Rizzo PII: come anonimizzare i documenti prima di usare ChatGPT

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Rizzo PII è un’applicazione gratuita e open source che individua e sostituisce localmente molti dati personali presenti nei documenti, prima che il testo venga inviato a ChatGPT, Claude o Gemini. Non è una skill da installare dentro ChatGPT. È un filtro che lavora sul computer e trasforma nomi, codici fiscali, IBAN e altri identificativi in segnaposto come [FULLNAME_1] o [IBAN_1].

Per chi usa l’intelligenza artificiale con contratti, pratiche, verbali, documenti amministrativi o clinici, il problema è concreto: il documento può essere utilissimo per ottenere una sintesi o una prima analisi, ma può contenere molte più informazioni personali di quelle realmente necessarie.

La soluzione non è fare finta che il problema non esista. E nemmeno rinunciare all’AI. È togliere i dati che il modello non ha bisogno di conoscere.

Che cos’è Rizzo PII

Rizzo PII è un progetto della Rizzo AI Academy pensato soprattutto per testi giuridici e professionali italiani. Il suo modello di riconoscimento, secondo la documentazione del progetto, ha circa 0,3 miliardi di parametri e può funzionare sulla CPU di un normale computer.

L’applicazione riconosce 22 categorie tramite il modello, alle quali l’interfaccia aggiunge il rilevamento degli URL. Tra le informazioni gestite ci sono:

  • nomi e cognomi;
  • indirizzi, città, CAP e province;
  • email, PEC e numeri telefonici;
  • codici fiscali e partite IVA;
  • IBAN e numeri di carte di credito;
  • targhe, numeri di documenti e protocolli;
  • importi e dati catastali.

È proprio l’attenzione agli identificativi italiani a rendere il progetto interessante. Un sistema generico, nato principalmente per l’inglese, può riconoscere una persona o un indirizzo ma lasciarsi sfuggire un codice fiscale, una partita IVA o un riferimento catastale.

Come funziona l’anonimizzazione dei documenti

Il flusso è semplice. Rizzo PII analizza il documento sul computer, individua le informazioni personali e le sostituisce con etichette coerenti. Conserva poi localmente un dizionario che permette di effettuare l’operazione inversa.

Un testo come questo:

Il signor Mario Rossi, codice fiscale RSSMRA85H12F205Z, comunica il proprio IBAN.

può diventare:

Il signor [FULLNAME_1], codice fiscale [CF_1], comunica il proprio [IBAN_1].

ChatGPT riceve la seconda versione. Può ancora capire la struttura del documento, distinguere i soggetti e svolgere l’analisi richiesta, senza avere bisogno del nome o del numero di conto reali. Quando la risposta torna, Rizzo PII può ripristinare localmente i valori originali.

Come usare Rizzo PII con ChatGPT: esempio pratico

Immaginiamo di dover analizzare un contratto contenente dati di clienti o collaboratori.

  1. Scarica l’applicazione dalla pagina ufficiale delle release di Rizzo PII e installa la versione adatta al tuo sistema operativo.
  2. Apri l’app e incolla il testo oppure carica il PDF.
  3. Controlla i dati personali evidenziati.
  4. Aggiungi manualmente eventuali elementi non riconosciuti e disattiva solo le categorie che devono davvero restare leggibili.
  5. Genera la versione anonimizzata e copiala.
  6. Incollala in ChatGPT accompagnandola con un prompt preciso.

Per esempio:

Analizza questo contratto. Individua clausole squilibrate, scadenze, obblighi delle parti e punti che richiedono il controllo di un professionista. Cita per ogni osservazione il passaggio pertinente. Non inventare informazioni mancanti.

Dopo aver ricevuto il risultato, si copia la risposta nell’area di ripristino dell’app. I segnaposto vengono sostituiti con i dati reali, sempre sul computer.

Lo stesso metodo si presta a verbali di riunione, lettere disciplinari, curriculum, fascicoli, pratiche assicurative, documenti condominiali e corrispondenza con clienti. Cambia il prompt, non cambia la regola: al modello vanno forniti solo i dati necessari.

Anonimizzazione e pseudonimizzazione non sono la stessa cosa

Qui serve una precisazione importante. Rizzo PII parla spesso di anonimizzazione, ma il flusso reversibile descritto dal progetto è più vicino alla pseudonimizzazione: esiste infatti un dizionario locale capace di ricostruire i valori originali.

Il Regolamento generale sulla protezione dei dati distingue i dati anonimi da quelli pseudonimizzati. Questi ultimi restano dati personali se possono essere ricollegati a una persona usando informazioni aggiuntive.

Quindi Rizzo PII può essere un utile strumento di minimizzazione del rischio, ma non è un bollino automatico di conformità al GDPR. Restano da valutare finalità del trattamento, base giuridica, ruoli, sicurezza, istruzioni interne e condizioni del servizio AI utilizzato.

I limiti da conoscere prima di usarlo

Il primo limite è il più ovvio: nessun riconoscitore automatico è infallibile. La scheda ufficiale del modello pubblica risultati molto elevati sui propri test, ma una metrica non garantisce che ogni documento reale sia trattato perfettamente.

Scansioni poco leggibili, tabelle complesse, abbreviazioni interne, dati scritti in formati insoliti e nomi ambigui possono produrre omissioni o falsi positivi. Anche un singolo IBAN lasciato in chiaro può essere troppo.

Per questo suggerisco una procedura a tre controlli:

  • verifica visiva del documento anonimizzato;
  • ricerca manuale degli identificativi più delicati;
  • prova iniziale con documenti non critici, prima di introdurre lo strumento in un processo aziendale.

Attenzione anche al dizionario reversibile: è utile, ma contiene proprio l’associazione tra segnaposto e dati reali. Va protetto, conservato solo quando serve e cancellato secondo le regole dell’organizzazione.

Perché è interessante per aziende e pubbliche amministrazioni

Molte organizzazioni affrontano l’AI generativa in uno di due modi: vietano tutto oppure lasciano fare. Entrambe le scorciatoie funzionano male.

Uno strumento locale come Rizzo PII suggerisce una terza strada: progettare un passaggio intermedio tra il documento e il chatbot. È un esempio concreto di privacy by design e di minimizzazione dei dati, concetti richiamati dagli articoli 5 e 25 del GDPR.

Non basta installare il programma. Bisogna definire quali documenti possono essere trattati, quali categorie devono essere eliminate, chi controlla il risultato e quale piattaforma AI può riceverlo. La tecnologia aiuta quando diventa parte di una procedura, non quando sostituisce la procedura.

Rizzo PII è una skill di ChatGPT?

No. Il repository GitHub non contiene il file SKILL.md richiesto dalle skill di Codex e ChatGPT Work. Rizzo PII è un’applicazione desktop, disponibile anche come servizio HTTP locale e container Docker.

Questa distinzione non è pignoleria informatica. Una skill istruisce l’assistente su come svolgere un compito. Rizzo PII, invece, esegue materialmente un trattamento locale sui dati. In futuro si potrebbe costruire una skill che richiami l’API locale dell’applicazione, ma richiederebbe un’integrazione specifica e controlli di sicurezza adeguati.

Domande frequenti

Rizzo PII invia i documenti su Internet?

Secondo la documentazione ufficiale, analisi, sostituzione e ripristino avvengono localmente. Sarà l’utente a copiare il testo già pseudonimizzato nel servizio AI scelto.

Serve una scheda grafica potente?

No. Il progetto dichiara che il modello è progettato per funzionare su CPU e richiede una quantità contenuta di memoria.

Posso usarlo con PDF?

Sì. La versione 2.0.0 supporta l’analisi e la produzione di PDF redatti, oltre a file di testo e Markdown.

Usarlo rende automaticamente conforme al GDPR?

No. Riduce l’esposizione dei dati, ma la conformità dipende dall’intero trattamento e dalle misure organizzative adottate.


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