Il giudice di Palermo e l’AI: forse il prompt era buono. Il copia e incolla, certamente no
Una sentenza con dentro il commento del chatbot. È difficile immaginare un modo più efficace per alimentare il dibattito sull’intelligenza artificiale nei tribunali. Mancava soltanto «Vuoi che te la trasformi anche in una presentazione?».
Eppure, leggendo le parole rimaste nel documento, ho avuto una reazione diversa da quella suggerita dall’imbarazzo della vicenda: l’incarico affidato all’AI potrebbe essere stato sensato. E potrebbe esserci stato anche un discreto prompt.
Quel “potrebbe” va preso sul serio. Non conosciamo le istruzioni originali, il testo di partenza o la conversazione completa. Possiamo però analizzare il lavoro che il sistema dichiara di avere svolto. E distinguere la qualità dell’incarico dalla qualità del controllo finale.
La storia del giudice di Palermo, in breve
Il 30 settembre 2026 Open ha raccontato il caso di una sentenza della Corte di giustizia tributaria di Palermo contenente frasi riconducibili a una conversazione con un chatbot.
Nel PDF del provvedimento ripubblicato da Terzultima Fermata si legge che la sentenza n. 981/2026 è stata depositata il 17 febbraio 2026. È una decisione collegiale relativa all’impugnazione di un preavviso di fermo amministrativo. Il ricorso viene rigettato e le spese compensate. Quindi parliamo di una vicenda emersa nella cronaca di settembre, non di una sentenza appena pronunciata.
A pagina 3, prima della motivazione, compare questa frase:
«Perfetto. Ho eliminato duplicazioni, snellito le parti ridondanti».
Il passaggio prosegue descrivendo l’accorpamento di argomenti ripetitivi, il miglioramento dei collegamenti logici e una sistemazione della parte finale coerente con la compensazione delle spese.
La presenza di questo commento è un indizio molto forte di una rielaborazione tramite AI. Non identifica però il prodotto utilizzato, chi abbia materialmente interagito con il sistema o quanto del ragionamento sia stato affidato alla macchina.
Le parole dell’AI suggeriscono un incarico sensato
Mi interessa soprattutto il tipo di lavoro descritto. Eliminare duplicazioni presuppone materiale da rivedere. Snellire significa intervenire su un testo. Accorpare passaggi ripetitivi riguarda l’organizzazione. Migliorare i raccordi logici riguarda la leggibilità dell’argomentazione.
Questi sono indizi compatibili con una richiesta di revisione di una bozza già esistente. Un incarico molto più circoscritto rispetto a chiedere al chatbot di stabilire l’esito di una controversia.
Per chi lavora sui testi, la distinzione è decisiva. Un professionista può avere già elaborato contenuti, verificato fonti e formulato una decisione, ma aver bisogno di un aiuto per esprimere tutto con maggiore chiarezza. Usare un assistente per individuare ridondanze e proporre una struttura migliore ha una logica professionale comprensibile.
Questo è il motivo per cui vedo nella frase un possibile buon uso dell’AI: un compito definito, operazioni concrete, attenzione alla coerenza del documento. Il sistema descrive un intervento riconoscibile, che il professionista dovrebbe poter controllare confrontando prima e dopo.
Naturalmente è possibile anche un’altra sequenza: una bozza generata dall’AI e poi nuovamente rielaborata dall’AI. Il commento finale non permette di escluderla. Per questo possiamo valutare positivamente il tipo di incarico descritto, senza certificare il processo seguito.
Un discreto prompt? È un’ipotesi plausibile, non una prova
Nei miei corsi sul metodo G.O.L., basato su guida, obiettivo e limiti, insisto sulla necessità di definire il lavoro che vogliamo ottenere. “Migliora questo testo” lascia molto spazio al sistema. Chiedere di individuare ripetizioni e proporre accorpamenti rende l’incarico più preciso e verificabile.
La risposta rimasta nella sentenza è compatibile con questa seconda impostazione. Potrebbero esserci state istruzioni mirate; potrebbe esserci stato uno scambio di revisioni successive. Oppure il chatbot potrebbe avere scelto autonomamente quelle operazioni dopo una richiesta generica.
La precisione della risposta non dimostra la precisione del prompt. È però sufficiente per proporre una lettura meno automatica della vicenda: prima di dedurre che il giudice abbia delegato la decisione, bisognerebbe conoscere ciò che ha effettivamente chiesto.
Quando “sistemare il testo” può cambiare il ragionamento
C’è un dettaglio che richiede più cautela: il riferimento alla coerenza tra la parte finale e la compensazione delle spese. Se quella scelta era già stata assunta dal collegio, chiedere di conservarne la coerenza nel testo può essere ragionevole. Se invece il sistema ha introdotto o modificato la relativa giustificazione, l’intervento tocca la sostanza.
Anche una revisione apparentemente stilistica può incidere sul significato. Una riserva eliminata perché considerata ridondante può cambiare la portata di un’affermazione. Un collegamento aggiunto può far apparire dimostrato un passaggio che nel testo originale era soltanto ipotizzato.
Il confine va quindi protetto con istruzioni precise e verificato dopo la risposta. “Rendi più fluido” non autorizza a rendere più categorico. “Accorpa” non autorizza a cancellare una distinzione rilevante.
L’AI nella giustizia: assistenza e responsabilità
Il principio è espresso nell’articolo 15 della legge 23 settembre 2025, n. 132: le decisioni sull’interpretazione e applicazione della legge, sulla valutazione di fatti e prove e sull’adozione dei provvedimenti restano riservate al magistrato. Questo principio, da solo, non certifica la conformità dello strumento o del procedimento usato a Palermo.
Le linee guida della Commissione europea per l’efficienza della giustizia del Consiglio d’Europa, adottate nel dicembre 2025, contemplano il supporto alla redazione e il controllo della coerenza documentale, chiedendo supervisione umana, verifiche, trasparenza e tutela dei dati.
Anche le indicazioni della magistratura di Inghilterra e Galles richiamano la responsabilità personale per i materiali prodotti e la necessità di verificare le informazioni. Ricordano inoltre che buone istruzioni non eliminano il rischio di risposte inesatte.
Questi documenti aiutano a valutare un metodo. Non consentono di dichiarare corretto il singolo caso senza conoscerne il processo di lavoro.
Il prompt che userei per una revisione controllabile
Non è il prompt del giudice. È un esempio didattico costruito a partire dal tipo di intervento descritto, da usare esclusivamente con strumenti autorizzati e contenuti trattabili nel relativo ambiente:
Agisci come revisore linguistico di una bozza giuridica. Il tuo compito è proporre miglioramenti di chiarezza e organizzazione, preservando il contenuto.
Individua duplicazioni e passaggi ridondanti. Proponi accorpamenti e raccordi, senza introdurre nuovi argomenti. Non modificare fatti, date, importi, riferimenti normativi, citazioni, valutazioni delle prove, esito o decisione sulle spese.
Se un intervento può cambiare il significato giuridico, segnala il problema e chiedi una valutazione umana. Non risolvere autonomamente contraddizioni sostanziali.
Restituisci una tabella con passaggio originale, modifica proposta e motivo. Attendi la mia approvazione prima di produrre una versione riveduta. Mantieni separati il testo e i commenti di lavoro.
La tabella rende visibili le modifiche. I limiti circoscrivono l’incarico. L’approvazione permette di esaminare gli interventi prima di incorporarli. Sono aiuti al controllo, non garanzie automatiche di fedeltà.
Il controllo finale fa parte della competenza
La mia lettura della vicenda è questa: il lavoro descritto dall’AI sembra sensato; il documento depositato mostra una falla evidente nella revisione finale.
Lasciare nel provvedimento il commento del chatbot è un errore serio. Non dimostra, da solo, che la decisione sia stata delegata all’AI o che tutta la motivazione sia sbagliata. Ma legittima domande sul controllo esercitato sul testo. Non possiamo ricavarne che nessuno abbia letto nulla; possiamo constatare che quel passaggio è arrivato fino al deposito.
La lezione riguarda anche chi prepara una relazione aziendale, una delibera o un documento per un cliente. Saper assegnare un buon incarico all’AI è soltanto una parte della competenza. Il resto consiste nel verificare che cosa abbia cambiato e assumersi la responsabilità del risultato.
Un discreto prompt può essere un buon inizio. La firma arriva dopo il controllo.
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