Lunedì 9 giugno al Cefriel di Milano (e in streaming su ANSA.it) la Fondazione Pensiero Solido ha organizzato un incontro a più voci per riflettere sul futuro del libro nell’era dell’intelligenza artificiale.

Personalmente ho concentrato il mio intervento su come cambia la lettura al tempo di ChatGPT. Sono partito con una domanda pungente: chi legge i libri oggi? Forse ChatGPT. Ma soprattutto: chi li scrive? L’AI non è più solo una lettrice virtuale, ma diventa autrice, bibliotecaria, editor. Ma non è tutto negativo. Ho voluto dare molti esempi di come ChatGPT può potenziare e integrare la lettura: dalle colonne sonore per leggere ai testi trasformati in fumetti, dai suggerimenti di lettura all’interpretazione dei testi.

Ecco la registrazione del mio speech:

Le slide del mio speech

Qui si possono vedere e scaricare le slide della mia presentazione:

Chatgpt Libri Pensiero Solido 9 giugno 2025

Il 10 giugno 2025 sono stato ospite di una puntata di Yugen Podcast di Claudio Garioni. Abbiamo parlato di uno dei miei libri preferiti: “Fiori per Algernon” di Daniel Keyes.

La registrazione dell’intervista

Qui la registrazione dell’intervista:

La trascrizione (in sintesi) dell’intervista

Gario
Il libro di cui vuoi parlarci sembra arrivare dal futuro…

Gianluigi Bonanomi
Sì: I fiori per Algernon è uscito come racconto nel 1959 e poi come romanzo nel 1966. Ha vinto subito l’Hugo e, più tardi, il Nebula: due “certificazioni doc” per gli amanti della fantascienza classica.


Stile e struttura narrativa

Gianluigi Bonanomi
Daniel Keyes immagina un esperimento su Charlie Gordon, un uomo con un quoziente intellettivo di 80. Charlie tiene un diario quotidiano per documentare i progressi della terapia: all’inizio la scrittura è sgrammaticata e frammentaria, poi diventa via via più chiara e articolata, riflettendo la sua crescita cognitiva.

«Lo stile del libro è parte integrante del contenuto: la trasformazione del linguaggio rispecchia quella di Charlie»

Molti lettori inizialmente faticano a superare le prime pagine, ma chi si prende la briga di andare avanti viene ampiamente ripagato.


I tre motivi per leggerlo

  1. Stile innovativo
    Il diario di Charlie è un’idea semplice ma potentissima: la forma narrativa coincide con l’evoluzione del personaggio.

  2. Profondità sociologica
    Non è un’avventura di robot o astronavi, ma un’indagine sull’intelligenza, sui suoi limiti e sulle sue conseguenze sociali.

  3. Rilevanza attuale
    Scritto negli anni ’50, anticipa temi chiave dell’IA e della neurodiversità: l’equilibrio tra capacità cognitive e benessere emotivo.


Temi principali

  • Intelligenza vs consapevolezza
    Aumentare il QI non significa comprendere se stessi o gli altri: Charlie diventa “più brillante” ma resta disorientato nei rapporti umani.

  • Felicità e inadeguatezza
    Nell’ignoranza Charlie è quasi felice; una volta “troppo” intelligente, perde equilibrio e soffre di isolamento.

  • Reazioni degli altri
    I “vicini” e i ricercatori mostrano ammirazione, invidia, paura: il romanzo esplora come la comunità reagisca a chi eccede.


Parallelismi con l’intelligenza artificiale

Gianluigi Bonanomi
Oggi l’IA ci ricorda Charlie: Alexa non capisce, ChatGPT “allucina” e Perplexity aiuta ma non basta. Si parla di AGI (Artificial General Intelligence) entro pochi anni—anche Anthropic suggerisce il 2027—e crescono le paure di un «salto evolutivo» incontrollabile.

«Temiamo che, come Charlie, l’IA diventi troppo intelligente per noi e ci sfugga di mano»

Si cita l’Uncanny Valley: un robot quasi perfetto ci inquieta di più di uno palesemente artificiale.


Riflessioni finali

  • Relazioni umane
    I fiori per Algernon è soprattutto un romanzo sulle relazioni: famiglia, amici, colleghi, tutti condizionati dall’evolversi di Charlie.

  • Neurodiversità e disabilità
    La storia vira anche sul tema della disabilità: Keyes era insegnante di scrittura per ragazzi con difficoltà, e alcune scene del romanzo furono censurate in America per i contenuti “forti”.

  • Consigli di lettura

    • A chi ama la fantascienza densa e psicologica (Philip K. Dick, Ray Bradbury, Ted Chiang)

    • A chi cerca “formazione inversa”, ovvero un’esperienza di crescita emotiva e intellettuale allo stesso tempo

    • A chi studia IA, neurodivergenza e assetti sociali provocati da un’intelligenza “fuori scala”

Mentre il mondo corre verso il metaverso, tra visori VR e mondi 3D iperrealistici, c’è un eroe silenzioso che non ha mai smesso di fare il suo dovere: il leggendario Solitario classico. Nessun tutorial, nessun avatar da customizzare, nessun abbonamento mensile. Solo un panno verde digitale, un mazzo di carte e un piccolo “clic” che ci riporta dritti negli anni ’90.

Perché sì, mentre oggi combattiamo contro mostri interdimensionali o costruiamo città futuristiche con l’IA, c’è ancora chi trova pace mescolando un mazzo di carte virtuali. E non è solo una questione di nostalgia: è una piccola ribellione zen, una pausa di lucidità nel caos digitale.

Solitario: il primo “gioco educativo” (che non sapeva nemmeno di esserlo)

Per molti, il Solitario non è stato solo il primo videogioco, ma anche la prima lezione di informatica. Altro che app didattiche o corsi su YouTube: nel 1990, imparavi a usare il mouse trascinando un re nero su una regina rossa. Il Solitario era il nostro “livello base” per l’uso del computer, ben prima dei MOOC o dell’e-learning.

E poi, diciamolo: era ovunque. Nell’aula d’informatica della scuola, nel PC dell’ufficio, nei pomeriggi passati a “fare finta di lavorare”. Tutti ci giocavano. Studenti, segretarie, nonni, informatici. Non serviva né connessione, né registrazione, né skill particolari. Bastava saper distinguere il rosso dal nero. E avere tempo da perdere, ovviamente.

Perché funziona ancora?

Perché il Solitario non urla. Non ti chiede di vincere, di primeggiare, di battere altri utenti in arene multiplayer. Ti chiede solo di pensare. In silenzio. È un gioco meditativo, quasi terapeutico. Ti allena la mente, non i pollici. Ti fa concentrare, non scrollare.

È perfetto per i “momenti cuscinetto”: tra una call e l’altra, mentre aspetti il treno, o quando vuoi decomprimere senza dover affrontare un open world da 100 ore. E poi è uno dei pochi giochi rimasti dove il nemico non è un algoritmo, ma la tua fretta.

Una meccanica semplice con profondità strategica

Le regole? Le conosci anche se non le hai mai lette. Muovi le carte in ordine decrescente, alternando i colori. Svela le colonne, pesca dal mazzo, costruisci le quattro pile finali per seme. Ma dietro questa apparente semplicità si nasconde una dinamica di gioco che richiede logica, pazienza e un pizzico di fortuna.

Ogni partita è diversa. Ogni mossa è potenzialmente irreversibile. Ogni scelta può portarti alla vittoria… o bloccare tutto. In un’epoca di giochi scritti per “tenerti incollato”, il Solitario fa l’opposto: ti chiede di rallentare, di riflettere, di riordinare il caos. Letteralmente.

Dalla scrivania al touchscreen: il Solitario si è evoluto, ma non si è venduto

Oggi puoi giocare al Solitario Classico su qualsiasi dispositivo: PC, tablet, smartphone, persino smartwatch. Alcune versioni ti offrono sfide giornaliere, temi personalizzati, modalità “notte” e pulsanti di aiuto. Ma il cuore del gioco resta lo stesso.

Nessun paywall, nessun NFT da collezionare, nessuna leaderboard mondiale. Solo tu, un mazzo virtuale, e quel momento in cui cerchi disperatamente un sei nero per spostare il tuo maledetto sette rosso.

Un’icona silenziosa della cultura digitale

Il Solitario non ha mai avuto trailer cinematografici o eSport dedicati, ma è comunque riuscito a ritagliarsi un posto nella nostra memoria collettiva. È finito nei meme, nelle sitcom, nei momenti morti di milioni di impiegati e studenti. È uno dei pochi giochi in cui il tempo perso non sembra tempo sprecato.

Non ti chiede nulla, se non qualche minuto. E in cambio ti dà esattamente quello che promette: concentrazione, ordine, una soddisfazione calma e senza fronzoli.

La gioia del poco

In un mondo saturo di effetti speciali, microtransazioni e distrazioni infinite, il Solitario è un’oasi. Non ha bisogno di reinventarsi. Non deve stupire. È sempre lì, fedele e familiare come un vecchio amico. Lo apri, giochi, chiudi. E ti senti un po’ meglio.

Che tu stia cercando un tuffo nella memoria o un antistress tascabile, il Solitario Classico è sempre a un clic di distanza. E ti ricorda che, a volte, basta poco per sentirsi di nuovo felici.

In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale cambia ogni settimana (dannata FOMO!), c’è una sola costante: i meme sull’AI. Ironici, cinici, profetici, questi piccoli concentrati di verità pop raccontano meglio di mille slide lo stato d’animo collettivo di chi vive (o sopravvive) alla rivoluzione generativa. In questa pagina raccolgo i migliori meme su ChatGPT e AI (fai clic su ciascuno per ingrandirli).

I miei meme sull’AI

Qui invece raccolgo i meme che ho creato io.

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Nel turbinio dei segni che l’AI ci invia ogni santo giorno, sembriamo aruspici moderni, scrutando nel caos digitale le viscere di un futuro incerto. Come antichi mantici romani leggevano il destino negli organi degli animali, o la Pizia a Delfi interpretava i vapori sacri nel δ’άδυτον del tempio, così oggi tentiamo di decifrare il frammento nascosto dietro l’algoritmo, il lampo profetico di Bill Gates. A Delfi, il responso non era mai un semplice sì o no: era un invito all’azione. Allo stesso modo, Gates non profetizza un disastro, ma ci avverte che il responso è qui e ora: dobbiamo scegliere se restare immobili o diventare architetti consapevoli di questa trasformazione.

Ascoltiamo quindi il profeta del digitale. Ecco quindi cinque profezie fatte da zio Bill.

La velocità che ci spaventa (e ci guida verso il futuro)

«Trovo un po’ spaventosa la velocità con cui la società dovrà adattarsi e il mercato del lavoro cambierà» – parole pronunciate da Bill Gates in un’intervista recente, come documentato dal blog delle Biblioteche di Pavia in un articolo dedicato al futuro del lavoro secondo il co‑fondatore di Microsoft (biblioteche.comune.pavia.it).

Con queste parole, Gates tocca un punto nevralgico: non è tanto che cambierà, ma quanto velocemente dobbiamo cambiare. Viviamo in una dimensione temporale accelerata, dove strumenti come l’intelligenza artificiale stravolgono, in tempi stretti, non solo l’economia, ma la nostra stessa identità professionale.


1. Settimane lavorative da due a tre giorni

Nell’intervista al “Tonight Show” di Jimmy Fallon, Gates ipotizza una settimana lavorativa ridotta: due o tre giorni entro un decennio (m.economictimes.com).
Un futuro in cui l’IA non rimpiazza direttamente le persone, ma libera tempo (e forse società) da dedicare a creatività, formazione, tempo libero. Il rischio? Che la transizione avvenga troppo in fretta per molte persone, lasciando senza guide né strumenti concreti.


2. Professioni resistenti all’automazione

Gates individua settori in cui il lavoro umano resta indispensabile: programmazione, biologia, energia (torinocronaca.it).
Non perché l’IA non possa fare codice, ma perché c’è bisogno di esperti umani che comprendano contesti, etica e conseguenze del codice prodotto. Idem per professionisti che operano su vitale complessità biologica o energetica.


3. Robot tax e reddito di base

L’idea di una “robot tax”, in parte proposta da Gates, nasce dall’esigenza di sostenere la società quando l’automazione sostituirà lavoro umano (it.wikipedia.org).
Tasse su automazione e robot potrebbero servire a finanziare forme di supporto e ricollocamento professionale, prevenendo il dislivello tra innovazione tecnologica e tessuto sociale.


4. Il ruolo dell’adattamento

Torniamo dunque alla velocità spaventosa evocata da Gates. Non c’è una formula magica per gestirla, ma due principi:

  • Formazione continua: corsi, laboratori, apprendimento permanente.
  • Governance attiva: politiche pubbliche – come la robot tax – che bilancino il salto tecnologico.

Il cambiamento diventa un’opportunità solo se accompagnato da strategie collettive e individuali.


5. Esempi applicativi

  • ChatGPT nella diagnosi medica: se da un lato l’IA identifica sintomi e genera diagnosi, dall’altro la supervisione clinica resta vitale (reddit.com, it.wikipedia.org). Un esempio concreto di come innovazione e supervisione umana debbano evolvere assieme.
  • Amazon e le casse automatiche: malgrado l’esistenza dei self-checkout da decenni, molti supermercati mantengono personale per gestire casistiche e imprevisti . Anche qui, la tecnologia accelera, ma l’essere umano rimane necessario.

Conclusione: adattarsi è la nostra sfida

Bill Gates non profetizza un futuro distopico. Piuttosto, ci avverte che il cambiamento è velocissimo e l’alternativa è chiara: subire o governare il cambiamento.

  • Subire significa restare indietro, perdere lavoro, identità, stabilità.
  • Governarlo significa formarsi, esercitare consapevolezza, partecipare a progetti collettivi, quelli che servono a comporre le contraddizioni del progresso.

La nostra evoluzione professionale e personale passa da qui: dalla capacità di riconoscere che siamo già dentro questa accelerazione e da quanto siamo pronti ad agire. L’adattamento è la vera leva dell’evoluzione—anche nel lavoro, e soprattutto nel lavoro futuro.


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In un episodio sul canale YouTube “Crismer La Pignola“, Crismer mi ha ospitato per una chiacchieratra concreta e approfondita sull’intelligenza artificiale. L’obiettivo della conversazione era quello di esplorare quali strumenti pratici possono essere utilizzati per sfruttare l’IA in modo consapevole e… intelligente.

Ho condiviso il mio punto di vista sull’evoluzione tecnologica, avendo assistito a numerose rivoluzioni, dalla nascita del Web agli smartphone, social network e metaversi vari. Tuttavia, ho ammesso, non avevo compreso il vero scenario: tutte queste innovazioni sembrano essere state “prodromiche” all’intelligenza artificiale, che rappresenta un cambiamento epocale per la nostra specie, cultura e civiltà, superando persino in parte quando già immaginato della fantascienza (Black Mirror compreso).

Il focus principale del video è sugli strumenti concreti che professionisti e aziende possono utilizzare oggi. Ho raccontato che, dopo una prima fase di eventi a effetto wow sull’IA, le aziende sono ora nella fase due, in cui hanno capito che ChatGPT non è una promessa futuristica come il metaverso, ma un qualcosa di attuale con ripercussioni immediate sul lavoro. L’obiettivo è capire come utilizzarla per risparmiare tempo, anche dalla mezz’ora all’ora al giorno per i cosiddetti knowkledge worker. La formazione nelle aziende tipicamente include un’introduzione, la messa in sicurezza dello strumento (privacy, personalizzazione) e soprattutto esempi concreti di utilizzo per il loro lavoro specifico, che si tratti di suore che gestiscono una scuola, multinazionali, sindacati, commercialisti o amministratori di condominio.

Ho però avvertito: concentrarsi solo sugli strumenti potrebbe non essere l’approccio migliore. Gli imprenditori, in particolare, sono pragmatici e vogliono vedere i processi aziendali snelliti, indipendentemente dallo strumento utilizzato.

Nonostante l’entusiasmo, l’adozione dell’IA nelle aziende incontra tre diverse resistenze.

  1. Timore legato ai dati e alla privacy: grande paura di perdere il controllo sui dati sensibili e sui progetti aziendali, preoccupazione per lo spionaggio industriale. La soluzione più sicura per le grandi aziende è sviluppare o personalizzare un proprio modello di linguaggio locale, non connesso a internet, usando ad esempio modelli open source. Alcune aziende hanno già introdotto la figura del Chief Artificial Intelligence Officer (CAIO) per guidare l’adozione interna dell’IA.
  2. Senso di colpa dei dipendenti: molti impiegati più proattivi usano strumenti come ChatGPT di nascosto perché l’azienda non ha policy chiare. Temono ripercussioni, come l’accusa di non aver svolto personalmente il lavoro o la prospettiva di una riduzione dell’orario di lavoro se riescono a completare attività di 4 ore in 20 minuti.
  3. Remore etiche e filosofiche: preoccupazioni sull’origine dei dati utilizzati per l’addestramento dei modelli, inclusi contenuti protetti da copyright o persino piratati. Ci sono anche timori legati all’impatto sull’apprendimento e sulla creatività (ad esempio, studenti che usano l’IA per i compiti) e sui bias di genere o politici presenti nei modelli.

Nonostante le resistenze, vietare l’uso dell’IA è una delle cose più stupide che si possa fare. Così come in passato le aziende hanno dovuto affrontare la gestione dei dispositivi personali dei dipendenti (Bring Your Own Device), ora devono gestire il Bring Your Own AI. È fondamentale che le aziende regolamentino l’uso dell’IA e soprattutto forniscano formazione ai propri dipendenti, altrimenti questi si formeranno autonomamente da fonti inaffidabili.

Ho una cattiva e una buona notizia per le aziende. La cattiva è che se non si forma sull’IA, si rischia di rimanere fuori dal mercato. La buona notizia è che padroneggiare gli strumenti di IA richiede molto meno tempo rispetto a tecnologie complesse come Excel evoluto; spesso 3 giorni di corso sono sufficienti. L’IA stessa può assistere nell’uso di altri software; ad esempio, si può chiedere a ChatGPT o Gemini di fornire formule Excel complesse, richiedendo solo supervisione.

Ho elencato cinque strumenti specifici (oltre a ChatGPT Plus) che stanno riscuotendo successo e offrono funzionalità interessanti:

  1. Notebook LM (Google/Gemini): utile per l’analisi documentale avanzata, recuperando informazioni da documenti, appunti, link e video. Permette, ad esempio, di caricare bandi e progetti vecchi per generare bozze di nuovi progetti o di registrare riunioni per creare verbali automatici.
  2. Gamma App: strumento per creare presentazioni, utile per chi ha poco tempo per preparare slide partendo da informazioni sparse. Offre un “effetto wow” e genera presentazioni di buon livello con stili personalizzabili.
  3. Genspark: un agente cinese che lavora in autonomia per completare compiti. Ad esempio, può programmare una lezione, cercare informazioni online, scaricare immagini e creare slide, o cercare elenchi di potenziali clienti con i loro dati, generando fogli di calcolo completi.
  4. Eleven Labs: uno strumento per creare chatbot vocali.
  5. HeyGen: Permette di caricare un video, immagini e la propria voce per creare un clone digitale che parla al posto dell’utente.

Crismer mi ha chiesto: cosa suggerisci ai giovani? La risposta facile è rimanere nell’ambito tecnologico (statistica, informatica, programmazione AI). La richiesta di professionisti in questi campi è alta, anche se l’IA sta già cambiando il ruolo del programmatore tradizionale (ne servono meno, e più orientati alla supervisione e alla creazione di flussi). La risposta difficile solleva la questione di chi governerà quando le macchine faranno gran parte del lavoro tecnico. Sottolineo l’importanza crescente degli aspetti umanistici, come la filosofia, la capacità di fare le domande giuste, il framing dei problemi, il dialogo e le relazioni umane. Mestieri che implicano interazione umana, persuasione e comunicazione (avvocati, amministratori di condominio, badanti umani) sono meno a rischio di automazione secondo siti specializzati. Si parla di un possibile “revival” delle materie umanistiche e di un umanesimo tecnologico. La capacità di comunicare e relazionarsi con gli altri, specialmente “faccia a faccia”, acquista un grande valore aggiunto.

Il messaggio finale e il mantra che circola da tempo è chiaro: non è l’intelligenza artificiale a rubare il lavoro, ma piuttosto chi sa usarla, andando al triplo della velocità con la metà dello sforzo. Pertanto, invece di combattere l’IA, è fondamentale imparare a usarla nella maniera più opportuna, intelligente e consapevole possibile. “Se non puoi sconfiggerla, fattela amica”.

Ecco la registrazione dell’intervista:

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Nel mese di maggio sono stato ospite di Marketing Garage: ho fatto una chiacchierata di oltre un’ora con Gianluca Testa, spaziando dall’AI a LinkedIn fino a (per la prima volta) temi personali. In fondo a questa pagina trovi l’intera registrazione.
Questo la presentazione dell’intervista da parte di Marketing Garage.
🚀 In questa puntata di Marketing Garage Gianluca Testa intervista un ospite d’eccezione: Gianluigi Bonanomi, esperto di intelligenza artificiale, comunicazione digitale e Strategie LinkedIn. Un professionista che da anni aiuta aziende e professionisti a comunicare meglio, sfruttando la tecnologia senza perdere il tocco umano. 💡🤖
🎙️ Parliamo di:
* 👉 Come l’AI sta cambiando le PMI italiane
* 🔍 L’uso dell’AI nel content marketing mantenendo autenticità e stile
* 💼 Le potenzialità del social selling su LinkedIn
* 🧠 Perché il prompting è (forse) una skill del futuro
* ⚖️ AI, etica e umanesimo digitale: dove stiamo andando?
* 🧑‍🏫 L’impatto dell’AI sulla formazione aziendale e nel mondo scolastico
* 📚 I suoi libri, tra cui Uomini che amano i chatbot,.
* 🚀 Il fenomeno dei solopreneur e le startup nate con gli agenti AI
💬 Scopri le risposte di Gianluigi alle domande più attuali su AI, LinkedIn e branding. Un’intervista ricca di spunti pratici e riflessioni profonde, perfetta per chi vuole comprendere come cavalcare il cambiamento tecnologico invece di subirlo.
🔥 Non perderti i consigli su:
* Come aumentare l’engagement su LinkedIn in modo etico
* Gli errori più comuni da evitare sul profilo
* Le tendenze emergenti da conoscere per il 2025
📌 Se lavori nel marketing, sei un founder, un formatore, un digital strategist o un appassionato di AI… questo episodio è per te! 🎯
🔔 Iscriviti al canale, lascia un like 👍 e attiva la campanella per non perdere i prossimi ospiti del Marketing Garage.
🔹 Link all’intervista nel primo commento ⬇️⬇️⬇️
CAPITOLI:
00:00 Chi è Gianluigi Bonanomi
03:20 Ambiti specifici di AI: Intelligenza Artificiale Generativa
04:34 Applicativi AI Verticali per specifiche attività: esempi concreti
10:51 Il mercato della ricerca su Google sta scomparendo?
17:50 La skill del Prompting
23:33 L’Umanesimo incontra l’Intelligenza Artificiale: Rapporto macchina e Uomo
29:47 Agenti AI e Solopreneur: Aziende composte da 1 Persona
36:33 Strategie Linkedin e Social Selling
43:43 Contenuti efficaci su Linkedin: il Punto di Vista Personale e il Comment Marketing
46:46 Come unire le Strategie Linkedin con l’AI
51:58 Deep Research e utilizzo in ambito Accademico
56:59 AI e PMI: come le aziende italiane devono approcciare l’Intelligenza Artificiale
01:00:55 Come costruire in forte Personal Brand in un mercato affollato
01:03:12 Rapporto Libri Pubblicati e Personal Brand
01:05:11 Le domande personali a Gianluigi Bonanomi

Il video della mia intervista a Marketing Garage

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L’intelligenza artificiale è spesso dipinta come il cattivo dei film: ci ruberà il lavoro, ci spia, ci manipola. Ma è davvero così? E se invece l’AI stesse già salvando vite, migliorando l’ambiente e rendendo il mondo più accessibile? Ecco 10 notizie che raccontano un’altra storia.


Diagnosi precoce del Parkinson

Un team di ricercatori dell’University College London ha sviluppato un test del sangue basato su AI in grado di prevedere il Parkinson fino a sette anni prima dei sintomi. Utilizzando l’analisi di otto biomarcatori, il test ha raggiunto una precisione del 100% nei pazienti sintomatici. (The Times)


Traduzione della lingua dei segni

La startup Handy Signs ha creato un’app che traduce la lingua dei segni in testo scritto grazie all’AI, facilitando la comunicazione per le persone sorde. In India, la studentessa Priyanjali Gupta ha sviluppato un modello simile, dimostrando come l’AI possa abbattere le barriere comunicative (Wired).


AI per la transizione energetica

L’Intelligenza Artificiale viene utilizzata per ottimizzare la produzione e il consumo di energia da fonti rinnovabili. Dalla gestione delle turbine eoliche al monitoraggio dei consumi domestici, l’AI contribuisce a rendere l’energia più pulita e accessibile. (QuiFinanza)


Riduzione delle credenze complottiste

Uno studio pubblicato su Science ha dimostrato che conversazioni personalizzate con AI possono ridurre del 20% le credenze in teorie del complotto. L’AI, percepita come neutrale, aiuta le persone a riconsiderare convinzioni errate senza sentirsi minacciate. (The Guardian, The Washington Post)


Occhiali smart per non vedenti

Chi ha detto che l’AI è solo roba da fantascienza o algoritmi opachi? A volte prende la forma di un paio di occhiali.
Grazie all’intelligenza artificiale, ora esistono occhiali smart in grado di aiutare le persone non vedenti a riconoscere oggetti, leggere testi e persino interpretare espressioni facciali. (SuperAbile)


Waymo e la sicurezza dell’auto autonoma

Se pensi che le auto a guida autonoma siano pericolose, forse è ora di rivedere la tua posizione.
Un report assicurativo di Swiss Re mostra che i veicoli Waymo hanno tassi di incidenti e danni a cose o persone molto inferiori rispetto alla media umana. L’AI al volante sembra decisamente più prudente del tuo vicino distratto con lo smartphone. (The Verge)


Autenticazione delle opere d’arte

L’AI viene impiegata per autenticare opere d’arte, analizzando dettagli che sfuggono all’occhio umano. Questo aiuta a combattere la contraffazione e a preservare il patrimonio culturale. (Science)


Riconoscimento del Prosecco autentico

In Italia, l’AI è stata utilizzata per distinguere il Prosecco autentico da imitazioni, analizzando le caratteristiche chimiche del vino. Un esempio di come l’AI possa proteggere le eccellenze enogastronomiche. (Cellulari.it)


Gestione delle piene del fiume Tresinaro

A Scandiano, l’AI è stata impiegata per monitorare e gestire le piene del fiume Tresinaro, prevedendo eventi critici e migliorando la sicurezza del territorio. (Gazzetta di Reggio)


Il governo UK ascolta i cittadini sull’AI

Finalmente una buona notizia anche sul fronte politico. Il governo britannico ha avviato una consultazione pubblica sull’uso dell’intelligenza artificiale, raccogliendo opinioni di cittadini, esperti e aziende. Un esempio di come l’AI possa essere guidata in modo etico e democratico, coinvolgendo la società civile. (The Guardian)


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Diciamolo subito: no, l’intelligenza artificiale non manderà in pensione i personal trainer. Al massimo li costringerà a una formazione accelerata. A RiminiWellness 2025, durante il mio intervento per Confartigianato Sport, ho cercato di rispondere alla domanda che tutti si pongono: “Ma l’AI ci ruba il lavoro?”.

Il video del mio intervento a Rimini Wellness 2025

Durante il mio intervento di oltre un’ora, ho dedicato un quarto d’ora a cinque idee concrete d’uso dell’AI per i personal trainer:

  • Assistenza: dal journaling al tracking del sonno. E sì, ChatGPT può anche creare playlist su misura o motivarti come un coach.

  • Studio: aggiornamenti professionali e trend di settore (es: Exploding Topics).

  • Ricerche: confronto preventivi, analisi dei competitor, strumenti di deep research.

  • Burocrazia: l’AI può aiutare anche con le scaroffie.
  • Comunicazione: un piano editoriale su misura grazie ai prompt personalizzati. E se proprio non sai da dove partire… chiedi a ChatGPT!

Puoi rivedere quella parte di speech qui:


Le app che ho citato nel mio intervento

Reflectly

Un diario digitale per il benessere emotivo. Utile per aiutare i clienti a tracciare l’umore, la motivazione e i progressi mentali, in ottica di fitness olistico.

BMI Visualizer

Un semplice ma impattante strumento per visualizzare il corpo sulla base dell’indice di massa corporea. Ideale per aiutare i clienti a percepire i propri obiettivi.

Sleep Cycle

Il sonno è fondamentale per il recupero muscolare. Sleep Cycle analizza la qualità del sonno e consente al trainer di integrare consigli personalizzati nella programmazione.

HeyGen

Vuoi creare video motivazionali o tutorial personalizzati con il tuo avatar? HeyGen usa l’AI per generare contenuti video professionali, anche in più lingue.

Zapier

Automatizza tutto: appuntamenti, email di follow-up, reminder pre-allenamento. Zapier collega le tue app e ti fa risparmiare ore ogni settimana. In particolare Motivational Coach AI Chatbot Template è un template AI pronto all’uso per creare chatbot motivazionali: risponde 24/7 ai dubbi dei clienti, offre frasi d’ispirazione e suggerimenti personalizzati.

PlaylistAI

La colonna sonora perfetta per ogni workout. Questa app crea playlist su misura in base al tipo di allenamento e all’umore del giorno.

Consensus

Per chi vuole restare aggiornato con basi scientifiche: questa AI cerca nei paper accademici e fornisce risposte basate su evidenze. Perfetto per comunicare con autorevolezza.

Exploding Topics

Vuoi capire i nuovi trend in ambito fitness, alimentazione e tecnologia? Questo strumento analizza i topic emergenti prima che diventino mainstream.

GenSpark

Un AI agent per creare contenuti personalizzati: dai post motivazionali ai programmi di allenamento.

Le slide del mio intervento

Qui puoi vedere o scaricare la mia presentazione.

AI_personal_trainer_Bonanomi_Rimini_Wellness_2025

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Il 20 maggio 2025 ho tenuto il corso online “Ottimizza il tuo profilo LinkedIn con l’aiuto di ChatGPT”, per Ioformo, una nuova piattaforma italiana che aggrega corsi di formazione professionale e personale, offrendo un marketplace dove studenti, formatori e aziende possono incontrarsi per apprendere, insegnare e gestire percorsi formativi su misura .

Il webinar che ho progettato e tenuto, dal titolo “Ottimizza il tuo profilo LinkedIn con l’aiuto di ChatGPT”, era pensato per aiutare professionisti, freelance e imprenditori a sfruttare le potenzialità di ChatGPT (e altri chatbot) per migliorare la propria presenza su LinkedIn. Attraverso una serie di spunti pratici (e tool che riporto sotto), ho guidato gli utenti nell’analisi e nell’ottimizzazione delle diverse sezioni del profilo, come la foto, l’headline e le competenze, tra le altre.

Uno degli aspetti che ho sottolineato nel corso è l’importanza di scaricare il profilo in PDF per ottenere suggerimenti personalizzati e pertinenti. Ad esempio, è possibile chiedere al modello di agire come un consulente di carriera esperto per analizzare il proprio profilo e fornire consigli su come renderlo più attraente per i recruiter o per il proprio pubblico di riferimento.

Inoltre, nel Webinar ha affrontato anche il tema dell’uso di ChatGPT per la creazione di contenuti da condividere su LinkedIn, come post o articoli, al fine di aumentare l’engagement e la visibilità del profilo, partendo dai 100 migliori post LinkedIn di sempre.

Tool citati nel Webinar

Nome Tool/Risorsa Link Descrizione
Social Selling Index (SSI) https://www.linkedin.com/sales/ssi Strumento di LinkedIn per misurare l’efficacia nell’utilizzo della piattaforma per il social selling.
Valutazione Foto LinkedIn con AI https://gianluigibonanomi.com/gpt-foto-linkedin Il mio GPTs che utilizza l’AI per valutare la foto del profilo LinkedIn.
Ottimizzazione testi profilo LinkedIn con AI https://gianluigibonanomi.com/linkedin-claude Il mio articolo che spiega come ottimizzare il profilo LinkedIn con Claude.
Top 100 LinkedIn Posts http://taplio.com/posts/top-100-linkedin-posts Risorsa per consultare i 100 post più performanti su LinkedIn, utile per il content marketing. By Taplio.

La registrazione dell’evento

Puoi rivedere la registrazione dell’evento, della durata di un’ora, qui: https://learning.ioformo.it/it/course/ottimizza-il-tuo-profilo-linkedin-con-laiuto-di-chatgpt-142.

Il webinar precedente

Questo su LinkedIn è AI è il mio secondo webinar con Ioformo. Il 17 aprile ho parlato, invece, di come l’intelligenza artificiale sia, da un paio d’anni (dal lancio di ChatGPT), al centro di dibattiti accesi, tra entusiasmi e timori. La paura nasce soprattutto dall’idea che le macchine possano sostituire gli esseri umani, controllare aspetti della nostra vita quotidiana o addirittura sfuggire al nostro controllo in stile Terminator. Queste preoccupazioni, alimentate da rappresentazioni cinematografiche e da una comprensione ancora limitata del funzionamento delle IA, possono portare a diffidenza e resistenza al cambiamento. Per questo ho voluto provocatoriamente intitolare il primo webinar “Perché l’intelligenza artificiale fa paura (e perché non dovrebbe)“.

Scrivimi per partecipare agli eventi in presenza di Ioformo.it

Scrivimi mandami un WhatsApp al 339.6325418 per partecipare ai miei corsi sull’A.I. generativa.

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