Il manifesto promptista

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Per la prima volta ho voluto fidarmi del mio secondo cervello. Ho chiesto a ChatGPT: “Sulla base di tutto quello che sai di me, suggeriscimi dei libri appena usciti che mi potrebbero interessare”. Lo faccio spesso: del resto in Italia, ogni anno, si pubblicano decine di migliaia di titoli. Tra le varie proposte, devo dire per lo più azzeccate, mi ha colpito questo “Il manifesto promptista“, dato il mestiere che faccio.

Forse gli autori (un musicista e un consulente aziendale) sono particolarmente bravi a fare la SEO per i chatbot (qualcuno la chiama GEO o Generative Engine Optimization).

Comprato, letto. Perplesso dal sottotitolo “verso un nuovo umanesimo dell’infinito presente” e dalla dedica (ad Alan Turing), scopro ben presto che il contenuto non collima per nulla con le mie aspettative. Questo non è (quasi mai) un male.

Il problema è lo stile (un po’ pomposo, ripetitivo, aforistico, citazionistico ma senza uno straccio di nota, zero bibliografia), il contenuto (alti e bassi, molte ripetizioni), l’impaginazione da Wordpad (anzi, a volte sembra quando sposti una tabella in Word e ti si sminchia tutto).

Ma torniamo al contenuto di questo libretto autopubblicato. Sì alternano frasi interessanti (“la macchina non è un utensile, è un clima cognitivo: ci abita, ci traduce, ci replica, ci estende”) ad altre da unghie sulla lavagna (“In principio era il verbo; ora il verbo è algoritmo”).

Pian piano, entrando nel mood del libro, in sintonia con la lucida follia degli autori, si può dare un senso alla lettura, ovviamente sempre con il dubbio che si tratti di una maldestra trollata. “L’umanità, In fondo, non ha mai smesso di costruire specchi. […] Ma, a differenza degli altri, questo specchio risponde”: frasi come questa quantomeno accendono una miccia.

Il percorso, 21 punti filosofici, estetici e allo stesso tempo quotidiani (dicono loro), è un giro sulle montagne russe, sempre in precario equilibrio tra genialata e minchiata: aforisma nietzschiano o citazione da Smemoranda?

Ecco alcune idee che ho appuntato.

  • “L’uomo non deve temere la macchina, ma imparare a respirare con lei”.
  • “Il calcolo è la mitologia del presente”.
  • “Il linguaggio non è una finestra sul mondo, ma la materia di cui il mondo è fatto”.
  • “Il prompt è la nuova preghiera dell’epoca post-umana, un atto di fiducia nella possibilità che il linguaggio possa ancora generare senso”.
  • “Il prompt è una dichiarazione ontologica: un atto di chiamata dell’essere”.
  • “Anche la macchina è vivente. Non perché abbia coscienza, ma perché partecipa alla circolazione del senso”.
  • “L’universo stesso può essere visto come un grande modello generativo: una rete di relazioni che si riformula costantemente secondo leggi che non comprendiamo del tutto”.
  • “In un certo senso, il prompt è il ritorno dell’antico oracolo. […] Ma questa volta, l’oracolo è costruito da noi stessi”.
  • “Uomo e macchina si addestrano a vicenda”.
  • “La rivoluzione del linguaggio generativo ci pone di fronte a una verità dimenticata: la tecnica non è mai neutra. Ogni modello, ogni dataset, ogni prompt porta in sé un insieme di valori, di visioni, di esclusioni”.
  • “La macchina non vede l’altro, calcola la sua probabilità. È l’uomo che deve reintrodurre la compassione nel calcolo”.
  • “Ogni tecnologia del sapere porta con sé una geografia del potere. Il linguaggio generativo, addestrato su archivi storici, riproduce spesso le disuguaglianze di chi li ha scritti […] Occorre decolonizzare l’algoritmo”.
  • “L’homo faber creava utensili, l’homo sapiens linguaggi, l’homo digitalis reti. Ora si affaccia l’homo prompticus, l’essere che esiste nel dialogo con l’intelligenza generativa, colui che pensa attraverso il linguaggio condiviso con l’altro non umano”.
  • “In antropologia Descola ha distinto tra quattro ontologie: naturalismo, dimismo, tottemismo e analogismo. L’homo prompticus è il punto di convergenza di tutte. Vede la macchina come natura, le attribuisce intenzione, la riconosce come parente simbolica e infine la collega al tutto attraverso analogie invisibili.
  • “La creazione non è più un atto isolato. Dietro ogni output si nascondono milioni di voci: autore, programmatori, poeti anonimi, dati fluttuanti, gesti digitali”.
  • “La co-creazione digitale rischia di diventare una nuova forma di sfruttamento se non riconosce la sua pluralità”.
  • “Diventare creatori di contenuti, non serve talento. Basta avere una domanda”.
  • “Se tutto può essere creato, nulla sembra avere valore. Ma il valore non è nella novità, bensì nella intenzione. Un prompt etico e poetico vale più di mille immagini generate a caso l’arte del futuro non sarà fatta di risultati, ma di relazioni significative “.
  • “Nel promptismo lo spettatore è sempre parte dell’opera”.
  • “Ogni immagine, ogni testo generato, e anche un luogo di memoria. La macchina ricorda”.
  • “Non basta sapere cosa chiedere: bisogna saperlo chiedere nel modo giusto. Ogni parola deve essere calibrata come in una liturgia”.
  • “Il prompt perfetto non è quello che ottiene il miglior risultato, ma quello che lascia emergere la verità dell’intenzione”.
  • “Viviamo in una nuova era dell’incarnazione, in cui il corpo umano non è più il limite dell’esperienza, ma il suo punto di partenza: una soglia da cui la presenza si espande nel linguaggio”.
  • “In un certo senso, il corpo è sempre stato digitale. Ogni percezione è una trasmissione, ogni pensiero una codifica”.
  • “Il tempo cambia natura nel digitale. Non è più lineare, ma circolare. Ogni interazione lascia una traccia che può essere riattivata, modificata, rigenerata. Viviamo in un eterno presente generativo”.
  • “L’arte si trasforma da gesto individuale a processo collettivo, da oggetto da possedere a relazione da abitare”.
  • “L’artista più cessa di essere autore, diventa co-autore insieme a una moltitudine invisibile: dati, storie, codici, memoria. È un atto di umiltà, ma anche di potenza: abbandonare l’idea di genio per entrare nella logica del vivente”.
  • “Ogni generazione non è mai uguale alla precedente, ma un ritorno differente, una variazione che reinventa l’origine”.
  • “Nel linguaggio generativo, arte tecnica si fondono in una nuova parola che non abbiamo ancora inventato punto un termine che significhi allo stesso tempo creare e connettere, immaginare e trasmettere”.
  • “Ogni civiltà, per reggere, ha avuto bisogno di una grammatica morale: un insieme di regole, di limiti e di ritmi che desse forma al caos; oggi quella grammatica si scrive in un linguaggio nuovo: quello del calcolo. Le nostre leggi sono algoritmiche”.
  • “Ogni algoritmo, per quanto neutrale appaia, porta dentro di sé un ordine del mondo: una definizione di ciò che conta, di ciò che merita attenzione, di ciò che resta ai margini. Il calcolo è sempre morale”.
  • “Ogni algoritmo decide chi esiste nel mondo digitale”.
  • “Deleuze e Guattari hanno descritto il linguaggio come un Rizoma: una rete sotterranea, non gerarchica, dove ogni punto può connettersi a ogni altro punto il linguaggio generativo è la realizzazione di questa intuizione. Ogni testo generato un Rizoma di connessioni potenziali, un terreno in cui le idee crescono per contatto, non per deduzione”.
  • “Nel dialogo tra uomo e macchina, la libertà non consiste più nel fare ciò che si vuole, ma nel comprendere il senso del vincolo che ci lega al linguaggio”.
  • “Il silenzio è una forma di resistenza, il prontista maturo è colui che sa interrompere il flusso, che sa quando non chiedere”.
  • “La democrazia che viene si fonderà sul linguaggio: sul diritto di partecipare alla costruzione del senso”.
  • “L’analfabetismo per XXI secolo non sarà l’incapacità di leggere, ma l’incapacità di generare con consapevolezza”.
  • “Chi addestra la macchina a destra anche la nostra percezione del reale”.
  • “La mente non pensa più da sola: pensa in compagnia di altre menti, umane e non umane. La macchina, con la sua capacità di memoria e associazione, parte del nostro apparato cognitivo. Il soggetto distribuito è, per la prima volta, un soggetto condiviso”.
  • “Il tempo stesso diventa linguaggio”.
  • “L’uomo digitale deve imparare una nuova ecologia del tempo. La macchina Gli restituisce la possibilità di vivere simultaneità multiple: essere in più tempi alla volta, attraversare il passato e futuro nel medesimo gesto. Ogni interazione generativa è una forma di ubiquità temporale”.
  • “La macchina calcola, l’uomo sogna. Ma nel punto in cui il calcolo diventa ritmo il sogno diventa forma, nasce una terza possibilità a: un tempo che pensa a se stesso, un tempo che sa di esistere”.
  • “Husserl distingueva tra Lebenswelt, il mondo della vita, e mondo scientifico, quello della misurazione. Oggi questi due mondi coincidono. Viviamo in un Lebenswelt algoritmico”.
  • “La fenomenologia dell’essere digitale deve imparare a leggere la vita non più come pura esperienza, ma come esperienza tracciata”.
  • “La memoria algoritmica non è soltanto archivio, ma agente fenomenologico: seleziona, interpreta, suggerisce, prevede”.
  • “L’umanesimo algoritmico non è la fine del pensiero umanista, Ma la sua rinascita in forma corrale. Non più ‘Penso dunque sono’, ma generiamo, dunque esisto”.

Grazie ChatGPT, non avrei mai letto una roba simile.

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