Immagina di dover scegliere una polizza per la casa. Apri ChatGPT e gli chiedi: «Qual è quella giusta per me?». Il chatbot fa qualche domanda, confronta tre prodotti e propone una classifica. Risposta rapida, linguaggio chiaro, nessun appuntamento da fissare. Sembra la fine dell’intermediario assicurativo.
Non proprio. Un test condotto il 19 marzo 2026 dall’agenzia tedesca di rating Franke und Bornberg, raccontato in Italia da ASSINEWS, mostra un risultato più interessante: ChatGPT può essere un buon primo consigliere digitale, ma non sostituisce una consulenza assicurativa fondata su dati aggiornati, condizioni contrattuali e circostanze personali.
In altre parole, l’intelligenza artificiale può aiutare a capire quali domande fare. Non dovrebbe essere trattata come l’unica voce autorizzata a decidere quale polizza acquistare.
Che cosa ha chiesto Franke und Bornberg a ChatGPT
Il test riguardava una Hausratversicherung, la polizza tedesca che protegge il contenuto dell’abitazione. A ChatGPT è stato chiesto di porre non più di cinque domande, ricostruire il bisogno del cliente e raccomandare fino a tre prodotti.
Con poche informazioni il chatbot ha costruito un profilo plausibile:
- appartamento di 90 metri quadrati;
- contenuto di un certo valore;
- bicicletta del valore superiore a 1.000 euro;
- attrezzature usate per lavorare da casa;
- abitazione al piano terra, quindi più esposta al rischio di effrazione;
- preferenza per un equilibrio tra prezzo, coperture e franchigia.
È un risultato da non liquidare. In cinque passaggi l’AI ha individuato alcuni elementi davvero utili e li ha trasformati in una conversazione comprensibile. È il genere di compito nel quale i modelli linguistici funzionano bene: ordinare le informazioni, far emergere bisogni e tradurre il gergo.
Dove la raccomandazione di ChatGPT ha iniziato a scricchiolare
Il chatbot ha proposto tre prodotti, indicati come A, B e C, motivando la scelta con il rapporto tra prezzo e prestazioni, la copertura della colpa grave, i limiti per i beni di valore e la possibilità di estendere le garanzie.
Quando le analiste Vivian Fiegel e Simone Najderek hanno confrontato la classifica con i rating tecnici e con le condizioni contrattuali, però, sono emerse differenze importanti. Il prodotto A, collocato dall’AI al primo posto, risultava il più debole proprio su aspetti rilevanti per quel cliente. Per esempio, la copertura del furto della bicicletta poteva dipendere da un modulo aggiuntivo. Anche clausole come la rinuncia alla sottoassicurazione e la gestione della colpa grave non erano state pesate abbastanza.
Il problema diventava ancora più evidente sul prezzo. I sinistri pregressi potevano far aumentare sensibilmente il premio del prodotto A, fino a renderlo il più costoso dei tre. ChatGPT non aveva considerato questo effetto, né altri meccanismi individuali di tariffazione e sconto.
Qui c’è la lezione: una risposta può essere ben scritta, ordinata e persino convincente, ma poggiare su un confronto incompleto. È lo stesso rischio che ho descritto parlando di epistemia, cioè dell’illusione di sapere generata dall’AI.
Perché ChatGPT non sostituisce l’intermediario assicurativo
Un modello linguistico pubblico non è, di per sé, un preventivatore certificato, un comparatore completo o un professionista abilitato. Può non avere accesso alle versioni più recenti dei fascicoli informativi, alle regole di sottoscrizione, agli aggiornamenti tariffari e ai criteri interni delle compagnie.
Ci sono almeno cinque limiti pratici.
- I dati possono non essere aggiornati. Una clausola o una tariffa può cambiare dopo l’ultimo aggiornamento delle fonti disponibili al modello.
- Il bisogno reale richiede domande successive. Cinque quesiti possono orientare, ma non sempre bastano per ricostruire patrimonio, rischi, esclusioni, priorità e capacità di spesa.
- Le condizioni contano più del nome del prodotto. Massimali, franchigie, scoperti, esclusioni e garanzie accessorie possono cambiare radicalmente il valore della polizza.
- La risposta non è necessariamente riproducibile. Due conversazioni simili possono generare classifiche diverse.
- Manca una responsabilità professionale. Il chatbot non conosce la tua vita e non risponde delle conseguenze della scelta come un soggetto abilitato.
In Italia conviene inoltre verificare che impresa e intermediario siano autorizzati. L’IVASS raccomanda di controllare gli Albi e il Registro Unico degli Intermediari, oltre a prestare attenzione a siti irregolari e possibili contraffazioni.
Che cosa può fare bene l’AI nel settore assicurativo
Dire che ChatGPT non sostituisce l’intermediario non significa relegarlo a giocattolo. Significa assegnargli un ruolo più utile e realistico.
L’AI può aiutare il cliente a:
- preparare una lista delle informazioni da raccogliere prima di un incontro;
- tradurre in parole semplici termini come franchigia, scoperto, massimale e sottoassicurazione;
- trasformare un fascicolo informativo in una serie di domande da sottoporre al professionista;
- mettere in tabella coperture, esclusioni e costi presenti nei documenti forniti;
- riassumere il colloquio e creare una checklist delle verifiche ancora aperte.
Può aiutare anche l’intermediario: nella preparazione dei colloqui, nella prima classificazione dei documenti e nella produzione di spiegazioni più accessibili. Ma la logica resta quella che propongo anche nella consulenza finanziaria assistita dall’intelligenza artificiale: automazione dove serve velocità, supervisione umana dove servono giudizio e responsabilità.
Un metodo in tre fasi: prima, durante e dopo la consulenza
1. Prima: usa ChatGPT per arrivare preparato
Descrivi la tua situazione senza inserire dati personali non necessari. Chiedi quali informazioni mancano e quali termini devi comprendere. L’obiettivo non è ottenere il nome della polizza «migliore», ma costruire una buona mappa del problema.
2. Durante: porta le domande a un intermediario verificato
Confronta la mappa con i documenti ufficiali e con un professionista iscritto al RUI. Chiedi di spiegare per iscritto differenze, esclusioni, franchigie, massimali, effetto dei sinistri pregressi e condizioni per le garanzie accessorie.
3. Dopo: usa l’AI come secondo lettore, non come arbitro
Fornisci al chatbot soltanto documenti che puoi condividere in sicurezza e chiedi di evidenziare incoerenze o punti da chiarire. Ogni rilievo deve poi essere verificato sul testo contrattuale e con il professionista.
Questo approccio evita due estremi: fidarsi ciecamente dell’algoritmo oppure rinunciare a uno strumento che può renderci clienti più consapevoli.
Un prompt prudente per preparare il colloquio
Agisci come assistente alla preparazione di un colloquio assicurativo, non come intermediario e non come decisore. Non consigliarmi prodotti o compagnie. Fammi una domanda alla volta per aiutarmi a chiarire bisogni, rischi, budget, franchigie accettabili, beni da proteggere e situazioni particolari. Alla fine crea: 1) un riepilogo dei dati forniti; 2) l’elenco delle informazioni mancanti; 3) dieci domande da fare a un intermediario iscritto al RUI; 4) una tabella vuota per confrontare massimali, franchigie, scoperti, esclusioni e garanzie accessorie. Segnala esplicitamente che prezzi e condizioni devono essere verificati sui documenti ufficiali aggiornati.
La differenza la fanno le istruzioni. Nel mio libro ChatGPT, come stai? Il prompt engineering come nuova skill ibrida spiego proprio perché dialogare bene con un’AI non significa semplicemente formulare una domanda elegante: occorre definire ruolo, contesto, limiti, formato dell’output e criteri di verifica.
Il tema non è uomo contro macchina, ma chi controlla che cosa
La discussione sulla sostituzione spesso parte dalla domanda sbagliata. Non dovremmo chiederci soltanto se l’AI prenderà il posto dell’intermediario. Dovremmo chiederci quali compiti delegare, quali dati fornire, quali controlli mantenere e chi risponde quando la raccomandazione è sbagliata.
È una questione di governance. Nell’Opinion del 6 agosto 2025, EIOPA ha richiamato per il settore assicurativo un approccio proporzionato al rischio, capace di bilanciare benefici e pericoli dell’AI. Anche l’AI Act europeo adotta una logica basata sul rischio e punta a sistemi affidabili e centrati sulle persone.
Per chi usa un chatbot, la prima forma di governance è molto concreta: conoscere la fonte, controllare la data, leggere il documento originale e distinguere una spiegazione da una raccomandazione professionale. È lo stesso allenamento alla verifica che attraversa il mio Manuale per difendersi dalla Post Verità: una risposta plausibile non diventa vera solo perché è fluida e rassicurante.
Come cambia il lavoro dell’intermediario
Se il chatbot sa già spiegare che cos’è una franchigia, il valore dell’intermediario si sposta verso attività più profonde: fare domande che il cliente non aveva immaginato, interpretare le clausole, collegare il contratto alla vita reale, motivare le alternative e documentare il percorso di scelta.
Chi si limita a recitare un catalogo rischia davvero di essere sostituito. Chi usa l’AI per liberare tempo e dedicarlo all’ascolto, alla verifica e alla relazione può offrire una consulenza migliore.
Il test di Franke und Bornberg, quindi, non è una bocciatura di ChatGPT. È un promemoria sul suo ruolo corretto: ottimo assistente per orientarsi, pessimo oracolo a cui delegare una decisione complessa.
Domande frequenti
ChatGPT può consigliare una polizza assicurativa?
Può aiutare a comprendere bisogni e caratteristiche, ma la raccomandazione va verificata su documenti aggiornati e con un intermediario abilitato. Il modello potrebbe non conoscere clausole, tariffe e criteri di sottoscrizione correnti.
Qual è il rischio principale nell’usare l’AI per confrontare polizze?
Confondere una risposta plausibile con un confronto completo. Una classifica può trascurare esclusioni, garanzie opzionali, sinistri pregressi, sconti e altre variabili personali.
Come verifico un intermediario assicurativo?
In Italia puoi consultare il Registro Unico degli Intermediari sul sito IVASS e controllare che recapiti, denominazione e sito coincidano con quelli ufficiali.
Posso caricare una polizza su ChatGPT?
Solo dopo aver valutato riservatezza, dati personali e condizioni dello strumento utilizzato. È meglio rimuovere i dati non necessari e non affidare al chatbot l’ultima parola sull’interpretazione contrattuale.
In che modo l’AI può aiutare un intermediario?
Può preparare checklist, riassumere documenti, semplificare il linguaggio e supportare il confronto preliminare. La raccolta approfondita dei bisogni, la verifica e la responsabilità restano umane.
Nota: questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza assicurativa o legale.
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