La creative pen display per lo smart working e l’educazione a distanza

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Comunicazione digitale, brand journalism, algocrazia, fake news [La mia intervista a Radio Lombardia]

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Il 15 dicembre 2020 sono stato intervistato da Lorenzo Zacchetti di Radio Lombardia nella sua nuova trasmissione dedicata al Brand Journalism, che lui stesso ha presentato così a Spot & Web:

Un appuntamento – afferma Lorenzo Zacchetti – per curiosare e comprendere i ‘segreti’ dei più grandi comunicatori: dalla pubblicità, alla CSR al mondo della live communication e dei media. Proveremo inoltre con gli ospiti in studio di spiegare quali sono le caratteristiche e le qualità per diventarne protagonista e, per voce di chi è già un ‘guru’, capire come intraprendere i primi passi ed avere successo in un settore così affascinante ma anche molto complicato”.

Lorenzo mi ha rivolto diverse domande, per ognuna ho creato un video a parte.

Che cos’è il brand journalim?

In questa risposta ho parlato di brand journalism e soprattutto del corso sul tema che tengo da anni per Primopiano di Milano.

Il libro “Il candidato digitale”

Io e Lorenzo siamo autori del libro “Il candidato digitale” edito da Ledizioni.

La comunicazione digitale d’impresa

Qui ho parlato della mia esperienza di consulente per la comunicazione digitale d’impresa.

Fake news e pericoli della Rete

A partire dal testo “Manuale per difendersi dalla post-verità”, in questo spezzone parlo di fake news e pericoli della Rete, con una coda sulla comunicazione social al tempo di TikTok.

Le mie altre interviste radiofoniche

Fai clic qui per ascoltare le mie interviste a Radio Capital:

 

Shield: la app per l’employee advocacy su LinkedIn [StartUp News]

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[Questo articolo è stato pubblicato su StartUp News il 18 dicembre 2020]

Lavorando con LinkedIn mi capita sovente di imbattermi in applicazioni o servizi di terze parti che promettono di ampliare le potenzialità del social professionale di Microsoft o di sfruttarne i dati. Una di queste mi ha particolarmente colpito: si chiama Shield. Per presentarla ho intervistato Filippo Piras, Growth Marketing Manager di Shield.

Da quale esigenza nasce Shield?

Shield nasce dall’esigenza di misurare e riportare le statistiche dei contenuti LinkedIn per uno o più profili personali aggregati. Alex ed Andreas, rispettivamente CEO and CTO, prima di fondare Shield lavoravano assieme per una azienda di consulenza locale chiamata Agile Squad. Essi lavoravano con brand scandinavi come BCG Nordics e Danske Bank. Andreas ed Alex notarono la mancanza di una soluzione in grado di aggregare statistiche di contenuti su illimitati profili personali su LinkedIn per programmi di Employer Branding e Employee advocacy. Dopo aver notato questo gap decisero di chiudere Agile Squad e sviluppare un prodotto per colmare questa mancanza. Dopo circa un anno di product development, Alex e Andreas fondarono Shield.

Come funziona, in pratica, e a chi potrebbe servire?

Shield propone sia un piano per B2C che per B2B. Singoli utenti LinkedIn, Agenzie PR, Agenzie di digital Marketing, PMI e grandi imprese utilizzano Shield per misurare l’impatto dei loro contenuti organici, massimizzare la loro reach e aggregare contenuti statistici su più profili personali attraverso una dashboard. Shield raccoglie questi dati attraverso il proprio API che comunica con l’API di LinkedIn durante il processo di onboarding.

Quanta intelligenza artificiale usate e quanta prevedete ce ne sarà in futuro?

Al momento Shield è una piattaforma puramente descrittiva e di monitoraggio di statistiche dei contenuti condivisi da profili personali. Shield ha più di 5000 utenti attivi. Attraverso i dati raccolti dai nostri user, Il piano per il 2021 e per i prossimi anni è di educare la piattaforma e aggiungere sempre più intelligenza artificiale. Tutto ciò al fine di fornire maggiori insight sull’engagement dell’audience di ciascun membro LinkedIn e ciascun brand.

La tecnica Cosmopolitan per scrivere titoli vincenti: l’intervista a Simone Gambirasio

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Simone Gambirasio è un autore di testi di divulgazione informatica: ha scritto diversi titoli per Hoepli sulle tecnologie Apple e sta realizzando un corso di storytelling su Bookboon.

Simone, qual è il tuo segreto per scrivere titoli che funzionano?

Per i titoli uso la tecnica “Cosmopolitan”…

Cosmopolitan, la rivista femminile di Hearst?

Sì, quella. La tecnica consiste nel prendere titoli forti di un tema profondamente lontano dal tuo, per esempio i titoli di Cosmopolitan che sono fatti per attrarre l’attenzione nelle edicole, e adattarli al tuo tema.

Puoi fare un esempio?

“I cocktail migliori e peggiori della tua vita” può diventare “Le abitudini migliori e peggiori che hai sul lavoro”.

Interessante, vai con un altro esempio…

“Perché non riesci a smettere di mangiare Nutella?” diventa “perché non riesci a smettere di giocare con la PlayStation?”.

Il gioco è semplice!

Già, ripeto: il trucco è prendere formati stra-rodati, testati, in un altro ambito. E provarli. Ti faccio una confessione…

Quale?

Ho un file su Evernote con le formule dei titoli. Ne ho circa 20 che ruoto e vedo quali funzionano di più in base agli argomenti. Su alcuni faccio anche A/B test, specialmente sui social.

Interessante. Un esempio da rubarti?

Ora puoi avere [qualcosa di desiderabile] e [grande circostanza]. Se parliamo di sistemi operativi può diventare “Ora puoi possedere un Mac fantastico e continuare a eseguire Windows”.

Bello, un altro esempio? (Scusa, ne approfitto…)

[Fai qualcosa] come [esempio di livello mondiale]. Se applicato allo studio delle lingue potrebbe essere: “Parla spagnolo come un diplomatico”. In tutt’altro ambito: “Fai festa come Paris Hilton”.

Ancora, ancora (è una droga)!

Crea un [o] costruisci un [vuoto] di cui essere orgoglioso. Potrebbe diventare “Conquista un corpo di cui essere orgoglioso” oppure “Costruisci una campagna di cui essere orgoglioso”.

Ottimo, ci provo anche io: “Scrivi titoli come Simone Gambirasio”…

Gli approfondimenti

Che cos’è Cosmopolitan?

“Cosmopolitan è un popolare mensile americano rivolto alle donne, che tratta argomenti relativi all’amore, alla sessualità, alla salute, alla carriera, alle celebrità oltre che a moda e bellezza. Pubblicata negli Stati Uniti dalla Hearst Magazines fin dal 1886, Cosmopolitan vanta 58 edizioni internazionali, è stampato in 34 lingue e distribuito in oltre cento nazioni” (Wikipedia).

Che cos’è un A/B Test?

Si tratta di una forma di test di verifica d’ipotesi, derivato dalla statistica, applicato al mondo Web in diversi ambiti: Web design, Web marketing, lead generation, ecc. Per esempio nella user experience design si devono individuare i cambiamenti delle pagine Web che massimizzano il risultato sia in termini di interesse che di risultati concreti (come il numero di clic, le conversioni). Per esempio Barack Obama, grazie a degli A/B Test fatti con la piattaforma Optimizely, riuscì a incrementare la raccolta di donazioni.

Il corso di Web writing on demand

Ho realizzato, con Primopiano di Milano, un corso di Web & social writing: puoi seguirlo on demand!

“Computer anche no”: la mia intervista per Wired (dicembre 2020)

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Nel numero invernale di Wired il giornalista Antonio Dini mi ha intervistato sulla mia attività di educatore digitale nelle scuole:

La giornata di un formatore comincia con una lezione-conferenza in una scuola della provincia milanese. Siamo in tempi pre-Covid, quando ancora ci si poteva frequentare di persona. Gianluigi Bonanomi va alla lavagna, prende il pennarello cancellabile e chiede agli studenti: quali app social avete sul vostro smartphone?
È un crescendo. «In media», dice, «in una classe di 25 ragazzi possono venire fuori anche 34 applicazioni diverse. Dai soliti
noti, come TikTok e Instagram, alle più particolari, fino a quelle mai sentite, roba semisconosciuta agli over 20». La lista, dunque, è lunga: alcune sono tool per i videogiocatori come Discord, altre sono social peer-to-peer tipo Mastodon. ThisCrush, invece, permette di confessare in modo anonimo la cotta per il compagno di banco; Tellonym, nata dalle ceneri di Ask.fm (piattaforma web bruciata dalle app mobili), è basata sullo stesso concetto: tell anonymously, diglielo di nascosto. «Alcuni di questi ragazzi non sapranno mai creare un documento Word e inviarlo con una mail da Outlook», dice Bonanomi, «anche perché spesso non hanno o non usano il pc. Ma sono campioni di un altro sport, per così dire. Sono nati sullo smartphone e cercano di restarci il più possibile».

Storytelling e archetipi junghiani: il caso Elon Musk

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La parola archetipo indica un primo esemplare assoluto, un prototipo. È un’immagine originale, un punto di riferimento collettivo, un pensiero originario. Praticamente si può definire come un modello che si dà per scontato. Dobbiamo i primi studi sugli archetipi a Carl Gustav Jung: li definiva come “impostazioni psichiche innate trasmesse in modo ereditario”, parlando appunto di schemi collettivi ereditari, identici per tutti gli individui. Si parla sia di personaggi archetipici che di storie archetipiche.

I personaggi archetipici, che in qualche modo abbiamo già visto nel viaggio dell’eroe, sono qui rappresentati:

Ecco alcuni esempi presi dal mondo del cinema o della letteratura:

  • Eroe: Superman
  • Mentore: Obi-Wan Kenobi
  • Guardiano della soglia: Whoopi Goldberg in Ghost
  • Messaggero: Gandalf
  • Mutaforme: Gollum
  • Ombra: Dart Fener
  • Imbroglione: Gatto e la Volpe di Pinocchio

Vladimir Jakovlevič Propp, linguista e antropologo russo, studiando fiabe e favole popolari, propone un elenco di personaggi leggermente diverso (inserisco anche un esempio):

  • L’eroe o la vittima/il ricercatore: Peter Pan
  • L’antagonista: il lupo cattivo
  • Il mandante: la madre di Cappuccetto Rosso
  • L’aiutante: i 7 nani
  • La principessa o il premio: Fiona di Shrek
  • Il padre di lei: Maurice, il padre di Belle ne “La Bella e la Bestia”
  • Il donatore: la fatina di Cenerentola
  • Il falso eroe: le sorellastre di Cenerentola

Jung propose questi archetipi della personalità:

  • Eroe
  • Ribelle
  • Mago
  • Burlone
  • Uomo Comune
  • Amante
  • Creatore
  • Angelo custode
  • Sovrano
  • Innocente
  • Esploratore
  • Saggio

Questo di Jung è l’elenco che più si usa nel mondo della pubblicità. E che si possono ritrovare anche nel mondo della comunicazione social.

Qualche esempio? Ecco l’archetipo del ribelle:

Ed ecco l’angelo custode, anche se non umano:

Qui l’esploratore:

Ecco i sette modelli di racconto archetipico, con esempi presi dal mondo del cinema:

  1. vincere sul cattivo (Harry Potter)
  2. l’ascesa verso il successo (Forrest Gump)
  3. la missione/la ricerca (Il signore degli anelli)
  4. il viaggio (Into the wild)
  5. la rinascita (La bella e la bestia)
  6. la tragedia (Philadelphia)
  7. la commedia (Bridget Jones)

Uno degli schemi più potenti è il cosiddetto “Vincere sul cattivo”, che può essere declinato anche in “Bene Vs. Male”. Il giornalismo ne fa largo uso, del resto far schierare il pubblico è il modo migliore per coinvolgerlo: la Grecia contro la Troika europea, i gilet gialli contro Macron, i cittadini contro la Casta, Usa contro Cina (Trump contro Huawei), Rolando contro Messi e così via. Anche sui social è uno schema facilmente replicabile; in questo caso la contrapposizione è Contribuente-Fisco:

Anche l’ascesa verso il successo è uno schema assai utilizzato:

Qui, infine, la rinascita:

Archetipi junghiani e giornalismo: il caso Elon Musk

Uno dei personaggi più iconici della nostra era tecnologica, orfana di Steve Jobs, è certamente il sudafricano Elon Musk. Con gli esempi che seguono voglio dimostrare come siano stati usati tutti gli archetipi visti prima per descriverlo.

Iniziamo dall’uomo comune. Altro che miliardario, è come tutti noi poveracci!

È talmente come noi che ha subito anche bullismo, povero innocente.

Qui invece è nelle vesti del sovrano, del despota.

Ma un sovrano ha anche il ruolo dell’angelo custode, del buon padre di famiglia.

È chiaro che per innovare occorre essere fuori dagli schemi, quindi ribelli.

Ma Musk è soprattutto un visionario, addirittura un mago che fa profezie.

Vuoi che Musk non sia anche un giullare, divertente, con le sue mattane?

 

Qui è nei panni dell’esploratore che ci porterà a vivere su Marte.

Qui è l’eroe un po’ folle.

Ecco il creatore (con la c minuscola?)!

Il nostro angelo custode, quello che ci salverà!

Nel processo di beatificazione non poteva mancare il Musk privato, l’amante.

Il libro sul neuromarketing: “Stop the scroll”

Il brano che hai appena letto è (in parte) tratto dal testo “Stop the scroll” che si basa sul mio metodo O.P.E.R.A.

Il videocorso sul digital storytelling

Online, sul sito di Primopiano, trovi il mio videocorso sul digital corporate storytelling. Una miniera di idee e strumenti , con tantissime strategie subito applicabili alla tua realtà: 8 ore totali di formazione con 18 esercitazioni pratiche. Qui il link per iscriversi.