Il 15 dicembre 2020 sono stato intervistato da Lorenzo Zacchetti di Radio Lombardia nella sua nuova trasmissione dedicata al Brand Journalism, che lui stesso ha presentato così a Spot & Web:
“Un appuntamento – afferma Lorenzo Zacchetti – per curiosare e comprendere i ‘segreti’ dei più grandi comunicatori: dalla pubblicità, alla CSR al mondo della live communication e dei media. Proveremo inoltre con gli ospiti in studio di spiegare quali sono le caratteristiche e le qualità per diventarne protagonista e, per voce di chi è già un ‘guru’, capire come intraprendere i primi passi ed avere successo in un settore così affascinante ma anche molto complicato”.
Lorenzo mi ha rivolto diverse domande, per ognuna ho creato un video a parte.
Qui ho parlato della mia esperienza di consulente per la comunicazione digitale d’impresa.
Fake news e pericoli della Rete
A partire dal testo “Manuale per difendersi dalla post-verità”, in questo spezzone parlo di fake news e pericoli della Rete, con una coda sulla comunicazione social al tempo di TikTok.
https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2020/12/1-2.png7201280Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2020-12-30 08:56:492020-12-30 08:56:49Il film Brexit – The Uncivil War e il microtargeting di Facebook [video]
[Questo articolo è stato pubblicato su StartUp News il 18 dicembre 2020]
Lavorando con LinkedIn mi capita sovente di imbattermi in applicazioni o servizi di terze parti che promettono di ampliare le potenzialità del social professionale di Microsoft o di sfruttarne i dati. Una di queste mi ha particolarmente colpito: si chiama Shield. Per presentarla ho intervistato Filippo Piras, Growth Marketing Manager di Shield.
Da quale esigenza nasce Shield?
Shield nasce dall’esigenza di misurare e riportare le statistiche dei contenuti LinkedIn per uno o più profili personali aggregati. Alex ed Andreas, rispettivamente CEO and CTO, prima di fondare Shield lavoravano assieme per una azienda di consulenza locale chiamata Agile Squad. Essi lavoravano con brand scandinavi come BCG Nordics e Danske Bank. Andreas ed Alex notarono la mancanza di una soluzione in grado di aggregare statistiche di contenuti su illimitati profili personali su LinkedIn per programmi di Employer Branding e Employee advocacy. Dopo aver notato questo gap decisero di chiudere Agile Squad e sviluppare un prodotto per colmare questa mancanza. Dopo circa un anno di product development, Alex e Andreas fondarono Shield.
Come funziona, in pratica, e a chi potrebbe servire?
Shield propone sia un piano per B2C che per B2B. Singoli utenti LinkedIn, Agenzie PR, Agenzie di digital Marketing, PMI e grandi imprese utilizzano Shield per misurare l’impatto dei loro contenuti organici, massimizzare la loro reach e aggregare contenuti statistici su più profili personali attraverso una dashboard. Shield raccoglie questi dati attraverso il proprio API che comunica con l’API di LinkedIn durante il processo di onboarding.
Quanta intelligenza artificiale usate e quanta prevedete ce ne sarà in futuro?
Al momento Shield è una piattaforma puramente descrittiva e di monitoraggio di statistiche dei contenuti condivisi da profili personali. Shield ha più di 5000 utenti attivi. Attraverso i dati raccolti dai nostri user, Il piano per il 2021 e per i prossimi anni è di educare la piattaforma e aggiungere sempre più intelligenza artificiale. Tutto ciò al fine di fornire maggiori insight sull’engagement dell’audience di ciascun membro LinkedIn e ciascun brand.
https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2020/12/shield_app_employee_advocacy_linkedin_intervista_piras.png12602240Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2020-12-18 09:07:402020-12-18 09:08:04Shield: la app per l’employee advocacy su LinkedIn [StartUp News]
Simone Gambirasio è un autore di testi di divulgazione informatica: ha scritto diversi titoli per Hoepli sulle tecnologie Apple e sta realizzando un corso di storytelling su Bookboon.
Simone, qual è il tuo segreto per scrivere titoli che funzionano?
Per i titoli uso la tecnica “Cosmopolitan”…
Cosmopolitan, la rivista femminile di Hearst?
Sì, quella. La tecnica consiste nel prendere titoli forti di un tema profondamente lontano dal tuo, per esempio i titoli di Cosmopolitan che sono fatti per attrarre l’attenzione nelle edicole, e adattarli al tuo tema.
Puoi fare un esempio?
“I cocktail migliori e peggiori della tua vita” può diventare “Le abitudini migliori e peggiori che hai sul lavoro”.
Interessante, vai con un altro esempio…
“Perché non riesci a smettere di mangiare Nutella?” diventa “perché non riesci a smettere di giocare con la PlayStation?”.
Il gioco è semplice!
Già, ripeto: il trucco è prendere formati stra-rodati, testati, in un altro ambito. E provarli. Ti faccio una confessione…
Quale?
Ho un file su Evernote con le formule dei titoli. Ne ho circa 20 che ruoto e vedo quali funzionano di più in base agli argomenti. Su alcuni faccio anche A/B test, specialmente sui social.
Interessante. Un esempio da rubarti?
Ora puoi avere [qualcosa di desiderabile] e [grande circostanza]. Se parliamo di sistemi operativi può diventare “Ora puoi possedere un Mac fantastico e continuare a eseguire Windows”.
Bello, un altro esempio? (Scusa, ne approfitto…)
[Fai qualcosa] come [esempio di livello mondiale]. Se applicato allo studio delle lingue potrebbe essere: “Parla spagnolo come un diplomatico”. In tutt’altro ambito: “Fai festa come Paris Hilton”.
Ancora, ancora (è una droga)!
Crea un [o] costruisci un [vuoto] di cui essere orgoglioso. Potrebbe diventare “Conquista un corpo di cui essere orgoglioso” oppure “Costruisci una campagna di cui essere orgoglioso”.
Ottimo, ci provo anche io: “Scrivi titoli come Simone Gambirasio”…
Gli approfondimenti
Che cos’è Cosmopolitan?
“Cosmopolitan è un popolare mensile americano rivolto alle donne, che tratta argomenti relativi all’amore, alla sessualità, alla salute, alla carriera, alle celebrità oltre che a moda e bellezza. Pubblicata negli Stati Uniti dalla Hearst Magazines fin dal 1886, Cosmopolitan vanta 58 edizioni internazionali, è stampato in 34 lingue e distribuito in oltre cento nazioni” (Wikipedia).
Che cos’è un A/B Test?
Si tratta di una forma di test di verifica d’ipotesi, derivato dalla statistica, applicato al mondo Web in diversi ambiti: Web design, Web marketing, lead generation, ecc. Per esempio nella user experience design si devono individuare i cambiamenti delle pagine Web che massimizzano il risultato sia in termini di interesse che di risultati concreti (come il numero di clic, le conversioni). Per esempio Barack Obama, grazie a degli A/B Test fatti con la piattaforma Optimizely, riuscì a incrementare la raccolta di donazioni.
Nel numero invernale di Wired il giornalista Antonio Dini mi ha intervistato sulla mia attività di educatore digitale nelle scuole:
La giornata di un formatore comincia con una lezione-conferenza in una scuola della provincia milanese. Siamo in tempi pre-Covid, quando ancora ci si poteva frequentare di persona. Gianluigi Bonanomi va alla lavagna, prende il pennarello cancellabile e chiede agli studenti: quali app social avete sul vostro smartphone?
È un crescendo. «In media», dice, «in una classe di 25 ragazzi possono venire fuori anche 34 applicazioni diverse. Dai soliti noti, come TikTok e Instagram, alle più particolari, fino a quelle mai sentite, roba semisconosciuta agli over 20». La lista, dunque, è lunga: alcune sono tool per i videogiocatori come Discord, altre sono social peer-to-peer tipo Mastodon. ThisCrush, invece, permette di confessare in modo anonimo la cotta per il compagno di banco; Tellonym, nata dalle ceneri di Ask.fm (piattaforma web bruciata dalle app mobili), è basata sullo stesso concetto: tell anonymously, diglielo di nascosto. «Alcuni di questi ragazzi non sapranno mai creare un documento Word e inviarlo con una mail da Outlook», dice Bonanomi, «anche perché spesso non hanno o non usano il pc. Ma sono campioni di un altro sport, per così dire. Sono nati sullo smartphone e cercano di restarci il più possibile».
https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2020/12/intervista_wired_dicembre_2020_gianluigi_bonanomi.png12602240Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2020-12-16 14:38:092020-12-16 14:39:28“Computer anche no”: la mia intervista per Wired (dicembre 2020)
La parola archetipo indica un primo esemplare assoluto, un prototipo. È un’immagine originale, un punto di riferimento collettivo, un pensiero originario. Praticamente si può definire come un modello che si dà per scontato. Dobbiamo i primi studi sugli archetipi a Carl Gustav Jung: li definiva come “impostazioni psichiche innate trasmesse in modo ereditario”, parlando appunto di schemi collettivi ereditari, identici per tutti gli individui. Si parla sia di personaggi archetipici che di storie archetipiche.
I personaggi archetipici, che in qualche modo abbiamo già visto nel viaggio dell’eroe, sono qui rappresentati:
Ecco alcuni esempi presi dal mondo del cinema o della letteratura:
Eroe: Superman
Mentore: Obi-Wan Kenobi
Guardiano della soglia: Whoopi Goldberg in Ghost
Messaggero: Gandalf
Mutaforme: Gollum
Ombra: Dart Fener
Imbroglione: Gatto e la Volpe di Pinocchio
Vladimir Jakovlevič Propp, linguista e antropologo russo, studiando fiabe e favole popolari, propone un elenco di personaggi leggermente diverso (inserisco anche un esempio):
L’eroe o la vittima/il ricercatore: Peter Pan
L’antagonista: il lupo cattivo
Il mandante: la madre di Cappuccetto Rosso
L’aiutante: i 7 nani
La principessa o il premio: Fiona di Shrek
Il padre di lei: Maurice, il padre di Belle ne “La Bella e la Bestia”
Il donatore: la fatina di Cenerentola
Il falso eroe: le sorellastre di Cenerentola
Jung propose questi archetipi della personalità:
Eroe
Ribelle
Mago
Burlone
Uomo Comune
Amante
Creatore
Angelo custode
Sovrano
Innocente
Esploratore
Saggio
Questo di Jung è l’elenco che più si usa nel mondo della pubblicità. E che si possono ritrovare anche nel mondo della comunicazione social.
Qualche esempio? Ecco l’archetipo del ribelle:
Ed ecco l’angelo custode, anche se non umano:
Qui l’esploratore:
Ecco i sette modelli di racconto archetipico, con esempi presi dal mondo del cinema:
vincere sul cattivo (Harry Potter)
l’ascesa verso il successo (Forrest Gump)
la missione/la ricerca (Il signore degli anelli)
il viaggio (Into the wild)
la rinascita (La bella e la bestia)
la tragedia (Philadelphia)
la commedia (Bridget Jones)
Uno degli schemi più potenti è il cosiddetto “Vincere sul cattivo”, che può essere declinato anche in “Bene Vs. Male”. Il giornalismo ne fa largo uso, del resto far schierare il pubblico è il modo migliore per coinvolgerlo: la Grecia contro la Troika europea, i gilet gialli contro Macron, i cittadini contro la Casta, Usa contro Cina (Trump contro Huawei), Rolando contro Messi e così via. Anche sui social è uno schema facilmente replicabile; in questo caso la contrapposizione è Contribuente-Fisco:
Anche l’ascesa verso il successo è uno schema assai utilizzato:
Qui, infine, la rinascita:
Archetipi junghiani e giornalismo: il caso Elon Musk
Uno dei personaggi più iconici della nostra era tecnologica, orfana di Steve Jobs, è certamente il sudafricano Elon Musk. Con gli esempi che seguono voglio dimostrare come siano stati usati tutti gli archetipi visti prima per descriverlo.
Iniziamo dall’uomo comune. Altro che miliardario, è come tutti noi poveracci!
È talmente come noi che ha subito anche bullismo, povero innocente.
Qui invece è nelle vesti del sovrano, del despota.
Ma un sovrano ha anche il ruolo dell’angelo custode, del buon padre di famiglia.
È chiaro che per innovare occorre essere fuori dagli schemi, quindi ribelli.
Ma Musk è soprattutto un visionario, addirittura un mago che fa profezie.
Vuoi che Musk non sia anche un giullare, divertente, con le sue mattane?
Qui è nei panni dell’esploratore che ci porterà a vivere su Marte.
Qui è l’eroe un po’ folle.
Ecco il creatore (con la c minuscola?)!
Il nostro angelo custode, quello che ci salverà!
Nel processo di beatificazione non poteva mancare il Musk privato, l’amante.
Online, sul sito di Primopiano, trovi il mio videocorso sul digital corporate storytelling. Una miniera di idee e strumenti , con tantissime strategie subito applicabili alla tua realtà: 8 ore totali di formazione con 18 esercitazioni pratiche. Qui il link per iscriversi.
https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2020/12/1-1.png7201280Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2020-12-08 11:45:432020-12-09 14:42:52Storytelling e archetipi junghiani: il caso Elon Musk
https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2020/12/videocorso-gratis-notiziabilita-giornalisti-bonanomi.png7201280Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2020-12-03 18:18:072020-12-03 18:18:07Il nuovo videocorso (gratis) sulla notiziabilità
https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2020/12/1.png7201280Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2020-12-02 10:56:122020-12-03 18:22:35Link su LinkedIn: il metodo C.U.R.A.
https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2020/12/apertura_pagina_linkedin_aziendale_bonanomi.png7201280Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2020-12-01 19:14:072020-12-01 19:16:41Pagina LinkedIn aziendale: due video da vedere prima di aprirla
Marco Maltraversi, Davide Prevosto e Giovanni Sacheli hanno pubblicato con l’editore LSWR il testo “Seo audit avanzato – Strategie e tecniche di ottimizzazione dei siti web sui motori di ricerca“. Ho voluto fare quattro chiacchiere con loro sulla SEO Audit: per semplificare è l’insieme di tecniche, analisi e verifiche da applicare a un sito web per valutarne la solidità a livello SEO; si studiano gli aspetti di un sito che, sia dal punto di vista tecnico sia da quello contenutistico, possono impattare sulla visibilità nei motori di ricerca.
Prima di entrare nel merito, faccio un passo indietro. La prima domanda riguarda la SEO in generale, spesso sottovalutata durante la realizzazione di un sito Web: come mai è un errore?
Costruiresti una casa senza aver prima progettato con cura le fondamenta, l’impianto elettrico e il sistema di riscaldamento? Realizzare un sito web senza tenere conto dell’enorme potenziale offerto dalla SEO è un errore madornale, in quanto si rinuncia da subito a sfruttare una lunga serie di opportunità. Ma non solo. Se in futuro si volesse mettere mano allo scenario SEO del proprio progetto, si potrebbe essere costretti ad apportare delle modifiche importanti e investire quindi ulteriore tempo e denaro.
Per questo motivo è essenziale definire la strategia SEO nella fasi di sviluppo di un sito web: curare tutti gli aspetti tecnici on-site, focalizzarsi sulle performance e analizzare il modo in cui gli utenti ricercano la tipologia dei servizi offerti sono la base per realizzare un ottimo prodotto, apprezzato dalle persone e dai motori di ricerca.
SEO Audit può essere una nuova professione del web: che cosa bisogna studiare per fare questo mestiere?
Diciamo che la SEO è una professione, l’Audit SEO è una delle operazioni che un SEO deve conoscere per individuare possibili problematiche e risolvere situazioni critiche. Se dobbiamo fare una similitudine il SEO è l’ingegnere civile, mentre l’audit SEO è lo studio di come poter ristrutturare un’abitazione analizzando ogni criticità per farla ritornare al suo vecchio splendore (se non di più).
La SEO sta div
entando una disciplina molto tecnica per questo è necessario un costante aggiornamento: in primis abbiamo creato il libro SEO Audit Avanzato con questo scopo: dare un punto di vista tecnico, strategico completo sulle attività fondamentale e imprescindibili della SEO.
Ci sono inoltre diversi corsi online che possono prepararti a questa disciplina, uno di questi è www.deepseo.it in cui si illustrano step by step i passi da fare per imparare questa disciplina complessa.
Infine tanta tanta pratica che ti permetterà di capire effettivamente come ragionano i motori di ricerca e applicare tutto quello che puoi apprendere sui libri o corsi online.
Che consigli si trovano nel vostro libro per chi vuole fare SEO audit?
Nel nostro manuale per professionisti il processo di auditing di un sito web viene sviscerato e diviso in micro-controlli che, come avrà modo di constatare che acquisterà il libro, sono specifici ma anche molto differenti l’uno con l’altro. Si devono analizzare i testi delle pagine e valutare la qualità e profondità dei contenuti, ma è anche necessario verificare aspetti tecnici come il robots.txt, la sitemap, le intestazioni http e molto altro ancora. Un bravo SEO deve essere poliedrico e deve quindi avere i giusti equilibri tra competenze differenti:
deve conoscere il markup HTML e magari qualche linguaggio web aggiuntivo (PHP,
JavaScript, Python, CSS, …)
se vuole ottimizzare i contenuti deve essere bravo a scrivere
deve anche essere analitico per navigare nel mare magnum di dati che gli strumenti del
mestiere forniscono
deve essere curioso di natura e avere voglia di studiare, perché per fare una buona SEO è
necessario rimanere aggiornati
Insomma, la SEO è un gran bel lavoro e per massimizzare i propri risultati risulta utile un profilo con il giusto mix di competenze tecniche ed umanistiche.
https://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2020/12/SEO_Audit_intervista.png12602240Gianluigi Bonanomihttps://www.gianluigibonanomi.com/wp-content/uploads/2018/10/bonanomi_logo_156.pngGianluigi Bonanomi2020-12-01 15:13:002020-12-01 15:13:00Nuove professioni del Web: che cos’è la SEO Audit?