Il 14 maggio 2024 sono stato invitato da Confartigianato Imprese a Roma per la convention nazionale. Durante la mia esposizione, ho parlato dell’impatto dell’intelligenza artificiale generativa sui servizi associativi e di come può cambiare il modo di lavorare. Partendo dalla definizione di I.A., e distruggendo alcuni falsi miti, ho elencato alcuni esempi pratici di applicazioni quotidiane, come l’analisi documentale, la creazione di presentazioni e la trascrizione delle riunioni. Infine ho chiuso ricordando l’importante di una nuova competenza: il prompt engineering.

Qui si possono scorrere tutte le slide:

Ecco qui alcune foto dell’evento:

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Nell’ultimo anno e mezzo il mondo intero è stato rapito dall’intelligenza artificiale. Sebbene questo prodigio esista da decenni (metà del Novecento), ChatGPT ha letteralmente sconvolto tutti, proprio perché è alla portata di chiunque. Gli si può chiedere, ad esempio, di scrivere un articolo per un blog con determinate caratteristiche, di trovare la ricetta per la cena dandogli in pasto gli ingredienti che restano nel frigo, tradurre testi i quasi 100 lingue, suggerire cosa dire durante un colloquio di lavoro, ecc. Insomma, il lavoro che ha sempre svolto un motore di ricerca, ma a un altro livello. Naturalmente le sue funzioni non finiscono qui. Il mondo dell’audiovisivo sembra ormai utilizzare l’IA per produrre sceneggiature e tanto altro.

Il cinema sotto scacco dell’IA

Con l’avvento di ChatGPT i giornalisti, anziché divertirsi con le slots di Netbet, hanno dato il meglio (peggio?) di sé regalando al pubblico articoli e considerazioni dalle sfumature più inquietanti: “L’intelligenza artificiale ci ruberà il lavoro”. Abbiamo pensato che fosse un’esagerazione, ma come stanno le cose? Prendiamo il mondo del cinema: perché a Hollywood c’è stato uno sciopero di sei mesi?

Dopo 118 giorni di interruzione, lo sciopero degli attori di Hollywood si è concluso con un accordo tra il sindacato Sag-Aftra e i cosiddetti Studios. L’accordo prevede miglioramenti salariali, tra cui un aumento del 7% dei salari minimi, e norme più rigorose sull’uso dell’intelligenza artificiale e sui diritti d’autore. In particolare, gli attori hanno chiesto maggiori protezioni contro l’uso non consensuale delle loro immagini e performance tramite tecnologie avanzate e una ripartizione più equa dei profitti derivanti dalla distribuzione digitale delle opere. Grazie a queste nuove funzionalità, gestire le riprese e controllare tutto ciò che passa dalla prima stesura di una sceneggiatura alla proiezione di un prodotto, è certamente più semplice. Molti stanno impiegando l’AI per scrivere sceneggiature. Questa pratica riguarda specialmente le serie tv che contano centinaia di episodi, migliaia di personaggi, ecc. Insomma, finché la tecnologia serviva per gli effetti speciali, non “rubava” il lavoro a nessun umano, ora le cose stanno cambiando: sceneggiatori ed attori sono sul “chi va là”.

Il lavoro di sceneggiatori e attori è a rischio?

Il lavoro di sceneggiatori e attori è davvero a rischio? Va detto subito: la risposta è (tendenzialmente) no. Se facciamo scrivere una sceneggiatura a ChatGPT, per quanto il prompt sia straordinario, ci troveremo di sicuro di fronte a un prodotto estremamente prevedibile, con una  storia vista e rivista, al limite con qualche sfumatura pregevole, ma poca roba. Dunque sembra abbastanza palese che nessuno sceneggiatore presenterà un prodotto del genere ai propri produttori. Ciò non esclude, però, che nell’industria cinematografica di massa, per esempio quella in mano alle grandi piattaforme di streaming, ci sia spazio per questa tecnologia, per cercare i temi più cari al mercato. L’avvento dell’intelligenza artificiale porterà, come qualsiasi novità, aspetti positivi e negativi. Nel cinema e nelle serie tv abbiamo già visto come può essere un’arma in più per la programmazione dei set e come supporto agli sceneggiatori. Il suo utilizzo esclusivo nella realizzazione di una sceneggiatura è tanto improbabile quanto controproducente.

Il vero impiego dell’intelligenza artificiale nel cinema

In concreto, come è utilizzata l’intelligenza artificiale nel cinema? Tutto ebbe inizio negli anni Ottanta, con i software di post-produzione. Oggi l’IA facilita compiti complessi come la creazione di folle virtuali e la modellazione di ambienti digitali. Le produzioni Marvel le usano per i titoli di testa. L’IA analizza anche sceneggiature per predire il successo commerciale dei film, influenzando decisioni di investimento. Software come Benjamin, che ha scritto il cortometraggio “Sunspring“, mostra le potenzialità creative dell’IA, pur necessitando di miglioramenti nei dialoghi. La tecnologia permette anche di modificare l’età degli attori o di riporta in vita i defunti, sollevando questioni etiche significative. L’IA, integrando la realtà virtuale, trasforma l’esperienza di visione, rendendola più immersiva e personalizzata. Insomma, più che in altri ambiti, l’IA nel cinema solleva dilemmi etici e filosofici che richiedono un’attenta considerazione.

Altri usi dell’AI nel cinema

Ecco altri usi interessanti dell’AI nel settore cinematografico:

Casting predittivo – Utilizzando dati storici, l’AI può aiutare a prevedere quali attori potrebbero essere i più adatti per determinati ruoli basandosi sulla loro popolarità e sulle performance precedenti.

Animazione – L’AI è usata per automatizzare parti del processo di animazione, specialmente nell’animazione dei personaggi, rendendo i movimenti più fluidi e realistici.

Effetti visivi – L’AI può essere impiegata per creare effetti visivi più complessi e dettagliati, spesso riducendo i costi e i tempi necessari rispetto ai metodi tradizionali.

Colorazione e correzione – L’AI aiuta a migliorare la qualità dell’immagine, automatizzando la correzione del colore e la colorazione di film in bianco e nero.

Editing – L’intelligenza artificiale può assistere nell’editing dei film, suggerendo i migliori tagli e transizioni basandosi su ritmo, emozioni e narrativa. Chiunque può provare tool come Flexclip per generare video, per esempio, a partire da un URL.

Sonorizzazione – L’AI può analizzare e sincronizzare automaticamente effetti sonori e musica con le scene, migliorando l’impatto emotivo delle sequenze.

Promozione e marketing – Utilizzando l’analisi predittiva, l’AI può identificare i segmenti di pubblico più adatti e personalizzare le campagne marketing per massimizzare l’interesse e la visibilità del film.

Localizzazione – L’AI può aiutare a velocizzare il processo di doppiaggio e sottotitolazione, rendendo i film più accessibili a un pubblico globale.

Questi usi dell’AI non solo migliorano la qualità e l’efficienza della produzione cinematografica, ma aprono anche nuove possibilità creative e commerciali nel settore.

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Il 27 marzo 2024 la testata online “Prima Lecco” ha dedicato un approfondimento all’evento che si è tenuto il 25 marzo 2024 a Verderio (Lecco): “L’AI, il lavoro e i giovani talenti”, secondo incontro del ciclo “Imprese e capitale umano. Il lavoro del domani», organizzato da Netweek.

Questo il testo dell’articolo:

L’AI non rappresenta più qualcosa di lontano, situato nel futuro: l’intelligenza artificiale è oggi, va utilizzata adesso ed è pronta a riscrivere il nostro futuro, specialmente dal punto di vista lavorativo. È questo il tema affrontato lunedì 25 marzo durante l’incontro “L’AI, il lavoro e i giovani talenti”, secondo appuntamento del ciclo “Imprese e capitale umano. Il lavoro del domani”, organizzato da Netweek in collaborazione con l’agenzia Allianz 231, Opiquad e Confapi Lecco e Sondrio. Al ristorante Cascina La Salette di Verderio Superiore sono intervenuti due specialisti sul tema, ovvero Gianluigi Bonanomi, giornalista, formatore ed esperto di comunicazione digitale, e Canzio Dusi, manager e scrittore.

La video-intervista

Le potenzialità dell’Intelligenza Artificiale

Ad aprire il dibattito è stato Bonanomi:

“Come può avere un impatto questo strumento pazzesco che è ChatGPT? Attualmente è gratuito e non affidabile, non mostra le fonti e a volte inventa, essendo bacato da alcuni pregiudizi. Sappiamo infatti che ha appreso da secoli di cultura che gli abbiamo dato in pasto, che ha studiato ciò che l’uomo gli ha dato da studiare e quindi anche fatti non reali. Inoltre ha informazioni vecchie di due anni. Quindi? Ritengo che sia comunque un bene usare ChatGPT ma non è ciò che si può utilizzare in azienda per un semplice motivo: noi diamo a lui informazioni e queste vengono usate per migliorare i loro modelli. Con un’impresa è piuttosto chiaro che ciò non si può fare”.

“Usarla significa ragionare, astrarre, apprendere e queste sono le capacità che ci distinguono dagli animali. L’AI non arriva all’autocoscienza ma simula il lavoro del nostro cervello: sa dare istruzioni, spiegazioni, correggere testi, elaborare scenari. Per esempio è il caso di Microsoft Copilot, uno strumento di lavoro molto più evoluto rispetto a ChatGPT, di un altro livello”.

Si arriva così al fulcro della questione:

“Di fronte all’AI serve una nuova competenza nel mondo del lavoro, ossia il Prompt Engineering. Questa disciplina, ibrida tra le hard e soft skill, consiste nell’arte di porre le giuste domande all’AI, sfruttando capacità comunicative che in precedenza erano utilizzate esclusivamente con gli umani”.

“Da analisi di cv a documenti pdf, l’utilizzo del prompt è sempre più fondamentale. Per esempio, con lo sviluppo di strumenti come Web Pilot, la creazione di presentazioni multimediali già impaginate diventa un gioco da ragazzi, accelerando il processo e migliorando l’efficienza, ma esistono già infinite possibilità”.

Come i Chatbot possono efficientare il lavoro

In seguito è stato il turno di Canzio Dusi, portando la sua esperienza nell’utilizzo efficace dei chatbot nell’ambiente lavorativo:

“Il chatbot perimetrale è addestrato su informazioni interne fornite dall’azienda, garantendo una base dati sicura al 100%. Ciò che il chatbot apprende rimane nel perimetro aziendale, evitando che informazioni sensibili finiscano nelle mani dei concorrenti. Questo permette anche una precisa profilazione del chatbot, adattandolo alle specifiche esigenze di ciascun team o progetto. Inoltre è affidabile, dato che se non è in grado di rispondere ad una domanda è perché la stessa esula dal perimetro di competenza aziendale: ciò permette di mantenere la coerenza e l’accuratezza delle risposte fornite dal chatbot”.

Dusi evidenzia inoltre il ruolo cruciale dei chatbot nell’onboarding dei nuovi dipendenti:

“Tradizionalmente affidato a un tutor, ora questa responsabilità può essere condivisa con un chatbot, che dispone di accesso a tutti i documenti, i processi e le informazioni aziendali. Questo rende il chatbot un “collega virtuale” sempre disponibile, in grado di fornire risposte immediate e accurate senza risentire di stanchezza o frustrazione. Anche se il tutor rimane indispensabile, una parte significativa del lavoro può essere delegata al chatbot, liberando tempo per compiti più strategici”.

“Consentono una maggiore personalizzazione e adattabilità alle esigenze di ciascun gruppo di lavoro. Inoltre può essere caricato e utilizzato come assistente personale durante tutta la giornata lavorativa. Infine, consigliamo di installare motori basati su LLM (Large Language Model) come base per i servizi di chatbot. Questi girano localmente all’interno dell’azienda e offrono una maggiore capacità di comprensione e risposta, garantendo un’esperienza utente più soddisfacente”.

 

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Dal marzo 2024 Claude, LLM di Anthropic dei fratelli Amodei, è accessibile in Italia nella versione gratis. In questo video spiego cos’è, cosa fa, chi l’ha fondato, perché si chiama così e cosa lo differenzia da ChatGPT:

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Il 90% dei contenuti online sarà generato da intelligenza artificiale entro il 2025, secondo l’esperta Nina Schick.

Nel frattempo, se insisti (come me) con la creazione di contenuti “manualmente”, battendo forsennatamente sulla tastiera, puoi farti aiutare dall’intelligenza artificiale per editare, revisionare i testi. Un modello di linguaggio (LLM) come ChatGPT può agire efficacemente sia come editor che come correttore di bozze. La sua capacità di comprendere e generare testo lo rende uno strumento prezioso per affinare i tuoi scritti: correggere eventuali errori e refusi oppure migliorare lo stile. Ma come può essere utilizzato al meglio in questo ambito?

Il prompt per la revisione dei testi

Immagina di voler utilizzare ChatGPT (così come Gemini o altro) per la revisione dei testi già scritti. Il primo passo è presentare la richiesta (prompt) in modo chiaro e dettagliato, per esempio:

Svolgi il ruolo di correttore di bozze per me. Ti fornirò un testo da esaminare attentamente per individuare e correggere eventuali errori di ortografia, grammatica e punteggiatura. Riporta gli errori riscontrati in una tabella con le seguenti colonne:

  • Frase presa in esame – La frase o parte di frase in cui è presente l’errore.
  • Errore commesso – Descrizione chiara dell’errore (esempio: errore di concordanza, uso scorretto della punteggiatura, refuso, ecc.).
  • Frase corretta – La frase riscritta correttamente.

Inoltre, fornisci suggerimenti specifici per migliorare lo stile del testo, come:

  • Uso di un linguaggio più chiaro e diretto.
  • Variazione del ritmo e della struttura delle frasi.
  • Eliminazione di ripetizioni o ambiguità.

Questo è il testo da revisionare:
[INCOLLARE TESTO]

Clonare il tuo stile

Puoi anche usare ChatGPT affinché rispecchi il tuo stile di scrittura. Il chatbot è in grado di comprendere gli elementi distintivi della tua scrittura, come voce, tono, stile e struttura. Basta dargli in pasto i tuoi contenuti scritti in passato. Per clonare il tuo stile di scrittura in ChatGPT, potresti usare questo prompt:

Basandoti su una serie di esempi del mio stile di scrittura, tra cui email, articoli di blog o post sui social media, che presentano caratteristiche uniche come tono informale/formale, uso di specifici giochi di parole, struttura della frase e preferenze lessicali, adatta il tuo output per riflettere questi aspetti. Considera le variazioni di tono a seconda del contesto, l’uso di metafore, similitudini e la presenza di frasi ironiche, assicurandoti di mantenere la coerenza con il mio stile personale.
Questi alcuni miei testi:
[INSERIRE TESTI]

Nel mio caso ho caricato il Word di un mio libro per farne replicare lo stile:

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Il primo marzo 2024 ho tenuto un webinar per Edulia di Treccani su Google Gemini. Ecco la registrazione integrale dell’evento (comprese le moltissime domande che mi sono arrivate):

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Nel febbraio 2024 ho scritto per il sito Dillofacile.it un articolo sul prompt engineering, o meglio sul mio metodo SO.C.RA.T.E. Lo riporto integralmente qui.

Intelligenza Artificiale Generativa e Prompt Engineering

Nel panorama sempre più complesso dell’intelligenza artificiale generativa, il prompt engineering emerge come una disciplina cruciale per ottimizzare l’interazione tra umani e macchine. Qualcuno parla di nuovo mestiere, per me è una nuova skill.

Il metodo SO.C.RA.T.E.
Lavorando su vari prompt, mi sono inventato il metodo SO.C.RA.T.E., che rappresenta una strategia innovativa e potente per affinare la comunicazione con gli strumenti basati sull’IA, come ChatGPT e compagnia bella, ribaltando la situazione: non dobbiamo essere noi a interrogare il chatbot, ma viceversa!

Il metodo socrAItico
Mi sono ispirato al metodo socratico: una forma di indagine, basata su domande e risposte che stimolano il pensiero critico e generano idee, che si trova in molte delle opere di Platone (dove Socrate è spesso il personaggio principale). In pratica, la cosiddetta maieutica.

Questo approccio può essere applicato anche al rapporto tra ChatGPT e l’utente.
Come Socrate, ChatGPT può porre domande per capire meglio le esigenze dell’utente, per guidarlo verso una comprensione più profonda della sua esigenza.

Se dovessi chiedere a ChatGPT di generare un piano editoriale per alimentare il blog della mia azienda, non è detto che in un prompt io riesca a fargli comprendere al meglio che cosa produciamo, per chi, ecc. Bisogna scatenare il ping pong.

Che cosa vuole dire “SO.C.RA.T.E.”?
“SO.C.RA.T.E.” è un acronimo, e sta per:

  • SOllecito
  • Contesto
  • RAffinamento
  • Turni
  • Esortazione

Sollecito
Il primo passo consiste nel sollecitare il chatbot, ovvero formulare una richiesta chiara e diretta.

La precisione nella domanda è cruciale. Come già visto, una richiesta vaga o generica può portare a risposte meno pertinenti. È importante essere specifici: se si desidera una risposta in un determinato ambito o contesto, questo deve essere esplicitato.

Per esempio, chiedere “Quali sono le ultime tendenze nel marketing digitale nel mercato B2C?” è più efficace di un generico “Parlami di marketing”.

Contesto
Il contesto riguarda l’inserimento di informazioni aggiuntive che possono aiutare ChatGPT a comprendere meglio la richiesta. Questo include dettagli specifici, sfumature o condizioni particolari.

Per esempio, se si chiede un contenuto che riguarda un argomento tecnico, specificare il livello di complessità desiderato nella risposta può essere molto utile.

RAffinamento
Il raffinamento – fase non indispensabile – si riferisce a ulteriori dettagli, ancora più specifici.

Per esempio, se sto chiedendo a ChatGPT di simulare un colloquio di lavoro, posso indicare il link dell’offerta.

Turni
Questo è il cuore del prompt socratico: occorre chiedere al chatbot di organizzare una conversazione a turni, una vera intervista.

Invece di aspettarsi una risposta completa e definitiva in un solo scambio, è spesso più produttivo provocare un ping pong, dove ogni risposta fornisce la base per la domanda successiva.
Questo approccio è particolarmente utile per esplorare argomenti complessi o per affinare gradualmente il focus della conversazione.

Il comando è molto semplice: “Fammi una serie di domande”.

Esortazione
Se mi limitassi a chiedere al chatbot “fammi una serie di domande”, però, avrei un problema: le farebbe tutte insieme, in una volta sola. Non va bene. Se voglio che ogni domanda alimenti la successiva, devo specificare che deve aspettare la mia risposta prima di porre la domanda successiva.

In conclusione
Il metodo SO.C.RA.T.E. è un approccio strutturato per interagire efficacemente con ChatGPT. Attraverso una buona richiesta e un dialogo a turni, è possibile ottenere il massimo dal chatbot. Provare per credere, come diceva un altro grande filosofo (non è vero, era Guido Angeli, imbonitore televisivo!).

Un esempio d’uso del metodo SO.C.RA.T.E.

Ecco l’esito:

Il video che spiega il metodo SO.C.RA.T.E.

Il mio libro sul prompt engineering

Il mio libro “ChatGPT come stai?” comprende questo e altri metodi di prompt engineering. Ecco la presentazione del libro:

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Il 30 novembre 2023 sono stato invitato dal dottor Luca Mongiusti per parlare di “intelligenza artificiale nel mondo del calcio” all’interno dello stadio del Cesena.

L’abstract del mio intervento

L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il mondo del calcio in modi precedentemente inimmaginabili, portando innovazioni che trasformano ogni aspetto del gioco, dalla preparazione atletica alla fan experience. Dopo aver spiegato che cos’è l’intelligenza artificiale, ho sottolineato l’importanza del machine learning per scouting dei giocatori e prevenzione degli infortuni, dell’uso di realtà virtuale (VR) e realtà aumentata (AR) per incrementare l’engagement dei tifosi e il ruolo dell’IA nel contrasto alle scommesse illegali. Inoltre, ho parlato di parastichi smart e dell’uso di ChatGPT per l’apprendimento e lo sviluppo delle competenze calcistiche. Questa sinergia tra IA e calcio promette nuove rivoluzioni in futuro, per esempio per un calcio senza arbitri.

Link e risorse citate

Olocip per l’analisi delle prestazioni atletiche.
Freeletics come esempio di virtual coach.
Seyu per l’engagement dei fan tramite esperienze VR.
FantaGoat e FantaAlgoritmo per il fantacalcio gestito da IA.
ChatGPT per l’apprendimento e lo sviluppo delle competenze calcistiche.

Questi strumenti e piattaforme rappresentano solo la punta dell’iceberg delle possibilità offerte dall’integrazione dell’IA nel mondo del calcio, segnalando una direzione entusiasmante per il futuro di questo amatissimo sport.

Il video riassunto

In questo video YouTube ho riassunto alcuni passaggi chiave dell’evento:

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Il 14 febbraio 2024 si è tenuto a Lugano, nella facoltà di teologia, l’evento “AI: evoluzione o rivoluzione?”, dove è stato presentato il libro “Uomini che amano i chatbot” (Ledizioni).

La conferenza

L’iniziativa, promossa dalla Cattedra Rosmini in collaborazione con la Fondazione Möbius e la Fondazione Pensiero Solido, si proponeva di stimolare una riflessione sul ruolo dell’intelligenza artificiale nella vita dell’uomo, che, se da un lato costituisce un’incognita e suscita molte paure, dall’altro rappresenta un’evoluzione entusiasmante e una sfida nei processi di innovazione. Proprio di fronte ai rischi che sono connessi con questa potente tecnologia, occorre pertanto attuare un approfondimento culturale. Già oggi possiamo notare quanto essa incida sulle nostre scelte, sulla libertà, sulla nostra autonomia e sulle relazioni sociali. Tutti vogliamo garantire una società basata sui valori umani anche nel domani.
Oltre l’approfondimento di queste sfide, si prenderanno in esame, in particolare, i rischi legati all’impatto ambientale e sociale, alla democrazia e alle fake news, ma anche le opportunità che offre l’AI, a patto che venga utilizzata in modo consapevole delle nuove tecnologie, oltre cieche adesioni fideistiche o pregiudizi infondati.

Relatori
​Alessio Petralli Direttore della Fondazione Möbius
​Antonio Palmieri Fondatore e presidente della Fondazione Pensiero Solido
​Markus Krienke FTL, USI, Cattedra Rosmini
Seguirà una tavola rotonda con gli autori del libro “Uomini che amano i chatbot. Questo libro non l’ha scritto chatgpt”
​Gianluigi Bonanomi Consulente e formatore sulla comunicazione digitale
​Canzio Dusi Manager nel settore dell’innovazione tecnologica e scrittore
Moderazione Cecilia Brenni Giornalista

L’articolo di TicinoNews

Questo l’articolo pubblicato da TicinoNews l’indomani:

Oltre al linguaggio, durante la conferenza si è parlato di come le nuove tecnologie stiano influenzando le nostre vite tra paure e opportunità. Il punto di partenza è stato un libro, intitolato “Uomini che amano i chatbot. Questo libro non l’ha scritto ChatGPT”, realizzato dagli esperti di intelligenza artificiale Canzio Dusi e Gianluigi Bonanomi, che hanno preso parte al dibattito. “Lo abbiamo intitolato così poiché c’è una cappa di negatività attorno all’intelligenza artificiale per varie problematiche per questo strumento potente e ancora poco conosciuto”, spiega Gianluigi Bonanomi, formatore e consulente comunicazione digitale e AI generativa. “Ma c’è anche un messaggio di positività: sono un tecnico entusiasta e l’obiettivo è di mandare un messaggio d’amore”. Una delle paure, secondo Bonanomi, è proprio quella di trovarsi confrontati con qualcosa di più intelligente di noi. “Abbiamo sempre usato strumenti per superare i nostri limiti, per esempio l’auto per andare 130 km/h e non a 5 km/h quando camminiamo. Arrivare ad avere uno strumento che promette in futuro di essere più intelligente, più svelto ed efficiente di noi, può essere un problema se ne perdiamo il controllo”.

LE OPPORTUNITÀ

Ciò che i due autori vogliono far passare è però il messaggio che questa tecnologia porta con sé moltissime opportunità e che disponiamo degli strumenti per affrontare le sfide che ci aspettano. “Ci sono opportunità in molti modi”, spiega Canzio Dusi, scrittore e Operation Manager Azcom. “Nel normale mondo impiegatizio credo che chiunque abbia il desiderio di avere un assistente che abbia la conoscenza di tutti i documenti della propria azienda, come se fosse un collega anziano che sa tutto ed è sempre disponibile. Ci sono poi dei settori in cui le possibilità sono impressionanti: nel settore medico permette di evidenziare delle anomalie che mai nessun uomo riesce a vedere. In una radiografia, per esempio, una volta che viene evidenziata un’anomalia serve poi il medico, l’uomo, che capisce con la sua esperienza se è pericolosa o no. Ma quello che riescono a vedere gli strumenti di intelligenza artificiale nessuno uomo riesce a farlo”. D’altronde, l’intelligenza artificiale generativa ha bisogno sempre di uno spunto che parta dall’essere umano. “La domanda che ci si pone”, aggiunge Dusi, “è se l’intelligenza artificiale ha creatività assoluta, quindi se è in grado di inventare cose completamente nuove e in questo modo soppiantare la necessità di avere delle persone che inventano. In realtà no. L’IA non ha ancora inventato nulla”.

Il servizio della TV ticinese

Questo il servizio andato in onda su TicinoNews.

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L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui viviamo e lavoriamo, e la scuola non è da meno. Non deve essere vista come una minaccia per il lavoro degli insegnanti o per le famiglie (sebbene molti studenti stiano usando strumenti come ChatGPT per fare i compiti), ma come un’opportunità per migliorare la didattica e la qualità dell’apprendimento degli studenti.

Il 30 gennaio 2024 ho tenuto un evento presso Step per fornire ai docenti le conoscenze e gli strumenti per integrare l’IA nella loro didattica in modo efficace e sicuro, con cinque proposte concrete. Qui potete rivedere l’intera registrazione dell’evento (della durata di una cinquantina di minuti):

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