La comunicazione, in ogni sua forma, è un aspetto fondamentale della vita di ogni essere umano. Grazie ad essa si condividono informazioni, si creano relazioni e non si smette mai di imparare. E poi, grazie alla comunicazione, si vende, si seduce, si prega e altro ancora. Qualche filosofo ha speculato sul fatto che, grazie alla comunicazione, alle parole, si crei la realtà.

Negli ultimi decenni è letteralmente esplosa la comunicazione digitale che permette ad aziende e professionisti del settore di raggiungere in modo più preciso e diretto il proprio pubblico di riferimento. Del resto siamo nell’era della disintermediazione: un tempo mi servivano rivista, editore, stampatore, distributore ed edicola per “parlare” al mio pubblico; ora mi basta questo sito Web. Non è la stessa cosa? Beh, numericamente sì: in media con Computer Idea vendevamo 150.000 copie. Questo sito registra gli stessi “accessi unici” su base annua.

La “comunicazione digitale” è un argomento piuttosto complesso e variegato e, soprattutto, un settore in evoluzione continua, figuriamoci dopo la pandemia: saperla sfruttare in modo adeguato permette alle aziende di “parlare” a un pubblico ancor più numeroso ed eterogeneo rimanendo in target con il proprio business. Lavorare nel mondo della comunicazione e del marketing richiede una buona formazione universitaria e una pianificazione accurata per scegliere il percorso migliore per sviluppare la propria carriera. Un professionista della comunicazione digitale si occupa non solo di informare ma anche di individuare il pubblico di riferimento e di trovare lo strumento più adeguato per coinvolgerlo attraverso una serie di strategie ad hoc.

Il mondo digitale ha cambiato il modo di fare comunicazione

Il mondo digitale ha letteralmente rivoluzionato i vecchi modelli di business e, soprattutto, il modo di comunicare delle aziende: migliorare l’immagine di un brand, sviluppare strategie di marketing vincenti per attrarre nuovi clienti e mantenere l’interesse di quelli più fedeli sono alcuni dei compiti richiesti ai cosiddetti professionisti della comunicazione digitale.
Attraverso web, blog e social media la comunicazione digitale assume un valore ancor più rilevante, perché è in grado di amplificare la diffusione di qualsiasi genere di contenuto. Proprio per questo motivo il marketing e la comunicazione digitale vanno pensati in modo diverso: vanno studiati e pianificati tenendo in considerazione il pubblico che si vuole attrarre e gli strumenti da usare. Per le aziende è indispensabile avere nel proprio organico dei professionisti che sappiano sfruttare al meglio tutte le opportunità di marketing che il web è in grado di offrire. Per questo motivo è utile per le aziende investire nella formazione del proprio personale attraverso dei corsi online dedicati alla comunicazione digitale; soprattutto per quei giovani che si affacciano sul mercato del lavoro e che vogliono far parte di un mondo complesso come quello della comunicazione.

Come diventare un professionista della comunicazione digitale

La necessità di produrre e gestire contenuti ha cambiato il modo di comunicare delle aziende con gli utenti e clienti. Per rispondere a questa esigenza occorrono figure specifiche in grado di gestire e coordinare l’intero processo comunicativo. La comunicazione digitale necessita non solo di competenze tecniche ma anche di capacità di relazionali nella gestione del lavoro. Quali sono le competenze necessarie richieste a un professionista della comunicazione digitale? Quali sono le figure professionali più richieste da aziende e agenzie del settore?

I profili più apprezzati e ricercati nel mondo della comunicazione digitale 2.0 sono molteplici e variegati: si va dal classico addetto stampa  2.0 fino all’innovativo digital strategist, senza dimenticare il responsabile comunicazione, il social media manager, il community manager o il web content writer. Ma potrei sciorinarne tantissimi altri: dal growth hacker al funnel specialist, per citare i due più “esotici”.

In particolare, a detta di LinkedIn, dopo la pandemia vi è stato un boom di richieste di esperti di digital marketing e social media manager. Quali competenze servono? Strategia di marketing, social media marketing, branding, pubbliche relazioni, gestione delle campagne, Google Analytics, blog, copywriting.

Ogni figura ha un ruolo ben definito in quel delicatissimo meccanismo che è la comunicazione digitale. Per esempio, l’addetto stampa deve selezionare e gestire il flusso di informazioni verso i media. Oltre alla classica preparazione dei comunicati stampa, si occupa delle relazioni con i giornalisti e con tutte le figure di riferimento del settore lavorando sui canali social/online della propria azienda.

L’addetto stampa solitamente lavora a stretto contatto con il “responsabile comunicazione” che si occupa di sviluppare e studiare le strategie di comunicazione di un’azienda. Questa figura professionale ha un ruolo fondamentale nella gestione della comunicazione interna ed esterna della propria organizzazione: è il riferimento per quanto riguarda le strategie, tecnologie e trend del settore da seguire.

Con l’esplosione delle piattaforme social la comunicazione è cambiata per l’ennesima volta: il social media manager si occupa di gestire la presenza dell’azienda sui vari Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram e compagnia bella. Questa figura prepara una strategia per sfruttare i canali social e, soprattutto, deve stabilire lo stile di comunicazione e il “tone of voice”, ossia il modo con cui l’azienda comunica la propria personalità. Si occupa in prima persona (o in collaborazione con il suo team) della realizzazione dei contenuti e della gestione operativa.

La gestione delle community è un altro aspetto importante nella comunicazione digitale: il community manager è la persona che si occupa di monitorare le conversazioni e i comportamenti della propria comunità sui canali social e sui siti istituzionali della propria azienda. Un buon community manager deve controllare anche la “web reputation” oltre a creare engagement sulle piattaforme social e favorire l’aggregazione tra i membri stessi della community.

Un’altra figura essenziale nella comunicazione digitale è il “web content writer” che si occupa di preparare tutti i contenuti testuali per il web e le piattaforme social. Dal semplice articolo di un blog fino alla descrizione di un prodotto, il web content writer deve essere in grado di preparare contenuti ad hoc per trasmettere il messaggio desiderato. Questa figura si occupa anche delle tecniche SEO per incrementare il traffico in entrata su un portale o un blog o per posizionare al meglio i contenuti creati e intercettare nuovi potenziali clienti.

Infine, in un’azienda attenta alla comunicazione non può mancare una figura importante come quella del “digital strategist”, il professionista che si occupa di studiare e pianificare la strategia unica per tutte le piattaforme/canali social dell’azienda. Il digital strategist deve anche definire i famosi KPI (“Key Performance Indicator”), quegli indicatori/parametri usati per misurare l’andamento della strategia utilizzata dall’azienda.

Come acquisire le competenze necessarie per la comunicazione digitale

Chiaramente, non tutte le competenze possono essere acquisite durante un classico percorso di studio: molte andranno “imparate” sul campo, sporcandosi le mani, lavorando direttamente con altri professionisti/esperti del settore in aziende e agenzie di comunicazione (io ho fatto – anche – così). Questi argomenti possono essere approfonditi in molti modi: per esempio, frequentando dei Master post-laurea, con manuali e testi ad hoc, tramite blog e siti tematici oppure seguendo dei corsi online.

Quest’ultima possibilità può essere la soluzione migliore e la più veloce per imparare tutti i trucchi (o quasi) del mestiere, per acquisire quelle competenze che possano fare veramente la differenza per la propria azienda e carriera. Un buon corso digitale deve offrire a chi lo segue un quadro completo di tutte le competenze necessarie e deve offrire dei contenuti di qualità. In Rete puoi trovare un’infinità di corsi e offerte tra cui scegliere: come fai a selezionare quella giusto per te e la tua azienda? Saper distinguere un corso digitale online valido da uno pressoché inutile non è facile. È importante studiare con attenzione il programma del corso che si vuole seguire ed è consigliabile diffidare di quelli che promettono di tutto e di più. Affidarsi a nomi o brand conosciuti non mette al riparo da qualche sgradita sorpresa: quando devi scegliere un corso, dai fiducia a chi ti garantisce il raggiungimento di obiettivi chiari e ben definiti, non cercare gente che promette miracoli o cose assurde. Dai un’occhiata anche ai commenti e alle opinioni soprattutto sui canali social di chi ha già svolto quel corso e fai qualche ricerca online sull’azienda o il docente che lo tiene. È consigliabile non fare molto affidamento sui siti istituzionali: oltre ai commenti fake, molte aziende fanno sparire abilmente le recensioni negative mettendo in evidenza solo quelle positive. Avere un docente “famoso o prestigioso” non garantisce il raggiungimento di obiettivi e competenze. Meglio puntare sulle esperienze e sulla capacità del docente (dare un’occhiata al programma è fondamentale) e ricordarsi che ci vuole tempo per avere una formazione efficace.

I 10 motivi per cui dovresti seguire un corso di comunicazione digitale

Un corso digitale online presente degli indubbi vantaggi: le lezioni, spesso, sono dal vivo (in diretta streaming) e si possono rivedere quando si vuole e nelle modalità che si desidera (vengono preparati dei video ma anche dei podcast per il cosiddetto “e-learning”). Insomma, puoi avere videolezioni, approfondimenti ed esercitazioni senza lo stress di andare in aula. È possibile anche interagire con il docente in apposite sessioni per approfondire particolari tematiche o per fugare dubbi su argomenti poco chiari. Ecco una serie di 10 buoni motivi per seguire un corso di comunicazione digitale online

1 Per restare sempre aggiornato

La trasformazione digitale ha stravolto completamente il mondo della comunicazione. Nel nuovo millennio si hanno a disposizione talmente tanti dispositivi e canali digitali che è praticamente impossibile non riuscire a comunicare. L’importante è trovare il modo giusto per farlo, perché esiste una sostanziale differenza tra una comunicazione fatta tramite un’email o un commento pubblicato su una piattaforma social. Per questo motivo le aziende cercano di essere presenti sui principali canali digitali: la presenza stessa, però, non equivale a un successo garantito. Il pieno sfruttamento delle potenzialità di queste piattaforme può aiutare la comunicazione digitale e social della tua azienda? La risposta è affermativa.

2 Per gestire al meglio le piattaforme social

Per un’azienda o un marchio che vuole farsi conoscere è necessario essere online e curare con attenzione i propri canali social. Per esempio, un corso di comunicazione digitale dedicato ai social media ti permette di acquisire quelle competenze necessarie per gestire in modo ottimale i diversi canali. Un post su Facebook richiede un approccio diverso rispetto a uno da pubblicare su Twitter o Instagram. Ogni social network funziona in modo diverso e ha un proprio linguaggio e pubblico di riferimento: per ottenere dei risultati non devi non lasciare nulla al caso e prepararti in modo adeguato. Per esempio, LinkedIn è una piattaforma professionale ed è stata sviluppata appositamente per permettere ai professionisti del settore di interagire tra di loro. Quando pubblichi un contenuto su questo canale devi utilizzare un linguaggio professionale e serio. Su Twitter, invece, devi sfruttare la potenza degli hashtag “#” e concentrare i tuoi messaggi in pochi caratteri per condividerli velocemente. Con Facebook devi invece usare un linguaggio semplice e decisamente “informale” mentre su Instagram è apprezzatissimo uno stile molto più personale e così via.

3) Per posizionarsi su mercato

Posizionarsi sul mercato è importante così come trovare il modo più efficace rendere il proprio brand distinguibile da quello dei più diretti competitor. Una delle strategie più utilizzate per aumentare la visibilità del proprio marchio è lo “storytelling”. Raccontare una storia è il miglior modo per trasferire conoscenza ed esperienza, persuadere, coinvolgere le persone. Per un’azienda lo storytelling significa creare identità e questo metodo di comunicazione può essere utilizzato per convincere i clienti a comprare i tuoi prodotti o a seguire i tuoi contenuti, ma anche per motivare, orientare o convincere il personale all’assunzione di determinati standard di comportamento. Lo  “storytelling” può avere diverse finalità/utilizzi: puoi usarlo per vendere i tuoi prodotti/servizi o convincere i clienti, catturare l’attenzione del proprio pubblico o stimolarne un bisogno, aumentare la visibilità del brand o dell’azienda e persino promuovere le proprie competenze, esperienze e abilità professionali (il famoso “personal branding”). Con un corso di comunicazione digitale online puoi imparare a sfruttare lo storytelling in Rete e nei canali social. Il “digital storytelling”, infatti, si basa sulla produzione di diverse tipologie di contenuti per il web (video, audio, immagini, testi, mappe, infografiche e altro). Le aziende e brand affidano ormai la propria comunicazione a brevi racconti con immagini e video (il “visual storytelling”) per coinvolgere ancor di più il proprio pubblico. I brand più prestigiosi e le più importanti multinazionali hanno scelto da tempo questo approccio per comunicare con i loro clienti: lo storytelling riesce a creare un coinvolgimento maggiore e una migliore fidelizzazione.

4) Per fare Digital Advertising

Per sfruttare le principali leve del marketing digitale e tutti gli strumenti portati in dote dalla comunicazione 2.0 un corso di comunicazione digitale è importante, soprattutto per capire quali strategie usare per promuovere l’azienda e come analizzare il traffico sul sito e così via. Saper analizzare il proprio target online e pianificare delle campagne digitali ad hoc attraverso storytelling e altre forme di coinvolgimento è un requisito essenziale e nessuna azienda può fare a meno. Il Digital Advertising, infatti, non è altro che la “pubblicità online” che è strutturata in diverse componenti: il SEM (Search Engine Marketing) come Google Adwords o i banner pubblicitari; il Social Advertising (Facebook Ads, LinkedIn Ads, Youtube Ads e altro); il DEM (Direct e-mail Marketing); il Native Advertising. Una campagna di Digital Advertising offre una serie di vantaggi tra cui la possibilità di realizzare comunicazioni personalizzate in base all’utente e di monitorarle costantemente, senza investire delle grosse cifre.

5) Per acquisire nuovi clienti con il social selling

I social media offrono nuove opportunità, soprattutto la creazione di una relazione senza precedenti tra clienti e venditori, un rapporto basato sulla fiducia e sulla reputazione/credibilità. Il social selling è qualcosa che riguarda le relazioni che si instaurano tra le persone, ed è soprattutto una nuova strategia di vendita che permette arrivare direttamente al potenziale cliente e di costruire con lui una relazione duratura nel tempo. In poche parole, con il social selling vengono eliminati tutti i passaggi intermedi che caratterizzavano il processo di vendita. Si tratta di un cambiamento profondo: trasformare un normale visitatore di un sito in un “lead” è una bella sfida. Il lead non è altro che un potenziale cliente, nello specifico una persona che ha già manifestato interesse per un marchio, un servizio o uno specifico argomento, fornendo alcuni dati personali per essere contattato. Imparare a sfruttare il social selling è un buon motivo per seguire un corso di comunicazione digitale.

6 Per comunicare con i clienti già acquisiti

La “Customer retention” è la capacità di un’azienda di trattenere i propri clienti in un determinato periodo di tempo. Esistono diverse attività e strategie che vengono adottate dalle aziende/brand per incentivare i consumatori a riacquistare gli stessi prodotti o servizi, per sperimentarne di nuovi o per farli spendere di più negli acquisti successivi.

7 Per gestire la reputazione digitale

La gestione della reputazione online (brand reputation) è un problema molto sentito dalle aziende. È importante che i tuoi clienti abbiano e mantengano un’opinione positiva sul tuo brand: è fondamentale non solo per la visibilità della tua azienda ma anche per le vendite e i tuoi fatturati. La reputazione online di un brand stabilisce la percezione che i clienti hanno di te e della tua attività. Devi decidere come vuoi essere “visto/percepito” all’esterno e ogni strategia adottata deve avere degli obiettivi ben chiari da raggiungere. Un corso di comunicazione digitale può aiutarti a costruire la strategia vincente per il “personal branding”, il processo con cui puoi trasmettere la essenza della tua azienda e far capire cosa la distingue dagli altri competitor.

8 Per sfruttare il “Monitoring e Social Customer Care”

Quando un utente/cliente ha un problema e lo comunica attraverso i canali sociali/piattaforme istituzionali, l’azienda è chiamata a rispondere. Saper ascoltare è fondamentale ed è importante trovare il modo migliore per creare un dialogo diretto con il cliente/utente che ha un problema o che non è soddisfatto di un servizio. Avere un servizio di social customer care è un’ormai una consuetudine per ogni azienda, ed è importante avere un team dedicato di collaboratori capaci di rispondere in modo tempestivo a ogni richiesta di assistenza durante le diverse fasi del processo d’acquisto. Seguire un corso digitale può aiutare te e il tuo team a trattare con i clienti, scegliendo i canali social giusti per favorire l’interazione e la risoluzione dei loro problemi.

9 Per coinvolgere i dipendenti

Alle persone “interessa” la vita delle persone, la loro storia: spesso i consumatori soddisfatti si riconoscono nel brand o nei valori espressi dai modelli scelti per ispirarli. La “brand advocacy” non è altro che un indicatore utilizzato nella comunicazione digitale per esprime il grado di fedeltà di un cliente a un brand. O più semplicemente nella disponibilità del cliente a consigliare un prodotto o una marca ad altre persone. Con la “digital transformation” sono stati aggiunti nuovi strumenti e canali attraverso con cui condividere le proprie esperienze di acquisto/consumo, nuovi modi per sostenere i brand e le aziende. Sfruttare il passaparola generato dai “brand advocate” (i consumatori soddisfatti che consigliano un prodotto/servizio) è una delle chiavi per costruire una comunicazione efficiente: trovare questi utenti e saperli coinvolgerli è fondamentale. Un corso di comunicazione digitale può spiegare i meccanismi per scovarli e quali tecniche usare per sfruttarli.

10 Per trovare nuovi talenti da inserire nella tua azienda o team

Nell’era digitale la reputazione di un’azienda è tutto (o quasi). Chiunque, infatti, usa i social media o i motori di ricerca per ottenere referenze e notizie su una determinata azienda. L’employer branding, per esempio, è il modo in cui un’azienda viene percepita all’esterno da chi è in cerca di un impiego.

I tuoi collaboratori/dipendenti rivestono un ruolo essenziale nella creazione o nel mantenimento dell’immagine della tua azienda: hanno il potere di fornire referenze di grande valore e/o di scrivere recensioni, positive o negative, sul management e sull’azienda stessa. Avere un’immagine positiva può rivelarsi fondamentale per i tuoi profitti e per aumentare in modo esponenziale il valore della reputazione aziendale. Può servire anche per differenziare l’azienda dai tuoi concorrenti e ad avere un miglior numero di candidature e qualitativamente superiori. Costruire un’adeguata strategia di “employer branding” ti garantisce una maggiore fidelizzazione dei tuoi talenti. Per sfruttare completamente il potenziale dell’employer branding è importante definire sin da subito una strategia: per ottenere il migliore risultato e quali tecnologie adottare che c’è di meglio di un buon corso di comunicazione digitale online?

Contattami per un mio corso online

Durate la diretta live con Salvagente Italia del 19 settembre 2021, organizzata dal presente Mirko Damasco per lanciare l’evento del 26 settembre 2021 (eventosalvagente.it), abbiamo parlato di TikTok. In particolare siamo partiti da una notizia: il social cinese ha annunciato delle nuove misure per la tutela dei minori.

Qui puoi vedere la registrazione della diretta:

Essere presente in LinkedIn per un’azienda è semplicemente obbligatorio: non esserci equivale a non esistere! Nata come piattaforma rivolta ai professionisti e alle aziende, nel corso dell’ultimo decennio la creatura di Reid Hoffman ha mutato pelle e si è trasformata in un vero e proprio social network (e social media). Purtroppo, molte aziende fanno ancora fatica a comprenderne le potenzialità e non tutti i membri iscritti sembrano sapere cosa fare con tutti gli strumenti messi a disposizione dalla piattaforma.
Il social network professionale di Microsoft continua a essere la soluzione ideale per incrementare la visibilità e la popolarità di un’azienda o di un brand. Con LinkedIn, gli utenti hanno la possibilità di trovare il contatto “giusto” per avviare una carriera lavorativa (o avere una seconda chance), mentre per le aziende e i professionisti è il canale ideale per entrare in contatto con potenziali risorse, futuri partner e collaboratori.

La crescita di LinkedIn è esponenziale

Fino a poco tempo fa la piattaforma veniva utilizzata prevalentemente dalle aziende che facevano B2B (business-to-business) per farsi conoscere da fornitori e clienti: da qualche anno hanno iniziato a sfruttare LinkedIn anche le società B2C (business to consumer), come strumento utile per incrementare l’engagement e la fidelizzazione nei confronti del proprio brand.
I numeri di LinkedIn sono in costante crescita: il numero degli iscritti si aggira attualmente sui 750 milioni di utenti, di cui 15 milioni solo nel Bel Paese. Per quanto riguarda le aziende, si parla 55 milioni di società iscritte, con un’ulteriore crescita nell’ultimo anno. Per avere statistiche aggiornate in tempo reale puoi andare su statistiche LinkedIn.

Che cos’è una LinkedIn Company Page (Pagina Aziendale)

LinkedIn è il canale ideale per trovare le giuste connessioni per il tuo network di contatti e dare una bella spinta alla tua reputazione online. La pagina aziendale in LinkedIn è la vetrina dell’azienda, uno spazio utile per raccontare la tua mission e soprattutto fare branding.
Ci sono un paio di aspetti che non tutti conoscono e che è necessario considerare quando si crea una pagina aziendale. La prima cosa da ricordare è che la pagina aziendale non è un profilo personale! Sembra una cosa scontata ma non è così. Da un punto di vista visivo, la pagina aziendale è diversa quella di un profilo personale: hanno dei layout diversi. La prima cosa che devi fare è definire l’obiettivo principale della tua pagina aziendale: deve garantire l’awareness del tuo brand, l’incremento delle tue vendite, la fidelizzazione o il recruitment?

Come creare la tua Pagina Aziendale in LinkedIn

Innanzitutto, devi sfruttare i 100 caratteri disponibili nel campo “Nome” per inserire il nome del brand. Devi prestare attenzione a quello che stai per inserire: il nome è una di quelle informazioni che non si potranno più modificare successivamente. Il nome è fondamentale anche per l’URL stessa della pagina, soprattutto per apparire nei motori di ricerca e per essere trovati dai potenziali clienti.
Successivamente devi passare al campo “Sito Web” e inserire il link della tua azienda. Per completare la pagina dovrai aggiungere altre informazioni riguardanti la tua azienda: dalle dimensioni fino al settore e così via. Dovrai semplicemente selezionare una delle voci disponibili e completarle. Un altro passaggio importante riguarda il logo della propria azienda: puoi inserirne uno ufficiale e hai 120 caratteri per descrivere la “mission” e quello che vuoi. Una volta creata la pagina aziendale dovrai concentrarti nella creazione/preparazioni di contenuti per far conoscere meglio la tua azienda.

Le funzionalità poco conosciute di una Pagina Aziendale

Per rendere più efficace la presenza della tua azienda su LinkedIn devi prestare attenzione a un po’ di cose. Per esempio, ci sono un paio di funzionalità, poco note, che devi conoscere per realizzare la pagina aziendale perfetta. Non devi limitarti a inserire alcune parole chiave o a scrivere una serie di contenuti: per aumentare la visibilità della tua pagina, per esempio, devi cominciare a sfruttare l’area “Specialities”. Gli iscritti spesso tendono a ignorare le specialità, le parole chiave che aiuteranno le persone che sono interessate a quello che fa la tua azienda a trovarti. È importante scegliere le parole giuste: prenditi tutto il tempo necessario per individuare quelle che possono davvero fare la differenza nel tuo settore di riferimento.
Ricapitolando, nelle specialità devi inserire almeno una ventina di keyword per aiutare l’algoritmo di LinkedIn a indicizzare al meglio i risultati. Il motore di ricerca della piattaforma, infatti, deve avere informazioni del tipo cosa fa la tua azienda, quali sono gli obiettivi che si prefissa il tuo brand e così via. È importante domandarsi quale tipologia di contenuti e informazioni il tuo potenziale cliente (prospect) potrà trovare su quella pagina o quali keyword un cliente o un potenziale partner utilizzerebbero e altro ancora. Se i tuoi prospect, per esempio, provengono da diverse nazioni è fondamentale aggiungere una descrizione della tua azienda in più lingue. È consigliabile preparare delle descrizioni ad hoc,  tradotte e adattate per il mercato di riferimento. Perché può verificarsi che in Italia siano disponibili determinati prodotti e servizi, in altri paesi altri ancora no e altro ancora. Per questo motivo le pagine aziendale nelle diverse lingue devono essere totalmente indipendenti.

Sfruttare il sito ufficiale aziendale

Per aumentare i follower della tua pagina aziendale puoi inserire sul sito istituzionale un collegamento diretto a LinkedIn: chi arriva lì, se interessato, ti seguirà anche su questa piattaforma aspettandosi contenuti di un certo tipo per conoscere meglio l’azienda, i suoi valori e la sua mission.

Chi amministra una pagina LinkedIn, poi, ha a disposizione una serie di inviti (nell’ordine delle centinaia di unità) che possono essere sfruttati per chiedere alle persone nella tua rete di contatti (di 1° livello) a seguire la pagina LinkedIn. È importante “invitare” solo chi può essere interessato alla tua azienda (prospect, fornitori, clienti attuali o collaboratori). Ai “fortunati” arriverà una notifica solo con il nome della pagina e la persona che l’ha inviata: è fondamentale essere “conosciuti” per far accettare l’invito.

Prima di lanciare l’invito a così tante persone, puoi saggiare l’umore dei tuoi follower preparando un post sul tuo profilo personale in cui parlerai dei contenuti che stai per pubblicare, degli obiettivi che vuoi raggiungere e così via. In questo modo non andrai a sprecare gli inviti a disposizione. Alternativamente puoi condividere la tua pagina aziendale anche in un messaggio privato, sempre alle tue connessioni di primo livello. Così facendo hai la possibilità di spiegare in modo dettagliato il perché dell’invito e vantaggi che la persona potrà avere dal seguire la tua pagina aziendale. Ricapitolando, cerca di selezionare attentamente le persone (devono essere in target con i tuoi obiettivi) a cui mandare gli inviti e limita lo spam compulsivo. Da evitare assolutamente una pagina aziendale autoreferenziale: inserire tutte le attività svolte, i successi ottenuti o i servizi proposti può trasformarsi in un boomerang. Meglio inserire i nomi delle persone che collaborano con te e il tuo team quotidianamente. Infatti, ogni collaboratore/dipendente che inserisce l’azienda all’interno del proprio profilo personale su LinkedIn crea un link diretto con la pagina aziendale. In questo modo sulla tua pagina aziendale potranno arrivare anche utenti che hanno visitato i profili dei tuoi dipendenti e viceversa.

Come aumentare i follower in una Pagina Aziendale

Un altro modo interessante per aumentare la visibilità della propria pagina è quello di utilizzare gli hashtag. Puoi inserirne tre (oltre è meglio non andare) e tra le parole chiavi devi inserire il brand della tua azienda o un prodotto/servizio: una delle keyword che vai a inserire deve riguardare il settore di riferimento, in modo che i tuoi potenziali clienti ti possano trovare. Inserire keyword a caso o in quantità industriale non è mai una buona strategia: devi centellinarne e usarle con intelligenza.

Un’altra strategia che puoi usare è quella di inviare delle note ai dipendenti/collaboratori della tua azienda in modo che siano loro stessi a dare visibilità al tuo contenuto spingendolo attraverso la loro rete di contatti. Questo sistema è piuttosto vantaggioso se viene sfruttato nelle prime ore – o meglio: nei primi minuti – dopo la pubblicazione di un contenuto: per LinkedIn quel commento assumerà maggiore importanza e l’algoritmo gli darà maggior visibilità. Con un lavoro di squadra è possibile migliorare la condivisione dei contenuti della tua pagina aziendale: devi solo creare un piano editoriale e rendere partecipi tutti i dipendenti/collaboratori che devono conoscere il funzionamento di LinkedIn (almeno le basi).

Filtri e menzioni sono fondamentali nella Pagina Aziendale

Un consiglio che devi seguire riguarda la pubblicazione dei contenuti per il tuo pubblico di riferimento. LinkedIn permette anche di pubblicare post “solo” per alcuni follower o utilizzando degli appositi filtri: infatti, è possibile far vedere un contenuto in una determinata lingua a uno specifico pubblico. Purtroppo, non è ancora possibile selezionare le persone a cui mostrare il contenuto.

Un’altra strategia che puoi utilizzare è quella di creare un gruppo con tutti i tuoi potenziali clienti e sottoporre a loro una serie di contenuti ad hoc: da un semplice piano editoriale fino a delle offerte speciali e così via. Un altro aspetto importante che devi considerare riguarda le menzioni: essere “menzionato” da un collaboratore o da un cliente ti offre l’opportunità di condividere nuovamente il post sulla tua pagina aziendale. Non è possibile commentare sul profilo dell’utente, ma è possibile comunque ringraziarlo tramite una citazione.

Come scoprire la provenienza dei tuoi follower

Una delle funzioni aggiunte in LinkedIn lo scorso anno riguarda la provenienza dei follower: ora puoi sapere chi sono ma non puoi fare nessuna azione sui loro profili.

Puoi, però, studiarli per capire se le tue iniziative funzionano oppure no: in questo modo puoi adattare e personalizzare il tuo piano editoriale.

Gli eventi live di LinkedIn

Per far crescere la tua LinkedIn page puoi sfruttare anche gli eventi in diretta. Nota importante: per creare degli eventi live è necessario chiedere l’autorizzazione a LinkedIn. Gli eventi possono essere pubblici (si possono trovare tramite una semplice ricerca) oppure privati (tramite invito): l’organizzatore può comunque invitare i propri collegamenti a partecipare (è possibile scegliere la località, l’azienda in cui lavorano o il settore industriale). Nel 2021 è stata aggiunta la possibilità di chattare durante gli eventi: i partecipanti possono unirsi e conversare con chi presenta l’evento. Per le aziende, inoltre, c’è la possibilità di inserire un form per i contatti (da compilare al momento dell’iscrizione dell’evento): in questo modo è possibile costruire un prezioso database.

L’importanza di essere presenti in gruppi tematici

LinkedIn offre la possibilità di iscriversi a dei gruppi tematici in cui è possibile commentare, condividere esperienze e informazioni e, soprattutto, proporre dei collegamenti a contenuti considerati potenzialmente rilevanti. I gruppi possono rappresentare un’occasione importante per individuare dei potenziali clienti e per aumentare la propria visibilità.
Da evitare in modo categorico lo “spam”: non devi assolutamente postare “solo” i tuoi contenuti o cercare di proporre le tue offerte e promozioni in modo indiretto. Devi semplicemente dimostrare di essere una persona competente, preparata e utile. Puoi cercare di coinvolgere anche i tuoi colleghi o il tuo staff per far aumentare la visibilità alla tua pagina aziendale con commenti, interazioni e condivisioni. Una pagina piuttosto “viva” e con molte interazioni è particolarmente apprezzata dagli algoritmi di LinkedIn: le aziende sono costruite da persone e LinkedIn si basa su questo.

Produrre contenuti originali con la Pagina Vetrina

LinkedIn è uno spazio in cui gli utenti cercano di costruire la propria identità professionale, creando contatti e restando sempre aggiornati. La maggior parte delle persone si iscrivono a LinkedIn per imparare qualcosa di nuovo (oltre che per fare networking, ovviamente). Una piattaforma come LinkedIn tende a privilegiare i contenuti di qualità e, soprattutto, l’originalità. Nella tua pagina aziendale devi cercare di proporre il giusto mix di contenuti: qualche news dedicato al tuo brand oltre ad articoli di approfondimento o sulle ultime tendenze del tuo settore. Il “tone of voice” è fondamentale per la comunicazione di un brand: scegline uno idoneo nella produzione dei contenuti e cerca di rispettare la mission aziendale.
Un altro modo utile per aumentare il successo della tua pagina aziendale è quello di usare una pagina vetrina che permette di pubblicizzare un nuovo prodotto, servizio, evento e altro ancora. Una pagina vetrina non è altro che un sotto dominio della pagina aziendale. LinkedIn mette a disposizione un massimo di 10 Pagine Vetrina da utilizzare per la tua azienda o business. Queste pagine sono uno strumento piuttosto utile, soprattutto se vuoi intercettare un pubblico specifico. Sono, soprattutto, pagine indipendenti che hanno i propri follower (che non vanno ad aggiungersi a quelli della pagina principale) e che richiedono dei contenuti specifici, un piano editoriale ad hoc e altro ancora.

Trova nuovi collaboratori con la pagina LinkedIn

LinkedIn viene usato soprattutto per trovare nuove opportunità di carriera. Per i recruiter, infatti, il database della piattaforma è l’Eldorado: ci sono milioni e milioni di profili disponibili e potenziali candidati a soddisfare le loro ricerche. LinkedIn è a tutti gli effetti il posto ideale per pubblicare un’offerta di lavoro, per esempio. Questo è un ottimo modo per aumentare la visibilità della tua pagina aziendale, anche se è importante ricordare che si tratta di un’opzione a pagamento. Per la pubblicazione di un’offerta devi semplicemente compilare un format e descrivere l’attività e le competenze richieste, specificando le modalità di candidatura. A questo punto LinkedIn cercherà delle possibili corrispondenze tra i profili presenti sulla piattaforma e le caratteristiche specificate nell’annuncio, suggerendoti una serie di possibili candidati.

Non sottovalutare le Pagine Carriera

LinkedIn offre anche la possibilità di usare le pagine carriera per valorizzare la tua pagina aziendale. Si tratta di uno strumento che puoi utilizzare per cercare nuovi talenti raccontando la tua mission e quella del tuo brand attraverso video e foto, storie, testimonianze e commenti dei tuoi collaboratori. Come nel caso della pubblicazione di un’offerta di lavoro, anche le pagine carriera sono un servizio a pagamento: in base alle tue necessità e al budget puoi scegliere tra diversi formati (Silver, Gold e Platinum).

Le relazioni tra le persone sono la chiave per avere successo in LinkedIn

LinkedIn è un social network e come tale si basa sulle relazioni tra le persone. Molti hanno la percezione che sia sufficiente presentare in qualche modo la propria azienda o brand per avere successo in LinkedIn. Non è affatto vero! Creare una pagina aziendale e non interagire è l’errore più grande che puoi fare.
Sfrutta ogni occasione che hai per valorizzare la pagina della tua azienda su LinkedIn. Ricordati di stilare un calendario editoriale e cerca di pubblicare con costanza post e contenuti interessanti. Cerca di non essere troppo autoreferenziale: devi riuscire a coinvolgere i tuoi collaboratori e dipendenti mettendo in evidenza i loro successi e i traguardi raggiunti dalla tua azienda. Condividere la vita quotidiana all’interno della tua azienda puoi essere una buon idea, soprattutto per stimolare un confronto o una condivisione. Una pagina aziendale ben costruita e aggiornata può aiutarti a fare il cosiddetto salto di qualità, oltre ad accrescere la notorietà del tuo brand e della tua azienda. LinkedIn offre tutti gli strumenti necessari per aumentare la visibilità dei tuoi prodotti o servizi e, soprattutto, per mettere in evidenza la cultura aziendale.

Scrivimi per informazioni sui miei corsi

Chi mi segue sa benissimo che LinkedIn non è un comune portale di annunci di lavoro, ma una complessa piattaforma che facilità le connessioni di business e viene usata da milioni di professionisti per costruire e potenziare il proprio personal brand. Non si tratta insomma di un mero portale di annunci, ma di un social network che serve a connettere le persone che condividono interessi professionali (e di un social media per la condivisione di contenuti). Può venire usata da aziende e professionisti per trovare nuove lead e prospect, o più genericamente per espandere la propria rete professionale.

LinkedIn mette a disposizione alcuni strumenti per semplificare l’incontro fra domanda e offerta di lavoro. Se tradizionalmente a un’azienda bastava pubblicare una generica offerta su un qualsiasi quotidiano per trovarsi subissata di offerte, su LinkedIn le cose funzionano in maniera molto differente: se l’annuncio non segue specifici criteri, il rischio è quello di non trovare nemmeno una candidatura. E se hai speso qualche centinaio di euro per sponsorizzare quell’annuncio, la cosa può essere decisamente fastidiosa. In questa guida ti spiegherò come realizzare un annuncio di lavoro efficace e come indirizzarlo alle persone più indicate.

Perché LinkedIn è lo strumento ideale per cercare professionisti

Anni fa, quando uno studente completava il suo percorso di studi (possibilmente dopo una meritata vacanza), arrivava il momento più complicato: la ricerca del lavoro. Più che una ricerca, però, preferisco definirla una sorta di gratta e vinci: tolte alcune figure con una formazione estremamente specifica in un particolare ambito (prevalentemente STEM, quindi ingegneri, informatici, medici, laureati in Economia e Commercio), nella maggior parte dei casi ci si limitava a mandare curriculum a centinaia di aziende, iniziando dai colossi del settore per poi scemare verso quelle misconosciute. E, quando questo approccio non portava risultati, quindi nel 90% dei casi, si iniziava a rispondere agli annunci. Chi cercava lavoro si accontentava di quello che trovava inizialmente, giusto per fare quel minimo di esperienza per poi proporsi a realtà più importanti una volta acquisite le competenze necessarie. Ancora oggi per le aziende è relativamente semplice trovare giovani volenterosi da inquadrare come apprendisti. Il problema grosso era, e rimane, quello di trovare professionisti già formati in un particolare ambito, e qui LinkedIn è un preziosissimo aiuto, grazie ai suoi potenti strumenti di ricerca e a quelli per inviare gli annunci ai profili in linea con le richieste. Non solo: questo social permette infatti di sponsorizzare gli annunci in maniera estremamente mirata, ma “conosce” anche quelle persone che sono attivamente alla ricerca di una nuova posizione o che, pur avendo già un lavoro, hanno espresso l’interesse a valutare nuove proposte, dando ovviamente priorità a questi profili quando diffonde il post.

Come creare un annuncio su LinkedIn

La creazione di un annuncio di lavoro su LinkedIn è molto semplice, sotto il profilo delle procedure. Prima di tutto: è necessario essere amministratori della pagina aziendale che li ricerca e, dagli strumenti di amministrazione, cliccare su Crea annuncio di lavoro gratuito. Oppure, da qualsiasi schermata, vai in Lavoro/Pubblica offerta di lavoro gratuita.

Si aprirà una nuova pagina dove bisognerà indicare la qualifica (iniziando a digitare il social suggerirà le figure), il luogo di lavoro (è possibile indicare anche lavoro da remoto) e il tipo di contratto (collaborazione, tempo pieno, part time, stage…).
Completato questo passaggio bisognerà poi aggiungere i dettagli sulla posizione, come orari, obiettivi, requisiti, e infine aggiungere le competenze richieste, aggiungendole dalla lista suggerita da LinkedIn stesso (fino a 10). Il passo finale consiste nel decidere se ricevere le candidature via e-mail oppure se appoggiarsi a un sito dedicato (come può essere quello aziendale) e, volendo, è possibile aggiungere delle domande per i candidati.
Sin qui, tutto semplice. Il difficile non è nella procedura, ma è nella capacità di scrivere un annuncio efficace. Non vale solo su LinkedIn, naturalmente: anche se lo posti su un gruppo di discussione dedicato a professionisti, su un classico quotidiano, ovunque tu proponga un annuncio, è fondamentale che sia scritto correttamente se vuoi scatenare l’interesse di un potenziale candidato. Online, poi, sarà fondamentale anche usare qualche accorgimento in ottica SEO, ma questo lo vedremo dopo. Prima concentrati su come stendere un annuncio che sia efficace.

Anatomia di un annuncio di lavoro: spiega bene chi cerchi

Spulciando gli annunci di lavoro postati online, in qualsiasi settore, si ha l’impressione di leggere un bestiario. E non parlo solo dei casi estremi, cioè di chi ricerca esperti con anni di esperienza alle spalle, capaci di fare tutto e lavorare 12 ore al giorno in cambio di uno stipendio da stagista. Anche di annunci apparentemente corretti ma che farebbero storcere il naso a un qualsiasi professionista, perché denotano scarsa competenza del settore. Un esempio? Le imprese che cercano che cercano un Social Media Manager, che faccia anche i copy, e si occupi della pubblicità online sui social, e pure su Google, e curi i contenuti del blog aziendale.  Un calderone di mansioni che indica solo una cosa: quel datore di lavoro non sa cosa vuole. E finirà per farti fare mille cose, male, senza risorse. Efficacia dell’annuncio? Praticamente nulla: anzi, tempo e risorse sprecate per analizzare i CV dei tanti aspiranti stagisti.

Sii specifico: se cerchi un Social Media Manager, aspettati che si concentri sulle funzioni richieste: realizzazione di piani editoriali, stesura di post, moderazione dei contenuti. Certo, anche un minimo di abilità con semplici fotoritocchi può essere un requisito da inserire, ma tagliare un’immagine non equivale a “Ottima conoscenza di Photoshop”.  Se ancora non hai idea di come sarà precisamente inquadrato, perché cerchi una figura junior da far crescere, non è un problema. Ma devi specificalo chiaramente, e non dare un nome preciso al suo ruolo, se nemmeno tu lo hai chiaro. Parla genericamente di una risorsa junior da inserire nel reparto marketing (o HR o sales). Tieni conto che se cerchi una risorsa junior, non devi cercare “esperti“. Questo è un errore che leggo spesso sugli annunci di lavoro. “Cercasi neolaureato per apprendistato che sia esperto in…”. Tutte le volte che mi capita, mi chiedo cosa si aspettino; delle due l’una: o è un neolaureato, e quindi non ha praticamente esperienza lavorativa, o è un esperto. Non ci sono vie di mezzo.

Se invece usi il termine esperto a proposito, è ovvio che stai parlando di una persona già formata, che ovviamente pretenderà uno stipendio adeguato alla sua posizione/esperienza. E quel prezzo lo fa il mercato, non tu. Detto più semplicemente, se paghi noccioline troverai scimmie. O persone inesperte sulle quali dovrai investire per formarle.

Sii chiaro anche con le mansioni, e specificale. Devi spiegare quali saranno le responsabilità della figura che cerchi e cosa ti aspetti: a chi dovrà rispondere? Avrà qualche collaboratore da gestire? Quali sono gli obiettivi a breve e lungo termine? Quali mansioni specifiche dovrà svolgere? Sulla base di cosa verranno valutate? Non devi fare un teorema, bastano pochissime righe.

Infine, le competenze che deve avere: Se stai cercando un grafico o un videomaker puoi chiedergli esperienza in fotoritocco o montaggio video. Puoi anche spingerti a chiedere di conoscere un particolare software, se questo è fondamentale nel tuo flusso di lavoro. Se è necessario, insomma, sii specifico, ma non ci infilare termini a caso solo perché li hai sentiti dire: usandoli a sproposito non rimedierai belle figure. Chiedi consulenza ai tuoi collaboratori, se non sei esperto in quello specifico settore. Questo vale soprattutto nell’ambito della programmazione. Mi sono capitati davanti annunci, probabilmente scritti da head hunter, che cercavano talenti della programmazione e fra i requisiti e le competenze ci infilavano tutti i termini del settore che trovavano, facendo un unico calderone fra stack, framework, linguaggi di programmazione, architetture. Dimostrando, insomma, di non avere un briciolo di competenza nel settore. Anche in questo caso, è comprensibilissimo che nessuno al di fuori del reparto IT conosca quei termini e li sappia usare correttamente, ma invece di cercare di usare termini correlati sperando magicamente di colpire l’attenzione di qualcuno, è meglio sedersi di fianco ai responsabili dell’It e scriverlo insieme a loro, che parlano lo stesso linguaggio di chi cercano.

Dopo aver completato il testo, LinkedIn di permetterà di inserire anche un massimo di 10 competenze fra quelle delle categorie incluse nel suo (enorme) database Usale saggiamente. E, se te ne bastano meno, fermati: non devi mettere tutte quelle possibili solo per far numero. Rischia anzi di essere controproducente, facendo escludere all’algoritmo di LinkedIn potenziali candidati,

10 errori da non fare

  • Essere troppo generico
  • Non specificare l’anzianità del ruolo: cerchi uno stagista, un junior o un senior?
  • Non specificare mansioni e obiettivi
  • Non specificare le condizioni: consenti di lavorare da remoto con una certa libertà? Ci sono orari di lavoro specifici? Gli straordinari sono pagati?
  • Chiedere cose impossibili, tipo programmatori che conoscono mille linguaggi o esperti venditori che ne capiscono pure di marketing
  • Non specificare le condizioni contrattuali (Assunto a tempo indeterminato, collaborazione, partita IVA etc)
  • Non indicare lo stipendio che si è disposti a offrire
  • Specificare l’età del candidato. È anche illegale. Certo, se cerchi una figura junior è probabile che intercetterai qualcuno appena uscito dall’università, così come se cerchi un senior con 10 anni di esperienza avrai a che fare con qualcuno che ha più di 35 anni. Ma l’età non ti deve interessare, e chiederla infastidirà molti potenziali candidati.
  • Specificare il sesso in un annuncio. Che oltre che a essere illegale è ben poco elegante.
  • Non valorizzare i benefit. Formazione gratuita, tempo libero, ambiente stimolante, possibilità di fare carriera, auto/device aziendale in uso gratuito… sono tutti quei piccoli dettagli che possono fare la differenza fra un’azienda e l’altra. MI raccomando, che siano concreti. E ti prego, non scrivere cose tipo “Azienda leader cerca…”. Oggi tutti si dichiarano leader. Pochi lo sono, e sono quelli che lavorano nelle aziende presenti nel Quadrante Magico di Gartner.

Pubblica la tua prima offerta

Ora che hai capito come scrivere un annuncio efficace puoi pubblicarlo. Non ti costerà nulla e potrai modificarlo in qualsiasi momento. Chi visita la tua pagina aziendale su LinkedIn lo troverà nella sezione Offerte di lavoro. Puoi condividerlo sul tuo profilo personale, su quello aziendale, farlo girare via mai: come preferisci, il tutto senza spendere un euro. Non ti aspettare che lo vedano in tanti, però, a meno che tu abbia un profilo, privato o aziendale, estremamente seguito. In caso contrario, i risultati in termini di persone raggiunte saranno molto modesti. Se però hai scritto bene l’annuncio, anche tenendo conto della SEO, la search engine optimization, e quindi usando e keyword più adatte al tuo scopo, avrai più possibilità di intercettare quelle persone che sono attivamente alla ricerca di lavoro. Gli utenti più smaliziati salvano anche queste ricerche, così da venire aggiornati con frequenza su tutte le nuove offerte relativa a specifiche cariche.

Se non arrivano abbastanza richieste o arrivano da profili non in linea (accade molto spesso), puoi anche decidere di sponsorizzare la tua offerta di lavoro, utilizzando tutti gli strumenti messi a disposizione da LinkedIn per poter restringere enormemente il campo: anni di esperienza, settore lavorativo, mansioni specifiche, interessi. Così facendo avrai il vantaggio di andare a mostrare il tuo annuncio anche chi non è alla ricerca attiva di lavoro, magari perché è già assunto da un’altra realtà, ma è comunque interessato a valutare nuove proposte. Tipicamente, questi non sono i ruoli junior, ma quelli di profilo più elevato. Considera che se li vorrai strappare alla concorrenza, dovrai offrire loro condizioni lavorative e, probabilmente una retribuzione, migliore. Non credere che il denaro sia la chiave di tutto, però: se uno stipendio più elevato sicuramente attira in molti, non è questo l’unico parametro di scelta. Soprattutto dopo la pandemia: non sono rari i casi dove una maggior flessibilità di orari, la disponibilità allo smart working, la possibilità di fare carriera e anche fare un lavoro più stimolante sono le motivazioni che spingono le persone a cercare fortuna altrove.

Per farti un esempio, ci sono tante imprese che faticano a trovare programmatori, pur disposte a pagarli più della media del settore: il motivo? Da un lato sicuramente la carenza di queste figure, non facilissime da trovare. Ma quelle poche che ci sono desiderano lavorare per aziende che abbiano una visione a lungo termine, su progetti stimolanti. Proprio perché sanno di essere risorse rare, le figure specializzate possono permettersi di ambire alla soddisfazione personale. Lo sa bene Apple, che da quando ha annunciato un ritorno in ufficio (pur non tutti i giorni) dopo la pandemia ha ricevuto molte critiche dai suoi dipendenti: molti sono disposti a mollare l’azienda se non avranno la stessa flessibilità alla quale si sono abituati nell’ultimo anno e mezzo.
Ti dico tutto questo non per spaventarti, ma per farti comprendere le dinamiche di chi sta dall’altra parte della barricata, così da agire di conseguenza. Spesso si dà per scontato che con la crisi sia strano che molti non accettino lavoro: se non lo fanno, i casi sono due. O stai sbagliando target o non stai offrendo le condizioni giuste per quel ruolo. Ecco perché prima di sponsorizzare un annuncio è meglio ragionare molto bene, farti una sorta di identikit di chi vuoi cercare e prepararti quindi un annuncio che sia il più efficace possibile. Anche perché ti assicuro che mettere un annuncio su LinkedIn non è economico e potresti trovarti a spendere centinaia di euro in pochi giorni per non ottenere nessuna risposta. Considera che LinkedIn ti addebita un costo quando l’annuncio viene visualizzato, non quando qualcuno si candida: capisci perché è importante strutturare bene l’offerta di lavoro da subito? Il tuo obiettivo è di avere il maggior numero di conversioni, non di farlo vedere al maggior numero di persone possibili, ma solo alle persone che potenzialmente sono interessate alla tua offerta.

Automatizza il flusso

Se hai realizzato un annuncio di successo, soprattutto se lavori come HR per una grande azienda (pensiamo a realtà del calibro di Coca Cola) potresti anche ricevere una quantità notevole di candidature. A tal proposito LinkedIn ti offre alcuni strumenti. Nelle impostazioni dell’offerta di lavoro puoi infatti attivare le ”Automazioni dei profili adeguati”. Facendolo, quando invierai un messaggio a uno dei candidati (tramite la piattaforma LinkedIn) questo profilo verrà automaticamente inserito fra quelli “papabili”, in una lista a parte. Puoi anche contrassegnare come automaticamente non adeguati i profili che arrivano dall’estero, così come i candidati che non rispondono ai criteri di selezione che hai impostato. Questo ti aiuterà a scremare i profili non in linea, ma rischieresti anche di perderti candidati potenzialmente interessanti. Puoi infine attivare l’opzione per inviare automaticamente una lettera di rifiuto ai candidati non adeguati. Non tenere quella suggerita da LinkedIn e personalizzala con un tuo messaggio. Se possibile, ti consiglio di rispondere personalmente, o farlo fare dai tuoi collaboratori, a ogni profilo non selezionato, ma mi rendo conto che in certi casi, data la mole, potrebbe non essere possibile.

La SEO negli annunci

Linkedin per certi versi è una piattaforma più “aperta” di altri social. Sia la descrizione del profilo sia le offerte di lavoro sono infatti accessibili anche da chi non è iscritto alla piattaforma, e ricercabili tramite Google e altri motori di ricerca. Usare con intelligenza la SEO ti permetterà di intercettare le ricerche di lavoro effettuate online. Come ti ho già sottolineato prima, però, non devi usare termini molto utilizzati solo per portare clic al tuo annuncio (anche se in questo caso è gratis, al contrario delle sponsorizzazioni), ma devi cercare di trovare quelli più adatti al ruolo che vai a ricercare. Non quelli che usano tutti genericamente e, spesso, erroneamente, ma quelli che utilizzano quelle specifiche figure. Ricordi l’esempio dell’annuncio per programmatori che devono sapere mille linguaggi? Ecco: non fare quell’errore solo perché speri di attirare qualcuno col SEO.
“Ma alla fine i ruoli non sono sempre quelli”, ti starai chiedendo. In realtà non è proprio così. O meglio, ci sono ambiti in cui la specializzazione è ormai talmente elevata che ci possono essere sfumature anche importanti. TI ho fatto prima l’esempio di quelli che confondono il marketing in generale con le sue declinazioni e appioppano al Social Media Manager compiti che magari sarebbero più adatta a un Online Advertising Manager. Non avere la tentazione di cercare un Growh Hacker solo perché ti sembra una definizione più figa di Marketing Manager: il rischio è quello di venire ignorato da persone che preferiscono un linguaggio più “tradizionale”. E di ottenere risposte da un sacco di persone con l’ego grande quanto un continente.

Un aspetto su cui la SEO può fare la differenza è quello delle certificazioni e specializzazioni. Se stai cercando un esperto che sia in grado di mettere ordine ai tuoi processi, è utile indicare come requisito (anche solo preferenziale, se è il caso) qualcuno che abbia fatto corsi di Lean/Six Sigma. Se la tua azienda utilizza un particolare framework (Kanban, Scrum), sottolinealo.

Scrivimi per organizzare un corso LinkedIn

È tutta una questione di fiducia. Guadagnare quella dei clienti è la “vera” sfida e, per farlo, è necessario dimostrare quello che tu e la tua azienda siete in grado di fare. Uno dei modi migliori per manifestare il tuo valore è quello di scrivere un case study (da non chiamare “case history”, meglio caso di successo o success story): un breve documento in cui spieghi come tu (o la tua azienda) hai risolto brillante un problema – o anche più di uno – a un cliente. Un case study è soprattutto uno strumento di marketing eccezionale per qualsiasi tipo di azienda che lavori nel campo del “business to business” e in quello del “business to consumer”, indipendentemente dall’importanza del brand o che si tratti di una piccola o una media impresa. Il case study è, soprattutto, un mezzo di comunicazione efficace che può essere sfruttato dalla divisione vendite.

Perché scrivere un case study?

Non è facile preparare un documento di questo tipo: un case study deve essere la prova di come certi prodotti o i servizi dell’azienda che rappresenti possono funzionare anche in altri contesti (concetto di replicabilità). Deve essere la perfetta sintesi del modus operandi che tu e la tua azienda avete adottato per raggiungere uno speciale obiettivo o per risolvere un particolare problema. Parlare di uno studio di un caso che si è risolto con un esito positivo è un modo efficace per guadagnare la fiducia di un potenziale cliente (azienda o semplice privato) e che può aprirti la strada verso altri successi.

Che cosa scrivere in un case study per renderlo efficace

Non è facile redigere un documento di questo tipo. Una volta creato un modello, potrai sfruttarlo tutte le volte che vorrai. Innanzitutto, devi porti una domanda: che cosa devo scrivere in questo fantomatico documento? Devi raccontre una storia con un video, un podcast, un’infografica oppure un semplice testo? Qual sarà l’obiettivo del tuo case study e che cosa sarà in grado di fare il tuo cliente dopo aver letto il tuo pezzo? Queste sono alcune delle domande che è necessario porsi prima di passare alla cosiddetta fase di stesura. È importante aver chiaro quello che vuoi scrivere e seguire qualche utile consiglio può davvero aiutarti a creare un documento vincente.

Nella maggior parte dei casi quando si legge di un case study si tratta di un problema da risolvere di un cliente, di una soluzione da trovare. Il tuo documento deve spiegare in modo chiaro e semplice come tu e la tua azienda avete risolto il problema, soffermandovi in modo dettagliato su tutti i passaggi effettuati per arrivare alla soluzione. È importante spiegare come il cliente abbia preso la decisione di affidarsi a te e alla tua azienda, ed elencare anche tutti i vantaggi/risultati che questa soluzione ha portato e che l’impatto che ha avuto nei rapporti futuri tra te e la tua azienda e il cliente. Mettere delle immagini a corredo del tuo case study è consigliabile: la scelta migliore sarebbe quella di averne direttamente dall’azienda/cliente a cui hai risolto il problema. Per rendere efficace il documento è fondamentale inserire anche i contatti aziendali che ti hanno aiutato o con chi ti sei interfacciato per risolvere il problema: un tuo potenziale cliente potrebbe essere interessato a contattare determinate figure lavorative.

La regola delle 5W per scrivere un case study di successo

Scrivere in modo semplice e comprensibile è fondamentale per essere compresi dai vecchi e i nuovi clienti. Un documento scritto con un linguaggio tecnico è sconsigliabile e rischia di non essere letto da chi non conosce certi tecnicismi o non ha una buona padronanza del settore di riferimento e così via. Assolutamente da evitare l’autocelebrazione personale e quella della propria azienda: nel case study bisogna usare un linguaggio concreto e sobrio ed è essere diretti e chiari.
Preparare una scaletta prima della stesura vera e propria è consigliabile, così come stabilire in anticipo gli argomenti di cui parlare. A questo proposito, trattandosi di un testo che va pubblicizzato e scritto in un certo modo, è possibile riproporre la “regola delle 5 W” che viene utilizzata con successo nel campo del marketing. Mutuata dallo stile giornalistico anglosassone, la regola delle 5 W (le iniziali stanno per “Who”, “What”, “Where”, “When”, “Why”) viene utilizzata anche nel “problem solving” e persino nella pianificazione dei processi. “Chi?” “Che cosa?” “Quando?” “Dove?” “Perché?” sono le domande a cui bisogna rispondere prima di redigere un articolo. Questo schema, infatti, funziona molto bene non solo nel case study ma anche per fare dello storytelling aziendale. In questo modo il lettore riceve tutte le informazioni più importanti nel paragrafo iniziale e se l’argomento gli interessa può decidere di proseguire nella lettura oppure lasciar perdere.

L’importanza di essere concreti

La prima cosa che devi fare è creare un titolo e un sottotitolo accattivante per il tuo case study: è importante trovare un modo per incuriosire e invogliare il tuo potenziale lettore. Sia nel titolo, sia nel sottotitolo devono risaltare i benefici ottenuti dal cliente: scrivi in modo chiaro e diretto e senza giri di parola. Come accennato precedentemente, un testo autocelebrativo o troppo autoreferenziale può rivelarsi controproducente. Non devi esaltare o lodare troppo il prodotto o il servizio che la tua azienda offre, né celebrare in modo eccessivo il cliente che ha risolto il problema: ci vuole davvero poco per diventare una fonte inattendibile. Il tuo case study deve essere equilibrato e preciso e non essere troppo fantasioso: a tal proposito devi inserire il maggior numero di dati possibili.
I numeri non mentono mai: grafici, statistiche possono aiutarti a rendere ancor più concreto il tuo case study e veicolare meglio le informazioni che stai fornendo. Per esempio, se grazie allo sviluppo di nuovo prodotto la tua azienda ha incrementato le vendite del 70% o ha risparmiato un 10% su altro, queste sono informazioni che vanno scritte in modo efficace nella tua descrizione.
Avere anche la testimonianza di qualche prestigiosa azienda che hai aiutato può essere un altro modo per conferire autorevolezza al tuo case study. Anche una foto di un cliente soddisfatto può essere una scelta vincente, come mettere in evidenza le dichiarazioni rilasciate da un personaggio famoso. Per rendere il tuo case study ancor più convincente puoi aggiungere anche il logo di un’azienda cliente.

In questo esempio, un video creato dall’azienda Regesta (azienda specializzata in soluzioni SAP), il loro cliente Metallurgica Brescia si presenta, poi racconta l’esigenza di implementare su sistema SAP, gli obiettivi e i risultati ottenuti.

In questo caso di successo che si trova sul sito di AWS (servizi cloud di Amazon) si trovano parecchi numeri a rappresentare i risultati raggiunti, alla a una video-testimonianza:

“Grazie ad AWS, Enel ha risparmiato il 21% sui costi di elaborazione e il 60% sui costi di storage, ha ridotto i tempi di provisioning da quattro settimane a due giorni e ha completamente ritrasformato la propria attività. Enel è un produttore e distributore internazionale di elettricità e gas con sede in Italia che rifornisce 61 milioni di clienti. Per la gestione di IoT ed energia, Enel si affida alla piattaforma AWS. Fabio Veronese, direttore dei servizi infrastrutturali e tecnologici, è intervenuto sul palco di re:Invent 2016.”

Molte aziende, in questo caso Oracle, predispongono sul proprio sito Web un’intera sezione dedicata ai case study:

Case study e comunicazione persuasiva: l’esempio di Link&Lead

Nel suo libro “La nobile arte della persuasione. La magia delle parole e dei gesti“, Giorgio Nardone, tra una citazione di Cicerone e Gorgia e un approfondimento su public speaking e importanza del linguaggio non verbale e paraverbale, enuncia le caratteristiche di un perfetto discorso pesuasivo:

  • enunciato suggestivo iniziale per catturare il pubblico
  • definire in modo chiaro e concreto il tema, il problema
  • citare fonti storiche e differenti punti di vista
  • riferire su dati di ricerca, fornendo numeri riguardo gli esiti degli studi relativi al tema
  • esplorare campi di applicazioni ed esperienza riguardo all’argomento
  • esporre esempi e storie
  • chiudere con enunciato di forte impatto evocativo, per ottenere l’effetto “eco finale”

Un caso di successo deve mostrare, ma soprattutto persuadere. Per questo possiamo prendere degli elementi del discorso persuasivo per costruire un case study efficace:

  • definire inizialmente il problema/esigenze del cliente
  • descrivere come si è risolto il problema, eventualmente facendo leva sulle difficoltà incontrate
  • descrivere i risultati concreti (numeri, percentuali, grafici, tabelle, ecc.)
  • rafforzare l’effetto persuasivo con testimonianze dei clienti
  • chiudere con delle conclusioni (con enfasi sulla replicabilità)

A partire da questi principi ho scritto il primo caso di successo della mia startup Link&Lead. Prima ancora di lanciare l’azienda (nel 2021) in piena pandemia abbiamo proposto all’azienda AGM SpA di Brescia di far partecipare i suoi dipendenti al progetto di gamification. Abbiamo via via raccolto tutto: situazione iniziale, risultati, testimonianze, per costruire una pagina del sito Web: “AGM Case Study“.

Controlla sempre prima di pubblicare

Per evitare qualsiasi problema legale è consigliabile chiedere sempre l’autorizzazione per  la pubblicazione di qualsiasi tipo di materiale/contenuto di proprietà di un’azienda esterna. Se l’azienda o il soggetto in questione non si dimostrano particolarmente entusiasti o favorevoli a un’operazione di questo tipo, puoi ricordare loro che il tuo case study può aiutarli ad aumentare la consapevolezza del marchio sia all’interno che all’esterno del proprio settore, in particolare al di fuori del proprio mercato. Un’esposizione di questo tipo può avere anche dei risvolti positivi nello sviluppo del network di contatti della stessa azienda in LinkedIn, per esempio, e anche nelle carriere dei dipendenti. Inoltre, se pubblichi il case study sul sito della tua azienda o sul profilo LinkedIn con l’aggiunta di un “backlink” può aumentare di molto la visibilità (e il traffico) dei tuoi clienti oltre a ottenere risultati ancor più rilevanti sui motori di ricerca. Un altro particolare a cui devi prestare attenzione sono le tempistiche: è importante aggiungere nel tuo case study “quando” certe azioni sono state compiute e in “quanto” tempo sono stati risolti certi problemi. È un modo per dare ancor più risalto alle tue capacità (e a quelle della tua azienda) nella risoluzione dei problemi di un cliente, ed è un biglietto da visita di grande valore.

LinkedIn è il canale ideale per diffondere un case study

Su una piattaforma come LinkedIn questa tipologia di contenuti può funzionare brillantemente: i case study ricoprono un ruolo sempre più strategico nella decisione finale di un cliente. Con un documento di questo tipo un’azienda può dimostrare il supporto che può garantire ai propri clienti nella risoluzione di problemi. E con un case study è possibile consolidare il legame di fiducia che si viene a creare con il cliente, ed è una delle attività che solitamente fanno parte di un piano sviluppato da un content strategist che può aiutare un’azienda a differenziarsi in modo efficace.

Vediamone un esempio. L’azienda Parametric Design prevede, nel suo piano editoriale per LinkedIn, tra un video di tips & tricks e una news di settore, anche diversi casi di successo. Qui il case study è stato impaginato in PDF e caricato direttamente nel post:

In quest’altro esempio il testo del post evidenzia subito quali erano le esigenze del cliente (correttamente taggato):

Come pubblicare un case study sul profilo LinkedIn personale

Nel profilo LinkedIn è possibile attivare una sezione, spesso sottovalutata, che si chiama “Traguardi raggiunti” e si può attivare grazie al pulsante “Aggiungi sezione”:

La sezione progetto è costituita da verse parti:

  • Titolo
  • Date
  • Creatori (altri professionisti che hanno contribuito)
  • Descrizione (2.000 caratteri)
  • Posizione lavorativa associata
  • Link

Riporto qui un esempio d’uso del progetto LinkedIn come caso di successo. Il consulente finanziario Massimo ha deciso di raccontare come ha aiutato un cliente con i suoi investimenti. Il link porta a un documento dove sciorina numeri e grafici.

Scrivimi per una consulenza sulla comunicazione digitale

Nel 2021 ho iniziato una collaborazione con l’azienda di telecomunicazioni Valtellina SpA, grazie all’agenzia di comunicazione The New Target. Insieme abbiamo realizzato dei materiali per permettere ai dipendenti dell’azienda di usare al meglio lo strumento LinkedIn. In particolare abbiamo realizzato un videocorso di un’ora e un vademecum da distribuire sotto forma di testo digitale, eBook.

Qui l’annuncio dell’azienda, su LinkedIn, a fine agosto 2021:

Il download dell’eBook

Qui trovi il testo digitale:

Il videocorso online

Il videocorso, della durata di un’ora, è accessibile con un clic su questa immagine:

Per info sui progetti aziendali, scrivimi

LinkedIn è una piattaforma che offre molteplici opportunità sia per chi sta cercando di migliorare la propria carriera lavorativa, sia per i professionisti e le aziende che intendono promuovere il proprio business. Per sfruttarne al meglio le potenzialità è fondamentale conoscere i principi di funzionamento del suo algoritmo e i parametri che determinano il successo di un profilo o la maggiore visibilità di un post. LinkedIn nel corso degli ultimi anni si è via via trasformata da una piattaforma principalmente dedicata alla ricerca di lavoro in un vero e proprio social: social network prima, social media poi. Il suo obiettivo è comune ai vari Facebook, Instagram, Twitter e compagnia bella: tenere incollati gli utenti con contenuti interessanti e in grado di coinvolgerli al fine di interagire. Capire come l’algoritmo di LinkedIn determina il successo di un contenuto è fondamentale, così come conoscere quali post, commenti, condivisioni vengono apprezzati maggiormente dalla piattaforma.

Cosa piace a LinkedIn?

L’algoritmo della piattaforma di proprietà di Microsoft (dal 2016 per la precisione) è mutato nel corso degli anni: nel 2019 LinkedIn ha introdotto una nuova versione per migliorare le conversazioni e le interazioni tra gli utenti. Il team di sviluppo ha lavorato al nuovo algoritmo per oltre un anno collaborando con alcuni “profili autorevoli” presenti sulla piattaforma per affinare i nuovi parametri da adattare ai contenuti proposti dagli utenti iscritti. Le modifiche hanno seguito la strada intrapresa già da tempo dalla maggior parte dei social network (Facebook in primis): quella di puntare sui contenuti dal forte impatto emotivo e capaci di genere un elevato grado di coinvolgimento. Non solo il numero degli utenti attivi ma anche la possibilità di incoraggiare conversazioni importanti e significative sono alcuni dei parametri presi in considerazione dal nuovo algoritmo: LinkedIn cerca un modo per valorizzare quei contenuti che non hanno ricevuto la giusta attenzione. Ciò significa che i post che hanno guadagnato già un buon numero di visualizzazioni e condivisioni non saranno più spinti dalla piattaforma stessa (una scelta davvero controcorrente rispetto agli altri competitor), mentre saranno favoriti quelli che incoraggiano una risposta o che usano menzioni e hashtag, indipendentemente dalla lunghezza e dal formato (video, foto o testo) selezionato. Il nuovo mantra della piattaforma è quello di favorire conversazioni/interazioni di qualità per un pubblico specifico a scapito di quelle più generiche: perché avere una nicchia di riferimento è fondamentale per promuovere tutte le attività di marketing e per potenziare il proprio business.

Un cambio di strategia

La nuova strategia adottata da LinkedIn ha dato i suoi frutti e ha trasformato la piattaforma in qualcosa di più simile ai soliti Facebook e Twitter. Sono incentivate sempre più le conversazioni tra gli utenti, grazie all’introduzione di formati e strumenti innovativi, come i video live o la possibilità di sponsorizzare gli eventi. Molte aziende e famosi professionisti hanno salutato il social network di Zuckerberg per abbracciare quello di Microsoft che, pur avendo una platea numericamente più limitata (si parla di 2,60 miliardi di utenti mensili attivi contro 740 milioni!), garantisce una maggiore visibilità e copertura migliore. Ottenere commenti e condivisioni da parte di altri professionisti qualificati è significativamente rilevante, soprattutto per le aziende che sono disposte a pagare. Incoraggiare le conversazioni tra gli utenti è una delle chiavi del successo di ogni social network: in LinkedIn è importante scoprire quale tipologie di post/commenti possono fare realmente la differenza.

Quali tipi contenuti influenzano maggiormente l’algoritmo di LinkedIn?

Come nel caso della maggior parte dei social network, LinkedIn tende a premiare gli utenti che ottengono frequenti interazioni e un maggiore coinvolgimento. Quali sono i parametri che l’algoritmo della piattaforma creata da Reid Hoffman utilizza per decidere la visibilità da assegnare a ogni singolo post (aziendale o personale) dopo la sua pubblicazione?
Innanzitutto, LinkedIn sembrare dare la priorità alle persone con cui si interagisce di più, solitamente i colleghi di lavori (nuovi e vecchi) e chi potenzialmente condivide gli stessi interessi/esperienze, senza dimenticare gli utenti che potrebbero beneficiare dalla lettura del post (si parla in questo caso di “Creator Side Optimization”).
Per entrare nelle grazie dell’algoritmo di LinkedIn il contenuto proposto deve essere di buona qualità: tradotto in parole povere, significa che deve essere “autentico” (non la solita riproposizione trita e ritrita) e generare conversazioni interessanti. Un altro aspetto a cui prestare attenzione è quello di pubblicare notizie o approfondimenti che favoriscano una risposta immediata e che sfruttino diversi formati (non solo video o post). Per incoraggiare l’utente può essere utilizzare le menzioni (fino a un massimo di 5 utenti per post) così come imparare a sfruttare in modo efficace gli hashtag. È buona regola non infarcire il proprio contenuto di hashtag (consiglio di non andare oltre i 3) e usare argomenti e parole adatte al proprio contesto lavorativo. Assolutamente da evitare i cosiddetti hashtag generici.

Occhio al filtro antispam

LinkedIn è un social network basato essenzialmente sulle relazioni/esperienze lavorative e viene usato dalle aziende per trovare potenziali clienti/partner oppure per scovare nuovi talenti in cerca di lavoro. Per come è strutturata la piattaforma è vitale creare una rete di contatti e per creare delle relazioni di valore è necessario proporre dei contenuti studiati per il proprio pubblico di riferimento.
La struttura del proprio network (le persone con cui si è connessi, le pagine seguite, i gruppi a cui si è iscritti, gli hashtag utilizzati, i post commentati ecc) viene analizzata e vivisezionata dallo stesso algoritmo di LinkedIn che la sfrutta per segnalare notizie e post che possono essere rilevanti. Per questo motivo è importante controllare il filtro antispam di LinkedIn: l’algoritmo in certe situazioni può considerare un contenuto come spam e non condividerlo. Anche contenuti di scarsa qualità, per esempio mal scritti o con parolacce, sono penalizzati dalla piattaforma.

Gli utenti possono segnalare contenuti spam altrui:

Ottimizzare il profilo

Per non finire nello spam o più semplicemente per non essere boicottati dall’algoritmo di LinkedIn bisogna rispettare una serie di regole. LinkedIn è una piattaforma social che basa tutto sulla fiducia e quando si pubblica qualcosa dev’essere sempre fatto in modo strategico e attento. Se usato nel modo giusto il social network permette a qualsiasi utente di diventare una fonte affidabile, soprattutto quando ci si trova a far conoscere al proprio pubblico le ultime novità del settore.
La prima cosa da fare è ottimizzare il proprio profilo LinkedIn (vedi il mio metodo LinkedIn10C), una cosa abbastanza scontata ma che molti utenti si dimenticano di fare con regolarità. L’algoritmo infatti studia gli interessi e il profilo dell’utente per suggerire le connessioni adatte a lui e per farlo apparire nelle ricerche effettuate dai vari recruiter o head hunter. Il profilo dell’utente è da considerare come il suo biglietto da visita virtuale e l’algoritmo analizza anche altri aspetti al di fuori della sfera professionale come, per esempio, la capacità di aggregazione. È importante aggiungere nel profilo tutti quegli elementi considerati fondamentali (vedi le keyword o il sommario). È consigliabile poi evitare di seguire quei contatti che non hanno alcuna rilevanza con il proprio profilo professionale.

Come creare il post a prova di algoritmo di LinkedIn

Per proporre dei contenuti a prova di LinkedIn e conquistare l’agognata visibilità è necessario prestare attenzione a un paio di cosucce. Per esempio, la lunghezza del testo di un post ha una certa incidenza ed è meglio non esagerare (mai andare oltre le 190 parole, anche perché il testo verrebbe troncato e costringerebbe l’utente a un clic su “vedi altro”).
La lingua del profilo (e del browser dell’utente) viene tenuta in grande considerazione dall’algoritmo, così come la descrizione di quello che è contenuto nel testo o nelle immagini a corredo. L’algoritmo poi cerca correlazioni tra quello che viene scritto in un post e il profilo stesso dell’utente, soprattutto per il tipo di contenuti che pubblica e/o con cui interagisce.
Lo stesso discorso vale per gli hashtag pubblicati (l’algoritmo controlla se c’è una correlazione tra quelli pubblicati e quelli seguiti), mentre il testo continua a essere molto più rilevante rispetto a immagini, video e link. Per questo motivo è auspicabile proporre un’immagine più testo.
L’ora in cui si pubblica un contenuto può essere fondamentale per raggiungere un numero maggiore di contatti all’interno della propria rete di LinkedIn. Con un programma come Hootsuite è possibile avere delle statistiche dettagliate sulle fasce orarie/giorni in cui la pubblicazione si rivela più favorevole.  Oppure è possibile dare un’occhiata ai propri contatti e vedere quando sono presenti e attivi sulla piattaforma. La presenza di interazioni è positiva per aumentare la visibilità del post stesso, così come la presenza di commenti che abbiamo una certa attinenza con l’argomento trattato e che siano della lunghezza giusta. Se poi l’utente ha una connessione particolare con una particolare organizzazione, per esempio, i post avranno maggiori possibilità raggiungere gli appartenenti a quel gruppo e così via.

Per avere successo in LinkedIn è importante conoscere come funziona l’algoritmo e il suo motore di ricerca interno, in modo da massimizzare la visibilità dei propri contenuti. Con un po’ di attenzione e pratica i tuoi post avranno quella spinta in più per essere apprezzati, non solo dalla tua rete di contatti, ma anche dallo stesso algoritmo di LinkedIn.

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