Come è nato il WWW? Ho letto la biografia di Tim Berners-Lee

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“Quando presentai per la prima volta l’idea del world wide web avevo 34 anni. All’epoca, lavoravo in Svizzera come programmatore di un acceleratore di particelle. Nessuno stava chiedendo il web, e quasi nessuno si aspettava che ne venisse fuori qualcosa”

Questo libro di Tim Berners-Lee, il papà del Web, era necessario. È la storia di una grande intuizione: mettere insieme internet e ipertesti; il www è una delle più grandi invenzioni di tutti i tempi, usata ora da oltre cinque miliardi di umani, tra l’altro non brevettata da Berners-Lee. Un’invenzione senza la quale oggi non parleremmo, tra le altre cose, di intelligenza artificiale.

La storia (nerd) parte in Inghilterra dai genitori matematici e informatici, da Alan Turing, i primi computer assemblati da zero, Oxford. E decolla (si fa per dire) dopo l’arrivo al CERN negli anni Ottanta (mi ha fatto venire voglia di visitarlo, il CERN), quindi l’MIT e la fama (“anche se nessuno mi riconosce per strada”).

Certo, la biografia di un matematico/smanettone, anche se “il primo web developer a tempo pieno del mondo”, non è una storia appassionante, pim pum pam, e Sir Tim non ha la penna di Walter Isaacson, ma risulta abbastanza interessante il racconto di un “idealista” che schifa Microsoft e ama l’open source, visionario de… “il mondo è un insieme di connessioni tra informazioni”, fautore degli open data, per Mastodon e contro X di Musk. Uno che, ora ultrasettantenne, ha ancora il sogno di salvare il soldato WWW (nel libro si trova la proposta di Contratto per il Web, ispirata alla dichiarazione universale dei diritti umani).

Vista la mia bio professionale è stato bello per me ripercorrere la storia di HTTP e HTML, i primi browser (io mancai Mosaic e iniziai con Netscape, i maledetti che inventarono i cookie), YAHOO e poi i motori di ricerca, Doubleclick e la profilazione online, il New York Times come primo quotidiano online (1996) e l’inizio della fine della stampa cartacea (lo stesso per Expedia/agenzie di viaggio e Amazon/librerie), la pirateria e la pornografia, la bolla del 2000, il Web cinese censurato e la neutralità della Rete, l’esplosione del mobile (rivendica, Tim: dietro le app, un modo per Apple di lucrare di più, c’è pur sempre HTTP) e poi dei social (“web 2.0”: etichetta che non gli piace, come “Web 3.0”), Facebook arraffatore di dati e terreno fertile per il “rage bait”, il ruolo dei social nella primavera araba e la creazione del Web Index (che misura il livello di accesso, libertà, apertura e contenuti rilevanti dei vari Paesi), ma anche la porcata di Cambridge Analytica, fino all’importanza dello sviluppo dell’AI e lo sbalordimento dopo aver provato ChatGPT per la prima volta (si approfondisce il ruolo del Web come base dati per l’addestramento: vedi CommonCrawl). “Il web è stato rivoluzionario, ma il web potenziato dall’intelligenza artificiale lo sarà ancora di più”.

Quindi, o siete veri appassionati del tech, o risparmiate questi oltre 20 sacchi. A me è piaciuto.

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