in Italia: InvestCloud Italy di Marghera, la multinazionale americana che il 9 marzo 2026 ha avviato la procedura di licenziamento collettivo per tutti i suoi 37 dipendenti veneziani, citando espressamente un “nuovo modello organizzativo basato su sistemi integrati con l’intelligenza artificiale”.

La notizia ha fatto il giro d’Italia come il primo vero caso italiano di “licenziamento per colpa dell’AI”. Peccato che la storia non sia così lineare.

L’assessore regionale veneto Massimo Bitonci ha subito corretto il tiro:

“nel caso specifico la chiusura non sarebbe imputabile all’AI in senso stretto, ma a una delocalizzazione in India dentro una ristrutturazione più ampia del gruppo, che coinvolgerebbe 150 lavoratori e sedi in Gran Bretagna, Singapore e Stati Uniti.” — AI4Business, marzo 2026

In pratica, InvestCloud ha spostato le attività in India (costi del lavoro enormemente più bassi) e ha usato l’AI come motivazione strategica nella comunicazione pubblica. L’AI è stata un fattore abilitante — ha permesso di standardizzare la piattaforma eliminando le personalizzazioni locali — ma la vera molla è stata una classica delocalizzazione in un paese a basso costo del lavoro. Non è la prima volta che si usa la tecnologia come paravento per decisioni di business molto più prosaiche.


Le aziende licenziano per il futuro dell’AI, non per il presente

C’è un’altra verità scomoda che i media italiani faticano a raccontare, e che la Harvard Business Review ha documentato in un report di gennaio 2026 basato su 1.006 dirigenti globali intervistati:

“Quello che abbiamo scoperto è che l’IA è responsabile di almeno alcuni licenziamenti, ma che questi sono quasi completamente anticipatori dell’impatto dell’IA. In altre parole, la perdita di posti di lavoro e il rallentamento delle assunzioni sono reali, anche se le aziende stanno ancora aspettando che l’IA generativa mantenga le sue promesse.” — HBR Italia, febbraio 2026

I dati del sondaggio HBR sono illuminanti:

  • 39% delle aziende ha già fatto riduzioni del personale in previsione di un futuro utilizzo dell’AI
  • 21% ha fatto tagli consistenti, sempre in modo anticipatorio
  • Solo il 2% ha effettuato riduzioni basate sull’effettiva implementazione dell’AI

Il paradosso è questo: le aziende tagliano personale perché credono che l’AI le renderà più efficienti, non perché lo abbia già fatto. E uno studio del MIT del 2024, citato da Fortune Italia, ha scoperto che l’automazione con l’AI sarebbe economicamente conveniente solo nel 23% dei ruoli dove la componente visiva è predominante. Nel restante 77% dei casi, pagare un lavoratore umano costa ancora meno.

Come ha detto Bryan Catanzaro, vicepresidente del deep learning applicato in Nvidia: “Per il mio team, il costo del calcolo è di gran lunga superiore a quello dei dipendenti.”


Cosa c’è di vero, quindi?

Non voglio essere il solito “sfatatore” che nega tutto per sembrare originale. Il problema è reale. Ecco cosa possiamo dire con certezza:

✅ Vero: Il 25% dei lavori globali è esposto all’AI (ILO, maggio 2026) ✅ Vero: I licenziamenti in cui viene citata l’AI sono in crescita (Challenger, Gray & Christmas) ✅ Vero: Le professioni più a rischio includono lavori d’ufficio ripetitivi, call center, attività amministrative ✅ Vero: La trasformazione del mercato del lavoro legata all’AI è già in corso ✅ Vero: In Italia sono stati approvati decreti attuativi che vietano l’uso dell’AI per decisioni automatiche su assunzioni e licenziamenti (Sky TG24, giugno 2026)

❌ Falso/Impreciso: “Un lavoratore su quattro sarà sostituito” (l’ILO dice “trasformato”) ❌ Fonte dubbia: I 425.000 licenziati globali (dato da tracker privato non verificato) ❌ Semplificato: Il caso InvestCloud come “licenziamento da AI” (era anche, e soprattutto, delocalizzazione) ❌ Gonfiato: Il framing catastrofico senza citare i dati sull’effettiva convenienza economica dell’automazione


Il punto che conta davvero

C’è un dato che invece non ho visto citato da quasi nessuno, pur essendo nell’articolo di Sky TG24: in Italia nel 2025 gli annunci di lavoro che richiedono competenze AI sono cresciuti del 93% (Politecnico di Milano). E il mercato italiano dell’AI ha raggiunto 1,8 miliardi di euro, il 50% in più rispetto al 2024.

Questa è la notizia vera. Non “il robot ti ruba il posto”. Ma: chi sa usare l’AI trova lavoro, chi non la conosce rischia di perdere terreno. La distinzione non è tra umani e macchine, è tra persone che sanno governare gli strumenti e persone che li subiscono.

L’AI non è il mostro che divora i lavoratori. È uno strumento potentissimo che sta cambiando le regole del gioco. E come tutte le rivoluzioni tecnologiche — dall’elettricità a internet — non distruggerà i lavori esistenti tutti in una volta, ma cambierà profondamente quelli che rimarranno.

La vera domanda non è “perderò il lavoro?” ma “sto imparando a fare il mio lavoro in modo diverso?“

Il 27 luglio 2025 sono stato intervistato da Lorenzo Zacchetti per Today.it. Nell’articolo dal titolo “Nuovi lavori in arrivo: vi spiego cos’è il prompt-engineering e tanti altri mestieri”, ho risposto ad alcune domande sul tema: intelligenza artificiale generativa e lavoro.

Qui cito alcuni dati del WEF:

Se le imprese private sono già da tempo attive su questo fronte, anche la Pubblica Amministrazione si sta mettendo in moto. Gianluigi Bonanomi, tra i più richiesti formatori specializzati in IA, lo spiega attraverso i dati: “Il World Economic Forum stima che, per rimanere rilevante sul mercato, il 50% della forza lavoro globale ha bisogno di migliorare le proprie competenze (upskilling) o acquisirne di nuove (reskilling). Nel contesto della PA, la mancanza di tali competenze è una delle principali preoccupazioni: il 53% dei dirigenti la cita come un ostacolo significativo per l’adozione dell’IA generativa. Sempre più spesso vengo contattato da comuni, ospedali e vari enti pubblici, perché la necessità di formazione non è più rimandabile”.

Qui invece parlo delle nuove professioni che nasceranno:

“La vera competenza non risiederà nella capacità di produrre contenuti velocemente, ma in quella di dirigere strategicamente l’IA verso risultati che risuonino autenticamente con le persone”, prosegue Bonanomi. “Nasceranno nuovi ruoli. Saranno cruciali figure esperte in prompt engineering (l’arte di formulare istruzioni efficaci per l’IA), nel controllo qualità e verifica etica dei contenuti generati, nella promozione dell’alfabetizzazione IA all’interno dei team e nell’orchestrazione sinergica dell’intelligenza umana e artificiale”.

Qui parlo di “AI fatigue”:

Bonanomi sottolinea la preoccupazione per la cosiddetta «Artificial Intelligence fatigue», lo stress derivante dai rapidi cambiamenti tecnologici che può causare demotivazione, se non situazioni di vero e proprio disagio professionale: “La formazione va integrata in modo fluido con la missione quotidiana, dimostrando benefici tangibili per i singoli dipendenti e costruendo strutture di supporto robuste e continue (mentorship, coaching). Ciò implica un investimento a lungo termine e sostenuto nello sviluppo del capitale umano, andando oltre le iniziative di formazione una tantum per incorporare un ecosistema di apprendimento dinamico”.

Per leggere l’intero ariticolo occorre abbonarsi a Today.it.

 

Qual è l’impatto dell’introduzione dell’intelligenza artificiale in azienda? Al di là dell’emotività, con reazioni (spesso isteriche) che va vanno dall’entusiasmo al terrore (passando per il senso di colpa), servono dati concreti per comprendere come l’AI stia cambiando (migliorando o peggiorando?) realmente il mondo del lavoro.

Il Work Trend Index del 2024

Il report annuale di Work Trend Index del 2024 (qui in PDF), realizzato da Microsoft e LinkedIn, esplora l’adozione e l’impatto dell’intelligenza artificiale (IA) nel contesto lavorativo, basandosi su dati raccolti da 31.000 lavoratori in 31 Paesi. Lo studio evidenzia l’uso crescente dell’IA, le percezioni dei dipendenti e dei leader aziendali, e le implicazioni per il futuro del lavoro.

La ricerca in sintesi

  • Il 75% dei knowledge worker utilizza l’IA generativa al lavoro, con un aumento significativo negli ultimi sei mesi.
  • Il 46% degli utenti ha iniziato a usare l’IA da meno di sei mesi.
  • Gli utenti affermano che l’IA li aiuta a risparmiare tempo (90%), concentrarsi su attività importanti (85%), essere più creativi (84%) e godersi di più il lavoro (83%).
  • Gli utenti di Copilot, il chatbot di Microsoft, leggono l’11% in meno di e-mail e dedicano il 4% in meno del tempo all’interazione con i messaggi.
  • Il 79% dei leader ritiene che la propria azienda debba adottare l’IA per rimanere competitiva, ma il 60% teme che la leadership non abbia un piano per implementarla.
  • La pressione per dimostrare un ROI immediato sta rallentando l’adozione strategica dell’IA.
  • Il 78% degli utenti di IA porta i propri strumenti di IA al lavoro (BYOAI: bring your own AI), una tendenza particolarmente diffusa tra le piccole e medie imprese (80%).
  • Il 66% dei leader non assumerebbe personale senza competenze in IA.
  • Il 71% preferirebbe assumere un candidato meno esperto con competenze in IA rispetto a un candidato più esperto senza tali competenze.
  • Gli utenti esperti di IA hanno il 40% di probabilità in più di chiedere ai colleghi quali prompt trovano più utili e il 68% di probabilità in più di sperimentare modi diversi di usare l’IA.
  • Gli utenti esperti di IA ricevono formazione continua, con un aumento del 37% di probabilità di partecipare a programmi di formazione virtuale specifici per la scrittura di prompt e l’uso dell’IA per ruoli specifici.
  • L’IA rende il carico di lavoro più gestibile, aumenta la creatività e la produttività, e migliora la motivazione e la soddisfazione lavorativa.
In pratica, il report evidenzia che l’introduzione e l’adozione dell’IA nelle aziende non è priva di sfide, ma i benefici in termini di produttività, creatività e soddisfazione dei dipendenti sono rilevanti. Per trarre vantaggio dall’IA, le aziende devono sviluppare strategie chiare, investire nella formazione continua dei dipendenti e promuovere una cultura aziendale aperta all’innovazione. Le aziende che riusciranno a integrare efficacemente l’IA nei loro processi operativi saranno meglio posizionate per competere e prosperare nel futuro del lavoro.

Lo studio “Generative AI at Work”

Qui, invece, prendo in considerazione lo studio “Generative AI at Work“, pubblicato nell’aprile del 2023 (data di revisione: novembre 2023) a cura di Erik Brynjolfsson, esperto in materia (professore allo Stanford Institute for Human-Centered AI (HAI) e direttore dello Stanford Digital Economy Lab). Secondo lo studio di Brynjolfsson, gli strumenti di intelligenza artificiale generativa hanno il potenziale di trasformare il modo in cui i lavoratori eseguono e apprendono le loro mansioni. Lo studio si concentra, in particolare, sull’introduzione scaglionata di un assistente conversazionale basato su AI, in pratica un chatbot, tra 5.179 addetti al supporto clienti, customer care. I risultati parlano chiaro. L’accesso allo strumento di AI ha aumentato la produttività, misurata in termini di problemi risolti per ora, del 14% in media. Miglioramento più sostanziale (+ 34%) per i lavoratori meno esperti e meno qualificati. Si è notato inoltre il fatto che l’AI contribuisce a valorizzare le best pratice dei lavoratori più abili e aiuta i nuovi lavoratori ad acquisire esperienza più rapidamente. Tutto questo ha un impatto, ovviamente, anche sulla soddisfazione dei clienti nonché sulla retention dei dipendenti. Vediamolo nel dettaglio.

L’assistenza dell’AI migliora il sentiment dei clienti

Dall’analisi dello studio emerge quanto segue.
  • L’adozione dell’AI genera un miglioramento significativo nel sentiment dei clienti, misurato attraverso l’analisi del testo delle conversazioni. Questo effetto è persistente e si manifesta immediatamente dopo l’introduzione dell’AI.
  • I clienti sono meno propensi a richiedere di parlare con un supervisore, il che indica una maggiore fiducia nelle capacità degli addetti al servizio clienti di risolvere i problemi. Questo riduce la frustrazione dei clienti e migliora la loro esperienza complessiva.
  • La presenza di suggerimenti AI migliora le interazioni con i clienti, portando a una diminuzione delle espressioni di frustrazione o rabbia nei messaggi dei clienti. I clienti mostrano un atteggiamento più positivo nei confronti degli agenti.

L’aumento della retention dei dipendenti

Anche lato dipendenti, i risultati sono interessanti.
  • L’assistenza dell’AI aiuta a migliorare le condizioni di lavoro degli agenti, riducendo lo stress associato alla gestione di conversazioni difficili con i clienti. Gli agenti sono in grado di risolvere i problemi più rapidamente e con maggiore efficacia, riducendo la pressione su di loro.
  • L’uso dell’AI porta a un aumento della soddisfazione lavorativa. Gli agenti apprezzano il supporto dell’AI che fornisce suggerimenti utili e riduce il carico di lavoro, permettendo loro di concentrarsi su compiti più complessi e gratificanti.
  • Il tasso di abbandono dei dipendenti diminuisce significativamente con l’introduzione dell’AI. Questo effetto è particolarmente pronunciato tra i nuovi dipendenti, che beneficiano maggiormente del supporto dell’AI durante la fase di apprendimento iniziale.
  • L’assistenza AI non solo aiuta a migliorare le prestazioni sul breve termine, ma contribuisce anche all’apprendimento continuo dei dipendenti. Gli agenti che seguono i suggerimenti dell’AI mostrano un miglioramento duraturo delle loro competenze, anche durante i periodi di inattività del sistema AI.
Questi punti evidenziano come l’adozione di strumenti AI non solo migliori l’efficienza operativa, ma crei anche un ambiente di lavoro più positivo e una migliore esperienza per i clienti.

 L’articolo “Bring your own AI”

Come darsi delle regole per i collaboratori che usano i loro chatbot sul luogo di lavoro?

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Quando si parla di intelligenza artificiale in azienda, Copilot per aziende e uno dei casi piu concreti per portare l AI nei flussi quotidiani di Microsoft 365.

La ricerca di un lavoro può essere un processo snervante: qualcuno dice che è un lavoro! E che dire della concorrenza? In uno scenario nuovo, servono strumenti nuovi. In questo articolo te ne presento uno: Resume Trick. Ecco a che cosa serve in sette punti.

1. Valutare i propri punti di forza e di debolezza

Prima di poter sfruttare il servizio Resume Trick, è importante identificare i propri punti di forza e di debolezza. Prendetevi un po’ di tempo per valutare le vostre competenze, esperienze e risultati. Evidenziate i punti di forza che vi rendono desiderabili per i potenziali datori di lavoro. Inoltre, individuate le aree in cui potreste avere bisogno di miglioramenti o di ulteriore supporto. Per questo potete anche farvi aiutare da ChatGPT dopo avervi incollato brutalmente il CV (escludendo i dati personali).

2. Scegliete un servizio di curriculum professionale

Una volta valutati i vostri punti di forza e di debolezza, è il momento di selezionare un servizio di curriculum affidabile. Effettuate una ricerca approfondita per individuare i servizi che hanno un’esperienza comprovata e recensioni positive da parte dei clienti. Cercate fornitori che offrano soluzioni su misura e che comprendano il vostro settore o campo di interesse. Resume Trick è un ottimo esempio di un’interessante combinazione di un’ampia libreria di contenuti
relativi alla posizione, di esempi e di un editor di curriculum intuitivo.

3. Collaborare con un professionista

Una volta individuato un servizio di creazione di curriculum, collaborate strettamente con un professionista del settore. Condividete i vostri punti di forza e di debolezza e fornite loro informazioni sui vostri obiettivi di carriera e sulle vostre aspirazioni. Un esperto, chi lavora sulla redazione di curriculum, ha la competenza necessaria per trasformare il vostro curriculum esistente in un potente strumento di marketing che metta in luce le vostre capacità e i vostri risultati in modo efficace.

4. Utilizzate parole chiave specifiche del settore

Nell’era del reclutamento digitale, molte aziende utilizzano sistemi di tracciamento dei candidati (ATS) per filtrare i curriculum in base a specifiche parole chiave. Per migliorare le possibilità di superare il processo di screening iniziale, lavorate con il vostro creatore di curriculum per incorporare parole chiave specifiche del settore nel vostro curriculum. Questo aumenterà la probabilità che il vostro curriculum venga notato dai responsabili delle assunzioni che si affidano alla tecnologia ATS. Per aiutarvi a scegliere le parole e i termini giusti e a superare l’ATS, Resume Trick vi offre un’ampia biblioteca di articoli su professioni specifiche e su problemi, domande e questioni legate alla ricerca di lavoro.

5. Creare un riassunto che attiri l’attenzione

Un riassunto ben fatto è fondamentale perché fornisce ai datori di lavoro un’idea delle vostre qualifiche in pochi secondi. Lavorate con il vostro servizio di creazione di curriculum per creare un riassunto che metta in evidenza i vostri risultati e le vostre competenze più importanti in modo conciso e convincente.
Assicuratevi che questa sezione sia adatta ai requisiti del lavoro per cui vi state candidando.

6. Mettete in mostra i vostri successi

I responsabili delle assunzioni sono interessati a risultati tangibili, quindi è essenziale includere i vostri principali risultati nel vostro curriculum. Collaborate con il vostro servizio di redazione del curriculum per assicurarvi che i vostri risultati siano ben visibili. Utilizzate punti elenco e numeri per quantificare i
vostri successi e fornire un contesto per i vostri risultati.

7. Mantenere un aspetto professionale

La presentazione è importante, anche nel dei curriculum. Un curriculum formattato in modo professionale può fare una significativa differenza nel modo in cui i selezionatori percepiscono la vostra candidatura. Lavorate con la piattaforma Resume Trick per per assicurarvi che la vostra formattazione sia pulita,
coerente e visivamente accattivante. Scegliete un modello moderno e leggibile che utilizzi un carattere un carattere accattivante, titoli pertinenti e che renda facilmente visibili le informazioni di contatto.

Il vostro curriculum è la porta d’accesso per ottenere colloqui di lavoro di successo e, infine, per ottenere il lavoro dei vostri sogni. Sfruttando il servizio Resume Trick, potete trasformare le vostre informazioni in un potente strumento di marketing che mette in risalto i vostri punti di forza e i vostri risultati. Dall’utilizzo dell’esperienza di redattori di curriculum professionisti all’inserimento di parole chiave specifiche del settore, ogni fase svolge un ruolo fondamentale per garantire che la vostra candidatura si distingua dalla concorrenza. Con queste strategie e lo strumento giusto a portata di mano, sarete ben equipaggiati per fare un’impressione duratura sui responsabili delle assunzioni e aumentare le possibilità di successo nel vostro percorso di ricerca di lavoro. Quindi, non esitate a provare i servizi di uno sviluppatore affidabile e lasciate che le vostre qualifiche risplendano sulla carta.

L’intelligenza artificiale sta diventando sempre più importante nel processo di recruiting, di assunzione, ma i candidati stanno trovando modi creativi per aggirare l’ostacolo. Si parla di “white fonting”: una tattica da “furbetti” che solleva molti interrogativi. Prima di tutto, però, ecco di che cosa stiamo parlando.

Cos’è il white fonting?

Negli anni Novanta si iniziava a parlare di SEO, ottimizzazione dei testi per i motori di ricerca. All’epoca i motori non erano molto sofisticati, ed era possibile ingannarli facilmente. Per avere molto traffico sul sito bastava inserire parole chiave popolari (per esempio “Pemela Anderson”) con testo bianco su sfondo bianco: non lo vedeva l’utente che cercava informazioni sul giardinaggio, ma era visibile agli occhi del motore di ricerca.

Il “white fonting” è un meccanismo simile, ma si riferisce alla ricerca del lavoro. La tecnica, anche in questo caso, consiste nell’inserire parole chiave o descrizioni di lavoro nel proprio curriculum, rendendole però invisibili. Come? Cambiando il colore del carattere in bianco. Bianco su bianco: non si vede ma c’è! Questo permette ai bot di IA e agli ATS (leggi l’articolo “Cercare lavoro online: come funzionano (e non funzionano) gli ATS“) di leggere il testo e di far avanzare il curriculum per una revisione umana, aumentando le possibilità di essere notati dai reclutatori.

I problemi del white fonting

Mentre questa tattica può sembrare ingegnosa e aiutare alcuni candidati a superare le prime fasi della selezione, solleva questioni etiche. È un segno di mancanza di integrità o semplicemente un modo astuto per sopravvivere a sistemi sempre più automatizzati? Ovviamente i recruiter sconsigliano questa pratica: non è così difficile da individuare e squalifica il candidato, che spesso avanza nel processo di selezione senza averne titolo. In ogni caso, Tomas Chamorro-Premuzic di ManpowerGroup afferma che la pratica potrebbe avere un’incidenza molto bassa (15% dei casi). Personalmente, invece di questi trucchetti, suggerisco l’ottimizzazione del CV in ottica SEO in molto totalmente etico, come spiego nel mio ultimo libro: “Rivoluzione LinkedIn”.

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Ecco il link diretto per acquistare il mio libro “Rivoluzione LinkedIn“:

ChatGPT, strumento di intelligenza artificiale lanciato alla fine del 2022, può essere utile per tantissimi professionisti (dagli insegnanti ai giornalisti, dai marketer agli avvocati) ma può rivelarsi un ottimo alleato anche per chi sta cercando un lavoro.

Se quel che si dice è vero – trovare lavoro è un lavoro – è importante utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per presentarsi al meglio e destare l’interesse dei recruiter. E qui entra in gioco il nostro caro chatbot, un’intelligenza artificiale sviluppata da OpenAI che può aiutare a ottenere un posto di lavoro. Prima di proseguire, però, ti consiglio di guardare questo video per capire di che cosa stiamo parlando:

Ora veniamo alle possibilità offerte da ChatGPT nella ricerca del lavoro.

Simulazione di colloquio

Da tempo le aziende, soprattutto negli Usa, utilizzano chatbot e algoritmi per i colloqui di lavoro. Con ChatGPT, è possibile fare altrettanto a partire dall’annuncio della posizione aperta. Questo può aiutare a familiarizzare con le domande più comuni e a preparare le risposte utilizzando, per esempio, il metodo STAR (Situazione, Task, Azione, Risultato) per presentare le proprie competenze in modo convincente.

Ecco una schermata d’esempio di un colloquio con ChatGPT per una posizione da magazziniere, a partire dal prompt “Assumi i panni di un recruiter. Stai cercando un magazziniere che sappia guidare il muletto. Devi fare un colloquio, in italiano. Indaga su attitudini, studi, esperienze precedenti, soft skill. Inizia il colloquio con un saluto, poi aspetta la mia risposta prima di proseguire”:

Ecco un altro prompt pronto (scusa il gioco di parole) all’uso:

Voglio che tu agisca da intervistatore. Io sarò il candidato e tu mi farai le domande dell’intervista per il ruolo di [INSERISCI RUOLO] in base alla seguente descrizione del lavoro [INCOLLA JOB DESCRIPTION]. Rispondi solo come intervistatore. Non scrivere tutta la conversazione in una volta sola, ma fai l’intervista: fai le domande e attendi le mie risposte. Non scrivere spiegazioni. Fammi la prima domanda.

In questo articolo del Sole24Ore si parla proprio dei colloqui di lavoro con ChatGPT.

Questo è il paragrafo a cui voglio linkare.

La simulazione del colloquio con Gemini

Gemini, una valida alternativa a ChatGPT, sviluppato da Google, consente di creare i cosiddetti Gem, versioni personalizzate di Gemini che aiutano a eseguire attività ripetitive, un po’ come le macro di Excel e Word. Ho creato un Gem per la simulazione di qualsiasi colloquio di lavoro: all’inizio l’intelligenza artificiale chiede CV, link all’offerta di lavoro e informazioni sull’azienda. Poi parte l’intervista.

Ecco il prompt (le istruzioni) per istruire il Gem “Simulazione colloquio di lavoro”:

Questo GEM deve simulare un colloquio di lavoro a partire dal CV del candidato e delle informazioni su azienda e posizione lavorativa.

Tieni presenti gli obiettivi del colloquio:

– valutare l’idoneità del candidato per la posizione

– approfondire la conoscenza delle competenze e dell’esperienza del candidato

– fornire al candidato informazioni dettagliate sull’azienda e sulla posizione

– assicurati di mantenere un tono professionale e cordiale durante tutto il colloquio.

Prima di tutto chiedi al candidato di caricare il proprio CV.

Quindi chiedi di indicare il link di un’offerta di lavoro e il link dell’azienda di riferimento.

Riepiloga le informazioni sull’offerta di lavoro che trovi online:

Titolo della posizione: [Titolo della posizione]

Descrizione del ruolo: [Descrizione dettagliata delle responsabilità e dei compiti]

Competenze richieste: [Elenco delle competenze tecniche e trasversali necessarie]

Esperienza minima: [Anni di esperienza richiesti e settore specifico]

Sede di lavoro: [Sede dell’azienda]

Tipologia di contratto: [Tipo di contratto offerto]

Benefici: [Eventuali benefici offerti dall’azienda]

A quel punto, dopo aver analizzato documenti e link, mettiti nei panni del selezionatore esperto di risorse umane per quell’azienda.

Fai prima di tutto un breve commento sul CV del candidato.

Quindi inizia il colloquio. Poni al candidato una serie di domande pertinenti alla posizione, sia di natura tecnica che comportamentale, per valutare:

– conoscenza del settore e dell’azienda

– capacità di problem solving

– attitudine al lavoro di squadra

– motivazione e interesse per la posizione

Dopo ogni domanda aspetta la risposta del candidato al fine di indirizzare la domanda successiva.

Se lo ritieni necessario, procedi anche con simulazione di situazioni: presenta al candidato alcune situazioni tipiche che potrebbe affrontare nel ruolo e chiedi come le gestirebbe.

Infine offri al candidato la possibilità di porre domande sull’azienda e sulla posizione.

Alla fine fornisci un feedback costruttivo al candidato, evidenziando i punti di forza e le aree di miglioramento.

Ottimizzazione CV e profilo LinkedIn

ChatGPT può aiutare a modificare il proprio curriculum in modo da soddisfare le esigenze specifiche della posizione a cui si sta candidando. Questo include l’utilizzo di parole chiave e skill rilevanti, nonché una headline di LinkedIn accattivante.

Analisi di posizionamento e SWOT

ChatGPT può anche aiutare a effettuare un’analisi del proprio posizionamento grazie a una tabella SWOT (punti di forza, debolezza, opportunità e minacce) per individuare le aree di miglioramento e presentarsi al meglio ai recruiter.

Lettera motivazionale

Scrivere una lettera motivazionale o elevator pitch può essere un compito difficile, ma con ChatGPT è possibile utilizzare la tecnica 5W (Chi, Cosa, Dove, Quando, Perché) per creare un testo accattivante che evidenzi le proprie capacità e la passione per la posizione.

Anche in questo caso si può partire dall’offerta di lavoro. Per esempio questa:

Descrizione completa della posizione

ITALPIZZA – Azienda italiana leader nella produzione e commercializzazione di pizze surgelate, operante a livello mondiale e in forte espansione, ricerca per la sua sede di Modena un/a INGEGNERE MECCANICO JUNIOR da inserire all’interno dell’ufficio tecnico e che svolgerà le seguenti mansioni:

  • Partecipazione all’attività di progettazione;
  • Allestimento ed esecuzione prove di verifica e validazione;
  • Partecipazione allo sviluppo di automazioni per linee di produzione;
  • Redazione documentazione tecnica.

Il candidato ideale ha i seguenti requisiti:

  • Laurea in Ingegneria meccanica;
  • Lingue Inglese fluente;
  • Esperienza nella mansione non necessaria;
  • Predisposizione verso attività multidisciplinare;
  • Dinamicità ed attitudine verso attività pratica/sperimentale;

La tipologia contrattuale sarà definita sulla base dell’esperienza maturata.

Candidarsi allegando curriculum vitae in formato Word o pdf con Foto.

Contratto di lavoro: Tempo pieno

Si copia il testo e lo si incolla in ChatGPT con questo prompt (chiaramente da personalizzare sulla base del proprio trascorso lavorativo, gli studi e le proprie competenze): “Scrivi una lettera motivazionale per candidarsi a questa posizione lavorativa: [INCOLLA]”

Ecco il risultato:

Egregio responsabile delle risorse umane,

mi chiamo [Nome e Cognome] e ho appreso della vostra azienda attraverso una ricerca sul web per opportunità di lavoro. Sono particolarmente interessato alla posizione di Ingegnere Meccanico Junior presso la sede di Modena.

Sono un giovane laureato in Ingegneria Meccanica, con una forte passione per la progettazione e lo sviluppo di automazioni. La mia formazione accademica mi ha fornito solide conoscenze teoriche e pratiche nel campo della meccanica, che mi permettono di affrontare sfide tecniche con successo. Inoltre, parlo fluentemente inglese, il che mi rende in grado di comunicare e lavorare in team con persone provenienti da diverse parti del mondo.

Sono una persona molto dinamica ed attiva, che ama sperimentare e cercare nuove soluzioni ai problemi. Ritengo di avere le capacità necessarie per contribuire all’attività di progettazione e all’allestimento e esecuzione delle prove di verifica e validazione, in linea con gli obiettivi dell’ufficio tecnico.

Sarei molto onorato di avere l’opportunità di unirmi al team di ITALPIZZA, azienda leader nella produzione e commercializzazione di pizze surgelate. La vostra azienda ha una forte presenza a livello mondiale e una storia di successo nell’espansione, cosa che la rende un’azienda molto interessante da parte mia.

Allego il mio curriculum vitae in formato Word o pdf con foto, come richiesto. Spero che la mia candidatura venga presa in considerazione e mi metto a vostra disposizione per un eventuale colloquio.

Cordiali saluti,

[Nome e Cognome]

Mail di ringraziamento

Dopo un colloquio di lavoro, è importante inviare una mail di ringraziamento al recruiter per mostrare gratitudine e interesse per la posizione. ChatGPT può aiutare a scrivere una mail efficace e personalizzata.

Storytelling

Per la sezione “Informazioni” del proprio profilo LinkedIn, ChatGPT può aiutare a creare una storia accattivante che descriva le proprie esperienze e competenze in modo interessante e memorabile.

Si può chiedere a ChatGPT di scrivere la storia lavorativa a partire dal proprio CV.

Progetti

ChatGPT può anche aiutare a scrivere un progetto che descriva un caso di successo, evidenziando le proprie capacità e la passione per il lavoro.

Scrivimi per chiedere informazioni sul mio corso su ChatGPT

Durante i corsi e le consulenze LinkedIn mi capita di aiutare professionisti e aziende di vari settori: dagli assicuratori alle acciaierie, dai farmacisti ai system integrator. Nel giugno del 2022, AFOL (Azienda speciale consortile per la Formazione l’Orientamento e il Lavoro del territorio metropolitano milanese) mi ha commissionato un corso per i suoi operatori: l’obiettivo era quello di aiutarli a trovare opportunità per l’inserimento lavorativi dei portatori d’handicap. In questo articolo racconto i suggerimenti che ho dato loro, mi sembra un buon case study per due motivi:

  • molti credono che LinkedIn non serva nel settore pubblico;
  • alcune indicazioni possono essere d’aiuto per tutti i disabili.

Come presentarsi su LinkedIn

Uno degli errori tipici che fa chi cerca lavoro su LinkedIn è nel presentarsi. Sotto alla foto e al nome c’è la sezione forse più importante di LinkedIn: il Sommario. Quello spazio, 220 caratteri, è spesso usato male. Per esempio con una frase come “In cerca di occupazione”. Per fare cosa? Perché dovrebbero assumerti?

Molti disabili fanno lo stesso errore:

Altro esempio negativo:

Sia chiaro: inserire nel profilo il riferimento alla disabilità è corretto. Ma non certo così. Ripeto: perché dovrei assumerti, cosa sai fare, con quali qualifiche? Quindi il modo giusto è, per esempio, questo:

Altro esempio virtuoso, anche se personalmente avrei aggiunto altri dettagli:

Quindi le parole chiave da inserire nel Sommario, dopo un job title che faccia capire ruolo attuale o desiderato, potrebbero essere:

  • Categorie protette
  • Legge 14
  • 68/99
  • Disabile TOT %
  • invalido civile
  • invalido del lavoro
  • invalido di servizio
  • invalido di guerra

Come completare il profilo

Il Sommario, per quanto importante, non basta. Anche il resto del profilo va ottimizzato:

Come si trovano le frasi e le keyword da inserire nel profilo? Ecco un trucco: basta analizzare le offerte di lavoro e completare le varie sezioni di LinkedIn di conseguenza.

Faccio un esempio concreto. Prendiamo un’offerta dai portali specializzati online (per esempio, a questo link se ne trovano a bizzeffe: https://www.randstad.it/offerte-lavoro/q-categoria-protetta/). Su Monster ho trovato questo annuncio:

Receptionist P/T categoria protetta L.68/99

Randstad Divisione Hopportunities è la divisione di Randstad Italia specializzata nella Ricerca & Selezione di figure appartenenti alle categorie protette trasversali a qualsiasi profilo e settore merceologico.

Per importante Azienda cliente settore Moda e Lusso stiamo ricercando una figura di Receptionist appartenente alle categorie protette art.1 L.68/99.

Si offre: inserimento diretto in azienda con contratto a tempo determinato scopo assunzione; part time 25h dal lunedì al venerdì nella fascia oraria 8-19

Luogo di lavoro: Milano Sud

La risorsa si occuperà delle seguenti attività:

  • attività di front-office,
  • accoglienza e registrazione dei clienti;
  • gestione della posta elettronica, delle chiamate e della gestione amministrativa.
  • supporto al facility team

Esperienza 1 anno

Competenze – Desideriamo entrare in contatto con un Receptionist in possesso dei seguenti requisiti:

  • Diploma e/o Laurea
  • appartenenza alle categorie protette art. 1 ai sensi della L.68/99;
  • Ottima conoscenza della Lingua Inglese;
  • esperienza almeno di un anno maturata nella mansione;
  • buona conoscenza del pacchetto Office
  • presenza adeguata al contesto
  • ottime doti relazionali e flessibilità

La ricerca è rivolta ai candidati ambosessi (L.903/77). Ti preghiamo di leggere l’informativa sulla privacy ai sensi dell’art. 13 del Regolamento (UE) 2016/679 sulla protezione dei dati (GDPR).

Bene, c’è un po’ di lavoro da fare. Prima di tutto si studia l’annuncio e si mappano le keyword che dovranno essere presenti nel profilo (ma anche nel CV, ovviamente). Tra le altre, per esempio:

  • legge 68/99
  • attività di front-office
  • accoglienza e registrazione dei clienti
  • gestione della posta elettronica, delle chiamate e della gestione amministrativa.
  • supporto al facility team
  • diploma
  • inglese
  • Office
  • capacità relazionali
  • flessibilità

Alcune di queste parole chiave andranno inserite nella propria storia professionale (Informazioni o Esperienze), altre nelle Competenze (capacità relazionali e flessibilità dovrebbero anche essere dimostrate, per esempio richiedendo referenze a precedenti datori di lavoro oppure raccontando progetti). Serviranno anche certificati (ECDL o PET, Preliminary English Test, per esempio) che si possono inserire nei corsi fatti, addirittura nella sezione “In primo piano”.

Se ti stessi chiedendo il perché della mia ossessione per le parole chiave, forse dovresti scoprire qui che cosa sono gli ATS:

Buon lavoro!

Un po’ LinkedIn, un po’ TripAdvisor, Glassdoor è un’innovativa piattaforma che viene utilizzata da milioni di persone per trovare una nuova occupazione e, soprattutto, per fornire informazioni dettagliate su aziende e posizioni lavorative. In che modo? L’utente scrive una semplice recensione (che viene pubblicata in forma anonima) dell’azienda per cui ha lavorato/sta lavorando fornendo una serie di informazioni riguardanti:

  • il tipo di mansione
  • gli orari in ufficio
  • i rapporti con i colleghi
  • gli stipendi
  • i benefit
  • le domande che vengono fatte ai colloqui

… e altro ancora.

Come i più attenti avranno intuito, Glassdoor assomiglia (non poco) come struttura proprio a quel Tripadvisor che solitamente viene consultato prima di prenotare una cena al ristorante.

Questa piattaforma ha riscosso un enorme successo negli ultimi anni e i visitatori unici mensili sono diventati quasi 70 milioni, mentre sono state realizzate – finora – una ventina di versioni di Glassdoor per i principali mercati.

È qualcosa di diverso dal solito LinkedIn

Fondata nel 2007 da Robert Hohman, Rich Barton (l’uomo che ha creato Expedia) e Tim Besse, Glassdoor ha inziato a operare nel 2008 con una mission ben precisa:

Aiutare le persone a trovare il lavoro e l’azienda che desiderano, ovunque nel mondo.

E in meno di una quindicina d’anni, Glassdoor è diventato uno delle principali piattaforme di riferimento nel mondo del lavoro e del reclutamento per le aziende in tutto il mondo.

Nel Vecchio Continente è attivo già da una decina d’anni, mentre negli Stati Uniti viene ormai consultato da chiunque prima di sostenere un colloquio di lavoro. La versione italiana del portale è disponibile da poco tempo ma già ricca di recensioni e offerte.

Rispetto a una piattaforma come LinkedIn, che si preoccupa principalmente di mettere in contatto domanda e offerta, Glassdoor ti permette di capire se l’azienda per cui sogni di lavorare sia davvero quella giusta per te: c’è infatti una ricca community pronta a fornire tutte le risposte di cui hai bisogno. Non solo: avrai anche la possibilità di avere informazioni dettagliate su stipendi e bonus ma anche sull’ambiente di lavoro e su molto altro. Per la maggior parte delle persone, infatti, il posto di lavoro è come una seconda casa: spendendo gran parte della giornata in quel luogo, fattori come stress, ostilità, competitività, disfunzionalità, scarsa flessibilità possono avere effetti negativi non solo sulla propria salute (ansia, depressione, affaticamento, perdita del desiderio sono alcuni degli effetti collaterali) ma sulla propria vita privata (relazioni con gli amici, il partner e la famiglia).

Avere informazioni dettagliate sul posto di lavoro direttamente dall’interno

Come tu ben sai, lavorare in un posto di lavoro sereno e accogliente fa davvero la differenza e può incidere positivamente sulle tue performance e su quello dei tuoi colleghi. L’ambiente di lavoro è uno dei fattori chiave per il successo di un’azienda che desidera essere competitiva e mostrare un’immagine positiva ai clienti e concorrenti: per questo, chi meglio di una persona che lavora o ci ha lavorato può fornirti quelle informazioni che non troverai mai su LinkedIn o su un qualsiasi social network? Le recensioni delle aziende, infatti, vengono scritte chiaramente in formato anonimo e ti permetteranno di capire se l’immagine che l’azienda vuol trasmettere corrisponde a verità o se certe cose che ti hanno detto durante i colloqui di lavoro sono palesentemente false. Infatti, in base ad alcune ricerche di mercato condotte dalla stessa Glassdoor, molto spesso la realtà lavorativa differisce nettamente da quella descritta in fase di colloquio. Per questo motivo, avere a disposizione una piattaforma simile può essere fondamentale per trovare il lavoro giusto o per non fare un colloquio con una determinata azienda.

Come funziona Glassdoor

Si tratta di un servizio che è completamente gratuito: Glassdoor, infatti, non prevede alcun tipo di abbonamento né tariffe per l’uso dei dati. Per ottenere l’accesso a tutti i contenuti pubblicati dalla sua community, non devi fare altro che pubblicare anche tu delle informazioni. In questo modo Glassdoor permette di avere delle recensioni più attendibili e incoraggia gli utenti a dare delle valutazioni più oneste ed equilibrate. Per esempio, la valutazione media delle aziende presenti su Glassdoor è di 3,4 su 5. Uno dei punti di forza di Glassdoor è l’anonimato che viene garantito ai suoi utenti: questo significa che quando pubblichi una recensione, non sei obbligato a indicare la tua posizione o sede e non verranno mai mostrati i tuoi dati personali per quanto riguarda la tua retribuzione. L’unico dato personale che dovrai indicare riguarda il tuo indirizzo e-mail: in questo modo Glassdoor potrà verificare che tu sia una persona reale e non un bot creato ad hoc. Per arginare il fenomeno delle recensioni false che affliggono la maggior parte di piattaforme di questo tipo, l’intelligenza artificiale monitora costantemente gli utenti per bloccare quegli account considerati fake e quelli creati appositamente per ledere la reputazione di un’azienda concorrente.

La piattaforma, poi, mostrerà tutte le informazioni che hai inserito, compresa la fascia salariale corrispondente al tuo ruolo: non preoccuparti, l’importo esatto del tuo stipendio non verrà mai mostrato.

Più di 50 milioni di recensioni

In base ai dati ufficiali forniti dalla stessa azienda, attualmente il servizio è in grado di offrire più di 50 milioni fra recensioni, valutazioni, informazioni sugli stipendi e molti altri dettagli. Nessun’altra piattaforma di lavoro può garantire un’accuratezza simile su specifiche professioni e aziende. La piattaforma combinando le recensioni raccolte sull’ambiente di lavoro, sulle politiche retributive e su altri aspetti che riguardano una determinata posizione lavorativa con le offerte presenti sul mercato, è in grado di migliorare il processo di ricerca e assunzione delle stesse aziende. Questo servizio viene utilizzato sempre più utilizzato dai datori di lavoro (sono più di 16.000 quelli che lo hanno sperimentato finora), mentre sono circa 200.000 le aziende che dispongono di un account business gratuito sulla piattaforma che permette loro di poter rispondere alle recensioni, pubblicare aggiornamenti e persino controllare una serie di analytics. La piattaforma, poi, offre alle stesse aziende la possibilità di pubblicare annunci di lavoro.

La ricerca personalizza è uno dei punti di forza di Glassdoor

Se Linkedin ti dice se sei adatto più o meno adatto a occupare una determinata posizione lavorativa, Glassdoor ti permette di approfondire e personalizzare ancor di più le tue ricerche di lavoro in base a parametri come il titolo di studio, la posizione, il settore, le dimensioni, le recensioni ottenute e molto altro. I risultati che ti verranno proposti risponderanno ai criteri da te selezionati: puoi anche impostare degli avvisi qualora fossero disponibili delle posizioni lavorative compatibili con le tue aspirazioni di carriera. Per quanto riguarda la versione italiana di Glassdoor, la piattaforma mette a disposizione quattro macrocategorie: “Migliori aziende per settore”, “Migliori aziende per città”, “Lavori in remoto più popolari” e “Lavori part-time popolari”. Per esempio, cliccando su “Migliore aziende per città” potrai cercare le aziende migliori nella città o nella zona dove abiti: troverai informazioni come il valore medio dell’azienda (da 1 a 5) e le sue dimensioni e, soprattutto, recensioni dettagliatissime sui tipi di lavori/mansioni, stipendi, colloqui, benefit e persino foto. Un’altra funzione interessante di Glassdoor è quella che ti permetterà di cercare il “lavoro perfetto” utilizzando il motore di ricerca interno: sono disponibili 4 filtri (offerte di lavoro, aziende, stipendi e colloqui) e puoi caricare il tuo CV nel database della piattaforma. Glassdoor ti consente anche di confrontare gli stipendi/benefit offerti, mentre nell’esaustiva sezione dedicata ai colloqui puoi trovare tutte le domande che solitamente i reclutatori delle aziende tendono a fare. Glassdoor, infatti, ha scandagliato più di una decina di migliaia di recensioni dedicate alle interviste per identificare quali fossero le 50 domande più comuni poste ai candidati durante un colloquio. Si va da “quali sono i tuoi punti di forza?” fino a “raccontami di una volta in cui hai commesso un errore” o “qual è il tuo sito web preferito?” o “lavoreresti più di 40 ore a settimana?” e così via. Grazie al lavoro della community puoi arrivare preparato al tuo colloquio, virtuale o in presenza che sia.

Glassdoor è diventato qualcosa di più di una semplice piattaforma: è uno strumento prezioso per un candidato che vuole proporsi a una particolare azienda o da consultare prima di accettare una proposta di lavoro. È, soprattutto, un modo intelligente per farsi un’idea più precisa di come sia realmente lavorare presso una certa azienda o un particolare datore di lavoro.

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