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Consigli SEO per aumentare la visibilità dei video su YouTube

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Nell’ultimi decennio Youtube ha mutato pelle, strizzando l’occhio sempre di più all’ecommerce. La piattaforma di Google è il secondo sito più visitato al mondo (indovina qual è il primo…) e il secondo motore di ricerca più usato (indovina qual è il primo…) e ha immense potenzialità non solo a livello di marketing. Infatti, Big G sta puntando a inserire a una sezione ad hoc per vendere i prodotti che ammiri nei video: basteranno un paio di clic per acquistare quello che desideri senza dover passare per altre piattaforme (vedi Amazon). Per ora il colosso di Mountain View si è limitato a monitorare i dati ottenuti chiedendo ai produttori di video di taggare i prodotti inseriti nei video. Il piano (neanche troppo nascosto) di Google è quello di creare una sorta di vetrina digitale/catalogo di prodotti in modo che gli utenti possano passare direttamente dai filmati all’acquisto degli articoli contenuti. L’azienda sta lavorando per integrare al meglio la piattaforma Shopify che dovrebbe permettere di vendere i prodotti direttamente tramite video, trasformando la piattaforma in una sorta di enorme catalogo. Pensata per il merchandising dei creator di contenuti, questa funziona per ora è stata provata su un numero limitato di canali video.

YouTube all’inseguimento di Twitch

YouTube non è altro che un gigantesco motore di ricerca: l’approccio richiesto è quello che si usa per i tradizionali search engine. Anche i video richiedono la stessa ottimizzazione che si utilizza per le normali pagine web. Durante la pandemia il formato video ha resistito all’attacco delle piattaforme di live streaming come Twitch, le preferite dalla cosiddetta Generazione Z. Di proprietà del colosso Amazon dal lontano 2014, la piattaforma è stata utilizzata negli ultimi anni soprattutto per lo streaming videoludico: milioni di videogiocatori si filmano in tempo reale mentre giocano e condividono le proprie partite con altre persone che guardano e interagiscono. Dai videogiochi Twitch si è via via aperto ad altri settori dell’intrattenimento, strizzando l’occhio al cinema, sport e musica e persino alla moda con sfilate di brand prestigiosi trasmesse live sulla piattaforma. L’intrattenimento per gli utenti su Twitch è gratuito, mentre chi trasmette in streaming può monetizzare le proprie dirette chiedendo agli spettatori di abbonarsi al proprio canale, promuovendo le cosiddette donazioni spontanee o sponsorizzando determinati prodotti. Le potenzialità di Twitch sono notevoli da un punto di vista commerciale ed è lì che YouTube e la stessa Google stanno puntando.

La parola d’ordine è ottimizzazione

Per monetizzare e aumentare il traffico web vale sempre la stessa regola: “ottimizzazione”. Ottimizzare i propri video significa salire più in alto nel famoso “PageRank” proposto da sua maestà Google. Sfruttando la SEO (Search Engine Optimization) puoi migliorare la visibilità e la posizione del sito Web nei risultati organici/puri (quelli non a pagamento) dei motori di ricerca, e per farlo è necessario seguire una serie di accorgimenti/tecniche. Oltre a ottimizzare la struttura del sito (vedi codice HTML), a migliorare i testi e i link presenti sul sito (specialmente i “backlink”) è necessario prestare molta attenzione nell’inserimento delle “parole chiave”. L’ottimizzazione dei video in YouTube funziona allo stesso modo: bisogna cercare le keyword ideali per il nostro settore e quelle che gli utenti tendono a utilizzare durante la ricerca di un prodotto o di un servizio simile al nostro. Per fortuna ci sono dei programmi che possiamo utilizzare per trovare le parole giuste: uno di questi è Google Keyword Planner.

Google Trends è un valido aiuto

Un’altra tecnica che puoi usare per trovare la “parola magica” è quella di analizzare i cosiddetti trend nel settore che più interessa. È consigliabile dare un’occhiata ai video più popolari e simili al tuo per trovare le informazioni che cerchi: le parole chiave e le “frasi target” che gli utenti digitano sul motore di ricerca di YouTube. La piattaforma di Google offre anche all’utente una funzione di completamento automatico per trovare le frasi giuste per il tuo target.

Un altro strumento che possiamo sfruttare per migliorare e rendere più efficiente la nostra lista di parole chiavi è quello di analizzare i trend del momento: con Google Trends si possono ricavare informazioni sugli interessi degli utenti che fanno ricerche analizzando le keyword più popolari e combinando una serie di dati. Basato su Google, il tool permette di conoscere la frequenza di ricerca sui principali search engine del Web di una determinata parola o frase: le informazioni sono disponibili per area geografica o nazione e per lingua e i risultati (le “tendenze” del momento) sono accompagnati da un grafico che ne sintetizza l’andamento (ricerca o visualizzazione). Google Trends si dimostra particolarmente utile quando occorre analizzare un elenco di parole chiave, soprattutto se bisogna scegliere quella giusta. Quando fai una semplice ricerca sul motore di Mountain View, tra i risultati spesso vengono forniti dei link a video di YouTube. La ricerca organica, ossia quei risultati che non derivano da una transazione economica, è un altro modo per individuare le parole chiavi: presta molta attenzione a quello che Google propone. Ottimizzando le keyword puoi migliorare le performance dei video sul motore di ricerca e le visualizzazioni.

Google Search per migliorare le ricerche organiche

Google Search Console è un servizio che permette di monitorare il proprio sito nei risultati proposti dal motore di ricerca di Montain View: questo strumento permette di comprendere e migliorare il modo in cui gli algoritmi di Google “vedono” il tuo sito. Per migliorare le performance puoi usare una serie di programmi chiamati Rank Tracker che permettono di scovare i video nelle ricerche organiche e trovare le keyword che permetteranno di scalare le classifiche del celebre algoritmo PageRank. Con un Rank Tracker devi semplicemente impostare YouTube come motore di ricerca preferito per avere accesso a una serie di classifiche e risultati attraverso il classico SERP (“Search Engine Results Pages”, le pagine dei risultati del motore di ricerca). Sono a disposizione più di una ventina di metodi di ricerca per trovare le parole chiave e scoprire quelle che permettono di macinare più visualizzazioni.

Il Machine Learnig è ovunque, anche su YouTube!

Il machine learning viene definito come un “sottoinsieme” dell’Intelligenza Artificiale che si occupa di creare sistemi che apprendono o migliorano le performance in base ai dati che utilizzano. Gli algoritmi sono il cuore pulsante del machine learning che ormai è utilizzato ovunque e per qualsiasi cosa. L’apprendimento automatico è utilizzato da Google già da parecchio tempo: grazie al machine learning, per esempio, YouTube può identificare gli oggetti presenti in un video e calcolarne la rilevanza in una possibile query di ricerca. Non puoi affidarti solo a questa tecnica per creare dei video virali: puoi ricorrere – come sempre – ai soliti vecchi e affidabili metadati.

I vecchi metadati funzionano sempre

Quando carichi un video su YouTube è importante ottimizzare i metadati sin da subito e trovare il titolo “giusto” per catturare l’attenzione degli spettatori. Una titolazione “acchiappa visualizzazioni” deve seguire due regole fondamentali: contenere le parole chiave utili a fare indicizzare il video e riassumerne l’argomento contenuto. Per avere qualche spunto è consigliabile dare un’occhiata ai video più popolari e a quelli della concorrenza: i titoli che funzionano bene sono quelli che totalizzano più visualizzazioni.

Devi preparare un titolo interessante che permetta agli utenti di “vedere” quello che hanno digitato: scrivere qualcosa di falso o caricarlo di un’eccessiva aspettativa non è mai una soluzione vincente. Un altro piccolo consiglio è quello di scrivere un titolo che non sia eccessivamente lungo: 50/60 caratteri sono più che sufficienti per attirare l’attenzione dei potenziali utenti. Un altro requisito essenziale è la descrizione dei video: bastano un paio di righe ben scritte (solitamente un centinaio di caratteri) per “colpire” il bersaglio, mentre non è necessario esaurire tutto lo spazio disponibile (circa un migliaio di caratteri). Ecco perché è importante posizionare nelle prime righe le parole chiave, inserire una CTA (Call To Action) per portare l’utente sul sito, oltre agli immancabili account social e così via.

Le immagini di anteprima

L’immagine di un’anteprima personalizzata può essere un’idea semplice e al tempo stesso vincente: le informazioni visuali sono percepite dalla nostra mente molto più velocemente di quelle testuali. È importante trovare l’immagine giusta per stuzzicare e attirare i potenziali utenti: il processo è simile a quello che avviene con la copertina di un libro. YouTube, per esempio, permette di scegliere tra una serie di “miniature” generate in modo automatico: non sempre quelle proposte dall’algoritmo di Big G si rivelano vincenti. È consigliabile prepararne qualcuna ad hoc. Innanzitutto, devi prestare attenzione a una serie di parametrici tecnici: le miniature, per funzionare in modo adeguato su PC e su tutti i dispositivi mobile, devono avere una risoluzione a 1280×720 pixel e nel formato 16:9. Le miniature devono essere inferiori ai 2 Mb mentre i formati supportati sono piuttosto limitati (.jpg, .gif, .bmp, o .png). È importante aggiungere del testo alla miniatura per renderla più informativa e accattivante.

Per progettare la parte grafica del canale e le miniature per il mio canale YouTube uso Canva, un programma molto versatile e ricco, capace di offrire una enorme selezione di template gratuiti (circa 250.000), immagini e tutto il necessario per personalizzare il tuo lavoro. Il programma è disponibile in versione gratuita e a pagamento tramite la sottoscrizione di un abbonamento mensile.

TubeBuddy per organizzare al meglio il nostro canale YouTube

Per aiutare gli utenti a scoprire i tuoi video, puoi usare i classici tag inserendoli direttamente nel codice sorgente. Sembra un’operazione piuttosto complicata ma non lo è, se usi lo strumento giusto. Con TubeBuddy, per esempio, puoi organizzare al meglio il tuo canale YouTube, spiando i competitor e migliorando l’efficienza dei tag.

TebeBuddy è un’estensione per browser che aggiunge una serie di funzioni utili che aiutano a risparmiare un po’ di tempo. Una delle feature più apprezzate è la possibilità di monitorare la concorrenza: TubeBuddy permette di controllare il posizionamento di un video velocemente, promuoverlo all’interno di altro, programmarne la pubblicazione, studiare i tag usati dai concorrenti, personalizzare e miniature, creare dei template per le schede finali e molto altro. Per ottimizzare il tutto è importante partire da tag specifici e lunghetti (del tipo “colorare la camera da letto di azzurro San Patrizio”) per arrivare ad altri un po’ più semplici e corti (“colorare la camera”) decisamente più efficaci. È importante poi ricordarsi di inserire anche i tag relativi ai brand o alle persone/testimonial presenti nei nostri video.

Gli immancabili hashtag arrivano anche su YouTube

Nei social network sono fondamentali e lentamente lo stanno diventando anche su YouTube. Per aumentare la visibilità dei nostri video possiamo usare i celebri hashtag (il famoso cancelletto “#”).

Servono per creare una sorta di comunità collegando video che trattano lo stesso argomento ma prodotti da persone diverse. Tutto quello che dobbiamo fare è inserirli nelle descrizioni dei video e questi verranno successivamente mostrati sopra il titolo del video stesso. Molti video vecchi non hanno gli hashtag: YouTube ha aggiunto questa funzione solo un paio di anni fa. Il mio consiglio è di aggiungerli assolutamente!

È importante ricordare che gli hashtag sono cliccabili e possono portare l’utente via dal canale per andare su quello altrui. Oltre a riproporre un hashtag in linea con il contenuto è importante non esagerare: la piattaforma di Google ha fissato il limite a 15 per un singolo video. Se il video piace, YouTube ti premierà. Per fidelizzare i tuoi utenti devi produrre dei contenuti di qualità, interagendo e coinvolgendo il potenziale pubblico. Il “tempo di visione” è la chiave del successo per scalare le classifiche di YouTube e trattenere le persone per un periodo di tempo più lungo è fondamentale per monetizzare. Per ottimizzare il tempo di visione, occorre analizzare i cosiddetti “Rapporti del Tempo di visualizzazione” che sono una fonte preziosa di informazioni e dati sul potenziale pubblico. In questo modo è possibile capire il grado di coinvolgimento degli spettatori e scoprire cosa piace e cosa no. Per promuovere un canale è importante creare delle playlist che trattano argomenti simili e che verranno riprodotti automaticamente ogni volta che qualcuno guarda un video della serie. Un altro modo efficace per coinvolgere gli spettatori è quello di inserire una domanda diretta nel video: in questo è possibile interagire con il pubblico tramite i classici commenti.

YouTube Studio e tutti i suoi strumenti

Per capire in quali aree migliorare il video, si può usare YouTube Studio (nello specifico il programma “Analytics”) che mette a disposizione una serie di strumenti per vedere quali video generano le iscrizioni e le cancellazioni al canale, l’area geografica in cui un particolare contenuto video è più popolare e altre preziose informazioni riguardanti le abitudini di visualizzazione degli spettatori e scoprire da dove proviene il traffico. È importante ricordare che avere molti “Mi piace” e un gran numero di iscrizioni permette di salire in alto nel gradimento degli algoritmi di YouTube: con molti iscritti i video possono scalare le classifiche delle visualizzazioni facilmente. È importante tenere a mente che YouTube è prima di tutto un motore di ricerca: ciò significa che molti utenti troveranno il video/canale tramite una normale ricerca oppure o il “suggerimento” di altri video.

L’importanza delle “schede” di YouTube

Uno degli strumenti più sottovalutati per chi crea contenuti dell’intero pacchetto offerto da YouTube sono le famose schede (“Card” in inglese): non sono altro che dei banner che appaiono solo per qualche istante (o per un determinato periodo di tempo da noi impostato) per proporre un canale, link, sondaggio, playlist, merchandising e crowdfunding.

Le schede hanno lo scopo di integrare i video e migliorare l’esperienza dello spettatore con informazioni specifiche e pertinenti (tramite l’aggiunta di trailer, per esempio). Un altro prezioso aiuto può arrivare dalle “schermate finali” che possono essere aggiunte negli ultimi 5-20 secondi di un video. Si possono usare per promuovere altri video, invitare gli spettatori a iscriversi e molto altro. Le opzioni per la personalizzazione della schermata finale sono molteplici: si possono applicare modelli, aggiungere nuovi elementi modificandone i tempi di visualizzazione, decidere in quali aree del video debbano essere visualizzati e così via.

Aggiungere sottotitoli e didascalie può rivelarsi utile, se consideri che più dell’80% dei video presenti su Facebook, per esempio, viene visualizzato senza volume. Può essere un’arma vincente se punti a far conoscere i video anche a chi non parla la nostra lingua o a chi ha problemi di udito.

YouTube in HD

È importante produrre i video nel formato giusto: le produzioni in HD sono molto apprezzate e ricercate, se consideri che quasi il 70% dei video in prima pagina su YouTube sono in alta definizione. Durante la pandemia la piattaforma di Big G ha fatto delle modifiche agli standard di classificazione dei video per andare incontro alle richieste dell’Unione Europea: l’Alta Definizione è passata dai classici 720p ai 1080p, mentre l’UHD è rimasta inchiodata ai 4K (2160p).

Promozione tramite i social

Dopo avere ottimizzato il video, per ottenere visualizzazioni extra e monetizzare occorre fare un po’ di promozione. I social network sono il luogo ideale per far conoscere i contenuti: se hai un buon seguito di follower (tu o la tua azienda) puoi sfruttare i soliti Twitter, Instagram e Facebook; se hai un blog o un sito, come nel mio caso, basta copiare il link sulla pagina, o embeddare il video, per metterlo a disposizione degli utenti. Per esempio, i link contenenti dei video vengono inoltrati sei volte più spesso di quelli con foto.

Per monitorare la visibilità dei contenuti puoi utilizzare una serie di strumenti come Awario, Mention o Brandwatch. I social network hanno molta influenza sull’algoritmo di YouTube e sul cosiddetto ranking. Grazie a questi tool puoi ottenere una serie di importanti informazioni sui video, analizzare la presenza sui social e l’efficacia delle strategie di promozione. Puoi raccogliere anche dati sulla concorrenza e sulle strategie da loro adottate. Con un programma come Awario, per esempio, basta inserire l’URL del video per studiarne l’efficacia tramite i social media e gestire i “Mi Piace” e i commenti e tutti gli altri aspetti di YouTube.

Non trascurare i blog

Un’altra strategia di promozione che sembra funzionare molto è quello di sfruttare i blog. Mettere dei video nei post funziona, soprattutto se metti i contenuti in quei blog dedicati alle Q&A (Question and Answer). Mettere un video in Quora, per esempio, può essere una buona idea, soprattutto se lo posizioni alla fine di una risposta.

Non c’è solo la community di Quora per promuovere i contenuti: puoi cercare forum o altri blog in cui sono richieste risposte agli argomenti che tratti. E non dimenticare le “vecchie” newsletter: basta un semplice link per aggiungere un video su come utilizzare il prodotto o sul perché sia migliore di quello dei concorrenti e così via.

L’importanza del SEO in YouTube

Il formato video è quello che funziona meglio: quando fai una normale ricerca su Google (o su qualsiasi altro search engine) sei più propenso a cliccare su un risultato che include un video anziché su uno senza. Gli utenti sono maggiormente attratti dai video e preferiscono guardare e ascoltare anziché leggere. I video sono in costante evoluzione (nei prossimi anni la comunicazione online con i video supererà l’80%) e le aziende li utilizzano sempre di più per promuovere i propri prodotti o servizi. Se vuoi che i video funzionino devi seguire una serie di regole e utilizzare i giusti strumenti.

L’arte di scrivere l’oggetto di una mail: l’intervista a Carlo Brena

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Carlo Brena si occupa, dagli anni Novanta, di comunicazione nel mondo dello sport e dell’outdoor per aziende del calibro di Garmin, Trek, Selle Italia, Santini, Compex ed enti del turismo montano come Carinzia, Arabba, Asiago e Livigno grazie alla sua azienda LDL COMeta:

“Siamo un ufficio stampa e spediamo una media di 15/20 comunicati stampa alla settimana”.

Visto quando siano sommersi i giornalisti di comunicazioni del genere (personalmente non faccio più il giornalista da quasi dieci anni e me ne arrivano una ventina al giorno), qual è la vostra strategia per attirare l’attenzione del destinatario?

“La mia strategia parte da una domanda: come catturare l’attenzione di un giornalista che riceve una mail al minuto e nessuna di queste vagamente… sexy?

Tutto si gioca tra MITTENTE – OGGETTO – TITOLO – SOMMARIETTO

Questa è il nostro standard (nato dalla mia esperienza di giornalista che riceveva e riceve decine di comunicati, dove spesso non si capisce chi scrive, di che materia, dove come e quando…). Alla fine ne abbiamo fatto uno stile, che ci è stato riconosciuto come un valore”.

In pratica qual è il trucco?

“Per ogni cliente modifico il mittente scrivendo il nome del BRAND seguito da (Ufficio stampa a cura di LDL COMeta). Così il destinatario sa chi gli sta scrivendo (sono sempre io che scrivo ma parlo per conto di un altro). Nell’oggetto metto da subito il tema seguito da due punti”.

Qualche esempio?

“Eccone alcuni.

GARMIN (Ufficio stampa a cura di LDL COMeta)
VACANZE: ecco il nuovo Camper 1090, il navigatore con lo schermo extra-large per la massima comodità e facilità di utilizzo durante la vacanza itinerante

GARMIN (Ufficio stampa a cura di LDL COMeta)
MONITORAGGIO SATELLITARE: Garmin acquisisce le attività di GEOS Worldwide Ltd per offrire agli utenti inReach un servizio di soccorso ulteriormente potenziato

SELLE ITALIA (Ufficio stampa a cura di LDL COMeta)
CICLISMO: Fabian Cancellara nuovo ambassador Selle Italia per una partnership che si estende alle iniziative della Locomotiva di Berna

ENDU (Ufficio stampa a cura di LDL COMeta)
CICLISMO INDOOR: l’ultimo appuntamento del 2020 è alla PEDALITALY Trebbio Virtual Race, la gara on-line del 30 dicembre

Panasonic Air Conditioning (Ufficio stampa a cura di LDL COMeta)
AIR CONDITIONING: la linea di unità di condensazione CO2 di Panasonic si arricchisce del nuovo modello da 7,5 kW

ENDU (Ufficio stampa a cura di LDL COMeta)
CICLISMO INDOOR: il versante bresciano del Passo del Tonale teatro della sfida di Pedalitaly Xmas Pack 2020

GARMIN (Ufficio stampa a cura di LDL COMeta)
SPORT: presentati i sei progetti sportivi vincitori dei Garmin Beat Yesterday Awards che vedranno la luce nel 2021

COMPEX (Ufficio stampa a cura di LDL COMeta)
FITNESS: Ion e Molecule, le due novità smart per l’automassaggio firmate Compex

SANTINI (Press office by LDL COMeta)
TRIATHLON: per l’estate 2021 i body super aerodinamici firmati Santini

Se poi è un periodo speciale (Natale, Pasqua, festa della donna…) metto il tema seguito dai due punti:

CLIMBING TECHNOLOGY (Ufficio stampa a cura di LDL COMeta)
NATALE: ai regali per chi ama arrampicare ci pensa CLIMBING TECHNOLOGY”.

Questo per i comunicati stampa, esistono altre tipologia di mail che inviate?

“Sì, se la mail è un invito, lo scrivo subito, così chi lo riceve capisce che si tratta di un evento o qualcosa del genere:

GARMIN (ufficio stampa a cura di LDL COMeta)
INVITO – GARMIN: Beat Yesterday 2020, i sogni si possono realizzare – martedì 15 dicembre 2020, Milano

GARMIN (ufficio stampa a cura di LDL COMeta)
SAVE THE DATE – GARMIN: Beat Yesterday 2020, i sogni si possono realizzare – martedì 15 dicembre 2020, Milano”
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Quindi il trucco è che l’oggetto deve contenere delle informazioni chiare che attirino la curiosità…

“Già, e non è proprio così semplice. Se il destinatario supera questi due punti (MITTENTE e OGGETTO), arriva a leggere il TITOLO che deve contenere altre informazioni aggiuntive rispetto a quelle presenti nell’oggetto. E anche qui non sempre ci si riesce…”

Quanto deve essere lungo l’oggetto?

“Il titolo deve possibilmente essere lungo non più di due righe, in stampatello, bold, carattere 24/26… Poi dipende dallo stile grafico che vuole il cliente. Poi c’è il SOMMARIETTO che in 4/8 righe sintetizza il testo del comunicato”.

Un ultimo segreto?

“Segreti? Un bel dizionario dei sinonimi e un uso moderato di terminologia inglese.”

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Analizzare un titolo scientificamente con Headline Analyzer

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Fare un titolo efficace per un articolo da diffondere online non è banale, dal momento che bisogna tenere conto di due aspetti. Uno è relativo ai contenuti, alla capacità del titolo stesso di interessare il pubblico, mentre il secondo aspetto è prettamente tecnico: il numero di parole, l’equilibrio dei termini emozionali, comuni e delle Power Word, il sentiment e via dicendo.
Se dal punto di vista dello stile c’è poco da fare e bisogna essere creativi, sotto il profilo tecnico non mancano strumenti che analizzano la headline, il titolo, e restituiscono un punteggio che tiene conto dei tanti parametri che permettono di valorizzare al meglio il contenuto che si vuole promuovere. Uno degli strumenti più potenti è Headline Analyzer, che è gratuito (ma bisognerà cedere la propria e-mail) e funziona molto bene. Purtroppo, non supporta l’italiano, ma alcune delle ottimizzazioni che suggerisce non necessitano della comprensione della nostra lingua.

Headline Analyzer: un servizio gratuito che aiuta a valutare i titoli e suggerisce come renderli efficaci

Utilizzare Headline Analyzer è tanto semplice quanto fare una ricerca su Google. Basta andare all’indirizzo https://coschedule.com/headline-analyzer e inserire il titolo che si desidera venga valutato.

Il servizio è gratuito ma come ben noto a chi lavora nel settore del marketing… “quando qualcosa è gratis il prodotto sei tu”. Non a caso alla prima analisi verrà richiesto di inserire alcuni dati: nome e cognome, e-mail, azienda e sito aziendale. Non si tratta di una registrazione, non verranno richiesti login e password, quindi non è necessario mettere dati corrispondenti al vero.

Una volta date in pasto le informazioni, Headline Analyzer mostrerà un punteggio, generico, oltre a una serie di consigli su come poterlo migliorare. Il punteggio è molto basso? Non c’è bisogno di preoccuparsi: come già detto, viene riconosciuta solo la lingua inglese quindi alcuni parametri saranno a zero, non valutati, abbassando quindi lo score complessivo. Scrollando in basso, sarà possibile analizzare una a una le varie sezioni.

Word Balance

La prima sezione, Word Balance, sarà quella più disastrosa, se lo si usa per analizzare titoli in italiano. Un fatto scontato, dato che come anticipato non è in grado di comprendere altre lingue al di fuori dell’inglese. Vale però la pena di soffermarsi qualche minuto per capire come andrebbero scelte le parole per rendere un titolo il più efficace possibile. Secondo una serie di analisi condotte sui titoli che hanno generato più clic ed engagement, un titolo ideale3 dovrebbe avere un corretto bilanciamento fra parole comuni (Common), quelle che si suppone tutti conoscano e che costituiscono le base di una frase, parole poco comuni (Uncommon), quelle usate meno frequentemente nel parlato e nei testi, parole emozionali (Emotional), cioè aggettivi o termini che generano empatia con il lettore (come “emozionante”, “utile”, “intrigante”) e Power Words, cioè quei lemmi considerati più “potenti” sotto il profilo del marketing, in grado di attirare l’attenzione del lettore e spingerlo al clic. Esempio di Power Word possono essere “unico”, “sorprendente”, “un’affare”, “sconto” e, ovviamente, la più potente di tutte nel caso di prodotti i servizi: “gratis”.

Secondo gli autori di Headline Analyzer, un titolo efficace è così strutturato:

  • parole comuni: 20/30%
  • parole poco comuni: 10/20%
  • parole emozionali: 10/15%
  • Power Word: almeno una

Headline Type

Se scriviamo in italiano anche questo campo sarà poco utile, dal momento che qualunque cosa indicheremo verrà valutata come Generic, cioè un titolo generico. Quello che è importante sapere quando si realizza un titolo è che i titoli più efficaci sono rappresentati da domande (Es: “Come miglioro il mio profilo LinkedIn?”), liste (“I 10 profili più apprezzati su LinkedIn”) o tutorial (“Come migliorare il posizionamento nella SERP di Google”).

Sentiment

Anche in questo caso, non potendo interpretare l’italiano, il Sentiment verrà indicato come neutrale, indipendentemente da cosa abbiamo scritto. Per ottenere un maggiore engagement, però, un titolo dovrebbe esprimere qualche emozione, non necessariamente positiva. Sicuramente i messaggi rinforzanti piacciono alle persone, ma non meno di quelli “negativi”, non certo intesi come insulti, però: “Il regista XXX ha toppato: il suo ultimo block buster è inguardabile!” esprime un concetto negativo, ma attirerà le persone. Importante, poi, che l’articolo argomenti la critica: a parlare male, sono bravi tutti. Per fare critica, è necessaria competenza del settore.

Skimmability

Una voce che potremmo tradurre in italiano (terribile) con “scremabilità”. Il concetto da comprendere è semplice: le persone tendono a focalizzarsi sulle prime tre parole e le ultime tre di un titolo. Ecco che, idealmente, dovremmo sintetizzare il concetto in modo che sia comprensibile anche per chi “salta” la parte centrale. Non è necessario impazzire a cesellare frasi che funzionino, ma tenere conto di questo parametro quando si scrive una headline può aiutare a migliorare la leggibilità.

L’estensione per browser di Headline Analyzer

Headline Analyzer include anche ulteriori voci, che però non vengono visualizzate. Per accedere, sarà necessario installare il plugin per il browser cliccando sul pulsante. Si verrà riportati alla pagina del Chrome Web Store del plugin e cliccando su Aggiungi estensione verrà integrato col browser. Non è sufficiente installarlo, però, ma sarà necessario creare un account. Abbiamo già indicato in precedenza i dati, quindi dovremmo solo aggiungere una password.

L’estensione del browser eviterà di dover accedere al sito di Headline Analyzer per verificare la bontà di un titolo e ottenere punteggio e suggerimenti: basta un clic sull’icona dell’estensione per aprire una tab dove inserire il testo. Verranno date alcune indicazioni generiche e lo score, ma per avere un rapporto completo bisognerà digitare cliccare su Get Full Analysis, molto dettagliata, con tanto di grafici, suggerimenti e addirittura l’accesso a un dizionario dei sinonimi e contrari pensato proprio in ottica SEO. Come al solito, sempre in inglese.
Purtroppo, le analisi dettagliate non sono gratuite: dopo le prime tre, sarà necessario abbonarsi per avere ulteriori analisi, non proprio economiche. Parliamo di 10 dollari al mese per 5 analisi, 29 dollari mensili per 20 analisi e 49 dollari per 60 analisi. Certo, non sarà necessaria l’analisi approfondita di tutti i tanti parametri se non per quei pochi articoli al mese sul quale si vuole concentrare una campagna di comunicazione, o una pubblicità. Per i rimanenti, le informazioni date dall’analisi gratuita sono più che sufficienti, soprattutto se non si scrive per un pubblico che parla inglese.

Strumenti per ottimizzare le headline

Headline Analyzer è uno dei tool più efficaci per ottimizzare i titoli, ma non è l’unico. Chi usa WordPress come piattaforma, per esempio, probabilmente conoscerà Yoast SEO (https://yoast.com/wordpress/plugins/seo), disponibile sia in versione gratuita sia in quella Premium, che offre più opzioni. Yoast è molto utile perché, oltre al titolo, tende ad analizzare anche altri aspetti, come l’utilizzo delle keyword in tutto il post, il sottotitolo, i tag e via dicendo. Mancano completamente le valutazioni sul sentiment e altri aspetti semantici ed emotivi, ma è molto efficace dal punto di vista più tecnico, per le lunghezze, la frequenza ideale delle parole chiave e via dicendo. Il sistema a semafori è molto comodo ma bisogna usarlo con intelligenza: impazzire per cercare di avere tutti i semafori verdi non garantirà un titolo necessariamente migliore. E alcuni suggerimenti, pur basati sulle best practices suggerite, non necessariamente renderanno un titolo più efficace. DI contro, potrebbero facilmente rendere un testo illeggibile, perfetto forse per un motore di ricerca, ma inadatto ad attrarre l’attenzione di un essere umano, che alla fine è quello che si vuole ottenere.

Un altro servizio molto simile a Headline Analyzer Tool è Capitalize My Title (https://capitalizemytitle.com). Inserito il titolo, offrirà, senza registrazione, dei punteggi relativi ala leggibilità, al SEO e anche al sentiment, accompagnati da una serie di suggerimenti. L’interfaccia è meno bella a vedersi rispetto allo strumento analizzato in precedenza ma è molto funzionale.

Rimangono gli stessi problemi con il supporto a lingue che non siano l’inglese, ma è un limite comune alla stragrande maggioranza degli strumenti disponibili. Capitalize My Title, come suggerisce anche il titolo, ha un’altra funzione, a tratti banale, ma che in alcuni casi torna molto utile. Alcune testate, infatti, tendono a non seguire le regole standard dell’italiano (o dell’inglese) per le maiuscole, ma preferiscono usare un approccio meno corretto formalmente ma più efficace online, come scrivere tutto il titolo in maiuscolo (è il caso di Dagospia, fra i giornali italiani), oppure usare tutte le iniziali maiuscole o altro. Quando si devono riscrivere numerosi titoli seguenti questi schemi, Capitalize My Title permette di risparmiare davvero molto tempo. E riduce la possibilità di refusi, che non è una cosa da disprezzare.

Altri 10 headline analyzer

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Web writing: 10 tool online per scrivere titoli migliori

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Scrivere un buon titolo è fondamentale per il Web writing, per il Web marketing  e non solo. Un titolo può aiutare a guadagnare punti per la SEO, a migliorare il posizionamento del nostro sito nei risultati proposti dall’algoritmo di Google e a far in modo che un contenuto venga cliccato (possibilmente senza cadere nel clic-baiting).

È stato calcolato che il numero delle persone che leggono un titolo è cinque volte superiore a quello di chi arriva all’ultima riga di testo di un articolo. La comunicazione sul Web tende a sfruttare soprattutto immagini e video e il titolo si rivela essere uno dei parametri fondamentali per determinare il posizionamento di un contenuto. Un titolo da solo può determinare il successo o l’insuccesso di un contenuto: anche un articolo o un post pessimo possono diventare virali se hanno una headline vincente.

Le parole potenti sono quelle in grado di suscitare un’emozione specifica e quando scriviamo sul Web per essere efficaci dobbiamo tenere a mente le cosiddette regole SEO (Search Engine Optimization): il “SEO copywriting” non è qualcosa di magico, è semplicemente un’arte che può essere appresa e migliorata da chiunque. Una delle migliori risorse per scrivere delle ottime headline è il libro di Jon Morrow “52 Headline Hacks”, che è possibile scaricare gratuitamente.

 

Come possiamo scrivere un titolo che possa fare la differenza?

Quando scriviamo un titolo dobbiamo prestare attenzione a un paio di cose. Per sfruttare le immense potenzialità del SEO dobbiamo creare dei titoli identificando alcune potenziali parole chiavi che possano aiutare il nostro lettore a comprendere l’argomento di cui stiamo trattando. È fondamentale attirare l’attenzione suscitando un certo interesse: il segreto per creare un titolo di successo è quello di conoscere bene i nostri potenziali utenti/lettori, comprenderne le esigenze e parlare con un linguaggio che sia facilmente riconoscibile. Per fortuna, in Rete possiamo trovare degli strumenti preziosi (i famosi “headline analyzer”) che possono aiutarci in questo delicato compito: dei programmi che ci aiutano a scoprire quanto efficace possa essere il titolo. È importante usarli per avere un’idea di come il titolo possa funzionare presso il pubblico e usare questi tool di analisi può essere un modo utile per diventare dei copywriter di successo. Il consiglio è quello di usare sempre la versione in inglese dei titoli: sono tutti strumenti “anglo-sassoni”.

Ecco i dieci migliori “headline analyzer” disponibili online

OptinMonster per creare dei titoli SEO-Friendly

Uno dei migliori programmi per scoprire quanto è efficace quello che abbiamo scritto è OptinMonster, uno strumento gratuito per creare titoli che siano SEO-friendly. Tutto quello che dobbiamo fare è cliccare su Analizza e otterremo un punteggio personalizzato con una serie di note su ciò che rende il nostro potenziale titolo buono o cattivo. In questo modo avremo un’anteprima di come apparirà il titolo nei risultati di Google con un’analisi dettagliata sul conteggio delle parole, sull’uso di quelle comuni e non, sulla lunghezza e sulla tipologia e altro ancora.

Con IsItWP Headline Analyzer le condivisioni dei titoli sono ancor più semplici

Un altro tool piuttosto interessante è IsItWP Headline Analyzer, un programma che permette di scrivere titoli SEO a dir poco irresistibili per migliorare il traffico sul nostro sito Web, le condivisioni e il posizionamento nei risultati di ricerca. Ed è incredibilmente facile da usare. Una volta inserito il titolo, basta cliccare su “Analizza” per ottenere un’analisi dettagliata di quanto sia “irresistibilmente cliccabile” la nostra creazione. Da lì possiamo perfezionare il titolo in base alle informazioni fornite sfruttando una serie di analisi che tengono conto della lunghezza delle parole, di quelle utilizzate e così via. Con la funzione di anteprima di ricerca possiamo assicurarci che non il titolo non venga troncato nei risultati di ricerca e, dulcis in fundo, IsItWP Headline Analyzer è disponibile per formato gratuito. Per migliorare i nostri titoli e renderli più SEO-friendly  è ottimo.

Sharethrough offre dei suggerimenti preziosi

Lo strumento Sharethrough analizza il titolo scritto e assegna un punteggio basato su un algoritmo “di analisi multivariata” che sfrutta alcuni principi basati sul modello comportamentale, sulla neuroscienza e sulla ricerca pubblicitaria. L’algoritmo analizza più di 300 variabili uniche, inclusi i dati EEG (il cosiddetto “neuromarketing”) e l’elaborazione del linguaggio naturale: in questo modo possiamo scoprire se i titoli che abbiamo scritto sono in grado catturare l’attenzione del lettore, aumentarne il coinvolgimento e altro ancora.

Uno degli strumenti più versatili e potenti: MonsterInsights

Per migliorare i nostri titoli e renderli più “SEO friendly” possiamo anche usare MonsterInsights. Anche in questo caso si tratta di inserire un titolo e passare poi alla cosiddetta fase di analisi. Il programma offre anche una serie di elenchi di parole per creare titoli più interessanti. C’è un punteggio complessivo per il titolo scritto (con una cronologia) e le aree di miglioramento su cui intervenire per renderlo più efficace. C’è anche una voce “sensazione” che possiamo utilizzare per capire che tipo di sensazioni il titolo può suscitare nei lettori. Quando si tratta di ottenere i migliori titoli per la SEO, MonsterInsights è uno degli strumenti più potenti e versatili a disposizione. E poi è assolutamente gratuito.

CoSchedule è perfetto analizzare la grammatica e la leggibilità dei titoli

CoSchedule Headline Analyzer è uno dei tool più completi e versatili disponibili sul mercato. Oltre a dare una valutazione complessiva del titolo, il programma controlla le potenzialità nel generare condivisioni, aumento del traffico e il famoso valore SEO. Oltre ad analizzare le singole parole, la struttura, la grammatica e la leggibilità, il programma offre anche un’anteprima di come apparirà il titolo nella ricerca di Google. Per avere un’analisi dettagliata è necessario fornire alcune informazioni supplementari.

Per creare titoli “emozionanti” c’è Emotional Marketing Value Headline Analyzer

Con l’Emotional Marketing Value Headline Analyzer il nostro titolo otterrà una valutazione in base al numero di parole presenti denominate “EMV” (Emotional Marketing Value). Questo tipo di programma si basa sui lavori di un dottore/ricercatore statunitense che studiando le radici di diverse lingue (persiano, aramaico, ebraico, arabo e urdu) ha scoperto che i “toni sonori” di certe parole scritte in una frase sono sempre interpretati allo stesso modo dalla nostra mente. Mentre il significato di una parola a volte può essere mal interpretato, questi toni sonori sono sempre interpretati allo stesso modo dalla nostra mente a livello emotivo. Oltre al punteggio EMV, il programma analizza le emozioni che il nostro titolo può suscitare: intellettuale, empatico o spirituale. Nel contesto del marketing, il sistema EMV è utilizzato per valutare il tipo di riposta emotiva generata da un particolare insieme di parole. Un punteggio con un indice EMV perfetto sarebbe vicino al 100% ma è raro, a meno che il nostro titolo non sia abbastanza breve. Un punteggio ideale sarebbe compreso tra il 40% e il 75%.

Titoli con meno di 60 caratteri con Charcounter
Charcounter è uno strumento gratuito che conta il numero dei caratteri e delle parole presenti nel nostro titolo. È consigliabile sfruttare questo strumento per verificare che il titolo (in particolare a livello SEO) contenga meno di 60 caratteri e che appaia correttamente nelle ricerche su Google.

Con Headline Capitalization possiamo generare il titolo che ci serve

Un programma come Headline Capitalization offre un prezioso strumento come il “Generatore di titoli” per superare il blocco dello scrittore e avere idee geniali. È sufficiente scegliere lo stile linguistico e digitare il titolo per avere l’headline vincente!

Titoli personalizzati con BlogAbout
BlogAbout è uno strumento particolare che crea modelli di titoli da riempire in base a un specifico argomento. Una volta scelto il nostro campo dobbiamo semplicemente inserire le nostre parole per completare i titoli. Se non troviamo il modello giusto, possiamo averne un altro semplicemente aggiornando. Possiamo salvare  i titoli che ti piacciono e tutte le idee su un taccuino personalizzato

Titoli in base all’argomento scelto con Portent’s Content Idea Generator
Un altro programma che genera i titoli in base all’argomento è Portent’s Content Idea Generator una volta scelto l’argomento verrà creato il titolo ad hoc per noi. L’aspetto più interessante di questo strumento è che suddivide il titolo in blocchi, in modo che noi possiamo facilmente modificarlo e perfezionarlo.  Per scrivere un titolo in modo efficace non resta che utilizzare uno di questi preziosi tool: la visibilità è garantita e il successo dei nostri contenuti pure.

La mia masterclass sul Web writing

Se vuoi seguire la mia masterclass sul Web writing, collegati al sito di Primopiano!

ClickBait, la tecnica per scrivere titoli che acchiappano clic (e che non dovresti mai usare)

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Quando introduco i miei corsi sul Web writing a qualcuno vengono in mente gli scintillanti annunci sul Web che recitano più o meno così:

“Non ti piacerebbe poter scrivere titoli che attirano l’attenzione e portano le persone a cliccare in maniera spasmodica?”

Sono in tanti a usare trucchetti per creare engagement – termine molto in voga sul Web per indicare partecipazione e coinvolgimento – e aumentare il contatore delle visite di Google Analytics. Se alcuni trucchetti non sono altro che ottimizzazioni SEO, che permettono di intercettare con più facilità specifici intenti di ricerca, altri sono degli escamotage psicologici che, pur funzionando (e ne vedrai degli esempi), portano più problemi di quanti ne risolvano.

Parlo dei titoli clickbait, tanto amati e odiati da chi lavora online. Se da un lato fanno felice il capo (o il cliente), perché aumentano i contatori e generano traffico, dall’altro fanno inferocire molti utenti e, sul lungo termine, portano l’effetto opposto, allontanando i lettori più fedeli e minando la credibilità del sito, blog o profilo social.

Il clickbait come il “salto dello squalo” di Fonzie

Clickbait: cosa significa?

Letteralmente clickbait significa “esca per i clic”, anche se la traduzione più diffusa è attira-clic. È esattamente questo: uno stratagemma per attirare la curiosità delle persone (si parla di curiosity gap) e spingerle a cliccare sul link per approfondire. Il termine ha assunto una connotazione negativa perché non sto parlando di headline ben studiate, intelligenti e chiare, ma di una sorta di inganno. In alcuni casi, puntano sulla banalità (“Non immagineresti mai come è andata a finire”), in altri si tratta di titoli fuorvianti, che non hanno alcuna attinenza con il contenuto. In altri casi si tratta di vere e proprie bufale, e non è un caso che fra più prolifici utilizzatori di questa strategia ci siano i siti di complottisti, come quelli che orbitano attorno alla galassia di Qanon.

Faccio qualche esempio, spiegandone la logica

Chi non riesce a svegliarsi presto è più intelligente: lo dimostra la scienza

È ovviamente una sciocchezza, ma sono tanti i siti, anche di importanti realtà editoriali, che sfruttano questo trucchetto. Si prende uno studio, spesso reale, si estrapola un dato e lo si piega alle proprie esigenze. In questo caso, il trucchetto è spingere l’utente a cliccare per soddisfare il proprio ego: a chi non piace dormire sino a tardi? E a chi non piace sentirsi dire che è più intelligente della media? Taac, direbbe Renato Pozzetto: combinando le due cose si ottengono facilmente visite su un articolo scopiazzato male da qualche altra fonte.

È sopravvissuto per miracolo!

Solitamente accompagnato a foto completamente fuori dal contesto, chi usa questi titoli fa leva sulla curiosità delle persone, spesso sulla loro morbosità. Peccato che solitamente non si faccia riferimento a fatti reali. Raramente titoli del genere sono legati a un incidente in Formula 1 o Moto GP, situazioni in cui potrebbero anche essere giustificati, ma a banalità soporifere.

Questa casalinga guadagna 3.640 euro lavorando due ore alla settimana

Un altro modo di attirare l’attenzione (e i clic) è promettere cose impossibili: guadagnare un sacco di soldi lavorando nei ritagli di tempo. Ovviamente la realtà sarà ben diversa, ma quante persone si fanno tentare da queste promesse nel paese delle cartomanti in diretta TV? Solitamente questi titoli sono studiati per colpire l’attenzione di particolari categorie: la casalinga in questo caso, ma può essere uno studente o un pensionato, persone che solitamente hanno un po’ di tempo libero e non gli dispiacerebbe impiegarlo per incrementare i guadagni. La scelta di non mettere una cifra arrotondata, come 3.000 euro, è funzionale, serve a rendere il messaggio più credibile.

Scopri il trucco definitivo per sbancare alla roulette/slot machine/black jack

Un altro sogno ricorrente di tante persone è quello di fregare il sistema. Se poi il sistema è rappresentato da casinò o siti di gambling è ancora meglio, perché si gioca su concetto di rivalsa contro queste entità cattive. E si attirano gli appassionati dell’azzardo, tendenzialmente sensibili a questo tipo di informazioni: sono tantissimi i giocatori legati ai gesti scaramantici o convinti che esistano tecniche magiche (il tema è anche quello dell’ignoranza statistica diffusa). Sono anche i gonzi preferiti dalle case da gioco, che sanno di poter contare sulle loro debolezze per tenerli attaccati al tavolo verde, virtuale o reale che sia. Un trucco che viene usato anche nel mondo reale, e non solo sulla comunicazione online: facendosi un giro a Las Vegas è facile trovare le tabelle sulla strategia ideale per il Black Jack, diffuse dagli stessi casinò. La cosa “divertente” è che non sono quelle vere (facilmente recuperabili online) ma sono modificate leggermente per dare un ulteriore margine di vantaggio al banco.

Facchinetti è scoppiato in lacrime: ecco cosa è successo

Qui siamo al limite della truffa: per dare più credibilità a un titolo e meglio intercettare il traffico e la curiosità delle persone, si cita un personaggio famoso, spesso usando a corredo una sua foto, e ci si costruisce sopra una storia. Palesemente falsa. Illegale? Molto, ma chi ha questo approccio tende a non dare peso alla cosa.

Tutti questi titoli sono stati realmente pubblicati, e non sempre si siti di dubbia professionalità ma, spesso, anche sulle pagine dei quotidiani. A volte come articoli veri e propri, altre volte come link sponsorizzati.

Chiudo il paragrafo con questo caso “raffinato”:

Qual è, in questo caso, il giochino? Il quotidiano Libero lascia intendere che Stasi, noto alle cronache per l’omicidio di Garlasco, sia fuggito dal carcere. Invece è scappato un altro detenuto.

Il clickbait su YouTube

Fino a ora ho parlato di titoli di articoli, ma il clickbait si presta ad ammorbare altre piattaforme, a partire dal portale video per eccellenza: Youtube. Qui il giochetto è ancora più efficace, soprattutto perché è probabile che un video abbastanza cliccato finisca fra quelli consigliati, aumentandone così la portata e le visualizzazioni. L’approccio è quello già visto con la differenza che si propone un filmato e un’immagine di anteprima che colpisce l’attenzione. Molto spesso l’immagine non sarà nemmeno del filmato stesso, ma presa da altre parti, pesantemente ritoccata con Photoshop e usata come miniatura.

Ecco un esempio qui:

Sebbene nel filmato siano effettivamente presenti filmati di animali in lotta, quello che tutti vorrebbero vedere, rappresentato nell’anteprima, è assente. In questo caso di clickbait, a ben vedere non è il titolo che è fuorviante, bensì l’immagine, che è quella che su Youtube ha maggior peso nell’attirare l’attenzione.
Ci sono anche esempi di persone che hanno costruito il successo del loro canale sulla base del clickbait, come il canale touchdalight di Carmie Sellitto. Un esempio della sua “raffinatezza” lo puoi apprezzare qui:

Naturalmente il contenuto non corrisponde minimamente a quanto promesso, ma lascia a bocca aperta come questo personaggio sia riuscito a creare un canale con quasi 700.000 iscritti con video che superano abbondantemente i due milioni di visualizzazioni. Tutti fatti in questa maniera un po’ becera.

Sellitto non è l’unico a usare questi metodi, sfruttati anche da Youtuber molto più seri e seguiti. Un esempio è quello di Casey Neistat[5], il cui canale conta oltre 12 milioni di iscritti; sebbene di recente abbia iniziato a usare molto meno che in passato Youtube per i suoi Vlog, ha sempre avuto la passione per titoli in grado di attirare l’attenzione e in alcuni casi un po’ fuorvianti. Al contrario di molti suoi colleghi, Neistat è un signore: non cerca di scatenare gli istinti più bassi, e usa sempre anteprime provenienti dal video, ma tende a giocare molto sulla curiosità delle persone: alcuni dei suoi titoli sono “Very serious family problem”, “She’s ready to leave”, “THIS HAS NEVER HAPPENED BEFORE!” (sì, tutto in maiuscolo, come se urlasse).

Casey, a differenza di altri, è oggettivamente bravo. Oltre a realizzare ottimi video è anche capace di realizzare titoli chiari, efficaci ed esplicativi. Eccone un esempio:

“THE $21,000 FIRST CLASS AIRPLANE SEAT”, tutto urlato, cosa non proprio elegante è un titolo che, cosa rara, mantiene quello che promette e ha fatto un record di visualizzazioni: si parla di poco meno di 75 milioni di visualizzazioni!

Il clickbait sui social network

Come si può facilmente intuire, i social network sono il regno ideale dove disseminare post clickbait. Il controllo qui è inferiore rispetto a quello che ci può essere su un testata online, e ci sono pagine senza scrupolo che non si fanno problemi a inventarsi bufale spacciate per articoli di giornale. Solitamente a sfondo politico, perché alla fine il populista indipendentemente dal colore è un soggetto che tende a cascarci facilmente. Talvolta l’intento ironico e canzonatorio è evidente (come nel caso di Lercio o della pagina istituzionale dell’immaginario Comune di Bugliano, i cui post taglienti e surreali sono stati condivisi da più di un politico che evidentemente non ha notato il palese sarcasmo.

In questi casi naturalmente non si può parlare di clickbait come mezzo usato per ingannare la gente: se già i titoli sono di per sé un programma (spesso esilarante) facendo clic si viene riportati a cialtronate ancora più divertenti, e mai spacciate per reali.

Un approccio invece molto utilizzato per fini meno nobili delle risate, ma per cercare di strappare qualche misero clic, è quello delle anteprime degli articoli modificate con Photoshop. Un approccio che viene usato più per diffamare avversari politici che per guadagnare clic, almeno su Facebook. In questo caso l’immagine non è cliccabile, e bisognerebbe inserire un link, senza anteprima, nel testo del post. Un approccio che, fortunatamente, porta molti meno clic rispetto alle anteprime cliccabili. Va detto che Facebook ha cercato di fare qualcosa nel tempo per limitare l’abuso di queste tattiche. Inizialmente, infatti, era possibile linkare una pagina e poi cambiare sia l’immagine sia il titolo, rendendo l’anteprima credibilissima. Tanto, si sa, sono in pochi a consultare la fonte, quindi bastava questo ad aumentare l’engagement del post, generando con una balla migliaia di commenti. Oggi, mettendo un link, l’anteprima verrà generata automaticamente basandosi sugli attributi del sito.

Anche su Facebook si vedono alcuni dei classici escamotage usati per i titoli, pur se adeguati alla piattaforma. Si punta a un articolo con una galleria di 10 fatti curiosi? Il tipico clickbait di accompagnamento potrebbe essere qualcosa del tipo “Non mi sarei mai aspettato la numero 7”.  Oppure il classico “Solo una persona su 10 riesce a risolvere questo enigma”. Qui riporto quanto mai esplicativo:

Ecco il trucchetto: il clic è molto più incentivato se si celano i dettagli della notizia. Per la cronaca non era morto un parente o amico di Mourinho, bensì il cane.

Se il clickbait porta traffico e non è illegale, perché non dovresti usarlo?

Il motivo è molto semplice: non porta a fidelizzare i lettori, se si vuole fare informazione. Può pompare le statistiche di un sito, ma si tratta di numeri di vanità (vanity metrics), non di persone realmente interessate. Queste ultime probabilmente si stuferanno presto. Differente il discorso se l’obiettivo è quello di fare ironia, di fare una pagina di fake-news palesemente fasulle per la loro assurdità: in questi casi, non si sta informando il pubblico, ma gli si sta regalando una risata, e i questi casi lo stile e la serietà possono tranquillamente venire meno, se ben fatti. Ma intrattenere non è da tutti, e le tante imitazioni di Lercio non arrivano nemmeno lontanamente ai numeri che può fare Lercio.

La mia masterclass sul Web writing

Se vuoi seguire la mia masterclass sul Web writing, collegati al sito di Primopiano!

La prima masterclass sul Web writing online [8 crediti per giornalisti]

Seguii il primo corso di Web writing (da studente) nel lontano 1998, era settembre, era un corso dell’ordine dei giornalisti di Milano. L’anno (e il mese) in cui nacque Google, per intenderci: quindi, evidentemente, non parlammo ancora di SEO… Negli anni successivi le cose cambiarono radicalmente, con la diffusione dei telefonini da una parte e dei social network dall’altra, eppure sempre di scrittura online si parlava (foss’anche per le email o per un progetto da presentare online).

Nella mia seconda vita da formatore e consulente (dopo la prima da giornalista) ho rispolverato, qualche anno fa, le competenze di Web writing per farne dei corsi o dei workshop. Riscontrarono un enorme interesse. Dal corso di Web writing partirono poi degli spin-off: scrivere per i social, scrivere una landing page, scrivere una newsletter e così via.

Ora, grazie a Primopiano, ho messo tutto insieme in questa masterclass.

La Web Writing Masterclass

Frequentando la Masterclass (videolezioni + esercitazioni a distanza) si apprendono tutti gli strumenti per potenziare i contenuti per:

  • siti
  • blog
  • newsletter
  • landing page
  • social media.

I temi sono tanti: dal copywriting persuasivo alla scrittura ipnotica, dallo storytelling alla SEO. Eccoli nel dettaglio:

  • Le caratteristiche dei testi online

  • I meccanismi psicologici dei testi online

  • I titoli

  • Le newsletter

  • Lo storytelling

Ma soprattutto il tema centrale è come conquistare lo sguardo del lettore in un mondo dove la sua attenzione è contesa da mille stimoli e contenuti.

Ecco le caratteristiche della masterclass:

  • Videocorso online visibile per sempre
  • Videolezioni coinvolgenti e passo passo per un totale di oltre otto ore di formazione online + esercitazioni.
  • Test di avanzamento e correzioni degli esercizi per verificare le competenze apprese.
  • Il corso resterà visibile per sempre e riceverai tutti i futuri aggiornamenti.

Materiale didattico + libro “Content is king”

A completamento del corso riceverai :

  • Slide del docente
  • Altre risorse (guide, tool, infografiche) utili alla tua formazione
  • Documenti per le esercitazioni
  • Bonus: copia digitale del libro “Content is King”, scritto dal docente (Ledizioni editore)
  • Attestato di partecipazione (PDF)
  • 8 crediti per i giornalisti

Il link per iscriversi

Per accedere alla masterclass fai clic su Masterclass di Web writing di Primopiano oppure su questo banner:

Contattami per informazioni sul corso

L’arte di scrivere i titoli (e comunicare online): intervista a Massimo Salomoni

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Massimo Salomoni ha un passato da creativo e un presente da (vero) esperto social: ha una sua agenzia, Smack – Comunicazione di parola a Milano e un incarico di docenza allo IED. Abbiamo fatto quattro chiacchiere sulla creazione dei contenuti e in particolare sui titoli. Ne è venuta fuori una discussione stimolante (non avevo dubbi, conoscendo Massimo da anni) sulla comunicazione online in generale.

Ci sono delle regole che ti sei dato quando fai un titolo/oggetto per un articolo online?

Sono profondamente convinto che esista una sola regola fondamentale quando si parla, o si vuole parlare, con qualcuno: cercare di utilizzare un registro, uno stile, un tono di voce in grado di farsi comprendere e, allo stesso tempo, riconoscere.

Parlare su Instagram a una community di appassionati di un brand di beauty, per esempio, esige parole e costruzioni sintattiche differenti da quelle utilizzate per parlare su Linkedin di un’azienda specializzata in Artificial Intelligence e analisi dei Big Data.
Prima di prendere in mano la penna (in partenza sono ancora profondamente analogico, aiuta a prendersi il tempo di riflettere) o di poggiare le dita sulla tastiera è bene cercare di capire chi siano i propri interlocutori, quali le loro passioni, i loro interessi.

Già piattaforma come Facebook, senza ricorrere a sofisticati strumenti di identificazione della buyer’s personas, mette a disposizione tutti gli strumenti per individuarli: basta leggere gli insight e scoprire le riviste, i programmi TV, le serie più amate dal proprio pubblico.

Tutto questo, ovviamente, va messo in relazione con il primo asset di ogni comunicatore: la conoscenza della Brand Identity del cliente e la capacità di rispettarla.

Esistono dei trucchi del mestiere (uso punteggiatura, posizione keyword, enfasi su emozioni, ecc.) che puoi rivelare?

I trucchi sono fatti per essere scoperti, e con il numero spropositato di contenuti che circolano ogni minuto sulla rete quelli più efficaci durano il proverbiale spazio di un mattino. All’inizio sembravano imprescindibili i titoli click-bait con i loro richiami “Non riuscirai a credere che cosa hanno scoperto” che portavano inevitabilmente alla delusione per una rivelazione inesistente, poi è stata la volta dell’instant marketing con stuoli di post praticamente tutti identici ispirati allo stesso evento che rendevano indistinguibile l’identità dell’azienda che li firmava.

Ora sta iniziando a prendere piede il posizionamento su cause politiche o sociali che oltre a rischiare di svilire, logorandoli,
concetti nobilissimi come “Sostenibilità” o “Corporate Social responsibility” inevitabilmente portano a un’ulteriore polarizzazione delle posizioni di cui francamente non abbiamo bisogno.

Inizio ad avere la stessa sensazione anche sulle regole matematiche della SEO: un keyword a inizio di frase, se messa in modo forzato, equivale alla strizzatina d’occhio o al colpo di gomito fatto all’amico cui si sta raccontando una battuta sulla cui efficacia si è poco convinti. Sono sempre più convinto che il trucco migliore sia quello di non averne: in fondo lo diceva già Oscar Wilde che la spontaneità è la posa più difficile da mantenere.

Puoi indicare un titolo/oggetto, tuo a altrui, che ti piace particolarmente e perché?

Quando si affrontano periodi di cambiamento come questo che stiamo attraversando, e ormai ne ho attraversati alcuni, cerco sempre di tornare ai classici. Nel campo della comunicazione, i classici sono quelli della storia della pubblicità.

Fra tutti i miei preferiti restano quelli storici della Volkswagen Beetle, che ha sovvertito i canoni abituali del mercato automobilistico USA puntando sull’originalità della forma e del concetto stesso che stava dietro all’auto. Riuscendo a far entrare in sintonia con i gusti di una generazione ribelle un’auto che, ricordiamolo, era stata voluta da Adolf Hitler in persona.

Perché i brand, quelli veri, devono saper attraversare i tempi, le mode, i mezzi che cambiano. O forse, più filosoficamente, lasciare che sia il tempo ad attraversarli.

Scrivimi per organizzare un corso sul Web writing

La tecnica Cosmopolitan per scrivere titoli vincenti: l’intervista a Simone Gambirasio

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Simone Gambirasio è un autore di testi di divulgazione informatica: ha scritto diversi titoli per Hoepli sulle tecnologie Apple e sta realizzando un corso di storytelling su Bookboon.

Simone, qual è il tuo segreto per scrivere titoli che funzionano?

Per i titoli uso la tecnica “Cosmopolitan”…

Cosmopolitan, la rivista femminile di Hearst?

Sì, quella. La tecnica consiste nel prendere titoli forti di un tema profondamente lontano dal tuo, per esempio i titoli di Cosmopolitan che sono fatti per attrarre l’attenzione nelle edicole, e adattarli al tuo tema.

Puoi fare un esempio?

“I cocktail migliori e peggiori della tua vita” può diventare “Le abitudini migliori e peggiori che hai sul lavoro”.

Interessante, vai con un altro esempio…

“Perché non riesci a smettere di mangiare Nutella?” diventa “perché non riesci a smettere di giocare con la PlayStation?”.

Il gioco è semplice!

Già, ripeto: il trucco è prendere formati stra-rodati, testati, in un altro ambito. E provarli. Ti faccio una confessione…

Quale?

Ho un file su Evernote con le formule dei titoli. Ne ho circa 20 che ruoto e vedo quali funzionano di più in base agli argomenti. Su alcuni faccio anche A/B test, specialmente sui social.

Interessante. Un esempio da rubarti?

Ora puoi avere [qualcosa di desiderabile] e [grande circostanza]. Se parliamo di sistemi operativi può diventare “Ora puoi possedere un Mac fantastico e continuare a eseguire Windows”.

Bello, un altro esempio? (Scusa, ne approfitto…)

[Fai qualcosa] come [esempio di livello mondiale]. Se applicato allo studio delle lingue potrebbe essere: “Parla spagnolo come un diplomatico”. In tutt’altro ambito: “Fai festa come Paris Hilton”.

Ancora, ancora (è una droga)!

Crea un [o] costruisci un [vuoto] di cui essere orgoglioso. Potrebbe diventare “Conquista un corpo di cui essere orgoglioso” oppure “Costruisci una campagna di cui essere orgoglioso”.

Ottimo, ci provo anche io: “Scrivi titoli come Simone Gambirasio”…

Gli approfondimenti

Che cos’è Cosmopolitan?

“Cosmopolitan è un popolare mensile americano rivolto alle donne, che tratta argomenti relativi all’amore, alla sessualità, alla salute, alla carriera, alle celebrità oltre che a moda e bellezza. Pubblicata negli Stati Uniti dalla Hearst Magazines fin dal 1886, Cosmopolitan vanta 58 edizioni internazionali, è stampato in 34 lingue e distribuito in oltre cento nazioni” (Wikipedia).

Che cos’è un A/B Test?

Si tratta di una forma di test di verifica d’ipotesi, derivato dalla statistica, applicato al mondo Web in diversi ambiti: Web design, Web marketing, lead generation, ecc. Per esempio nella user experience design si devono individuare i cambiamenti delle pagine Web che massimizzano il risultato sia in termini di interesse che di risultati concreti (come il numero di clic, le conversioni). Per esempio Barack Obama, grazie a degli A/B Test fatti con la piattaforma Optimizely, riuscì a incrementare la raccolta di donazioni.

Il corso di Web writing on demand

Ho realizzato, con Primopiano di Milano, un corso di Web & social writing: puoi seguirlo on demand!

Il corso di Web writing per insegnanti

In collaborazione con l’associazione Impara Digitale di Dianora Bardi ho realizzato un corso di scrittura per il Web e per i social per insegnanti (di ogni ordine e grado). Il corso dà diritto alla certificazione per 20 ore.

 

Il corso è in offerta fino alla fine di agosto 2020:

Il corso mira a far acquisire le seguenti competenze:

  • Comprendere le differenze tra la  lettura e la scrittura su carta e  sul web
  • Comprendere i livelli di attenzione e cosa sottende alla lettura si un testo sul web
  • Acquisire strumenti per scrivere correttamente sul web (social, blog, siti etc..)
  • Comunicare con nuovi linguaggi
  • Imparare a interagire, organizzare, programmare
  • Imparare le regole che sottendono ad Internet
  • Sviluppare creatività

Argomenti:

  • La lettura e la scrittura sul cartaceo e sul web: un po’ di letteratura
  • Analisi delle positività e delle criticità della scrittura e lettura su carta e sul digitale
  • Caratteristiche del Web writing
  • Suggerimenti per una scrittura online efficace
  • Come si scrive un titolo che spacca
  • Come si scrive per i social
  • I ferri del mestiere

PROGRAMMA DEL CORSO

Contenuti del corso 

  • Leggere e scrivere sul digitale e sul cartaceo: idee e ricerche a confronto
  • Perchè questo corso potrà essere utile nella didattica
  • Come si legge online
  • Le caratteristiche della scrittura online
  • Le regole di Miller
  • Le altre regole della scrittura online
  • Spunti psicologici e di copywriting
  • I titoli
  • Le mail: 5 cose da sapere
  • Scrivere per i social
  • I ferri del mestiere per scrivere online
  • Bibliografia

Web writing: 10 modelli di titoli (e di articoli)

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La sindrome da pagina bianca può cogliere anche il Web writing. Ecco quindi 10 modelli di titoli (e di articoli) che possono risolvere molte situazioni di stallo creativo. Si va dalle classiche liste a titoli più sfidanti.

Questi argomenti vengono trattati nel mio corso di Web & social writing.