
Il video della mia intervista a Marketing Garage
Scrivimi per organizzare un evento o un corso sull’intelligenza artificiale generativa
Scrivimi mandami un WhatsApp al 339.6325418 per organizzare un corso o una conferenza sull’A.I. generativa.

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L’intelligenza artificiale ci salverà o ci distruggerà? Basta un giro sui social o tra le newsletter dei “tecno-profeti” per capire dove tira il vento: tra un meme con HAL 9000 e un post con Sam Altman in stile Thanos, il futuro (nefasto) sembra tracciato.

È l’era dell’AI Anxiety, alimentata dal doomscrolling quotidiano e dai catastrofisti digitali, spesso più inclini alla sceneggiatura di “Black Mirror” che alla realtà dei fatti. Eppure, mentre gli accelerazionisti ci spingono verso il “singularity” e i luddisti digitali evocano scenari à la “Minority Report”, il mondo reale va avanti. E lo fa, spesso, con buone notizie. Perché, diciamolo: “bad news is good news” per chi fa clickbait, ma non per chi vuole capire davvero cosa sta accadendo.
Quindi qui, ora, faccio il contrario. Tiro fuori 10 notizie positive sull’AI, tutte verificate e documentate, che mostrano come questa tecnologia possa migliorare concretamente le nostre vite.
🔗 Fonte
Uno studio rivoluzionario usa un test del sangue supportato dall’AI per predire il Parkinson sette anni prima dei sintomi. Sempre in ambito sanitario, nu nuovo approccio usa l’AI per definire terapie personalizzate contro il cancro al seno.
🧠 Commento: Altro che palla di vetro, questa è medicina predittiva con basi scientifiche. Non è futuro: è presente.

🔗 Fonte
Una startup italian ha sviluppato un modello AI capace di tradurre la LIS in inglese in tempo reale.
🤟 Commento: Inclusione vera. Parola alle mani, comprensione al software.

Per la cronaca, la startup è Handysigns:

🔗 Fonte
L’AI aiuta a gestire reti intelligenti, previsioni di consumo e ottimizzazione energetica.
⚡ Commento: Greta Thumberg sarà felice. Anche i pannelli solari parlano ora con il machine learning.

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Un chatbot AI riesce a ridurre la fiducia nelle teorie del complotto dopo conversazioni calibrate.
🧠 Commento: Dove si firma per avere una AI che mette a tacere i no-vax?

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AI embedded in occhiali per riconoscere oggetti e aiutare le persone cieche a muoversi in autonomia.
👓 Commento: Wearable tech che restituisce dignità e indipendenza.

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Algoritmi AI predicono incidenti e aiutano il conducente a prevenirli. Tra l’altro, un nuovo studio ha dimostrato che servizi come Uber hanno ridotto gli incidenti stradali legati all’alcol fino al 6% negli USA, salvando centinaia di vite (vedi studio “Uber and Alcohol-Related Traffic Fatalities“).
🚘 Commento: KITT di Supercar!

🔗 Fonte
Algoritmi AI smascherano i falsi nel mercato dell’arte con precisione da restauratore rinascimentale.
🎨 Commento: Altro che Sgarbi…

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Sistemi AI aiutano a identificare bottiglie DOCG e contrastare le frodi.
🍾 Commento: Grande notizia, anche se io sono un amante dei “metodo classico”!

🔗 Fonte
In Emilia Romagna l’AI monitora e gestisce le piene del Tresinaro per evitare disastri.
🌊 Commento: L’AI che salva case e vite, non titoli di giornale.

🔗 Fonte
Il governo britannico introduce “Consult”, uno strumento AI che analizza le risposte delle consultazioni pubbliche, risparmiando £20 milioni all’anno.
📊 Commento: Ecco che cosa intendo io per “smart cities”!

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Ho avuto il piacere di essere ospite di Ilario Gobbi, esperto SEO, sul suo canale YouTube. Abbiamo discusso di un tema cruciale: come l’intelligenza artificiale sta trasformando le aziende e il mondo del lavoro. Durante la chiacchierata , abbiamo elencato i benefici che l’IA può portare, non solo per l’efficienza aziendale, ma anche per i dipendenti, migliorando i processi e creando nuove opportunità di crescita.
Ecco i temi trattati:
Ecco la registrazione:
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Quello che stai per vedere è il mio primo video generato automaticamente, al 100%, grazie a diversi strumenti di intelligenza artificiale.
In particolare sono partito da una news letta nel blog di Google: “NotebookLM now lets you listen to a conversation about your sources”. In pratica crea un podcast partendo dai tuoi documenti.

Testato con un intero libro (“ChatGPT, come stai?”): funziona, anche se solo in inglese.
Quindi ho deciso di presentare questa nuova funzionalità, per la prima volta senza mettermi davanti alla videocamera. Volevo un video creato al 100% dell’AI!
Ho quindi clonato il mio volto e la mia voce, partendo da vecchi filmati, grazie a HeyGen, che mi ha creato anche lo script del video, il parlato. In quest’altro video spiegavo come fare:
Quindi ho usato HeyGen anche per localizzare in italiano il podcast a due voci creato da NotebookLM. Infine ho usato Flux1 per creare le immagini a corredo del video (e Canva per impaginarle):
Ecco il risultato:
PS: scrivimi nei commenti che cosa ne pensi. Al di là del troppo gesticolare del mio avatar.
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L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui viviamo e lavoriamo, e la scuola non è da meno. Non deve essere vista come una minaccia per il lavoro degli insegnanti o per le famiglie (sebbene molti studenti stiano usando strumenti come ChatGPT per fare i compiti), ma come un’opportunità per migliorare la didattica e la qualità dell’apprendimento degli studenti.

Il 30 gennaio 2024 ho tenuto un evento presso Step per fornire ai docenti le conoscenze e gli strumenti per integrare l’IA nella loro didattica in modo efficace e sicuro, con cinque proposte concrete. Qui potete rivedere l’intera registrazione dell’evento (della durata di una cinquantina di minuti):
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Il 19 gennaio 2024 Canzio e io siamo stati invitati dal Centro Lazzati di Osnago (Lecco) a presentare il libro “Uomini che amano i chatbot”:

L’incontro è stato un’occasione per immergerci e riflettere sui concetti base dell’Intelligenza Artificiale. L’obiettivo era quello di presentare l’IA in modo semplice e accessibile, senza la necessità di competenze tecniche specifiche (vista la platea eterogenea). Durante l’evento, abbiamo esplorato l’IA senza pregiudizi o entusiasmi eccessivi (cosa per me difficilissima), ma con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza su come funziona e come può essere utilizzata nella vita quotidiana. Per farlo abbiamo collegato l’IA a figure storiche e culturali come Wallace, Bach e Dini Risi, non dimenticando la cultura pop: Indiana Jones e Fantozzi.


Ecco qui la registrazione completa dell’evento:
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Il 10 dicembre 2023 sono stato invitato dal biologo Livio Marossi a intervenire, nel suo spazio “L’ecologia della felicità” su RTL 102.5. Il tema era: “Intelligenza artificiale e sostenibilità”. La tesi: l’IA si sta affermando come uno strumento cruciale per promuovere la sostenibilità ambientale. Nell’intervista, ho esplorato tre ambiti chiave
Vediamoli uno a uno.
L’IA può trasformare significativamente l’efficienza energetica, sia nelle industrie che nelle abitazioni. Per esempio, i sistemi intelligenti di gestione dell’energia nelle case possono apprendere le abitudini degli utenti, regolando automaticamente riscaldamento, illuminazione e altri dispositivi per massimizzare l’efficienza. Un esempio concreto è il termostato Google Nest, che può ridurre il consumo di gas per il riscaldamento fino al 12% e l’uso di elettricità per il raffreddamento fino al 15%.

L’IA gioca un ruolo fondamentale nel monitoraggio dei cambiamenti climatici. L’analisi avanzata di dati provenienti da satelliti, droni e sensori terrestri permette di identificare e prevedere cambiamenti ambientali con precisione. La NASA utilizza AI e machine learning per accelerare la ricerca scientifica in questo campo. Inoltre, l’IA contribuisce alla lotta contro l’inquinamento, con sistemi intelligenti capaci di rilevare e tracciare fonti di inquinamento in tempo reale.

L’IA è alla base dello sviluppo di nuovi materiali sostenibili, impiegati in diversi settori, come l’edilizia e l’industria automobilistica. Nel campo del riciclo, l’IA ha trasformato i processi di smistamento dei rifiuti, con sistemi di riconoscimento visivo e apprendimento automatico che permettono un’identificazione e separazione più efficace dei materiali. IBM Research ha sviluppato una nuova plastica riciclabile, la VolCat, che può essere riciclata più volte senza perdere le sue proprietà.

Nell’ultima parte dell’intervista, Livio Marossi mi ha chiesto se l’IA ha anche un costo dal punto di vista ambientale. In effetti, la gestione di data center, essenziali per le Big Tech, richiede grandi quantità di energia elettrica e acqua, non solo per il loro funzionamento ma anche per il raffreddamento. Uno studio di Google e dell’Università di Berkeley ha rilevato che l’addestramento di GPT-3 ha consumato 1.287 MWh e ha prodotto oltre 550 tonnellate di anidride carbonica equivalente. Inoltre, generare 1000 immagini con tecnologie come Stable Diffusion ha un impatto in emissioni di carbonio paragonabile a quello di un’auto a benzina che percorre più di 6,5 chilometri.
Qui trovi la registrazione (audio e video) della puntata:
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Intelligenza artificiale e nudging possono andare a braccetto. Prendendo spunto dalla teoria dei nudge, che suggerisce piccoli interventi per indirizzare le scelte delle persone senza limitare le loro opzioni, alcune aziende stanno usando l’IA per condizionare comportamenti e scelte dei consumatori (si spera) nel loro interesse. È quello che sta accadendo, per esempio, nel mondo delle assicurazioni. Un esempio emblematico è quello dell’assicurazione Progressive con il suo programma “Snapshot“, basato sull’uso del veicolo (Used Based Insurance, UBI).
Lanciato nel 2008, Snapshot utilizza un sensore per raccogliere dati sullo stile di guida dell’assicurato. Questi dati, che comprendono oltre 14 miliardi di chilometri percorsi, vengono poi analizzati attraverso algoritmi di machine learning. Il sistema valuta vari parametri come accelerazioni o decelerazioni eccessive, l’ora del giorno in cui si guida, le distanze percorse, l’uso del telefono cellulare durante la guida e l’eccesso di velocità. In base a questi dati, Progressive applica premi inferiori per gli automobilisti più sicuri e premi maggiori per quelli con uno stile di guida più rischioso.
Ma la vera innovazione sta nell’uso del nudging. Oltre a offrire sconti tariffari che possono arrivare fino al 30%, Snapshot invia segnali acustici in caso di comportamenti non sicuri e fornisce report dettagliati sulla guida. Questi report, generati da modelli di machine learning, sono notificati direttamente sullo smartphone dell’utente (possibilmente non quando è alla guida…), fornendo consigli pratici per migliorare la sicurezza stradale.
Il risultato? Gli utenti hanno risparmiato circa un miliardo di dollari in premi assicurativi grazie a Snapshot. Questo caso dimostra come l’intelligenza artificiale e il nudging possano non solo ridurre i costi per i consumatori, ma anche promuovere comportamenti più sicuri e responsabili. Insomma, la tecnologia e la psicologia comportamentale possano lavorare insieme per creare soluzioni win-win per aziende e clienti.
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L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il modo di lavorare in ogni azienda, del resto si dice che l’80% dei lavori sta per essere travolto da questa rivoluzione.
Le aziende di ogni dimensione e settore stanno adottando l’IA per migliorare i flussi di lavoro, aumentare l’efficienza (tagliando costi) e ottenere un vantaggio competitivo (per esempio nella lead generation o nel recruiting). Ecco alcuni esempi di come l’IA viene utilizzata in modo evoluto nelle aziende (per ora soprattutto quelle americane) con relativi tool.
La lead generation è fondamentale per ogni azienda. L’IA può automatizzare questo processo, identificando potenziali clienti basandosi su dati e comportamenti degli utenti. Un esempio di questo è Growbots, un software di lead generation alimentato da IA. Anche Pardot di Salesforce per mette di automatizzare la lead generation con la personalizzazione dei funnel:
Gli ATS (Applicant Tracking System) basati su IA come Workable e Inda stanno trasformando il processo di assunzione. Questi sistemi possono analizzare i CV, identificare i candidati più adatti e persino condurre interviste preliminari.
L’IA può analizzare enormi quantità di dati molto più velocemente di qualsiasi essere umano. Strumenti come Tableau utilizzano l’IA per fornire approfondimenti dettagliati e prevedere tendenze future.
I chatbot alimentati da IA come IBM Watson stanno migliorando il servizio clienti, rispondendo alle domande dei clienti 24/7 e fornendo risposte immediate e pertinenti.
L’IA può automatizzare una serie di processi aziendali, risparmiando tempo e risorse. UiPath è un esempio di piattaforma di automazione dei processi robotici (RPA) alimentata da IA.
L’IA può prevedere le tendenze della domanda e ottimizzare la logistica della supply chain. Infor è un esempio di strumento di gestione della supply chain basato su IA.
L’IA può prevedere quali clienti sono più propensi a fare un acquisto. Strumenti come Salesforce Einstein utilizzano l’IA per migliorare l’efficienza delle vendite.
L’IA può identificare e rispondere alle minacce alla sicurezza informatica in tempo reale. Darktrace è un esempio di strumento di sicurezza alimentato da IA.
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Se scrivo un testo con ChatGPT o creo un’immagine con Stable Diffusion, posso usarli o addirittura venderli? Parto dal presupposto che il diritto d’autore è un argomento complesso e in continua evoluzione, soprattutto nel contesto delle nuove tecnologie: basti pensare alla disputa tra Google e gli editori per quanto riguarda il servizio Google News. Con l’avvento dei modelli di linguaggio di apprendimento automatico, come GPT-3 di OpenAI o Alpaca dell’Università di Stanford, si pongono nuove questioni riguardanti la proprietà intellettuale. Possono una macchina o un algoritmo essere titolari di diritto d’autore? Chiarisco subito un fatto: secondo la Legge, sia anglosassone che europea, per avere diritto d’autore un’opera deve essere creata da un essere umano. Un po’ quello che successe nel caso del “Monkey selfie”: vale la pena raccontarlo.

Il caso dell’“autoscatto del macaco” finì sui giornali nel 2011 quando un macaco indonesiano scattò una serie di fotografie a se stesso con la macchina di un fotografo britannico. Le foto divennero virali, ma sollevarono anche questioni legali sulla proprietà dei diritti d’autore. Il fotografo, David Slater, rivendicò i diritti sulle foto, sostenendo che la macchina fotografica era sua e che l’aveva impostata correttamente lui. Tuttavia, alcune organizzazioni per la difesa dei diritti degli animali hanno sostenuto che il macaco, chiamato Naruto, doveva essere riconosciuto come il legittimo autore degli scatti. Era stato lui a fare clic! Dopo una lunga battaglia legale, nel 2018 è stato raggiunto un accordo tra le parti coinvolte, stabilendo che i diritti d’autore delle foto appartenevano a Slater, ma i proventi generati sarebbero stati destinati alla salvaguardia delle scimmie nel loro habitat naturale. Il caso del “monkey selfie” ha sollevato importanti questioni sulla definizione legale di autore e sul rapporto tra gli esseri umani e gli animali nel contesto dei diritti d’autore.
Gli output di un LLM non sono generati né da uomini né da scimmie: sono opera di una macchina, di un algoritmo, di un’intelligenza artificiale. La questione è dirimente: è l’utente che fornisce l’input al modello il detentore del diritto d’autore, o è l’organizzazione che ha creato e addestrato il modello? O forse, dato che l’output è generato da una macchina, non può essere protetto dal diritto d’autore? Sapendo che su queste questioni ChatGPT non è affidabile, vale la pena affidarsi al sito di OpenAI. Dove, nelle FAQ, si legge:

Chiaro: l’output è tuo, è di chi fa il prompt! Ecco perché Amazon è già pieno di libri “scritti” da ChatGPT. In verità, per essere precisi: “Oggi non esiste una norma che definisca direttamente e univocamente chi sia l’autore di un’opera generata da una intelligenza artificiale”.
Quindi tutto chiaro: tu fai l’input e tu sei il titolare del diritto d’autore, giusto? Sì, ma la questione è ancora più complessa. Serve riportare questa notizia: “Getty Images ha citato in giudizio l’intelligenza artificiale che usa le sue foto”. In pratica, Getty Images, l’agenzia fotografica di fama mondiale, ha citato in giudizio Stability AI, la società dietro lo strumento di intelligenza artificiale generativa Stable Diffusion, per presunta violazione del copyright. Getty sostiene che Stability AI ha copiato ed elaborato illegalmente milioni di immagini protette da diritto d’autore per “educare” la sua IA. In effetti alcune immagini di output addirittura riportavano il logo di Getty Images alterato.

Questo solleva nuove questioni legali tra le società di AI e i creatori di contenuti. Naomi Klein, autrice di “No logo”, sostiene che “davanti ai nostri occhi le aziende più ricche della storia (Microsoft, Apple, Google, Meta, Amazon) stanno mettendo le mani su tutta la conoscenza umana disponibile gratuitamente in digitale e la stanno utilizzando per scopi privati, rinchiudendola in prodotti di loro proprietà. Molti dei quali danneggeranno le persone che, senza dare il consenso, hanno addestrato le macchine con il lavoro di una vita”.
Quindi, il copyright non c’è sull’output, ma dovrebbe esserci sull’input, il cosiddetto “dataset”. Per esempio, la già citata Stability AI, per la sua AI “Stable DIffusion”, usa un dataset che si chiama LAION 5B, fornito sotto il principio del “fair use” accademico dalla società non profit LAION. Questo dataset si compone di cinque miliardi di immagini di qualsiasi tipo (foto, disegni, documenti di vario genere) raccolte con uno “scraping” dalla rete.
Notizia di questi giorni: Google ha aggiornato la sua policy sulla privacy, affermando esplicitamente di riservarsi il diritto di raccogliere praticamente tutto ciò che si pubblica online per addestrare i suoi strumenti di intelligenza artificiale. Questo significa che qualsiasi cosa si pubblichi online finisce nel dataset per il training di un chatbot.
Per questo qualcuno ipotizza che in futuro i LLM saranno addestrati su contenuti legittimamente “comprati” dagli autori o quantomeno occorrerà trovare un meccanismo di remunerazione di giornalisti, blogger, case editrici e titolari di diritto d’autore dei contenuti online (e non solo). Qualcosa si sta già muovendo. La European Guild For Artificial Intelligence Regulation, un’organizzazione che riunisce professionisti di vari settori creativi, propone l’introduzione del “training right” per regolare l’uso dei dati e delle opere creative da parte delle società di IA. Questa proposta implica che l’utilizzo dei dati deve avvenire all’interno di un sistema di licenza d’uso con modalità e termini di utilizzo che devono essere definiti in accordo fra le parti. L’obiettivo è di intervenire sulla proposta di regolamento della Commissione Europea chiamato AI ACT, che inizialmente ignorava le implicazioni di queste applicazioni nel mondo della creatività.
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