Con Fiorenzo Pilla, coautore di “Manuale per difendersi dalla post verità” durante una presentazione del libro a Sesto San Giovanni

Fiorenzo Pilla è un amico è un ottimo divulgatore. Abbiamo scritto insieme due testi, Manuale per difendersi dalla post-verità e Prontuario per genitori di nativi digitali (qui a lato la foto di una presentazione del libro).

In questa puntata del podcast l’ho interpellato però a seguito di un altro progetto editoriale: “Digital love”, scritto con Dolce e Aiello per Ledizioni. Ho chiesto a Fiorenzo di dare tre consigli ai genitori di nativi digitali alle prese con il tema della sessualità online dei figli.
Puoi seguire Fiorenzo Pilla online sul suo sito Fiorenzopilla.it e su Facebook

Ascolta qui l’intervista:

Ascolta “#21 La sessualità online dei nativi digitali: intervista a Fiorenzo Pilla” su Spreaker.

È finalmente disponibile in formato eBook (da ottobre anche in cartaceo) il mio nuovo libro: Guida calcistica di LinkedIn.
Nessuno aveva mai pensato di fare un titolo del genere: e forse questo avrebbe dovuto dirmi qualcosa… Eppure sono convinto che usare le metafore dello sport nazional-popolare per eccellenza (attacco, contropiede, figurine, cori da stadio, falli) possa aiutare a spiegare un social network poco amato, sottovalutato e a volte ostico.

Uno sconto per tutti

Per festeggiare questo debutto, ho chiesto all’editore Ledizioni di prevedere uno sconto per i miei amici social.
Ecco, funziona così. Collegati a questo link sul sito dell’editore, poi metti il libro nel carrello (costa 6,99 euro), quindi scrivi bonanews per avere il 15% di sconto (più di 1 euro, sputaci su).
A quel punto non resta che leggere il libro e farmi se sapere l’idea della guida calcististica di LinkedIn è un azzardo oppure no.

Il mio podcast “Genitorialità e tecnologia”, dedicato all’uso consapevole della tecnologia in famiglia, è disponibile da tempo su questo sito, su Spreaker, su iTunes, su YouTube. Da qualche giorno è possibile ascoltare tutte le puntate gratuitamente anche sulla più celebre piattaforma di streaming musicale: Spotify. Puoi ascoltare il mio podcast a questo link: Genitorialità e tecnologia su Spotify.

 

Il Maestro Roberto, all’anagrafe Roberto Sconocchini, ha dedicato un post del suo seguitissimo blog al mio videocorso gratuito sulle bufale online.

Chi è il maestro Roberto?

Roberto Sconocchini, insegnante elementare in ruolo dal 1991 che risiede in provincia di Ancona, è un’autorità nel campo dell’uso dell’informatica nell’insegnamento. Dal 2014 fa parte del team “Tecnologie nello zainetto” per promuovere iniziative di aggiornamento sulle risorse didattiche digitali. Ha un blog seguitissimo, Maestro Roberto, dove raccoglie risorse e spunti sull’insegnamento e la Rete.
Lo scorso 26 agosto ha dedicato un articolo al mio videocorso sulle fake news.

Che cosa ha scritto del mio corso il Maestro Roberto?

Ecco il post che il Maestro Roberto ha dedicato al mio corso sulle bufale online:

Il fenomeno delle bufale sta rappresentando un problema di dimensioni mondiali, capace di incidere in maniera significativa in ogni settore della vita di ciascun individuo.

Dalla politica all’economia, dalla sanità al costume, gli effetti delle fake-news rappresentano lo scotto più pesante che stiamo pagando per aver accesso libero all’universo delle informazioni. Una realtà in cui diventa opportuno disporre delle conoscenze adeguate per poter difendersi dalle “post-verità”.

Gianluigi Bonanomi, giornalista e formatore che lavora molto con scuole e genitori sulla Media education, ha realizzato un videocorso, accessibile gratuitamente, che guida al riconoscimento delle fake news e rappresenta una sorta di vademecum alla scoperta degli strumenti necessari (siti, app, trucchi) per combattere bufale e inganni del mondo digitale.

Per accedere al videocorso su come difendersi dalle bufale, cliccate qui

 

Guarda il mio videocorso sulle bufale

Per guardare il videocorso gratuito sulle bufale fai clic qui oppure sull’immagine qui sotto:

Durante le serate informative sui pericoli della Rete, prima o poi la domanda sulla sicurezza arriva. Come posso controllare quello che fa mio figlio con lo smartphone? Quali strumenti di parental control suggerisci? Si possono prendere virus?

Ho deciso di girare queste domande a chi si occupa professionalmente di cybersecurity, un giornalista informatico (che lavora per Tom’s Hardware, anche nello spin-off Security.info, e Sole24Ore) tra i più noti e apprezzati in Italia: Giancarlo Calzetta.

Controllare lo smartphone dei bambini?

Lo smartphone è oggi il principale strumento con cui i ragazzi accedono a Internet, usato quotidianamente per andare online dal 97% dei ragazzi di 15-17 e dal 51% dei bambini di 9-10 (dati EuKids Online, vedi tabella sopra).

Molti genitori mi chiedono se esistono strumenti per evitare o limitare i danni. Secondo Calzetta sugli store online si trovano diverse applicazioni per il controllo degli smartphone. Sono app di “parental control”, controllo parentale, e sono davvero tantissime: Giancarlo cita le suite di Norton, Gdata e Kaspersky (qui alcuni consigli proprio di Kaspersky sulla questione smartphone e bambini).

Protezione smartphone dei bambini: non fare le cose di nascosto

Il suggerimento numero 1 di Giancarlo, però, è quello di non fare le cose di nascosto. Questo può costituire un problema non tanto tecnico, ma di relazione, di fiducia. Occorre invece spiegare al figlio perché è necessario proteggersi e come farlo. Non sempre i genitori sono competenti dal punto di vista tecnologico, ma le competenze che servono non sono tecniche. Bisogna fare i genitori: affiancare i ragazzi, senza sotterfugi.

Configurare uno smartphone per farlo usare ai bambini

Sul sito di Tom’s Hardware, dove scrive anche Giancarlo, si trova una esauriente guida su come impostare uno smartphone, nel caso specifico Android, per l’uso da parte dei ragazzi. Dopo aver creato un nuovo utente per il minore, si legge nel pezzo, occorre accedere a Google Play per assicurarsi che mostri solo contenuti adatti ai bambini. Nell’articolo, che si trova a questo link, è spiegato tutto passo a passo.

Quali sono i maggiori pericoli per i minori online?

Sempre secondo i dati EuKids Online, “cresce il numero di ragazzi e ragazze di 9-17 anni che hanno fatto qualche esperienza su Internet che li ha turbati o fatti sentire a disagio (13%). Cresce soprattutto fra i bambini di 9-10 anni, passando dal 3% registrato nel 2013 al 13% del 2017”. Fra i rischi continuano a crescere i contenuti inappropriati (soprattutto quelli legati all’ostilità e al razzismo), l’hate speech, l’esposizione a contenuti pornografici e il sexting, oltre ovviamente a cyberbullismo e dipendenza.

Nell’intervista Giancarlo punta i riflettori prevalentemente sulla questione privacy e sulle informazioni che i bambini e ragazzi pubblicano online. In particolare la loro esposizione sui social. “Occorre spiegare che cosa mettere su Instagram e che cosa no” sottolinea Calzetta. Ecco alcuni suoi suggerimenti:

– Impostare il profilo privato.

– Mai rispondere agli sconosciuti.

– Si aggiungono solo amici che si conoscono fisicamente.

– I ragazzi non devono postare proprie foto sui social.

In effetti è più un lavoro da genitori che da tecnico o smanettone.

Come tracciare l’uso che il ragazzo fa dello smartphone?

La maggior parte delle app di parental control prevede anche una funzionalità di tracciamento dell’attività con lo smartphone del ragazzo. Molto utile per permettergli di rendersi conto di quanto e come usa lo strumento. Del resto spesso i minori, e non solo loro, perdono la cognizione del tempo, davanti a uno schermo. Esistono però anche app specifiche per fare questo, e Giancarlo suggerisce di provare Screentime.

Questione sicurezza: si possono prendere i virus sullo smartphone?

Ultima domanda: serve installare un antivirus sullo smartphone del figlio? La risposta è: assolutamente sì. Sebbene gli antivirus per PC e Mac siano potenti, installare una suite di sicurezza sul telefonico (anche su iPhone!) può certamente aiutare a evitare alcuni problemi. Non basta “stare attenti” quando si naviga, questo il monito di Giancarlo.

Ascolta qui l’intervista a Giancarlo Calzetta

Tutte le interviste del mio podcast “Genitorialità e tecnologia” possono essere ascoltate gratuitamente su Spreaker o direttamente su questo sito. Basta un clic su Play qui sotto. Buon ascolto.

Ascolta “#19 Protezione dello smartphone dei bambini: l’intervista a Giancarlo Calzetta” su Spreaker.

L’intervista a Rachele Zinzocchi

Che cosa si intende per educazione civica digitale? L’ho chiesto a Rachele Zinzocchi, professionista del digitale e animatrice del laboratorio di digital education. Qui trovi la presentazione del progetto:

L’educazione civica digitale

Nel corso dell’intervista Rachele ha tenuto a sottolineare che digital education si traduce appunto con “educazione civica digitale”, intesa come utilizzo responsabile e consapevole delle nuove tecnologie, della Rete e dei social. Abbiamo parlato di privacy, di sicurezza, del rischio violenza ma anche di questioni più filosofiche (Rachele è laureata in filosofia!) come per esempio il tradimento della promessa originaria di Facebook di connettere il mondo: il rischio invece è disconnettersi completamente.

Telegram e i ragazzi

Rachele è anche l’autrice di un libro su Telegram che si intitola “Telegram perché”. Ne ho approfittato quindi per chiederle se i ragazzi, in fuga da strumenti “vecchi” come i blog e Facebook, stanno approdando anche lì. La sua risposta è stata: sì. Perché si tratta di uno strumento nuovo, versatile ma soprattutto sicuro (i messaggi sono davvero blindati, non come su WhatsApp). Forse troppo sicuro: il rischio è che la possibilità di scambiare immagini che si autodistruggono, come inizialmente prometteva SnapChat, porti al diffondersi del sexting e del revenge porn. Rachele ha poi citato due canali Telegram meritevoli: quello per la diffusione della divina commedia e quello della Pastorale Giovanile di Molfetta. Suggerisce di seguire anche ilsito del suo mentore per quanto riguarda Telegram: bot di Piersoft.

Come contattare Rachele

Rachele Zinzocchi Telegram

Puoi trovare Rachele ovviamente su Telegram. La sua mail è rachelezinzocchi@gmail.com e il numero di telefono 392/9856823. Questo invece il link al gruppo Facebook sulla digital education.

 

Ascolta l’intervista qui

Puoi ascoltare la puntata 17 del podcast Genitorialità e tecnologia, con l’intervista a Rachele sull’educazione civica digitale, direttamente qui oppure su Spreaker:

Ascolta “#17 Educazione civica digitale: l’intervista a Rachele Zinzocchi” su Spreaker.

Come convincere gli altri, come influenzarne il comportamento? Secondo la neuroscienziata Tali Sharot, autrice dell’interessante “La scienza della persuasione” (Feltrinelli), una delle possibili risposte è questa: con i feedback positivi.

Convincere i medici a lavarsi le mani con i feedback positivi

La media delle persone che rispettano l’igiene delle mani nei centri medici (ma lo stesso vale nel mondo della ristorazione) viaggia intorno al 38%. Agghiacciante!
Come convincere i medici a lavarsi le mani? Non basta la sorveglianza, non basta nemmeno ricordare i danni da mancata igiene. Sharot racconta invece di un esperimento della New York State University del 2008. In un ospedale fu messa una lavagna luminosa: ogni volta che qualcuno si lavava le mani, si dava un’immediata segnalazione dell’avanzare dell’esperimento, un feedback positivo. Il rispetto dell’igiene è passato dal 10% al 90%. Perché il trucco della lavagna luminosa ha funzionato?

Dolore e piacere: bastone e carota

Bentham scrisse:

La natura ha posto il genere umano sotto il dominio di due supremi padroni: il dolore e il piacere. Spetta ad essi soltanto indicare quel che dovremmo fare, come anche determinare quel che faremo.

Il piacere – un’emozione positiva – si può ottenere da una varietà di stimoli e situazioni, come ricompense materiali, affetto, riconoscimento, ammirazione, speranza. Siamo motivati altrettanto a evitare il dolore, sia fisico che emotivo. Cerchiamo di sfuggire alla malattia, ai prepotenti che ci opprimono; vogliamo evitare la perdita di una persona cara e di qualsiasi cosa possediamo.

Quando cerchiamo di spingere altri ad agire, quindi, spesso offriamo una ricompensa o minacciamo una perdita: il classico gioco “bastone e carota”. Promettere al dipendente una promozione se resta a lavorare di più è una carota. Minacciare il figlio di una punizione se non finisce i compiti è un bastone.

Nel caso citato dei medici, invece di usare un bastone (per esempio le statistiche sui decessi causati da infezioni in sala operatoria) si è scelta una strategia positiva. Tra l’altro, non c’è bisogno di continuare a usare feedback positivi, perché i comportamenti virtuosi presto diventano abitudini.

Avvicinamento ed evitamento: Go e no go

Tali Sharot scrive, a proposito di piacere e dolore:

La legge dell’avvicinamento e dell’evitamento dice che ci avviciniamo alle persone, agli oggetti e agli eventi che pensiamo ci facciano bene ed evitiamo quelli che ci possono fare male. Compiamo azioni che ci portano più vicini a un pezzo di torta, a una persona cara o a una promozione e ci teniamo a distanza da qualcosa a cui siamo allergici, da una relazione negativa o un progetto fallimentare.

Semplice: ci muoviamo verso il piacere e ci allontaniamo dal dolore. Di solito è una tattica efficace. In alcuni casi, però, per avere quello che vogliamo devi allontanartene. Caso tipico: lasci un partner dubbioso affinché capisca quanto ti ama.

Il nostro cervello è fatto in modo tale che l’aspettativa di una ricompensa non solo innesca il movimento di avvicinamento, ma è più probabile che in generale produca un’azione. Il timore di una perdita è più probabile che generi inazione. Ecco perché il feedback positivo ha funzionato per il personale medico che non voleva lavarsi le mani, piuttosto che il tentativo di instillare il timore di una malattia. Siamo fatti in modo che l’aspettativa di “cosa buone” spinga all’azione (GO) e quella di “cose negative” induca a stare fermi (NO GO).

Se vuoi che qualcuno agisca rapidamente, prometti una ricompensa che generi un’aspettativa di piacere. Funziona molto meglio che minacciare una punizione, che genera un’aspettativa di dolore. Se vuoi motivare il team a lavorare di più, dai un riconoscimento settimanale per il dipendente più produttivo. Se vuoi convincere il tuo bambino a mettere in ordine la camera, innesca la reazione Go del cervello: non minacciarlo di proibirgli il dolcetto, ma spiegagli che potrebbe trovare il giocattolo tanto amato, e da qualche tempo disperso, sotto a quel casino. A tua figlia che non vuole mettere il cappotto, non dirle che si ammalerà ma falle immaginare quanto starà bene con quel capo addosso. A tuo figlio che non vuole studiare non dire che sarà un disoccupato ma digli che, se si impegnerà, troverà un bel lavoro. E ancora: per convincere qualcuno a continuare ad andare in palestra non devi fargli notare la pancia che cresce o i pericoli di disturbi cardiaci: fagli i complimenti per i risultati dopo i primi giorni di sforzi. Al contrario, quindi, se vuoi che qualcuno NON faccia qualcosa (NO GO), allora conviene minacciare conseguenze negative per provocare l’immediata paralisi.

Il libro della Sharot

Il libro “La scienza della persuasione” racconta moltissimi esperimenti e approfondisce tanti altri temi, come il potere delle storie, delle emozioni, della curiosità e dell’influenza sociale. Puoi acquistare il libro direttamente su Amazon:

 

Si definisce lo “sharing daddy”, ma tiene molto all’uso consapevole della tecnologia in famiglia e all’uso virtuoso di smartphone e schermi per stimolare la creatività dei ragazzi, senza danneggiarli o metterli in imbarazzo. All’anagrafe è Francesco Facchini e di mestiere fa il formatore sul tema del mobile journalism (è da anni che non usa un PC, ci tiene a sottolineare).
Ho intervistato Francesco per questa nuova puntata del podcast, mentre girava per le vie di Milano e proprio alla vigilia della partenza per le vacanze con il figlio, lo sharing kid. Mi ha raccontato di come userà lo smartphone con il ragazzo di sei anni durante il soggiorno in Slovenia, per esempio creando dei filmati con una app che si chiama Stop Motion Studio (qui disponibile per iOS). Poi ha dato alcune dritte per l’uso corretto e virtuoso della tecnologia in famiglia: un suo suggerimento, tra gli altri, è quello di creare uno scrigno digitale delle creazioni e dei file riguardanti i figli, senza condividerli (è contro quindi allo sharenting), e di consegnarli ai ragazzi quando avranno l’età per creare una loro identità digitale. Dal punto di vista degli strumenti, oltre a Stop Motion, ha suggerito di creare delle storie, girare i video e montarli usando iMovie in ambiente Apple e KineMaster in ambiente Android.
Per seguire Francesco puoi collegarti al suo sito personale sul mobile journalism, a Sharing Daddy oppure sostenere la sua attività professionale su Patreon.

Ascolta l’intervista direttamente qui:
Ascolta “#16 Come usare lo smartphone in vacanza: intervista allo sharing daddy Francesco Facchini” su Spreaker.

La foto profilo di LinkedIn contribuisce alla prima impressione che gli altri si fanno di te; come diceva il pluricitato Oscar Wilde:

Non c’è una seconda occasione per fare una buona prima impressione.

Peccato che sul social professionale alcuni sottovalutino questa cosa, e scelgano foto terrificanti. Prima di mostrarti le dieci peggiori, ti racconto come dovresti scegliere l’immagine.

Come dovrebbe essere una buona foto profilo di LinkedIn?

Bastano 100 millisecondi, un decimo di secondo, per farsi un’idea su qualcuno. Esistono delle regole per scegliere l’immagine giusta di LinkedIn. Prima di tutto, se l’obiettivo è quello di farti riconoscere, il volto dovrebbe occupare almeno il 70% della superficie dell’immagine. Secondo: lo sfondo dovrebbe essere omogeneo, altrimenti chi guarda si concentrerà sull’auto che si vede dietro o peggio sui bagnanti inquadrati. La foto dovrebbe anche essere un’immagine recente, non un reperto vintage: quando qualcuno ti incontra di persona, dovrebbe riconoscerti subito; pazienza per i chili in più e i capelli in meno (anche se mi è capitato di vedere anche il contrario). Un tizio una volta mi ha fatto notare che, siccome l’unica volta che è stato immortalato da un fotografo era al matrimonio, usava come foto profilo quella con il gessato e i chicchi di riso incastrati nelle sopracciglia. Ultima indicazione, che devi prendere senza sorbirti il pippone sui neuroni specchio, è: sorridi!
Per ulteriori indicazioni leggi questo articolo:

La galleria degli orrori

Qui di seguito troverai le peggiori foto profilo che ho scovato sul LinkedIn. Spiccano quello con la foto da pirla, l’impiegata che mette in mostra le sue qualità, quello che nasconde la faccia, la foto di coppia, l’anonymous, Babbo Natale e altri ancora.
Fai clic sulle immagini per ingrandirle.

 

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Sharenting è l’unione di due parole inglesi: “share”, condivisione, e “parenting”, genitorialità. Si tratta, in pratica, dell’abitudine dei genitori di condividere sui propri profili social notizie e sopratutto foto e video dei propri figli. Una vera emergenza: per questo ho deciso di spiegare in questa seconda puntata del videoblog “Genitori Tech” di Mumadvisor, i tre motivi per i quali le foto delle sue bambine non sono online. Buona visione:

Fai clic qui per vedere tutte le puntate di Genitori Tech