Semiomatica: quando la semiotica incontra il prompt

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Che cosa succede quando a scambiarsi un messaggio carico di senso non sono due persone, ma un umano e una macchina, o addirittura due macchine tra loro? È la domanda che attraversa Generative AI Semiomatics. Come i prompt disegnano nuovi mondi, il saggio di Sebastiano Paolo Lampignano che non potevo non leggere. Lampignano è Innovation & People Director di Consulthink SpA, società del gruppo Lutech, oltre che studioso di semiotica: una combinazione rara, e infatti il libro non assomiglia a nessun altro manuale di prompt engineering che mi sia capitato di leggere.

Semiomatica: un neologismo che non è un vezzo accademico

Si parte dal titolo, all’apparenza criptico: che cosa diavolo è la “semiomatics”, in italiano “semiomatica”? Se la semiotica, come insegnava Umberto Eco, è la disciplina che studia i segni e il modo in cui questi producono senso, Lampignano si chiede che cosa accada quando ad attribuire senso ai segni non è più un umano. Boom, verrebbe da dire.

«Due entità non umane, con esplicito riferimento ad algoritmi, umanoidi o simili, quando entrano in relazione verbale (scritta, parlata o tramite protocolli) potrebbero invalidare il significato di senso, così come lo abbiamo definito e conosciuto?»

La semiotica incontra l’informatica e nasce la semiomatica. Il concetto di senso passa da token, pesi, calcoli statistici, embedding, decoding: tutto materiale computazionale, eppure Lampignano non perde mai di vista un punto fermo, cioè che gli algoritmi difettano della percezione del sé, perché il corpo resta il luogo originario dell’esperienza. È una precisazione che salva il libro da ogni tentazione di antropomorfismo ingenuo nei confronti dei modelli linguistici.

Il prompt come mediatore linguistico-culturale

Nell’interazione uomo-LLM, il ruolo chiave lo gioca il prompt, descritto come un vero e proprio mediatore linguistico-culturale. Ed è qui che il contributo del semiologo si fa più interessante, perché Lampignano importa nel prompt design una distinzione classica della linguistica: quella tra tema e rema.

Il tema, cioè “di che cosa si parla”, è ciò che permette di agganciare l’enunciato, la richiesta rivolta al modello, al contesto esterno o interno. Il rema, cioè “che cosa si dice su quel tema”, rappresenta invece il contributo informativo effettivo di chi scrive il prompt. In inglese la coppia diventa topic e comment, e saperla integrare consapevolmente nel prompt design comporta potenzialità e benefici concreti.

Perché la struttura tema-rema funziona

Usare un tema ben definito all’inizio del prompt aiuta a creare un contesto chiaro per l’intelligenza artificiale, riducendo il rischio di fraintendimenti: è, in sostanza, un’operazione di disambiguazione. Il rema, invece, è la parte che definisce che cosa si vuole ottenere davvero: il compito, l’output, lo stile, il formato. Un prompt costruito secondo questo schema segue una struttura informativa che rispecchia i principi della comunicazione umana, prima l’ancoraggio al contesto e poi la novità, cioè la richiesta vera e propria. Non è un dettaglio stilistico: è la differenza tra un prompt che il modello interpreta correttamente al primo colpo e uno che genera fraintendimenti e iterazioni inutili.

Il role prompting non è morto

Un altro merito del libro, nella parte dedicata alla panoramica delle tecniche di prompting, è ribadire l’importanza del role prompting, o role playing prompting, una tecnica spesso messa in discussione nell’era del context engineering. Lampignano la rimette al centro, ricordando che assegnare un ruolo al modello resta uno strumento potente per orientare tono, competenze e prospettiva della risposta, non un vezzo superato dalle tecniche più recenti.

Perché il prompt engineering ha bisogno delle scienze umanistiche

Questa “semiomatica” non è un vezzo accademico né un tecnicismo sterile: è la dimostrazione pratica di un fatto ineluttabile, cioè che l’ingegneria del prompt ha un disperato bisogno di scienze umanistiche. Quando dialoghiamo con un LLM non stiamo compilando righe di codice, stiamo negoziando senso. Chi l’avrebbe mai detto che le vecchie lezioni di linguistica ci avrebbero salvato la vita davanti all’interfaccia di un chatbot?

Lampignano restituisce una verità profondamente pragmatica: prima di smanettare con i parametri o impazzire sui pesi statistici, dobbiamo reimparare a strutturare il pensiero. E magari rileggere Umberto Eco.

Dove trovare il libro

Copertina del libro Generative AI Semiomatics di Sebastiano Paolo Lampignano

Generative AI Semiomatics. Come i prompt disegnano nuovi mondi è pubblicato da Dario Flaccovio Editore (144 pagine) ed è disponibile anche su Amazon. Per approfondire il lavoro dell’autore, si può consultare anche la sezione news di Consulthink, dove Lampignano scrive regolarmente di innovazione e intelligenza artificiale.

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