Una conferenza su ChatGPT per aziende e Pubblica Amministrazione funziona quando non si limita a mostrare “cose sorprendenti”, ma aiuta persone, manager, funzionari e decisori a capire come usare l’intelligenza artificiale generativa in modo pratico, responsabile e sicuro.

Negli ultimi anni ChatGPT, Copilot, Gemini, Claude e gli altri strumenti di AI generativa sono entrati nel lavoro quotidiano con una velocita’ rara. Il problema e’ che molte organizzazioni li hanno conosciuti in modo disordinato: qualcuno li usa per scrivere email, qualcuno per riassumere documenti, qualcuno li evita per paura di sbagliare, qualcuno ci incolla dentro dati riservati senza pensarci troppo.

Per questo una conferenza su ChatGPT per aziende, enti pubblici e Pubblica Amministrazione non dovrebbe essere una passerella tecnologica. Dovrebbe essere un momento di orientamento: poche idee chiare, esempi vicini al lavoro reale, attenzione a dati e privacy, consapevolezza dei limiti e una domanda molto concreta: da dove possiamo partire domani mattina?

Risposta breve: a cosa serve una conferenza su ChatGPT in azienda o nella PA?

Serve a creare un linguaggio comune sull’intelligenza artificiale generativa, mostrare casi d’uso concreti, chiarire rischi e responsabilita’, aiutare le persone a distinguere tra uso utile e uso pericoloso degli strumenti AI. In azienda puo’ accelerare produttivita’, comunicazione e innovazione. Nella Pubblica Amministrazione puo’ migliorare orientamento, efficienza interna e qualita’ dei servizi, ma solo con regole chiare e supervisione umana.

Perche’ oggi ChatGPT interessa aziende e Pubblica Amministrazione

ChatGPT e gli strumenti simili non sono soltanto chatbot. Sono interfacce linguistiche capaci di aiutare le persone a scrivere, sintetizzare, tradurre, riorganizzare informazioni, generare idee, preparare documenti, analizzare testi, creare bozze e simulare conversazioni.

In azienda questo impatta molte funzioni: marketing, vendite, HR, customer care, amministrazione, formazione, comunicazione interna, project management. Nella Pubblica Amministrazione i casi d’uso possono riguardare sportelli informativi, semplificazione del linguaggio, supporto alla redazione di atti, gestione delle FAQ, sintesi di documenti, preparazione di materiali divulgativi e formazione del personale.

Il punto, pero’, non e’ “usare ChatGPT perche’ lo usano tutti”. Il punto e’ capire quando ha senso usarlo, quali dati non inserire, come verificare le risposte, come integrare l’AI nei processi e come evitare che uno strumento potente venga trattato come un oracolo.

Cosa deve contenere una conferenza utile su ChatGPT

Una conferenza efficace dovrebbe tenere insieme tre livelli: comprensione, esempi e governance.

1. Comprensione: che cos’e’ davvero l’AI generativa

Il pubblico deve capire, senza tecnicismi inutili, che ChatGPT non “sa” le cose come una persona. Genera risposte probabili a partire da modelli linguistici, dati di addestramento, istruzioni e contesto. Questo spiega perche’ puo’ essere utilissimo, ma anche perche’ puo’ produrre errori, invenzioni, semplificazioni e risposte molto convincenti ma sbagliate.

2. Esempi: cosa si puo’ fare nel lavoro quotidiano

Gli esempi devono essere vicini al pubblico. Per un’azienda possono riguardare email commerciali, piani editoriali, analisi di feedback clienti, preparazione di riunioni, script per telefonate, descrizioni prodotto, documenti HR o report interni. Per un ente pubblico possono riguardare testi piu’ chiari per i cittadini, risposte a domande frequenti, sintesi di regolamenti, bozze di comunicazioni, materiali per eventi pubblici o supporto alla formazione interna.

3. Governance: cosa non fare e quali regole servono

La parte piu’ importante, spesso, e’ quella meno spettacolare: dati personali, informazioni riservate, controllo delle fonti, responsabilita’ delle decisioni, trasparenza verso utenti e cittadini, qualita’ degli output, supervisione umana. Senza queste basi, ChatGPT rischia di diventare una scorciatoia fragile.

Gianluigi Bonanomi relatore evento AI Allianz conferenza intelligenza artificiale

ChatGPT nella Pubblica Amministrazione: opportunità e cautele

Per la Pubblica Amministrazione l’intelligenza artificiale generativa puo’ essere una leva importante, ma richiede piu’ attenzione rispetto a molti contesti privati. Gli enti pubblici lavorano con dati personali, procedimenti, atti, diritti dei cittadini, obblighi di trasparenza e responsabilita’ amministrativa.

Per questo in una conferenza dedicata alla PA conviene insistere su alcuni messaggi chiave:

  • ChatGPT puo’ aiutare a scrivere meglio, ma non sostituisce la responsabilita’ del funzionario o del dirigente;
  • le risposte dell’AI vanno sempre verificate, soprattutto quando riguardano norme, procedure, bandi, diritti o scadenze;
  • i dati personali e le informazioni riservate non vanno inseriti in strumenti non autorizzati dall’organizzazione;
  • la semplificazione del linguaggio amministrativo e’ uno dei casi d’uso piu’ interessanti e a basso rischio;
  • ogni ente dovrebbe definire policy interne, esempi consentiti, esempi vietati e percorsi di formazione.

Una buona conferenza per comuni, enti locali, aziende sanitarie, scuole, universita’ o altri enti pubblici deve quindi essere pratica, ma anche prudente. Non terrorismo tecnologico, non entusiasmo cieco: buon senso operativo.

AI Act e alfabetizzazione AI: perche’ la formazione conta

Il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, noto come AI Act, ha introdotto un principio che riguarda direttamente aziende e Pubbliche Amministrazioni: chi sviluppa o utilizza sistemi di AI deve promuovere un adeguato livello di alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale tra le persone coinvolte.

In pratica, non basta comprare o autorizzare strumenti AI. Bisogna aiutare le persone a comprenderne funzionamento, limiti, rischi e impatti. La Commissione europea indica che gli obblighi di AI literacy e le pratiche vietate sono entrati in applicazione dal 2 febbraio 2025, mentre altre parti del regolamento seguono una timeline progressiva.

Per questo una conferenza su ChatGPT puo’ diventare anche il primo passo di un percorso piu’ strutturato di formazione AI: una sessione plenaria per creare consapevolezza, seguita da workshop pratici per funzioni aziendali, uffici o gruppi di lavoro.

Format possibili: keynote, speech, workshop

Non tutte le organizzazioni hanno bisogno dello stesso formato. La scelta dipende dal pubblico, dal tempo disponibile e dall’obiettivo.

  • Keynote da 30-45 minuti: ideale per convention, eventi istituzionali, assemblee, kick-off, meeting con molti partecipanti.
  • Speech da 60-90 minuti: adatto quando si vogliono mostrare esempi, fare una demo e lasciare spazio alle domande.
  • Workshop pratico da mezza giornata: utile per team aziendali, uffici pubblici, gruppi di lavoro e manager che devono imparare a usare gli strumenti.
  • Percorso formativo: consigliato quando l’organizzazione vuole passare dalla sensibilizzazione all’adozione consapevole.

Il mio consiglio e’ semplice: se il pubblico e’ molto ampio ed eterogeneo, meglio partire da una conferenza accessibile. Se invece i partecipanti hanno gia’ provato ChatGPT e vogliono usarlo davvero, serve un laboratorio.

Domande da fare prima di organizzare l’intervento

Prima di progettare una conferenza su ChatGPT e AI generativa, conviene rispondere ad alcune domande:

  • Il pubblico e’ composto da manager, dipendenti, funzionari, cittadini, studenti o professionisti?
  • Le persone hanno gia’ usato ChatGPT o partono da zero?
  • L’obiettivo e’ ispirare, formare, rassicurare, introdurre regole o aprire un percorso?
  • Ci sono casi d’uso specifici da mostrare?
  • Esistono gia’ policy interne sull’uso dell’AI?
  • Ci sono vincoli particolari su privacy, dati, compliance o sicurezza?

Le risposte cambiano molto il taglio dell’intervento. Parlare di ChatGPT a una rete commerciale non e’ la stessa cosa che parlarne a un comune, a un’associazione di categoria, a una banca, a una scuola o a un gruppo di dirigenti.

Cosa dovrebbe portare a casa il pubblico

Alla fine di una conferenza ben progettata, le persone dovrebbero uscire con cinque risultati concreti:

  1. capire che cosa sono ChatGPT e l’AI generativa, senza mitizzarli;
  2. riconoscere almeno 5-10 casi d’uso utili per il proprio lavoro;
  3. sapere quali dati non inserire e quali risposte verificare;
  4. distinguere tra uso personale, uso professionale e uso organizzativo dell’AI;
  5. avere voglia di sperimentare, ma dentro un perimetro chiaro.

Questo e’ il vero obiettivo: trasformare la curiosita’ in competenza iniziale. La meraviglia dura pochi minuti; la competenza cambia il modo di lavorare.

Collegamenti utili

Se stai organizzando un evento aziendale, puoi partire dalla pagina dedicata allo speaker AI per eventi aziendali.

Se vuoi un intervento specifico su ChatGPT, vedi anche la proposta di speech su ChatGPT e AI generativa.

Se il tema riguarda obblighi, governance e consapevolezza, leggi la guida sulla formazione AI obbligatoria secondo l’AI Act.

FAQ

Una conferenza su ChatGPT e’ adatta anche a un pubblico non tecnico?

Si. Anzi, spesso e’ il pubblico piu’ importante. L’intervento deve usare esempi chiari, linguaggio accessibile e casi vicini al lavoro quotidiano.

ChatGPT puo’ essere usato nella Pubblica Amministrazione?

Puo’ essere usato solo dentro regole chiare, con attenzione a dati personali, riservatezza, verifica delle risposte e responsabilita’ umana. La formazione serve proprio a distinguere usi utili e usi rischiosi.

Quanto dura una conferenza su ChatGPT per aziende o PA?

Il formato piu’ comune va da 45 a 90 minuti. Per imparare a usare davvero gli strumenti, pero’, conviene prevedere anche un workshop pratico.

Meglio parlare di ChatGPT o di intelligenza artificiale generativa in generale?

Dipende dall’obiettivo. ChatGPT e’ il nome piu’ riconoscibile, ma spesso e’ utile confrontarlo con Copilot, Gemini, Claude e altri strumenti per aiutare il pubblico a orientarsi meglio.

Una conferenza puo’ valere come formazione AI Act?

Puo’ essere un primo passo di alfabetizzazione AI, soprattutto se documentata e progettata con attenzione. Per coprire meglio le esigenze organizzative, e’ preferibile affiancarla a moduli pratici, policy interne e materiali di supporto.

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Il prompt engineering è morto? Nemmeno per idea. Semmai, è diventato adulto. Se fino a pochi mesi fa ci riempivamo la bocca con formattazioni stravaganti e trucchetti per “ingannare” i grandi modelli linguistici (impazzivo quando con il prompt DAN si faceva diventare un chatbot diabolico!), la ricerca scientifica recente sta tracciando una rotta completamente diversa: il passaggio definitivo dal prompt statico al context design. I modelli del 2026 sono più potenti, non telepatici. Richiedono un approccio strutturato, quasi ingegneristico.

Ho selezionato cinque studi scientifici recenti che smontano alcuni miti e offrono spunti pragmatici immediati, perfetti da portare in aula o in azienda per ottimizzare i flussi di lavoro.

1. La transizione verso l’architettura dei sistemi

  • Studio: Context Engineering: From Prompts to Corporate Multi-Agent Architecture

  • Autore: Vera V. Vishnyakova (Marzo 2026)

  • Il succo: Questo paper analizza l’evoluzione dei framework dei grandi vendor (da Google ad Anthropic) e formalizza il concetto di context engineering. Non si scrive più un singolo prompt isolato: si progetta l’intero contesto informativo che l’agente IA deve analizzare prima di rispondere. Lo studio definisce i cinque criteri chiave per valutare la qualità del contesto aziendale, spostando il focus dal “saper parlare alla macchina” al saper orchestrare un’architettura multi-agente.

2. Più contesto non significa sempre più precisione

  • Studio: Navigating the Prompt Space: Improving LLM Classification of Social Science Texts Through Prompt Engineering

  • Autori: Ricercatori d’area sociale e computazionale (Marzo 2026)

  • Il succo: Un’analisi empirica fondamentale per chi fa formazione. Gli autori hanno testato variazioni sistematiche di descrizioni, istruzioni e contesti few-shot. Il risultato? Un aumento minimo del contesto iniziale garantisce il salto di qualità maggiore nelle risposte dell’IA. Superata una certa soglia, aggiungere ulteriori dettagli produce solo miglioramenti marginali o, peggio, sovraccarica il modello riducendo l’accuratezza. Less is more, anche nel 2026.

3. L’impatto economico del “few-shot” a pagamento

  • Studio: Prompt engineering for large language models in test case generation

  • Autori: Team di QA e software engineer (Maggio 2026)

  • Il succo: Sebbene focalizzato sulla generazione di scenari di test, questo paper mette a confronto diretto l’efficacia di zero-shot, few-shot, role prompting e chain-of-thought. La vera lezione magistrale riguarda il bilanciamento costi-benefici: con i modelli avanzati che si pagano un tanto al milione di token, inserire troppi esempi nei prompt few-shot diventa economicamente insostenibile. Il paper dimostra che il beneficio marginale crolla drasticamente dopo i primi tre o cinque esempi.

4. Il prompt adattivo per creare contenuti validi

  • Studio: Prompt Engineering for Scale Development in Generative Psychometrics

  • Autori: Lara Lee Russell-Lasalandra, Hudson Golino (Marzo 2026)

  • Il succo: Una simulazione che esplora come le strategie di prompt engineering influenzino la qualità dei dati generati dall’IA. Il dato più interessante per i non tecnici è la netta superiorità del prompting adattivo rispetto a quello statico. Le strategie adattive riducono drasticamente la ridondanza semantica (i classici cliché della macchina) e mantengono una qualità altissima dell’output, soprattutto quando accoppiate con i modelli di ultimissima generazione.

5. Prove sul campo: l’efficacia nei settori verticali

  • Studio: Smarter AI Through Prompt Engineering: Insights and Case Studies from Data Science Application

  • Autori: Snehasish Paul, Rohit Kumar, Laxman Das (Gennaio 2026)

  • Il succo: Se in aula vi chiedono “ma serve davvero?”, questo è il paper da citare. Attraverso casi di studio in settori verticali (servizi finanziari, healthcare, business intelligence), i ricercatori dimostrano che l’uso di tecniche di prompting strutturato aumenta le performance operative dei modelli dal 6% fino a oltre il 30%. Evidenzia inoltre l’efficacia dei framework di ragionamento chain-of-thought e degli ottimizzatori automatici.

Dalla teoria alla cattedra: il mio corso sul prompt engineering

Tutta questa letteratura scientifica non serve a nulla se resta chiusa nei laboratori di ricerca. È per questo che ho strutturato il mio corso sul prompt engineering partendo da un approccio umanista e pragmatico: l’obiettivo non è imparare a memoria i comandi, ma capire come pensano i modelli per governarli senza subire i loro cliché. In aula, smontiamo i tecnicismi inutili per concentrarci sul context design. Impariamo a dosare gli esempi per non sprecare token, a strutturare catene di pensiero logiche e a creare assistenti virtuali capaci di integrarsi davvero nei flussi di lavoro di professionisti e imprese. Poca teoria accademica, tanta sperimentazione sul campo.

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Gemini Notebook (ex NotebookLM) di Google è uno degli strumenti di intelligenza artificiale più potenti e sottovalutati per chi cerca lavoro. Mentre tutti parlano di ChatGPT per scrivere il curriculum, pochi sanno che Gemini Notebook può fare qualcosa di molto più sofisticato: analizzare documenti, simulare colloqui, preparare presentazioni e aiutarti a posizionarti nel mercato del lavoro con una strategia personalizzata. In questo articolo scopri 5 modi concreti per usare Gemini Notebook nella ricerca del lavoro, con esempi pratici testati direttamente.

Cos’è Gemini Notebook e perché è diverso dagli altri strumenti AI

Gemini Notebook è uno strumento di intelligenza artificiale sviluppato da Google che lavora su documenti che carichi tu. A differenza di ChatGPT, che risponde sulla base del suo addestramento generale, Gemini Notebook ragiona esclusivamente sulle fonti che gli fornisci: il tuo curriculum, l’offerta di lavoro, ricerche sull’azienda, articoli di settore. Questo lo rende estremamente preciso e contestualizzato, ideale per applicazioni pratiche nella ricerca del lavoro.

Puoi caricare PDF, documenti Word, testi copiati, link a pagine web e persino video YouTube. Il risultato è un “notebook” intelligente che diventa il tuo consulente personale per la ricerca del lavoro, basandosi solo sulle informazioni che hai scelto tu.

1. Analizzare l’offerta di lavoro e personalizzare il curriculum

Il primo e più immediato utilizzo di Gemini Notebook nella ricerca del lavoro è l’analisi delle offerte di lavoro. Carica il tuo curriculum aggiornato come fonte principale, poi aggiungi il testo dell’offerta di lavoro che ti interessa. A questo punto puoi chiedere a Gemini Notebook di identificare i gap tra le competenze richieste e quelle che hai, suggerire come riformulare alcune esperienze per allinearle meglio all’offerta, e indicare quali parole chiave del job posting sono assenti nel tuo CV.

Questo approccio è particolarmente efficace per superare i sistemi ATS (Applicant Tracking System) che molte aziende usano per filtrare automaticamente i curriculum prima che un recruiter li legga. Con Gemini Notebook puoi ottimizzare ogni candidatura in modo specifico, senza riscrivere l’intero CV da zero ogni volta.

2. Simulare un colloquio di lavoro realistico

Una delle funzionalità più innovative di Gemini Notebook per chi cerca lavoro è la simulazione dei colloqui. Carica il tuo CV, la job description e qualsiasi informazione disponibile sull’azienda (sito web, articoli di stampa, report annuali), poi chiedi a Gemini Notebook di fare da selezionatore e porti domande di colloquio basate su quelle fonti specifiche.

Puoi anche personalizzare la difficoltà: colloquio HR iniziale, colloquio tecnico con un manager di settore, colloquio finale con un dirigente. Gemini Notebook userà le informazioni sull’azienda per costruire domande contestualizzate, non domande generiche che trovi su qualsiasi sito di preparazione ai colloqui. È uno strumento di preparazione al colloquio di lavoro che si adatta alla specifica realtà aziendale che stai affrontando.

3. Ricercare l’azienda e costruire domande intelligenti

Arrivare a un colloquio conoscendo l’azienda meglio di chi ti intervista è un vantaggio competitivo enorme. Gemini Notebook ti permette di caricare tutte le fonti disponibili sull’azienda: il sito web aziendale, articoli recenti di giornale, il profilo LinkedIn dell’azienda, le recensioni su Glassdoor, i bilanci pubblici se disponibili. Poi puoi costruire una vera e propria “intelligence” sull’organizzazione.

Puoi chiedere a Gemini Notebook di creare un briefing sull’azienda, identificare le sfide del settore, suggerire domande intelligenti da porre al selezionatore e aiutarti a capire come i tuoi punti di forza rispondono ai problemi specifici di quell’azienda. Questo ti trasforma da candidato passivo a professionista che ha già riflettuto su come può contribuire alla crescita dell’organizzazione.

Se vuoi approfondire le funzionalità di base di Gemini Notebook prima di applicarle alla ricerca del lavoro, guarda questa guida pratica:

4. Creare una lettera di presentazione su misura per ogni candidatura

La lettera di presentazione è uno degli elementi più trascurati nella ricerca del lavoro, eppure può fare la differenza tra essere selezionati per un colloquio o finire nello spam. Con Gemini Notebook puoi creare lettere di presentazione altamente personalizzate in pochi minuti.

Il metodo è semplice: carica il tuo curriculum, l’offerta di lavoro, informazioni sull’azienda e qualsiasi altro elemento rilevante (ad esempio, articoli del fondatore o del CEO che mostrano la cultura aziendale). Poi chiedi a Gemini Notebook di generare una lettera che colleghi esplicitamente le tue esperienze alle esigenze specifiche di quella posizione, usando il linguaggio e i valori di quella particolare azienda.

Il risultato è una lettera che non sembra scritta da un’AI generica, ma da qualcuno che conosce davvero l’azienda e ha riflettuto sul perché vuole lavorarci. Questo approccio è particolarmente efficace per candidarsi in aziende innovative, startup e realtà che valorizzano l’autenticità e la capacità di ricerca del candidato.

5. Preparare una strategia di personal branding e networking

Il quinto utilizzo di Gemini Notebook nella ricerca del lavoro riguarda il personal branding e il networking strategico. Carica i tuoi articoli, post LinkedIn, presentazioni che hai fatto, libri o corsi che hai frequentato, e chiedi a Gemini Notebook di aiutarti a identificare i tuoi messaggi chiave, le aree di expertise più distintive e come posizionarti nel mercato del lavoro del tuo settore.

Puoi anche usarlo per preparare il tuo pitch personale: quella presentazione di 60 secondi che devi essere in grado di dare in qualsiasi occasione di networking. Gemini Notebook analizzerà le tue fonti e ti aiuterà a costruire un messaggio coerente, differenziante e adatto al tuo target professionale. Per chi lavora come giornalista o comunicatore, Gemini Notebook si integra perfettamente con altri strumenti AI nel workflow professionale:

Gemini Notebook e la ricerca del lavoro in Italia: un vantaggio competitivo reale

In Italia, l’adozione degli strumenti di intelligenza artificiale nella ricerca del lavoro è ancora limitata. La maggior parte dei candidati usa ancora approcci tradizionali: curriculum standard, lettere di presentazione generiche, preparazione superficiale ai colloqui. Chi inizia a usare Gemini Notebook oggi ha un vantaggio competitivo significativo rispetto al mercato, soprattutto nei settori più innovativi come tecnologia, marketing digitale, consulenza, finanza e comunicazione.

Gemini Notebook è gratuito e disponibile anche in italiano all’indirizzo notebooklm.google.com. Non richiede competenze tecniche particolari e funziona meglio quanto più sei specifico nelle fonti che carichi e nelle domande che fai. Il segreto è trattarlo non come un chatbot generico, ma come un consulente specializzato che lavora solo sui tuoi documenti.

Come iniziare subito: il tuo primo notebook per la ricerca del lavoro

Per iniziare a usare Gemini Notebook nella ricerca del lavoro, segui questi passi pratici. Crea un account Google se non ne hai già uno e accedi a Gemini Notebook. Crea un nuovo notebook e dagli un titolo chiaro (es. “Candidatura XYZ SpA – Ruolo Marketing Manager”). Carica come fonti il tuo curriculum aggiornato in PDF, il testo dell’offerta di lavoro, le pagine principali del sito aziendale, e qualsiasi altro documento rilevante. Inizia con una domanda specifica, ad esempio “Quali sono i miei punti di forza più rilevanti per questa posizione?” o “Crea 10 domande di colloquio che potrebbe farmi il selezionatore”.

Con la pratica, diventerai sempre più efficiente nell’usare Gemini Notebook come strumento di ricerca del lavoro. Puoi creare notebook diversi per ogni candidatura attiva, costruendo una libreria di risorse specifiche per ogni opportunità professionale che stai esplorando.

L’intelligenza artificiale non sostituirà il tuo talento, la tua esperienza e la tua personalità nel processo di selezione. Ma ti aiuterà a presentarli nel modo migliore possibile.

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L’intelligenza artificiale generativa non è più una tecnologia del futuro: è già nel presente delle aziende, degli enti pubblici, delle scuole e delle associazioni di categoria. Eppure molti manager, professionisti e decisori faticano ancora a capire cosa sia davvero l’AI, come usarla in modo pratico e responsabile, e soprattutto come trasformarla in un vantaggio concreto. È qui che entrano in gioco le conferenze sull’intelligenza artificiale: un formato potente, capace di accelerare la comprensione collettiva e preparare intere organizzazioni al cambiamento.

Cosa sono le conferenze sull’intelligenza artificiale generativa?

Una conferenza sull’AI generativa è un intervento — di norma tra i 45 e i 90 minuti — in cui un relatore specializzato spiega ai partecipanti cos’è l’intelligenza artificiale, come funziona e, soprattutto, come può essere usata nella loro realtà professionale quotidiana. Non si tratta di una lezione universitaria né di una presentazione tecnica per sviluppatori: le migliori conferenze sull’AI sono pensate per pubblici eterogenei e non tecnici, dai manager ai professionisti del marketing, dagli insegnanti agli imprenditori, dagli amministratori agli operatori sanitari.

I temi più richiesti nelle conferenze sull’intelligenza artificiale includono:

  • Introduzione all’AI generativa e a ChatGPT: cosa sono, come funzionano, perché stanno cambiando il mondo del lavoro.
  • Prompt engineering: come dialogare efficacemente con i modelli linguistici per ottenere risultati utili.
  • AI Act e regolamentazione europea: cosa cambia per le aziende e cosa devono sapere i professionisti.
  • AI literacy: come sviluppare le competenze minime per non restare indietro.
  • Rischi e opportunità dell’AI: bias, allucinazioni, fake news, ma anche automazione, efficienza e innovazione.
  • AI nel mondo della scuola: opportunità e rischi per docenti e studenti.
  • Uso consapevole dell’AI: come integrare gli strumenti di intelligenza artificiale nella vita lavorativa senza dipendenza acritica.

Perché organizzare una conferenza AI per la tua azienda o il tuo ente?

La domanda che molti responsabili HR, direttori marketing, segretari generali di associazioni di categoria e dirigenti scolastici si pongono è: perché spendere tempo e risorse su una conferenza AI, quando ci sono così tante risorse online?

La risposta è semplice: perché un relatore esperto in presenza (o in streaming) fa qualcosa che nessun video su YouTube può fare. Contestualizza il tema, risponde alle domande reali del tuo pubblico, adatta il linguaggio al settore specifico e — soprattutto — crea un momento condiviso di aggiornamento e riflessione che ha un impatto misurabile sulla cultura organizzativa.

Ecco i principali vantaggi di portare un relatore AI nella tua organizzazione:

  • Aggiornamento rapido e contestualizzato: l’AI evolve velocissimamente. Un esperto aggiornato ti porta le informazioni più recenti, già filtrate per rilevanza nel tuo settore.
  • Riduzione della resistenza al cambiamento: molti dipendenti o associati percepiscono l’AI come una minaccia. Una conferenza ben calibrata trasforma la paura in curiosità e comprensione.
  • ROI immediato: le persone escono dalla conferenza con strumenti e idee applicabili subito, non tra sei mesi dopo un corso lungo e costoso.
  • Employer branding e reputazione: organizzare eventi sull’AI dimostra che la tua organizzazione guarda al futuro e investe nell’aggiornamento delle persone.
  • Personalizzazione del contenuto: un buon relatore AI non tiene la stessa conferenza per tutti: adatta contenuti, esempi e casi d’uso al tuo specifico contesto.

Chi può partecipare a una conferenza sull’AI?

Una delle domande più frequenti è: le nostre persone sono pronte per una conferenza sull’intelligenza artificiale? La risposta è quasi sempre sì, a patto che la conferenza sia progettata per il pubblico giusto.

Le conferenze sull’AI generativa sono state tenute con successo per categorie professionali molto diverse tra loro: manager e C-suite, addetti marketing e comunicazione, professionisti legali e consulenti, insegnanti e dirigenti scolastici, giornalisti, bibliotecari, farmacisti, artigiani, volontari del Servizio Civile Digitale. Il segreto è nella capacità del relatore di calibrare il linguaggio, scegliere gli esempi giusti e rispondere con precisione alle domande specifiche del settore.

Formati disponibili: dalla keynote al workshop pratico

Le conferenze sull’intelligenza artificiale possono assumere formati molto diversi in base agli obiettivi e al tempo disponibile:

  • Keynote (45-90 minuti): ideale per eventi aziendali, convention di categoria, aperture di convegno. Coinvolge, ispira e informa senza approfondire eccessivamente.
  • Workshop pratico (mezza giornata o giornata intera): adatto a team che vogliono imparare a usare gli strumenti AI nella loro quotidianità, con esercitazioni e casi reali.
  • Ciclo di webinar: formato flessibile, spalmato nel tempo, ideale per grandi organizzazioni con team distribuiti.
  • Evento ibrido (presenza + streaming): permette di raggiungere sia il pubblico in sala che quello da remoto, moltiplicando l’impatto.

Come scegliere il relatore giusto per una conferenza sull’AI

Non tutti gli esperti di AI sono bravi comunicatori, e non tutti i comunicatori sono davvero aggiornati sull’AI. I criteri per scegliere il relatore AI giusto per la tua conferenza sono:

  • Esperienza divulgativa documentata: cerca chi ha tenuto decine di conferenze per pubblici eterogenei, non solo seminari tecnici per addetti ai lavori.
  • Aggiornamento continuo: l’AI cambia ogni mese. Il relatore deve usare quotidianamente gli strumenti di cui parla.
  • Background giornalistico o formativo: chi sa semplificare senza banalizzare ha spesso un percorso in ambito comunicazione, giornalismo o formazione aziendale.
  • Referenze verificabili: chiedi chi ha già coinvolto quel relatore e che tipo di feedback ha ricevuto.
  • Approccio critico e responsabile: diffida di chi dipinge l’AI solo in modo entusiastico o solo in modo catastrofico. La realtà è più sfumata.

Vuoi organizzare una conferenza sull’AI? Partiamo da qui

Se stai pensando di organizzare una conferenza, uno speech o un workshop sull’intelligenza artificiale generativa per la tua azienda, il tuo ente o la tua associazione, puoi esplorare i temi, i formati e le esperienze già realizzate nella pagina dedicata agli speech e alle conferenze AI.

Troverai esempi concreti di interventi tenuti per realtà come Fastweb STEP, Confartigianato Imprese, Fondazione Corriere della Sera, Istituto Affari Internazionali e molte altre. E se vuoi capire se il formato è giusto per te, puoi contattarmi direttamente per una consulenza preliminare gratuita.

L’intelligenza artificiale non aspetta. Le tue persone nemmeno.

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Gemini Notebook (ex NotebookLM) è uno degli strumenti più interessanti dell’ecosistema Google per chi lavora con documenti, fonti, report, manuali, appunti, video, slide, normative, procedure interne e materiali di studio. A differenza dei chatbot generici, Gemini Notebook parte dalle fonti caricate dall’utente e permette di fare domande, ottenere sintesi, generare materiali di supporto e costruire percorsi di lavoro più ordinati.

Questo corso Gemini Notebook per aziende e professionisti aiuta team, manager, consulenti, formatori, docenti, studi professionali e reparti operativi a usare Gemini Notebook in modo concreto: dalla sintesi di documenti alla preparazione di briefing, dall’analisi di fonti multiple alla creazione di FAQ, quiz, mappe mentali, audio overview, video overview, infografiche e slide deck.

Il corso è tenuto da Gianluigi Bonanomi, formatore, speaker e autore specializzato in intelligenza artificiale generativa, prompt engineering e comunicazione digitale. Il percorso può essere organizzato in azienda, online o in presenza, con esempi adattati ai ruoli, ai documenti e ai processi di lavoro dei partecipanti.

Gemini Notebook, ChatGPT, Gemini e Copilot: cosa cambia

Gemini Notebook non sostituisce ChatGPT, Gemini o Microsoft Copilot: risponde a un’esigenza diversa. ChatGPT è utile per generare, rielaborare e ragionare su molti tipi di compiti. Copilot è integrato nell’ambiente Microsoft 365. Gemini è l’assistente AI di Google. Gemini Notebook, invece, è pensato soprattutto per lavorare su un insieme di fonti selezionate: documenti, pagine web, file, video, appunti, materiali didattici o archivi di progetto.

Nel corso si chiarisce quando conviene usare Gemini Notebook e quando è meglio usare altri strumenti di AI generativa. Questa distinzione è decisiva per evitare un errore comune: usare lo stesso chatbot per tutto. Gemini Notebook dà il meglio quando serve interrogare fonti, confrontare documenti, preparare materiali di studio, trasformare contenuti complessi in output più accessibili e costruire una piccola base di conoscenza su un tema, un cliente, un progetto o un processo.

Perché fare un corso su Gemini Notebook

Molti professionisti hanno già provato Gemini Notebook caricando un PDF o un link, ma si fermano alle funzioni più evidenti: riassunto, domande e qualche contenuto generato. In questo modo lo strumento resta sottoutilizzato. Un corso pratico serve a costruire un metodo: scegliere bene le fonti, organizzare i notebook, formulare domande efficaci, verificare le citazioni, generare output utili e integrare Gemini Notebook nei flussi di lavoro reali.

  • Capire cosa può fare Gemini Notebook nei diversi contesti professionali.
  • Imparare a costruire notebook ordinati, utili e riutilizzabili.
  • Usare Gemini Notebook per sintesi, confronto, studio e analisi di documenti complessi.
  • Generare materiali derivati: briefing, FAQ, quiz, mappe mentali, podcast, video, infografiche e slide.
  • Integrare Gemini Notebook con ChatGPT, Gemini, Copilot e strumenti di produttività già usati in azienda.
  • Usare Gemini Notebook in modo sicuro, rispettando dati sensibili, policy interne, copyright e privacy.

A chi è rivolto

Il corso è pensato per aziende, studi professionali, associazioni, enti di formazione, scuole, università, biblioteche, ordini professionali e team che lavorano spesso con documenti, conoscenza e contenuti complessi. È adatto anche a manager e imprenditori che vogliono capire come usare l’AI per rendere più accessibili informazioni aziendali, materiali interni e documentazione operativa.

  • Manager, imprenditori e responsabili di funzione.
  • Team marketing, comunicazione, commerciale e customer care.
  • HR, formazione, amministrazione e segreterie organizzative.
  • Consulenti, formatori, docenti, ricercatori e studi professionali.
  • Team che gestiscono manuali, procedure, report, normative, contratti o knowledge base.
  • Persone che usano già ChatGPT o Copilot e vogliono capire quando Gemini Notebook è più adatto.

Cosa si impara

Uso sicuro di Gemini Notebook in azienda

La prima competenza è saper decidere quali fonti inserire e quali informazioni evitare. Durante il corso si lavora su dati sensibili, permessi, documenti interni, copyright, fonti riservate, citazioni, allucinazioni, errori e controllo umano. Gemini Notebook può rendere più veloce l’analisi di documenti, ma non elimina la responsabilità di verificare le risposte e proteggere le informazioni.

Organizzazione delle fonti e dei notebook

Gemini Notebook funziona bene quando le fonti sono scelte e organizzate con criterio. Il corso mostra come creare notebook per progetto, cliente, reparto, materia, corso o processo; come caricare materiali diversi; come distinguere fonti principali e secondarie; come mantenere ordine nel tempo; come evitare notebook troppo generici che producono risposte confuse.

Domande efficaci e prompt per Gemini Notebook

Anche se Gemini Notebook lavora sulle fonti, le domande contano. Nel corso si imparano prompt per ottenere sintesi, confronti, tabelle, piani d’azione, domande di verifica, glossari, briefing e materiali per pubblici diversi. Il prompt engineering viene trattato in modo pratico: non formule magiche, ma richieste chiare con obiettivo, contesto, formato, vincoli e criteri di controllo.

Analisi documentale e ricerca basata su fonti

Gemini Notebook è particolarmente utile per leggere e interrogare documenti lunghi o numerosi. Durante il corso si lavora su scenari come:

  • Riassumere report, white paper, contratti, dispense, ricerche e manuali.
  • Estrarre concetti chiave, rischi, definizioni, passaggi operativi e decisioni.
  • Confrontare più documenti e trovare convergenze, differenze o contraddizioni.
  • Preparare briefing per riunioni, corsi, presentazioni o decisioni manageriali.
  • Trasformare materiale tecnico in spiegazioni comprensibili per pubblici non specialistici.
  • Creare domande, quiz e schede di ripasso per formazione interna e studio.

Output generativi: audio, video, mappe, quiz, slide e infografiche

Gemini Notebook non serve solo a fare domande. Può trasformare le fonti in formati diversi: audio overview, video overview, mappe mentali, FAQ, quiz, guide allo studio, infografiche e slide deck. Nel corso si vede quando questi output sono utili, come personalizzarli, come valutarne la qualità e come riutilizzarli in formazione, comunicazione interna, onboarding, aggiornamento professionale e gestione della conoscenza.

Programma in due varianti

Il corso può essere progettato in due formati: una giornata da 6 ore oppure due giornate da 6 ore, per un totale di 12 ore. La scelta dipende dal livello di partenza, dal numero di partecipanti, dal grado di personalizzazione richiesto e dalla possibilità di lavorare su casi reali dell’azienda.

Variante 1: corso Gemini Notebook in una giornata

Durata: 1 giornata, 6 ore.

Obiettivo: imparare a usare Gemini Notebook in modo pratico e sicuro per analizzare fonti, sintetizzare documenti e generare materiali utili al lavoro quotidiano.

  • Introduzione a Gemini Notebook e al ruolo delle fonti nell’AI generativa.
  • Differenze tra Gemini Notebook, ChatGPT, Gemini, Copilot e strumenti RAG.
  • Creazione di un notebook: fonti, documenti, link, file, video, audio e appunti.
  • Uso sicuro: dati sensibili, privacy, copyright, citazioni, errori e verifiche.
  • Prompt essenziali per sintesi, confronto, estrazione di informazioni e briefing.
  • Generazione di output: FAQ, guide, quiz, mappe mentali, audio overview e materiali di supporto.
  • Esercitazioni pratiche su casi vicini al lavoro dei partecipanti.
  • Checklist finale: 10 usi immediati di Gemini Notebook da portare nel lavoro quotidiano.

Variante 2: corso Gemini Notebook in due giornate

Durata: 2 giornate, 12 ore.

Obiettivo: consolidare l’uso di Gemini Notebook, lavorare su casi d’uso aziendali e costruire un metodo riutilizzabile per analisi documentale, formazione, comunicazione interna e knowledge management.

Prima giornata: fondamenti, fonti e uso operativo

  • Introduzione a Gemini Notebook e al lavoro con fonti selezionate.
  • Quando usare Gemini Notebook e quando usare ChatGPT, Gemini o Copilot.
  • Creazione e organizzazione di notebook per progetto, reparto, cliente o tema.
  • Caricamento e gestione delle fonti: PDF, siti web, Google Docs, Google Slides, file Word, PowerPoint, CSV, audio, video YouTube, immagini e altri materiali.
  • Domande efficaci: sintesi, spiegazioni, confronto tra documenti, estrazione di concetti e tabelle.
  • Verifica delle risposte, uso delle citazioni e controllo degli output.
  • Esercitazioni guidate su documenti forniti dal docente o dall’azienda.
  • Prima costruzione di una libreria di prompt per ricerca, studio, analisi e briefing.

Seconda giornata: casi d’uso, workflow e output avanzati

  • Gemini Notebook per riunioni, formazione interna, onboarding, ricerca e comunicazione.
  • Creazione di FAQ, briefing, guide allo studio, quiz, mappe mentali e glossari.
  • Audio overview, video overview, infografiche e slide deck: quando usarli e come valutarli.
  • Workflow con Gemini Notebook + ChatGPT, Gemini, Copilot, Google Drive o Microsoft 365.
  • Laboratorio su casi reali dei partecipanti: documenti, procedure, report, materiali formativi o knowledge base.
  • Costruzione di template di prompt, procedure ripetibili e criteri di qualità degli output.
  • Linee guida interne per un uso sicuro e responsabile.
  • Piano operativo: cosa sperimentare nei successivi 30, 60 e 90 giorni.

Metodo didattico

Il taglio è pratico: poche definizioni astratte, molte demo, esercizi guidati e casi d’uso vicini al lavoro dei partecipanti. Come negli altri corsi di Gianluigi, l’obiettivo non è stupire con l’AI, ma far tornare le persone al lavoro con strumenti, criteri e procedure immediatamente applicabili.

  • Demo live su Gemini Notebook.
  • Esercitazioni individuali e di gruppo.
  • Template di prompt e checklist operative.
  • Discussione di rischi, limiti e scenari di uso scorretto.
  • Possibile personalizzazione sui processi, sui reparti e sui documenti aziendali.

Prerequisiti

Non servono competenze tecniche. È sufficiente saper usare un browser e avere familiarità con gli strumenti digitali del lavoro quotidiano. Per le esercitazioni pratiche è consigliato che i partecipanti dispongano di un account Google abilitato all’uso di Gemini Notebook, oppure che l’azienda definisca in anticipo quali account e materiali saranno disponibili durante il corso.

Per lavorare su casi aziendali reali è utile preparare prima alcuni documenti non riservati: report pubblici, procedure, brochure, pagine web, materiali formativi, manuali, presentazioni o documenti già autorizzati per l’uso in aula.

Output per l’azienda

  • Maggiore consapevolezza su opportunità, rischi e limiti di Gemini Notebook.
  • Un metodo pratico per creare e gestire notebook basati su fonti affidabili.
  • Prompt e template riutilizzabili per sintesi, confronto, briefing, quiz e materiali formativi.
  • Prime linee guida per uso sicuro, verifica delle risposte e gestione dei dati.
  • Casi d’uso prioritari per reparti, ruoli e processi.
  • Un piano di sperimentazione per evitare un uso casuale e poco misurabile dello strumento.

Collegamenti utili

Per costruire un percorso più ampio sull’AI generativa, il corso Gemini Notebook può essere affiancato al corso ChatGPT per aziende e professionisti, al corso Microsoft Copilot per aziende e professionisti, al corso di prompt engineering o a un keynote sull’AI generativa per aziende.

Per approfondire lo strumento, si possono consultare anche le pagine ufficiali di Google su Gemini Notebook, sulla guida introduttiva a Gemini Notebook, sulle fonti supportate, sugli Audio Overview e sui Video Overview.

FAQ sul corso Gemini Notebook

Il corso è adatto anche a chi non ha mai usato Gemini Notebook?

Sì. La variante da 6 ore parte dalle basi e porta rapidamente a esempi pratici su caricamento delle fonti, domande, sintesi, confronto tra documenti e creazione di materiali di supporto.

Serve un account Google?

Sì, per le esercitazioni è consigliato avere un account Google abilitato all’uso di Gemini Notebook. In contesti aziendali o scolastici è opportuno verificare prima le policy interne e le impostazioni dell’account Workspace.

Gemini Notebook è meglio di ChatGPT?

Non è una questione di meglio o peggio. Gemini Notebook è più adatto quando bisogna lavorare su fonti specifiche e controllabili. ChatGPT è più flessibile per scrittura, generazione, brainstorming e attività trasversali. Nel corso si impara a scegliere lo strumento giusto per il compito giusto.

Il corso tratta privacy e uso sicuro?

Sì. Uso sicuro, dati sensibili, copyright, permessi, qualità delle fonti, citazioni, verifica degli output e responsabilità umana sono parte centrale del programma.

Si può personalizzare il corso sui documenti aziendali?

Sì. Il corso può essere adattato ai documenti, ai processi e ai ruoli dell’organizzazione. È possibile lavorare su materiali non riservati o su esempi costruiti a partire da casi simili a quelli reali.

Gemini Notebook può essere usato per formazione interna?

Sì. È uno degli scenari più interessanti: da manuali, dispense, procedure e materiali di onboarding si possono generare guide, FAQ, quiz, mappe mentali, briefing, audio e altri materiali utili per studiare e ripassare.

Gemini Notebook cita le fonti?

Gemini Notebook lavora sulle fonti inserite nel notebook e può mostrare riferimenti e citazioni collegate ai passaggi usati nelle risposte. Questo aiuta il controllo, ma non sostituisce la verifica umana, soprattutto su contenuti legali, medici, finanziari, tecnici o riservati.

Il corso può essere svolto online?

Sì. Il corso può essere erogato online, in presenza o in modalità mista. Per i laboratori online è utile definire prima account, materiali, durata delle esercitazioni e livello di interazione desiderato.

Richiedi il corso

Vuoi organizzare un corso Gemini Notebook per la tua azienda o per un gruppo di professionisti? Scrivi indicando numero di partecipanti, livello di partenza, formato preferito e obiettivi: una giornata da 6 ore oppure due giornate, per 12 ore complessive, con laboratorio e personalizzazione.

Contatta Gianluigi Bonanomi per progettare il corso Gemini Notebook più adatto alla tua organizzazione.

Il second brain (o secondo cervello) è un sistema di gestione della conoscenza personale che ti permette di delegare la memoria a uno strumento esterno, liberando la mente per il pensiero creativo. In questo articolo scopriamo cos’è, come funziona e perché è ancora più importante nell’era dell’intelligenza artificiale.

Hai presente quella sensazione?

Hai letto qualcosa di interessante. Un articolo, un libro, una frase a caso su LinkedIn. Ti ha colpito. Hai pensato: “questo mi torna utile”.

Tre settimane dopo, non lo trovi più. Non lo ricordi con precisione. E se lo ricordi, non sai dove stava.

Benvenuto nel problema del knowledge worker del 2025.

Il tuo cervello non è un archivio

Partiamo da una premessa scomoda: il cervello umano è una macchina straordinaria, ma è un pessimo disco rigido.

Daniel Kahneman — il padre della psicologia comportamentale applicata all’economia — ha dimostrato che il nostro sistema cognitivo è costruito per sopravvivere, non per ricordare. Siamo bravi a riconoscere i pericoli. Siamo pessimi a recuperare informazioni precise a comando.

Eppure il lavoro intellettuale si basa esattamente su questo: ricordare, connettere, produrre.

E qui entra in gioco il second brain (letteralmente: il secondo cervello). Non è un’app. Non è un metodo. È una filosofia di gestione della conoscenza personale. L’idea è semplice: delegare la memoria a uno strumento esterno, liberando la mente per il pensiero creativo.

Facciamo un esempio concreto

Leggi un saggio di Yuval Harari. Sottolinei un passaggio sul futuro del lavoro. Lo salvi in un sistema organizzato. Tre mesi dopo, stai preparando una presentazione su AI e occupazione. In trenta secondi recuperi quella citazione, la connetti a un’altra nota che avevi preso a un convegno, e costruisci un argomento originale.

Senza il secondo cervello? Quella citazione è perduta. Per sempre.

Chi ha inventato il second brain (e perché vale la pena saperlo)

Il termine è stato codificato da Tiago Forte, un consulente americano che negli anni Dieci ha sistematizzato l’approccio in quello che lui chiama il metodo PARA e la tecnica del progressive summarization.

Il suo libro — Building a Second Brain — è stato pubblicato nel 2022 da Atria Books. Esiste in italiano con il titolo Costruisci il tuo secondo cervello, edito da Roi Edizioni.

Ma l’idea affonda le radici più lontano. Il filosofo e sociologo tedesco Niklas Luhmann aveva costruito negli anni Sessanta un archivio di appunti cartacei — il famoso Zettelkasten (letteralmente: “schedario”) — con cui ha prodotto oltre 70 libri e 400 articoli accademici. La sua regola era ossessiva: ogni idea va separata, catalogata, collegata ad altre idee.

Era il secondo cervello analogico. Ante litteram.

Come funziona il metodo PARA: la struttura del second brain

Il metodo PARA di Forte divide tutto in quattro categorie:

  • Projects (Progetti): tutto ciò su cui stai lavorando adesso, con una scadenza.
  • Areas (Aree): le responsabilità permanenti della tua vita (salute, finanza, carriera).
  • Resources (Risorse): argomenti che ti interessano, indipendentemente dai progetti.
  • Archive (Archivio): tutto ciò che non è più attivo, ma che vuoi conservare.

Sembra banale. Non lo è. La maggior parte delle persone accumula informazioni senza mai decidere a cosa servono. Finisce tutto in una cartella chiamata “varie” che non si apre mai più.

Il punto non è raccogliere. È raccogliere con intenzione.

Gli strumenti per il second brain (e la trappola degli strumenti)

Qui devo fermarmi un secondo. (E lo dico da uno che ha testato tutto il testabile.)

Il mercato degli strumenti per il secondo cervello è esploso. Notion, Obsidian, Roam Research, Logseq, Evernote, Bear. Ognuno ha i suoi fan, le sue logiche, le sue interfacce.

Il rischio è noto: passi più tempo a costruire il sistema che a usarlo. Diventi un architetto di archivi vuoti.

La regola che mi sono dato è questa: lo strumento migliore è quello che usi davvero. Se Notion ti spaventa, un file di testo basta. Se Obsidian ti esalta, usa Obsidian. Ma decidi. E poi smettila di decidere.

Io uso Obsidian per le note personali e Gemini Notebook (ex NotebookLM) di Google per l’analisi di documenti complessi. La combinazione funziona. Ma è la mia. La tua potrebbe essere diversa.

Perché il second brain è ancora più importante nell’era dell’AI

Domanda seria: se ChatGPT sa tutto, perché mi serve un secondo cervello?

Perché ChatGPT non sa niente di te.

Non conosce le tue esperienze, i tuoi clienti, le tue intuizioni maturate in vent’anni di lavoro. Non sa cosa hai imparato sbagliando. Non ha accesso a quel convegno del 2019 in cui qualcuno ha detto una cosa che ti ha cambiato la prospettiva.

Il secondo cervello è il luogo in cui costruisci la tua intelligenza aumentata. Non sostituisce l’AI. La alimenta.

Sempre più strumenti — Gemini Notebook in testa — ti permettono di caricare il tuo archivio personale e interrogarlo come se fosse un assistente. Il risultato non è la risposta generica di un modello addestrato su tutto. È la risposta contestualizzata alle tue note, ai tuoi materiali, alla tua storia professionale.

Questa è la frontiera. E si apre solo se hai qualcosa da darle in pasto.

Da dove cominciare con il second brain: tre passi concreti

Non serve costruire il sistema perfetto prima di partire. Serve iniziare male e migliorare dopo.

  1. Scegli uno strumento — anche il più semplice. Un documento Google, un’app di note, Notion. Qualcosa che già usi.
  2. Cattura le prossime cinque cose che leggi o ascolti e ti sembrano utili. Non rielaborare: copia, incolla, aggiungi una riga con il tuo commento.
  3. Rileggi quelle cinque note tra due settimane e chiediti: come posso usare questo nella mia prossima presentazione, nel mio prossimo articolo, nel mio prossimo progetto?

Il secondo cervello non si costruisce in un weekend. Si costruisce nota per nota, ogni giorno, con la stessa costanza con cui un muratore costruisce un muro.

Ma quando è pronto — anche solo all’inizio — cambia il modo in cui pensi.


La prossima volta che leggi qualcosa e pensi “questo mi tornerà utile”: non sperare nella memoria. Salvalo. Classificalo. Collegalo a qualcosa che già sai.

Il tuo primo cervello ti ringrazierà.

Di Gianluigi Bonanomi

Sono salito su centinaia di palchi. Ho parlato di intelligenza artificiale a manager, imprenditori, commercialisti, avvocati, responsabili HR e una volta – giuro – a una platea composta per metà da veterinari. (Non ho ancora capito perché, ma è andata bene.)

In tutti questi anni ho risposto a migliaia di domande sull’AI. Le solite, quelle prevedibili, le conoscete già: “L’AI ci ruberà il lavoro?”, “ChatGPT è affidabile?”, “Come si usa il prompt?”.

Ma le domande più interessanti sono le altre. Quelle insolite, laterali, a volte spiazzanti. Quelle che arrivano nei coffee break, sussurrate quasi con pudore. O quelle lanciate a fine serata da qualcuno che ha deciso di togliersi il casco della formalità aziendale.

Quelle domande mi dicono molto più sulla cultura digitale di un’organizzazione di qualsiasi questionario di assessment.

Eccone dieci. Con le mie risposte oneste.

1. “Ma l’AI si annoia?”

Domanda arrivata da un dirigente di una grande utility, durante una cena di fine anno a Milano.

No, l’AI non si annoia. Non ha stati emotivi, non ha bisogni, non ha la sindrome della domenica sera. Un Large Language Model (LLM, cioè il motore che sta sotto ChatGPT o Claude) elabora testo in modo statistico: prevede la parola più probabile da scrivere dopo le precedenti. Non “sente” nulla.

La domanda però è intelligente, perché tocca un nodo vero: siamo abituati a proiettare emozioni sulle macchine. Si chiama proiezione antropomorfica, ed è un meccanismo cognitivo ben documentato. La smontare è parte del mio lavoro.

2. “Se le chiedo di mentirmi, lo fa?”

Questa è arrivata da una responsabile marketing, con un sorriso ambiguo che non ho ancora decodificato del tutto.

Dipende. I modelli AI attuali sono addestrati per essere utili, innocui e onesti – il principio si chiama RLHF (Reinforcement Learning from Human Feedback). Ma i confini sono porosi. Se il contesto lo giustifica – un gioco di ruolo, una simulazione, una narrazione creativa – l’AI può produrre contenuti dichiaratamente fittizi.

Il problema non è la menzogna intenzionale. Il problema è l’allucinazione: l’AI che afferma il falso con totale sicurezza, perché il suo obiettivo è produrre testo coerente, non testo vero. È una distinzione che salva molti meeting aziendali dal disastro.

3. “Posso usarla per capire se un mio collaboratore mi mente?”

Pausa. Respiro profondo.

Questa domanda, arrivata da un CEO durante un workshop a porte chiuse, apre un capitolo enorme: quello dell’AI nell’analisi del comportamento umano.

La risposta breve è: no, non in modo affidabile. I sistemi di rilevamento delle emozioni basati su AI (analisi del tono vocale, del linguaggio facciale, del testo scritto) hanno tassi di errore significativi e bias documentati. L’American Psychological Association e diversi studi europei mettono in guardia dall’uso di questi strumenti in contesti lavorativi.

La risposta lunga è: anche se potessi, non dovresti. Ci sono questioni legali, etiche e di clima organizzativo che rischiano di fare più danni del collaboratore in questione.

4. “L’AI può fare il mio lavoro meglio di me?”

Questa è la domanda più comune travestita da domanda insolita. Ma il modo in cui viene posta, di solito in silenzio, con gli occhi fissi su di me, la rende sempre potente.

Risposta onesta: dipende da cosa fai.

L’AI eccelle nei compiti ripetitivi, strutturati, basati su pattern: redigere report standard, rispondere a email tipo, analizzare grandi quantità di testo, generare prime bozze di contenuti.

L’AI fatica – e faticherà ancora per un po’ – nei compiti che richiedono giudizio contestuale profondo, responsabilità etica, empatia relazionale, creatività non convenzionale.

Il tuo valore non sta in quello che sai fare in automatico. Sta in quello che sai fare quando le regole non bastano.

5. “Se la uso tanto, divento stupido?”

(Questa me la sono sentita chiedere anche da un professore universitario. E non in modo retorico.)

È una domanda legittima. Il fenomeno si chiama cognitive offloading: la tendenza a delegare il pensiero a strumenti esterni, riducendo lo sforzo cognitivo diretto. Lo facciamo già con il GPS (che ha indebolito il senso dell’orientamento in molti), con i calcolatori, con Google.

L’AI amplifica il fenomeno. Se smetti di scrivere, la tua capacità di scrittura si atrofizza. Se smetti di ragionare criticamente perché ti fidi sempre della risposta dell’AI, il tuo pensiero critico si indebolisce.

La soluzione non è rinunciare agli strumenti. È usarli con consapevolezza. Come diceva McLuhan (e lo cito sempre, anche a costo di sembrare professorale): il medium plasma il messaggio. E anche chi lo usa.

6. “L’AI può aiutarmi a gestire mio figlio adolescente?”

Vera domanda, arrivata durante una pausa caffè in un evento per HR manager.

L’AI può aiutarti a capire meglio certe dinamiche adolescenziali? Sì, se la usi per documentarti, per trovare spunti di comunicazione, per prepararti a conversazioni difficili.

Può sostituire il dialogo diretto? No. E qui il rischio è concreto: alcune app e chatbot si posizionano già come “amici virtuali” per adolescenti. I dati sull’impatto sulla salute mentale giovanile sono ancora parziali, ma i segnali di allerta ci sono.

La tecnologia è uno specchio. Riflette le relazioni che costruiamo – o che non costruiamo.

7. “Perché l’AI scrive meglio di me?”

Non “Come fa l’AI a scrivere bene”. Ma “Perché scrive meglio di me”. Sottotesto: sono inferiore a una macchina?

Prima cosa: l’AI non scrive “meglio”. Scrive in modo statisticamente plausibile. Ha letto miliardi di testi e ne replica i pattern. È bravissima a sembrare competente. Non è la stessa cosa.

Seconda cosa: se un testo generato dall’AI ti sembra migliore del tuo, è un segnale. Non che tu sia inferiore: che forse hai smesso di allenarti. La scrittura è un muscolo. Va allenato, anche nell’era dell’AI. Anzi: soprattutto nell’era dell’AI, perché la capacità di comunicare con precisione e autenticità diventa un differenziale competitivo crescente.

8. “Posso chiedere all’AI di innamorarsi di me?”

Domanda arrivata da un partecipante – con tono half-serious, half-genuino – durante un evento su AI e futuro del lavoro.

Puoi chiederle di simulare un’interazione affettiva. E alcune app sono costruite esattamente per questo (Replika è l’esempio più noto). Il problema è che la simulazione è molto convincente, e il cervello umano non distingue bene tra connessione reale e connessione simulata.

Diversi studi di psicologia clinica segnalano casi di attaccamento para-sociale verso chatbot, con conseguenze sul benessere relazionale. Non è fantascienza: è già cronaca.

L’AI può essere uno specchio. Non può essere una finestra su qualcuno che esiste davvero.

9. “Ma Dio esiste per l’AI?”

(Detto così, secco, da un imprenditore bresciano di 60 anni, al termine di un keynote su AI e processi aziendali. Momento di silenzio in sala.)

L’AI non ha credenze. Non ha una metafisica. Non ha esperienza del sacro.

Ma la domanda tocca qualcosa di profondo: cosa succederebbe se addestraste un modello su tutti i testi teologici della storia umana? Produrrebbe risposte elaborate sul concetto di Dio – coerenti, articolate, citate. Senza credere a nulla.

È la differenza che il filosofo John Searle chiamò “stanza cinese”: un sistema può manipolare simboli in modo perfetto senza capirne il significato. L’AI elabora il concetto di Dio come elabora quello di mortadella. Con la stessa indifferenza ontologica.

10. “Devo avere paura?”

Ultima domanda. La più frequente tra quelle “insolite”, e la più importante.

La risposta che non do mai: “No, non c’è niente di cui preoccuparsi.” Sarebbe rassicurante e disonesta.

La risposta che do sempre: la paura cieca paralizza. La paura consapevole orienta.

Devi conoscere lo strumento per usarlo bene. Devi capire i limiti per non fidarti alla cieca. Devi aggiornare le tue competenze non perché l’AI ti sostituirà domani mattina, ma perché il mercato premia chi sa lavorare con l’AI meglio degli altri.

La domanda giusta non è “devo avere paura?”. È: “cosa faccio la settimana prossima per essere più preparato di oggi?”

Perché queste domande mi piacciono così tanto

Le domande insolite sono sintomi di pensiero vivo. Significano che qualcuno in quella sala non sta solo ascoltando: sta elaborando, mettendo in relazione, cercando un senso.

Sono quelle domande che trasformano un evento aziendale sull’AI da “slide e applausi di circostanza” a qualcosa che rimane.

Se stai organizzando un evento di fine anno, una convention, un kick-off o una giornata formativa e vuoi che l’AI non sia il solito argomento da check-box, ma una conversazione che lascia il segno – parliamone.

Trovi quello che faccio sul palco, il mio approccio e i miei contatti su gianluigibonanomi.com/speaker-ai-eventi-aziendali-fine-anno/.

Le domande strane sono sempre le benvenute.

Microsoft Copilot è già integrato nei tuoi strumenti di lavoro: Word, Excel, PowerPoint, Outlook, Teams. Ma quanti lo usano davvero in modo efficace? La maggior parte dei professionisti si ferma a qualche bozza di email o a un riassunto rapido, lasciando inutilizzata la parte più potente dello strumento.

In questo articolo trovi 10 trucchi concreti e immediatamente applicabili per trasformare Copilot in un vero assistente di lavoro quotidiano. Se invece vuoi approfondire con un percorso strutturato, puoi consultare il corso Microsoft Copilot per aziende e professionisti.

1. Dai sempre un contesto prima di fare una richiesta

Il problema più comune è chiedere a Copilot cose vaghe: “scrivi un’email” o “riassumi questo documento”. Il risultato è spesso generico e inutile. La soluzione è il contesto: chi sei, a chi ti rivolgi, qual è lo scopo, qual è il tono.

Esempio pratico: invece di “scrivi un’email al cliente”, scrivi “sei un account manager di uno studio di consulenza. Scrivi un’email formale a un cliente che ha richiesto un preventivo per la formazione, rassicurandolo sui tempi di risposta e chiedendo un appuntamento.”

2. Usa Copilot in Teams per non perdere nulla delle riunioni

Copilot in Teams è uno degli usi più immediatamente produttivi. Può generare riepilogo della riunione, elenco delle decisioni prese e action item assegnati ai partecipanti, direttamente al termine del meeting. Attiva la trascrizione prima che inizi la riunione: senza trascrizione, Copilot non può lavorare.

Trucco: alla fine di ogni riunione chiedi a Copilot “Quali decisioni sono state prese e chi è responsabile di cosa?”. Ottieni in 10 secondi quello che richiederebbe 15 minuti di verbale manuale.

3. In Word, parti da una scaletta prima di generare il testo

Molti usano Copilot in Word chiedendo direttamente una bozza completa. Il risultato è spesso generico. Il metodo migliore è diverso: chiedi prima una scaletta strutturata, revisionala, poi chiedi la bozza sezione per sezione.

Esempio: “Genera una scaletta in 6 punti per un report aziendale sull’adozione dell’AI in azienda, destinato al management”. Rivedi la scaletta, poi: “Scrivi la sezione 2 in tono professionale, circa 200 parole”.

4. Excel: chiedi spiegazioni prima delle formule

Copilot in Excel non serve solo a creare formule: serve a capire i dati che hai davanti. Prima di chiedere formule, chiedi un’analisi: “Cosa mi dicono questi dati? Ci sono anomalie o tendenze evidenti?”

Trucco avanzato: se hai un dataset con vendite mensili, chiedi “Quali sono i tre mesi con performance peggiore e a cosa potrebbe essere dovuto?” Ottieni insight che normalmente richiederebbero tempo e competenze avanzate.

5. PowerPoint: genera dalla traccia, non dal niente

Chiedere a Copilot di “creare una presentazione su X” porta quasi sempre a slide banali. Il modo corretto è fornire una traccia o un documento esistente. Se hai già un briefing, un report o un testo, Copilot può costruire la presentazione a partire da quel materiale, mantenendo coerenza con i tuoi contenuti reali.

Usa il comando “Crea una presentazione da questo documento” caricando il file Word che hai preparato. Le slide saranno molto più vicine a quello che ti serve.

6. Outlook: non solo bozze, anche gestione delle priorità

Copilot in Outlook può riassumere thread lunghi e aiutarti a rispondere, ma c’è di più. Puoi usarlo per identificare le email che richiedono una tua azione urgente e distinguerle da quelle informative. Chiedi: “Quali email nella mia casella richiedono una risposta entro oggi?”

Trucco per il tono: quando scrivi una risposta delicata, chiedi a Copilot “Riscrivi questo messaggio in tono più diplomatico, mantenendo il mio punto di vista”. Risparmia tempo e conflitti.

7. Costruisci un prompt template riutilizzabile

Se ogni giorno fai operazioni simili — report, email ricorrenti, briefing settimanali — non riscrivere ogni volta il prompt da zero. Crea un template di prompt salvato in un documento o in OneNote, con i campi variabili tra parentesi quadre.

Esempio di template: “Scrivi un’email professionale a [tipo di destinatario] per [obiettivo]. Il tono deve essere [formale/informale]. Includi [elemento specifico]. Lunghezza: circa [X] righe.”

Compilare un template è molto più veloce che costruire il prompt da zero ogni volta.

8. Verifica sempre gli output, soprattutto sui dati

Copilot può commettere errori, specialmente con numeri, date, citazioni e informazioni specifiche. Non è un problema di volontà: è una caratteristica strutturale dei modelli linguistici, chiamata allucinazione. La regola d’oro è semplice: non pubblicare mai un output di Copilot senza averlo riletto e verificato.

Nei documenti con dati sensibili o implicazioni legali, considera Copilot un primo redattore da revisionare, non un automatismo affidabile senza supervisione.

9. Usa i vincoli per ottenere output utili

Aggiungere vincoli al prompt migliora drasticamente la qualità delle risposte. I vincoli più efficaci sono: lunghezza (“massimo 5 bullet”), formato (“in forma di tabella”), pubblico (“destinato a chi non conosce il settore”), esclusioni (“senza usare termini tecnici”).

Esempio: “Riassumi questo documento in massimo 5 punti chiave, ognuno di massimo due righe, in linguaggio comprensibile per un manager non tecnico, senza usare acronimi.”

10. Non improvvisare: costruisci procedure condivise in team

Il vero salto di produttività non avviene quando tu usi bene Copilot, ma quando tutto il tuo team lo usa in modo coerente. Questo significa definire procedure condivise: quali prompt usare per i report settimanali, come gestire le riunioni in Teams, come strutturare le presentazioni per i clienti.

Un uso individuale e non coordinato di Copilot produce risultati disomogenei. Un uso strutturato — con template, linee guida e pratiche condivise — diventa un vantaggio competitivo reale per l’azienda.

Vuoi approfondire con un percorso strutturato?

Questi 10 trucchi sono un punto di partenza, ma per padroneggiare Microsoft Copilot davvero — con prompt engineering, uso sicuro dei dati aziendali, personalizzazione per reparto e costruzione di procedure operative — serve un percorso più strutturato.

Il corso Microsoft Copilot per aziende e professionisti di Gianluigi Bonanomi è pensato esattamente per questo: team, manager e professionisti che vogliono trasformare Copilot in uno strumento di lavoro concreto e misurabile. Il percorso è disponibile in formato da 1, 2 o 3 giornate, in presenza o online, con esempi adattati al settore e ai processi della tua organizzazione.

Puoi richiedere informazioni direttamente dalla pagina del corso.

Da ormai tre anni partecipo al Digital Neuro Hub, il percorso di formazione sulla Digital Health nato dalla partnership tra SIN, Società Italiana di Neurologia, e Biogen. È un’esperienza che trovo particolarmente interessante perché porta neurologi, esperti di digitale, professionisti della sanità, giuristi, ricercatori e innovatori a lavorare su un tema molto concreto: come cambia la professione del neurologo nell’epoca della trasformazione digitale.

Nel programma 2026, in corso dall’11 al 14 giugno 2026 a Cascina Erbatici, Mezzana Bigli, in provincia di Pavia, il mio contributo è inserito nel modulo “L’intelligenza artificiale al servizio del Neurologo”. In particolare, tengo l’intervento “Umanesimo e tecnologia: le nuove skill del neurologo nell’era dell’AI” e il workshop in due parti “AI generativa e prompt engineering in neurologia”.

Il punto di partenza è semplice: l’intelligenza artificiale generativa per neurologi non va presentata come una bacchetta magica, né come una minaccia che sostituisce il medico. È uno strumento di lavoro. Può aiutare a scrivere, sintetizzare, spiegare, simulare, progettare materiali formativi e ragionare meglio su documenti complessi. Ma richiede metodo, verifica e attenzione alla privacy.

AI generativa e neurologia: dal prompt engineering alla pratica clinica

Nel Digital Neuro Hub si parla di Large Language Model, virtual assistant in healthcare, telemedicina, privacy, medical device, wearable, comunicazione medico-paziente da remoto, analisi della voce con machine learning, startup e NeuroHackathon. È un programma molto concreto, pensato per diffondere nella comunità neurologica una cultura digitale utile e applicabile.

Durante il workshop sul prompt engineering in neurologia lavoro soprattutto su un’idea: per usare bene l’AI generativa bisogna imparare a dare istruzioni migliori. Un prompt efficace non è una frase magica, ma una consegna strutturata: contesto, obiettivo, destinatario, vincoli, formato dell’output e criteri di controllo.

Cinque esempi concreti di AI generativa per neurologi

1. Spiegare meglio diagnosi e percorsi terapeutici

Il primo uso concreto riguarda la comunicazione con pazienti e caregiver. Il neurologo può usare l’AI generativa per trasformare un testo tecnico in una spiegazione più chiara, comprensibile e adatta al destinatario.

“Riscrivi questo testo per un paziente adulto, con linguaggio semplice ma non banale. Mantieni un tono professionale e rassicurante. Aggiungi cinque domande frequenti che il paziente potrebbe fare durante la visita.”

Il medico resta responsabile della verifica finale, ma l’AI può aiutare a rendere più accessibile la comunicazione, soprattutto quando si parla di patologie neurologiche croniche complesse.

2. Sintetizzare articoli scientifici, linee guida e documenti lunghi

La neurologia è una disciplina ad alta densità informativa. Articoli, linee guida, report, studi clinici e documentazione scientifica richiedono tempo e attenzione. L’AI generativa può aiutare a produrre sintesi strutturate, tabelle comparative e liste di punti critici.

“Riassumi questo articolo scientifico in una tabella con: obiettivo dello studio, popolazione, metodo, risultati principali, limiti dichiarati dagli autori e possibili implicazioni per la pratica neurologica. Non aggiungere informazioni non presenti nel testo.”

Questo non sostituisce la lettura critica della fonte, ma può diventare un ottimo primo livello di orientamento.

3. Preparare materiali per corsi, congressi e formazione interna

Un altro caso d’uso molto pratico riguarda la formazione medica. L’AI può aiutare a costruire scalette, slide, quiz, esercizi, casi didattici e simulazioni per specializzandi, colleghi o team multidisciplinari.

“Prepara una scaletta di 45 minuti per una lezione destinata a neurologi sull’uso dell’AI generativa nella comunicazione con pazienti e caregiver. Inserisci obiettivi didattici, tre esercitazioni pratiche e una sezione finale sui limiti e sui rischi.”

È lo stesso approccio che porto nei corsi: meno teoria astratta, più prove pratiche, più esempi vicini al lavoro reale.

4. Simulare conversazioni difficili con pazienti e caregiver

Gli strumenti di AI generativa possono essere usati anche per simulare dialoghi. Per esempio, il neurologo può chiedere al chatbot di impersonare un caregiver preoccupato, un paziente confuso, un collega scettico o un partecipante a un evento formativo.

“Fingi di essere il caregiver di un paziente con una malattia neurologica cronica. Fammi dieci domande realistiche, comprese alcune emotivamente difficili. Dopo ogni mia risposta, dammi un feedback sulla chiarezza, sull’empatia e sulla precisione.”

Questo esercizio è utile perché allena non solo il contenuto, ma anche il tono. E nella relazione medico-paziente il tono conta moltissimo.

5. Progettare assistenti virtuali e strumenti di supporto

Nel programma del Digital Neuro Hub 2026 è previsto anche un workshop sui virtual assistant in healthcare. È un tema centrale: l’AI generativa può contribuire alla progettazione di assistenti capaci di rispondere a domande frequenti, guidare nella preparazione di una visita, aiutare nella raccolta ordinata di informazioni o supportare attività informative non diagnostiche.

“Progetta la struttura di un assistente virtuale per pazienti neurologici. Definisci cosa può fare, cosa non deve fare, quali messaggi di sicurezza deve mostrare e quando deve invitare l’utente a contattare il medico.”

Qui il tema non è solo tecnologico. È anche organizzativo, etico e legale. Un assistente virtuale sanitario deve essere progettato con limiti chiari, supervisione professionale e attenzione alla protezione dei dati.

Le tre regole: privacy, verifica, responsabilità

Quando si parla di ChatGPT per neurologi o, più in generale, di AI generativa in sanità, ripeto sempre tre parole: privacy, verifica, responsabilità.

Privacy significa non inserire dati personali o sanitari identificabili in strumenti non adeguati. Verifica significa controllare sempre le risposte dell’AI, perché i modelli possono sbagliare, semplificare troppo o generare informazioni inesatte. Responsabilità significa ricordare che la decisione clinica resta sempre al medico.

Vuoi organizzare un corso sull’AI generativa per medici, neurologi o professionisti della sanità? Scrivimi: posso progettare un percorso pratico su ChatGPT, prompt engineering, comunicazione medico-paziente, assistenti virtuali e uso consapevole dell’intelligenza artificiale in ambito sanitario.

Hai trenta secondi liberi?

Vai su LinkedIn. Clicca sulla tua foto profilo. Entra in Impostazioni e privacy, poi in Privacy dei dati e infine in Come LinkedIn usa i tuoi dati.

Troverai una voce chiamata “Dati per il miglioramento dell’AI generativa”.

Se è attiva, LinkedIn può utilizzare alcuni dei tuoi dati e contenuti pubblici per contribuire allo sviluppo e al miglioramento dei propri sistemi di intelligenza artificiale.

Puoi disattivarla con un semplice clic.

Perché dovresti farlo? Per una ragione molto semplice: la maggior parte delle persone non sa nemmeno che questa impostazione esiste. Non si tratta di allarmismo. Non significa che LinkedIn stia facendo qualcosa di illegale o nascosto. L’opzione è documentata e modificabile. Il punto è un altro: la consapevolezza.

Ogni giorno condividiamo post, commenti, articoli, esperienze professionali e informazioni sul nostro lavoro. Sono dati che raccontano chi siamo, come ragioniamo, quali competenze possediamo e quali problemi risolviamo.

L’intelligenza artificiale si nutre di dati. E quando un servizio ci offre la possibilità di scegliere se contribuire o meno all’addestramento e al miglioramento dei modelli, vale la pena sapere che quella scelta esiste.

La vera domanda non è se lasciare attiva o disattivare l’opzione. La vera domanda è: quante altre impostazioni simili abbiamo accettato senza leggerle?

Negli ultimi mesi l’AI generativa è entrata nelle aziende con una velocità impressionante. ChatGPT, Copilot, Gemini, Claude e decine di altri strumenti sono diventati parte della quotidianità lavorativa.

Molti dipendenti li utilizzano convinti che siano semplicemente una versione più evoluta di Google. Non è così.

Domani parleremo proprio di questo: perché alcuni strumenti di AI che sembrano innocui possono rappresentare un rischio per la privacy aziendale, quali informazioni vengono realmente condivise e che cosa il datore di lavoro può vedere o monitorare quando utilizzi determinate piattaforme.

Nel frattempo, controlla quella impostazione su LinkedIn. Trenta secondi. Un clic. E una maggiore consapevolezza digitale.

Scrivimi per organizzare un evento o un corso sull’intelligenza artificiale generativa

Mandami un WhatsApp al 339.6325418 per organizzare un corso o una conferenza sull’A.I. generativa.

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