Le Storie su LinkedIn: sono davvero utili?

LinkedIn è in continua evoluzione. Dopo aver introdotto gli “hashtag” e le “reaction” (la possibilità di esprimere il proprio stato d’animo nei post) negli ultimi 2 anni, LinkedIn qualche mese fa ha lanciato un’altra funzionalità piuttosto attesa: le “Stories” che tanto spopolano negli altri social network.

Il precedente di Student Voices

Già nel 2018 LinkedIn aveva sperimentato una funzione simile permettendo agli studenti americani di pubblicare esclusivamente dei brevi video con la funzione “Student Voices”: una speciale playlist che rimaneva nella parte alta del feed per una settimana.

L’obiettivo era quello di creare uno spazio riservato agli studenti dove condividere le attività accademiche svolte, i progetti seguiti e la vita da campus. Nonostante il successo iniziale, la funzione è rimasta confinata agli Stati Uniti e al solo ambito scolastico. L’aggiunta era particolarmente interessante perché permetteva agli studenti di arricchire il proprio profilo Linkedin personale con tutte le esperienze accademiche svolte, i progetti seguiti durante il percorso di studi e così via: Student Voices introduceva un modo alternativo per proporre tutte quelle attività/voci che solitamente compongono un normale Curriculum Vitae. Il video restava sopra il feed di ogni utente per una settimana intera. Nonostante il successo e il feedback positivo raccolto dagli studenti americani, alla fine il team di LinkedIn decise di non pubblicare ufficialmente questa funzione, almeno fino all’introduzione delle attese Stories negli ultimi mesi.

LinkedIn come Instagram?

L’introduzione nel 2017 delle Storie in Instagram ha fatto registrare dei numeri clamorosi: in pochi mesi gli utenti attivi avevano superato quota 375 milioni, stimolando l’interazione e la conversazione tra gli utenti su argomenti/temi di comune interesse. Il 2020 ha visto l’introduzione delle tanto attese Stories, o Storie, anche su LinkedIn (qui le FAQ sulle Storie dal sito di LinkedIn): una funzione annunciata in pompa magna dai vertici della società. Dopo averle testate internamente per parecchio tempo, le attesissime Stories sono state aggiunte alla piattaforma. Vediamo come funzionano e cosa si può fare.

Stories orientate al business

Pur essendo molto simili alle celebri Instagram Stories, quelle di LinkedIn hanno tutte le potenzialità per rivelarsi uno strumento di marketing molto potente, oltre a essere un modo diretto per entrare in contatto con il proprio pubblico di riferimento. Le Stories sono viste dalla stessa LinkedIn come una naturale evoluzione della connettività tra colleghi di lavori, come uno strumento per creare nuove conversazioni e relazioni. Domanda: cosa possiamo condividere nelle Stories?

La risposta è “di tutto di più”: dagli annunci su nuovi prodotti o aggiornamenti aziendali in tempo reale fino alle sessioni AMA (Ask Me Anything, che puoi tradurre letteralmente come “Chiedimi qualsiasi cosa”) con il CEO dell’azienda, senza dimenticare sondaggi, suggerimenti e divulgazione su argomenti specifici forniti da esperti altro ancora.

Chi punta su LinkedIn ha un approccio orientato al business, ed è sempre alla ricerca di nuove opportunità di lavoro e di contenuti di qualità. Per questo motivo le LinkedIn Stories hanno più probabilità di ottenere una partecipazione/interazione maggiore rispetto a quelle pubblicate su Instagram.

Con questa funzione gli utenti possono finalmente condividere alcuni momenti della propria esperienza lavorativa in modo creativo e autentico, allo scopo di migliorare le relazioni e interazioni con gli altri membri. Una specie di racconto virtuale della propria giornata lavorativa, un modo intelligente per rendere ancora più appetibile il proprio profilo social e aumentare il tempo medio di permanenza dei membri sulla piattaforma. Stories ha anche un altro scopo, quello di attirare le nuove generazioni che comunicano e pensano in modo diverso rispetto alla maggior parte dei normali fruitori di LinkedIn.

20 secondi di magia

La formula magica è quella già vista su altri social network come Instagram e Snapchat: le Stories (sono disponibili “solo” nella versione mobile per ora) non sono altro che foto o video della durata massima di 20 secondi che scompaiono dal feed dopo una giornata (24 ore). Chiaramente è possibile aggiungere alla nostra creazione dei brevi testi o delle GIF, oltre agli immancabili tag con cui menzionare gli utenti (tramite la classica @) e agli adesivi, un modo semplice per interagire con gli altri in modo diretto e informale.

Inizialmente disponibile in Brasile, Australia, Emirati Arabi, Francia, Canada, India, USA, Brasile, Paesi Bassi e negli Emirati Arabi Uniti, da ottobre 2020 è approdata anche in Italia. Per ora non è ancora possibile sfruttare/integrare le funzionalità di advertising che potrebbero dare ulteriore impulso al successo delle Stories: gli annunci pubblicitari tra un contenuto e l’altro potrebbero cambiare il modo di fruizione di LinkedIn.

Adattare il proprio video al formato delle Stories

Il formato Stories è molto diffuso e ha buone potenzialità per funzionare anche nell’ecosistema di LinkedIn. Sarà sicuramente interessante vedere come questa funzione verrà usata dagli utenti per valorizzare il proprio lavoro e, soprattutto, come LinkedIn riuscirà a differenziarsi dagli altri concorrenti.

Le potenzialità di questa nuova feature sono tante, così come i pericoli: il timore che possa essere usata per ragioni non professionali esiste. Come sempre dipende dall’uso che se ne fa: lo spam su Stories potrebbe divenire realtà in breve tempo. La nuova funzione permette la creazione di contenuti sia per i profili individuali sia per gli amministratori di pagine su Linkedin. Le Stories per ora sono esclusiva della versione mobile di LinkedIn e si possono visualizzare anche quelle create dai profili con cui si è in contatto o dalle pagine che si seguono.

I creatori delle Storie (profili o pagine) appaiono con una cornice circolare nella parte superiore della home, un po’ come succede solitamente in Instagram. La lunghezza massima dei video che si possono caricare è attualmente limitata alla durata di 20 secondi, mentre le Storie sono visibili per 24 ore, anche se gli utenti possono salvare dei frame per vederle successivamente. La condivisione può avvenire attraverso messaggi privati: si possono inoltre inviare messaggi direttamente dal singolo frame, a patto che quest’ultimo sia un collegamento di primo grado, ossia una persona con cui siamo in contatto direttamente perché ha accettato il nostro invito o perché ha accettato il nostro (compare un’icona sopra il nome sul profilo).

Attualmente non è possibile inviare messaggi a una pagina LinkedIn attraverso Stories, però chi crea un video può vedere i profili che hanno visualizzato il contenuto, a patto che non abbiano cambiato le opzioni di visualizzazione nelle proprie impostazioni. È importante ricordare come una Stories non possa essere modificata una volta pubblicata: in tal caso sarà necessario cancellarla e ricominciare da zero.

Come creare Stories vincenti

Questa nuova aggiunta ha delle grandi potenzialità e se sfruttata a dovere può avere un impatto enorme nelle campagne di digital recruiting che si svolgono abitualmente su Linkedin. Per produrre delle Stories efficaci non dobbiamo essere degli influencer navigati o dei videomaker mancati: dobbiamo semplicemente seguire una serie di regole/accorgimenti. Innanzitutto, anche se siamo in una fase “sperimentale” può essere un bel vantaggio imparare a sfruttare le Stories, soprattutto se in futuro si potranno inserire gli annunci pubblicitari.

La prima cosa da fare è realizzare dei contenuti (video, immagini, testi) che siamo facilmente assimilabili da tutti, sia da un possibile candidato, sia dai follower della nostra azienda. In marketing si parla di “snackable content” per indicare quei contenuti “facili da digerire”: dobbiamo creare dei video che ben si adattino a questo formato. Sembra una cosa facile ma richiede molto studio e altrettanta preparazione: l’improvvisazione è apprezzata e caldeggiata negli altri social network, in LinkedIn assolutamente no.

Condividere la vita lavorativa

La condivisione di video di momenti particolari può rivelarsi un’idea vincente: 20 secondi dedicati a eventi speciali come premiazioni e riconoscimenti (evitando di essere troppo autoreferenziali) o a quello che succede in ufficio possono essere la strada vincente per valorizzare il proprio brand e la propria azienda e rendere partecipi i follower. È anche un buon modo per farsi conoscere e migliorare la propria posizione e visibilità all’interno e all’esterno della propria azienda.

Un utilizzo intelligente di Stories è quello di usarle per raccontare un’opportunità di lavoro: può essere una mossa intelligente integrare al video una job description con tutte le caratteristiche più importanti di una determinata posizione che si è resa disponibile. In questo modo si potrebbero attirare potenziali candidati e allo stesso tempo fornire preziose informazioni sulla cultura aziendale a chi visualizza i nostri contenuti. Per condividere i nostri contenuti in modo ottimale possiamo sfruttare anche la “Domanda del giorno”, ovvero l’opzione che permette di inserire una domanda a cui gli utenti che hanno visualizzato la storia possono rispondere.

È importante seguire i profili con più follower

Sembra scontato ma non lo è: per sfruttare in modo adeguato le Stories è importante dare un’occhiata ai profili più seguiti in LinkedIn. Chi ha più follower solitamente trasmette sensazioni quali autorevolezza e leadership: due requisiti che ben si sposano con la mentalità imprenditoriale. Quindi studiamo con attenzione quello che propongono i profili più seguiti e apprezzati e ispiriamoci a loro nel produrre i primi contenuti.

Un’altra idea interessante può essere quella di creare una FAQ, una sezione “Domande e Risposte” in formato interattivo. In questo modo è possibile dare informazioni ai candidati sul processo di selezione, sui percorsi di carriera, sulle figure ricercate, oltre che sull’azienda in generale. L’introduzione di un semplice countdown può aiutare non poco le nostre Stories: che sia per l’apertura di una nuova posizione in azienda, per il lancio di un contest o di una campagna social, il conto alla rovescia è uno strumento per condividere in modo divertente e vincente i nostri contenuti.

Trasformiamo LinkedIn in uno spettacolare videoblog

I brevi aggiornamenti sono perfetti per le Stories su LinkedIn: che siano eventi dal vivo o direttamente dal proprio ufficio, i racconti in tempo reale si adattano perfettamente a questa funzione. Un’altra opportunità è quella di trasformare il tradizionale blog di LinkedIn in un videoblog grazie a Stories. Per farlo basta trasformare il video e i post in una guida passo a passo.

Come funziona l’app di LinkedIn

Le LinkedIn Stories al momento possono essere condivise esclusivamente dall’app mobile di LinkedIn utilizzando la versione più aggiornata. Per attivare la feature basterà cliccare in alto sul simbolo “+” che si trova sulla foto del proprio profilo.

Come accade per gli altri social network, è possibile condividere le foto o i video realizzati al momento oppure selezionarne alcuni dalle gallerie del proprio smartphone. Una volta pubblicate le proprie storie su LinkedIn, queste non possono essere più modificate. Le Stories possono anche essere pubblicate sulle pagine aziendali: gli amministratori hanno a disposizione la stessa opzione che compare sul proprio profilo. Cliccando sui tre puntini presenti nella parte alta a destra possiamo effettuare il salvataggio della storia sul nostro smartphone, cancellarla o inviarla tramite messaggio privato ai nostri collegamenti di primo grado. Una volta pubblicata, in basso a sinistra comparirà la voce “Chiunque”: in questo modo i nostri collegamenti potranno – a loro volta – condividere le storie con i loro collegamenti e così via.

Una serie di consigli tecnici per creare video

Linkedin Stories presenta alcune caratteristiche interessanti, alcune conosciute altre un po’ meno. I video, come detto, possono durare al massimo 20 secondi. Il formato supportato è il classico MP4 (la risoluzione massima è limitata a 1920×1080 in 16:9), mentre per le immagini si parla di .jpg e .png. È stata aggiunta la possibilità di silenziare i video mentre al creatore delle storie si possono inviare anche delle reaction oltre ai soliti messaggi privati. Nelle impostazioni del nostro profilo cliccando su “Opzioni di visualizzazione della storia” possiamo scegliere di essere visibili oppure di rimanere in modalità privata. A meno che un utente non imposti la modalità privata, i creatori della storia potranno avere accesso a un certo numero di dati: nello specifico, al numero di visualizzazioni e all’identità dei profili che hanno visualizzato la storia.

Le Stories sono davvero utili?

Le attese Stories hanno una certa rilevanza anche in una piattaforma come LinkedIn, da sempre orientata verso il business e la mentalità imprenditoriale e che ha fatto della serietà il suo mantra. È difficile dare una risposta esaustiva a questa domanda in questo particolare momento storico: siamo curiosi di scoprire come gli utenti sfrutteranno questo prezioso strumento che avvicina LinkedIn sempre di più ai più spensierati Instagram, Snapchat e compagnia bella. Un avvicinamento che ha spaventato molti utenti che temono che la piattaforma si stia snaturando o perdendo di vista la sua mission iniziale. Le Stories sono uno strumento in più che gli utenti hanno a disposizione per far crescere l’engagement e la propria rete di contatti. Non resta che attendere con fiducia.

Il corso sull’uso strategico di LinkedIn

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Cercare lavoro online [intervista a SeiLaTV del 14 gennaio 2021]

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Il 14 gennaio 2021 sono stato ospite della trasmissione “Pomeriggio 216” di SeiLaTV per parlare della ricerca del lavoro online. In particolare abbiamo affrontato i temi del corretto posizionamento, della reputazione digitale e i social, della ricerca ai tempo degli ATS (i sistemi di recruiting automation), delle truffe e altro ancora. Puoi rivedere l’intervista, della durata di 14 minuti, qui:

Guarda qui un’intervista a Sei La TV del 2020:

La tecnologia in famiglia: intervista a Rai Radio 1 (Formato Famiglia) del 12 gennaio 2021

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Il 12 gennaio 2021 sono stato intervistato, in diretta su Rai Radio 1, nella trasmissione “Formato famiglia” condotta da Diana Alessandrini e Savino Zaba.
Abbiamo parlato di due argomenti a partire dai miei due libri “Manuale per genitori di nativi digitali” e “Sharenting“:

  • l’uso consapevole della tecnologia in famiglia;
  • genitori che condividono troppo.

Qui puoi sentire l’intervista integrale della durata di 10 minuti:

Per altre interviste radio:

Precommitment e indistraibilità: un libro e tre app

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Nell’Odissea di Omero, la maga Circe consiglia a Ulisse e alla sua ciurma di turarsi le orecchie con della cera in modo che non possano lasciarsi ammaliare dal canto delle sirene. Spinto dalla curiosità, l’eroe tappa le orecchie solo ai compagni e si fa legare all’albero della nave in modo da poter ascoltare la voce delle sirene pur essendo limitato nelle possibilità di azione.

Questo, in gergo, si chiama “precomitment“. Un esempio? Mettere del denaro nei fondi pensione per garantirsi una futura sicurezza finanziaria limitando le possibilità di estinzione del fondo con forti penali.

Di questo, e d’altro, si parla nell’interessante libro “Come diventare indistraibili” di Nir Eyal, già autore di “Hooked – Catturare i clienti” (del quale ho parlato nell’articolo “Perché i social network provocano dipendenza“). Il testo affronta il tema delle distrazioni digitali da molti punti di vista: per esempio teorico (perché non siamo mai soddisfatti) e pratico (come ricevere meno email).

A proposito di precommitment, nel testo Eyal cita tre applicazioni che possono aiutare a rendersi indistraibili. Eccole.

  1. Self control: blocca temporaneamente l’accesso a una serie di siti  Web e servizi che possono rappresentare una fonte di distrazione come i social oltre o la posta elettronica.
  2. Un’altra app simile a Self Control è Freedom: blocca potenziali distrazioni non solo sul computer ma anche sui dispositivi mobili. A differenza di Self Control non gira solo su prodotti Apple, ma esiste anche l’app per Android o l’estensione Chrome.
  3. La terza app è molto diversa: si chiama Forest. Aiuta a rimanere concentrati in modo molto originale: se ci si distrae, sbloccando il telefono, si uccide una piantina virtuale.

Leggi qui l’altro articolo ispirato da un testo di Eyal:

 

La creative pen display per lo smart working e l’educazione a distanza

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Come progettare un logo con un servizio gratuito online

Ci sono molti strumenti per creare logo disponibili su Internet. Tuttavia, non tutti sono considerati i migliori per la progettazione di loghi per le aziende. Un logo aziendale dovrebbe essere unico e molto accattivante in modo da attirare clienti e pubblico potenziale. In questo post, ti parleremo dei migliori strumenti per la creazione di loghi che possono aiutarti nella progettazione di loghi gratuita e di prim’ordine. 

La progettazione di loghi non è un lavoro facile e se ottieni servizi da un designer professionista, ti può costare fino a migliaia di dollari. L’uso di strumenti per la creazione di loghi è diventato obbligatorio per le piccole imprese e per le grandi imprese. Il motivo è che questi strumenti ti offrono l’opportunità di spiegare i tuoi obiettivi e la tua missione nel logo da solo!

Nessuno conosce il tuo marchio meglio di te e, con gli strumenti per la creazione di loghi, puoi creare il logo perfetto per la tua attività.

LogoMaker.net 

Questo sito Web per laloghi è uno dei servizi designati che puoi trovare online. Questo è un designer di logo gratuito, ma puoi ottenere i suoi servizi completi solo se sei registrato al sito web. Puoi registrarti facilmente con questo strumento per la creazione di loghi dal tuo account Google. La registrazione richiede appena due minuti, dopodiché puoi usufruire di servizi illimitati sul sito web. Questo strumento design logo gratis ha dozzine di categorie di attività tra cui puoi selezionare quella che riguarda il tuo marchio. In ogni categoria troverai più di centinaia di modelli di design. Puoi modificare il modello più adatto alla tua attività. La dashboard dello strumento ha molte funzionalità avanzate con le quali puoi creare un logo accattivante!

Logo Maker di Tailor Brands 

Lo strumento di creazione del logo di tailor brands è un altro strumento di sito Web online che consente di creare i loghi perfetti per un’azienda. L’intelligenza artificiale è alla base di questo strumento per la creazione di loghi e questo è il motivo per cui i risultati che ottiene sono più attraenti e unici. Lo strumento per la creazione di loghi ti farebbe domande diverse sul tuo marchio, incluso il nome, il tipo di attività a cui ti rivolgi, i prodotti che offri, il tuo slogan e il tuo obiettivo finale. Le tue risposte sarebbero la base dei modelli di logo che lo strumento creerebbe per te. È possibile utilizzare questi modelli di design e modificarli per una migliore personalizzazione. Puoi creare i loghi più accattivanti per la tua attività in meno di pochi minuti.

Hatchful Logo Maker

Lo creazione diHatchful strumento per lalogoè un altro servizio di progettazione affidabile che consente di creare modelli di progettazione gratuiti. L’intelligenza artificiale alimenta anche lo strumento per la creazione didi Hatchful loghie ti verranno poste domande sul tuo marchio e sulla tua attività dallo strumento. In base alle tue risposte, verranno creati nuovi modelli per la tua attività. Puoi generare non solo uno, ma uno stock completo di design del logo da cui puoi selezionare quello perfetto per te. Puoi facilmente scaricare il logo in qualsiasi formato desideri. 

Ucraft Logo Maker 

Lo strumento Logo maker di Ucraft è un servizio più maneggevole e facile da usare. Avrai molti strumenti di progettazione che ti consentiranno di creare un logo personalizzato per il tuo marchio. Questo sito Web per la creazione di loghi online può aiutarti a creare loghi senza alcuna precedente esperienza o capacità di progettazione. Avresti un sacco di icone, simboli, forme e colori con cui puoi giocare per creare il design finale. Questo strumento per la creazione di loghi è considerato il migliore se si desidera creare un design del logo scalabile e anche questo gratuitamente. Questo strumento per la creazione di loghi offre anche un pacchetto a pagamento che consente di ottenere ampie opzioni e funzionalità!

Logo Makrcreazione di

Questo strumento per laloghi ha strumenti e opzioni leggermente più sofisticati che ti consentono di creare design di logo amichevoli gratuitamente. Lo strumento offre elementi di progettazione di base per utenti che non hanno esperienza precedente nella progettazione di loghi e quelli complicati per designer professionisti che possono gestirli gratuitamente. Un logo consiste nel mettere tutti gli elementi al posto giusto e nella loro perfetta capacità. Questo sito Web di designer di loghi può insegnarti come disporre icone ed elementi adatti in un logo in modo da poter mettere insieme un design preciso davanti al tuo pubblico. Puoi anche scaricare o salvare i design del logo finale in un formato scalabile con questo sito web.

Design Hill Logo Makerdesign Hill

Lo strumento di creazione del logopuò aiutarti a progettare loghi per tutti i tipi di marchi e aziende. Troverai la categoria che si adatta a ogni sito Web e attività su questo sito. Devi inserire il nome della tua attività e selezionare la categoria in cui rientra la tua attività. Lo strumento ti fornirà i migliori modelli pertinenti in meno di pochi secondi. Questo creatore di logo ha sia versioni gratuite che a pagamento, e spetta a te selezionare quella più adatta alle tue esigenze!

Shield: la app per l’employee advocacy su LinkedIn [StartUp News]

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[Questo articolo è stato pubblicato su StartUp News il 18 dicembre 2020]

Lavorando con LinkedIn mi capita sovente di imbattermi in applicazioni o servizi di terze parti che promettono di ampliare le potenzialità del social professionale di Microsoft o di sfruttarne i dati. Una di queste mi ha particolarmente colpito: si chiama Shield. Per presentarla ho intervistato Filippo Piras, Growth Marketing Manager di Shield.

Da quale esigenza nasce Shield?

Shield nasce dall’esigenza di misurare e riportare le statistiche dei contenuti LinkedIn per uno o più profili personali aggregati. Alex ed Andreas, rispettivamente CEO and CTO, prima di fondare Shield lavoravano assieme per una azienda di consulenza locale chiamata Agile Squad. Essi lavoravano con brand scandinavi come BCG Nordics e Danske Bank. Andreas ed Alex notarono la mancanza di una soluzione in grado di aggregare statistiche di contenuti su illimitati profili personali su LinkedIn per programmi di Employer Branding e Employee advocacy. Dopo aver notato questo gap decisero di chiudere Agile Squad e sviluppare un prodotto per colmare questa mancanza. Dopo circa un anno di product development, Alex e Andreas fondarono Shield.

Come funziona, in pratica, e a chi potrebbe servire?

Shield propone sia un piano per B2C che per B2B. Singoli utenti LinkedIn, Agenzie PR, Agenzie di digital Marketing, PMI e grandi imprese utilizzano Shield per misurare l’impatto dei loro contenuti organici, massimizzare la loro reach e aggregare contenuti statistici su più profili personali attraverso una dashboard. Shield raccoglie questi dati attraverso il proprio API che comunica con l’API di LinkedIn durante il processo di onboarding.

Quanta intelligenza artificiale usate e quanta prevedete ce ne sarà in futuro?

Al momento Shield è una piattaforma puramente descrittiva e di monitoraggio di statistiche dei contenuti condivisi da profili personali. Shield ha più di 5000 utenti attivi. Attraverso i dati raccolti dai nostri user, Il piano per il 2021 e per i prossimi anni è di educare la piattaforma e aggiungere sempre più intelligenza artificiale. Tutto ciò al fine di fornire maggiori insight sull’engagement dell’audience di ciascun membro LinkedIn e ciascun brand.

“Computer anche no”: la mia intervista per Wired (dicembre 2020)

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Nel numero invernale di Wired il giornalista Antonio Dini mi ha intervistato sulla mia attività di educatore digitale nelle scuole:

La giornata di un formatore comincia con una lezione-conferenza in una scuola della provincia milanese. Siamo in tempi pre-Covid, quando ancora ci si poteva frequentare di persona. Gianluigi Bonanomi va alla lavagna, prende il pennarello cancellabile e chiede agli studenti: quali app social avete sul vostro smartphone?
È un crescendo. «In media», dice, «in una classe di 25 ragazzi possono venire fuori anche 34 applicazioni diverse. Dai soliti
noti, come TikTok e Instagram, alle più particolari, fino a quelle mai sentite, roba semisconosciuta agli over 20». La lista, dunque, è lunga: alcune sono tool per i videogiocatori come Discord, altre sono social peer-to-peer tipo Mastodon. ThisCrush, invece, permette di confessare in modo anonimo la cotta per il compagno di banco; Tellonym, nata dalle ceneri di Ask.fm (piattaforma web bruciata dalle app mobili), è basata sullo stesso concetto: tell anonymously, diglielo di nascosto. «Alcuni di questi ragazzi non sapranno mai creare un documento Word e inviarlo con una mail da Outlook», dice Bonanomi, «anche perché spesso non hanno o non usano il pc. Ma sono campioni di un altro sport, per così dire. Sono nati sullo smartphone e cercano di restarci il più possibile».