Italiani in Carinzia, un caso di successo: intervista a Renato Tomasini di Onda Tlc sul 5G

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La vicinanza con l’Italia e le opportunità offerte dalla Carinzia hanno spinto diverse realtà italiane a investire in questa regione. Come Onda Tlc, fondata da Renato Tomasini (ex manager di Motorola, Siemens e LG), che nel 2017 ha fondato la sua startup nel Land.

Onda Tlc è una delle tante imprese che hanno sede nel Lake-side Science & Technology Park di Klagenfurt ed è specializzata in dispositivi tecnologici per le telecomunicazioni. È stata la prima azienda a lanciare un modem 5G, modem che viene usato dal colosso Telecom Italia. Avere la sede all’interno del parco tecnologico, insieme ad altre 120 realtà operanti nell’ambito della tecnologia, ha supportato la crescita dell’azienda, ma come spiega il fondatore a Il Sole 24 Ore, la vera differenza è l’atteggiamento amichevole delle istituzioni, ancora più importante della burocrazia snella e un fisco meo esoso, che comunque hanno un peso non trascurabile.

Abbiamo avuto modo di incontrare virtualmente Renato, che si è prestato a rispondere ad alcune domande, a partire da quella più scontata: “Qual è la tua storia?”

Renato Tomasini: Da ragazzino volevo fare il meccanico – avevo la passione per i motori – ma mio padre mi indusse a studiare elettronica e mi diplomai a Trieste. Negli anni Ottanta mi sono fatto le ossa in Telital, azienda che produceva i prima telefonini Etacs. Poi ho girato diverse aziende con diversi ruoli, spesso commerciali, come Motorola, Siemens ed LG. Fino ad approdare in Onda, a rilevarne il marchio e a lanciare in Austria una nuova realtà.

D: Sempre per vendere telefonini?

Renato Tomasini: Questo fino all’inizio del 2020. Poi abbiamo deciso di investire in innovazione, di creare prodotti nostri, di lavorare sul futuro delle telecomunicazioni. Il focus è sul mondo dei dati: modem, router. Siamo stati i primi a lanciare un modem 5G con Qualcomm.

D: A proposito di 5G, la rivoluzione è arrivata?

Renato Tomasini: Beh, sì e no. Noi investiamo, l’interesse c’è ma abbiamo ancora copertura limitata e, soprattutto, a mio avviso ci sono aspettative sbagliate. Tutti pensano che il 5G cambierà la vita della gente comune. Non è così: per quello che facciamo tutti i giorni col telefonino, scaricare app e vedere serie TV, il 5G è sprecato.

D: E a chi servirà allora?

Renato Tomasini: Servirà alle aziende. A chi fa automazione. Ai grossi impianti industriali, ormai all’80% robotizzati, nei quali risparmiare un secondo di là e uno di qua può davvero fare la differenza.

D: E quanto ci vorrà per vedere il 5G affermarsi?

Renato Tomasini: Secondo me un paio d’anni, ma manca una visione strategica. Manca la manifattura in Europa: dipendiamo troppo dalla Cina, invece un tempo, anche in Italia, eravamo pionieri. Dobbiamo tornare a produrre qui. Noi, in Carinzia, ci stiamo investendo.

Recruiting: come usare LinkedIn per trovare i migliori talenti

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Dal momento della sua nascita l’obiettivo principale di LinkedIn è quello di facilitare l’incontro fra la domanda e l’offerta di lavoro. Negli anni è cresciuto, espandendosi sino a diventare la piattaforma di riferimento per il networking in ambito business, ma che si tratti di trovare collaboratori, soci, partner, professionisti o dipendenti, il suo scopo alla fine è sempre quello: aiutare le aziende a trovare talenti, e viceversa.

Trovare la persona giusta fra gli oltre 700 milioni di iscritti non è banale, e non basta mettere un annuncio di lavoro per trovare il candidato ideale, soprattutto oggi, in un mondo dove le persone non si accontentano più: un contratto di assunzione e un buono stipendio non sono più leve sufficienti ad attrarre i migliori, che sono alla ricerca di aziende che sappiano garantire loro benefit non solo economici. Prospettive di carriera, orari flessibili, stimoli professionali contano molto più che in passato, così come l’immagine dell’azienda per cui lavorano, che dovrà esprimere valori etici. A partire dell’impegno verso l’ambiente, per arrivare ai prodotti stessi, o ai clienti. I dipendenti di Google negli hanno manifestato rumorosamente per convincere Big G a rinunciare ai contratti col Pentagono per progetti mirati a migliorare l’efficacia dei droni o altre tecnologie militare, così come hanno fatto sentire la propria voce i lavoratori di Facebook e Twitter, che chiedevano con insistenza alla dirigenza di bloccare in qualche maniera i tweet di Donald Trump nonostante fosse ancora il Presidente degli Stati Uniti, non un utente qualsiasi.

Non tutte le imprese godono della popolarità dei colossi del web o di altri settori. Proprio per questo motivo per un’azienda è importante curare non solo gli annunci di lavoro, ma anche la propria immagine: dalla pagina LinkedIn, così come dal sito e dagli altri canali usati per il business, deve emergere un’immagine chiara e coerente di cosa si fa, così come dei valori. La mission e la vision, insomma, non dovrebbero essere messe lì solo per riempire uno spazio, come spesso accade, ma riflettere effettivamente la visione e gli obiettivi a lungo termine del business.

Il primo passo: creare una pagina aziendale

Sono in tanti a postare offerte di lavoro tramite semplici post su LinkedIn ma questo, nella maggior parte dei casi, non è l’approccio più efficace. Attenzione, questo non significa che un’offerta non può essere veicolata anche in questa maniera, anche sfruttando le condivisioni dei colleghi, tutt’altro: questo è un approccio che può essere efficace e aiuta a diffondere rapidamente un’offerta, a patto che questa offerta sia codificata, presente sulla pagina LinkedIn aziendale e sul sito ufficiale dell’impresa: risulterà più credibile, ma soprattutto aiuterà i potenziali candidati a trovarla, specialmente se l’offerta è scritta tenendo a mente le basi della SEO.

Creare una pagina aziendale è semplice e gratuito, e non è tanto più complesso di aprire un profilo personale, e i concetti di base da tenere a mente sono gli stessi.

  • Immagine e copertina. La nostra azienda deve essere immediatamente riconoscibile, anche dal punto di vista visivo: quando pubblichiamo un post usando la pagina azienda, verrà accompagnato proprio da questa immagine e quindi deve essere immediatamente chiaro che si tratta di noi. L’unico modo di farlo è quello di usare il logo aziendale, fatto che semplificherà anche la vita di chi va a ricercarla: a meno di aver scelto un nome particolarmente bizzarro, ci saranno decine di aziende sparse per il mondo che ne avranno uno simile, e tutte queste verranno presentate nelle ricerche. Anche quando si vorrà taggare l’azienda digitando @ seguito dal suo nome appariranno vari suggerimenti: sarà il logo a distinguerci!

L’immagine di cover non è meno importante, e deve essere rappresentativa del settore in cui si lavora. Anche una foto della sede può funzionare, soprattutto se si tratta di un affascinante stabile immerso nel verde, o di un elegante palazzo nel centro di una metropoli: è il posto in cui i candidati dovranno spendere una buona parte del loro tempo e valorizzarlo è un plus non da poco.

  • Chi sei, cosa fai? Troppo spesso ci si imbatte in descrizioni oniriche, quasi poetiche, che però lasciano il tempo che trovano. Frasi fatte come “Azienda leader” non vogliono più dire nulla, ma sono ancora abusate, sia nei comunicati stampa da dare in pasto ai giornalisti, sia nella comunicazione sui canali digitali. Ma anche “giovane azienda dinamica” ha un po’ scocciato, diciamocelo (vedi l’articolo “Pagina Chi siamo: 7 frasi da non scrivere“). Se un’azienda è giovane è dinamica è la sua descrizione stessa a parlare, non c’è bisogno di sottolinearlo: per dimostrare di essere giovani e dinamici, bisogna come prima cosa essere diretti e schietti. Prendiamo l’esempio della pagina di FCA: “Fiat Chrysler Automobiles (FCA) progetta, sviluppa, produce e commercializza in tutto il mondo veicoli e relativi servizipost-vendita, ricambi e sistemi di produzione attraverso 102 stabilimenti produttivi, 46 centri di Ricerca e Sviluppo e concessionari e distributori in oltre 135 Paesi”. Chiaro, immediato, semplice. In 41 parole si sintetizza cosa fa FCA e si sottolinea sia la dimensione (102 stabilimenti produttivi) sia l’ambizione (46 centri di ricerca e sviluppo). Nulla vieta, dopo le prime righe, di aggiungere dettagli, raccontare storia, valori e ambizioni, né di andare nello specifico sui progetti e sulle attività, ma le prime poche righe non devono lasciare dubbi.
  • Coinvolgere i dipendenti. Il valore di un’azienda è rappresentato dalle persone che ci lavorano ed è importante che i dipendenti specifichino sul loro profilo LinkedIn di lavorare per noi. Se un’azienda vanta 15 dipendenti ma nessuno di questi ha indicato nel profilo LinkedIn di lavorarci i casi sono tendenzialmente due: o sia l’azienda sia la sua forza lavoro sono poco digitali, o la strategia aziendale di comunicazione social non funziona come dovrebbe. In entrambi i casi, è necessario intervenire, perché l’employer branding è una delle chiavi del successo (fidati: ho lanciato una startup su questo: Link&Lead): se i dipendenti sono fieri di lavorare per un’azienda, sarà più facile convincere un potenziale candidato che potrebbe essere il posto ideale anche per lui. Attenzione: molti confondono l’employer branding con un l’imporre ai lavoratori di condividere sui propri profili i contenuti aziendali. Un approccio coercitivo che non porterà ad alcun risultato, se non quello di spingere i migliori a cercarsi un datore di lavoro più intelligente e rispettoso. Non solo le condivisioni dei post aziendali, magari fatte tutte alla stessa ora dello stesso giorno (in quanto per l’appunto imposte) a decretare il successo sui social, ma l’attività individuale – e non filtrata – dei lavoratori. Vanno lasciati liberi di esprimersi, anche di non usare LinkedIn, se preferiscono. E a tal proposito, perché non offrire loro la possibilità di frequentare dei corsi su come usarlo al meglio per scopi professionali? Questa è una strategia di employer branding decisamente più efficace.

Pubblicare un annuncio di lavoro su LinkedIn

Creare un annuncio di lavoro è facile e gratuito privato: basta entrare nella sezione Lavoro del social network e cliccare su Pubblica Offerta Gratuita.

Al passaggio successivo bisogna inserire i dati di base: l’azienda che lo offre, la località (si può anche indicare lavoro a distanza) e il tipo di impiego: part time, tempo pieno, stage e via dicendo. La parte più importante è quella relativa alla qualifica, che deve essere estremamente chiara: “guru del marketing” non vuol dire nulla. Meglio usare titoli di più immediata comprensione, come “marketing manager” o “marketing specialist”. Iniziando a digitare, Linkedin offrirà dei suggerimenti sulle potenziali professioni: se quella che intendiamo usare non è indicata, forse non esiste, se non nel linguaggio un po’ settario di alcune cerchie.

Il passo successivo è quello di aggiungere una descrizione, e qui arriva la parte più complessa. Fortunatamente, il social viene in supporto offrendo un modello predefinito da cui partire a seconda del tipo di professione scelta, ma possiamo fare anche di testa nostra. L’importante è essere indicare con chiarezza le competenze necessarie, le responsabilità e le eventuali qualifiche richieste (lauree, corsi di specializzazione, anni di esperienza e via dicendo).
Chi cerca un programmatore, dovrebbe essere molto specifico sui linguaggi che il candidato deve padroneggiare, così come chi cerca un social media manager dovrebbe evitare di inserire compiti o competenze che non spettano a questa figura, come la gestione della strategia marketing dell’intera azienda, la conoscenza approfondita di SEO, di WordPress o di programmi di editing video o fotoritocco. Purtroppo, troppo spesso si vedono offerte di lavoro surreali e irrealistiche, soprattutto nell’ambito del digitale: spesso arrivano da parte di aziende che hanno intenzione di attivare strategie digitali ma, prive di esperienza, realizzano annunci che sembrano rivolti a interi team. Non di rado ci si imbatte in job description per uno assistente marketing al quale viene richiesto letteralmente TUTTO: creazione articoli per il blog, ottimizzazione SEO, gestione strategie e pubblicità, gestione community.  Diciamolo chiaramente: questo approccio forse potrà attirare qualcuno alle prime armi, ma una qualsiasi persona con un briciolo di competenza le snobberebbe senza pensarci un secondo, per il semplice fatto che è simili offerte di lavoro palesano una totale assenza di strategia digitale.

Oltre alle hard skill, è utile inserire anche una lista delle soft skill richieste, come attitudine al lavoro in gruppo o alla leadership, capacità di lavorare in maniera indipendente, attenzione al dettaglio, negoziazione, pensiero laterale, problem solving.

Importante, infine, specificare il salario, anche in maniera generica. Non è necessario indicare la RAL, che sarà probabilmente oggetto di contrattazione, ma indicare un range è una forma di rispetto verso i candidati. Se poi si offrono dei benefit (auto aziendale, ticket, smart working, dotazione di telefono e computer, possibilità di dedicare parte del tempo lavorativo a progetti personali), non ometterli dall’annuncio. Occorre inserire sempre la sede di lavoro.

Il SEO negli annunci di lavoro

Chi cerca lavoro su LinkedIn solitamente si crea alcuni avvisi relativi a una serie di ricerche, e per intercettarle è necessario ragionare bene sui termini da usare nell’annuncio. Non esiste una lista delle parole giuste, che naturalmente dipendono dal settore in cui si opera e della specificità della figura richiesta. L’importante, come anticipato qualche riga sopra, è non farsi prendere la mano inserendo senza criterio tutte quelle keyword che si pensano legate a una professione. Nel caso dei programmatori è importante specificare che tipo di linguaggi devono conoscere (Java, Javascript, Rybu on rails), ma anche gli ambiti di applicazione (automazione, intelligenza artificiale, e-commerce, programmazione robot e cobot); se si cercando agenti di vendita, non limitarsi a questo termine nella descrizione, ma aggiungere anche sales account, sales representative, key account (nel caso si sia alla ricerca di figure con più esperienza, destinate a ruoli da leader). Le parole chiave giuste sono fondamentali per intercettare le ricerche, e proprio per questo è meglio essere il più specifici possibile. Usare sinonimi, o termini inglesi ormai entrati nell’uso comune, può aiutare: developer al posto di programmatore, HR per riferirsi alle risorse umane, software engineer al poto di ingegnere del software.

A questo indirizzo è possibile trovare una serie di suggerimenti (in inglese) su come realizzare un’offerta di lavoro estremamente efficace.

Una ricerca approfondita delle parole chiave torna utile non solo per scrivere annunci efficaci, ma anche per andare a ricercare attivamente i profili. Intercettare le ricerche è sicuramente importante, ma non dovrebbe essere l’unica strategia, e andrebbe affiancata da una ricerca attiva. Alla fine, LinkedIn è uno sconfinato database di professionalità, strutturato per effettuare ricerche approfondite: perché quindi non usare i parametri definiti per l’annuncio anche per andare a cercare direttamente i profili? Alcuni di questi potrebbero non essere attivamente alla ricerca di lavoro, magari perché già occupati, ma nulla ci vieta di fare noi il primo passo e fare una proposta.
Questo ci permetterà anche di risparmiare qualche soldo sulle sponsorizzazioni dell’annuncio, che ora andremo ad analizzare.

Una volta individuato un profilo potenzialmente interessante, non resta che contattarlo, con un messaggio privato, inviando una richiesta di connessione o una InMail, che è uno dei modi più efficaci. Attenzione, però: si hanno a disposizione un numero molto limitato di InMail e usando un profilo gratuito questa modalità di contatto è utilizzabile solo con gli utenti ai quali si è già collegati. Per inviare un InMail a un profilo al di fuori della nostra cerchia, bisognerà passare a un account a pagamento.

Sponsorizzare gli annunci di lavoro su LinkedIn

Fino a ora abbiamo visto come creare un annuncio gratuito, che ovviamente non avrà la stessa diffusione e visibilità di uno a pagamento. Sponsorizzandolo, si aumenterà in maniera significativa la copertura, aumentando le possibilità di farlo arrivare alle persone “giuste”: secondo le statistiche di LinkedIn, una promozione può triplicare il numero di candidati per la posizione, rispetto a un annuncio gratis. Per attivare una sponsorizzazione, bisogna cliccare sull’icona Lavoro dell’homepage di LinkedIn e su Gestisci offerte di lavoro: selezionare poi le offerte che si desidera promuovere e cliccare sul pulsante Sponsorizza. Non rimane che stabilire il costo per clic che si desidera investire e un budget totale, esaurito il quale terminerà la campagna.

LinkedIn Recruiter: per chi fa sul serio

Quanto indicato fino a ora può essere effettuato con un profilo gratuito, ma passando ai profili premium, quelli a pagamento, si avranno a disposizione ulteriori strumenti per semplificare e rendere più efficaci le operazioni di recruiting. Da questo indirizzo è possibile iscriversi a LinkedIn Recruiter Lite.

Cliccando sul tasto Seleziona un Piano nella sezione assumere, Assumere, a destra, ci si potrà abbonare al piano Recruiter, che offre alcune funzionalità per potenziare le ricerche, fra cui:

  • 30 messaggi InMail, inviabili a chiunque (non solo ai contatti della propria rete, come nel piano lite)
  • Ricerca avanzata, con ulteriori filtri non disponibile nei piani di abbonamento free
  • Tracciamento automatico dei candidati
  • Informazioni su chi ha visitato il profilo negli ultimi 90 giorni (i dati disponibili nella versione gratuita sono più limitati)
  • Ricerca illimitata sui profili (nella versione gratuita, superata una certa soglia non sarà più possibile effettuare ricerche sino al mese successivo)
  • Suggerimenti intelligenti sul recruiting

Il servizio potrà essere testato gratuitamente per i primi 30 giorni, e poi sarà necessario pagare un abbonamento del costo di 90,73 euro mensili (se si paga in un’unica soluzione annuale: se si paga mensilmente, il prezzo è leggermente superiore).

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7 strumenti gratuiti per LinkedIn

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Negli ultimi anni LinkedIn si è trasformato da strumento per cercare il lavoro ideale in una piattaforma per trovare nuovi potenziali clienti e valorizzare il proprio brand. Con un bacino di utenza che sfiora i 700 milioni di utenti iscritti, la piattaforma creata da Reid Hoffman è diventata uno strumento B2B potente e versatile, soprattutto per svolgere le attività di marketing e vendita (social selling).

A differenza degli altri social network LinkedIn punta a un pubblico di alto profilo, costituito da aziende, influencer e naturalmente dalle agenzie di reclutamento. Stiamo parlando di una piattaforma che permette a figure come quella del “digital marketer” (un esperto di comunicazione a 360 gradi) o del “digital sales specialist” (uno specialista nel trovare nuove opportunità di business nella vendita digitale) di creare una relazione di contatti per dare slancio alle vendite e valorizzare il proprio brand connettendosi con i potenziali clienti interessati ai nostri prodotti.

Non c’è da meravigliarsi che LinkedIn sia diventata rapidamente la piattaforma di pubblicazione di contenuti B2B preferita dalle aziende e dalle multinazionali. Per sfruttare le immense potenzialità messe a disposizione da LinkedIn ho selezionato una serie di strumenti gratuiti che ci aiuteranno a ricercare talenti da inserire in azienda, trovare nuove opportunità per il nostro business e rendere ancora più appetibile il nostro profilo professionale.

La programmazione dei post con Buffer

Pubblicando contenuti su diversi social network può essere utile usare uno strumento come Buffer, un software che permette di programmare la pubblicazione di post, foto e video sui vari Twitter, Facebook, Instagram e compagnia bella. Questo tool permette di mandare contemporaneamente lo stesso messaggio su diversi social network: per creare un account è possibile usare le stesse credenziali che usiamo abitualmente per Facebook, Twitter e LinkedIn.

Si tratta di un’estensione da scaricare che si va ad aggiungere alla barra degli strumenti del browser e che permette con un semplice clic di condividere il contenuto che vogliamo pubblicare. Oltre a scaricare questo plugin, dobbiamo collegare gli account che vogliamo gestire in modo automatico. Chiaramente per ogni social network collegato, il programma chiederà i permessi per accedere alle informazioni e l’autorizzazione per poter pubblicare.

La versione gratuita di Buffer permette di creare un singolo account per ogni social network utilizzato: se vogliamo usarne di più (per esempio, 4 account di Facebook) è necessario sottoscrivere un abbonamento mensile (circa 10 euro al mese), mentre è possibile usarne contemporaneamente al massimo 12. La versione gratuita ha chiaramente dei limiti relativi al numero di canali utilizzabili e ai post pubblicabili: nello specifico si parla di 3 diversi account e 10 post al giorno gestiti da 1 singolo utente. Con la versione a pagamento (disponibile nelle versioni “small business” e “premium”) vengono aggiunte una serie di funzioni: aumentano il numero di account a disposizione e i post che si possono programmare per canale. Soprattutto si ha la possibilità di aggiungere più utenti e delegare i compiti ad altre persone.

Il vantaggio della pubblicazione automatica

Il punto di forza di Buffer è senza dubbio la pubblicazione automatica: possiamo programmare in quale orari mandare ogni giorno i nostri post attraverso la classica “Schedule”. È importante inserire la città/paese da cui parte l’input: il programma aggiornerà in modo autonomo il fuso orario corretto. Per ogni account possiamo preparare un numero diverso di post da pubblicare a orari diversi: possiamo anche condividere un contenuto di una pagina web o di un blog personalizzando il nostro post con testo, immagini e altro. Quando iniziamo ad archiviare messaggi su messaggi, il programma li gestisce in modo autonomo sulla base degli orari che gli abbiamo indicato. Un altro punto di forza di Buffer è la possibilità di analizzare i nostri post in un determinato lasso di tempo. Infatti, nella sezione “Analytics” troviamo una serie di strumenti per studiare l’andamento delle nostre condivisioni social e per sviluppare una strategia marketing adeguata. È importante ricordare che con la versione gratuita abbiamo a disposizione una parte limitata di dati e informazioni. Per avere analisi più dettagliate è necessario acquistare una delle versioni a pagamento.

Integriamo Buffer con Spidwit per creare contenuti di qualità

Per sfruttare al meglio Buffer possiamo integrare una piattaforma cloud come Spidwit che scandaglia la Rete alla ricerca di fonti web di qualità (selezionando le notizie, i video, le immagini e le citazioni più rilevanti per il nostro settore) e mettendo a disposizione decine di strumenti utili (suddivisi in tre macrocategorie) per gestire uno o più profili social. Una volta collegati i due account, quando Spidwit trova qualcosa di interessante per il nostro pubblico possiamo condividerlo senza problemi: Buffer si occupa della programmazione. In questo modo possiamo ottimizzare la ricerca delle notizie, limitando la perdita di tempo e ottimizzando l’organizzazione dei contenuti. Ad aiutarci c’è poi un assistente virtuale (un bot) che ci dare una mano a generare e pubblicare post in maniera automatica. Una volta condiviso il contenuto tramite Spidwit è possibile modificarlo dentro Buffer e così via. Questa integrazione può rivelarsi utile anche quando si desidera pubblicare da Spidwit verso Instagram.

Pubblichiamo contenuti contemporaneamente con PostPickr

Sviluppato nel nostro Paese, PostPickr è un programma sviluppato per chi deve pubblicare contenuti contemporaneamente su diversi social network e per chi necessita di una pianificazione editoriale per gestire diversi canali, rubriche e post. Il vantaggio di PostPickr è quello di poter lavorare a un contenuto senza necessariamente doverlo programmare in un preciso momento. PostPickr è strutturato in progetti, canali (Facebook, LinkedIn, Instagram, Twitter, Google my business, Youtube, Pinterest e Telegram) e rubriche.

Il tool permette di creare dei contenitori di post suddivisi per argomento che possiamo inserire nel calendario editoriale per programmare le uscite giornaliere di ogni canale. All’interno dei contenitori possiamo inserire categorie o singoli post così da avere sempre sotto controllo tutte le tue pubblicazioni. La creazione dei post è fondamentale e Postpickr offre una serie di funzioni interessanti come la ricerca delle immagini, l’editing grafico e la possibilità di utilizzare post predefiniti e altro ancora. Grazie a PostPickr possiamo migliorare l’interazione e la collaborazione tra i diversi membri del team che lavorano su un progetto comune: infatti, è possibile definire i permessi (compresa la responsabilità di pubblicazione sui vai canali) e le aree di competenze dei nostri collaboratori e altro ancora. In questo modo possiamo organizzare e ottimizzare i flussi di lavoro e snellire le varie procedure.

Aggreghiamo le nostre fonti con la funzione “smart feed”

Con la funzione “smart feed” implementata da PostPickr possiamo aggregare tutte le nostre fonti preferite (blog, feed rss, social network, applicazioni e altro) e condividerle esternamente. Grazie allo smart feed possiamo modificare e revisionare i testi delle fonti, aggiungere hashtag, menzioni e altro ancora. In questo modo possiamo aggiungere ai canali social anche rubriche tematiche. L’interfaccia utente di PostPickr è intuitiva e semplice ed è facile capire cosa funziona o non funziona. Il programma offre poi la possibilità di analizzare i dati raccolti fornendo preziose indicazioni sull’andamento dei nostri contenuti. PostPickr è semplice da usare ed è apprezzabile il fatto che nella versione gratuita si possono sfruttare gran parte delle funzionalità (si può lavorare su un singolo progetto fino a un massimo di 3 canali social). La funzione “Analytics” è disponibile sono sottoscrivendo un abbonamento: si parte dai 19 euro al mese richiesti della versione “Professional” fino ai 159 euro di quella “Agency”. Cambiano anche i numeri dei progetti disponibili, il numero dei canali social supportati (fino a un massimo di 150, compreso Instagram) e dei membri che possono collaborare tra loro (oltre i 18).

Automatizzare la pubblicazione dei contenuti con IFTTT

LinkedIn offre una serie di strumenti per velocizzare le nostre operazioni sulla piattaforma. Quando non bastano è possibile ricorrere a un servizio Web come “If This Then That” (abbreviato in “IFTTT”) che personalizza e automatizza alcune procedure. “Se si verifica questo, allora fai quello”: il servizio IFTTT attiva una una determinata funzione tramite l’app dedicata o il sito web come “reazione per un’azione”.

Nel caso di LinkedIn semplicemente connettendo i nostri account online (social network, blog e altro) sulla piattaforma IFTTT.  Per esempio, ogni volta che postiamo qualcosa sul nostro blog il contenuto verrà riproposto in modo automatico sulle altre piattaforme collegate. Per farlo è davvero semplice: dobbiamo semplicemente registrarci al sito di IFTTT mentre per chi non è sempre seduto davanti al monitor di un PC è possibile scaricare l’app per smartphone e tablet. Oltre a WordPress, il servizio IFTTT permette anche di connettere account come quelli di Gmail, Instagram, Twitter Facebook, Alexa o Google Assistant (e altri ancora), oltre a offrire la possibilità di collegare a Internet molteplici dispositivi di domotica. La piattaforma è strutturata in “Applet” (viene chiamata così la singola automazione creata per connettere due servizi o dispositivi cloud), “Trigger” (un evento che porta all’attivazione dell’Applet) e “Action” (la risposta all’evento quando si verifica il Trigger definito).

Per esempio, se pubblichiamo qualcosa dedicato a uno argomento particolare, tramite IFTTT potremo collegarlo a tutte le nostre piattaforme quando si verifica una determinata situazione. Il servizio è estremamente versatile e gli scenari di utilizzo sono molteplici: in LinkedIn possiamo usarlo per condividere un messaggio o una foto pubblicata su altri social network, per ricevere notifiche e, soprattutto, per mettere in comunicazione tra loro il nostro sito aziendale con tutte le nostre piattaforme. Il servizio è disponibile in formato gratuito (con un limite di 3 Applet) e a pagamento (3,99 dollari al mese con Applet illimitati) mentre è disponibile a una versione business per le aziende.

Selezioniamo con Snappr la foto del profilo di LinkedIn

In Rete il detto “un’immagine è meglio di mille parole” vale più di ogni altra cosa: la nostra mente, infatti, sembra essere attratta molto più dalle immagini che dai suoni o dalla scrittura. Avere un profilo LinkedIn con una foto professionale può fare la differenza. Per scattare una foto professionale è importante scegliere un abbigliamento che rispecchia il nostro lavoro e il nostro modo di essere. Per mettere in risalto il nostro volto è consigliabile scegliere degli sfondi chiari e possibilmente senza oggetti, prediligendo la luce naturale di una finestra a quella artificiale che illumina una stanza. Oltre a mantenere costantemente il contatto visivo con l’obiettivo della fotocamera, per scattare la foto perfetta è consigliabile accennare un sorriso.

Per scoprire se siamo riusciti a realizzare una foto professionale, che c’è di meglio di Snappr? Si tratta di un programma che si avvale di alcuni avanzati algoritmi di machine learning per determinare l’efficacia della nostra foto e capace di proporre una serie di alternative/suggerimenti. Se il nostro scatto non è adatto al nostro profilo LinkedIn, una volta registrati al sito possiamo selezionare la tipologia di foto che ci serve e quanto vogliamo spendere: Snappr ci mette in contatto un esperto del settore (solitamente un fotografo professionista) per aiutarci a realizzare lo scatto giusto.

Con StreamYard possiamo trasmettere contemporaneamente su più piattaforme

Durante la pandemia abbiamo scoperto quando è fondamentale restare in contatto con le persone e per farlo abbiamo utilizzato diversi strumenti e piattaforme. Restando in ambito professionale, usare un software per trasmettere in diretta contemporaneamente su più piattaforme (Facebook, YouTube, Twitch, Periscope e Linkedin) può essere estremamente utile: StreamYard è uno dei software che hanno riscosso più successo nell’ultimo periodo.

Si tratta di una piattaforma sviluppata per gestire le dirette streaming direttamente dal browser anche su altre piattaforme, con la possibilità di avere in video fino a 10 persone (non è richiesto un account registrato per gli ospiti). Il collegamento avviene attraverso un link (funziona sia dal browser del computer, sia da smartphone) e agli ospiti verrà semplicemente chiesto con quale nome apparire nella diretta oltre a consentire da parte di StreamYard l’utilizzo di microfono e webcam. Chi gestisce la diretta streaming ha a disposizione una serie di interessanti funzioni. Oltre a scegliere quale nome utilizzare, il “regista” potrà scegliere dove far partire la diretta, gestire l’ordine degli ospiti che appaiono in video e selezionare lo sfondo, i banner e le scritte e persino i commenti in arrivo dai social network collegati. Mentre si trasmette verso altre piattaforme con StreamYard è possibile interagire con i follower, mostrando i commenti in video e rispondendo. È disponibile anche una chat privata che permette agli ospiti e al regista di parlare tra loro. Durante il live streaming è possibile condividere una scheda del browser, una finestra di un’applicazione e altro ancora. StreamYard è davvero uno strumento interessante e il suo utilizzo è diventato imprescindibile anche in una piattaforma come LinkedIn.

PS: ricordatevi che dovete diventare dei broadcaster per trasmettere dei video live su LinkedIn (qui le istruzioni).

La versione gratuita di StreamYard è l’ideale per iniziare

Il servizio è disponibile in formato gratuito: le uniche limitazioni riguardano sfondi e loghi che non possono essere cambiati, il limite mensile delle ore di streaming a disposizione (20 ore) e la possibilità di effettuare lo streaming solo verso una piattaforma. Sottoscrivendo un abbonamento (per chi ha intenzione di fare dirette regolarmente) verranno tolte tutte le limitazioni sopra elencate.

Inoltre, è possibile trasmettere contemporaneamente verso tre piattaforme e registrare in alta qualità fino a un totale di 4 ore per ogni diretta, senza dimenticare la possibilità di caricarla successivamente. Infatti viene aggiunta la possibilità di avviare una “diretta offline” per fare delle prove o per registrare dei podcast video da caricare più avanti. Con il piano di abbonamento “Professional” (circa 49 dollari al mese) abbiamo a disposizione 8 ore di registrazione in streaming 8 e aumentato il numero delle possibili destinazioni (che diventa 8). Da notare che non è possibile far partire la diretta dallo smartphone perché l’interfaccia di regia è disponibile solo dal browser del computer. L’unica cosa da tenere a mente è che per controllare i commenti, le grafiche e gli ospiti è necessario far partire il programma da PC.

Curriculum online

Tenere sempre aggiornato il nostro profilo LinkedIn è importante: non è possibile sapere quando arriva l’occasione propizia per un cambio di lavoro o per qualche inaspettata opportunità di business. Può essere utile avere a disposizione un Curriculum Vitae aggiornato: per farlo possiamo usare uno strumento come Resumonk. Si tratta di un servizio web gratuito specializzato nella creazione di CV online.

Per farlo basta registrarsi sul sito e compilare i tutti i campi (il grado d’istruzione, le esperienze lavorative precedenti, il profilo professionale e le tue abilità particolari e così via). È possibile creare più curriculum attraverso lo stesso account (sono modificabili anche successivamente): i CV pubblicati online saranno accessibili a tutti semplicemente condividendo l’URL mentre sono scaricabili nel formato PDF. Una funzione piuttosto apprezzata di Resumonk è la possibilità di esportare in formato PDF o DOCX il CV direttamente dal nostro profilo Linkedin: il programma offre una ricca collezione di template per personalizzarlo in modo adeguato. La versione gratuita mette a disposizione cinque modelli (con il marchio Resumonk in bella vista) e la possibilità di importare il nostro profilo LinkedIn; sottoscrivendo un abbonamento premium (circa 29 dollari all’anno) avremo a disposizione una ventina di template (con font e altre opzioni grafiche, oltre all’inserimento di foto) oltre alla possibilità di scaricare il CV anche in altri formati diversi dal PDF. Quest’opzione è particolarmente utile per modificare il nostro curriculum anche offline direttamente dal PC.

Migliorare la grafica del nostro profilo LinkedIn

Per arricchire il nostro profilo LinkedIn con elementi grafici possiamo usare uno strumento online potente e versatile come Canva, disponibile anche in versione di prova per 30 giorni. Si tratta di uno strumento di progettazione grafica alternativo al solito Photoshop e che viene utilizzato regolarmente da designer e professionisti del settore. Oltre a usare un’interfaccia “drag and drop”, Canva permette di utilizzare modelli preimpostati e di modificarli a proprio piacimento, oltre a offrire un ricco database di fotografie, immagini vettoriali, grafiche e caratteri. Per usarlo dobbiamo semplicemente iscriverci al sito ufficiale.

Possiamo usare Canva per personalizzare la testata (banner) di LinkedIn, per migliorare la foto del nostro profilo o per inserire immagini, link e PDF che diano maggior risalto alle nostre esperienze professionali. Una delle funzioni più interessanti di LinkedIn è la possibilità di poter utilizzare delle slide in formato 16:9: con Canva possiamo crearle senza problemi. Con le slide possiamo realizzare contenuti di vario tipo: da lezioni a ricerche, fino ai classici report e altro ancora. Canva può essere utile anche per creare dei post grafici ricchi di contenuti tecnici che su una piattaforma come LinkedIn sono particolarmente apprezzati e raggiungono una migliore visibilità rispetto altri social network. Canva può essere utile anche realizzare le immagini di anteprima (chiamate “Pulse”) che vengono inserite negli articoli e per preparare delle dettagliate infografiche che riscuotono sempre molto successo. Il programma offre moltissimi strumenti e contenuti per poter arricchire il nostro profilo LinkedIn: la versione gratuita offre ben 250.000 modelli, un centinaio di progetti (post di social media, presentazioni, lettere e altro) e un centinaio di migliaia di foto e grafiche e ben 5 GB di spazio in cloud. Nella versione a pagamento (è richiesta la sottoscrizione di un abbonamento mensile) avremo a disposizione un numero strabiliante di contenuti: circa 420.000 modelli gratuiti, 75 milioni di foto, video, audio e grafiche e uno spazio di archiviazione di 100 GB, oltre alla possibilità di pubblicare i contenuti dei social media su 7 piattaforme. È previsto anche un abbonamento speciale per le imprese con uno spazio di archiviazione illimitato e altre funzionalità ad hoc.

Se vogliamo migliorare il nostro profilo LinkedIn e renderlo più professionale possiamo farlo con questi utili strumenti e senza spendere un euro!

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L’arte di scrivere i titoli (e comunicare online): intervista a Massimo Salomoni

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Massimo Salomoni ha un passato da creativo e un presente da (vero) esperto social: ha una sua agenzia, Smack – Comunicazione di parola a Milano e un incarico di docenza allo IED. Abbiamo fatto quattro chiacchiere sulla creazione dei contenuti e in particolare sui titoli. Ne è venuta fuori una discussione stimolante (non avevo dubbi, conoscendo Massimo da anni) sulla comunicazione online in generale.

Ci sono delle regole che ti sei dato quando fai un titolo/oggetto per un articolo online?

Sono profondamente convinto che esista una sola regola fondamentale quando si parla, o si vuole parlare, con qualcuno: cercare di utilizzare un registro, uno stile, un tono di voce in grado di farsi comprendere e, allo stesso tempo, riconoscere.

Parlare su Instagram a una community di appassionati di un brand di beauty, per esempio, esige parole e costruzioni sintattiche differenti da quelle utilizzate per parlare su Linkedin di un’azienda specializzata in Artificial Intelligence e analisi dei Big Data.
Prima di prendere in mano la penna (in partenza sono ancora profondamente analogico, aiuta a prendersi il tempo di riflettere) o di poggiare le dita sulla tastiera è bene cercare di capire chi siano i propri interlocutori, quali le loro passioni, i loro interessi.

Già piattaforma come Facebook, senza ricorrere a sofisticati strumenti di identificazione della buyer’s personas, mette a disposizione tutti gli strumenti per individuarli: basta leggere gli insight e scoprire le riviste, i programmi TV, le serie più amate dal proprio pubblico.

Tutto questo, ovviamente, va messo in relazione con il primo asset di ogni comunicatore: la conoscenza della Brand Identity del cliente e la capacità di rispettarla.

Esistono dei trucchi del mestiere (uso punteggiatura, posizione keyword, enfasi su emozioni, ecc.) che puoi rivelare?

I trucchi sono fatti per essere scoperti, e con il numero spropositato di contenuti che circolano ogni minuto sulla rete quelli più efficaci durano il proverbiale spazio di un mattino. All’inizio sembravano imprescindibili i titoli click-bait con i loro richiami “Non riuscirai a credere che cosa hanno scoperto” che portavano inevitabilmente alla delusione per una rivelazione inesistente, poi è stata la volta dell’instant marketing con stuoli di post praticamente tutti identici ispirati allo stesso evento che rendevano indistinguibile l’identità dell’azienda che li firmava.

Ora sta iniziando a prendere piede il posizionamento su cause politiche o sociali che oltre a rischiare di svilire, logorandoli,
concetti nobilissimi come “Sostenibilità” o “Corporate Social responsibility” inevitabilmente portano a un’ulteriore polarizzazione delle posizioni di cui francamente non abbiamo bisogno.

Inizio ad avere la stessa sensazione anche sulle regole matematiche della SEO: un keyword a inizio di frase, se messa in modo forzato, equivale alla strizzatina d’occhio o al colpo di gomito fatto all’amico cui si sta raccontando una battuta sulla cui efficacia si è poco convinti. Sono sempre più convinto che il trucco migliore sia quello di non averne: in fondo lo diceva già Oscar Wilde che la spontaneità è la posa più difficile da mantenere.

Puoi indicare un titolo/oggetto, tuo a altrui, che ti piace particolarmente e perché?

Quando si affrontano periodi di cambiamento come questo che stiamo attraversando, e ormai ne ho attraversati alcuni, cerco sempre di tornare ai classici. Nel campo della comunicazione, i classici sono quelli della storia della pubblicità.

Fra tutti i miei preferiti restano quelli storici della Volkswagen Beetle, che ha sovvertito i canoni abituali del mercato automobilistico USA puntando sull’originalità della forma e del concetto stesso che stava dietro all’auto. Riuscendo a far entrare in sintonia con i gusti di una generazione ribelle un’auto che, ricordiamolo, era stata voluta da Adolf Hitler in persona.

Perché i brand, quelli veri, devono saper attraversare i tempi, le mode, i mezzi che cambiano. O forse, più filosoficamente, lasciare che sia il tempo ad attraversarli.

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Le Storie su LinkedIn: sono davvero utili?

LinkedIn è in continua evoluzione. Dopo aver introdotto gli “hashtag” e le “reaction” (la possibilità di esprimere il proprio stato d’animo nei post) negli ultimi 2 anni, LinkedIn qualche mese fa ha lanciato un’altra funzionalità piuttosto attesa: le “Stories” che tanto spopolano negli altri social network.

Il precedente di Student Voices

Già nel 2018 LinkedIn aveva sperimentato una funzione simile permettendo agli studenti americani di pubblicare esclusivamente dei brevi video con la funzione “Student Voices”: una speciale playlist che rimaneva nella parte alta del feed per una settimana.

L’obiettivo era quello di creare uno spazio riservato agli studenti dove condividere le attività accademiche svolte, i progetti seguiti e la vita da campus. Nonostante il successo iniziale, la funzione è rimasta confinata agli Stati Uniti e al solo ambito scolastico. L’aggiunta era particolarmente interessante perché permetteva agli studenti di arricchire il proprio profilo Linkedin personale con tutte le esperienze accademiche svolte, i progetti seguiti durante il percorso di studi e così via: Student Voices introduceva un modo alternativo per proporre tutte quelle attività/voci che solitamente compongono un normale Curriculum Vitae. Il video restava sopra il feed di ogni utente per una settimana intera. Nonostante il successo e il feedback positivo raccolto dagli studenti americani, alla fine il team di LinkedIn decise di non pubblicare ufficialmente questa funzione, almeno fino all’introduzione delle attese Stories negli ultimi mesi.

LinkedIn come Instagram?

L’introduzione nel 2017 delle Storie in Instagram ha fatto registrare dei numeri clamorosi: in pochi mesi gli utenti attivi avevano superato quota 375 milioni, stimolando l’interazione e la conversazione tra gli utenti su argomenti/temi di comune interesse. Il 2020 ha visto l’introduzione delle tanto attese Stories, o Storie, anche su LinkedIn (qui le FAQ sulle Storie dal sito di LinkedIn): una funzione annunciata in pompa magna dai vertici della società. Dopo averle testate internamente per parecchio tempo, le attesissime Stories sono state aggiunte alla piattaforma. Vediamo come funzionano e cosa si può fare.

Stories orientate al business

Pur essendo molto simili alle celebri Instagram Stories, quelle di LinkedIn hanno tutte le potenzialità per rivelarsi uno strumento di marketing molto potente, oltre a essere un modo diretto per entrare in contatto con il proprio pubblico di riferimento. Le Stories sono viste dalla stessa LinkedIn come una naturale evoluzione della connettività tra colleghi di lavori, come uno strumento per creare nuove conversazioni e relazioni. Domanda: cosa possiamo condividere nelle Stories?

La risposta è “di tutto di più”: dagli annunci su nuovi prodotti o aggiornamenti aziendali in tempo reale fino alle sessioni AMA (Ask Me Anything, che puoi tradurre letteralmente come “Chiedimi qualsiasi cosa”) con il CEO dell’azienda, senza dimenticare sondaggi, suggerimenti e divulgazione su argomenti specifici forniti da esperti altro ancora.

Chi punta su LinkedIn ha un approccio orientato al business, ed è sempre alla ricerca di nuove opportunità di lavoro e di contenuti di qualità. Per questo motivo le LinkedIn Stories hanno più probabilità di ottenere una partecipazione/interazione maggiore rispetto a quelle pubblicate su Instagram.

Con questa funzione gli utenti possono finalmente condividere alcuni momenti della propria esperienza lavorativa in modo creativo e autentico, allo scopo di migliorare le relazioni e interazioni con gli altri membri. Una specie di racconto virtuale della propria giornata lavorativa, un modo intelligente per rendere ancora più appetibile il proprio profilo social e aumentare il tempo medio di permanenza dei membri sulla piattaforma. Stories ha anche un altro scopo, quello di attirare le nuove generazioni che comunicano e pensano in modo diverso rispetto alla maggior parte dei normali fruitori di LinkedIn.

20 secondi di magia

La formula magica è quella già vista su altri social network come Instagram e Snapchat: le Stories (sono disponibili “solo” nella versione mobile per ora) non sono altro che foto o video della durata massima di 20 secondi che scompaiono dal feed dopo una giornata (24 ore). Chiaramente è possibile aggiungere alla nostra creazione dei brevi testi o delle GIF, oltre agli immancabili tag con cui menzionare gli utenti (tramite la classica @) e agli adesivi, un modo semplice per interagire con gli altri in modo diretto e informale.

Inizialmente disponibile in Brasile, Australia, Emirati Arabi, Francia, Canada, India, USA, Brasile, Paesi Bassi e negli Emirati Arabi Uniti, da ottobre 2020 è approdata anche in Italia. Per ora non è ancora possibile sfruttare/integrare le funzionalità di advertising che potrebbero dare ulteriore impulso al successo delle Stories: gli annunci pubblicitari tra un contenuto e l’altro potrebbero cambiare il modo di fruizione di LinkedIn.

Adattare il proprio video al formato delle Stories

Il formato Stories è molto diffuso e ha buone potenzialità per funzionare anche nell’ecosistema di LinkedIn. Sarà sicuramente interessante vedere come questa funzione verrà usata dagli utenti per valorizzare il proprio lavoro e, soprattutto, come LinkedIn riuscirà a differenziarsi dagli altri concorrenti.

Le potenzialità di questa nuova feature sono tante, così come i pericoli: il timore che possa essere usata per ragioni non professionali esiste. Come sempre dipende dall’uso che se ne fa: lo spam su Stories potrebbe divenire realtà in breve tempo. La nuova funzione permette la creazione di contenuti sia per i profili individuali sia per gli amministratori di pagine su Linkedin. Le Stories per ora sono esclusiva della versione mobile di LinkedIn e si possono visualizzare anche quelle create dai profili con cui si è in contatto o dalle pagine che si seguono.

I creatori delle Storie (profili o pagine) appaiono con una cornice circolare nella parte superiore della home, un po’ come succede solitamente in Instagram. La lunghezza massima dei video che si possono caricare è attualmente limitata alla durata di 20 secondi, mentre le Storie sono visibili per 24 ore, anche se gli utenti possono salvare dei frame per vederle successivamente. La condivisione può avvenire attraverso messaggi privati: si possono inoltre inviare messaggi direttamente dal singolo frame, a patto che quest’ultimo sia un collegamento di primo grado, ossia una persona con cui siamo in contatto direttamente perché ha accettato il nostro invito o perché ha accettato il nostro (compare un’icona sopra il nome sul profilo).

Attualmente non è possibile inviare messaggi a una pagina LinkedIn attraverso Stories, però chi crea un video può vedere i profili che hanno visualizzato il contenuto, a patto che non abbiano cambiato le opzioni di visualizzazione nelle proprie impostazioni. È importante ricordare come una Stories non possa essere modificata una volta pubblicata: in tal caso sarà necessario cancellarla e ricominciare da zero.

Come creare Stories vincenti

Questa nuova aggiunta ha delle grandi potenzialità e se sfruttata a dovere può avere un impatto enorme nelle campagne di digital recruiting che si svolgono abitualmente su Linkedin. Per produrre delle Stories efficaci non dobbiamo essere degli influencer navigati o dei videomaker mancati: dobbiamo semplicemente seguire una serie di regole/accorgimenti. Innanzitutto, anche se siamo in una fase “sperimentale” può essere un bel vantaggio imparare a sfruttare le Stories, soprattutto se in futuro si potranno inserire gli annunci pubblicitari.

La prima cosa da fare è realizzare dei contenuti (video, immagini, testi) che siamo facilmente assimilabili da tutti, sia da un possibile candidato, sia dai follower della nostra azienda. In marketing si parla di “snackable content” per indicare quei contenuti “facili da digerire”: dobbiamo creare dei video che ben si adattino a questo formato. Sembra una cosa facile ma richiede molto studio e altrettanta preparazione: l’improvvisazione è apprezzata e caldeggiata negli altri social network, in LinkedIn assolutamente no.

Condividere la vita lavorativa

La condivisione di video di momenti particolari può rivelarsi un’idea vincente: 20 secondi dedicati a eventi speciali come premiazioni e riconoscimenti (evitando di essere troppo autoreferenziali) o a quello che succede in ufficio possono essere la strada vincente per valorizzare il proprio brand e la propria azienda e rendere partecipi i follower. È anche un buon modo per farsi conoscere e migliorare la propria posizione e visibilità all’interno e all’esterno della propria azienda.

Un utilizzo intelligente di Stories è quello di usarle per raccontare un’opportunità di lavoro: può essere una mossa intelligente integrare al video una job description con tutte le caratteristiche più importanti di una determinata posizione che si è resa disponibile. In questo modo si potrebbero attirare potenziali candidati e allo stesso tempo fornire preziose informazioni sulla cultura aziendale a chi visualizza i nostri contenuti. Per condividere i nostri contenuti in modo ottimale possiamo sfruttare anche la “Domanda del giorno”, ovvero l’opzione che permette di inserire una domanda a cui gli utenti che hanno visualizzato la storia possono rispondere.

È importante seguire i profili con più follower

Sembra scontato ma non lo è: per sfruttare in modo adeguato le Stories è importante dare un’occhiata ai profili più seguiti in LinkedIn. Chi ha più follower solitamente trasmette sensazioni quali autorevolezza e leadership: due requisiti che ben si sposano con la mentalità imprenditoriale. Quindi studiamo con attenzione quello che propongono i profili più seguiti e apprezzati e ispiriamoci a loro nel produrre i primi contenuti.

Un’altra idea interessante può essere quella di creare una FAQ, una sezione “Domande e Risposte” in formato interattivo. In questo modo è possibile dare informazioni ai candidati sul processo di selezione, sui percorsi di carriera, sulle figure ricercate, oltre che sull’azienda in generale. L’introduzione di un semplice countdown può aiutare non poco le nostre Stories: che sia per l’apertura di una nuova posizione in azienda, per il lancio di un contest o di una campagna social, il conto alla rovescia è uno strumento per condividere in modo divertente e vincente i nostri contenuti.

Trasformiamo LinkedIn in uno spettacolare videoblog

I brevi aggiornamenti sono perfetti per le Stories su LinkedIn: che siano eventi dal vivo o direttamente dal proprio ufficio, i racconti in tempo reale si adattano perfettamente a questa funzione. Un’altra opportunità è quella di trasformare il tradizionale blog di LinkedIn in un videoblog grazie a Stories. Per farlo basta trasformare il video e i post in una guida passo a passo.

Come funziona l’app di LinkedIn

Le LinkedIn Stories al momento possono essere condivise esclusivamente dall’app mobile di LinkedIn utilizzando la versione più aggiornata. Per attivare la feature basterà cliccare in alto sul simbolo “+” che si trova sulla foto del proprio profilo.

Come accade per gli altri social network, è possibile condividere le foto o i video realizzati al momento oppure selezionarne alcuni dalle gallerie del proprio smartphone. Una volta pubblicate le proprie storie su LinkedIn, queste non possono essere più modificate. Le Stories possono anche essere pubblicate sulle pagine aziendali: gli amministratori hanno a disposizione la stessa opzione che compare sul proprio profilo. Cliccando sui tre puntini presenti nella parte alta a destra possiamo effettuare il salvataggio della storia sul nostro smartphone, cancellarla o inviarla tramite messaggio privato ai nostri collegamenti di primo grado. Una volta pubblicata, in basso a sinistra comparirà la voce “Chiunque”: in questo modo i nostri collegamenti potranno – a loro volta – condividere le storie con i loro collegamenti e così via.

Una serie di consigli tecnici per creare video

Linkedin Stories presenta alcune caratteristiche interessanti, alcune conosciute altre un po’ meno. I video, come detto, possono durare al massimo 20 secondi. Il formato supportato è il classico MP4 (la risoluzione massima è limitata a 1920×1080 in 16:9), mentre per le immagini si parla di .jpg e .png. È stata aggiunta la possibilità di silenziare i video mentre al creatore delle storie si possono inviare anche delle reaction oltre ai soliti messaggi privati. Nelle impostazioni del nostro profilo cliccando su “Opzioni di visualizzazione della storia” possiamo scegliere di essere visibili oppure di rimanere in modalità privata. A meno che un utente non imposti la modalità privata, i creatori della storia potranno avere accesso a un certo numero di dati: nello specifico, al numero di visualizzazioni e all’identità dei profili che hanno visualizzato la storia.

Le Stories sono davvero utili?

Le attese Stories hanno una certa rilevanza anche in una piattaforma come LinkedIn, da sempre orientata verso il business e la mentalità imprenditoriale e che ha fatto della serietà il suo mantra. È difficile dare una risposta esaustiva a questa domanda in questo particolare momento storico: siamo curiosi di scoprire come gli utenti sfrutteranno questo prezioso strumento che avvicina LinkedIn sempre di più ai più spensierati Instagram, Snapchat e compagnia bella. Un avvicinamento che ha spaventato molti utenti che temono che la piattaforma si stia snaturando o perdendo di vista la sua mission iniziale. Le Stories sono uno strumento in più che gli utenti hanno a disposizione per far crescere l’engagement e la propria rete di contatti. Non resta che attendere con fiducia.

Il corso sull’uso strategico di LinkedIn

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Cercare lavoro online [intervista a SeiLaTV del 14 gennaio 2021]

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Il 14 gennaio 2021 sono stato ospite della trasmissione “Pomeriggio 216” di SeiLaTV per parlare della ricerca del lavoro online. In particolare abbiamo affrontato i temi del corretto posizionamento, della reputazione digitale e i social, della ricerca ai tempo degli ATS (i sistemi di recruiting automation), delle truffe e altro ancora. Puoi rivedere l’intervista, della durata di 14 minuti, qui:

Guarda qui un’intervista a Sei La TV del 2020:

La tecnologia in famiglia: intervista a Rai Radio 1 (Formato Famiglia) del 12 gennaio 2021

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Il 12 gennaio 2021 sono stato intervistato, in diretta su Rai Radio 1, nella trasmissione “Formato famiglia” condotta da Diana Alessandrini e Savino Zaba.
Abbiamo parlato di due argomenti a partire dai miei due libri “Manuale per genitori di nativi digitali” e “Sharenting“:

  • l’uso consapevole della tecnologia in famiglia;
  • genitori che condividono troppo.

Qui puoi sentire l’intervista integrale della durata di 10 minuti:

Per altre interviste radio:

Precommitment e indistraibilità: un libro e tre app

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Nell’Odissea di Omero, la maga Circe consiglia a Ulisse e alla sua ciurma di turarsi le orecchie con della cera in modo che non possano lasciarsi ammaliare dal canto delle sirene. Spinto dalla curiosità, l’eroe tappa le orecchie solo ai compagni e si fa legare all’albero della nave in modo da poter ascoltare la voce delle sirene pur essendo limitato nelle possibilità di azione.

Questo, in gergo, si chiama “precomitment“. Un esempio? Mettere del denaro nei fondi pensione per garantirsi una futura sicurezza finanziaria limitando le possibilità di estinzione del fondo con forti penali.

Di questo, e d’altro, si parla nell’interessante libro “Come diventare indistraibili” di Nir Eyal, già autore di “Hooked – Catturare i clienti” (del quale ho parlato nell’articolo “Perché i social network provocano dipendenza“). Il testo affronta il tema delle distrazioni digitali da molti punti di vista: per esempio teorico (perché non siamo mai soddisfatti) e pratico (come ricevere meno email).

A proposito di precommitment, nel testo Eyal cita tre applicazioni che possono aiutare a rendersi indistraibili. Eccole.

  1. Self control: blocca temporaneamente l’accesso a una serie di siti  Web e servizi che possono rappresentare una fonte di distrazione come i social oltre o la posta elettronica.
  2. Un’altra app simile a Self Control è Freedom: blocca potenziali distrazioni non solo sul computer ma anche sui dispositivi mobili. A differenza di Self Control non gira solo su prodotti Apple, ma esiste anche l’app per Android o l’estensione Chrome.
  3. La terza app è molto diversa: si chiama Forest. Aiuta a rimanere concentrati in modo molto originale: se ci si distrae, sbloccando il telefono, si uccide una piantina virtuale.

Leggi qui l’altro articolo ispirato da un testo di Eyal:

 

La creative pen display per lo smart working e l’educazione a distanza

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