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Uso un’app per trascrivere le riunioni online.

– Non si sente.
– Hai il microfono spento (mimando).
– Ma mi vedete?
– Sfocato.
– Ho esagerato con la sfumatura dello sfondo. E adesso?
– Ti sentiamo ma non ti vediamo più.
– Adesso mi sentite?
– Male, ma purtroppo sì.
– C’è un ritorno audio, voi due che siete nella stessa stanza, fate qualcosa perdio, che già c’ho il mal di testa.
– Chi sta digitando come un fabbro medievale? Spegnete i microfoni.
– Accendete le telecamere.
– Scusate, non posso accendere la telecamera perché sono in smart e mio marito è in mutande.
– Ora mi sentite?
– Scrivi in chat.
– Non posso scrivere in chat, è bloccata.
– Scusate, ero in muto e parlavo da cinque minuti. Devo ripetere tutto daccapo?
– Condividi lo schermo.
– Non ho il tasto condivisione.
– È vicino al tasto del microfono.
– Non ho il tasto del microfono.
– È vicino al tasto della telecamera.
– Non vedo più niente, aiuto, mi è sparito Teams.
– Aspettiamo altri due minuti che arrivino tutti.
– Qualcuno chiama Marco per dirgli che la call è iniziata?
– Marco non c’è, è andato via. Ah ah ah.
– Ma se l’ho visto alla macchinetta del caffè! Aspe’ che provo a chiamarlo sul cell.
[si sente un cellulare squillare]
Marco risponde: “Pronto, scusa, sono in una call, posso richiamarti?”
– Ora mi sentite? Ho cambiato le cuffie.
– Ti sentiamo, ma come fai a essere qui se non ti avevamo invitato alla riunione?
– Non è la riunione delle 16?
– Sono le 10 del mattino, vedi tu.
– Bene, direi che possiamo chiudere qui. Vi mando il link per la prossima call che inizia tra due minuti.

Durata della call: 1 ora e 47 minuti.

Domenica 15 marzo 2020 la DJ La Mario di Radio Capital mi ha intervistato sul tema dello smart working e delle riunioni a distanza.

Per approfondimenti sul tema guarda questo video:

Qui trovi le info sul corso sullo smart working:

Le riunioni a distanza, cardine dello smart working, a volte risultano inefficaci: non ci sono regole, le persone si distraggono (a volte dormono!), si perde molto tempo. Ecco invece 10 regole o dritte per organizzare un Web meeting come si deve:

Questo articolo è stato pubblicato su StartUp News il 29 settembre 2018

“Ragazzi, non scherziamo: lo smart working non è lavorare in modo più intelligente. È far lavorare qualcun altro al posto tuo”.

Questa che è solo una battuta (io la chiamo tecnorisata) ha, in un certo senso, un fondo di verità. In questo articolo ti parlerò dell’arte di delegare. E non necessariamente a essere umani.

La matrice di Eisenhower

La prima volta che ho sentito parlare della matrice di Eisenhower ero ancora uno sbarbato, e forse la usavo per decidere se montare prima i Lego o leggere i Topolino. Scherzi a parte, si tratta di uno strumento molto utile per organizzare, quantomeno mentalmente, i propri impegni a seconda di urgenza e importanza. Tra i quattro quadranti della matrice ce n’è uno che riporta le cose urgenti ma non importanti: sono quelle da delegare.

Delegare a chi?

Non sempre puoi delegare a dipendenti e collaboratori. Perché la tua azienda è piccola e agli inizi, come una start-up, o perché sei un libero professionista, come me. Ciononostante esiste sempre la possibilità di delegare a un essere umano, esternalizzare qualche servizio come la segreteria, la contabilità o altri compiti ripetitivi.

Anche in questo caso la tecnologia – Internet in particolare – ci viene in aiuto: esistono servizi online che permettono di delegare alcuni compiti come quelli di segreteria. Un esempio è Mysecretary.com. Un altro esempio? Non ho tempo si sbobinare il contenuto di un video per farne un articolo del mio blog o non sono in grado di creare jingle o fare caricature o altro: basta rivolgersi alla gig economy. Una piattaforma che uso molto è Fiverr.

Delegare a cosa?

Esistono invece molti altri compiti che possono essere automatizzati. Non servono gli umani! In questo caso non occorre tirare in ballo le leggi della robotica di Asimov. Sto solo parlato di task automator, strumenti che permettono di eseguire compiti meccanici e ripetitivi semplicemente impostando evento scatenante (trigger, in gergo), operazioni da fare e piattaforme coinvolte.

Personalmente uso molto Zapier (ma una valida alternativa, e viceversa, è IFTTT): per esempio tutte le volte che qualcuno mi cita in Twitter (senza menzionarmi) mi arriva un alert in email; oppure tutte le volte che qualcuno si iscrive a un mio forum i suoi dati finiscono in un foglio di Google Documenti; tutti gli allegati che arrivano da un certo mittente in mail finiscono direttamente in una cartella di Dropbox. Le app da integrare sono moltissime: da Asana a Slack, da SalesForce a Buffer (altro ottimo strumento per delegare la gestione dei nostri canali social).

L’evento

Parlerò di questi temi il prossimo 21 novembre a Milano, nel corso di un evento organizzato da TeamLeader. A questo indirizzo trovi il programma dell’evento “Word smarter” e il modulo di iscrizione.