Di che cosa vi occupate in Ebuzzing e qual è il tuo ruolo?

ALC: Creiamo engagement attraverso esclusive esperienze di video advertising online. Distribuiamo Ad a un pubblico fortemente targetizzato, tramite il posizionamento di contenuti pubblicitari su: mobile, social media e sui siti di informazione appartenenti al nostro network di premium publisher online.
Oggi siamo felici di poter annunciare che abbiamo realizzato migliaia di campagne, per tutti i più importanti brand multinazionali tra cui: Coca Cola, Adidas, Samsung, Telecom, Heineken, Acer, LG, Evian, Toyota e molti altri. La società è stata fondata da Bertrand Quesada e Pierre Chappaz (ex direttore di Yahoo Europa) nel 2007.
Ebuzzing conta oltre 200 risorse interne e uffici in tutto il mondo. Il nostro dipartimento di R&D è rappresentato da oltre 50 ingegneri che sono il cuore pulsante e la forza dell’innovazione tecnologica dei nostri prodotti. Io sono arrivata nel 2011 e sono responsabile di tutte le attività di marketing e PR per l’Italia. Il mio è un ruolo fortemente differenziato nelle responsabilità e negli obiettivi: dall’emissione di comunicati stampa allo sviluppo di strategie di marketing per la costruzione della brand awareness di Ebuzzing; dall’organizzazione di eventi alla gestione di contenuti corporate per i canali social. Dedico molto tempo ed energie al mio lavoro ma sono molto felice e soddisfatta, soprattutto, perché collaboro con un team internazionale da cui non smetto mai di apprendere.

Come è cambiato il tuo lavoro con l’avvento dei social network?

ALC: I social network hanno radicalmente rivoluzionato il modo di fare comunicazione e marketing. La mia dichiarazione potrà risultare banale e scontata ma è la realtà dei fatti. Oggi gli obiettivi di comunicazione sono tarati per sublimare in tempo zero il concetto di “brand activation” e di conseguenza il tanto speculato engagement. I linguaggi, i ritmi con cui vengono scanditi i processi di “comuni-azione” (comunicare e attivare) e le metriche per misurarne i risultati oggi, sottendono a KPI che fino a pochi anni fa non erano nemmeno contemplabili. Basti pensare a quanto le strategie SEO abbiano influenzato il modo di produrre i contenuti. Un comunicato stampa che nel 2013 viene distribuito anche sul web deve essere prima di tutto pensato e orientato verso questo media. Internet è affollato da “junk content” per questa ragione ci sono regole e procedure ben precise che bisogna seguire per valorizzare un post, un video o un’immagine. Ti faccio un altro esempio: per monitorare i contenuti che quotidianamente condivido sui social o sui siti di informazione devo usare 3 piattaforme diverse. Se mi guardo indietro rimango sconvolta ripensando a quanto il mio lavoro sia stato stravolto alla velocità della luce. Ho iniziato la mia carriera professionale molto giovane. Mi sono iscritta all’ordine dei giornalisti a 22 anni. Ancora sorrido se penso ai primi anni di gavetta in un ufficio stampa istituzionale. La rassegna stampa si faceva ancora a mano: forbici, colla e fotocopie. Adesso, ricevo ogni mattina – in maniera automatizzata – un estratto degli articoli più rilevanti sulla base delle keywords che io stessa aggiorno su un tool di monitoraggio che uso anche per l’emissione dei comunicati stampa. Il riscontro più immediato – rispetto a come stia costantemente cambiando il mio lavoro – ce l’ho anche quando osservo la crescita della pubblicità online. I dati di Nielsen più recenti testimoniano che i media tradizionali hanno subito un crollo considerevole; i brand sono completamente assorbiti dalle dinamiche dei social. Per questo è indispensabile che aziende come la nostra e i direttori marketing non perdano di vista i propri obiettivi di target. E’ fondamentale osservare il mercato costantemente per essere pronti a cambiare rotta in qualsiasi istante, anticipando, prevedendo. Vi consiglio di leggere una celebre intervista di Einstein in cui lui dichiarava: “Non penso mai al futuro. Arriva così presto”. Pe questa ragione l’innovazione in tempo reale è una prerogativa su tutte perché non sono solo realtà come Ebuzzing a imporre cambiamenti e innovazione sulla Rete, piuttosto, l’evoluzione è spesso influenzata da come mutano i comportamenti degli utenti stessi su internet.

Nell’era dei social network, secondo te, è ancora importante avere un sito Web, aziendale o personale?

ALC: I social network hanno amplificato la voce dei brand e ridotto la distanza tra questi ultimi e i consumatori. Allo stesso tempo, sono stati responsabili dei processi di frammentazione dei contenuti. Ogni giorno una singola persona o un brand produce una moltitudine di video, foto, messaggi, articoli che vengono seminati su Twitter piuttosto che su Facebook. Io, personalmente, non ho il tempo per seguire tutto, pertanto, un sito o un blog aziendale hanno ancora la loro funzionalità nel costruire un’identità digitale sintetica e immediata di un utente o di un brand/azienda.

Nell’era dei social network e delle informazioni che viaggiano a mille all’ora, ma soprattutto ora che siamo bombardati da notizie di ogni tipo da ogni parte, il fatto che stiano avendo un successo clamoroso le infografiche è assolutamente logico. Un sistema che ci permette di avere un colpo d’occhio su un tema, con possibilità di approfondimento, si sposa perfetto con bacheche e post e tweet. La realizzazione di queste composizioni, creatività, non richiede necessariamente l’intervento di un grafico. Per infografiche senza troppe pretese possiamo anche darci al “fai da te”, grazie a servizi quali Infogr.am. il servizio è tutto in inglese, ma non è difficile da usare.

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Collegati all’indirizzo Web https://infogr.am e fai clic sul pulsante rosso che trovi al centro della pagina: “Start now, It’s free”. Il servizio, in effetti, è gratuito. Anche se, come vedremo, con delle limitazioni.

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Per utilizzare il servizio occorre creare un proprio account. Non serve inserire manualmente i dati, se sei disposto a usare il tuo profilo Facebook o Twitter.

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Chiaramente la comodità, come diciamo sempre, si paga: Infogr.am avrà accesso a tutti i tuoi dati di Facebook, come amici, dati, indirizzi e così via.

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Dopo aver avuto accesso al servizio appare un semplice pannello di controllo. Puoi scegliere di creare una nuova infografica: quello che ti interessa ora. Le altre voci servono per accedere alla libreria dei lavori già fatti, ora vuota, e alla versione a pagamento.

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La cosa bella di Infogr.am è che puoi usare dei template e quindi non devi partire da zero. Fai scorrere, orizzontalmente, i modelli proposti. Poi fai clic su “Use design” in corrispondenza di quello scelto.

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Il modello di infografica scelto diventa un vero e proprio cantiere. Ci sono anche delle indicazioni su che cosa fare qua e là. Per esempio sulla sinistra puoi scoprire che le infografiche vengono automaticamente salvate, dopo ogni cambiamento.

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Fai clic sulla rotella delle impostazioni, in inglese “Settings”. In tal modo puoi accedere alle informazioni relative alla infografica; hai anche la possibilità di ripensarci e cambiare tema.

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Facendo clic su titolo e sottotitolo puoi inserire le informazioni relative alla tua infografica. Non vi sono molte possibilità di personalizzazione dei testi, font e dimensioni restano grosso modo quelle.

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Con un clic sul grafico, invece, si ha la possibilità di accedere a un vero e proprio foglio di calcolo, in stile Excel, dove inserire i valori che ti riguardano. I dati possono anche essere uploadati da un file che hai salvato sul computer.

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Chiaramente, parlando di grafici, è possibile cambiare completamente genere: Infogr.am permette di scegliere tra istogrammi, diagrammi a torta e molto altro ancora. Come cambiare? Basta utilizzare il primo pulsante in alto che si trova sulla destra.

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Altra opzione molto interessante: inserire nell’infografica anche una mappa. Ma non una cartina qualsiasi: si può anche agganciarla ai dati inseriti nel grafico precedente, visto che nel nostro caso si citavano delle località geografiche, per rappresentarle su un mappamondo. Il link, in questo caso, è automatico!

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In ogni momento, ovviamente, possiamo inserire tutti testi che vuoi, questa volta personalizzandoli a piacimento. Basta scegliere il pulsante “Aa” sulla destra.

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Il pulsante con l’icona di una macchina fotografica permette invece di inserire nell’infografica delle immagini, per esempio pescandole dal tuo disco fisso. Le foto, una volta inserite, possono essere ridimensionate a piacere.

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Non solo testi e foto: le infografiche possono contenere anche dei video! Non lo puoi caricare dal tuo hard disk, deve essere già on-line su uno dei due servizi consentiti: YouTube e Vimeo.

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Una volta conclusa la realizzazione dell’infografica, ecco cosa farne. Il pulsante Share in alto permette di condividerla con tutti, in pratica rendendola pubblica: solo chi ha acquistato l’account Premium può condividere con chi vuole.

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Nella tua libreria trovi l’infografica finita. Puoi visualizzarla o duplicarla; puoi anche modificarla in qualsiasi momento, così come sbarazzartene, eliminandola.

9 tipi di infografiche

Curation Nation di Steven Rosenbaum è un libro che tratta della “content curation”, la cura dei contenuti. Ne ho parlato nella decima puntata di TechRadio, dal minuto 20:

Anche le biblioteche si stanno evolvendo verso il digitale: grazie al servizio “Media Library On Line”, permettono di scaricare i libri elettronici.

A San Antonio, in Texas, è nata qualche mese fa la prima biblioteca senza libri. O meglio: senza libri cartacei. “Bibliotech”, questo il nome evocativo dell’iniziativa, ha un catalogo di diecimila eBook ed offre un servizio online di consultazione dei libri elettronici, che permette di richiedere testi da casa; ciononostante si tratta di un locale popolato, da addetti e clienti.

In Italia non si registrano ancora iniziative del genere. Ciononostante le nostre biblioteche si stanno dimostrando al passo con i tempi, e puntano forte sull’eBook e su altri contenuti digitali e multimediali. Il progetto MLOL, che sta per “Media Library OnLine”, www.medialibrary.it/, è il primo network italiano di biblioteche digitali pubbliche. Il servizio che permette agli utenti delle biblioteche convenzionate di accedere, gratuitamente, a quotidiani, riviste, audiolibri, banche dati, materiale multimediale e, appunto, libri “paperless”, senza carta.

Come funziona MLOL

Il funzionamento del network è tutto sommato semplice. Per accedere a MLOL occorre verificare, prima di tutto, che la propria biblioteca, o meglio il proprio sistema bibliotecario, aderiscano al progetto. La cosa è facile da scoprire: sulla home page delle biblioteche convenzionate si trova il link per l’accesso a MLOL e il relativo logo.

Per usufruire del servizio è sufficiente inserire le stesse credenziali che si usano per accedere al sito della biblioteca. Una volta dentro, grazie al menu Home, è possibile accedere a tutti i contenuti digitali. Ce ne sono diversi: tra questi si trova anche la voce “eBook”. Che dà accesso a tre sottocategorie diverse: “eBook liberi”, che non richiedono prenotazione e prestito e che possono essere scaricati tranquillamente perché senza diritti o perché classici o, ancora, perché distribuiti con licenze open. Poi ci sono i libri consultabili on-line, che non richiedono download. Infine, finalmente, ci sono quelli da scaricare: è qui che si trovano le novità.

Il download dei libri

Non tutti i libri, come vedremo più avanti, sono sempre disponibili: la biblioteca ne acquista tot licenze, e il meccanismo emula il “vecchio” prestito di copie fisiche; si va ad esaurimento scorte… Per andare sul sicuro e iniziare a provare il servizio, conviene dare un’occhiata alla lista “Disponibili ora”. Scelto il titolo, che dopo il download si avrà a disposizione per le successive due settimane, basta aprirne la scheda e fare clic sul link “Scarica eBook”. È anche possibile aggiungere un libro ai preferiti, se si pensa di richiederlo in seguito.

Non sempre il download parte subito. Il sito potrebbe avvertirci che il libro è protetto da DRM Adobe: vedi il riquadro a parte. A volte i formati disponibili non si limitano al solo PDF, che in realtà si palesa come file temporaneo ACSM che porta al download “protetto”; spesso è possibile scaricare l’ePub: formato che, oltre a essere “aperto”, a differenza dello “statico” PDF, è caratterizzato dalla paginazione dinamica; risulta ideale per chi legge su dispositivi mobile e, soprattutto, eReader.

Una volta completato il download, la pagina personale del portale MLOL riporta l’affitto andato a buon fine, e la data di scadenza, dopo la quale non si potrà più aprire il libro.

Il prestito interbibliotecario

Visto che i contenuti non sono più costretti in supporti, sono digitali e non devono più spostarsi “fisicamente” da una biblioteca all’altra, la naturale evoluzione del prestito bibliotecario degli eBook è quello interbibliotecario: un servizio che, di conseguenza, permette a ogni cliente di accedere a una collezione molto più ampia. Il servizio nasce da un accordo tra MLOL, bibliotecari ed editori per sperimentare un modo più efficiente di far circolare gli eBook tra le biblioteche italiane. Una sperimentazione che si concluderà a fine aprile: talmente innovativa che non ha eguali in altri paesi del mondo.

Leggere i giornali

Non solo eBook. MLOL permette di accedere a “Press display”, portale con circa 1400 giornali on-line di tutto il mondo. Per l’Italia sono consultabili, tra le altre, le testate Il Sole 24 ore, La Stampa, La Repubblica, Il Giornale, Il Messaggero, Il Mattino, la Gazzetta dello Sport. Tra la stampa estera: The Guardian, The Daily Telegraph, The Indipendent e molti altri. È inoltre disponibile la rassegna stampa di VoloPress. Una nota: i giornali non possono essere consultati da tutti contemporaneamente, dipende dalle licenze acquistate dalla biblioteca.

Le biblioteche convenzionate

L’elenco delle biblioteche convenzionate, quasi 3000 in tutta Italia, è disponibile sul sito di MLOL. Per maggiori informazioni è anche disponibile l’opuscolo in PDF in download a questo indirizzo: www.medialibrary.it/adm/UserFiles/file/opuscolo_MLOL201401.pdf.

Non solo prodotti da leggere

In prestito, su MLOL, non si trovano solo libri e giornali, ma anche file da ascoltare e vedere. Si parla di audiolibri ma soprattutto di musica. Sia libera, da scaricare perché priva di copyright, che in streaming. La maggior parte dei brani sono di musica classica.

Si trovano anche video: un’ampia collezione di film storici, documentari, filmati originali di eventi e manifestazioni. Non mancano banche dati, immagini e corsi online.

Gli Adobe DRM

DRM è l’acronimo di “Digital Rights Management”: gestione dei diritti digitali. Dietro la sigla stanno le tecnologie anticopia in ambiente digitale. Un’opera con DRM, infatti, è tracciabile ed è quindi possibile controllarne la diffusione. Difficile copiarla, quasi impossibile piratarla. Diciamo “quasi” perché proliferano, online, i sistemi di eliminazione dei DRM, ovviamente illegali. Esistono diversi tipi di DRM, tra cui il DRM Adobe e il Social DRM, entrambi in uso su MLOL. Se il secondo tipo non richiede particolari procedure per l’apertura dei file, ma contrassegna semplicemente il documento, che riporta le credenziali di chi prende in prestito il libro, il primo è più “ostico”. Per questo, infatti, occorre ottenere un DRM Adobe, iscrivendosi all’indirizzo www.adobe.com/it/account/sign-in.adobedotcom.html, e occorre scaricare un visualizzatore, sempre di Adobe, chiamato Digital Editions, a quest’altro indirizzo

www.adobe.com/it/products/digital-editions/download.html.

L’eBook con DRM Adobe può essere letto su iPad, iPhone, dispositivi con sistema operativo Android e molti eReader. La lista completa di tutti i dispositivi compatibili, che al momento non comprende il Kindle, è disponibile sul sito di Adobe.

 

Oggi, 30 maggio, è stata pubblicata la mia intervista al sito Web Start-Up News. Parlo del modo in cui mi sono reinventato dopo la fine del lavoro di redazione. Racconto come un redattore possa diventare, da un giorno all’altro, freelance, autore, consulente e docente.
L’articolo si intitola “Gianluigi Bonanomi, lavorare in proprio ripartendo da zero”. Potete leggerlo a questo link o potete fare clic sull’immagine sotto.
Buona lettura! 🙂

“startupnews

 

Questo kit di autodifesa digitale per difendere la propria privacy è un instant-book della collana (V)book di Vidèa. Parla di riservatezza dei dati partendo da un punto di vista però sconfortante: proteggere la propria privacy, nell’era del datagate e dei social network, è praticamente impossibile. Eppure possiamo mettere in atto alcuni accorgimenti per “resistere”: si parla di “cerchie”, crittografia, sofware libero, cookie, IP mascherati, Proxy Anonymizer, geolocalizzazione e smartphone blindati. Interessante l’elenco dei servizi sicuri alternativi ai “soliti”: Git Annex invece di Dropbox, Rise Up al posto di Gmail, Jitsi per sostituire Facetime, DuckDuckGo per non usare Google e via dicendo. Da leggere.

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Quando si parla di musica liquida, spesso si fa riferimento solo a Spotify. Eppure ormai i servizi disponibili sono moltissimi, soprattutto ora che i big dell’hi-tech, come Google e Apple, sono scesi in campo. Ma un servizio, più di altri, si sta facendo notare. Il servizio francese Deezer (www.deezer.com), disponibile in Italia dall’inizio del 2013 (ma non ancora negli Usa!), vanta una quantità impressionante di brani disponibili (30 milioni, è il primo in assoluto), 5 milioni di abbonati a pagamento in 180 paesi, integrazione con i principali social network (pesca da Facebook l’elenco di cantanti e band premiati dal “Mi piace”), oltre a un’offerta di base gratuita più due livelli di abbonamento da 4,99 e 9,99 euro al mese, come Spotify. La registrazione al servizio è possibile tramite gli account Facebook e Google.

1. Puoi usare gratuitamente Deezer, dopo che hai creato un account, sia usando semplicemente il browser collegato all’indirizzo www.deezer.com, sia usando l’app per il tuo sistema operativo mobile, iOS, Android o BlackBerry che sia. C’è anche l’app per Windows 8.

2. Deezer non permette solo di ascoltare la musica dei tuoi artisti preferiti: ma anche di scoprirne della nuova. Come? Oltre alle sezioni “Esplora” e “Top Ascolti”, si ha anche la possibilità di scoprire artisti simili a quelli in ascolto. Il suggerimento di nuova musica avviene da parte di 50 esperti (umani!).

3. Chiaramente si possono creare delle playlist. Basta fare clic sulla nota con un + in corrispondenza di ogni brano. La playlist possono essere condivise o rese collaborative: in tal modo di permette ad altri di dare il proprio contributo.

4. Anche in Deezer, come in altri servizi del genere, è consentito l’uso di app. Tra le tante ti suggeriamo quella Beeblio Audiobooks, che permette di ascoltare autolibri. Purtroppo non italiano: puoi usarla per migliorare il tuo inglese.

5. In Deezer si possono ascoltare anche dei canali radio. Basta scegliere il genere e, tra i tanti proposti, lanciare la riproduzione. Quando trovi una canzone che ti piace, puoi aggiungerla ai preferiti.

Il servizio Fogpad permette di caricare sul tuo spazio Drive dei documenti a prova di intruso.

Ormai la nuvola spaventa sempre meno: tra Dropbox, OneDrive, Box e altri servizi on-line, stiamo trasferendo sempre più dati nel cloud. Anche se, a dire il vero, qualcuno ha ancora parecchie remore: i file non sono più sul mio PC, chi vi accede? Come li proteggo? La risposta è Fogpad: un servizio Freemium che consente di crittografare, proteggendo con password, i documenti da caricare su Drive, il tuo spazio in cloud offerto da Google.

Il funzionamento 

Fogpad è un servizio che permette di blindare i tuoi documenti, crittandoli con una password. In pratica, come detto, è la risposta a chi ha paura di lasciare documenti “delicati” sulla nuvola. Collegati al sito Web www.fogpad.net.

Per utilizzare il servizio occorre iscriversi. Si può usare il proprio profilo Google, anzi il profilo sul social network G+. Accetta le condizioni a procedi. Nella schermata successiva metti il segno di spunta accanto a “I have read and agreed to the Terms of Use and Privacy Policy”. Fai clic su “Sign up”.

Il servizio, come detto, è Freemium: gratis per cinque documenti, oltre occorre pagare. Per crittare il primo documento, fai clic su “Upload”, in alto a destra.

Dopo aver scelto quale documento caricare, grazie a una finestra di esplorazione delle risorse del PC, occorre inserire una password, due volte per sicurezza. Poi fai clic su “Encrypt + upload”: in tal modo si fanno due cose in un colpo solo, crittazione e caricamento.

Al termine della doppia operazione, il documento crittato appare nell’elenco al centro della pagina. E compenso, in alto, il conteggio dei file caricabili è sceso di uno: ora sono quattro. Da questo pannello puoi anche cancellare il file.

Ecco, invece, come si carica un documento che non esiste: come lo si crea da qui. Fai clic su “Create document”, comando che si trova accanto a quello di upload visto al passo 3.

Questa volta la password va scelta prima di creare il documento: del resto non si possono caricare file “in chiaro”, quindi nemmeno crearli da zero.

Quello di Fogpad è un editor testuale a tutti gli effetti, che non ha da invidiare ad altri servizi analoghi on-line: si può scrivere, formattare, inserire contenuti multimediali o tabelle e anche incollare testo da Word, preservandone la formattazione.

Per assegnare il nome al file, cosa determinante per ritrovarlo poi facilmente nell’elenco, basta fare clic sull’intestazione in alto. Quella che, inizialmente, riporta la dicitura inglese “Senza titolo”.

Con un clic su “Back”, in alto a sinistra, si torna all’elenco dei documenti. Ora sono due, e ne puoi caricare o creare altri tre.

Potresti gestire i file solo da qui: ma, come detto inizialmente, il servizio su appoggia su Drive. Quindi i file devono essere sulla nuvola di Google. Per accedervi, apri uno qualsiasi dei servizi di Big G, per esempio Gmail, e scegli di spostarti su Drive.

Per ritrovare velocemente i file creati con Fogpad, basta usare il menu di sinistra, scegliendo di visualizzare i documenti recenti. Troverai i tuoi file crittati in cima alla lista.

Che cosa succede se provi ad aprire uno dei file blindati? Ovviamente l’anteprima non è disponibile, perché il file è crittato. Bisogna comunque passare da Fogpad, per aprirli.

 

Quanto costa Fogpad

Detto che Fogpad è gratis per l’uso con cinque documenti, quanto costa? Per fare l’upgrade del proprio account, inizialmente definito “demo”, basta collegarsi all’indirizzo www.fogpad.net/pricing e scegliere un profilo. Il pagamento può avvenire solo con carta di credito.

 

La crittazione

Ogni document caricato in Fogpad o creato con l’editor viene crittato con algoritmo AES a 256 bit. Per intenderci: è l’algoritmo usato anche per blindare i dati bancari o le informazioni sulla tua carta di credito inserita in Amazon.

 

I dati restano tuoi

Quando carichi i file su Fogpad, restano tuoi? La risposta è contenuta nei termini d’uso del servizio, sezione “User data” (www.fogpad.net/terms). Ed è sì: “You retain all of your ownership rights, including copyrights and other intellectual property rights in and to your user content”. Chiaramente Fogpad non vuole materiale illegale sui suoi server.

È arrivato il momento dei corseware, i corsi universitari interamente gestiti via Web. La brutta notizia è che la stragrande maggioranza è in lingua inglese. Quella bella è che moltissimi sono gratis.

In un mondo dove pochissimi hanno il posto fisso e dove occorre cambiare nel corso della propria vita lavorativa anche cinque o sei professioni, la formazione continua, in inglese “lifelong learning”, è un dovere. In alcuni casi, poi, è un obbligo. Solo che – obiezione! – studiare, soprattutto a certi livelli, costa molto. Obiezione: non necessariamente. In Rete si trovano tantissime risorse gratuite, spesso messe a disposizione da realtà accademiche ispirate dal principio della “cultura libera”. Ecco cosa e dove si può studiare online a costo zero.

Da Radio Elettra al Web Learning
In principio fu Radio Elettra, i corsi a distanza: il candidato pagava e si vedeva recapitare a casa un pacco con libri e materiale scolastico. Poi venne la volta di Uninettuno: le università mettevano a disposizione di tutti interi corsi da guardare, in piena notte, sui canali Rai. Preistoria. Nell’era del Web e dell’e-learning – meglio: Web learning – basta mettersi davanti al PC, al limite inforcando le cuffiette con microfono, e studiare. Ovviamente, visti i tempi, senza carta di mezzo. Una precisazione: che differenza c’è tra e-learnign e Web learning? Poca roba: sono due fasi di un processo che ha portato all’uso della tecnologia informatica nell’insegnamento, la formazione a distanza, con il Web learning che comporta un maggior grado di interattività, una sorta di evoluzione dell’e-learning.
I corsi sono di tutti i tipi e per tutti i gusti. Ci sono quelli a pagamento, organizzati da realtà quali eCampus e Pegaso, vere e proprie università telematiche – per un elenco completo di questi centri si può visitare il sito http://unitelematiche.it. Ma in questa sede ci siamo ripromessi di citare solo quelle gratuite: intendiamo infatti fare una rassegna delle migliori risorse che si rifanno alla “open culture”.
Prima, però, serve un’introduzione alle modalità di fruizione dei corsi.

La tecnologia al servizio dell’insegnamento
I mezzi messi a disposizione dalla Rete non sono meno vari ed efficaci di quelli tradizionali. Se un tempo, agli albori dell’e-learning, ci si doveva accontentare di pagine Web, qualche filmato in VHS e al limite una chat, i tempi sono cambiati. Ora è tutto molto più comodo e interattivo.
Chi organizza corsi di Web learning, che possono prendere anche la “forma” di Webinar – i seminari online – e Workshop o videoconferenza, ha a disposizione ottime piattaforme didattiche interattive, come per esempio la open source Moodle, ma soprattutto la tecnologia streaming e le videochat. Gli eventi sono spesso in diretta, e gli studenti possono interagire, disponendo di una semplice Web cam, anche F2F, ovvero “faccia a faccia”, con gli insegnanti e con i compagni di corso. I docenti possono usare delle lavagne virtuali condivise, dove proiettare presentazioni o documenti. Molto usati i forum, per le discussioni tra studenti, e i quiz.
Si possono anche vedere o scaricare filmati e registrazioni delle lezioni. Non solo su YouTube, quindi, ma anche utilizzando i podcast: in pratica si scarica un file MP3 con la lezione che è possibile ascoltare in auto o nell’iPod. Chiaramente siamo lontani dalla realtà virtuale, dalla presenza “fisica” in un’aula in stile Second Life, ma meno di quanto si pensi…

I migliori corsi gratuiti online
Tra i migliori courseware gratuiti online va annoverato certamente Coursera, www.coursera.org. La storia di questo esperimento, ormai divenuto un’istituzione, è interessante. Tutto ha inizio dalla Stanford University nel 2012, quando due professori decidono di lanciarsi nella formazione a distanza. L’azienda funziona, e molte università americane decidono di appoggiarsi a questa piattaforma.
Coursera offre corsi MOOC, siglia che sta “Massive open online course”: in pratica i corsi online aperti, e quindi gratuiti, per grandi platee a distanza. Per iscriversi bastano pochissimi minuti, e tutte le istruzioni si ricevono via email. I corsi che si trovano online, e che sono liberamente e gratuitamente accessibili, a ottobre 2013 erano 534: si spazia dalla scienza alle discipline umanistiche, dal business all’informatica. Si tratta prevalentemente di videolezioni, ma vengono forniti anche dei materiali didattici, compresi documenti e dispense, per lo studio e le esercitazioni. Coursera parla anche italiano: la prima università del Balpaese a entrare nel circuito, e fornire dei corsi, è stata La Sapienza di Roma; al momento l’unico corso disponibile è “La visione del mondo della relatività e della meccanica quantistica” del professor Carlo Cosmelli.
Coursera non è l’unica piattaforma disponibile. Si difende bene anche quella del mitico MIT di Boston: MIT OpenCourseWare, http://ocw.mit.edu. I corsi gratuiti sono tantissimi e in molte lingue, ma sfortunatamente nessuno nella nostra. Interessante vedere quali sono i più seguiti: programmazione, fisica, algebra e principi di microeconomia; materia in linea con le competenze più richieste dal mercato, anche quello IT, in questi anni.
Molto interessante anche il progetto tedesco Iversity.org, il cui slogan in home page è “Education. Online. Free”. Anche in questo caso i corsi a costo zero, tutti in inglese o tedesco, sono parecchi: ce ne sono anche di architettura, storytelling, filosofia politica, design e finanza. Vale la pena visitare il sito.
Come abbiamo visto, e come logicamente potevamo aspettarci, la stragrande maggioranza dei corsi sono in lingua inglese; primo perché i paesi anglosassoni sono, come sempre, all’avanguardia; secondo perché l’inglese è il nuovo Esperanto, soprattutto in ambito accademico. Eppure, oltre al progetto di Uninettuno che trattiamo in un riquadro a parte, esistono anche esempi di corsi gratuiti in italiano. Un caso su tutti è quello di Federica, www.federica.unina.it, progetto dell’università Federico II di Napoli che prevede moltissimi courseware: 300 corsi per 500 lezioni. Si spazia tra diverse facoltà, comprese agraria e medicina. Basta scegliere la facoltà tra le 13 disponibili, poi il corso e quindi fare clic sulle singole lezioni per seguirle al volo, senza doversi nemmeno iscrivere. Oltre alle lezioni di Web learning e ai podcast, è possibile anche usufruire di una “Living Library”, una sorta di guida all’accesso alle fonti scientifiche in Rete attraverso una selezione di biblioteche e archivi online per ogni Facoltà: riviste, e-book, enciclopedie, collane e banche dati.

I corsi sull’iPad
iTunes U promette a tutti di studiare quello che si vuole quando si vuole, distribuendo contenuti audio e video messi a disposizione da scuole e università. Questo straordinario strumento, fornito gratuitamente da Apple, in realtà può essere usato anche dai docenti per creare corsi interattivi, anche dal browser grazie a iTunes U Course Manager. In tal modo gli studenti, oltre a vedere e ascoltare i docenti, possono prendere appunti sincronizzati con la lezione, leggere libri e vedere presentazioni, scorrere un elenco completo di tutti i compiti e spuntarli man mano che li completano; tutto direttamente dall’app, dal tablet o dallo smartphone.
In ogni caso chiunque può accedere ai corsi già pronti, anche quelli messi a disposizione da enti prestigiosi. È il caso, per esempio, dell’Università Bocconi di Milano, che ha aperto una sua pagina su iTunes U: si trova all’indirizzo http://itunes.apple.com/gb/institution/id392242578. Chiaramente si trovano anche le maggiori università del mondo, da Oxford a Stanford.

Studiare l’inglese per seguire i corsi
Come abbiamo avuto modo di vedere, la stragrande maggioranza delle lezioni che si trovano gratuitamente online sono in lingua inglese. Poco male: è un motivo in più per studiarlo, visto che in un modo o nell’altro non ne possiamo più fare a meno. A questo punto, visto che siamo ben disposti verso i corsi via Web, possiamo anche approfittarne per seguire dei corsi di lingua. Anche in questo caso se ne trovano di gratuiti. Un caso, per esempio, è quello di servizio Duolingo, la cui app gratuita, che si chiama “Impara l’inglese con Duolingo”, è in download su App Store e Google Play. Come funziona? Prima di tutto occorre accedere al sito ufficiale http://duolingo.com e creare un account, eventualmente utilizzando il proprio profilo Facebook. Poi occorre scegliere un nome utente e una password, che usaremo per accedere al servizio anche dalla app. Dopo aver scelto un livello, occorre completarlo con giochi e indovinelli, ma anche con traduzioni e altri esercizi più “seri”.

Uninettuno rediviva
Nella nuova era della didattica online la storica Uninettuno non è tagliata fuori, anzi: ora si è costituita l’ITIU, che sta per “Università telematica internazionale Uninettuno”, il cui sito è www.uninettunouniversity.net. ITIU fa parte del circuito europeo OpenupEd, www.openuped.eu, che raccoglie decine di corsi gratuiti messi a disposizione da svariate realtà accademiche europee.
I corsi gratuiti di Uninettuno sono davvero interessanti. Anzitutto riguardano sei aree molto eterogenee: comunicazione, giurisprudenza, ingegneria, psicologia, economia e lettere. I corsi disponibili, a fine ottobre 2013, erano ben 123. Ce n’è per tutti i gusti: dall’arte alla semiologia, dall’analisi matematica alle basi di dati, dalla psicologia all’antropologia culturale. Si compongono di videolezioni: dalle 10 alle 40 per corso.

Da quando ci sono gli smartphone, e le fotocamere digitali in generale, facciamo foto che anni fa erano impensabili: biglietti dei concerti, scarpe, gatti. Per non parlare dei selfie: in ascensore, in gruppo, in ogni situazione possibile, anche intima. Ma è soprattutto uno il genere che spopola: le foto del cibo. Che qualcuno ha ribattezzato food porn, la pornografia del cibo.

A Londra, zona Soho, un ristorante chiamato “The Picture House” ha voluto unire questa tendenza a un’altra, quella della pubblicità che sfrutta i clienti come testimonial: del resto vale mille volte più un consiglio dato da un amico che qualsiasi pubblicità tradizionale. Il locale ha lanciato questa provocazione: per pagare la cena basta scattare una foto al piatto e postarla su Instagram. Si tratta, ovviamente, di un campagna pubblicitaria, ideata dalla catena Birds Eye, specializzata in piatti surgelati, dopo aver constatato che più della metà dei clienti fotografava i piatti per condividerli con gli amici. L’hashtag da associare alle foto è #BirdsEyeInspirations. Per maggiori informazioni visitate il sito http://picturehouse.birdseye.co.uk.