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In questo video parlo di titoli online, a partire dal mio libro “Questo titolo spacca”. Parto dal ragionamento sulla legge tre S del giornalismo – sesso, sangue e soldi – di Axel Springer: il giornalista tedesco era convinto che la carta stampata si reggesse su questi tre temi ancestrali. Elenco un esempio osceno e cinque esempi virtuosi d’uso elegante della S del sesso.

Puoi acquistare il libro su Amazon:

Come sfruttare il bandwagon effect – o effetto gregge o anche riprova sociale – per rendere più potenti i titoli: tre esempi.

Cultura e digitale: come i classici e il pop aiutano a capire Web e social

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Quando ci sono milioni di articoli pubblicati ogni giorno, su ogni tema, come si può far emergere un articolo dai tantissimi che affollano la rete? Il discorso è lungo e coinvolge mille variabili, ma in questo caso ci soffermeremo su un aspetto specifico: realizzare un titolo efficace. Insieme all’immagine che accompagna l’articolo, è questo che fa la differenza fra un contenuto che viene letto e condiviso e un altro, magari anche migliore, ignorato da tutti. Possiamo dire che in quelle poche parole che compongono l’headline (11-13, per un totale di 80/90 caratteri sembra essere la “misura” ottimale) sono alla base di tutto e proprio per questo motivo non bisogna aver paura di investire parecchio tempo su come ottimizzarlo al meglio.

Ma cosa rende efficace un titolo? Sintetizzando molto, sono tre i parametri più importanti:

  • Chiarezza: deve sintetizzare in pochissime parole il quid dell’articolo, dare un motivo per leggerlo
  • SEO: alcune parole sono più efficaci di altre per intercettare le ricerche online, e bisogna sempre tenerne conto quando si scrive la headline
  • Sintesi: evitare giri di parole inutili. Più si è asciutti, più si è efficaci. A patto di non essere tanto sintetici da risultare incomprensibili

Tenute a mente queste fondamentali basi, ci sono una serie di accorgimenti che possono essere adottati per cesellare quella manciata di caratteri che compongono il titolo, così da renderlo più intrigante per il lettore e ottenere più clic rispetto a una headline generica.

1 Usa liste numerate

Le persone sono affascinate dalle liste, amano leggerle e si fanno incuriosire facilmente e di conseguenza è sempre meglio indicare un numero specifico. “Le 3 pizze più buone di Milano” sarà più efficace di “Le migliori pizze di Milano”. Così come “10 consiglio per ottimizzare il profilo social” funziona meglio di “Come ottimizzare il profilo social al meglio”. Ovviamente, va usato solo quando possibile, ma tenere a mente questo aspetto ci aiuterà anche durante la stesura del pezzo stesso a trovare la chiave migliore per scriverlo.

Le liste sono così ricorrenti (ed efficaci) nei titoli che fanno storia a sé, tanto da meritare una categoria: i pezzi con degli elenchi si chiamano “listicle”.

2 Sii negativo, qualche volta

Usare un approccio negativo, talvolta, porta risultati superiori rispetto a un tono più positivo o, peggio, neutro, Questo per il negative bias (bad news is a good news!). Negatività non significa criticare o usare parole forti, sia chiaro, ma fare titolo come “Gli errori da evitare assolutamente su LinkedIn”. O, meglio ancora, “I 5 errori da evitare assolutamente su LinkedIn”.

Anche la paura di perdere qualcosa ha a che fare con i bias:

3 Parla al pubblico di riferimento

La maggior parte degli articoli è studiata per un pubblico specifico, non adatta a un’audience generalista. A volte si fa l’errore di voler essere troppo inclusivi, di voler parlare a tutti per non rischiare di tagliarsi fuori una fetta, ma è sempre meglio essere molto specifici sulle persone a cui è indirizzato il pezzo. Un titolo generico come “I pericolo dello sharenting” (mio tema d’elezione, tra parentesi) in tal caso potrebbe diventare “Pericolo sharenting: come devono comportarsi fare mamma e papà online?”.

4 Hai un brand? Valorizzalo!

Molte aziende, soprattutto quelle di dimensioni più contenute, tendono a essere “timide” e a non valorizzare il proprio brand nella loro comunicazione. Si tratta di un errore, che rischia di far perdere di efficacia il messaggio, soprattutto negli snippet dei titoli.
Pensando all’esempio pratico di un una ditta immaginaria, Soldi&Denari (nome ovviamente inventato), che offre consulenze fiscali:  è più efficace qualcosa del tipo “Come far fruttare i tuoi risparmi” o “I consigli di Soldi&Denari per far fruttare i tuoi risparmi”? La seconda è più efficace, e può essere ulteriormente migliorata con ““10 consigli da Soldi&Denari per far fruttare i tuoi risparmi”, come visto al punto uno. Chiaramente va evitata l’autoreferenzialità, tipo Maradona che parlava di sé in terza persona.

5 Le dimensioni (cioè il numero di caratteri) contano

Come accennato all’inizio, il numero di caratteri e di parole è importante: secondo alcuni dovrebbe essere di 60-80 caratteri circa, per 11/13 parole (ma è un dato che varia in qualche misura). Non devi impazzire a limare caratteri, assolutamente, ma c’è un aspetto molto importante da considerare: quando l’articolo viene visualizzato nella ricerca, o condiviso sui social, non dovrebbe essere troncato. WordPress (così come gli strumenti di advertising di Google e dei social network) mostra sempre un’anteprima di come verrà visualizzato lo snippet: basati su quella per controllare che non vengano eliminate parole e che la headline sia ben leggibile.

Attenzione. Per avere la certezza che il tuo titolo non venga tagliato, per esempio in Google News o nei programmi di posta in caso di newsletter, il consiglio è quello di stare sotto ai 65 caratteri:

6 Ama la sintesi

Essere sintetici, soprattutto quando si scrive, non è facile, ma bisogna abituarsi a essere il più essenziali possibili, in particolare per quanto riguarda i titoli. Un ottimo spunto arriva dai quotidiani, quelli cartacei: i titolisti devono lottare col poco spazio a disposizione e hanno imparato a eliminare qualsiasi cosa di troppo pur di esprimere il concetto in uno spazio tanto ristretto. Pensa a un ipotetico ristorante specializzato in cucina low & slow americana: ti attirerebbe di più se le headline della sua homepage fosse “Da BrisketMaster cuciniamo le migliori ricette americane rispettando la tradizione: da noi puoi trovare brisket, pulled pork e costine St Louis fatti rispettando la tradizione” oppure “BrisketMaster cucina USA: brisket, pulled pork e ribs cucinati dai migliori pitmaster”? Hai detto la seconda? Siamo perfettamente d’accordo!

Un consolidato trucco per accorciare i titoli è quello di usare frasi nomali, vale a dire senza verbi. Non “Domani è previsto lo sciopero nazionale di 4 ore”, bensì:

7 – Fare domande nel titolo? Assolutamente sì!

Spesso girare un titolo da affermazione in domanda può aumentare l’engagement, attirare più click. E, soprattutto, aiuta le ricerche. Sono in tanti a usare come chiavi frasi in linguaggio naturale, tipo “Come formatto il computer?” o “Come si ottiene lo SPID?”, e questo è un ottimo motivo per riprendere le domande nel titolo. Cose del tipo “Non si accende PC? Ecco le 5 cause più comuni e le soluzioni”.

8 Attenzione ai superlativi

Non devi rinunciare a usarli, e non c’è nulla di male, ma il troppo storpia. Se hai un ristorante che viene riconosciuto come punto di riferimento, non c’è niente di male a scrivere qualcosa come “Da Giangi il miglior tapulone di tutto il Piemonte”. Certo, se ogni titolo che produci tutto è perfetto, straordinario, sbalorditivo, imbattibile, impareggiabile sarà facile insospettire il pubblico.

9 – Non fregare il lettore

Il titolo deve essere correlato al contenuto: in certi casi si scrivono titoli pensando solo all’ottimizzazione SEO, tanto che alla fine si perde di vista l’articolo a cui si fa riferimento, per arrivare infine a scrivere una headline magari perfetta, ma che c’entra poco con il contenuto. A rischio clickbait!

10 – Test A/B: la scienza applicata alla scrittura

Posto che non esistono trucchi magici per capire qual è il modo migliore per titolare, nel caso si scrivano headline per delle sponsorizzazioni su Google Ads o su Facebook (ma anche LinkedIn) c’è uno strumento utilissimo per fare esperimenti in maniera scientifica: i test A/B. L’approccio è quello che usano i ricercatori quando devono testare un farmaco: si dividono i pazienti in due gruppi identici per caratteristiche e a uno si somministra la cura, all’altro un placebo. Nel caso degli adv, ci saranno semplicemente due inserzioni leggermente diverse. Se vuoi capire quale fra due titoli funziona meglio, fai un test A/B tenendo identico tutto tranne il titolo e avvia la sponsorizzazione. Gli algoritmi invieranno le due creatività con la stessa frequenza a gruppi di utenti dalle medesime caratteristiche: se uno dei due performa MOLTO meglio dell’altro, allora è più efficace. Differenze nell’ordine dell’1/2%, non sono statisticamente significative. Una volta individuato, blocca l’altra creatività e investi il budget su quella che porta i migliori risultati. Attenzione, però: se vuoi che un test A/B dia risultati affidabili, è meglio investirci qualche soldino. I risultati migliori si ottengono con set di dati ampi, nell’ordine del migliaio di clic.

Un video su come scrivere i titoli

Qui trovi un video su come scrivere i titoli:

Il mio libro sui titoli online

Ho scritto per Editrice Bibliografica il primo titolo in italia… sui titoli online. Si chiama Questo titolo spacca:

 

Il sito di Dropbox, servizio di personal cloud molto popolare, è un concentrato di regole di buona comunicazione digitale. Dal tone of voice al puntare su bisogni e problemi, dalla targetizzazione alle FAQ, dai valori alle testimonianze. In questo video mostro i punti forti dei testi del loro sito:

 

In questo video parto da alcuni spot che infestavano la TV italiana negli anni Ottanta: quelli di Cesare Ragazzi, inventore di un metodo per combattere la calvizie e infoltire i capelli (non entro nel merito del metodo, per alcuni controverso).

Ho analizzato quegli spot, e le pubblicità cartacee, per parlare di uno schema di comunicazione molto diffuso in copywriting e in pubblicità: il P-A-S (problema-agitazione-soluzione). Nel filmato mostro come questo metodo sia molto diffuso anche in tutta la comunicazione digitale (newsletter, post social, comunicati stampa). Buona visione:

Cultura e digitale: come i classici e il pop aiutano a capire Web e social

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Il video parte da un verso de “La nuvola bianca” degli Afterhours:

C’è qualcosa dentro di te che è sbagliato e ci rende simili

Parto da qui per parlare di bias cognitivi (costrutti fondati su percezioni errate o deformate, su pregiudizi e ideologie) per capire come vengono sfruttati nei titoli online. I bias che prendo in considerazione sono cinque:

  • semplificazione
  • riprova sociale
  • avversione alla perdita
  • framing
  • negative bias

Buona visione:

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Come scrivere un titolo che spacca? In questo video racconto perché “Come scrivere un titolo che spacca”… è un titolo che spacca:

Questo video è anche l’occasione per presentare il mio nuovo libro: “Questo titolo spacca” di Editrice Bibliografica.

Quando si pubblica un contenuto in Rete, tutti desiderano che venga letto nella sua interezza, ossia parola per parola. Tra smartphone, tablet e tutti gli altri dispositivi digitali le informazioni vengono fruite e fagocitate in pochi secondi, mentre gli utenti scrollano velocemente da una pagina all’altra alla ricerca di qualche informazione interessante da metabolizzare. La maggior parte delle persone tende a leggere solo quello che attira la loro attenzione: ed è per questo motivo che quando si lavora a un contenuto bisogna mettere l’utente nella migliore condizione per fruirne. Quando si progetta una pagina web, per esempio, è importante prestare attenzione a parametri come l’usabilità e la facilità d’uso, oltre alla disposizione dei contenuti e così via.

Nella progettazione di tutti quei processi che definiscono la “UX Design” (User Experience Design), per migliorare la facilità di navigazione e rendere più intuitiva la consultazione delle pagine web è importante scegliere il layout giusto. L’UX Design è un aspetto molto importante, perché la prima impressione che un sito web (o un’app) suscita può davvero fare la differenza. È importante pensare alle informazioni che l’utente deve visualizzare in una pagina web, ma anche in quale ordine devono essere lette e il tipo di risposta che devono suscitare. Con un attento studio, infatti, è possibile guidare l’utente nella fruizione delle informazioni, utilizzando dei “percorsi visivi” che possono stimolare l’occhio e la mente umana.

Il “Pattern Z”

Per valorizzare i contenuti è importante scegliere il giusto layout: il “Pattern Z” e “Pattern F” sono i modelli più utilizzati in Rete. Il primo, per esempio, è la scelta ideale per tutti quei siti web che sono costruiti a blocchi di contenuti. Il Pattern Z funziona come una pagina cartacea ed è la soluzione ideale per gli utenti occidentali che utilizzano sistemi di scrittura dall’alto verso il basso e da sinistra a destra: in questo modo si viene a formare una forma immaginaria che assomiglia a una Z. Pattern Z è la scelta ideale per chi vuole proporre dei contenuti semplici e con poco testo e alcuni elementi chiave (solitamente un paio). Le informazioni vengono ordinate per grado di rilevanza all’interno della pagina stessa: in alto vengono messe quelle più importanti, in basso quelle meno. Seguendo la forma di una Z, il flusso visivo accompagna lo sguardo dell’utente da una parte all’altra della pagina. Il tutto, chiaramente, va bilanciato.

Il “Pattern F”

Un altro layout piuttosto gettonato in Rete è il “Pattern F”, la soluzione ideale per chi deve preparare delle pagine ricche di testo. Si tratta del modello più usato per le pagine web che privilegiano i contenuti: viene utilizzato per siti di news, blog o landing page (una pagina web che ha lo scopo di promuovere una call to action specifica). La lettera “F”, in questo caso, rappresenta il senso di lettura con cui il lettore scansiona il testo: è stato dimostrato che gli utenti, quando si trovano a leggere online, non seguono lo stesso ordine di lettura che manterrebbero davanti alla pagina di un libro ma vanno alla ricerca keyword o ancore di testo che attirino il loro interesse.

Il Pattern F permette agli utenti di scansionare il testo da leggere: si parte orizzontalmente dalla parte superiore dello schermo per poi passare in verticale lungo il lato sinistro (l’occhio umano apprezza keyword e un titolo in <h2>). Lo sguardo tende a scendere in basso formando un’altra linea orizzontale, generalmente più breve della precedente. Continuando nella lettura, l’occhio umano segue le altre linee orizzontali formando una lettera a forma di F (in qualche caso assomiglia anche “E” o a una “L” capovolta). Naturalmente, non si tratta di uno schema fisso: gli utenti hanno la tendenza a non leggere in modo lineare. Anche in questo caso, il Pattern F ha senso solo per le lingue che seguono il senso di lettura da sinistra a destra. Chi utilizza un layout con Pattern F lo fa per incentivare la scansione dei contenuti piuttosto che la lettura: è senza dubbio la scelta ideale per blog o siti di news o per quelle pagine web con grandi blocchi di testo.

“F come  Fast”, veloce

Per comprendere come funziona la mente umana vengono usate diverse metodologie scientifiche: una delle più utilizzate è l’eye tracking (in italiano, oculometria). Si tratta di un processo in grado di monitorare, registrare ed analizzare il movimento oculare di una persona. Si tratta di un processo che monitora i movimenti oculari per determinare dove una persona sta guardando, cosa sta guardando e per quanto tempo il suo sguardo punti in un determinato punto dello spazio. L’eye tracking viene sfruttato in numerosi contesti: nella ricerca in psicologia, nel marketing e in altri ambiti, mentre le applicazioni spaziano dal package design fino all’ingegneria automobilistica. Utilizzando un dispositivo eye tracker, infatti, è possibile capire se il soggetto in questione ha letto tutte le righe di un testo, se l’ha fatto parzialmente o se si è focalizzato su qualche frase o paragrafo. È possibile scoprire quante parole, immagini o spazi hanno catturato la sua attenzione e il tempo effettivo dedicato alla lettura e altro ancora.

La “web usability” fa la differenza

Diversi studi dedicati all’eye tracking hanno dimostrato che la maggior parte dei lettori online tenda a seguire lo schema proposto dal Pattern F, mentre il loro sguardo si sposta sulla parte destra dello schermo solo in modo casuale. Il primo a occuparsi di “eye tracking” è stato Jacob Nielsen, considerato il principale studioso dell’usabilità del web (“web usability”, in inglese).

Secondo Nielsen, un sito è “usabile” quando è piacevole da usare, efficiente e facile da memorizzare. Lo studioso ha rilevato nelle sue ricerche come i contenuti che seguano il Pattern F siano scannerizzati molto velocemente dagli utenti: per questo aveva creato l’espressione “F for Fast”. Lo studio di Nielsen era stato condotto nel 2006 su un campione di 232 utenti che si erano trovati a visualizzare alcune pagine web con compiti diversi da svolgere. Lo studioso aveva notato un comportamento più o meno simile in tutti i soggetti coinvolti nella prova: gli utenti, per esempio, avevano guardato sin dall’inizio la parte superiore della pagina web, spostando lo sguardo in modo orizzontale. Un altro comportamento riscontrato più volte riguardava lo scrolling verticale: l’utente, infatti, tendeva a scrollare fino a quanto trovava un punto particolare per poi proseguire nella lettura in modo orizzontale per un tratto però più breve rispetto al primo.

Il lato sinistro è quello dominante

Nelle ricerche, gli utenti si erano focalizzati maggiormente sul lato sinistro, anche se in altri soggetti la concentrazione si era riattivata nuovamente nell’ultima parte del contenuto trasformando lo schema più in una “E” rispetto a una “F”, e in qualche caso a una “L” rovesciata. Nel complesso, gli schemi riscontrati tendono a omologarsi. La ricerca di Nielsen si era concentrata in tre aree principali: una pagina dedicata al “chi siamo”, una all’e-commerce e una al SERP (Search Engine Results Page) di Google. Nonostante le differenze sostanziali tra le pagine web, lo schema a F è risultato essere quello prevalente. Per esempio, analizzando la pagina relativa a un prodotto di e-commerce è stato notato come l’attenzione degli utenti si sia focalizzata maggiormente in una porzione di schermo nell’angolo in alto a destra, in corrispondenza al prezzo e alla “Call To Action” “aggiungi al carrello”.

Altro esempio: nei titoli per la SEO (ottimizzazione dei testi per i motori di ricerca) la keyword principale dovrebbe essere la prima cosa che incontra il lettore. In questo esempio di Repubblica la keyword “riscaldamento globale” permette subito di inquadrare l’argomento:

Perché adottare il Pattern F

Il layout a F permette a chi crea un contenuto di avere un maggior controllo sulle informazioni che vuole mettere in risalto. È importante stabilire l’ordine in cui i visitatori devono fruire delle informazioni e posizionare il contenuto cercando di favorire la sopracitata modalità di scansione. I primi due paragrafi del contenuto rivestono un ruolo fondamentale per catturare l’attenzione dell’utente e per convincerlo a proseguire la lettura. Il messaggio del contenuto nella parte superiore della pagina è la chiave per attirare l’attenzione: è consigliabile utilizzare una parola chiave e spiegare un singolo concetto per paragrafo. Ricapitolando, per funzionare è quello necessario inserire le parole chiave all’inizio dei due paragrafi del layout F. Per mettere in risalto un contenuto è possibile evidenziare le parole utilizzando dei colori diversi, mentre gli elenchi puntati semplificano la scansione e sono perfetti per catturare l’attenzione di un utente. È stato notato che l’attenzione degli utenti tenda a focalizzarsi ai lati della pagina web: è consigliabile mettere una Call to Action proprio al centro del contenuto proposto. Un altro espediente utile per garantire la scansione di un testo è quello di aggiungere delle immagini per creare una mini-pausa al blocco del contenuto.

Una curiosità: si può usare l’F-Pattern anche per la stesura del CV.

Due schemi vincenti

I Pattern F e Z sono tra i più utilizzati in Rete. In entrambi i casi è importante studiare le informazioni in modo da rendere la scansione dei contenuti il più naturale possibile. È necessario veicolare i contenuti in base al grado di importanza e per arrivare a una Call To Action in possesso di tutte le informazioni necessarie. Il contenuto resta la chiave di tutto: è necessario riservare lo spazio adeguato all’interno del layout scelto e piazzare in modo intelligente Call to Action e gli Advertising (meglio metterli sul lato destro).

Scrivimi per informazioni sui miei corsi

Creare un blog che converte è utile per aumentare l’autorevolezza del brand. Ma c’è di più. Infatti, con un blog ottimizzato puoi educare e fidelizzare i tuoi lettori in pochi passi. Il blog-post d’eccellenza attrae utenti sul sito e aumenta l’engagement. Infatti, un articolo di successo è intriso di unicità, empatia e fornisce consigli utili.

Un contenuto di qualità, però, merita di raggiungere quanti più utenti possibili. In questo modo sarà più facile acquisire rilevanza nel mercato e diventare influenti. Come fare dunque? Semplice, hai bisogno di alcuni alleati: i social media.

Infatti, un blog che converte usa i social per attirare nuovi utenti e fidelizzare i vecchi. In questo articolo ti mostrerò come supportare il tuo blog con Instagram e YouTube.

Crea un blog che converte: l’identikit del blog-post

Un blog che converte e che apporti benefici al lettore deve essere il tuo punto di arrivo. Ma come fare per creare contenuti di qualità e che convertono gli utenti in lead? Semplice, devi dedicare molto tempo ricerca.

  • Target. Il primo passo è comprendere cosa stanno cercando le tue buyer personas.
  • Keyword. Un contenuto di valore non raggiungerà la tua audience se non è ottimizzato. Una solida conoscenza della SEO e dei principali tools è indispensabile.
  • Una headline accattivante. Il titolo è l’elemento testuale di maggior importanza nell’attrarre nuovi utenti. Una headline di successo, infatti, cristallizza con poche parole i benefici dell’articolo. Se desideri un titolo attraente conosco usa il tool gratuito Free Headline Analyzer.
  • Contenuti verticali. Un blog di successo attira traffico e invoglia l’utente a fidarsi dell’azienda. Per farlo, però, bisogna mostrare fin da subito l’autorevolezza del brand. Infatti, in questa fase i contenuti rivestono un ruolo importante. Per renderli gradevoli da vedere e facili da consultare il tool perfetto è HemingwayApp. Inoltre, un contenuto originale e competitivo è ricco di statistiche e dati. Il miglior luogo dove reperire queste informazioni è il sito Statista.

Perché promuovere il blog con i social media?

I social media sono un potente amplificatore per diffondere contenuti e notizie. Integrandoli nella tua strategia di marketing riesci ad intercettare una nuova audience. La cosa più interessante è che la pubblicazione costante ti aiuta a costruire una community.

Affinché tu ci riesca, però, l’ingrediente imprescindibile è la pianificazione. Infatti, pianificazione dei contenuti strategici apporta diversi benefici come rafforzare la community. Inoltre, crei un percorso specifico per educare i potenziali clienti alla tua visione! Così facendo aumenti l’engagement e l’interesse dei tuoi utenti con contenuti utili e accattivanti. Ma non finisce qui! La pianificazione dei contenuti è utile per fidelizzare gli utenti usando empatia. Inoltre, favorirai lo scambio di opinioni.

4 Step per avere un profilo Instagram che supporta il tuo blog

Instagram è una piattaforma di content discovery. È un valido alleato per attrarre una nuova audience. A differenza di altri social, la pubblicazione costante è fondamentale. I contenuti pubblicati su Instagram hanno una durata breve nel feed degli utenti.

Purtroppo, buona parte dei contenuti organici non sempre vengono visualizzati dai followers. Infatti, per crescere sul social è necessario investire mensilmente in Instagram Advertising. In questo modo tuteli la notorietà del brand e l’engagement degli utenti.

Ecco cosa fare per avere un profilo professionale su Instagram:

  1. Usa immagini di altissima qualità per attirare l’attenzione. Per rendere il brand più genuino e autentico usa foto originali. In alternativa potresti trovare utilissimi siti royalty-free come Pexel e Unspalsh.
  2. Massimizza la tua bio. Online esistono siti che ti permettono di potenziare l’unico link messo a disposizione da Instagram. Uno dei migliori è senza dubbio LinkTree – è disponibile anche in versione gratuita.
  3. Aumenta la frequenza di pubblicazione e rendila standard. Instagram penalizza gli account che non pubblicano contenuti con scadenza regolare. La penalizzazione comporta una bassissima esposizione dei contenuti organici. Usa il calendario editoriale per supportare la pubblicazione dei contenuti. Aumenta l’esposizione dei post con la pubblicità a pagamento. 
  4. Dai valore a strumenti come Stories e Reels. Sono potentissimi per rafforzare il legame della tua audience e dare un tocco umano alla tua azienda. Usali per fare teasing sui contenuti. Oppure mostra i dietro le quinte sulla creazione degli articoli.

YouTube: Il motore di ricerca alternativo per spingere i contenuti del blog

YouTube è un incubatore di contenuti ed è un motore di ricerca vero e proprio. Trattandosi di una piattaforma di content consumption, YouTube è ricco di contenuti di approfondimento.

A differenza di Instagram, i contenuti pubblicati su YouTube performano per anni. Infatti, ciò accade grazie alla SEO e alla scelta delle keyword corrette.

Ecco perché YouTube è uno dei social migliori per far crescere un blog di successo:

  1. I video sono utili per alimentare la fase di Lead Nurturing tramite email marketing. Aumenti l’autorevolezza del brand, mostri le competenze e fidelizzi i vecchi clienti.
  2. Creare una community solida su YouTube è più facile. Ovviamente non accadrà in pochi mesi. Per far crescere un canale YouTube ci vogliono anni. Così come accade per un blog. Gli utenti appassionati alimentano il passaparola, commentano e condividono i video. Ciò favorisce l’esposizione dei contenuti ad una audience nuova. Ma esistono altri due vantaggi derivati dalla creazione di una community. Gli utenti che commentano aiutano l’algoritmo a mostrare i contenuti a nuovi utenti. Inoltre, i commenti sono ricchi di spunti e idee per creare contenuti mirati per il target.
  3. L’algoritmo è dalla tua parte. Headline e descrizione del video spiegano all’algoritmo i temi trattati. Infatti, includere le keywords in entrambe le parti è molto vantaggioso. Il motivo principale è che il video appare fra i primi contenuti della ricerca. Infine, una headline accattivante e una thumbnail graziosa attraggono l’utente.

Conclusione

Un blog che converte è sostenuto dai social media. Infatti, un profilo ben ottimizzato su queste piattaforme consente di attirare nuovi utenti e di coltivare una relazione che dura nel tempo.

Fra i social più consigliati per sostenere il blog, ci sono Instagram e YouTube. Ognuno di essi assolve ad un compito specifico: il primo attrae utenti nuovi, il secondo favorisce lo sviluppo della community. I contenuti video, inoltre, sono utilissimi per fidelizzare i nuovi clienti in fase di lead nurturing. Infatti, i contenuti in generali sono fantastici per sottolineare la professionalità e l’autorevolezza dell’azienda.

Nell’ultimi decennio Youtube ha mutato pelle, strizzando l’occhio sempre di più all’ecommerce. La piattaforma di Google è il secondo sito più visitato al mondo (indovina qual è il primo…) e il secondo motore di ricerca più usato (indovina qual è il primo…) e ha immense potenzialità non solo a livello di marketing. Infatti, Big G sta puntando a inserire a una sezione ad hoc per vendere i prodotti che ammiri nei video: basteranno un paio di clic per acquistare quello che desideri senza dover passare per altre piattaforme (vedi Amazon). Per ora il colosso di Mountain View si è limitato a monitorare i dati ottenuti chiedendo ai produttori di video di taggare i prodotti inseriti nei video. Il piano (neanche troppo nascosto) di Google è quello di creare una sorta di vetrina digitale/catalogo di prodotti in modo che gli utenti possano passare direttamente dai filmati all’acquisto degli articoli contenuti. L’azienda sta lavorando per integrare al meglio la piattaforma Shopify che dovrebbe permettere di vendere i prodotti direttamente tramite video, trasformando la piattaforma in una sorta di enorme catalogo. Pensata per il merchandising dei creator di contenuti, questa funziona per ora è stata provata su un numero limitato di canali video.

YouTube all’inseguimento di Twitch

YouTube non è altro che un gigantesco motore di ricerca: l’approccio richiesto è quello che si usa per i tradizionali search engine. Anche i video richiedono la stessa ottimizzazione che si utilizza per le normali pagine web. Durante la pandemia il formato video ha resistito all’attacco delle piattaforme di live streaming come Twitch, le preferite dalla cosiddetta Generazione Z. Di proprietà del colosso Amazon dal lontano 2014, la piattaforma è stata utilizzata negli ultimi anni soprattutto per lo streaming videoludico: milioni di videogiocatori si filmano in tempo reale mentre giocano e condividono le proprie partite con altre persone che guardano e interagiscono. Dai videogiochi Twitch si è via via aperto ad altri settori dell’intrattenimento, strizzando l’occhio al cinema, sport e musica e persino alla moda con sfilate di brand prestigiosi trasmesse live sulla piattaforma. L’intrattenimento per gli utenti su Twitch è gratuito, mentre chi trasmette in streaming può monetizzare le proprie dirette chiedendo agli spettatori di abbonarsi al proprio canale, promuovendo le cosiddette donazioni spontanee o sponsorizzando determinati prodotti. Le potenzialità di Twitch sono notevoli da un punto di vista commerciale ed è lì che YouTube e la stessa Google stanno puntando.

La parola d’ordine è ottimizzazione

Per monetizzare e aumentare il traffico web vale sempre la stessa regola: “ottimizzazione”. Ottimizzare i propri video significa salire più in alto nel famoso “PageRank” proposto da sua maestà Google. Sfruttando la SEO (Search Engine Optimization) puoi migliorare la visibilità e la posizione del sito Web nei risultati organici/puri (quelli non a pagamento) dei motori di ricerca, e per farlo è necessario seguire una serie di accorgimenti/tecniche. Oltre a ottimizzare la struttura del sito (vedi codice HTML), a migliorare i testi e i link presenti sul sito (specialmente i “backlink”) è necessario prestare molta attenzione nell’inserimento delle “parole chiave”. L’ottimizzazione dei video in YouTube funziona allo stesso modo: bisogna cercare le keyword ideali per il nostro settore e quelle che gli utenti tendono a utilizzare durante la ricerca di un prodotto o di un servizio simile al nostro. Per fortuna ci sono dei programmi che possiamo utilizzare per trovare le parole giuste: uno di questi è Google Keyword Planner.

Google Trends è un valido aiuto

Un’altra tecnica che puoi usare per trovare la “parola magica” è quella di analizzare i cosiddetti trend nel settore che più interessa. È consigliabile dare un’occhiata ai video più popolari e simili al tuo per trovare le informazioni che cerchi: le parole chiave e le “frasi target” che gli utenti digitano sul motore di ricerca di YouTube. La piattaforma di Google offre anche all’utente una funzione di completamento automatico per trovare le frasi giuste per il tuo target.

Un altro strumento che possiamo sfruttare per migliorare e rendere più efficiente la nostra lista di parole chiavi è quello di analizzare i trend del momento: con Google Trends si possono ricavare informazioni sugli interessi degli utenti che fanno ricerche analizzando le keyword più popolari e combinando una serie di dati. Basato su Google, il tool permette di conoscere la frequenza di ricerca sui principali search engine del Web di una determinata parola o frase: le informazioni sono disponibili per area geografica o nazione e per lingua e i risultati (le “tendenze” del momento) sono accompagnati da un grafico che ne sintetizza l’andamento (ricerca o visualizzazione). Google Trends si dimostra particolarmente utile quando occorre analizzare un elenco di parole chiave, soprattutto se bisogna scegliere quella giusta. Quando fai una semplice ricerca sul motore di Mountain View, tra i risultati spesso vengono forniti dei link a video di YouTube. La ricerca organica, ossia quei risultati che non derivano da una transazione economica, è un altro modo per individuare le parole chiavi: presta molta attenzione a quello che Google propone. Ottimizzando le keyword puoi migliorare le performance dei video sul motore di ricerca e le visualizzazioni.

Google Search per migliorare le ricerche organiche

Google Search Console è un servizio che permette di monitorare il proprio sito nei risultati proposti dal motore di ricerca di Montain View: questo strumento permette di comprendere e migliorare il modo in cui gli algoritmi di Google “vedono” il tuo sito. Per migliorare le performance puoi usare una serie di programmi chiamati Rank Tracker che permettono di scovare i video nelle ricerche organiche e trovare le keyword che permetteranno di scalare le classifiche del celebre algoritmo PageRank. Con un Rank Tracker devi semplicemente impostare YouTube come motore di ricerca preferito per avere accesso a una serie di classifiche e risultati attraverso il classico SERP (“Search Engine Results Pages”, le pagine dei risultati del motore di ricerca). Sono a disposizione più di una ventina di metodi di ricerca per trovare le parole chiave e scoprire quelle che permettono di macinare più visualizzazioni.

Il Machine Learnig è ovunque, anche su YouTube!

Il machine learning viene definito come un “sottoinsieme” dell’Intelligenza Artificiale che si occupa di creare sistemi che apprendono o migliorano le performance in base ai dati che utilizzano. Gli algoritmi sono il cuore pulsante del machine learning che ormai è utilizzato ovunque e per qualsiasi cosa. L’apprendimento automatico è utilizzato da Google già da parecchio tempo: grazie al machine learning, per esempio, YouTube può identificare gli oggetti presenti in un video e calcolarne la rilevanza in una possibile query di ricerca. Non puoi affidarti solo a questa tecnica per creare dei video virali: puoi ricorrere – come sempre – ai soliti vecchi e affidabili metadati.

I vecchi metadati funzionano sempre

Quando carichi un video su YouTube è importante ottimizzare i metadati sin da subito e trovare il titolo “giusto” per catturare l’attenzione degli spettatori. Una titolazione “acchiappa visualizzazioni” deve seguire due regole fondamentali: contenere le parole chiave utili a fare indicizzare il video e riassumerne l’argomento contenuto. Per avere qualche spunto è consigliabile dare un’occhiata ai video più popolari e a quelli della concorrenza: i titoli che funzionano bene sono quelli che totalizzano più visualizzazioni.

Devi preparare un titolo interessante che permetta agli utenti di “vedere” quello che hanno digitato: scrivere qualcosa di falso o caricarlo di un’eccessiva aspettativa non è mai una soluzione vincente. Un altro piccolo consiglio è quello di scrivere un titolo che non sia eccessivamente lungo: 50/60 caratteri sono più che sufficienti per attirare l’attenzione dei potenziali utenti. Un altro requisito essenziale è la descrizione dei video: bastano un paio di righe ben scritte (solitamente un centinaio di caratteri) per “colpire” il bersaglio, mentre non è necessario esaurire tutto lo spazio disponibile (circa un migliaio di caratteri). Ecco perché è importante posizionare nelle prime righe le parole chiave, inserire una CTA (Call To Action) per portare l’utente sul sito, oltre agli immancabili account social e così via.

Le immagini di anteprima

L’immagine di un’anteprima personalizzata può essere un’idea semplice e al tempo stesso vincente: le informazioni visuali sono percepite dalla nostra mente molto più velocemente di quelle testuali. È importante trovare l’immagine giusta per stuzzicare e attirare i potenziali utenti: il processo è simile a quello che avviene con la copertina di un libro. YouTube, per esempio, permette di scegliere tra una serie di “miniature” generate in modo automatico: non sempre quelle proposte dall’algoritmo di Big G si rivelano vincenti. È consigliabile prepararne qualcuna ad hoc. Innanzitutto, devi prestare attenzione a una serie di parametrici tecnici: le miniature, per funzionare in modo adeguato su PC e su tutti i dispositivi mobile, devono avere una risoluzione a 1280×720 pixel e nel formato 16:9. Le miniature devono essere inferiori ai 2 Mb mentre i formati supportati sono piuttosto limitati (.jpg, .gif, .bmp, o .png). È importante aggiungere del testo alla miniatura per renderla più informativa e accattivante.

Per progettare la parte grafica del canale e le miniature per il mio canale YouTube uso Canva, un programma molto versatile e ricco, capace di offrire una enorme selezione di template gratuiti (circa 250.000), immagini e tutto il necessario per personalizzare il tuo lavoro. Il programma è disponibile in versione gratuita e a pagamento tramite la sottoscrizione di un abbonamento mensile.

TubeBuddy per organizzare al meglio il nostro canale YouTube

Per aiutare gli utenti a scoprire i tuoi video, puoi usare i classici tag inserendoli direttamente nel codice sorgente. Sembra un’operazione piuttosto complicata ma non lo è, se usi lo strumento giusto. Con TubeBuddy, per esempio, puoi organizzare al meglio il tuo canale YouTube, spiando i competitor e migliorando l’efficienza dei tag.

TebeBuddy è un’estensione per browser che aggiunge una serie di funzioni utili che aiutano a risparmiare un po’ di tempo. Una delle feature più apprezzate è la possibilità di monitorare la concorrenza: TubeBuddy permette di controllare il posizionamento di un video velocemente, promuoverlo all’interno di altro, programmarne la pubblicazione, studiare i tag usati dai concorrenti, personalizzare e miniature, creare dei template per le schede finali e molto altro. Per ottimizzare il tutto è importante partire da tag specifici e lunghetti (del tipo “colorare la camera da letto di azzurro San Patrizio”) per arrivare ad altri un po’ più semplici e corti (“colorare la camera”) decisamente più efficaci. È importante poi ricordarsi di inserire anche i tag relativi ai brand o alle persone/testimonial presenti nei nostri video.

Gli immancabili hashtag arrivano anche su YouTube

Nei social network sono fondamentali e lentamente lo stanno diventando anche su YouTube. Per aumentare la visibilità dei nostri video possiamo usare i celebri hashtag (il famoso cancelletto “#”).

Servono per creare una sorta di comunità collegando video che trattano lo stesso argomento ma prodotti da persone diverse. Tutto quello che dobbiamo fare è inserirli nelle descrizioni dei video e questi verranno successivamente mostrati sopra il titolo del video stesso. Molti video vecchi non hanno gli hashtag: YouTube ha aggiunto questa funzione solo un paio di anni fa. Il mio consiglio è di aggiungerli assolutamente!

È importante ricordare che gli hashtag sono cliccabili e possono portare l’utente via dal canale per andare su quello altrui. Oltre a riproporre un hashtag in linea con il contenuto è importante non esagerare: la piattaforma di Google ha fissato il limite a 15 per un singolo video. Se il video piace, YouTube ti premierà. Per fidelizzare i tuoi utenti devi produrre dei contenuti di qualità, interagendo e coinvolgendo il potenziale pubblico. Il “tempo di visione” è la chiave del successo per scalare le classifiche di YouTube e trattenere le persone per un periodo di tempo più lungo è fondamentale per monetizzare. Per ottimizzare il tempo di visione, occorre analizzare i cosiddetti “Rapporti del Tempo di visualizzazione” che sono una fonte preziosa di informazioni e dati sul potenziale pubblico. In questo modo è possibile capire il grado di coinvolgimento degli spettatori e scoprire cosa piace e cosa no. Per promuovere un canale è importante creare delle playlist che trattano argomenti simili e che verranno riprodotti automaticamente ogni volta che qualcuno guarda un video della serie. Un altro modo efficace per coinvolgere gli spettatori è quello di inserire una domanda diretta nel video: in questo è possibile interagire con il pubblico tramite i classici commenti.

YouTube Studio e tutti i suoi strumenti

Per capire in quali aree migliorare il video, si può usare YouTube Studio (nello specifico il programma “Analytics”) che mette a disposizione una serie di strumenti per vedere quali video generano le iscrizioni e le cancellazioni al canale, l’area geografica in cui un particolare contenuto video è più popolare e altre preziose informazioni riguardanti le abitudini di visualizzazione degli spettatori e scoprire da dove proviene il traffico. È importante ricordare che avere molti “Mi piace” e un gran numero di iscrizioni permette di salire in alto nel gradimento degli algoritmi di YouTube: con molti iscritti i video possono scalare le classifiche delle visualizzazioni facilmente. È importante tenere a mente che YouTube è prima di tutto un motore di ricerca: ciò significa che molti utenti troveranno il video/canale tramite una normale ricerca oppure o il “suggerimento” di altri video.

L’importanza delle “schede” di YouTube

Uno degli strumenti più sottovalutati per chi crea contenuti dell’intero pacchetto offerto da YouTube sono le famose schede (“Card” in inglese): non sono altro che dei banner che appaiono solo per qualche istante (o per un determinato periodo di tempo da noi impostato) per proporre un canale, link, sondaggio, playlist, merchandising e crowdfunding.

Le schede hanno lo scopo di integrare i video e migliorare l’esperienza dello spettatore con informazioni specifiche e pertinenti (tramite l’aggiunta di trailer, per esempio). Un altro prezioso aiuto può arrivare dalle “schermate finali” che possono essere aggiunte negli ultimi 5-20 secondi di un video. Si possono usare per promuovere altri video, invitare gli spettatori a iscriversi e molto altro. Le opzioni per la personalizzazione della schermata finale sono molteplici: si possono applicare modelli, aggiungere nuovi elementi modificandone i tempi di visualizzazione, decidere in quali aree del video debbano essere visualizzati e così via.

Aggiungere sottotitoli e didascalie può rivelarsi utile, se consideri che più dell’80% dei video presenti su Facebook, per esempio, viene visualizzato senza volume. Può essere un’arma vincente se punti a far conoscere i video anche a chi non parla la nostra lingua o a chi ha problemi di udito.

YouTube in HD

È importante produrre i video nel formato giusto: le produzioni in HD sono molto apprezzate e ricercate, se consideri che quasi il 70% dei video in prima pagina su YouTube sono in alta definizione. Durante la pandemia la piattaforma di Big G ha fatto delle modifiche agli standard di classificazione dei video per andare incontro alle richieste dell’Unione Europea: l’Alta Definizione è passata dai classici 720p ai 1080p, mentre l’UHD è rimasta inchiodata ai 4K (2160p).

Promozione tramite i social

Dopo avere ottimizzato il video, per ottenere visualizzazioni extra e monetizzare occorre fare un po’ di promozione. I social network sono il luogo ideale per far conoscere i contenuti: se hai un buon seguito di follower (tu o la tua azienda) puoi sfruttare i soliti Twitter, Instagram e Facebook; se hai un blog o un sito, come nel mio caso, basta copiare il link sulla pagina, o embeddare il video, per metterlo a disposizione degli utenti. Per esempio, i link contenenti dei video vengono inoltrati sei volte più spesso di quelli con foto.

Per monitorare la visibilità dei contenuti puoi utilizzare una serie di strumenti come Awario, Mention o Brandwatch. I social network hanno molta influenza sull’algoritmo di YouTube e sul cosiddetto ranking. Grazie a questi tool puoi ottenere una serie di importanti informazioni sui video, analizzare la presenza sui social e l’efficacia delle strategie di promozione. Puoi raccogliere anche dati sulla concorrenza e sulle strategie da loro adottate. Con un programma come Awario, per esempio, basta inserire l’URL del video per studiarne l’efficacia tramite i social media e gestire i “Mi Piace” e i commenti e tutti gli altri aspetti di YouTube.

Non trascurare i blog

Un’altra strategia di promozione che sembra funzionare molto è quello di sfruttare i blog. Mettere dei video nei post funziona, soprattutto se metti i contenuti in quei blog dedicati alle Q&A (Question and Answer). Mettere un video in Quora, per esempio, può essere una buona idea, soprattutto se lo posizioni alla fine di una risposta.

Non c’è solo la community di Quora per promuovere i contenuti: puoi cercare forum o altri blog in cui sono richieste risposte agli argomenti che tratti. E non dimenticare le “vecchie” newsletter: basta un semplice link per aggiungere un video su come utilizzare il prodotto o sul perché sia migliore di quello dei concorrenti e così via.

L’importanza del SEO in YouTube

Il formato video è quello che funziona meglio: quando fai una normale ricerca su Google (o su qualsiasi altro search engine) sei più propenso a cliccare su un risultato che include un video anziché su uno senza. Gli utenti sono maggiormente attratti dai video e preferiscono guardare e ascoltare anziché leggere. I video sono in costante evoluzione (nei prossimi anni la comunicazione online con i video supererà l’80%) e le aziende li utilizzano sempre di più per promuovere i propri prodotti o servizi. Se vuoi che i video funzionino devi seguire una serie di regole e utilizzare i giusti strumenti.