Elon Musk non mi è mai andato a genio, ed è un eufemismo. Anzi, lo dico: non lo sopporto. Non mi piacciono i cowboy, se non nei vecchissimi film di John Wayne. Non mi piacciono quelli che un momento prima scherzano (anche se ci dovrebbe essere un limite alla goliardia) e subito dopo danno di matto, e lo fanno da bastardi. Insomma, ho altri modelli nel mio Pantheon.

Proprio per questo se vi dico che la biografia di Musk è una meraviglia, fidatevi.

La nuova biografia di Musk

La biografia di Elon Musk, scritta da Walter Isaacson, è un’opera che va oltre la semplice narrazione della vita di un imprenditore di successo. Isaacson, noto per le sue biografie su figure come Steve Jobs, Albert Einstein e Leonardo da Vinci (tutte e tre meravigliose), ha trascorso due anni seguendo Musk come uno stalker, partecipando alle sue riunioni e intervistando persone vicine a lui. Il libro esplora la complessità psicologica (bacata) di Musk, un uomo segnato da un’infanzia difficile tra i ragazzi della via Pal e il signore delle mosche, e da un rapporto tormentato con il padre (spoiler: praticamente lo bullizzava!). Isaacson, alla fine della fiera, si chiede se i “demoni” che spingono Musk siano necessari per guidare l’innovazione e il progresso, ed è una bella provazione.

Dieci motivi per leggere questa biografia

1. Isaacson è un grande

Isaacson è un autore di un altro livello, con opere su Jobs, Einstein e Leonardo. Il libro è ben scritto e scorre facilmente, con capitoli brevi e incisivi. Sembra un romanzo di Dan Brown, con meno minchiate.

2. Capire Musk, almeno ci si prova

Il libro serve a capire perché Musk è uno “stronzo psicopatico”, influenzato da un nonno nazista e un padre bullo.

3. Dietro le quinte

Il libro offre un’analisi dettagliata delle varie imprese di Musk, come PayPal, Tesla e SpaceX, interessante non solo per chi vive di tecnologia come me. Per me interessantissimo il capitolo sulla fondazione di OpenAI con Sam Altman.

4. La Visione di Musk

Il libro ci permette di capire perché Musk è un visionario, con idee come la colonizzazione di Marte e l’uso di tunnel sotterranei sotto le città. Ma anche chip nel cervello, satelliti che condizionano le guerre (vedi guerra in Ucraina) e robotaxi.

5. L’ossessione per la qualità

Musk è ossessionato dalla qualità e dai dettagli e, cosa assolutamente rilevante per me che insegno digital marketing, ha poca considerazione per il marketing e la pubblicità. Anzi, li schifa. Il tema è che spesso funziona!

6. Perché ha fatto la pazzia di comprare Twitter?

Il libro rivela le vere ragioni per le quali Musk ha acquistato Twitter. Spoiler: è il suo parco gioco ma soprattutto ha mezzo miliardo di messaggi umani al giorno per addestrare le AI.

7. Un manuale su cosa non fare

Questo libro dovrebbero leggerlo tutti gli imprenditori e i responsabile delle risorse umane: è un meraviglioso manuale che spiega come NON trattare i collaboratori e i dipendenti.

8. La politica di Musk

Da Obama a Trump, il libro esplora le inclinazioni politiche di Musk e il suo coinvolgimento in questioni globali come la guerra in Ucraina. In pratica racconta una parabola incredibile: da sostenitore di Obama a diffusore di fake news complottiste di destra.

9. La schizofrenia comunicativa

Da genio della comunicazione a totale inetto, il libro esplora le diverse facce di Musk. Trovate geniali e colpi di testa. La Tesla nello spazio e i lanciafiamme.

10. Innovazione e Follia

Insomma, il libro mostra che a volte gli innovatori sono così pazzi da pensare di poter cambiare il mondo. Lui, tutto sommato, lo sta facendo.

L’intervista per Yugen Podcast

Il primo marzo 2024 è uscita la puntata di Yugen Podcast che riporta la mia intervista su questo libro. Buon ascolto:

 

La Commissione Attività produttive della Camera dei Deputati, in merito all’indagine conoscitiva su “Intelligenza artificiale: opportunità e rischi per il sistema produttivo italiano”, ha svolto diverse audizioni. Questo il mio intervento:

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Tra i tanti libri che stanno uscendo sull’intelligenza artificiale, uno in particolare ha attratto la mia attenzione: “L’era dell’intelligenza artificiale. Il futuro dell’identità umana“. Soprattutto per le tre firme che ho visto in copertina.

    • Il centenario Kissinger è l’ex Segretario di Stato Usa
    • Schmidt è stato Ceo di Google
    • Huttenlocher è un decano del Massachusetts Institute of Technology

Il libro è un’indagine sulle implicazioni dell’intelligenza artificiale nella nostra società, e chiude con uno sguardo al futuro. Gli autori esplorano una vasta gamma di temi: dalla filosofia alla tecnologia, dalla sicurezza all’etica, per offrire una panoramica completa di come l’IA stia cambiando il nostro modo di vivere, pensare e interagire con il mondo.

Due esempi di innovazioni tecniche

Il libro inizia con esempi concreti di come l’IA ha già iniziato a rivoluzionare vari settori. Per esempio insiste molto sull’esempio di AlphaZero di Google DeepMind: un’IA che ha battuto Stockfish al gioco Go nel 2017, è stato in grado di farlo con solo quattro ore di auto-allenamento. Questo dimostra la capacità dell’IA di riconoscere modelli e generare mosse mai immaginate prima: mi ha molto colpito il caso del sacrificio della regina in una partita di scacchi, mossa strategica difficilmente percorribile per un umano.

Un altro esempio significativo è l’uso dell’IA nel campo medico. Nel 2020, il MIT ha scoperto un nuovo antibiotico, Halicina, in grado di sconfiggere ceppi batterici resistenti, grazie all’uso dell’intelligenza artificiale. Sorprendentemente, i ricercatori non sanno esattamente perché funzioni, il che solleva interrogativi sulla comprensione umana delle decisioni prese dall’IA.

Impatto sociale e filosofico

Gli autori puntano forte sulle implicazioni della rivoluzione IA. Sottolineano che, a differenza di altre innovazioni tecnologiche, l’intelligenza artificiale abbia il potenziale per trasformare la struttura sociale e politica. Non è solo un cambio di strumento, come passare dal cavallo all’automobile, ma una trasformazione radicale che influenzerà tutti gli ambiti dell’esperienza umana. L’IA pone domande fondamentali sulla natura dell’essere umano e sul nostro ruolo in un mondo sempre più dominato dalle macchine.

Perché leggerlo (e perché no)

Consiglio il libro per questi motivi:

  • “L’era dell’intelligenza artificiale e il nostro futuro” è un libro introduttivo, utile per chiunque sia interessato all’impatto dell’IA sulla società. Offre una panoramica abbastanza completa delle opportunità e delle sfide che questa tecnologia presenta, esplorando sia gli aspetti tecnici che quelli filosofici.
  • Si notano i diversi punti di vista degli autori: tecnologia, filosofia, sociologia, geopolitica, storia, ecc.
  • È sufficientemente breve e scorrevole.

Perché eviarlo:

  • È un libro molto basico. Eppure non costituisce una vera introduzione all’IA, presuppone che si conosca già il fenomeno.
  • A volte è prolisso, per esempio la parte su politica e cyberwar l’avrei ridotta alla metà.
  • È ripetitivo: l’esempio dell’halicina mi è uscito dagli occhi. Mi sarebbe piaciuto trovare molti altri esempi e casi di studio.

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Il 5 settembre 2023 ho tenuto una conferenza a Treviglio sull’AI da titolo: “Perché l’intelligenza artificiale cambierà le nostre vite da oggi”. Questo il resoconto della serata, scritto da Federico Carpanoni per “Il popolo cattolico”.

Questo il testo dell’articolo:

“Perché l’intelligenza artificiale cambierà le nostre vite da oggi”: è questo il tema dell’incontro svoltosi martedì 5 settembre al TNT, nell’ambito della settimana di “Treviglio Cultura”. Il prof. Gianluigi Bonanomi è stato l’ospite che ha provato a spiegare “perché ne parlano tutti”. Il professore parla di 3 grandi momenti di svolta tecnologica nella sua vita: l’avvento di internet, l’avvento dei visori digitali e l’arrivo di ChatGPT.

Ma cos’è ChatGPT? E’ un chatbot (robot per comunicare) lanciato da OpenAI nel novembre 2022, che riesce a interagire e comunicare frasi compiute grazie a calcoli di probabilità su formule ricorrenti della lingua italiana. Si tratta quindi di uno strumento che “impara lo stile e lo copia”. Non va usato come un motore di ricerca, poiché non ricerca risposte (che non sono aggiornate da settembre 2021, quindi gli avvenimenti dell’ultimo anno sono ad oggi sconosciuti al chatbot), ma formula risposte uniche ed irripetibili. “Bisogna – ha affermato Bonanomi – imparare a usare strumenti diversi per obiettivi diversi”, paragonando ChatGPT ad una sorta di “pappagallo” che ripete frasi ricorrenti che ha già incontrato durante i suoi “allenamenti”. E perché c’è così tanta paura? La spiegazione sarebbe sociologica, dato che “l’uomo governa per collaborazione ed astrazione”, e ChatGPT potrebbe concorrere in queste capacità, ma in maniera “più intelligente, più veloce e più performante”. Il prof. Bonanomi ha voluto precisare che “abbiamo già delegato molto all’intelligenza artificiale” e che con ChatGPT solo alcuni lavori standardizzati e molto mediocri rischiano. “Non è l’intelligenza artificiale che ruba il lavoro, ma è chi la sa usare che lo ruberà” ha dichiarato Bonanomi, che ha individuato la conoscenza dei “prompt” (in-put da impartire al chatbot) come la skill che sarà decisiva nel futuro.

Il professore ha citato due altri grandi dubbi che attanagliano la popolazione : il primo è il rischio per la privacy e il secondo è l’accuratezza delle fonti. In Italia, che per un po’ ha visto di malocchio lo sbarco di ChatGPT, esiste però una legge che permette ai cittadini di disattivare il “data control”, evitando che il bot memorizzi le informazioni sensibili. Per quanto riguarda invece l’accuratezza delle risposte, già le prime fusioni tra chatbot e motori (ChatGPT della OpenAI e Microsoft Bing; Google Bard), permettono di risalire a milioni di fonti accurate. Il vero rischio che Bonanomi vede è quello della cattiva informazione, dato che esistono gli strumenti per creare immagini, audio e video modificati, oltre che per inventare storie totalmente astratte dalla realtà.

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L’intelligenza artificiale sta diventando sempre più importante nel processo di recruiting, di assunzione, ma i candidati stanno trovando modi creativi per aggirare l’ostacolo. Si parla di “white fonting”: una tattica da “furbetti” che solleva molti interrogativi. Prima di tutto, però, ecco di che cosa stiamo parlando.

Cos’è il white fonting?

Negli anni Novanta si iniziava a parlare di SEO, ottimizzazione dei testi per i motori di ricerca. All’epoca i motori non erano molto sofisticati, ed era possibile ingannarli facilmente. Per avere molto traffico sul sito bastava inserire parole chiave popolari (per esempio “Pemela Anderson”) con testo bianco su sfondo bianco: non lo vedeva l’utente che cercava informazioni sul giardinaggio, ma era visibile agli occhi del motore di ricerca.

Il “white fonting” è un meccanismo simile, ma si riferisce alla ricerca del lavoro. La tecnica, anche in questo caso, consiste nell’inserire parole chiave o descrizioni di lavoro nel proprio curriculum, rendendole però invisibili. Come? Cambiando il colore del carattere in bianco. Bianco su bianco: non si vede ma c’è! Questo permette ai bot di IA e agli ATS (leggi l’articolo “Cercare lavoro online: come funzionano (e non funzionano) gli ATS“) di leggere il testo e di far avanzare il curriculum per una revisione umana, aumentando le possibilità di essere notati dai reclutatori.

I problemi del white fonting

Mentre questa tattica può sembrare ingegnosa e aiutare alcuni candidati a superare le prime fasi della selezione, solleva questioni etiche. È un segno di mancanza di integrità o semplicemente un modo astuto per sopravvivere a sistemi sempre più automatizzati? Ovviamente i recruiter sconsigliano questa pratica: non è così difficile da individuare e squalifica il candidato, che spesso avanza nel processo di selezione senza averne titolo. In ogni caso, Tomas Chamorro-Premuzic di ManpowerGroup afferma che la pratica potrebbe avere un’incidenza molto bassa (15% dei casi). Personalmente, invece di questi trucchetti, suggerisco l’ottimizzazione del CV in ottica SEO in molto totalmente etico, come spiego nel mio ultimo libro: “Rivoluzione LinkedIn”.

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Ecco il link diretto per acquistare il mio libro “Rivoluzione LinkedIn“:

13 luglio 2023, sono da un cliente per un corso introduttivo sull’intelligenza artificiale. Si parla di ChatGPT e della novità del Code Interpreter, di Claude di Anthropic e i suoi 100.000 token di prompt, Elon Musk che vuole bloccare OpenAI ma sta facendo la sua AI… A un certo punto un partecipante chiede: “Ma quando sarà disponibile Google Bard  in Italia?”. Non so cosa rispondere, dico che era previsto entro la metà del 2023 (negli Usa era disponibile da marzo), ma che le regole privacy europee stanno allungando i tempi. Non si può fare una previsione. E invece, proprio in quei momenti, arriva la notizia: “Google Bard arriva in Italia!”

Ho deciso di scrivere subito una guida base, introduttiva, a Google Bard, il chatbot di Google basato sull’intelligenza artificiale (proprio come il celebre ChatGPT). Prima capiamo di cosa stiamo parlando. Partiamo dal nome, che significa “poeta”: è un diretto riferimento (shakespeariano) alla sua capacità di generare contenuti autentici e unici. Detto che è un assistente virtuale, un chatbot, a differenza dei competitor è basato sul modello PaLM 2 di Google. Si può accedere gratis a Bard, se maggiorenni, da bard.google.com: non serve registrarsi, ma se fai “log in” con il tuo account Google, avrai dei benefici che vedremo nel pezzo. L’assistente può parlare fino a 40 lingue diverse, italiano compreso.

1. Accesso al Web

Bard è pre-addestrato come gli altri Large Language Models (LLM), come ChatGPT, ma può anche navigare sul Web per accedere a notizie fresche (come ChatGPT Plus).

Bard non è però in grado di analizzare i siti Web come possono fare Bing Chat o Perplexity o linkare fonti:

Però Bard, essendo un giocattolo di Google, può integrarsi con il motore di ricerca. Quindi dopo ogni output si può far partire la ricerca online ma solo utilizzando le query che propone lui.

In teoria, Bard dovrebbe utilizzare la geolocalizzazione per fornire risposte più utili e pertinenti alla tua posizione. Ma, alla prova dei fatti, fallisce clamorosamente. Nonostante indichi correttamente la mia posizione in Brianza, poi mi dice che il cinema più vicino è a Udine. Mah.

2. Input e output

Come per tutti gli LLM, anche Bard richiede un prompt in input per funzionare (promette a breve di inserire immagini in input, cosa al momento non ancora possibile). Posto che ChatGPT accetta prompt da 4.000 token e Claude 2 da 100.000 token, qual è la “capacità” di Bard? Non è molto chiaro, perché Google non la esplicita. Ma da diverse prove di utenti in Rete, pare che si parli di 4.000 caratteri in input e 50.000 in output. Per quanto riguarda i risultati che si ottengono, a differenza dei competitor, il chatbot di Big G può anche “parlare” grazie alla sua funzione di sintesi vocale, disponibile in oltre 40 lingue. Gli output testuali, inoltre, possono essere condivisi con altri utenti.

3. L’integrazione con gli altri prodotti Google

Abbiamo già detto dell’integrazione tra Bard e Google (che tra l’altro in futuro sarà completa come in You.com), ma quello che risulta davvero interessante è il dialogo tra il chatbot e strumenti d’uso quotidiano come Gmail e Google Drive. Ogni output può essere inoltrato via mail, ma soprattutto può essere caricato sul cloud di Google sotto forma di documento o foglio di calcolo.

In questo esempio ho chiesto di creare una tabella con la filmografia di Tarantino e poi l’ho salvata su Drive sotto forma di foglio di calcolo.

Chiaramente la tabella risultante deve essere personalizzata (nome file, layout, ecc.):

4. Programmazione e formule

Altre funzionalità degne di nota includono la capacità di Bard di tradurre tra lingue ma soprattutto di supportare la programmazione in 20 linguaggi diversi (incluso Python, che può essere esportato e testato direttamente in Google Colab). Puoi chiedere a Bard di aiutarti con linguaggi come C++, Go, Java, JavaScript, TypeScript e persino con le funzioni di Fogli Google. Ho provato a chiedergli di separare nome e cognome in due colonne diverse.

 

5. La privacy

Come detto, il ritardo dell’arrivo in Italia di Bard era dovuto prevalentemente alle regole privacy restrittive. In termini di privacy, quando l’attività di Bard è attiva, Google memorizza nel tuo account per 18 mesi le attività (tra cui l’indirizzo IP o gli indirizzi di casa). Puoi disattivare l’opzione di eliminazione automatica o impostarla su 3 o 36 mesi qui:

Hai anche la possibilità di mettere in pausa il salvataggio delle conversazioni, come riportato nell’help. Anche quando l’attività di Bard è disattivata, le tue conversazioni verranno salvate nel tuo account per un massimo di 72 ore.

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Si parla da molto tempo di digital twin: il “gemello digitale” è una replica digitale di un oggetto, sistema o processo del mondo reale. O, se vogliamo, anche di una persona (in realtà il vero digital twin è praticamente autonomo) anche se in quel caso sarebbe più opportuno parlare di “second brain”.
Ora, con gli strumenti di intelligenza artificiale a disposizione di tutti, è possibile “clonarsi”, creare un avatar con la nostra faccia e la nostra voce, che fa e dice cose che non abbiamo mai fatto né detto. Rovescio della medaglia: i deep fake, vale a dire video o audio manipolati che utilizzano l’IA per creare l’illusione che determinate azioni o discorsi siano stati eseguiti da persone reali. Il termine “deepfake” è una combinazione di “deep learning” (un sottocampo dell’IA) e “fake”, che indica qualcosa di falso o ingannevole. Un esempio? Zelensky che si arrende a Putin.

Per comprende meglio il meccanismo, mi sono creato un deep fake da solo. Ecco come ho fatto, passo per passo.

Eleven Labs: generatore di Voci basato sull’IA

Prima di tutto dovevo clonarmi la voce. Per questo ho usato Eleven Labs: l’azienda newyorkese ha creato un modello generativo che consente di progettare da zero voci artificiali. In altre parole, è possibile generare voci personalizzate che non corrispondono a nessuna voce esistente. Oppure, ed è questo che ci interessa, è possibile dare allo strumento in pasto dei campioni della propria voce per “clonarla”, per generare una voce sintetica con stesse caratteristiche (estensione, timbro, intensità, tono, stile, ecc.). L’ho fatto. Ho preso 15 file audio contenenti la registrazione della mia voce e li ho dato in pasto all’algoritmo.

Una volta clonata la mia voce, sono passato alla sezione “Speech Synthesis” (in pratica “sintesi vocale”) e ho scritto il testo per l’avatar. Un testo breve, da 500 caratteri per un parlato da circa mezzo minuto. A quel punto il “text to speech” ha fatto il suo dovere e ho scaricato il file audio del mio parlato virtuale.

 

A quel punto mi serviva un avatar parlante.

D-ID.com: creazione di Avatar Realistici con AI

D-ID.com è una piattaforma Web che utilizza l’animazione facciale in tempo reale e il text-to-speech avanzato per creare esperienze di intelligenza artificiale conversazionale immersive, simili a quelle reali. Utilizzando D-ID, ho caricato una foto di me stesso (avrei potuto usare anche il mio avatar) e ho poi personalizzato la mia animazione caricando il file audio.

A quel punto non ho fatto altro che aspettare la magia. Dopo qualche minuto ho scaricato il video (un po’ “metallico”, ma interessante) con la mia immagine parlante e con le labbra del ritratto in sincrono con il parlato. Vuoi vedere l’effetto finale?

Il video del mio deep fake

Una volta scaricato il video da D-ID.com ho fatto un minimo di montaggio video, ed ecco il risultato:

Come ti sembra?

La combinazione di Eleven Labs e D-ID.com ha reso possibile la creazione del mio avatar parlante. Questi strumenti di IA non solo hanno ridotto i costi e il tempo necessario per la produzione video, ma hanno anche offerto una flessibilità e un controllo senza precedenti sul risultato finale. Con l’effetto “wow” dei video generati da IA, sono stato in grado di creare l’effetto wow!

 

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Poe.com non è un sito dedicato al mitico Edgar Allan dei racconti dell’orrore, bensì è un acronimo che sta per:

  • Platform (for)
  • Open
  • Exploration

Si tratta di un servizio sviluppato da Quora e lanciato nel dicembre 2022.

Questa piattaforma permette agli utenti di porre domande e ottenere risposte da una serie di LLM (modelli di linguaggio di grandi dimensioni), il più celebre dei quali è certamente ChatGPT. Oltre al chatbot di sviluppato da OpenAI, è possibile provarne altri. In particolare Claude-instant e Claude+ di Anthropic eccellono nei compiti di scrittura creativa e forniscono risposte approfondite, mentre Sage e ChatGPT sono fenomenali in lingue diverse dall’inglese (ovviamente compreso l’italiano) e in compiti legati alla programmazione. GPT-4 eccelle nella scrittura creativa, nella risoluzione dei problemi e nel seguire le istruzioni.

Lato privacy, le conversazioni con i chatbot su Poe sono private e condivise solo a discrezione dell’utente. La versione Premium di Poe.com costa 19 euro al mese e consente di accedere a tutti i modelli. Per esempio, tra quelli disponibili si trovano diverse voci relative a ChatGPT, in particolare ChatGPT-16k e GPT-4-32k. Chi paga ha diritto inoltre a 600 messaggi GPT-4 e 1.000 messaggi Claude-2-100k al mese.

 

Ultima chicca: gli utenti possono creare i propri bot tramite il sito web di Poe o l’app iOS.


Ora vale la pena esplorare 3 funzionalità chiave della piattaforma.

1. Modelli più potenti con input più ampi

Poe.com ha recentemente lanciato nuovi modelli più potenti con finestre di contesto più ampie. Tra questi, spiccano Claude Instant e Claude 2 di Anthropic, con prompt da 100k token, vale a dire circa 75.000 parole (attualmente il limite in ChatGPT è di 4000 token).

Ho fatto un test. Ho preso l’intero testo di un mio vecchio libro sulle bufale che, come vedi, contiene oltre 23.000 parole:

In effetti Claude 2 è riuscito a leggere il testo e ha riassumerlo in bullet point:

2. Caricamento e analisi dei file

Questa funzionalità, disponibile sia su Web che da mobile, permette a chiunque di aggiungere un file a un messaggio su Poe. Il file viene elaborato per estrarne il testo e mostrare il contenuto direttamente al modello come parte della conversazione.
Per esempio ho usato Sage per caricare un PDF (sul Oculus Go e sicurezza) e chiedergli di indicarmi i cinque punti salienti. Ma funziona con tutti i modelli.

3. Analisi URL

L’analisi degli URL, indirizzi di siti Web, funziona in modo simile al caricamento dei file. Basta aggiungere l’indirizzo ai messaggi su Poe. Per esempio ho chiesto a ChatGPT:

Analizza il contenuto del sito https://www.gianluigibonanomi.com/ e proponi un piano editoriale di un mese per promuoverlo. Indica in una tabella canale social (tra LinkedIn, Facebook, Instagram e YouTube), obiettivo del contenuto, esempio del contenuto

Poi ha proposto i contenuti giorno per giorno. Per esempio:

Giorno 10
Canale social: Instagram
Obiettivo del contenuto: Condividere un post sulla gamification
Esempio del contenuto: Condividere una foto che rappresenta la gamification e parlare del progetto Link&Lead, la prima piattaforma di gamification per trasformare i dipendenti e venditori in brand ambassador e social seller.

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Con l’aggiunta del Code Interpreter, uno strumento disponibile solo per la versione a pagamento PLUS di ChatGPT, il celebre chatbot è ora in grado di leggere ed analizzare i file Excel. Questa funzionalità permette a ChatGPT di eseguire codice Python e di interagire direttamente con i file caricati dall’utente, compresi i file CSV ed Excel fino a 100 Mb. Importante sottolineare che questi file non vengono salvati e sono inutilizzabili dopo la sessione.

Le potenzialità sono enormi. L’analisi dei dati, un tempo riservata ai professionisti del settore, è ora alla portata di tutti. Nel video racconto cinque cose che potete fare con i vostri file Excel.

  1. Con pochi comandi, è possibile generare grafici informativi direttamente dai dati del file Excel. Questo può aiutare a visualizzare tendenze e pattern.
  2. L’utente può utilizzare il Code Interpreter per selezionare specifici dati dal file, creando un subset di dati per ulteriori analisi.
  3. Se il file contiene coordinate geografiche, è possibile creare mappe interattive.
  4. Sebbene PowerPoint non sia un formato di file Excel, il Code Interpreter può estrarre il testo da una presentazione, consentendo un’analisi testuale.
  5. Infine, ChatGPT può utilizzare i dati per generare contenuti testuali, come rapporti, articoli, post, tabelle, ecc.

La fine dei ragionieri? Forse no, ma sicuramente l’inizio di una nuova era in cui l’intelligenza artificiale gioca un ruolo sempre più importante soprattutto per chi lavora con i dati.

Guarda il video

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L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il modo di lavorare in ogni azienda, del resto si dice che l’80% dei lavori sta per essere travolto da questa rivoluzione.

Le aziende di ogni dimensione e settore stanno adottando l’IA per migliorare i flussi di lavoro, aumentare l’efficienza (tagliando costi) e ottenere un vantaggio competitivo (per esempio nella lead generation o nel recruiting). Ecco alcuni esempi di come l’IA viene utilizzata in modo evoluto nelle aziende (per ora soprattutto quelle americane) con relativi tool.

Lead Generation

La lead generation è fondamentale per ogni azienda. L’IA può automatizzare questo processo, identificando potenziali clienti basandosi su dati e comportamenti degli utenti. Un esempio di questo è Growbots, un software di lead generation alimentato da IA. Anche Pardot di Salesforce per mette di automatizzare la lead generation con la personalizzazione dei funnel:

HR: gli ATS

Gli ATS (Applicant Tracking System) basati su IA come Workable e Inda stanno trasformando il processo di assunzione. Questi sistemi possono analizzare i CV, identificare i candidati più adatti e persino condurre interviste preliminari.

Data Analysis

L’IA può analizzare enormi quantità di dati molto più velocemente di qualsiasi essere umano. Strumenti come Tableau utilizzano l’IA per fornire approfondimenti dettagliati e prevedere tendenze future.

Customer Service

I chatbot alimentati da IA come IBM Watson stanno migliorando il servizio clienti, rispondendo alle domande dei clienti 24/7 e fornendo risposte immediate e pertinenti.

Automazione dei Processi

L’IA può automatizzare una serie di processi aziendali, risparmiando tempo e risorse. UiPath è un esempio di piattaforma di automazione dei processi robotici (RPA) alimentata da IA.

Supply Chain Management

L’IA può prevedere le tendenze della domanda e ottimizzare la logistica della supply chain. Infor è un esempio di strumento di gestione della supply chain basato su IA.

Vendite Predittive

L’IA può prevedere quali clienti sono più propensi a fare un acquisto. Strumenti come Salesforce Einstein utilizzano l’IA per migliorare l’efficienza delle vendite.

Sicurezza Informatica

L’IA può identificare e rispondere alle minacce alla sicurezza informatica in tempo reale. Darktrace è un esempio di strumento di sicurezza alimentato da IA.

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