Microsoft Copilot è già integrato nei tuoi strumenti di lavoro: Word, Excel, PowerPoint, Outlook, Teams. Ma quanti lo usano davvero in modo efficace? La maggior parte dei professionisti si ferma a qualche bozza di email o a un riassunto rapido, lasciando inutilizzata la parte più potente dello strumento.

In questo articolo trovi 10 trucchi concreti e immediatamente applicabili per trasformare Copilot in un vero assistente di lavoro quotidiano. Se invece vuoi approfondire con un percorso strutturato, puoi consultare il corso Microsoft Copilot per aziende e professionisti.

1. Dai sempre un contesto prima di fare una richiesta

Il problema più comune è chiedere a Copilot cose vaghe: “scrivi un’email” o “riassumi questo documento”. Il risultato è spesso generico e inutile. La soluzione è il contesto: chi sei, a chi ti rivolgi, qual è lo scopo, qual è il tono.

Esempio pratico: invece di “scrivi un’email al cliente”, scrivi “sei un account manager di uno studio di consulenza. Scrivi un’email formale a un cliente che ha richiesto un preventivo per la formazione, rassicurandolo sui tempi di risposta e chiedendo un appuntamento.”

2. Usa Copilot in Teams per non perdere nulla delle riunioni

Copilot in Teams è uno degli usi più immediatamente produttivi. Può generare riepilogo della riunione, elenco delle decisioni prese e action item assegnati ai partecipanti, direttamente al termine del meeting. Attiva la trascrizione prima che inizi la riunione: senza trascrizione, Copilot non può lavorare.

Trucco: alla fine di ogni riunione chiedi a Copilot “Quali decisioni sono state prese e chi è responsabile di cosa?”. Ottieni in 10 secondi quello che richiederebbe 15 minuti di verbale manuale.

3. In Word, parti da una scaletta prima di generare il testo

Molti usano Copilot in Word chiedendo direttamente una bozza completa. Il risultato è spesso generico. Il metodo migliore è diverso: chiedi prima una scaletta strutturata, revisionala, poi chiedi la bozza sezione per sezione.

Esempio: “Genera una scaletta in 6 punti per un report aziendale sull’adozione dell’AI in azienda, destinato al management”. Rivedi la scaletta, poi: “Scrivi la sezione 2 in tono professionale, circa 200 parole”.

4. Excel: chiedi spiegazioni prima delle formule

Copilot in Excel non serve solo a creare formule: serve a capire i dati che hai davanti. Prima di chiedere formule, chiedi un’analisi: “Cosa mi dicono questi dati? Ci sono anomalie o tendenze evidenti?”

Trucco avanzato: se hai un dataset con vendite mensili, chiedi “Quali sono i tre mesi con performance peggiore e a cosa potrebbe essere dovuto?” Ottieni insight che normalmente richiederebbero tempo e competenze avanzate.

5. PowerPoint: genera dalla traccia, non dal niente

Chiedere a Copilot di “creare una presentazione su X” porta quasi sempre a slide banali. Il modo corretto è fornire una traccia o un documento esistente. Se hai già un briefing, un report o un testo, Copilot può costruire la presentazione a partire da quel materiale, mantenendo coerenza con i tuoi contenuti reali.

Usa il comando “Crea una presentazione da questo documento” caricando il file Word che hai preparato. Le slide saranno molto più vicine a quello che ti serve.

6. Outlook: non solo bozze, anche gestione delle priorità

Copilot in Outlook può riassumere thread lunghi e aiutarti a rispondere, ma c’è di più. Puoi usarlo per identificare le email che richiedono una tua azione urgente e distinguerle da quelle informative. Chiedi: “Quali email nella mia casella richiedono una risposta entro oggi?”

Trucco per il tono: quando scrivi una risposta delicata, chiedi a Copilot “Riscrivi questo messaggio in tono più diplomatico, mantenendo il mio punto di vista”. Risparmia tempo e conflitti.

7. Costruisci un prompt template riutilizzabile

Se ogni giorno fai operazioni simili — report, email ricorrenti, briefing settimanali — non riscrivere ogni volta il prompt da zero. Crea un template di prompt salvato in un documento o in OneNote, con i campi variabili tra parentesi quadre.

Esempio di template: “Scrivi un’email professionale a [tipo di destinatario] per [obiettivo]. Il tono deve essere [formale/informale]. Includi [elemento specifico]. Lunghezza: circa [X] righe.”

Compilare un template è molto più veloce che costruire il prompt da zero ogni volta.

8. Verifica sempre gli output, soprattutto sui dati

Copilot può commettere errori, specialmente con numeri, date, citazioni e informazioni specifiche. Non è un problema di volontà: è una caratteristica strutturale dei modelli linguistici, chiamata allucinazione. La regola d’oro è semplice: non pubblicare mai un output di Copilot senza averlo riletto e verificato.

Nei documenti con dati sensibili o implicazioni legali, considera Copilot un primo redattore da revisionare, non un automatismo affidabile senza supervisione.

9. Usa i vincoli per ottenere output utili

Aggiungere vincoli al prompt migliora drasticamente la qualità delle risposte. I vincoli più efficaci sono: lunghezza (“massimo 5 bullet”), formato (“in forma di tabella”), pubblico (“destinato a chi non conosce il settore”), esclusioni (“senza usare termini tecnici”).

Esempio: “Riassumi questo documento in massimo 5 punti chiave, ognuno di massimo due righe, in linguaggio comprensibile per un manager non tecnico, senza usare acronimi.”

10. Non improvvisare: costruisci procedure condivise in team

Il vero salto di produttività non avviene quando tu usi bene Copilot, ma quando tutto il tuo team lo usa in modo coerente. Questo significa definire procedure condivise: quali prompt usare per i report settimanali, come gestire le riunioni in Teams, come strutturare le presentazioni per i clienti.

Un uso individuale e non coordinato di Copilot produce risultati disomogenei. Un uso strutturato — con template, linee guida e pratiche condivise — diventa un vantaggio competitivo reale per l’azienda.

Vuoi approfondire con un percorso strutturato?

Questi 10 trucchi sono un punto di partenza, ma per padroneggiare Microsoft Copilot davvero — con prompt engineering, uso sicuro dei dati aziendali, personalizzazione per reparto e costruzione di procedure operative — serve un percorso più strutturato.

Il corso Microsoft Copilot per aziende e professionisti di Gianluigi Bonanomi è pensato esattamente per questo: team, manager e professionisti che vogliono trasformare Copilot in uno strumento di lavoro concreto e misurabile. Il percorso è disponibile in formato da 1, 2 o 3 giornate, in presenza o online, con esempi adattati al settore e ai processi della tua organizzazione.

Puoi richiedere informazioni direttamente dalla pagina del corso.

Dal 2 febbraio 2025 l’AI Act ha reso applicabile un obbligo che molte aziende stanno ancora sottovalutando: chi fornisce o utilizza sistemi di intelligenza artificiale deve fare in modo che le persone coinvolte abbiano un livello sufficiente di alfabetizzazione sull’AI. In pratica, la formazione sull’intelligenza artificiale non è più soltanto una buona idea: diventa un requisito organizzativo da governare.

Il tema è stato rilanciato anche da una guida pubblicata da Agenda Digitale. Qui provo a tradurlo in una guida operativa per imprese, HR, manager, studi professionali e responsabili formazione: che cosa chiede davvero l’AI Act, chi deve essere formato, quali contenuti inserire in un corso e quali evidenze conviene conservare.

Risposta breve: la formazione AI è obbligatoria?

Sì, ma va capita bene. L’articolo 4 dell’AI Act non dice semplicemente “fate un corso uguale per tutti”. Dice che provider e deployer di sistemi di AI devono adottare misure per garantire un livello sufficiente di AI literacy, cioè alfabetizzazione in materia di intelligenza artificiale, al personale e alle persone che usano sistemi AI per conto loro.

Questo significa che un’azienda che usa ChatGPT, Microsoft Copilot, Gemini, Claude, strumenti di selezione del personale, chatbot, software di scoring, sistemi predittivi o tool generativi deve chiedersi: le persone che li usano capiscono abbastanza bene opportunità, limiti, rischi e regole di base?

Che cosa dice l’articolo 4 dell’AI Act

La fonte primaria è il Regolamento UE 2024/1689, cioè l’AI Act. La Commissione europea spiega che gli obblighi di alfabetizzazione AI sono entrati in applicazione dal 2 febbraio 2025, insieme alle regole sulle pratiche vietate (ma le norme di vigilanza, applicazione e sanzioni saranno pienamente operative solo a partire dal 3 agosto 2026). La pagina ufficiale della Commissione sull’AI Act conferma anche l’approccio basato sul rischio: non tutti gli usi dell’AI sono uguali e non tutti richiedono lo stesso livello di controllo.

La Commissione, nel suo repository sulle pratiche di AI literacy, chiarisce il punto: l’articolo 4 richiede a fornitori e utilizzatori di sistemi AI di assicurare un livello sufficiente di alfabetizzazione AI al personale e a chi opera per loro conto. Lo stesso repository raccoglie esempi di pratiche, ma avverte che copiarle non dà automaticamente una presunzione di conformità.

Chi deve fare formazione AI in azienda

La domanda non dovrebbe essere: “A chi facciamo il corso?”. La domanda giusta è: “Chi usa, decide, compra, configura o supervisiona sistemi AI?”. Da qui nasce la mappa dei destinatari.

  • Direzione e manager: devono capire impatti, responsabilità, governance, rischi e opportunità.
  • HR: usa o valuta strumenti per recruiting, valutazione, formazione, engagement e people analytics.
  • Marketing e comunicazione: produce testi, immagini, video, campagne, report e contenuti con AI generativa.
  • Commerciale e customer care: usa assistenti, chatbot, CRM arricchiti, trascrizioni, sintesi e suggerimenti automatici.
  • IT, digital e data team: integra strumenti, valuta fornitori, gestisce sicurezza, accessi e dati.
  • Legal, compliance e privacy: presidia contratti, basi giuridiche, documentazione, informative e policy interne.
  • Tutti i dipendenti che usano strumenti generalisti: per esempio ChatGPT, Copilot, Gemini o altri assistenti AI nel lavoro quotidiano.

La formazione deve essere proporzionata. Chi usa ChatGPT per riscrivere email non ha bisogno dello stesso percorso di chi introduce un sistema AI in selezione del personale. Ma entrambi devono sapere cosa possono fare, cosa non devono fare e quando serve l’intervento umano.

Che cosa deve contenere un corso AI Act per aziende

Un buon corso sulla formazione AI obbligatoria per aziende non dovrebbe limitarsi a leggere la norma. Deve trasformare l’obbligo in competenza operativa. Io lo strutturerei in sette moduli.

1. Che cos’è davvero l’intelligenza artificiale

Serve una base comune: AI, machine learning, AI generativa, modelli linguistici, chatbot, sistemi predittivi, automazione. Senza questa base, ogni discussione su rischi e regole resta astratta.

2. Come funziona l’AI generativa

Le persone devono capire perché ChatGPT e strumenti simili possono essere utilissimi ma anche sbagliare. Vanno spiegati concetti come probabilità, allucinazioni, prompt, contesto, dati di input, output non verificati e dipendenza dallo strumento.

3. Rischi pratici per l’azienda

Dati riservati caricati in strumenti non autorizzati, violazioni privacy, copyright, bias, discriminazioni, decisioni automatizzate, errori in documenti destinati ai clienti, contenuti falsi, deepfake, perdita di controllo sui processi. La formazione deve partire da casi realistici.

4. AI Act: rischi vietati, alto rischio e trasparenza

Non tutti devono diventare giuristi, ma tutti devono sapere che l’AI Act distingue tra pratiche vietate, sistemi ad alto rischio, obblighi di trasparenza e usi a rischio minimo o limitato. Per HR, credito, istruzione, sanità, sicurezza e servizi essenziali il livello di attenzione sale.

5. Policy aziendale sull’uso dell’AI

La formazione funziona se è collegata a regole interne chiare: quali strumenti sono autorizzati, quali dati non vanno inseriti, chi approva nuovi tool, come si verifica un output, quando dichiarare l’uso dell’AI e come gestire fornitori e account personali.

6. Prompting e uso consapevole

Una parte pratica è indispensabile. Non basta dire “state attenti”: bisogna mostrare come scrivere richieste migliori, come chiedere fonti, come far emergere limiti, come controllare un output e come usare l’AI come assistente, non come oracolo.

7. Evidenze e documentazione

In ottica compliance conviene conservare programma del corso, materiali, registro presenze, attestati, test di apprendimento, policy condivise e aggiornamenti periodici. Non perché “la carta salva”, ma perché dimostra che l’azienda ha preso sul serio l’obbligo di alfabetizzazione AI.

Checklist pratica per HR e compliance

  1. Mappare gli strumenti AI già usati in azienda, inclusi quelli “ombra” usati dai dipendenti.
  2. Classificare gli usi per area: marketing, HR, vendite, IT, amministrazione, legale, customer care.
  3. Individuare ruoli e persone esposte all’uso di AI.
  4. Definire un livello base di AI literacy per tutti.
  5. Preparare moduli avanzati per chi usa AI in processi sensibili.
  6. Scrivere o aggiornare una policy interna sull’uso dell’intelligenza artificiale.
  7. Registrare presenze, materiali, attestati e aggiornamenti.
  8. Ripetere la formazione quando cambiano strumenti, processi o regole.

Formazione AI obbligatoria: corso online, in presenza o blended?

Dipende dalla maturità dell’azienda. Per una PMI può funzionare un corso introduttivo di 2 o 3 ore, seguito da una policy sintetica e da esempi pratici. Per aziende più strutturate conviene un percorso blended: modulo base per tutti, workshop per funzioni specifiche e sessione manageriale su rischi, governance e decisioni.

Se l’obiettivo è costruire competenza reale, il formato migliore non è solo “lezione frontale”. Funzionano bene demo live, casi aziendali, esercitazioni su prompt, analisi di errori, checklist e piccoli test finali.

AI literacy non significa diventare tecnici

Uno degli errori più comuni è immaginare la formazione AI come un corso per informatici. Non è così. L’AI literacy richiesta dall’AI Act riguarda la capacità di usare o supervisionare sistemi AI con sufficiente consapevolezza del contesto, dei rischi, dei limiti e degli effetti sulle persone.

Per questo un corso efficace deve parlare la lingua del lavoro quotidiano: email, documenti, clienti, colloqui, report, presentazioni, decisioni, dati personali, procedure interne. L’obiettivo non è creare esperti di reti neurali, ma persone capaci di non usare l’AI in modo ingenuo.

Come posso aiutarti

Mi occupo di formazione su ChatGPT, AI generativa e uso consapevole dell’intelligenza artificiale per aziende, professionisti, enti e associazioni. Posso progettare un percorso di formazione AI per la tua azienda partendo da strumenti, ruoli, rischi e obiettivi concreti.

Per un percorso operativo puoi partire dal mio corso ChatGPT per aziende e professionisti, dal corso Microsoft Copilot per aziende o da una sessione introduttiva sotto forma di keynote sull’AI generativa.

Se vuoi organizzare un corso sulla formazione AI obbligatoria per l’AI Act, scrivimi: ti aiuto a costruire un intervento utile, comprensibile e documentabile.

FAQ sulla formazione AI obbligatoria

Da quando si applica l’obbligo di AI literacy?

Secondo la Commissione europea, gli obblighi di alfabetizzazione AI previsti dall’AI Act sono applicabili dal 2 febbraio 2025.

Tutte le aziende devono fare formazione AI?

Se un’azienda usa sistemi di intelligenza artificiale, deve preoccuparsi del livello di AI literacy delle persone coinvolte. La profondità della formazione dipende da strumenti, ruoli, contesto e rischi.

Basta un corso online registrato?

Può essere una parte del percorso, ma spesso non basta. L’azienda dovrebbe verificare che i contenuti siano pertinenti agli usi reali, che le persone abbiano compreso i rischi e che esistano regole interne applicabili.

Serve un attestato?

L’attestato è utile come evidenza, ma non sostituisce la sostanza della formazione. Conviene conservare anche programma, materiali, presenze, test e policy aziendale.

La formazione deve essere aggiornata?

Sì. Strumenti, rischi e indicazioni regolatorie cambiano rapidamente. Un aggiornamento periodico è una scelta prudente, soprattutto per reparti che usano AI in processi sensibili.

Pianificare un viaggio richiede tempo, ricerche e organizzazione. Ma cosa succederebbe se potessi trasformare automaticamente un semplice file con l’elenco delle tappe in una mappa interattiva su Google Maps? È esattamente quello che permette di fare la nuova integrazione tra Google Gemini e Google Maps, un connubio che apre scenari pratici e concreti sia per il tempo libero che per il lavoro. Gianluigi Bonanomi lo spiega passo dopo passo nel video dedicato a questo tema.

Google Maps e Gemini: una sinergia intelligente per la pianificazione dei viaggi

La crescente integrazione dell’intelligenza artificiale di Google all’interno dei suoi servizi sta rivoluzionando il modo in cui utilizziamo strumenti già noti. Google Gemini non opera più come assistente isolato: oggi può interagire direttamente con Google Maps, non solo tramite l’app ma anche importando dati provenienti da file esterni come fogli di calcolo Google Sheets o documenti Google Docs.

Questo significa che è possibile preparare un elenco di luoghi, indirizzi o tappe in un foglio Google, chiedere a Gemini di elaborarlo e ottenere in pochi secondi una mappa geolocalizzata e navigabile direttamente su Google Maps. Un risparmio enorme di tempo e un’organizzazione visiva immediata che cambia concretamente l’approccio alla pianificazione.

Come funziona: dall’elenco alla mappa in pochi passaggi

Il flusso di lavoro mostrato nel video è sorprendentemente semplice. Si parte da un file — per esempio un foglio Google contenente luoghi di interesse, hotel, ristoranti o indirizzi da visitare durante un viaggio — e si chiede a Gemini di importare queste informazioni per costruire un itinerario geolocalizzato.

Gemini analizza i dati, li abbina alle coordinate geografiche e li proietta su Google Maps, creando una mappa personalizzata con tutte le tappe ordinate e visualizzabili. Il risultato è un itinerario di viaggio automatico, consultabile e condivisibile, senza dover inserire ogni singolo indirizzo a mano.

Questa funzionalità risulta particolarmente utile in diversi contesti:

  • Viaggi turistici: organizzare le mete di un tour europeo o di un weekend fuori porta in modo visivo e immediato.
  • Viaggi di lavoro: pianificare visite a clienti, sopralluoghi o meeting distribuiti sul territorio.
  • Logistica e consegne: ottimizzare percorsi con più fermate senza calcoli manuali.
  • Organizzazione eventi: mappare venue, fornitori e location su un’unica mappa condivisibile con il team.

Il video di Gianluigi Bonanomi: una guida pratica all’ecosistema Google AI

Nel suo video, Gianluigi Bonanomi — divulgatore italiano specializzato in intelligenza artificiale generativa e strumenti digitali — mostra con un esempio concreto come sfruttare questa integrazione. Il focus è sulla praticità: non si tratta di teoria, ma di un workflow replicabile da chiunque abbia un account Google.

Il video fa parte di una serie di videopillole pratiche dedicate all’intelligenza artificiale applicata alla vita quotidiana e professionale, pensate per chi vuole usare l’AI in modo efficace senza necessariamente avere competenze tecniche avanzate.

Perché questa funzione è importante nel 2026

Siamo in un momento in cui l’AI non è più un esperimento: è uno strumento integrato nei prodotti che usiamo tutti i giorni. Google sta accelerando l’embedding di Gemini nei suoi servizi — Gmail, Drive, Docs, Maps — e capire come sfruttare queste integrazioni fa la differenza tra usare uno strumento al 10% o al 100% delle sue possibilità.

La capacità di importare dati da file esterni per creare mappe automatiche è solo uno degli esempi di come l’intelligenza artificiale stia diventando il “collante” tra le diverse applicazioni dell’ecosistema Google. Chi impara oggi a usare questi flussi di lavoro sarà nettamente avvantaggiato domani, sia in ambito personale che professionale.

Come iniziare: requisiti e accesso

Per utilizzare questa funzionalità è necessario avere accesso a Google Gemini (disponibile con account Google, in versione base gratuita o con Gemini Advanced per funzioni più potenti) e un account Google collegato a Google Maps. I file da importare possono essere Google Sheets o altri formati compatibili.

Non è richiesta alcuna competenza di programmazione: l’interazione con Gemini avviene in linguaggio naturale, semplicemente descrivendo cosa si vuole ottenere.

Scrivimi per organizzare un evento o un corso sull’intelligenza artificiale generativa

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Ogni volta che sento dire che con ChatGPT scrivere una tesi sarà più facile, mi viene in mente Umberto Eco. Non per nostalgia, ma per una ragione molto concreta: in un’epoca in cui gli strumenti generativi accelerano tutto, il metodo conta ancora di più. Eco lo spiegava già molti anni fa in Come si fa una tesi di laurea: una tesi nasce da un argomento preciso, da fonti riconoscibili, da un progetto ordinato e da un’etica del lavoro intellettuale. Oggi non c’è nulla di più moderno di questa impostazione.Il punto, infatti, non è capire se l’intelligenza artificiale si possa usare durante il percorso universitario. La risposta è ovviamente sì. Il punto vero è come usarla. Se la si considera una scorciatoia per evitare fatica, lettura, selezione delle fonti e costruzione del ragionamento, il rischio è produrre testi apparentemente fluidi ma deboli, generici, spesso poco verificabili. Se invece la si tratta come un supporto, un copilota, allora può diventare uno strumento utile anche in un lavoro di ricerca serio.

Il consiglio di Eco che vale ancora oggi: restringere il campo

La lezione forse più importante di Eco è anche la più trascurata: più si restringe il campo, meglio si lavora. Lui preferiva la tesi monografica a quella panoramica, perché un tema troppo vasto espone lo studente alla dispersione, alle omissioni e a una scarsa padronanza del materiale. È un principio che vale ancora di più oggi, in un ambiente digitale dove l’abbondanza delle informazioni rischia di trasformarsi in caos.

Se uno studente digita una domanda generica dentro un chatbot, quasi sempre otterrà una risposta generica. Se invece parte da una domanda ben delimitata, da un corpus chiaro e da un obiettivo definito, allora anche l’AI può aiutarlo a orientarsi meglio. Ecco perché, se dovessi aggiornare Eco al tempo dell’intelligenza artificiale, direi questo: non usare l’AI per allargare il tema, ma per metterlo a fuoco.

Fonti vere, fonti secondarie, output artificiali

Eco insisteva molto sulla distinzione tra fonti primarie e letteratura critica. È una distinzione basilare, ma oggi va integrata con una nuova precisazione: l’output di un sistema di AI non è una fonte. Non lo è mai. Al massimo è un supporto per orientarsi, un modo per formulare ipotesi, una traccia provvisoria di lavoro. Ma tutto ciò che l’intelligenza artificiale suggerisce deve essere controllato, verificato, rintracciato e confermato altrove.

Questo è il nodo centrale anche per chi studia nelle materie umanistiche. In molti pensano che l’AI serva soprattutto per “scrivere”. In realtà può essere più utile prima della scrittura: nel confronto tra testi, nella classificazione degli argomenti, nell’estrazione di temi ricorrenti, nella sintesi preliminare di documenti lunghi. Ma la selezione critica delle fonti resta umana. E resta umana anche la responsabilità intellettuale di ciò che si decide di mettere in pagina.

Il vero problema non è ChatGPT: è l’assenza di metodo

Da tempo mi occupo di digitale e intelligenza artificiale, e continuo a pensare che la tecnologia, da sola, non sia né la soluzione né il problema. Il problema nasce quando manca il controllo, cioè quando manca la competenza. È una convinzione che accompagna il mio lavoro di divulgazione, formazione e consulenza: molte persone temono il digitale perché non lo governano, e questa sensazione di perdita di controllo produce ansia, resistenza e cattive decisioni.

Lo stesso vale per l’università. Non è ChatGPT a peggiorare una tesi. La peggiora l’uso ingenuo di ChatGPT. Non è l’AI a impoverire il pensiero. Lo impoverisce l’idea che pensare sia facoltativo. Per questo considero la scrittura con strumenti generativi una questione prima di tutto culturale: bisogna saper dialogare con questi sistemi, correggerli, guidarli, contestarli. Ed è esattamente il motivo per cui le competenze umanistiche e comunicative contano sempre di più.

Perché gli studenti umanisti non partono svantaggiati

Su questo punto vale la pena essere molto chiari: chi studia filosofia, lettere, storia, sociologia, pedagogia o comunicazione non è affatto tagliato fuori dalla rivoluzione dell’AI. Anzi. Nel mio lavoro sul prompt engineering sostengo da tempo che fare buone domande, definire bene un obiettivo, guidare la macchina e specificare il formato del risultato siano competenze cruciali. E queste sono competenze che hanno molto a che fare con il linguaggio, con l’interpretazione, con il contesto. In altre parole: hanno molto a che fare con la formazione umanistica.

Quando parlo di prompt engineering, non mi riferisco a una formula magica o a un nuovo mestiere per pochi specialisti. Mi riferisco a una nuova alfabetizzazione. Un po’ come saper usare bene un word processor o un foglio elettronico. Nel giro di poco, questi strumenti saranno integrati ovunque. E allora la differenza non la farà chi usa l’AI, ma chi sa usarla meglio degli altri.

Dalla mia tesi su Internet all’AI di oggi

Per me questo discorso ha anche una dimensione personale. Mi sono laureato in Scienze Politiche con una tesi sulle relazioni online, La vita nel ciberspazio come rappresentazione, in cui provavo a leggere il mondo nascente della comunicazione mediata dal computer attraverso gli strumenti della sociologia e, in particolare, attraverso Erving Goffman. Il punto era semplice: di fronte a un fenomeno nuovo, non bisogna buttare via gli strumenti interpretativi precedenti; bisogna usarli bene.

La tesi di laurea di Gianluigi Bonanomi sulla vita nel ciberspazio come rappresentazioneLa mia tesi di laurea del 2001: La vita nel ciberspazio come rappresentazione.

Rileggendo oggi quella stagione, mi sembra che il metodo sia rimasto lo stesso. Anche l’intelligenza artificiale non va affrontata come una magia improvvisa o come un salto nel buio. È il risultato di un percorso lungo decenni, costruito su internet, e-commerce, smartphone, social network e usi sociali della tecnologia. Vederla così aiuta anche gli studenti: non come oracolo, ma come oggetto storico, culturale e professionale da capire.

Masterclass di Gianluigi Bonanomi sull'intelligenza artificiale
Formazione e divulgazione sull’intelligenza artificiale generativa.

Come usare davvero l’intelligenza artificiale per la tesi

Se dovessi dare un consiglio pratico a uno studente che sta lavorando alla tesi, direi di usare l’AI in cinque momenti precisi:

  • per restringere il campo;
  • per trasformare una curiosità vaga in una domanda di ricerca;
  • per confrontare interpretazioni diverse;
  • per sintetizzare materiali già letti;
  • per migliorare la chiarezza espositiva di una bozza già pensata.

La userei molto meno, invece, per generare pagine da incollare così come sono. Per una ragione semplice: la tesi non è un esercizio di riempimento, ma una prova di consapevolezza. Deve mostrare che lo studente sa costruire un percorso, selezionare le fonti, verificare le affermazioni, argomentare in modo credibile e assumersi la responsabilità di ciò che scrive.

Il plagio, oggi, ha solo cambiato faccia

C’è poi un aspetto etico che non si può eludere. Eco era netto sul plagio e sull’onestà intellettuale. Oggi il problema non scompare: cambia forma. Non significa solo copiare da un libro o da un saggio, ma anche consegnare come proprio un testo prodotto in larga parte da una macchina, senza rielaborazione, senza verifica e senza piena comprensione.

La domanda giusta non è “si può usare l’AI per fare la tesi?”, ma: l’AI ti sta aiutando a ragionare meglio o ti sta semplicemente aiutando a fingere di aver ragionato?

È una differenza enorme. Ed è una differenza che riguarda il valore stesso dell’università.

Umberto Eco aveva capito tutto, anche oggi

Alla fine, la vera notizia è che Come si fa una tesi di laurea non è un libro del passato. È un libro che oggi possiamo leggere quasi come una guida anti-caos. In un’epoca in cui tutto è disponibile, accessibile, copiabile e riscrivibile in pochi secondi, Eco ci ricorda che fare ricerca significa ancora scegliere, escludere, ordinare, verificare, citare e pensare.

Se dovessi riassumere la questione in una frase, direi questa: al tempo dell’intelligenza artificiale, una buona tesi di laurea si fa ancora come diceva Umberto Eco, ma con una responsabilità in più. Non basta saper scrivere. Bisogna saper guidare gli strumenti senza farsi guidare da loro.

Vuoi approfondire?

Se sei uno studente, un docente o un professionista della formazione e vuoi capire come studiare, scrivere e lavorare meglio con l’intelligenza artificiale senza rinunciare al pensiero critico, sul mio sito trovi corsi, speech e workshop dedicati all’uso consapevole dell’AI generativa.

Scopri i corsi
Guarda il mio speech sul prompt engineering

 

Ogni anno ricevo decine di richieste da responsabili HR, direttori marketing, organizzatori di eventi aziendali e responsabili della formazione con la stessa domanda: “Possiamo organizzare uno speech sull’intelligenza artificiale per i nostri dipendenti o per il nostro evento aziendale?” La risposta è sempre sì — ma il come fa tutta la differenza. In questo articolo racconto cosa serve per organizzare uno speech sull’AI in azienda che funzioni davvero, basandomi sulla mia esperienza diretta in centinaia di interventi per imprese di ogni dimensione.

Perché le aziende italiane organizzano speech sull’intelligenza artificiale

Il motivo principale non è la moda del momento. Le aziende che investono in uno speech sull’AI per i propri dipendenti o clienti lo fanno per ragioni molto concrete:
  • Ridurre la resistenza al cambiamento. Molti lavoratori guardano con diffidenza o paura all’AI. Un intervento ben costruito aiuta a trasformare l’ansia in curiosità e la curiosità in competenza.
  • Allineare il team su un linguaggio comune. Quando in azienda c’è chi usa ChatGPT ogni giorno e chi non sa cosa sia, la comunicazione interna soffre. Uno speech crea una base condivisa.
  • Aprire convention e giornate di formazione con un tema attuale. L’AI è il miglior argomento per tenere alta l’attenzione sin dall’inizio di un evento.
  • Rispondere a una domanda dei clienti o dei soci. Associazioni di categoria, ordini professionali, cooperative: i loro iscritti chiedono di capire l’AI. Lo speech è la risposta più efficace a quella domanda.

Quali tipologie di aziende richiedono uno speech sull’AI

Nel corso degli anni ho tenuto interventi sull’intelligenza artificiale per aziende e organizzazioni di ogni tipo. Ogni contesto ha le sue specifiche:

Grandi aziende e multinazionali

Le grandi imprese spesso cercano uno speech di apertura per convention nazionali o giornate di training. Il pubblico è numeroso (anche 500–1000 persone) e molto eterogeneo per ruolo e competenza digitale. La chiave è trovare un livello di comunicazione che coinvolga sia il manager esperto che il neoassunto. Ho tenuto interventi per aziende come Fastweb su temi legati a ChatGPT e AI generativa applicata al business.

PMI e imprese familiari

Le piccole e medie imprese italiane hanno una necessità molto concreta: capire se e come l’AI può aiutarle a fare di più con meno. Il tono del mio intervento in questi contesti è molto pratico, con esempi diretti dal mondo delle PMI: automazione dei preventivi, gestione delle email, creazione di contenuti marketing, analisi dei dati.

Associazioni di categoria e Confartigianato

Ho tenuto decine di speech per Confartigianato e associazioni simili in tutta Italia. Il pubblico — artigiani, commercianti, piccoli imprenditori — non ha bisogno di teoria: ha bisogno di capire cosa può fare domani mattina con gli strumenti AI già disponibili, gratuitamente o a basso costo.

Ordini professionali e decani di settore

Avvocati, commercialisti, medici, ingegneri: ogni ordine professionale ha oggi la necessità di informare i propri iscritti su come l’AI sta trasformando la professione. Il taglio è sempre etico e pratico insieme: cosa cambia nel lavoro, quali rischi evitare, come restare aggiornati.

Università e istituti di formazione

Gli studenti universitari e i giovani professionisti sono il pubblico più reattivo. Con loro gli speech diventano quasi dei workshop: domande continue, voglia di sperimentare, apertura al cambiamento. Un’opportunità straordinaria per creare consapevolezza prima che entrino nel mercato del lavoro.

Come strutturare uno speech sull’AI per un evento aziendale

Ogni speech che tengo è costruito insieme al committente, ma segue sempre una struttura di base che garantisce efficacia comunicativa:

1. Il contesto: dove siamo con l’AI oggi

Prima di parlare di strumenti o strategie, è fondamentale dare al pubblico una mappa chiara della situazione attuale. Cosa sono i modelli linguistici, cosa ha cambiato l’arrivo di ChatGPT, dove siamo nel percorso di adozione dell’AI nelle imprese italiane. Pochi minuti, ma indispensabili per evitare che metà del pubblico parta da premesse sbagliate.

2. Il cuore: cosa cambia per voi, concretamente

Questa è la parte più importante — e quella su cui mi concentro di più nella fase di preparazione. Cosa cambia per un’azienda di questo settore, con questo tipo di clienti, con questi processi interni? Gli esempi devono essere riconoscibili: il pubblico deve dire “ah, questo è esattamente il mio problema” o “questo lo posso fare anche io”.

3. Le opportunità: cosa potete fare da domani

Ogni speech sull’AI deve chiudersi con qualcosa di azionabile. Non con una lista infinita di strumenti da testare, ma con due o tre azioni concrete che i partecipanti possono intraprendere nei giorni successivi. Questa parte trasforma uno speech inspirazionale in un investimento con ritorno misurabile.

4. Le domande: il momento più prezioso

La sessione di Q&A dopo uno speech sull’AI è quasi sempre la parte che il pubblico ricorda di più. Le domande che emergono sono concrete, urgenti, spesso molto specifiche. Mi preparo sempre a rispondere su un’ampia gamma di temi, dal GDPR all’impatto sul lavoro, dalla sicurezza informatica agli strumenti pratici.

Quanto dura uno speech sull’AI per aziende: i formati disponibili

La durata ideale dipende dall’obiettivo e dal contesto:
  • 30 minuti (keynote di apertura): Perfetto per accendere l’attenzione a inizio evento. Va dritto al punto, una tesi forte, tre esempi concreti, un messaggio finale memorabile.
  • 60–90 minuti (speech + Q&A): Il formato più richiesto per convention e giornate di formazione. Include una parte espositiva più ricca e una sessione di domande strutturata.
  • Mezza giornata (workshop interattivo): Per team che vogliono non solo capire l’AI ma iniziare a usarla. Include esercitazioni pratiche con ChatGPT e altri strumenti, lavoro su casi reali dell’azienda.
  • Giornata intera (corso aziendale): Per imprese che vogliono formare in modo sistematico un gruppo di persone. Struttura più simile a un corso che a uno speech, con materiali, esercizi e verifica finale.

Come personalizzare lo speech per il vostro settore

La domanda più frequente che ricevo dagli organizzatori aziendali è: “Puoi adattare l’intervento al nostro settore specifico?” La risposta è sì, ed è proprio questo che distingue un buon speech da uno generico. Per personalizzare un intervento ho bisogno di alcune informazioni:
  • Qual è il settore e il core business dell’azienda?
  • Chi è il pubblico (ruoli, livello di seniority, familiarità con il digitale)?
  • C’è già qualche strumento AI in uso in azienda?
  • Quale messaggio volete che i partecipanti portino a casa?
  • C’è qualcosa che volete evitare di trattare (argomenti sensibili, accordi sindacali in corso, ecc.)?
Con queste informazioni posso costruire un intervento che parli davvero alla vostra azienda — non uno speech standard con il logo cambiato.

Quanto costa uno speech sull’intelligenza artificiale per aziende

Il costo di uno speech aziendale sull’AI varia in base a diversi fattori: durata dell’intervento, distanza geografica dalla sede, livello di personalizzazione richiesto, numero di partecipanti, eventuale materiale da produrre (slide, dispensa, video). Non pubblico tariffe fisse perché ogni evento è diverso. Quello che garantisco è un preventivo chiaro e dettagliato dopo una prima call conoscitiva gratuita, in cui capisco le vostre esigenze e vi spiego esattamente cosa potete aspettarvi. Quello che posso dire con certezza è che un buon speech sull’AI — che riduce la resistenza al cambiamento, apre nuove prospettive e lascia al pubblico qualcosa di concreto — ha un ritorno sull’investimento molto superiore a quello di un corso generico di “digitale” o di una presentazione PowerPoint interna.

Cosa chiedere prima di confermare uno speech AI per la vostra azienda

Se state valutando più professionisti per il vostro evento, ecco le domande che vi consiglio di fare a tutti i candidati:
  • Hai già tenuto speech per aziende del nostro settore? Puoi mostrarmelo?
  • Come personalizzi l’intervento in base al pubblico specifico?
  • Sei disponibile per un briefing prima dell’evento?
  • Cosa succede se il pubblico fa domande fuori tema?
  • Puoi fornire un breve abstract e una bio per la comunicazione dell’evento?
  • Gestisci le slide autonomamente o hai bisogno di supporto tecnico in loco?
Un professionista serio risponde a tutte queste domande con esempi concreti e senza esitazione.

I risultati che le aziende riportano dopo uno speech sull’AI

Negli anni ho ricevuto decine di feedback da chi ha organizzato i miei speech. Quello che torna più spesso:
  • “I nostri colleghi hanno smesso di avere paura e hanno cominciato a fare domande.”
  • “Nei giorni successivi molti hanno iniziato a usare Copilot — cosa che prima non avevano mai fatto.”
  • “Abbiamo ricevuto più engagement di qualsiasi altro intervento della convention.”
  • “Ci ha dato gli spunti per avviare un progetto interno sull’AI che avevamo sempre rimandato.”
Un buon speech non è un monologo. È il catalizzatore di un cambiamento che era già pronto a partire.

Come richiedere uno speech sull’AI per la tua azienda

Se stai organizzando un evento aziendale e stai cercando uno speaker esperto di intelligenza artificiale, il primo passo è una chiacchierata informale: mi racconti il vostro evento, il pubblico, le aspettative. Insieme capiremo se e come posso aiutarvi. Puoi visitare la pagina dedicata ai miei speech sull’AI per vedere esempi di interventi passati, oppure contattarmi direttamente per raccontarmi il vostro progetto. Rispondo personalmente a ogni richiesta, di solito entro 24 ore.

Tra i percorsi possibili per portare l AI generativa nei processi di lavoro c e anche la formazione Microsoft Copilot aziendale, pensata per usare Copilot in Word, Excel, PowerPoint, Outlook e Teams.

Sempre più aziende, associazioni di categoria, università e ordini professionali mi contattano con la stessa domanda: “Come facciamo a organizzare una conferenza sull’intelligenza artificiale che sia davvero utile al nostro pubblico?” È una domanda giusta, e in questo articolo provo a risponderci in modo pratico, condividendo ciò che ho imparato in anni di speech e conferenze sull’AI in tutta Italia.

Perché le conferenze sull’intelligenza artificiale sono così richieste oggi

Dal 2023 in poi, con l’esplosione di ChatGPT, la richiesta di relatori esperti di intelligenza artificiale è letteralmente triplicata. Non parlo solo di eventi tecnologici o convegni scientifici: mi riferisco a convention aziendali, eventi di Confartigianato, ordini dei medici, associazioni di insegnanti, festival culturali, enti del terzo settore. L’AI è diventata un tema trasversale che tocca ogni settore.

Il motivo è semplice: quasi tutti sentono che l’intelligenza artificiale sta cambiando il lavoro, la comunicazione, la creatività — ma pochissimi capiscono davvero come funziona e, soprattutto, come usarla in modo concreto. Il ruolo del relatore è esattamente quello di colmare questo divario, senza tecnicismi inutili.

Cosa fa davvero un relatore sull’intelligenza artificiale

Un buon relatore per conferenze sull’AI non è un ricercatore universitario che legge slide con grafici incomprensibili. Non è nemmeno un venditore di soluzioni tecnologiche. È una persona capace di tradurre concetti complessi in esempi concreti, storie reali, dimostrazioni pratiche.

In un intervento efficace sull’intelligenza artificiale, il pubblico dovrebbe uscire dalla sala con almeno tre cose:

  • Una comprensione chiara di cosa può e non può fare l’AI generativa oggi
  • Almeno un caso d’uso pratico applicabile al proprio settore
  • La curiosità e la motivazione per approfondire — non la paura

È un equilibrio difficile da raggiungere. Troppo tecnico e il pubblico si perde. Troppo superficiale e non porta valore. Per questo la scelta del relatore è decisiva.

I temi più richiesti nelle conferenze sull’AI generativa

In base alla mia esperienza di speaker sull’intelligenza artificiale in centinaia di eventi, ecco i temi più richiesti dalle organizzazioni italiane:

1. Introduzione all’AI generativa per non tecnici

È lo speech più richiesto in assoluto. Il pubblico è eterogeneo — manager, imprenditori, professionisti, dipendenti — e l’obiettivo è costruire una base comune di comprensione. Si parla di cosa sono i modelli linguistici, come funziona ChatGPT nella pratica, cosa cambia davvero nel lavoro quotidiano.

2. AI e futuro del lavoro

La domanda che tutti si fanno: “L’intelligenza artificiale mi ruberà il lavoro?” Un buon intervento su questo tema non dà risposte rassicuranti a buon mercato, ma aiuta il pubblico a distinguere le professioni a rischio da quelle che si trasformeranno, e da quelle che emergeranno.

3. ChatGPT e strumenti AI per le aziende

Pensato per PMI, liberi professionisti e team aziendali. Si va dal prompt engineering base all’uso pratico di strumenti come ChatGPT, Copilot, Gemini per migliorare la produttività nel marketing, nella comunicazione, nell’amministrazione.

4. AI ed etica: opportunità e rischi

Sempre più richiesto da ordini professionali, scuole, enti pubblici. Si affrontano temi come i bias algoritmici, la privacy, la disinformazione generata dall’AI, le normative europee (AI Act).

5. AI per il settore specifico del cliente

La versione più efficace: un intervento costruito su misura per il pubblico specifico dell’evento. AI per i medici, AI per i giornalisti, AI per le risorse umane, AI per il retail. Richiede preparazione e conoscenza del settore, ma il ritorno in termini di engagement è nettamente superiore.

Come scegliere il relatore giusto per la tua conferenza sull’AI

Quando un’organizzazione mi chiede come scegliere un relatore sull’intelligenza artificiale, rispondo sempre con alcune domande fondamentali:

Ha esperienza pratica — non solo teorica?

Un buon relatore AI dovrebbe avere un’esperienza diretta con gli strumenti di cui parla. Non basta citare ricerche accademiche: bisogna aver usato ChatGPT per lavorare, aver sperimentato i limiti e le potenzialità reali, avere esempi concreti da portare sul palco.

Sa adattare il linguaggio al pubblico?

Un intervento per un’assemblea di artigiani è completamente diverso da uno per un board di direttori finanziari. Il relatore deve essere capace di calibrare il livello tecnico, il lessico, gli esempi in base a chi ha davanti. Chiedi sempre se ha già parlato a pubblici simili al tuo.

Porta esempi italiani e casi reali?

Il pubblico italiano si connette meglio con esempi vicini alla propria realtà. I case study americani o le storie di startup della Silicon Valley funzionano meno. Un relatore che conosce il tessuto produttivo italiano — le PMI, i distretti, i settori tradizionali — ha un vantaggio comunicativo importante.

Ha referenze e video degli speech precedenti?

Prima di confermare un relatore, guarda almeno un video di un suo intervento precedente. Osserva come gestisce il palco, come risponde alle domande, se il pubblico è coinvolto. Le referenze di altri organizzatori sono preziose: chiedi esplicitamente se puoi contattarli.

Quanto dura uno speech sull’intelligenza artificiale?

Il formato più efficace dipende dal contesto dell’evento. Nella mia esperienza, queste sono le formule che funzionano meglio:

  • Keynote di 45-60 minuti: ideale per aperture o chiusure di convention. Ispirante, con una struttura narrativa chiara e una call to action finale.
  • Workshop interattivo di 2-3 ore: per gruppi di massimo 30-40 persone. Include esercitazioni pratiche, domande in tempo reale, dimostrazioni live di strumenti AI.
  • Intervento breve di 20-30 minuti: perfetto per panel, festival, eventi con più relatori. Deve andare dritto al punto con un messaggio forte e memorabile.

Cosa chiedere al relatore prima di confermarlo

Quando contatti un relatore per una conferenza sull’AI, fai queste domande concrete:

  • Puoi mostrarmi un esempio di scaletta o slide di uno speech simile al nostro evento?
  • Come personalizzi l’intervento per il nostro settore/pubblico?
  • Sei disponibile per un briefing prima dell’evento?
  • Gestisci tu le demo live o hai bisogno di un supporto tecnico?
  • Sei disponibile per una sessione di domande e risposte dopo lo speech?

Un relatore serio risponde a tutte queste domande con chiarezza e con esempi concreti.

I miei speech sull’intelligenza artificiale: una panoramica

Dal 2020 tengo conferenze e speech sull’AI in tutta Italia — da Milano a Napoli, da Torino a Palermo, passando per decine di città medie. Ho parlato per aziende come Fastweb, per associazioni come Confartigianato, per ordini professionali, università, festival culturali, biblioteche.

Ogni intervento è costruito con il committente, non semplicemente adattato da un template generico. Questo richiede più tempo di preparazione, ma garantisce che il pubblico esca dalla sala con qualcosa di utile per la propria realtà — non con concetti astratti difficili da applicare.

Se stai organizzando un evento e stai cercando un relatore esperto di intelligenza artificiale generativa per la tua azienda, la tua associazione o il tuo ente, ti invito a visitare la pagina dedicata ai miei speech sull’AI oppure a contattarmi direttamente per una prima chiacchierata senza impegno.

L’AI non è più un tema per addetti ai lavori

L’intelligenza artificiale è entrata nelle vite di tutti — nei nostri telefoni, nei nostri strumenti di lavoro, nelle nostre abitudini quotidiane. Le organizzazioni che investono oggi in formazione e sensibilizzazione sull’AI stanno dando ai propri collaboratori e ai propri pubblici un vantaggio competitivo reale.

Una conferenza ben organizzata su questo tema non è un costo: è un investimento in comprensione, in riduzione dell’ansia tecnologica, in capacità di adattamento. E la scelta del relatore giusto fa tutta la differenza.

Hai bisogno di un relatore per una conferenza sull’intelligenza artificiale? Scopri i miei interventi oppure contattami per raccontarmi il tuo evento.

C’è una scena che ormai vedo ovunque nei corsi: qualcuno carica un PDF su ChatGPT o su un altro strumento di intelligenza artificiale e dice “fammi un riassunto”. Domanda: cosa c’era dentro quel PDF? Nome, cognome, codice fiscale, partita IVA, email, indirizzi, magari dei clienti. E a quel punto non stai più usando l’AI: stai regalando dati personali.

Anonimizzare documenti e PDF prima di caricarli su ChatGPT, Copilot o altri strumenti AI non è un optional: è un passaggio fondamentale per proteggere la privacy, ridurre i rischi GDPR e lavorare in modo consapevole con l’intelligenza artificiale. In questa guida pratica scopri come farlo, quali dati rimuovere, quali strumenti usare e quando conviene lavorare in locale.

Il problema non è l’AI. È come la usi

L’intelligenza artificiale è uno strumento straordinario. Ma ha una caratteristica che spesso ignoriamo: non distingue tra dato utile e dato sensibile. Se carichi un documento “sporco”, lei lo elabora comunque. E tu sei responsabile di ciò che hai condiviso.

Come dici: chi diavolo lo fa?

L’intelligenza artificiale entra sempre più nelle aziende, ma non sempre viene utilizzata in modo sicuro. Secondo il Report 2025 di Cyberhaven, citato da Federprivacy, il 77% dei lavoratori copia e incolla dati aziendali sensibili in ChatGPT e altri chatbot AI. Tra le informazioni condivise figurano documenti interni, dati dei clienti e contenuti riservati. Un comportamento che può esporre le organizzazioni a rischi di violazione della privacy, perdita di proprietà intellettuale e problemi di conformità normativa. Per questo gli esperti sottolineano l’importanza di formazione, policy aziendali e strumenti di governance dedicati all’uso dell’AI generativa.

Ecco i rischi principali di caricare documenti non anonimizzati su piattaforme AI:

  • violazioni del GDPR (Regolamento Europeo sulla protezione dei dati personali)
  • perdita di controllo sui dati personali e aziendali
  • condivisione involontaria di informazioni riservate
  • esposizione di clienti, fornitori, dipendenti e collaboratori

Non è paranoia. È igiene digitale di base per chiunque usi l’intelligenza artificiale in modo professionale.

Quali dati personali rimuovere prima di usare l’intelligenza artificiale

Prima di caricare qualsiasi documento su un sistema AI, dovresti sempre rimuovere o oscurare questi elementi:

  • Nomi e cognomi di persone fisiche
  • Email e numeri di telefono
  • Codici fiscali e numeri di partita IVA
  • IBAN e dati bancari
  • Indirizzi e riferimenti geografici precisi
  • Dati sanitari e informazioni sulla salute
  • Segreti aziendali e informazioni riservate

Questa è la regola aurea dell’anonimizzazione: prima anonimizzi, poi usi l’AI. Dovrebbe essere una procedura standard, come lavarsi le mani prima di operare.

Come anonimizzare un PDF online con redactpdf.io

Dalle ricerche che ho condotto emerge uno strumento interessante: redactpdf.io. Si tratta di un servizio online progettato per anonimizzare documenti e PDF in modo rapido e sicuro.

Funziona così:

  • carichi il documento
  • il sistema individua automaticamente i dati sensibili
  • tu verifichi le modifiche proposte
  • scarichi il PDF anonimizzato

Semplice ed efficace.

Nella versione gratuita puoi caricare un documento alla volta (fino a 25 pagine), con una dimensione massima di 5 MB.

È sicuro usare redactpdf.io?

Lo strumento dichiara espressamente:

  • crittografia dei documenti durante il trattamento
  • elaborazione lato browser o in ambiente sicuro
  • nessun uso di AI di terze parti per l’elaborazione
  • server situati in Europa (infrastruttura EU-compliant)
  • cancellazione immediata dei file dopo il download
  • nessun account richiesto per utilizzare il servizio

Tradotto: privacy by design. Un approccio che mette la protezione dei dati al centro del processo di anonimizzazione.

Il punto critico che molti ignorano

“Uso uno strumento sicuro, quindi sono a posto”.

Non è così.

Il vero problema non è lo strumento. È il processo. Se tu:

  • carichi il file sbagliato
  • dimentichi un dato sensibile
  • non controlli l’output prima di usarlo

hai già perso. L’AI aiuta, ma non sostituisce la responsabilità umana. Anonimizzare documenti per l’AI richiede sempre una verifica finale da parte tua.

OpenAI lancia Privacy Filter

C’è una novità che merita attenzione da parte di chi usa l’intelligenza artificiale in azienda, negli studi professionali o nella Pubblica Amministrazione: OpenAI ha presentato Privacy Filter, un modello open-weight progettato per individuare e oscurare dati personali nei testi prima che vengano elaborati da altri sistemi di intelligenza artificiale.

Secondo OpenAI, il modello può funzionare anche in locale, senza inviare contenuti nel cloud. Questo aspetto è cruciale per settori delicati come sanità, legale, HR, finanza e pubblica amministrazione.

Come funziona? Si scarica il modello dalla pagina ufficiale di OpenAI o dal repository indicato e si installa in ambiente locale tramite Python, usando librerie come Transformers o vLLM. Un approccio che mette il controllo dei dati nelle mani dell’utente, non del fornitore del servizio.

Microsoft Presidio: la soluzione per anonimizzare dati in locale

Se lavori con dati sensibili (aziende, PA, sanità), la domanda è un’altra: ha senso usare strumenti online? Spesso la risposta è no.

Qui entra in gioco un approccio più solido, come quello di Microsoft Presidio, un framework open source progettato per:

  • rilevare dati personali (PII) nei testi e nei documenti
  • anonimizzare testi e documenti in modo automatizzato
  • lavorare su dati strutturati e non strutturati
  • funzionare in ambienti controllati, anche on-premise

Non è plug-and-play come redactpdf.io. Ma è molto più governabile. E quando gestisci dati veri, la governance vale più della comodità.

Workflow sicuro per usare documenti con l’intelligenza artificiale

Ti propongo una procedura concreta, replicabile subito:

  1. Classifica il documento
    • contiene dati personali?
    • contiene dati sensibili?
    • contiene segreti aziendali?
  2. Scegli il livello di protezione
    • basso rischio → tool online
    • medio rischio → tool verificati + revisione manuale
    • alto rischio → solo strumenti locali
  3. Anonimizza
    • automatico (AI o tool dedicati)
    • manuale (controllo umano)
  4. Verifica
    • rilettura completa del documento
    • ricerca di pattern (email, numeri, nomi)
  5. Solo ora usa l’AI

Questo è il punto: l’AI è l’ultimo passo, non il primo. Il workflow sicuro per documenti con l’AI parte sempre dall’anonimizzazione.

Una domanda scomoda (ma necessaria)

Se quel documento finisse online domani, cosa succederebbe?

Se la risposta è “nulla”, sei tranquillo.

Se la risposta è “un problema”, allora devi cambiare processo.

FAQ sull’anonimizzazione dei documenti per l’intelligenza artificiale

Come anonimizzare un PDF prima di caricarlo su ChatGPT?

Prima di caricare un PDF su ChatGPT, conviene rimuovere o oscurare nomi, email, numeri di telefono, codici fiscali, IBAN, indirizzi e altri dati personali. Puoi farlo con strumenti di redazione automatica come redactpdf.io oppure manualmente, ma è sempre importante controllare il file finale prima di usarlo con l’AI.

Quali dati personali vanno rimossi da un documento prima di usare l’AI?

In generale vanno rimossi tutti i dati che identificano direttamente o indirettamente una persona: nome e cognome, email, telefono, indirizzo, codice fiscale, partita IVA, IBAN, dati sanitari, riferimenti geografici precisi e informazioni aziendali riservate.

È sicuro usare strumenti online per anonimizzare documenti?

Dipende dal tipo di documento e dal livello di rischio. Per file poco critici può avere senso usare tool online verificati con infrastruttura europea e policy GDPR-compliant. Per contenuti sensibili o riservati è preferibile lavorare in locale o in ambienti controllati con strumenti come Microsoft Presidio o OpenAI Privacy Filter.

Che cos’è OpenAI Privacy Filter?

OpenAI Privacy Filter è un modello open-weight pensato per individuare e oscurare informazioni personali nei testi prima che vengano elaborati da altri sistemi AI. Secondo la documentazione ufficiale, il modello può funzionare anche in locale, senza inviare contenuti nel cloud. È particolarmente indicato per settori come sanità, legale, HR, finanza e pubblica amministrazione.

Microsoft Presidio serve per anonimizzare documenti?

Sì. Microsoft Presidio è un framework open source usato per rilevare e anonimizzare PII (Personally Identifiable Information) nei testi e in altri contenuti. Si integra bene in flussi di lavoro aziendali e può funzionare anche on-premise, offrendo un controllo maggiore rispetto ai semplici tool online.

Qual è il metodo più sicuro per usare documenti con l’intelligenza artificiale?

Il metodo più prudente è questo: classificare il documento in base al livello di rischio, scegliere il livello di protezione adeguato, anonimizzare i dati personali, verificare manualmente il risultato e solo alla fine usare l’AI. L’intelligenza artificiale deve essere l’ultimo passo, non il primo.

Da qualche anno collaboro con Confartigianato Imprese, per eventi, formazione e consulenze. Ultimamente mi è capitato spesso di aiutare aziende edili nell’integrazione dell’AI nei loro processi. Ovviamente ChatGPT e Gemini non possono aiutare concretamente le maestranze, ma l’AI generativa può rivelarsi una preziosa alleata nel lavoro d’ufficio. Del resto, nel mondo dell’edilizia, la burocrazia pesa quasi quanto il cemento armato. Tra POS, PSC, capitolati e certificazioni, il tempo speso a produrre documenti supera spesso quello dedicato a leggere i progetti. Vediamo quindi cinque applicazioni reali di applicazioni dell’AI che possono già fare la differenza.


1. Dalla sicurezza alla precisione: generare automaticamente il POS

Il Piano Operativo di Sicurezza (POS) è il cuore documentale di ogni cantiere. Oggi può essere redatto con l’aiuto dell’AI: per esempio ho creato per un’azienda edile un GPT (personalizzazione di ChatGPT) che permettono di generare bozze coerenti con il PSC (Piano di Sicurezza e Coordinamento) e con il D.Lgs. 81/2008, personalizzate per impresa e lavorazioni. Risultato: meno errori, più tempo per la sicurezza reale e meno per quella cartacea.


2. NotebookLM e la verifica dei progetti contro i capitolati

Uno degli usi più intelligenti è l’analisi automatica di aderenza ai capitolati d’appalto. Con NotebookLM di Google (powered by Gemini), si può caricare il testo del capitolato e confrontare un progetto preliminare, individuando subito mancanze o incoerenze. Un vero “revisore digitale” che lavora 24 ore su 24. In alcuni casi abbiamo lavorato anche sui punteggi, per migliorarli.


3. Analisi di conformità normativa e contrattuale

Gli appalti pubblici e privati impongono montagne di norme. L’AI può incrociare documenti tecnici, contratti e norme UNI o CEI, segnalando dove servono integrazioni o aggiornamenti. Tool utili: anche in questo caso NotebookLM ma anche Claude.ai.


4. Report e verbali di cantiere generati da voce o immagini

Basta dettare a voce o scattare una foto: l’AI trascrive, riassume e formatta verbali giornalieri, rapporti di sopralluogo o stati d’avanzamento lavori.
Si possono usare Whisper oppure Turboscribe (ma anche lo stesso NotebookLM) per crea un flusso documentale continuo, ordinato e tracciabile.


5. Ricerca intelligente nei documenti tecnici

Trovare “quel” certificato nel mare di PDF è un incubo. I motori semantici basati su embedding AI consentono ricerche per significato, non solo per parola chiave. Si può chiedere: “Mostrami il DURC del cantiere di Bergamo aggiornato al 2025” – e ottenerlo in pochi secondi. Un tool per farlo? LangChain.


L’edilizia non è più solo calce e mattoni: è anche gestione intelligente dell’informazione. E chi saprà usare l’AI come alleato diventerà il vero capocantiere del futuro digitale.

Scrivimi per organizzare un evento o un corso sull’intelligenza artificiale generativa

Mandami un WhatsApp al 339.6325418 per organizzare un corso o una conferenza sull’A.I. generativa.

Inviaci email

L’intelligenza artificiale sta trasformando il mondo del lavoro a una velocità impressionante. Questo articolo mostra come l’AI può diventare un alleato prezioso nelle attività quotidiane anche del sindacalista, frutto di una serie di corsi che ho tenuto con dirigenti, delegati e impiegati di un’importante sigla sindacale.

Parto da un presupposto: i sindacati si stanno muovendo per tutelare i lavoratori, come evidenziato, per esempio, dalla memoria della CGIL per l’audizione sull’intelligenza artificiale del 7 febbraio 2024, dove si sottolinea la necessità di un approccio etico e regolamentato all’IA, evidenziando l’importanza di tutelare i diritti dei lavoratori e di garantire che l’adozione di queste tecnologie avvenga in modo equo e trasparente.

Io però voglio parlare dell’adozione dell’AI all’INTERNO del sindacato. Elencherò applicazioni pratiche, strumenti utili già disponibili (e in buona parte gratuiti) e come affrontare le sfide che questa tecnologia comporta, lasciando da parte – per una volta – i peana delle Cassandre che vedono solo conseguenze nefaste, instupidimento generale e perdita indiscriminata di posti di lavoro (i “terminator-isti” spopolano). L’AI non è fantascienza, ma un insieme di strumenti concreti che possono potenziare il lavoro sindacale, permettendo di operare in modo più intelligente, efficiente ed efficace, al fine di liberare tempo dalle incombenze a basso valore aggiunto per potenziare la parte relazionale e di  problem solving.

Analisi documentale (CCNL, leggi e accordi)

Quante ore passi a studiare CCNL, leggi, circolari interne, verbali di accordo? L’AI può accelerare enormemente questo lavoro fondamentale. Immagina di poter caricare un intero contratto collettivo o una nuova normativa e ottenere in pochi istanti:

  • Un riassunto dei punti salienti, per cogliere subito l’essenziale.
  • Risposte precise a domande specifiche (“Cosa prevede l’articolo X riguardo i permessi retribuiti?”).
  • Una bozza di FAQ (Frequently Asked Questions, domande poste di frequente) pronta all’uso per rispondere ai dubbi più comuni degli iscritti.

L’AI eccelle anche nella comparazione tra documenti, per esempio usando l’ottimo NotebookLM. Devi analizzare le differenze tra il vecchio e il nuovo testo di un rinnovo contrattuale? O confrontare due diversi accordi integrativi aziendali? Strumenti basati sull’AI possono evidenziare automaticamente aggiunte, rimozioni e modifiche, facendoti risparmiare tempo prezioso e riducendo il rischio di sviste. Questi sistemi utilizzano tecnologie come l’Elaborazione del Linguaggio Naturale (NLP) e l’Apprendimento automatico (Machine learning) per comprendere il linguaggio specifico di contratti e normative.

NotebookLM di Google (gratis per 50 domande al giorno su 50 documenti contemporaneamente) permette di caricare i tuoi documenti (PDF, testi, presentazioni) e l’AI risponde alle tue domande basandosi esclusivamente su quel materiale, citando le fonti precise all’interno dei file. Perfetto per creare FAQ affidabili o analizzare materiale specifico senza “inventare” informazioni.

Chiaramente si può usare anche l’arcinoto ChatGPT (e in alternativa Gemini o Claude): ottimi per riassumere testi lunghi, generare bozze di spiegazioni semplici, rispondere a domande generali sul contenuto. Ricorda sempre di verificare le informazioni critiche, poiché questi modelli più generali possono talvolta commettere imprecisioni (le cosiddette “allucinazioni”). Per ricerche approfondite invece suggerisco la “Deep Research” di Gemini oppure Perplexity: ideali per ricerche approfondite, capaci di consultare anche fonti accademiche o legali online per integrare l’analisi dei tuoi documenti con un contesto più ampio.

Il più grande sindacato belga sta sperimentando un sistema AI sviluppato internamente per gestire l’enorme volume di email ricevute dai suoi 1.5 milioni di iscritti. L’AI categorizza automaticamente le email, identifica le richieste urgenti e mette in evidenza le domande specifiche contenute nel testo, aiutando lo staff a rispondere in modo più efficiente e mirato.

Se cerchi invece strumenti specifici di analisi legale/contrattuale, esistono piattaforme AI specializzate che offrono funzionalità avanzate per l’analisi di documenti: identificano clausole chiave, valutano potenziali rischi, estraggono dati specifici (nomi, date, obblighi) e confrontano versioni in modo molto dettagliato. Un esempio è Luminance.

L’adozione di questi strumenti permette di gestire grandi volumi di testo con maggiore velocità e accuratezza, liberando tempo prezioso da dedicare ad attività strategiche o al supporto diretto ai lavoratori. È importante però fare una distinzione: strumenti come NotebookLM garantiscono risposte ancorate ai tuoi documenti, mentre LLM generali come Gemini richiedono una verifica più attenta per usi critici.

Simulazione di scenari

Una delle domande cruciali durante una trattativa è: “Cosa cambia concretamente per i lavoratori se accettiamo questa modifica al contratto?” L’AI può aiutarti a simulare scenari complessi. Fornendo all’intelligenza artificiale il testo del contratto attuale e le modifiche proposte (per esempio: un nuovo sistema di turnazione o una diversa struttura salariale), puoi chiedere di analizzare gli impatti specifici:

  • Come cambierebbe la retribuzione media per i lavoratori part-time?
  • Quali sarebbero le conseguenze sul monte ore annuo per chi fa trasferte?
  • Ci sono categorie di lavoratori penalizzate o favorite dalla proposta?

Puoi anche esplorare diverse ipotesi (“E se l’indennità fosse X invece che Y?”) per prepararti meglio alla negoziazione, avendo già un quadro più chiaro delle possibili conseguenze. Strumenti AI possono analizzare pattern e fornire previsioni basate sui dati testuali forniti.
Attenzione: l’AI fornisce analisi basate sul testo e sui dati che le fornisci. La valutazione finale, che tiene conto del contesto aziendale specifico, delle dinamiche relazionali e degli aspetti non quantificabili, richiede sempre il tuo giudizio esperto e la tua sensibilità sindacale. L’AI è un supporto all’analisi, non un sostituto della strategia negoziale.

Quali tool usare a questo scopo? Insisto su ChatGPT, meglio se nella versione Plus (20 dollari al mese). Il celebre chatbot permette di analizzare i testi forniti e rispondere a domande “what-if”. La qualità dell’analisi dipende molto da come formuli la domanda (il cosiddetto “prompt”) e dalla chiarezza dei dati che inserisci. Potrebbero emergere strumenti analitici più avanzati, magari derivati dal mondo della finanza o della data science (come Julius.ai), adattabili a simulazioni economiche più complesse, ma potrebbero richiedere competenze specifiche per essere utilizzati efficacemente.
Utilizzare l’AI per queste simulazioni può quindi arricchire la fase preparatoria di una negoziazione, permettendo di valutare rapidamente diverse opzioni e i loro potenziali effetti, trasformando l’AI da semplice strumento di lettura a supporto strategico.

A proposito di simulazione di scenari, si può usare la tecnica di prompting definita “mixture of experts” per invitare il chatbot a immaginare una discussione tra più professionisti. Ecco un prompt da testare.

Immagina di assistere, come osservatore curioso, a una tavola rotonda immaginaria tra tre figure chiave del mondo del lavoro: un sindacalista esperto in contrattazione collettiva, un giuslavorista con lo sguardo sul futuro normativo, e un sociologo del lavoro che analizza i cambiamenti culturali e generazionali.
Il tema è il futuro della rappresentanza sindacale in un mondo di smart working, algoritmi e flessibilità estrema. L’intelligenza artificiale dà voce a ciascun partecipante, lasciando emergere visioni, tensioni, dati, intuizioni, e anche qualche divergenza di vedute. Tu sei lì, in ascolto silenzioso: prendi appunti, cogli le idee più forti, le metafore più efficaci, i punti di contatto e quelli di rottura. Il tuo scopo? Scrivere un articolo d’impatto o progettare un nuovo modello di rappresentanza 4.0.
Niente cravatta o burocrazia: solo cervelli accesi, passione per il lavoro e voglia di capire dove stiamo andando. Simula l’evento.

Comunicare meglio

La comunicazione è il cuore dell’attività sindacale. L’AI può darti una mano significativa per renderla più efficace, tempestiva e inclusiva: per esempio per rispondere a mail e messaggi, specialmente per quesiti ripetitivi legati a contratto, normative, o procedure interne. Puoi usare l’AI per generare bozze di risposta rapide, coerenti e precise, personalizzandole dove necessario. Un delegato sindacale mi ha raccontato di aver risposto a una contestazione al suo assistito in cinque minuti (contando dalla ricezione all’invio della PEC).
Altra idea: spiegare le buste paga. Caricando il file o la scansione della busta (ovviamente anonimizzata!) e le relative regole contrattuali, l’AI può aiutare a generare spiegazioni chiare e semplici per le diverse voci (retribuzione base, straordinari, trattenute, TFR, ecc.). La stessa cosa vale per documenti patronali, estratti contributivi e così via.
Ho anche pensato: hai iscritti che non parlano bene l’italiano? L’AI abbatte le barriere linguistiche. Puoi tradurre comunicazioni importanti, convocazioni per riunioni, sintesi di accordi in moltissime lingue (ChatGPT ne parla oltre 90!), quasi in tempo reale (in realtà con Microsoft Translator pure in diretta). Strumenti avanzati permettono anche di tradurre audio e video mantenendo un parlato naturale o sincronizzando il labiale (vedi il mio esperimento con HeyGen), di fatto clonandoti.

Userei i chabot anche per creare contenuti di comunicazione. Hai bisogno di scrivere un comunicato stampa, un post per i social media, un articolo per la newsletter o un volantino? L’AI può generare bozze, suggerire titoli efficaci, adattare il tono di voce al canale scelto, correggere i tuoi testi (vedi il prompt qui). Puoi anche usare l’AI per creare immagini originali e realistiche (prova Ideogram).

Puoi realizzare in pochi istanti presentazioni efficaci per accompagnare i tuoi messaggi: pensa se il nuovo accordo sindacale si trasformasse automaticamente in slide (puoi farlo con Gamma e altri tool). Si possono usare strumenti AI per sviluppare materiali formativi e contenuti per workshop, del resto il chatbot aiuta a creare risorse più coinvolgenti, a personalizzare i contenuti per diversi stili di apprendimento e a garantirne l’inclusività.

Sfruttare l’AI per la comunicazione non significa solo risparmiare tempo su compiti routinari, ma anche migliorare l’accessibilità e l’inclusività (spesso mostro come usare i chatbot per individuare e i rimuovere i bias), raggiungendo tutti gli iscritti nella loro lingua e con formati diversi.

Eventi, riunioni e dati degli iscritti

L’efficienza organizzativa interna è cruciale per liberare risorse da dedicare alla tutela e alla contrattazione. Ecco come l’AI può supportare l’organizzazione sindacale.

Organizzazione di eventi: l’AI può assistere nella pianificazione di riunioni, assemblee o eventi formativi. Può aiutare a identificare le date migliori analizzando calendari (se integrata), generare bozze di inviti e programmi, automatizzare l’invio di promemoria.

Verbalizzazione automatica di riunioni: basta passare ore a trascrivere! Strumenti AI possono registrare e trascrivere automaticamente l’audio di riunioni (online o in presenza), assemblee, convegni. Tactiq e MeetGeek registrano ogni dettaglio delle riunioni online. Il già citato NotebookLM di Google può trascrivere e analizzare gratuitamente file fino a 200 Mb! Se la riunione è in presenza, esistono strumenti hardware come Plaude per registrare e digitalizzare tutto. Ma non solo: l’AI è in grado di generare riassunti concisi, identificare i punti chiave discussi, estrarre le decisioni prese e le azioni da intraprendere (action item), spesso indicando anche chi le ha proposte o se ne è fatto carico. Una vera rivoluzione per la gestione dei verbali e il follow-up.

Gestione e analisi dei dati degli iscritti: l’AI può aiutare ad analizzare i dati degli iscritti – sempre in modo aggregato e anonimizzato, nel pieno rispetto della privacy e del GDPR – per ottenere informazioni strategiche. Per esempio, puoi capire meglio le esigenze dei diversi gruppi di iscritti, identificare i fattori che influenzano l’iscrizione o l’abbandono (churn analysis), misurare l’efficacia delle campagne di comunicazione o dei servizi offerti. Queste analisi supportano decisioni più informate e mirate. Esistono piattaforme CRM (Customer Relationship Management) con funzionalità AI integrate, strumenti specifici per l’analisi dati come Julius.ai, o funzionalità AI all’interno di software gestionali per associazioni.

Va ribadito che l’uso di AI per analizzare dati sensibili come quelli degli iscritti solleva questioni etiche e di privacy fondamentali, che devono essere gestite con la massima cura e trasparenza, in linea con i valori del sindacato.

Preparare le negoziazioni

Affrontare una negoziazione richiede una preparazione meticolosa. L’AI può diventare un valido strumento in questa fase per i seguenti compiti.

  • Ricercare informazioni strategiche sulla controparte (azienda, management): utilizzando strumenti capaci di Deep Research come Gemini, puoi analizzare informazioni pubbliche come profili LinkedIn, notizie recenti, dati finanziari (se disponibili), dichiarazioni passate, recensioni, per comprendere meglio il contesto, gli interessi e gli stili negoziali dei tuoi interlocutori.
  • Analizzare dati economici e di settore: l’AI può aiutarti a elaborare rapidamente dati di bilancio, andamenti di mercato, statistiche occupazionali per supportare le tue richieste con evidenze concrete.
  • Preparare le argomentazioni: puoi usare l’AI per aiutarti a strutturare le tue posizioni negoziali, identificare i punti di forza e di debolezza, e persino anticipare le possibili obiezioni della controparte, generando possibili risposte.

Per simulare una negoziazione puoi usare il mio metodo SO.C.RA.T.E.

Creare chatbot di assistenza

La maggior parte delle domande degli iscritti è ricorrente. Pensa, per esempio, ai quesiti legati alla riforma delle pensioni, ai congedi parentali, alla NASPI spiegati in modo semplice. Perché non istruire un chatbot per rispondere al posto tuo? È possibile creare chatbot informativi (assistenti virtuali basati su modelli come ChatGPT, magari personalizzati come GPTs) addestrati specificamente su normative pensionistiche, circolari INPS, contratti collettivi eccetera. Questi chatbot possono rispondere 24/7, 365 giorni all’anno (senza ferie né malattia!).

Certo, l’AI potrebbe aiutare ad analizzare la correttezza dei calcoli pensionistici o della durata della NASPI, confrontando i dati individuali dell’iscritto (forniti in modo sicuro) con le normative vigenti. Tuttavia, data l’estrema complessità, le variabili individuali e le implicazioni legali, questo tipo di verifica richiede oggi ancora una fondamentale supervisione umana esperta e strumenti molto specifici, non ancora diffusi.

AI e regolamentazione in ambito sindacale

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte delle organizzazioni sindacali non è solo una possibilità futura, ma una realtà già in atto. Vediamo alcuni esempi concreti, sia in Italia che all’estero.

Partiamo dal Belpaese. Accordo SLC CGIL – Afiniti: un caso pionieristico di contrattazione dell’algoritmo. SLC CGIL ha negoziato un accordo specifico con un’azienda (Afiniti) che fornisce un sistema AI per ottimizzare l’instradamento delle chiamate nei contact center. L’accordo definisce chiaramente le finalità dello strumento e, soprattutto, stabilisce limiti precisi al suo utilizzo: non può essere usato per discriminare lavoratori, modificare contratti o orari, né per valutazioni legate a premi o avanzamenti di carriera. Questo dimostra come la contrattazione possa governare l’uso dell’AI per tutelare i diritti dei lavoratori.

Ora andiamo all’estero. A livello europeo e internazionale, i sindacati si stanno muovendo in modo coordinato. L’ETUC (Confederazione Europea dei Sindacati), UNI Global Union e ITUC (Confederazione Sindacale Internazionale) stanno sviluppando strategie, promuovendo la negoziazione collettiva sull’AI, partecipando alla definizione di standard tecnici (es. per l’AI Act) e chiedendo regolamentazioni internazionali vincolanti (come una Convenzione ILO sul lavoro digitale). L’Accordo Quadro Europeo sulla Digitalizzazione del 2020, che qui riporto integralmnte, include già un capitolo sull’AI.

Questi esempi mostrano che il movimento sindacale sta affrontando attivamente la sfida dell’AI, passando da una posizione di semplice reazione a strategie proattive che includono la sperimentazione interna, la contrattazione a livello aziendale e settoriale, e l’azione politica per definire regole che garantiscano uno sviluppo dell’AI antropocentrico e rispettoso dei diritti dei lavoratori.

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Dall’inizio del 2025, Perplexity ha lanciato Deep Research, uno strumento pensato per chi vuole andare oltre la semplice ricerca di informazioni. L’obiettivo? Offrire risposte più approfondite, contestualizzate e basate su fonti autorevoli. A differenza di una ricerca generica, non si limita a fornire link e snippet come Google, ma analizza il contesto, aggrega dati da più fonti affidabili e genera report strutturati su argomenti complessi. Ideale per professionisti, ricercatori e chiunque voglia un’informazione solida e verificata. In pratica, è un passo avanti rispetto ai classici motori di ricerca: meno dispersione, più precisione, massima affidabilità. Un nuovo modo di cercare (e trovare) risposte.

Un esempio d’uso della ricerca approfondita di Perplexity

Mi sono subito chiesto come sfruttare questo straordinario strumento, in altri contesto a pagamento (vedi Gemini e ChatGPT). Ho pensato a una bella analisi commerciale. Più precisamente un’analisi strategica che si concentri su dati concreti, strategie di acquisizione clienti e opportunità di miglioramento.

Serve però un buon prompt, una guida nell’analisi di un sito web aziendale per identificare punti di forza, criticità e strategie per migliorare la conversione. Inoltre, permette di confrontare le performance dell’azienda con tre concorrenti diretti, così da individuare best practice e azioni migliorative.

Le fasi dell’analisi

  1. Profilo dell’azienda e del sito web
    • Qual è il settore di riferimento?
    • Quali prodotti o servizi offre?
    • Quali messaggi chiave emergono dal sito?
    • L’esperienza utente (UX) è ottimizzata? Il sito è mobile-friendly?
  2. Analisi del pubblico target
    • Il sito definisce chiaramente il suo pubblico (B2B, B2C, PMI, grandi imprese)?
    • Quali esigenze o problemi risolve per i clienti?
    • Sono presenti testimonianze, case study o referenze?
    • Quali segmenti di clientela potrebbero essere attratti dall’azienda?
  3. Strategie di acquisizione clienti
    • Il sito utilizza strumenti di lead generation (form, chatbot, newsletter)?
    • Sono disponibili contenuti gratuiti (whitepaper, e-book, webinar, demo)?
    • È presente una strategia SEO efficace?
    • Ci sono CTA (Call to Action) ben progettate?
    • L’azienda è attiva sui social media? Quali contenuti pubblica?
  4. Analisi della concorrenza
    • Come si posiziona il sito rispetto ai competitor?
    • Quali sono i punti di forza della concorrenza?
    • Quali strategie di acquisizione clienti utilizzano i competitor?
    • Esistono differenze nelle offerte di lead generation o nei contenuti gratuiti?
    • Quali strategie SEO usano i concorrenti per attirare clienti?
  5. Strategie di miglioramento e opportunità
    • Quali strategie di lead generation potrebbero essere integrate?
    • Come migliorare le CTA per aumentare la conversione?
    • Quali best practice adottate dai competitor potrebbero essere implementate?
    • Esistono opportunità di espansione in nuovi segmenti di mercato?
    • Quali azioni pratiche possono essere adottate per massimizzare la conversione dei visitatori in clienti?

Prima di iniziare l’analisi, è fondamentale definire il sito aziendale da esaminare e identificare tre competitor di riferimento. Una volta raccolti questi dati, sarà possibile elaborare un report dettagliato con insight concreti, esempi di best practice e suggerimenti operativi per migliorare il posizionamento e la capacità di generare lead. Il bello è che Perplexity fa tutto da solo!

Il prompt da provare

Copia e incolla questo prompt in Perplexity e rispondi alle prime due domande che farà.

Agisci come un esperto di analisi di mercato, marketing digitale e lead generation. Analizza il sito web di [URL AZIENDA] per identificare il pubblico target, le strategie di acquisizione clienti e le opportunità di miglioramento. Inoltre, confronta queste informazioni con tre concorrenti: ([URL COMPETITOR 1], [URL COMPETITOR 2], [URL COMPETITOR 3]).

Segui questa struttura:
1. Profilo dell’azienda e del sito web
Qual è il settore di riferimento dell’azienda?
Quali prodotti/servizi offre?
Quali sono i punti di forza comunicati sul sito?
Il sito è ottimizzato per la user experience (UX)? È mobile-friendly?

2. Analisi del pubblico target
Il sito specifica a chi si rivolge l’azienda (B2B, B2C, PMI, grandi imprese, privati)?
Quali sono le esigenze o problemi che l’azienda risolve per i clienti?
Sono presenti testimonianze, case study o referenze?
Quali segmenti di clientela potrebbero essere attratti dall’azienda?

3. Strategie di acquisizione clienti
Quali strumenti di lead generation sono attivi sul sito (form, chatbot, newsletter, ecc.)?
Sono presenti offerte gratuite (whitepaper, e-book, webinar, demo, prove gratuite)?
L’azienda utilizza strategie SEO per attrarre traffico organico?
Sono presenti call-to-action (CTA) efficaci?
L’azienda è attiva sui social media? Quali contenuti pubblica?

4. Analisi della concorrenza
Confronta il posizionamento dell’azienda con quello dei competitor ([URL COMPETITOR 1], [URL COMPETITOR 2], [URL COMPETITOR 3]).
Quali sono i punti di forza dei concorrenti rispetto all’azienda?
Quali strategie di acquisizione clienti usano i competitor?
Quali elementi di differenziazione emergono tra l’azienda e i suoi concorrenti?
I competitor offrono strumenti di lead generation o contenuti gratuiti più avanzati?
Quali parole chiave o strategie SEO utilizzano i concorrenti per attirare clienti?

5. Strategie di miglioramento e opportunità
Basandoti sull’analisi, quali strategie di lead generation consiglieresti per l’azienda?
Quali azioni migliorative suggerisci per ottimizzare il sito e le CTA?
Quali best practice adottate dai competitor potrebbero essere integrate?
Ci sono opportunità di espansione in nuovi segmenti di clientela?
Fornisci suggerimenti pratici per aumentare la conversione dei visitatori in clienti.
Fornisci un report dettagliato con insight concreti, esempi di best practice e suggerimenti operativi.

Prima di iniziare chiedimi qual è il sito dell’azienda e poi quali sono i tre siti dei competitor.

La ricerca approfondita di Gemini

Anche Gemini di Google integra funzionalità avanzate di intelligenza artificiale per potenziare la ricerca approfondita (chiamata Deep Research, disponibile per gli abbonati a Gemini Advanced) e fornire risposte dettagliate, contestuali e altamente rilevanti. La ricerca approfondita di Gemini permette di:

  • analizzare contenuti complessi e collegare informazioni provenienti da fonti diverse;
  • fornire risultati altamente personalizzati grazie alla comprensione del contesto della query;
  • generare un report di diverse pagine, andando oltre i classici risultati di ricerca, con suggerimenti e risorse aggiuntive.

Ideale per ricercatori, studenti e professionisti (come i commerciali!), Gemini trasforma la ricerca in un’esperienza interattiva, aprendo nuove frontiere nella scoperta delle informazioni.

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