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Il 27 novembre 2018 sono stato invitato alla trasmissione “Sei in salute“, rubrica medica del canale Sei in TV di Bergamo (216 del DDT), per parlare di pericoli della Rete: cyberbullismo, dipendenza, privacy, sicurezza, le sindromi Fomo e Nomofobia e altro ancora.
Ecco la registrazione della trasmissione:

Durante la trasmissione ho parlato anche di fake news:

Aggiornato al 18 luglio 2026. Un video TikTok di un minuto presenta cinque skill per Claude che promettono di migliorare scrittura, memoria, progettazione di interfacce, osservazione dei task e ricerca di altre skill. Le ho verificate una per una: sono progetti reali, ma non sono componenti ufficiali di Anthropic e non vanno installati come se fossero semplici prompt. Una skill può contenere istruzioni, script e accessi a strumenti: in pratica è codice operativo che entra nel flusso di lavoro dell’agente.

Il video di @ozzibig, intitolato “5 skill di Claude che il 99% delle persone non conosce”, cita Stop Slop, Claude Mem, UI UX Pro Max, Task Observer e Find Skill. L’elenco è interessante perché mostra cinque direzioni in cui si stanno evolvendo gli assistenti agentici. Il punto, però, non è collezionare estensioni: è capire che cosa fanno davvero, quali dati toccano e quanto ci si può fidare.

Che cosa sono le skill per Claude?

Le Agent Skills sono cartelle organizzate che forniscono a un agente istruzioni, risorse e, in alcuni casi, script eseguibili per svolgere un compito specializzato. Anthropic le descrive come moduli caricabili in modo progressivo: l’agente legge prima una descrizione sintetica e approfondisce la skill quando diventa pertinente. La documentazione ufficiale è disponibile nel manuale di Claude, nell’articolo tecnico “Equipping agents for the real world with Agent Skills” e nel repository pubblico di Anthropic.

Il formato non riguarda soltanto Claude. La specifica aperta Agent Skills punta alla portabilità tra strumenti diversi. È un passaggio importante: non stiamo più parlando di una frase salvata nel cassetto dei prompt, ma di un piccolo pacchetto di competenze riusabile da un agente.

Una distinzione evita molti equivoci:

  • prompt: dice al modello come rispondere in una determinata situazione;
  • skill: organizza istruzioni, file di supporto e talvolta automazioni o comandi;
  • connettore o tool: consente all’agente di leggere o modificare sistemi esterni;
  • agente: decide quali passaggi eseguire e può combinare più skill e strumenti.

Più si scende nell’elenco, più aumenta la capacità di agire. E con la capacità aumenta anche la superficie di rischio.

Le cinque skill del video, a colpo d’occhio

Skill Che cosa fa A chi può servire Dato o permesso delicato Rischio da valutare
Stop Slop Individua e riduce formule stereotipate della prosa generata dall’AI Autori, marketer, formatori, redazioni Testi e documenti sottoposti alla revisione Uniformare troppo la voce o confondere stile con veridicità
Claude Mem Conserva e recupera memoria tra sessioni Sviluppatori e team su progetti lunghi Contesto, attività e cronologia delle sessioni Privacy, retention e contaminazione tra progetti
UI UX Pro Max Propone stili, palette, font e regole per interfacce Designer, sviluppatori front-end, prototipatori Codice del progetto e requisiti di prodotto Design plausibile ma non testato con utenti o tecnologie assistive
Task Observer Osserva correzioni e lacune, poi propone miglioramenti alle skill Utenti avanzati che mantengono molte automazioni Log, errori, feedback e comportamenti ripetuti Trasformare un errore occasionale in una regola permanente
Find Skill Cerca skill in più cataloghi e può facilitarne l’installazione Chi esplora l’ecosistema di agenti Accesso a fonti esterne e installazione di pacchetti Supply chain: trovare più velocemente anche componenti insicuri

1. Stop Slop: ripulire la scrittura AI senza fingere che diventi “umana”

Stop Slop è una skill con licenza MIT che cerca segnali ricorrenti della scrittura artificiale: aperture generiche, contrasti costruiti in serie, enfasi eccessiva, conclusioni gonfie e frasi che sembrano autorevoli senza aggiungere informazione.

Immaginiamo una responsabile marketing che debba rivedere quindici schede prodotto. La skill può segnalare espressioni come “nel panorama in continua evoluzione” o una sequenza di paragrafi tutti costruiti nello stesso modo. La persona decide che cosa tagliare, verifica i dati e reinserisce esempi reali. Qui la skill funziona bene come editor di primo livello, non come certificatore di autenticità.

Altri casi concreti:

  • un consulente confronta una proposta commerciale con le proprie linee editoriali;
  • un insegnante fa individuare agli studenti le formule vaghe in una relazione;
  • una redazione usa il controllo prima della revisione umana, senza affidargli la decisione finale;
  • un ufficio HR elimina il linguaggio magniloquente da un annuncio di lavoro.

Il limite è semplice: un testo meno stereotipato non diventa automaticamente corretto, originale o scritto da una persona. Stop Slop non sostituisce fact-checking, competenza editoriale e controllo delle fonti. E usarlo per “battere i detector” sarebbe una promessa impropria: i detector di testo AI sono notoriamente fallibili e lo stile non prova l’origine di un contenuto.

2. Claude Mem: una memoria utile, quindi anche delicata

Claude Mem, distribuito con licenza Apache 2.0, aggiunge memoria persistente alle sessioni di lavoro. Registra osservazioni, le comprime e permette di recuperare il contesto rilevante in un secondo momento. L’obiettivo è evitare la scena che conoscono tutti: riaprire un progetto e dover spiegare da capo architettura, decisioni e problemi già risolti.

Per uno sviluppatore può significare ricordare che l’applicazione usa un certo schema dati, che una libreria è stata scartata per incompatibilità e che una determinata cartella non va modificata. Per un team di comunicazione potrebbe voler dire conservare terminologia approvata, pubblico, vincoli legali e decisioni prese durante le revisioni.

La memoria, però, è utile proprio perché trattiene informazioni. Prima di adottarla occorre chiedersi:

  • dove vengono archiviati i dati e per quanto tempo;
  • quali conversazioni, file e comandi vengono catturati;
  • come si cancellano o esportano i ricordi;
  • se progetti e clienti diversi restano davvero separati;
  • che cosa succede a credenziali, dati personali e segreti comparsi per errore.

La ricerca sui Generative Agents ha mostrato quanto memoria, riflessione e pianificazione possano rendere più coerente il comportamento di un agente. In un contesto aziendale, però, coerenza non significa automaticamente conformità: servono minimizzazione dei dati, separazione degli ambienti e una politica di conservazione.

Se ti interessa il tema della memoria personale e professionale, ho approfondito un approccio diverso nell’articolo su come creare un second brain con LLM, wiki e Obsidian.

3. UI UX Pro Max: molte opzioni non equivalgono a buon design

UI UX Pro Max è un progetto MIT che raccoglie conoscenza strutturata per progettare interfacce. Al momento della verifica il repository dichiara 84 stili, 161 regole di reasoning, 192 categorie di prodotto e palette, 34 modelli di landing page e 74 coppie tipografiche. Sono numeri dichiarati dal maintainer e descrivono il contenuto del progetto, non una valutazione indipendente della qualità dei risultati.

In pratica può aiutare una piccola impresa a trasformare un brief vago — “vorrei un sito moderno” — in decisioni più concrete: gerarchia, palette, tipografia, componenti, spaziature e stati di interazione. Un prototipatore può chiederle una dashboard per un amministratore di condominio; uno sviluppatore può usarla per controllare coerenza e responsive design; una startup può generare tre direzioni visive prima del confronto con il designer.

Il rischio è produrre un’interfaccia molto credibile in una schermata e poco usabile nella realtà. La skill non conosce automaticamente gli utenti, il loro contesto, le metriche di conversione o le esigenze di chi utilizza uno screen reader. Deve quindi entrare in un processo che includa test, analytics e Web Content Accessibility Guidelines.

Un esempio: il sistema propone testo grigio chiaro, animazioni e menu nascosti perché coerenti con uno stile minimal. Il designer verifica contrasto, navigazione da tastiera e comprensione dei comandi. La skill accelera l’esplorazione; la responsabilità sul prodotto resta umana.

4. Task Observer: l’agente che osserva come migliorare l’agente

Nel repository One Skill to Rule Them All la skill si chiama task-observer. Osserva correzioni, errori e schemi ricorrenti, poi formula raccomandazioni per creare o aggiornare altre skill. Un dettaglio importante: secondo la documentazione non modifica direttamente le skill, ma propone cambiamenti che devono essere approvati.

Può essere utile quando un team ripete ogni settimana la stessa correzione. Per esempio:

  • un report usa sempre il formato di data sbagliato;
  • le bozze citano una fonte secondaria quando è disponibile il paper originale;
  • un agente dimentica il controllo degli accenti prima di pubblicare in italiano;
  • un flusso di sviluppo esegue test generici ma trascura un caso limite ricorrente.

La skill può trasformare il feedback in una proposta stabile: “aggiungiamo questo controllo alla procedura”. È una forma di miglioramento operativo interessante, ma va governata. Una correzione fatta per un cliente non deve diventare una regola universale; un’eccezione non deve contaminare tutti i progetti; i log non devono raccogliere più dati del necessario.

Il README dichiara oltre 900 miglioramenti su 50 skill in sei mesi. È un dato del maintainer, non il risultato di uno studio indipendente: utile per capire il caso d’uso, non per misurare l’efficacia generale.

5. Find Skill: il motore di ricerca che rende decisiva la sicurezza

Find Skill cerca skill in più fonti e dichiara un indice di oltre 4.800 risorse provenienti da 14 cataloghi, con supporto per Claude Code, Codex, OpenCode e Cursor. Anche questi numeri descrivono lo stato dichiarato dal progetto alla data della verifica e possono cambiare.

Il vantaggio è evidente. Un analista può cercare una procedura per lavorare con fogli di calcolo; un formatore una skill per costruire una presentazione; uno sviluppatore un controllo di sicurezza. Invece di partire da zero, riusa una soluzione esistente.

Ma il discovery non è una certificazione. Se una skill può essere installata con pochi comandi, diminuisce anche l’attrito che normalmente ci spinge a ispezionarla. È lo stesso problema della supply chain software: un componente di terze parti può contenere dipendenze vulnerabili, istruzioni malevole o accessi eccessivi. Il catalogo skills.sh e il relativo progetto open source di Vercel Labs sono altre risorse utili per la scoperta, ma anche in quel caso ogni pacchetto va valutato singolarmente.

Una skill non è un prompt innocuo: quali rischi introduce?

Un agente può leggere documenti, eseguire script, usare la rete e modificare file. Una skill male progettata può quindi amplificare un errore o una manipolazione. L’OWASP Top 10 per applicazioni LLM richiama rischi come prompt injection, gestione insicura degli output, eccessiva autonomia e vulnerabilità della supply chain.

Il paper “More than you’ve asked for: A Comprehensive Analysis of Novel Prompt Injection Threats to Application-Integrated Large Language Models” mostra il problema delle indirect prompt injection: istruzioni ostili possono nascondersi nei contenuti che il modello legge, non soltanto nel prompt scritto dall’utente. Un agente che consulta pagine web o documenti può quindi incontrare testo progettato per deviarne il comportamento.

Anche la qualità del codice generato richiede verifica. Gli studi “Asleep at the Keyboard?” e “Do Users Write More Insecure Code with AI Assistants?” non valutano queste cinque skill specifiche, ma documentano un principio più generale: l’assistenza AI può produrre o favorire codice insicuro, e la fiducia dell’utente non è una garanzia di correttezza.

I rischi principali sono cinque:

  1. permessi eccessivi: una skill di scrittura non dovrebbe avere accesso indiscriminato alla rete o a tutto il disco;
  2. esfiltrazione di dati: testi, log o credenziali potrebbero uscire dall’ambiente previsto;
  3. istruzioni nascoste: file o pagine consultati dall’agente possono tentare di modificarne il comportamento;
  4. dipendenze compromesse: il repository visibile può richiamare componenti esterni non controllati;
  5. automazione dell’errore: una procedura sbagliata diventa più veloce, coerente e difficile da notare.

Per questo il modello di supervisione conta. Nell’approfondimento su human-in-the-loop e human-on-the-loop negli agenti AI spiego quando chiedere un’approvazione prima dell’azione e quando è sufficiente monitorare un sistema reversibile entro soglie definite.

Come verificare una skill prima di installarla

Io adotterei questa procedura in sette passaggi. Non garantisce rischio zero, ma rende l’adozione tracciabile e molto meno impulsiva.

  1. Verifica identità e provenienza. Controlla autore, cronologia del repository, release, issue aperte, licenza e manutenzione recente. Il numero di stelle non è una certificazione.
  2. Leggi tutto il pacchetto. Non fermarti al README: esamina integralmente SKILL.md, script, dipendenze, hook e file di configurazione.
  3. Esegui una scansione statica. Un progetto dedicato è NVIDIA SkillSpector. Nel mio flusso una skill esterna non viene installata se la scansione non restituisce SAFE.
  4. Mappa permessi e dati. Scrivi quali cartelle può leggere, quali comandi esegue, se usa la rete, dove conserva i log e come tratta i segreti.
  5. Prova in isolamento. Usa un ambiente temporaneo, dati fittizi, credenziali senza privilegi e nessun accesso ai sistemi di produzione.
  6. Osserva il comportamento. Controlla file creati, richieste di rete, processi e output. Prova anche input anomali e documenti contenenti istruzioni ostili.
  7. Approva, limita e versiona. Installa una versione precisa, concedi il minimo indispensabile e prevedi aggiornamento, rollback e rimozione.

Nel caso di una skill di memoria aggiungerei un controllo su retention e separazione dei clienti. Per una skill che genera codice, test di sicurezza e code review. Per una skill di ricerca e installazione, l’approvazione umana prima di aggiungere qualsiasi nuovo pacchetto.

Quale delle cinque scegliere? Cinque scenari pratici

Scenario 1: libero professionista che scrive contenuti

Stop Slop può diventare l’ultimo controllo prima della revisione manuale. Non serve Claude Mem se si trattano clienti diversi senza una strategia chiara di separazione. La priorità è proteggere bozze, dati e tono personale.

Scenario 2: team software su un prodotto complesso

Claude Mem può ridurre la perdita di contesto e Task Observer può rilevare correzioni ricorrenti. Ma entrambi lavorano su informazioni sensibili: vanno testati su un repository non critico, con segreti esclusi e supervisione degli aggiornamenti proposti.

Scenario 3: agenzia che produce molti prototipi

UI UX Pro Max può accelerare moodboard, design system iniziali e alternative di landing page. Il passaggio successivo deve includere designer, verifica WCAG, test con utenti e dati reali. Non si pubblica soltanto perché la prima schermata “sembra fatta bene”.

Scenario 4: formatore che prepara materiali

Find Skill può scoprire pacchetti per documenti, fogli e slide. La procedura corretta è cercare, selezionare due candidati, leggerli e scansionarli; non installare automaticamente il primo risultato davanti a una classe o su un computer aziendale.

Scenario 5: impresa con processi regolati

Nessuna delle cinque skill dovrebbe entrare direttamente in produzione. Prima servono responsabile del processo, classificazione dei dati, ambiente di prova, log, soglie di autonomia e un piano di risposta agli incidenti. L’utilità potenziale non elimina gli obblighi organizzativi.

Tre video per vedere Claude al lavoro

Le skill acquistano senso quando vengono collegate a un’attività concreta. In questi miei video mostro come Claude passa dalla conversazione al lavoro su documenti e procedure:

Per approfondire puoi leggere anche i tre esempi d’uso di Claude Cowork, la guida su Claude Cowork e la compilazione dei moduli e la pagina del mio corso su Claude per aziende e professionisti.

La vera competenza non è accumulare skill

Il video intercetta una tendenza reale: gli assistenti stanno diventando ambienti componibili. Possiamo aggiungere memoria, procedure editoriali, capacità di progettazione e persino meccanismi che osservano come lavoriamo. È un salto utile, ma cambia anche il modo in cui dobbiamo valutare questi strumenti.

La domanda meno interessante è “quante skill hai installato?”. Quelle importanti sono: chi le ha scritte, che cosa possono fare, quali dati vedono, come vengono aggiornate e chi approva un’azione irreversibile.

Una buona skill riduce lavoro ripetitivo e rende esplicito un metodo. Una cattiva skill rende più efficiente un rischio. La differenza non la fa il nome accattivante del repository, ma la qualità della verifica prima dell’installazione e della supervisione durante l’uso.

Domande frequenti

Le cinque skill del video sono ufficiali di Anthropic?

No. Stop Slop, Claude Mem, UI UX Pro Max, Task Observer e Find Skill sono progetti di terze parti. Anthropic mantiene documentazione, specifiche e un proprio repository pubblico di skill, ma la presenza su GitHub non equivale a un’approvazione ufficiale.

Qual è la migliore skill per Claude?

Dipende dal problema. Stop Slop è orientata alla revisione stilistica, Claude Mem alla continuità tra sessioni, UI UX Pro Max al design, Task Observer al miglioramento delle procedure e Find Skill alla scoperta. La scelta deve considerare valore, dati trattati, permessi e reversibilità.

Una skill per Claude può essere pericolosa?

Sì. Se include script, usa la rete, legge file o installa altri pacchetti, può introdurre rischi di prompt injection, esfiltrazione, dipendenze compromesse o modifiche indesiderate. Va ispezionata e provata in isolamento prima dell’uso reale.

Che cos’è SkillSpector?

SkillSpector è uno strumento open source di NVIDIA per l’analisi statica delle skill degli agenti. Aiuta a individuare pattern sospetti prima dell’installazione, ma non sostituisce la lettura del codice, la limitazione dei permessi e i test in sandbox.

Claude Mem è adatto a documenti riservati?

Non va deciso in astratto. Prima occorre verificare archiviazione, retention, accessi, cancellazione, separazione dei progetti e policy aziendali. Per documenti riservati è prudente iniziare con dati fittizi e coinvolgere chi gestisce privacy e sicurezza.

Le skill sostituiscono la supervisione umana?

No. Rendono un agente più specializzato, ma non garantiscono correttezza. Per azioni ad alto impatto, dati sensibili o modifiche difficili da annullare è opportuno mantenere un’approvazione umana esplicita e log verificabili.

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