Ultimamente sto approfondendo il tema dell’intelligenza artificiale. Tra i vari libri letti, quello che ho trovato più efficace è certamente “Intelligenza artificiale. Guida al prossimo futuro” di Jerry Kaplan.

La lettura del libro mi ha ispirato ben due video: uno introduttivo e uno sulle professioni a rischio.

In questo video racconto che cos’è l’intelligenza artificiale:

In quest’altro video parlo di sette professioni a rischio:

Qui invece trovi il mio spettacolo “Stupidità artificiale Vs. Stupidità umana”:

Sabato 28 marzo 2020 la DJ La Mario di Radio Capital, in piena coronavirus, mi ha intervistato sul tema del contrasto alle fake news. Puoi riascoltare l’intervista qui:

Segui qui il videocorso gratuito sulle fake news:

Giovedì 26 marzo la direttrice di Varese Mese Chiara Milani mi ha intervistato sul tema della comunicazione digitale al tempo del Coronavirus (e sul tema della resilienza): l’intervista è andata in onda su Rete 55, stazione del varesotto.

Qui puoi rivedere l’intervista:

Dopo aver scritto un articolo (e girato un video) sulla gamification nella comunicazione online (leggi qui l’articolo “Gamification nella comunicazione digitale: 5 esempi”) sono andato a caccia di esempi di gamification nel mondo offline. E ho trovato un esempio molto interessante: una escape room in un museo. Si tratta dell’iniziativa del Museo Africano di Basella di Urgnano, in provincia di Bergamo. Ho fatto alcune domanda al direttore Flavio Pessina.

Come è nata l’idea di associare l’escape room, solitamente associata ai giochi e al team building, al tuo museo africano?

Il nostro museo dispone di due modelli indipendenti di escape room: una fisica e una virtuale.

Il gioco nasce dalla consapevolezza che la sala arte e la didattica digitale annessa è poco appetibile per le scuole primarie e secondarie in visita, se messa a confronto con i giochi di ruolo nel villaggio. D’altro canto la settantina di opere esposte richiede un’innovazione di prodotto se si vuole dar loro vita suscitando maggior interesse da parte dei visitatori. Infine è determinante l’incontro con Giuliano Gaia di Invisible Studio, che alla vista del villaggio esclama entusiasta: “Questi scenari sarebbero l’ideale per attività di team building”.

Tutti questi fattori mi portano, nella tarda estate dello scorso anno, a raccogliere nel Web materiale informativo e a preparare la prima escape room. Avendo maturato un’esperienza quasi ventennale di attività di didattica museale per le scuole dell’obbligo e di centri estivi, mi viene spontaneo partire da loro e complicare poi enigmi e percorsi anche  per giovani ed adulti.
D’altro canto il museo dispone di due soli ampi spazi espositivi da 225 mq, tra loro comunicanti, quindi capisco che, a differenza delle classiche escape room a 5-8 giocatori, posso e devo progettare un gioco per gruppi di partecipanti, corrispondenti a quelli delle altre attività nelle due sale, vale a dire 40-45 persone.
In questa logica non ci sarà una squadra vincente, ma sarà tutto il gruppo a riuscire o fallire nel tentativo di uscire dal museo nel tempo prestabilito. I/le partecipanti, divisi in squadre da 4-5 persone ciascuna, sono chiamati a risolvere enigmi per scoprire il legame tra gli oggetti esposti e le storie “verosimili” di 10 personaggi archetipi del villaggio o del mondo africano: la vasaia, la sacerdotessa, la consigliera, la guaritrice, l’ostetrica, il cantastorie, il capo villaggio, il re, il commerciante, lo scultore.

Ogni enigma/oggetto è legato a sei diversi fasi della vita: nascita, infanzia, giovinezza, età adulta, età anziana, oltre la morte. La narrazione e le domande risposte sono dei moduli Google da fruire attraverso i tablet e la rete wifi del museo.
Trovi un esempio in questo post di Linkedin (è una prima versione ora migliorata)

Al termine dei sei passaggi ogni squadra deve sbloccare uno scrigno contenente una parola che, combinata con tutte le altre, formano un proverbio. Il proverbio, inserito correttamente nel lucchetto digitale, mostra come sbloccare la porta radar di uscita dal museo.
Abbiamo già giocato con gruppi di 4° e 5° con 40-45 giocatori in contemporanea, con scuole medie e prima del blocco per Covid19 eravamo pronti al primo test della versione per adolescenti, adulti e giovani.

E la seconda modalità, quella virtuale?

L’escape room virtuale del museo nasce da un progetto più ampio ancora in fieri: mettere in rete alcuni musei virtuali amici, sia italiani che africani.

Come nel film “I guardiani del destino” (con Matt Damon ed Emily Blunt) l’idea è quella di partire dentro ad un museo, ma aprendo porte virtuali attraverso lucchetti digitali (come quello presente nell’attuale versione in linea attivabile dall’hotspot chiamato USCITA), “saltare” a Bobo Dioulasso in Burkina Faso, a Milano al Museo Arte e Scienza, a Roma al museo Pigorini, a Douala o a Bafoussam in Camerun, al museo dell’Ifan di Dakar e così via.

Questo presuppone ovviamente la creazione di una partnership con questi musei, le foto panoramiche da parte loro, la redazione delle schede informative delle opere ed il montaggio del tour da parte mia.

Poi il blocco delle scuole mi ha portato a chiedermi: cosa può fare il museo africano per le scuole in questo periodo di Didattica A Distanza? Cosa posso fare io?

Ho quindi iniziato a realizzare una versione per scuole superiori che potete vedere qua: escape room virtuale per scuole superiori.

All’interno di questo tour si possono fare due cose:

  • esplorare virtualmente la sala arte del museo, leggere le info per ogni opera e, se si vuole saperne di più, continuare ad approfondire attraverso la guida on line guidamuseoafricano.it;
  • muoversi tra le sei diverse viste della sala per raccogliere i 12 indizi nascosti che formano la chiave finale per uscire dal museo.

Va da sé che il museo reale ha anche altri ambienti: il villaggio, in primis. Per quello ci sono già delle riprese panoramiche, ma al momento non è ancora stato costruito un tour che lo comprenda. Ci arriverò, ma il concept è sempre quello di informare e divertire, quindi sarà ancora attraverso un’escape room o una caccia al tesoro, vedremo… 

Torniamo per un momento al mio campo: lato comunicazione digitale, qual è il contenuto social che funziona di più per voi?

Sono attivo in LinkedIn da un paio di anni e insieme all’amico Marcello Cenati ci divertiamo a cercare e sperimentare soluzioni sempre innovative in ambito di didattica digitale. Diverse sperimentazioni diventano spesso delle innovazioni di processo e di prodotto delle attività di didattica museale, di cui rendo conto attraverso dei post. In altre parole: soluzioni per le scuole e per altri musei. La stessa cosa avviene nei gruppi tematici Facebook “Musei e social media”, “Museologia” e “Didattica museale”, ma in questo caso reach ed engagement sono più bassi. A molti partecipanti non interessa il confronto, ma solo promuovere le proprie attività. Per questo nell’ultimo anno sono ormai quasi stabilmente solo su LinkedIn.



La tua patente è un esempio lampante di gamification, uso di dinamiche ludiche in ambienti che non hanno nulla a che fare con giochi e videogiochi: se fai il bravo ti premiano (un paio di punti all’anno), se fai il cattivo ti penalizzano e se addiruttura perdi tutti i punti è “game over”, hai perso una vita e devi ripartire da capo.

Anche in ambito aziendale la gamification è ormai uno strumento fondamentale, soprattutto per coinvolgere Millennial e post, generazioni di fan della Playstation e delle altre console. Si usa nella formazione (personalmente tengo corsi sul personal branding con il metodo ludico Playbrand), nel training per le vendite, nel recruiting e anche nella comunicazione digitale. Riguardo alla comunicazione, eccone cinque esempi Web e social.

1 Riconoscere uno status

In questo esempio i più assidui utenti di Booking possono vantare delle coccarde!

2 Usare dei badge

Google incentiva le “local guide” con badge e punti:

3 Sfidare il lettore con un gioco social

Ecco un post di Ricola:

4 Sfidare il lettore con un gioco su Web

Il Corriere della sera ha introdotto l’aspetto ludico applicato al mondo delle news:


5 Challenge e i contest sui social

Qui la celebre Ice Bucket Challenge:

Il Late Tech Show

Questo video è stato mostrato nella quinta puntata di Late Tech Show:

 

Affronto tutti questi temi nei miei corsi sulla comunicazione digitale. Per informazioni, mandami un messaggio:

Scrivimi

 

Sabato 21 marzo 2020 la DJ La Mario di Radio Capital mi ha intervistato sul tema della navigazione familiare e delle attività da fare in famiglia, genitori e figli insieme.

Per riascoltare la puntata fai clic qui:

Le risorse citate:

Per approfondimenti sul tema della navigazione familiare:

Lunedì 16 marzo 2020 è andata in onda (in streaming, sui social) la prima puntata del Late tech show, ideato e realizzato dal giornalista informatico Gigi Beltrame. Si tratta di uno show dedicato alla tecnologia, pensato come format per la TV.
Hanno partecipato, oltre a me, con Stefano Epifani, Luisella, Giani Morena Porta, Marco Maria Lorusso, Elisa Mariani di Connexia, Roberto Bonin, Francesca Casolo, Andrea Benedetti e Germano Lanzoni, l’attore che interpreta, tra gli altri, Il Milanese Imbruttito. I temi: come organizzare un evento online, studiare online, fare un meeting online, cos’è la sostenibilità e digitale e come diventerà centrale per tutti noi, cosa non fare su LinkedIn (il mio contributo, vedi sotto), come i videogiochi siano diventati una forma di intrattenimento a tutto tondo, come usare i dati per realizzare un progetto per capire meglio gli effetti del corona virus.

Ecco alcuni screenshot della diretta:

Ho contribuito con un video satirico su LinkedIn (“Le cinque peggiori headline”) che puoi rivedere qui:

 

Ho realizzato il mio videocorso di LinkedIn Sales Navigator: non è la registrazione di un webinar, bensì di un corso pensato, registrato e montato per l’e-learning, la formazione a distanza.

Perché un corso sul Sales Navigator?

Se LinkedIn è la piattaforma ideale per fare social selling, LinkedIn Sales Navigator è lo strumento (Premium) più indicato per passare dalla teoria alla pratica. Il corso è pensato per accompagnare lo studente in un percorso fatto di concetti e, soprattutto, pratica, grazie a dei videotutorial, passo a passo per imparare ad attivare (gratis), usare e ottimizzare l’uso dello strumento.

La struttura del corso sul Sales Navigator

Sono previste 7 videolezioni:

  1. Introduzione al corso e al Sales Navigator 
  2. Tutto quello che devi sapere su LinkedIn Sales Navigator
  3. Come attivare la prova gratuita di un mese (videotutorial)
  4. La procedura di configurazione iniziale (videotutorial)
  5. Come trovare le lead (videotutorial)
  6. Tattiche di ricerca avanzate (videotutorial)
  7. Che cosa sono e come usare le InMail

Il corso ha una durata totale di 80 minuti; è previsto anche un test finale.

Come acquistarlo?

Direttamente qui:

La regola del maiale applicata al digitale recita: dei contenuti non si butta via niente! Per esempio un video può diventare un testo scritto. Per evitare di “sbobinare” il filmato a mano, in questo video propongo due strumenti online gratuiti: uno funziona con tutti i video di YouTube, l’altro permette di caricare un video qualsiasi dal PC.

Scopri il libro “Content is king” con oltre 100 strumenti gratuiti utili per la comunicazione digitale:

Domenica 15 marzo 2020 la DJ La Mario di Radio Capital mi ha intervistato sul tema dello smart working e delle riunioni a distanza.

Per approfondimenti sul tema guarda questo video:

Qui trovi le info sul corso sullo smart working: