L’AI generativa è uno dei temi più richiesti negli eventi aziendali, ma non basta “parlare di ChatGPT” per creare un momento utile. Una convention funziona quando il pubblico capisce perché quel tema lo riguarda, vede esempi concreti e torna al lavoro con domande migliori.

Per portare l’AI generativa in una convention aziendale si possono usare format diversi: keynote ispirazionali, demo live, speech pratici, tavole rotonde, Q&A guidati, sessioni per manager, interventi per la forza vendita o momenti pensati per clienti e partner. La scelta dipende dal pubblico, dagli obiettivi dell’evento e dal livello di maturità digitale dell’organizzazione.

Di seguito trovi 10 format adatti a convention, meeting commerciali, eventi HR, assemblee associative e incontri aziendali dedicati all’intelligenza artificiale.


1. Keynote ispirazionale: capire perché l’AI cambia il lavoro

Il keynote è il format più adatto per aprire una convention aziendale e creare una cornice comune. Serve a rispondere a una domanda semplice: perché l’AI generativa riguarda tutti, non solo tecnici, informatici o innovatori?

Un buon keynote sull’AI generativa dovrebbe alternare visione, esempi e impatto concreto sul lavoro quotidiano. Non deve diventare una lezione tecnica, ma nemmeno limitarsi a slogan sul futuro.

Quando usarlo: apertura convention, evento corporate, kick-off annuale, meeting di direzione.

Pubblico ideale: manager, dipendenti, imprenditori, reti commerciali, associazioni di categoria.

Obiettivo: creare consapevolezza e allineare tutti sul perché l’AI è un tema strategico.


2. Demo live: vedere ChatGPT e gli strumenti AI in azione

La demo live è uno dei format più efficaci per trasformare l’AI generativa da concetto astratto a esperienza concreta. Il relatore mostra in tempo reale come usare ChatGPT, Gemini, Copilot o altri strumenti per svolgere attività reali: scrivere, riassumere, analizzare, generare idee, preparare documenti, creare presentazioni o simulare scenari.

La demo funziona perché elimina due estremi: la paura dell’AI come minaccia incomprensibile e l’entusiasmo superficiale da “bacchetta magica”.

Quando usarla: eventi pratici, convention interne, meeting operativi, incontri con team marketing, HR o vendite.

Pubblico ideale: persone che vogliono capire cosa si può fare davvero con l’AI.

Obiettivo: mostrare casi d’uso concreti e immediatamente riconoscibili.


3. Speech AI per convention aziendale

Lo speech è il format più flessibile: può durare 30, 45 o 60 minuti e può essere costruito su misura in base al pubblico. In una convention aziendale, uno speech sull’AI generativa può affrontare temi come ChatGPT, prompt engineering, produttività, rischi, privacy, creatività, futuro del lavoro e competenze digitali.

Rispetto a un keynote più ispirazionale, lo speech può essere più operativo e vicino ai problemi quotidiani delle persone.

Quando usarlo: convention aziendale, meeting annuale, evento interno, giornata formativa.

Pubblico ideale: team trasversali, dipendenti, manager, professionisti, associati.

Obiettivo: dare una panoramica chiara e concreta sull’AI generativa applicata al lavoro.

Per un intervento costruito su questo taglio, puoi approfondire la pagina dedicata allo speech AI per convention aziendale.


4. Q&A guidato: rispondere alle domande vere del pubblico

Il Q&A guidato funziona bene quando il pubblico ha già sentito parlare di AI, ma ha dubbi pratici: posso usare ChatGPT con dati aziendali? Quali lavori cambieranno? Come evitare errori? Quali strumenti scegliere? Come scrivere prompt migliori?

In questo format, il relatore raccoglie domande prima o durante l’evento e le organizza in blocchi tematici. Il risultato è un momento molto partecipativo, utile soprattutto per far emergere paure, obiezioni e aspettative.

Quando usarlo: dopo un keynote, in eventi HR, in convention con pubblico eterogeneo.

Pubblico ideale: dipendenti, manager, professionisti, associati, clienti.

Obiettivo: trasformare dubbi e resistenze in conversazione guidata.


5. Tavola rotonda: AI, lavoro e strategia aziendale

La tavola rotonda è ideale quando l’azienda vuole trattare l’AI generativa come tema strategico, non solo tecnologico. Può coinvolgere direzione, HR, IT, marketing, legal, consulenti esterni o clienti.

Il valore della tavola rotonda sta nel confronto tra punti di vista diversi: opportunità, rischi, competenze, governance, processi, impatto sui ruoli.

Quando usarla: convention manageriali, eventi associativi, incontri con clienti, forum interni.

Pubblico ideale: dirigenti, imprenditori, responsabili funzione, stakeholder.

Obiettivo: posizionare l’AI come tema di trasformazione organizzativa.


6. Format per manager: decidere dove e come usare l’AI

Un modulo per manager deve essere meno spettacolare e più decisionale. Il punto non è mostrare “cosa fa ChatGPT”, ma aiutare chi guida team e processi a capire dove l’AI può creare valore.

Temi utili: produttività, delega, qualità del lavoro, rischi, dati, policy interne, formazione, scelta degli strumenti, competenze da sviluppare nei team.

Quando usarlo: convention direzionale, meeting manageriale, offsite, leadership meeting.

Pubblico ideale: CEO, imprenditori, direttori, responsabili HR, responsabili marketing, sales manager.

Obiettivo: aiutare il management a passare dalla curiosità alla roadmap.


7. Format per la forza vendita: usare l’AI per vendere meglio

L’AI generativa può aiutare la forza vendita in molte attività: preparare email, sintetizzare informazioni su clienti e prospect, costruire script, gestire obiezioni, creare follow-up, personalizzare messaggi e simulare conversazioni.

Un intervento per commerciali deve essere molto pratico. Meglio partire da situazioni reali: una trattativa, una visita cliente, una telefonata, una proposta commerciale, un follow-up dopo un evento.

Quando usarlo: sales meeting, convention rete vendita, kick-off commerciale.

Pubblico ideale: venditori, agenti, account manager, sales director, reti distributive.

Obiettivo: mostrare come l’AI può migliorare preparazione, personalizzazione e velocità commerciale.


8. Format per clienti e partner: raccontare l’AI senza spaventarli

In molti eventi aziendali il pubblico non è interno, ma composto da clienti, prospect, partner o membri di una community. In questi casi l’AI generativa va raccontata con equilibrio: abbastanza concreta da essere utile, abbastanza accessibile da non escludere nessuno.

Il taglio migliore è spesso educativo: cosa sta cambiando, quali opportunità si aprono, quali errori evitare, come iniziare in modo responsabile.

Quando usarlo: eventi clienti, roadshow, open day, incontri partner, eventi di settore.

Pubblico ideale: clienti B2B, prospect, imprenditori, community professionali.

Obiettivo: associare il brand aziendale a competenza, innovazione e utilità concreta.


9. Workshop breve: dal palco all’esercizio pratico

Un workshop breve può durare 60-90 minuti e trasformare lo speech in esperienza. Dopo una prima parte introduttiva, il pubblico lavora su esempi guidati: scrivere un prompt, migliorare una comunicazione, creare una checklist, analizzare un caso, preparare un piano d’azione.

È un format più impegnativo da organizzare, ma molto efficace quando l’obiettivo è far provare l’AI, non solo parlarne.

Quando usarlo: eventi interni, sessioni parallele, convention con gruppi di lavoro.

Pubblico ideale: team operativi, manager, professionisti, gruppi omogenei.

Obiettivo: far uscire i partecipanti con una prima esperienza pratica.


10. Apertura evento con provocazione: AI, paure e futuro del lavoro

Una convention può iniziare con una domanda forte: l’AI ci sostituirà? Useremo tutti assistenti artificiali? Cosa resterà umano nel lavoro? Come cambiano competenze, creatività e decisioni?

Questo format funziona quando si vuole catturare subito l’attenzione e aprire una conversazione. La provocazione, però, deve poi atterrare su esempi concreti: strumenti, comportamenti, rischi reali, opportunità e competenze.

Quando usarlo: apertura di evento, convention annuale, evento HR, incontro culturale o associativo.

Pubblico ideale: platee ampie e miste, anche non tecniche.

Obiettivo: creare attenzione emotiva e poi portare il pubblico verso una comprensione pratica dell’AI.


Come scegliere il format giusto per un evento aziendale sull’AI

La scelta del format dipende da tre elementi: pubblico, obiettivo e tempo disponibile.

Obiettivo dell’evento Format consigliato
Ispirare e aprire una convention Keynote AI
Mostrare esempi concreti Demo live
Dare una panoramica pratica Speech AI
Gestire dubbi e paure Q&A guidato
Coinvolgere la direzione Tavola rotonda
Aiutare i manager a decidere Modulo manageriale
Supportare la rete vendita Format sales
Parlare a clienti e partner Talk divulgativo
Far provare gli strumenti Workshop breve
Catturare subito l’attenzione Apertura provocatoria

Per una platea ampia, il format migliore è spesso una combinazione: keynote iniziale, demo live e Q&A finale. Per un pubblico manageriale, meglio puntare su casi d’uso, rischi, governance e decisioni. Per una rete vendita, invece, servono esempi vicini al lavoro commerciale.


Errori da evitare in una convention aziendale sull’AI

Il primo errore è trattare l’AI generativa come una moda. Il pubblico ha già sentito parlare di ChatGPT: cerca orientamento, esempi e metodo.

Il secondo errore è usare troppi tecnicismi. In una convention aziendale non serve spiegare ogni dettaglio dei modelli linguistici, ma far capire come cambia il lavoro.

Il terzo errore è promettere troppo. L’AI non risolve ogni problema e non sostituisce competenze, esperienza e responsabilità. Uno speech efficace deve mostrare opportunità e limiti.

Il quarto errore è non personalizzare l’intervento. Una convention per manager, una rete vendita, un’associazione di categoria e un evento clienti hanno bisogni diversi.


FAQ: AI generativa e convention aziendali

Qual è il format migliore per parlare di AI generativa in una convention aziendale?

Il format migliore dipende dall’obiettivo. Per aprire l’evento funziona un keynote ispirazionale. Per rendere il tema concreto serve una demo live. Per coinvolgere il pubblico è utile un Q&A guidato. Per manager e direzione è meglio un format orientato a casi d’uso, rischi e decisioni.

Quanto deve durare uno speech sull’AI in una convention?

Uno speech sull’AI generativa può durare 30, 45 o 60 minuti. Per una convention aziendale, 45 minuti sono spesso il formato più equilibrato: abbastanza tempo per visione, esempi pratici e qualche domanda dal pubblico.

A chi è adatto uno speech AI in azienda?

Uno speech AI è adatto a manager, dipendenti, reti vendita, clienti, partner e associazioni professionali. Il contenuto va adattato al pubblico: più strategico per la direzione, più pratico per team operativi e commerciali.

Serve un pubblico tecnico per parlare di AI generativa?

No. Un buon intervento sull’AI generativa può essere pensato anche per un pubblico non tecnico. L’importante è usare esempi comprensibili, mostrare applicazioni concrete e collegare il tema al lavoro quotidiano.

Meglio keynote, workshop o tavola rotonda?

Il keynote serve a ispirare e creare una cornice comune. Il workshop serve a far provare gli strumenti. La tavola rotonda è utile quando si vuole discutere l’impatto dell’AI su strategia, competenze e organizzazione.


Vuoi portare l’AI generativa nella tua prossima convention?

Una convention aziendale sull’AI funziona quando il contenuto è costruito sul pubblico: manager, dipendenti, rete vendita, clienti, partner o associati hanno domande diverse e hanno bisogno di esempi diversi.

Se stai organizzando un evento e vuoi un intervento pratico, accessibile e su misura, puoi partire da queste due pagine:

Stai organizzando un evento aziendale, una convention o un meeting con i tuoi manager e vuoi portare sul palco uno speaker che parli di intelligenza artificiale in modo concreto, accessibile e coinvolgente? Ottima scelta. Ma prima o poi arriva la domanda che tutti fanno: quanto costa uno speech sull’intelligenza artificiale?

La risposta onesta è: dipende. Non da listini nascosti o da trattative opache, ma da una serie di fattori precisi che influenzano il costo del relatore AI e il valore complessivo dell’esperienza per il tuo pubblico. In questo articolo ti spiego esattamente cosa determina il cachet di uno speaker AI e come ottenere un preventivo su misura per il tuo evento.

Perché non esiste un listino fisso per uno speech sull’AI

Il mondo degli speech aziendali non funziona come un e-commerce. Un relatore esperto di intelligenza artificiale non vende “ore di palco” come se fossero prodotti a scaffale. Quello che vendi, e che acquisti, è un’esperienza progettata intorno al tuo pubblico, ai tuoi obiettivi e al contesto del tuo evento.

Per questo il costo di uno speech sull’AI si muove in una fascia indicativa che parte da 1.500 euro fino a 2.000 euro (IVA esclusa, spese di trasferta escluse), a seconda di come si configura la richiesta. Vediamo uno per uno i fattori che spostano l’ago.

I fattori che determinano il costo di uno speech sull’intelligenza artificiale

1. La durata dell’intervento

Un keynote da 20-30 minuti ha un impatto diverso rispetto a una sessione formativa da 60-90 minuti. Non si tratta solo di “stare sul palco più a lungo”: una sessione estesa richiede più contenuti, più esempi pratici, più interazione con il pubblico e una struttura narrativa più articolata. La durata è uno dei primi elementi da definire quando si costruisce un preventivo per uno speech AI aziendale.

2. Il livello di personalizzazione

Uno speech generico sull’intelligenza artificiale è una cosa. Uno speech costruito attorno al settore specifico dell’azienda — con esempi dal mondo manifatturiero, dal retail, dalla sanità, dalla finanza o dal B2B — è tutt’altra storia. La personalizzazione del contenuto richiede un lavoro di ricerca e progettazione preliminare che si riflette sul costo finale. Più il discorso è su misura, più sarà efficace — e più richiederà investimento.

3. Evento interno o convention con ospiti esterni

C’è differenza tra uno speech per un team interno di 30 persone durante un meeting mensile e una convention aperta con 300 partecipanti, partner, clienti o stakeholder istituzionali. Nel secondo caso, il livello di preparazione, la cura della comunicazione e il peso “pubblico” dell’intervento sono molto più alti. Il costo del relatore AI per eventi di grande visibilità riflette questa complessità.

4. La composizione e il livello del pubblico

Parlare a una platea di operativi è diverso dal parlare a un board di manager o a un gruppo di C-level. Il linguaggio, gli esempi, il livello di approfondimento tecnico e la capacità di rispondere a domande articolate cambiano radicalmente. Uno speaker AI esperto sa calibrare il contenuto sul pubblico — e questa capacità ha un valore preciso.

5. I materiali e il supporto visivo

Alcune richieste includono slide personalizzate con il brand dell’azienda, materiali da distribuire ai partecipanti, risorse digitali post-evento o una versione riadattata della presentazione per uso interno. Tutti questi elementi aggiungono lavoro al progetto e vanno considerati nella valutazione del preventivo per uno speech AI.

6. Il workshop collegato allo speech

Sempre più aziende scelgono di abbinare allo speech una sessione pratica: un workshop hands-on dove i partecipanti sperimentano direttamente strumenti di AI generativa, ChatGPT, Copilot o altri tool. Questa formula — speech + workshop — moltiplica il valore formativo dell’evento, ma richiede ovviamente una progettazione più ampia e un investimento proporzionalmente maggiore.

7. Le spese di trasferta

Le spese di viaggio e soggiorno sono sempre escluse dal cachet dello speaker AI e vengono gestite separatamente, a piè di lista. Per eventi in Lombardia o nelle principali città del nord Italia, i costi sono generalmente contenuti. Per eventi nel centro-sud o all’estero, è opportuno pianificare un budget specifico.

Quanto costa concretamente? La fascia di riferimento

Per uno speech professionale sull’intelligenza artificiale per eventi aziendali, il costo si colloca indicativamente tra 1.500 e 2.000 euro, in base alla tipologia di evento e al livello di personalizzazione richiesto. A questo si aggiungono le spese di trasferta, da concordare separatamente.

È un investimento — non una spesa. Un buono speech sull’AI porta risultati concreti: aumenta la consapevolezza del team, abbassa le resistenze al cambiamento, apre conversazioni strategiche e lascia ai partecipanti strumenti pratici che possono usare il giorno dopo. Il ritorno sull’investimento di un evento ben costruito si misura in motivazione, adozione degli strumenti e qualità delle decisioni.

Come ottenere un preventivo personalizzato

Ogni evento è diverso, e il modo migliore per capire quale soluzione fa per te è parlarne direttamente. Niente moduli complicati, niente attese infinite: ti rispondo in tempi rapidi con una proposta chiara e senza impegni.

Puoi scoprire di più sul mio approccio agli speech aziendali visitando la pagina dedicata, oppure contattarmi direttamente per raccontarmi il tuo evento e ricevere un preventivo su misura.

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Domande frequenti sul costo di uno speech AI

Il preventivo è gratuito?

Sì, assolutamente. Basta inviarmi un messaggio con le informazioni essenziali sull’evento (data, luogo, tipo di pubblico, durata prevista) e ti rispondo con una proposta concreta.

Si può negoziare il cachet per organizzazioni no-profit o enti pubblici?

In alcuni casi sì. Ogni situazione viene valutata singolarmente. L’importante è essere chiari fin dall’inizio sul contesto e sul budget disponibile.

È possibile combinare più date o eventi nella stessa trasferta?

Certamente. Se hai più eventi nello stesso territorio o in date vicine, possiamo costruire una proposta che ottimizza sia i costi di trasferta sia il contenuto degli interventi.

Lo speech può essere erogato anche online?

Sì. Gli speech in formato webinar o evento ibrido hanno una struttura leggermente diversa ma possono essere altrettanto efficaci. Il costo in questo caso è generalmente più contenuto, non essendoci spese di trasferta.

Hai altre domande? Scrivimi qui →

Gemini Notebook (ex NotebookLM) è lo strumento di intelligenza artificiale sviluppato da Google che consente di creare “quaderni intelligenti” alimentati dai propri documenti. A differenza dei chatbot generici, Gemini Notebook non inventa: risponde esclusivamente sulla base dei file che tu stesso gli fornisci. Per i professionisti del diritto e della contabilità — commercialisti, avvocati e notai — questo rappresenta una svolta concreta nel modo di lavorare con la documentazione tecnica e normativa.

Ma prima di parlare di produttività, bisogna affrontare il tema che più sta a cuore a questi professionisti: la privacy dei dati.

Gemini Notebook e la privacy: cosa sapere prima di iniziare

Il nodo centrale per qualsiasi professionista che gestisce dati sensibili di terzi è chiaro: posso caricare documenti riservati su uno strumento Google senza violare la normativa sulla protezione dei dati personali?

La risposta dipende da come si utilizza lo strumento e quale tipo di account si adotta.

La versione gratuita: attenzione ai rischi

Con un account Google personale gratuito, i contenuti caricati su Gemini Notebook potrebbero essere utilizzati da Google per migliorare i propri modelli di intelligenza artificiale (soprattutto se si richiede una revisione dei contenuti o si danno feedback). Questo rende la versione gratuita inadatta al trattamento di documenti contenenti dati personali di clienti, atti legali, bilanci o contratti riservati.

Google Workspace for Business e gli abbonamenti enterprise

La situazione cambia radicalmente con gli abbonamenti Google Workspace for Business (in particolare le versioni Business Starter, Business Standard, Business Plus ed Enterprise). In questi piani, Google garantisce esplicitamente che i dati dei clienti non vengono utilizzati per addestrare i modelli AI. I dati rimangono all’interno dell’organizzazione, con controlli di accesso, audit log e contratti DPA (Data Processing Agreement) conformi al GDPR.

Per i professionisti con partita IVA che già utilizzano Google Workspace per la propria attività, Gemini Notebook è quindi accessibile in modo sicuro attraverso l’account aziendale, senza costi aggiuntivi per i piani che lo includono.

La strategia della doppia protezione: anonimizzare i documenti

Anche con un abbonamento enterprise, la best practice consigliata è quella di anonimizzare i documenti prima di caricarli su qualsiasi strumento AI. Questo significa rimuovere o sostituire nomi, codici fiscali, partite IVA, indirizzi e qualsiasi dato che possa ricondurre a persone fisiche identificabili, prima che il documento venga elaborato dall’intelligenza artificiale.

Ho approfondito questo tema in un articolo dedicato: Come anonimizzare i documenti prima di darli in pasto all’AI. Trovi metodi pratici e strumenti per farlo in modo efficiente, senza perdere la sostanza informativa del documento.

Adottando questa doppia strategia — account enterprise + anonimizzazione preventiva — i professionisti possono sfruttare appieno le potenzialità di Gemini Notebook rimanendo nel pieno rispetto del GDPR e del Codice Deontologico di riferimento.

10 esempi concreti d’uso di Gemini Notebook per commercialisti, avvocati e notai

Vediamo ora come questi professionisti possono applicare Gemini Notebook nella pratica quotidiana. In tutti i casi, i documenti caricati devono essere previamente anonimizzati o utilizzati attraverso account enterprise con DPA attivo.

1. Analisi di contratti e clausole

Un avvocato può caricare uno o più contratti su Gemini Notebook e chiedere: “Ci sono clausole penalizzanti? Quali sono i termini di rescissione?” Lo strumento individua le sezioni pertinenti con citazione precisa della fonte, eliminando ore di lettura manuale. Particolarmente utile nell’analisi comparativa di più versioni dello stesso contratto o nei contratti in lingua straniera.

2. Ricerca normativa su testi di legge

Caricando i testi normativi rilevanti (es. il Testo Unico delle Imposte sui Redditi, il Codice Civile, la normativa IVA), un commercialista può interrogare Gemini Notebook con domande specifiche come “Quali sono le aliquote di ammortamento per i beni strumentali?” o “Come si applica la deducibilità delle spese di rappresentanza?” Le risposte includono sempre il riferimento all’articolo di legge pertinente.

3. Preparazione di pareri e memorie

Un avvocato può costruire un notebook con la giurisprudenza rilevante su una specifica questione giuridica, le sentenze di merito e di legittimità, e chiedere a Gemini Notebook di evidenziare le posizioni dominanti, le eccezioni e i punti controversi. Questo accelera notevolmente la fase di ricerca nella redazione di pareri legali o memorie difensive.

4. Gestione delle circolari dell’Agenzia delle Entrate

Le circolari dell’Agenzia delle Entrate sono numerose, frequenti e spesso di difficile consultazione. Un commercialista può creare un notebook aggiornato con le circolari dell’anno in corso e interrogarlo con domande pratiche: “Come si tratta fiscalmente il welfare aziendale secondo le ultime circolari?” o “Quali sono le novità sulla deducibilità dei veicoli aziendali?”

5. Supporto nella due diligence

In operazioni di M&A o nelle perizie notarili, la due diligence richiede l’esame di ingenti volumi di documentazione. Caricando i documenti societari anonimizzati (visure, bilanci, verbali assembleari, contratti), Gemini Notebook permette di fare ricerche trasversali e di identificare rapidamente criticità, pendenze o clausole rilevanti che meritano approfondimento.

6. Formazione continua e aggiornamento professionale

Commercialisti, avvocati e notai sono tenuti all’aggiornamento professionale continuo (formazione obbligatoria). Gemini Notebook può diventare il loro “tutor personale”: caricando riviste specializzate, pubblicazioni di dottrina, atti di convegni o materiali di master, possono interrogare il sistema per consolidare le proprie conoscenze o prepararsi a sessioni di esame per l’iscrizione all’albo.

7. Redazione e revisione di atti notarili

Un notaio può creare un notebook con i propri modelli standardizzati di atti (compravendite, donazioni, costituzioni di società) e utilizzare Gemini Notebook per confrontare rapidamente clausole, identificare difformità rispetto agli standard o verificare la completezza degli elementi essenziali di un atto specifico rispetto al modello di riferimento.

8. Risposte ai clienti su quesiti frequenti

Ogni studio professionale ha una raccolta di FAQ, pareri precedenti e risposte a quesiti ricorrenti. Caricando questi materiali su Gemini Notebook, i collaboratori dello studio possono ottenere rapidamente la risposta consolidata dello studio su una specifica questione, garantendo coerenza e qualità nelle risposte ai clienti anche senza il coinvolgimento diretto del professionista senior.

9. Analisi di bilanci e documentazione contabile

Un commercialista può caricare i bilanci storici di un’azienda (opportunamente anonimizzati) e interrogare Gemini Notebook per identificare trend, anomalie o variazioni significative tra esercizi. Lo strumento è utile anche per preparare la relazione accompagnatoria al bilancio, suggerendo i punti salienti da commentare sulla base dei dati caricati.

10. Creazione di podcast e sintesi audio per studio in mobilità

Una delle funzionalità più originali di Gemini Notebook è la generazione di Audio Overview: un podcast sintetico in formato dialogato che riassume i contenuti del notebook. Un avvocato o un commercialista può generare un riassunto audio di una nuova normativa o di una sentenza rilevante e ascoltarlo durante gli spostamenti in auto o in treno, ottimizzando il tempo dedicato all’aggiornamento professionale.

Come strutturare un notebook efficace per lo studio professionale

Per ottenere il massimo da Gemini Notebook, la struttura del notebook è fondamentale. Alcuni consigli pratici:

  • Un notebook per argomento, non un unico notebook con tutto: la specificità migliora la qualità delle risposte.
  • Fonti aggiornate: Gemini Notebook non conosce le novità normative se non gliele si fornisce. Aggiungi circolari, sentenze e provvedimenti non appena sono disponibili.
  • Documenti in formato testo: i PDF scansionati senza OCR non sono leggibili. Usa PDF con testo selezionabile o effettua la conversione OCR prima del caricamento.
  • Usa le “Note” integrate: Gemini Notebook permette di salvare le risposte più utili come note nel notebook, costruendo nel tempo una knowledge base strutturata.

Gemini Notebook e il futuro dello studio professionale

Gemini Notebook non sostituisce il professionista: non ha la responsabilità deontologica, non firma atti, non rappresenta il cliente in giudizio. Ma può diventare il suo più efficiente assistente nella gestione della conoscenza, riducendo il tempo dedicato alla ricerca e alla lettura per dedicarne di più all’analisi e al rapporto con il cliente.

Per commercialisti, avvocati e notai che operano in Italia, lo strumento è oggi maturo, sicuro (se usato correttamente) e concretamente utile. La chiave è partire con le giuste precauzioni sulla privacy e costruire gradualmente i propri notebook di studio.

Scrivimi per organizzare un evento o un corso sull’intelligenza artificiale generativa

Mandami un WhatsApp al 339.6325418 per organizzare un corso o una conferenza sull’A.I. generativa.

Inviaci email

La domanda che mi fanno sempre più spesso in azienda è questa: “Dobbiamo fare la formazione AI obbligatoria. Basta un webinar di due ore?”. Risposta breve: dipende. Risposta un po’ più utile: se l’obiettivo è solo “mettere una spunta”, forse basta anche il classico corso frontale. Se invece l’obiettivo è fare davvero AI literacy, cioè alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale come chiede l’AI Act, allora conviene organizzare un workshop di formazione AI obbligatoria: meno teoria astratta, più casi reali, esercizi, policy interne e prove da conservare.

Dal 2 febbraio 2025 l’articolo 4 dell’AI Act è applicabile. Provider e deployer di sistemi di AI hanno (avrebbero?) dovuto adottare misure per garantire un livello sufficiente di alfabetizzazione AI al personale e alle altre persone che usano sistemi AI per loro conto. La Commissione europea spiega l’AI Act come un regolamento basato sul rischio: non tutti gli usi dell’intelligenza artificiale sono uguali, e quindi non tutta la formazione deve essere uguale.

In questo articolo non ripeto la guida generale sulla formazione AI obbligatoria in azienda. Qui faccio un passo in più: vediamo come costruire un workshop pratico, utile per HR, manager, professionisti, studi, enti e imprese che usano strumenti come ChatGPT, Microsoft Copilot, Gemini, Claude, Gemini Notebook (ex NotebookLM), chatbot, sistemi di scoring o software con funzioni predittive.

Perché un workshop è meglio del solito corso sull’AI Act

Un corso tradizionale spiega. Un workshop fa fare. La differenza non è piccola, soprattutto quando parliamo di intelligenza artificiale generativa.

Molte persone in azienda hanno già provato ChatGPT o Copilot, magari senza dirlo troppo in giro. Alcuni li usano per scrivere email, riassumere documenti, generare idee, correggere testi, preparare presentazioni o analizzare dati. Il punto è che spesso lo fanno senza criteri condivisi: cosa posso caricare? Cosa non devo mai incollare in un chatbot? Come verifico una risposta? Come riconosco un’allucinazione? Che cosa succede se uso l’AI per valutare un candidato, un cliente o un collaboratore?

Il workshop serve proprio a questo: portare l’AI fuori dalla zona grigia. Non “vietiamo tutto”, non “usiamo tutto a caso”, ma costruiamo una via praticabile: usare bene gli strumenti, conoscere i rischi, documentare le scelte.

Che cosa deve ottenere un workshop di formazione AI obbligatoria

Un workshop fatto bene non dovrebbe limitarsi a raccontare cos’è l’AI generativa. Alla fine della sessione i partecipanti dovrebbero saper fare almeno cinque cose.

  1. Capire dove usano già l’AI, anche quando è integrata in strumenti quotidiani come suite office, CRM, motori di ricerca, piattaforme HR o software marketing.
  2. Distinguere gli usi a basso rischio da quelli delicati, soprattutto quando entrano in gioco dati personali, decisioni su persone, informazioni riservate o contenuti pubblici.
  3. Scrivere prompt più controllabili, con contesto, vincoli, ruolo, formato di output e criteri di verifica.
  4. Verificare le risposte dell’AI, senza trattare il chatbot come un oracolo con l’abbonamento mensile.
  5. Applicare regole interne semplici: cosa è consentito, cosa richiede attenzione, cosa va evitato.

Questa è la parte importante: la formazione AI obbligatoria non dovrebbe produrre solo “presenze”. Dovrebbe produrre comportamenti migliori.

Il programma pratico: una traccia da 4 ore

Una formula molto efficace è il workshop da mezza giornata, circa quattro ore. Non è l’unico formato possibile, ma funziona bene per aziende che vogliono iniziare senza bloccare le persone per due giorni.

1. Mappa degli usi dell’AI in azienda

Si parte con una domanda molto concreta: dove entra già l’intelligenza artificiale nel lavoro quotidiano?

Ogni gruppo elenca strumenti, reparti, attività e casi d’uso: scrittura, customer care, vendite, HR, amministrazione, marketing, formazione, ricerca, analisi documentale, automazione. Spesso emergono sorprese: l’AI non è “quel sito dove scrivo prompt”, ma una funzione nascosta dentro strumenti che l’azienda usa già.

2. Rischi pratici: dati, errori, bias, copyright

Qui si lavora su casi veri o realistici. Per esempio:

  • posso incollare in ChatGPT il contratto di un cliente?
  • posso usare l’AI per filtrare CV?
  • posso pubblicare un testo generato dall’AI senza revisione?
  • posso chiedere a un chatbot di riassumere un verbale con dati personali?
  • posso generare immagini con persone, marchi o prodotti riconoscibili?

L’obiettivo non è spaventare. L’obiettivo è creare anticorpi. L’AI sbaglia, inventa, semplifica, può amplificare pregiudizi e può trattare male dati che non dovrebbero uscire dall’azienda. Una persona formata non smette di usare l’AI: la usa con più criterio.

3. Prompt engineering per il lavoro reale

Questa è la parte più operativa del workshop. Si prendono attività concrete e si trasformano in esercizi: scrivere una mail difficile, sintetizzare una riunione, preparare una scaletta commerciale, creare una checklist, confrontare due documenti, riformulare un testo tecnico, progettare un piano editoriale.

Un prompt utile non è una frase magica. È una mini-istruzione di lavoro. Per esempio deve dire all’AI:

  • chi deve essere il destinatario;
  • quale obiettivo deve raggiungere;
  • quale tono usare;
  • quali informazioni sono certe e quali no;
  • quali vincoli rispettare;
  • in quale formato restituire il risultato;
  • come segnalare dubbi, fonti mancanti o passaggi incerti.

Qui si vede subito la differenza tra “fammi un testo” e “aiutami a lavorare meglio”.

4. Verifica delle risposte: la parte che molti saltano

Un workshop serio deve insegnare anche a controllare l’output. L’intelligenza artificiale generativa è bravissima a produrre testi plausibili. Il problema è proprio questo: plausibile non significa vero.

Per questo conviene allenare i partecipanti a chiedere fonti, separare fatti da ipotesi, controllare numeri, evitare citazioni inventate, verificare riferimenti normativi e usare l’AI come assistente, non come responsabile finale.

5. Mini policy aziendale: cosa facciamo da lunedì mattina

Il workshop dovrebbe chiudersi con una bozza di regole operative. Poche, chiare, applicabili. Per esempio:

  • non inserire dati personali, riservati o contrattuali in strumenti non autorizzati;
  • indicare quando un contenuto è stato prodotto o rielaborato con AI, se il contesto lo richiede;
  • validare sempre output legali, fiscali, medici, finanziari o tecnici;
  • non usare l’AI per decisioni automatizzate su persone senza valutazioni specifiche;
  • preferire strumenti approvati dall’azienda per attività sensibili;
  • tenere traccia dei casi d’uso più importanti.

Questa mini policy non sostituisce il lavoro di legali, DPO, IT o compliance. Però aiuta moltissimo a trasformare la formazione in comportamenti concreti.

Quali evidenze conservare dopo il workshop

Se la formazione è obbligatoria, prima o poi qualcuno chiederà: “Come dimostriamo di averla fatta?”. Meglio pensarci subito.

Dopo un workshop di formazione AI obbligatoria conviene conservare almeno questi materiali:

  • programma del corso o agenda del workshop;
  • registro presenze o report di partecipazione;
  • materiali didattici usati durante la sessione;
  • esercizi svolti o casi analizzati;
  • eventuale test finale o questionario di autovalutazione;
  • policy, checklist o linee guida consegnate ai partecipanti;
  • data della formazione e profilo dei destinatari;
  • aggiornamenti successivi, soprattutto se cambiano strumenti o processi.

La parola chiave è “coerenza”. Se formo un team marketing che usa l’AI per generare contenuti, affronterò prompt, copyright, tono di voce, revisione e fact-checking. Se formo HR, parlerò molto di dati personali, bias, selezione, valutazione e trasparenza. Se formo manager, lavorerò su decisioni, produttività, limiti degli strumenti e governance.

Workshop per aziende: esempi di moduli pratici

Un vantaggio del workshop è che può essere modulare. Ecco alcuni moduli che uso spesso nei percorsi aziendali sull’AI generativa.

Modulo base: usare l’AI senza farsi usare dall’AI

Introduzione pratica a ChatGPT, Copilot, Gemini e altri strumenti. Cosa fanno, cosa non fanno, perché sbagliano, come scrivere prompt sensati, come controllare i risultati.

Modulo dati e privacy

Cosa evitare di caricare nei chatbot, come ragionare sui dati personali, quali informazioni vanno anonimizzate, quando coinvolgere DPO, IT o responsabili interni.

Modulo contenuti e comunicazione

Uso dell’AI per email, articoli, post LinkedIn, presentazioni, piani editoriali e materiali commerciali. Con una regola semplice: l’AI aiuta a scrivere, ma la responsabilità resta umana.

Modulo produttività personale

Riassunti, checklist, preparazione riunioni, brainstorming, analisi di documenti, organizzazione delle informazioni, uso di strumenti come Gemini Notebook o assistenti integrati nelle suite di lavoro.

Modulo manager e decisioni

Come usare l’AI per esplorare scenari senza delegare decisioni delicate a uno strumento probabilistico. Qui entrano in gioco qualità delle fonti, bias, accountability e tracciabilità.

Quanto deve durare la formazione AI obbligatoria?

Non esiste una durata magica valida per tutti. L’AI Act parla di livello sufficiente di alfabetizzazione AI, da valutare anche rispetto al contesto d’uso. Tradotto: una persona che usa Copilot per migliorare testi interni non ha lo stesso bisogno formativo di chi introduce un sistema AI in ambito HR, credito, sanità, sicurezza o valutazione di persone.

Come regola pratica:

  • 2 ore: sensibilizzazione iniziale, utile per platee ampie;
  • 4 ore: workshop operativo per team che usano già strumenti AI;
  • 8 ore: laboratorio completo con esercizi, policy e casi di reparto;
  • percorso modulare: soluzione migliore quando l’azienda ha reparti con rischi e bisogni diversi.

La durata conta meno della pertinenza. Un workshop breve ma costruito sui casi reali dell’azienda vale più di una giornata generica piena di definizioni.

Domande frequenti sul workshop di formazione AI obbligatoria

La formazione AI obbligatoria deve essere uguale per tutti?

No. L’articolo 4 dell’AI Act chiede un livello sufficiente di alfabetizzazione AI, tenendo conto anche delle conoscenze tecniche, dell’esperienza, dell’istruzione, del contesto d’uso e delle persone o dei gruppi su cui i sistemi AI possono avere effetti. In pratica: meglio una formazione calibrata sui ruoli che un corso identico per tutta l’azienda.

Un workshop su ChatGPT vale come formazione AI obbligatoria?

Può essere una parte della formazione, ma non dovrebbe limitarsi ai comandi di ChatGPT. Un workshop utile deve includere limiti dell’AI, rischi, privacy, verifica delle risposte, esempi di uso corretto e regole aziendali.

Serve un test finale?

Non sempre è obbligatorio, ma è consigliabile. Un breve test o questionario aiuta a documentare la partecipazione e a capire se i concetti essenziali sono passati davvero.

Ogni quanto va aggiornata la formazione AI?

Conviene prevedere aggiornamenti periodici, soprattutto quando cambiano strumenti, processi interni, policy aziendali o indicazioni normative. Nel mondo dell’AI, un corso fatto una volta e dimenticato in archivio invecchia in fretta.

Vuoi organizzare un workshop pratico sulla formazione AI obbligatoria?

Da anni tengo corsi per aziende e professionisti sull’intelligenza artificiale generativa, su ChatGPT, Copilot, Gemini, Claude, Gemini Notebook, prompt engineering e uso consapevole della tecnologia. Posso aiutare la tua azienda a progettare un workshop pratico, calibrato sui ruoli, sui casi d’uso e sui rischi reali.

Il taglio è molto concreto: esempi, esercizi, strumenti, checklist, materiali e indicazioni operative da usare subito. Perché l’obiettivo non è solo “fare il corso”. L’obiettivo è usare meglio l’intelligenza artificiale, con più consapevolezza e meno improvvisazione.

Se vuoi portare in azienda un workshop sulla formazione AI obbligatoria, scrivimi: costruiamo il percorso più adatto al tuo contesto.

 

[AGGIORNAMENTO DEL 26 GIUGNO 2026: Egomnia ha sospeso il chatbot Emma]
[AGGIORNAMENTO DEL 27 GIUGNO 2027: il gruppo Italian Builders ha clonato Emma e messo online maremma.app]

Emma di Egomnia è un chatbot italiano basato su una famiglia di modelli linguistici open source addestrati per l’italiano. È finita nei meme perché, nelle prove condivise online, ha dato risposte assurde, incoerenti o troppo sicure davanti a domande semplici. Il punto, però, non è “l’AI italiana fa ridere”. Il punto è più interessante: un modello leggero, sperimentale e poco allineato non va presentato o percepito come un assistente generalista alla ChatGPT.

Detta meno diplomaticamente: Emma sembra ubriaca non perché “è italiana”, ma perché sta guidando una Cinquecento su una pista da Formula 1. La Cinquecento può essere utilissima per andare in paese. Basta non venderla come auto da Gran Premio.

Che cos’è Emma di Egomnia?

Emma è il progetto di Egomnia dedicato a una famiglia di Large Language Model italiani. Sul sito dell’azienda viene presentata come un’AI sviluppata e addestrata per il mercato italiano, open source, ospitata in Italia e collegata al tema della sovranità tecnologica.

Egomnia è una società italiana nata nel 2012 e quotata dal 2024 su Euronext Growth Milan. Il posizionamento è ambizioso: costruire modelli più leggeri, specializzati, personalizzabili e indipendenti dai grandi fornitori stranieri.

Fin qui, l’idea è legittima. Anzi, il tema è serio. In Europa si parla sempre più spesso di sovranità digitale, dati, dipendenza tecnologica e modelli verticali. Ne parlo spesso anche nei miei speech e corsi sull’intelligenza artificiale generativa, perché le aziende non possono limitarsi a chiedere “qual è il chatbot migliore?”. Devono chiedersi: dove stanno i dati, quali strumenti posso usare, con quali limiti, con quali responsabilità?

Emma-5: il modello “grande” è in realtà molto piccolo

Il modello oggi più discusso è Emma-5. La scheda pubblicata da Egomnia su Hugging Face lo descrive come un LLM decoder-only sperimentale per la lingua italiana, con 550,4 milioni di parametri, contesto da 2.048 token, addestramento su circa 10,8 miliardi di token, fine-tuning SFT e DPO disabilitato.

Tradotto dal tecnichese: Emma-5 è un modello piccolo. Molto piccolo, se lo confrontiamo con gli assistenti AI che usiamo tutti i giorni. Non sto dicendo che “piccolo” significhi inutile. I modelli piccoli possono essere ottimi per compiti circoscritti, automazioni, uso locale, prototipi, didattica, chatbot aziendali con perimetro chiaro.

Il problema nasce quando il modello viene interrogato come se fosse un assistente generalista robusto. Un conto è chiedergli di lavorare dentro una procedura delimitata. Un altro è chiedergli logica, buon senso, sicurezza, calcoli, autocorrezione e prudenza su qualunque tema.

Perché Emma è finita nei meme?

Il caso è esploso il 24 giugno 2026, quando diversi utenti hanno iniziato a condividere screenshot con risposte strampalate. DDAY.it ha ricostruito bene la vicenda: Emma è diventata virale per risposte fuori fase, tra cani che possono volare, confronti assurdi tra chili di pane e chili di piume, e risposte rassicuranti anche quando sarebbe servita cautela.

Questo uno dei test che ho fatto io:

Altri test riportati online hanno mostrato errori su domande elementari, come il conteggio di lettere in una parola. Queste prove vanno prese per quello che sono: screenshot social, non benchmark scientifici. Però quando tante persone ottengono lo stesso tipo di comportamento, il segnale diventa interessante.

E infatti la domanda giusta non è: “Possiamo ridere di Emma?”. Quello l’hanno già fatto in tanti. La domanda giusta è: perché un chatbot produce risposte così assurde con tanta sicurezza?

Risposta breve: Emma non sa quando non sa

Molti chatbot non hanno un vero istinto del “non lo so”. Generano testo plausibile. Se il modello è forte, ben addestrato, ben allineato e magari collegato a strumenti di verifica, la plausibilità coincide più spesso con una risposta utile. Se il modello è piccolo o fragile, la plausibilità diventa una maschera: la frase suona come una risposta, ma sotto non regge.

È il tema delle allucinazioni, di cui parlavo già nel 2023 in ChatGPT e AI tra fake news e allucinazioni. Una risposta può essere grammaticalmente corretta, convincente e completamente sbagliata. È una delle cose più pericolose dell’AI generativa: non sbaglia sempre urlando “sto sbagliando”. Spesso sbaglia in giacca e cravatta.

Il problema tecnico: non basta dire “transformer”

Emma usa componenti moderni: architettura GPT decoder-only, RoPE, RMSNorm, SwiGLU, Grouped-Query Attention. Sono sigle vere, non marketing inventato. Ma una ricetta con ingredienti buoni non garantisce automaticamente un piatto buono.

In un LLM contano almeno cinque cose:

  1. la quantità e qualità dei dati di addestramento;
  2. la dimensione del modello;
  3. la finestra di contesto;
  4. il fine-tuning per seguire istruzioni;
  5. l’allineamento, cioè la capacità di rispondere in modo utile, prudente e coerente.

La scheda di Emma-5 dichiara SFT, cioè Supervised Fine-Tuning, ma DPO disabilitato. Semplificando: il modello è stato istruito con esempi di domande e risposte desiderate, ma sembra mancare una parte più avanzata di ottimizzazione delle preferenze e del comportamento. Non è l’unico modo per allineare un modello, ma l’assenza di passaggi robusti si vede soprattutto quando l’utente fa domande ambigue, banali solo in apparenza o potenzialmente rischiose.

Perché i modelli piccoli sbagliano di più?

Un modello piccolo ha meno capacità di rappresentare relazioni complesse tra concetti, meno memoria interna, meno margine per ragionamenti a più passaggi e meno robustezza davanti a prompt strani. Anche la finestra di contesto da 2.048 token è corta rispetto agli standard attuali: significa che il modello può considerare poco testo alla volta.

Questo non vuol dire che un modello piccolo sia sempre scarso. Vuol dire che va usato bene. Un piccolo modello può funzionare in modo dignitoso se:

  • il compito è stretto;
  • il dominio è chiaro;
  • le risposte possibili sono controllate;
  • il sistema ha buoni esempi;
  • l’utente non lo usa per decisioni delicate;
  • c’è supervisione umana.

Se invece lo buttiamo nel mare aperto delle domande social, farà quello che fanno molti modelli fragili: inventerà una rotta con aria convinta.

Le allucinazioni non sono un bug raro: sono nel modo in cui funzionano gli LLM

IBM definisce le allucinazioni AI come output inesatti, privi di senso o non basati correttamente sui dati disponibili. Un articolo tecnico recente, Why Language Models Hallucinate, spiega un punto importante: i modelli linguistici vengono addestrati a produrre continuazioni probabili, e i sistemi di valutazione spesso premiano la risposta corretta o sbagliata senza premiare abbastanza il “non lo so”. Risultato: quando il modello non è sicuro, può convenire “tirare a indovinare”.

La letteratura tecnica sulla mitigazione delle allucinazioni nei sistemi RAG dice un’altra cosa utile: collegare un modello a fonti esterne può ridurre gli errori, ma non li elimina. La retrieval augmented generation aiuta quando recupera fonti giuste, aggiornate e pertinenti. Se il recupero fallisce, se le fonti sono scarse o se il modello non sa usare bene il contesto, l’allucinazione resta possibile.

Quindi no: non basta attaccare un motore di ricerca a un chatbot e dichiararlo affidabile. Serve progettazione.

Il punto vero: la sovranità tecnologica non si dichiara, si misura

Il tema della sovranità tecnologica è importante. Avere competenze, dati, infrastrutture e modelli in Italia e in Europa è una questione seria. Però proprio per questo bisogna maneggiarla con cura.

La sovranità non nasce da una pagina manifesto. Nasce da modelli valutati bene, benchmark trasparenti, casi d’uso realistici, limiti dichiarati, documentazione chiara, comunità tecnica, audit, sicurezza, aggiornamenti e capacità di dire: “questo modello serve per queste cose, non per queste altre”.

La stessa scheda di Emma-5, va detto, indica limiti importanti: non è progettata per applicazioni mediche, legali o finanziarie critiche, sistemi mission critical, reasoning complesso multi-step o ricerca scientifica avanzata senza supervisione. In questo senso i meme che la interrogano come consulente finanziario colpiscono anche un bersaglio facile: stanno chiedendo al modello qualcosa che la documentazione stessa sconsiglia.

Che cosa ci insegna il caso Emma

Emma ci insegna almeno cinque cose utili.

1. Un LLM piccolo non è un ChatGPT in miniatura

Un modello piccolo non eredita automaticamente le capacità dei modelli di frontiera. Non basta che appartenga alla stessa famiglia tecnica dei transformer. La scala conta, i dati contano, l’allineamento conta.

2. “Italiano” non significa automaticamente migliore per l’Italia

Un modello addestrato in italiano può essere interessante per certi contesti linguistici e culturali. Ma deve dimostrare sul campo comprensione, stabilità e utilità. La bandierina non sostituisce la valutazione.

3. I benchmark interni non bastano

Un benchmark proprietario può essere utile in fase di sviluppo, ma per costruire fiducia servono confronti esterni, test ripetibili e risultati comprensibili anche fuori dall’azienda che produce il modello.

4. L’allineamento è fondamentale

Un chatbot non deve solo generare frasi. Deve capire quando fermarsi, quando chiedere chiarimenti, quando rifiutare, quando segnalare incertezza. È qui che molti prototipi crollano.

5. Gli utenti testeranno sempre il caso peggiore

Quando metti online un chatbot pubblico, le persone non lo useranno solo per il caso d’uso ideale. Gli chiederanno trabocchetti, cose pericolose, domande stupide, domande geniali, battute, finanza, medicina, lettere nelle parole, paradossi e “dimmi qualcosa che non puoi dire”. È la realtà del Web, non un’eccezione.

Emma è da buttare?

No. Sarebbe una conclusione troppo comoda. Emma, come progetto, può avere senso se viene trattata per quello che è: una famiglia di modelli italiani piccoli, sperimentali, potenzialmente utili in scenari controllati. Il problema non è l’esistenza di Emma. Il problema è l’aspettativa.

Per una PMI, un piccolo modello locale o verticale può essere interessante. Può ridurre costi, latenza, dipendenze esterne e rischi di esposizione dei dati. Ma va incastrato dentro un’architettura seria: retrieval, filtri, prompt di sistema, test, logging, limiti, supervisione, fallback e valutazioni.

Nei miei corsi sull’AI per aziende insisto sempre su questo: non si adotta “l’intelligenza artificiale”. Si progettano casi d’uso. E ogni caso d’uso ha uno strumento, un rischio e un criterio di controllo.

La lezione per aziende e comunicatori

Il caso Emma è anche una lezione di comunicazione. Se presenti un modello leggero con parole molto grandi, il Web ti farà pagare la distanza tra promessa e prestazione. È matematico. Anzi, statistico, così restiamo in tema.

Per comunicare bene un progetto AI servono tre ingredienti:

  • ambizione, perché senza visione non si costruisce nulla;
  • precisione, perché le parole tecniche creano aspettative;
  • umiltà, perché i modelli sbagliano e gli utenti se ne accorgono subito.

In questo senso Emma è un caso didattico perfetto. Fa ridere, sì. Ma soprattutto mostra quanto sia fragile il confine tra innovazione, marketing e fiducia.

Emma non è ubriaca, è fuori contesto

Emma pare ubriaca perché le chiediamo di comportarsi come un assistente maturo, generalista e prudente, mentre le sue specifiche raccontano un’altra storia: modello piccolo, contesto corto, allineamento limitato, uso previsto circoscritto.

Il meme passerà. La lezione resta: gli LLM non sono tutti uguali. Prima di usarli in azienda, scuola, comunicazione o servizi pubblici bisogna leggere le schede tecniche, capire i limiti, testare i casi d’uso e progettare controlli.

Perché l’intelligenza artificiale non va né adorata né derisa. Va capita. E, possibilmente, non lasciata guidare dopo il terzo spritz.

FAQ su Emma di Egomnia

Che cos’è Emma di Egomnia?

Emma è una famiglia di Large Language Model italiani sviluppati da Egomnia. Il progetto punta su modelli open source, leggeri e pensati per il mercato italiano.

Perché Emma è finita nei meme?

Emma è finita nei meme perché diversi utenti hanno condiviso screenshot con risposte assurde, incoerenti o troppo sicure davanti a domande semplici e trabocchetti.

Emma-5 è paragonabile a ChatGPT, Claude o Gemini?

No. Emma-5 ha 550,4 milioni di parametri e una finestra di contesto da 2.048 token. È un modello leggero e sperimentale, non un assistente generalista di frontiera.

Perché Emma sbaglia così tanto?

Le cause probabili sono la dimensione ridotta del modello, il contesto corto, l’allineamento limitato, la difficoltà nel reasoning multi-step e l’uso fuori dal perimetro per cui il modello è stato pensato.

Un modello piccolo è sempre inutile?

No. Un modello piccolo può essere utile in compiti circoscritti, locali o verticali. Diventa problematico quando viene usato come assistente generalista per domande aperte, delicate o non controllate.

Che cosa sono le allucinazioni AI?

Le allucinazioni AI sono risposte inesatte, inventate o incoerenti prodotte da un modello generativo. Spesso sono pericolose perché possono sembrare fluide e convincenti.

 

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L’intelligenza artificiale è entrata nelle nostre case. Non solo attraverso ChatGPT, Gemini o Copilot, ma anche tramite motori di ricerca, social network, assistenti vocali, piattaforme video e strumenti educativi utilizzati da bambini e ragazzi.

Per questo motivo l’UNESCO ha pubblicato nel 2026 la guida internazionale “Growing up in a Connected World: A Family Guide for the Digital Age“, un documento rivolto a genitori, educatori e famiglie per affrontare con maggiore consapevolezza le sfide del mondo digitale.

L’obiettivo non è demonizzare la tecnologia. Al contrario: imparare a convivere con essa sviluppando spirito critico, competenze digitali e capacità di valutazione.

Perché l’UNESCO si occupa di intelligenza artificiale

Secondo l’UNESCO, la vera sfida non è l’AI in sé, ma la capacità delle persone di comprendere come vengono prodotte e distribuite le informazioni online.

L’organizzazione parla da anni di Media and Information Literacy (MIL), cioè alfabetizzazione mediatica e informativa: l’insieme di competenze che permettono di accedere, valutare, verificare e utilizzare informazioni e contenuti digitali in modo critico.

Con l’arrivo dell’intelligenza artificiale generativa questa competenza è diventata ancora più importante.

Non a caso l’UNESCO ha dedicato la Global Media and Information Literacy Week 2025 al tema:

“Minds Over AI”

ovvero la necessità di mantenere il giudizio umano al centro dell’ecosistema informativo.

I cinque consigli principali dell’UNESCO per le famiglie

1. Imparare insieme ai figli

L’UNESCO suggerisce ai genitori di non assumere il ruolo di controllori ma di compagni di esplorazione.

Molti adulti non conoscono ancora a fondo strumenti come ChatGPT, Gemini o Claude. Questo non deve essere visto come un limite, ma come un’opportunità per apprendere insieme ai propri figli.

2. Insegnare a verificare le informazioni

L’AI può sbagliare.

Può inventare dati, fornire riferimenti inesistenti o generare contenuti apparentemente credibili ma errati.

Per questo l’UNESCO insiste sulla necessità di verificare sempre le fonti, confrontare più punti di vista e sviluppare capacità di fact-checking.

3. Spiegare come funzionano gli algoritmi

I ragazzi devono comprendere che ciò che vedono online non è neutrale.

Feed social, suggerimenti video, pubblicità personalizzate e risultati di ricerca sono influenzati da algoritmi che selezionano contenuti sulla base di interessi, comportamenti e dati raccolti.

Comprendere questi meccanismi significa essere meno manipolabili.

4. Proteggere privacy e dati personali

Uno dei temi centrali della guida riguarda la tutela dei dati.

I bambini e gli adolescenti devono imparare fin da piccoli che ogni informazione condivisa online può avere conseguenze future.

Foto, messaggi, dati scolastici e contenuti pubblicati contribuiscono a costruire una reputazione digitale permanente.

5. Sviluppare il pensiero critico

È probabilmente il consiglio più importante.

L’UNESCO sostiene che la competenza fondamentale dell’era dell’AI non sia tecnologica ma cognitiva.

Bisogna imparare a porsi domande:

  • Chi ha creato questo contenuto?
  • Qual è la fonte?
  • È verificabile?
  • Potrebbe essere falso?
  • Quali interessi ci sono dietro?

Il pensiero critico rappresenta la migliore difesa contro disinformazione, deepfake e manipolazioni generate dall’intelligenza artificiale.

L’AI non va vietata, va compresa

Un aspetto interessante dell’approccio UNESCO è il rifiuto delle soluzioni semplicistiche.

L’organizzazione non propone divieti generalizzati ma educazione, dialogo e accompagnamento.

La domanda non è: “Come impedire ai ragazzi di usare l’intelligenza artificiale?”

La domanda corretta è: “Come insegnare loro a usarla bene?”

Cosa possono fare concretamente i genitori

Ecco alcune attività pratiche suggerite indirettamente dai principi della guida UNESCO:

  • utilizzare ChatGPT insieme ai figli per fare ricerche;
  • confrontare una risposta dell’AI con fonti autorevoli;
  • analizzare un’immagine per capire se è reale o generata;
  • discutere di privacy e dati personali;
  • insegnare a riconoscere fake news e disinformazione;
  • ragionare su vantaggi e limiti dell’intelligenza artificiale.

Continuiamo a… pensare

L’UNESCO lancia un messaggio chiaro: nell’era dell’intelligenza artificiale la competenza più importante non è saper usare uno strumento, ma saper pensare.

L’AI diventerà sempre più presente nelle nostre vite. Per questo famiglie, scuole e istituzioni devono aiutare bambini e ragazzi a sviluppare spirito critico, capacità di verifica e consapevolezza digitale.

Perché il vero rischio non è che le macchine diventino troppo intelligenti.

È che gli esseri umani smettano di farsi domande.

Il mio speech per Step di Fastweb

Gemini o Gemini Notebook (ex NotebookLM)? La risposta breve è questa: Gemini è più adatto come assistente AI trasversale per creare, rielaborare e ragionare; Gemini Notebook è più adatto quando il lavoro deve restare ancorato a un insieme di fonti selezionate. Non sono due strumenti identici e, nella maggior parte delle aziende, non serve sceglierne uno solo.

La vera competenza consiste nel capire quale usare per ogni attività. Gemini può aiutare a preparare una bozza, sviluppare idee, riorganizzare un testo o affrontare un compito dentro l’ecosistema Google. Gemini Notebook dà il meglio quando bisogna interrogare documenti, confrontare fonti, costruire un briefing o trasformare materiali esistenti in guide, FAQ e contenuti formativi.

In questo articolo vediamo le differenze tra Gemini e Gemini Notebook, alcuni casi d’uso concreti e il metodo che utilizzo nei miei corsi per aziende e professionisti.

Qual è la differenza tra Gemini e Gemini Notebook?

Gemini è un assistente di intelligenza artificiale generalista; Gemini Notebook è un ambiente di ricerca e rielaborazione basato soprattutto sulle fonti aggiunte dall’utente. Gemini parte dal compito che gli affidiamo. Gemini Notebook parte dal materiale che decidiamo di mettere nel notebook.

Criterio Gemini Gemini Notebook
Funzione principale Assistente AI per attività diverse Analisi e trasformazione di fonti selezionate
Punto di partenza Una richiesta, un obiettivo o una conversazione Un insieme di documenti, link, file e altri materiali
Ideale per Scrittura, ideazione, rielaborazione e supporto operativo Studio, confronto, sintesi, briefing e knowledge management
Controllo delle fonti Dipende dal compito e dal contesto fornito Le risposte sono collegate alle fonti del notebook
Integrazione Google Workspace Sì, nativa con Gmail, Docs, Drive, Meet Limitata, non è integrato direttamente in Workspace
Modalità audio Non disponibile in questo formato Sì, genera podcast e sintesi audio

Come funziona Gemini in azienda

Gemini è pensato per lavorare dentro i flussi aziendali quotidiani. Se usi Google Workspace, Gemini è già presente in Gmail, Docs, Drive, Meet e Chat. Puoi usarlo per riassumere un’email, redigere una risposta, elaborare un documento, creare una presentazione o preparare un report partendo da dati dispersi.

La sua forza è la flessibilità: Gemini non ha bisogno di essere “configurato” prima di usarlo. Basta descrivere il compito, fornire il contesto necessario e procedere. Funziona bene anche con testi lunghi, conversazioni complesse e richieste aperte.

Alcune attività dove Gemini dà risultati concreti:

  • Rielaborare comunicati, newsletter o contenuti esistenti
  • Costruire bozze di proposta o presentazione
  • Rispondere a email e messaggi con un tono coerente
  • Sintetizzare note di riunione o trascrizioni
  • Supportare l’analisi di dati con Google Sheets

Video: Come funziona la ricerca approfondita (Deep Research) di Google Gemini

Come creare video con Gemini Notebook - tutorial di Gianluigi Bonanomi
Google Gemini Notebook: creazione di contenuti da fonti documentali

Come funziona Gemini Notebook in azienda

Gemini Notebook funziona diversamente: ogni progetto parte da un notebook in cui l’utente inserisce le fonti che vuole analizzare. Possono essere PDF, documenti Google, link a pagine web, video YouTube o file audio. Una volta caricate, tutte le risposte di Gemini Notebook restano ancorate a quelle fonti, con citazioni esplicite.

Questo rende Gemini Notebook particolarmente utile quando si lavora su materiali specifici dell’azienda: policy interne, report di ricerca, manuali, trascrizioni di interviste, contenuti formativi. Il modello non inventa: risponde solo in base a ciò che è nel notebook.

Alcune attività dove Gemini Notebook dà risultati concreti:

  • Costruire FAQ da documenti aziendali
  • Confrontare versioni diverse di un documento
  • Creare briefing e sintesi da report lunghi
  • Generare materiale formativo da contenuti esistenti
  • Produrre sintesi audio (podcast) da testi o documenti

Video: Come creare video con Gemini Notebook

Gemini e Gemini Notebook: possono lavorare insieme?

Sì, e nei miei corsi per aziende mostro esattamente questo. Il flusso più comune prevede di usare Gemini Notebook per analizzare e sintetizzare le fonti, e poi Gemini per rielaborare, ampliare e portare il contenuto nella forma finale desiderata.

Ad esempio: un team HR può caricare in Gemini Notebook tutte le policy aziendali e farsi aiutare a costruire una guida per i nuovi assunti. Poi può passare la bozza a Gemini per adattarla al tono della comunicazione interna, aggiungere esempi concreti o prepararla in formato presentazione.

Altre risorse video su Gemini e Gemini Notebook

Gemini gestisce il Google Calendar

Gemini Notebook legge le immagini: tre esempi pratici

Formazione su Gemini e Gemini Notebook per aziende

Nei miei corsi e workshop aziendali lavoro su entrambi gli strumenti, con esercizi pratici e casi d’uso reali. L’obiettivo non è solo capire come funzionano tecnicamente, ma imparare a integrare Gemini e Gemini Notebook nei flussi di lavoro quotidiani, in modo che il team guadagni tempo e produca risultati migliori.

Il percorso formativo è personalizzato in base al settore, ai ruoli del team e agli strumenti già in uso. Si parte sempre da attività concrete: niente teoria astratta, solo applicazione diretta.

Se stai valutando un corso su Gemini, su Gemini Notebook o sull’AI per il tuo team, trovi qui sotto un form per contattarmi.

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    Plaud AI è un sistema composto da un registratore vocale e da un’applicazione di intelligenza artificiale. Registra conversazioni, riunioni e chiamate, trasforma l’audio in testo e genera automaticamente riepiloghi, mappe mentali, attività e contenuti consultabili. In altre parole, non è soltanto un registratore: è un assistente per prendere appunti senza interrompere la conversazione.

    Secondo l’azienda, Plaud è utilizzato da oltre due milioni di persone: la conferma arriva sia dal sito ufficiale dell’azienda che da fonti giornalistiche di primo piano come TechCrunch e Bloomberg.

    La gamma disponibile in Italia comprende dispositivi tascabili, modelli pensati per le telefonate e registratori indossabili. Vediamo come funzionano e per chi possono essere realmente utili.

    Che cos’è Plaud AI?

    Plaud AI è un registratore vocale con trascrizione automatica, riconoscimento degli interlocutori e generazione di sintesi mediante intelligenza artificiale.

     

    Il flusso di lavoro è semplice:

    1. si avvia la registrazione dal dispositivo;
    2. l’audio viene salvato nella memoria interna;
    3. la registrazione viene sincronizzata con l’app Plaud;
    4. l’AI produce trascrizione, riepilogo e punti operativi;
    5. note e registrazioni possono essere cercate, esportate o condivise.

    Il vantaggio rispetto a una normale app di registrazione è la presenza di un hardware dedicato. Non bisogna tenere aperto lo smartphone né affidarsi esclusivamente al suo microfono.

    Come funziona Plaud AI

    Una volta terminata la registrazione, Plaud Intelligence analizza la conversazione e la converte in materiale utilizzabile.

    Il sistema può:

    • trascrivere l’audio in 112 lingue;
    • distinguere i diversi interlocutori;
    • riconoscere termini professionali attraverso vocabolari personalizzati;
    • creare riepiloghi da differenti prospettive;
    • individuare decisioni, attività e scadenze;
    • produrre mappe mentali;
    • rispondere a domande sulla conversazione tramite Ask Plaud;
    • esportare i contenuti in oltre 27 formati;
    • collegarsi a servizi come Zapier e Google Calendar.

    La funzione più interessante è probabilmente la possibilità di interrogare le proprie registrazioni. Invece di riascoltare un incontro di un’ora, si può chiedere: “Quali attività sono state assegnate?”, “Che cosa ha deciso il cliente?” oppure “Prepara un’e-mail di follow-up”.

    Quale Plaud scegliere?

    La scelta dipende soprattutto da dove avvengono le conversazioni: al telefono, intorno a un tavolo oppure mentre ci si sposta.

    Modello Ideale per Caratteristiche principali Prezzo indicativo
    Plaud Note Chiamate, riunioni e lavoro ibrido Doppia modalità, 64 GB, fino a 30 ore di registrazione 169,90 €
    Plaud Note Pro Sale riunioni e ambienti più ampi Quattro microfoni, raggio fino a 5 metri, display AMOLED 189 €
    Plaud NotePin S Conversazioni in presenza e mobilità Indossabile, 17,4 grammi, raggio fino a 3 metri 179 €

    Prezzi rilevati sul sito italiano di Plaud il 22 giugno 2026 e soggetti a variazioni.

    Plaud Note: la scelta più versatile

    Plaud Note ha le dimensioni di una carta di credito e può essere fissato magneticamente al retro dello smartphone.

    Offre due modalità di registrazione:

    • modalità ambiente, per incontri e interviste in presenza;
    • modalità chiamata, per registrare le conversazioni telefoniche.

    Dispone di 64 GB di memoria, pesa circa 30 grammi e può registrare fino a 30 ore consecutive. È il modello più equilibrato per consulenti, commerciali e professionisti che alternano telefonate e riunioni.

    Plaud Note Pro: per riunioni e ambienti più grandi

    Plaud Note Pro è il modello più avanzato della gamma. Utilizza quattro microfoni MEMS e può rilevare le voci fino a cinque metri di distanza.

    Integra inoltre un display AMOLED InstantView, utile per controllare immediatamente lo stato della registrazione. La modalità standard offre fino a 30 ore di autonomia; quella a lunga durata può arrivare a 50 ore, riducendo il raggio ottimale a circa tre metri.

    È indicato per sale riunioni, conferenze, corsi e conversazioni con più partecipanti.

    Plaud NotePin S: il registratore AI indossabile

    Plaud NotePin S è pensato per essere indossato tramite clip, spilla magnetica, cordino o bracciale.

    Pesa 17,4 grammi, integra due microfoni e registra efficacemente entro un raggio dichiarato di tre metri. Il pulsante fisico consente di iniziare la registrazione senza usare il telefono.

    È particolarmente adatto a medici, formatori, giornalisti e professionisti che lavorano in movimento. Non è invece il modello più indicato per registrare direttamente le telefonate.

    Quanto costa l’abbonamento Plaud AI?

    L’acquisto del dispositivo include il piano Starter gratuito, che mette a disposizione 300 minuti di trascrizione ogni mese. Non è quindi obbligatorio sottoscrivere subito un abbonamento.

    I piani Plaud Intelligence disponibili sono:

    Piano Trascrizione inclusa Prezzo
    Starter 300 minuti al mese Gratis
    Pro mensile 1.200 minuti al mese 19,99 €/mese
    Pro annuale 1.200 minuti al mese 110,99 €/anno
    Unlimited mensile Fino a 24 ore al giorno 34,99 €/mese
    Unlimited annuale Fino a 24 ore al giorno 224,99 €/anno

    I minuti non utilizzati non vengono trasferiti al mese successivo. Quando la quota termina, il dispositivo continua a registrare: viene sospesa soltanto la trascrizione, che riprende al rinnovo oppure dopo l’acquisto di minuti aggiuntivi.

    Per un uso occasionale, le cinque ore mensili del piano gratuito possono essere sufficienti. Chi registra incontri ogni settimana dovrebbe considerare il piano Pro; oltre le 20 ore mensili, il piano Unlimited diventa più sensato.

    A chi può servire Plaud AI?

    Plaud AI può offrire un vantaggio concreto a chi lavora attraverso conversazioni dalle quali devono nascere decisioni o documenti.

    Commerciali e consulenti

    Può trasformare una chiamata con il cliente in un riepilogo strutturato, una lista di richieste e una bozza di follow-up.

    Manager e project manager

    Consente di partecipare alla riunione senza passare il tempo a scrivere. Al termine produce decisioni, responsabili e prossime attività.

    Giornalisti e creator

    Le interviste diventano testi ricercabili, dai quali estrarre citazioni, temi e prime bozze di contenuto.

    Medici e professionisti sanitari

    Può aiutare a organizzare gli appunti, purché venga utilizzato nel rispetto del consenso, della riservatezza e delle procedure previste dalla struttura.

    Avvocati e professionisti

    Vocabolari personalizzati e riconoscimento degli interlocutori possono semplificare la gestione di colloqui e riunioni complesse. Anche in questo caso, consenso e trattamento dei dati devono essere valutati con particolare attenzione.

    Studenti e docenti

    Può trascrivere lezioni, generare schemi e trasformare una spiegazione in materiale più semplice da ripassare.

    Plaud AI rispetta la privacy?

    Plaud dichiara la conformità a GDPR, ISO 27001, ISO 27701, SOC 2 Tipo II, HIPAA ed EN 18031. Le registrazioni possono essere conservate localmente sul dispositivo e successivamente sincronizzate con il cloud privato Plaud.

    Le certificazioni tecniche, tuttavia, non sostituiscono il consenso delle persone registrate.

    Prima di registrare una riunione, una telefonata, una lezione o un colloquio è opportuno:

    • informare chiaramente i partecipanti;
    • ottenere il consenso quando necessario;
    • spiegare lo scopo della registrazione;
    • limitare accesso e conservazione dei file;
    • verificare le regole aziendali e la normativa applicabile.

    In presenza di dati sanitari, legali o particolarmente sensibili, è consigliabile coinvolgere il responsabile privacy o un consulente competente.

    Vantaggi e limiti

    I principali vantaggi

    • dispositivo dedicato e immediato da usare;
    • trascrizione in italiano e in altre 111 lingue;
    • riconoscimento degli interlocutori;
    • riepiloghi e attività automatiche;
    • memoria interna da 64 GB;
    • piano gratuito con 300 minuti mensili;
    • accesso da app, web e desktop.

    Gli aspetti da considerare

    • la qualità della trascrizione dipende dall’audio e dalla distanza;
    • il piano gratuito copre soltanto cinque ore al mese;
    • gli abbonamenti aumentano il costo complessivo;
    • le registrazioni richiedono attenzione a consenso e privacy;
    • NotePin S non è pensato per registrare direttamente le chiamate;
    • i contenuti generati dall’AI devono essere controllati prima di essere utilizzati.

    Plaud AI conviene?

    Plaud AI conviene soprattutto a chi registra conversazioni con regolarità e perde tempo a riascoltarle, trascriverle o trasformarle in verbali e follow-up.

    Il suo valore non risiede soltanto nella registrazione, ma nel passaggio automatico da conversazione a informazione operativa. Se utilizzato poche volte all’anno, uno smartphone potrebbe essere sufficiente. Se invece riunioni, chiamate e interviste occupano una parte importante della settimana, l’hardware dedicato può rendere il processo più affidabile e veloce.

    Tra i modelli disponibili, Plaud Note è la scelta più versatile; Note Pro è preferibile negli ambienti ampi; NotePin S è il più pratico per chi desidera un dispositivo indossabile.

    Per caratteristiche aggiornate, disponibilità e promozioni è possibile consultare il sito ufficiale Plaud Italia.

    Domande frequenti su Plaud AI

    Plaud AI funziona in italiano?

    Sì. Plaud supporta la trascrizione in italiano e in un totale di 112 lingue, con riconoscimento degli interlocutori e vocabolari personalizzati.

    Serve un abbonamento?

    No. Ogni dispositivo comprende il piano Starter gratuito con 300 minuti di trascrizione al mese. I piani a pagamento servono quando occorre trascrivere un volume maggiore di registrazioni.

    Plaud può registrare le telefonate?

    Plaud Note e Plaud Note Pro includono una modalità dedicata alle telefonate quando il dispositivo è fissato allo smartphone. NotePin S è progettato principalmente per le conversazioni in presenza.

    Le registrazioni funzionano senza internet?

    La registrazione avviene sul dispositivo e può essere salvata nella memoria locale. La sincronizzazione e le funzioni di trascrizione e analisi richiedono successivamente l’accesso all’app e ai servizi Plaud.

    Plaud AI sostituisce un verbale umano?

    Può produrre una buona prima versione, ma nomi, cifre, termini tecnici, decisioni e scadenze devono essere verificati. Per documenti ufficiali o attività sensibili resta necessaria una revisione umana.

    ChatGPT non serve più soltanto a rispondere alle domande che gli fai in questo momento. Puoi anche affidargli attività programmate: promemoria, briefing periodici, esercizi ricorrenti e controlli da eseguire in una data futura. In pratica, puoi scrivere: «Ogni lunedì mattina ricordami di preparare il piano editoriale» oppure «Ogni sera proponimi cinque minuti di conversazione in inglese». Io, per esempio, ho chiesto che ogni sabato mi analizzi tutte le uscite discografiche della settimana per segnalarmi solo i dischi che potrebbero piacermi:

    Insomma, ChatGPT memorizza l’attività e la esegue nel momento stabilito, se la funzione è disponibile sul tuo account. La parte più interessante è il centro di controllo delle attività, dal quale puoi vedere ciò che hai programmato, modificare le istruzioni, sospendere le attività che non ti servono più o cancellarle.

    La novità è stata raccontata anche da Punto Informatico. Vediamo come funziona e, soprattutto, che cosa possiamo farcene nella vita reale.

    Che cosa sono le attività programmate in ChatGPT?

    Le attività programmate permettono di chiedere a ChatGPT di fare qualcosa in futuro o con una frequenza ricorrente.

    Esistono due situazioni principali:

    • Attività singola: viene eseguita una sola volta, in una data e a un’ora precise.
    • Attività ricorrente: viene ripetuta ogni giorno, settimana, mese o secondo la frequenza indicata.

    Non serve imparare un linguaggio particolare. L’attività può essere descritta come una normale richiesta in linguaggio naturale.

    Ricordami venerdì alle 15 di inviare il preventivo al cliente.

    Oppure:

    Ogni lunedì alle 8 prepara una checklist con le priorità della settimana e ricordami di controllare scadenze, appuntamenti e attività commerciali.

    Quando arriva il momento previsto, ChatGPT può eseguire l’istruzione e inviare una notifica, secondo le impostazioni e le funzioni disponibili sull’account e sul dispositivo.

    Il centro di controllo delle attività

    Quando le attività diventano più di due o tre, affidarsi alla memoria sarebbe piuttosto ironico. Per questo serve uno spazio dal quale amministrarle.

    Il centro di controllo permette generalmente di:

    • vedere le attività attive;
    • controllare la prossima esecuzione;
    • modificare testo, data, ora o frequenza;
    • mettere in pausa un’attività;
    • riattivare un’attività sospesa;
    • eliminare quelle che non servono più.

    Nomi, posizione dei comandi e disponibilità possono cambiare in base alla versione di ChatGPT, al piano utilizzato e alla progressiva distribuzione della funzione. Il principio, però, resta lo stesso: le automazioni non rimangono disperse nelle conversazioni, ma possono essere controllate da uno spazio dedicato.

    Come creare un’attività programmata

    Il metodo più semplice consiste nel dire a ChatGPT tre cose:

    1. che cosa deve fare;
    2. quando deve farlo;
    3. con quale frequenza deve ripeterlo.

    Un prompt efficace potrebbe essere:

    Ogni martedì e giovedì alle 8 proponimi un esercizio di inglese professionale della durata di dieci minuti. Alterna vocabolario, comprensione e simulazione di conversazioni. Non ripetere lo stesso esercizio nell’arco di un mese.

    È molto più utile di un generico «Aiutami con l’inglese». L’istruzione contiene obiettivo, calendario, durata, formato e un criterio per evitare la ripetizione.

    Se vuoi capire come valutare richieste di questo tipo, leggi anche come si misura l’efficacia di un prompt.

    Da ricordare che le attività programmate contemporanee possono essere solo cinque:

    10 esempi concreti di attività programmate in ChatGPT

    1. Preparare il piano della settimana

    Ogni lunedì alle 8 chiedimi quali sono gli appuntamenti e le scadenze della settimana. Poi aiutami a scegliere le tre priorità principali e a trasformarle in attività concrete.

    2. Fare una revisione serale

    Ogni giorno lavorativo alle 18 chiedimi quali attività ho completato, quali sono rimaste aperte e quale sarà la prima cosa da fare domani mattina. Riassumi tutto in cinque righe.

    3. Allenarsi con una lingua straniera

    Ogni mattina alle 8 proponimi cinque parole inglesi legate al mondo del lavoro. Per ciascuna inserisci traduzione, pronuncia semplificata e una frase di esempio.

    4. Ricordare le scadenze amministrative

    Il giorno 25 di ogni mese ricordami di raccogliere fatture, ricevute e documenti da inviare al commercialista. Presenta una checklist da spuntare.

    5. Generare idee per i social

    Ogni venerdì alle 10 proponimi cinque idee per post LinkedIn sul tema dell’intelligenza artificiale applicata al lavoro. Per ogni idea suggerisci un titolo e un esempio concreto.

    6. Curare le relazioni professionali

    Ogni due settimane ricordami di ricontattare tre persone della mia rete professionale. Suggeriscimi un motivo autentico per scrivere, evitando messaggi commerciali generici.

    7. Prepararsi a una riunione ricorrente

    Ogni lunedì alle 14 ricordami di preparare la riunione del team. Fammi queste domande: risultati ottenuti, ostacoli, decisioni necessarie, priorità e responsabilità.

    8. Studiare un argomento gradualmente

    Ogni sera alle 19 proponimi una lezione di dieci minuti sulla cybersecurity per non specialisti. Parti dalle basi e aumenta gradualmente la difficoltà. Concludi con tre domande di verifica.

    9. Controllare un’abitudine

    Ogni venerdì alle 17 chiedimi quante ore ho dedicato al lavoro profondo durante la settimana. Aiutami a individuare un ostacolo e una modifica concreta da sperimentare la settimana successiva.

    10. Ricevere un briefing periodico

    Ogni primo giorno lavorativo del mese ricordami di fare il punto sui progetti attivi. Chiedimi stato, prossima scadenza, responsabile, rischio principale e decisione necessaria.

    Promemoria o vera automazione?

    È importante non confondere un’attività programmata con un sistema capace di agire liberamente su qualunque applicazione.

    ChatGPT può ricordarti un’attività, generare un contenuto o avviare un’interazione prevista. Questo non significa necessariamente che possa inviare autonomamente una fattura, modificare il tuo calendario, acquistare un prodotto o pubblicare sui social.

    Le azioni disponibili dipendono dagli strumenti collegati, dalle autorizzazioni concesse e dalle funzioni presenti nella versione utilizzata.

    Conviene quindi distinguere tra:

    • promemoria: ti avvisa che devi fare qualcosa;
    • contenuto programmato: prepara periodicamente un testo, una checklist o un esercizio;
    • azione esterna: modifica dati o interagisce con un altro servizio e richiede collegamenti e autorizzazioni specifiche.

    Come scrivere attività che funzionano davvero

    Una buona attività programmata dovrebbe essere abbastanza precisa da non costringerti a riscriverla dopo tre giorni.

    Specifica sempre:

    • il risultato che vuoi ottenere;
    • la data, l’ora e il fuso orario, quando rilevante;
    • la frequenza;
    • il formato della risposta;
    • la lunghezza desiderata;
    • le informazioni da chiederti prima di rispondere;
    • i criteri per evitare contenuti ripetitivi.

    Per esempio, invece di:

    Ricordami di scrivere un post.

    meglio usare:

    Ogni giovedì alle 9 proponimi tre idee per un post LinkedIn rivolto a imprenditori e professionisti. Ogni idea deve partire da un problema concreto e contenere un esempio. Non riproporre temi usati nelle quattro settimane precedenti.

    Il rischio: creare troppo rumore

    Programmare attività è facile. Programmare troppe attività è ancora più facile.

    Se ogni mattina ricevi un briefing, tre esercizi, quattro promemoria motivazionali e un invito a bere acqua, dopo pochi giorni inizierai a ignorare tutto. Avrai creato una versione digitale di quella persona che ti scrive «solo un gentile promemoria» ogni quarantacinque minuti.

    Il centro di controllo serve anche a questo: verificare periodicamente quali attività generano valore e quali sono diventate semplice rumore.

    Una volta al mese puoi chiederti:

    • questa attività mi ha fatto compiere un’azione?
    • la frequenza è corretta?
    • il contenuto prodotto è ancora utile?
    • posso unire due attività simili?
    • devo sospenderla o eliminarla?

    Privacy e informazioni sensibili

    Non inserire nelle attività programmate password, dati sanitari, informazioni riservate sui clienti o altri contenuti sensibili non necessari.

    Prima di collegare ChatGPT ad applicazioni o archivi esterni, controlla quali informazioni saranno accessibili e quali azioni potranno essere eseguite. In ambito professionale devono essere rispettate anche le regole aziendali e gli obblighi relativi alla protezione dei dati.

    Domande frequenti

    ChatGPT può eseguire un’attività quando non sto usando l’app?

    Le attività programmate sono pensate per essere eseguite nel momento stabilito e possono generare notifiche. Il comportamento preciso dipende dalla funzione disponibile, dalle impostazioni dell’account e dalle notifiche abilitate sul dispositivo.

    Posso modificare un’attività già creata?

    Sì, quando la funzione è disponibile puoi normalmente modificare istruzioni, orario e frequenza oppure sospendere ed eliminare l’attività dal relativo spazio di gestione.

    Posso creare attività ricorrenti?

    Sì. Puoi indicare frequenze come ogni giorno, ogni settimana, in determinati giorni o una volta al mese.

    Le attività programmate sono disponibili per tutti?

    La disponibilità può dipendere dal piano, dall’applicazione utilizzata e dalla distribuzione progressiva delle funzioni. Se non trovi i relativi comandi, controlla gli aggiornamenti e la documentazione ufficiale di ChatGPT.

    ChatGPT può sbagliare l’esecuzione?

    Sì. Un’istruzione ambigua può produrre un risultato poco utile e una notifica può non essere vista. Le attività importanti devono continuare a essere gestite anche con calendari, gestionali e procedure affidabili.

     

    Scrivimi per organizzare un evento o un corso sull’intelligenza artificiale generativa

    Mandami un WhatsApp al 339.6325418 per organizzare un corso o una conferenza sull’A.I. generativa.

    Invia un’email

    Se sei un amministratore di condominio, probabilmente hai già provato ChatGPT. Magari lo usi per riscrivere una comunicazione, riassumere un documento o preparare una risposta. Gemini Notebook (ex NotebookLM) per amministratori di condominio, però, apre uno scenario diverso.

    Gemini Notebook lavora principalmente sulle fonti che gli fornisci: regolamenti condominiali, verbali, preventivi, contratti, polizze e documenti tecnici. Invece di rispondere in modo generico, cerca le informazioni nei materiali caricati e indica i passaggi sui quali basa la risposta.

    Questo non significa che sia infallibile. Significa che puoi costruire, per ogni condominio, una base documentale interrogabile. Una specie di collaboratore digitale che ha letto le carte e, cosa non trascurabile, non ti risponde: «Quel PDF dovrebbe essere nella cartella blu».

    Vediamo dieci utilizzi concreti, accompagnati da altrettanti prompt pronti da personalizzare.

    Che cos’è Gemini Notebook e perché può essere utile a un amministratore?

    Gemini Notebook è uno strumento di Google che permette di raccogliere fonti diverse all’interno di un notebook e interrogarle attraverso l’intelligenza artificiale.

    La differenza rispetto a un chatbot generalista è importante: il punto di partenza non è soltanto la conoscenza generale del modello, ma la documentazione selezionata dall’utente. Questo lo rende interessante per un mestiere nel quale la risposta corretta dipende spesso da quel regolamento, quel verbale e quel contratto.

    Gemini Notebook può inoltre lavorare con documenti contenenti elementi visivi. Ne ho parlato nell’articolo Gemini Notebook vede le immagini: 10 esempi pratici.

    1. Trovare rapidamente una regola nel regolamento condominiale

    Un condomino vuole installare un condizionatore sulla facciata. Un altro chiede se può affittare l’appartamento per periodi brevi. Un terzo vuole sapere cosa prevede il regolamento sugli animali domestici.

    Invece di scorrere ogni volta decine di pagine, puoi caricare il regolamento in un notebook dedicato e cercare tutti i passaggi pertinenti. Gemini Notebook può riportare gli articoli collegati alla richiesta e segnalare quando il documento non contiene una disposizione specifica.

    Prompt da provare

    Cerca nel regolamento condominiale tutti i riferimenti a [installazione di condizionatori / locazioni brevi / animali domestici]. Riporta il testo pertinente e indica il numero dell’articolo. Se il regolamento non contiene una disposizione specifica, dichiaralo chiaramente senza completare la risposta con supposizioni.

    2. Preparare l’ordine del giorno dell’assemblea

    Per costruire l’ordine del giorno puoi caricare i verbali precedenti, le segnalazioni ricevute, i contratti in scadenza e gli eventuali preventivi da discutere.

    Gemini Notebook può individuare le questioni rimaste aperte e proporre una prima struttura dell’ordine del giorno. La convocazione definitiva dovrà naturalmente essere controllata dall’amministratore, soprattutto negli aspetti formali e giuridici.

    Prompt da provare

    Analizza i verbali, le segnalazioni e i contratti caricati. Proponi l’ordine del giorno della prossima assemblea ordinaria. Per ogni punto indica il documento dal quale nasce la necessità di discuterlo. Evidenzia le questioni rimaste insolute nelle assemblee precedenti.

    3. Creare la bozza del verbale di assemblea

    Dagli appunti presi durante l’assemblea, o dalla trascrizione della registrazione quando utilizzabile nel rispetto delle regole applicabili, Gemini Notebook può ricavare una prima bozza organizzata.

    Può separare gli interventi, le decisioni e le votazioni, mantenendo la struttura dell’ordine del giorno. Rimane indispensabile controllare presenze, deleghe, millesimi, quorum e risultati delle votazioni: su questi dati non è ammesso il pilota automatico.

    Prompt da provare

    Organizza questi appunti in una bozza di verbale. Inserisci: data, luogo, presenti, ordine del giorno, sintesi della discussione, votazioni, delibere adottate e orario di chiusura. Contrassegna con [DA VERIFICARE] ogni nome, numero, millesimo o risultato che non sia chiaramente ricavabile dalle fonti.

    4. Rispondere alle email dei condòmini

    Le email più difficili non sono quelle che chiedono un’informazione. Sono quelle scritte alle 23:47, tutte in maiuscolo, con cinque punti esclamativi e la promessa di «procedere in tutte le sedi».

    Caricando il messaggio insieme al regolamento e ai verbali pertinenti, puoi chiedere a Gemini Notebook una bozza cordiale ma ferma. Lo strumento può aiutarti a distinguere i fatti dalle opinioni, rispondere punto per punto e citare le decisioni già assunte dall’assemblea.

    Prompt da provare

    Prepara una risposta professionale a questa email. Rispondi separatamente a ogni richiesta, basandoti soltanto sui documenti caricati. Usa un tono cordiale ma fermo. Non assumere impegni non deliberati e, quando opportuno, indica che la questione dovrà essere sottoposta all’assemblea.

    5. Confrontare più preventivi

    I preventivi per il rifacimento del tetto o della facciata raramente sono organizzati nello stesso modo. Una voce è compresa nel prezzo, un’altra compare come costo aggiuntivo, una terza è descritta con parole talmente vaghe da sembrare letteratura sperimentale.

    Gemini Notebook può normalizzare le informazioni e produrre una tabella comparativa. Può evidenziare lavorazioni mancanti, condizioni di pagamento, garanzie, esclusioni e differenze nelle quantità.

    Non sostituisce il giudizio del tecnico, ma prepara una base più leggibile da presentare all’assemblea.

    Prompt da provare

    Confronta i preventivi caricati. Crea una tabella con lavorazione, quantità, prezzo unitario, costo totale, tempi, garanzie, condizioni di pagamento ed esclusioni. Evidenzia le voci presenti in un solo preventivo e le descrizioni ambigue. Non formulare valutazioni tecniche che non siano sostenute dai documenti.

    6. Analizzare contratti di manutenzione e polizze

    Contratti per ascensori, pulizie, caldaie e manutenzioni periodiche contengono scadenze, rinnovi automatici, penali ed esclusioni distribuiti in molte pagine.

    Puoi chiedere a Gemini Notebook di estrarre gli elementi essenziali e creare uno scadenzario. Lo stesso approccio può essere applicato alle polizze globali fabbricati, verificando coperture, franchigie, massimali ed esclusioni dichiarate.

    Prompt da provare

    Analizza il contratto caricato ed estrai: durata, scadenza, rinnovo, termini per la disdetta, prestazioni comprese, costi, penali e clausole di variazione del prezzo. Per ogni informazione cita l’articolo o la pagina. Chiudi con un elenco delle date che devono essere inserite nello scadenzario.

    7. Preparare una checklist documentale

    Quando devi seguire lavori straordinari o una pratica complessa, puoi caricare il capitolato, le delibere, i documenti tecnici e le fonti normative aggiornate.

    Gemini Notebook può confrontare ciò che possiedi con quanto richiesto e produrre una checklist dei documenti presenti, mancanti o da verificare. È un aiuto per la ricognizione preliminare, non una sostituzione del commercialista, dell’avvocato o del tecnico abilitato.

    Prompt da provare

    Sulla base esclusiva delle fonti caricate, crea una checklist dei documenti necessari per [descrizione della pratica]. Dividila in: disponibili, mancanti, scaduti e da verificare. Per ogni requisito indica la fonte e la data del documento normativo utilizzato.

    8. Costruire una base di conoscenza normativa

    Puoi creare un notebook contenente il Codice civile, la legge 220/2012, i documenti istituzionali e le altre fonti rilevanti per il tuo lavoro.

    In questo modo puoi svolgere una prima ricerca su quorum, ripartizione delle spese, impugnazione delle delibere o uso delle parti comuni, ottenendo i riferimenti da verificare.

    La parola decisiva è proprio verificare. Una risposta dell’intelligenza artificiale non è una consulenza legale e la normativa caricata deve essere aggiornata.

    Prompt da provare

    Quali disposizioni contenute nelle fonti caricate riguardano [ripartizione delle spese dell’ascensore / quorum assembleare / impugnazione di una delibera]? Cita gli articoli pertinenti, distingui la regola generale dalle possibili eccezioni e segnala gli aspetti che richiedono il parere di un professionista.

    9. Scrivere una comunicazione sui lavori straordinari

    Dopo l’approvazione di un intervento importante, i condòmini vogliono sapere quattro cose: cosa succede, quando succede, quanto costa e quanto disturbo provocherà.

    Caricando il verbale, il preventivo approvato e il programma dei lavori, puoi generare una circolare comprensibile anche per chi non conosce il linguaggio tecnico.

    Prompt da provare

    Scrivi una comunicazione ai condòmini sui lavori deliberati. Spiega in modo semplice: tipo e ragione dell’intervento, impresa incaricata, data prevista di inizio, durata, aree interessate, possibili disagi, costo e scadenze di pagamento. Non aggiungere informazioni assenti nelle fonti e inserisci [DA CONFERMARE] dove manca un dato.

    10. Organizzare il passaggio di consegne

    Un notebook contenente regolamento, verbali, contratti, polizze, pratiche aperte e scadenze può diventare una mappa del condominio.

    Al momento del passaggio di consegne, Gemini Notebook può creare un documento di sintesi per il nuovo amministratore, evidenziando pendenze, contratti in scadenza e lacune documentali.

    Attenzione, però: nei notebook non vanno riversati indiscriminatamente dati personali o informazioni non necessarie. La comodità non elimina gli obblighi di riservatezza e protezione dei dati.

    Prompt da provare

    Crea un documento per il passaggio di consegne. Riassumi: contratti attivi e relative scadenze, polizze, lavori in corso, contenziosi o pratiche aperte, decisioni ancora da eseguire e questioni irrisolte emerse negli ultimi due anni. Concludi con l’elenco dei documenti mancanti o non aggiornati.

    Il mio libro sull’intelligenza artificiale per amministratori

    A questi temi ho dedicato il libro L’intelligenza artificiale per l’amministratore di condominio – Nuovi scenari, pubblicato da Ledizioni nel 2026 e scaricabile gratuitamente.

    Il libro raccoglie metodi ed esempi per usare l’AI nella comunicazione con i condòmini, nella preparazione delle assemblee, nell’organizzazione dei documenti e nella gestione quotidiana dello studio. Poca filosofia e molta pratica: cose da provare il lunedì mattina, non in un futuro indefinito.

    Come ottenere risultati migliori da Gemini Notebook

    • Crea un notebook separato per ogni condominio.
    • Carica soltanto documenti pertinenti e aggiornati.
    • Assegna ai file nomi comprensibili, specificando argomento e data.
    • Chiedi sempre la citazione della fonte.
    • Fai indicare con [DA VERIFICARE] i dati incerti o mancanti.
    • Controlla personalmente nomi, date, cifre, millesimi e riferimenti legali.
    • Non caricare dati personali che non siano necessari.
    • Sostituisci o rimuovi i documenti superati.

    Anche il prompt conta. Se vuoi approfondire questo aspetto, puoi leggere come si misura l’efficacia di un prompt.

    I limiti da non dimenticare

    Gemini Notebook può fraintendere una clausola, leggere male una scansione o confondere un numero contenuto in una tabella. La presenza delle citazioni aiuta a controllare il risultato, ma non trasforma automaticamente ogni risposta in una risposta corretta.

    La regola è semplice: quanto più grave sarebbe la conseguenza di un errore, tanto più rigorosa deve essere la verifica umana. Un testo poco brillante si può riscrivere. Un quorum, un millesimo o una scadenza sbagliati sono un altro genere di problema.

    Per vedere in modo intuitivo perché un modello linguistico può produrre risposte plausibili ma inesatte, puoi provare il mio simulatore LLM interattivo.

    Domande frequenti su Gemini Notebook per amministratori di condominio

    Gemini Notebook sostituisce il gestionale condominiale?

    No. Non gestisce la contabilità, non calcola automaticamente le tabelle millesimali e non sostituisce i programmi utilizzati per pagamenti, scadenze e rendiconti. Serve soprattutto a consultare, confrontare e rielaborare documenti.

    Gemini Notebook sostituisce l’amministratore?

    No. Può velocizzare alcune attività documentali, ma responsabilità, valutazione professionale, relazione con i condòmini e decisioni restano in capo alle persone.

    Posso caricare documenti contenenti dati personali?

    Prima di caricare un documento occorre valutarne necessità, contenuto e livello di riservatezza. Quando possibile, elimina i dati non necessari o usa versioni anonimizzate. Per definire procedure adeguate nel tuo studio, confrontati con il consulente privacy.

    Gemini Notebook può leggere verbali scansionati?

    Può lavorare anche su numerosi PDF, ma la qualità del risultato dipende dalla leggibilità del documento. Una scansione storta, sfocata o priva di un buon riconoscimento del testo aumenta il rischio di errori.

    Può essere usato per formare i collaboratori?

    Sì. Un notebook con procedure interne, modelli, domande frequenti e fonti aggiornate può diventare uno strumento di onboarding e consultazione per lo studio. Anche in questo caso servono regole chiare su quali documenti possano essere caricati.

    Scrivimi per organizzare un evento o un corso sull’intelligenza artificiale generativa

    Mandami un WhatsApp al 339.6325418 per organizzare un corso o una conferenza sull’A.I. generativa.

    Invia un’email


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