Spesso le idee migliori (o comunque quelle di maggior successo) sono le più semplici. Prendete per esempio Matt Sly dell’Institute for the future (www.iftf.org): il ventinovenne ha creato un software che permette di postdatare l’invio delle e-mail fino a trent’anni.
Andate sul sito FutureMe, e scrivete un messaggio da recapitare da qui al 2035 (decidete voi quando). Potete scrivere al vostro io futuro (“Dear FutureMe…”) o lasciare un messaggio ai posteri. È l’equivalente del vecchio e caro messaggio nella bottiglia. O no?
Passo troppo tempo al computer. Lo uso per lavoro e per svago, lo studio, ne leggo, ne parlo. Me ne sono accorto stamane: ero in un ufficio pubblico (maledicendo il fatto che vi siano ancora delle pratiche che non si possono fare on-line, via Internet) e, a un certo punto, ho letto un cartello che recitava: “Disporsi su due file”. Niente di strano, direte voi: ci saranno stati due sportelli aperti. Beh, il problema è che ho letto l’ultima parola come “fail”, come se si trattasse di documenti digitali.
Ci ho messo un po’ a capire che la parola era italiana…
Non è la prima volta che mi capita: in un libro di storia avevo letto la parola “avi” (nel senso di antenati), e mi chiedevo cosa c’entrassero i DivX (che, appunto, hanno estensione “.avi”). Su un manuale d’arte ho letto la parola “icona”, e automaticamente ho avuto l’istinto di fare doppio clic con l’indice. Spesso, quando vedo scritto “Nero”, non penso al colore, ma al software di masterizzazione. Per non parlare poi delle macchine targate “Personal Computer” (PC, Piacenza), dell’“Alice” che non è più sottolio, delle cerniere dei jeans… compresse (ZIP), della Formula Uno ridotta a un tasto funzione (F1), delle “cartelle” che non stanno più sulle spalle degli studenti e, quel che è peggio, della canzone di Battisti “Motocicletta, dieci Hewlett-Packard” (HP)…
Vi prego: ditemi che capita anche a voi!
Come insegna il film “La guerra dei Roses”, la parte più difficile di un divorzio, o anche solo di una separazione, consiste nella divisione dei beni. A chi spetta la credenza, il tagliaerba e la collezione di DVD? Per questo, alcuni studiosi australiani della Victoria University di Melbourne hanno messo a punto il “Family winner”, un programma che permette di lasciare questa impellenza al… computer! In pratica, sfruttando l’intelligenza artificiale e i postulati della teoria dei giochi, il computer si occupa di… litigare al posto dei coniugi: le coppie devono rispondere a un questionario, dove ciascuno inserisce le proprie priorità nella divisione di gatto, automobile e persino dei figli. Al termine della simulazione, gli ex innamorati potranno stampare la lista dei relativi beni. Maggiori informazioni su questo progetto si trovano qui (si tratta di un file PDF in lingua inglese).
Si annunciano tempi duri per gli avvocati matrimonialisti…
Tramite le aste on-line, ormai, si vende di tutto. Molti utenti stanno letteralmente svuotando soffitte e scantinati, mettendo all’asta qualsiasi cianfrusaglia: dai vecchi dischi ai libri d’annata, dai pezzi d’arredamento alla Vespa.
Ma c’è chi esagera. Ogni tanto, infatti, c’è chi tenta di piazzare articoli quantomeno inconsueti: la propria nave da guerra (http://snipurl.com/leqn), una pizza e una birra in compagnia (http://snipurl.com/lerh), un soprammobile a forma di bara (http://snipurl.com/leri) e, last but non least, il tappo “Millenium bug” (http://snipurl.com/lerl).
In passato abbiamo visto anche di peggio: inserzioni di persone che volevano sbolognare la suocera (per disperazione), una moneta da due euro usata (occasione: a soli 1,99 euro!), la propria anima (non necessariamente al demonio), una scarpa (non il paio, una sola!), Windows 94 (no, non 98, proprio la versione… 94!) e il Pianeta Terra (usato, ma in buone condizioni…); oppure utenti che affittavano la propria fronte (o altre parti del corpo…) come spazio pubblicitario a qualsiasi inserzionista.
Visto che il mondo delle aste on-line è sempre più pericoloso (ricco com’è di truffe e raggiri d’ogni sorta), almeno ridiamoci su.
[Putroppo i link non sono più funzionanti, dopo 8 anni…]
Non avrò altro operatore all’infuori di Telecom. Ahimè. Il celeberrimo, maledetto ultimo miglio è ancora di Tronchetti Provera & soci, purtroppo: gli altri operatori sono tagliati fuori.
Questo è un guaio. Dico così non per un vezzo, per il desiderio di partecipare a quel diffuso gioco di società che si chiama “Dai addosso a Telecom”. Il mio sfogo è dovuto al fatto che ho dovuto prendere il telefono in mano, e comporre il 187.
Non ve lo auguro, sinceramente.
Certo, le canzoni swing non mi dispiacciono, per carità. E seguire gli ordini di una voce preregistrata non m’indispettisce. Districarmi nei sottomenu a colpi di tasti e cancelletti, anche a quello ci si abitua.
Il problema è proprio il servizio offerto dall’ex monopolista.
Andiamo con ordine. Chiamo Telecom per attivare una nuova linea telefonica. Non ho chiesto loro di dipingermi un Rembrant, curarmi la gastrite, o spiegarmi chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo (verso un altro operatore di telefonia, questo lo so).
Volevo solo una maledetta linea telefonica. Quella che quando alzi la cornetta fa tu tu, se libero. O tu-tu-tu, se occupato. Facile, no?
No, non ci sono riusciti. Una squadra (di due elementi, tra l’altro pittoreschi, che somigliavano a Gianni e Pinotto) è venuta a casa mia. Ma, dopo qualche istante, scuotendo la testa, i due mi hanno rivelato che la casa era stata costruita male, non trovavano una fantomatica centralina, un collettore di cavi, tubi e tutto il resto.
Chiedo al geometra, il quale impreca. Pittorescamente. E mi conferma che la casa è a regola d’arte, è stata costruita seguendo le specifiche richieste da, guarda caso, Telecom Italia.
Richiamo il 187. Musichetta, tasti, voce preregistrata, altro appuntamento. Arriva un’altra squadra, altrettanto pittoresca: questi parevano Ric e Gian, ma più giovani.
Lavorano un po’, mica tanto. A dire il vero osservano il contenuto di un tombino, con sguardi perplessi. Lo fissano, il tombino. Forse hanno poteri paranormali, e credono di tirare i cavi con la sola forza del pensiero. Non muovono un dito, si guardano attorno. Non accade nulla, chissà perché? Dopo un po’, sconsolati, decidono di prendere un cavo, che loro chiamano “mola”, e provano a infilarlo in un tubo. Non passa. In meno di un minuto sono sul furgoncino, in fuga. Devo rincorrerli per farmi spiegare cosa diavolo succede. Non c’è nulla da fare – gridano – il loro intervento è stato vano, per via del costruttore del cantiere che ha messo troppo poco catrame sui tubi e questi si sono schiacciati e bla bla bla.
Richiamo il geometra che, dopo aver ascoltato la storia, impreca, ancora. S’arrabbia, e decide di chiamare il proprio elettricista. In cinque minuti questo bravo uomo, che dev’essere un genio dell’elettronica, riesce addirittura a tirare un cavo in un tubo (prodigio!) e a collegare quei dannati fili. Forse metterò la foto di questo “Leonardo della bassa tensione” sul comodino.
Manca solo che Telecom attivi la linea, a questo punto. Ma forse ci vuole un permesso scritto di Napolitano, o un intervento dei Caschi Blu dell’ONU per sconfiggere le forze del male che impestano il mio condominio. Anzi, solo il mio appartamento: tutti i miei vicini non fanno altro che telefonare (anche tra loro), forse per farmi dispetto.
Chiamo il 187. Ormai odio lo swing, i sottomenu e quella fastidiosa voce preregistrata. Stranamente mi tranquillizzano: avrà la linea entro una settimana.
Così è (se mi pare).
La morale della favola è: attualmente non mi funziona la linea. Posso solo ricevere le chiamate, non farle. A quanto pare chi aveva in precedenza il mio numero non pagava le bollette, era moroso. Quindi sta per cominciare una nuova fantastica avventura, un altro scontro epocale con l’ufficio commerciale, dopo essermi arreso a quello tecnico.
Vi prego, aiutatemi. Lasciatemi un messaggio di supporto, dopo il segnale acustico.
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