LinkedIn: che cosa c’entra la “coda lunga”?

Il concetto di “lunga coda” ha ormai qualche anno: è stato proposto per la prima volta nel 2004 da Chris Anderson, allora direttore di Wired e autore del libro omonimo.

Nel grafico che vedete qui, una distribuzione statistica molto comune soprattutto quando si parla di economia digitale, trovate nella parte sinistra e più alta, colorata di rosso, il consumo di massa: pochi prodotti raggiungevano alti volumi di vendita; nella parte bassa, di colore giallo, troviamo la coda lunga appunto, potenzialmente infinita, dove troviamo una moltitudine di nicchie di mercato, un tempo invisibili ma ora, se messe tutte insieme, rilevanti.

Nell’era digitale, dove non ci sono problemi di magazzino perché i beni sono intangibili ma facilmente cercabili (vedi Google e Amazon), tenere in vendita prodotti che vendono pochissimo non è un problema, anzi è un’enorme opportunità. Il concetto si traduce in strategia commerciale; in parole povere: si predilige vendere un gran numero di oggetti unici in quantità relativamente piccole, rispetto a vendere un numero esiguo di elementi popolari in grandi quantità.

Che cosa c’entra tutto questo con LinkedIn? Abbiamo visto che, se siamo all’interno di un enorme motore di ricerca di professioni e competenze, dobbiamo piazzare le parole chiave relative alle nostre skill un po’ ovunque. Ci saranno alcune parole molto ricercate e confermate dai contatti (come vedi nel grafico sopra), ma non dobbiamo trascurare anche quelle keyword che all’apparenza sembrano irrilevanti, e che invece un giorno potrebbero portare al contatto giusto. Si tratta, in pratica, di applicare il concetto di ottimizzazione SEO anche al proprio profilo lavorativo online.

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