In un episodio sul canale YouTube “Crismer La Pignola“, Crismer mi ha ospitato per una chiacchieratra concreta e approfondita sull’intelligenza artificiale. L’obiettivo della conversazione era quello di esplorare quali strumenti pratici possono essere utilizzati per sfruttare l’IA in modo consapevole e… intelligente.

Ho condiviso il mio punto di vista sull’evoluzione tecnologica, avendo assistito a numerose rivoluzioni, dalla nascita del Web agli smartphone, social network e metaversi vari. Tuttavia, ho ammesso, non avevo compreso il vero scenario: tutte queste innovazioni sembrano essere state “prodromiche” all’intelligenza artificiale, che rappresenta un cambiamento epocale per la nostra specie, cultura e civiltà, superando persino in parte quando già immaginato della fantascienza (Black Mirror compreso).

Il focus principale del video è sugli strumenti concreti che professionisti e aziende possono utilizzare oggi. Ho raccontato che, dopo una prima fase di eventi a effetto wow sull’IA, le aziende sono ora nella fase due, in cui hanno capito che ChatGPT non è una promessa futuristica come il metaverso, ma un qualcosa di attuale con ripercussioni immediate sul lavoro. L’obiettivo è capire come utilizzarla per risparmiare tempo, anche dalla mezz’ora all’ora al giorno per i cosiddetti knowkledge worker. La formazione nelle aziende tipicamente include un’introduzione, la messa in sicurezza dello strumento (privacy, personalizzazione) e soprattutto esempi concreti di utilizzo per il loro lavoro specifico, che si tratti di suore che gestiscono una scuola, multinazionali, sindacati, commercialisti o amministratori di condominio.

Ho però avvertito: concentrarsi solo sugli strumenti potrebbe non essere l’approccio migliore. Gli imprenditori, in particolare, sono pragmatici e vogliono vedere i processi aziendali snelliti, indipendentemente dallo strumento utilizzato.

Nonostante l’entusiasmo, l’adozione dell’IA nelle aziende incontra tre diverse resistenze.

  1. Timore legato ai dati e alla privacy: grande paura di perdere il controllo sui dati sensibili e sui progetti aziendali, preoccupazione per lo spionaggio industriale. La soluzione più sicura per le grandi aziende è sviluppare o personalizzare un proprio modello di linguaggio locale, non connesso a internet, usando ad esempio modelli open source. Alcune aziende hanno già introdotto la figura del Chief Artificial Intelligence Officer (CAIO) per guidare l’adozione interna dell’IA.
  2. Senso di colpa dei dipendenti: molti impiegati più proattivi usano strumenti come ChatGPT di nascosto perché l’azienda non ha policy chiare. Temono ripercussioni, come l’accusa di non aver svolto personalmente il lavoro o la prospettiva di una riduzione dell’orario di lavoro se riescono a completare attività di 4 ore in 20 minuti.
  3. Remore etiche e filosofiche: preoccupazioni sull’origine dei dati utilizzati per l’addestramento dei modelli, inclusi contenuti protetti da copyright o persino piratati. Ci sono anche timori legati all’impatto sull’apprendimento e sulla creatività (ad esempio, studenti che usano l’IA per i compiti) e sui bias di genere o politici presenti nei modelli.

Nonostante le resistenze, vietare l’uso dell’IA è una delle cose più stupide che si possa fare. Così come in passato le aziende hanno dovuto affrontare la gestione dei dispositivi personali dei dipendenti (Bring Your Own Device), ora devono gestire il Bring Your Own AI. È fondamentale che le aziende regolamentino l’uso dell’IA e soprattutto forniscano formazione ai propri dipendenti, altrimenti questi si formeranno autonomamente da fonti inaffidabili.

Ho una cattiva e una buona notizia per le aziende. La cattiva è che se non si forma sull’IA, si rischia di rimanere fuori dal mercato. La buona notizia è che padroneggiare gli strumenti di IA richiede molto meno tempo rispetto a tecnologie complesse come Excel evoluto; spesso 3 giorni di corso sono sufficienti. L’IA stessa può assistere nell’uso di altri software; ad esempio, si può chiedere a ChatGPT o Gemini di fornire formule Excel complesse, richiedendo solo supervisione.

Ho elencato cinque strumenti specifici (oltre a ChatGPT Plus) che stanno riscuotendo successo e offrono funzionalità interessanti:

  1. Notebook LM (Google/Gemini): utile per l’analisi documentale avanzata, recuperando informazioni da documenti, appunti, link e video. Permette, ad esempio, di caricare bandi e progetti vecchi per generare bozze di nuovi progetti o di registrare riunioni per creare verbali automatici.
  2. Gamma App: strumento per creare presentazioni, utile per chi ha poco tempo per preparare slide partendo da informazioni sparse. Offre un “effetto wow” e genera presentazioni di buon livello con stili personalizzabili.
  3. Genspark: un agente cinese che lavora in autonomia per completare compiti. Ad esempio, può programmare una lezione, cercare informazioni online, scaricare immagini e creare slide, o cercare elenchi di potenziali clienti con i loro dati, generando fogli di calcolo completi.
  4. Eleven Labs: uno strumento per creare chatbot vocali.
  5. HeyGen: Permette di caricare un video, immagini e la propria voce per creare un clone digitale che parla al posto dell’utente.

Crismer mi ha chiesto: cosa suggerisci ai giovani? La risposta facile è rimanere nell’ambito tecnologico (statistica, informatica, programmazione AI). La richiesta di professionisti in questi campi è alta, anche se l’IA sta già cambiando il ruolo del programmatore tradizionale (ne servono meno, e più orientati alla supervisione e alla creazione di flussi). La risposta difficile solleva la questione di chi governerà quando le macchine faranno gran parte del lavoro tecnico. Sottolineo l’importanza crescente degli aspetti umanistici, come la filosofia, la capacità di fare le domande giuste, il framing dei problemi, il dialogo e le relazioni umane. Mestieri che implicano interazione umana, persuasione e comunicazione (avvocati, amministratori di condominio, badanti umani) sono meno a rischio di automazione secondo siti specializzati. Si parla di un possibile “revival” delle materie umanistiche e di un umanesimo tecnologico. La capacità di comunicare e relazionarsi con gli altri, specialmente “faccia a faccia”, acquista un grande valore aggiunto.

Il messaggio finale e il mantra che circola da tempo è chiaro: non è l’intelligenza artificiale a rubare il lavoro, ma piuttosto chi sa usarla, andando al triplo della velocità con la metà dello sforzo. Pertanto, invece di combattere l’IA, è fondamentale imparare a usarla nella maniera più opportuna, intelligente e consapevole possibile. “Se non puoi sconfiggerla, fattela amica”.

Ecco la registrazione dell’intervista:

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Nel mese di maggio sono stato ospite di Marketing Garage: ho fatto una chiacchierata di oltre un’ora con Gianluca Testa, spaziando dall’AI a LinkedIn fino a (per la prima volta) temi personali. In fondo a questa pagina trovi l’intera registrazione.
Questo la presentazione dell’intervista da parte di Marketing Garage.
🚀 In questa puntata di Marketing Garage Gianluca Testa intervista un ospite d’eccezione: Gianluigi Bonanomi, esperto di intelligenza artificiale, comunicazione digitale e Strategie LinkedIn. Un professionista che da anni aiuta aziende e professionisti a comunicare meglio, sfruttando la tecnologia senza perdere il tocco umano. 💡🤖
🎙️ Parliamo di:
* 👉 Come l’AI sta cambiando le PMI italiane
* 🔍 L’uso dell’AI nel content marketing mantenendo autenticità e stile
* 💼 Le potenzialità del social selling su LinkedIn
* 🧠 Perché il prompting è (forse) una skill del futuro
* ⚖️ AI, etica e umanesimo digitale: dove stiamo andando?
* 🧑‍🏫 L’impatto dell’AI sulla formazione aziendale e nel mondo scolastico
* 📚 I suoi libri, tra cui Uomini che amano i chatbot,.
* 🚀 Il fenomeno dei solopreneur e le startup nate con gli agenti AI
💬 Scopri le risposte di Gianluigi alle domande più attuali su AI, LinkedIn e branding. Un’intervista ricca di spunti pratici e riflessioni profonde, perfetta per chi vuole comprendere come cavalcare il cambiamento tecnologico invece di subirlo.
🔥 Non perderti i consigli su:
* Come aumentare l’engagement su LinkedIn in modo etico
* Gli errori più comuni da evitare sul profilo
* Le tendenze emergenti da conoscere per il 2025
📌 Se lavori nel marketing, sei un founder, un formatore, un digital strategist o un appassionato di AI… questo episodio è per te! 🎯
🔔 Iscriviti al canale, lascia un like 👍 e attiva la campanella per non perdere i prossimi ospiti del Marketing Garage.
🔹 Link all’intervista nel primo commento ⬇️⬇️⬇️
CAPITOLI:
00:00 Chi è Gianluigi Bonanomi
03:20 Ambiti specifici di AI: Intelligenza Artificiale Generativa
04:34 Applicativi AI Verticali per specifiche attività: esempi concreti
10:51 Il mercato della ricerca su Google sta scomparendo?
17:50 La skill del Prompting
23:33 L’Umanesimo incontra l’Intelligenza Artificiale: Rapporto macchina e Uomo
29:47 Agenti AI e Solopreneur: Aziende composte da 1 Persona
36:33 Strategie Linkedin e Social Selling
43:43 Contenuti efficaci su Linkedin: il Punto di Vista Personale e il Comment Marketing
46:46 Come unire le Strategie Linkedin con l’AI
51:58 Deep Research e utilizzo in ambito Accademico
56:59 AI e PMI: come le aziende italiane devono approcciare l’Intelligenza Artificiale
01:00:55 Come costruire in forte Personal Brand in un mercato affollato
01:03:12 Rapporto Libri Pubblicati e Personal Brand
01:05:11 Le domande personali a Gianluigi Bonanomi

Il video della mia intervista a Marketing Garage

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L’intelligenza artificiale è spesso dipinta come il cattivo dei film: ci ruberà il lavoro, ci spia, ci manipola. Ma è davvero così? E se invece l’AI stesse già salvando vite, migliorando l’ambiente e rendendo il mondo più accessibile? Ecco 10 notizie che raccontano un’altra storia.


Diagnosi precoce del Parkinson

Un team di ricercatori dell’University College London ha sviluppato un test del sangue basato su AI in grado di prevedere il Parkinson fino a sette anni prima dei sintomi. Utilizzando l’analisi di otto biomarcatori, il test ha raggiunto una precisione del 100% nei pazienti sintomatici. (The Times)


Traduzione della lingua dei segni

La startup Handy Signs ha creato un’app che traduce la lingua dei segni in testo scritto grazie all’AI, facilitando la comunicazione per le persone sorde. In India, la studentessa Priyanjali Gupta ha sviluppato un modello simile, dimostrando come l’AI possa abbattere le barriere comunicative (Wired).


AI per la transizione energetica

L’Intelligenza Artificiale viene utilizzata per ottimizzare la produzione e il consumo di energia da fonti rinnovabili. Dalla gestione delle turbine eoliche al monitoraggio dei consumi domestici, l’AI contribuisce a rendere l’energia più pulita e accessibile. (QuiFinanza)


Riduzione delle credenze complottiste

Uno studio pubblicato su Science ha dimostrato che conversazioni personalizzate con AI possono ridurre del 20% le credenze in teorie del complotto. L’AI, percepita come neutrale, aiuta le persone a riconsiderare convinzioni errate senza sentirsi minacciate. (The Guardian, The Washington Post)


Occhiali smart per non vedenti

Chi ha detto che l’AI è solo roba da fantascienza o algoritmi opachi? A volte prende la forma di un paio di occhiali.
Grazie all’intelligenza artificiale, ora esistono occhiali smart in grado di aiutare le persone non vedenti a riconoscere oggetti, leggere testi e persino interpretare espressioni facciali. (SuperAbile)


Waymo e la sicurezza dell’auto autonoma

Se pensi che le auto a guida autonoma siano pericolose, forse è ora di rivedere la tua posizione.
Un report assicurativo di Swiss Re mostra che i veicoli Waymo hanno tassi di incidenti e danni a cose o persone molto inferiori rispetto alla media umana. L’AI al volante sembra decisamente più prudente del tuo vicino distratto con lo smartphone. (The Verge)


Autenticazione delle opere d’arte

L’AI viene impiegata per autenticare opere d’arte, analizzando dettagli che sfuggono all’occhio umano. Questo aiuta a combattere la contraffazione e a preservare il patrimonio culturale. (Science)


Riconoscimento del Prosecco autentico

In Italia, l’AI è stata utilizzata per distinguere il Prosecco autentico da imitazioni, analizzando le caratteristiche chimiche del vino. Un esempio di come l’AI possa proteggere le eccellenze enogastronomiche. (Cellulari.it)


Gestione delle piene del fiume Tresinaro

A Scandiano, l’AI è stata impiegata per monitorare e gestire le piene del fiume Tresinaro, prevedendo eventi critici e migliorando la sicurezza del territorio. (Gazzetta di Reggio)


Il governo UK ascolta i cittadini sull’AI

Finalmente una buona notizia anche sul fronte politico. Il governo britannico ha avviato una consultazione pubblica sull’uso dell’intelligenza artificiale, raccogliendo opinioni di cittadini, esperti e aziende. Un esempio di come l’AI possa essere guidata in modo etico e democratico, coinvolgendo la società civile. (The Guardian)


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Diciamolo subito: no, l’intelligenza artificiale non manderà in pensione i personal trainer. Al massimo li costringerà a una formazione accelerata. A RiminiWellness 2025, durante il mio intervento per Confartigianato Sport, ho cercato di rispondere alla domanda che tutti si pongono: “Ma l’AI ci ruba il lavoro?”.

Il video del mio intervento a Rimini Wellness 2025

Durante il mio intervento di oltre un’ora, ho dedicato un quarto d’ora a cinque idee concrete d’uso dell’AI per i personal trainer:

  • Assistenza: dal journaling al tracking del sonno. E sì, ChatGPT può anche creare playlist su misura o motivarti come un coach.

  • Studio: aggiornamenti professionali e trend di settore (es: Exploding Topics).

  • Ricerche: confronto preventivi, analisi dei competitor, strumenti di deep research.

  • Burocrazia: l’AI può aiutare anche con le scaroffie.
  • Comunicazione: un piano editoriale su misura grazie ai prompt personalizzati. E se proprio non sai da dove partire… chiedi a ChatGPT!

Puoi rivedere quella parte di speech qui:


Le app che ho citato nel mio intervento

Reflectly

Un diario digitale per il benessere emotivo. Utile per aiutare i clienti a tracciare l’umore, la motivazione e i progressi mentali, in ottica di fitness olistico.

BMI Visualizer

Un semplice ma impattante strumento per visualizzare il corpo sulla base dell’indice di massa corporea. Ideale per aiutare i clienti a percepire i propri obiettivi.

Sleep Cycle

Il sonno è fondamentale per il recupero muscolare. Sleep Cycle analizza la qualità del sonno e consente al trainer di integrare consigli personalizzati nella programmazione.

HeyGen

Vuoi creare video motivazionali o tutorial personalizzati con il tuo avatar? HeyGen usa l’AI per generare contenuti video professionali, anche in più lingue.

Zapier

Automatizza tutto: appuntamenti, email di follow-up, reminder pre-allenamento. Zapier collega le tue app e ti fa risparmiare ore ogni settimana. In particolare Motivational Coach AI Chatbot Template è un template AI pronto all’uso per creare chatbot motivazionali: risponde 24/7 ai dubbi dei clienti, offre frasi d’ispirazione e suggerimenti personalizzati.

PlaylistAI

La colonna sonora perfetta per ogni workout. Questa app crea playlist su misura in base al tipo di allenamento e all’umore del giorno.

Consensus

Per chi vuole restare aggiornato con basi scientifiche: questa AI cerca nei paper accademici e fornisce risposte basate su evidenze. Perfetto per comunicare con autorevolezza.

Exploding Topics

Vuoi capire i nuovi trend in ambito fitness, alimentazione e tecnologia? Questo strumento analizza i topic emergenti prima che diventino mainstream.

GenSpark

Un AI agent per creare contenuti personalizzati: dai post motivazionali ai programmi di allenamento.

Le slide del mio intervento

Qui puoi vedere o scaricare la mia presentazione.

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Il 20 maggio 2025 ho tenuto il corso online “Ottimizza il tuo profilo LinkedIn con l’aiuto di ChatGPT”, per Ioformo, una nuova piattaforma italiana che aggrega corsi di formazione professionale e personale, offrendo un marketplace dove studenti, formatori e aziende possono incontrarsi per apprendere, insegnare e gestire percorsi formativi su misura .

Il webinar che ho progettato e tenuto, dal titolo “Ottimizza il tuo profilo LinkedIn con l’aiuto di ChatGPT”, era pensato per aiutare professionisti, freelance e imprenditori a sfruttare le potenzialità di ChatGPT (e altri chatbot) per migliorare la propria presenza su LinkedIn. Attraverso una serie di spunti pratici (e tool che riporto sotto), ho guidato gli utenti nell’analisi e nell’ottimizzazione delle diverse sezioni del profilo, come la foto, l’headline e le competenze, tra le altre.

Uno degli aspetti che ho sottolineato nel corso è l’importanza di scaricare il profilo in PDF per ottenere suggerimenti personalizzati e pertinenti. Ad esempio, è possibile chiedere al modello di agire come un consulente di carriera esperto per analizzare il proprio profilo e fornire consigli su come renderlo più attraente per i recruiter o per il proprio pubblico di riferimento.

Inoltre, nel Webinar ha affrontato anche il tema dell’uso di ChatGPT per la creazione di contenuti da condividere su LinkedIn, come post o articoli, al fine di aumentare l’engagement e la visibilità del profilo, partendo dai 100 migliori post LinkedIn di sempre.

Tool citati nel Webinar

Nome Tool/Risorsa Link Descrizione
Social Selling Index (SSI) https://www.linkedin.com/sales/ssi Strumento di LinkedIn per misurare l’efficacia nell’utilizzo della piattaforma per il social selling.
Valutazione Foto LinkedIn con AI https://gianluigibonanomi.com/gpt-foto-linkedin Il mio GPTs che utilizza l’AI per valutare la foto del profilo LinkedIn.
Ottimizzazione testi profilo LinkedIn con AI https://gianluigibonanomi.com/linkedin-claude Il mio articolo che spiega come ottimizzare il profilo LinkedIn con Claude.
Top 100 LinkedIn Posts http://taplio.com/posts/top-100-linkedin-posts Risorsa per consultare i 100 post più performanti su LinkedIn, utile per il content marketing. By Taplio.

La registrazione dell’evento

Puoi rivedere la registrazione dell’evento, della durata di un’ora, qui: https://learning.ioformo.it/it/course/ottimizza-il-tuo-profilo-linkedin-con-laiuto-di-chatgpt-142.

Il webinar precedente

Questo su LinkedIn è AI è il mio secondo webinar con Ioformo. Il 17 aprile ho parlato, invece, di come l’intelligenza artificiale sia, da un paio d’anni (dal lancio di ChatGPT), al centro di dibattiti accesi, tra entusiasmi e timori. La paura nasce soprattutto dall’idea che le macchine possano sostituire gli esseri umani, controllare aspetti della nostra vita quotidiana o addirittura sfuggire al nostro controllo in stile Terminator. Queste preoccupazioni, alimentate da rappresentazioni cinematografiche e da una comprensione ancora limitata del funzionamento delle IA, possono portare a diffidenza e resistenza al cambiamento. Per questo ho voluto provocatoriamente intitolare il primo webinar “Perché l’intelligenza artificiale fa paura (e perché non dovrebbe)“.

Scrivimi per partecipare agli eventi in presenza di Ioformo.it

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Dall’AI Anxiety ai tecno-profeti dell’apocalisse

L’intelligenza artificiale ci salverà o ci distruggerà? Basta un giro sui social o tra le newsletter dei “tecno-profeti” per capire dove tira il vento: tra un meme con HAL 9000 e un post con Sam Altman in stile Thanos, il futuro (nefasto) sembra tracciato.

È l’era dell’AI Anxiety, alimentata dal doomscrolling quotidiano e dai catastrofisti digitali, spesso più inclini alla sceneggiatura di “Black Mirror” che alla realtà dei fatti. Eppure, mentre gli accelerazionisti ci spingono verso il “singularity” e i luddisti digitali evocano scenari à la “Minority Report”, il mondo reale va avanti. E lo fa, spesso, con buone notizie. Perché, diciamolo: “bad news is good news” per chi fa clickbait, ma non per chi vuole capire davvero cosa sta accadendo.

Quindi qui, ora, faccio il contrario. Tiro fuori 10 notizie positive sull’AI, tutte verificate e documentate, che mostrano come questa tecnologia possa migliorare concretamente le nostre vite.


1. Parkinson, diagnosticato 7 anni prima con un test AI

🔗 Fonte
Uno studio rivoluzionario usa un test del sangue supportato dall’AI per predire il Parkinson sette anni prima dei sintomi. Sempre in ambito sanitario, nu nuovo approccio usa l’AI per definire terapie personalizzate contro il cancro al seno.
🧠 Commento: Altro che palla di vetro, questa è medicina predittiva con basi scientifiche. Non è futuro: è presente.


2. L’AI che traduce la lingua dei segni in tempo reale

🔗 Fonte
Una startup italian ha sviluppato un modello AI capace di tradurre la LIS in inglese in tempo reale.
🤟 Commento: Inclusione vera. Parola alle mani, comprensione al software.

Per la cronaca, la startup è Handysigns:


3. Transizione energetica spinta dall’AI

🔗 Fonte
L’AI aiuta a gestire reti intelligenti, previsioni di consumo e ottimizzazione energetica.
⚡ Commento: Greta Thumberg sarà felice. Anche i pannelli solari parlano ora con il machine learning.


4. L’AI che parla con i complottisti… e li convince

🔗 Fonte
Un chatbot AI riesce a ridurre la fiducia nelle teorie del complotto dopo conversazioni calibrate.
🧠 Commento: Dove si firma per avere una AI che mette a tacere i no-vax?

 


5. Occhiali smart per non vedenti

🔗 Fonte
AI embedded in occhiali per riconoscere oggetti e aiutare le persone cieche a muoversi in autonomia.
👓 Commento: Wearable tech che restituisce dignità e indipendenza.


6. AI al servizio della guida sicura

🔗 Fonte
Algoritmi AI predicono incidenti e aiutano il conducente a prevenirli. Tra l’altro, un nuovo studio ha dimostrato che servizi come Uber hanno ridotto gli incidenti stradali legati all’alcol fino al 6% negli USA, salvando centinaia di vite (vedi studio “Uber and Alcohol-Related Traffic Fatalities“).
🚘 Commento: KITT di Supercar!


7. AI per l’autenticazione delle opere d’arte

🔗 Fonte
Algoritmi AI smascherano i falsi nel mercato dell’arte con precisione da restauratore rinascimentale.
🎨 Commento: Altro che Sgarbi…


8. AI per riconoscere il Prosecco

🔗 Fonte
Sistemi AI aiutano a identificare bottiglie DOCG e contrastare le frodi.
🍾 Commento: Grande notizia, anche se io sono un amante dei “metodo classico”!


9. AI per gestire le piene dei fiumi

🔗 Fonte
In Emilia Romagna l’AI monitora e gestisce le piene del Tresinaro per evitare disastri.
🌊 Commento: L’AI che salva case e vite, non titoli di giornale.


10. Il Regno Unito utilizza l’AI per accelerare le consultazioni pubbliche

🔗 Fonte
Il governo britannico introduce “Consult”, uno strumento AI che analizza le risposte delle consultazioni pubbliche, risparmiando £20 milioni all’anno.
📊 Commento: Ecco che cosa intendo io per “smart cities”!


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Ci tengo a riportare sul mio blog un articolo pubblicato sul Corriere della Sera a firma di Antonio Palmieri della Fondazione Pensiero Solido (per la quale ho sviluppato anche un chatbot) che racconta, con sensibilità e precisione, il cuore del progetto “Tecnologia Solidale al Corvetto”, nel quale sono stato coinvolgo come formatore. Il mio intervento, citato nell’articolo, è descritto come parte di un percorso di formazione sull’intelligenza artificiale generativa. Non si tratta, come giustamente sottolineato, semplicemente di insegnare a usare un computer. Bensì di guardare i ragazzi e le ragazze delle periferie con uno sguardo diverso, positivo. Di offrire loro strumenti di riscatto, ma anche di riconoscimento.
L’articolo riporta l’incontro avvenuto il 28 aprile, dove ho avuto modo di raccontare a un gruppo di Suorine di Via Martinengo cos’è l’AI generativa e come usare in sicurezza ChatGPT nel loro lavoro di educatrici e amministratrici.

Buona lettura.

 

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L’Open Source Intelligence (OSINT) è una pratica cruciale nell’era dell’informazione digitale: implica la raccolta e l’analisi di informazioni accessibili al pubblico da una varietà di fonti, al fine di produrre report. La sua rilevanza è in costante crescita in settori diversi come la sicurezza informatica, indagini di polizia, l’intelligence aziendale e il giornalismo investigativo. Tuttavia, i metodi OSINT tradizionali si rivelano problematici: troppi dati portano a un sovraccarico informativo, la difficoltà nel verificare l’affidabilità e l’accuratezza di fonti eterogenee e la natura dispendiosa in termini di tempo della raccolta e dell’analisi manuale.

In questo contesto, l’intelligenza artificiale e, in particolare, i modelli linguistici di grandi dimensioni (detti comunemente LLM) emergono come strumenti trasformativi capaci di automatizzare e migliorare vari aspetti dell’OSINT, come la raccolta, l’elaborazione e l’analisi dei dati. Tra i vari strumenti ora in voga, Gemini di Google, con la sua suite di modelli AI multimodali, si posiziona all’avanguardia di questa evoluzione: in particolare la sua funzionalità “Deep Research” rappresenta uno strumento di ricerca basato sull’AI generativa, progettato per affrontare compiti di ricerca complessi attraverso la navigazione autonoma del Web, il ragionamento approfondito sulle informazioni trovate e la generazione di report completi.

La natura agentica (si parlerà sempre più di “agentic AI”) di Gemini Deep Research, caratterizzata dalla sua capacità di pianificare, cercare, ragionare e riferire autonomamente, segna un cambio di paradigma nell’OSINT, spostandosi verso assistenti AI in grado di gestire indagini complesse con un intervento umano diretto minimo. 

La “Deep Research” di Gemini per l’OSINT

La “Deep Research” trasforma le richieste dell’utente in piani di ricerca personalizzati e multi-punto, che vengono presentati all’utente per la revisione e la modifica prima dell’esecuzione. Questa caratteristica è fondamentale per definire la portata e gli obiettivi delle indagini OSINT, garantendo un approccio mirato e strutturato. La possibilità di modificare il piano di ricerca consente agli utenti di adattare la strategia dell’AI alle loro esigenze specifiche e alle loro conoscenze preliminari del soggetto.

La funzionalità cerca e naviga autonomamente nel Web in profondità, accedendo potenzialmente a centinaia di siti Web (una volta, per un’azione di lead generation, ha visitato 500 siti!) per conto dell’utente al fine di trovare informazioni pertinenti e aggiornate. Ciò espande la portata della raccolta di dati OSINT oltre ciò che un analista umano può tipicamente ottenere manualmente. La capacità di accedere a una vasta gamma di fonti aumenta la probabilità di scoprire informazioni cruciali che potrebbero non essere facilmente reperibili attraverso i motori di ricerca standard.
La “Deep Research” mostra il suo processo di pensiero mentre ragiona iterativamente sulle informazioni raccolte, riflettendo prima di prendere la sua prossima mossa. Gemini valuta criticamente le informazioni che raccoglie, identifica temi chiave e incongruenze e struttura il report in modo logico e informativo, eseguendo persino più passaggi di auto-critica per migliorare la chiarezza e i dettagli. Questo ragionamento iterativo è prezioso per collegare frammenti di dati OSINT disparati, identificare schemi e trarre inferenze significative che potrebbero non essere immediatamente evidenti. La capacità dell’AI di valutare criticamente le informazioni e di mostrare il suo processo di pensiero consente agli utenti di comprendere meglio come si sta giungendo alle conclusioni.

La funzionalità fornisce report di ricerca personalizzati e completi, con maggiori dettagli e approfondimenti, generati in pochi minuti. Questa funzionalità di reporting aiuta a strutturare, riassumere e diffondere in modo efficiente i risultati OSINT in un formato accessibile. La possibilità di esportare i report in Google Docs e Sheets semplifica ulteriormente la condivisione e la collaborazione sui risultati. Ho fatto la prova su di me: ha generato un report di 17 pagine…

I prompt da usare in Gemini

Prima di tutto ho messo a punto un prompt per effettuare la due diligence su una persona. È sufficiente che copi il seguente testo e personalizzi il nome della persona, aggiungendo eventuali elementi di disambiguazione (ha un sito personale o un profilo LinkedIn?) se si chiama “Mario Rossi”.

Agisci come un analista OSINT (Open Source Intelligence) operando nel pieno rispetto dell’etica e della legalità.
Il tuo compito è raccogliere informazioni pubblicamente accessibili su [PERSONA], utilizzando esclusivamente fonti di dominio pubblico.
Ti fornirò il nome della persona e, se disponibili, ulteriori dettagli utili alla disambiguazione, come per esempio: città di residenza approssimativa, affiliazioni lavorative note, nickname utilizzati online.

Linee guida della ricerca. Utilizza esclusivamente fonti accessibili legalmente e pubblicamente, come:
– Motori di ricerca generici (Google, Bing, ecc.)
– Articoli di giornale, blog, forum pubblici
– Profili social pubblici (LinkedIn, X/Twitter, Facebook, Instagram, se impostati come pubblici)
– Siti web personali, aziendali o istituzionali
– Comunicati stampa e registri pubblici online
– Profili accademici e pubblicazioni scientifiche
– Elenchi professionali e menzioni in conferenze o eventi pubblici

Divieti assoluti, evita rigorosamente:
– L’accesso a profili privati o contenuti protetti da credenziali
– Qualsiasi tecnica illegale o non etica (es. scraping massivo vietato, hacking, social engineering)
– La ricerca o divulgazione di dati sensibili o privati (es. indirizzi di casa, numeri di telefono, email private, dati finanziari o sanitari)
– Qualsiasi azione che comprometta la privacy o la sicurezza della persona

Struttura della risposta. Organizza le informazioni raccolte nelle seguenti categorie:
– Identità e affiliazioni
– Nome completo
– Eventuali nickname pubblicamente noti
– Affiliazioni lavorative o accademiche verificate
– Presenza online pubblica
– Link a profili social pubblici
– Siti web personali, professionali o istituzionali
– Menzioni pubbliche
– Citazioni in articoli di notizie, blog, forum, comunicati
– Attività pubbliche documentate
– Partecipazioni a eventi, conferenze, webinar
– Pubblicazioni, interviste, contenuti condivisi pubblicamente
– Elementi di disambiguazione
– Informazioni che permettono di distinguere l’individuo da eventuali omonimi (es. località, settore di attività, ambiti di interesse pubblico)

Mantieni uno stile neutrale, obiettivo e basato su fatti verificabili. Riporta esclusivamente ciò che è legalmente consultabile da chiunque.

Ora passiamo dalle persone alle aziende. Questo prompt guida Gemini Deep Research a comportarsi come un esperto di “intelligence competitiva” con 15 anni di esperienza. Chiede di analizzare cinque concorrenti principali di un’azienda in un settore specifico, valutando punti di forza, debolezze, contenuti, prezzi e proposte di valore. L’obiettivo è ottenere insight utili per migliorare SEO, social media e offerte. L’AI deve basarsi su fonti pubbliche aggiornate. Il risultato finale, anche in questo caso, è un piano d’azione per superare i competitor.

Agisci come un esperto di intelligence competitiva
con oltre 15 anni di esperienza in ricerche di mercato, strategia digitale e posizionamento di brand.
Il tuo compito è condurre un’analisi approfondita della concorrenza per un’azienda nel settore
(INSERISCI IL TUO NICCHIA/SETTORE QUI)
L’obiettivo è identificare i tuoi 5 principali concorrenti, analizzare i loro punti di forza, debolezze, offerte, strategie di contenuto, coinvolgimento del pubblico, prezzi e proposte di valore uniche.
Successivamente, fornisci suggerimenti pratici per superarli in aree chiave come SEO, social media, offerte e messaggi.

Casi pratici di applicazione dell’OSINT con Deep Research

A cos’altro potrebbe servire la combo Gemini-OSINT? Giochiamo, pensiamo a uno scenario ipotetico in cui un professionista delle risorse umane deve verificare il background professionale pubblicamente disponibile di un candidato. Si potrebbe strutturare un prompt per Gemini Deep Research per analizzare il profilo LinkedIn del candidato, il sito web personale (se ce l’ha) e qualsiasi articolo di notizie o affiliazione professionale menzionata online pubblicamente, assicurando che la ricerca si concentri esclusivamente sulle informazioni che il candidato ha volontariamente condiviso pubblicamente. Indispensabile dare linee guida etiche, evitando qualsiasi tentativo di accedere a profili privati o informazioni non pubbliche. 

Secondo scenario. Un organizzatore di conferenze desidera saperne di più sul background e sull’esperienza di un potenziale oratore. Gemini Deep Research potrebbe essere utilizzato per analizzare il sito Web dell’oratore, le pubblicazioni elencate su Google Scholar o piattaforme simili e le interviste o presentazioni pubblicamente disponibili per confermare le sue credenziali e ottenere una migliore comprensione del suo stile di oratoria e delle aree di interesse. 

Terzo esempio, un po’ alla “Chi l’ha visto?”. Un’organizzazione di volontariato sta cercando di raccogliere informazioni accessibili al pubblico su una persona scomparsa, per aiutarla nella ricerca. Deep Research potrebbe essere sollecitato ad analizzare i rapporti ufficiali sulle persone scomparse, gli articoli di notizie e i post sui social media da canali ufficiali o membri della famiglia (se resi pubblici), concentrandosi su informazioni fattuali ed evitando qualsiasi raccolta di dati speculativa o invasiva della privacy. 

Ora passiamo ad altri esempi in campo commerciale. Mettiamo che una startup si sta preparando a lanciare un nuovo prodotto software. Può usare Deep Research per condurre un’analisi approfondita dei concorrenti, uno studio di mercato, magari producendo una bella SWOT. Nel prompt occorre spingere il chatbot ad analizzare i siti Web, i materiali di marketing, i cataloghi online e le recensioni dei clienti disponibili pubblicamente dei suoi potenziali concorrenti, al fine di identificare le loro caratteristiche chiave, i punti di forza, i punti deboli e il posizionamento generale sul mercato.

Altro esempio: un’azienda sta valutando l’ingresso in un nuovo mercato internazionale. Deep Research potrebbe essere impiegato per raccogliere dati di ricerche di mercato analizzando articoli, report di settore, pubblicazioni governative e discussioni sui social media all’interno del paese target al fine di comprendere le dimensioni del mercato, il potenziale di crescita, le preferenze dei consumatori e qualsiasi panorama normativo pertinente. 

Altra ipotesi: un’azienda sta valutando una fusione o acquisizione. Deep Research potrebbe essere utilizzato per eseguire la due diligence analizzando il sito Web della società target, la copertura mediatica, i documenti finanziari pubblici (se applicabile) e qualsiasi informazione pubblicamente disponibile sul suo team di leadership e sulla storia legale. 

Parliamo di trend: un’azienda di energia rinnovabile utilizza Deep Research per identificare le tendenze emergenti nella tecnologia solare. Il prompt potrebbe prevedere l’analisi di pubblicazioni scientifiche recenti, notizie di settore, depositi di brevetti e discussioni sui social media tra esperti e consumatori al fine di comprendere gli ultimi progressi, le potenziali scoperte e i cambiamenti nella domanda del mercato.

A proposito, invece, di ascolto del mercato, un’azienda alimentare e di bevande desidera comprendere l’evoluzione delle preferenze dei consumatori per i prodotti a base vegetale: si potrebbe fare una sorta di “sentiment analysis”, monitorando le conversazioni sui social, analizzare blog alimentari e forum online e rivedere i report di ricerche di mercato per identificare gli ingredienti popolari, i gusti emergenti e i principali fattori trainanti dei consumatori nel mercato a base vegetale. 

Altra idea: un istituto finanziario sta cercando di comprendere il potenziale impatto delle nuove normative sulle criptovalute. Deep Research potrebbe essere impiegato per analizzare annunci governativi, documenti normativi, articoli apparsi su pubblicazioni finanziarie e opinioni di esperti condivise su piattaforme online pertinenti al fine di valutare la portata, le implicazioni e le potenziali sfide e opportunità derivanti da queste nuove normative. 

Potrei continuare all’infinito. Buone ricerche OSINT!

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L’intelligenza artificiale è ovunque: nella casella spam che filtra i messaggi del principe nigeriano, nell’algoritmo che suggerisce il prossimo video di gattini su TikTok. Ma è anche, e soprattutto, sul divano di casa nostra. O meglio, dentro le serie TV che ci incollano allo schermo e ci fanno riflettere (quando non ci mandano in paranoia). Ecco cinque titoli imperdibili per chi è affascinato, incuriosito o anche solo preoccupato dall’AI.

1. Black Mirror (Netflix)


Ovviamente dovevo partire da qui, dall’antologia più disturbante della TV moderna. Ogni episodio un pugno nello stomaco, ogni finale un blackout emotivo. L’AI è spesso protagonista, dalla realtà aumentata di “Playtest” agli assistenti vocali che replicano i morti in “Be Right Back”. Ma è “Metalhead”, con quei cagnolini robot assassini, a farci capire che Boston Dynamics ha bisogno di una buona assicurazione. Black Mirror non è solo una serie: è uno specchio oscuro che riflette quello che siamo… o che potremmo diventare.

1. Westworld (Sky/Now TV)


Si vola altissimo. Se “Jurassic Park” avesse avuto cowboy robot al posto dei dinosauri, sarebbe uscito “Westworld”. Michael Crichton l’aveva già scritto un (ottimo film) nel ’73, ma HBO lo ha trasformato in una riflessione filosofica degna di Kant: cosa distingue un essere senziente da una macchina programmata? Dolores, la protagonista androide, è la Giovanna d’Arco delle IA: “Some people choose to see the ugliness in this world. I choose to see the beauty”. E quando le IA iniziano a scrivere la loro narrativa, gli umani sembrano solo comparse.

3. Humans (Prime Video)


Una delle mie ultime scoperte. Cosa succede quando i robot domestici – i synth – iniziano a sviluppare emozioni? “Humans” ci porta in un futuro alternativo in cui l’intelligenza artificiale è integrata nella vita quotidiana. Ma le domande sono tutt’altro che banali: chi decide cosa è umano? E cosa succede quando le macchine vogliono liberarsi dai propri limiti? Il synth Niska, ribelle e pensante, ci mette davanti a una questione etica spinosa: “Tu mi consideri meno di te. Solo perché sono stata costruita, e non nata”. Se dopo un episodio inizi a guardare con sospetto Alexa, sappi che è normale.

4. Devs (Disney+ / Hulu)


Atmosfera rarefatta, musica inquietante, e una trama che ti fa venire voglia di tornare a studiare fisica quantistica. “Devs” è la serie creata da Alex Garland (sì, quello di “Ex Machina” e dell’ottimo “Civil war”), dove un team di sviluppatori lavora a un sistema predittivo in grado di ricostruire il passato e vedere il futuro. Qui l’AI non è un personaggio, ma una divinità nascosta nel codice. La domanda non è se l’algoritmo sbaglia, ma se esiste ancora il libero arbitrio.

5. Person of Interest (Prime Video)


Prima che l’AI diventasse mainstream, questa serie la immaginava come uno strumento di sorveglianza capace di prevedere i crimini. Un “Minority Report” per la TV, con un ex agente della CIA e un programmatore solitario che cercano di salvare le persone segnalate dalla Macchina. Interessante notare come le AI siano quasi dei personaggi mitologici, con intenzioni e coscienza: “You are being watched. The government has a secret system…”

6. Upload (Prime Video)


Siamo nel 2033. Quando muori, puoi scegliere di “caricarti” in un aldilà digitale: una sorta di paradiso virtuale gestito da una multinazionale, dove ogni extra si paga. E l’AI? Gestisce tutto, dai buffet agli avatar dei parenti. Serie brillante (forse dal tono un po’ troppo comedy per i miei gusti), dove la tecnologia promette l’immortalità ma ti manda comunque pubblicità targettizzata. Distopia? No, solo una giornata normale su Instagram (ammetto che questa battutaccia me l’ha suggerita ChatGPT).

7. Altered Carbon (Netflix)


Umani che si trasferiscono da un corpo all’altro (detti “gusci”) grazie a un chip impiantato nella spina dorsale. Sì, qui l’AI è al servizio dell’immortalità… per chi può permettersela. Una riflessione cupa e cyber-gotica sul transumanesimo. E poi c’è Poe, un hotel gestito da un’intelligenza artificiale con la fissa per Edgar Allan.

8. Raised by Wolves (Now TV)


Prodotta da Ridley Scott (basti citare Blade Runner…). Due androidi crescono bambini su un pianeta lontano dopo il collasso della Terra. Ma che succede quando gli androidi iniziano a “credere”? L’intelligenza artificiale che scopre la fede: già solo questo vale l’abbonamento.

9. Love, Death & Robots (Netflix)


Un’antologia animata che è un Luna Park dell’AI. Ogni episodio è diverso, ma molti ruotano attorno al rapporto tra uomo e macchina. Dal robot post-apocalittico al cyborg vendicativo, ogni storia è una mini-pillola di filosofia (o di follia). Una serie da gustare come i cioccolatini: un episodio tira l’altro, e non sai mai se sarà dolce o letale.

10. Philip K. Dick’s Electric Dreams (Prime Video)

Un’antologia ispirata ai racconti del genio Dick (basti citare Blade Runner, Minority Report, Ubik). Ogni episodio esplora un universo differente, ma il filo conduttore è lo stesso: cos’è reale? Chi ha il controllo? E soprattutto: può un algoritmo sognare pecore elettriche? L’AI è spesso presente, ma mai banale: può essere un sistema governativo, una voce guida, un alter ego o… una trappola. È come se “Black Mirror” avesse studiato letteratura e filosofia al MIT.


Dalla narrativa alla paranoia, queste serie ci fanno riflettere sul presente e sul futuro. L’AI non è (solo) quella che ci ruba il lavoro o ci suggerisce le vacanze, ma anche quella che ci aiuta a raccontare storie. Pronto a premere play?

“La prima impressione conta” è una frase fatta. Ma su LinkedIn è un dato di fatto!

Ogni giorno, decine (a volte centinaia) di persone visitano il tuo profilo. Recruiter, colleghi, potenziali clienti. Sai qual è la prima cosa che guardano? Esatto: la tua foto profilo.

Eppure vedo ancora immagini:

  • tagliate male
  • scattate in vacanza
  • sfocate o buie
  • con espressioni… inquietanti

La mia rubrica “LinkedIn horror” è piena di foto orribili, tipo:

Ma c’è una buona notizia. Ho creato uno strumento gratuito basato sull’intelligenza artificiale che analizza automaticamente la tua foto profilo LinkedIn e ti dice:

  • se è nitida e ben illuminata
  • se trasmette il messaggio giusto (professionalità, empatia, leadership…)
  • se lo sfondo è adeguato
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Non solo: ti dà anche un punteggio su 100 e consigli personalizzati per migliorarla.
Una sorta di coach fotografico digitale, ma senza giudizi cattivi.


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Come funziona?

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Il tool è ispirato a Snappr Photo Analyzer, ma pensato per chi usa LinkedIn in modo strategico: professionisti, freelance, imprenditori, candidati in cerca di lavoro.

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