Tag Archivio per: deepfake

AI e foto dei figli: per ridurre il rischio di abusi bisogna scegliere con attenzione cosa condividere, coinvolgere i ragazzi e sapere dove chiedere aiuto. La guida per genitori della Internet Watch Foundation (IWF) e della National Crime Agency (NCA) spiega che anche fotografie quotidiane possono essere manipolate per creare materiale di abuso sessuale su minori.

È un tema difficile, ma merita parole chiare. Come formatore, credo che l’educazione all’intelligenza artificiale debba comprendere anche questo: capire che cosa può accadere alle immagini delle persone e quali responsabilità abbiamo quando premiamo “pubblica”.

Che cosa sono gli abusi tramite immagini generate con l’AI

La guida IWF distingue tra immagini di minori reali alterate digitalmente e contenuti interamente sintetici. Usa l’acronimo CSAM, Child Sexual Abuse Material, cioè materiale di abuso sessuale su minori. Una fotografia manipolata può diventare uno strumento di umiliazione, minaccia o ricatto.

Il problema è documentato. La National Crime Agency racconta un tentativo di ricatto contro una scuola britannica: immagini degli alunni erano state prelevate dal sito scolastico e usate per produrre contenuti abusivi con l’AI. È un caso concreto, non una stima della probabilità che accada alla singola famiglia.

La mia riflessione è questa: “È stato fatto con l’AI” non può diventare una formula per liquidare ciò che una persona subisce. E parlare di prevenzione non deve trasformarsi in un processo ai genitori o ai ragazzi. La responsabilità dell’abuso resta di chi lo commette.

Lo sharenting riguarda anche il futuro dei figli

Di sharenting e condivisione delle foto dei figli mi occupo da tempo. Il punto di partenza rimane lo stesso: una fotografia che per un adulto racconta un momento felice riguarda anche una persona che sta crescendo e che avrà una propria idea di riservatezza.

In un intervento pubblicato dal Garante per la protezione dei dati personali, Guido Scorza richiama proprio la futura libertà dei figli di decidere quanto mostrare di sé. Ricorda inoltre che fotografie e didascalie possono rivelare scuola, luoghi frequentati e abitudini.

Prima di condividere, mi sembra utile una domanda: questo ricordo ha davvero bisogno di un pubblico? Possiamo conservarlo, stamparlo, raccontarlo. Il suo valore affettivo non dipende dalle visualizzazioni.

AI e foto dei figli: cinque scelte pratiche

Le indicazioni di UNICEF Italia sullo sharenting invitano a valutare destinatari, informazioni condivise e opinione dei figli. Non promettono una condivisione sicura al cento per cento. Ecco come tradurrei questi principi in un controllo domestico.

  1. Controlla chi vede i post. Rivedi pubblico, follower e impostazioni della privacy. Per un ricordo familiare valuta destinatari selezionati, senza considerare un gruppo privato una garanzia assoluta.
  2. Riguarda le vecchie pubblicazioni. Elimina o limita la visibilità dei contenuti che oggi non condivideresti. Coinvolgi i figli, quando possibile, in questa revisione.
  3. Riduci i dettagli personali. Evita di associare volto, nome completo, scuola e luoghi abituali. Tieni fuori dai social momenti intimi o potenzialmente imbarazzanti.
  4. Chiedi come si sentono. Ascolta un eventuale rifiuto. Un “preferisco di no” offre già una buona occasione per parlare di rispetto.
  5. Accorda le scelte con gli altri adulti. Spiega a parenti, amici e realtà educative quali immagini desideri restino private.

La NCA invita anche a rivedere le autorizzazioni date a scuole e associazioni. Come proposta pratica, chiederei: su quali canali pubblicate? Per quale scopo? A chi posso comunicare una preferenza diversa?

Due adulti discutono delle scelte di privacy, con uno smartphone e un album protetti da simboli di lucchetto
Illustrazione simbolica generata con l’AI: dialogo e scelte condivise sulla privacy in famiglia.

Come parlarne ai ragazzi senza spaventarli

L’eSafety Commissioner australiano suggerisce conversazioni aperte, frequenti e adatte all’età. Ascoltare anche le esperienze positive online aiuta a creare uno spazio nel quale chiedere aiuto.

Propongo tre domande da usare con parole proprie, senza trasformarle in un interrogatorio:

  • “Quali cose ti piace fare online? C’è qualcosa che ti mette a disagio?”
  • “Se circolasse una foto falsa di un compagno, come potresti aiutarlo?”
  • “Oltre a me, con quale adulto ti sentiresti tranquillo a parlarne?”

Farei seguire una promessa concreta: “Se qualcuno ti mette in difficoltà, puoi raccontarmelo. Ti ascolto e cerchiamo aiuto insieme”. Per me, conoscere l’ultima app serve meno di essere un adulto al quale un ragazzo sente di potersi rivolgere.

Se una foto è stata manipolata o c’è un ricatto

La guida IWF raccomanda di rassicurare il minore, non colpevolizzarlo e non chiedergli di mostrare l’immagine. In caso di ricatto economico, indica di non pagare, interrompere i contatti e segnalare.

Raccogliere elementi utili non significa creare copie del materiale abusivo. Le indicazioni eSafety sulla gestione degli incidenti distinguono i dati della segnalazione dalle immagini: annota account, URL, date e orari già disponibili. Non scaricare, fotografare, inoltrare o ricaricare contenuti sessuali che coinvolgono minori, nemmeno per chiedere un parere a un chatbot.

Se il materiale è già sul dispositivo, chiedi alle forze dell’ordine come gestirlo; evita interventi improvvisati. Segnala anche alla piattaforma e coinvolgi la scuola se l’episodio riguarda la comunità scolastica, limitando le informazioni alle persone che devono intervenire.

Per scuole e associazioni, eSafety raccomanda inoltre procedure chiare prima degli incidenti: un referente, regole sulla pubblicazione delle immagini e una risposta che protegga la persona coinvolta senza amplificare la circolazione del contenuto.

Dove chiedere aiuto in Italia

La guida IWF nasce nel Regno Unito: i suoi riferimenti normativi e alcuni servizi indicati sono britannici. Per una famiglia italiana, ecco i riferimenti da tenere a portata di mano.

Situazione Riferimento e azione
Pericolo immediato o necessità di soccorso urgente Chiama il 112, numero europeo di emergenza.
Emergenza, pericolo o grave disagio che riguarda un minore Contatta il 114 Emergenza Infanzia, gratuito e attivo 24 ore su 24. Il Dipartimento per le politiche della famiglia indica anche chat e WhatsApp al 348 798 7845.
Contenuti online di abuso sessuale su minori da segnalare STOP-IT di Save the Children Italia raccoglie anche segnalazioni anonime e le inoltra alla Polizia Postale. Comunica soltanto ciò che hai già a disposizione: non cercare altro materiale.
Orientarsi tra le hotline italiane La pagina Segnala contenuti illegali di Generazioni Connesse collega STOP-IT e Clicca e Segnala di Telefono Azzurro.

In presenza di minacce o abusi rivolgi la segnalazione alle forze dell’ordine. Le hotline e le segnalazioni alle piattaforme non sostituiscono i soccorsi urgenti. La valutazione giuridica del caso va lasciata alle autorità competenti.

Educazione all’AI significa anche rispetto delle persone

Credo che dovremmo insegnare a usare l’AI partendo anche da una domanda: ho il diritto di fare questa cosa con l’immagine di un’altra persona? Sapere scrivere un prompt non basta a rispondere.

Nel mio percorso sull’intelligenza artificiale per genitori con Fastweb Digital Academy affronto alfabetizzazione digitale, deepfake e dati personali. È una conversazione che vorrei portare sempre più spesso nelle famiglie e nelle scuole: con esempi comprensibili, attenzione ai diritti e spazio per le domande dei ragazzi.

Fonti. Questo articolo si basa su IWF e NCA, Garante per la protezione dei dati personali, UNICEF Italia, eSafety Commissioner, Save the Children Italia, Generazioni Connesse, Dipartimento per le politiche della famiglia e Commissione europea. I collegamenti alle fonti sono distribuiti nei paragrafi pertinenti. Le immagini sono illustrazioni simboliche generate con l’AI e non rappresentano casi reali.

Scrivimi per organizzare un evento o un corso sull’intelligenza artificiale generativa

Mandami un WhatsApp al 339.6325418 per organizzare un corso o una conferenza sull’A.I. generativa.

Inviaci email

Dal 2 agosto 2026 entrano in vigore gli obblighi di trasparenza previsti dall’articolo 50 dell’AI Act europeo. Chi produce o distribuisce contenuti generati dall’intelligenza artificiale (testi, immagini, video, audio) deve rispettare regole precise su etichettatura e marcatura. La Commissione europea ha pubblicato il Codice di buone pratiche sulla trasparenza dei contenuti generati dall’IA per aiutare aziende e sviluppatori ad applicare queste regole in modo coerente in tutti gli Stati membri.

In questo articolo ti spiego che cos’è, a chi si applica, cosa prevede concretamente e perché è importante anche se non sei un’azienda tech.

Che cos’è il Codice di condotta UE sui contenuti generati dall’IA

Il codice è un documento elaborato da esperti indipendenti nell’ambito di un processo multilaterale facilitato dall’Ufficio per l’IA della Commissione europea. Non nasce dal nulla: è il complemento operativo all’articolo 50 dell’AI Act, la legge europea sull’intelligenza artificiale.

Cosa fa esattamente? Fornisce ai fornitori e agli operatori di sistemi di IA generativa un quadro pratico e riconosciuto a livello UE per dimostrare che stanno rispettando gli obblighi di legge su etichettatura e rilevamento dei contenuti prodotti dall’AI.

Una distinzione importante: l’adesione al codice è volontaria. Gli obblighi previsti dall’articolo 50 dell’AI Act, invece, non lo sono. Chi non aderisce al codice non è esentato dalla legge: deve solo dimostrare in altro modo di rispettarla, con oneri burocratici maggiori e meno certezza giuridica.

A chi si applica

Il codice riguarda due categorie principali:

  • Fornitori: le aziende che sviluppano sistemi di IA generativa (modelli, chatbot, strumenti di generazione di immagini o video).
  • Operatori/Distributori: chi utilizza quei sistemi per produrre e distribuire contenuti al pubblico.

Tradotto in pratica: se gestisci un sito, un canale social, una newsletter o qualsiasi altro canale dove pubblichi contenuti prodotti in tutto o in parte dall’intelligenza artificiale, sei coinvolto. Non solo OpenAI o Google, quindi. Anche chi usa gli strumenti AI per creare contenuti e li diffonde.

Le due sezioni del codice

Il documento si divide in due sezioni distinte, con obblighi diversi per attori diversi.

Sezione 1: Fornitori – Marcatura e rilevamento

I fornitori di sistemi di IA generativa devono implementare meccanismi tecnici che consentano di marcare i contenuti generati dall’AI in modo che possano essere rilevati da strumenti automatizzati. L’approccio tecnico di riferimento è quello del watermarking invisibile e dei metadati C2PA (Coalition for Content Provenance and Authenticity).

In sostanza: il contenuto deve portare con sé un’informazione leggibile dalle macchine che dica “questo è stato prodotto da un sistema AI”.

Sezione 2: Distributori – Etichettatura dei deepfake e del testo generato

Chi distribuisce contenuti generati dall’AI deve etichettarli in modo visibile per l’utente finale. Questo vale in particolare per:

  • I deepfake: immagini o video che ritraggono persone reali in situazioni false o costruite.
  • Le pubblicazioni di testo generate dall’AI su temi di interesse generale (notizie, articoli, analisi).

La Commissione europea ha creato anche un set di icone ufficiali che i distributori possono usare per etichettare i contenuti. Uno strumento pratico per chi vuole adempiere senza dover inventare da zero la propria segnaletica.

Le date da segnare in agenda

Il codice è stato pubblicato il 10 giugno 2026 ed è attualmente in fase di valutazione di adeguatezza da parte della Commissione europea e del comitato per l’IA.

Gli obblighi di trasparenza previsti dall’articolo 50 dell’AI Act diventano applicabili dal 2 agosto 2026. Non è una data lontana. Se non hai ancora ragionato su come etichetti i contenuti AI che produci o distribuisci, è il momento di farlo.

Perché conviene aderire al codice (anche se è volontario)

La risposta è semplice: certezza giuridica e risparmio di tempo.

Chi firma il codice può dimostrare la conformità all’AI Act usando le misure già definite nel documento. Chi non lo firma deve costruirsi un percorso alternativo e convincere le autorità di vigilanza del mercato, Stato per Stato, che le proprie misure sono equivalenti. In un contesto di 27 ordinamenti diversi, non è un percorso comodo.

I firmatari partecipano anche a task force dedicate per condividere pratiche, aggiornare le misure nel tempo e contribuire all’evoluzione delle regole. Un vantaggio competitivo non trascurabile per chi opera in questo spazio.

Cosa rimane fuori dal codice

Il codice non sostituisce l’AI Act né le future linee guida della Commissione sull’articolo 50. Non è un punto di arrivo ma uno strumento di conformità. Sarà integrato, aggiornato e affiancato da orientamenti ufficiali man mano che la valutazione di adeguatezza progredisce.

Restano fuori, per ora, molte domande operative: come si etichetta esattamente un testo co-scritto da un umano e da un AI? Qual è la soglia oltre cui un contenuto “modificato” dall’AI richiede l’etichetta? Le risposte arriveranno con le linee guida attese nei prossimi mesi.

Cosa fare adesso se produci o distribuisci contenuti AI

Non servono grandi investimenti per iniziare. Ecco tre passi concreti:

  1. Mappa i tuoi contenuti AI: capire quanti e quali contenuti prodotti con AI stai già pubblicando. Testo, immagini, video, audio.
  2. Definisci un sistema di etichettatura: anche semplice, anche manuale. L’importante è che sia coerente e visibile. Le icone ufficiali dell’UE sono già disponibili.
  3. Tieni d’occhio le linee guida della Commissione: arriveranno nei prossimi mesi e chiarirà molti punti operativi ancora aperti.

Se usi strumenti AI per la creazione di contenuti — ChatGPT, Midjourney, Sora, o qualsiasi altro — e li pubblichi su canali professionali, questa normativa ti riguarda. Non è fantascienza regolamentare, è già legge.

Domande frequenti sul Codice di condotta UE per i contenuti AI

Il codice di condotta è obbligatorio?

L’adesione è volontaria. Gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50 dell’AI Act, invece, sono giuridicamente vincolanti dal 2 agosto 2026. Il codice è lo strumento più pratico per dimostrarli rispettati.

Chi deve etichettare i contenuti AI?

I distributori di contenuti generati da sistemi di IA generativa, in particolare deepfake e testi su temi di interesse pubblico. Non solo le grandi piattaforme: anche chi gestisce canali editoriali, newsletter e siti di informazione.

Cosa si intende per deepfake in senso giuridico?

Immagini, video o audio che ritraggono persone reali in modo falso o manipolato, creati con strumenti di intelligenza artificiale. L’obbligo di etichettatura si applica a questi contenuti indipendentemente dalla loro finalità.

Le icone UE per i contenuti AI sono obbligatorie?

No, sono uno strumento opzionale messo a disposizione dalla Commissione europea per facilitare l’etichettatura. Puoi usarle o adottare altre modalità di indicazione, purché siano visibili e comprensibili per l’utente finale.

Da dove posso leggere il testo ufficiale del codice?

Il documento è disponibile sul sito ufficiale della Commissione europea: digital-strategy.ec.europa.eu. È consultabile anche in italiano.

Scrivimi per organizzare un evento o un corso sull’intelligenza artificiale generativa

Mandami un WhatsApp al 339.6325418 per organizzare un corso o una conferenza sull’A.I. generativa.

Inviaci email

Come cambia il cyberbullismo ai tempi dell’intelligenza artificiale? Parto da una notizia letta qualche settimana fa: “Ad Almendralejo dieci ragazzi tra i 12 e i 14 anni sono sospettati di aver prodotto e diffuso immagini contraffatte di coetanee nude“. Questi giovani dell’Estremadura, senza il consenso delle vittime, hanno utilizzato foto per generare immagini nude, sfruttando una tecnologia avanzata.


Come hanno fatto? Come si creano i deepfake al fine di spogliare una persona, come gli occhialini dell’Intrepido a raggi X? Lo racconto in questo video, dove faccio cenno anche a come funzionano app simili, come Reface, che consente di sostituire i volti nelle immagini, creando situazioni potenzialmente imbarazzanti o dannose. Ho esaminato alcuni esempi celebri, come falsi nudi di personaggi pubblici, per illustrare quanto sia facile manipolare le immagini oggi. Queste applicazioni stanno proliferando e rappresentano una minaccia seria all’integrità personale, specialmente in un’era dove l’intelligenza artificiale fa anche meraviglie in campi positivi, come l’educazione. È fondamentale rimanere informati e vigili. Buona visione:

Scrivimi per organizzare un evento o un corso sull’intelligenza artificiale generativa

Scrivimi mandami un WhatsApp al 339.6325418 per organizzare un corso o una conferenza sull’A.I. generativa, anche nella tua scuola.

Inviaci email