Alla fine del 2021 ho scoperto in alcuni gruppi di discussione dedicate alla comunicazione digitale delle conversazioni relative alla pagina Facebook di Trussardi. Il tenore delle opinioni riguardo i post, e in particolare le foto dei prodotti, era irrispettoso, come se si stesse discutendo di un lavoro di qualità infima, fatto dal classico cugino e senza budget. Mi pareva esagerato, allora sono andato a controllare. In effetti le foto erano un pugno nell’occhio:

Il tenore dei commenti era questo:

Lo stile comunicativo di Trussardi

Lo stile usato sui social da Trussardi contrasta con il posizionamento dell’azienda e con le dichiarazioni di Luna Carlotta Colferai nel 2018. L’ex Digital Marketing & Content Manager di Trussardi dichiarava:

Quindi c’è qualcosa che non va: quelle foto e quei post non trasmettono certo i valori della ricercatezza e della qualità.

La campagna social di Trussardi: 3 ipotesi campate per aria

Tra Natale 2021 e capodanno 2022 mi sono divertito a realizzare questo video dove analizzo la comunicazione di Trussardi e lancio tre ipotesi:

  1. Differenziazione
  2. Effetto nostalgia
  3. Provocazione

Nel video parlo, tra le altre cose, di vinili, shitposting, una vecchia campagna Diesel e altro ancora. Puoi guarda il video qui:

Il 28 ottobre 2021 Mark Zuckerberg ha annunciato il progetto “metaverse” e il rebranding (per qualcuno brand-washing…) dell’azienda, da Facebook a Meta: “Siamo all’inizio di un nuovo capitolo per Internet, ed è anche un nuovo capitolo per la nostra azienda”.

In quell’occasione Mark ha diffuso questo video per presentare il progetto:

In questo articolo voglio analizzare alcune frasi sotto la lente della teoria del framing.

Che cosa si intende per framing?

“Non pensare a un elefante” è un ottimo libro di Lakoff: il linguista statunitense spiega che i frame, concetto introdotto da Goffman (protagonista della mia tesi di laurea), sono “cornici mentali” che determinano la nostra visione del mondo. Perché quel titolo per il libro? Se chiedi a qualcuno di non pensare a un elefante, chiaramente lo visualizzerà nella sua testa. La negazione di un frame lo attiva.
Un esempio concreto proposto da Lakoff nel testo? Durante lo scandalo Watergate Nixon si presentò in TV così:
Nixon disse, letteralmente, “I’m not a crook”: non sono un truffatore. Ovviamente l’associazione Nixon-truffatore fu automatica. Queste associazioni sono pericolose.
Veniamo a un esempio più vicino a noi:
In questo titolo di un articolo di Internazionale vi è una deleteria associazione tra vaccini e paura. Anche se l’intento è positivo (e il pezzo ben documentato), l’esito è catastrofico. Come uno spasimante che dicesse a una ragazza: “Mettiti con me, non sono uno stupratore!”.

I 3 frame del dicrorso di Zuckerberg

“Non si tratta di passare più tempo sugli schermi; si tratta di rendere migliore il tempo che già trascorriamo.”
Messa giù così, il dubbio è proprio quello che l’obiettivo di Meta sia far passare più tempo sugli schermi: in pratica stanno costruendo l’ennesimo “walled garden“, un ecosistema chiuso che non faccia desiderare alle persone di andare altrove. Più le persone rimangono chiuse dentro al (loro) metaverso, più guadagnano raccogliendo dati.

 

“I dispositivi non saranno più al centro della vostra attenzione.”
Sicuri? Forse quello che ci sta dicendo è proprio che saranno come l’aria che respiriamo: non la vediamo ma non possiamo farne a meno.
Vediamo cos’altro ha detto Zuck:
“Il metaverso non sarà creato da una società. Sarà costruito da creatori e sviluppatori che creeranno nuove esperienze e oggetti digitali che sono interoperabili.”
Anche il questo caso il “non” tradisce le reali intenzioni di Meta. Ci sono già diversi metaversi (per esempio Decentraland, ma anche Minecraft), vogliono il loro, uno strumento proprietario. Firmato Meta, firmato Facebook.
Nella Founder’s Letter 2021, Zuck inoltre scrive:
“Non costruiamo servizi per fare soldi; facciamo soldi per costruire servizi migliori”.
Questa è bella. L’obiettivo non è il progresso dell’umanità, ma fare business ovviamente. Legittimo, per una società che non è una “no profit”. Ma il tentativo di framing è quello del mecenatismo. La stessa cosa si vede bene dal film “Il codice da un miliardo di dollari (The Billion Dollar Code)” di Netflix: Google presentò il progetto Google Earth come completamente free e senza scopo di lucro, per arricchire l’umanità, ma la realtà era ben diversa.

Il 14 dicembre 2021 Enrico Piacentini ed io siamo stati invitata da Best Business Academy a presentare, in diretta Web, il libro “Boomer a chi?“. Ecco il video dell’evento:

Questo il link per comprare il libro su Amazon:

LinkedIn è il primo social network professionale al mondo, e con un bacino che supera abbondantemente i 700 milioni di iscritti è la scelta ideale per chi vuole migliorare la propria carriera o per chi è alla ricerca di nuove opportunità. LinkedIn è anche un ottimo strumento per i giovani che sono alla ricerca della prima occupazione: per un neolaureato o uno studente universitario, la piattaforma di proprietà di Microsoft può essere la soluzione ideale per costruirsi una propria rete di contatti ed entrare in contatto con alcune persone nel mondo del lavoro. Durante i corsi agli studenti lo ribadisco ogni volta: dovete preparare il terreno PRIMA che arrivi il momento del bisogno…

LinkedIn non è un CV online!

Piccola e doverosa precisazione: molte persone hanno l’errata percezione che LinkedIn sia una “specie” di curriculum vitae online da riempire con tutte le esperienze lavorative avute finora o il percorso di studi completato. Sbagliato: LinkedIn non è questo, è un social network che permette ai propri utenti di creare una rete di contatti e al tempo stesso un social media in cui pubblicare contenuti per aumentare la propria visibilità lavorativa.
Con LinkedIn si fa “personal branding grazie all’inbound marketing”. Traduzione: con la piattaforma di Microsoft si promuove se stessi (le proprie competenze ed esperienze) attirando i clienti/datori di lavoro, e creando contenuti di valore. Com’è facile intuire, un profilo LinkedIn è qualcosa di diverso da quelli che è possibile ammirare nei vari Monster o InfoJobs che non sono altro che un elenco infinito di competenze. Infatti, per attirare l’attenzione di un’azienda su LinkedIn non è necessario elencare quello che si è fatto in carriera: per suscitare interesse, bisogna pubblicare un paio di articoli (anche dei commenti a post) e inserire delle parole chiavi per essere trovati da un recruiter.

Un neolaureato non ha esperienza…

Partendo dal presupposto che un neolaureato non ha alcuna esperienza lavorativa da segnalare, è possibile completare un profilo LinkedIn con altre preziose informazioni. Per esempio, si possono evidenziare le esperienze maturate all’estero, gli stage e tirocini effettuati, il progetto della tesi e le attività extra-scolastici svolte e altro ancora (magari un blog che si tiene): insomma, tutto può essere usato per attirare l’attenzione di un’azienda.

È importante mostrare il proprio interesse per le aziende per cui si sogna di lavorare. In che modo? Pubblicando articoli dedicati, condividendo e commentando materiale utile o seguendo alcune figure di riferimento all’interno della stessa azienda. È importante, poi, valorizzare il proprio percorso accademico conseguito (è consigliabile inserire gli esami e i voti ottenuti in alcune materie utili per alcune aziende) e, soprattutto, aggiornare costantemente il proprio profilo.

L’importanza di avere un profilo LinkedIn sempre aggiornato

LinkedIn viene utilizzato dalle aziende in tutto il processo di selezione del personale. Per un recruiter o un head hunter il social network di Microsoft è molto di più un immenso database di CV online: LinkedIn può essere sfruttato per fugare qualche dubbio (come “fact checking” per controllare quello che il candidato ha detto) o per trovare determinati profili professionali in qualsiasi momento (basta inserire una keyword è il gioco è fatto!). Migliorare il profilo LinkedIn prima di mettersi alla ricerca di un nuovo lavoro è fondamentale, per un giovane alla ricerca della prima occupazione o un neolaureato ancor di più. Ecco come migliorare il proprio profilo in 10 passi.

1) Il riepilogo

Un profilo LinkedIn, per essere efficace, deve essere sempre aggiornato. È consigliabile apportare miglioramenti o aggiungere contenuti ogni settimana (se possibile anche ogni due o tre giorni). Non è solo importante scegliere con cura i contenuti da proporre, bisogna anche preparare e studiare con la dovuta attenzione ogni sezione del profilo (dalla semplice foto fino al riepilogo) perché è il proprio biglietto da visita. Una delle sezioni più importanti del profilo di questo social network professionale è quella chiamata “riepilogo”, o Informazioni, la descrizione che si trova immediatamente sotto al Sommario, o headline.

Che cos’è il riepilogo? Non è altro che il biglietto da visita di un utente, il riassunto del suo percorso professionale. È una delle prime cose che un recruiter va a controllare: non essendoci molto a spazio a disposizione questa presentazione dev’essere impostata in modo semplice e chiaro. Nel caso di un neolaureato, o studente, è importante mettere in risalto il percorso accademico, i docenti e i corsi frequentati, i progetti svolti o gli stage sostenuti, le attività extra-scolastiche svolte, i propri punti di forza e gli obiettivi che si vogliono conseguire. Possono bastare poche frasi ben costruite per attirare l’attenzione di un selezionatore del personale: nel caso si abbia molto da raccontare, è consigliabile sfruttare degli elenchi puntati per renderlo più facilmente leggibile.

2) Il sommario

Oltre a lavorare sul riepilogo è importante concentrarsi anche sul Sommario (chiamato anche headline) di un profilo LinkedIn. Qui lo spazio per scrivere è ridotto all’osso: solitamente si aggiungono qualche parola chiave, la propria qualifica professionale e l’azienda per cui si lavora. Non c’è molto altro da aggiungere in quei pochi caratteri a disposizione. Qui è importante selezionare con cura quello che si scrive: se si riesce ad attirare l’attenzione di un recruiter o di un visitatore successivamente andranno a controllare l’intero profilo LinkedIn. Nel caso di un neolaureato è importante segnalare l’università frequentata, mettere una keyword attinente alla posizione lavorativa che si sta cercando o all’azienda in cui si vorrebbe lavorare.

Facciamo degli esempi. Per intenderci, così non va:

Neolaureato in cosa?!?

Questo va già un po’ meglio, anche se l’appello al primo ingaggio non mi fa impazzire (senza parlare del banner ingiustificabile):

Ecco invece un esempio virtuoso:

Perché quest’ultimo caso è il migliore? Per una questione di LinkedIn SEO (ottimizzazione delle parole chiave per intercettare le ricerche): un’azienda sanitaria potrebbe cercare la keyword “riabilitazione neuropsicologica”.

3) Creare un network di contatti

Creare una buona rete di contatti: un profilo LinkedIn per avere successo ed essere apprezzato dai vari recruiter e selezionatori deve avere un buon network. Avere pochi contatti non è mai un buon segno agli occhi di un head hunter. Solitamente si aggiungono colleghi ed ex colleghi con cui si lavora/lavorava: in questo caso specifico, è importante inserire amici e altri studenti dell’università frequentata, oltre ai docenti che possono dare quel pizzico di credibilità in più al profilo. Se si è fatto qualche stage, anche in questo caso vanno aggiunte le persone con cui si è collaborato.

4) L’importanza delle segnalazioni/referenze

In ogni profilo LinkedIn c’è una sezione dedicata alle segnalazioni o referenze (leggi Le referenze di LinkedIn: cosa sono, come chiederle e come usarle in maniera efficace). Si tratta di una serie di commenti fatti da altri utenti che hanno avuto modo di lavorare o collaborare con il soggetto che le richiede. La segnalazione, solitamente, viene fatta da un ex collega, un cliente, un manager e via dicendo. Nel caso di un neolaureato si può chiedere una segnalazione ad altri ex studenti con cui si sono svolti dei progetti o persone con cui si è collaborato durante uno stage. Un buon modo per ottenere segnalazioni/raccomandazioni è quello di farle agli altri. È consigliabile iniziare con qualche amico e aspettare che ricambi il favore.

5) Il portfolio dei lavori

Arricchire il proprio profilo con una serie di presentazioni su un lavoro che si è fatto durante uno stage o una collaborazione (si può aggiungere anche la propria tesi) può essere una bella idea per suscitare l’interesse di un recruiter. Se si gestisce un blog o un sito può essere interessante aggiungere un’anteprima e così via. Altra idea: inserire, nella sezione Traguardi raggiunti, un progetto (per esempio la tesi di laurea).

6) Luogo dove si vive o ci si trova

Un’altra importante aggiunta da inserire nel profilo LinkedIn è il luogo in cui ci si trova o si vive. Può essere vantaggioso aggiungere questa informazione, soprattutto per i recruiter. Per un giovane appena laureato può essere importante specificare all’interno del profilo LinkedIn la disponibilità a trasferirsi altrove.

7) Una foto professionale

Scegliere la prima foto che si trova sul desktop o direttamente dalla propria bacheca di Facebook per aggiungerla al profilo LinkedIn è un errore da non fare. La foto è il proprio biglietto da visita e va selezionata con cura. Un buon profilo LinkedIn ha nel 99% dei casi una foto assolutamente perfetta. Un altro errore da non fare è quello di non inserire nessuna immagine. È consigliabile rivolgersi a qualche professionista del settore per avere una foto professionale: se si punta sul “fai da te” è necessario prestare attenzione a un paio di cose. Lo sfondo, per esempio, va scelto con attenzione, così come l’abbigliamento (è consigliabile scegliere quello che si indosserebbe in sede di colloquio, per esempio). Un sorriso, poi, vale più di cento parole (assolutamente da evitare la risata sguaiata!).

8) Personalizzare l’URL

Avere un URL personalizzato del proprio profilo LinkedIn è fondamentale soprattutto per apparire più in alto nelle ricerche dei recruiter. L’URL che viene proposto da LinkedIN è una stringa casuale di lettere e di numeri: va personalizzato assolutamente. Leggi LinkedIn: come sistemare il Vanity Url.

9) Creare contenuti utili

Anche se non si hanno ancora esperienze lavorative da aggiungere al proprio profilo, è sempre possibile dimostrare a un recruiter di essere la persona giusta per una determinata posizione lavorativa. Per questo motivo, è consigliabile creare e condividere contenuti utili che ti appassionino e che possano mettere in evidenza le tue competenze e potenzialità.

10) Sfruttare hashtag, tag e gruppi specifici

Sfruttare hashatag e tag (menzioni) per indicare le competenze e farsi trovare all’interno del motore di ricerca è la chiave del successo, così come partecipare a qualche gruppo di interesse. È consigliabile sceglierne qualcuno dedicato al settore o azienda per cui si è interessati a lavorare. In questo modo si possono conoscere altre persone da aggiungere alla propria rete di contatti.

 

Infine, è importante ricordarsi che LinkedIn è un social network professionale basato sulla fiducia: è consigliabile aggiungere “solo” persone che si conoscono veramente, soprattutto all’inizio, inserire informazioni e raccomandazioni veritiere. In questo modo è possibile iniziare con successo la propria carriera lavorativa.

Vuoi un aiuto per la revisione del tuo profilo LinkedIn?

Contattami per chiedere una revisione del tuo profilo, compresa la mappatura delle keyword che devi inserire.

La comunicazione, in ogni sua forma, è un aspetto fondamentale della vita di ogni essere umano. Grazie ad essa si condividono informazioni, si creano relazioni e non si smette mai di imparare. E poi, grazie alla comunicazione, si vende, si seduce, si prega e altro ancora. Qualche filosofo ha speculato sul fatto che, grazie alla comunicazione, alle parole, si crei la realtà.

Negli ultimi decenni è letteralmente esplosa la comunicazione digitale che permette ad aziende e professionisti del settore di raggiungere in modo più preciso e diretto il proprio pubblico di riferimento. Del resto siamo nell’era della disintermediazione: un tempo mi servivano rivista, editore, stampatore, distributore ed edicola per “parlare” al mio pubblico; ora mi basta questo sito Web. Non è la stessa cosa? Beh, numericamente sì: in media con Computer Idea vendevamo 150.000 copie. Questo sito registra gli stessi “accessi unici” su base annua.

La “comunicazione digitale” è un argomento piuttosto complesso e variegato e, soprattutto, un settore in evoluzione continua, figuriamoci dopo la pandemia: saperla sfruttare in modo adeguato permette alle aziende di “parlare” a un pubblico ancor più numeroso ed eterogeneo rimanendo in target con il proprio business. Lavorare nel mondo della comunicazione e del marketing richiede una buona formazione universitaria e una pianificazione accurata per scegliere il percorso migliore per sviluppare la propria carriera. Un professionista della comunicazione digitale si occupa non solo di informare ma anche di individuare il pubblico di riferimento e di trovare lo strumento più adeguato per coinvolgerlo attraverso una serie di strategie ad hoc.

Il mondo digitale ha cambiato il modo di fare comunicazione

Il mondo digitale ha letteralmente rivoluzionato i vecchi modelli di business e, soprattutto, il modo di comunicare delle aziende: migliorare l’immagine di un brand, sviluppare strategie di marketing vincenti per attrarre nuovi clienti e mantenere l’interesse di quelli più fedeli sono alcuni dei compiti richiesti ai cosiddetti professionisti della comunicazione digitale.
Attraverso web, blog e social media la comunicazione digitale assume un valore ancor più rilevante, perché è in grado di amplificare la diffusione di qualsiasi genere di contenuto. Proprio per questo motivo il marketing e la comunicazione digitale vanno pensati in modo diverso: vanno studiati e pianificati tenendo in considerazione il pubblico che si vuole attrarre e gli strumenti da usare. Per le aziende è indispensabile avere nel proprio organico dei professionisti che sappiano sfruttare al meglio tutte le opportunità di marketing che il web è in grado di offrire. Per questo motivo è utile per le aziende investire nella formazione del proprio personale attraverso dei corsi online dedicati alla comunicazione digitale; soprattutto per quei giovani che si affacciano sul mercato del lavoro e che vogliono far parte di un mondo complesso come quello della comunicazione.

Come diventare un professionista della comunicazione digitale

La necessità di produrre e gestire contenuti ha cambiato il modo di comunicare delle aziende con gli utenti e clienti. Per rispondere a questa esigenza occorrono figure specifiche in grado di gestire e coordinare l’intero processo comunicativo. La comunicazione digitale necessita non solo di competenze tecniche ma anche di capacità di relazionali nella gestione del lavoro. Quali sono le competenze necessarie richieste a un professionista della comunicazione digitale? Quali sono le figure professionali più richieste da aziende e agenzie del settore?

I profili più apprezzati e ricercati nel mondo della comunicazione digitale 2.0 sono molteplici e variegati: si va dal classico addetto stampa  2.0 fino all’innovativo digital strategist, senza dimenticare il responsabile comunicazione, il social media manager, il community manager o il web content writer. Ma potrei sciorinarne tantissimi altri: dal growth hacker al funnel specialist, per citare i due più “esotici”.

In particolare, a detta di LinkedIn, dopo la pandemia vi è stato un boom di richieste di esperti di digital marketing e social media manager. Quali competenze servono? Strategia di marketing, social media marketing, branding, pubbliche relazioni, gestione delle campagne, Google Analytics, blog, copywriting.

Ogni figura ha un ruolo ben definito in quel delicatissimo meccanismo che è la comunicazione digitale. Per esempio, l’addetto stampa deve selezionare e gestire il flusso di informazioni verso i media. Oltre alla classica preparazione dei comunicati stampa, si occupa delle relazioni con i giornalisti e con tutte le figure di riferimento del settore lavorando sui canali social/online della propria azienda.

L’addetto stampa solitamente lavora a stretto contatto con il “responsabile comunicazione” che si occupa di sviluppare e studiare le strategie di comunicazione di un’azienda. Questa figura professionale ha un ruolo fondamentale nella gestione della comunicazione interna ed esterna della propria organizzazione: è il riferimento per quanto riguarda le strategie, tecnologie e trend del settore da seguire.

Con l’esplosione delle piattaforme social la comunicazione è cambiata per l’ennesima volta: il social media manager si occupa di gestire la presenza dell’azienda sui vari Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram e compagnia bella. Questa figura prepara una strategia per sfruttare i canali social e, soprattutto, deve stabilire lo stile di comunicazione e il “tone of voice”, ossia il modo con cui l’azienda comunica la propria personalità. Si occupa in prima persona (o in collaborazione con il suo team) della realizzazione dei contenuti e della gestione operativa.

La gestione delle community è un altro aspetto importante nella comunicazione digitale: il community manager è la persona che si occupa di monitorare le conversazioni e i comportamenti della propria comunità sui canali social e sui siti istituzionali della propria azienda. Un buon community manager deve controllare anche la “web reputation” oltre a creare engagement sulle piattaforme social e favorire l’aggregazione tra i membri stessi della community.

Un’altra figura essenziale nella comunicazione digitale è il “web content writer” che si occupa di preparare tutti i contenuti testuali per il web e le piattaforme social. Dal semplice articolo di un blog fino alla descrizione di un prodotto, il web content writer deve essere in grado di preparare contenuti ad hoc per trasmettere il messaggio desiderato. Questa figura si occupa anche delle tecniche SEO per incrementare il traffico in entrata su un portale o un blog o per posizionare al meglio i contenuti creati e intercettare nuovi potenziali clienti.

Infine, in un’azienda attenta alla comunicazione non può mancare una figura importante come quella del “digital strategist”, il professionista che si occupa di studiare e pianificare la strategia unica per tutte le piattaforme/canali social dell’azienda. Il digital strategist deve anche definire i famosi KPI (“Key Performance Indicator”), quegli indicatori/parametri usati per misurare l’andamento della strategia utilizzata dall’azienda.

Come acquisire le competenze necessarie per la comunicazione digitale

Chiaramente, non tutte le competenze possono essere acquisite durante un classico percorso di studio: molte andranno “imparate” sul campo, sporcandosi le mani, lavorando direttamente con altri professionisti/esperti del settore in aziende e agenzie di comunicazione (io ho fatto – anche – così). Questi argomenti possono essere approfonditi in molti modi: per esempio, frequentando dei Master post-laurea, con manuali e testi ad hoc, tramite blog e siti tematici oppure seguendo dei corsi online.

Quest’ultima possibilità può essere la soluzione migliore e la più veloce per imparare tutti i trucchi (o quasi) del mestiere, per acquisire quelle competenze che possano fare veramente la differenza per la propria azienda e carriera. Un buon corso digitale deve offrire a chi lo segue un quadro completo di tutte le competenze necessarie e deve offrire dei contenuti di qualità. In Rete puoi trovare un’infinità di corsi e offerte tra cui scegliere: come fai a selezionare quella giusto per te e la tua azienda? Saper distinguere un corso digitale online valido da uno pressoché inutile non è facile. È importante studiare con attenzione il programma del corso che si vuole seguire ed è consigliabile diffidare di quelli che promettono di tutto e di più. Affidarsi a nomi o brand conosciuti non mette al riparo da qualche sgradita sorpresa: quando devi scegliere un corso, dai fiducia a chi ti garantisce il raggiungimento di obiettivi chiari e ben definiti, non cercare gente che promette miracoli o cose assurde. Dai un’occhiata anche ai commenti e alle opinioni soprattutto sui canali social di chi ha già svolto quel corso e fai qualche ricerca online sull’azienda o il docente che lo tiene. È consigliabile non fare molto affidamento sui siti istituzionali: oltre ai commenti fake, molte aziende fanno sparire abilmente le recensioni negative mettendo in evidenza solo quelle positive. Avere un docente “famoso o prestigioso” non garantisce il raggiungimento di obiettivi e competenze. Meglio puntare sulle esperienze e sulla capacità del docente (dare un’occhiata al programma è fondamentale) e ricordarsi che ci vuole tempo per avere una formazione efficace.

I 10 motivi per cui dovresti seguire un corso di comunicazione digitale

Un corso digitale online presente degli indubbi vantaggi: le lezioni, spesso, sono dal vivo (in diretta streaming) e si possono rivedere quando si vuole e nelle modalità che si desidera (vengono preparati dei video ma anche dei podcast per il cosiddetto “e-learning”). Insomma, puoi avere videolezioni, approfondimenti ed esercitazioni senza lo stress di andare in aula. È possibile anche interagire con il docente in apposite sessioni per approfondire particolari tematiche o per fugare dubbi su argomenti poco chiari. Ecco una serie di 10 buoni motivi per seguire un corso di comunicazione digitale online

1 Per restare sempre aggiornato

La trasformazione digitale ha stravolto completamente il mondo della comunicazione. Nel nuovo millennio si hanno a disposizione talmente tanti dispositivi e canali digitali che è praticamente impossibile non riuscire a comunicare. L’importante è trovare il modo giusto per farlo, perché esiste una sostanziale differenza tra una comunicazione fatta tramite un’email o un commento pubblicato su una piattaforma social. Per questo motivo le aziende cercano di essere presenti sui principali canali digitali: la presenza stessa, però, non equivale a un successo garantito. Il pieno sfruttamento delle potenzialità di queste piattaforme può aiutare la comunicazione digitale e social della tua azienda? La risposta è affermativa.

2 Per gestire al meglio le piattaforme social

Per un’azienda o un marchio che vuole farsi conoscere è necessario essere online e curare con attenzione i propri canali social. Per esempio, un corso di comunicazione digitale dedicato ai social media ti permette di acquisire quelle competenze necessarie per gestire in modo ottimale i diversi canali. Un post su Facebook richiede un approccio diverso rispetto a uno da pubblicare su Twitter o Instagram. Ogni social network funziona in modo diverso e ha un proprio linguaggio e pubblico di riferimento: per ottenere dei risultati non devi non lasciare nulla al caso e prepararti in modo adeguato. Per esempio, LinkedIn è una piattaforma professionale ed è stata sviluppata appositamente per permettere ai professionisti del settore di interagire tra di loro. Quando pubblichi un contenuto su questo canale devi utilizzare un linguaggio professionale e serio. Su Twitter, invece, devi sfruttare la potenza degli hashtag “#” e concentrare i tuoi messaggi in pochi caratteri per condividerli velocemente. Con Facebook devi invece usare un linguaggio semplice e decisamente “informale” mentre su Instagram è apprezzatissimo uno stile molto più personale e così via.

3) Per posizionarsi su mercato

Posizionarsi sul mercato è importante così come trovare il modo più efficace rendere il proprio brand distinguibile da quello dei più diretti competitor. Una delle strategie più utilizzate per aumentare la visibilità del proprio marchio è lo “storytelling”. Raccontare una storia è il miglior modo per trasferire conoscenza ed esperienza, persuadere, coinvolgere le persone. Per un’azienda lo storytelling significa creare identità e questo metodo di comunicazione può essere utilizzato per convincere i clienti a comprare i tuoi prodotti o a seguire i tuoi contenuti, ma anche per motivare, orientare o convincere il personale all’assunzione di determinati standard di comportamento. Lo  “storytelling” può avere diverse finalità/utilizzi: puoi usarlo per vendere i tuoi prodotti/servizi o convincere i clienti, catturare l’attenzione del proprio pubblico o stimolarne un bisogno, aumentare la visibilità del brand o dell’azienda e persino promuovere le proprie competenze, esperienze e abilità professionali (il famoso “personal branding”). Con un corso di comunicazione digitale online puoi imparare a sfruttare lo storytelling in Rete e nei canali social. Il “digital storytelling”, infatti, si basa sulla produzione di diverse tipologie di contenuti per il web (video, audio, immagini, testi, mappe, infografiche e altro). Le aziende e brand affidano ormai la propria comunicazione a brevi racconti con immagini e video (il “visual storytelling”) per coinvolgere ancor di più il proprio pubblico. I brand più prestigiosi e le più importanti multinazionali hanno scelto da tempo questo approccio per comunicare con i loro clienti: lo storytelling riesce a creare un coinvolgimento maggiore e una migliore fidelizzazione.

4) Per fare Digital Advertising

Per sfruttare le principali leve del marketing digitale e tutti gli strumenti portati in dote dalla comunicazione 2.0 un corso di comunicazione digitale è importante, soprattutto per capire quali strategie usare per promuovere l’azienda e come analizzare il traffico sul sito e così via. Saper analizzare il proprio target online e pianificare delle campagne digitali ad hoc attraverso storytelling e altre forme di coinvolgimento è un requisito essenziale e nessuna azienda può fare a meno. Il Digital Advertising, infatti, non è altro che la “pubblicità online” che è strutturata in diverse componenti: il SEM (Search Engine Marketing) come Google Adwords o i banner pubblicitari; il Social Advertising (Facebook Ads, LinkedIn Ads, Youtube Ads e altro); il DEM (Direct e-mail Marketing); il Native Advertising. Una campagna di Digital Advertising offre una serie di vantaggi tra cui la possibilità di realizzare comunicazioni personalizzate in base all’utente e di monitorarle costantemente, senza investire delle grosse cifre.

5) Per acquisire nuovi clienti con il social selling

I social media offrono nuove opportunità, soprattutto la creazione di una relazione senza precedenti tra clienti e venditori, un rapporto basato sulla fiducia e sulla reputazione/credibilità. Il social selling è qualcosa che riguarda le relazioni che si instaurano tra le persone, ed è soprattutto una nuova strategia di vendita che permette arrivare direttamente al potenziale cliente e di costruire con lui una relazione duratura nel tempo. In poche parole, con il social selling vengono eliminati tutti i passaggi intermedi che caratterizzavano il processo di vendita. Si tratta di un cambiamento profondo: trasformare un normale visitatore di un sito in un “lead” è una bella sfida. Il lead non è altro che un potenziale cliente, nello specifico una persona che ha già manifestato interesse per un marchio, un servizio o uno specifico argomento, fornendo alcuni dati personali per essere contattato. Imparare a sfruttare il social selling è un buon motivo per seguire un corso di comunicazione digitale.

6 Per comunicare con i clienti già acquisiti

La “Customer retention” è la capacità di un’azienda di trattenere i propri clienti in un determinato periodo di tempo. Esistono diverse attività e strategie che vengono adottate dalle aziende/brand per incentivare i consumatori a riacquistare gli stessi prodotti o servizi, per sperimentarne di nuovi o per farli spendere di più negli acquisti successivi.

7 Per gestire la reputazione digitale

La gestione della reputazione online (brand reputation) è un problema molto sentito dalle aziende. È importante che i tuoi clienti abbiano e mantengano un’opinione positiva sul tuo brand: è fondamentale non solo per la visibilità della tua azienda ma anche per le vendite e i tuoi fatturati. La reputazione online di un brand stabilisce la percezione che i clienti hanno di te e della tua attività. Devi decidere come vuoi essere “visto/percepito” all’esterno e ogni strategia adottata deve avere degli obiettivi ben chiari da raggiungere. Un corso di comunicazione digitale può aiutarti a costruire la strategia vincente per il “personal branding”, il processo con cui puoi trasmettere la essenza della tua azienda e far capire cosa la distingue dagli altri competitor.

8 Per sfruttare il “Monitoring e Social Customer Care”

Quando un utente/cliente ha un problema e lo comunica attraverso i canali sociali/piattaforme istituzionali, l’azienda è chiamata a rispondere. Saper ascoltare è fondamentale ed è importante trovare il modo migliore per creare un dialogo diretto con il cliente/utente che ha un problema o che non è soddisfatto di un servizio. Avere un servizio di social customer care è un’ormai una consuetudine per ogni azienda, ed è importante avere un team dedicato di collaboratori capaci di rispondere in modo tempestivo a ogni richiesta di assistenza durante le diverse fasi del processo d’acquisto. Seguire un corso digitale può aiutare te e il tuo team a trattare con i clienti, scegliendo i canali social giusti per favorire l’interazione e la risoluzione dei loro problemi.

9 Per coinvolgere i dipendenti

Alle persone “interessa” la vita delle persone, la loro storia: spesso i consumatori soddisfatti si riconoscono nel brand o nei valori espressi dai modelli scelti per ispirarli. La “brand advocacy” non è altro che un indicatore utilizzato nella comunicazione digitale per esprime il grado di fedeltà di un cliente a un brand. O più semplicemente nella disponibilità del cliente a consigliare un prodotto o una marca ad altre persone. Con la “digital transformation” sono stati aggiunti nuovi strumenti e canali attraverso con cui condividere le proprie esperienze di acquisto/consumo, nuovi modi per sostenere i brand e le aziende. Sfruttare il passaparola generato dai “brand advocate” (i consumatori soddisfatti che consigliano un prodotto/servizio) è una delle chiavi per costruire una comunicazione efficiente: trovare questi utenti e saperli coinvolgerli è fondamentale. Un corso di comunicazione digitale può spiegare i meccanismi per scovarli e quali tecniche usare per sfruttarli.

10 Per trovare nuovi talenti da inserire nella tua azienda o team

Nell’era digitale la reputazione di un’azienda è tutto (o quasi). Chiunque, infatti, usa i social media o i motori di ricerca per ottenere referenze e notizie su una determinata azienda. L’employer branding, per esempio, è il modo in cui un’azienda viene percepita all’esterno da chi è in cerca di un impiego.

I tuoi collaboratori/dipendenti rivestono un ruolo essenziale nella creazione o nel mantenimento dell’immagine della tua azienda: hanno il potere di fornire referenze di grande valore e/o di scrivere recensioni, positive o negative, sul management e sull’azienda stessa. Avere un’immagine positiva può rivelarsi fondamentale per i tuoi profitti e per aumentare in modo esponenziale il valore della reputazione aziendale. Può servire anche per differenziare l’azienda dai tuoi concorrenti e ad avere un miglior numero di candidature e qualitativamente superiori. Costruire un’adeguata strategia di “employer branding” ti garantisce una maggiore fidelizzazione dei tuoi talenti. Per sfruttare completamente il potenziale dell’employer branding è importante definire sin da subito una strategia: per ottenere il migliore risultato e quali tecnologie adottare che c’è di meglio di un buon corso di comunicazione digitale online?

Contattami per un mio corso online


Il 14 gennaio 2021 sono stato ospite della trasmissione “Pomeriggio 216” di SeiLaTV per parlare della ricerca del lavoro online. In particolare abbiamo affrontato i temi del corretto posizionamento, della reputazione digitale e i social, della ricerca ai tempo degli ATS (i sistemi di recruiting automation), delle truffe e altro ancora. Puoi rivedere l’intervista, della durata di 14 minuti, qui:

Guarda qui un’intervista a Sei La TV del 2020:

Marco Maltraversi, Davide Prevosto e Giovanni Sacheli hanno pubblicato con l’editore LSWR il testo “Seo audit avanzato – Strategie e tecniche di ottimizzazione dei siti web sui motori di ricerca“. Ho voluto fare quattro chiacchiere con loro sulla SEO Audit: per semplificare è l’insieme di tecniche, analisi e verifiche da applicare a un sito web per valutarne la solidità a livello SEO; si studiano gli aspetti di un sito che, sia dal punto di vista tecnico sia da quello contenutistico, possono impattare sulla visibilità nei motori di ricerca.

 

Prima di entrare nel merito, faccio un passo indietro. La prima domanda riguarda la SEO in generale, spesso sottovalutata durante la realizzazione di un sito Web: come mai è un errore?

Costruiresti una casa senza aver prima progettato con cura le fondamenta, l’impianto elettrico e il sistema di riscaldamento? Realizzare un sito web senza tenere conto dell’enorme potenziale offerto dalla SEO è un errore madornale, in quanto si rinuncia da subito a sfruttare una lunga serie di opportunità. Ma non solo. Se in futuro si volesse mettere mano allo scenario SEO del proprio progetto, si potrebbe essere costretti ad apportare delle modifiche importanti e investire quindi ulteriore tempo e denaro.

Per questo motivo è essenziale definire la strategia SEO nella fasi di sviluppo di un sito web: curare tutti gli aspetti tecnici on-site, focalizzarsi sulle performance e analizzare il modo in cui gli utenti ricercano la tipologia dei servizi offerti sono la base per realizzare un ottimo prodotto, apprezzato dalle persone e dai motori di ricerca.

SEO Audit può essere una nuova professione del web: che cosa bisogna studiare per fare questo mestiere?

Diciamo che la SEO è una professione, l’Audit SEO è una delle operazioni che un SEO deve conoscere per individuare possibili problematiche e risolvere situazioni critiche. Se dobbiamo fare una similitudine il SEO è l’ingegnere civile, mentre l’audit SEO è lo studio di come poter ristrutturare un’abitazione analizzando ogni criticità per farla ritornare al suo vecchio splendore (se non di più).

La SEO sta div

entando una disciplina molto tecnica per questo è necessario un costante aggiornamento: in primis abbiamo creato il libro SEO Audit Avanzato con questo scopo: dare un punto di vista tecnico, strategico completo sulle attività fondamentale e imprescindibili della SEO.

Ci sono inoltre diversi corsi online che possono prepararti a questa disciplina, uno di questi è www.deepseo.it in cui si illustrano step by step i passi da fare per imparare questa disciplina complessa.

Infine tanta tanta pratica che ti permetterà di capire effettivamente come ragionano i motori di ricerca e applicare tutto quello che puoi apprendere sui libri o corsi online.

Che consigli si trovano nel vostro libro per chi vuole fare SEO audit?

Nel nostro manuale per professionisti il processo di auditing di un sito web viene sviscerato e diviso in micro-controlli che, come avrà modo di constatare che acquisterà il libro, sono specifici ma anche molto differenti l’uno con l’altro. Si devono analizzare i testi delle pagine e valutare la qualità e profondità dei contenuti, ma è anche necessario verificare aspetti tecnici come il robots.txt, la sitemap, le intestazioni http e molto altro ancora. Un bravo SEO deve essere poliedrico e deve quindi avere i giusti equilibri tra competenze differenti:

  • deve conoscere il markup HTML e magari qualche linguaggio web aggiuntivo (PHP,
  • JavaScript, Python, CSS, …)
  • se vuole ottimizzare i contenuti deve essere bravo a scrivere
  • deve anche essere analitico per navigare nel mare magnum di dati che gli strumenti del
  • mestiere forniscono
  • deve essere curioso di natura e avere voglia di studiare, perché per fare una buona SEO è
  • necessario rimanere aggiornati

Insomma, la SEO è un gran bel lavoro e per massimizzare i propri risultati risulta utile un profilo con il giusto mix di competenze tecniche ed umanistiche.

Da pochi giorni LinkedIn ha lanciato Career Explorer, un nuovo strumento online per cercare lavoro. Si tratta di un tool gratuito che mostra nuove opportunità di lavoro mappando le capacità di chi lo cerca. In pratica l’algoritmo di LinkedIn analizza le competenze di un utente e gli mostra le posizioni che potrebbe non aver considerato (la funzione si chiama Esplore Job Transition) anche di aziende di settori differenti. Inoltre segnala anche le competenze da acquisire con LinkedIn Learning (ex Lynda.com). Al momento funziona solo in inglese, ma può rivelarsi comunque un ottimo aiuto. Puoi provarlo a questo indirizzo: https://linkedin.github.io/career-explorer.

Come individuare le skill da inserire su LinkedIn

Nei miei corsi sull’uso strategico di LinkedIn, quando uso il metodo LinkedIn10C, spiego che la sesta C è quella delle competenze. Molte persone hanno difficoltà a individuare le proprie e lasciano quelle proposte dalla piattaforma, magari confermate a caso dai propri contatti, anche se non sono rappresentative: per esempio “trattative” (molto generica) o “Microsoft Word” o “mail” (irrilevanti).

Per questo uno strumento come Career Explorer, che esamina le skill relative a un mestiere, può risultare un valido aiuto per trovare le proprie. Sia quelle che già si possono vantare che quelle sulle quali investire. Nell’esempio sopra, in corrispondenza del mestiere “Sales Agent”, si può notare quali sono le competenze associate: dalla negoziazione alla leadership, dal management al marketing. Interessante notare come, se si vuole presentarsi sul mercato come “Business Devolopement Specialist” occorra puntare su CRM, social e market analysis.

Quando questa mattina (8 maggio 2020) ho ricevuto il comunicato stampa di Mondadori Education che annunciava l’uscita, il prossimo 4 giugno, del mio primo libro per l’editore milanese ho realizzato che era tutto vero:

Il progetto, nato nel 2019, rappresenta una sfida: dedicare un intero libro di 120 pagine a un argomento nuovo, a un problema crescente e preoccupante: quello della condivisione (share) da parte dei genitori (parenting) di informazioni, immagini e video dei loro figli. In questo video presento il libro e il progetto, che a breve sarà anche un sito Web:

Scrivimi per avere informazioni sul progetto:

Mandami una mail

Da settembre 2019 è iniziata una nuova collaborazione: all’interno del podcast RadioIT per parlare di LinkedIn. Una pillola alla settimana per far scoprire tutte le potenzialità del social network professionale per eccellenza.

Ascolta “LINKEDIN | EPISODIO 1 – Quanto tempo devo usarlo al giorno?” su Spreaker.