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LinkedIn: come sistemare il Vanity Url

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LinkedIn è da quasi un ventennio il social network di riferimento per il mondo del lavoro e una piattaforma estremamente versatile. Un successo sancito da un numero crescente di iscritti (siamo ormai vicini a quota 700 milioni) e da una community italiana piuttosto attiva e sostanziosa (è la terza in Europa dietro Gran Bretagna e Francia).

Nata come piattaforma rivolta ai professionisti e alle aziende, nel corso dell’ultimo decennio la creatura di Reid Hoffman si è trasformata in un vero e proprio social network. Purtroppo, la maggior parte delle aziende stenta a comprenderne le immense potenzialità e non tutti i membri iscritti sembrano conoscere gli strumenti messi a disposizione.

Uno dei tool più sottovalutati e trascurati è senza dubbio la possibilità di avere un URL personalizzato per creare il proprio profilo: una modifica piuttosto semplice che può aumentare in modo significativo la visibilità complessiva del proprio account.

L’importanza di personalizzare il proprio URL in LinkedIn

La possibilità di personalizzare l’indirizzo del proprio profilo è il modo più semplice e veloce per far apparire nei risultati dei principali motori di ricerca il proprio nome e cognome, come un biglietto da visita che possiamo inserire ovunque. Aggiungendo una semplice parola chiave (relativa al nostro lavoro attuale o al tipo di formazione che abbiamo) possiamo dare un bel boost al nostro profilo. Vediamo come fare.

Se abbiamo un nome o un cognome comune è consigliabile farlo!

Quando ci iscriviamo a LinkedIn viene generato in automatico un indirizzo web (l’URL, appunto) che deriva dall’unione tra il nostro nome e cognome e che viene successivamente associato a una serie di numeri scelti in modo casuale dagli algoritmi della piattaforma (in gergo viene chiamato “profilo vanity”). Se non lo modifichiamo, il profilo generato da LinkedIn apparirà più o meno cosi:

http://www.linkedin.com/in/(marco-bianchi-12345678)

Copiare e incollare sul proprio curriculum vitae o sul proprio blog un indirizzo simile non è proprio il massimo, e non solo per una questione di estetica. Stampare un CV con un URL di quel tipo può essere controproducente e difficile da ricordare, così come un recruiter o un qualsiasi responsabile del personale potrebbe aver qualche problema a inserire manualmente quel tipo link rendendo così vani i nostri sforzi per essere visualizzati e notati. Il problema si pone soprattutto in caso di omonimia (come nel caso del sopracitato “Marco Bianchi”) o se abbiamo attivato qualche impostazione per salvaguardare la nostra privacy.

Qui di seguito si trovano diversi omonimi della leggenda del basket Michael Jordan:

Come modificare il proprio URL di LinkedIn

Non c’è una regola precisa per personalizzare il proprio indirizzo: possiamo modificarlo come meglio crediamo e le varianti (nome + cognome) che possiamo creare sono numerose. È un’operazione piuttosto semplice e bastano un paio di minuti per realizzare un indirizzo personalizzato. È importante ricordare che gli URL personalizzati di un profilo pubblico di LinkedIn vengono assegnati in base al diritto di precedenza. I membri possono avere soltanto un URL del profilo pubblico personalizzato alla volta.

Per modificarlo dobbiamo cliccare sull’icona con l’immagine del nostro profilo LinkedIn che si trova nella superiore della pagina profilo: dalla Home si può raggiungere dal menu principale, con un clic su “Visualizza profilo”. Dobbiamo andare su “Modifica il profilo pubblico” e concentrarci sull’URL che si trova sulla destra.

La piattaforma ci reindirizza alla pagina dedicata alle impostazioni del profilo pubblico. Dobbiamo spuntare la voce “Modifica il tuo URL personalizzato” sulla destra, e fare un altro clic sull’icona “Modifica accanto all’URL”. A questo punto apparirà un indirizzo di questo tipo:

www.linkedin.com/in/tuonome

Nella casella di testo potremo modificare l’ultima parte del nostro URL e poi cliccare “Salva” per rendere attiva la modifica.

Le regole per una personalizzazione perfetta del proprio URL

Innanzitutto, è importante notare che l’URL personalizzato può avere una lunghezza compresa tra 5 e 30 lettere o numeri.

È consigliabile non utilizzare spazi, simboli o caratteri speciali nella composizione del nuovo indirizzo, mentre non c’è distinzione tra maiuscole e minuscole. Se utilizziamo un URL con il nostro nome e cognome, LinkedIn non fa differenze che si tratti di “MarcoBianchi” o “Marcobianchi” o “marcobianchi” e così via: il social network caricherà sempre lo stesso profilo. Può succedere che l’URL che abbiamo personalizzato non sia sempre disponibile: in questo caso dobbiamo crearne una ad hoc. La piattaforma, infatti, non rende disponibili URL personalizzati ai membri su richiesta.

Ci sono delle regole a cui dobbiamo prestare attenzione

È importante ricordare è possibile cambiare il proprio URL fino a cinque volte in sei mesi!

Dopo la quinta volta, bisogna aspettare altri sei mesi per poterlo modificare di nuovo. Il problema è che cambiando l’indirizzo spesso i recruiter e le aziende potrebbero avere difficoltà a trovare il nostro profilo pubblico, per questo motivo è consigliabile modificarlo solo per motivazioni serie. In linea teorica è possibile ritornare al vecchio URL, anche dopo averlo modificato: nel caso non fosse possibile è necessario ricorrere all’assistenza tecnica di LinkedIn. Se un membro iscritto utilizza un URL e poi lo modifica, l’indirizzo originale non potrà essere utilizzato dagli altri membri per sei mesi. Se cerchiamo un URL precedentemente utilizzato, non sempre è possibile trovare la pagina del profilo precedente.

Ricordiamo che i profili in altre lingue hanno lo stesso URL: viene semplicemente aggiunto un campo relativo alla lingua alla fine. Per quanto riguarda il nostro Paese, alla fine dell’indirizzo viene aggiunto il suffisso “it”. Infine, quando un account LinkedIn viene chiuso, l’URL del profilo pubblico personalizzato sarà disponibile per 180 giorni dalla data della chiusura.

SEO e URL sono fondamentali per aumentare le visualizzazioni

Una volta personalizzato l’URL del nostro profilo LinkedIn, possiamo migliorare anche il posizionamento SEO sui motori di ricerca. Quando creiamo un profilo Google, infatti, possiamo aggiungere l’URL del profilo LinkedIn nella nostra firma e-mail o nel nostro curriculum o nelle lettere di presentazione quando ci candidiamo per lavoro o per una consulenza. Possiamo usare l’URL di LinkedIn su qualsiasi altro sito (blog, sito aziendale o altri social network).

Qui due esempi di persone che hanno deciso di aggiungere da una parte l’ambito (news), dall’altro il nome dell’azienda:

Come creare un profilo personalizzato in più lingue

Oltre a personalizzare l’URL del proprio profilo, per aumentare la visibilità possiamo scriverlo in un’altra lingua. Avere un profilo personalizzato in lingua inglese su LinkedIn si rivela estremamente vantaggioso, mentre crearne uno con tutte le nostre informazioni un po’ in italiano e un po’ in spagnolo può rivelarsi controproducente, soprattutto se stiamo cercando un nuovo lavoro in una prestigiosa multinazionale all’estero o siamo alla ricerca di nuovi potenziali clienti. Se dobbiamo scegliere in quale lingua scriverlo è necessario preparare un profilo sia nella nostra lingua madre, sia in un’altra per noi significativa (inglese o nell’area geografica in cui desideriamo lavorare). Quando prepariamo il profilo LinkedIn in un’altra lingua non dobbiamo limitarci a una semplice traduzione del nostro CV: dobbiamo aver ben chiaro a quale posizione aspiriamo ed è importante usare la stessa terminologia utilizzata dalla stessa azienda che ci interessa per essere notati.

Per cambiare il profilo da una lingua all’altra ci vuole davvero poco

Fino una decina di anni fa, la scelta della lingua incideva in modo pesante sulla nostra visibilità in LinkedIn: la piattaforma, infatti, escludeva automaticamente i contatti che non la parlavano, limitando così le nostre opportunità professionali. Per venire incontro alle esigenze dei propri membri, LinkedIn ha cambiato strategia e ha introdotto la possibilità di avere un profilo multilingue, tradotto in quasi una cinquantina di idiomi diversi. Per farlo dobbiamo cliccare su “Profilo” e poi su “Modifica profilo” e selezionare la voce “Crea profilo in un’altra lingua”. In questo modo possiamo configurare il nuovo profilo traducendo i contenuti e adattandoli al contesto geografico di destinazione. Una volta salvato il tutto chi visualizzerà il nostro profilo potrà selezionare la lingua in cui leggere le nostre informazioni. LinkedIn permette di avere più versioni del nostro profilo in base alla lingua: è consigliabile non limitarsi al solo “inglese” se puntiamo a qualche particolare multinazionale. Se cerchiamo clienti o lavoro nel nostro Paese, avere solo un profilo in inglese può rivelarsi controproducente: se non è richiesto un CV nella lingua d’Albione è sempre meglio mandare quello in italiano.

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Come progettare un logo con un servizio gratuito online

Ci sono molti strumenti per creare logo disponibili su Internet. Tuttavia, non tutti sono considerati i migliori per la progettazione di loghi per le aziende. Un logo aziendale dovrebbe essere unico e molto accattivante in modo da attirare clienti e pubblico potenziale. In questo post, ti parleremo dei migliori strumenti per la creazione di loghi che possono aiutarti nella progettazione di loghi gratuita e di prim’ordine. 

La progettazione di loghi non è un lavoro facile e se ottieni servizi da un designer professionista, ti può costare fino a migliaia di dollari. L’uso di strumenti per la creazione di loghi è diventato obbligatorio per le piccole imprese e per le grandi imprese. Il motivo è che questi strumenti ti offrono l’opportunità di spiegare i tuoi obiettivi e la tua missione nel logo da solo!

Nessuno conosce il tuo marchio meglio di te e, con gli strumenti per la creazione di loghi, puoi creare il logo perfetto per la tua attività.

LogoMaker.net 

Questo sito Web per laloghi è uno dei servizi designati che puoi trovare online. Questo è un designer di logo gratuito, ma puoi ottenere i suoi servizi completi solo se sei registrato al sito web. Puoi registrarti facilmente con questo strumento per la creazione di loghi dal tuo account Google. La registrazione richiede appena due minuti, dopodiché puoi usufruire di servizi illimitati sul sito web. Questo strumento design logo gratis ha dozzine di categorie di attività tra cui puoi selezionare quella che riguarda il tuo marchio. In ogni categoria troverai più di centinaia di modelli di design. Puoi modificare il modello più adatto alla tua attività. La dashboard dello strumento ha molte funzionalità avanzate con le quali puoi creare un logo accattivante!

Logo Maker di Tailor Brands 

Lo strumento di creazione del logo di tailor brands è un altro strumento di sito Web online che consente di creare i loghi perfetti per un’azienda. L’intelligenza artificiale è alla base di questo strumento per la creazione di loghi e questo è il motivo per cui i risultati che ottiene sono più attraenti e unici. Lo strumento per la creazione di loghi ti farebbe domande diverse sul tuo marchio, incluso il nome, il tipo di attività a cui ti rivolgi, i prodotti che offri, il tuo slogan e il tuo obiettivo finale. Le tue risposte sarebbero la base dei modelli di logo che lo strumento creerebbe per te. È possibile utilizzare questi modelli di design e modificarli per una migliore personalizzazione. Puoi creare i loghi più accattivanti per la tua attività in meno di pochi minuti.

Hatchful Logo Maker

Lo creazione diHatchful strumento per lalogoè un altro servizio di progettazione affidabile che consente di creare modelli di progettazione gratuiti. L’intelligenza artificiale alimenta anche lo strumento per la creazione didi Hatchful loghie ti verranno poste domande sul tuo marchio e sulla tua attività dallo strumento. In base alle tue risposte, verranno creati nuovi modelli per la tua attività. Puoi generare non solo uno, ma uno stock completo di design del logo da cui puoi selezionare quello perfetto per te. Puoi facilmente scaricare il logo in qualsiasi formato desideri. 

Ucraft Logo Maker 

Lo strumento Logo maker di Ucraft è un servizio più maneggevole e facile da usare. Avrai molti strumenti di progettazione che ti consentiranno di creare un logo personalizzato per il tuo marchio. Questo sito Web per la creazione di loghi online può aiutarti a creare loghi senza alcuna precedente esperienza o capacità di progettazione. Avresti un sacco di icone, simboli, forme e colori con cui puoi giocare per creare il design finale. Questo strumento per la creazione di loghi è considerato il migliore se si desidera creare un design del logo scalabile e anche questo gratuitamente. Questo strumento per la creazione di loghi offre anche un pacchetto a pagamento che consente di ottenere ampie opzioni e funzionalità!

Logo Makrcreazione di

Questo strumento per laloghi ha strumenti e opzioni leggermente più sofisticati che ti consentono di creare design di logo amichevoli gratuitamente. Lo strumento offre elementi di progettazione di base per utenti che non hanno esperienza precedente nella progettazione di loghi e quelli complicati per designer professionisti che possono gestirli gratuitamente. Un logo consiste nel mettere tutti gli elementi al posto giusto e nella loro perfetta capacità. Questo sito Web di designer di loghi può insegnarti come disporre icone ed elementi adatti in un logo in modo da poter mettere insieme un design preciso davanti al tuo pubblico. Puoi anche scaricare o salvare i design del logo finale in un formato scalabile con questo sito web.

Design Hill Logo Makerdesign Hill

Lo strumento di creazione del logopuò aiutarti a progettare loghi per tutti i tipi di marchi e aziende. Troverai la categoria che si adatta a ogni sito Web e attività su questo sito. Devi inserire il nome della tua attività e selezionare la categoria in cui rientra la tua attività. Lo strumento ti fornirà i migliori modelli pertinenti in meno di pochi secondi. Questo creatore di logo ha sia versioni gratuite che a pagamento, e spetta a te selezionare quella più adatta alle tue esigenze!

Personal branding e digital reputation [puntata di SeiLaTV del 8/10/20]

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“Fare IN-FORMAZIONE con i video”: la mia intervista per Tom’s Hardware

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Comunicazione digitale: cos’è un “visual hammer”? P.S.: ecco perché il mio avatar è ovunque!

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– Gianluigi, perché il tuo avatar è ovunque?

Ho deciso di fare un video per spiegarlo. In particolare parte dal concetto di “visual hammer” di Laura Ries:

Ecco il video:

Il video è stato mostrato nella tredicesima puntata di Late Tech Show:

Questo video ha ispirato questo post dell’amico Paolo Ambrosetti:

Personal branding: 5 errori che ho fatto (e che forse stai facendo anche tu)

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Personal branding” è ormai diventata una buzzword, una parola fin troppo di moda.

A mio avviso il personal branding è un mix di reputazione digitale, monitoraggio e promozione tramite i contenuti online. Questo l’ho capito lavorando sul mio personal branding da quasi dieci anni (all’inizio, quando scrivevo per Computer Idea, mi leggevano oltre 200.000 persone, ma non mi conosceva praticamente nessuno).

In questo paio di lustri, soprattutto all’inizio, ho commesso diversi errori.

Elenco qui i cinque più vistosi dal mio punto di vista.

1. Aspettare che tutto sia perfetto

Esiste una sindrome del perfezionismo. Secondo uno studio inglese della York St. John University un “perfezionismo positivo” può portare alla definizione di elevati standard. Ma c’è anche un “lato oscuro” del perfezionismo, che porta invece a esser costantemente preoccupati di sbagliare e ad avere dubbi sulle proprie prestazioni, provocando stress, depressione, disturbi alimentari fino al burnout.

Ma soprattutto – aggiungo io – ti paralizza. Mentre ti stai fossilizzando sul progetto di pubblicazione del tuo primo libro e ti trascini per mesi e mesi tra correzioni e revisioni e un’inquietante procrastinazione, i tuoi competitor ne hanno già scritti un paio.

2. Sbagliare posizionamento

Il brand positioning – strategia per collocarsi sul mercato in modo corretto – funziona anche per i professionisti, non solo per le aziende. Prevede che ci si focalizzi su una sola specializzazione e ci si differenzi dai competitor. Anch’io anni fa tenevo il piede in troppe scarpe e facevo le stesse cose di tutti gli altri: giornalista online part-time, il blogger, il social media manager, il consulente sulla comunicazione digitale, il formatore, lo speaker e altro ancora che nemmeno ricordo. Ho dovuto dare una bella sforbiciata!

3. Sbagliare la scelta dei canali

Una volta definito il tuo posizionamento, e capito soprattutto che devi partire, occorre scegliere i canali giusti di comunicazione. L’errore peggiore che puoi fare -, e che anni fa feci anche io – è quello di puntare tutto su canali non proprietari, altrui. Bello Facebook, carino Instagram, fantastico LinkedIn. Ma non è roba tua, sei ospite. L’altro giorno ho visto il profilo LinkedIn di uno che si presenta come “Esperto di Google+”: talmente esperto che non si è accorto che Google+ è morto?

4. La storia del ciabattino con le scarpe rotte

La comunicazione digitale è il tuo biglietto da visita. Giustificare canali social mezzi morti, lasciati alla deriva, dicendo che non si ha tempo per gestirli perché si preferisce lavorare su quelli dei clienti è una follia. Per carità! Questo vale non solo per chi lavora nel mondo della comunicazione: faresti riparare i graffi all’auto da un carrozziere che gira con una macchina piena di bozzi e ghirigori?

5. Non pensare alla “conversione”

Fare tanta comunicazione finalizzata solo al branding, farsi conoscere, non basta. L’obiettivo, in fin dei conti, deve essere quello di “chiudere”: convertire un lettore in un cliente è un’arte, ma soprattutto è operazione che richiede tempo, pazienza, dedizione, sudore. “No pain, no gain” dicono gli atleti. Chi si avvale dei nostri servizi si deve fidare.

Per questo costruire un rapporto con la propria comunicazione online non è cosa semplice. Ma si può, si deve fare!

♦ Per approfondire tutti questi temi, e molti altri e per imparare a fare personal branding in modo efficace ti aspetto al prossimo corso “Personal branding e digital reputation” di Primopiano.

Ci saranno come sempre tante esercitazioni pratiche e un mio nuovo metodo basato sulla gamification, il metodo PlayBrand.

Come fare l’analisi SWOT della tua carriera [Articolo DIGITAL4]

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[Questo  articolo è stato pubblicato su Digital4 il 17 luglio 2019]

La compilazione della matrice SWOT permette di tirare le somme sulla situazione professionale. Ecco cosa fare per comprendere il posizionamento sul mercato del lavoro e sulla propria employability

Per costruire un personal branding efficace bisogna partire da sé stessi, non da modelli prefabbricati e cuciti sulla pelle altrui: ecco perché è utile fare l’analisi SWOT della carriera. Si tratta di analizzare i propri trascorsi, i punti di forza, quelli di debolezza, il mercato. In Rete si trova un articolo dove si fa l’analisi SWOT della scelta, da parte dell’Inter, di puntare sul giovane Stramaccioni nel 2012: fra i punti di forza la preparazione tecnica e la capacità di inventare soluzioni innovative, come debolezza l’inesperienza (non aveva mai allenato in serie A), come opportunità il rinnovamento della squadra dopo gli anni turbolenti del dopo Mourinho e come minaccia una possibile crisi di rigetto dei tifosi ai primi passi falsi.

Che cos’è l’impiegabilità?

In un eBook che lessi qualche anno fa (Career Swot Analysis: ripensare il proprio futuro – Whitepaper Mida), Gian Piero Sciglio usava la matrice SWOT per fare l’analisi della carriera. Proponeva anzitutto un concetto molto interessante: quello di impiegabilità. Per spiegarlo usava una citazione di Claudio Meyer, Senior Advisor di Egon Zehnder: «Il vero problema non è avere un lavoro, ma essere appetibile sul mercato del lavoro. C’è gente che oggi lavora, ma non è impiegabile nel futuro».

Ma come si passa dall’obiettivo “impiego” a quello di “impiegabilità”? Occorre prendere in considerazione due dimensioni: quella interna, che ha a che fare con la propria storia professionale e con i propri interessi, e quella esterna, che concerne il mercato del lavoro.

Il ruolo del networking

L’aspetto più delicato è “interno” e riguarda il networking. Tante persone hanno un bel network, ma interno all’azienda per la quale lavorano. Appena però sono fuori dall’azienda, quanto vale quel network? Questo nonostante il fatto che tutti sappiano che in Italia lo strumento principale per trovare lavoro sono le conoscenze! E qui LinkedIn diventa determinante, come ho spiegato nel mio libro “Guida calcistica di LinkedIn”.

Altro tasto dolente è quello della formazione, con le skill riguardanti digital e social da una parte (si parla di “digital fluency”) e l’inglese dall’altra a fare da padroni.

La storia professionale

Sciglio parla poi di uno snodo della riflessione sul proprio posizionamento professionale, quello in cui le persone ragionano sulla propria storia:

1. individuare i principali “lavori” svolti, nella stessa azienda o in aziende diverse;

2. riassumere le principali attività, responsabilità del periodo;

3. focalizzare gli apprendimenti significativi di ciascuna fase;

4. riscoprire i momenti di maggior soddisfazione, le cose che è stato proprio bello fare;

5. pensare una metafora che sia una buona espressione di ciascun periodo.

Tutto questo per individuare il fil rouge, il filo conduttore del proprio percorso in ottica occupabilità. Ma soprattutto contribuisce a comprendere quello che qualcuno chiama USP: ciò che ti rende unico.

Il valore sul mercato del lavoro

Un altro momento di riflessione è quello in cui si ragiona sulla propria employability, impiegabilità, grazie a tre domande chiave:

1. Da cosa dipende, per settore e per famiglia professionale, il valore sul mercato del lavoro?

2. Come viene considerato, al momento, il valore sul mercato del lavoro, e perché?

3. Negli ultimi tre anni, è diminuito o aumentato, e perché?

La risposta a queste domande, non facili, può farti capire se deve suonare un campanello di allarme, se necessiti di ricollocarti, formarti o trovare il modo di renderti indispensabile per l’attuale datore di lavoro.

Le opportunità dei nuovi mercati

Finora ho parlato di dimensione interna. Per quanto riguarda la dimensione esterna, vale a dire il mercato del lavoro, le riflessioni vanno fatte settore per settore. In linea generale comunque le grandi aziende tendono a tagliare, le start-up (almeno quelle che superano il periodo neonatale) invece sono in espansione. Tanti lavori sono sacrificati sull’altare delle nuove tecnologie, ma Internet e la robotica produrranno certamente nuove opportunità.

L’analisi SWOT della carriera

Fatte queste considerazioni Sciglio propone la matrice SWOT della carriera:

La compilazione di questa matrice SWOT permette di tirare le somme sulla propria situazione professionale. Faccio un gioco: applico l’analisi SWOT al mio caso. Punto di forza interno: poliedricità nella creazione di contenuti; punto di debolezza interno: poca specializzazione; opportunità del contesto: sempre più aziende si stanno accorgendo di quanto siano fondamentali i contenuti e la formazione sulla comunicazione digitale; minacce dal contesto: alta competitività.

Com’è la tua SWOT?

Il personal branding con il metodo 10 C

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Il 3 giugno 2019 sono stato invitato a Genova dall’associazione ISA – IANUA Students Association per un convegno sul personal branding. Ho registrato un video per mostrare le slide dell’intervento, con il mio commento:

Alcune foto dell’evento:

Se vuoi contattarmi per uno speech sul personal branding, scrivimi!

Lo storytelling nel Riepilogo di LinkedIn: 5 tecniche da usare

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Questo articoli sull’uso dell’arte dello storytelling su LinkedIn, in particolare nel riepilogo, è stato pubblicato su Digital4 il 1 aprile 2019.

Digital storytelling e Personal Branding: 5 tecniche da usare nel Riepilogo LinkedIn

Come si possono usare al meglio i duemila caratteri che abbiamo a disposizione nel riepilogo LinkedIn? Prima di ogni cosa bisogna ricordarsi di partire bene e puntare sull’incipit. Obiettivo: catturare l’attenzione

LinkedIn è uno dei migliori strumenti per fare personal branding è certamente LinkedIn. Nel proprio profilo si inseriscono molte informazioni riguardo carriera, skill, corsi e progetti. Ma si può anche raccontare, usando tecniche di storytelling, la propria storia (mi raccomando: in prima persona!). Questa va inserita nella sezione detta Riepilogo, o Summary. Molti trascurano quella sezione, invece è possibile usare proficuamente quei 2.000 caratteri. Per esempio usando le cinque tecniche di storytelling che troverai in questo articolo.

1. Puntare sull’incipit

Dei duemila caratteri a disposizione, solo i primi sono mostrati al visitatore del tuo profilo. Se vuole leggere il resto, deve fare clic su “Visualizza altro”.

Per questo occorre partire con un incipit che catturi l’attenzione. Non certo il banale “C’era una volta”… Come scrive Massimo Petrucci nel suo manuale di scrittura creativa: “L’incipit è il primo battito del nostro racconto e deve immediatamente sedurre il lettore”.
Potresti usare una battuta, a mo’ di ice-breaker, oppure una frase a effetto, come William Arruda, esperto di personal branding e… impenditore:

Pochissimi usano la tecnica di storytelling definita “in media res”. Questa espressione viene da Orazio: si riferiva allo stile epico di Omero; l’autore dell’Iliade e dell’Odissea faceva cominciare il racconto ad avvenimenti già in corso, non partiva dall’inizio. Idea per te: un virgolettato di quell’oratore che ti ha cambiato la vita e la carriera. Si potrebbe anche partire dalla fine e giocarsi il Riepilogo LinkedIn come un insieme di flashback.

2. Gli archetipi

Cristofer Vogler, pescando da Campbell a Jung, ci spiega che “tutti i racconti sono costituiti da alcuni elementi strutturali comuni, che si trovano universalmente nel mito, nelle fiabe, nei sogni e nei film. Essi sono conosciuti come il viaggio dell’eroe”. Senza perdersi in discorsi complessi sull’inconscio collettivo, basti sapere quello che sottolinea Luisa Carrada“I temi del ritorno a casa, del superamento degli ostacoli, della perdita e del ritrovamento, sono comuni anche al giornalismo e in qualche misura anche alla scrittura di impresa. Acquisire un importante contratto non è molto diverso dall’uscire vivi dalla fossa dei leoni e anche un gelido case history può diventare una bella storia a lieto fine”.
Come usare tutto questo in LinkedIn? Raccontami, cavaliere, quale drago hai sconfitto! Eventualmente parlami di mentori, nemici, ricompense e morali. Ecco un esempio di come si può usare questo schema: “La crisi del settore mi ha messo di fronte a un bivio: potevo rimanere aggrappato al mio vecchio mestiere, arrabattandomi e venendo a compromessi, oppure potevo ricominciare tutto daccapo. A me piacciono le sfide.” In pratica: Blockbuster da una parte e Netflix dall’altra. Come hai superato la crisi del 2008? Come stai gestendo la Digital Transformation? Quali paure avevi quando hai mollato il posto fisso?

3. Show, don’t tell

Stephen King, parlando di Annie Wilkes (l’infermiera che tiene prigioniero Paul Sheldon in Misery), scrive nella sua autobiografia On Writing: “Ho cercato di non scrivere mai frasi esplicite come: «Quel giorno Annie era depressa, forse con inclinazioni suicide», oppure: «Quel giorno Annie sembrava particolarmente felice». Se sono io a dovervelo dire, ho perso. Se viceversa vi presento una donna taciturna e dai capelli sporchi che fagocita dolci con accanimento, spingendovi a concludere che Annie è nella fase depressiva di un ciclo maniaco-depressivo, vinco”.

Non dire che sei bravo, simpatico, carismatico. Fallo dire agli altri. Tu limitati a dimostrarlo, per esempio dando i numeri (in senso positivo). Non “Sono un ottimo commerciale” ma “Nel 2018 ho fatto crescere il fatturato della mia azienda del 20%”. I numeri sono, spesso, l’unica cosa che conta. Guarda come ha impostato il suo riepilogo LinkedIn Cristian Zaccardo, ex campione del mondo con l’Italia nel 2006:

4. I cliffhanger

Un buon racconto prevede anche dei colpi di scena. “Il cliffhanger è un espediente narrativo usato in letteratura, nel cinema, nelle serie televisive o nelle opere videoludiche, in cui la narrazione si conclude con una interruzione brusca in corrispondenza di un colpo di scena o di un altro momento culminante caratterizzato da una forte suspense” (Wikipedia). Io l’ho usato così sul mio profilo:

5. Il racconto ciclico

La narrazione circolare prevede che la situazione di partenza si ripresenti, un po’ modificata ma sostanzialmente simile, alla fine del racconto. Nel film Sentieri Selvaggi apertura e finale sono praticamente la stessa scena:

Come utilizzare questa tecnica in LinkedIn? Potresti iniziare raccontando che, durante un esame universitario, il tuo professore ti disse, magari con un po’ di strafottenza, che non saresti mai diventato un dirigente di alto livello, uno scrittore, un primario o altro. Invece ce l’hai fatta. Alla fine del racconto puoi prenderti una rivincita, con stile. Non ricorda Davide Vs. Golia?

Il Riepilogo LinkedIn è la parte più difficile da gestire, su LinkedIn. Per tutto il resto puoi seguire il mio videocorso gratuito per sistemare tutto il profilo LinkedIn, 10 pillole da ricevere in posta elettronica.

Personal branding: 4 errori da evitare – Il mio articolo per Digital4

Lo scorso 11 marzo 2019 Digital4 ha pubblicato il mio articolo dal titolo “Personal Branding: quattro errori da evitare“:

Il Personal Branding è oggi uno strumento fondamentale per ogni professionista in cerca di lavoro o desideroso di accrescere la sua rete di conoscenze. Ecco cosa non fare quando si vuole promuovere se stessi nell’era della comunicazione digitale (a tutti i costi), fare Personal Branding è ormai indispensabile per ‘farsi una reputazione’. Accade però che sempre più manager e professionisti si stanno buttando sguaiatamente online, con la foga di occupare spazi che, spesso, poi restano vuoti. O peggio.

Ecco perché, quando si fa Personal Branding, è necessario impostare un’adeguata strategia per mettere in luce i punti di forza, quello che rende unici e comunicare efficacemente quello che si sa fare e come lo si sa fare.

Ma ancora più importante è non fare dei passi falsi. In questo articolo ho raccolto un poker di errori da non fare quando si vuole puntare sul Personal Branding.

1. Fraintendere il Personal Branding

Quando si parla di Personal Branding si fa sovente riferimento a questa celeberrima frase di Jeff Bezos“Il personal brand è quello che le persone rimaste dicono di te quando esci da una stanza”.

Questo esclude quindi l’autoincensamento; nel mondo della comunicazione digitale si può fare propria la regola principale dello storytelling: “show, don’t tell” (vedi “On writing”, la biografia-manuale di Stephen King). Dimostra di essere bravo, non dirlo tu!
Sai quanti “leader di settore” ci sono in Italia? 315.000, secondo Mr. Google.

Post scriptum: vietato esagerare, basta un semplice controllo incrociato per vedere che quei due anni di studio dell’inglese in Inghilterra erano in realtà due settimane a lavare i piatti. Memento: ricorda come è finito chi millantava lauree e master…

2. Non monitorare la propria reputazione online

Il brutto del Web è che tutto resta e tutto è ricercabile: schegge impazzite di conversazioni sbagliate possono perseguitarti per sempre, e raramente il diritto all’oblio garantito da Google è la soluzione. Ma è anche il bello del Web: puoi intercettare qualsiasi comunicazione o conversazione che ti riguardi. Possibilmente in tempo reale. È fondamentale che tu abbia coscienza di quel che si dice di te. A maggior ragione se, per ragioni lavorative, ti esponi: pubblicazioni, eventi pubblici, speech, ruoli di rilievo, news di settore e così via.

Come monitorare? Esistono diversi strumenti per farlo, dai più semplici (fare ego-surfing: cercarsi su Google, o usare degli alert) ai più complessi, come per esempio piattaforme in grado di valutare anche il “sentiment” di quel che si dice, non solo “se” ma “come” si parla di te.

3. Non posizionarsi correttamente

Il panorama business del nostro Paese non solo è saturo di leader di settore, ma è anche costellato di dirigenti e professionisti tutti uguali: un esercito di cloni. Usano tutti gli stessi strumenti, la stessa comunicazione, le stesse frasi fatte (28.500 “persona dinamica” e 5.000 “proattivo/a” su LinkedIn). Che non interessano a nessuno.

Sono decenni che Dale Carnegie spiega che agli altri, di noi, interessa poco: tutti sono interessati solo a se stessi. O parli di loro o parli per niente. Come puoi essere utile agli altri? Quindi: “ho due lauree e un master” NO, ma “aiuto le piccole e medie imprese della Lombardia a esportare in Cina” SÌ.

Quando si fa Personal Branding, per rendere una comunicazione efficace devi differenziarti dai concorrentipuntando sul dare valore. Per almeno due motivi: evitare la commoditizzazione (se siamo tutti uguali, la differenza la farà il prezzo, ovviamente al ribasso) e puntare sulla memorabilità (perché qualcuno dovrebbe notarti, ricordarsi di te e soprattutto sceglierti?).

Un corretto posizionamento, secondo il brand positioning, parte anche da una specializzazione: nella società del terziario avanzato si cercano gli specialisti, non i generalisti. Non ci sono più gli “allevatori di bestiame” ma, tra i tanti, gli “addetti alla fecondazione artificiale della specie suina”. Quando ho smesso di fare il giornalista professionista ho fatto un grosso errore. Il panico da mutuo e la prima figlia in arrivo mi hanno fatto mettere il piede in più scarpe: facevo il giornalista online ma anche il blogger, il social media manager ma anche il formatore sulla comunicazione digitale, per non dire altro. Zac-zac, ho tagliato un po’ di cose, quasi tutto, e ora mi presento solo come formatore.

Se fai troppo, non fai nulla davvero bene. E se fai cose troppo diverse, non sei credibile. Su LinkedIn ho incrociato un tizio che fa l’architetto, il designer, il grafico, il fotografo, il producer musicale e il consulente pensionistico. Uno, nessuno e centomila.

A proposito, la conosci la storia delle lasagne di Colgate? Scoprila in questo video:

4. Non alimentare la comunicazione

Quando ti sei posizionato, con i tuoi bei ‘Riepilogo’ e ‘Headline’ su LinkedIn o nella pagina ‘Chi siamo’ del sito Web, sei al punto di partenza, non di arrivo.

“Non si può non comunicare”: quest’altro celebre assioma di Paul Watzlawick – noto psicologo e filosofo tra i più importanti esponenti dell’approccio sistemico – sta a indicare che la scelta di non comunicare è essa stessa comunicazione. Non usi i social e il Web? Quello che percepisce il pubblico – per esempio clienti o partner – è un silenzio assordante, che può significare tante cose: snobismo o incapacità.

Bene, ma che cosa comunicare? Esistono, nel piano (editoriale) perfetto, tre tipi di contenuti con i quali puoi rimpinguare il tuo blog e le bacheche di LinkedIn, Facebook, Twitter, Instagram o altro: i contenuti WHO, dove parli di te, i contenuti WHAT, dove parli delle tue soluzioni, e infine i contenuti WHY, gli unici che fanno davvero breccia nel pubblico. Non dovresti parlare di te o venderti a tutti i costi: devi parlare del pubblico, di quello che interessa davvero a chi legge: i suoi bisogni, i suoi problemi, i suoi sogni e le sue paure. Tutto il resto è un parlarsi addosso ormai insopportabile da parte di leader di settore senza settore.

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