Le leggende metropolitane sono storie drammatiche o divertenti, esotiche o tecnologiche, verosimili o fantastiche; tutte con un tratto comune: sono assolutamente inventate. Per scoprire cosa sono, come le si classifica, come difendervi e per parlarne con cultori dell’argomento, collegatevi alla Rete.

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Vostro cugino, quel furbacchione, è uno che le spara grosse. Come il protagonista della celebre canzone di Elio e le storie tese, ogni volta salta fuori raccontando aneddoti a dir poco improbabili. Eppure (l’avete mai notato?) racconta sempre qualcosa che gli è stato riferito, o che comunque è accaduto a qualcun altro: “Te l’ho detto di quel tizio che ha fatto un incidente in moto, poi si è tolto il casco e la testa gli si è aperta in due”?

Basta, non ne possiamo più. Grazie alla Rete possiamo smascherare il “pallonaro” di turno, costituire un comitato per la difesa dei creduloni. Basta girovagare un po’ su Internet e verificare che l’improbabile storiella, ogni volta ricca di nuovi e sempre più incredibili particolari, non è certo inedita ma è una delle famose leggende metropolitane che si tramandano di generazione in generazione.

Al termine di questo paradossale tour saprete tutto, ma proprio tutto, sul mondo dei miti urbani. E questa, ve lo assicuriamo, non è una bufala.

 

Dicesi leggenda metropolitana…

 

Cos’è una leggenda metropolitana? All’indirizzo Internet http://studenti.ing.uniroma1.it/~speranza, ne viene data un’inappuntabile definizione in sei punti: è un racconto rigorosamente orale (si tramanda con l’infallibile sistema del passaparola), ha una connotazione fantastica, la sua veridicità è intrinsecamente legata al nome del protagonista (sempre diverso), nasce nelle vaste aree urbane (ecco il perché dell’aggettivo “metropolitano”), è riconducibile ad un nucleo originario di leggende ed è suscettibile di classificazione (esistono infiniti duplicati della storia, cambia solo la sceneggiatura).

 

Raccolta differenziata

 

Il punto di partenza del nostro fantomatico comitato di liberazione delle vittime dei cugini “pallonari” è certamente il “Centro per la raccolta delle voci e delle leggende contemporanee”, che trovate all’indirizzo www.clab.it/cp/leggende. Ce n’è per tutti i gusti: storie verosimili su flora e fauna, automobili ed espianti, vizi privati e pubbliche umiliazioni, crimini e misfatti, storie studentesche e professionali, Internet e telefonia, paranoia da “Grande fratello” e luoghi comuni a volte inesplorati. Tra i casi in via di verifica e archiviazione segnaliamo i grandi quesiti: “I serpenti mungono le mucche?” e la sezione dedicata agli improbabili virus su Internet. Ce ne sono centinaia, non vi resta che l’imbarazzo della scelta.

Sul sito www.voicebuster.it/leggendemetropolitane.htm è riportata una classificazione ancor più rigorosa. Vengono, infatti, presentate sole cinque categorie: allarmistiche, divertenti, drammatiche, e-mail legend, sms legend. Le ultime due, in particolare, riguardano quelle storie che si propagano come virus attraverso i più moderni mezzi tecnologici.

Un’altra ottima raccolta di leggende la trovate sul sito www.porciletto.org.

Sapere è potere: cominciate col farvi una cultura (metropolitana)!

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Leggende? Parliamone… (IDLM)

 

Su Internet esistono liste di discussione sui più disparati argomenti, figuriamoci se non doveva saltar fuori pure una mailing list sulle leggende metropolitane: l’IDLM. La trovate all’indirizzo http://mailgate.supereva.it/it/it.discussioni.leggende.metropolitane (oppure direttamente dal vostro news reader collegandovi a it.discussioni.leggende.metropolitane) ed è un vero spasso. C’è chi chiede se la storia delle lamette da barba trovate sugli scivoli degli acquapark è vera e c’è chi racconta la leggenda dell’alligatore catturato presso il Central Park di New York che, però, era un caimano occhialuto. Parlarne, spesso, è un’utile terapia per capire meglio il complicatissimo meccanismo sociale che informa questo particolare e diffuso fenomeno.

[leg002.tif]

 

Leggende metropolitane fai da te (in inglese)

 

La miglior difesa, spesso, è l’attacco. Non stiamo parlando del verbo calcistico sacchiano, ma di un metodo per difendersi dalle bufale urbane. Se volete lasciare basito il famoso cugino che vi ha appena raccontato la storia dei coccodrilli che in America sbucano dalle fogne, sorpassatelo sulla corsia della fantasia. Arrivate al duello su chi la spara più grossa con cartucce di calibro superiore. Collegatevi al generatore automatico di leggende metropolitane, che trovate all’indirizzo http://toybox.asap.net/legend, creerete la miglior leggenda che sia mai stata raccontata. Basta scegliere il soggetto, lo scenario, l’azione e soprattutto le conseguenze. Il risultato, vi assicuriamo, è davvero esilarante.

 

Il kit per la difesa dalle bufale metropolitane

 

La dialettica non fa per voi? Volete passare all’azione? Bene, armetevi! No, niente kalashnikov o Beretta, basta attrezzarsi con il Combat Kit contro le leggende metropolitane: l’U.L.C.K. Collegatevi al sito www.netsquirrel.com/combatkit, troverete una serie di testi prefabbricati da copiare e incollare nel corpo del messaggio, da inviare in risposta ad un leggenda metropolitana.

 

My cousin says that…

 

Come sempre il mondo anglosassone, soprattutto sulla Rete, è foriero di risorse su qualsiasi argomento. Se volete farvi un’idea sulle “Urban legend”, le leggende metropolitane in inglese, visitate gli autorevoli siti www.urbanlegends.com e www.snopes2.com, c’è una miniera di materiale. Per i miti informatici, invece, rivolgetevi a http://vmyths.com.

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All’inizio fu il movimento di liberazione dei nani da giardino, nato in Francia e che in breve fece proseliti in mezza Europa. Ora, invece, si è andati oltre: è nato infatti il Klab, ovvero il “Klab Anti Nani da Giardino”. Baldo, Pera, Stenterello e Rabba, quattro giovani e intrepidi toscani che portano avanti la loro particolarissima battaglia, hanno deciso di sfogare tutta la loro rabbia contro i piccoli nemici di gesso. I nanetti, a loro dire, sarebbero peggio dei puffi di pezza! In programma, tra le altre, hanno iniziative come “La notte del nano morente”: dopo aver individuato l’indirizzo e il luogo di residenza del pupazzo di terra-cotta, si fissa l’ora dell’“esecuzione” (con riprese filmate dell’avvenimento da diffondere via Web); l’impresa, poi, viene festeggiata con gare di lancio del nano e altro.
Se volte iscrivervi al crudele club e fare compagnia a gruppi come “Apocalipse nano”, mandate una e-mail nell’apposita sezione del sito: i dannati nanetti avranno un acerrimo nemico in più!

[articolo del 2001, pubblicato su Internet Idea]

Bastano poche regole di condotta per migliorare la qualità della vita nella Rete.

Parliamo un po’ delle buone maniere, del galateo. Non preoccupatevi di mettere la mano davanti alla bocca mentre starnutite e nemmeno di apparecchiare la tavola come di deve, tanto siete davanti al computer. Quello che ci interessa è il bon ton della Rete, le regole di condotta che occorre seguire per navigare al meglio, evitando di infastidire gli altri utenti di Internet con comportamenti socialmente, ma soprattutto telematicamente riprovevoli.

Ma è proprio necessario? Sì, assolutamente. Mettiamola così: le persone hanno 50.000 anni di esperienza nell’utilizzo del linguaggio e dei gesti, 5.000 di esperienza nella scrittura e 100 nell’utilizzo del telefono. E solo qualche mese nell’utilizzo della Rete. Insomma, la nostra storia culturale, e l’intera costruzione della società, è modellata in gran parte dall’utilizzo dei mezzi di comunicazione. Strumenti che impariamo ad utilizzare sin da piccini, assimilando le regole della conversazione. Provate a pensarci: a quattro anni impariamo ad rispondere al telefono: a dire “pronto”, a evitare di starsene zitti e via dicendo; a sette anni impariamo a scrivere messaggi di senso compiuto. Da adulti, se fate due conti, avete introiettato nel corso della vita un centinaio (se non migliaia) di norme di comportamento che riguardano ogni genere di conversazione. Sono tante, ma qualcuna in più che riguardi Internet non ci farà male, anzi.

 

Una e-mail a regola d’arte

La posta elettronica è un mezzo di comunicazione differente rispetto al telefono e alla posta tradizionale, bella scoperta. Le regole di comunicazione apprese per gli altri mezzi, quindi, servono a poco. Non si scrivono le lettere commerciali come un’e-mail, che risulta più informale, diretta. I messaggi di posta elettronica non possono essere considerati come delle telefonate trascritte, ci mancherebbe. Se consideriamo, quindi, che questo media è sostanzialmente nuovo e che l’esperienza del suo utilizzo è poca cosa, ci accorgiamo che vi sono ancora molti problemi di utilizzo, di codifica dei messaggi e, a volte, di fraintendimento. Occorre una nuova serie di norme, che possono riguardare il come evitare i messaggi inutili o le regole della cortesia. Queste regole, per ora, non sono scolpite nella pietra e tantomeno pubblicate. Nascono pian piano, sono convenzioni che vengono adottate spontaneamente dagli utilizzatore della posta elettronica. Vediamone alcune, in particolare quelle che riguardano la composizione e la ricezione di un messaggio.

Create un messaggio con un singolo oggetto, quando è possibile; in parole povere: evitate di inserire più temi nella stessa e-mail. Così facendo, il destinatario può rispondere ad un singolo tema per volta, archiviare solo il messaggio che tratta l’argomento che gli interessa ed eliminare gli altri. Procediamo oltre. Abbiate ben presente l’audience della e-mail, utilizzando termini e argomenti appropriati.

Se poi esprimete emozioni o sentimenti nel corpo del messaggio, etichettateli chiaramente; soprattutto se siete inclini al sarcasmo, all’umorismo e all’ironia. Distinguete le opinioni dai fatti, eviterete fraintendimenti. Etichettare le emozioni è possibile anche grazie all’utilizzo delle celeberrime emoticon, smiley, faccine o come le si vogliano chiamare. Cosa sono? Una serie di segni tipografici che, guardati inclinando la testa a novanta gradi verso sinistra, rappresentano delle facce stilizzate. Digitate due punti, poi trattino e quindi un parentesi chiusa. Il risultato è :-), non sembra una faccina sorridente? Sì, con un po’ di fantasia. Bene, cambiando l’ordine (e il tipo) dei caratteri il risultato cambia: otterrete una serie infinita di combinazioni, di faccine e quindi di stati d’animo diversi. Fate un salto all’indirizzo www.freeonline.org/smile.htm, ne troverete una marea. La faccina giusta al posto giusto è un toccasana: riduce lo shock, la sorpresa o il disappunto che deriverebbe da una frase nuda e cruda.

Altra convenzione diffusa con l’utilizzo della posta elettronica è quella della chiara identificazione del mittente, e delle sue affiliazioni istituzionali. Questo aiuta il destinatario a contestualizzare il messaggio ricevuto. Altra regola non scritta: non insultare o criticare qualcuno senza dargli la possibilità di replica, ci vuole anche un po’ di fair-play. Un appunto riguardante gli allegati: non spedite mai file sospetti, che potrebbero contenere virus; e neppure file troppo grossi, che potrebbero intasare la casella di posta del destinatario.

Riguardo la ricezione della posta esistono altre nome di comportamento. Per esempio, se ricevete un messaggio indirizzato ad un’altra persona, non ignoratelo e nemmeno cancellatelo: è buona norma avvertire il mittente dell’errore. Se invece il messaggio è proprio indirizzato a voi, ma contiene frasi che possono essere fraintese, tirate un bel respiro e leggetelo e rileggetelo accuratamente prima di rispondervi. Questo per evitare fraintendimenti che creerebbero problemi immediati e disastri futuri.

 

Evitiamo il caos nelle chat

Non si scappa: anche nelle chat occorre osservare delle regole di condotta. Pena: il caos totale.

Le regole da seguire, comunque, non sono tante. Riguardano più che altro la buona creanza: accogliete un nuovo arrivato, ignorate le offese, non esagerate nell’utilizzo delle lettere maiuscole (nella Rete equivale a urlare), non utilizzare un linguaggio che possa turbare gli altri utenti, non usare nickname offensivi o scandalosi.

In generale la regola basilare è quella di non importunare nessuno: né tutti gli utenti della stanza, inondando la chat di righe e righe di testo, né i singoli utenti privatamente; e tantomeno gli operatori della chat, che generalmente non gradiscono.

Insomma: fate quello che vi pare, ma educatamente.

 

Mettiamo un po’ d’ordine nei newsgroup

Le liste di discussione hanno delle regole molto rigide: non seguirle può mettere a repentaglio la vostra sopravvivenza nella lista. Quando vi aggregate ad una nuova lista, vi consigliamo di fare un po’ gli spioni, i voyeur (in gergo: i lurker). Leggere per alcuni giorni i messaggi altrui senza intervenire può servire per capire come vanno le cose, di quali argomenti si tratta e qual è il tono della conversazione. Solo quando vi sentite a vostro agio, iniziate a partecipare attivamente. Controllate, comunque, se esiste una FAQ (una raccolta delle domande poste frequentemente), onde evitare di ripetere domande trite e ritrite: eviterete di innervosire i veterani della lista. Seguite attentamente i dettagli del moderatore della lista (il cosiddetto listowner): è lui che stabilisce gli standard della netiquette. Evitate di aggregarvi ad una lista solo per inviare messaggi si insulto (definito flame), anche se non avete nulla di meglio da fare: rischiate di essere fatti fuori. Ponete domande e fate commenti sempre pertinenti all’argomento principale del gruppo, evitando il più possibile i fuori tema (OT). Se qualcuno scrive un commento o una domanda non pertinente, non rispondete inviando il messaggio a tutta la lista; impedite che l’argomento provochi una discussione generalizzata. Se siete in grado di rispondere alla domanda posta da un utente, fatelo: ma indirizzandola direttamente alla sua casella di e-mail: decine di persone che rispondono contemporaneamente possono appesantire la lista. Quando, durante la risposta, citate la frase di un altro utente, cancellate tutto quello che non c’entra con la vostra risposta: eviterete di spedire messaggi troppo lunghi. E, per favore, evitate di citare tutto un messaggio precedente per aggiungere alla fine frasi del tipo “Hai ragione” o “Anch’io la penso così”. Non scrivete messaggi troppo lunghi, ma nel caso succeda avvertite gli altri utenti segnalandolo nell’oggetto o nell’intestazione.

 

Delitto e castigo

Bene, abbiamo scoperto che esistono regole e codici per la Rete. Ma come vengono imposti? Non esistono figure che hanno il compito specifico di far rispettare la legge del Web, se non in rari casi (i moderatori delle liste). È possibile, invece, attuare dei meccanismi di sanzione dei trasgressori. Una delle tattiche di controllo e costrizione che ha ispirato dibattiti di etica della Rete è l’utilizzo del “Cancelbolts”, un programma che consente di combattere lo spam di messaggi (generalmente di carattere commerciale o politico), eliminandoli definitivamente dal ciberspazio. Questa, però, è vera e propria censura.

Si può arrivare anche ad estromettere un partecipante, ma anche questo è oggetto di dibattito tra gli “intransigenti” e i “garantisti”. I primi esigono il rispetto assoluto delle regole di condotta, pena l’espulsione del trasgressore. I garantisti, pur disturbati dallo spam e da altri comportamenti sgradevoli, non mettono in discussione la libertà di partecipazione alla Rete. E voi, da che parte state?

Gira voce che Emily Postnews sia la massima autorità in fatto di netiquette (termine da qualcuno tradotto con “Galareteo” o l’improbabile “Retichetta”). La divina Emily dice la sua riguardo al corretto comportamento da tenere nel mondo dei newsgroup e non solo. Riscuotendo un successo planetario. Il suo segreto? Ironia a quintali, sarcasmo in quantità industriale. Provate a fare un salto sul sito www.templetons.com/brad/emily.html.
Ne volete un assaggio? Accontentatevi: tale Prolisso@fastidioso chiede alla cara Emily quanto dev’essere lunga la firma digitale. Emily, prontamente, esorta ad accludere una firma che sia lunga il più possibile, sicuramente più del testo della e-mail, strabordante di disegni e citazioni, tempestata di slogan e quant’altro. Emily raccomanda di inserirvi pure il proprio numero di telefono e l’indirizzo di casa. Delirante.

 

PS: per un articolo completo sul galareteo, e 10 regole di bon ton in Rete, fate clic qui.

Non molto, purtroppo. Se gli anni ’60 erano “favolosi”, i ’70 di piombo, i nostri cari ’80 si sono beccati l’epiteto di “anni di fango” (per non dire di peggio). Non a torto: quello che è pervenuto a noi, posteri del nuovo millennio, sono cose delle quali potremmo tranquillamente fare a meno. Dal Commodore 64 a Hulk Hogan, da Samantha Fox alla moda paninara. Della serie: non si stava meglio quando si stava peggio…

hazzard2

Nostalgia canaglia

La Rete è piena zeppa di siti che guardano a quel terribile decennio con un misto di nostalgia e di ironia. Se cercate bene, ma proprio bene, forse scoprirete qualcosa che valga la pena salvare: anche grazie al gioco dei “Fantastici anni ’80”. Buona fortuna.

http://users.iol.it/c_altieri/80.html

Ateam

Yuppie e paninari

Se non vi ricordate come ci si comportava e ci si vestiva in quegli anni, provate a noleggiare le vecchie videocassette dei film “Sposerò Simon Le Bon” o “Italian Fast Food”. Tra felpe Best Company e orologi sul polsino, passando per i mocassini Timberland.

www.80s.com

DriveIn

 

Commodore Vs. Atari

Non c’era bambino, in quel decennio, che non avesse un bel computerino da attaccare al televisore per giocare con i primi rudimentali videogiochi. Presto, però, si svilupparono due correnti di pensiero: i commodoristi e gli ataristi. Voi da che parte stavate?

www.srn.it/c64

www.atari-history.com

commodore

 

Il Wrestling

Colpi fasulli, cadute spettacolari, mosse ridicole. Tutto questo era il wrestling. Come dimenticare i vari Hulk Hogan, Macho Man, The Undertaker ma soprattutto le esilaranti telecronache di Dan Peterson?

http://www.obsessedwithwrestling.com/menu/feds/wwf.php

hogan

Samantha Fox Vs. Sabrina Salerno

Due dei sex symbol più in voga degli anni ’80. Nessuno, probabilmente, si ricorderà delle loro canzoni; ma non è stata certo la loro musica a renderle così celebri… Morbide.

http://samfox.com

www.sabrinasalerno.com

samfox

Diego Armando Maradona

O mamma, mamma, mamma… sai perché mi batte il corazon? Ho visto Maradona… Ué, mammà, innamorato so’… Negli anni ’80, assieme a Platini e a pochi altri, ha infiammato gli stadi di mezzo mondo. Genio e sregolatezza.

www.vivadiego.com

maradona

Blues Brothers

John Landis, quel geniaccio, ha girato questo film nel 1980. Da allora il mito di Elwood e Jake non ha mai avuto la benché minima flessione. Rigorosamente in giacca e cravatta nere, senza dimenticare l’indimenticabile paio di occhiali da sole.

http://bluesbrothersofficialsite.com

blueasbrothers2Blues_Brothers

Il cubo di Rubik & Pacman

Quanti di voi sono impazziti girando e rigirando le sezioni colorate del celeberrimo cubo di Rubik? E quanti hanno sofferto della “sindrome del fantasmino”, scappando in ogni direzione con il loro piccolo Pacman? Tantissimi, a giudicare dalle manie che erano scoppiate in quegli anni. Su questi siti potrete fare un tuffo nel passato, giocando on-line con questi due passatempi. Simpatici e snervanti.

Il cubo di Rubik

Pacman

Pacman 2

 

Ricordate la rubrica “Mai più senza” del compianto settimanale umoristico Cuore? Raccoglieva tutte quelle cose brutte e inutili che si trovavano in commercio. Come, per esempio, quegli accessori che venivano pubblicizzati sull’ultima pagina dell’Intrepido: dagli occhiali a raggi X alle scimmie di mare. Nel mondo dell’informatica, ovviamente, non ci si fa mancare nulla. Di gadget orribili, vero inno al trash (inteso come spazzatura, non come corrente artistica), se ne trovano a bizzeffe. In queste pagine ve ne proponiamo alcuni.

Per tutti i (cattivi) gusti

I requisiti fondamentali che abbiamo preso in considerazione per inserire un prodotto in questa carrellata sono i seguenti. Prima di tutto, deve essere un prodotto tecnologico, dotato in qualche modo di circuiti elettronici. Secondo: la sua inutilità; o al limite l’essere “pacchiano”, privo di buon gusto. Chiaramente, mettere dei paletti del genere aiuta fino a un certo punto, non sono criteri discriminanti così restrittivi, anzi. Credeteci: avremmo potuto riempire decine di pagine di prodotti del genere. Con rammarico, per mancanza di spazio, abbiamo dovuto escludere perle di ogni genere. Per esempio, una chiavetta USB gonfiabile (che aumenta di dimensioni a seconda della quantità di dati salvati, www.plusminus.ru/flashbag.html).

flashbag1

Che peccato non potervi illustrare la cintura led (per far scorrere in vita un testo scorrevole) o quella video (che riproduce, sulla fibbia, dei filmati in MPEG o AVI): vedi www.egokast.com. Ci scusiamo anche perché non possiamo parlare approfonditamente del reggiseno USB (www.dialog05.com), dell’“Internet urinal” per i videogiocatori che non possono allontanarsi del PC (in vendita presso www.thinkgeek.com), del porta-iPod in pelliccia (www.fluffpod.com/fluffer.html), della freccia per pedoni (un segnalatore luminoso da applicare alle orecchie che indica, a chi segue, l’imminente cambio di direzione, http://www.baronbob.com/pedestrianturnsignal.htm), una t-shirt con tanto di equalizzatore (con gli indicatori, alimentati da pile, che si muovono a ritmo di musica, su www.crazyaboutgadgets.com) e chissà quante altre diavolerie inutili. Accontentatevi, per questa volta, della dozzina di schede che abbiamo realizzato e che trovate in queste pagine.

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In ogni caso, apprezzate il fatto che abbiamo avuto l’accortezza di pubblicare questo articolo a distanza di sicurezza dal Natale. Per evitare che a qualcuno venisse in mente di regalare uno di questi incredibili reperti. Testimonianza diretta di una civiltà – la nostra – che farà ridere i… posteri.

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Generalmente un dispositivo informatico, così come un software e così come qualsiasi invenzione, nasce da una necessità. Chi ha inventato la chiavetta USB, per esempio, ha risposto alla necessità di soppiantare i vecchi floppy, sfruttare le porte USB e così via. Risolto il problema principale, si inserisce sempre il creativo, colui che si pone la fatidica domanda: “Come possiamo rendere questo oggetto più carino?”. È la filosofia del modding (della serie: come rendere “coatto” il PC), della trasmissione di MTV “Pimp my ride” (dove un’officina trasforma le automobili in sale gioco su quattro ruote). E così tutti gli accessori del PC sono diventati potenziali oggetti di culto, e “vittime” dei designer. Parlavamo di chiavette USB. Come abbiamo già visto, questi utili oggetti assumono qualsiasi forma. Ripetiamo: qualsiasi. Ci sono chiavette a forma di cibarie, strumenti medici, alberi di Natale, Barbie e chi più ne ha… le inserisca nell’apposita presa sul retro del PC. Se riesce a trovare il connettore, ovviamente.

barbie cibo siringa

 

MobiBlu Q-Bling (www.mobiblu.com) è un lettore MP3 a forma di cubo, completamente tempestato di cristalli Swarovski

q-bling

 

USB Missile Launcher è un lanciamissili USB utile, secondo gli inventori, per colpire eventuali scocciatori… Per vederlo all’opera, andate su http://video.google.com e, come chiave di ricerca, inseritene il nome

missili

La USB Garfield Web Cam costa 32 dollari (circa 25 euro) e ha una risoluzione di 640 per 480. In vendita su http://usb.brando.com.hk

Garfield

L’iPod… igienico. Un tempo, quando si andava in bagno per determinati bisogni, ci si muniva di fumetti, riviste, libri. Questo nell’era pre-tecnologica. Adesso, visto che c’è l’iPod, perché non approfittarne? Atech ci ha pensato, e ha creato un porta rotoli di carta igienica con un alloggiamento per il vostro lettore MP3. Si chiama iCarta, ha quattro altoparlanti, è isolato dall’umidità e permette di ricaricare l’iPod.

iCarta 

 

 

L’idea non sarebbe male: perché portare sia occhiali da sole sia lettore MP3, quando si può utilizzare un solo dispositivo? Del resto, le stanghette degli occhiali stanno proprio sopra l’orecchio… Tra il dire e il fare, però, c’è di mezzo questo pacchianissimo paio di occhiali, gli Oakley Thump, un incrocio tra un modello di quattrocchi “tamarro” e un design uscito direttamente da un film di fantascienza degli anni Ottanta. Senza considerare il prezzo, non proprio “amico”…

oakley_thump

 

 

La cyber-coperta. Se la porta USB del PC può alimentare una lampada o ricaricare un cellulare, perché non utilizzarla anche per dare corrente a una termocoperta? Lo ammettiamo, la domanda non sorge spontanea. Ma allora non si capisce perché la società giapponese MIB abbia creato questo portento tecnologico. Da utilizzare solo se dormite di fianco al computer, rigorosamente acceso.

coperta

USB contro la carie! Già lo spazzolino elettrico fa sorgere alcuni dubbi (è così faticoso muovere la mano per pulire i denti?), ma cosa dire di un modello USB? Fosse Bluetooth, capiremmo. Ma USB? Chi si lava i denti vicino al PC?

spazzolino

La papera non galleggia. Le chiavette USB sono talmente diffuse che, ormai, sono diventate anche un oggetto di culto, preda dei (famigerati) designer. Anche dei peggiori. Una società giapponese se n’è inventate di ogni tipo: chiavette USB a forma di paperelle (quelle che vi mostriamo qui), di dito mozzato, di sushi e così via.

paperelle

Notizie fresche… sul WC. Mentre siete in bagno vi piace leggere il giornale? Perché comprarlo in edicola, se le notizie possono essere stampate direttamente su carta igienica? È quello che ha pensato Yi Tien Electronics, che ha realizzato questo notevole RSStroom Reader. Il dispositivo si collega a Internet tramite rete Wi-Fi, scarica le ultime notizie grazie ai Feed RSS, quindi le stampa direttamente sul rotolo di carta igienica. D’ora in poi con le pagine di giornale già lette non incarterete più l’insalata…

rssreader

Cerume, non avrai scampo! Pulirvi le orecchie è un problema? Considerate i cotton fioc armi non convenzionali, che tra l’altro non svolgono bene la loro funzione igienica? Ear Wax Camera Cleaner, allora, è quello che fa per voi: infilate l’aspira-cerume nell’orecchio, e date un’occhiata al visore per controllare il condotto uditivo, e pulirlo al meglio. Della serie: esplorando il corpo umano…

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 Il monumento ai caduti (delle chat). Schulze & Webb devono essere due appassionati delle chat, particolarmente sensibili ai momenti in cui un amico si scollega, e il suo contatto risulta non disponibile. Per enfatizzare questo momento, hanno deciso di creare un pupazzetto (in futuro personalizzabile) che, se in piedi, annuncia che l’amico è on-line. Di contro, se l’ometto è prono, il contatto non è disponibile. Per il momento Availabot è solo un prototipo, ma ben presto sarà disponibile per la vendita. Resisterete sino ad allora?

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Il tosapeli da naso. Gli uomini concorderanno: i peli sono una iattura. Doversi radere ogni giorno è una scocciatura, figuriamoci dover accorciare i peli del naso! Nessun problema: d’ora in poi non dovrete più adoperarvi con scomode forbicine: infilate nelle narici il Turbo-Groomer, senza paura delle sue lame rotanti!

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Con la sola imposizione della immondizia. Che fatica, avvicinarsi al bidone dell’immondizia e doverne alzare il coperchio! Risparmiate energie, con questo prezioso bidone che, percepita la vostra presenza, si apre senza che pronunciate alcuna formula magica. Il prodotto, costruito in acciaio e dalla capacità di 49 litri, funziona a infrarossi.

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Lo schermo del computer è grande, troppo grande. Quante volte avete avuto la sensazione che qualcuno, alle vostre spalle, osservasse quello che stavate facendo? Bene, ora esiste un rimedio, tanto semplice quanto efficace: lo specchietto retrovisore per il monitor. Forse un giorno lo renderanno obbligatorio, come avviene per auto e moto. L’oggetto può essere ordinato su AliExpress.

Una volta individuato il “nemico” grazie allo specchietto, dovete uscire dal gioco e tornare nel programma di videoscrittura o riaprire il foglio di calcolo. Tornare a far finta di lavorare, insomma. Queste operazioni potrebbero durare qualche interminabile secondo, compromettendo la vostra mimetizzazione. Esiste una soluzione molto più pratica e sicura: uno switch… da piede. Stealth Switch, infatti, è un dispositivo che si mette sotto la scrivania. Per attivarlo basta un colpo con la suola della scarpa, come se fosse un clic. In tal modo il vostro schermo cambierà all’istante: l’applicazione incriminata non viene semplicemente ridotta a icona, ma diviene completamente invisibile. Questo dispositivo, che si collega al PC via USB, si trova sul sito www.stealthswitch.com, e costa 39,95 dollari (circa 32 euro).

Solitamente quando si parla di giochi da fare in ufficio, tra una riunione e l’altra, tra un schermata di Excel e una di Word, si fa riferimento ai classici FreeCell, o a Campo Minato, al massimo a qualche gioco on-line, in Flash. In questa pagina, invece, vi proponiamo qualcosa di più originale, e al tempo stesso artigianale. Giochi “di società” che si possono fare stando seduti alla propria scrivania, utilizzando strumenti di lavoro come un client di posta o un programma di fotoritocco. Buon divertimento.

Photoshop tennis

Il gioco è molto semplice. Tutti i partecipanti utilizzano un programma di fotoritocco, come Photoshop o Gimp (purché supportino i layer, le immagini su più livelli). Si sceglie un’immagine qualsiasi, trovata in Rete. Il primo giocatore crea un livello (al quale dà il proprio nome) e la modifica. Quando ha finito, unisce (fonde) tutti i livelli, in modo che non si possa vedere l’immagine originale. Quindi la passa al giocatore successivo, che la modifica a sua volta (creando un altro livello con il proprio nome). Non si vince nulla, ma i risultati, a volte, sono esilaranti, altre volte stupefacenti. Qui riportiamo tre round di una partita giocata da studenti americani.

round1 round2 round3

Uno Scarabeo nel PC

Si tratta di una sorta di “paroliere” utilizzando le e-mail. Ogni giocatore ha tre vite, e viene eliminato quando le perde tutte. Vince chi resta “vivo” per ultimo. Solitamente, attorno a un tavolo, si gioca in senso orario, ma utilizzando il computer va benissimo l’ordine alfabetico.

Il primo giocatore sceglie una lettera e scrive una nuova e-mail che contenga solo quella lettera, per esempio “E”. Quindi manda l’e-mail a tutti i partecipanti. Il secondo giocatore sceglie un’altra lettera (per esempio “T”), e la aggiunge a quella precedente (prima o dopo, a sua discrezione). In tal modo formerà una sillaba (“TE”) e spedirà la e-mail a tutti gli altri. Il gioco procede così, fino a quando un giocatore non è in grado di aggiungere altre lettere che formino una parola di senso compiuto, oppure quando nessuno è in grado di sfidare l’ultimo giocatore che ha composto una parola. In tal caso, il giocatore di turno perde una vita e si ricomincia con un nuovo giro, con una singola lettera. Per sfidare il giocatore successivo lo si invita a dire una parola che contenga quella sequenza di lettere: se lo sfidato non risponde, perde una vita; se risponde, la perde lo sfidante.

L’icona morta

Siete dei burloni e volete fare uno scherzo tecnologico? Aspettate che il vostro vicino di scrivania si alzi e vada in bagno, o alla macchinetta del caffé. Quando avete campo libero, chiudete tutte le finestre aperte sul video del collega, e premete il tasto STAMP (su alcune tastiere “Print screen”). In tal modo, catturate una schermata del desktop. Aprite un programma di fotoritocco e incollatene all’interno il contenuto degli appunti, ovvero l’istantanea della vostra scrivania. Salvatela come immagine Bitmap (“.bmp”). Chiudete il programma, e impostate la vostra nuova immagine come sfondo del desktop. A questo punto, spostate tutte le icone sotto la barra di Windows, in modo che non siano visibile. Ora attendete il ritorno del collega. Osservate, poi, quando cerca di fare doppio clic sulle icone…

desktop

Gli e-scacchi

Giocare agli scacchi via e-mail. Semplice, direte voi: basta che ogni giocatore abbia una scacchiera di fianco al computer, e registri le proprie mosse e quelle dell’avversario, comunicate via e-mail o via ICQ. Il problema è che una scacchiera, anche se portatile, dà nell’occhio. Ecco perché vi consigliamo di scaricare “w3-Chess” (http://w3chess.sirtobi.com/). Il programma, scritto in linguaggio C, è disponibile anche in lingua italiana.

scacchi

brick

Chi di voi, da bambino, non ha giocato con i Lego? Beh, qualcuno, crescendo, non ha smesso. Anzi, ne ha fatto il suo hobby, unendolo all’amore per il cinema. Insomma, cinema più Lego uguale “brick film”, il cinema fatto di mattoncini. In pratica, si utilizza la tecnica detta “stop motion”, ovvero un’animazione fittizia (creata riprendendo fotogramma per fotogramma) che permette di dare l’impressione che il soggetto sia in movimento. Si crea la “location” con i mattoncini, si dispongono i protagonisti e si film qualche istante. Poi stop. Quindi si cambiano le posizioni degli ometti, e via ancora con le riprese. Un lavoro certosino, ma di sicuro effetto. Se siete curiosi di vedere qualche esempio di questi “brick film”, collegatevi al sito Web www.brickfilms.com. Ci sono filmati di tutti i gusti: storie originali ma soprattutto remake di film che hanno fatto la storia del cinema. Da Star Wars a Fahrenheit 451, da Blob a Mission Impossibile, quasi tutti i miti del grande schermo si sono trasformati in mattoni di plastica. Uno dei registi, Jeremy Markowitz (autore del filmato “A farmers tale”, una storia di fattori), racconta di aver passato nottate e intere giornate, per mesi, per finire la sua opera. Ore interminabili tra i menu di Photoshop, montando anche la colonna sonora. Ha realizzato lo stop motion con 15 immagini per secondo (15 fps). La durata è di quattro minuti e 35 secondi: fate voi i conti…

[articolo del 2005]

Avete nostalgia dei videogiochi “preistorici”? Vi spieghiamo come tornare a giocarci con il vostro PC.

wolf

Prima dell’avvento dei moderni computer con grafica tridimensionale e processori che vanno alla velocità della luce, i giochi erano molto più semplici, in alcuni casi addirittura stilizzati. Allora perché li ricordiamo con piacere? Perché ci entusiasmarono tanto? Probabilmente perché i loro padri, per sopperire alle carenze tecniche, svilupparono storie avvincenti, utilizzarono l’immaginazione per arrivare dove, con quelle scarse risorse (soprattutto dal punto di vista dell’hardware), non avrebbero potuto avventurarsi.

Abbiamo una buona notizia per voi. Quei tesori non sono andati persi, e non occorre dotarsi di macchine d’antiquariato per poter goderne ancora. E’ possibile rivivere quelle magiche avventure anche con i vostri superveloci Pentium 4. Come? Basta dotarsi dei cosiddetti emulatori. In queste pagine vi spieghiamo come utilizzare DOSBox; farete un tuffo nell’età dell’oro dei videogiochi, senza spendere un centesimo.

 

Archeologia videoludica

Entrare in possesso dei gloriosi titoli di molti anni fa non è affare complicato, e nemmeno costoso. Anzi, in molti casi questi giochi sono gratuiti, o distribuiti con licenza shareware. Dei numerosi siti dedicati ai retrogame, “DOS Games Archive” (www.dosgamesarchive.com) è certamente uno dei migliori, dei più ricchi. Per i nostri fini, useremo questo sito per scaricare uno dei giochi di maggior successo della preistoria del videogame: Wolfenstein 3D, da molti considerato il vero e unico precursore di titoli quali Doom, Quake e Half Life. Il gioco è distribuito in versione shareware: procedete al download del file “Wolf3d.zip” (meno di un Megabyte), decomprimetene il contenuto in una nuova cartella, per esempio “Wolf3d”. A questo punto, i casi sono due: o riavviate il computer in modalità DOS, oppure utilizzate lo strumento “Prompt dei comandi” che si trova in Start/Tutti i programmi/Accessori. Una volta che vi trovate nel Prompt, dovete spostarvi tramite i comandi DOS all’interno della cartella del gioco, con questo comando: “CD C:\Wolf3d”, se la cartella era stata creata sul disco “C:”. A questo punto, potete installare il gioco, digitando semplicemente il comando “Install”. Apparirà una spartana finestra di configurazione, che vi chiederà su quale drive installare il gioco (per esempio, ancora “C:”) e se chiamare la sua directory “Wolf3d”. Tutto OK: per avviare il gioco, poi, digitate il comando “Wolf3d” e… cominciate a giocare! Semplice, vero? Dopo aver superato il primo momento di sgomento, riprendevi in fretta: i nazisti stanno per arrivare, e non dovete assolutamente farvi cogliere di sorpresa.

 

Emulazione riuscita

Vi sembrerà incredibile, ma sui moderni PC è possibile anche utilizzare i videogame realizzati per gloriose console del passato quali Commodore 64, Amiga, Nintendo, Megadrive, Gameboy e via dicendo. Come? Grazie ai cosiddetti emulatori e alle ROM (riproduzione su file dei vecchi giochi su dischetto o cartuccia). Occorre però fare attenzione alla legge: sebbene sia legale scaricare l’emulatore di una console (per esempio FCE Ultra per NES o eSPXe per PlayStation), spesso è illegale scaricare i giochi, le ROM; altre volte, invece, è possibile scaricarne una versione dimostrativa che può essere utilizzata per un paio di giorni e poi dev’essere cancellata dal disco fisso. Uno dei più celebri emulatori in circolazione è certamente MAME 32 (http://mame32fx.altervista.org oppure www.mameworld.net), ideato nel 1986 dall’italiano Nicola Salmoira. Da allora, un successo di livello planetario.

 

Vecchi ma buoni

In generale, se siete stanchi di giocare con gli ultimi videogame, sicuramente vi avremo dato l’idea di scavare nel passato, di cercare gli antenati dei nuovi videogame. Spesso, rimettere in corsa le vecchie console non è un’operazione chimerica, difficile come possiate pensare. A ben vedere, non è nemmeno troppo costosa.

In ogni caso è un’esperienza gioiosa e malinconica al tempo stesso. Un po’ come quando si ascoltano degli evergreen musicali o si vede un film in bianco e nero. La lacrimuccia è sempre in agguato.

 

Perle abbandonate… on-line

Scovare e scaricare i vecchi giochi on-line è assai semplice. Nella gran parte dei casi si tratta di file di piccole dimensioni, alla portata anche delle connessioni a 56K. Di seguito vi proponiamo i più celebri siti di retrogame (in lingua inglese).

 

Nome Indirizzo Web Note
Dos Games www.dosgames.com Una archivio di oltre 400 giochi DOS; prevede anche un forum di discussione
Abandonia www.abandonia.com Gran parte del patrimonio di questo sito è composto dai cosiddetti programmi abandonware
Abandon 5000 www.abandon5000.com Oltre 5.000 giochi abandonware
Retro Games www.retro-games.co.uk Vecchie perle non solo per PC

 

Scovateli su eBay!

Visto che non è consentito utilizzare i vecchi giochi per console su un PC (la protezione del copyright, in questi casi, è maggiore rispetto agli altri tipi di videogiochi), molti appassionati cercano di acquistare veri e propri pezzi di antiquariato qua e là, soprattutto tramite il sito di aste on-line eBay (www.ebay.it). Controllando regolarmente le varie aste, si possono scovare perle come il Nintendo Entertainment System (NES) e il Super NES a prezzi accessibili. I più temerari potranno anche trovare rarità come le console Vectrex o Colecovision (quasi introvabili visto che non ebbero lo stesso strepitoso successo dei prodotti Nintendo e Sega).